(Norwegian collections), Oslo 1933; id., Greek ostraca in the University of Michigan collection, I. Texts, Ann Arbor 1935; Cl. Prious, Les ostracs grecs de la collection Charles Edwin Wilbour au Mure de Broochlyn, Nuova York 1935.
Aristide Calderini
OSTRIANO : v. MAJUS COEMETERIUM.
OSTROGOTI : v. GOTI.
OSTROGSKI, Konstantin Vasilij. - Principe di Ostrog, n. nel 1526, m. nel 1608. Padrone di vastissimi possedimenti in Podolia, Galizia e Volynia e vojevoda (governatore) di Kiev, O. era uno dei più potenti magnati dello Stato polacco-lituano. Come già suo padre Costantino, egli fu mecenate dalla Chiesa dissidente e cercò di elevarne il livello cultu-rale-religioso in collaborazione con il principe Andrea Kurbskij e con gli altri profughi dalla Russia.
A questo fine fondò a Ostrog una scuola per l'insegnamento delle lingue classiche e delle arti liberal. Nella tipografia annessa usci nel 1581 la prima edizione completa della Bibbia in lingua ecclesiastico-slava. Allora alcuni dissidenti concepirono l'idea dell'unione con la Chiesa cattolica per cosi fronteggiare meglio il comune pericolo del protestantismo, e O. al principio non si mostrò contrario. Quando poi i vescovi dissidenti entrarono in trattative concrete con Roma, O. vi si oppose, forse anche un po' per il risentimento di non essere stato in precedenza consultato. Non accetto quindi l'unione conclusa a Brest ( 1596 ) e fino alla morte sostenne i vescovi dissidenti, il che nocque assai al consolidamento della unione. Però i suoi due figli Janusz e Andrea passarono, vivente ancora il padre, alla Chiesa cattolica.
Bibl.: E. Likowski, Union de l'Eglise grecque ruthène en Pologne 1596, Parigi 1903; T. Umaniec, Kniazz' K. V. O., in Russkij Archiv, 1 (1904), pp. 923-34; K. Lewicki, Kiaula Konstante O. a unia Brzeska 1396 r, Leopoli 1933, Giuseppe Ofir
OSTUNI, diocesi di: v. brindisi, diocesi di.
OSVALD, Franko Richard. - Sacerdote, vicario arcivescovile di Trnava e scrittore, n. a Hodruša il 3 ott. 1845, m. a Trnava il 14 apr. 1926.
Scrisse molti libri d'insegnamento religioso per il popolo. Quando la lingua slovacca cominciò a perder terreno sotto la pressione magiara, O. spese le sue forze e i suoi beni per salvarla, specialmente nelle chiese. E perciò aiutò il clero con varie edizioni omiletiche, fondò e diresse per 28 anni il periodico Kasatel'da(= Il pulpito $=$, 1881-1908). Inoltre fu iniziatore e organizzatore di un movimento letterario, il quale prende da lui nome Osvaldova družina (= Scuola di Osvald-) riunendo i letterati cattolici intorno alla rivista Literitese listy da lui fondato e diretta per 18 anni ( 1891 -1908). Questa scuola si dedicò specialmente alle ricerche storico-letterarie, studiando in primo luogo le benemerenze dei cattolici per la cultura slovacca, trascurata dagli studiosi non cattolici. All'inizio del sec. xx O. fu il personaggio più significativo nella vita culturale slovacca, per quel che riguarda l'ambiente cattolico.
Bibl.: L. Rizner, Bibliografia, Turč. Sv. Martin 1932, III, pp. 345-52; V. Ries, Frantiseh Richard O., Trnava 1936. Michele Lucho
OSVALDO, santo. - Due santi di questo nome meritano un ricordo: s. O. re della Northumbria, apostolo del cristianesimo, ucciso nella battaglia di Masefield il 5 ag. 642 e venerato come martire (Martyr. Romanum, p. 324, con ricca bibl.) e s. O., arcivescovo di York, m. il 28 febbr. 992. Canonico del Capitolo cattedrale di Winchester, di cui poi divenne decano, si recò in Francia, dove iniziò la vita monastica nell'abbazia di Fleury. Tornato in patria, nel 961 O. fu nominato vescovo di Worcester e nel 972 passò alla sede di York, conservando ancora il governo di Worcester.
In ambedue le diocesi svolse la più efficace attività
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per la riforma del clero e dei fedeli, prodigò le sue sostanze a favore dei poveri. Cure particolari rivolse alla vita monastica con la fondazione di sette nuovi monasteri (tra i quali quello di Ramsay) e con l'introdurre monaci esemplari nei monasteri di più antica data. In tutti i monasteri da lui fondati o riformati portò gli usi dell'abbazia di Fleury. In breve i suoi discepoli aumentarono e in più luoghi sostituirono anche il clero secolare nelle cattedrali. S. O. re: festa 5 ag.; s. O. arciv. : festa 28 febbr.
BibL.: Vita ed. da J. Raine: Historians of the Church of York, t. III, 1879, pp. 399-475. Un'altra Vita (del monaco Esdmero) in PL 139, 761-786; J. Arm. Robinson, St. Oswald and the church of Worcester (British Academy, Suppl. Papers, V). Londra 1919; A. Zimmermann, Kalkodarium Benedictinum, I, Friburgo i. Br. 1933, pp. 266-68. Ambrogio Mancone
OTFRIDO di Weissenburg. - Monaco benedettino, n. in Alsazia intorno al 790, m. l'87o. Discepolo di Rabano Mauro, poi capo della scuola claustrale di Weissenburg, autore di una Armonia evangelica in lingua franca dell'alto Reno, da lui intitolata Liber evangeliorum D. g. theodisce conscriptus, nota anche con il nome di Krist, datole da E. G. Graff.
L'opera consta di cinque libri, corrispondenti ai cinque sensi che sono nell'uomo il tramite del peccato, e attinge alla fonte dei Vangeli, con i soliti adattamenti all'ambiente e agli usi locali, e con frequenti riflessioni e considerazioni morali. L'importanza storica dell'opera, che rivela più il teologo e l'crudito che il poeta, sta nella forma, essendo O. il creatore di un verso che rimase per due o tre secoli il tipo dominante nella poetica tedesca: esso consta di due emistichi, ognuno con quattro assi e un numero indefinito di tesi, legati fra loro per mezzo della cima, che sostituisce qui per la prima volta l'allitterazione caratteristica germaniche. O. delle lingue è, dopo il remoto Ulfila visigotico, il primo scrittore tedesco di cui sia noto il nome.
BibL.: Manitius, I, pp. 574-77; J. Körner, Bibliographisches Handbuch des deutschen Schriftums, Berna 1949, p. 87. Bruno Vignola
OTHONIEL (ebr. 'Othniel). Giudice d'Israele, figlio di Cenez e fratello di Caleb. Conquistò Cariath Sepher e ottenne in sposa sua cugina Axa (Jos. 15, 13-19; Iudc. 1, 12-15). Fu il solo giudice delle tribù meridionali; batté un certo Chusan Rasathaim, re di 'Āram Nahārajim (il Nahrima delle lettere di el-'Amārnah, presso il grande gomito dell'Eufrate di fronte a Alessandretta) : Iudc. 3, 7-11.
L'incertezza di tali indicazioni, la presenza degli Aramei della Siria settentrionale fino al sud di Canaan, han-

(da G. Braun, Tracht und Attribute der Heiligen in der deutschen Kunst, Stoccarda 1953, Pp. 388)
Osvaldo, santo - S. O., re e martire. Particolare di sole d'altare (ca. 1450) - Graz, Pinacoteca.
no spinto a vedere in Chusan dal nome arabizzante un capo razziatore proveniente non da Aram, ma da Edom (M.-J. Lagrange) : facile passaggio tra $r$ e $d$. In realtà, però, non è improbabile che una razzia di Aramei abbia raggiunto Giude. Le bande nomadi agiscono anche a grande distanza dalle loro sedi di partenza; e all'epoca di O. (sec. xiv : L. Desnoyers [v. bibl.], p. 407 sgg.) le popolazioni sirische, in seguito al crollo dell'Impero hittita, erano talmente instabili che incursioni di tal genere non sono inverosimili (cf. Gen. 14).
BibL.: M.-J. Lagrange, Le lieve des Juges, Parigi 1903, pp. 810, 46-49; C. F. Burnes, The book of Judges, Londra 1918, p. 63 sgg.; L. Desnoyers, Histoire du peuple hébreu, I, Parigi 1922, p. 131 sgg. e note; M. Salles, La S. Bibbia, Vecchio Test., II, Torino 1924, pp. 32 sg., 93 sg. Francesco Spadafera
OTLONE (Otloi) di Sant'Emmerano. - Monaco e scolastico del monastero di S. Emmerano in Ratisbona, vissuto fra il roio e il ro7o.
Fra gli scritti vanno ricordati il Dialogus de tribus quaestionibus e l'autobiografico Liber de tentationibus suis, varia fortuna et scriptis, dove narra come, mentre si occupava della scienze profane, fu assalito dal dubbio intorno a ciò che leggeva nei libri sacri, alla natura di Dio e alla sua onnipotenza e provvidenza, e com'egli si salvò, tenendosi lontano dallo strepito delle dispute dialettiche (che avevano invaso le scuole cattedrali e monastiche) e dedicandosi alla meditazione delle S. Scritture e all'esercizio della vita religiosa. Come s. Pier Damiani, anch'egli non condanna la dialettica e il sapere profano se non in quanto scorge in essi un affievolimento della fede.
Edizioni: PL 148, 27-434; Sermo de eo quod legitur in psalmis, sotto il nome di Beda, ibid. 93, 1103-28; G. M. Dreves, Anol. hymn., 50 (1907), pp. 320-28.
BibL.: J. A. Endres, O.r von St. Emm. Verhältnis zu den freien Küntzen, iwbes. zur Dialektik, in Philos. Jahrbuch, 17 (1904), pp. 44-55, 173-84; 19 (1906), p. 29 sgg.; Manitius, II, pp. 83-103. Altre indicazioni in Uberweg, II, p. 697.
Bruno Nardi
OTRANTO, ARCidiocesi di. - Città e arcidiocesi in provincia di Lecce. Ha una popolazione di 187.941 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 59 patrocchie servite da 142 sacerdoti diocesani e 30 regolari, un seminario minore, 7 comunità religiose maschili e 35 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 305). Ha per suffragnese Lecce, Gallipoli e Ugento. La Cattedrale è sacra all'Annunciazione di Maria Vergine.
I. Storia. - La rinascita di O., dopo la decadenza del periodo romano ad opera della vicina Brindisi, è dovuta alle disperate condizioni politiche di Bisanzio, che, ridotta nella propaggine estrema del Salento, elevò la città a capoluogo politico, militare e religioso della regione omonima. La diocesi idruntina è tuttavia anteriore all'età bizantina, e potrebbe essere assegnata alla fine del Iv o ai primi del v sec., quando si pensi alla grande autorità di cui appare rivestito il primo vescovo storicamente noto, quel Pietro (595; Jaffé-Wattenbach, 1400), al quale Gregorio Magno affida la cura di visitare le diocesi vacanti di Brindisi, Lecce e Gallipoli ( 595 e 601; op. cit., 1696; 1727; 1849) e di assistere all'elezione dei relativi prelati. Seguono poi: Andrea (649), che intervenne al Concilio Lateranense di Martino I, e Giovanni I (680), presente al III Concilio di Agatone I tenuto a Costantinopoli. Nel sec. Ix, come si è detto, la Chiess idruntina entra nell'orbita di Costantinopoli e la sua cattedra annovera vescovi scismatici, dei quali è noto appena qualche nome. E certo però che in questo periodo O. acquista una preminenza decisiva su tutte le sedi vicine e accumula diritti e privilegi, che nessuno poi ardirà più revocare. Fu certamente il patriarca di Costantinopoli a conferire la dignità arcivescovile alla cattedra idruntina, ma è dubbio che sia stato Marco (870), il dottissimo autore dell'Ufficio greco quaresimale, ad esserne investito per primo. Più verosimile sembra che ciò debba attribuirsi, tralasciando qualunque nome di prelati, all'imperatore Niceforo Foca, per ordine del quale nel sec. x il patriarca Poliutto dichiarò metropolitana la sede, con giurisdizione sulle citrà vicine e sulle
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diocesi di Acerenza, Gravina, Matera, Tricarico e Tursi. L'arcivescovo di O. si ebbe cosi il titolo di primas Salentinorum, la Croce patriarcale, l'attributo di serenissimo e il diritto di prebende dai faudatari e dai baroni. Solo nel sec. xI O. ritornò alla Chiesa di Roma, ma il rito greco restò tenacemente vivo per lungo tempo. Tra i presuli più eminenti di queste vicende si ricorderà Pietro II (936), che legò la sua Chiesa a Bisanzio; Ugone (ro68), che partecipò al Concilio dei vescovi tenuto a Salerno da Alessandro II; Guglielmo, che consacrò la Cattedrale (ro88); e Gionata ( 1163 ), il primo arcivescovo di rito latino, committente del mosaico pavimentale del Duomo.
Rientrata nell'orbita di Roma, i pontefici confermarono ad O. la preminenza acquisita, staccarono le diocesi concesse da Bisanzio, assegnandole invece quelle di Lecce, Gallipoli e Ugento, e conferirono ai suoi presuli il privilegio del pallio. Nel 1480 la Chiesa idruntina ebbe anche i suoi martiri per la Fede: caduta la città nelle mani di Maometto II, i Saraceni trassero schiavi donne
e fanciulli e trucidarono selvaggiamente tutti gli 800 uomini che, insieme all'arcivescovo Stefano Pendinelli, si erano rifugiati nella Cattedrale (v. Antonio Primaldo e COMP. B. M.). Da allora, la città, pur onusta di gloria, decadde miseramente. Dei presuli che da quell'anno ressero la Cattedrale idruntina, si menzioneranno soltanto: Pietro Antonio De Capua (1336-79), che intervenne al Concilio di Trento; Michele Orsi (1722-52), che fondò il Seminario e ornò di marmi il Duomo; Vincenzo M. Morelli (1792-1812), dichiarato dalla Chiesa venerabile. Nel 1818 Pio VII unì ad Ugento anche Alessano e ad O. in perpetuo la chiesa di Castro.
II. Monumenti. - La Cattedrale, iniziata nel ro8o per la munificenza del normanno duca Ruggiero, fu consacrata 8 anni dopo dall'arcivescovo Guglielmo. Donneggiata dall'assalto saraceno, l'anno dopo fu restaurata dall'arcivescovo Serafino da Squillace - che riposa nel monumento di M. Parrando di Galatina ( 148 I ), autore forse del portale sul fanco sinistro della chiesa - e poi rifatta ancora malamente in forme barocche nel 1674 e nel 1764. Dopo i recenti lavori di ripristino, è riapparsa la sua linea romanica, col bel rosone della facciata costruita a lievi spioventi, gli archi a ghiera sulle 14 colonne di granito, le basi e i capitelli di classica fattura (sorgeva li presso un tempio a Minerva), e le tre ampie luminose navate. La cripta imponente, triabsidata con cinque navatelle, appartiene al sec. xir ed è sorretta da 68 colon. nine ornate di pregevoli capitelli, in cui si avvertono influenze bizantine, indigene e oltramontane. Il superbo musaico, che compose il prete Pantaleone (1163-66) per decorare l'ampia superfice del pavimento della Cattedrale, ha molto sofferto per i guasti del tempo e dei restauri. Perdute le composizioni delle navatelle e dell'abside, restano i riquadri della navata maggiore, nei quali è figurato un albero enorme che allunga i suoi rami per abbracciare scene di ogni genere, audaci e selvatiche nel disegno e nell'esecuzione. Sono mostri ed animali di tutte le specie, scene di caccia e di trionfo (Alessandro che sale al cielo), fatti biblici (Noè nell'arca, Giona, ecc.) e allegorici (i mesi), episodi del Nuovo Testamento
(i Protoparenti, Caino e Abele) e leggende della Tavola Rotonda. C'è insomma tutto il mondo multiforme del medioevo, che, vibrando nel fondo bianco del vermiculatum, esprime un'epopea bizzarra di simboli, favole e miti, in un groviglio cnotico, nel quale la realtà terrena sconfina e si confonde con la fantasia.
La chiesa di S. Pietro (sec. xit), a croce greca con cupola cilindrica, conserva affreschi romanici e un'architettura pesante con archi fortemente curvi su rocze colonne. Nei dintorni, a sud della città, sorgono gli

(1166).
avanzj dell'antica abbazia di S. Nicola, eretta dai basiliani tra i secc. viViti e rimaneggiata in forme romaniche e gotiche assai eleganti. Distrutta dai Saraceni, benc hè fosse restaurata, perdette definitivamente il suo prestigio e andò in continua rovina. Altra superba Basilica, oggi ridotta ad un cumulo di ruderi cadenti, fu quella cosiddetta delle Centoporte, dal numero dei suoi ingressi. Non resta che qualche arco, qualche finestra e la cripta sotterrata dalle rovine. - Vedi (av. XXX).
BibL.: Ughelli, IX, pp. $51-67$ : X, pp. 269 279; P.B.Gams, Series episcop., Ratisbona 1872, pp. 910 - 11 ; Moroni, L. pp. 61-65; Lanzoni, I, pp. 310-17; Eubel, I, pp. 279-80; II, 166; III, 212; D. Vendola, Rationes decimarum (Studi e trsti, 84). Città del Vaticano 1930, pp. 107-10 e 372 ; Continuus, II, col. 2154. Opere particolari: W. Schultz, Denkmäler der Kunst in Unteritalien, I. Dresda 1860, pp. 260-67; S. Castromediano, La Commis. conservatrice dei monum. stor. e di belle arti di Terra d'O., Lecce 1876, pp. 30-37; E. Aar, Gli studi storici in Terra d'O., Firenze 1888, p. 121 sgg.; L. G. De Simone, Terra d'O., Torino s. d.; anon., Illustraz. dei principali monum. di Terra d'O., Lecce 1889, pp. 19-23; L. Mayquilli, O., ivi 1893 ; Ch. Diehl, L'art byzantin dans l'Italie mérid., Parigi 1894, p. 170; A. Avena, Monum. dell'Italia merid., Roma 1902, p. 237; E. Bertaux, L'art dans l'Italie mérid., Parigi 1904, p. 448 sgg.; C. A. Garufi, Il passi mento a mosaico della cattedr. di O., in Studi medievali, 2 (1907), pp. 505-14; G. Gigli, Il tallone d'Italia, II. Gallipoli, O. e dintorni, Bergamo 1912, pp. 82-118; L. Maroccia, La cattedr. di O., Maglie 1912; P. Toesca, Stor. dell'arte it., II, Torino 1927, pp. 604, ro83 e passim; H. Teodoru, Eglises cruciformes dans l'Italie mérid. (S. Pietro d'O.), in Eptam. Dacoromano, 5 (1932), pp. 22-34.
Pasquale Testini
OTRICOLI. - Antica diocesi nell'Umbria in provincia di Terni, posta sul percorso della Via Flaminia su un colle dominante la valle del Tevere.
Il centro umbro di Ocriculum, dopo il 308 a. C. sarebbe divenuto, secondo Livio, alleato dei Romani. Dal 220 fu stazione della Via Flaminia; durante la guerra sociale parteggiò per gli Italici e fu completamente devastato; forse dopo tale evento fu trasferito in pianura presso il Tevere. Fu municipio della regione VI, ascritto alla tribù Arnense ed ebbe una certa floridazza durante l'Impero. Secondo Idazio, nel 413 si sarebbe svolta presso O. una sanguinosa battaglia tra le milizie di Onorio ed Eracliano. Nel medioevo il sito della città romana fu abbandonato e l'abitato si trasferì nuovamente sul colle ove era stato il centro umbro. Dopo aver appartenuto al ducato romano, O. passò tra i domini della Chiesa; nel 1433 fu occupata da Francesco Sforza; nel 1547 ne fu investito G. B. Savelli. Pio VI, tra il 1776 e il 1786 vi fece fare scavi sistematici che fruttarono numerose opere d'arte ai Musei Vaticani, tra cui il celebre busto di Giove.
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(fut. Gub. fol. uas.)
(per cortesia della Scuola Superiore d'Arte sacro Beato Angelica-Milano)
In alto a sinistra: OSTENSORIO in ottone di tipo dell' Italia settentrionale (sec. xv) - Milano, basilica di S. Ambrogio. In alto al centro: OSTENSORIO donato dalla città di Milano a Leone XIII. In alto è riprodotto il baldacchino del Bernini - Roma, Tesoro di S. Pietro. In alto a destra: OSTENSORIO (primi del sec. xv) Rossano, Cattedrale. In basso a sinistra: OSTENSORIO in argento dorato. Opera di Domenico Maluzo (1722) Toscolano, chiesa parrocchiale. In basso a destra: OSTENSORIO in argento dorato e scernito, avorio e pietre preziose (1949) - Roma, Seminario Lombardo.
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(Jul. Supriatendensa Suavi - Ustia)

(Jul. Supriatendensa Suavi - Ustia)
In alto: BASILICA CRISTIANA (sec. Iv). In basso: LATO EST DELLA CITTÀ.
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Patrono di O. è s. Vittore, la cui festa si celebra il 14 maggio. Vi sono anche venerati i ss. Fulgenzio, Eleozmo, Nestorio, Leopardo e Corona, le cui reliquie furono trasferite nel 1316 nella chiesa collegiata di O., nonché s. Medico, il cui corpo si rinvenne nel 1611 nel cimitero cristiano di S. Vittore.
O. fu antico diocesi; se ne hanno menzioni dal sec. v e sono noti i vescovi Ercole (487), Costantino (499), Domenico ( 592 e 601) e s. Fulgenzio che sedette ca. la metà del sec. vi e che Totila, passando per O., dapprima imprigionò e poi rilasciò in seguito ad un evento miracoloso narrato da s. Gregorio Magno. Agli inizi del sec. vii si perdono le notizie della diocesi che fu assorbita da quella di Narni.
Esistono a valle della odierna O. insigni avanzi della città romana in gran parte da ascriversi al periodo sugu-

Ortricoli - Particolare della iscrizione dell'altare eretto da s. Fulgenzio in onore del martire s. Vittore; + $\dagger$ Iubante Deo Fulgentius episcopus invenzo corpore / Beati Martyris Victoria in sbi nomine super altarem construxit s. Otricoli, chiesa di S. Maria.
Otricoli, chiesa di S. Maria.
steo: un teatro, un anfioratro, una grande costruzione ad arcate, le terme di L. Iulius Iulianus del sec. II d. C. da cui proviene il noto musaico della Rotonda Vaticana. La chiesa collegiata di S. Maria, di cui si hanno notizie dalla metà del sec. xir, conserva l'iscrizione del sec. vi posta da s. Fulgenzio sull'altare di S. Vittore.
Il monastero di S. Vittore presso i ruderi della città romana (resti del sec. xi-xir) sorse presso la chiesa eretta nel sec. vi da s. Fulgenzio per contenere il corpo di quel santo da lui ritrovato. Gregorio IX nel 1232 attribui questo monastero al vescovo di Narni; fu poi di diritto e proprietà della Chiesa Romana. Vi era annesso un cimitero sotterraneo. Recentemente sono apparsi i resti di un luogo di culto cristiano presso la zona dove doveva sorgere la Basilica romana: vi sono stati rinvenuti una iscrizione posta da un Marcello (probabilmente un presbyter) in occasione della costruzione di un battistero, un'iscrizione votiva di un Mercurius (sec. vi-viI) e una croce monogrammatica di bronzo (sec. v).
Bibl.: M. A. Boldetti, Osservazioni sopra i cimiteri, Roma 1720, p. 586; Ughelli, I, p. 109; F. Cancellieri, Memorie di s. Medico martire e cittadino di O., Roma 1812; P. Kehr, Italia pontif., IV, Berlino 1910, p. 34; Lanzoni, I, pp. 400-402; Cottinova, II, vol. 2134; C. Pietrangeli, Monumenti palmeristiani di O., in Rin. arch. trist., 18 (1941), pp. 263-72; id., Ocriculum, Roma 1943 (ivi la bibl. completa); id., Lo scavo pontificio di O., in Rend. Pont. acc. rom. di Arch., 37 serie, 1942-43, pp. 47-104.
Carlo Pietrangeli
OTTATEUCO. - Il termine (ōxtú) «otto» e тópsc «scrigno» o custodia per libri e quindi «libro») appare la prima volta in Cassiodoro (De institutione divinarum litterarum, I: PL 70, 1110-12; ed. Mynors, Oxford 1937, pp. 11-15), che lo conio a somiglianza dei vocaboli più in uso di Pentateuco (v.), Esateuco, Eptateuco. Con tale termine vengono designati i primi otto libri della Bibbia greco-latina (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè, Giudici, Ruth).
Mentre il vocabolo Esateuco (v.), con cui si indicano i primi sei libri biblici, è stato risuscitato dai razionalisti della critica moderna P. Ewald, Knobel, J. Wellhausen, S. R. Driver, C. H. Cornill, C. Steurnagel, O. Eissfeldt), quello di $O$. si legge solo presso esegeti cattolici. Angelo Penna
OTTATEUCO di Clemente: v. costituzioni apostoliche.
OTTATO di Milevi in Numidia (Optatus Milevitanus), santo. - Vescovo di questa città, nel sec. Iv, noto per la sua opera polemica contro il donatista Parmeniano.
Il titolo esatto di essa non è pervenuto: gli editori lo hanno ricostruito diversamente (De schismate Donatisiarum; Ad, Adversus o Contra Parmenianum schismaticum; forse De vera [o: catholica] Ecclesia o addirittura De Catholicae Ecclesiae unitate adversus Parmenianum schismaticum). È sssodato che ebbe due edizioni: la prima in 6 il., fu composta, secondo s. Girolamo (De vir. ill., 110), "Valentiniano et Valente principibus", cioè tra il 20 febbr. 364 e il 25 ag. 367 ; secondo alcuni però, dopo il $1^{\circ}$ ott. 366 (consacrazione del papa s. Damaso I) ma
forse anche un po' prima, cioè a breve distanza dalla morte di Giuliano l'Apostata, dalla condanna di Foti no pronunciata da vescovi italiani nel 363 e dallo stesso scritto di Parmeniano (in tal caso, anche il nome del papa Damaso sarebbe stato aggiunto alla lis sta dei pontefici romani in II, 3; vf. 4). Nella seconda edizione, in risposta a nuovi attacchi dei donatisti, O. aggiunse il I. VII e introdusse, come s'è accennato, altri rimaneggiamenti, dopo il 384 . In tale stato l'opera è giunta, ma certo prima di aver ricevuto l'ultima mano dall'autore; e diffusa, pertanto, dopo la morte di lui.
Lo scritto di O. è importante non solo per le notizie sull'origine e la storia del donatismo, ed ancor più per una interessante appendice di documenti (Gesta apud Zeno. philum, ecc. [v. Donaeticato]; nel solo codice Parigino 1711, sec. xi, già Colbertino 1931), probabilmente raccolti dallo stesso O.; e perché, di fronte a tutta una letteratura donatista, è l'unico scritto di parte cattolica anteriore a s. Agostino, il quale se ne servì largamente; ma anche da un punto di vista teoretico. O. infatti, accogliendo anche in parte principi ammessi già dal suo avversario e svolgendo (come del resto anche Parmeniano) pensieri espressi già da s. Cipriano, si sforza di definire con chiarezza e precisione quale sia la vera Chiesa, cattolica: rationabilis et ubique diffuso (II, 1, cf. 2), caratterizzata dall'unitas animorum e dal possesso di Sacramenti validi (I, 11) nonché vera sposa di Cristo fornita delle mistiche dates, di cui parla anche Parmeniano (I, 10; II, 2; 9; ecc.). Egli pertanto distingue nettamente l'«esssia» dallo «sci»sma" e afferma con altrettanta chiarezza sacramenta per se esse valida, non per homines. Per queste ragioni l'opera di O. fu letta con attenzione dagli anglicani del «Movimento di Oxford" nel secolo scorso ed esercitò un certo influsso sul futuro card. Newman.
E rimasto un sermone relativo a una festa del ciclo natalizio (parla dell'Incarnazione e della nascita di Cristo, dell'adorazione dei Magi e della Strage degl'innocenti). Fu pubblicato da G. Morin (1917) e da A. Wilmart (1922) che lo attribuirono a O., e da esso si sono tratte varie conclusioni sulla storia della liturgia. Esso esprime invece (argomento finora non contraddetto) idee troppo affini a quelle dei donatisti per poter essere attribuito al difensore della Chiesa cattolica; potrebbe essere opera (e ciò spiegherebbe l'intitolazione del codice Floriacense) di quell'altro O., che fu fanatico vescovo donatista di Thamugadi, contemporaneo di s. Agostino, e considerato dai suoi come martire.
Bibl.: ed. di C. Ziwaa, S. Opt. Milev. libri VII, in CSEL. XXVI, Vienna 1893; A. Pincherle, s. v. in Ricerche religiose, 1947, p. 161 sgg.; per il testo, oltre R. H. Turner, Adversaria critica, in Sourn. of theolog. studies, 27 (spr. 1926); S. Blomgren, Ad Opt. Milev. adnotationes, in Eranos, 1939, pp. 85-120. Su altri punti speciali: F. J. Dölger, Ein Taufevater-Weihegebet bei O. von Mileva?, in Antike u. Christentum, 5 (1935-36), p. 281 sgg.; S. Salaville, L'épiclèse africaine (O. testimone, con altri, di una caratteristica preghiera africana nel Canone della Messa, analoga all'epiclesi orientale), in Echos d'Orient, 39 (1941-42).
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p. 268 sgg .; A. Ferrus. I più antichi esempi di "basilica" per "andes sacra" (nell'append.; prima del 330), in Arch. glottol. ital., 25 (1931-33), p. 142 sgg.; v. anche donatismo. Alberto Pincherle
OTTAVA. - Prolungamento di una festa liturgica per otto giorni.
I. Idea e origini. - Il prolungamento di una qualsiasi celebrazione solenne, civile o religiosa, è una cosa naturale; basti pensare, ad es., alle celebrazioni per i defunti le quali, presso molti popoli, e indipendentemente dalla forma di religione, si protraggono, soprattutto trattandosi di defunti ragguardevoli, per più giorni (tre, sette, nove; novendiali), come pure alle celebrazioni nuziali prolungate per tutta una settimana. Anche le dedicazioni al culto dei templi, specialmente se di grande importanza religiosa o patriottica, erano protratte per più giorni.
Anche il Vecchio Testamento presenta alcuni esempi di celebrazioni rituali, protratte per una settimana: come la festa di Pasqua, che in realtà si componeva di due solennità : la Pasqua in senso stretto ( 14 nisán), e la festa degli asimi (15-21 nisán); la festa delle capanne che constava della festa stessa, che durava dal 15 al 21 tiirí, e di un giorno di feste popolari, il 22 tiirí. Così pure le dedicazioni del Tempio di Gerusalemme furono sempre protratte per otto giorni : al tempo della prima dedicazione del Tempio di Gerusalemme sotto Salomone (II Reg. 8, 62 sgg .); come sotto Zorobabel; dopo l'esilio (Eud. 3, 8 sg.; 6, 13 sgg.) e all'epoca dei Maccabei (Mach. 4, 36 sg.; 10, 1 sgg.) che incontrò il favore delle spiegazioni simbolico-mistiche, tanto in voga presso gli Orientali di cultura ellenistica, dai quali passò ai Padri e poi agli scrittori antichi e medievali. Il numero otto fu considerato, per limitarci ad un solo punto, come il numero perfetto (v. le innumerevoli spiegazioni dei Padri ca. le 8 Beatitudini); quindi come numero che simboleggia la perfezione suprema, ossia il termine dell'esistenza umana, il paradiso o la gloria in Dio. La celebrazione ottavaria perciò fu considerata come una qualche anticipazione della Beatitudine eterna, prefigurata anche misticamente nel fatto che l'apostolo Tommaso, mancante nella prima apparizione del Signore, dopo la sua Risurrezione era presente e fu convertito e divenne partecipe della gioia di Cristo dopo otto giorni.
II. Sviluppi. - Le prime notizie precise intorno alla celebrazione di un'o. liturgica si hanno nell'anno 335, in occasione della solenne dedicazione delle basiliche costantiniane di Tiro e di Gerusalemme (Eusebio, Vita Comn., III, 30). Dall'Itinerarium Aetheriae (attribuito agli aa. 393-94) si sa inoltre che allora a Gerusalemme si celebravano l'o. di Pasqua e di Epifania (ed. H. Pétrée, Parigi 1948, pp. 241, 205-207). S. Agostino, per tralasciare altre testimonianze, parla spesso delle o., soprattutto di quella di Pasqua ("octava infantium», Sermo de temp., 228, 1: FL 38, 1101; "Celebratio feriarum octavarum», in De serm. Dñi in monte, 4, 12: PL 34, 1235; "in diabus sanctis octavarum», in De divinatione daem., I, 1: CSEL, XLI, 3, p. 599). L'o. di Pasqua è intimamente legata alla prassi del Battesimo, conferito nella veglia pasquale, e alla partecipazione quotidiana dei neofiti alla liturgia, fino alla deposizione delle vesti bianche del Battesimo. Pertanto anche la Pentecoste, parimenti solennità battesimale, ebbe un'o. che divenne generale soltanto nel basso medioevo; sebbene la Chiesa romana l'accettasse prestissimo. L'o. di Pasqua, nel Codice teodosiano, divenne festiva anche agli effetti civili (Cod. Theod., II, 8, 2). La festa del Natale, romana d'origine, ebbe presto una o., sui generis però, dato che vi si intrecciò sin dagli inizi la celebrazione dei "comites Christi", mentre l'ottavo giorno ebbe un carattere proprio, come celebrazione mariana. L'o. dell'Epifania è entrata nell'uso occidentale dell'Oriente, ove, al pari di Pasqua, si amministrava il Battesimo. Felice IV (III; 526-30) fu creduto autore di una decretale che ordinava la celebrazione dell'o. della dedicazione di ogni chiesa, basandosi sull'uso della sinagoga; ma la decretale, entrata nel Decretum Gratiani (De conser., dist. I, c. 17), che serve anche di lezione
del II Notturno del giorno ottavo della dedicazione, è apocrifa. Il Concilio di Magonza dell'813 (Mansi, XIV, 73 sgg .) accenna in tutto a tre o., due con otto giorni festivi: Pasqua e Pentecoste e quella del Natale con 4 giorni festivi più l'ottavo. Amalario (v.), oltre all'o. di Pasqua, Pentecoste, Natale e Epifania, ricorda quelle di alcune feste di santi "eorum scilicet quorum festivitas apud nos clarior habetur e ed accenna alla festa dei ss. Pietro e Paolo. Egli propone anche l'idea, ripetuta poi dai liturgisti medievali, che la festa stessa di un santo si riferisca alla "requies sanctorum ", l'o. invece alla "resurrectio corporum" (Amalario, Liber officialis, IV, capp. 29, 32, 34, 35, ed. I. M. Hionnens [Studi e testi, 139], Città del Vaticano 1938). Il Micrologus (cap. 44), assicura che allora, secondo la prassi romana, si celebravano solo le o. "di autorità romana ", e queste soltanto nel giorno ottavo, non negli altri giorni, eccettuate quelle dell'Assunta e di s. Pietro (PL 151, 1010). Onorio di Autun, nella celebre Gemma animus (l. III, cap. 17: PL 172, 647) sviluppa le idee allegoriche di Amalario circa le o., ma senza date concrete. Sicardo da Cremona, nel suo magistrale Mitrale (l. V, cap. 7: PL 213, 225-33) inserisce in seguito all'o. del Natale un trattato sulle o., e enumera quelle del Natale, Epifania, s. Stefano e compagni, Pasqua e Pentecoste. Radulfo da Rivo, nel De canonum observantia, prop. 19 (ed. C. Muhlberg, Rad. de R., der letzte Vertreter der altröm. Liturgie, II, Münster 1915, p. 116 sgg.) informa che si osservarono allora, secondo la prassi romana, due specie di o., maiores e maiores; le prime con celebrazione festiva il primo e ottavo giorno, e nella domenica che cadeva in questo tempo; mentre le altre erano celebrate soltanto nell'ultimo giorno come festa semplice con tre lezioni. Le maggiori erano quelle di Natale, Epifania, Ascensione, Trinità, Corpus Domini, Assunta e Natività di Maria, Pietro e Paolo; le minori quelle di Andrea, Lorenzo, Martino e, presso alcuni ordini (Certosini), Giovanni Battista. Ma al suo tempo gli ordini mendicanti e non poche chiese particolari avevano già incominciato l'uso di o. per un numero sempre crescente di feste particolari, e non solo a modo di quelle minori, ma con celebrazione piena, almeno con commemorazione quotidiana. Non fa meraviglia quindi che s. Pio V nella riforma dei libri liturgici (Messale e Breviario) abbia limitato severamente le o.; oltre le grandi feste principali, le permise solo per la dedicazione della chiesa per la festa del titolare e del patrono principale canonicamente scelto. Il calendario monastico, approvato sotto Paolo V, non ha alcuna o. propria. Nell'edizione del Breviario di Urbano VIII le o. furono escluse dal 17 e 23 dic. (la seguente festa del Natale con la sua o. portò questa limitazione fino al 2 gemn.) e da tutta la Quaresima. Corte o. (Pasqua, Pentecoste, Epifania, Corpus Domini, Natale, Ascensione) ebbero praticamente una posizione privilegiata di fronte alle altre, però il termine tecnico "o. privilegiata" appare soltanto durante il sec. xviri presso alcuni liturgisti, mentre entrò nella fraseologia ufficiale soltanto con Pio X (1911-13).
III. Stato attuale. - Attualmente si distinguono tre specie di o.: privilegiate, comuni, e semplici. Le privilegiate sono alla loro volta di tre ordini; il privilegio consiste nel fatto che devono essere almeno commemorate e non possono mai essere tralasciate. Le o. comuni invece cedono a feste di grado elevato, le o. semplici, introdotte da Pio V, alla maniera delle o. minori del medioevo, comportano solo una celebrazione al giorno ottavo. Sin dal secolo passato invalse l'uso di chiedere anche per chiese o famiglie religiose particolari, per qualche festa importante, una o. privilegiata; così p. es., per Venezia il Corpus Domini (1815); per Roma la festa dei ss. Pietro e Paolo (1883; S. Congr. dei Riti, Decr. auth., n. 7381).
Il Calendario universale ha attualmente 7 o. privilegiate, e cioè di $1^{\circ}$ ordine: Pasqua e Pentecoste; di $2^{\circ}$ ordine: Epifania e Corpus Domini; di $3^{\circ}$ ordine: Natale, Ascensione e Cuore di Gesù; 6 comuni: Concezione e Assunzione di Maria; s. Giovanni Battista, Patrocinio di s. Giuseppe, ss. Pietro e Paolo, Ognissanti; e finalmente 5 semplici: Natività della Madonna, s. Stefano, s. Giovanni Evangelista, Innocenti e s. Lorenzo. Inoltre le o.
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particolari per le dedicazioni, titolari e patroni principali, e, presso i religiosi, per il fondatore canonizzato.
In ordine cronologico di introduzione (per le o. più recenti) si ha: 1243 (Innocenzo IV), o. della Natività di Maria; 1264 e 1317, Corpus Domini; 1471-84 (Sisto IV), Ognissanti; 1891-1700 (Innocenzo XII), Concezione immacolata di Maria; 1911 (Pio X), solennità di s. Giuseppe; 1929 (Pio XI), s. Cuore di Gesù.
Biel.: uno studio esauriente e soddisfacente sulle o. non esiste; ali autori più antichi si perdono in considerazioni allegoriche e turistiche e ripetono alcuni pochi dati positivi storici; gli autori moderni si contentano generalmente di pochi cenni. B. Gavanti, Octavor. Romanum, Roma 1623 (introduzione: De origine octavorum, contis et ritu, si dilunga in allegorio); C. Guyctus, Heartologia sive de festis propriis locorum et Ecclesiarum, Urbino 1728, pp. 113-20, 139-40 e passim; J. Grancolas, Comment. histor. in Rom. Boessiar., Venezia 1754, cap. 45, nn. 157-58; B. Gavanti-C. M. Merati, Thesaurus sacrorum rituum, II, Venezia 1769, pp. 31-39; F. A. Zaccaria, Onomasticum Rituale selectum, II, Faenza 1787, pp. 61-62; W. Roetzer, Der hl. Augustinus Schriften als liturgiegeschichtl. Quelle, Monaco 1930, pp. 24 26 e passim; E. Kalt, Bibl. Archäologie, 24 ed., Friburgo 1934, pp. 126-30; K. Schrod, Ohtav, in Wetzer Weltert Kirchenlex., IX, coll. 678-80; H. Leclercq, Octave, in DACL, XII, coll. 18851886 .
Giuseppe Ló
OTTAVA DI PREGHIERE PER L'UNITA DELLA CHIESA. - Pia pratica istituita dal p. Paolo Giacomo Wattson (v.), nel 1908, mentre era ancora ministro protestante di America e aveva fondato a Graymoor le due Congregazioni dell'Atonement, maschile e femminile.
Sua intenzione era di suscitare da per tutto preghiere per il ritorno dell'Inghilterra e delle varie sètte protestanti all'unità con la Chiesa romana e col Papa romano, unico vicario di Gesù Cristo. Il tempo prescelto fu quello che va dal 18 genn. (festa della Cattedra di S. Pietro in Roma) al 23 genn. (festa della conversione di s. Paolo). Per ciascuno dei giorni è prescritto una intenzione particolare: 18, per il ritorno di tutte le pecorelle all'unico ovile di Pietro; 19, per il ritorno di tutti i separati di Oriente; 20, per la sottomissione degli anglicani all'autorità del Vicario di G. C.; 21, per il ritorno dei luterani e delle altre sètte protestanti dell'Europa continentale; 22, per il ritorno dei cristiani residenti in America; 23, perché i cattolici non praticanti ritornino alla pratica dei Sacramenti; 24, per la conversione degli israeliti; 25, per la conquista missionaria del mondo per Gesù Cristo.
La prima o. fu celebrata nel 1908 nei due conventi di Graymoor; nel 1909 vi parteciparono molte altre chiese degli Stati Uniti; già il 30 ott. 1909 i due conventi si sottomettevano pienamente alla S. Sede. La pratica andò d'ora innanzi diffondendosi sempre più. Pio X nel dic. 1910 l'approvò e benedisse; Benedetto XV con breve apostolico del 15 nov. 1916 la estese a tutta la Chiesa; Pio XII il 10 dic. 1946 l'arricchì di indulgenze: 300 giorni per ogni giorno dell'o.; indulgenza plenaria, all'ultimo giorno, alle solite condizioni. Il centro dell'o. è dal 1946 nella chiesa di S. Onofrio sul Gianicolo, affidata ai pp. Francescani dell'Atonement.
Biel.: oltre alle vite del fondatore dell'o. (v. wattson), cf. Beda Mc Eachen, $L$ o. di preghiere per l'unità della Chiesa, Roma 1946; id., La settimana di preghiere per l'unità, ivi 1947.
Celestino Testore
OTTAVIANO di Monticelli (da Montecelio, presso Tivoli). - Antipapa con il nome di Vittore IV (in realtà dovrebbe essere V). Figlio di Giovanni Maledetto, della famiglia di Monticelli, imparentato con le famiglie reali di Spagna e di Francia, nel 1138 era fatto cardinale del titolo di S. Cecilia. Celestino II, nel 1143, si servì di lui per discutere la pace con Ruggero II a Palermo. Morto durante i negoziati il Pontefice, O. venne dal Re inviato al neoeletto Lucio II per indurlo a un colloquio diretto.
Alla morte di Adriano IV ( $1^{\circ}$ sett. 1159) da una minoranza dei cardinali raccolti a conclave fu eletto papa, contro il legittimo Rolando Bandinelli (Alessandro III). Imprigionato, con l'aiuto degli armati imperiali alla cui
parte tendeva O., il Pontefice legittimo, dopo una insurrezione popolare fu liberato e consacrato a Ninfa il 20 sett.; mentre O. si faceva consacrare a Farfa il 4 ott. Mentre la quasi totalità degli Stati riconosceva legittimo Alessandro III, l'Impero sosteneva O. Il Barbarossa convocò perciò un Sinodo a Pavia per proclamarne la legittimità. Ma verso la fine dello stesso anno anche il Senato romano si schierò per Alessandro che poté tornare a Roma. O. entrò a Lucca il 20 apr. 1184.
Biel.: Jaffé-Wattenbach, II, 418-26; M. Meyer, Die Wahl Alessanders III. und Viktors IV., Friburgo i. Br. 1871; P. Kehr, Zur Geschichte Victors IV. (O. von M.), in Neues Archiv, 46 (1923), pp. 53-83; P. Brezzi, Roma e l'Impero medievale, Bologna 1947, pp. 348-52, passim. Alberto Ghinato
OTTAWA, ARCIDIOCESI di. - Nella provincia di Ontario, Canada. L'arcidiocesi ha una superficie di 13.000 miglia quadrate con una popolazione di 376.000 ab. dei quali 238.000 cattolici, distribuiti in 132 parrocchie. Il clero è composto di 248 sacerdoti diocesani e di 370 regolari, 3 seminari, uno diocesano, uno universitario (Séminaire St-Paul de l'Université d'O.) e un seminario minore, 31 comunità religiose maschili e 111 femminili.
Mons. Ignazio Bourget, preso possesso della sua sede vescovile di Montréal (Québec) nel 1840, pensò di unire le varie diocesi del Canada in province ecclesiastiche e insisté anche sulla necessità di dividere le diocesi già esistenti. Nel 1844, Roma eresse la prima provincia ecclesiastica del Canada con le diocesi di Québec, Montréal, Kingston e Toronto. Intanto il vescovo di Montréal mandava missionari nell'ovest e nel nord del paese e nel 1841 otteneva da mons. Eugenio de Mazenod, vescovo di Marsiglia, i missionari Oblati di Maria Immacolata per la sua diocesi. Gli Oblati sbarcarono a Montréal il 2 dic. 1841 e, nel 1844, mons. Bourget ne mandò alcuni a Bytown. Nel 1846, egli espose ai vescovi canadesi il bisogno di erigere una diocesi a Bytown. Tutti i vescovi interessati firmarono a tale scopo una supplica alla S. Sede e domandarono anche che il p. Eugenio Bruno Guigues, O.M.I., ne fosse nominato vescovo. Pio IX concesse la grazia desiderata ed eresse la diocesi il 25 giugno 1847 con la bolla Ad prospiciendum facilius, affidandola al p. Guigues ( 9 luglio) che si mise subito al lavoro per organizzare la nuova diocesi. Fondò scuole, ospedali, parrocchie e un collegio classico che divenne l'Università cattolica di O. Gran parte delle chiese furono dedicate alla Madonna.
Il nome della diocesi fu cambiato in quello di O. il 14 giugno 1850 e Leone XIII la elevò ad arcidiocesi l'8 giugno 1886.
Quando mons. Guigues venne a Bytown vi trovò 6 preti diocesani e 8 missionari oblati; l'8 febbr. 1874, giorno della sua morte, la diocesi contava già 35 chiese, 33 cappelle e 80.000 fedeli.
La provincia ecclesiastica di O. è composta oggi delle diocesi di Pembroke (Ontario), Mont-Laurier (Québec), Timmins, Hearst e del vicariato apostolico della Baia James (tutte nella provincia di Ontario). Nel 1947, per commemorare il centenario dell'arcidiocesi, un grande congresso mariale fu tenuto a O. al quale intervennero oltre 1.000 .000 di fedeli, 9 cardinali e 104 vescovi.
Biel.: Ad Prospiciendum Facilius, in Ius Post., V. parte 1*, p. 38; Supplicatum est nobis, in Acta Leonis XIII, VI, Roma 1887, p. 93; E. Thivierge, A la naissance du diocèse d'O., in Revue de l'Universite d'O., 7 (1937); anon., Le Congrès Ma rial d'O., Ottava 1948; H. Legren-Sr Paul Emile, Le diocèse d'O., 1847-1948, ivi 1920; Alexis de Brabezieux, Hist. du diocèse d'O.; Le Canada ecclésiastique, 1950, Montréal 1950, pp. $251-72$.
Università di O. - Subito dopo la sua consacrazione, mons. Guigues iniziò la fondazione di un istituto scolastico, che, con il nome di Collegio S. Giuseppe di Bytown, fu inaugurato il 26 sett. 1848; l'anno seguente fu riconosciuto dal governo sotto il nome di Collegio d'O. Mons. Guigues ne affidò la cura, in perpetuo, ai Missionari Oblati di Maria Immacolata.
La buona organizzazione del Collegio e lo spirito cui
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(da Le diavere d'O., Ottawa 1926, tav. 17a p. 36 e p. 58)
Ottawa, arciprocese di - Interno della Cattedrale (sec. xiv).
essa fu improntata per assicurare ai due popoli, l'inglese e il francese, il diritto d'insegnamento dell'una e l'altra lingua, decisero il governo dei Canada Uniti di accordare ( 4 luglio 1866) ad esso lo statuto civile d'università. Leone XIII gli conferi ( 5 febbr. 1889) lo statuto di università pontificia, che, ritoccato conforme alla cost. Deus Scientiarum Dominus, fu approvato di nuovo da Pio XI ( 15 nov. 1934), costituendo il primo caso del genere in tutto il continente americano. Anche la carta civile fu aggiornata ed approvata dal Parlamento dell'Ontario il 18 apr. 1933.
Fin dagli inizi la filosofia tomista e le scienze furono coltivate in modo tutto particolare; ma lo sviluppo specificamente accademico dell'Università s'iniziò in realtà nel 1923. Fu istituita allora una scuola normale bilingue (Istituto di pedagogia), che quattro anni dopo divenne la Scuola ufficiale del governo dell'Ontario. Nel 1929, la già esistente Scuola per infermiere presso l'ospedale generale delle Suore Bigie d'O. si affilò all'Università e diventò, nel 1940, Scuola universitaria. Nel medesimo anno 1929 fu istituito un corso di pre-medicina, trasformatosi, nel 1945, in Facoltà di medicina con relativo ospedale universitario, generosamente approntato dalle Suore Bigie. La Scuola di musica sacra, fondata nel 1932, diventò, tre anni dopo, l'attuale Scuola di musica e declamazione. Nel 1934, un Istituto di filosofia accolse i giovani laici desiderosi d'una formazione superiore, e nell'estate del 1936 si aprì il Seminario universitario S. Paolo per gli studenti ecclesiastici delle Facoltà di teologia, diritto canonico e filosofia. Degna di nota è la Biblioteca di quest'ultima istituzione, da annoverare tra le più ricche esistenti nell'America del Nord.
Una menzione speciale merita la Facoltà delle arti, primo nucleo dell'Università d'O., il cui sviluppo progressivo segna il ritmo dell'evoluzione dell'intera opera. Del 1935 è la fondazione del corso di scienze; del 1937 quella di commercio; del 1951 l'istituto di geografia. Si ebbero pure i corsi estivi nel 1935, i corsi per corrispondenza nel 1936, i corsi serali nel 1937, con l'istituzione di una scuola per laureati nel 1949. La Scuola per bibliotecari, la Scuola di scienze politiche e diplomatiche, l'Istituto di psicologia sperimentale con la sua sezione d'educazione, la Scuola d'Azione Cattolica, la Scuola di scienze applicate (Genio), l'Istituto est e sud europeo, l'Istituto interamericano, l'Istituto di educazione fisica, la Facoltà di diritto e l'Istituto di missionologia completano la serie delle scuole e delle facoltà esistenti. Il Centro cattolico e il Centro sociale diffondono la dottrina cattolica e sociale attraverso il paese e gli Stati Uniti. L'attività scientifica dell'Università di O. è documentata dalla Revue de l'Université e dalle Editions de l'Université d'O.
I 120 studenti del 1856 sono diventati oggi più di 4000 . - Vedi tav. XXXII.
Bibl.: G. Simard, Les Universités catholiques, Ottawa 1939; Almanach de l'Universite d'O., Ottawa, dal 1934.
Gastone Carrière
OTTAZIANO, Porfirio. - Quando l'imperatore Costantino festeggiò nel 325 i siceanalia ricevette come dono da un esiliato, Publius Optatianus Porfyrius, appartenente all'alta società, una collezione di 20 carmi panegirici. Il dono ebbe l'effetto sperato e P. fu richiamato dall'esilio.
Queste poesie furono in seguito pubblicate insieme con altre e con la lettera di ringraziamento dell'Imperatore dall'autore. Si tratta di carmina figurata, già conosciuti nell'arte slessandrina, che rappresentavano nella posizione delle singole lettere anche oggetti, quadrati, diagonali ecc. Elementi cristiani si trovano presso O. accanto a altri d'origine antica. Poesie di questo genere entusiasmarono Ennodio nella sua gioventù e si trovano anche nell'opera di Venanzio Fortunato, Bonifacio Alcuino, Rabano Mauro ecc.; esse sono conosciute anche nell'arte persiana.
Bibl.: od. : Optatianus Porfyrius, Carmina, ed. E. Klugz, Lipsia 1926. Sull'autore v. E. Kluge, in Münchener Museum für Philologie des Mittelalters, IV, Monaco 1924, p. 323 sg.; v. anche R. Curtius, Europäische Literatur und lateinisches Mittelalter, Berna 1948, p. 285 sg. Secondo C. Weymon, Beiträge zur Geschichte der christlich-lateinischen Poesie, Monaco 1926, p. 27 sg.; Giovenco avrebbe conosciuto O.
Erik Peterson
OTTICA. - Questo nome in origine indicava quella parte della fisica che si occupa delle modalità dei fenomeni luminosi. Per luce si intende un quid che, provenendo - direttamente o no - dai corpi circostanti, li rende visibili ai nostri occhi. Nei confronti della luce i corpi si distinguono in luminosi e oscuri. Luminosi o sorgenti di luce sono i corpi dai quali essa emana direttamente : ogni corpo diventa luminoso quando la sua temperatura viene elevata in maniera considerevole (lampada a gas, lampada elettrica, ecc.). Gli altri, oscuri, si distinguono in opachi o trasparenti a seconda che la luce è da loro arrestata oppure no.
La visione dei corpi oscuri si attua in quanto la luce che li investe viene da essi respinta in minore o maggiore misura in tutte le direzioni. E questo il fenomeno della diffusione della luce che si verifica quando la superficie del corpo colpito dalla luce è scabra. Nel caso contrario, ossia quando un fascio di luce raggiunge una superficie piana e levigata (p. es., una lastra metallica), essa viene respinta in una unica direzione o, come suol dirsi, riflessa. La direzione del fascio di luce riflessa dipende da quella della luce incidente secondo una legge fisica, nota con il nome di legge della riflessione.
Se la superficie levigata del corpo su cui arriva la luce non è opaca, ma trasparente, come, p. es., la superficie libera dell'acqua, il fascio luminoso si divide in due parti, una delle quali viene riflessa nella maniera sopraccennata, mentre l'altra penetra all'interno del corpo, seguendo però una direzione generalmente differente da quella del fascio di luce incidente. Si dice in tal caso che la luce ha subito una rifrazione. Le leggi che governano il fenomeno della rifrazione sono due; dimostrate sperimentalmente da Snell nel 1615, esse furono ritrovate teoricamente nel 1637 da Descartes, talché esse sono generalmente conosciute con il nome di leggi di Cartesio.
Nelle leggi della riflessione e della rifrazione e nei due principi della propagazione rettilinea della luce e della dipendenza dei raggi luminosi si assommano sostanzialmente le concezioni basilari acquisite nei molti secoli di indagini sulla natura della luce e sulle modalità dei fenomeni ad essa pertinenti. Tali indagini cominciano con le
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intuizioni brillanti e un poco fantasiose dai pensatori greci da Pitagora e Democrito a Platone ed Aristotele; proseguono con la $O$. di Euclide (mer