tranno essere ammessi alla - castitatis professio s, solo se avranno \& aetas rationis complementum s, cioè non prima dei 16 - 17 anni e la professione si dovrà fare innanzi a testimoni. Si prescriverà poi di ospitarli ed educarli in case separate dal monastero, cioè nei - metochia s posti fuori della cinta monastica. Il diritto bizantino si dimostrerà severissimo nell'osservanza di questa norma precauzionale (cf. Reg. fusius tract., resp. ad interrog. XV: PG 31, 951, 955; Epist., 199 ad Amphiochium, 18 : PG 32, 719: per le prescrizioni canoniche posteriori in materia, cf. P. de Meester, De monachico statu iuxta disciplinam byzantinam, Città del Vaticano 1942, pp. 164-65, 167-68, 172-73, 352-53). Accenni alla presenza di e pueri s nei monasteri egiziani si hanno nei $\S \S 166$ e 172 della Regola di s. Pacomio (ed. A. Boon, Pachomiana latina, Lovanio 1932, pp. 66, 68). Dal monastero copto di Apa Phoebammon sul Gêmeh (Tebe) provengono alcuni interessanti atti di oblazioni di bambini, destinati principalmente ai servizi domestici ed agricoli del monastero (fine sec. viII-inizio Ix) : la donazione è irrevocabile e l'atto, redatto da un notaio e firmato dal donatore e da testimoni, era conservato nell'Archivio del monastero (cf. F. de Villenoisy, Les donations d'enfants à l'époque copte, in
Rev. égyptologique, 6 [1891], pp. 30-35, 150-53; 7 [1892], pp. 199-200, 146-49, articolo sunteggiato da H. Leclercq, Oblats, in DACL, XII, II, 1867-71).
b) In Occidente. E questione della presenza di bambini nei monasteri e della loro carta di oblazione, che ratificheranno quando ne avranno l'età, sia negli Statuta Sanctarum Virginum di s. Cesario d'Arles ( $\$ 66-7$ : ed. G. Morin, S. Caesarii opera omnia, II, Maredsous 1942, pp. 103-104) sia nella Regola ad monachos di s. Aureliano d'Arles ( $\$ 8$ 17, 22 : PL 68, 390, 392). Anche la Regola Magistri (cap. 91 : PL 88, 2042-45) tratta di giovani nobili che desiderano entrare nel monastero e che devono essere come offerti dei genitori e da loro diseredati. Però le norme che regolarono l'oblazione dei a pueri s per tutto il medioevo furono dettate da s. Benedetto (Regola, cap. 59): il donatore deve presentare la a petitio s e offrire il bambino all'altare; se l'oblatore è nobile o possidente deve diseredare l'o., se povero l'offerta va fatta innanzi a testimoni. Il rito dell'oblazione venne in seguito così stabilito: dopo il Vangelo della Messa dell'abate, il bambino era accompagnato all'altare tenendo in mano l'ostia, l'ampolla del vino e la a petitio s, il tutto involto dal corporale o dalla tovaglia (cf. il commento alla Regola attribuito a Paolo Diacono, cap. 59 : Biblioth. Casinensis, IV, Montecassino 1880, Florilegium, pp. 151-52; B. Albers, Consuetudines monasticas, II, Stoccarda 1900, p. 157 ; III, Montecassino 1907, pp. 180, 185). L'oblazione fu stimata irrevocabile sia nell'ambiente benedettino (Riepenhoff, cit. in bibl., nega che fosse tale per s. Benedetto) come fuori (cf., ad es., per le bambine il can. 19 [irrevocabile dopo un anno o tre anni a seconda dei casi] del Concilio di Orléans del 549 e il can. 12 [più severo del precedente] del Concilio di Mâcon del 583 : Mansi, IX, 133, 934), e per buona parte del medioevo (fino al sec. xiri) si ripeterà al riguardo la norma dettata nel can. 49 del IV Concilio di Toledo del 633 che: a monachum aut paterna devotio aut propria professio facit: quidquid horum fuerit, alligatum tenebit. Proinde his ad mundum reverti intercludimus aditum et omnem ad speculum interdicimus regressum s (Mansi, X, 631; cf. Decretum Gratiani : causa XX, q. 1). Però sin dal sec. vir si notano qua e là tentativi di temperare questa severa disciplina, come si rileva, ad es., dal can. 6 del Concilio X di Toledo del 656 (Mansi, XI, 36-37), dal Capitolare di Aquisgrana dell'817, redatto sotto l'influsso di s. Benedetto di Aniane ( $\$ 36$ : ed. A. Boretius, in MGH, Capitularia, I [1883], p. 348), dal Concilio di Magonza dell'829 che discusse e risolse in senso affermativo il caso della professione forzata del giovane monaco Gottescalco (ed. A. Werminghoff, in MGH, Concilia aesi Kavolini, II [1906-1908], p. 205), contro cui proterrò con vivacità l'abate Rabano Mauro, colpito dalla decisione conciliare, con il suo opuscolo Contra eos qui repugnant institutis beati Patris Benedicti (PL 107, 419-40). Solo sul finire del sec. xir alcune decisioni pontificie, accolte poi nelle Decretali di Gregorio IX (1234), mitigarono la durezza legislativa precedente e garantirono la libertà personale del giovane o., portando l'età della professione a 12 e a 14 anni compiuti a seconda se donne o uomini ( $\mathrm{X}, \mathrm{III}, 31$ de regul.); tale norma cooperò praticamente ad accelerare la scomparsa dell'oblazione, già del resto ripudiata da alcune riforme monastiche dei secc. xI-xII, come da Cluny (in un secondo tempo), Hirsau, la Grande Chartreuse ecc. Spesse volte gli o., che normalmente costituirono la parte intellettuale del monastero, formavano in esso un gruppo in contrapposizione a quello dei s conversi s, entrati adulti nel monastero e per lo più s (filitterati s. Quel poco che si sa della vita che i giovani o. conducevano nei monasteri nell'alto medioevo è contenuto nel Commento alla Regola benedettina attribuito a Paolo Diacono (cf., ad es., il commento al cap. 37 : ed. cit., p. 124).
L'istituto dell'oblazione fu in vigore anche presso i Canonici Regolari e presso i Mendicanti, Domenicani e Francescani. Con il decreto del Concilio di Trento, che dichiarò nulla la professione fatta prima dei 16 anni, le ultime vestigia dell'oblazione dei bambini scomparvero (cf. sess. XXV, de regularibus, cap. 15).
2. L'oblazione degli adulti. - Sin dal sec. vir e per
## Page 39
tutto il medioevo si hanno esempi di pie donne ("Deo dedicatae, Deo sacratae, Deo devotae s) che si offrivano non solo a monasteri femminili ma anche maschili. A S. Gallo, p. es., nel sec. x, le o. tessevano, lavoravano alla rilegatura dei codici, confezionavano ostie per l'abbazia (cf. G. de Valous, cit. in bibl., I, 46). La loro abitazione era posta fuori della cinta monastica e gli abati Ulrico e Pietro il Venerabile di Cluny (m. nel I1 56) insistono molto perché tale norma precauzionale fosse strettamente osservata (cf. PL 149, 637 [lettera di Ulrico]; ibid., 189, 1038 [Statuta Congreg. Cluniac., 47]).
Maggior importanza assunse l'oblazione degli uomini i quali donavano se stessi, il loro lavoro e le loro sostanze a un monastero, sia entrandovi sia vivendo nel mondo, ritenendo talvolta l'usufrutto dei beni offerti. Di tale oblazione si hanno esempi sporadici sin dal sec. viII; si trattava allora di "hospites" che chiedevano di poter lavorare alla loro "conversio morum " nel monastero, senza assumersi gli obblighi monastici. L'oblazione degli adulti, che rivestì le forme più svariate nell'attuazione della donazione, ebbe però la sua prima forte affermazione nel sec. xI, epoca in cui presso i monaci si accentuava la tendenza di abbandonare il lavoro manuale per dedicare maggior tempo alla preghiera liturgica ed alla cultura intellettuale. Essa cominciò a fiorire a Cluny, a Camaldoli, a Vallombrosa, poi prese, sul finire del secolo e agli inizi del sec. xII, più ampio sviluppo a Hirsau, per opera dell'abate Guglielmo, a Clteaux, alla Grande Chartreuse e a Prémontré; ma in ognuno di questi centri ebbe regolamentazione e fisionomia propria. Oltre l'oblazione individuale si davano anche casi di oblazioni di intere famiglie i cui membri diventavano servi del monastero. In quanto al rito della oblazione esso era simile a quello in uso per l'oblazione dei fanciulli: l'oblazione avveniva nelle mani dell'abate e si badava molto ad avvolgere la mano dell'o. che reggeva la carta dell'oblazione, firmata dall'interessato e da testimoni, con la tovaglia dell'altare. Con questi o. adulti, chiamati nei documenti con i nomi più vari ("donati, devoti, commissi, offerti, monaci laici, conversi" ecc.) e reclutati, in un primo tempo, fra i "famuli ", gli "hospites ", i "nutriti" e i "monaci ad succurrendum ", le congregazioni monastiche dei secc. XI e XII poterono liberarsi in buona parte dei "famuli" mercenari che l'abate di Cluny, Pietro il Venerabile, chiamava a buon diritto "quorumdam monasteriorum pessimi destructores" (Statuta Congr. Cluniozensis, 48: PL 189, 1038).
A Camaldoli, a Vallombrosa, alla Grande Chartreuse, a Clteaux la posizione canonica degli o., che entravano a far parte del monastero, detti poi comunemente "conversi", si andò vieppiù precisando : essi divennero veri religiosi (cf. il can. 7 del Concilio Lateranense II, del 1139, dove si parla di "conversi professi"; Mansi, XXI, 527) pur rimanendo separati dai monaci ai quali prestavano i loro umili servigi. A Cluny tale evoluzione appare completa negli Statuta già ricordati di Pietro il Venerabile. Con la fine del sec. XII sono di preferenza
chiamati o., "donati ", "recepti" ecc. (la nomenclatura varia a seconda degli Ordini) quelli che, pur offrendo se stessi e le loro sostanze a un monastero e promettendo obbedienza all'abate, conservavano una certa libertà di azione (cf. il concetto di o. nel can. 57 del Concilio Lateranense del 1215 : Mansi, XXII, 1046; e quello di "donati "di Umberto di Romans: Creytens, art. cit. in bibl., p. 12). A questi o. si possono riallacciare gli odierni o. "regolari" sacerdoti o laici, accolti in alcuni monasteri dopo una semplice promessa di vivere secondo la regola. Per gli attuali o. "secolari" benedettini, che però nulla hanno di comune con gli o. antichi: v. benedettini, V. Oblati.
Oltre che negli ordini monastici, si trovano o. adulti, appartenenti alle due grandi categorie sopra ricordate, negli ospedali, negli ospizi caritativi, nei Capitoli, nelle chiese parrocchiali, negli Ordini Mendicanti; e come i monasteri maschili avevano le loro o., cosi i femminili possedevano i loro o.
Bial.: I. Nep. Steidl, Die Gott-Verlobung von Kindern in Mönchs- u. Nonnen Klöstern oder de pueris oblatis, Monaco 1872; J. Chevalier, Formule d'oblation d'enfant tirée des arch. de St-Ruf, in Bull. d'hist. acchi.... du diocèse de Valence.... 7 (1886), pp. 84-88 (sec. xirI: S. Rufo era una Congreg. di Canon. Reg.); L. Oliger, De pueris oblatis in Ordine Minorum, in Arch. Franc. hist., 8 (1915), pp. 389-477; 10 (1917), pp. 24-88; M.-P. Deroux, Les origines de l'oblature bénéd. (Les éd. de la Rev. Mabillon), Abb. St-Martin de Ligupt-Parigi 1907; G. de Valous, Le Monach. Clunisien des origines au XVe siècle, I, ivi 1933, pp. 44-50; J. R. Riepenhoff, Zur Frage der Verbindlichkeit des Oblateninstituts, Münster in V. 1939; I. Stegmann, Die Verbindlichkeit der Oblation nach der Reg. Benedictt, in Weihgabe der Erzabt. St. Ottilien, 1947, pp. 119-38; R. Creytens, Les concert des moniales dominic. au moyen age, in Arch. Fr. Fraedic., 19 (1949), pp. 5-48; K. Hallinger, Gorze-Kluny (Studia Anselmiana, 22-23), Roma 1950-51, pp. 522-56 e passim; N. Widlmecher, De conversis, commisio et donatis apud Canon. Regulares, estratto dall'Ordo Canonicus, 1952; C. Du Cange, Glossar. mediae et infimae latinitatis, s. v. Oblati, donati e altri nomi ricordati nella voce, nuova ed., Parigi 1938; H. Leclercq, Oblats, in DACL. XII, II, 1857-77; J. Bonduelle, Concers, in DDC, IV, 562-68.
A. Pietro Frutaz
OBLATI e OBLATE, CONGREGAZIONI di. - Istituti religiosi di uomini e di donne, con o senza i voti di religione. Tuttora esistenti si hanno :
1. O. dei ss. Ambrogio e Carlo. - Fondati da s. Carlo Borromeo, il quale ebbe la prima idea

(da Humilitas, Miscellanea storica dei Seminari milanesi, Milano 1886-21, p. 685) Oblati e Oblate - Bolla con cui Gregorio XIII erige la Congregazione degli O. dei SS. Ambrogio e Carlo ( 26 apr. 1278) - Milano, Archivio della Congregazione, cassetta XVIII, n. 519.
## Page 40

(per cartasia dei pp. Obiati Missionari di Rho)
Oblati e Oblate - Collegio degli O. missionari di Rho, ricostruito nel 1912, e santuario della Beata Vergine Addolorata, opere dell'architetto Pellegrini (1383-88) - Rho (Milano).
di sacerdoti secolari, che vivessero sotto l'obbedienza del vescovo a sua piena disposizione per il servizio della diocesi, verso il 1570 , suggeritagli forse dall'Oratorio di S. Filippo in Roma, e nel marzo del 1578 la attuò con un "collegio di sacerdoti et persone ecclesiastiche sotto il titolo di o. di S. A." (nel 1611 s'aggiunse "e di S. Carlo ").
Gregorio XIII con la bolla del 26 apr. dello stesso anno ne approvò la Costituzione; nell'ag. successivo avvenne l'erezione formale presso la chiesa di S. Sepolcro (rimasta casa-madre sino al 1928) e fu iniziato lo studio particolareggiato delle Regole che, esperimentate dal 29 febbr. 1579, elaborate dal card. A. Valerio, apparvero nella forma definitiva verso l'ott. del 1581 (Acta Eccl. Mediolan., III, Milano 1892, coll. 49-90). In esse era comandato il voto di obbedienza e permanenza; il voto di povertà di fatto si risolvette (ed è la regola odierna) in una cessione, in favore della Congregazione, di ogni provento materiale annesso all'ufficio ed impiego e delle elemosine delleMesse, liberamente accettando un modesto assegno annuo che bastasse per il vestiario e per le eventuali personali necessità.
S. Carlo volle la vita comune a base, ma già dalla fine del 1579 non obbligò la residenza presso la casamadre. Gli O. presero in seguito a raggrupparsi secondo l'attività, eletta a titolo preferenziale, salva l'obbedienza all'arcivescovo. Gli O. lavorarono e lavorano anche fuori della diocesi milanese. Soppressi da Napoleone furono ripristinati dall'arcivescovo mons. Romilli nel 1854.
Bial.: F. Bertani, La giurisdiz. arciosc. nella vecchia Congr. degli O. di S. C., in La Scuola catt., 1900, II, pp. 455-83; A. Bernareggi, Le origini della Congr. degli O. di S. A., in Humilitas, Miscell. stor. dei seminari milanesi, 1931, pp. 681-722 (pubblicato in estratto con l'aggiunta di documenti); id., L'introduzione degli O. nel seminario, ibid., pp. 786-806; C. Castiglioni, Gaysruck e Romilli, arcivescosi di Milano, Milano 1938, pp. 59-61, 185-90. Enrico Cattaneo
II. O. missionari di Rho. - Il Collegio degli O. M. di R. (Milano), ramo specializzato degli O. dei SS. Ambrogio e Carlo, ha per fondatore l'o. Giorgio Maria Martinelli (v.) e fu eretto canonicamente dal card. Benedetto Erba Odescalchi, il 4 apr. 1721, presso il santuario della Beata Vergine Addolorata de' Miracoli di Rho.
Scopo degli O. M., è di predicare le missioni e gli esercizi spirituali al clero e alle religiose senza percepire nessun emolumento ad eccezione delle spese di viaggio. Al voto di obbedienza all'arcivescovo pro tempore, aggiungono quello di perpetua permanenza nel Collegio, che rinnovano ogni anno, il 22 luglio. Le regole sono quelle degli O. dei SS. Ambrogio e Carlo, adattate al loro particolare tenore di vita secondo la Norma tenuta dal p. Martinelli e primi Padri del Collegio di Ro nell'osservare le Re-
gole della Congregazione degli O. redatta nel 1735 dall'o. G. B. Raineri e pubblicata per uso del Collegio a Milano nel 1893. Il Collegio, retto da un prevosto e un vicario che rimangono in carica due anni, è indipendente dalla Congregazione generale nell'amministrazione dei suoi beni; dipende però moralmente e disciplinarmente dal prevosto generale degli O.
Il Collegio fu soppresso dalla Repubblica Cisalpina il 13 ott. 1798 , riaperto il 26 luglio 1799, nuovamente soppresso il 25 apr. 1810 da Napoleone e ristabilito il 24 ott. 1814 , fu venduto a privati in seguito alle leggi eversive del 1866; riscattato e intestato a privati fu completamente rifatto nel 1912. Malgrado tutte queste soppressioni gli O.M. di R. non desistettero mai dalla loro opera conformandosi sempre allo spirito del loro fondatore.
Bial.: G. B. Fornaroli, O. della Congr. di' ss. Carlo e Ambrogio dalla loro fondazione 16 ag. 1572 al 1700 ; id., O. dello Congr. dei ss. Ambrogio e Carlo da ca. 1700 e innanzi (prezioso dizionario manoscritto di tutti gli O. fino alla metà del sec. xix: me. conservato nell'Archivio degli O. di Rho): v. anche la bibl. della voce piartiselli.
III. O. dei ss. Gaudenzio e Carlo di Novara. Congregazione fondata a Novara nel 1616 dal sac. Francesco Marconi Quagliotti (m. 26 giugno 1617), dopo la morte del vescovo Bascapè (v.), e ispirata a quella degli O. di S. Carlo. Fu eretta canonicamente tra la fine di luglio e i primi di ag. del 1617. Lo scopo è l'educazione del clero (seminari ed esercizi spirituali) e la predicazione al popolo.
IV. Oblates of st. Charles of Westminster. Congregazione ispirata a quella degli O. di S. Carlo, fondata nel nov. 1856, nel quartiere londinese chiamato Bayswater, dal sac. Manning (v.), con il consenso del card. Wiseman, arcivescovo di Westminster, per la predicazione delle missioni popolari nei quartieri più poveri della capitale inglese. Le Costituzioni furono approvate definitivamente da Pio IX, il 26 giugno 1877 (cf. Constitutiones Congregationis Anglicae Oblatorum S. Caroli, Londra 1877). A. Pietro Frataz
V. O. di Maria Immacolata. - Congregazione religiosa fondata nel 1816 ad Aix in Provenza da Eugenio De Mazenod, poi vescovo di Marsiglia, ed approvata nel 1826 da Leone XII.
Il De Mazenod che, come nobile, dové abbandonare da bambino la Francia e venirsené in Italia con la famiglia (1791-1802), tornato in patria fu dolorosamente colpito dalle rovine che la Rivoluzione aveva accumulato sul terreno religioso, e si propose di occuparsi delle popolazioni rurali che giacevano in assoluto abbandono. Ordinato sacerdote, si associò alcuni altri zelanti sacerdoti, gettò le basi del nuovo Istituto e si diede all'evangelizzazione sistematica delle parrocchie di campagna con la predicazione delle missioni, prendendo per modello s. Alfonso. Volle che la predicazione al popolo fosse fatta di persuasione e tutta pervasa dal desiderio di riportare Dio nelle anime profanate dall'empietà.
Assicurata la predicazione delle missioni al popolo, il De Mazenod accettò di mandare missionari in terra d'oltremare. Nel 1841 inviò i primi sei missionari nell'America del nord, modesto inizio di un'impresa gigantesca, se si pensa che, alla distanza di un secolo, vi sono nel Canadà e nei territori del nord 1930 O. di M. I. organizzati in cinque grandi province e otto vicariati apostolici, dei quali due, Mackenzie e Baia di Hudson, si estendono oltre le coste dell'Oceano Glaciale Artico e raggiungono in due settori il limite estremo dell'abitazione umana
## Page 41
verso il Polo. In questa marcia lenta e penosa dalle province meridionali del Canadà fino agli estremi confini della terra, gli O. di M. I. scrissero pagine gloriose nell'apostolato delle terre polari : due di loro furono massacrati dagli stregoni esquimesi, altri scomparvero nel fondo dei laghi ghiacciati o furono soffocati dalla tormenta nell'immanc deserto di neve. Nel 1847 il De Mazenod mandò il primo gruppo di missionari nell'isola di Ceylon, dove attualmente lavorano 260 o. di M. I. con 4 loro vescovi, di cui 3 indigeni, nelle diocesi di Colombo, Giaffna e Chilaw. Nel 1851 li inviò nell'Africa del sud, dove ora ca. 500 o. di M. I., divisi in cinque vicariati apostolici, svolgono il loro apostolato tra le popolazioni Eantù. Successivamente l'Istituto ha accettato missioni nell'Australia, nell'Indocina, nelle Filippine, nel Congo Belga, nel Camerun, nel Giappone, nell'America Latina (Argentina, Brasile, Cile, Paraguay, Uruguay).
Altro scopo della Congregazione è la direzione dei seminari, l'educazione e l'insegnamento nei collegi. Anche in questo campo il De Mazenod fu un innovatore: adottò e fece adottare dai suoi la morale di s. Alfonso contro il rigorismo semigiansenistico dominante allora nelle scuole teologiche di Francia, attirandosi critiche, ostilità e la taccia di "ultramontanismo" per il suo attaccamento a Roma. Nel 1848 gli O. di M. I. iniziarono l'Università di Ottawa (Canadà [v.]). Nell'isola di Ceylon dirigono i grandi collegi di studi superiori di Colombo e Giaffna ed hanno in mano buona parte della stampa periodica nelle due lingue indigene (Tamil e Singalese). Nel Basutoland (Sud-Africa) sta sorgendo, sotto la loro direzione, un grande collegio universitario, una specie di Università cattolica per il Sud-Africa.

(par cortesia della Casa Generalista degli Oblati di Maria Immacolata)
Oblati e Oblate - Culla della Congregazione degli O. di Maria Immacolata. Chiesa della Missione con il convento annesso -Aia-en-Provence.

(let. L. P. Torresani)
Oblati e Oblate - Missione volante diretta dai pp. A. Merlo e L. Torresani, O. di Maria Vergine. Processione a cavallo alla Rioja nell'alta Argentina.
Gli O. di M. I. sono attualmente oltre 6000 , di cui 30 tra arcivescovi e vescovi, distribuiti in 976 case e stazioni missionarie e raggruppati in 21 province, 15 vicariati apostolici e 2 prefetture.
Bris.: T. Rambert, Vie de mgr C. 3. E. De Mazenod, 2 voll., Tours 1883; J. Paguelle de Follenay, Vie du card. Guibert, arcierc. de Paris, 2 voll., Parigi 1896; D. P. Benoit, Vie de mons. Taché, arcierc. de St Boniface, 2 voll., Montréal 1904; T. Ortolan, Cent ans d'apostolat dans les deux hémisphires, 4 voll., Parigi 1914-32; E. Grouard, Souvenirs de mes soixante ans d'apostolat, Winnipeg 1923; A. Rey, Histoire de mgr C. 3. E. De Mazenod, 2 voll., Roma 1928; P. Duchaussois, Aux places polaires, Parigi 1928; id., Sous les fous de Ceylon, ivi 1929; id., Apôtres inconnus, ivi 1931; F. Veuillot, Les O. de M. I., ivi 1946; G. Liuzzo, Missionari di tutti i climi, Milano 1947. Gaetano Drago
VI. O. di Maria Vergine. - Congregazione religiosa sorta a Carignano (Torino) nel 1814 per opera dei sacc. Giov. Batt. Reynaudi e P. Br. Lanteri (v.), eretta canonicamente il 13 nov. 1816, scioltasi nel 1829, e ricostituita dal Lanteri nel 1825 a Pinerolo. La Congregazione e le Regole furono approvate da Leone XII con il breve Etsi Dei Filius del $1^{\circ}$ sett. 1826. Alla morte del Lanteri, a compenso delle persecuzioni subite, gli O. di M. V. venivano chiamati al possesso del santuario della Consolata in Torino (io genn. 1834).
Di li e dalle altre case di Carignano, Pinerolo, Livorno Vercellese sciamarono in un trentennio intenso di missioni per le regioni del Piemonte e limitrofe. Contemporaneamente (1837) davano inizio a due vaste missioni estere nell'Ava e Perù (India). Ne fu primo vicario apostolico mons. G. D. Ceretti, vescovo di Antinopoli: tornato in seguito per l'affranta salute a Torino, supplì nelle funzioni episcopali l'arcivescovo mons. Franzoni, esiliato (1847-56). Si rivelò anche polemista brillante nei due volumi (anonimi) La libertà della Chiesa e Vera e falsa libertà. Altri O. di M. V. dirigevano a fianco di D. Margotti la battagliera Armonia. Successe in India, a mons. Ceretti, mons. G. Balma, anch'egli presto reduce per malattia a Torino e supplente dello stesso mons. Franzoni (1856-69), poi arcivescovo di Cagliari (1871-81). Fin dal 1835 gli O. di M. V. avevano stabilito a Nizza Marittima un fiorente convitto ecclesiastico, che diressero fin verso il 1890 .
Il periodo 1863-1900 fu un succedersi di continue persecuzioni e rovine. Spogliata e soppressa tre volte in Italia e due in Francia, la Congregazione vide frustrati di continuo i suoi tentativi di ricostruzione: Milano e Como (1856-59), Rocca Priora di Roma (1863-70), Torino, Pinerolo, Carignano, Giaveno (1871-1903). Non lasciò tuttavia anche in tale periodo di svolgere, nelle diocesi dove riusci a mantenersi, un vasto lavoro missionario (il solo p. G. Ferrero diede più di 800 missioni popolari) e di esercizi al clero, e un largo contributo di seria propaganda religiosa con numerose opere ascetiche, agiografiche, propagandistiche dei pp. G. Giordano, G. B.
## Page 42
Isnardi, P. Gastaldi (il primo biografo del Cottolengo) e la cospicua mole di opere varie di mons. G. Berchialla, arcivescovo di Cagliari (1881-92).
Dal 1900, connesso all'inizio con l'ultima grande persecuzione di Combes e il rientro dei religiosi dalla Francia in Italia, si è iniziato un periodo di lenta ma duratura ricostituzione. La Congregazione conta ora una trentina di comunità in Italia, Francia, Austria, Argentina, Uraguay, Brasile, Colombia. Dirige vari seminari in Italia e in America; cura con circoli di cultura religiosa e biblioteche circolanti in tutte le sue case la diffusione della stampa cattolica; attende specialmente all'organizzazione religiosa del popolo con l'apostolato parrocchiale e l'apostolato operaio nelle fabbriche.
Bibl.: L. Gallo, Storia del cristianesimo nell'Impero birmano, III, Milano 1862, pp. 133-49; D. Franchetti, Storia della Consolata, Torino 1904, pp. 334-54; T. Piatti, Cento anni d'apostolato degli O. di M. V., Roma 1926; [A. P. Trutze], Positio super introductione Causae et super virtutibus Pii Brunonis Lanteri (S. R. Cong., Sec. Hist., 63), Città del Vaticano 1943, pp. 258523 e bibl. pp. 817-22; I. Felici, Una bandiera mai ripiegata: Pio Brunone Lanteri, Pinerolo 1950, pp. 212-24. Tommaso Piatti
VII. O. di San Francesco di Sales. - Furono fondati nello spirito di s. Francesco di Sales, sotto l'impulso della ven. Maria di Sales Chappuis, nel monastero della Visitazione di Troyes dal cappellano del monastero, Luigi Brisson, nel 1871.
La Congregazione si dedica alle diverse opere del ministero sacerdotale e parrocchiale; all'istruzione ed educazione dei giovani e alle missioni. I voti emessi sono semplici, annuali nei primi tre anni, poi perpetui. Al presente la Congregazione, approvata dalla S. Sede nel 1890 , conta oltre 850 religiosi con case in Francia, Italia, Grecia, Austria, Svizzera, America e due vicariati nel Sud Africa.
Bibl.: anon., Les Oblats de St Francois de Sales, Parigi 1933; anon., Istituto di S. F. di S., Roma 1940. Silverio Mattei
VIII. O. di San Giuseppe di Asti. - Istituto fondato ad Asti dal sac. Giuseppe Marello, poi vescovo di Acqui, nel 1878.
Gli inizi furono quanto mai umili, caratterizzati da una estrema povertà e da forti contrasti, anche perché manca alla nuova istituzione una fisionomia propria. Dapprima infatti i religiosi si davano ai lavori manuali, insegnando il catechismo nelle parrocchie ed attendendo al decoro delle chiese. Ma in seguito si delineò meglio la natura della Congregazione ed i suoi membri attesero agli studi, intrapresero l'esercizio del ministero nelle parrocchie e nelle missioni, l'educazione della gioventù in scuole, oratori festivi, collegi, patronati, orfanotrofie scuole professionali. Il 18 marzo 1901 fu eretta in congregazione di diritto diocesano e l'11 apr. 1909 venne il decreto di lode e l'approvazione delle Costituzioni. Gli O. di S. G. sono oggi diffusi non solo in Italia, ma hanno fiorenti missioni nelle Americhe e nelle Filippine e contano 350 religiosi con ca. 80 case.
Bibl.: G. B. Cortona, Brevi mem. della vita di mons. G. Marello e dello congr. da lui fondata, Asti 1920; E. Berzano, Vita di mons. G. Marello, ivi 1928; A. Rainero, Una perla di vescovo, ivi 1937.
Pio Stefani
IX. Oblate CONVITTRICI DEL S.MO BAMBINO Gesù. - Ebbero origine in Roma nel 1672 ad opera del p. Cosimo Berlinzani, dei Chierici Regolari della Madre di Dio, e di Cosima Moroni per l'educazione religiosa delle fanciulle del popolo.
Adottarono la Regola di s. Agostino. Altre case indipendenti sorsero poi in varie città d'Italia, le quali nel 1917 furono riunite sotto una unica superiora generale. Hanno asili, giardini d'infanzia, scuole e contano oltre 200 suore in 18 case.
Bibl.: Moroni, IV, pp. 74-78. Silverio Mattei
X. Oblate del Cuore di Gesù. - Istituto derivato da una piccola comunità denominata «Vittime del S. Cuore», dedita specialmente alla riparazione, sorto a Grottaferrata per impulso dell'abate dei Basiliani.
Nel 1894 fu inaugurata la nuova fondazione, che il $1^{\circ}$ apr. 1896 fu approvato dal card. Vannutelli. Il 10 nov. 1916 il card. Cassetta, vescovo di Frascati, erigeva conanicamente l'Istituto, ne faceva cambiare il titolo in quello di O. del C. di G. e ne approvava le Costituzioni. Il 3 dic. 1947 la S. Congr. dei Religiosi elevava l'Istituto al grado di congregazione di diritto pontificio e ne rivedeva le Costituzioni.
Le suore si consacrano a una vita di riparazione al

(Int. Tourte-Petition Levallois) Oblate e Oblate - Ritetto del p. Emmanuel d'Alzon (1810-80), fondatore delle O. dell'Assunzione. Cuore di Gesù, di preghiera per la santificazione del clero e di lavoro all'opera di vocazioni, con collegi per ragazzi e case di ritiro per sacerdoti bisognosi di aiuto e di riposo. La casa generalizia è a Grottaferrata.
Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, T. 48.
Agostino Pugliese
XI. Oblate dell'Assunzione. - Istituto fondato nel 1865 dal p. E. d'Alzon, già fondatore dei Preti dell'Assunzione. Nel 1890 si divise in due gruppi distinti.
Il primo, con casa generalizia a Nîmes, ricevette il decreto di lode nel 1892 , ma si sviluppò poco; nel 1927 aveva appena 60 religiose distribuite in sei case. Il secondo, con casa generalizia a Parigi, ebbe uno sviluppo più florido; nel 1927 contava ca. 400 soggette e 34 case; ma era rimasto sempre di diritto diocesano. La riunione tra i due gruppi fu effettuata con decreto della S. Congr. dei Religiosi il 22 giugno 1926. L'Istituto così riunito venne dichiarato di diritto pontificio ed ebbe le Costituzioni approvate la prima volta per un settennio il 3 luglio 1934, e poi definitivamente il 27 ott. 1947.
Scopo speciale dell'Istituto è l'apostolato specialmente tra i dissidenti e gli «ortodossi». A ciò ha scuole e altre opere missionarie soprattutto in Oriente. Nel 1950 le suore erano 367 , le novizie 72 , distribuite in 56 Case.
Bibl.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, N. 19.
Agostino Pugliese
XII. Oblate del S.MO redentore. - Istituto religioso femminile fondato da Antonia de Oviedo y Schontal della Misericordia a Ciempozuelos (Spagna), nel 1864, per la istruzione e rieducazione delle giovani cadute. Fu approvato dalla S. Sede nel 1895 ed è diffuso nella Spagna con 29 case e più di 500 religiose.
Bibl.: A. P. Villanueva, La madre Antonia de la Misericordia, Madrid 1925, L. De Acosta, Antonia de Oviedo y Schontal, Pamplona 1943.
Silverio Mattei
XIII. Oblate di San Francesco di Sales. - Istituto religioso femminile fondato a Troyes nel 1868 da Francesca Salesia Aviat sotto la guida del p. Brisson e di Maria Chappuis, per venire in aiuto alle giovani operaie con scuole, case-famiglia, educandati, laboratori. Espulse dalla Francia, si diffusero anche in altre regioni d'Europa. Furono approvate dalla S. Sede nel 1911. Le case sono 44, con oltre 450 suore.
Bibl.: Archivio S. Congregazione dei Religiosi, T. 35.
Silverio Mattei
OBLAZIONARI DI SANT'AMBROGIO. Cosi vengono anche chiamati i 10 uomini e le 10 donne, anziani e secolari, componenti la «Schola S. Ambrosii veglonum (vecchioni) et veglonissarum (vecchione)», chiamata, nel sec. xir, da Beroldo
## Page 43

(per cortesia di mons. A. P. Frutu.)

(per cortesia di mons. A. Giovannelli)
In basso: ATTORI NEL QUADRO DOPO L'ULTIMA CENA.
## Page 44

In alto: STATUE DI PIETRA DETTE MOAI, resti di monumenti di carattere funerario. Isola di Pasqua. In basso: GIOVANI CATECUMENI CHE ASPETTANO L'ARRIVO DELLA BARCA DEL MISSIONARIO P. MULLER. Da notare il caratteristico copricapo, distintivo della loro Fede - Oceania. Isole Salomone del Nord.
## Page 45
"Ordo vetulorum et vetularum", esistente presso il duomo di Milano per offrire a nome del popolo la materia del S. Sacrificio.
Il più anziano e la più anziana della "schola " avevano il titolo di priore e priora. A turno, nelle Messe solenni, due vecchioni e due vecchione, scortati dai rispettivi contratelli e consorelle, offrivano al celebrante, i primi ai piedi dell'altare, le altre alle porte del coro, tre ostie e vino bianco per il S. Sacrificio. Oggi l'offerta è fatta, nei giorni di festa, dai soli vecchioni. Le vecchione per ora non esistono più.
Bias.: Beraldas eine Ecel. Amb. Medial. Kalendarium et Ordines saec. XII, ed. M. Magistretti, Milano 1894, p. 52; Caeremoniale Ambratianum inten... Federici card. Borromani... editum, (vi 1619, pp. 244-51; Moroni, XLVIII, pp. 210-11; L. Duchesne, Origines du culte chretien, $3^{2}$ ed., Parigi 1909, p. 207: J. A. Jungmann, Mésierum iollensioi, II, Vienna 1948, p. 27. A. Pietro Frutaz
OBLAZIONI. - Denominazione generica, liturgica e giuridica, usata ab antiquo per indicare le offerte spontanee fatte dai fedeli in chiesa e fuori di chiesa, particolarmente in ordine alla celebrazione della Messa, in occasione dell'amministrazione dei Sacramenti e di altre funzioni e prestazioni sacre, come atto di culto e di devozione o anche per causa pia.
I. Concetto generale. - Scopo primario e diretto dell'o. è l'ossequio a Dio, scopo secondario e integrante è il mantenimento del culto e il sostentamento dei ministri ad esso deputati.
Le o. come atto di culto verso la Divinità sono un istituto antichissimo che s'incontra presso tutte le religioni ed ebbe un particolare sviluppo presso il popolo d'Israele. Spesialmente nel Lesitico si ha il più preciso e completo ordinamento legislativo circa le o. In determinati tempi dell'anno, gli israeliti erano tenuti a offrire nel Tempio parte dei prodotti dei campi e degli animali; particolari o. erano previste, inoltre, per l'impetrazione di favori, per ringraziamento, per l'espiazione dei peccati, per la purificazione da impurità legali, per la guarigione dalle malattie, segnatamente dalla lebbra, ecc. Anche i primogeniti dovevano essere oggetto di o. al Tempio, riscattati poi con altro genere di offerte (Lev. 12, 2-8).
Il cristianesimo, che nel nuovo sacrificio, istituito da Gesù Cristo, riflette il simbolismo del sacrificio di Melchisedech, ha ereditato e interpretato dal sistema ebraico il concetto fondamentale delle o., in ordine principalmente alla celebrazione del Sacrificio eucaristico.
II. Le "Oblationes communes ". - L'uso di queste risale alla prassi della Chiesa del tempo degli Apostoli. I fedeli usavano offrire all'altare il pane e il vino che doveva servire al S. Sacrificio, del quale si ritenevano in tal maniera, con il sacerdote, gli offerenti. Le o. che risultavano superflue per il sacrificio si consideravano cedute a sostentamento del celebrante e dei ministri, con evidente imitazione dei sacrifici dell'antica legge.
Il primo affermarsi di un tale sistema sembra ricollegarsi con l'agape cristiana dei tempi apostolici. Ciascun fedele faceva la sua o.: il superfluo alla celebrazione del rito formava oggetto di una fraterna refezione fra i presenti; il rimanente veniva distribuito ai poveri. Quando, più tardi, l'agape si staccò dal rito della Messa propriamente detta, l'uso delle o. restò unito a questa, divenendo un requisito liturgico di essa.
L'uso rituale delle o. s'incontra già nelle consuetudini delle primissime comunità cristiane. S. Paolo sembra supporlo quando rimprovera ai fedeli di Corinto taluni abusi che si verificavano in quella comunità in occasione dell'agape (I Cor. 11, 20-34). I canoni apostolici dànno l'impressione di disciplinare un uso già antico, quando sanciscono il divieto di ricevere all'altare altre o. all'infuori di quelle rituali del pane e del vino; è fatta eccezione solo per il frumento novello e l'uva al tempo della vendemmia e si tollera l'offerta dell'olio per il candelabro e dell'incenso per il rito dell'o. (cann. 3-4). Altri generi non possono costituire materia lecita di o. all'altare, ma devono rinviarsi
alla casa del vescovo e da questo distribuirsi al clero. Le Costituzioni apostoliche ribadiscono ai vescovi l'obbligo della successiva distribuzione al clero delle eulogiet delle offerte cioè, quae in mysticis oblationibus supersun. (VIII, 31: ed. F. X. Funk, Paderborn 1905, p. 533), il can. 24 del III Concilio di Cartagine (a. 397) proibisce che si offra all'altare quam quod ipse Dominus tradidit, cioè pane e vino ovvero uva e frumento : permette solo l'offerta di miele e latte nella festa di Pasqua.
Fare l'o. era un preciso diritto, negato a chi non era in piena comunione con la Chiesa, ai catecumeni, agli scomunicati e ai penitenti non ancora riconciliati : diritto a cui si annetteva grande importanza anche perché soltanto quelli che offrivano si riguardavano partecipi del frutto del sacrificio. Per il rito, v. offertoleo.
III. Le "Oblationes peculiares". - L'uso di queste è pure molto antico. Esse nascono e si affermano accanto alle comuni, quando l'autorità esclude dalle o. ad altare le offerte non compatibili con la materia del sacrificio. In un primo tempo tali o. si fecero foris septam altaris, benché in chiesa : in seguito ad domum Episcopi. Non più, quindi, o. collettiva per una comune partecipazione al sacrificio eucaristico, ma o. individuale per devozione dei singoli.
I già citati canoni apostolici e il can. 24 del III Concilio di Cartagine documentano la consuetudine antichissima di offrire altri generi oltre la materia per il sacrificio. Anche l'uso di offrire danaro a titolo di o. in chiesa e anche all'altare, è molto antico; si citano esempi del iv sec. L'esistenza nelle chiese di una cassetta per le o. in danaro, detta oren, corba o anche gazophilacium, è attestata da s. Giustino, Tertulliano, s. Paolino di Nola, s. Agostino e altri. Già nell'antichissima liturgia etiopica le o. particolari risultano distinte dalle comuni, perché fatte prima dell'Offertorio, mentre le comuni avvenivano durante il canto del medesimo. Nei Capitolari di Carlomagno la distinzione è anche più netta; nell'epoca carolingia, infatti, si usò tollerare che anche le o. particolari tornassero a offrirsi in chiesa, ma fu stabilito che l'offerta fosse fatta prima della Messa o almeno prima della lettura del Vangelo. Qualunque cosa poteva essere oggetto di o. particolare, purché si trattasse de propriis et licitis rebus (c. 7 X 5, 40). S. Paolino, parlando di ciò che si offriva a Nola alla tomba di s. Felice martire, attesta che venivano offerti tappeti, manufatti, oggetti d'oro e d'argento, lampade, profumi e altro; s. Agostino parla dell'offerta di panni, abiti, biancheria e di altri oggetti di vestiario. Per tal modo il termine o. acquistava un significato molto vasto, fino a comprendere qualunque cosa che venisse offerta alla chiesa o al sacerdote, a qualunque titolo, a scopo di culto e di devozione e anche per causa pia; anche un edificio, un fondo, un censo, una pensione, un canone enfiteutico, una decima, una fondazione e via dicendo.
In origine, le o. particolari, come le comuni, erano destinate al vescovo e al clero. Ben presto, però, si riscontra la loro divisione in quattro porzioni : una, a beneficio del vescovo, un'altra per il clero, la terza per i poveri, la quarta accreditata alla chiesa (c. 23, C. XII, 9,2). Più tardi, vescovi e concili disciplinarono diversamente la distribuzione.
IV. Le o. come istituto giuridico. - In origine, le o. erano offerte spontanee e volontarie. Ma già a partire dal sec. v si nota la tendenza a ritenerle obbligatorie, man mano che, con il decreocere della pietà e del fervore dei fedeli, veniva accentuandosi una graduale diminuzione nelle o. Vescovi e concili, preoccupati del grave problema che presentava il sostentamento del clero, fino allora basato esclusivamente sul sistema delle o. spontanee, presero a parlare di vero obbligo e diritto, il cui titolo prossimo era, da una parte il debito ossequio a Dio, dall'altra il dovere di contribuire al mantenimento del culto e dei ministri ad esso deputati.
Il can. 4 del Concilio di Mâcon del 585 stabilil l'o. obbligatoria del pane e del vino ogni domenica, sotto pena di scomunica (ed. Fr. Maassen, MGH, Concilia, I [1893], p. 166). I Concili e i capitolari dell'evo carolingio trattano spesso dell'o. (cf. s. v. Oblatio negli indici dei Concilia e dei
## Page 46
Capitularia, in MGH). Nel Decretum, Graziano ha raccolto una documentazione molto indicativa circa l'obbligatorietà delle o. Basti ricordare il can. Omnis christianus (c. 69 D. I de Consecr.), che riporta il can. 13 del Sinodo Romano del 1078 sotto Gregorio VII, e il can. Statuimus (can. 55 C . 16, q. 1), che, rifacendosi a una disposizione di Anastasio III (m. nel 913) commina una composizione pecuniaria e la scomunica contro i renitenti. Questi canoni, affiancati dai capi Cum secundum (c. 16 X, 3, 5) e Ad apostolicam (c. 42 X, 3, 3) furono i principali testi sui quali decretisti e decretalisti fondarono la dottrina circa l'obbligatorietà delle o. Come titolo precipuo di un tale obbligo, oltre il dovere di sostenere il ministro sacro, si invocava particolarmente la laudabilis consuetudo (c. 42 $\mathrm{X}, 5,3$ ).
V. Evoluzione ulteriore. - Il primo passo di questa fu costituito dal distacco delle o. particolari dalle o. comuni; esso, già sensibile nel sec. vi, si accompagnò a un raffreddamento generale nell'impulso a offrire, mentre il sopraggiunto concetto dell'obbligatorietà poneva le premesse per l'autonomia di nuovi istituti, che si erano venuti sviluppando su di esse, quali ad es. la decima e le primizie. E certo che in origine queste furono delle semplici o., rese in seguito obbligatorie dalla consuetudine; nel sec. vii esse costituiscono già delle figure autonome. Anche il beneficio trova la sua prima radice nelle o. particolari. Contemporaneamente, anche le o. comuni ad altare subirono una trasformazione che le portò gradualmente a divenire esse pure individuali e particolari. All'offerta collettiva per la celebrazione della Messa si sostitui a poco a poco l'offerta dei singoli, per cui, accanto alla Missa communis o solenne, si vennero ad avere anche le Missae peculiares. Nasceva così e si consolidava tra il sec. viII e il ix in una figura distinta, come legittima continuazione delle o. ad altare, lo stipendium Missae individuale (v. elemosina, III). Le o. comuni s'incontrano tuttavia ancora nei secc. $\mathbf{x}$ e xi e solo nel sec. xir possono dirsi rimpiazzate dallo stipendio particolare. Nel medioevo, sotto il termine o., s'intendono più che tutto quelle peculiares, benché la distinzione dalle communes sembri ormai non aver più fondamento. L'accezione del termine è vastissima. Vi si comprende tutto ciò che a qualsiasi titolo venga offerto in chiesa, alle varie cappelle e altari, e, fuori chiesa, ad domum. Non solo vi si comprende lo stipendio di Messa ormai autonomo e i iura stolae che ne sono la più genuina continuazione, ma anche molti altri istituti sorti e sviluppatisi sul cespite comune delle o., come il legato pio, le donazioni, le fondazioni pie, certe forme di tasse, le cause pie e le pioe voluntates in genere.
VI. Diritto moderno. - Anche oggi con il nome di o. s'intendono principalmente le offerte spontanee date o raccolte in chiesa e fuori di chiesa a scopo di culto o di causa pia (cann. $1503,1182 \$ 2,3 ; 630 \$ 4 ; 691$ § 2, 5 ; ecc.), come pure parecchie altre forme, più o meno obbligatorie, di contributi e controprestazioni sacre, come i diritti di stola (v.), le tasse ecclesiastiche (v.), le elemosine di Messa (cann. 824-44), il cattedratico, il seminaristico (v.) e altri tributi diocesani straordinari (can. 1505).
Bibl.: L. Thomassinus, Vetus et nova Eccl. disciplina, III, Lucca 1728, passim; E. Martène, De antiquis Eccl. ritibus, Bassano 1788, p. 139 sgg.; S. Many, Praelect. de Missa, Parigi 1903, p. 77 sgg.; F. Brandileone, I lasciti per l'anima e la loro trasformazione, in Mem. del R. Ist. veneto di sc., lett. e arti, 28 (Venezia 1911), o. 7.
Zaccaria da San Mauro
OBOLO DI SAN PIETRO (denaro di S. Pietro). - Nel medioevo per denaro di S. Pietro si intendeva il canone annuale pagato alla S. Sede dagli Stati e Signorie, postesi sotto la sua particolare protezione. Questo denaro era o portato direttamente a Roma o depositato nelle mani dei legati pontifici.
Riconobbero questa particolare forma di sudditanza della S. Sede, e quindi pagarono il denaro di S. Pietro: l'Inghilterra (sec. viI), ove il pagamento fu abolito nel 1534, restaurato da Maria Tudor ed abolito di nuovo da Elisabetta; il Regno delle Due Sicilie (1059), la Danimarca (1063), i Regni spagnoli
(1073), la Boemia (1075), la Croazia e Dalmazia (1076), il Portogallo (1144), i Regni scandinavi dove il denaro di S. Pietro fu riscosso fino alla Riforma.
Dopo la spogliazione progressiva fatta al Papa dei territori dell'ex-Stato pontificio, l'espressione «denaro di S. Pietro" o, come fu detto, "O. di S. P." servì a sostituire le entrate, assicurate prima col gettito dei contributi dello Stato della Chiesa.
Nel 1859 la S. Sede si trovava a chiudere il bilancio con 80.000 scudi di deficit; bastò lanciare l'idea (dovuta, come pare, al Montalembert), perché i vari popoli della terra facessero a gara per dare il loro contributo al S. Padre: in prima linea il clero e l'episcopato. Si pensò allora ad organizzare l'afflusso di denaro, creando un dicastero, che prese il nome di amministrazione dell'O. di S. P. A Roma fu fondata un'arcionfraternita sotto il titolo di S. Pietro (lett. apost. 31 ott. 1860) presieduta dal cardinal vicario, con tutte le affiliazioni autorizzate da appositi statuti, approvati dalla S. Congregazione dei Vescovi e Regolari. Scopo della confraternita era di trovare chi raccogliesse le offerte e le facesse pervenire al romano pontefice. Le diocesi, con nobile gara, o crearono organizzazioni e regolamenti particolari (a Parigi, ad es., l'organizzazione prese il nome di Oeuvre du denier de St-Pierre, creata sull'esempio dell'Opera della Propagazione della Fede) o costituirono associazioni sul tipo di quella di Roma. Il risultato confermò l'utilità di questa organizzazione capillare e delle relative prescrizioni. Comitati speciali sorsero nelle singole parrocchie, presieduti dal curato (o parroco), a cui veniva versato il ricavato delle collette, con la distinta degli oblatori, perché fosse rimesso al vescovo.
Così le finanze pontificie poterono rifarsi di quanto veniva loro tolto dalle successive occupazioni.
Con l'enciol. Soepe, Venerabiles Protres (5 ag. 1871) Pio IX diede la consacrazione ufficiale all'istituzione.
Dopo il 20 sett. 1870 si mantenne la stessa organizzazione: l'O. di S. P., fuso con la Tesoreria, passò alle dipendenze del card. Antonelli, segretario di Stato. Asceso al pontificato, Leone XIII istituì una Commissione cardinalizia, che coadiuvasse il cardinale segretario di Stato nella carica di amministrazione dell'Obolo e dei Beni della S. Sede. Prima cura di essa fu di rendere l'amministrazione polarina e dell'O. di S. P. maggiormente indipendente dalla Segreteria di Stato e dalla Prefettura dei SS. Palazzi Apostolici, ordinando ai nunzi e delegati apostolici che quanto riguardava l'O. di S. P. fosse trattato in corrispondenza separata. A tale scopo il S. Padre emanò i due motu proprio dell'11 dic. 1880 e del 23 maggio 1882. Il 3 luglio 1882 anche la cassa della Datoria Apostolica passò al patrimonio dell'amministrazione dell'O. di S. P. e dei beni della S. Sede. Il 10 apr. 1887 fu dato alla cassa dell'O. di S. P. anche un regolamento interno di 27 articoli; nuovo regolamento fu emanato nel 1891 e nel 1894.
La cost. apost. Sapienti Consilio del 29 giugno 1908, che riordinò la Curia Romana, non portò novità nell'amministrazione dell'O. di S. P. (AAS, I [1909], pp. 7-108), rimasta immutata anche sotto Benedetto XV e Pio XI fino al dic. 1926, quando la prefettura dei SS. Palazzi Apostolici fu unita all'Amministrazione generale dei beni della S. Sede (motu proprio del 16 dic. 1926). Da allora in poi non è più nominata un'amministrazione dell'O. di S. P. distinta, ma anche essa, con i propri impiegati, entrò a far parte della Amministrazione generale dei beni della S. Sede.
Bibl.: F. G. Cancellieri, Lettera a S. E. Rec.ma mens. don Carlo de' Principi Odescalchi... sopra la visita de' sacri limini... e sul denaro di S. Pietro, Roma 1821; O. di S. P. - Manifesto al Romani, Roma 1860; Programma al Romani, 1 ag. 1860; Obulo e Patrimonio della S. Sede, Regolamento 1887; P. Fabre, Etude sur la «Liber censusm» de l'Eglise romaine, Parigi 1892, p. 113; C. Daus, Le denier de St Pierre, ivi 1907; R. Naz, Denier de St Pierre, in DDC, IV, coll. 1121-23. Giuseppe Palazzini
OBRECHT (Hobrect), Jacob. - Musicista fiammingo, n. a Utrecht nel 1430 ca., m. a Mantova nel 1505 .
Fu prima cantore alla corte di Ercole d'Este a Ferrara; quindi passò a Utrecht, ove fu precettore di Erasmo
## Page 47
di Rotterdam; fu poi a Cambrai nel 1483 , quindi a Bruges, poi ad Anversa, e nel 1504 tornò in Italia. O. è uno dei più grandi compositori del suo tempo e la sua musica molto ispirata, ma a volte studiata e ricercata, si distingue per uno stile elevato e per una spiccata tendenza all'imitat tivo, mentre il contrappunto è trattato severamente. Restano di lui alcune messe, le Misse Obrecht, stampate a Venezia nel 1503 dal Petrucci : Il me domande, Grecarum, Fortuna desperata, Molheur me bot, Salve dicta Parens. Altre messe sono in varie raccolte dell'epoca, in manoscritti della Biblioteca Vaticana, e in quelle di Monaco di Baviera, Milano, Modena e Vienna. Molti suoi motretti sono sparsi nelle raccolte dello stesso Petrucci e di altri. A cura di S. Wolf nel 1908 ad iniziativa della «Vereinig. ing voor Nederlandsche Muziekgeschiedenis " è stata pubblicata un'edizione completa della musica dell'O.
Bibl.: P. Wagner, Der Messe, Lipsia 1913, pp. 114-39; O. I. Gombosi, I. O., Eine stilkritische Studie, ivI 1923. Silverio Mattei
obREGÓn, Bernardino. - Fondatore della Congregazione dei Fratelli Minimi, n. presso Burgos il 20 maggio 1540, m. a Madrid il 6 ag. 1599. Rimasto ben presto orfano, dopo la morte del suo protettore, il vescovo F. de Guevara, si dedicò alla carriera militare, partecipando ad alcune campagne sotto Filippo II.
In seguito ad un'improvvisa vocazione religiosa, si consacrò alla cura degli infermi presso l'ospedale della corte a Madrid, riunendo in breve tempo intorno a sé numerosi imitatori. Con questi, fondò nel 1568 una congregazi