volume-09

Back to Volumes
Ehe des Hosea, in Zeitschrift f. d. altisst. Wissenschaft, 42 (1924), pp. 245-72; G. Kuhl, Neue Dokumente zum Verständnis von Hosea 2, 4-13, ibid., 52 (1934), pp. 102-109; L. Dürr, Altorientalisches Recht bei den Propheten Amos und Hosea, in Biblische Zeitschrift, 23 (1935), pp. 150-157; *H. S. Nrberg, Studien zum Hoseabsche, zugleich ein Beitrag zur Klärung des Problems des altisst. Textkritik. Uppsala 1935; H. G. May, An interpretation of the names of Hosea's children, in Journal of biblical literature, 55 (1936), pp. 285-91; F. König, Die Auferstobungshoffnung bei Or. 6, 7-3, in Zeitschrift für batholische Theologie, 70 (1948), pp. 94-100; A. Neher, Amos. Contribution à l'étude du prophétisme, Parigi 1950, pp. 82-85, 126 sg., 234.

Francesco Spadafora
OSEA (ebr. Hō̄̄̄a'). - Ultimo sovrano del Regno d'Israele ( $732-724$ a. C.), del quale accelerò lo sfacelo finale. Quando ascese al trono, il Regno era fatalmente sulla via del declino. Perduta la Galilea e la Transgiordania, per opera del potente re degli Assiri Theglathphalasar III (v.), dell'antico Regno d'Israele restava solo il territorio montagnoso intorno a Samaria (II Reg. 15, 29; cf. I Par. 5, 26). Nel crescente malcontento contro la potenza assira, O. figlio di Ela congiurò contro il re Phacee suo predecessore, e, avendolo ucciso, usurpò il trono (II Reg. 15, 30).

È probabile che questa congiura contro Phacee, di noti sentimenti antiassiri, fosse istigata dallo stesso Theglathphalasar, che ne mena vanto nella sua iscrizione, ove il fatto cosi è narrato: "Il casato di Omri, tutta la sua gente insieme con i suoi possedimenti in deportai in Assiria; allorché essi rovesciarono il loro re Pakaba (Phacee), io posi Assia (O.) sul trono sopra di loro s. Era l'anno 732. Come si deduce da queste parole, la posizione di O. di fronte all'Assiria era quella di un re vassallo, tanto che, secondo il documento assiro, dovette sborzare a Theglathphalasar un tributo di 10 mila talenti d'oro e altri imprecisati d'argento.

Ma succeduto a Theglathphalasar il figlio Salmanasar $\mathbf{V}$ (726-722), O. cambiò politica e rifiutò all'Assiria l'annuo tributo, mentre in Fenicia e in Siria si riaccendeva la rivolta contro il giogo assiro. Ma fu ricondotto all'obbedienza, al primo apparire di Salmanasar nei pressi di Tiro. In seguito sospese nuovamente il tributo, ed essendo state scoperte dal re assiro le sue relazioni segrete con l'Egitto, secolare antagonista della potenza assira (in II Reg. 17, 4 il re d'Egitto che entrò in rapporti con
O. è chiamato Sua [ebr. Sō']: è difficile individuarlo, essendo questo periodo della storia d'Egitto, dalla XXIII alla XXIV dinastia, molto oscuro; pare che si tratti di un generale del Faraone chiamato, nei documenti assiri, Sōle e Sōla, e detto turtannu, ossia generale del re di Egitto: cf. A Vaccari [v. bibl.], p. 449), fu chiaro il suo tradimento.

La vendetta del re d'Assiria non si fece attendere : il ribelle re d'Israele fu incatenato e tratto in prigione (II Reg. 16, 4). In tal modo O. scompare dalla storia, e con lui terminò il Regno d'Israele dopo 220 anni dalla secessione dal Regno di Giuda ( 931 a. C.). Alla sua deposizione seguì il triennale (724-722 a. C.) assedio di Samaria (v.).

Bibl.: O. Hellmann, Chronologia libri Regum, Roma 1914, pp. 295-305; H. Gressmann, Altorientalische Texte zum Alt. Text., Berlino 1927, p. 347 sg.; A. Pohl, Historia populi Ixvali inde a divisione regni..., Roma 1933, p. 103 sgg. (iscrizione di Theglathphalasar, p. 12*); G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1934, p. 421-26; G. Plessis, Babylone et la Bible, in DBs. I. col. 785 sg.

Gaetano Stano
OSER, Irmhart (Fremhart, Vrinhart, Liehart). - Teologo, n. ad Augusta ca. il 1310-15; studiò nel 1335 a Bologna, fu parroco a St. Marein (Stiria) e poi a Strassgang presso Graz (1340), canonico ad Augusta (1358), dove probabilmente morì.

Verso il 1350 tradusse in tedesco il Trattato di Rabbi Samuele (sec. 24) sul vero Messia, dalla traduzione latina del domenicano spagnolo Alfonso Bonihominis (1339); quest'opera si diffuse rapidamente in tutta la Germania, se ne conoscono più di trenta manoscritti; fu stampato ad Augusta nel 1475, Zwickau 1524, Marburgo 1600. Una sua lettera latina a Egidio di Graz si trova nel cod. Vat. lat. 724, f. $100^{\circ}$. Vi è indicato come professore di diritto canonico.

Bibl.: A. Pelzer, Codices Vaticani latini. II, I. Città del Vaticano 1931, p. 48; H. Moschek, Beiträge zur Geschichte der deutschen Sprache und Literatur, Berlino 1935, p. 29; K. Langosch, Die deutsche Literatur des Mittelalters, in Verfasserlexikon, III, ivi 1943, p. 630.

Hermine Kühn Steinhausen
OSIANDRO (OSIANDER), ANDREA. - Teologo protestante, n. il 19 dic. 1498 a Gunzenhausen (Brandeburgo), m. il 17 ott. 1552 a Königsberg. Sacerdote nel 1520 a Norimberga, professore di ebraico presso gli Agostiniani, irrequieto e battagliero, capeggiò il movimento che nel 1522-25 rese protestante l'intera Norimberga. Presente al Convegno di Marburg (1529), ne stese una relazione; nel 1530 a Norimberga propugnò contro Lutero la necessità di combattere l'Imperatore a mano armata. Alla Dieta di Augusta (1530) ebbe intimi rapporti con Melantone, di cui però criticava aspramente lo spirito conciliativo.

Creatasi a Norimberga un'atmosfera irrespirabile, O. profitto dell'Interim del 1548 per rifugiarsi presso Alberto di Prussia, che lo creò professore nell'Università di Königsberg (1549). Le sue opinioni personali sulla Giustificazione diedero qui origine alla controversia nota sotto il nome di osiandrista (ott. 1550). Fin dal 1524 O., in un'opera che rimase quasi inosservata (Ein gut Unterricht under getreuer Ratschlag aus heiliger göttlicher Schrift) aveva difeso una sua tesi contrastante con le idee fondamentali del protestantesimo: mentre Lutero affermava che la Giustificazione consiste nell'imputazione estrinseca della giustizia di Cristo ai singoli uomini per l'atto della fede fiduciale. O. riteneva che il Verbo, nel quale risiede tutta la vita divina, si comunica realmente e internamente all'anima nel momento in cui essa ascolta la parola esteriore, la Scrittura (riflesso del Verbo Eterno), e la fa sua (l'intettorizza) con la fede : pertanto la reale inabitazione di Cristo nelle singole anime, che opera come il capo nelle membra, porta tutta la giustizia divina e muove dal di dentro a compiere opere buone. Questo misticismo, che si avvicina al cattolicesimo, allarmò gli avversari di O.

## Page 264

quando fu da lui riesumato a Königsberg in tre operette : De lege et Evangelio; An Filius Dei fuerit incarnatus, si peccatum non introivisset in mundum. Item de imagine Dei (18 dic. 1550); Von dem einigen Mittler Jesu Christo ( 8 sett. 1552, trad. lat., De unico mediatore Jesu Christo: 24 ott. 1851). Vi difende pure la tesi scotista della necessità dell'Incarnazione, anche nell'ipotesi che Adamo non avesse peccato, poiché in caso contrario la similitudo Dei, che è il Verbo, non sarebbe stata comunicata né all'uomo né al creato e pertanto l'universo sarebbe rimasto come un opus imperfectum, senza il suo vertice soprannaturale, al quale è ordinato. Ad O. è comunemente attribuita anche la teoria dell'Impanszione eucaristica, in perfetto parallelismo con quella della Giustificazione: come il Verbo accolto per la fede comunica la reale giustizia all'anima, cosi le parole della Consacrazione comunicano al pane e al vino la reale presenza del Corpo e del Sangue di Cristo, stabilendo un'unione quasi ipostatica. Questa è intutti i modi l'interpretazione del Bossuet (Histoire des variations, 1. II, cap. 3), delle parole ambigue di O .

Gli avversari, e anche Calvino, attaccarono soprattutto la tesi della Giustificazione: O. rispose con altrettanta violenza, ma mori nel fervore della lotta; il suo fedele discepolo Luca Funck fu condannato a morte nel 1557 e pertanto in Prussia l'osiandrismo scomparve e nel 1567 trionfò incontrastato il luteranesimo. Rimasero però in Germania alcuni segreti seguaci di O., in una dinastia di teologi che coltivarono la dottrina fino al sec. xvili. La teoria della giustificazione proposta dal Newman (v.), ancora anglicano, ha particolari affinità con questa corrente di pensiero.

Bial.: W. Möller, A. Guiander's Leben und ausgewählte Schriften, Eberfeld 1870: K. und W. Krafft, Briefe und Dokumente, ivi 1876; E. Hirsch, Die Theologie des A. O. und ihre geschichtlichen Voraussetzungen, Gottinga 1419 (vengono indicate le fonti del misticismo di O. in Reuchlin, in Pico della Mirandola e nella Cabala); A.-L. Meyer, Ein Brief A. O.s. in Hist. Jahrbuch, 41 (1921), p. 281 sgg.; L. Cristiani, s. v. in DThC, XI, coll. 1652-53.

OSIMO e CINGOLI, DIOCESI di. - Diocesi riunite, la prima in provincia di Ancona, la seconda in quella di Macerata.

Osimo ha una superficie di 150 kmq . con una popolazione di $44-515 \mathrm{ab}$. tutti cattolici; conta 28 parrocchie servite da 67 sacerdoti diocesani e 27 regolari; ha 5 comunità religiose maschili e 15 femminili.

Cingoli ha una superficie di 105 kmq . con una popolazione di 13.000 ab . tutti cattolici; conta 11 parrocchie servite da 24 sacerdoti diocesani e 14 regolari; ha 2 comunità religiose maschili e 3 femminili. (Ann. Pont., 1952, p. 304).

Negli Atti di s. Antimo (BHL, 361) sono ricordati come martiri osinami Sisinnin diacono, Diocleziano e Fiorenzo; ma, sulla testimonianza più sicura del Martirologico geronimiano e del posteriore culto locale, sono ritenuti martiri autentici di O. Fiorenzo e Diocleziano (L. Allevi, Origini cristiane delle Marche, in Atti e memorie di Deput. di St. patr., $5^{\text {a }}$ serie, 2-3 [1938], p. 257). La sede vescovile è attestata come vacante da lungo tempo, diu pastorali
![img-21.jpeg](img-21.jpeg)
(101. Alinani)
Osimio e Cingol, diocesi di - Portico d'ingresso sul fianco sinistro (primi del sec. xili) - Osimo, Cattedrale.

IX (cf. S. Prete, S. Pier Damiani, le chiese marchigiane, la riforma nel sec. XI, in Studia Picena, 19 [1949], pp. 123-24); al vescovo Gislerio (1022-57), che si diceva colpevole di orribili crimini, scrisse il Damiani esortandolo al ravvedimento ed a lui, tornato a miglior consiglio, diresse uno dei suoi opuscoli (Epist., 4, 4: PL 144, 299; Opusc. 16: PL 145, 366-80). Nel sec. xil il più noto vescovo è Gentile (1177-1205), che spiegò un'opera pacificatrice nella regione, trasportò i corpi dei martiri Vittore, Filippo e Corona in O. e fece lavori nella Cattedrale.

Sotto il vescovo Rainaldo, nel 1240, la sede episcopale fu soppressa da papa Gregorio, perché la città si era data a Federico II, e fu assoggettata a Recanati : il 28 febbr. 1264 Urbano IV la ripristino. Il vescovo Bernardino de Cupis (1547-74) partecipò al Concilio di Trento e curò l'esecuzione dei decreti in diocesi, continuata dal successore Cornelio Fermani (1574-88) che convocò un sinodo e fondò il convento dei Cappuccini. Più tardi si segnalarono: Agostino Galamini O. P., maestro del S. Palazzo e ministro generale dell'Ordine, cardinale nel 1611 , trasferito dalla chiesa di Recanati a questa di O. che resse per 19 anni ( 1620 -39); compì varie visite e tenne tre Sinodi ( $1624-27-36$ ); il card. A. Bichi, che chiamò i padri Filippini in O. ed invitò a reggere l'oratorio nascente il noto quietista p. Giacomo Lambardi (1672). Benedetto XIII, ripristinando la diocesi di C., la unil aeque principaliter a O. Dei titolari delle due chiese unite sono da ricordare Pompeo Compagnoni (1740-74), autore di erudite memorie storiche della diocesi e della regione e il card. G. A. Benvenuti (1828-38), legato del governo pontificio nei moti del 1831.

La città di O., offertasi a papa Adriano I (Lib. Pont., I, p. 496), appartenne fin dal sec. viil allo Stato pontificio, ma le alterne vicende delle posteriori lotte tra Chiesa e Impero spinsero O. verso la parte ghibellina; nell'assedio di Ancona del 1172 prestò aiuto alle milizie imperiali di Cristiano di Magonza e, perché aveva parteggiato per Manfredi, fu privata della sede vescovile nel 1240 fino

## Page 265

al 1264. Nel sec. xiv si sottopose ad un governo autonomo di signori locali (Guzzolini, Sinibaldi) riuscendo solo a pacificarsi con il card. Albornoz (1368). Caduta sotto la signoria di Francesco Sforza (1433) se ne liberò per tornare alla S. Sede a cui rimase soggetta fino all'annessione delle Marche ( 1860 ).

Monasteri. - S. Pietro sotto la chiesa romana : aveva vastissimi possessi elencati in un atto di donazione del papa Benedetto X (1058); S. Vittore de orzione, presso il fiume Musone, di origine benedettina, ricordata in molti diplomi pontifici (sec. xi-xit) e trasferita più tardi in commandom; le carte della distrutta fondazione sono nell'Archivio comunale; S. Maria in sibiis, presso Macerata, fondata nel 1042 iuris beati Petri, concessa da Urbano II all'abbazia di S. Maria di Rambona e nel 1133 passata a quella di] Chiaravalle di Fiastrà. Nell'osimano ebbe la culla l'Ordine dei Silvestrini (monaci di S. Benedetto di M. Fano) fondato da s. Silvestro Gozzolini (1177-1267) di O. a M. Fano nel 1231.

Mommenti. - Cattedrale : notevoli elementi sono attribuiti ad una costruzione preromanica del sec. viI ca., al tempo del vescovo Vitaliano; ma la forma attuale dell'intero edificio è di struttura romanica. Papa Leone IX l'avrebbe consacrata nel 1053 e dedicata a s. Leopardo. Il monumento, nella forma attuale, pare debba attribuirsi al vescovo Giovanni (1295-1320). Caratteristico il portico d'ingresso sul fianco sinistro, a tre arcate con tre portali; motivi decorativi plastici sono nell'abside e nel trasporto. L'interno è gotico con volte e crociera del sec. xvi. La cripta costituisce la parte più interessante del monumento: formata da 3 navatelle trasversali e 7 longitudinali, presenta numerosi esemplari di capitelli e materiale di origine romana. Il vescovo A. Ugolini Sinibaldi fece tumulare il corpo di s. Leopardo, rinvenuto nel 1296 (incentio), in un artistico altare nel 1313 e nella cripta trasferi pure i resti di s. Vitaliano e dei martiri di O.; questi ultimi si conservano in un sarcofago del sec. IV; scene di caccia sulla fronte e nell'alzata figurazioni cristiane; adorazione dei Magi, Noè nell'arca, ecc. (C. Costantini, Il duomo di O., in Rassegna marchigiana, 7 [1925], pp. 283-91; id., I restanri del duomo di O., ibid., 4 [1926], pp. 117-27). Annesso all'episcopio è il Battistero dove si ammira un fonte battesimale in bronzo di Tarquinio e P. Iacometti di Recanati (1627). Basilica di S. Giuseppe da Copertino : la chiesa e convento di S. Francesco sono sicuramente attestati nel 1247, e a quest'epoca appartengono alcune strutture dell'attuale tempio, come l'abside, la torre, il fianco destro. Dal 1657 vi soggiornò s. Giuseppe da Copertino che vi morì ad essendo stato canonizzato il 16 luglio 1767 da Clemente XIII ebbe in O. un culto fino al presente. La chiesa, restaurata, fu consacrata e dedicata al nuovo Santo il 27 maggio 1781 dal vescovo card. G. Calcagnini e da Pio VI dichiarato basilica il 20 genn. 1796 (anon., Convento di S. Francesco e basilica di S. Giuseppe da Copertino, in Picenum Seraphicum, 2 [1918], pp. 186-213, 439-48). S. Niccolò : ex-chiesa, romanica, con bel portale a decorazione gotica (sec. xili); in una edicola gotica si conservano affreschi della scuola bolognese del sec. xiv; otto dottori nella vòlta, sulle pareti il Crocifisso e scene della vita della Vergine. Nel territorio di O. è un santuario mariano a Campocavallo, una recente costruzione in stile neo-lombardo iniziata nel 1892 dal vescovo E. Mauri e compiuta dal vescovo P. Fiorani (1916-24). Tesoro: nella Cattedrale si conserva una lamina argentea a sbalzo (cm. $32 \times 12$ ) ove è raffigurato il vescovo in piedi con pallio, nimbo e la scritta SCS Leopardus del sec. viII-ix. Nell'Archivio della Curia si conservano carte posteriori al sec. xili (1202); l'Archivio comunale, ricco di carte di provenienza monastica, fu riordinato da A. Zonghi (Relazione sull'ordinamento dell'antico Archivio comunale della citta di O., Fano 1883).
C. - La sede vescovile di C. ha un'origine antica. Il vescovo Giuliano di C., che seguì papa Vigilio a Costantinopoli nel Concilio del 553 (Manai, IX, 553-59), è il primo di cui parlano i documenti, mentre Teodosio ed Esuperanzio appartengono ad una antica età che non si può determinare a causa del carattere leggendario della Vita s. Exsuperatii (BHL, 2808). Estintasi
![img-22.jpeg](img-22.jpeg)
(ftd. Alinari)
Osimo e Cindoli, diocesi di - Portale della chiesa di S. Esuperanzio. Opera di M. Jacopo (1295). Nella lunetta s. Esuperanzio fra due angeli - Cingoli.
in epoca ignota la sede vescovile, C. fu sottoposta alla diocesi di O. e solo nel 1725 fu restaurata da Benedetto XIII che fa unì aequo principaliter a quella di O. Si può ricordare che C. ha dato i natali a F. Saverio Castiglioni che divenne papa Pio VIII (31 marzo 1829 - 30 nov. 1830).

Monumenti. - A C. si trova un bel gruppo di chiese monumentali dell'epoca romanico-gotica del sec. xiv, delle quali si segnalano: S. Esuperanzio, con artistico portale (1295); S. Domenico, dove si conserva la Madonna del Rosario di L. Lotto (1539); S. Giacomo; S. Filippo e S. Anastasia dove sono pregevoli affreschi (secc. xv-xvi).

BibL.: Lanzoni, I, 387, 389; P. F. Kehr, Italia Pontif., IV, Berlino 1909, pp. 206-211; Cappelletti, VII, 482; F. A. Zaccaria, Auximation episcoporum Series, Osimo 1764; F. M. Rafaelli, Dissertazione dell'origine e de' progressi della chiesa vescovile di C., Pesaro 1769; P. Compagnoni, Memorie critiche della Chiesa e dei versavi di O., opera postuma con note di F. Vecchietti, 5 voll., Roma 1782-83; L. Serra, L'arte nelle Marche, Pesaro 1929. Serafino Prete

OSIO (Ossius) di CORDOVA. - N. ca. il 257, m. ca. il 358. Appare per la prima volta nel Concilio di Elvira (ca. 300), vescovo di Cordova dal 295; confessore della fede nella persecuzione di Diocleziano e Massimiano nel 303, poté ostentare le sue gloriose cicatrici a Nicea. Dal 313 è consigliere di Costantino, nella cui conversione ebbe forse una parte principale. Successivamente la sua vita si identifica con la causa dell'ortodossia contro l'arianesimo. Inviato da Costantino ad Alessandria (ca. 324) vi convocò un Concilio, che rifiutò la dottrina di Sabellio. Quivi pure fu condannato lo scisma di Coluto. Più decisamente O. preparò insieme a Costantino la celebrazione di un concilio generale a Nicea che condannasse definitivamente Ario. O. ne diresse le sedute come presidente, insieme ai legati romani, promulgando in esso la formola dell'homousios come pietra di paragone del-

## Page 266

![img-23.jpeg](img-23.jpeg)
(da M. Gorce-B. Mortier, Histoire générale des religions, I, Parigi 1631) Osiride - Il dio O. Affresco, Tomba di Horemheb ( 1300 a C.)
l'ortodossia. La collaborazione personale, benché non esclusiva, di O . nella redazione del Simbolo niceno sembra innegabile. Fu anche presidente del Concilio sardicense (343), e se ne devono a lui i canoni e una lettera a papa Giulio I, intorno al Simbolo di Nicea.
O. intervenne anche in altri gravi affari. I donatisti gli attribuirono le severe decisioni imperiali dal 316 , in occasione dello scisma contro il vescovo Ceciliano. La legge dell' Imperatore, del 18 apr. 321, che facilita la manomissione degli schiavi nelle Chiese, è indirizzata a O . (Cod. Theod., 4, 7) un chiaro accenno alla parte che questi vi ebbe.

Per lungo tempo O. resistette alle pressioni di Costanzo (355), il quale voleva fargli rinnegare la fede nicena e condannare s. Atanasio. L'energica risposta (356) gli valse l'esilio a Sirmio da parte dell'Imperatore; e quivi, ormai centenario, consunto dagli strapazzi e dall'esilio sotto violenze di ogni genere, gli venne finalmente strappata la firma che sottoscriveva la seconda formola di Sirmio, la quale ben presto venne da lui stesso ritrattata nell'ora della morte, siccome imposta con violenza; cosi infatti viene attestato da s. Atanasio : «Nel suo testamento protestò contro la violenza usata e fulminò i suoi anatemi contro l'eresia ariana, ordinando che nessuno la seguisse». La Chiesa greca lo venera come santo il 27 ag.

Tutta la sua vita venne sacrificata all'azione. Lasciò però, benché brevi, alcuni scritti, veri gioielli letterari. S. Isidoro di Siviglia gli attribuisce una lettera a sua sorella, De laude virginitatis, in sereno stile, e un trattato De interpretatione vestium sacerdotaliuns quae sunt in Veteri Testamento, di cui loda l'ingegno e l'accortezza; ma niente si è conservato di queste opere. S. Atanasio, invece, ha trasmesso nella sua Historia Arianorum, 44, la lettera a Costanzo, monumento imperituro della fortezza del gran vescovo, e insieme canone decisivo della giurisdizione e dell'immunità della Chiesa innanzi ad ogni sopruso.

Bibl.: s. Atanasio, Historia Arianorum, 45; Apologia contra Arianos, 89; Apologia de fuga, 5; s. Ilario di Poitiers, Fragmenta ex opere historice, 2 e 6; De synodis, 10-11. Sulpicio Severo, Chronica, 2, 40, 5; Socrate, Hist. eccl., II, 31; Sommeno, Hist. eccl., 4, 6 e 12; P. Gams, Die Kirchengeschichte von Spanien, II, Ratabona 1864, III, ivi 1879; Z. Garcia Villada, Historia ecclesiastica de España, I, 11, Madrid 1929, pp. 11-43; I. Ortiz de Urbina, El Simbolo niceno, Madrid 1947, p. 26; J. Medoz, Historia general de las literaturas hispánicas, Barcellona 1949, pp. 86-89.

Giuseppe Medoz
OSIO, Stanislao: v. hosius, stanislao.
OSIRIDE (Osiris; egiz. Wijir; gr. "Ompic). Divinità di prima importanza del pantheon egiziano che rivela aspetti molteplici e complessi. In origine
fu quasi certamente un antico re divinizzato il cui culto si sostituì a quello del dio locale di Busiris, città del Delta. La tradizione della morte violenta di O. diede origine a due fra i suoi aspetti più caratteristici : l'uno di divinità dei morti, l'altro di divinità agreste.

Il primo si ricollega alla nota leggenda (v. pōno; isios) della sua uccisione proditoria da parte del fratello Seth e della successiva risurrezione nell'oltretomba ove regna eternamente sui defunti presiedendo al giudizio delle loro anime (v. LIBRO DEI MORTI). A partire dal Medio Regno sino alla fine della civiltà faraonica la priorità di O. su tutte le altre divinità d'oltretomba risulta documentata concordemente dai testi funerari. O. fu invocato con l'epiteto di Wwo-nfr (gr. "Ovobegotc)= * l'Essere bello" per eccellenza, cioè eternamente incorrotto; altro suo appellativo frequente fu quello di a Signore dell'Occidente ", cioè degli inferi che ogni notte il sole illuminava con un percorso inverso a quello diurno. Era garanzia e pegno di una felice vita ultraterrena il possesso della tomba o di un cenotafio o almeno di una stele nella grande necropoli di Abydos, antica città sacra di O. ove si conservava un reliquiario con il suo capo. Nelle stessa città si celebravano annualmente i a misteri di O. destinati a rievocarne la morte e la risurrezione.

Anche l'aspetto di O. come divinità agreste si riconnette ad un passo della leggenda poiché la permancnza del cadavere di O. nel Nilo fu messa in relazione con l'annuale benefica inondazione. Perciò O. «l'acqua nuova del Nilo» determina il periodico rinnovarsi della vita vegetativa. Significativo al riguardo il rito con cui si faceva germogliare l'orzo da una immagine di terra modellata raffigurante O. Il carattere di divinità cosmica e celeste è frutto delle speculazioni dei teologi cliopolitani i quali si videro costretti ad introdurre O. nel loro sistema universale a causa del favore sempre crescente che it dio riscuoteva. Talora O. appare identificato con la luna poiché le fasi del ciclo lunare furono messe in relazione con l'assassinio del dio da parte di Seth e con la sua successiva rinascita.

Iconograficamente O. è rappresentato nummiforme, strettamente avvolto da una fasciatura, alle volte stilizzata in una veste vera e propria, che lascia libere soltanto le mani e il capo : allusione evidente alla imbalsamazione del cadavere compiuta da Anubis. Gli altri attributi, alta tiara affiancata da due piume di struzzo, scettro e flagellum, si ricollegano alla regalità di O. Le sue carni sono verdi, simbolo di eterna giovinezza.

A Busiris l'emblema di O. era costituito da una specie di pilastro ( $d d$ ), di incerta derivazione.

Bibl.: J. Frazer, The golden bough: Adonis, Attis and Osiris, $3^{2}$ ed., Londra 1914 (considera l'aspetto di divinità agreste come originario e principale; criticamente recensito da A. Gardiner in Yourn. of Egypt. Arch., 2 [1915], p. 121 sgg.); H. P. Cooke, Osiris. A study in myths, mysteries and religion, Londra [1931]; G. D. Hornblower, Osiris and his rites, in Man, 37 (1937), p. 153 sgg.; J. Vandier, La religion Égypt. (Mann), Parigi 1944, v. indica; G. Nagel, Les mystères d'Osiris - dans l'ancienne Egypte, in Era-nos-Fahrbuch, 1 (1944), pp. 145-66; A. S. Yahuda, The Osiris cult and the designation of Osiris idols in the Bible, in Yourn. of Near Est Studies, 3 (1944), pp. 194-97. Per l'inno ad O. conservatoci in una stele del Louvre (C. 286), cf. A. Moret, in Bull. de l'Int. frang. d'arch. orient., 30 (1931), pp. 723-50.

Sergio Bosticco
OSLO. - Chiamata per tre secoli, fino al 1925, Cristiania (dal re Cristiano IV), O., capitale della Norvegia, è situata sul fiume Aker, all'estremità settentrionale del fiordo di O., che conta una lunghezza di ca. 100 km . e costituisce una via marittima di grande traffico.

Per la sua posizione geografica, ad E. delle montagne norvegesi e lontano dallo Skagerrak, O. ha un clima più continentale di quanto, in genere, si riscontra nel paese. La popolazione attuale della capitale, compresa l'ampia zona suburbana dei comuni limitrofi, è sul mezzo milione di ab., cioè ca. il $18-20 \%$ della popolazione totale dello Stato. Principale centro del traffico marino norvegese,

## Page 267

O. è avvantaggiata per avere un porto in cui le tempeste sono estremamente rare e la media dei dislivelli di maree minima (media 20 cm .). La temperatura media annua è di $5^{\circ}, 8$ con una media annua di 645 mm . di precipitazioni; neve abbondante e frequente. Le importazioni sono assai superiori (ca. 3 volte) alle esportazioni e le industrie svariate. La città di O. forma una contea: topograficamente, vi si distingue l'originaria città di Cristiania che attualmente costituisce il quartiere degli affari e delle banche. Fondata nel roso dal Re Harald III il Severo, vide la costituzione in essa, ad opera del duca Hēkon, poi Hēkon V, re di Norvegia, della fortezza di Akershus che divenne poi la principale del Regno. Un incendio scoppiato nel 1624 distrusse la città che assunse, in seguito, un aspetto tipico delle città del Rinascimento. Tra i musei, notevoli quello storico e quello etnografico. - Vedi tav. XXVII.

Bibl.: H. Hals, Fra Cbristiania til Stor-O., Oslo 1920: Annuaire statistique de la ville d'O., Aker 1931: F. Isachsen, De Geografishe hoved-drog ved Oslos innelandshe aistribusjonshandel, Oslo 1931.

Gastone Imbrighi
Vicariato apostolicO di O. - Comprende tutta la Norvegia meridionale.

Il vicariato ha una superficie di kmg. 155.000 con una popolazione di 2.340 .000 , di cui i cattolici sono 3800 con 41 catecumeni; gli altri protestanti. Vi sono 2 sacerdoti nazionali, 27 esteri; fratelli 1 , suore 183 . Stazioni primarie 33 , secondarie 1 , chiese 19, cappelle 21. Scuole elementari 8. L'opera di evangelizzazione è molto difficile. Per le storie, v. norvegia, II. Storia civile ed ecclesiastica.

Saverio Paventi
OSMA, diocesi di. - Diocesi in provincia di Soria nella vecchia Castiglia (Spagna). Ha una superficie di $8549 \mathrm{~kmq}$. con una popolazione di 188.900 ab. tutti cattolici, distribuiti in 429 parrocchie, servite da 315 sacerdoti diocesani e 80 regolari; ha un seminario, 8 comunità religiose maschili e 20 fem. minili (Ann. Pont., 1952, p. 304). La sede della diocesi si trova nella cittadina di Burgo de O.

Gli inizi della diocesi sono un po' incerti. Un suo titolare, Giovanni, assistette al Concilio di Toledo nel 597. Devastata durante l'occupazione dei Mori (vin:ai sec.) la diocesi venne ristabilita nel 1088 e nel 1103 ne prende possesso s. Pietro di O. Nella metà del sec. xvi il vescovo Pietro Alvarez de Acosta cresce, sotto la direzione dell'artista italiano Giovanni di Juni, il Collegio di S. Caterina, divenuto poi Università, e soppresso da Carlo III nel sec. xviri.

La diocesi, prima suffraganea di Toledo e dal 1851 di Burgos, comprende parte delle provincie di Burgos e di Soria e un piccolo lembo di quella di Segovia. La Cattedrale, del sec. xili, ha l'altar maggiore di Giovanni di Juni (1554). Patrono della diocesi è s. Pietro di O.

BibL.: J. Corvalan, Descripción histórica del obispado de O., Madrid 1788; Eubel, I. p. 382 ; II, p. 231 ; III, p. 283 ; IV, p. 268 .

Ignazio Ortiz de Urbina
OSMONDO di Salisbury, santo. - M. tra il 3 e il 4 dic. 1099. Di origine normanna, della famiglia dei conti di Séez, nipote del normanno Guglielmo I di Inghilterra, ebbe importanti cariche amministrative e politiche alla corte di Normandia.

Quando nel ro66 lo zio ebbe la corona d'Inghilterra, O. lo segui nell'Isola britannica e dal 1071 al 1077 fu cancelliere del Re, partecipando alla sistemazione finanziaria del Domesday (libro dei censi). Indi fu fatto vescovo della diocesi di Sarum (Salisbury) e consacrato nel 1078 dal vescovo Lanfranco di Bec, per autorità di Gregorio VII. La sua attività nel campo ecclesiastico si estese alla cura per il culto, alla costruzione della Cattedrale, consacrata nel ro92, al riassetto del Capitolo secondo le costumanze normanne; ma soprattutto è legata alla compilazione del libro di ordinazioni per la sua diocesi (Sarum-Use) largamente diffuso nel secolo seguente nelle diocesi d'Inghilterra, del Galles e dal 1250 anche della Scozia. Fu canonizzato da Callisto III nel 1457. Festa il 4 dic.
![img-24.jpeg](img-24.jpeg)
(per cortesia di mana, A. P. Frueac) Osnabrūck - Duomo di O. (sec. xi). La torre a destra mostra primi influssi gotici.

Bibl.: le Vite elencate in BHL, nn. 6338-60 sono tardive. Le fonti migliori sono gli antichi cronisti: Guglielmo di Malmesbury, Eadmero di Canterbury ecc. Una serie di importanti documenti nel Register of St. Osmond edito dal W. H. R. Jones, in Rolls Series, 2 voll., Londra 1883-84; Sarum Charters and Documents, ivi 1891: W. H. Frere, The Sarum Use, 2 voll., ivi 1898-1901; A. R. Molden, The canonisation of St. Osmond, Salisbury 1901: Martyr. Romanum, p. 263. Alberto Glanato
OSNABRÜCK. - Città e diocesi nella Germania, suffraganea di Colonia. In una superfice di 45.797 kmq. si ha una popolazione di 6.613 .146 ab. dei quali 855.692 cattolici distribuiti in 420 parrocchie, servite da 690 sacerdoti diocesani e 24 regolari; ha 14 comunità religiose maschili e 226 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 304).

Fu fondata quale stazione missionaria nel 780 ed eretta a diocesi nel 790 . Il primo vescovo è Wiho, discepolo di s. Bonifacio, m. nell'804. La diocesi viene citata per la prima volta con sicurezza in una bolla di Carlomagno nell'803. Alla diocesi nell'834 fu annessa la stazione missionaria di Meppen, nell'855 quella di Viebek e nell'860 l'altra di Wiedenbrück. Seguirono vescovi assai attivi che fondarono vasti feudi ecclesiastici. La chiesa principale di O. fu trasformata in cattedrale dal vescovo Egilmaro (m. nel 918), il quale fu anche il primo storiografo di O. Durante il suo governo cominciarono le liti tra i monasteri di Corvey e di Herford ed il vescovo di O. a causa delle decime; esse continuarono sotto uno dei più grandi vescovi di O., cioè Benno II (1068-88), noto per le sue trattative diplomatiche con Gregorio VII a favore di Enrico IV : egli inoltre costrui la parte occidentale del duomo di O. e le cattedrali di Spira e di Goslar. Le liti con le due abbazie ebbero fine sotto il vescovo Filippo von Katzenelmbogen (1141-73). Bruno von Isenburg (1250-58) pose le fondazioni della chiesa di S. Giovanni, finita nel 1292 sotto Corrado II von Rietberg (1269-97).

## Page 268

Egli chiamò a O. gli Agostiniani e i Domenicani e fondò istituti per signore anziane (Domschwesternhaus e St. Yohan-nes-Schwesternhaus). Malgrado la fiorente vita religiosa e l'alta cultura manifestata nei lavori d'oreficeria dal cosiddetto maestro di O. e di altri, la storia della diocesi è piena di liti tra la curia, la nobiltà e i vescovi vicini. Durante il governo del $53^{\circ}$ vescovo di O., Erich von Braunschweig (1508-5a), Lutero promulgò le sue tesi in Wittenberg. Il vescovo, però, respinse energicamente la sua dottrina. Il suo successore, invece, Francesco di Waldeck (1533-53), fece compilare dal soprintendente Bonnos di Lubecca un regolamento ecclesiastico "evangelico" nel quale fu soppressa la S. Messa. Questo regolamento fu obbligatorio nel 1544 per tutta la diocesi. Il clero secolare ubbidì, ma il Capitolo della Cattedrale respinse tale regolamento. Nel 1547 il vescovo si unì alla unione di Schmalkalden che ebbe per conseguenza l'ingresso delle truppe imperiali in O. Paolo III chiamò, purtroppo senza successo, il vescovo a Roma per giungere ad una soluzione soddisfacente. Di sentimenti schiettamente cattolici fu il successore Johannes von Hoya (1533-74) consigliato da s. Pietro Canisio; ma i vescovi che seguirono inclinarono al protestantesimo. Un cambiamento avvenne sotto Estel Friedrich von Hohenzollern (1623-25). Egli chiamò i Gesuiti e rimosse i parroci di sentimenti protestanti. Seguì il più celebre vescovo di O. di questa epoca, Franz Wilh. von Wartenburg (1625-61), dal 166 r cardinale. Egli continuò le riforme mediante sinodi diocesani, riconduase tutta la diocesi al cattolicesimo e nel 1631 fondò in O. una università. La sua opera fu ostacolata dalla invasione svedese (1633-50). Con la pace di Vostfalia ( 1648 ) i vescovi di O. ottennero 30 parrocchie e 20 i protestanti. La diocesi perdette la contea di Lingen e Westerwald a favore della diocesi di Deventer, ed un'altra parte alla diocesi di Münster. Nel 1802 la diocesi subì la secolarizzazione, durante la quale funzionò un amministratore apostolico nella persona di Clemens von Gruben. Nel 1857 fu eletto vescovo P. Melchers, già vescovo di Münster, e dal 1866 arcivescovo di Colonia. Dal 1914 ad oggi (1951) è vescovo di O. Wilhelm Berning, presidente dell'Unione di S. Raffaele (Assistenza d'emigrazione) ed incaricato dalla S. Sede per la direzione della cura d'anime di lingua tedesca nei paesi oltreoceano e nell'Europa orientale.

BibL.: J. Möser, O.'sche Gesch., Berlino 1819: Z. C. B. Stüve, Gesch. des Hochstiftes O., Osnabrück 1853: J. Hindenburg, Benno II. als Architekt, Strasburgo 1921: F. Witte, Der Domschatz 20 O., Osnabrück 1925: K. Seling, Das Bistum O., ivi 1934: W. Berning, Das Bistum. O. von Einführung des Reformation (1543), ivi 1940.

Bruno Wüstenberg
"O SOLA MAGNARUM URBIUM".- E l'inno delle lodi della festa dell'Epifania, tolto dal Cathemartnon di Prudenzio (canto $12^{\circ}$, strofe $20,2,16$ e 18) introdotte nel Breviario da Pio V.

E una ode a Betlemme, cui toccò la sorte di dare i natali al Messia Redentore. Il poeta descrive l'arresto della stella, la venuta dei Magi, l'offerta dei doni e il loro mistico significato.

BibL.: S. G. Pimont. Les hymnes du Bréviaire romain, II, Parigi 1882, pp. 88-95; C. Albin, La poésie du Brév. rom., Lione s. a., pp. 138-40; A. Mirra, Gli inni del Brev. rom., Napoli 1947, pp. 138-40. Silverio Mattei
"O SOL SALUTIS, INTIMIS". - Inno delle lodi per la Quaresima, di autore ignoto; lo si riscontra nei manoscritti fin dal sec. x.

La Quaresima è il tempo della penitenza, tempo propizio per ricevere doni celesti, tempo della salute : tale il concetto informatore dell'inno che si riallaccia all'Epistola della Messa della I domenica di Quaresima.

BibL.: S. G. Pimont. Les hymnes du Bréviaire romain, Parigi 1884, pp. 23-29; F. Vanderstuif, Les hymnes de l'ordinaire du Brév. rom., ivi 1912, pp. 28-31; C. Albin, La poésie di Brév. rom., Lione s. a., pp. 150-54; A. Mirra, Gli inni del Brev. rom., Napoli 1947, p. 107. Silverio Mattei

OSORIO, Girolamo. - Teologo ed esegeta portoghese, n. a Lisbona nel 1506, m. a Tavilla il 20 ag.

1580. Compì la sua educazione classica in Salamanca, quella filosofico-teologica a Parigi ed a Bologna. In quest'ultima città apprese anche l'esegesi e l'ebraico. Tornato in patria, O. fu incaricato dal re Giovanni III dell'insegnamento esegetico. Ordinato sacerdote, O. esplicò anche un proficuo ministero finché fu consacrato vescovo di Silves per volere di Caterina d'Austria, che reggeva il Regno del Portogallo per il minorenne Sebastiano. Fino alla sua morte, O. ebbe un grande influsso morale e politico sul suo paese.

I suoi scritti principali furono: In epistulam b. Pauli ad Romanos; Paraphrasis in Iob libri III; Paraphrasis in Psalmos; Paraphrasis in Isaiam libri V; Commentarius in Oseam prophetam; In Zachariam; In Evangelium Ioannis orationes XXI. Tutte queste opere di O. furono pubblicate dal nipote con il titolo: Opera omnia Hieronymi Osorii nepotis diligentia in unum collecto, 4 voll., Roma 1552 ( $2^{\mathrm{a}}$ ed., ivi 1592 ).

BibL.: A. Regnier, s.v. in DB, IV, coll. 1924-25.
Angelo Penna
OSOUF, Pierre-Marie. - N. il 26 marzo 1829 a Cérisy-la-Salle (Manche). Ordinato sacerdote l'i i luglio 1852 , fu prima segretario del vescovo di Coutances e poi entrò il 2 ag. 1853 nel Seminario delle Missioni Estere di Parigi.

Il I ${ }^{\circ}$ giugno 1856 parti per l'Estremo Oriente. Successivamente fu procuratore a Singapore e procuratore generale a Hongkong fino al 1873. In quell'anno fu richiamato a Parigi come direttore del Seminario delle Mission: Estere. Il 19 dic. dello stesso anno fu nominato vescovo titolare di Arsinoe e vicario apostolico del Giappone settentrionale. Il movimento che portava il Giappone verso il pro. gresso materiale rese difficile l'apostolato di mons. O., che si consacrò soprattutto allo sviluppo delle scuole e dei seminari. Allorché il 15 giugno 1891 fu istituita nel Giappone la gerarchia, mons. O. divenne arcivescovo di Tokyo. Adunò due Sinodi importanti nel 1890 a Nagasaki e nel 1895 a Tokyo. M. a Tokyo il 27 giugno 1906.

Antonio Anoge
OSPEDALI (hospitium, hospitale). - Prendono questo nome quegli speciali istituti di carità destinati alla cura ed al ricovero degli infermi e degli invalidi al lavoro, provvisti di speciali edifici e di rendite allo scopo, quando non siano sovvenuti dalla beneficenza privata. Come istituti di beneficenza sono oggi per lo più eretti in enti morali con patrimonio proprio ed assistiti dalle pubbliche autorità (v. CAritá, II. Storia della c.).

Se ne ha qualche esempio nell'antichità classica; ma ebbero vera origine e sviluppo dall'esercizio della carità cristiana stimolata dai bisogni sorti soprattutto in età torbide, quando al sollievo della povertà non bastavano le provvidenze della pubblica carità e le condizioni sociali erano perciò in profonda decadenza. Si poterono organizzare in modo stabile appena la Chiesa ebbe il riconoscimento della sua libertà. Nell'antichità bizantina sono designati con il nome di "nosocomio" se destinati ai malati, di "senodochio" se servivano per i forestieri, di "ptochio" per i poveri, di "gerontocomio" per i vecchi, di "brefotrofio", di "orfanotrofio".

E ricordato per l'Oriente l'ospedale eretto da s. Basilio nei pressi di Cesarea di Cappadocia di cui parla s. Gregorio Nazianzeno (Orat., XX, 91) ed a Roma quello eretto dalla matrona Pabiole (v.) e l'altro eretto dal patrizio Pammardo alle feci del Tevere, dei quali parla s. Girolamo (Ep. LXXVII ad Oceanum); seguiti da altre fondazioni ricordate da s. Gregorio Magno e dai biografi del Liber Pontificalis. Analoghi istituti si ebbero anche in altre diocesi d'Italia, sia sotto la tutela dei vescovi, sia accanto ai monasteri; anzi case monastiche furono fondate con lo scopo espresso di provvedere ricovero ai malati e sicurezza ai pellegrini, specie lungo le grandi arterie di comunicazione nei luoghi più disagiati e peri-

## Page 269

![img-25.jpeg](img-25.jpeg)
(36r cortina dii Patrocortinisti)
Ospedali - Sala dell'Ospedale Fatebenefratelli fotografata nel 1883. Affreschi del Viola e del Diano (1764-78) con storie di s. Giovanni di Dio e medaglioni dei più illustri Fatebenefratelli - Napoli, S. Maria della Pace.
colosi. Quando poi speciali epidemie si diffusero in Occidente, specie a cominciare dal sec. xi, sorsero anche speciali o. governati da infermieri viventi in comunità come gli Antoniani a Vienne (Provenza), o per arginare i progressi della lebbra speciali lebbrosari (v.) o lazzaretti (v.). Con il progredire del regime comunale e l'organizzarsi delle industrie, furono le singole arti che provvidero alla spedalità dei loro infermi od al ricovero dei loro inabili al lavoro; furono le confraternite che analogamente provvidero ai loro ascritti; ed in particolare furono le società dei Battuti che promossero la erezione di nuovi maggiori o. Non bisogna pensare per quei tempi (sec. xiri e seguenti) istituti organizzati e complessi come quelli dell'età moderna: non vi mancavano però l'assistenza medica e le cure affidate o a speciale personale di assistenza o a persone pietose, particolarmente donne. Nelle città più frequentate per commerci o per transito, si fondarono o. per i bisogno:l o per i pellegrini di singole nazioni, come avvenne a Roma a somiglianza di quanto s'era fatto già nell'alto medioevo; così pure nei punti di passaggio obbligato, sui fiumi o sui monti, furono speciali ordini ospitalieri che tennero il governo degli o. Con il Rinascimento in Italia specialmente si nota un ulteriore progresso: nelle maggiori città, soprattutto, molti piccoli o. vengono concentrati in uno dando luogo ad edifici più igienici e grandiosi (sino alla monumentalità), con più congrui ordinamenti o più ricchi patrimoni; basti ricordare, oltre quelli di Roma, quelli di Genova, di Milano, Venezia, Firenze, Siena. I lebbrosari diventati quasi inutili vengono in molti luoghi sostituiti con gli o. per gli incurabili e con lazzeretti nei momenti di epidemie. Il regime ospitaliero andò poi migliorando nell'età seguente; agli antichi ordini ospitalieri che, decadendo, avevano trasformati i loro istituti in commende a vantaggio assai più dei singoli commendatari che dei poveri, sottentrana, almeno in molti luoghi, speciali congregazioni religiose (Fatebenefratelli, Camilliani); cominciano man mano dal sec. xvir in poi anche donne, organizzate in modo conveniente alle necessità, a dedicarsi all'assistenza dei ricoverati, finché anch'esse formarono speciali congregazioni le quali presero per scopo unica-
mente l'assistenza infermiera o questa unirono con l'esercizio di altre attività religiose.

Ai giorni nostri gli o. sono più propriamente nosocomii, talvolta limitati alla cura soltanto di determinate malattie o di speciali classi di ammalati (o. per bambini). L'assistenza ad altre classi di bisogno:̀, che durante l'età di mezzo s'era riversata sugli o., è devoluta oggi a speciali istituzioni di provvedere infanti, vecchi, orfani, cronici. Non si possono invece annoverare fra gli o. propriamente detti le case di cura e le cliniche che non assumono più il carattere di beneficenza.

Biss.: L. Thomassin, Vetus et nova Ecclesiae disciplina. I. Herzogonbusch 1864 (v. indice); N. Ratti, Sopra i stabilimenti di pubblica beneficenza degli antichi Romani, in Atti Acc. rom. di Arch., 3 (1885), pp. 373-423; G. De Mattheis, Sulle infermerie degli antichi e loro differenza dai moderni o., ibid., pp. 427-51; H. Hacser, Gesch. der christl. Kranbengflege und Pilgerschaften. Berlino 1837; G. Ratzinger, Gesch. der kirchl. Armengflege, 2* ed., Friburgo in Br. 1884; H. Leclercq, Hôpitaux... in DACL. VI, 2748-70; C. Toller, Les édifices hospitaliers depuis leur origine jusqu'à nos jours, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1892; F. Azzurri, Il ricovero degli infermi dalla più alta antichità fino al cristianesimo, in Rassegna delle opere per, I. Roma 1894, fasc. III-iv; K. Sudhoff, Die geschichtl. Entwicklung der Beziehungen zwischen Beruf und dem Krankenhaus, in Neuahameran, 2 (1931), pp. 1-20; A. Canexza, Gli arcispedali di Roma nella vita cittadina, nella storia e nell'arte, Roma 1933; J. M. Walsh, Hospital, in Cath. Enc., VII, pp. 480-88.

Pro Paschini
Dibitto italiano. - Secondo l'ordinamento italiano, l'o. è un pubblico istituto destinato all'assistenza sanitaria gratuita degli ammalati e dei feriti, mediante il ricovero, il mantenimento e la cura me-dico-chirurgica. L'elemento della gratuità non deve mai mancare, anche se limitato a un certo numero di posti, altrimenti si avrebbe una casa di cura privata a fine speculativo. La prestazione gratuita, che può essere limitata ad alcune categorie di ricoverati, può essere dovuta, oltre che a scopo di pubblica beneficenza, anche in forza di un rapporto di assicurazione sociale.

A seconda del soggetto cui appartengono gli o. si distinguono in pubblici e privati; sono pubblici gli o. amministrati da enti pubblici, privati quelli mantenuti da privati, persone fisiche o giuridiche; a questa seconda categoria appartengono gli o. tenuti da ordini o congregazioni religiose. La maggior parte degli o. pubblici esistenti appartiene a istituti di beneficenza; vi sono poi gli o. propri di molti comuni, gli o. civili e militari dello Stano, quelli del Sovrano Ordine di Malta, dell'Ordine Mauriziano e di molti enti di assistenza e previdenza.

Conseguentemente a questa distinzione, deriva in primo luogo che i rapporti tra l'ente e il personale dipendente, nel primo caso, rientrano in quello del pubblico impiego, nel secondo in quello dell'impiego privato con tutti gli effetti di ordine giuridico sostanziale, formale e processuale. In secondo luogo, anche il rapporto tra l'ente e il ricoverato si deve distinguere in rapporto di diritto pubblico con l'applicazione quindi dei principi relativi al contratto di diritto pubblico, e in rapporto di diritto privato con applicazione dei principi del contratto fra privati. Infine, gli o. pubblici soggiacciono, oltre agli ordinari controlli amministrativi, a quelli delle autorità sanitarie centrali e provinciali. Quelli privati subiscono soltanto un controllo estrinseco di polizia in ordine all'osservanza delle norme di pubblica sicurezza sanitaria (art. 193 T. U. 27 luglio 1934, n. 1265).

Tutti gli o. gestiti da enti pubblici debbono osservare un complesso di norme comuni in ordine alla tecnica delle costruzioni degli edifici e dei relativi impianti e all'ordinamento interno dei servizi e allo stato giuridico del personale. Le norme sulle costruzioni degli o. sono contenute in un decreto del Capo del Governo 20 luglio 1939. L'ordinamento dei servizi è oggetto di un apposito regolamento emanato con il R. D. 30 sett. 1938, n. 1631 cui rinvia l'art. 192 del T. U. della Legge sanitaria. Dal medesimo regolamento è ordinato lo stato giuridico del personale, addetto agli o., che era prima variamente disciplinato a seconda delle varie amministrazioni dalle

## Page 270

![img-26.jpeg](img-26.jpeg)

Ospedalieri di San Giovanni di Dio (Fatebenefratelli) - Il complesso degli Ospedali dell'Isola Tiberina e la sede principale dell'Ordine - Roma.
quali dipendevano gli o. Rientrano nella categoria degli o. le cliniche delle Facoltà mediche universitarie; queste però sono rette da norme particolari contenute nel T. U. 21 ag. 1933, n. 1550, art. 49 e Regolamento generale universitario 6 apr. 1924, n. 674, art. 132. L'elemento caratteristico di queste istituzioni medico-universitarie è dato più che dal fine assistenziale, da quello scientifico e didattico.

Caratteristiche particolari presentano gli o. psichiatrici o manicomi v, che hanno la funzione di ricoverare e curare gli infermi di mente. Essi si distinguono dai comuni o. per il fatto che uniscono la funzione di pubblica sicurezza a quella assistenziale: gli alienati non vengono soltanto ricoverati e curati, ma anche messi nella impossibilità di nuocere a sé e agli altri.

I manicomi possono distinguersi in pubblici e privati. Quelli pubblici sono amministrati per lo più dalle provincie. La disciplina dei manicomi, contenuta nella Legge 14 febbr. 1904, n. 56 e nel relativo Regolamento di esecuzioni 16 ag. 1909, n. 615 , è uniformemente disposta per tutti i manicomi, pubblici e privati.

Per quanto riguarda l'azione della Chiesa nel promuovere istituti di beneficienza, v. assistenza sociale; carità. V. anche incurabili, Ospedali degli; lazzaRETTI; LEbBra e LEbBROSARI.

Bibl.: G. Molinari, L'azione sanit. soc., Milano 1927; G. Tropeano, La med. soc., Napoli 1933; F. Macerroni, L'assist. pubblica, Brescia 1934; A. Lo Monaco Aprile, Opere assistenziali (Legislazione sulle), in Nuovo Digesto it., IX, pp. 89-98; A. Labranca, Sanità Pubblica, ibid., XI, pp. 1044-52; G. Zanobini, Corso di Diritto amministr., V, Milano 1950, p. 59 sgg.

Francesco Ercolani
OSPEDALIERE DEL SACRO CUORE DI GESÙ E DELLA BEATA VERGINE MARIA. Istituto fondato dal p. Benito Menni (v.), per provvedere alla cura delle povere pazze. Alcuni anni dopo si aggiunsero anche le bambine e giovinette difettose, rachitiche o orfane povere.

La vita dell'Istituto cominciò nel 1880; il 31 maggio 1881, sotto l'autorità e con l'approvazione dell'arcivescovo di Toledo, si inaugurò la prima casa a Ciempozuelos, località più tardi passata sotto la giurisdizione del vescovo di Madrid. L'approvazione definitiva è del 29 nov. 1901 per l'Istituto, e del 16 marzo per le Costituzioni, le quali, uniformate al Codice, furono di nuovo approvate il 22 marzo 1923. Le suore osservano la Regola di s. Agostino. La casa generalizia è a Ciempozuelos, culla dell'Istituto. Nel 1948 le suore erano 1147, le novizie 101, distribuite in 31 case.

Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, M. 54.
Agostino Pugliese

OSPEDALIERE INSEGNANTI DI MARIA IMMACOLATA. - L'Istituto sorse a Bourges nel 1657 come società di vita comune senza voti, tra le addette al servizio degl'infermi nell'ospedale.

Dopo quasi due secoli di esistenza la società fu eretta in istituto religioso e il 28 nov. 1826 si ebbero le prime dodici professioni. Il decreto di lode risale al 1850 . Nel 1934 venne l'appro