Gregorio IX, che lo costituì senatore di Roma nel 1241, e seppe sostenere l'assedio ed impedire a Federico l'accesso a Roma. Morì il 13 ott. 1246, dopo aver legato le fortune della sua casa con quelle di parte guelfa in opposizione ai Colonna capi della fazione ghibellina; sebbene, per un momento, i figli di suo fratello Napoleone figurino a capo dei ghibellini durante l'impresa di Corradino di Svevia (cf. F. Savio, Niccolò III, in Civ. Catt., 1894, I, p. 137). Questo primo Napoleone fu il capostipite degli O. di Vicovaro, dei conti di Tagliacozzo, dei duchi di Gravina e dei duchi di Bracciano (ibid., II, p. 31). Matteo Rosso fu padre di Giovanni Gaetano che fu poi papa Niccolò III (v.), di Napoleone e di Gentile che fu senatore di Roma nel 1240 . Di questo Gentile fu figlio quel Matteo Rosso che Urbano IV nel maggio 1262 creò cardinale diacono di S. Maria in Portico e mori il 4 sett. 1305 . Egli condusse le trattative con Carlo d'Angiò, fu a capo della parte guelfa contro i due cardd. Colonna Giacomo e Pietro, protettore dei Frati Minori e delle Clarisse, rettore del Patrimonio di S. Pietro, uno dei più eminenti personaggi a Roma nella età sua. Un altro Matteo Rosso, fratello di Niccolò III, fu senatore di Roma nel 1278 e
1279 e poi nel 1288, capostipite degli O. di Monterotondo e dei conti di Manopello.
Niccolò III creò il 12 marzo 1278 cardinale diacono di S. Eustachio suo fratello Giordano (m. nel 1287), che non fu personaggio di speciale rilievo, insieme con il domenicano Latino Malabranco, figlio di sua sorella Mabilia. Figli di Gentile O. e nipoti di Niccolò furono Orsine Bertoldo O. che ebbero pure larga parte nelle vicende di quegli anni. Orso fu rettore del Patrimonio e capostipite degli O. di Soriano e Castel S. Angelo; Bertoldo fu il primo rettore di Romagna dopo che Niccolò III l'ebbe rivendicata da Rodolfo di Asburgo e fu il caposipite degli O. di Nola e Prigiliano e dei principi di Taranto. Quasi per sostituire nel S. Collegio il defunto card. Giordano, Niccolò IV il 16 maggio creò cardinale diacono di S. Adriano Napoleone, figlio di Rinaldo, fratello di Niccolò III. Oisso fratello di lui fu il capostipite degli O. di Marino e Monte Giordano (cf. R. Morghen, Il card. Matteo Rosso O. e la politica papale, in Arch. Soc. romana di Storia patria, 46 [1923], pp. 251-372; C. A. Villemen, Kard. Napoleon O., in Histor. Studien, Berlino 1927, fasc. clxxit). Come si vede, la famiglia allargava le sue propaggini non solo nelle terre della Chiesa, ma anche in quelle vicine del Regno di Napoli.
Quando il 17 dic. 1295 Bonifacio VIII creò cardinale di S. Lucia in Selci Francesco di Napoleone O. (m. nel 1312), tre erano i membri di quella casa presenti nel S. Collegio: Francesco, Matteo Rosso e Napoleone; fatto ben notevole, considerato il ristretto numero di cardinali che costituivano il S. Collegio.
Nel Conclave di Perugia, cominciato il 18 luglio 1304, il card. Matteo Rosso rappresentava la politica bonifaciana, antifrancese, contro il card. Napoleone che, fattosi patrocinatore della candidatura di Bertrando de Gor, riusciva a cogliere di sorpresa Matteo Rosso ed a condurla a termine il 5 giugno 1305, dopo di che, il 14 nov., incorporava Clemente V a Lione. Egli, che era stato legato nella Marca, ducato di Spoleto e Perugia ( 1300 ) e rettore di Sabina (1301), fu inviato in Italia a procurare la pace (1306-1309); ma ebbe ad accorgersi dell'errore commesso e nel Conclave del 1316 dovette a malincuore accedere all'elezione di Giovanni XXII contro il quale intrigò poi nel 1331; e nel 1334 prese a sostenere Lodovico il Bavaro in opposizione al Papa e alla Francia, d'accordo con i Francesi ribelli. Morì il 23 marzo 1342. Frattanto s'era avuta a Roma nel 1312 la coronazione imperiale di Enrico VII, sostenuto dal Colonna; gli O. erano per Roberto re di Napoli; quindi lotta fra le due famiglie che cessò quando Enrico lasciò Roma e Poncello O. fu costituito vicario del re Roberto (1315). Il 18 dic. 1316 Giovanni XXII creò cardinale diacono di S. Teodoro Giovanni di Gaetano O. e lo inviò poi legato in Toscana il 20 luglio 1327, quando Lodovico il Bavaro scomunicato stava già in Italia.
Risorse allora più viva la lotta degli O. con i Colonna, sostenitori del Bavaro, e continuò a lungo; Bertoldo e Francesco, nipoti del cardinal legato, furono uccisi da Sciarra Colonna nel 1333 e vendicati dal card. Giovanni. Questi mori poi ad Avignone il 27 ag. 1335. Intanto era entrato nel S. Collegio il 18 dic. 1327 il domenicano MatTeo O. romano, arcivescovo di Siponno (m. il 18 ag . 1340), e il 17 dic. 1350 Clemente VI creò cardinale diacono
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di S. Adriano Rainaldo O. (m. il 6 giugno 1374); ma questi due non furono personaggi di rilievo. A Roma intanto casa O. insieme con i Colonna combatteva contro Cola di Rienzo, e Bertoldo O. veniva creato senatore con Luca Savelli nel 1347. Giordano O., rettore del Patrimonio, assediava Orvieto per la Chiesa nel 1354 contro Giovanni di Vico.
Parte importante ebbero gli O. durante il grande scisma. Gregorio XI aveva creato cardinale di S. Giorgio al Velabro il 30 maggio 1371 quel Giacomo O., figlio di Roberto conte di Nola, che ebbe parte nella elezione di Urbano VI e poi tanto vilmente consentì all'elezione dell'antipapa Clemente VII, pur senza seguirne con convinzione le parti (m. il 31 ag. 1379). Ciò non ostante Urbano VI si preoccupò di avere rappresentanti della potente famiglia baronale nel S. Collegio e nella sua grande creazione del 18 sett. 1378 incluse anche Ponccillo O. vescovo di Aversa (m. il 2 febbr. 1395). Poi nel 1382-83 creò cardinale diacono di S. Maria in Domnica Tristwaso O. di Manopello (m. il ro luglio 1390) e lo costituì legato del Patrimonio; il cardinale riusci a prendere Viterbo ai signori di Vico.
Invece Rinaldo O., conte di Tagliacozzo e fratello del card. Giacomo, si mise con le bande bretoni che militavano per Clemente VII e riprese Orvieto il 22 mag gio 1380 , sostenne le parti di Luigi d'Angiò contro Carlo di Durazzo di Napoli, prese Spoleto (1385), Corneto (1386) e mirava ormai a formarvi uno Stato, quando fu ucciso all'Aquila il 14 apr. 1390.
Importanza particolare nelle vicende della Chiesa in quegli anni ebbe un altro condottiero: Paolo O. che militò per Innocenzo VII a Bologna nel 1405, a Roma nel 1406 sotto Gregorio XII, quando si rese di fatto signore della città, che consegnò a re Ladislao nell'apr. 1408, forse d'intesa con lo stesso Pontefice. Poi d'accordo con Giacomo di Tagliacozzo e con altri O. nel 1409 si mise con Luigi II d'Angiò e con Alessandro V, in opposizione ai Colonna ed a re Ladislao, finché fu sconfitto da Braccio di Montone ed ucciso il 5 ag. 1416.
Francesco O. alla morte di Bonifacio IX (1404) aveva assunto la difesa del Campidoglio contro il popolo, respinto tosto dai Colonna.
Intanto Innocenzo VII il 15 giugno 1405 aveva innalzato al cardinalato, insieme con Oddo Colonna (poi Martino V), anche Giordano O., arcivescovo di Napoli, figlio di Giovanni senatore di Roma. Il cardinale, che fu

(ftol. Eniti
Orsini, famiglia - Castello O. (1470-85) - Bracciano.
anche penitenziere maggiore, ebbe grande parte nei Concili di Pisa (1409) e di Costenza, e poi per incarico di Martino V sostenne varie legazioni, con. dusse la crociata contro gli Ussiti, finché col 1431 fu presso Eugenio IV il principale promotore della politica papale diretta ad abbassare la potenza dei Colonna. Quando morì, il 29 maggio 1438, fu compianto come il più generoso protettore della sua città. Negli anni seguenti il grande prelato di casa O. fu Latino, arcivescovo di Trani e abate di Farfa, che Niccolò V creò cardinale il 20 dic. 1448; fu camerlengo e legato all'incoronazione di Ferdinando di Napoli (m. l'1 ag. 1477). Battista O., priore di S. Maria dell'Aventino, divenne nel 1460 gran maestro dei Cavalieri di S. Giovanni e rialzò le sorti dell'Ordine. Cosimo O., arcivescovo di Trani e nipote del card. Latino, fu creato cardinale da Sisto IV, il 15 maggio 1480 . Morre lui a Bracciano, il 21 nov. 1481, Sisto IV creò cardinale di S. Maria in Domnica, il 15 nov. 1483, Battista O. figlio di Lorenzo di Monterotondo.
Durante le guerre che turbarono lo Stato della Chiesa negli ultimi anni di Sisto IV, alle quali parteciparono anche le soldatesche di Ferdinando re di Napoli, Virginio e Paolo O. militarono per la Chiesa insieme con altri della loro stirpe ed attesero insieme a rivendicare i loro diritti sulla contea di Albe e Tagliacozzo contro Lorenzo Colonna; assistettero poi Sisto IV nella dura vendetta che questi fece sul Colonnese il 30 maggio 1484. Le lotte fra le due famiglie ripresero sotto Innocenzo VIII ma i due O. furono questa volta fra i nemici del Papa, che pareva loro favorevole ai Colonna, ed ebbero bruciate le loro case a Monte Giordano e gravi danni nelle scorrerie nei dintorni dell'Urbe. Pacificatisi finalmente con il Papa, gli O. riuscirono a mettere Lorenzo de' Medici in buoni rapporti con Innocenzo. Lorenzo infatti aveva per moglie Clarice O. figlia di Iacopo di Monterotondo, cugina del card. O.; Rinaldo O. fratello di Clarice era arcivescovo di Firenze e Lorenzo nel 1487 stringeva il parentado di suo figlio Piero con Alfonsina cugina di Virginio. Questi era capitano del re di Napoli, mentre Paolo era agli stipendi di Firenze; Niccolò O., conte di Piiigliano, era capitano generale della Chiesa e, grazie ancora ad altri suoi membri, la famiglia era in grado di esercitare grande e minacciosa autorità nelle cose di Roma. Infatti tale potenza parve troppa ad Alessandro VI e ne scoppiò una guerra che fu combattuta intorno a Bracciano e luoghi vicini nel 1496-97: Gian Giordano, figlio di Virginio, fu preso prigioniero a Napoli, dove militava agli ordini del Re, e con lui Paolo, mentre Virginio moriva a Napoli stessa il 18 genn. 1497; conclusa questa guerra, scoppiò nell'ag. quella con i Colonna e durò fino al 1498. Ma ben presto fu chiaro che Alessandro VI voleva lo sterminio di ambedue le famiglie e gli O. aderirono alla congiura
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detta della Magione, diretta contro Cesare Borgia nell'ott. 1502; il 3 genn. 1503, fu imprigionato il card. Battista, che pure era stato fautore dell'elezione di Alessandro e mori in Castel S. Angelo il 22 febbr., si disse allora di veleno; anche l'arcivescovo Rinaldo fu imprigionato il 4 genn.; Paolo e Francesco O. furono strozzati da Cesare il 18 genn.; Gian Giordano si salvò grazie alla protezione del Re di Francia. La famiglia subì un colpo durissimo senza però smettere per questo le inimicizie con i Colonna che minacciarono di compromettere la pace di Roma, sinché il 28 ag. 1511 , in occasione di una grave malattia di Giulio II, si giunse ad una pacificazione; si doveva rimettere da ambo le parti ogni ragione di odio, professare fedeltà alla Chiesa ed abbandonare - i perniciosi nomi " di guelfi e ghibellini, pretesto delle lotte intestine. Lo stesso Gian Giordano che aveva sposato Felice, figlia di Giulio II, si prese l'impegno nel 1512 di pacificare con il Papa i membri della sua famiglia che si erano inimicati con lui. Come la famiglia rivale, gli O. continuarono negli anni seguenti a fornire condottieri ai re ed ai principi in Italia; basterà ricordare che Niccolò O. di Pitigliano fu al servizio di Venezia e combatté ad Agnadello nel 1509 e che Lorenzo di Ceri fu capitano di Clemente VII nel triste 1527.
Leone $X$, ricordando i rapporti di famiglia con gli $O$., creò cardinale di S. Giorgio al Velabro il $1^{\circ}$ luglio 1517 Franciotto O. di Monterotondo che mori in Curia nel genn. 1534 senza speciale rinomanza. Paolo IV ricorse all'esperienza di Camillo di Paolo O., quando nella guerra contro gli Spagnoli nel 1556-67 pensò a munire Roma (cf. P. Paschini, Distruzioni e fortificazioni di Roma ecc., in Rendiconti della Pontif. accademia di archeologia, 7 [1931], pp. 69-87). Flavio (o Fulvio), uditore della Camera, fu creato cardinale da Pio IV il 12 marzo 1565 e mori nella Curia il 16 maggio 1581. Più tardi Paolo V creò cardinale il 2 dic. 1615 Alessandro O. che mori a 33 anni a Bracciano il 22 ag. 1626. VirginiO O., cavaliere di Malta, fu creato cardinale di S. Maria in Portico da Urbano VIII il 16 dic. 1641 e mori vescovo di Tuscolo, a Monte Giordano il 21 ag. 1676. Intanto Clemente X il 22 febbr. 1672 aveva creato card. Pier Francesco dei principi di Gravina e Solofra che il 29 maggio 1724 divenne papa Benedetto XIII (v.).
Benedetto XIV il 9 sett. 1743 creò cardinale dei SS. Vito e Modesto Domenico O. del ramo d'Aragona Questi era stato ambasciatore straordinario di Maria Amalia, regina di Napoli, presso Clemente XII, e mortagli la moglie entrò nello stato ecclesiastico; fu poi ambasciatore di Ferdinando IV di Napoli e protettore di quel Regno. Sotto Clemente XIII, d'accordo con il ministro Tanucci osteggiò aspramente i Gesuiti e durante il seguente Conclave operò secondo le mire dei sovrani borbonici, quindi sotto Clemente XIV collaborò con l'Aspuru ed il card. de Bernis per la soppressione dei Gesuiti stessi; non condivideva però le idee del Tanucci sulla costituzione della Chiesa (Pastor, XVI, I e II passim). Morl a Roma il 19 genn. 1789 e fu sepolto al Laterano. La famiglia O. condivide ora con i Colonna l'onore che un suo membro sia principe assistente al Seglio pontificio.
Bibl.: unica storia complessiva degli O. è quella di Fr. Sansovino, Historia di casa Orsina, Venezia 1565; le genealogie dei vari rami in P. Lina, Le famiglie nobili italiane; ne trattano nelle loro opere F. Gregorovius, Storia di Roma nel medioevo, e G. Tomassetti, in La Campagna romana nel medioevo; cf. P. Paschini, Roma nel Rinascimento, Bologna 1940, passim; P. Brezzi, Roma e l'Impero medievale, ivi 1947, pp. 424-34; Codice diplomatico del Senato Romano, I, Roma 1948.
Pio Paschini
ORSINI, Giovanni, beato. - Vescovo di Traù, n. a Roma nel 1032, m. a Traù nel i110-11. Membro di una legazione pontificia inviata in Dalmazia da Alessandro II per sedare uno scisma, fu eletto vescovo di Traù dal cardinale legato Giovanni e consacrato dal vescovo di Salona (ro64).
Con il b. O., Traù si distacca da Bisanzio ed entra nell'orbita di Roma, per dipendere politicamente ora da
Venezia ora dall'Ungheria. Il b. O. si distinse per grande spirito di preghiera e per zelo pastorale; fondò nella diocesi il monastero delle Benedettine di S. Pietro. Prese parte attiva alle vicende della città, che salvò dalla distruzione del reColomanno (1 105) e ottenne la conferma dei diritti della popolazione (1108).
Fu sepolto nella cattedrale di S. Lorenzo, ove più tardi fu eretta in suo onore un'artistica cappella, opera di A. Alessi e N. Fiorentino (1468-72). E venerato come patrono della città, con festa al 14 nov.
BibL.: I. Lucius, Vita b. O. ep. Tragu. rienis et eius miracula, Roma 1657; D. Par. lati, Illyricum Sacrum, IV, Venezia 1769, pp. $310-22,324-28$.
Mario Gaspari
ORSO, santo.
Nel Martirologio romano sono

(fol. Anderson)
Ono, santo - S.O.artiv. di Ravenna, Musgico (sec. vi) - Ravenna, chiesa di S. Apollinare in Classe.
ricordati tre santi di questo nome : 1) s. O. compagno di s. Vittore, martiri di Solothurn (Svizzera), annoverati fra i martiri della cosiddetta Legione Tebea. Festa il 30 ott. (BHL, 8584-85; H. Quentin, Les martyrologes historiques du moyen âge, Parigi 1908, pp. 280-82; Martyr. Romanum, p. 426). 2) s. O. vescovo di Ravenna (m. tra il 424 e il 429), costruttore e consacratore della Cattedrale, l'Anastasis, detta in seguito Basilica Ursiana. Festa il 13 apr. (BHL, 8455 ; Lanzoni, p. 749; C. Ricci, Guida di Ravenna, Bologna [1923], pp. 37-45; Martyr. Romanum, p. 137); 3) s. O. vescovo di Auxerre tra la fine del sec. v e l'inizio del sec. vi. Festa il 30 luglio (L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, Parigi 1910, p. 445; Martyr. Romanum, p. 314).
Tra gli altri santi di questo nome è degno di ricordo s. O. di Aosta, molto venerato nelle regioni delle Alpi occidentali quale protettore delle campagne: è invocato nei pericoli delle inondazioni; per ottenere la pioggia, contro la febbre e le malattie del bestiame, ecc. Della sua vita poco si sa, ad eccezione di alcuni episodi edificanti che costituiscono la trama della breve Vita s. Urai, conservata in due redazioni quasi identiche: la $1^{a}$ in codici del sec. IX-x e sgg. inedita (BHL, Suppl. p. 301; M. Gienn, in Anal. Bolland., 52 [1934], p. 259; il sottoscritto ne ha pronta l'edizione); la $2^{a}$, in codici del sec. XI e sgg., edita (BHL, 8453, interpolata; anon., L'Insigne Collégiale d'Aoste, Ivrea 1929, pp. 9-23 non interpolata). S. O. vi figura come sacerdote ufficiante la chiesa di S. Pietro extra moenia (chiesa cimiteriale, diventata poi la collegiata dei SS. Pietro e O.) al tempo dell'indegno vescovo di Aosta Ploceano, non noto da altre fonti, che sarebbe vissuto nel sec. vi. L'origine irfondese di s. O. d'Aosta non sembra anteriore al Liber anniversariorum... (1554) del Capitolo della cattedrale di Aosta (ed. A. Gal, in Mon. Historiae Patriae. Scriptores, III, Torino 1848, p. 618); infatti i libri liturgici valdostani manoscritti e lo stesso Breviarium ad Alme Augusten.
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Eselesie ritum..., Torino 1532, foll. CCXIV-XV, non ne fanno cenno. S. O. è anche stato fatto erroneamente vescovo di Aosta e martire, confondendolo con il martire O. che figura nella leggendaria Passio Theonesti di Altino (cf. BHL, 8110-14; Lanzoni, pp. 907-909, 1052-53, 1056). Festa il $1^{\circ}$ febbr.
Bibl.: da consultare per la sola storia del culto: N. J. Arnod, La vie de s. Ours confesseur controtolaire du Pals d'Aouste, Lione 1668 (su pene l'esistenza alla metà cx. del sec. viII, datazione accettata dallo storico locale del sec. xvili. J.-B. de Tillier, Historique de la Vallée d'Aoste, ed. [J.-A. Duc] Aosta 1888, p. 130, e da altri): [J.-J. Marquis], Vie de st Ours archidiacee d'Aoste, Aosta 1868; A. M. Tommasini, I santi irlandesi in Italia, Milano 1932, pp. 187-203 (accetta senz'altro la sua origine irlandese); L. Gougaud, Les saints irlandais hors d'Irlande, Lovanio 1936 (dubita dell'orig. irland.).
A. Pietro Frutaz
ORSOLA, santa, martire. - E commemorata nel Martirologio romano il 21 ott. insieme con altre vergini innominate, quali martiri di Colonia. La notizia proviene da un'errata interpretazione di testi, origine di una fantastica leggenda.
Un'antica iscrizione del duomo di Colonia, databile tra il sec. Iv ed il v, riferisce di un certo senatore Cremazio che, in seguito a visioni, restaurò una chiesa dedicata ad alcune vergini. Queste erano sconosciute a s. Gregorio di Tours, che pur ricorda la famosa basilica dei cosiddetti "Santi aurei" di Colonia, ed alla redazione del sec. vil del Martirologio geronimiano. Da un discorso della seconda metà del sec. viII, prima fonte che ne parla, si arguisce che fino a quel tempo le notizie sulle Sante erano poche e contraddittorie. L'autore infatti esplicitamente afferma che niente si sapeva se non che erano martiri; sulla loro origine, alcuni dicevano che erano venute dall'Oriente, altri che provenivano dalla Britannia; incerto pure il loro numero e la vita e non tutte sarebbero state vergini, ma solo la maggior parte; ed è ancor più degno di nota che a capo della schiera non compare O., ma una Pinnosa, figlia di un re della Britannia. Tra il sec. ix ed il x, la leggenda fa un passo avanti: nelle liste delle litanie dei santi, appare qua e là il nome di alcune di queste vergini, ancora però fluttuanti nell'Ordine, finché nel sec. x si registrano undici nomi con a capo O. Il cambiamento tra Pinnosa ed O. può derivare da una iscrizione molto antica e ritrovata nel 1893 che stava nella chiesa dedicata alle vergini, nella quale si parla di una bambina di 8 anni a nome O.; in mancanza di altro si ricorre a quel nome, ed O. divenne la prima della schiera di undicimila compagne. Un numero così

(fts. Brockcrol)
Orso, santo - S. O. di Aosta. Scena tolta dalla Vita S. Uroi. Capitello con l'episodio del palafreniere del vescovo Plocesno (prima metà del sec. xII) - Aosta, chiesero romanico della collegata dei SS. Pietro e Orso.

(da Catalogo dei Martri) Orsola, santa, martire - Cassa reliquiario di s. O. con pitture di Hans Memling (ca. 1489) - Bruges, Museo S. Jean di H. Memling.
esorbitante può essere derivato dalla cifra romana XI, letta per undicimila secondo lo stile medievale, o anche da una tradizione che faceva di O. l'undicesima figlia della sua famiglia, onde il secondo nome undecimilla (cf. Quintille, Octavilla, ecc.), erroneamente interpretato. Verso la fine del sec. x fu scritta anche una Passio, secondo la quale O. era figlia di un re di Britannia : bella e buona, era stata educata cristianamente. Chiesia in matrimonio dal figlio di un tiranno pagano, temendo per la propria fede, domandò tre anni di tempo per riflettere. Durante questo tempo con undicimila ragazze del paese si esercitava nella virtù e nei giuochi, finché un giorno improvvisamente fuggirono tutte. Approdarono a Tyle e proseguirono per Colonia. Di ritorno dal pellegrinaggio a Roma, attraverso Basilea, trovarono Colonia assediata dagli Unni. Assalite dai barbari furono tutte trucidate, eccetto O. che, risparmiata per la sua bellezza e la sua condizione, fu chiesta in matrimonio dal re barbaro. Al suo rifiuto anch'ella fu uccisa. Una terribile visione mise in fuga gli assedianti, e gli abitanti di Colonia poterono seppellire tutti quei corpi; Clemazio edificò poi la chiesa. Sfrondata da ogni leggendaria sovrastruttura, la storia di O., quindi, si riduce all'esistenza di una chiesa dedicata, in Colonia, e ad alcune vergini delle quali nulla si sa di preciso.
Bibl.: Acta SS. Octobris, IX, Parigi 1869, pp. 73-303; W. Lewison, Das Werden der Ursula-Legende, Colonia 1928; M. Coens, Les vierges martyrs de Cologne, in Anal. Bull., 47 (1929), pp. 89-110; Martyr. Romanum, p. 467. Agostino Amore
Iconografia. - La leggenda di s. O., fiorita a Colonia, ispirò numerose opere d'arte sia con la figura della Santa, accompagnata per lo più da alcune compagne, sia con la descrizione in più scene della sua romantica storia. Le prime rappresentano variamente la giovane principessa con la freccia, strumento del suo martirio o con il vessillo crociato, o con il manto aperto a protezione dei devoti. Da ricordare il trittico di Stefano Lochner ( 1440 ca.) con la Glorificazione dei ss. O. e Gereone patroni di Colonia (Colonia, Cattedrale), e fra i dipinti italiani quello attribuito a Niccolò di Pietro (Metropolitan Museum, Nuova York), quello di Antonio Vivarini (Seminario, Bre-
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(per cortesia della Superiure Generale delle O. dell' Unione Romane) Orsoline - S. Angelo Merici, fondatrice delle O. (1474-1540). Ritratto di Moretto da Brescia preso dalla salma della Santa nel 1540 - Roma, Casa generalizia delle O. dell'Unione Romana.
scia), altro di artista pisano del' 300 (Museo, Pisa), il dipinto del Moretto (Museo del Castello, Milano), la pala del Tintoretto (s. Lazzaro dei Mendicanti, Venezia). I cicli in più episodi seguono le diverse redazioni della leggenda, arricchendosi anche talvolta della personale fantasia degli artisti. Le prime illustrazioni pare siano quelle incise su due coppe di bronzo per uso liturgico, di arte renana (secc. XI-XII), conservate l'una in raccolta privata, l'altra al Museo di Aix-la-Chapelle; importanti sono pure le incisioni illustrative al testo della "legenda "di Jacopo da Varagine o a quello delle varie "Sacre rappresentazioni" (Bibl. Marciana, Venezia). Però gli esempi di maggior interesse si trovano soprattutto nell'arte pittorica.
Dei cicli principali tre sono dovuti alla scuola di Colonia tra la seconda metà del sec. xv e i primi del sec. xvi : le 15 tavole (ora al Kunstgewerbe Museum, Colonis), i 30 dipinti di J. e G. van Schelwen, datati 1456 (chiesa di S. O., Colonia), e le 18 tavolette (not. Il Sagnn) di anonimo detto il "Maestro della leggenda di s. O." (Museo Walhof-Richartz ed altri musei e collezioni). Nel Belgio si ha il reliquiario di S. Odilia a Kerniel, dipinto ca. il 1292 con storie che si ricollegano alla nostra leggenda; a Bruges due opere di grande importanza : otto riquadri dipinti da un maestro locale del ' 400 (convento delle Soeurs Noires) e la celebre cassa-reliquiario (Hôpital St-Jean), con i mirabili pannelli dipinti da H. Memling verso il 1489 . Ma la leggenda s'era già nel ' 300 diffusa nel Veneto : così, oltre ad un paliotto attribuito a Maestro Paolo (già collezione Queiroy, Parigi) ed agli affreschi di modesto valore della chiesetta di Vigo di Cadore, due grandi pittori trattarono questo tema, seguendo la versione della Leggenda aurea e trasferendolo con estro fantastico nel loro ambiente: Tommaso da Modena, sulla metà del '300, negli affreschi della chiesa di S. Margherita a Treviso (ora al Museo della città); Vittore Carpaccio, nell'ultimo decennio del' 400 , nei nove teleri dipinti per la scuola di S. O. a Venezia (ora alle Gallerie dell'Accademia). Anche nella Spagna si trovano riflessi della nostra leggenda, in opere di maestri
catalani del ' 400 : p. es., Retablo (s. Lorenzo, Lerida), tavola a più comparti dipinti (parrocchiale di Cardona); e in un dipinto di un pittore di Valenza (J. Rexach, ca. 1450) ora al Museo di Barcellona. Non mancano anche oggetti ispirati alla leggenda, p. es.: due rilievi tedeschi del ' 500 in legno colorato con O. e i pellegrini stipati nella nave (Stoccarda, Altertumersammlung), una piccola nave in argento, detta la nave di s. O. (Reims, Cattedrale). In Norvegia, un trittico ligneo con bassorilievi vari della seconda metà del ' 400 , già nella chiesa di Slagen, ora all'Università di Oslo. - Vedi tav. XXIV.
BibL.: J. B. Pardiac, Etude archéologique et iconographique sur Ste Ursule, in Revue de l'art chrétion, 1860, p. 353 sgg.: Ch. Cahier, Caractéristiques des saints dans l'art populaire, I e II, Parigi 1867, passim; P. Moimenti-G. Ludwig, Vittore Carpaccio et la Confrérie de ste Ursule, Firenze 1903; E. Dubyy, Die legende con der heil Ursula in der Kidner Maderschule, Koln 1910; K. Künstle, Iconographie der Heiligen, Friburgo 1926, pp. 266-73 (con bibl.); G. de Tervarent, La légende de ste Ursule dans la littérature et l'art du moyen âge, 2 voll., Parigi 1931 (con bibl.); L. Coletti, L'arte di Tommaso da Modena, Bologna 1933, passim; V. Moschini, Carpaccio, La leggenda di s. O., Milano s. d.
Sondra Moschin Marconi
ORSOLINA, beata. - N. a Parma il 14 maggio 1375, m. a Verona il 7 apr. 1410.
Ancora giovane si consacrò ad una vita di aspra penitenza e di preghiera, e fu privilegiata con mistiche rivelazioni ed estasi. Durante il grande scisma d'Occidente, si recò ad Avignone per indurre l'antipapa Clemente VII alla rinuncia, e cercò di fare opera di mediazione tra i cardinali delle due obbedienze. Dopo essere stata in pellegrinaggio in Palestina, passò gli ultimi anni della vita a Verona, dove si dedicò alla riforma di un monastero di clausura.
Bibl.: Acta SS. Aprilis, I, Parigi 1865, pp. 719-35.
Piero Sannazzaro
ORSOLINE. - Nome della Congregazione religiosa fondata da s. Angela (v.) Merici, secondo cui si svilupparono molte altre congregazioni dello stesso nome, ma di abito e costumi diversi.
I. Compagnia di S. Orsola. - Fondata a Brescia il 25 nov. 1535 da s. Angela Merici di Desenzano. E il primo Istituto secolare femminile sorto nella Chiesa. I suoi membri rimangono nelle loro famiglie e si dedicano a tutte le opere di carità, che sono di competenza della donna, ma soprattutto all'insegnamento della dottrina cristiana quale mezzo per controbattere gli errori e i cattivi costumi. Con la santificazione della donna al focolare domestico esso intende procurare il rinnovamento della società. La Regola, dettata da s. Angela per la sua Compagnia di vergini secolari, fu approvata dal vescovo di Brescia, mons. Cornaro, l'8 ag. 1536. A sua volta, dopo la morte della fondatrice, Paolo III l'approvò il 9 giugno 1544 .
La Compagnia si propagò rapidamente in Italia. Cremona fu la prima a riceverla nel 1565 . Poi s. Carlo Borromeo se ne fece mandare le Regole per istituirla a Milano nel 1566, e nel Concilio provinciale del 1576 raccomandò a tutti i suoi suffraganei di istituirla nella loro città, come un eccellente mezzo di riforma. Nel 1581 , poi, dopo la visita apostolica fatta a Brescia, ne approvò di nuovo le Regole e ne ottenne una conferma da Gregorio XIII ( 24 dic. 1584). Ben presto la Lombardia e il Veneto videro fiorire da per tutto le O.
Dall'Italia l'Istituzione passò nella Svizzera e di là in Francia, grazie all'attività del ven. Cesare de Bus, fondatore dei Dottrinari. Nel 1594 il p. Romillon diede alla ven. Francesca de Bermond e alle sue compagne la Regola scritta da s. Carlo per le O. milanesi, che vivevano in comunità, e le stabili a Isle-sur-Sorguen, nel contado venosino. Questa l'origine delle O. francesi. Altre congregazioni simili sorsero ben presto in diversi punti della Francia, ma senza alcun vincolo di filiazione delle une verso le altre; di modo che originarono in seguito da esse otto differenti rami di O. monastiche (v. sotto),
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Frattanto, a Brescia, la Compagnia di S. Orsola si conservava nel suo stato primitivo e vi prosperò fino alla Rivoluzione Francese, quando furono proibite tutte le associazioni di suore; anche la Compagnia di S. Orsola fu allora spogliata di tutti i suoi beni. Passata la Rivoluzione, mons. Nava, vescovo di Brescia, invitò le suore a ripopolare i conventi; alcune preferirono restare Figlie di S. Angela; ma, non avendo più nessun luogo dove raccogliersi, la Compagnia parve per qualche tempo in procinto di perdersi. Il che durò fino al giorno in cui, nel 1864, le contesse Maddalena ed Elisabetta Girelli istituirono a Brescia un gruppo di associate della "Pia Unione delle nuove O., figlie di Maria Immacolata". Le due Girelli sollecitarono dal vescovo, mons. G. Verzeri, l'erezione canonica; ma questi volle che ristabilissero piuttosto la Compagnia di S. Orsola secondo la sua forma primitiva; al che le Girelli si assoggettarono volentieri; e il 13 giugno 1866, il giorno stesso in cui il Parlamento italiano votava la soppressione di tutti gli Ordini religiosi, mons. Verzeri emanava il decreto di erezione, che risuscitava l'Istituto di S. Angela, cioè la Compagnia delle O. secolari. Si ebbe subito una fioritura meravigliosa, Leone XIII diede il breve di lode ( 12 luglio 1901); Pio X la favorì di un altro breve il 15 maggio 1907 e Pio XI il 12 sett. 1930. Non c'è quasi città di qualche importanza che non abbia un luogo di riunione dalle "Angeline" o Figlie di S. Angela, come oggi amano chiamarsi. Fin dai primi anni di questo secolo la Compagnia si è diffusa pure in Francia, a Monaco, nelle Indie Ottentali (Mangalore), nel Messico, in Columbia, nel Venezuela. Tutte queste fondazioni dipendono dalla superiora generale, che risiede a Brescia. Solo in Italia la Compagnia conta ca. 16.000 suore, distribuite in 46 diocesi.
Ibid.: V. Postel. Hist. de st Augèle Merici et de tout l'ordre des Ursulines, 2 voll., Parigi 1878; P. Guerrini. S. Angela Merici e la Compagnia di S. O., Brescia 1276; B. Delcampo. S. Angela Merici fondatrice delle O., $2^{2}$ ed., Alba 1937.
II. O. di S. Carlo (Milano). - S. Carlo Borromeo si procurò nel 1566 la Regola primitiva della Compagnia di S. Orsola e la diede ad un gruppo di pie giovani e donne della sua città, introducendovi qualche modificazione richiesta dall'ambiente milanese. Queste O. secolari si moltiplicarono presto nella diocesi e fecero un bene immenso, tanto che nel Concilio provinciale, tenutosi nel 1576, il santo arcivescovo esortò tutti i suoi suffraganei ad adottare la Compagnia di S. Orsola come mezzo principale di organizzazione catechistica parrocchiale e di educazione femminile. Nel 1582 furono approvate da Gregorio XIII.
Vari influssi, tuttavia, subentrarono, che spinsero queste orsoline verso monasteri regolari e s. Carlo dovette parecchie volte arrendersi ai loro desideri e fare di esse altrettante cappuccine o clarisse o agostiniane. E allora per conservarle orsoline, eresse, con decreto del 5 sett. 1584 , i quattro primi conventi dove potessero vivere in comunità, e redasse le regole convenienti. Queste, però, non furono consegnate alle O. "congregate", che dopo la morte del Santo, avvenuta il 4 nov. 1584. Esse non aggiungono alla Regola di s. Orsola né voti né clausura, ma fissano l'organizzazione delle case in vista della perfezione dei loro membri. Tuttavia a Milano continuò a fiorire anche la primitiva forma bresciana.
La Regola di s. Carlo fu riedita dal card. Monti nel 1643. Un elenco del 17 dic. 1789 cita il nome di 14 case di O. congregate operanti nel Milanese. Tutte furono disperse dalla Rivoluzione. Nel 1844 il card. Gaitruch, arcivescovo di Milano, diede ad un gruppo di terziarie francescane, capeggiate da Maria Maddalena Barioli, le Regole delle Congregate di S. Carlo e un convento in Via Lanzone. Da allora esse presero il nome di O. di S. Carlo. Le case, fondate in: seguito e da principio autonome, si raggrupparono poi sotto l'autorità di una superiora generale, residente a Milano. Le O. di S. Carlo hanno ora due case a Milano, una a Roma e altre otto in altre città d'Italia, dove impartiscono l'istruzione secondo tutti

(fot. Marconi)
Orsoline - Particolare del cortile interno dell'Istituto di S. Orsola delle O. di S. Carlo in Roma.
i gradi, dalla scuola materna al liceo classico e alle magistrali superiori. Le religiose sono in tutto ca. 600.
III. Ordine di S. Orsola. - In Francia s'erano fondati otto differenti rami di O. congregate, secondo il tipo milanese (v. sopra), indipendenti l'uno dall'altro, pur riconoscendo la stessa origine bresciana. Il gruppo di Parigi, fondato da Francesca da Bermond, "la prima orsolina di Francia ", domandò ed ottenne con una bolla di Paolo V, del 1612, di essere eretto in Ordine monastico. Lo stesso conseguirono ben presto gli altri gruppi originari: Tolosa nel 1616, Bordeaux nel 1618, Lione e Digione nel 1618, Tulle nel 1621, Arles nel 1624, Avignone nel 1632.
L'Ordine si propagò in queste otto forme, alquanto differenti le une dalle altre, ma tutte unite di spirito, e visse, cosi diviso, in otto congregazioni monastiche, per quasi tre secoli. Le più numerose furono le suore originarie di Parigi, Bordeaux, Lione e Tolosa. Nel 1639, la ven. Maria dell'Incarnazione Guyart (v.), della comunità di Tours (osservanza di Bordeaux) partí con alcune compagne di Tours e di Parigi, per il Canada, dove fondò la prima opera di educazione femminile in paese di missione. I monasteri di O. non tardarono a diffondersi per tutta l'Europa, ma specialmente in Francia, dove al momento della Rivoluzione salivano a 350 . Il primo monastero dell'Ordine in Italia fu fondato a Roma (via Vittoria) nel 1688, da Orsolina delle Fiandre, chiamatavi da Laura d'Este, duchessa di Modena, e da sua figlia, Maria d'Este, sposa di Giacomo II, re d'Inghilterra. La Rivoluzione Francese doveva poi distruggere i due terzi dei monasteri dell'Ordine in Francia, i quali, in compenso, si svilupparono nel sec. xix in maniera considerevole negli altri paesi e nelle Americhe.
Attualmente, non contando quelli numerosi aggregati
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all'« Unione romana" (v. sotto), i monasteri dell'Ordine sono ripartiti in case autonome (ca. 65) e in gruppi di filiali intorno ad una casa centrale, di cui la superiora porta il titolo di madre generale; tale è, p. es., il gruppo derivato da Québec e organizzato da poco tempo sotto il nome di "Unione delle O. canado-francesi ", e quello di Chathan (Ontario) fondato nel 1860 dalle O. di Paouët (Bretagna), che raccoglie sotto una superiora generale quasi 300 religiose del Canadà inglese e possiede una trentina di scuole e pensionati nelle diocesi di Londra, Toronto, Calgary (Alberta).
IV. O. di Dôle. - Fondate a Dôle in Borgogna nel 1616 dalla ven. madre Anna di Xainctonge per l'educazione delle fanciulle; non furono mai claustrate.
Le loro Costituzioni furono approvate da Innocenzo X nel 1648 e da Innocenzo XI nel 1678. La Rivoluzione Francese chiuse le loro case, ma la madre de Vers ristabili poi il convento di Dôle e la madre Rolando de Bussy fondò quello di Tours. Nel 1898 questa casa ottenne l'approvazione delle Costituzioni rivedute e la propria erezione a casa-madre di tutto l'Istituto. Scacciate da Tours, nel 1903, dalle leggi settarie francesi, le religiose trasferirono la loro casa-madre ad Haverloo-les-Bruges, in Belgio, dove si trova ancora. Furono fondate poi case a Nuova-York (1902), a Roma (1904), a Sluis in Olanda (1911); dirigono un fiorente collegio a Friburgo in Svizzera ed hanno case in Germania e in Inghilterra. Il loro metodo di educazione è quello dei Gesuiti. Nel 1902 al titolo originario di O. aggiunsero la denominazione "della Santa Vergine", per distinguersi dalle Figlie di s. Angela Merici, con le quali altro non hanno in comune, che il patrocinio di s. Orsola.
V. O. di Maria Immacolata. - Fondate a Piacenza nel 1649 dalla madre Brigida di Gesù, al secolo Brigida Morello, vedova Zancani.
L'Istituto fu approvato fin dall'inizio dal vescovo mons. Alessandro Scapi. Ai nostri tempi, ne fu, per una ventina d'anni, priora generale la contessa Radini-Tedeschi, che lo portò a grande prosperità. Conta fiorenti case a Roma, Rapallo, Fidenza, La Spezia; il castello Rezzanello è un centro di esercizi spirituali per signorine. Dal 1934 ha tre case di missione nella diocesi di Calicut (India).
VI. O. di Gesù. - Dette Figlie della Incarnazione e anche O. di Chavagnes.
Fondate a Chavagnes-en-Pallier (Vandea, Francia) nel 1802 dal ven. servo di Dio Luigi Maria Baudouin, presero il nome di O. per ottenere il riconoscimento ufficiale delle loro case di educazione, perché Napoleone allora non concedeva quel riconoscimento che alle O. Però esse non hanno alcuna relazione con le O., discendenti da s. Angela Merici. Contano case in Francia, Italia, Algeria, Inghilterra, Scozia, Olanda.
VII. O. Gerosolimitane di Maria Immacolata, dette di Gandino. - Provengono da una gruppo di giovani brianzole, nel milanese, raccolte nel 1818 da don Francesco della Madonna, anch'egli brianzolo.
Canonicamente erette dal vescovo di Bergamo nel 1858, fondarono la prima filiale nel 1864. Fino al 1858 avevano osservato le Regole di s. Carlo Borromeo; ma il vescovo di Bergamo ne diede loro di nuove, conservate manoscritte fino al 1889 , indi stampate con un'appendice concernente le opere assunte a Gandino: ospedale nel 1864; asilo infantile nel 1886; orfanotrofio nel 1888.
Nel 1921, l'Istituto contava: 34 case : asili, convitti operai, educandati, pensionati, ospedali, ricoveri per vecchi e sordomuti, scuole elementari, assistenza a case apostoliche di missionari, orfanotrofi, scuole per sordomuti. Dal 1921 al 1934 sorsero altre 48 case. Al presente le religiose sono ca. 500 ; le persone istruite 6000 , quelle assistite 7000 . La casa-madre è a Bergamo.
VIII. O. di Thildonck. - Sotto questa denominazione vengono comprese tutte le case di O . sciamate da quella di Thildonck, la quale fu fondata nel 1818 dal curato del luogo, il ven. Jan Cornelius Lumbertz, per essere coadiuvato nelle sue opere. Egli pose le prime suore sotto la protezione di s. Orsola e diede loro Regole derivate dalle costituzioni monastiche di Bordeaux, senza però la clausura. Durante la sua vita egli fondò non meno di 90 case, in Belgio, Olanda, Inghilterra e Germania.
Nel 1899 le case del Belgio si riunirono in due Unioni diocesane centralizzate, con a capo una superiora generale: quella della diocesi di Malines con Thildonck come casa-madre: quella della diocesi di Liegi, con la casa-madre a Maesyck. Due comunità rifiutarono di affiliarsi: Saventhem, che si aggregò all'Unione romana e Wavre-Notre-Dame, che si sviluppò per conto proprio, fondando più tardi 8 filiali, di cui una nel Congo Belga.
Altre Unioni di case di O., uscite da Thildonck, si formarono anche in Olanda; p. es. l'Unione di Ruremonde, aggregata come tale all'Unione romana nel 1929. Questa Unione olandese ha fondato case fiorenti nell'isola di Giava, che formano ora una provincia dell'Unione romana.
Attualmente l'Unione di Maesyck conta 500 religiose, 11 case e una missione nel Congo belga.
Quella di Malines, la sola che mantenga il titolo di O. di Thildonck conta più di 800 religiose, 17 case, 4 posti di missione nel Bengala e due filiali nell'America del Nord.
IX. O. di Somasca di Vercurago (Bergamo). L'Istituto fu fondato nel 1822 a Somasca.
Approvato dal vescovo il 4 dic. 1857 , fu confermato dalla S. Sede il 5 ag. 1917. Conta 37 case in Italia, dove 300 religiose lavorano per il bene di 3000 fra bambini, giovanette, apprendiste, e si occupano dell'assistenza religiosa e sociale nelle parrocchie.
X. O. di Calvarienberg. - Furono fondate nel 1838 per trasferimento a Calvarienberg (diocesi di Treviri) di un antico convento, originario di Bordeaux, ristabilito nel 1828 a Monschau, presso Colonia.
Le O. vi prosperarono tanto da fondare parecchi altri monasteri, che restarono amministrativamente raggruppati intorno alla casa-madre, sotto forma di congregazione diocesana, approvata dal vescovo di Treviri. Espuise dal paese durante il Kulturbampf, fondarono case fiorenti in Olanda e nel Belgio; tornarono in Germania appena ebbe termine la persecuzione. Il 21 dic. 1909 furono approvate da Pio X e diventarono un'Unione di diritto pontificio. Hanno quattro filiali in America. Attualmente contano 560 religiose in 14 case.
XI. O. Figlie di Maria Immacolata. - L'Istituto nacque a Mornese, diocesi di Acqui, per opera della pia giovane Angela Maccagno, che si era associata cinque compagne per praticare la perfezione religiosa nel mondo (1854). Il servo di Dio Giuseppe Frassinetti compose per loro una regola di vita, sotto il titolo di «La Pia Unione delle Figlie di Maria Immacolata ".
Nel 1859 si accorsero che la Regola era pressoché identica a quella che s. Angela Merici aveva dato alla sua Compagnia; la nuova associazione prese allora il nome di "Pia Unione delle Nuove O., Figlie di Maria Immacolata, sotto la protezione di s. Orsola e di s. Angela Merici ". La Regola fu approvata sotto questo titolo dal vescovo di Novara, mons. Giacomo Filippo de' Gentile. In seguito, in parecchie località, dove s'erano stabilite, le associate ripresero semplicemente la Regola primitiva di s. Orsola, con il nome di "Compagnia di S. Orsola ". Degno di nota è che s. Maria Mazzarello, confondatrice con s. Giov. Bosco delle Figlie di Maria Ausiliatrice, è uscita dalla Pia Unione di Mornese.
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(per cortesia del can. Trompetto)

(per cortesia del can. Trompettos
In alto: VEDUTA GENERALE DEL SANTUARIO DI OROPA.
In basso: IL CORTILE SUPERIORE E LA BASILICA.
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(An V. Leroqunix, Le Bréviaire de Philippe le Bon. Brévinire parisien du XV siècle, Bruxelles 1939, inr. 1)

(fot. Alinari)
In alto: MARTIRIO DI S. ORSOLA. Miniatura di G. Vrelant (sec. xv). In basso: PARTICOlaRE DELLE STORIE DI S. ORSOLA. Dipinto di V. Carpaccio (1490-1515) - Venezia, Galleria dell'Accademia.
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(fol. Alinari)

(fol. Alinari)

(fol. Alinari)

(fol. Alinari)
In alto a sinistra: CRISTO BENEDICENTE. Statua lignea attribuita a Ramo di Paganello (fine sec. xili) o a Lorenzo Maitani (sec. xiv) - Orvieto, Museo dell'Opera del Duomo. In alto a destra: LA VERGINE IN TRONO. Particolare del monumento al card. Guglielmo di Braye. Opera di Arnolfo di Cambio (fine del sec. xili) - Orvieto, chiesa di S. Domenico. In basso a sinistra: STALLI DEL' CORO in legno intagliato (1414-31) - Orvieto, Duomo. In basso a destra: ACQUASANTIERA MARMOREA di Antonio Federighi (1485) Orvieto, Duomo.
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In alto a sinistra: ESTERNO DEL DUOMO. Su disegno di Lorenzo Maitani (primi del sec. xiv) - Orvieto. In alto a destra: PALAZZO DEI PAPI, ora Museo dell'Opera del Duomo (sec. xiv) - Orvieto. In basso a sinistra: IL PALAZZO DEL CAPITANO DEL POPOLO (sec. xili) - Orvieto. In basso a destra: RUDERI DELL'ANTICA FORTEZZA (1364) - Orvieto.
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XII. O. di Veltevbeden. - Questa casa, fondata nel 1859 da quella di Ba-tavia-Nordwyck, filiale a sua volta di Thildonck (1856), si aggregò per qualche tempo all'Unione di Ruremonde, poi nel 1922 diventò autonoma sotto la giurisdizione del vicario apostolico di Batavia e fu casa-madre di una congregazione, le cui Costituzioni vennero approvate dalla S. Sede nel 1929. Questa Unione di Veltevreden si aggregò nel 1939 all'Unione romana.
XIII. O. di Verona, dette Figlie di Maria Immacolata di Verona. Furono fondate nel 1860 da d. Zeffirino Agostini, curato dei SS. Nazario e Celso, che ne scrisse le Regole, ispirandosi alle Costituzioni e alla vita di s. Angela Merici.
Il vescovo le approvò il 28 nov. 1860. Le suore tennero fin dal principio scuole, prestarono assistenza a tutte le opere parrocchiali comprese quelle per i vecchi. Cresciute di numero, si sporsero nella diocesi di Verona e in dodici altre, con 85 case filiali, ca. 300 religiose e una media, per ogni casa, di 150 alunni. L'Istituto fu definitivamente approvato dal card. Bacilieri nel 1917, nel 1932 ottenne da Pio XI il decreto di lode e la definitiva approvazione nel 1940.
XIV. O. dell'Unione romana. - Per venire incontro al monastero di Roma, ridotto alla miseria dalle leggi eversive del governo italiano, le O. di Blois, a partire dal 1878 , accolsero per conto di quel monastero le novizic che le leggi italiane impedirono di accettare. Ma ben presto dovettero esse medesime venire a Roma per collocare in un'altra casa le O., perché il monastero era stato a poco a poco occupato dall'Accademia reale di musica (che vi si trova tuttora).
Frattanto anche un altro monastero, quello di Calvi nell'Umbria, chiamò in suo soccorso le O. di Blois, che nel 1896 , inviarono tre religiose. Nel 1898 , le due case di Roma e di Calvi, per rendere sicura la loro restaurazione, domandarono ed ottennero dalla S. Sede di formare con la casa di Blois una Unione canonica, con superiora generale residente a Blois. Ma s'era appena costituita l'Unione Blois-Roma-Calvi, che Leone XIII, per mezzo della madre St Julien Aubry, superiora generale, fece conoscere ufficiosamente a tutto l'Ordine il suo desiderio di vedere questa Unione diventare generale fra tutte le case autonome di O. Inoltre il Papa fece scrivere ufficialmente ai vescovi ( 29 luglio 1899) di proporre questa

(for curtoma della Superiora Generale)
Obsoline - Missione delle O. dell'Unione Romana. Scuola S. Giuseppe. Comitato di alunni (luglio 1948) - Swatow (Cina meridionale).
unione a tutte le O. delle loro diocesi (lettere del card. S. Vannutelli, prefetto della Congregazione dei Vescovi e Regolari). La proposta, tuttavia, garantiva la piena libertà alle religiose.
Il 15 nov. 1900 si aprì a Roma il primo Capitolo generale dell'Ordine con le rappresentanti di 70 case di tutti i paesi e di tutte le Congregazioni. Il 21 venne votata l'unione che il 28 Leone XIII approvò verbalmente, riserbando il decreto per più tardi, a cagione della persecuzione in Francia. La prima superiora generale, nominata dal Papa su presentazione unanime del Capitolo, fu la madre St Julien Aubry, professa di Blois. Il 17 luglio 1903 Leone XIII promulgò il decreto di approvazione; il 17 sett. dello stesso anno Pio X ne approvò, a titolo di esperimento, le prime Costituzioni; e finalmente, nel 1926, per desiderio della Chiesa e sotto l'impulso efficace della terza madre generale, l'Istituto fu perfezionato secondo le norme ecclesiastiche e totalmente centralizzato. Le Costituzioni, rimaneggiate, furono definitivamente approvate il 17 marzo 1936.
Dalla sua fondazione, l'Unione romana non cessò mai di veder venire a lei monasteri autonomi di diversi paesi, e anche intere Unioni regionali, come quelle di Ruremonde e di Polonia (1929 e 1936); e in 50 anni è passata da 63 a 240 case, raccogliendo sotto l'obbedienza romana più di 7000 religiose. L'Unione romana è solidamente costituita con un governo centralizzato e gerarchico. Ogni provincia (sono ora 20), o almeno ogni paese ha il proprio noviziato, dopo il quale le giovani religiose passano per tre anni almeno nelle case di studio, fino alla loro professione perpetua. Dopo altri 10 anni di apostolato in mezzo alla gioventù, compiono una terza probazione, puramente religiosa, per il corso di sei mesi; indi occupano altri 4 mesi in studi complementari di teologia, filosofia, storia dell'Ordine e arte. L'educazione impartita dalle O. è improntata ad uno spirito di famiglia: i fanciulli vi sono raggruppati secondo la loro età, per ricevere una formazione umana e religiosa adatta, sotto la direzione immediata delle "direttrici di divisione" e la sorveglianza della "direttrice generale" in dipendenza della priora (cf. M. de St-Jean Martin, L'éducation des Ursulines, Roma 1947). L'Unione romana lavora anche in parecchie missioni: Alaska, Brasile, Cina, Guiana inglese e Antille, Grecia, Indonesia, Manciuria, Stato di Montana (Pellerossa), Siam, Transvaal.
La casa generalizia è a Roma.
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Bibl.: M. de St Jean Martin, Lo spirito di s. Angela Merici, vers. it., Roma 1949; anon., L'educazione delle O., vers. it., Roma 1950; M. M. Vianney Boschet, Histoire des origines de l'Union romaine, ivi 1950; id., Les origines de l'Union romaine jusqu'd sa fondation (1900), Roma 1951; J.-L. Beaumier, L'Union romaine des Ursulines, Trois Rivieres (Canada) 1951.
XV. O. di Francoforte sul Meno. - Sono chiamate anche Suore della Congregazione di Orsola. Vennero fondate il 29 sett. 1879 da tre Orsoline di Venray (Olanda), della Congregazione di Thildonck, per dirigere la scuola femminile superiore.
Poiché il loro
numero andava aumentando, fondarono tre altre filiali, due in Germania e una