amiglia : così stabilisce suo figlio Landolfo nella Svezia, suo fratello Enrico nella Baviera, il genero Corrado nelle Lorena, conservando per sé la Franconia. E per togliere a ciascuno la tentazione di ribellarsi fa sorvegliare i suoi vassalli dai conti palatini. Rispetto alla Chiesa tedesca la politica di O. consiste nel rendersi padrone dei vescovati e nell'arricchire i prelati per assicurarsi il loro appoggio. Interviene costantemente nelle elezioni, procede lui stesso alle investiture, considera i vescovi come signori, sviluppa le loro prerogative feudali e talora abbandona ad essi i poteri comitali; così a Magdeburgo, Colonia, Spira. Quantanque la sua scelta cada spesso su persone fedeli e su parenti, i vescovi nominati da lui diedero generalmente buone prove di vero zelo religioso: p. es., suo fratello Brunone, arcivescovo di Colonia, e Ulrico di Asburgo.
O. attende pure a raccogliere sotto il suo scettro gli altri paesi carolingi. In Francia sfrutta i dissensi tra Luigi IV d'Oltremare e Ugo il Grande, figlio del re Roberto, ambedue suoi cognati, e fa ora da mediatore, ora da protettore del carolingio in angustie; mentre il Concilio di Ingelheim ( 948 ) gli fornisce l'occasione di occuparsi degli affari ecclesiastici del Regno di Francia. Ma la sua azione in Occidente si limita a questo. Nelle regioni del Rodano O. interviene per mantenere il Regno di Borgogna nelle mani del giovane re Corrado, minacciato dalle pretese di Ugo di Arles, già possessore della corona d'Italia. La situazione anarchica della penisola favorì le ambizioni del Re tedesco in maniera del tutto particolare. Al nord l'antico Regno longobardo era preda di parecchie dinastie e rivali : le dinastie di Arles e della Borgogna, soppiantate, l'una e l'altra, da Berengario, marchese d'Ivrea, al quale
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O., nel corso di un primo intervento (951), aveva dovuto riconoscere la corona longobarda. Al sud, i possedimenti bizantini erano infestati dai Saraceni. Al centro, lo Stato pontificio era in preda alle agitazioni provocate dalla doppia successione del "principal senatore dei Romani» Alberico (954) e del papa Agapito (955), devolute l'una e l'altra al figlio di Alberico, Ottaviano, appena sedicenne e pontefice con il nome di Giovanni XII, inesperto e di non buona fama. Chiamato in aiuto dal Papa, O. discende in Italia (961), cinge la corona ferrea a Pavia e viene ad accamparsi a Monte Mario ( 31 genn. 96r); due giorni dopo riceve in S. Pietro la corona imperiale.
L'elevazione di O. I ad imperatore acuisce il suo desiderio di ristabilire la tradizione di Carlomagno. Con il titolo, come lui, di «imperator augustus», intende di legiferare per tutto il popolo franco e rimettere in vigore i diritti imperiali sulla Città eterna, nonostante tutti gli sforzi di Giovanni XII per mantenere il principio della preminenza del potere pontificio. Mentre i decreti conciliari del 963 , ratificanti la politica ecclesiastica di O. in Germania, richiamano il diritto del Papa a regolare, in ultima analisi, l'organizzazione religiosa, il Privilegium Othonis ( 13 febbr. 962) conferma le donazioni territoriali di Pipino e di Carlomagno e rinnova la Costituzione dell'824: controllo dell'amministrazione degli Stati pontifici per mezzo dei missi dominici, giuramento di fedeltà del Papa all'Imperatore. Il malinteso tra Papa e Imperatore si aggravi quando Giovanni XII cercò l'appoggio di Berengario d'Ivrea e di suo figlio Adalberto. O., più forte, ritornò a Roma, presiedette a S. Pietro un Concilio, che depose Giovanni (nov. 963) e gli oppose l'antipapa Leone VIII (4 dic. 963). Una rivolta dei Romani rimise in sede Giovanni XII; ma questi mori poco dopo (maggio 964) e O. fu abbastanza fortunato da catturare e deportare l'effimero successore Benedetto V (giugno 964) e da imporre finalmente ai Romani, dopo la morte di Leone VIII (965) un Papa di sua scelta, Giovanni XIII. Per meglio consolidare il suo potere sull'Italia e sul Papato, O. soggiorna 6 anni consecutivi nella penisola, presiede in Roma stessa, nel 967 , una grande assemblea, ed esige dal Papa l'incoronazione imperiale di suo figlio Ottone II nel Natale dello stesso anno. Nello stesso tempo O. I fa valere le sue pretese di dominare l'Italia meridionale; costringe i duchi di Benevento e di Capua a prestargli omaggio e il basileus Giovanni Zimisce a riconoscere il suo titolo imperiale e a dare in sposa a Ottone II una principessa "porfirogenita», Teofano.
Il prestigio di O. I richiama per la sua estensione quello di Carlomagno. Ai « giudizi», che anch'egli tenne in Italia, nella Sassonia, nella Franconia o nella Lorena, figurano gli inviati dei re di Francia e di Borgogna, quelli di Danimarca, di Ungheria e di Bulgaria e dello stesso Califfo fatimita d'Egitto. L'avvenire della nuova dinastia sembra gloriosamente assicurato, O. e i suoi discendenti sembrano segnati da Dio per riprendere e continuare l'opera di Carlomagno. L'idea dell'Impero è consolidata dall'associazione di un erede già coronato, vivente il padre. Ma la disuguaglianza dei poteri tra l'Imperatore e il Papa è così grande in favore del primo, che lascia prevedere il rinnovarsi e l'aggravarsi dei conflitti, nei quali s'era dibattuto O. L'importanza da lui

(da C. Serafini, Le monete e le belle plumbes del Medaglieve V.aticano, IV, Milano 1917, tav. 165 A.8)
OTTONE I, Imperatore e re di Germania - Moneta in argento.

(da C. Serafini, Le monete e le belle plumbes del Medaglieve V.aticano, IV, Milano 1917, tav. 165 A.8)
OTTONE I, Imperatore e re di Germania - Moneta in argento.
accordata ai problemi italiani annuncia già l'orientamento che i suoi successori imprimeranno alla loro politica imperiale.
Bibl.: R. Koppe-E. Dümmler, Kaiser O. der Grosse, Lipsia 1876; T. von Sickel, Das "Privilegium" O. I I für die röm. Kirche vom 7ahr 962 erläutert, Innsbruck 1883; A. Kleinelausz, L'Empire coralingien. Ses origines et ses transformations, Parigi 1905 (ultimo cap.); A. Heil, Die polit. Beziehungen zwischen O. dem Grossen und Ludwig IV. von Frankreich, 936-34, Berlino 1904; K. Kampe, Die Berufung O. des Grossen nach Rom. in Hist. Arfidice Karl Zoumer dargerbracht, Weimar 1910; L. Duchesne, Les premiers temps de l'Etat pontif., 3a ed., Parigi 1911; L. H. Hartmann, Gesch. Italiens im Mittelalt., III e IV, Gotha 1911-12; A. Brachmann, Die Ostpolitik O. des Grossen, in Hist. Zeitsch., 134 (1926), pp. 242-56; id., Reichspolitik und Ostpolitik im frühen Mittelalt., in Sitzungsbericht..., Berlino 1933; P. E. Schramm, Kaiser, Rom u. Renovatio, in Studien der Bibliothek Warburg, 17 (1929), nn. 1-2; A. Cartellieri, Die Weltstellung des deutsch. Reiches 911-1147, Monaco-Berlino 1932; E. N. Johnson, The secular activities of the German Episcopate, 919-1014, Lincoln 1932; R. Holtzmann, Kaiser O. der Grosse, Monaco-Berlino 1943; A. Fliche-V. Martin, Hist. de l'Eglise, VII, Parigi 1943, pp. 40-60; R. Folz, Le souvenir et la légende de Charlemagne dans l'Empire germonique médiéval, Parigi 1951.
Guglielmo Mollat
OTTONE II, IMPERATORE e re di Germania. Incoronato imperatore a Roma nel 967 , vivente ancora suo padre, gli succedette a 18 anni. Più istruito di lui, ma sensuale, vanitoso e dispotico, ne partecipò tutti i sogni ambiziosi; ma non ne ebbe né l'energia né il senso politico necessari ad attuarli.
Si lasciò trascinare dagli avvenimenti, e ne subì scacchi ripetuti. La Svevia, e soprattutto la Baviera, spalleggiata dalla Boemia, gli si voltarono contro; il Re di Danimarca l'attaccò. Ebbe disdette anche dalla Francia nel 978, e poco mancò che il re Lotario non lo catturasse ad Aquisgrana. O. II rispose vanitosamente invadendo la Francia quasi fino a Parigi; ma, battuto a Soissons, dovette scendere a patti con il re di Francia. Tutto tempo perduto per ricondurre all'obbedienza i Romani, sollevati dai Crescenzi, che avevano strangolato il papa imperiale Benedetto VI. La sua venuta a Roma e l'intesa con Benedetto VII (980-81) fecero credere ad O. II di poter attuare le ambizioni di suo padre, tanto più avendo sposata la bizantina Teofano. Preindendo a pretesto la lotta contro i Saraceni, tentò invano di attirare a sé i Greci dell'Italia meridionale. Gli infedeli gli inflissero, il 13 luglio 982 , a Stilo di Calabria una grave sconfitta, la cui risonanza diede la spinta ad una doppia offensiva, slava e danese, sull'Elba. Ma O., trascinato dalla sua cieca ambizione, si abbandonò al sogno temerario della conquista della Sicilia. La morte sopraggiunse ad interrompere i suoi disegni il 7 dic. 983.
Bibl.: G. Artenberg, Über die Herkunft der Theophano, Gemahlia Kaisers O. II., in Byzant. Zeitschr., 4 (1895), pp. 467480; K. Uhrlira, 7ahrb. des deutsch. Reiches unter O. II. und O. III., Lipsia 1902; L. Hartmann, Gesch. Italiens im Mittelalt., IV, Gotha 1012; P. E. Schramm, Kaiser, Basileus und Papst in der Zeit der Ottonen, in Hist. Zeitschr., 129 (1924), pp. 424-75; G. Cartellieri, op. cit. in bibl. di ottone I. Guglielmo Mollat
OTTONE III, IMPERATORE e re di Germania. O. III, quando succedette al padre, Ottone II, non
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(da G. Ladner, I ritratti dei Papi nell'antichità e nel medineo, (litta del Vaticano III, p. 197, Ep. 18))
Ottone III. Imperatore e re di Germania - Acquasantiera eburnea offerta da O. (effigiato in alto a destra) al duomo di Aquisgrana.
contava che 3 anni; tuttavia fu incoronato qualche giorno dopo, nel Natale del 983 . La sua minorità, che doveva durare oltre 13 anni, cominciò sotto spiacevoli auspici, perché gli errori di Ottone II maturavano i loro frutti; infatti sotto i colpi degli Slavi la riva destra dell'Elba è perduta; l'opera politica e missionaria di Enrico I in quella regione annientata; la Boemia si sottrae al dominio tedesco; il duca di Baviera, Enrico il Litigioso, porta via un momento il bambino alla madre e cerca di impadronirsi della corona; egli contava sull'aiuto del re di Francia, Lotario, che voleva approfittare della minorità di O. III, per riunire la Lorena al suo regno.
La corona di O. III fu salvata grazie all'abilità della reggente, sua madre, Teofano, donna intelligente e avveduta, che con la sua prudenza seppe riparare ai difetti del marito e compensare l'impopolarità che godeva in Germania. La morte inaspettata di Lotario, l'appoggio dell'episcopato, la fedeltà dinastica, che mise in seacco l'opposizione bavarese, rappresentarono altrettante circostanze favorevoli. Teofano rinuncia saggiamente alle avventure siciliane e dà prova di moderazione negli affari di Roma, lasciando che i Romani si scegliessero da sé il papa Giovanni XV e che i Crescenzi ricuperassero la loro dignità di patrizi. Sa inoltre pacificare i confini slavi sull'Elba e limitare le ambizioni cèche, sostenendo il Duca di Polonia. In realtà il merito della sua politica va attribuito al suo consigliere, l'arcivescovo di Magonza, Willigiso, grazie al quale la medesima linea di condotta poté sopravvivere alla morte di Teofano, sotto la reggenza della suocera, l'imperatrice Adelaide, con la quale Teofano aveva strettamente cooperato in vita. La lotta contro gli Slavi resta all'ordine del giorno fin alla maturità di O. III (966).
Al quale bastano sei anni di governo personale (9961002) per portare all'apogeo le ambizioni della dinastia
sassone, è anche comprometterle con la loro ampiezza temeraria. Figlio di una greca e di un sassone eccezionalmente colto, O. III non esita a lungo tra i sogni mediterranei ed orientali di suo padre e la politica antisova di suo madre. Nutrito di culture classico, formato sotto il benefico influsso di persone sante, come Gerberto, s. Adalberto, s. Nilo, O. è un mistico, sognante un impero universale, dove farebbe progredire il Regno di Cristo. Roma esercita su di lui un'attrattiva irresistibile. Sedotto da essa, la vuole dominare; ma l'atavismo germanico riprende i suoi diritti e la brutalità di Ottone I risppare nel suo metodo con fasi alternanti di ascetismo e di mansuetudine. Pochi caratteri sono cosi complessi come quello di O. III. Egli impone ai Romani un papa tedesco, Gregorio V, da cui riceve la corona imperiale il 21 maggio 996. Infrange con il massimo rigore una rivolta fomentata dai Crescenzi e poco manca che la sua politica confusionaria nell'Italia del sud non gli procuri altrettante diodette che a suo padre, che mirava più alto e aveva una visione più ampia.
L'Imperatore trova in Gerberto di Aurillac, che elegge papa, con il nome di Silvestro II, senza avvisare i Romani, un collega adatto alla sua misura. Di comune accordo, Papa e Imperatore, i due soli del mondo, lavorano alla instaurazione dell'Impero cristiano. L'Ungheria, battezzata e unita direttamente a Roma, diventa la "Corona apostolica ". L'autonomia delle Chiese polacca e ceca attesta il carattere universale, sempre più romano e sempre meno tedesco, dell'ideale di O. III, il quale si dà il titolo di: "romano, sassone, italiano, servo degli Apostoli, per grazia di Dio, imperatore augusto del mondo ". Intende aderire a tutte le tradizioni; procede solennemente all'esumazione del corpo di Carlomagno, ad Aquisgrana, il 19 maggio dell'anno 1000, giorno di Pentecoste; prende su di sé, si dice, la croce d'oro del grande Imperatore, e si sparge la leggenda di un misterioso messaggio di Carlo al suo imitatore. O. III voleva sposare anch'egli una principessa greca e cosi concentrare in sé i diritti dell'Impero d'Oriente e dell'Occidente. Sogna soprattutto la grandezza di Roma, dove risiede abitualmente dal 999; rinnova alla corte il cerimoniale antico e bizantino. Servo degli Apostoli, si considera come il luogotenente di s. Pietro.
Ma dalla fine del regno già si manifestano i preludi di un'inevitabile competizione fra i due capi del mondo cristiano. Roma stessa, ingrata, ostile soprattutto alla influenza tedesca, si solleva e costringe l'Imperatore a ritirarsi al Monte Gargano, donde non usci che per morire ( 24 genn. 1002). Gli insulti, con cui i Lombardi salutarono la sua spoglia, erano i rintocchi funebri del sogno di dominazione universale, ad attuare il quale O. non lasciava eredi.
Biss.: E. Dümmler, Bischof Pilgrim von Passau, Lipsia 1854; P. Kehr, Zur Gesch. Ottos III., in Hist. Zeitschr., 166 (1891), p. 415 sgg.; F. Picavet, Gerbert, un pape philosophe, Parigi 1897; C. Lux, Papst Silvesters II. Einfluss auf die Politik Kaiser Ottos III., Breslavia 1898; L. Halpher, La cour d'Otton III à Rome, 996-1001, in Mbl. archbid, et hist. par l'Ecole française de Rome, 25 (1905), pp. 349-63; ristampato in Et. d'hist. du moyen âge, Parigi 1950; M. Ter-Braak, Otto III. Ideal und Praxis im frühen Mittelalt., diss., Amsterdam 1928; F. Eichengrän, Gerbert als Persönlichkeit, in Beitr. zur Kulturgesch. des Mittelalts und Renaissance, 35 (1928); P. E. Schramm, Studien zur Gesch. Kaiser Ottos III., diss., Heidelberg 1923; id., Kaiser, Rom und Renonatio, Berlino 1928; K. Hampe, Kaiser Otto III. und Rom, in Hist. Zeitschr., 140 (1929), pp. 313-33; A. A. Brachmann, Der röm. Erneuerungsgedanke und seine Bedeutung für die Reichspolitik der deutsch. Kaiserzeit, Berlino 1932; id. Kaiser O. III. una die staatl. Umgestaltung Polens und Ungarn, Berlino 1939; M. Uhlirz, Kaiser O. III. und das Papsttum, in Hist. Zeitschr., 162 (1940), pp. 258-68; R. Holtzmann, Gesch. der sächsisch. Kaiserzeit, Monaco 1943; Z. Woiciechowski, La renovatio Imperii sous Otton III et la Pologne, in Rev. hist., 73 (1949), p. 30 sg.; R. Fola, op. cit. in bibl. di ottone 1. Guglielmo Mollet
OTTONE di Passavia (Passau). - Francescano, scrittore moralista. Pochissime sono le notizie sicure della sua vita. Fu lettore nel convento di Basilea. Il 2 febbr. 1386 terminò l'opera, unica di lui conosciuta: Die 24 Alten oder der goldene Thron der minnenden Seele.
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Composta con lo scopo di dare ai suoi penitenti e a tutte le anime amanti di Dio pie esortazioni e insegnamenti per la loro vita religiosa. Questi vengono posti nella bocca dei 24 «Seniori» dell'Apocalisse (4, 4.10; 5, 5 sgg. ecc.) che allora godevano anche di un culto. L'argomento dell'opera comprende 24 sermoni, dei quali ciascuno tratta un tema speciale; p. es., la contrizione, la Confessione, la Penitenza, la disciplina esterna ed interna, l'amore di Dio e del pressimo, la S. Comunione, ecc. Le sentenze sono tolte da 104 autori nominati, e sono tra loro congiunte con brevi testi. L'opera segna la transizione dagli scritti speculativi-misici al libro morale di edificazione, con fermi principi di vita cristiana, in un periodo di rivoluzione religiosa. In ciò consiste il valore e l'importanza dell'opera. Di essa esistono molti manoscritti; comparve stampata nel 1480 , e se ne moltiplicarono in seguito le edizioni.
BibL.: W. Schmidt, Die vierundzwanzig Alten Ottos von Passau (Palastro, 212), Lipsia 1938; id., Otto von Passau, in W. Stammler, Die deutsche Literatur des Mittelalters, Verfasserlexikon, III, Berlino 1943, coll. 695-96. Arduino Kleinbans
OTTONIANA, ARTE. - Si definisce a. o. quella germanica del sec. x e del primo venticinquennio del sec. xi e, con molte limitazioni, quella da essa influenzata nei territori a diretto contatto con il mondo germanico.
Essa coincide con il primo costituirsi di uno Stato nazionale tedesco e con il periodo nel quale come re di Germania ed imperatori cinsero la corona i tre Ottone e quindi Enrico II di Sassonia. L'a. o. si collega quindi cronologicamente da un lato alla diffusione delle forme più avanzate della cultura e dell'arte carolingia e dall'altro al decisivo affermarsi, nei singoli territori, dei caratteri propri dell'arte romanica. Come già per l'arte carolingia, i centri maggiori di sviluppo dell'a. o. furono soprattutto i grandi monasteri in relazione diretta con la corte. Tuttavia l'a. o., a differenza di quella carolingia che, insieme agli apporti dell'arte bizantina, di essa forma il substrato culturale più ricco, non ha carattere esclusivamente aulico. In essa infatti appare quale elemento essenziale e catalizzatore di quelle precedenti e raffinate culture, soprattutto l'impulso vivificante delle giovani energie di nuovi popoli che entrano nel mondo della civiltà cristiana d'Occidente con fresca ricchezza di entusiasmo che spontaneamente conduce alla violenza della espressione. Ciò è chiaro non solo nelle forme plastiche e pittoriche ma anche in quelle architettoniche allora che nei territori tedeschi fu rapidissimo l'accrescersi del numero e delle dimensioni degli edifici, specie in Sassonia, nei territori lungo il Reno e, sebbene in minor misura, nella Germania meridionale. Quasi tutti gli edifici sacri sorti in questo periodo sono stati successivamente ingranditi o trasformati; tuttavia spesso vi sono leggibili, almeno nella pianta, i caratteri primitivi. Fra loro si ricorda nella Germania meridionale il S. Erasmo di Ratisbona, le tre chiese sull'isola di Reichenau e la chiesa di S. Michele ad Hildesheim; in Renania la chiesa capitolare di Essen, il duomo di Treviri e il compiáoglio di Colonia, mentre appartengono, almeno nei nuclei più antichi, al periodo ottoniano le cattedrali di Würzburg, di Bamberga, di Magonza, di Worms, di Spira e di Strasburgo.
Le opere di pittura e scultura di questo periodo sono piuttosto scarse. Testimonianze dell'attività pittorica ottoniana sono negli affreschi della chiesa di S. Giorgio sull'isola di Reichenau da assegnare agli inizi del sec. xi, nelle pitture del coro della chiesa di Goldbach presso Uberlingen e in altre posteriori già decisamente romaniche, quali il Giudizio universale di Burgfelden nel Wurtenberg. A Reichenau fiorì allora anche una scuola miniaturistica di grande importanza che ha creato opere capitali quali il Codice di Egberto ora a Treviri, l'Evangeliario di Ottone III, quello di Enrico II e quello di Echternach (Gotha). Altri centri importanti di attività miniaturistica furono allora nei monasteri di Treviri e di Ratisbona. Le scarse testimonianze di una attività plastica del periodo sono improntate agli stessi caratteri evidenti anche nella pittura contemporanea, cosi le sculture del portale di
Hildesheim e varie opere in bronzo, specie nella Germania settentrionale.
BibL.: G. Dehio-G. von Bezold, Die birchl. Baukunst d. Abbedlandes, 3 voll., Stoccarda 1891-1901; E. Panofsky, Die deutsche Plastik des XI. bis XIII. Jahrh., Monaco 1924; A. Goldschmidt, Die deutschen Bronzstüren d. frühen Mittelatl., Marburgo 1926; id., Die deutsche Buchmalerei, 2 voll., Firenze-Monaco 1928, con ampia bibl.; H. Tietze, s. v. in Euc. Ital., XVI, p. 767 sgg.; v. anche germania, VI. Arte. Emilio Lavagnino
OTURKPO, PREFETTURA APOSTOLICA di. - E situata nella parte centro-orientale della Nigeria. Fu eretta il 9 luglio 1934 col nome di prefettura apostolica di Benue (v.), cambiato in O. il 18 apr. 1950, quando fu eretta la gerarchia episcopale nell'Africa occidentale britannica.
Biel.: AAS, 27 (1925), pp. 323-25; 42 (1950), pp. 613-19; MC, Roma 1950, p. 110 . Carlo Corvo
OUAGADOUGOU, vicariato apostolico di. Nell'Africa occidentale francese. Origine dalla prefettura ap. del Sahara e Sudan, eretta nel 1868 per distacco dal vicariato ap. dell'Africa centrale (v. KHARTUM).
Il card. Lavigerie fu nominato superiore o delegato apostolico con facoltà di suddelegazione e sotto l'immediata dipendenza di Propaganda. La suddetta prefettura elevata a vicariato ap. nel 1891 ed estesissima, modificò con l'andare degli anni molte volte i propri confini per l'erezione di parecchie altre prefetture e vicariati ap., fino al 12 giugno 1947. Cosí ridotto ha una superficie di ca. kmq. 70.200 e comprende i tre circoli amministrativi di O., Kaya e Tenkodogo. E abitato in maggioranza da Mossi che parlano la lingua moré. Nella regione sudest si trovano i Boussanssés, che parlano il biza e, tra altre tribù meno importanti, i Koussassés, Nankanes e Kassems che parlano lingue speciali. Nel sud-ovest, poco abitato, si trovano i Gourounis che parlano il gouroundé. Tutti sono coltivatori.
La popolazione è di ca. 975.370 ab. di cui 22.870 cattolici, 6000 catecumeni, 1500 protestanti, 110.000 musulmani e il resto pagani. Stazioni primarie 9, secondarie 185. I missionari esteri sono 37 e i nazionali 11. Suore 21 estere e 50 nazionali; fratelli 6 esteri e 3 nazionali, maestri 47 e 227 catechisti. Nel Seminario minore studiano 93 giovani di cui una ventina della prefettura apostolica di Ouahigouya e uno della prefettura apostolica di Niamey. Scuole elementari 13 e professionali 4. Nella scuola normale di Toussiana del vicariato apostolico di Bobo-Dioulasso studiano 28 alunni. Anche i protestanti e i musulmani hanno scuole. Ospedali 7, dispensari 7, orfanotrof 1, asili per vecchi 2. Fioriscono anche varie associazioni di Azione Cattolica.
Biel.: AAS, 13 (1921), pp. 376-77; J. Bouniol, The White Fathers and their missions, Londra 1929, pp. 153-68; GM, pp. 229-41; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. nn.4783/50, 4928/50, 449/51. Saverio Paventi
OUAHIGOUYA, PREFETURA APOSTOLICA di. -
Si trova nell'Africa occidentale francese e fu eretta il 12 giugno 1947 con territorio distaccato dal vicariato apostolico di Ouagadougou. Comprende i due circoli amministrativi di O. e di Koudougou con una superficie di ca. 40.960 kmq .
La popolazione di ca. 897.300 ab. è distribuita per i due terzi nelle regioni meridionali. Nelle zone nord e nord-est la densità è assai debole : vi si trovano le tribù nomadi di razza Peul, abitanti un paese quasi deserto con magri pascoli. Nella parte centrale la popolazione è molto densa ed agglomerata in grandi villaggi. Essa appartiene alle tribù Mossi e Gurunsi.
I cattolici sono 8772 indigeni, 22 esteri, 19 misti; catecumeni 1008; protestanti 1470 e musulmani 152.600. Gli altri sono feticisti. La prefettura è affidata ai Padri Bianchi, che sono 14 , aiutati da 2 sacerdoti e 9 suore indigeni. Seminaristi 9, che studiano a Koumi e a Fabré. Catechisti 156, maestri 17. Stazioni missionarie principali 6, secondarie 47. Farmacie 3. Scuole elementari 3 con
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(fot. Eac. Catt.)
Oudinot, Nicolas-Charles-Victor, duca di Reggio - Incisione dal ritratto di R. Le Fèvre - Roma, Museo del Risorgimento.
554 alunni. E molto fiorente la scuola normale per i catechisti.
Biel.: Archivio della S. C. de Prop. Fide, Relazione generale della prefettura. pos. prot. n. 714-50; MC. 1950, p. 101; AAS. 39 (1947), pp. $606-607$.
Saverio Paventi
OUDINOT, Nicolas-CharlesVictor, duca di Reggio. - Generale francese, n. il 3 nov. 1791 a Bar-le-Duc, m. il 6 luglio 1863 a Parigi. Figlio dell'omonimo maresciallo di Napoleone I, entrò nell'esercito imperiale.
Ufficiale di cavalleria, partecipò alle campagne di Spagna, di Russia e di Algeria. Nel 1849 gli fu affidato il comando del corpo di spedizione che doveva sbarcare nello Stato Pontificio. Le istruzioni rimessegli, sia dal ministero della Guerra sia da quello degli Esteri, erano vaghe. Le prime gli ordinavano semplicemente di occupare Civitavecchia e di rimanere quindi in attesa di nuove disposizioni; le seconde, redatte dal Drouyn de Lhuys, allora titolare del portafoglio degli Esteri, lo esortavano, in realtà piuttosto ambiguamente, a procedere all'occupazione della stessa città di Roma. L'O., sbarcato a Civitavecchia il 25 apr., senza incontrare resistenza da parte della Repubblica romana, tentò quattro giorni dopo di penetrare in Roma, ma il suo tentativo sanguinosamente falli. Lo scacco dell'O. era dovuto alle perplessità del governo repubblicano francese, che mentre tendeva a dare una qualche soddisfazione alle diverse e contrastanti correnti dell'Assemblea nazionale, d'altra parte voleva controbilanciare il diretto intervento austriaco in favore del Papa, fatto questo che avrebbe assicurato a Vienna l'egemonia nella questione italiana, intollerabile per il governo di Parigi. L'O., colpito dallo scacco che ledeva il suo onore di soldato, volle una piena riabilitazione che ottenne il 3 luglio con l'occupazione di Roma. Ebbe fine così la Repubblica mazziniana e fu reso possibile il ritorno di Pio IX. Rieletto nel frattempo deputato, l'O. a Parigi partecipò alle sedute dell'Assemblea legislativa. Durante il colpo di Stato di Luigi Napoleone, per il suo atteggiamento fu arrestato e rinchiuso a Vincennes fino al 16 dic. 1851.
Biel.: A. Cochin, Le général O., duc de Reggio, in Le Correspondant, 159 (1863), pp. 528-31; A. Robert-E. Bourloton-G. Cougny, Dictionnaire des parlementaires frangais, Parigi 1891, pp. 523-26; E. Bourgeois-E. Clermont, Rome et Napoléon III, ivi 1907, soprattutto p. 20 sgg.; G. Mollat, La question romaine de Pie VI à Pie XI, ivi 1932, pp. 239-71; P. Dalla Torre, Pio IX e la Restaurazione del 1849-50, in Aevum, 23 (1949), pp. 267 298; G. E. Bonner, Ferdinand de Lesseps. Le diplomate. Le créateur de Suez, Parigi 1951, pp. 83-110.
Silvio Furlani
OUDTESTAMENTISCHE STUDIEN ("Studi Anticotestamentari "). Collana di memorie della "Oudtestamentisch Werkgezelschap in Nederland", che studia con speciale attenzione la filologia semitica, l'archeologia palestinese ed orientale, la critica testuale, e inoltre l'esegesi propriamente detta, forse però di meno la teologia biblica, a giudicare dai volumi finora apparsi.
Le memorie, varianti da piccole note all'estensione di veri e propri libri (p. es., i Salmi di B. D. Eerdmans, 4 [1947]), vengono redatte in lingua francese o inglese o tedesca. L'Associazione, della quale fanno parte anche professori cattolici, fu fondata nel 1939. Il I vol. apparve nel 1941, pubblicato dalla casa E. J. Brill, nota editrice orientalista di Leida. Il presidente dell'Associazione e direttore della collana è finora P. A. H. de Boer. L'Associazione organizza anche, fra i professori ed esegati dei Paesi Bassi, colloqui scientifici sui problemi biblici, e mantiene rapporti con altre associazioni di studi anticotestamentari (p. es., la "Society for Old Testament study" [v.]); nella sua sede fu fondata, nel 1950, la "International Organisation of Old Testament scholars" (v. VETOS TESTAMENTOS).
Pietro Nober
OUDTSHOORN, diocesi di - Nell'Unione Sudafricana su territorio distaccato il 3 ag. 1874 dal vicariato ap. del distretto occidentale del Capo di Buona Speranza (ora diocesi di Cape Town) ed eretto in prefettura ap. del distretto centrale del Capo di Buona Speranza, affidata ai missionari del Seminario di Lione, ora Società per le Missioni africane (v.). Questa, in virtù del decreto del 3 luglio 1879, la cedette alla Congregazione dello Spirito Santo, ricevendone in cambio la prefettura ap. di Costa d'Oro e Costa d'Avorio.
Nel 1882 questi missionari dovettero abbandonarla e fu posta sotto l'amministrazione del vicario ap. di Cape Town, coadiuvato dal clero secolare e dagli Oblati di s. Francesco di Sales. Nel 20 giugno 1885 alcuni distretti formarono la prefettura ap. del Fiume Orange (ora diocesi di Keimoes). L'anno 1922 "vivac vocis oraculo" fu affidata alla Pia Società dell'apostolato cattolico (Padri Pallottini), come si rileva dal rescritto del 17 maggio 1923. Il 16 marzo 1927 il distretto civile di Prieska fu ceduto al vicariato ap. del Fiume Orange e questo cedette i distretti di Calvinia e Fraserburg.
Il 28 giugno 1930 i distretti di Worcester, Swelledam, Tulbagh Ceres, Riversdale, Montagu e Rubertson le furono annessi dal vicariato apostolico di Cape Town, il quale nel 1934 cedette l'isola di S. Elena. Il 13 giugno 1939 ricevette l'attuale denominazione; il 9 dic. 1948 fu elevata a vicariato ap. e l'1 i genn. 1951 con la istituzione della gerarchia nell'Unione Sudafricana fu elevata a diocesi.
Le superficie è di ca. kmq. 185.000 con clima temperato e salubre. Le città principali sono unite dalla ferrovia. Una metà della popolazione, che è di ca. 360.000 ab., è di origine europea e molti di origine mixta. Gli indigeni ottentoni, boscimani e bantu, sono pochi. Si parla l'inglese

(fol. Fides)
Ouidah, vicariato apostolic o di Palazzo reale di Abomey, con bassorilievi indigeni.
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Ouidah, vicariato apostolicO di - Bassorilievo del Palazzo reale di Abomey rappresentante l'arrivo di un missionario in battello.
e l'afrikaans. Vi sono 15 missionari pallottini e 3 diocesani, 12 fratelli e 109 suore di cui 11 nazionali. Cattolici nazionali 701, esteri 950, misti 2129, catecumeni 195. Protestanti 340.000 . Ebrei ca. 2500, musulmani ca. 3000. Pochi sono pagani. Stazioni primarie 15 , secondarie 9 , cappelle 18 , dispensari 7 . Scuole elementari 13 ; superiori 1, professionali 2. Vi si pubblica un periodico cattolico con ca. 1500 copie. Fiorenti sono le associazioni di carità e di Azione Cattolica.
Bibl.: AAS, 19 (1927), pp. 268-69; 23 (1931), pp. 43-44; 41 (1949), pp. 169-70; MC, 1950, pp. 165-66; The Catholic Directory of South Africa, 1931, Cape Town 1951, pp. 164-69. Saverio Paventi
OUIDAH, vicariato apostolicO di. - Il primo vicariato ap. del Dahomey che si estendeva dall'imboccatura del fiume Volta a quello del Niger, fu eretto per divisione del vicariato ap. delle due Guinee (v. guinea), il 28 ag. 1860 , e confidato agli alunni del Seminario di Lione per le Missioni Estere. Il 23 ag. 1870 , pur conservando gli stessi limiti, fu chiamato vicariato ap. della Costa di Benin, che nel 1943 ebbe il nome di Lagos (v.).
Il 26 giugno 1883 il territorio compreso fra il Volta e l'Ouémé-Okpara fu eretto in prefettura ap. del Dahomey, che, dopo varie modifiche di confini per nuove erezioni, divenne vicariato ap. il 25 maggio 1901. Dopo nuove cessioni di territorio, cambiò nel 1948 il nome in quello di O., ove risiede l'Ordinario. Il territorio, cosi ridotto, comprende la zona meridionale del Dahomey fino ai limiti dei circoli Savalou e Parakou, verso il nono parallelo di latitudine nord. Ha una superficie di ca. kmq. 38.000 .
La principale razza è la razza dahoneyana che alla fine del xix sec. fu celebre per la tratta degli schiavi e i sacrifici umani. Sopra una popolazione di ca. 1.250 .000 ab. i cattolici e i catecumeni sono 125.000 . I musulmani sono ca. la metà e i protestanti ca. 16. Gli altri sono pagani. Vi sono 23 distretti e una sola quasi-parrocchia, stazioni secondarie 234. Chiese 24, cappelle 235. I missionari esteri sono 45 e i nazionali 18 , fratelli 6 , suore 106, catechisti 563 , maestri 295 . Dispensari 5 , asili per vecchi 2 , per lebbrosi 1. Scuole elementari 41, medie 19, normali 1. Vi si pubblicano tre periodici con 3000 esemplari in tutto. Varie sono le associazioni pie.
Bibl.: vari autori, Dahomey, in Grands lacs, 61 (1949-46), p. 160; AAS, 40 (1948), pp. 297-98, 487-88; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. nn. 493/51. 829/51. Saverio Paventi
OULTREMONT, Emilie de. - In religione, Maria di Gesù, fondatrice della Società di Maria Riparatrice, n. nel castello di Wégimont (Liegi) l'11 ott. 1818, m. a Firenze il 22 febbr. 1878.
Dopo una fanciullezza incentrata nella pratica eucaristica, sposò a 19 anni il barone Vittore di Hooghmorst, da cui ebbe due figli e due figlie. Vedova nel 1847, concepì il disegno, resole chiaro da una rivelazione di Maria
(8 dic. 1854), di fondare una congregazione religiosa che "avesse per il suo divino Figlio una tenerezza e un rispetto specialissimi ". Sorse, infatti, la nuova Società di Maria Riparatrice a Parigi, l'11 ott. 1855, con 4 compagne unitesi alla fondatrice, e con l'adorazione diurna e in parte notturna. L'Istituto fiorì ben presto di vocazioni, tra cui le due figlie della fondatrice, e, trasportata la comunità di Parigi a Strasburgo (1857), cominciarono le fondazioni: Missione del Madure (1859), Tolosa (1860), Londra (1862), Tournai (1865), St-Denis nell'isola di Réunion (1863), Roma (1865), Port Louis (1866), Liegi (1866), Parigi (1869), Nantes e Le Mans (1871), Bruxelles (1872), Pau e Siviglia (1874), Cordoba (1875). La O. non cessò, come superiora generale, dallo stimolare vivamente la formazione interiore delle sue figlie, illuminata e provata anche da fenomeni straordinari. La Società fu approvata il 27 giugno 1864, le Costituzioni il 15 marzo 1873.
Bibl.: P. Susu, La mère Marie de Jésus, Tournai-Parigi 1909; anon., Compendio della vita della m. Maria di Gesù, Roma 1912.
Celestino Testore
OVERBECK, Friedrich. - Pittore, n. a Lubecca il 3 luglio 1789, m. a Roma il 12 nov. 1869 (sepolto in S. Bernardo alle Terme). Prima scolare del Peroux, del Runge e del Tischbein, nel 1806 era a Vienna, ove nel 1809 fondava il Lukasbund, e quindi partiva per Roma ove, convertitosi al cattolicesimo, formò con altri pittori tedeschi il gruppo detto dei "Nazareni" (v.). Di tale gruppo o confraternita egli rimase l'esponente maggiore.
Con i suoi compagni dipinse a Roma gli affreschi di casa Barholdy (1816-17), poi distaccati e trasferiti a Berlino, e quelli di Villa Massimi (1817-27) con scene ispirate alla Gerusalemme liberata. Nel 1829 dipinse affreschi sulla facciata della Porziuncola in S. Maria degli Angeli ad Assisi. Animato da una grande fede speró, in opposizione alle teorie neoclassiche, ricondurre l'arte cristiana ai suoi splendori attraverso lo studio dei maestri del Quattrocento di cui assunse per molti aspetti le forme. In ciò fu d'accordo con i "puristi" italiani il cui Manifesto egli sottoscrisse nel 1843. Sue opere sono in

(fot. Alinari)
Overbeck, FrisGnich - Affresco sulla fronte della "Porziuncola". Assisi, chiesa di S. Maria degli Angeli.
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alcuni tra i maggiori musei d'Europa quali: Basilea, Berlino, Dublino, Francoforte, Amburgo, Colonia, Copenaghen, Londra, Lubecca, Praga, Vienna, Zurigo, ecc.
Bibl.: P. F. Schmidt, s. v. in Thieme-Becker, XXVI, pp. 104-106; D. Redig de Campos, Op. ined. di G. F. O. in Roma, in Illustraz. Vat., 1932, pp. 10-11-15 e 1933, pp. 109-13, 198-99, 252-54; Fr. Baumgart, s. v. in Enc. Ital., XXV, pp. 223224.
Emilio Lavagnino
OVERBERG, Bernhard Heinrich. - Pedagogista e catecheta cattolico, n. nei pressi di Voltlage (Vestfalia) il $1^{\circ}$ maggio 1754 , m. a Münster il 9 nov. 1826. Fece gli studi filosofici e teologici a Münster, fu ordinato sacerdote nel 1779 , poi divenne cooperatore in Everswinkel.
Il vicario generale Franz von Fürstenberg, direttore generale delle scuole del principato, nel 1782 chiamò O. a dirigere l'Istituto per la formazione dei maestri elementari da lui eretto. O. ne fu l'organizzatore e l'anima, esercitando un grande influsso sulla riorganizzazione dell'istruzione elementare e catechistica in tutto

(fot. Mac)
OVIEDO, DIOCESI di - Lato della cassa reliquiario in argento sbalzato con iscrizione in arabo e latino, dono di Alfonso VI (ca. 1075) - Oviedo, Cattedrale, "Cámara santa ".
il territorio. Prevedendo le persecuzioni contro gli Ordini religiosi insegnanti, incrementò assai anche la formazione del personale insegnante femminile laico, ispirato a principi apostolici. Ebbe una parte molto notevole nell'elaborazione dell'eccellente costituzione scolastica emanata per il Principato di Münster nel 1801. Dal 1806, come rettore del Seminario di Münster, si occupò della formazione morale del clero, continuando ad esercitare il suo influsso nell'ambiente didattico anche sotto i nuovi regimi.
Per l'insegnamento del catechismo O. ha ancora una importanza fondamentale per le sagge norme che forni, frutto di studio e di esperienza diretta.
Opere principali: Anweisung zum zweckmässigen Schulunterricht für die Schullehrer im Hochstift Münster (Münster 1795) che ebbe 6 edd., vivente l'autore; Biblische Geschichte des Alten und Neuen Testaments zur Belehrung und Ergänzung besonders für Lehrer, grössere Schüler und Hausväter (ivi 1799); Christkatholisches Religionshandbuch, um sich und andere zu belehren (ivi 1804); Katechismus der christkatholischen Lehre (ivi 1804). Sono comprese in Sämmtliche Schriften für Schulen ( 6 voll., ivi 1861 1868). Una scelta di scritti di O. in J. L. L. Gressler, Klassiker der Pädagogik, 1904.
Bibl.: J. Reinermann, B. O. in seinem Leben und Wirken, Münster 1829; C. Krabbs, Leben B. O., ivi 1831; $3^{\circ}$ ed. 1864; H. Heuveldop, Leben und Wirken B. O. im Rahmen der Zeitu. Ortsgeschichte mit besonderer Berücksichtigung seiner Verdienste als Volksbildner, Münster 1923.
OVIEDO, DIOCESI di. - Città capoluogo della provincia delle Asturie e sede della diocesi omonima nella Spagna, che abbraccia anche gran parte delle province di Luogo, León Zamora e Santander.
Ha una superficie di kmq. 13.560 con una popolazione di 1.300 .000 ab . dei quali 1.200 .040 cattolici distribuiti in 1150 parrocchie, servite da 737 sacerdoti diocesani e 180 regolari; ha un seminario maggiore e uno minore, 20 comunità religiose maschili e 95 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 306).
La diocesi fu fondata nell'805 sotto Alfonso II. Verso il sec. x fu elevata a metropoli; posteriormente perdette tale dignità e divenne suffraganea di Santiago de Compostella come tuttora. Nel 1105 papa Pasquale II la esentò e così fu fino al Concordato del 1851. La Cattedrale è gotica con transetto e coro; tre portali nella facciata principale, eretta nel 1388-1498 in sostituzione dell'anteriore costruita nell'802.
La sua torre è la più bella del gotico spagnolo, gravemente danneggiata nella guerra civile spagnola ma ricostruita. Notevole è poi la "Cámara santa" con tesori storici e artistici del medioevo tra i quali la famosa Croce degli angeli, dono di Alfonso II il Casta. Notevolissimo è il retablo ligneo dietro l'altare maggiore in stile gotico fiammeggiante. Annesso alla Cattedrale è il chiostro, compiuto alla fine del sec. xv. Nel territorio della diocesi in luogo rupestre e pittoresco si erge l'abbazia collegiata di Codadonga, celebre perché, secondo la tradizione, da qui Pelagio iniziò la riconquista della Spagna. Vi è la celebre immagine della Madonna detta popolaremente la Santina. Notevole interesse nei dintorni di O . hanno le chiese di S. Maria di Naranco e di S. Michele di Lillo in puro stile romanico, erette alla metà del sec. Ix.
Bibl.: Enc. Eur. Am., XL, pp. 1153-67; L. Serrano, Cartulario de S. Vincente de O., Madrid 1929 Ignacio Ortiz de Urbina
OVIEDO, Andrés de. - Gesuita, patriarca di Etiopia, n. a Illescas nel 1518 , m. a Fremona (Etiopia) il 9 luglio 1577. Accolto nella Compagnia di Gesù dallo stesso fondatore (1541), fu prima rettore del collegio di Gandia (1545) fondato da s. Fr. Borgia, ancora secolare, poi del collegio di Napoli (1550).
Designato con parecchi altri alla missione di Etiopia, l'O. venne consacrato vescovo di Hierapolis e destinato coadiutore con diritto di successione del patriarca Nuñez Barreto (v.). Arrivò in Etiopia nel 1557 e nel 1561 successe al Nuñez, morto a Goa senza aver veduto l'Etiopia. Ma le speranze concepite di una unione con Roma si fecero sempre più deboli; anzi il negus Adamus Ségad proibì la predicazione ai missionari e li tenne come prigionieri insieme al patriarca. Liberato per la morte del Negus, e perdurando le stesse difficoltà, l'O. si ritirò a Fremona, rimanendovi a lavorare in pro' dei Portoghesi prigionieri in Abissinia. Così estrema era la sua povertà, che per scrivere a Pio V dovette servirsi dei margini di alcuni fogli del suo breviario, perché per scrivere al re del Portogallo già ne aveva adoperato i primi fogli bianchi. Tuttavia l'O. non si scoraggiò e rimase a Fremona, nonostante avesse avuto da Pio V la facoltà di recarsi come vescovo in Giappone.
Bibl.: A. Astrain, Hist. de la C. de 9. en la asistencia de España, II, Madrid 1905, pp. 389-95, 413-17; C. Boccari, Forum Aethiopicarum scriptores inediti, V, Roma 1907; X. ivi 1910, passim, v. indice; Pastor, VI, 219.
Celestino Testore
OVIEDO, Antonio de la Misericordia. - Serva di Dio, spagnola, n. a Losanna il 16 marzo 1822, m. a Clempozuelos presso Madrid il 28 febbr. 1898.
Fu dal 1848 al 1859 governante delle figlie della regina
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(fat. Gall. Musei vaticani)

(fat. Alinari)
In alto: FACCIATA DELLA CHIESA DI S: CATERINA (sec. xili) - Galatina.
In basso: INTERNO DELLA CATTEDRALE (sec. xi), con rifacimenti del sec. xv e xviII-Otranto.
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(1st. Archives de l' Université d'Ottawa)
In alto: CONGRESSO MARIANO di Ottawa (2 luglio 1947). Altar maggiore e addobbo per la Messa di mezzanotte. In basso: PALAZZO DELL' UNIVERSITÀ. Edificio centrale, sede dell'amministrazione - Ottawa.
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Maria Cristina di Asburgo, dimorando in diverse capitali europec. Invitata dal benedettino mons. Serra, vescovo di Daulia, fondò insieme a lui nel 1869 la Congregazione delle Oblate del S.mo Redentore allo scopo di riabilitare le giovani traviste. La prima casa dell'Istituto fu quella di Ciempozuelos nella quale morì la fondatrice. Questa ebbe la gioia di vedere la sua opera rapidamente diffusa in Spagna e all'estero. E in corso il processo di beatificazione.
Bibl.: L. de Acosta, A. de O. y Schöntal, Pamplona 1943. Ignacio Ortiz de Urbina
OWEN, Robert. - Socialista, n. a Newtown il 14 maggio 1771, m. ivi il 17 nov. 1858. Teorico del pensiero sociale e realizzatore di riforme, è tra le più suggestive figure del socialismo inglese. L'evoluzione del suo pensiero e della sua attività pratica va da quello che il Dollcans definisce come filantropismo padronale (allorché nel cotonificio di New Lanark, del quale è comproprietario, O. attua complesse provvidenze per i lavoratori) fino allo stadio successivo nel quale postula una sorta di comunismo agrario "autoritario e comunale", ma preparato e favorito dal governo stesso.
Molti dei suoi tentativi di organizzatore fallirono (tra cui la colonia di New Harmony, fondata negli Stati Uniti nel 1825), ma R. O. rimane uno dei principali teorici del socialismo pre-scientifico, dove la visione di una società futura, plasmanto ex-novo il "carattere" dell'uomo (che dipende dalla situazione economica oltre che dall'educazione), si incentra in uno specifico "automatismo" del bene: O. accetta solo il concetto di una religione razionale e accusa il clero di legare l'umanità alle catene di una società artificiosa. Favorevole alla politica degli alti salari, egli è al di qua del comunismo "industriale"; la teoria del valore-lavoro rimane realizzabile entro la cerchia di libere associazioni o di cooperative. La lotta che O. muove al "profitto" (nonostante il fallimento dei tentativi pratici per abolirlo, tra cui la Labour exchange bank, 1832-34), passò come la più importante eredità al socialismo posteriore.
Bibl.: E. Dollcans, R. O., Parigi 1905; A. Röhl, Die Beziehungen zwischen Wirtschaft und Erziehung im Sozialismus R. O.s. Amburgo 1930; G. D. H. Cole, The life of R. O., $2^{\circ}$ ed., Londra 1930; A. T. Davies, R. O., Glynceirieg 1948. Massimo Petrocchi
OWENSBORO, Diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di Kentucky, U.S.A. La diocesi eretta il 23 febbr. 1938 da Pio XI, con la cost. apost. Universi catholici orbis, copre una superfice di 12.502 miglia q. nelle 32 contee della parte ovest del Kentucky.
Suffraganea di Louisville, conta una popolazione di 647.806 ab. (1940) con soltanto 32.930 cattolici e 63 sacerdoti diocesani e religiosi. Vi sono 58 parrocchie, 22 cappelle, 4 missioni, 2 ospedali.
O. risulta da una divisione di Louisville che era diventata troppo grande, e la storia primitiva della diocesi coincide con quella di Louisville.
Bibl.: AAS, 30 (1938), pp. 256-58; J. G. Shea, History of the Catholic Church in the United States, Nuova York 18861892; The Official catholic directory 1930, ivi 1950, pp. 450-51. Gastone Carrière
OWERRI, Diocesi di. - E situata sulla costa meridionale della Nigeria ed è affidata alla Congregazione dello Spirito Santo.
Prima del 12 febbr. 1948 il suo territorio faceva parte del vicariato apostolico di Onitsha-O. (v. ONITSHA), il quale, alla suddetta data, venne diviso in due vicariati indipendenti : quello di Onitsha e quello di O. Il 18 apr. 1950, in occasione dell'erezione della gerarchia episcopale nell'Africa occidentale britannica, il vicariato apostolico di O. fu elevato a diocesi suffraganea di Onitsha, divenuta arcidiocesi nella stessa circostanza.
Superficie kmq. 28.460; ab. ca. 2.500 .000 ; cattolici 271.000 con 128.700 catecumeni; protestanti 173.600 ; maomettani ca. 2000; pagani ca. 1.925 .000 . Sacerdoti
nativi 7 , esteri 55 ; fratelli laici nativi 9 con 1 noviziato e 16 novizi, fratelli laici esteri 3; suore native 3 con i noviziato e 37 novizie, suore estere 27; alcuni seminaristi maggiori vengono educati nel Seminario interdiocesano di Onitsha e numerosi seminaristi minori nel Seminario minore di Okpala; catechisti 27; maestri 2874, maestre 483 ; medici uno secolare e una religiosa, infermieri diplomati 26 e 49 in formazione. Stazioni missionarie principali 26, secondarie 957; chiese 181, cappelle 393; ospedali i; dispensari 12; 9 maternità. Scuole : elementari 504; medie 301; professionali I; normali 5. L'Azione Cattolica è fiorente.
Bibl.: AAS, 40 (1948), pp. 357-58; 42 (1950), pp. 613-19; MC, Roma 1950, pp. 119-20: Archivio di Prop. Fide, pos. prot. n. $2613 / 31$. Carlo Corvo
OXENHAM, Henry Nutcombe. - Scrittore cattolico, n. il 15 nov. 1829 a Harrow, m. il 23 marzo 1888 a Kensington. Figlio di anglicani, studiò ad Oxford, prese gli Ordini Sacri nella Chiesa d'Inghilterra e fu pastore a Worminghall. Abbracciò il cattolicesimo nel 1857 e fu battezzato dal futuro card. Manning.
Per rendere conto della sua abiura pubblicò l'anno successivo una lettera ad un amico anglicano dal titolo The Tractarian Pasty and the Catholic Revival. Insegnò al St. Edmund's College di Ware; studiò quindi in Germania con il Döllinger e ne tradusse nel 1866 l'opera sul cristianesimo primitivo e la Chiesa. Fautore dell'unione tra le Chiese cattolica ed anglicana, pubblicò in occasione dell'apparizione dell'Eirenicon del Pusey una lettera Dr. Pusey's Eirenicon considered in relation to Catholic Unity (Londra 1866). Nel 1870 pubblicò sulla Saturday Review le considerazioni sul Concilio Vaticano, in senso piuttosto avverso alla definizione dell'infallibilità pontificia. Si avvicinò quindi ai vecchi cattolici del Döllinger e assistette nel sett. 1874 al Sinodo da essi tenuto a Bonn, ma se ne distaccò successivamente. Nel 1879 riesumò un anonimo scritto unionista, Essay towards a Proposal for Catholic Communion, apparso nel 1701 ed attribuito a Joshua Basset. Svolse anche una vasta attività pubblicistica, di cui sono testimonianza gli articoli apparsi nella Contemporary Review e nella Saturday Review, raccolti in volume nel 1876 (Catholic Exchatology and Universalism) e nel 1884 e 1885 (Short Studies in Ecclesiastical History and Biography; Short Studies, Ethical and Religious). Tradusse pure in inglese il secondo volume della Storia dei Concili di Hefele.
Bibl.: J. M. Rigg, s. v. in Dictionary of National Biography, XV. Londra 1921-22, pp. 13-15, con bibl. Silvio Furlani
OXFORD, Università di. - In Inghilterra. Comprende ca. 7000 studenti, dei quali 1500 studentesse; gli studenti cattolici sono ora ca. 400 tra graduati e candidati (tra questi ca. 50 studentesse), mentre nel 1911 non superavano il centinaio.
L'Università appare nella seconda metà del xir sec. e crebbe per l'esodo da quella di Parigi nel 1167, quando il re Enrico II richiamò da quella sede i suoi sudditi. Il cancelliere è menzionato per la prima volta nel 1214, ma fino al 1368 vi era anche, quale legato pontificio, un ufficiale della Curia vescovile di Lincoln, nel cui territorio si trovava O. (oggi O. appartiene all'arcidiocesi di Birmingham). Nel 1395 Bonifacio IX esentò l'Università da ogni visita vescovile; tale privilegio, tolto da Giovanni XXIII, fu ripristinato da Sisto IV nel 1479.
Case di studio in O. furono aperte nel 1221 dai Domenicani, nel 1224 dai Francesconi, seguiti poi, prima del 1300, dai Carmelitani, dai Benedettini e dai Cistercensi. Gli altri studenti erano dispersi in vari alloggi, cagionando mancanza di disciplina e disordini morali. Per porvi rimedio furono istituiti collegi per studenti laici, sul modello di quelli religiosi. Così sorsero nel 1249 l's University College s, ca. il 1262 il "Balliol"; nel 1264 il "Merton", t