1657 come società di vita comune senza voti, tra le addette al servizio degl'infermi nell'ospedale.
Dopo quasi due secoli di esistenza la società fu eretta in istituto religioso e il 28 nov. 1826 si ebbero le prime dodici professioni. Il decreto di lode risale al 1850 . Nel 1934 venne l'approvazione definitiva dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni, le quali furono approvate definitivamente il 14 dic. 1942. Le suore si occupano dell'assistenza agli infermi anche a domicilio e dell'educazione e istruzione cristiana della gioventù femminile. Nel 1950 le suore erano 107 distribuite in 12 case.
Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, B. 45.
Agostino Pugliese
OSPEDALIERI DI SAN GIOVANNI DI DIO
(Fatebenefratelli). - Ordine religioso, istituito da s. Giovanni di Dio che nel 1537 fondò a Granata un ospedale per i poveri e raccolse alcuni compagni di apostolato. Dopo la morte del Santo (1550) l'Istituto aumentò di numero e, fondati ospedali in Spagna e in Italia, venne approvato come Congregazione da s. Pio V (1571, bolla Licet ex debito) sotto la Regola di s. Agostino con costituzioni proprie e con facoltà di avere alcuni membri sacerdoti. Oltre ai tre voti comuni, i Fatebenefratelli emettono quello di ospitalità. Nel 1586 da Sisto V (bolla Etsi pro debito) la Congregazione fu elevata ad Ordine, poi riportata a semplice Congregazione da Clemente VIII nel 1592 (bolla Ex omnibus), e nuovamente elevata ad Ordine da Paolo V (1611 e 1617, breve Romanus Pontifex). Dal 1608 al 1867 l'Ordine era diviso in due distinte congregazioni di Spagna e d'Italia, con Costituzioni e superiori generali propri.
Si diffuse rapidamente in tutti i continenti : dopo un secolo contava già 16 provincie religiose, 2595 fratelli e 262 ospedali con 6893 letti, nei quali annualmente erano curati 113.345 malati. In Italia vi erano sei provincie e 86 ospedali.
Religiosi di eminenti virtù e di spiccata carità, di grande valore infirmieristico, medico, chirurgico, chimico ed anche missionario, elevarono l'Ordine ad alto prestigio, rendendolo molto benemerito sia per l'assistenza ai malati nei propri ospedali, sia per quella prestata alle popolazioni povere nei borghi e nelle campagne. Durante 12 epidemie in Spagna, dal 1581 al 1832, 200 fratelli morirono vittime del loro apostolato. Nella marina
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(per cortesia della Scandinavian Airlines - Roma)

(for. Pides)
In alto: PANORAMA DEL PORTO.
In basso: ROVINE DELLA CATTEDRALE DI HAMAR (sec. xit), distrutta nel xVI sec.
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A sinistra: OSSERVATORIO ASTRONOMICO di Roma (Monte Mario). Equatoriale visuale e cupola di osservazione. A destra, in alto: OSSERVATORIO di Washington. A destra, in basso: TORRE DELL'OSSERVATORIO di Galdici, detto la Specola - Padova.
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e nell'esercito spagnoli, gli O. costituivano quasi un corpo di sanità militare, nominati ufficialmente medici, chirurghi e infermieri delle varie piazzeforti. Dal 1580 al 1779 ca. 300 fratelli presero parte, quale personale sanitario, a 33 spedizioni nelle Americhe. In Italia, in Francia, in Austria, in Germania e in altre nazioni anche extraeuropee, prestarono dovunque opera di fraterna assistenza ai soldati feriti nelle guerre, e ai contagiati durante le epidemie. Con i loro metodi assistenziali apportarono un contributo non lieve al progresso ospedaliero specialmente nella cura ai malati di mente e ai fanciulli rachitici e scrofolosi.
La Rivoluzione Francese, i rivolgimenti politici e militari, le soppressioni del secolo scorso, in Europa e in America, la Rivoluzione Spagnola del 1936-39, la seconda guerra mondiale, inflissero all'Ordine molte perdite di persone e di ospedali. Ben presto però riprese l'antico vigore, tornò a diffondersi e fondò nuovi ospedali e diede impulso a nuove opere sotto la guida di uomini temprati alla virtù e al sacrificio, quali Giovanni di Dio de Magallon in Francia, Benedetto Menni (v.) in Spagna, Portogallo e Messico, Giovanni Maria Allieri, anima della restaurazione dell'Ordine. Così pure molte case fece perdere nell'Europa orientale l'atteggiamento e la legislazione ostile alla Chiesa. Nel 1951 l'Ordine contava 2065 professi, divisi in 16 provincie religiose e 5 vice-provincie con 155 case in Europa, 27 in America, 5 in Africa, i in Asia, 2 in Australia. Recentemente i Fatebenefratelli si sono recati anche in Giappone e in Indocina.
La loro attività si svolge in ospedali, cliniche, manicomi, lebbrosari, asili per ragazzi ciechi, minorati fisici e psichici, ospizi per vecchi, istituti per epilettici e per deficienti adulti, asili notturni per poveri ed operai senza tetto, case di rieducazione per minorenni, case per operai minorenni orfani.
Bibl.: J. Santos, Chronologia hospitalaria y resumen historical de la sagrada Religion del glorioso patriarca S. Juan de Dios, 2, voll., Madrid 1712-16; J. Sobel, Gesch. und Festschrift der Osterr.-Böhm. Ordens-Provinc der Barmherzigen Brüder, Vienna 1892; F. Risi, Bollario dell'Ordine di S. Givo. di Dio, Roma 1904; R. Meyer, Cowni biograf. dei super. gener. dell'Ordine ospedal. di S. Givo. di Dio, ivi 1925; J. Carneiro, Os Irmãos hospitaleros de S. Joao de Deus em Portugal, Lisbona 1943; G. Russotto, L'Ordine ospedal. di S. Givo. di Dio, Roma 1950; J. Monval, Les Frères hospitaliers de St Jean de Dieu, $2^{2}$ ed., Parigi 1950; S. Montescrvat Figueras, Las actividades medio-contenues de la inólia Orden hospitalaria de S. Joan de Dios, Madrid 1990; S. Clavijo y Clavijo, La Orden hospitalaria de S. Juan de Dios en la marina de guerra de España, ivi 1952: id.. La obra de la Orden hospitalaria de S. Joan de Dios en America y Filipinas, ivi 1952; G. Antropius, La spiritualità dell'Ordine ospedaliero di S. Giovanni di Dio, Milano 1951.
Ospitaliere di Nostra Signora della Carità. - Istituto fondato a Digione nel 1682 dal ven. B. Joly.
Nell'ag. 1694 le Costituzioni furono approvate dal vescovo di Langres (la diocesi di Digione è più recente) e il 25 febbr. si ebbero le prime professioni. Lo sviluppo dell'Istituto fu ritardato dalla Rivoluzione Francese. Il decreto di lode è del 3 marzo 1869. Ma subito dopo le comunità di Châtillon-sur-Seine e di Vitteaux si resero indipendenti e la stessa comunità di Digione si scisse nel 1904 e causa dell'ingerenza laica nell'elezione della superiore. L'Istituto si riunì il 16 luglio 1928 ed ebbe proprie costituzioni. Le suore si occupano della cura degli infermi in ospedali e cliniche e di ogni altra attività ospedaliera. Nel 1948 erano 65 con 6 novizie e 6 case.
Bibl. Arch. della S. Congr. dei Religiosi. D. 1.
Agostino Pugliese
OSPITALIERE DI SAN TOMMASO DI VILLANOVA. - Nel 1661 l'agostiniano Angelo Le Proust fondò a Lamballe (diocesi di Quimper) una pia associazione di signore che si assunsero l'obbligo della visita agli ammalati a domicilio e negli ospedali.
L'Associazione si trasformò presto in istituto religioso sotto la Regola agostiniana ed ebbe il decreto di lode il 27 luglio 1860 , quello di approvazione dell'Istituto il 26 luglio 1873, e temporanea delle Costituzioni nel 1924 :
Quella definitiva è del 21 maggio 1935. Le suore si occupano dell'assistenza agl'infermi e tengono anche orfanotrofi per fanciulle e case di riabilitazione per donne cadute o pericolanti. La casa generalizia è a Parigi. Nel 1949 le suore erano 750 , le novizie 23 , distribuite in 43 case.
Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, P. 2.
Agostino Pugliese
OSPITALIERE ISTITUTRICI DEL TERZ'ORDINE DI SAN FRANCESCO, dette FRANCESCANE DI CALAIS. - L'Istituto è il risultato dell'unione di diverse case del Terz'ordine francescano esistenti fin dal sec. xiv nella diocesi di Arras, effettuata per opera del vescovo locale nel 1853.
Ricevette il decreto di lode il 5 giugno 1867 e l'approvazione definitiva dell'Istituto e temporanea delle Costituzioni il 10 marzo 1873. Il 16 marzo 1892 ebbe l'approvazione definitiva delle Costituzioni, che furono nel 1930 confermate al CIC. Le Suore si occupano dell'educazione e istruzione cristiana delle fanciulle e della cura degli infermi anche a domicilio, in Europa e nelle missioni. Nel 1950 erano 942 con 60 novizie e 78 case.
Bibl. Arch. S. Congr. dei Religiosi, A. 19. Agostino Pugliese
OSPITALITÀ. - Da hospes (donde hospitium, hospitalis, hospitalitas), è l'atto di accogliere un forestiero nella propria casa.
I. O. presso i popoli non cristiani. - L'o. è universale presso le popolazioni primitive, sia tra privati sia tra gruppi, perché essendo lo straniero potenzialmente un nemico (hospes e hostis hanno la stessa radice: Varrone, De lingua lat., 4,1; Cicerone, De off., I, 12) potrebbe importare nel luogo dove è ospitato influssi malefici e quindi è bene renderselo amico e anche aiutarlo in caso di necessità. Perciò presso gli attuali primitivi, dopo il primo incontro con lo straniero, si stabiliscono trattative con scambi di doni cui segue l'aggregazione dell'ospite alla comunità, con manifestazioni varie di amicizia: sacrifici, legatura con la stessa corda, scambio di sangue, calumet di pace, ecc. In Roma nel rito dei feziali il territorio dello straniero è tabu e perciò essi usano riti di disinfezione magica (verbeni) e particolari scongiuri quando entrano nel territorio ostile (Livio, I, 24; IX, 5). In Grecia, l'o. è un obbligo sancito da Zeus Senio spremitore dello straniero. In Omere (Iliade, III, 350) la guerra di Troia è causata dal tradimento dell'o. da Paride compiuto ai danni di Menelao. Questo punto di vista è confermato da Eschilo. Ulisse (Od., VI, 119; IX, 175; XIII, 201) quando approda in terra straniera si domanda se essa sia abitata da gente ospitale che teme Zeus protettore dello straniero. Anche in Roma Giove è protettore dell'ospite (Juppiter hospitalis: Cicerone, Ad Quintum Jr., 2, 11). Lo straniero di passaggio vi gode la sicurezza garantitagli dal paterfamilias che lo ospita (hospitium priscitum). Era in uso presso i Romani una teusera hospitalis (in genere di legno; nell'esercito era orale, quasi parola d'ordine) o segno di riconoscimento, che garantiva l'indentita e la sicurezza dell'ospitante e dell'ospitato (Plauto, Poen., I, 5, 27 : Deum hospitalme ac teuseram mecum fero).
Lo svolgersi della civiltà rese il dovere dell'o. una semplice forma di cortesia; Varrone (De arch., VI, 10) suggerisce di fabbricare accanto all'abitazione principale una minore accipiendis hospitibus destinata.
Bibl.: E. Westermarck, Origins and development of moral Ideas, I, Londra 1906, pp. 560, 596; A. van Gennep, Le rites de passage, Parigi 1909, pp. 19-26. Nicola Turchi
II. O. presso gli Ebrei ed i cristiani. - Tutti i popoli orientali ebbero (e l'hanno tuttora) in onore l'o. cui annettevano un carattere di sacra inviolabilità. Essa fu largamente praticata dagli Ebrei e Dio benedisse spesso visibilmente chi la dava con generosità. Se ne vedano le più importanti manifestazioni in: Gen. 18, 3-8: Abramo; ibid. 19, 2-3: Lat; Ec. 2, 19-20: Mosè; Ios. 6, 23 : Rahab; Iudc. 19: levita di Ephraim; Iob 31, 31-32, ecc. L'o. consisteva nel far pernottare il forestiero sotto la propria tenda o nella casa, nel dargli la possibilità di lavarsi i piedi e di rifocillarsi, il che si estendeva naturalmente alla comitiva che lo accompagnava.
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Presso i cristiani l'o., detta spesso humanitas è stata considerata come l'estrinsecazione più autentica della virtù della carità e le si attribuiva la stessa funzione espiatrice dell'elemosina; e tale carattere aveva infatti l'o. se si penso alle difficoltà cui i forestieri, sin quasi ai giorni nostri, andavano incontro nel trovare alberghi o locande decenti. All'adempimento di questo dovere di umana solidarietà i cristiani erano spinti dagli esempi contenuti nella S. Scrittura e dagli inviti incessanti dei loro pastori. Dai Vangeli risultava loro che Cristo, dopo averla gradita più volte, l'aveva annoverata fra le opere di misericordia che il Giudice Supremo ricorderà al giudizio finale (Mt. 25, 34-46). Dagli altri libri neotestamentari potevano constatare che gli Apostoli l'avevano raccomandata sempre fortemente: "Siete larghi di o." prescriveva s. Paolo ai Romani (12, 13; cf. Hebr. 13, 2) ai quali raccomandava la diaconessa Febe, probabilmente latrice della lettera, perché l'accogliessero "nel Signore come si conviene ai santi e a l'assistessero "in tutto ciò in cui può aver bisogno, ché essa pure ha assistito molti ed anche me stesso" (16, 1-2). "Siete liberalmente ospitali gli uni verso gli altri senza mormorazione ", insisteva s. Pietro (I Pt. 4, 9). S. Giovanni lodava il cristiano Gaio per l'o. che dava ai pellegrini e concludeva: "Noi pertanto dobbiamo accogliere questi tali, per cooperare alla verità" (III Is. 5-8). A quest'opera dovevano badare i vescovi, i diaconi e le vedove (cf. I Tim. 3, 2; 5, 10; Tit. 1, 8), anzi tale ufficio doveva poi essere particolarmente riservato ai diaconi, preposti com'erano all'amministrazione dei beni della Chiesa e delle offerte dei fedeli. Commentando i testi sopra ricordati del Vecchio e del Nuovo Testamento, i Padri, gli scrittori ecclesiastici e i teologi, hanno costantemente colto l'occasione per esaltare il merito e il dovere dell'o. Tra i tanti testi che si potrebbero addurre se ne ricordano solo alcuni dell'antichità cristiana. S. Clemente assegna all'o. il primo posto dopo la fede (cf. I Clementis, 10, 7; 11, 1; 12, 1), e ricorda le splendide manifestazioni della o. della Chiesa di Corinto (ibid. 1, 2). La Didachè consacra il cap. 12 a questo dovere da compiersi con discernimento. Erma lo raccomanda pure al cristiano, "perché l'o. dà occasione di far del bene" (Mandatum, VIII, 10; cf. anche Similitudo, VIII, 10, 3). Aristide afferma che i cristiani gioiscono nel ricevere nelle loro case i pellegrini come se fossero veri fratelli (cf. Apologia, 15; vers. L. Vona, L'apologia di Aristide, Roma 1950, pp. 107-108). La Chiesa di Roma è elogiata da s. Dionigi di Corinto per i soccorsi che dava a fratelli forestieri (cf. Eusebio, Hist. eccl., IV, 23, 10). Per Tertulliano tutta la cristianità era una "conteressatio hospitalitatis" (De praescriitioibus, 29). S. Cipriano dà facoltà di prelevare dalle sue sostanze personali ciò che occorreva per soccorrere i forestieri (cf. Epist., VII, ed. G. Hartel in CSEL, III, 2, p. 485). Malgrado le precauzioni che le comunità presero per evitare abusi - la Didachè ordinava che nessun fratello capace di lavorare dovesse essere mantenuto più di tre giorni (cf. cap. 12) - non mancarono sin dall'antichità scrocconi che sfruttavano abilmente la buona fede dei cristiani, come lo scaltro Peregrino, descritto da Luciano (Peregrinus, 16). Nonostante gli abusi, il sacro dovere dell'o. non conobbe remora nella Chiesa, anzi questa "non mediocris virtus", questa "publica species humanitatis", nota peculiare d'ogni cristiano, soprattutto d'ogni vescovo (Ambrogio, De Abraham, I, 5, 32 : PL 14, 435; De Officiis, II, 21, 103: PL 16, 131; cf. s. Agostino, Serm. 355, 1, 3: PL 39, 1570; Sidodonio Apollinare, Ep. VII, 9: PL 58, 578; Concilio di Parigi dell'829, cap. 14 : MGH, Concilia, II, 1, p. 621), diventerà una caratteristica del monachismo tanto orientale (cf. Rufino, Hist. Monacorum, 7: PL 21, 418; Palladio, Hist. Laustaca, 14: PG 34, 1047 ecc.; P. De Meester, De monachico statu iuxta disciplinam byzantinam, Città del Vaticano 1942, pp. 171-72, 286-87), quanto occidentale (cf., ad es., la Regola di s. Benedetto, cap. 53). Difatti ogni monastero ebbe la sua foresteria per ricevere pellegrini e viandanti (cf. Egerio, Itinerarium, ed. H. Pétrée, Parigi 1948), e inoltre presso i luoghi
di transito particolarmente pericolosi (cf., ad es., i frequentatissimi passi alpini del Grande e Piccolo S. Bernardo: v. bernardo di aosta) come nei grandi centri di pellegrinaggio sorsero ospizi diretti da comunità religiose. A Roma erano frequentatissime le varie Scholae che ricevevano i pellegrini delle singole nazioni. Nella voce carità si troveranno elencate le numerose opere create dalla pietà cristiana per assistere i pellegrini e i forestieri bisognosi. Da notare anche che si è ravvisato nell'istituto dell'o. i lineamenti primordiali del diritto internazionale (Tamascia).
Bim.: oltre le letteratura ricordata nella voce carita, if. N. Tamassia, Dell'o. nota a proposito di un recente lacuco di E. L. Catellani, in Rro. ital. per le scienze giuridiche, 22 (1896), pp. 369380: G. Gorce, Les vevages, l'hospitalité et le port des lettres dans le monde chrétien des IVe et Ve siècles, Parigi 1923; S. Moeha Onory, Vrecaci e città (ser. IV-VI), Bologna 1931, pp. 40-52.
A. Pietro Frutaz
OSROENE. - La provincia cristiana dell'O. si costituì entro i suoi limiti definitivi assai tardi, verso la metà del sec. v : i suoi confini furono verso oriente il corso del Hēbūr dalla sua confluenza con l'Eufrate a Circesium e poi il corso di questo da Circesium sino all'altezza di Samosata. Regione di popolazione aramanca con forti penetrazioni arabe, ebbe caratteristiche tutto affatto speciali sin dall'antichità : la sua capitale Örhāi (oggi Urfah) dai Romani chiamata Edessa (v.), fu un importante centro di cultura ed una, e forse la più notevole, località dove il siriaco assurse a lingua letteraria.
Penetrata di cristianesimo sin prima della pace della Chiesa, elaborò una serie di leggende, che culminano nel cielo di s. Tommaso di cui le reliquie vi sarebbero state trasportate intorno al 220 , che le diedero gran fama in Oriente. Contemporaneamente la non lontana Carrhae (Harrān) rimaneva profondamente pagana, conservando il suo culto fino nel medioevo inoltrato. Su Edessa i documenti della sua storia religiosa e quindi anche dei suoi monumenti cristiani sono abbondanti, cominciando dal Chronicon Edessenum compilato sui documenti ufficiali della Chiesa. Disgraziatamente all'abbondanza dei dati filologici non corrisponde una eguale, né anche minore, abbondanza di dati archeologici, in quanto tutte le chiese della città sono scomparse. Ancora molte ne vide intorno al 1507 un anonimo mercante veneziano di cui la relazione fu pubblicata dal Ramusio : "Questa città è stata regale, magnifica et miracolosa, come si vede per l'antiche memorie, et di fabriche, et di palagi. Vi sono da dieci in dodici chiese grandissime, et fabricate di marmi di tale sorte, ch'io con parole non asprei esprimere ". Anche l'epigrafia cristiana sia della città quanto del vicino convento di S. Giacomo (in gran parte in siríaco), pur non povera, non presenta però dati archeologici salienti. Si è dunque ridotti a elenchi di titoli di chiese, importanti per la storia del culto, ma che nulla dicono sulla struttura e la decorazione di tali monumenti.
Il più notevole monumento cristiano di Edessa era la Grande Chiesa, che gli scrittori musulmani, cominciando da al-Muqaddasi, annoverano fra le meraviglie del mondo. Per fortuna un testo poetico siríaco, composto probabilmente nel sec. viI, dà un'abbastanza ampia e chiara descrizione della forma che essa venne ad assumere in seguito alla ricostruzione del vescovo Amidonius in epoca giustinianea. La chiesa era allora un edificio a cupola di tipo bizantino più che non mesopotamico, probabilmente molto simile ad un altro edificio ancora conservato e ben noto, cioè S. Clemente di Angora. La chiesa nel suo interno era completamente rivestita di mussici decorativi, probabilmente aniconici.
Al di fuori di Edessa si hanno notizie di chiese e monumenti che sorgevano in diverse località, e del celebre monastero di Qennesrē resta anche una vera e propria storia, edita dal Nau. Così a Harrān si conosce l'esistenza di una chiesa di S. Elpidio e di un monastero di Aftonia nelle vicinanze della città e a Constantinè (oggi Virān Ṣahr) si sa che uno xenodocheion vi
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Osservatore nomano, l' - Ritratti dei direttori passati : Nicola Zanchini, Giuseppe Bastia, Augusto Baviern.
fu costruito nel 456 dal vescovo Abramo e un altro nel 513 sotto il vescovo Samuele, come informano due iscrizioni. Virân Şahr ha ancora conservate le rovine dell'unico monumento paleo-cristiano della regione. Era questa una grande chiesa rotonda avente nell'interno del primo recinto circolare esterno e, concentrico con questo, un secondo recinto costituito da otto enormi pilastri formanti gli angoli di un ottagono. Secondo due assi perpendicolari fra loro esistevano tre portici quadrati antistanti alle tre porte di accesso alla chiesa e nel quarto lato un lungo coro absidato. Non si sa se l'ottagono centrale era coperto da un tetto piramidale o da una cupola.
Ad Edessa si conservava una immagine miracolosa del Cristo di cui le copie, diffuse anche in Occidente, sono assai importanti per la storia iconografica del Messia.
Bibl.: G. B. Ramusio, Delle navigationi et viaggi, II, Venezia 1583, fol. 78r; E. Renan, Deun monuments épigraphiques d'Edesse, in Tourmal asiatique, $3^{\circ}$ serie, I (1885), pp. 246-51; L. Hallier, Untersuchungen über die Edessenische Chronik, Lipsia 1893; A. Baumstark, Vorjustinianische kirchliche Bauten in Edessa, in Oriens christianus, 4 (1904), pp. 164-83; H. Pognon, Inscriptions sémitiques de la Syrie, de la Mésopotamie et de la région de Mésoul, Parigi 1907, nn. 2-12, 36-39, 44-50, 55-58, 87-90, 118; A. Rücker, Aus der Geschichte der jacobitischen Kirche von Edessa, in Oriens Christianus, 32 (1935), p. 124 sg.; A. Vasilov, The Life of st. Theodore of Edessa, in Byzantion, 16 (1942-43), pp. 179-80; A. Grabar, Le témoignage d'un hymne syriaque sur l'architecture de la cathédrale d'Edesse au VIe siècle et sur la symbolique de l'édifice chrétien, in Cahiers archéologiques, 2 (1947), pp. 41-67; A. Dupont-Sommer, Une hymne syriaque sur la cathédrale d'Edesse, ibid., pp. 29-30. Su Virân Şahr: OppenheimLucas, Inschriften aus Syrien, in Byzantinische Zeitschrift, 1905, nn. 92-94; J. Strzygowski, Kleinasien ein Neuland der Kunstgeschichte, Lipsia 1903, pp. 96-110. Ugo Monneret de Villard
OSSAT, Arnaud d'. - Cardinale e diplomatico francese, n. a Larrogue-en-Magnoac il 20 ag. 1537, m. a Roma il 13 marzo 1604. Nel 1574 accompagnò, come segretario, a Roma il card. Paolo de Foix e dopo la morte di questi ( 1584 ) fu segretario dei cardinali protettori di Francia, Ippolito d'Este e Francesco Joyeuse, e anche incaricato di affari di Francia, e si occupò presso Clemente VIII della pratica dell'assoluzione e riconoscimento, come re, di Enrico IV di Borbone.
Agendo con estrema accortezza, seppe stornare i maneggi della corte spagnola, superare le riluttanze di molti cardinali ad essa aderenti, convincere il Pontefice della sincerità della conversione del Borbone. Accreditato ufficialmente con J. Daty Du Perron per le trattative finali (luglio 1595), e concordate le clausole e la formula dell'assoluzione, ottenne il riconoscimento della legittimità al trono di Enrico IV ( 30 ag.), e a nome del Re fece pubblica abiura, ricevendo l'assoluzione del Ponte-
fice ( 17 sett.). In ricompensa dei suoi servigi, fu nominato vescovo di Rennes (1596), poi trasferito alla sede di Bayeux ( 1600 ) e creato cardinale ( 3 marzo 1599), pure rimanendo sempre a Roma, rappresentante del suo sovrano. Il copioso epistolario lo rivela gran diplomatico, per l'acutezza e l'intuito psicologico, congiunti a grande disinteresse e zelo per la Chiesa e la sua patria.
Bibl.: Amelot de la Houssaye, Lettres du card. d'O., 5 voll., Amsterdam 1708; F. Tamizay de Larroque, Lettres inédites du card. d'O., Parigi 1873; A. Degert, Le card. d'O., ivi 1873; P. Larcode, Le card. d'O., Tarbes 1937; P. M. Alicot, Le card. d'O., in Revue des Hautes-Pyrenées, 32 (1937), pp. 152-58; Pastor, XI, v. indici.
OSSERVATORE CATTOLICO, L'. - Quotidiano fondato il 2 genn. 1864 dall'arcivescovo di Milano Carlo Caccia Dominioni. Ebbe per primi direttori mons. G. Marinoni e d. F. Vittadini e si distinse subito per l'intransigente attaccamento alla S. Sede e per la vivacità polemica sia verso gli avversari che verso i cattolici detti «moderati».
Nato l'anno stesso del «Sillabo», il giornale ne fu per trent'anni tutto improntato; la fama maggiore l'ebbe dal 1869 al 1898 quando ne tenne la direzione d. D. Albertario (v.) che polemizzò aspramente contro i liberali, i clerico-moderati e i rosminiani; il giornale in quel tempo subì processi e nel 1898 fu sospeso per 4 mesi dall'autorità politica, mentre d. Albertario fu arrestato e condannato. Con la morte dell'Albertario (1902) e il passaggio della direzione a Filippo Meda (già redattore del giornale con d. Vercesi, G. Mauri, P. Arcari, G. Molteni e altri, divenuti noti giornalisti e uomini politici), il giornale, senza smentire la sua tradizione di fedeltà alla S. Sede, iniziò un nuovo periodo di vita nel quale patrocinò la preparazione dei cattolici alla partecipazione alla vita pubblica, quando le autorità ecclesiastiche lo avessero permesso. Nel 1907 Filippo Meda e il marchese Cornaggia sotto gli auspici dell'arcivescovo card. Ferrari soppressero i rispettivi giornali (L'O. C. e La Lega Lombarda) dando vita all'Unione che dopo cinque anni divenne l'attuale quotidiano cattolico milanese, L'Italia.
Bibl.: G. Pecora, D. Davide Albertario, Milano 1934; F. Meda, Mezzo secolo di giornalismo, in Uomini e giornali, Firenze 1947, pp. 151-65. Enrico Lucatello
OSSERVATORE ROMANO, L'. - Quotidiano politico-religioso della Città del Vaticano.
Sotto questo titolo uscì a Roma (1848-50) un giornale diretto dall'abate Battelli, soppresso per imposizione del governo di Torino. Nel 1860 il governo pontificio deliberò di far sorgere un quotidiano polemico religioso strettamente sorvegliato:
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(per cortesia di mare. 3. P. Frutaz)
Osservatore romano, L' - Ritratti dei direttori passati : Cesare Crispolti, G. Battista Casoni. Giuseppe Angelini.
L'Amico della verità; e nel 1861 il sostituto ministro dell'Interno, M. A. Pacelli, ne affidò la realizzazione a due profughi romagnoli - N. Zanchini e G. Bastia estendendo anche alla politica il compito polemico del nuovo giornale, ch'ebbe nome L'o. r.
Finanziato da privati, ma sovvenzionato e privilegiato dal Governo, uscl col suo primo numero il $1^{\circ}$ luglio 1861. Nel 1863 ne divenne direttore il marchese Augusto Baviera che poi finl per aver in mano tutta la gestione. Verso il 1873 il gruppo francese del fournal de Rome cercò di impossessarsi dell'O. r.; ma la S. Sede ne riacquistò il pieno dominio, ed impedl il tentativo. L'officiosità, che derivava da tale possesso, fu di volta in volta celata dietro la parvenza di organo di varie istituzioni cattoliche.
Dopo il 1870 la S. Sede pensò di affiancare all'O. r. un quotidiano milanese: L'osservatore cattolico (v.), e uno fiorentino, preesistente: L'unità cattolica (v.).
Per tutto il pontificato di Leone XIII il giornale pubblicò quotidianamente un avviso di protesta per l'occupazione di Roma; nella prima guerra mondiale i bollettini, solo Stefani, ebbero una quotidiana premessa sulla imparzialità del foglio. Con il 4 nov. 1929 L'o. r. è entrato nella Città del Vaticano; dal 1934 ne è derivato un settimanale illustrato. Direttori furono, dopo i tre detti, C. Crispolti, G. B. Casoni, C. Angelini. Dal 1920 lo dirige il conte G. Della Torre di Sanguinetto. Per la più recente vita del giornale, v. giornalismo cattolico.
Boll.: G. B. Casoni, Cinquani'anni di giornalismo, Bologna 1907; C. Crispolti, Rimpianti, Milano 1922; id., Pio IX ecc., ivi 1922; A. Lazzarini, L'O. R., in Vaticano, a cura di G. Pallani e M. Escobar, Firenze 1946.
Andrea Lazzarini
OSSERVATORI ASTRONOMICI. - I. CENNI storici. - Tralasciando gli antichissimi o. a. cinesi, dei quali si hanno notizie assai incerte, si sa che nel mondo classico i primi o. apparvero nella Mesopotamia, forse verso il sec. x a. C., e furono costituiti da alte torri piramidali a più piani (gli le ziqqarat dei Babilonesi) di cui alcuni avanzi sono stati ritrovati a Horsabad, presso Ninive. Come è noto, i sacredoti caldei (che V. Schiaparelli chiamò giustamente i grandi padri dell'astronomia) furono diligentissimi studiosi degli altri e dei movimenti celesti; ed anzi erano riusciti a scoprire un metodo pratico (il cosiddetto periodo di Saros) per la predizione approssimata delle eclissi di sole e di luna.
Dalla Caldea, l'astronomia passò in Egitto e quindi in Grecia; e, dopo la conquista macedone, il centro degli studi si spostò da Atene ad Alessandria di Egitto, fio-
rente sotto il regno dei Tolomei che vi fondarono il famoso museo, con una ricchissima biblioteca ed un celebre o. a. illustrato da Eratostene (276-196 a. C.), uno dei maggiori astronomi dell'antichità. La scuola astronomica alessandrina si chiuse, per cosi dire, con Claudio Tolomeo (sec. II d. C.) che nel suo Almagesto riassume il sapere delle passate generazioni.
Con lui termina per l'astronomia l'èra antica e s'inizia il medioevo astronomico. Nel medioevo l'astronomia fu molto coltivata dagli Arabi, che tradussero nella loro lingua l'Almagesto (posteriormente tradotto in latino da Gerardo da Cremona, nel 1180) ed eseguirono molte osservazioni di pianeti e comete con i loro astrolabi e triquetri. Un prezioso astrolabio arabo, costruito a Valenza nel 1175 da Sa'id Ibrēhīm, è conservato nel Museo astronomico dell'O. di Roma sul Monte Mario.
In particolare, tra gli o. a. arabi, meritano di essere ricordati quello dell'astronomo al-Battānī (Albatemius) in Mesopotamia (sec. x), e quello di Ulugh Beg a Samarcanda (Turkestan); le opere di al-Battāni, ritrovate nella Biblioteca dell'Escuriale, furono recentemente pubblicate da A. Nallino nel testo arabo con traduzione latina.
Con il nascere dell'età moderna, si vedono sorgere anche in Europa dei veri o. a. Tra i primi, anteriori alla scoperta del cannocchiale, vi è quello di Kassel (Germania), eretto nel 1561 da Guglielmo IV langravio di Assia, e quello celebre di Tycho Brahe nell'Isola Hven (Mar Baltico), dove il grande astronomo danese eseguil quelle metodiche ed esatte osservazioni sopra le posizioni del pianeta Marte, che condussero poi Keplero alla scoperta delle famose tre leggi sul moto eliocentrico dei pianeti. Ma una vera fioritura dell'astronomia ha luogo soltanto dopo l'invenzione del cannocchiale ( 1609 ) e dopo le prime scoperte di Galileo sopra le macchie del Sole, sopra i monti della Luna, sopra le fasi di Venere, sui satelliti di Giove, sopra la Via Lattea, ecc.
Il secolo successivo segna quindi la fondazione delle grandi specole europee: Parigi (1667), Greenwich (1675); Berlino (1705); Pietroburgo (1725); Vienna (1735), ecc.
Per quanto riguarda particolarmente l'Italia, si ricorda a Roma l'O. di S. Maria in Vallicella, fondato dal Ponteo che vi esegul osservazioni sopra la cometa del 1680; osservazioni che ebbero l'onore di essere ricordate dallo stesso Newton. E questa la prima specola italiana di cui si ha notizia, giacché le osservazioni anteriori del Clavio, dello Scheiner e di E. Divini erano state eseguite sopra terrazzi con cannocchiali portatili; e ad essa segue la specola dell'Università di Bologna fondata nel 1714. Alcuni anni dopo i Gesuiti, che dimoravano nel Palazzo di Brera a Milano, dove tenevano corsi di filosofia e teologia, fondarono la specola milanese (1760), chia-
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mando a dirigerla l'illustre matematico ed astronomo p. Ruggero Boscovich. Poco appresso (1766), per decreto del Senato veneto, veniva eretto l'O. di Padova nella torre di Ezzellino; quindi il p. De Caesaris fondava a Roma (1780), presso S. Maria Maggiore, l'O. Caetani, trasferito poi al Campidoglio, mentre alcuni anni dopo (1787) l'abate Giuseppe Calandrelli fondava l'O. del Collegio Romano in una piccola torre da lui eretta su quel fabbricato e tuttora visibile dalla piazza omonima.
Passata la bufera della Rivoluzione Francese, l'abate Giuseppe Piazzi (che, alcuni anni prima, aveva fondato l'O. di Palermo sopra la torre di S. Ninfa e lo aveva grandemente illustrato con la scoperta del primo pianetino, Cerere Ferdinandea) veniva invitato da Ferdinando I a portare a termine e dirigere l'O. di Napoli, la cui costruzione era già stata iniziata da poco a Capodimonte (1812). Più tardi (1823) papa Leone XII riordinava gli studi col breve Quod divino sapientia e stabiliva la fondazione di un o. sopra la grande torre orientale del Palazzo del Campidoglio, a Roma; tale fondazione venne affidata all'abate Feliciano Scarpellini, che trasportò al Campidoglio il materiale della vecchia specola Caetani da lui diretta e vi aggiunse nuovi strumenti scientifici. Quasi contemporaneamente, G. Plana fondava l'O. di Torino sopra una delle torri di Palazzo Madama; D. De Vecchi dava vita all'O. di Firenze nel Palazzo del Museo delle scienze, ecc. La fine del sec. xix vide sorgere (1888) l'O. Vaticano, allora situato sopra la torre Leonina nelle mura vaticane.
II. O. A. modernt. - Col sorgere del sec. xx gli o. a. abbandonano completamente le vecchie torri dove erano sempre vissuti e richiedono invece il possesso di un terreno (preferibilmente sopra un colle) dove collocare, in padiglioni separati, gli strumenti destinati alle misure di posizione dei pianeti e delle stelle (strumenti dei passaggi; cerchi meridiani, ecc.). Infatti la grande esattezza, che oggi si domanda nelle misure di posizione, vuole che questi strumenti abbiano la massima stabilità e vengano quindi posti direttamente sul terreno sopra solidissime fondazioni. Inoltre l'impiego sempre più esteso della fotografia celeste, specialmente nell'astrofisica per lo studio delle nebulose, degli spettri stellari, ecc. consiglia spesso di eseguire tali fotografie in condizioni particolari, ad es., in montagna. D'altra parte le lastre fotografiche cosi ottenute debbono poi essere misurate e studiate con somma cura; e la pratica ha mostrato che per ogni ora impiegata a fotografare il cielo si richiedono poi cinquanta o settanta ore di tavolino per l'esame delle lastre. Ma nulla costringe a compiere questo lungo esame nel medesimo luogo dove le fotografie sono state eseguite; ed inoltre le grandi specole hanno spesso ricche biblioteche, compiono servizi di segnalazioni orarie di tempo, ecc. e sono anche sedi di corsi superiori per gli studenti, onde riuscirebbe dannoso allontanarle molto dalla città e dalle grandi università. Si è quindi risolto il problema, dotando gli o. moderni di opportune "specole succursali».
Così, ad es., per quanto riguarda l'Italia, l'O. a. di Roma ha abbandonato le antiche sedi urbane e si è trasportato sulla vetta di Monte Mario sul primo meridiano d'Italia, collocando gli strumenti posizionali nel parco in separati padiglioni, ed ha recentemente eretta una sua stazione succursale sul Gran Sasso d'Italia a 2300 m . di altezza sul mare. Analogamente l'O. di Bologna ha eretto una succursale a Loiano negli Appennini; quello di Padova ad Asiago a 1000 m . di altezza; quello di Milano a Merate, ecc. E cosi pure l'O. di Torino fu trasportato dal direttore, G. Boccardi, dalle torri di Palazzo Madama in un adatto parco presso Pino Torinese; l'O. di Firenze, per cura di G. B. Donati, passò dal vecchio Palazzo del Museo alla collina di Avostri presso la città. Ed ultimamente anche l'O. Vaticano, sotto la direzione del gesuita p. J. Stein, ha lasciato la vecchia torre Leonina per il parco pontificio di Castel Gandolfo.
Ma i grandi progressi dell'astronomia hanno condotto ancora ad una specializzazione degli o. a. Al presente non è concepibile che una singola specola possa occuparsi di tutti i campi dell'astronomia, precisamente come nessun istituto potrebbe oggi occuparsi con profitto di tutti i campi della medicina. Gli o. moderni tendono quindi a soddisfalersi in o. a. propriamente detti, i cui compiti riguardano specialmente l'astronomia di posizione, od astronomia classica; in o. astrofisici che si occupano prevalentemente della costituzione fisica dei corpi celesti; in o. solari, che studiano il sole, ed infine in laboratori astronomici, che si dedicano particolarmente ai calcoli ed all'esame delle lastre fotografiche ottenute in altre specole.
Si prescinde naturalmente dagli o. puramente geodetici (in Italia la specola di Carloforte, che si occupa degli spostamenti del polo terrestre), o meteorologici, o sismici, che osservano i fenomeni meteorologici, i terremoti, i microsismi, ecc., notando che tale ripartizione non è, né può essere assoluta, ma solo orientativa. Così, p. es., si hanno o. che sono insieme astronomici e solari, oppur astrofisici e solari, astronomici e meteorologici, astronomici e sismici, ecc.
Al presente gli Stati Uniti costituiscono indubbiamente la nazione in cui l'astronomia è maggiormente coltivata, per il gran numero ed insieme per l'alta potenzialità degli o. di cui dispongono. Basterà ricordare quelli del Monte Palomar, del Monte Wilson, del Monte Hamilton, come pure l'O. di Lowell, ecc.
III. Strumenti astronomici. - Gli strumenti principali degli o. sono: l'orologio di alta precisione, il cannocchiale meridiano, il cannocchiale equatoriale (visuale o fotografico), l'ostrografo, il riflettore e la torre solare; i primi riguardano più specialmente gli o. astronomici, gli ultimi gli o. astrofisici e quelli solari.
Gli orologi vengono generalmente collocati nei sotterranei, od in locali a temperatura costante; e spesso anche sotto campane pneumatiche a pressione costante. I cannocchiali meridiani, collocati in padiglioni separati nel parco o giardino dell'o., sono di modeste dimensioni, e possono muoversi soltanto nel piano del meridiano e quindi sono atti ad individuare l'istante preciso in cui un astro passa al meridiano, come pure l'altezza che esso raggiunge in quel momento sull'orizzonte; da queste osservazioni l'astronomo ricava le coordinate celesti dell'astro esaminato (ascensione retta e declinazione), la correzione dell'orologio, la longitudine e la latitudine della specola. Gli equatoriali sono grandi cannocchiali (il massimo, che appartiene all'O. di Yerkes, ha una lente di oltre un metro di diametro) collocati sotto cupole ruotanti; servono per lo studio delle stelle doppie, delle stelle variabili, per la ricerca delle parallassi stellari, per l'esame delle particolarità fisiche dei pianeti, ecc. ed a tale scopo hanno una speciale montatura (detta equatoriale) e sono mossi da un motore elettrico che permette loro di seguire automaticamente un astro in cielo, nel suo moto apparente, dal nascere al tramonto. Gli astrografi sono equatoriali fotografici, di modeste dimensioni, ma provvisti di un sistema di lenti che permette loro di fotografare una larga regione del cielo; sono utilissimi specialmente per la ricerca e la determinazione delle posizioni dei piccoli pianeti e delle comete. I riflettori sono grandi equatoriali in cui la lente obbiettiva è sostituita da uno specchio parabolico (o sferico, nel moderno tipo di Schmidt); poiché lo specchio concentra nello stesso fuoco tutti i raggi luminosi qualunque sia la loro lunghezza d'onda, e poiché esso può costruirsi anche di grandissime dimensioni (quello del Monte Palomar ha un diametro di 5 m .), il riflettore può considerarsi come lo strumento principale dell'astrofisica per lo studio degli spettri stellari, per la fotografia di nebulose distantissime, ecc. La torre solare è un'alta torre (quella del Monte Wilson è alta ca. m. 30; quella di Monte Mario, a Roma, che è la maggiore italiana, ca. m. 35) che sostiene, nel suo interno, un cannocchiale verticale di lunghezza eguale all'altezza della torre. Alla sommità di questa, sotto una cupola ruotante, si trova un sistema di specchi mobili (celestato), che fa cadere i raggi solari sopra la lente obbiettiva del cannocchiale.
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L'astronomo si colloca in una stanza, a piano terreno della torre, dove si forma una grande immagine fuocale del sole, che egli può studiare o fotografare comodamente. Nel sotterraneo vi è un altro apparecchio (spettroelografo), che permette lo studio spettroscopico delle singole regioni del sole, come pure di eseguire la fotografia utilizzando soltanto la luce emessa da alcuni elementi chimici, idrogeno, calcio, ecc. E ciò permette di individuare la distribuzione ed i movimenti delle nubi di calcio, idrogeno, ecc. negli strati superiori (cromosfera) del Sole.
Per brevità, si nomineranno qui gli strumenti astronomici accessori (micrometri, fotometri, cronografi, spettrografi, misuratori di lastre, macchine calcolatrici, ecc.), come pure gli strumenti meteorologici e sismici (barometri, termometri, igrometri, anemometri, sismometri, ecc.), ricordando insieme che alcuni o. possiedono anche ricche biblioteche ed alle volte (come, ad es., l'O. di Roma) anche un museo astronomico. - Vedi tav. XXVIII.
Bibl.: una descrizione particolareggiata dei migliori o. e dei loro strumenti può trovarsi soltanto nelle Memorie, o Contributi scientifici pubbî, dai singoli istituti; una lista abbastanza completa degli o. a. di tutte le nazioni, con indicazioni sommarie degli strumenti posseduti, è riportata nell'annuario delle università, biblioteche, ecc. pubblicato da Montessu de Baffière con il titolo di Index Generalis (Parigi), come pure nell'annuario scientifico tedesco Minerva. Ottime riproduzioni di strumenti astronomici si trovano pure nei cataloghi editi dalle case costruttrici, p. es., Askania (Berlino), Grubb (Newcastle), la Galileo (Firenze), Zeiss (Jena), ecc. come pure in trattati di astronomia descrittiva, ecc.
Giuseppe Armellini
IV. Osservatori scientifici nelle missioni. Gli o. scientifici nelle missioni attirano la stima e la benevolenza dei popoli verso la Chiesa e servono anche a combattere diffuse superstizioni popolari. L'o. più celebre nella storia delle missioni è quello che fu eretto alla corte di Pekino al principio del sec. xvir dai Gesuiti, fra i quali si distinsero il p. Giovanni Adamo Schall von Bell, tedesco, che costrui l'o. stesso, ed il p. Ferdinando Verbiest, fiammingo, che ne fu il primo direttore europeo. Il lavoro scientifico di questi padri alla corte rese indirettamente grandi vantaggi alle missioni (v. CINA, III. Evangelizzazione). La soppressione della Compagnia di Gesù alla fine del 1700 pose fine al lavoro scientifico dei Gesuiti alla corte di Pekino, né questo fu poi più ripreso.
Invece, nella $2^{\text {a }}$ metà del secolo scorso sorsero altri o. scientifici.
In Manila, fu fondata dai Gesuiti nel 1863 una stazione meteorologica, la quale, sotto la direzione del p. Federico Faura y Prat, spagnolo, si sviluppò ben presto nell'O. di Manila. Benché la prima preoccupazione dei Padri mirasse alla previsione dei tifoni, presto si aggiunsero alla sezione meteorologica le sezioni geomagnetica, sismologica e astronomica. Esso, però, fu distrutto completamente nel febbr. 1945, al momento dello sgombero della città da parte dell'esercito giapponese. Il p. Faura si fece un grande nome, con l'invenzione di uno strumento per la previsione dei tifoni.
L'O. di Zi-ka-wei presso Sciangai, che in un certo senso segna la ripresa dell'antico O. imperiale di Cina, fu fondato dai Gesuiti francesi nel 1873. Il p. Luigi Froc, detto il « Padre dei tifoni», ed il suo successore, il p. Ernesto Gerzi, hanno reso grandi servizi allo sviluppo economico e commerciale di quella costa cinese per i loro sempre più esatti e più sicuri preannunzi dei tifoni. Sotto il punto di vista scientifico però non meno importante fu il lavoro delle altre sezioni stabilite nell'O. di Zi-ka-wei e in quello filiale di Zo-sè. L'O. pubblicato per la metereologia un Bulletin de prévision de temps (quotidiano) e per l'astronomia: Annales de l'Observation de Zosè. Fra le più recenti e importanti pubblicazioni del p. E. Gherzi, si possono notare: La métèorologie de la Chine (pubblicato dalla Accademia pontificia delle scienze [Roma 1939]) e Climatological atlas of Asia (Sciangai
1944). Nel 1950, gli edifizi furono occupati dal governo comunista della Cina.
Di minore importanza è l'O. di Ambohidempona nell'isola di Madagascar, fondato nel 1889 dai Gesuiti francesi. Per qualche tempo, in collaborazione con istituzioni governative, i Padri si occuparono dello studio dei cicloni, abbastanza rari in quella regione. Ma il lavoro più importante di quell' o. è costituito dalle ricerche geomagnetiche, eseguite dall'attuale direttore, p. Charles Poisson. Ha tuttavia anche sezioni per l'astronomia, la sismologia e la meteorologia. Ebbe anche una importante sezione di geodesia.
Nel 1907 il gesuita francese p. Bonaventura Berloty fondò l'o. di Ksara nel Libano, che fa parte dell'Università di S. Giuseppe a Beirut. Dal 1921 fino al 1944 la direzione ufficiale del Servizio meteorologico dello Stato fu unita a quell'o. Oltre alla sezione meteorologica esso comprende le sezioni astronomica, geomagnetica e sismologica. Lo studio climatologico del Libano costituisce il suo lavoro più importante. Fino al 1940 l'O. pubblicò : Annales de l'Observatoire de Ksara, e fino al 1945: Climatologie aéronautique. Ora vi si pubblicano mensilmente: Bulletin mensuel de climatologie e Bulletin sismologique prévisoire.
Il p. Edward Pigot, gesuita irlandese, fu nel 1908 il fondatore di una stazione sismologica, che si sviluppò nell'O. astronomico e sismologico di Riverview, presso Sydney in Australia. Il direttore attuale è il p. Daniel O'Connel. Il lavoro principale di quell'o. consiste nella fotometria fotografica, specialmente delle stelle variabili.
Poiché nei paesi delle missioni i governi desiderano sempre avere i loro propri o., si prevede che gli o. nelle missioni perderanno un po' alla volta la loro importanza pubblica e si trasformeranno piuttosto in istituti di ricerche scientifiche affiliate a università o collegi diretti dai missionari.
Alfonso Smetsers
OSSESSIONE : v. DEMONIACHE, MANIFESTAZIONI; SPIRITISMO.
OSSIACH. - Abbazia benedettina, in Carinzia, sull'omonimo lago, nella diocesi di Gurk (anticamente Salisburgo), soppressa sotto Giuseppe II nel 1783.
Era l'abbazia benedettina più antica della Carinzia, fondata verso il 1024 dai genitori del patriarca Poppone di Aquileia; fu baluardo di fede e di scienza sacra, anche nei tempi della «Riforma». La chiesa romanica ebbe ricca decorazione barocca di G. F. Fromiller (metà sec. xvili). Fino al 1484 vi fu vicino un convento di Benedettine. Celebre l'episodio di Boleslao II, re di Polonia, uccisore di s. Stanislao di Cracovia (1074), il quale, dopo la penitenza pubblica, si ritirò a O., vivendo ancora per nove anni in assoluto silenzio e solitudine; solo in morte (ro89) rivelò la sua persona, lasciando al monastero l'anello reale. Fino alla soppressione, a ricordo di questo fatto, i monaci mantennero 12 sordomuti; la lapide sepolcrale del re penitente è un monumento sepolcrale romano.
Bibl.: A. Brackmann, Germania Pontifícia, I. Berlino 1910, p. 108 sgg.; A. Jaksch, Monumenta hisi. ducatus Carinthiae, II-IV. Klagenfurt 1904-1906; A. Krause, Die erloschenen Be nedibtinerblüster in Osterr., Vienna 1949, p. 102 sgg.; Cottineau, II, col. 2152.
Giuseppe Löw
OSSIRINCO, PAPIRI di. - Antica città egiziana, oggi el-Bahnasâ, ove si è rinvenuta una delle raccolte più cospicue di papiri greci, radunata per opera della Egypt exploration fund (ora Society), a cura dei professori P. Bernard Grenfell e Arthur S. Hunt, ambedue del Queens' College di Oxford, e poi proseguita dai loro collaboratori e successori fino al Roberts, al Lobel e alla Wegener.
Se ne iniziò la pubblicazione nel 1898 con un primo volume edito dal Grenfell e dall'Hunt con l'edizione di 6 papiri cristiani, di cui il primo conteneva i Detti di Gesù, il secondo un passo di Matteo, il terzo un passo
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(10) Egypt exploration fund, the Hegriochea popori, editi da B. Urcuieli e A. S. Hunt, II, Londra 1888, vol. 3, depo p. 31 Ossirinco, papiri di - Papiro proveniente da O. ( $1^{\circ}$ metà del sec. iv). Prologo dell'epistola di s. Paolo ai Romani (1, 1-7).
di Marco, il quarto un frammento teologico, il quinto un frammento cristiano non identificato e il sesto un passo degli Atti di Paolo e Tecla. Importante apparve in modo speciale il primo, del sec. II-II, contemente un primo frammento dei cosiddetti Loghio Iesu, cioè di brevi sentenze a lui attribuite, e raccolte via via da scrittori vari, che attingevano anche ad apocrifi e che si tramandavano i loro testi in modo inorganico; nel vol. IV della medesima raccolta (1904) apparve sotto il n. 654 un altro frammento della medesima opera.
In complesso tutta la raccolta dei p. di O. fino all'ultimo volume finora uscito (XVIII, 1941) contiene ca. un centinaio di papiri che interessano il cristianesimo, cioè ca. un ventesimo di tutta la parte pubblicata; altri ne restano ancora da leggere nella parte che attende le cure degli editori. Notevoli, nella raccolta, tre pergamene : due (XIII, 1594 e VIII, 1076) che interessano il testo di Tobia (v.), e una (VII, 1010) quello di Esdra (v.), un importante papiro con un frammento del IV Vangelo del sec. III (II, 208; XV, 1781), un testo assai notevole degli Atti (XIII, 1579), uno non meno importante di Ebrel (IV, 657), un frammento di Vangelo apocrifo (X, 1224; cf. 655), degli Atti di Giovanni (VI, 850), un inno cristiano con note musicali (XV, 1786), il Calendario liturgico del 535-36 (XI, 1357) e una pergamena con frammenti della Didachè (XV, 1782).
Bibl.: The Oxyrhynchos popyri (Egypt exploration fund), 18 voll., Londra 1898-1941; G. Pfeibichifter, Oxyrhyuchus, seine Kirchen und Klüster auf Grund der Papyrusfunde, in Festgabe Knäpfler, Friburgo in Br. 1917, pp. 248-64; L. Modena, Il cristianesimo ad O. secondo i papiri, in Bull. Soc. arch. Alex., 31 (1917), pp. 254-69; 33 (1919), pp. 293-320; A. Deismann, Licht vom Osten, $4^{4}$ ed., Tubinga 1923; H. Delchaye, Le calendrier d'Oxyrhynque pour l'année 535-36, in Anal. Bolland., 42 (1924), pp. 83-92. Aristide Calderini
OSSÓ y CERVELlÓ, EnRIGUE. - Canonico spagnolo n. a Vinebre (Tarragona) il 16 ott. 1840 e m. a Sancti-Spiritus presso Valencia il 27 genn. 1896.
Uomo di ardente zelo, combatté i nemici della Chiesa mediante la stampa, la catechesi e fondando nel 1876 la Compagnia di S. Teresa, congregazione di suor