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 nelle scuole pubbliche data la loro neutralità nel campo religioso. Nelle scuole medie cattoliche l'insegnamento religioso viene impartito per due ore alla settimana dai sacerdoti che hanno il grado di professore. La base d'insegnamento della religione cattolica dal 1910 è il catechismo unico per tutte le diocesi. Per il calvinismo è la Bibbia.

L'istruzione olandese si divide in privata "bizondere school" e in pubblica "openbare school ". La frequenza scolastica è obbligatoria dai 7 al 15 anni d'età. Le scuole pubbliche sono neutrali dal punto di vista religioso, pero dietro richiesta di 12 famiglie deve essere creata, nell'ambito della scuola pubblica, una classe non neutrale.

A tre anni d'età i bambini olandesi possono essere inviati negli "istituti prescolastici" (Bewaarschoolen) che si dividono in Fröbelschoolen, Daltonschoolen, Parkhurst. schoolen e Montessorischoolen. La durata del corso è di 4 anni. A sette anni d'età ha inizio l'insegnamento elementare che ha la durata di sei anni. Al termine della scuola elementare si prospettano allo scolaro tre possibilità : 1) scuola primaria ampliata (M. U. L. O.) di 4 anni; 2) scuola secondaria suddivisa in ginnasio (4 anni); 3) scuola superiore (Hoogere Burgerschool, 2 anni), da cui si può accedere alle seguenti università o istituti superiori : Università di Amsterdam, fondata nell'anno 1631, Libera Università calvinista di Amsterdam, fondata nell'anno 1880, Università di Groninga, fondata nell'anno 1614, Università di Leyda, fondata nell'anno 1575, Università cattolica di Nimega, fondata nell'anno 1923, Politecnico di Delft, fondato nell'anno 1905, l'Alta Scuola di agricoltura a Wageningen, fondata nell'anno 1919, Alti Studi di commercio a Rotterdam, fondati nell'anno 1913, Alti Studi di commercio per i cattolici a Tilburg, fondati nell'anno 1927. Coloro che intendono dedicarsi agli studi temistici possono farlo presso l'Università di Nimega. L'istruzione dei maestri avviene in 89 scuole normali alle quali si accede dalla scuola primaria ampliata o dalla primaria media superiore. L'istruzione del clero cattolico avviene per ciascuna diocesi nel proprio Seminario minore e maggiore. - Vedi tavv. XXXVII-XXXVIII.

BibL.: Schoolstad den Haag, 1950; Ph. J. Idenbury, Education in the Netherlands, L'Aia 1951.

Stumpf Miroslav-*

PAEZ, Pedro. - Gesuita, missionario, n. a Olmeida (diocesi di Toledo), m. a Gorgorà (Etiopia) il 20 maggio 1622.

Entrato nell'Ordine nel 1582 e destinato a riprendere la missione di Etiopia, passo a Goa nel 1588; nel 1589 prese a risalire, travestito da armeno, l'Asia occidentale, ma fu fatto prigioniero e portato come schiavo a Janas (Yemen), dove rimase fino al 1595 , quando venne trasferito a Moca. Riscattato, dovette tornare a Goa. Ripreso il tentativo di raggiungere l'Abissinia nel 1603, sbarcò finalmente a Massaua.

L'opera sua infaticabile di 19 anni gli meritò il titolo di "secondo apostolo dell'Etiopia". Gli riusci, infatti, di guadagnare alla causa dell'unione con Roma il negus Atnaf Sagad (Za-Denghel); trucidato questo ( 1604 ) dal popolo sobillato dai monaci, appunto perché favorevole all'unione, guadagno alla causa il successore Malak Sagad II; ma trucidato anche questo per lo stesso motivo, il P. continuò a lavorare così bene con il successore Malak Sagad III o Seltan Sagad, da risolverlo ad abiurare gli errori di Eutiche, a farsi ricevere nella Chiesa cattolica e a trattare con il Papa l'unione (1622). Sotto Seltan Sagad, l'Etiopia divenne in gran parte cattolica. Il P., che eresse a Gondar il castello reale, ebbe in dono a Gorgorà un tratto di terra per fondarvi una residence missionaria. Altre anche se ne fondarono altrove con chiese e cappelle. Il P. è anche il primo europeo che scoprì le sorgenti del Nilo Azzurro (contro l'asserzione di J. Bruce, che nel suo libro: Travels to discover the Source of the Nile [III, Edimburgo-Londra 1790, p. 615 sgg.] l'attribuisce a sé); la sua relazione De origine Nili (1618) fa parte della sua Historia Aethiopiae (Beccari, op. cit. in bibl., II, pp. 255-63) e fu pubblicata in A. Kircher, Mundus subterraneus (Roma 1665, p. 72 sgg.) e Oedypus Aegyptiacus (I, ivi 1652, pp. 57-59; cf. Beccari, op. cit. in bibl., I [1903], pp. 269-75). Scrisse inoltre: Historia Aethiopiae, edita da C. Beccari, ibid. (II-III, Roma 19051906); opera di gran pregio etnografico, storico e religioso.

BibL.: Sommervogel, VI, pp. 82-84; C. Beccari, Rerum Aethiopicarum scriptores inediti: oltre le citazioni già riportate, cf. XI, Roma 1911, p. 306 sgg.; XIII, ivi 1913, v. indice; Pastor, XI, pp. 500-501; XII, pp. 269-70; P. Tacchi-Venturi, P. P., apostolo dell'Abissinia al principio del sec. XVII, in Civ. Catt., 1905, 10, pp. 360-81; C. Vessels, P. P., Het Broegebied van den Blauen Nijl, Nimega 1922; J. B. Coulbeaux, Hist. polit. et relig. de l'Abissinie, II, Parigi 1929, pp. 173-208; C. Testore, La scoperta delle sorgenti del Nilo Azzurro, in Le Missioni d. C. d. G., 22 (1936), pp. 122-24, 159-60; id., Il secondo fondatore della missione etiopica ", ibid., p. 194 sgg. (v. indice).

Celestino Testore
PAFNUZIO il Grande, santo. - Vescovo, m. ca. il 360 . I Copti ne celebravano la memoria il 9 febbr. e il $1^{\circ}$ maggio. Nel Martirologio romano è commemorato l'ri sett.

Rufino (Hist. eccl., X, 4) scrive che P. era egiziano, senza indicare il paese nativo. Del periodo della sua gioventù nulla si sa con certezza. Durante la persecuzione di Massimino, fu condannato alle miniere (ca. il 308); su altri particolari delle pene cui sarebbe stato sottoposto gli storici non sono d'accordo. Quando fu liberato (ca. il 311), si ritirò a vita monastica sotto la disciplina di s. Antonio, sul cosiddetto "Monte esterno". La sua qualità di "confessore" gli valse grande stima sia presso Costantino il Grande che presso i padri del Concilio di Nicea (325), come attestano diversi storici (cf., p. es., Eusebio, Hist. eccl., I, 4). In questo Concilio sostenne la tesi che agli ecclesiastici doveva essere proibito il matrimonio solo dopo l'Ordinazione sacerdotale (Sozomeno, Hist. eccl., I, 23; la versione di Socrate, Hist. eccl., I, 11, è poco verosimile, se non addirittura tendenziosa). Nel 335 partecipò pure al famoso Conciliabolo di Tiro, in cui riusci a staccare s. Massimo dal partito dei meleziani e degli ariani contro s. Atanasio (Rufino, Hist. eccl., X, 18 e Sozomeno, Hist. eccl., II, 25). Tra i vescovi egiziani che sottoscrissero al Concilio di Sardica si leggono tre P.; trattandosi di un nome abbastanza comune e mancando particolari sicuri, non si hanno ragioni sufficienti per credere che il nostro abbia partecipato anche a questo Concilio nel 347.

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BibL.: Acta SS. Septembris, III, Parigi 1868 pp. 778-87; Anal. Bell., 40 (1922), pp. 328-43, testo greco della passione di P. già edita in latino negli Acta SS. Septembris, VI, pp. 683-88; Mietyr. Romanus, pp. 391-92.

PAFO (Πάφος, Paphos). - Città di Cipro, attualmente Baffa, piccolo porto sulla costa occidentale dell'Isola, che, con il vicino centro di Ktinia, conta ca. 5000 ab.

La P. vecchia (màaué) dei tempi omerici, celebre per il suo tempio di Astarte, identificata dai Greci con Afrodite (Venere), sorgeva ca. 15 km . a ovest-sud-ovest dalla P. nuova (Baffa). In quest'ultima, distrutta da un terremoto nel 18-17 a. C. e ricostruita nel 15 a. C. da Augusto (con il soprannome di Sebaste), risiedeva il proconsole romano. Uno di questi, chiamato Sergio Paolo (v.), ricordato in una iscrizione trovata a Soli (éni Пaũkou [ávb]unánou), fu convertito da s. Paolo, nonostante l'opposizione del mago
![img-6.jpeg](img-6.jpeg)

Parnuzio il Grande, santo. - I santi P. ed Eufrosine. Miniatura dal Menologio di Basilio II (976-1025) - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. grec. 1613, f. 402.
pravvivere nei piccoli centri rurali: «Deorum falsorum multorumque cultores paganos vocamus» (Agostino, Retr., II, 43; cf. Cod. Teodosiano, XVI, 10; Isidoro, VIII, 10). A questo significato, che si riferisce soprattutto alle pratiche cultuali, bisogna aggiungere quello relativo alla credenza nella virtù degli elementi ( $\theta^{\prime} \pi \circ \gamma \beta \circ \varepsilon$ ) : «Paganos elementis esse subiectos, nulli dubium est. Solent pagani ad elementa confugere dicentes haec se colere, quibus gubernaculis regitur vita humana» (Pseudo Agost., Quaest., 27: PL 35, 2275).

Gli «elementi» che il mondo antico al suo tramonto venerava erano non solo i quattro fondamentali: acqua, aria, terra, fuoco, le cui varie combinazioni producono i fenomeni del mondo sensibile, ma anche gli elementi del mondo astrale: sole, luna, stelle, la cui azione è intesa come una forza reale, che si dirige o si placa attraverso le pratiche del culto. Questa eredità del vecchio p. si prolunga nelle pratiche e nelle superstiziose credenze astrologiche animistiche e spiritistiche dell'attuale p. popolare.

Nell'acezione attuale p. designa non un preciso sistema religioso ma l'insieme delle correnti politeistiche e delle pratiche animistiche dell'antichità, in antitesi al cristianesimo. In Roma paganus, abitante del piano, si contrappone a montanus, abitante dei colli; ed ha anche il senso di civile, borghese, in contrapposto a miles (Svetonio, Oct., 27; Tacito, Hist., I, 53; Giovenale, XVI, 33; Tertulliano, De corona, 11). Dopo la vittoria del cristianesimo, p. è venuto a significare l'insieme delle credenze e delle pratiche dell'antica religione ormai vinta e rimasta a so-
nell'uso liturgico latino p. equivale a non cristiano; nella preghiera litanica del Venerdí Santo la Chiesa invita a pregare per i pagani affinché, abbandonato il culto idolatrico, si rivolgano a quello del vero Dio. Nell'accezione attuale il vocabolo si riferisce specialmente ai cosiddetti popoli di natura. Nella terminologia ebraica i non israeliti sono detti etnici, gentili (יג $\dot{\varepsilon} \delta^{\prime} v \varepsilon$ ), in quanto non appartengono al popolo eletto ma a genti straniere; nella Chiesa bizantina greca i pagani sono chiamati Elleni, intendendo per ellenismo l'insieme delle credenze e delle pratiche non cristiane.

BibL.: A. Harnack, Militia Christi, Tubinga 1905; J. Zeiller, Paganus, Parigi 1917. Nicola Turchi

PAGANI, Giovanni Battista. - Immediato successore di Rosmini (v.) nella direzione dell'Istituto della Carità (v.), n. a Borgomanero (Novara) il $1^{\circ}$ maggio 1806, m. a Roma il 26 dic. 1860. Prima direttore spirituale nel Seminario di Novara, fattosi poi religioso, venne mandato in Inghilterra con l'altro celebre rosminiano Luigi Gentili, morto in concetto di santo, che ebbe parte di prim'ordine nel ristabilimento della gerarchia in Inghilterra come consigliere della S. Sede assieme al P. Instancabile nell'apostolato, il P. governò l'Istituto in Inghilterra fino alla morte di Rosmini (1855).

Anima piissima e ardente di carità e di zelo per la religione, fu fecondo ed illuminato scrittore di ascetica. Lo dimostrano i suoi scritti, tra cui popolarissimo L'anima divota della S.ma Eucaristia (1835); L'anima amante (1848); Esercitia spiritualia (1856); La scienza dei Santi, 3 voll. (1853 in inglese; 1895 trad. it.). Il bollettino rosminiano Charitas (1935) pubblicò a puntate una breve Vita del P.

Giuseppe Bozzetti
PAGANUZZI, Giovanni Battista. - Avvocato del foro di Venezia, conte romano, presidente del l'Opera dei congressi, n. a Venezia da nobile famiglia nel 1841, m. ivi il 23 giugno 1923.
Militò fin da giovane nelle opere di Azione Cat-

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tolica, e soprattutto nella Società cattolica italiana per la difesa della libertà della Chiesa in Italia, che risale al 1865 .

Nel 1868 fu eletto presidente del Circolo della gioventù cattolica intitolato a s. Francesco di Sales. D'intesa con altre opere similari, egli fu tra gli organizzatori del primo Congresso Cattolico, deliberato nel 1871 e adunato a Venezia dal 12 al 16 giugno 1874, per commemorare la vittoria di Lepanto. Come avvocato ebbe larga e meritata fama, specialmente dopo la strenua difesa di clienti qualificati, e si acquistò notevole reputazione di giurista con la sua memoria sul Diritto di nomina alla Sede patriarcale di Venezia. Dal punto di vista politico, il P. fu soldato disciplinato. Accetto la norma dell'astensione dalla vita politica e parlamentare, e propugnò con ogni impegno l'intervento alle lotte amministrative nei comuni e nelle province, riuscendo eletto fino dal 1881 nel consiglio comunale di Venezia e facendo parte poi della lista cattolico-moderata del conte Grimani. Ma la fama del P. è legata principalmente all'Opera dei congressi (v.) e comitati cattolici, della quale fu presidente dal 22 sett. 1889 al 1902, con operosità e zelo esemplari. Egli adottava il concetto di Luigi Windthorst sui congressi generali; le grandi manovre dell'esercito dell'Azione Cattolica, che servono ad unire, ordinare e orientare. Preso dalla eccellenza della organizzazione a lui affidata, il P., carattere ferreo e totalitario, fu quasi sempre riluttante ad ammettere innovazioni sia di forma che di sostanza, per cui molte iniziative anche opportune non trovarono talvolta presso di lui accoglienza benevola. Si aggiunga la tattica errata di alcuni giovani, ansiosi di conquista, che ne aumentò le riluttanze, e fra questi va annoverato d. Romolo Murri (v.), il quale gli fu sistematicamente ostile. Fu questa ostilità che lo costrinse a dare definitivamente le dimissioni da presidente dell'Opera e a ritirarsi a vita privata, pur dando il nome alle forme organizzative cattoliche venute dopo, come l'Unione popolare affidata a Giuseppe Toniolo, e persino al Partito popolare italiano, fondato in seguito da d. Luigi Sturzo, aderendo peraltro ad un'ala destra del Partito.

Bibl.: edd. : I discorsi di G. B. P., a cura di F. Olgiati, Milano 1926. Studi: F. Olgiati, La storia dell' A.C.I., $2^{2}$ ed., ivi 1922, pp. 100-282; A. Vian, G. B. P., Roma 1949.

Guido Anichini
PAGGI D'ONORE DEL S.mo SACRAMENTO. - E un'associazione che raccoglie i fanciulli come in corte d'onore attorno alla S.ma Eucaristia. Vi possono appartenere i fanciulli di ambo i sessi dei cinque ai quindici anni; loro distintivo, una medaglia da portarsi al collo; come complemento di questo (che è essenziale) i p. possono anche indossare, nelle processioni o altre circostanze solenni, altri distintivi. Per la parte spirituale i p. praticano la visita quotidiana al S.mo Sacramento e la Comunione frequente.

La prima idea dei p. d'o. del S. S. si deve a mons. Giov. Batt. Scalabrini, vescovo di Piacenza, che nel Sinodo diocesano del 1889 formulava il desiderio che i fanciulli fossero chiamati accanto alla S.ma Eucaristia in un luogo destinato solo per loro, presso l'altare. Qualche anno dopo il vescovo diede ufficialmente l'incarico al can. Carlo Molinari di mettere in atto il proposito. Il Molinari fece un primo regolamento e avvio l'Associazione nella sua parrocchia cittadina di S. Eufemia ( $1^{\circ}$ genn. 1904) con esito felicissimo. Con la benedizione del santo vescovo di Piacenza e del b. Pio X, il sodalizio passo da una parrocchia all'altra della città, si estese alla campagna, nelle altre diocesi e si diffuse all'estero; nel 1908 contava 20.000 p. L'Associazione ebbe il suo centro a Piacenza, dal 1907 il proprio periodico Il giglio eucaristico, l'unno ufficiale e il Manuale dei p. A Roma la prima Associazione sorse non anteriormente al 1905 nella basilica dei SS. Apostoli, ispirandosi alla fondazione di Piacenza. Il cardinale vicario Pietro Respighi la eresse canonicamente; il b. Pio X il primo giugno 1911 elevava questa sede a Primaria, con facoltà di aggregare altri
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(fol. Eur. Catt.)
Pagnini, Santi (Sante) - Frontespizio delle leagogue graecae, edite da Jehan de Channey, s.l. 1223. - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
centri in tutto il mondo, conforme allo Statuto che lo stesso cardinale vicario aveva approvato l'anno precedente; arricchì l'Associazione di indulgenze, estese a tutte quelle che si aggregassero alla Primaria. Con questo atto il centro veniva portato a Roma e il can. Molinari fu tra i primi ad aggregarsi. Dal 1919 essa trovò in Roma un valido appoggio nelle Zelatrici del S.mo Sacramento, che per il loro Statuto si impegnano a promuoverla e dirigerla nelle singole sedi parrocchiali.

Bibl., L. Paladini, P. d'O. del S. S., in Il monitore ecclesiastico, 63 (1938), pp. 258-65; L'Apostolato della Preghiera, Atti del primo Convegno Toscano, Firenze 1941. Elio Degano

PAGI, Antonio. - Erste minore, n. a Rognes (Provenza) il 31 marzo 1624, m. a Nizza il 5 giugno 1699. Fu eletto provinciale per la Francia nel 1652 ed altre 3 volte in seguito.

Erudito di grande valore, pubblicò i Sermones di s. Antonio di Padova e dissertazioni erudite; ma più nota è l'opera di cui pubblicò a Parigi nel 1689 il primo volume : Critica historico-chronologica in Annales ecclesiasticos cardinalis Baronii, gli altri tre tomi furono pubblicati dal nipote Francesco (n. 7 sett. 1654 in Provenza, m. 21 genn. 1721) che gli era stato compagno nel lavoro. Questi a sua volta pubblicò un Breviarium historico-cronologico-criticum sulle gesta dei pontefici sino al 1447 , sui concili generali e gli antichi riti della Chiesa (Anversa 1717-27 in 4 tomi), continuato a sua volta dal nipote Antonio insieme con altri due tomi.

Bibl.: Moroni, L, p. 183; A. Chiappini, Annales Minorum, XXX, Quaracchi 1951, pp. 88 e 383.

Sdivo Furlani
PAGNI, Antonio, venerabile. - Sacerdote insigne per pietà e zelo, n. a Pescia (Lucca) il 21 dic. 1556, m. ivi il 26 genn. 1624.

Esercitò dapprima la professione di procuratore legale, poi abbracciò lo stato ecclesiastico. Fu parroco della

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borgata di Pietrabuona, quindi canonico della Propositura del suo paese natio. Sotto la direzione dei lucchesi s. Giovanni Leonardi, fondatore dei Chierici Regolari della Madre di Dio, e ven. G. B. Cioni, socio del Santo, e insieme al pio sacerdote Paolo Ricordati, anche questi già procuratore legale, fondò a Pescia una Congregazione di "Preti riformati" detta della S.ma Annunziata, dal nome della chiesa - da lui costruita - ove ebbe sede. Questa istituzione, dopo lunghe trattative per unirsi a quella del Leonardi, si aggregò ai Barnabiti, presso i quali P. terminò i suoi giorni, quasi settantenne e come novizio. I processi per la sua beatificazione, iniziatisi nel 1627 , sono stati ripresi nel 1935 a cura dei Barnabiti.

Bibl.: F. Gialdini, Vita del servo di Dio A. P. da Pescia, Roma 1894; L. M. Manzini, L'apostolo di Pescia: p. A. M. P., ivi 1941 .

Francesco Ferraironi
PAGNINI, SANTI (SANTE). - Insigne orientalista ed esegeta, che fu primo traduttore della Bibbia dai testi originali, dopo s. Girolamo, n. a Lucca il 18 ott. 1470 , m. a Lione il 24 ag. 1536. Nel 1487 vesti l'abito domenicano nel convento di S. Domenico di Fiesole, dedicandosi presto con ardore agli studi di lingue orientali, promossi dal Savonarola.

Impadronitosi dell'ebraico, lavorò con tenacia ad una nuova traduzione della Bibbia, che fu pubblicata, ma senza i commentari, a Lione nel 1528. Sebbene troppo letterale, fu bene accolta e venne ripetutamente stampata, anche nelle più celebri Bibbie poliglotte, accanto al testo ebraico. Nel 1520, protetto da Leone X, P. iniziò a Roma, dove insegnava, l'edizione di un Psalterium tetraglatium, con commenti dei Padri e dei rabbini, che fu interrotto per mancanza di mezzi al salmo 28 (29): ne restano 2 soli esemplari. Seguì l'Enchiridion Chaldaicum (Roma 1523), esposizione di vocaboli talmudici. Recatosi a Lione, P. continuò la sua attività scientifica pubblicando in quella città, nel 1525, una grammatica greca (Isagogae ad linguam Graecam expessendam); nel 1526 una grammatica ebraica (Hebroicae institutiones), che ebbe maggior successo; nel 1529 il poderoso dizionario ebraico (Thesaurus linguae sanctae), universalmente stimato (è nota l'ammirazione di W. Gesenius : fournal des savants, 1844, p. 609), e nel 1536, alla vigilia della sua morte, una specie di ermeneutica biblica (Isagogae ad S. Literas et ad mysticas S. Script. sensu). Altre opere, tra cui un commento a tutta la Bibbia, rimasero inedite. Il contegno riservato di P. verso la Volgata fu sfruttato spesso dai protestanti, i quali, ristampando le opere del P., vi inserirono i loro errori, provocandone la condanna da parte della Chiesa.

Bibl.: G. Pagnino, Vita di S. P., Roma 1653; I. Tsurisano, I Domenicani in Lucca, Lucca 1914, pp. 94-111; T. Centi, L'attività letteraria di S. P. nel campo delle scienze bibliche, in. Architum Fratrum Praedicatorum, 15 (1945), pp. 5-51. Timoteo M. Centi

PAISIELLO, GIOVANNI. - Musicista, n. a Taranto
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(da Il Barbiere di Siviglia, ed. sclg. s. d.) PaSIELLO, GIOVANni - Ritratto. Esemplare della bibl. dell'Ist. di Arch. e st. dell'arte, reparto musicale - Roma.
il 9 maggio 1740 , m. a Napoli il 5 giugno 1816. Fece i primi studi in patria e li completò poi a Napoli al Conservatorio di S. Onofrio.

Le sue prime composizioni furono alcune messe, salmi e mottetti, notevoli per originalità di forme, cui seguirono alcune opere che ebbero vivo successo non solo a Napoli ma anche in altre città d'Italia e d'Europa. Chiamato a Pietroburgo da Caterina II vi rimase 8 anni
(1776-84), facendovi rappresentare Il barbiere di Siviglia. Nel 1784, nel viaggio di ritorno sostò a Varsavia e a Vienna, accolto entusiasticamente. A Napoli ebbe il posto di maestro di cappella a corte e nel 1802 fu chiamato a Parigi da Napoleone, ma dopo un anno tornò a Napoli maestro di cappella a corte fino alla morte.

Compositore di brio impareggiabile, creatore dell'opera semiseria, il P. scrisse l'oratorio La Passione di Cristo (Varsavia 1784), alcune cantate sacre, ca. trentacinque messe, un Miserere, un Te Deum, sonate, sinfonie, concerti, arie da camera, ecc. nelle quali l'armonia è sempre originale, la strumentazione espressiva e piena di vivace naturalezza.

Bibl.: F. Schizzi, Della vita e degli studi di G. P., Milano 1833; S. Panaro, P. in Russia, dalle sue lettere, in Rassegna pagliese, 25 (1916), p. 215 sgg.; A. Della Corte, P., Torino 1922; id., L'Opera comica italiana nel '700, II, Bari 1923, p. 232 sgg.; F. Barberio, I primi dieci anni di vita artistica di G. P., in Ric. mus. ital., 20 (1923), p. 264 sgg.; A. Cametti, P. alla Corte di Vienna, Roma 1929; E. Faustini-Fasini, Opere teatrali, oratori e cantate di G. P. (1764-1801), Bari 1940. Silverio Mattei

PAISIJ, Veličkovaij. - Monaco ucraino, n. a Poltava nel 1722, m. a Njamez nel 1794. Fattosi monaco, visitò il Monte Athos e finalmente si stabili a Njamez nella Moldavia.

I suoi discepoli fondarono 3 monasteri nei dintorni. eretti sulla base della vita cenobitica. P. riuscì a instaurarvi lo spirito e la caratteristica direzione spirituale del monachesimo esicosta mediante un "anziano" (starez; v.). Con ciò l'esicasmo influì definitivamente sul monachesimo russo. La "preghiera di Gesù "fece il suo ingresso e P. tradusse in russo la Filocalia, che apparve nel 1793 a S. Petersburgo sotto il titolo di Dobrotoljubie. P. ebbe così molti amici e aderenti anche presso gli Slavi orientali, i quali accettarono le sue idee e la specialità della sua direzione spirituale. P. è stato il promotore di un grande movimento di restaurazione, partito dall'interno nella Chiesa statale russa.

Bibl.: A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa e dei paesi limitrofi, Torino 1948, pp. 416-17. Alberto Maria Ammann

PAKHOI, DIOCESI di. - In Cina, nell'estrema costa del Mare Cinese meridionale, nella provincia civile del Kwangtung, al confine con il Tonchino.

Fu eretta in vicariato apostolico il $1^{\circ}$ ag. 1920 con territorio preso dalla missione di Canton (v.) ed ebbe il nome di vicariato ap. del Kwangtung occidentale e Hainan, cambiato in quello attuale il 3 dic. 1924 ; il 15 apr. l'isola di Hainan (v.) fu eretta in missione indipendente. L'11 apr. 1946, con l'istituzione della gerarchia episcopale in Cina, fu elevata a diocesi, suffraganea di Canton. E affidata, fin dall'inizio, alla Società delle Missioni Estere di Parigi.

Ha una estensione di 22.000 kmq . Al 30 giugno 1950, su una popolazione totale di ca. 3.000 .000 di ab., i cattolici erano 15.105 e i catecumeni 449 . Il personale missionario, oltre al vescovo, contava 18 sacerdoti esteri e 9 cinesi; quello ausiliario, 72 suore, di cui 60 cinesi; 31 catechisti, 13 maestri, 7 battezzatori, 1 medico e 16 infermieri. Nel piccolo Seminario studiavano 45 alunni, 3 in quello regionale ad Hong Kong e 1 al Collegio Urbano in Roma. Sul territorio, diviso in 18 stazioni primarie e 340 secondarie, v'erano 10 chiese e 28 cappelle. Le opere comprendevano l'ospedale, 14 dispensari, 4 orfanotrofi, 2 ospizi per vecchi, 1 lebbrosario, 5 scuole elementari.

Secondo una tradizione locale, il primo missionario sarebbe arrivato in questa regione nella prima metà del sec xvir; dell'esistenza di cristiani, prima del 1646, fanno fede alcune tombe trovate nei dintorni di Luichow, mentre tre tombe del cimitero cattolico ad Hoikow e Kiungchow, datate fra gli anni 1660 e 1680, una delle quali porta il nome di p. de Matha, rendono testimonianza della presenza dei Gesuiti in quel secolo. Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, solo qualche sacerdote cinese veniva mandato periodicamente da Macao. Nel 1848 il Kwangtung venne affidato alle Missioni Estere di Parigi e l'anno seguente vi giunse il p. Amat, che morì di colera nel 1863.

Bibl.: AAS, 12 (1920), pp. 260-63; GM, pp. 204-205; MC, 1950, p. 387; Archivio S. Congr. de Prop. Fide, Relazione P., 1950.

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(da India phetographs and drawings of historical buildings, Londra 1898, tux 58) Pakistan - La porta di Bedshahi Sarsi a Nurmahal, presso Jalandhar (Panjab).

PAKISTAN. - I. Geografia. - Stato federale costituito il 15 ag. 1947, formalmente associato al Commonwealth britannico. Ne fanno parte due territori separati: il P. occidentale ( 795 mila kmq .; 35 milioni di ab.; 44 a kmq.), comprendente le vecchie unità (inglesi) del Panjab occidentale, il Sind, la provincia di frontiera di NO ed il Balucistan; ed il P. orientale, che ne dista 1500 km . verso l'E. ( 140 mila kmq.; 45 milioni di ab.; 322 a kmq.), in cui rientrano il Bengala orientale ed il distretto di Sylhet. Indecisa è ancora l'attribuzione al P. (o all'Unione indiana) del Kashmir ( 219 mila kmq.; 5 milioni di ab.; 24 a kmq.), la cui popolazione è in prevalenza musulmana, mentre è indü la dinastia regnante. Con 935 mila kmq. di super. fice ed oltre 80 milioni di ab., dei quali 42 nel P. orientale, il P. è così il più grande e più popoloso Stato musulmano del mondo; la percentuale dei musulmani vi è di ca. $3 / 4$ (oltre $2 / 3$ dei musulmani viventi dell'ex-Impero indiano). I cattolici vi sono in numero di 225 mila. L'eventuale annessione del Kashmir rinforzerebbe ancora il carattere musulmano dello Stato; le sue proporzioni passerebbero a 1,15 milioni di kmq. con oltre 85 milioni di ab. ( 74 a kmq., di contro a 110 -120 nell'Unione indiana).

Il P. è paese essenzialmente agricolo, ma con sicure possibilità industriali, che il distacco dall'India e l'indipendenza politica non mancheranno di sviluppare. Nel P. orientale, che si trova in zona tipicamente monsonica, si coltiva soprattutto riso, thè e juta : per quest'ultimo prodotto, anzi, il P. gode di un primato mondiale. Nel P. occidentale, a clima semi-arido, si stanno costruendo grandiosi impianti irrigatori : oltre ai cereali (grano, orzo) vi si coltiva in primo luogo il cotone e di recente anche il riso. Notevoli quantità di altri prodotti (semi oleosi, sesamo, lino, colza, ricino e soprattutto tabacco e canna da zucchero) completano il già vario quadro dell'agricoltura pakistana. Poche le foreste. In continuo aumento l'inventario delle risorse minerarie, di cui già sfruttati il carbon fossile ( 340 mila tonn. nel 1949), il petrolio ( 118 mila tonn.), il salgemma e la cromite. Notevoli anche le possibilità idroelettriche.

La divisione dell'ex-Impero indiano ha lasciato al P. solo una piccolissima parte della preesistente attrezzatura industriale (ad es., il massimo centro dello jutificio, Calcutta, è fuori del P.), ma tanto per le alimentari, quanto
per le tessili o le meccaniche si è già proceduto a grandi impianti, soprattutto nel P. occidentale.

Il commercio ha già assunto proporzioni rilevanti, tendendo a svincolarsi dalla tradizionale dipendenza dalla metropoli. I due porti principali sono: nel P. occidentale Karachi ( 1.2 milioni di ab.), che è anche capitale dello Stato, e Chittagong ( 125 mila ab.) nel P. orientale. Vi sono poi una quindicina di centri abitati con popolazione superiore ai 100 mila ab.: Lahore (nel Panjab) ne ha ca. I milione, ed oltre $1 / 2$ milione Dacca (Bengala); Haiderabad (Sind) e Rawalpindi (Panjab) oltre 300 mila.

Bimc.: C. R. Ali, P., Cambridge 1947; Rejaz Ul-Hasan, Alcune notizie sulle condizioni demografiche ed economiche del P., in Boll. Soc. geogr. ital., $8^{\circ}$ serie, 1 (1948), pp. 238-41; M. B. Pithawalla, An Introduction to P.: its resources and potentialities, Karachi 1948. Giuseppe Caraci
II. StORIA. - La storia del P. è fino al 1947 la storia dell'India (v.); si può ricordare, per gli immediati antecedenti della nuova formazione statale, che nel movimento per l'autonomia e poi per l'indipendenza dell'India, guidato fin dal 1883 dal partito del Congresso nazionale indiano, s'inserì, nel 1906, quello dell' All India Muslim League come primo sintomo di separate aspirazioni dei musulmani. Fino al 1932 indù e musulmani agirono unitamente nelle rivendicazioni comuni; nel 1932 sorse un $P$. National Movement poi assorbito dalla Muslim League reclamante uno Stato autonomo musulmano; esso resistette al progetto di Stato federale dell'India contemplato dalla Costituzione del 1935, entrata in vigore nel 1937; nel 1940 il capo della Muslim League in un discorso a Lahore enunciò in termini precisi la richiesta di uno Stato musulmano. Dopo la seconda guerra mondiale le trattative con le autorità britanniche condussero effettivamente alla formazione dei due nuovi Dominions dell'India e del P. La proclamazione del P., con capitale Karachi, ebbe luogo il 15 ag. 1947 .

In attesa della Costituzione, che è ancora in elaborazione, il presidente dell'Assemblea costituente del P. è capo della Stato. Primo presidente della Costituente è stato Mohammed 'All Ginnāh (Jinnah), nato a Karachi nel 1876 e dal 1937 capo della Muslim League. Egli mori l'ri sett. 1948; gli è successo Tamiz adDin Hān. Le linee generali della nuova Costituzione finora enunciate nei dibattiti dell'Assemblea costituente (tra l'altro in un discor-
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(per cortesia del dott. Gostano Bellardini) Pakistan - Grande pannello in maiolica dipinta a foglie e fiori in bianco su fondo turchese e azzurro, donato dal Governo del P. al Musco delle ceramiche di Faenza.

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so del primo ministro LijSqat 'Alī Hān al principio del 1949) fanno prevedere che il P. sarà uno Stato federale a base democratica repubblicana; l'islām sarà la religione dello Stato e le leggi saranno elaborate secondo i principi islamici. La lingua ufficiale è attualmente l'inglese, ma vi sono proposte per sostituarla con l'urdu (lingua franca dei musulmani dell'India) e con l'arabo (lingua dell'insegnamento religioso nei paesi musulmani).
il P. è diviso in due territori, occidentale e orientale, separati da ca. duemila chilometri di territorio dell'India; questa situazione indebolisce la sua compattezza statale anche perché tra le due parti enormemente lontane vi sono differenze etniche molto sensibili. Nei tre anni di vita il P. ha dovuto superare gravi difficoltà economiche anche in relazione con il movimento di milioni di uomini da una parte all'altra in conseguenza della spartizione del 1947. In politica estera il P. agisce d'accordo con la Gran Bretagna, cercando di far valere la collaborazione con gli altri Stati islamici. Difficili sono state e rimangono le relazioni con l'India vicina; la questione più ardua rimane quella del Kashmir il cui governo aderì nel 1947 all'Unione indiana, mentre parte della popolazione in maggioranza musulmana si sollevò sotto un governo libero (Azad Kashmir Government) con l'aiuto del P. La situazione minacciò ripetutamente di degenerare in guerra aperta tra P. e India. La mediazione delle Nazioni Unite ha portato a un armistizio tra le parti, ma non è ancora riuscita a definire le modalità per un plebiscito. L'ultima proposta fatta da Sir Owen Dixon nel 1950 affinché il plebiscito avvenisse sotto l'autorità di funzionari delle Nazioni Unite, con temporanea sospensione dell'autorità degli attuali governi delle due zone contese, è fallita per l'opposizione dell'India.

Anche con l'Afganistan esistono divergenze per questioni di frontiera, appoggiandosi da parte afghana le aspirazioni dei Pathān che vorrebbero l'autonomia del loro territorio.

Ettore Rossi
III. Evangelizzazione. - Nel P. orientale, già Bengala orientale, verso la fine del sec. xvi si ebbero i Gesuiti, Domenicani e Agostiniani per esercitare innanzi tutto il ministero presso i Portoghesi nei vari stabilimenti commerciali e in mezzo agli incaricati ai servizi presso il Gran Mogol. Specialmente gli Agostiniani fondarono varie parrocchie nel Bengala orientale che rimasero affidate alla loro cura fino al sec. xix, sotto il vescovo di S. Tommaso di Meliapor; ed anche in Dacca, Chittagong, Dania, ecc.

Dopo la riorganizzazione delle missioni dell'India nel sec. xix il Bengala orientale dal 1850 costituì un vicariato apostolico, affidato alla Congregazione di S. Croce; dal 1876 al 1886 fu servito dai Benedettini cassinesi della Congregazione anglo-belga. Nel 1884 fu dichiarato definitivamente esente dalla giurisdizione dell'arcidiocesi di Goa, e solo poche parrocchie rimasero sotto la giurisdizione della diocesi di S. Tommaso di Meliapor fino alla convenzione tra la S. Sede e il Portogallo del 1929. Nel 1886, con l'erezione della gerarchia ecclesiastica in India il Bengala orientale fu elevato a diocesi detta di Dacca nel 1887. Da Dacca fu smembrata la diocesi di Chittagong nel 1927, affidata anche essa alla Congregazione di S. Croce. Nella parte settentrionale del P. orientale nel Dinajpur la missione fu iniziata nel 1855 dal Seminario lombardo per le Missioni Estere. Dal 1870 faceva parte della prefettura apostolica del Bengala centrale, eretta a diocesi nel 1886 con il nome di Krishnagar nel 1887, da cui nel 1927 Dinajpur fu smembrata come diocesi indipendente, affidata al Pontificio Istituto delle Missioni Estere di Milano. Per la creazione del nuovo Stato del P., il territorio delle diocesi di Chittagong e Dinajpur venne a trovarsi diviso tra l'India e il nuovo Stato, per cui il 14 e 15 luglio 1950 il territorio delle due diocesi fu ridotto alla zona appartenente al P. orientale. Nello stesso tempo, il 15 luglio 1950, Dacca fu elevata a arcidiocesi metropolitana con le suffraganee di Chittagong, Dinajpur e la nuova diocesi di Jessore.

Nel P. occidentale nella parte del Panjab i primi missionari della Compagnia di Gesù giunsero alla corte di
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(frd. Fides)
Pakistan - Esterno della cattedrale di Lahore.
Akbar a Lahore nel 1591, ma ne vennero espulsi nel 1614. Il 1624 segnò una ripresa della missione, che però non poté reggersi. I pochi fedeli vennero in seguito visitati occasionalmente da Agra e Delhi. Durante e dopo l'occupazione del Panjab da parte degli Inglesi, i Cappuccini fondarono chiese in varie località, tra cui Lahore, Multan, Rawalpindi. Nel 1880 fu eretto il vicariato apostolico di Panjab, poi elevato a diocesi nel 1886 con il nome di Lahore. Nel 1887 fu staccata la prefettura apostolica di Kafristan e Kashmir, affidata ai missionari della Società di S. Giuseppe di Mill Hill, elevata a diocesi nel 1947 con il nome di Rawalpindi. Dalla diocesi di Lahore fu staccata nel 1936 la prefettura apostolica di Multan affidata ai Domenicani, elevata a diocesi nel 1939. Nell'altra parte del P. occidentale nel Sind e Balucistan si trovano al principio del sec. xvir dei Carmelitani e degli Agostiniani, che però a causa delle persecuzioni, verso il 1672 , dovettero cessare la loro attività. Dopo l'occupazione del Sind da parte degli Inglesi i Carmelitani vi tornarono. Nel Balucistan i Padri di Mill Hill fondarono una stazione alla fine del sec. xix. Sia i Carmelitani che i Padri di Mill Hill cedettero il posto ai Gesuiti, facendo il territorio parte della diocesi di Bombay. Nel 1935 i Francescani olandesi presero la missione del Sind e Balucistan, elevata nel 1948 a diocesi con il nome di Karachi. Nel 1950 Karachi divenne arcidiocesi con le suffragance di Lahore, Multan e Rawalpindi : nel medesimo tempo l'arcivescovo di Karachi fu nominato delegato apostolico per il P. e nel 1951 divenne internunzio apostolico presso il governo.

Nel P. la Chiesa cattolica con ca. 225.000 membri tra ca. 80 milioni di ab, costituisce una minoranza quasi impercettibile. Anche socialmente i cristiani si trovano in condizioni poco vantaggiose essendo in massima parte Choubars nel Panjab o Santals nel Bengala. La missione cattolica cerca il contatto con i maomettani me-

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diante scuole e opere caritative; esistono innanzi tutto ospedali delle "Catholic Medical Missionaries" e delle "Medical Missions Sisters" a Rawalpindi e Karachi. Malgrado l'esiguità del loro numero i cristiani godono delle necessarie libertà e per le scuole e per le opere da parte del governo. - Vedi tav. XXXIX.

BibL.: H. Josson, La mission du Bengale occidental, I. Bruges 1921; M. A. Marha, With the Holy Cross in Bengal, Washington 1924; E. Maclagan, The Jesuits and the Great Mogol, Londra 1932; Clemente da Terzario, Le missioni dei Minori Cappuccini, IX. Roma 1933; G. Brambilla, Il Pontificio Istituto delle Missioni Estere e le sue Missioni, III, Bengala, Milano 1941; anon. In the Land of the Sindi and the Balurhi, Karachi 1947.

Giovanni Rommerskirchen
PALA. - Comunemente confusa con ancona (v.), termine col quale meglio si indicano composizioni in legno scolpito o terracotta invetriata, il termine p. serve a definire un grande quadro d'altare racchiuso entro una incorniciatura (da ricordare la P. d'oro a S. Marco di Venezia, lavoro meraviglioso di oreficeria bizantina). L'incorniciatura spesso poggia su di una predella (v.) ed è coronata superiormente da una lunetta (v. anche DOSALE; RETABLO).

BibL.: I. Braun, Der christl. Altar, II, Monaco 1924, pp. 363 344; M. Righetti, Man. di storia liturgica, I. $2^{2}$ ed., Milano 1930, pp. 411-24. Emilio Lacognino

PALAFOX y MENDOZA, Juan. - Vescovo e teologo, n. a Fitero (Navarra) il 24 giugno 1600, m. a Osma (Spagna) il $1^{\circ}$ ott. 1659.

Compiuti gli studi a Salamanca, fu eletto da Filippo IV membro del Consiglio di guerra e delle Indie; nel 1629 abbracciò la carriera ecclesiastica e il 27 dic. 1639 fu consacrato vescovo di Puebla de los Angeles o Angelopoli (Messico). Dal giugno 1640 al 2 nov. 1642 tenne anche la carica di viceré e poté reprimere numerosi abusi amministrativi. Fondò un seminario, fece restaurare a sue spese oltre 50 chiese e alcuni ospedali, sostenne la causa degli Indiani, riformò i costumi. Si trovò in contrasto con alcuni missionari, specialmente con i Gesuiti, in materia di giurisdizione. La controversia assunse un aspetto clamoroso e il P. inviò a Roma 5 processi contro di essi. Roma risolse la questione in modo da pacificare gli animi ed evitare esagerazioni da ambe le parti, imponendo silenzio sulla questione. Comunque, il 23 giugno 1653 il P. fu trasferito alla diocesi di Osma. Nel 1726 se ne introdusse il processo di canonizzazione, che, dopo l'approvazione degli scritti ( 28 febbr. 1777), fu lasciato in sospeso per sempre, perché la causa parve troppo caldeggiata dagli avversari dei Gesuiti e contro gli interessi della Chiesa.

Oltre che per le polemiche, il P. è noto anche per le sue opere ascetiche, i discorsi e le lettere pastorali (Obras, 8 voll., Madrid 1659-68; 12 voll., ivi 1762).

BibL.: Summarium, Roma 1770; M. de Vergara, Vida interior del ilustre... D. 7. de P. y M., Siviglia 1691, Roma 1693 (con trad. it.), Madrid 1762, Venezia 1769; P. Segneri, Parere sopra la nota interiore di mons. G. di P., in Opere, VIII, Milano 1823, pp. 443-56; G. M. de Eguren, P. y los Jesuitas, Madrid 1878; G. García, Don 7. P. y M., obispo de Puebla y Osma, Messico 1918; id., Documentos inéditos o muy raros para la historia de México, VII, ivi 1906; A. Asträin, Hist. de la Comp. de Jesús en la Asistencia de España, V. Madrid 1916, pp. 356-411; Pastor, XIV, 1, pp. 157-61; XVI, 1, pp. 1034 1037; XVI, III, pp. 265-66.

Felice da Mareto
PALAI. - Diocesi siro-malabarica, eretta con le lettere apostoliche Quo ecclesiarum del 25 luglio 1950. E stata smembrata dalla diocesi di Changanacherry ed è suffraganea di Ernakulam.

Nella diocesi di P. vi sono 194.000 fedeli; 103 tra parrocchie, chiese filiali e centri missionari; 226 sacerdoti secolari; 38 case di religiosi, 91 scuole primarie, 46 medie, I collegio universitario e 4 istituti di beneficenza.

BibL.: Servizio Informazioni Chiese orientale (Roma), 2 (1950), p. 92.

Ignazio Ortiz de Urbina
PALAMA e PALAMISMO. - Gregorio P., teologo bizantino del sec. xiv, fondatore del nuovo indirizzo dottrinale detto dal nome suo palamismo, n. di nobile famiglia ca. il 1269 a Costantinopoli, m.
a Tessalonica il 14 nov. 1359. All'Athos ricevette l'abito monastico e quindi prese sempre a difendere l'esicasmo (v.), benché poco potesse praticare la vita ritirata d'orazione a causa delle continue dispute che ebbe a sostenere nella capitale dell'Impero con gli avversari del suo sistema, e cioè il patriarca Caleca e i filosofi Barlaam, Akindinos e Niceloro Gregora.

Ottimata la sede di Tessalonica, fu richiamato due volte a Costantinopoli, e dopo aver sofferto dura prigionia dal Turchi, morì nella sua sede (Filoteo Kokkinos, A670; Aүкщюаатье6c; PG 151, 635 D). Fecondissimo scrittore, lasciò molte opere ascetiche, agiografiche, omiletiche e, soprattutto, polemico-teologiche, in gran parte inedite ancora. Nella Chiesa scismatica bizantino-russa viene onorato come santo dall'anno 1368, nel giorno della morte, e ricordato solennemente nelle acclamazioni della «Festa dell'ortodossia».

BibL.: opere edite del P.: PG 131; Filoteo Kokkinos, Encomio del P.: ibid., 331-656; G. Papamichail, 'O ä715c Гyүy' 945c Ilaiaguic, Patroburgo 1911; M. Jugie, Theol. dogmat. Christ. Orient., I, Parigi 1926, pp. 436-44; M. Jugie, s. v. in DThC, XI, coll. 1733-76. Emmanuele Candal

Il palamismo. - Del sistema teologico promosso dal P. l'origine va ricercata nelle controversie orali e scritte con Barlaam di Calabria prima del 1340 , e può dirsi fondamentalmente costruito il nuovo sistema, dietro l'incalzare pressante del filosofo, con la pubblicazione delle celebri Triadi tuttora inedite, il cui riassunto autorevole fu fatto dall'Athos nel Tomo agioritico del 1339-40.

Indetto il silenzio alle due parti contendenti nel 1341, sparito con la fuga Barlaam, turbato l'Impero con le mosse ambiziose del Cantacuzeno dopo l'improvvisa scomparsa di Andronico III, P. riuscì ad avere l'approvazione delle sue idee nel conciliabolo di ag. presieduto da Cantacuzeno lo stesso anno e nel Tomo (interpolato) scritto dopo (Ecaıectó; PG 151, 679-92). Allora il patriarca Giovanni Caleca condannò sinodicamente gli scritti di P. e disperando del ravvedimento di questi lanciò la scomunica (4 nov. 1344). Ma ecco cambiarsi rapidamente e decisivamente le sorti quando nel maggio 1347 entra vittorioso Cantacuzeno a Costantinopoli, fa amichevole composizione con l'imperatrice Anna, depona Caleca dal patriarcato e i palamiti occupano le sedi vescovili principali, fra cui Tessalonica, che dal nuovo patriaca Isidoro viene affidata a P. A Isidoro successe dopo due anni Calisto, che con il favore del Cantacuzeno fece celebrare nel maggio-giugno del 1351 il più importante Sinodo palamitico, in cui furono approvati i nuovissimi capi dottrinali del P., sanciti da Nilo Cabasilas e Piloteo Kokkinos nel celebre Tomo Dótz uèv тìv катà $\tau \tilde{\eta} \varsigma$ Ėx $\lambda \lambda \eta \pi i ́ a c$ (Dositeo, T'úıos 'Aүát $\eta \varsigma$, pp. 52-84: PG 151, 717-64). Mancava soltanto per il trionfo finale del palamismo la solenne accettazione della nuova teologia come ufficiale della Chiesa di Bisanzio, il che fu fatto nel luglio 1352, includendone un riassunto nelle acclamazioni della domenica cosiddetta dell'Ortodossia. Dopo l'ultimo Sinodo palamitico del 1368 , per la condanna di Procoro Cidone e la canonizzazione del P., non si ebbero più fra gli «ortodossi» decisioni ufficiali intorno al palamismo, il quale però continuò sempre ad esistere, benché mitigato, e trova tutt'oggi nuovo risveglio presso alcuni scrittori greco-russi.

La dottrina palamitica, partendo dalla purità del cuore per la contemplazione e credendo la luce taborica come la realtà divina manifestata all'animo del giusto che altrimenti non può vedere Iddio, si fece forte nella distinzione reale di Dio e divinità, natura divina e Persone divine, essenza e proprietà divine che provengono dall'essenza, stabilendo, quindi, elementi primari e secondari nella nozione stessa di Dio. Tale distinzione costituisce il punto centrale del sistema.

Quindi è che il palamismo oppugna direttamente il dogma cattolico dell'omnimoda semplicità divina, sostenuto pure sempre dalla Chiesa bizantina, così da dover

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(per cortesia del p. Moretti)
Palanco, Francisco - Ritratto - Barcellona, convinto dei Minimi.
tazione delle Persone divine nei giusti, nonché la vera possessione e visione di Dio nella gloria.

La Chiesa cattolica in non pochi documenti ha condannato indirettamente il palamismo (Denz-U, 294, 389-392, 431-52) c, avuto conto della storia del decreto Pro Graecis, anche direttamente nel Concilio Fiorentino nella questione dei Novissimi (Denz-U, 693; E. Candal, Concilium Florentinum, II, t, Roma 1942, pp. L-LI e 86-90, nn. 101-107).

BibL.: opere del P.; PG 151, Studi: M. Jugie, Palamas Grégoire, in DThC, XI, coll. 1735-76; id., Palamite (controverse), ibid., coll. 1777-1818 (con abbondante bibl.); id., Theol. Dogmat. Christ. Orient., II, Parigi 1933, pp. 47-113: S. Guichardan, Le problème de la simplicité divine... G. Palamas, Lione 1933; D. Stendnes, Vistua si Incarnatura sfoetid Grigori Palamo, Sibiu 1938; M. Candal, Innozucianes palamiticas en la doctrina de la Gratia (Studi e testi, 125), Città del Vaticano 1946, pp. 65103; id., Fonti palamitiche, in Orient. Christ. period., 12 (1946), pp. 238-61: 15 (1949), pp. 83-125: 16 (1950), pp. 303-57; C. Korn, Les éléments de la théologie de Grégoire Palamas, in Irénibon, 20 (1947), pp. 6-33, 164-93. Emmanuele Candal
PALANCO, Francisco. - Teologo dell'Ordine dei Minimi, n. a Campos Real nel 1657, m. a Madrid il 20 ott. 1720. Fu lettore primario di teologia a Salamanca e poi prefetto degli studi. Fu due volte provinciale, vicario generale, qualificatore sinodale, visitatore di tutte le biblioteche della Spagna. Rifiutò il vescovato di Panama (1714), ma da Filippo V, di cui era consigliere, fu costretto ad accettare quello di Jacca (17 nov. 1717).

Difese tenacemente la dottrina di s. Tommaso, soprattutto sulla natura delle specie eucaristiche, contro il confratello p. Maignan (v.). Delle sue opere, pubblicate in 14 voll., le principali sono: Tractatus de Providentia Dei concordata cum humana libertate et sanctitate divina (Salamanca 1692) dove respinge la scienza media, senza abbocciare la teoria della predeterminazione fisica; De conscientia humana in communi et in particulari (ivi 1694) che segue il probabiliorismo; De fide theologica in $2^{\text {am- }}$ - $2^{\text {ar }}$ Bam. Theol. (ivi 1703); Cursus philosophicus iuxta mirom Angelici doctrinam (ivi 1703); Dialogus physico-theologicus contra philosophos novatores (ivi 1704); Tractatus de Verbo incarnato, ad mentem s. Thomae (postuma, ivi 1722).

BibL.: J. Sanchez-Bicdmo a. v. in Biografic ecclesiat. completa, XVI, Madrid 1863, pp. 503-505; Hurter, IV, coll. 668-77; Acta capit. gen. O. M., II, Roma 1916, pp. 15, 23, 33, 301; 480, 505; G. Roberti, Disegno stor. dell'Ordine dei Minimi, III, Roma 1922, pp. 877-84. Gennaro Moretti
PALATINE CHIESE e CAPPELLE. - Sono quelle che, per essere state destinate a soddisfare alle necessità religiose del Capo di uno Stato e della sua casa, ovvero soltanto per i poteri acquistati su di
esse dal Capo di uno Stato, si trovano in un rapporto di particolarissima dipendenza nei confronti di questo.

1. Storia. - Secondo le asserzioni di Eusebio, di Sozomeno e degli altri scrittori della vita di Costantino, proprio a quest'Imperatore sembra debba farsi risalire l'origine di quell'oratorio privato, destinato al servizio religioso del sovrano, annesso al Palazzo regio e chiamato sacellum, oratorium, cappella regia o palatina. Tra le chiese e cappelle p. più note in Occidente si ricordano S. Vitale a Ravenna, S. Cesario sul Palatino, il Duomo di Aquisgrana, S. Marco a Venezia, la Cappella P. di Palermo, la Sainte-Chapeile a Parigi, la Hofkirche di Dresda, ecc., e per la corte papale la cappella di S. Lorenzo al Laterano.

Fin dal suo sorgere, pur presentandosi, nelle sue caratteristiche fondamentali, come un oratorio privato, la cappella p. ebbe caratteri suoi propri : era libera et exempta ab omni ecclesiastica iurisdizioner; su di essa non poteva essere posto l'interdetto nisi de mandato Sedis Apostolicae speciali; era officiata dai cosiddetti Clerici regi o Palatini che non dipendevano dall'autorità ecclesiastica e non erano soggetti alla giurisdizione dell'ordinario diocesano; ma, nominati dal sovrano, costituivano un corpo a sé, retto, per la parte spirituale, dal cappellano maggiore e, per quella temporale, dal sovrano medesimo. Ancora, mentre nell'oratorio privato si svolgevano solo alcune pratiche religiose, in quello del sovrano si poteva celebrare qualsiasi cerimonia e funzione sacra, senza bisogno di alcuna speciale autorizzazione da parte delle autorità ecclesi