volume-09

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o-costrizione periferica, modificazione dei movimenti respiratori, iperglobulia, iperglicemia o glicosuria, modificazioni del diametro della pupilla ecc. Recenti indagini sperimentali dovute specialmente al Cannon (1925) e proseguite dalla scuola behaviorista del Watson hanno confermato il sostrato fisiologico del comportamento delle p. Quando le emozioni raggiungono un certo grado d'intensità (ira, sdegno, forte paura...), si possono bloccare completamente le secrezioni e le contrazioni dei muscoli fisci dello stomaco e arrestare la digestione. L'analisi del sangue mostra la presenza di un eccesso di zucchero che rende possibile, mediante l'azione regolatrice dell'adrenalina, l'aumento delle energie di difesa e di difesa necessarie dell'organismo: così, secondo il Cannon, ciò che nelle condizioni normali esige un'ora o più di lavoro, l'adrenalina lo può compiere in cinque minuti o meno ancora (cf. J. B. Watson, Psychology from the standpoint of the behaviorist, FiladelfiaLondra 1929, p. 250 sgg.). Però, quando la secrezione supera un certo limite massimo, l'effetto è la disorganizzazione e l'etassia completa della condotta; nell'uomo i processi superiori, p. es., l'immaginazione e la volontà, possono indirettamente influire, moderando la p. nello stesso meccanismo fisiologico ed è a questo modo probabilmente che opera il metodo fuga.

Nella sfera affettiva o tendenziale vengono distinti le tendenze, le emozioni, i sentimenti, le p.; le tendenze o inclinazioni sono gli elementi innati, gli stimoli codogeni per dir così della sfera affettiva e operativa; i sentimenti sono le inclinazioni nel loro attuarsi; le emozioni rappresentano gli stati acuti dei sentimenti stessi, mentre le p. sono intese generalmente come gli atteggiamenti, buoni o perversi, ormai stabiliti e costitutivi della personalità individuale. Tuttavia, nel linguaggio ordinario della psicologia, p. significa la condotta sregolata in contrasto alla ragione (p. es., le p. del gioco, del bere, del piacere sensuale, ecc.) e perciò si parla di "caratteri passionali" quando il comportamento del soggetto segue l'impulso della p. E la p. allora che conferisce una certa unità e struttura alla vita dell'individuo in virtù delle "resistenze" che provengono dalle rimanenti forze sane che cercano di ostacolare l'azione dissolvente della p. e vi ristabiliscono un certo ordine. In questo senso la p. figura come una "deviazione" (dérèglement) dei sentimenti primitivi e può essere definita come una "fuga al controllo dell'automatismo circa le regolazioni del sentimento a cui presiede la ragione" (M. Pradines, Traité de psychologie générale, II, Parigi 1948, p. 337). Le p. principali, nella classificazione moderna, sono indicate di preferenza negli eccessi dell'intemperanza, il mangiare e il bere, la lussuria e la cupidigia di ricchezze (cf. Pradines, op. cit., p. 317 sg .) errano tuttavia gli psicologi di tendenza determinista quando affermano che la p. esula come tale dalla sfera della moralità per cui l'uomo che agisce per p. sarebbe da dire del tutto irresponsabile.

I primi associazionisti inglesi (Adam Smith) riducono le p. a forme di simpatia e di antipatia le quali sarebbero derivate da processi d'imitazione, di riproduzione e di proiezione affettiva : secondo Hume tutte le p. nascono dalle "impressioni" o sensazioni piacevoli e spiacevoli variamente combinate secondo le leggi dell'associazione nell'immaginazione (cf. A dissertation on the passions, in Essays and treatises, II, Londra 1788, p. 168 sg .). I fautori dell'evoluzione (Darwin, Spencer) riportano l'origine delle p. allo sviluppo dell'istinto sociale nella specie. La psicanalisi (v.) interpreta le p. e tutti gli atteggiamenti della vita - compresa la religione e la morale - come proliferazione dell'istinto sessuale indifferenziato che Freud ha chiamato libido. Max Scheler ammette che ogni sfera di esistenza (vegetativa, sensitiva, intellettuale e volitiva) ha la sua energia propria ma in modo che sono possibili interferenze e influssi dell'una sull'altra: l'essenza allora dell'amore - inteso come p. al suo stato puro - è indicata in «un movimento nel quale ogni oggetto individuale e concreto, capace di valori, raggiunge

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i valori più alti compatibili con la sua natura e la sua determinazione ideale" (M. Scheler, Wesen und Formen der Sympathie, $5^{2}$ ed., Francoforte s. M. 1948, p. 174). La p. dell'odio ha invece un "movimento" opposto, non nel senso ch'esso sia puramente distruttiva, ma in quanto si volge ai valori inferiori e si fissa in essi per opporli ai valori superiori.

Ma una spiegazione esauriente e unitaria delle p. la psicologia moderna ancora non l'ha data, per l'arduo intreccio dei problemi che la p. mostra nel formarsi della coscienza e della personalità (v.). Il suo merito è soprattutto nella ricerca analitica e fenomenologica delle varie p., nelle accurate distinzioni sconosciute alla psicologia antica e nelle opportune classificazioni (cf. D. Lagasche, Les sentiments complexes de l'amour et de la haine, in G. Dumas, Nouveau traité de psychologie, VI, III, Parigi 1939, p. 115 sgg.).

IV. CENVO STORICO. - Nella speculazione dei presocratici si afferma il contenuto e la natura "fisica" della p. che è perciò riservata alla vita inferiore e contrapposta alla ragione e alla virtù: per Empedocle (v.) amore e odio sono elevati a principio del divenire cosmico. Lo stesso Democrito (v.) afferma che la sapienza libera l'anima dalla p. ( $\sigma \omega \rho i \eta \phi \cup \chi \hat{\eta} \eta \pi \alpha \vartheta \hat{\omega} \nu \dot{\alpha} \varphi \alpha i \rho \varepsilon \tau \alpha$ : DielsKrone, Die Fragmente der Vorsokratiker, II, $5^{2}$ ed., Berlino 1935, fr. B 31, p. 152,3; cf. fr. A I, p. 84, 22). Presso i tragici prende rilievo il conflitto fra la p. ( $\varepsilon \rho \varepsilon \omega \varsigma$ ) e l'opposta virtù della castità voluta dalla ragione ( $\sigma \varepsilon \omega \varphi \rho \omega \hat{\omega} \nu \eta$ ): nell'Ippolito di Euripide l'amore è l'elemento creativo primordiale, irrazionale e amorale, bello e terribile, dolce e penoso nelle sue manifestazioni, ed è rappresentato da Vanere eigrigna, mentre la virtù è simboleggiata in Diana o Artemide casta; anche qui però il bene per l'uomo è prospettato come un "temperamento" fra la p. e la ragione nel senso di una mutua integrazione di beni parziali con predominio del bene migliore (cf. W. Ch. Greene, Moira, Fate, Good and Evil in greek thought, Cambridge, Mass. 1944, p. 180 sg.). Nell'analogia platonica del cocchin a cui sono legati due cavalli, l'uno egregio e generoso, l'altro perverso e sordido, è accentuato l'aspetto morale delle p. che avrà la sua teoria completa nell'etica aristotelica. Nella concezione stoica antica (p. es., Zenone) la p. è un moto di contrazione e dilatazione dell'anima e precisamente dello "spirito vitale" ( $\pi \nu \varepsilon i \mu \alpha$ ) che ha la sua sede nel cuore (Stoicorum veterum fragmento, ed. H. von Arnim, I. Lipsia 1905, p. 51, 28); esso è volontario e consegue a un'opinione falsa ( $\delta \delta \xi \alpha$ ) ed è perciò un impulso vano, improvviso, irrazionale, disobbioliente alla ragione" ( $\delta \mu \mu \dot{\eta} \pi \lambda \varepsilon \sigma \nu \alpha i \mu \alpha \sigma \alpha$, $\alpha \lambda \lambda \sigma \gamma o \varsigma, \alpha \pi \varepsilon \iota \vartheta \eta \varsigma \lambda \hat{\eta} \eta \eta$ ), un "movimento contro natura" ( $\mu i \nu \eta \sigma \iota \varsigma \pi \alpha \rho \dot{\alpha} \varphi \hat{\sigma} \sigma \iota \nu$ : loc. cit., pp. 50, 21 sgg.; 93,5). Le p. sono pertanto "malattie dell'anima" e si riducono ai piaceri e ai dolori, mentre il saggio invece dei $\pi \alpha \dot{\alpha} \vartheta \eta$ ha la volontà (Soò $\lambda \eta \sigma \iota \varsigma$ ) contrapposta al desiderio ( $\varepsilon \varepsilon \pi \vartheta \nu \mu i \alpha$ ), la gioia ( $\gamma \alpha \rho \delta$ ) contrapposta al piacere ( $\dot{\eta} \delta \nu \nu \eta$ ) e la previdenza ( $\varepsilon \dot{\alpha} \lambda \alpha \dot{\alpha} \sigma \alpha$ ) contrapposta al timore ( $\varphi \dot{\alpha} \delta \omega \varsigma$ ). Epicuro (v.), nella polemica contro la concezione stoica, ritornava al principio aristotelico che le p. non disdicono al saggio che le sa moderare per rendere possibile una maggior fruizione del piacere: soggetto del piacere e dolore fisico ( $\alpha \lambda \gamma \eta \delta \hat{\omega} \nu$ ) è la carne ( $\sigma \alpha \dot{\alpha} \rho \xi$ ), del piacere e dolore morale o dispiacere ( $\lambda \hat{\sigma} \sigma \eta$ ) è l'anima o piuttosto la sfera psichica ( $\delta \iota \alpha \nu \sigma \alpha$; C. Diano, Epicuri ethico, Firenze 1946, p. 121). L'accusa di edonismo (v.) e di egoismo che è stata fatta alla dottrina epicurea delle p. è contraddetta da recenti studiosi; Epicuro assegna il vertice della vita umana al culto dell'amicizia e «il saggio darà, se occorra, la sua vita per l'amico" (Diog. Laerzio, X, 121; cf. R. Mondolfo, La coscienza morale in Epicuro, in Problemi del pensiero antico, Bologna 1936, p. 189 sgg.). Mentre il medioevo attinge da Platone e Aristotele e dagli stessi stoici per il tramite di Cicerone e dei Padri, l'umanesimo del Petrarca e del Valla e il Rinascimento fino al Bruno (v.) e al Gassendi (v.) tentano di riprendere e riabilitare la dottrina epicurea, secondo la tesi del Saitta (Il pensiero italiano nell'Umanesimo e nel Rinascimento, Bologna 1949, I, pp. 180 sgg. e 232 sgg .) : tuttavia tanto il Valla come poi il Gassendi non intendevano affatto di contrastare la morale cristiana
e davano perciò a quella riabilitazione un significato e un contenuto diversi da quello della tesi in questione. Nel pensiero moderno merita un cenno particolare Cartesio per il suo Traité des passions (scritto verso il 1646) la cui originalità riguarda più alcune analisi particolari che non i principi generali nei quali non fa che riprodurre la concezione tradizionale di s. Tommaso: la differenza più notevole è la divisione in p. simplex et primitives (ammirazione, amore, odio, gioia e tristezza) e p. particulières che sono derivate e sottospecie a quelle, come ha chiaramente dimostrato M. Meier (Die Lehre des Thomas von Aquino "De passionibus animae" in quellemanalytischer Darstellung, in Beiträge Baeumker, XI, it, Münster i. V. 1912, pp. x-xiv). Sulla scia di Cartesio si muove la dottrina delle p. di A. Geuli cca (v.) nella postuma Ethica (Amsterdam 1696) e lo stesso Leibniz (v.) nell'opuscolo De affectibus del 1679 (ed. Giua, Textes inédits de Leibniz, Parigi 1948, I, p. 512 sgg. e passim). Spinoza ritorna decisamente alla concezione stoica e chiama actiones le inclinazioni (cupiditates) che la mente domina con idee adeguate, e passiones quando l'impulso viene piuttosto dalle cose che non dalla mente, onde questa non le può perfettamente dominare (Ethica, parte $4^{2}$ o prop. 73 : appendix c. 2). Nel seguito della filosofia moderna la considerazione filosofica delle p. andò sempre scemando mentre assunse rilievo quella psicologica e fenomenologica; l'idealismo (v.) ha eliminato le p. dalla vita della coscienza perché rappresentano l'io empirico, mentre l'esistenzialismo (v.) ha intrapreso in vari modi di darne una fondazione e deduzione trascendentale in funzione dell'esistenza ch'è la libertà in atto.

Bres. : H. Bonitz, s. v. $\sigma \alpha \dot{\alpha} \vartheta \circ \varsigma$ e $\pi \alpha \dot{\alpha} \vartheta \chi \varepsilon \iota \nu$, in Ind. Arit., Ber. lino 1870, p. 525 b 60-557 b 18, 572 a 30-b 34; R. Eisler, s. v. Leidenschaft e Passio, in Wörterb. d. philos. Begriffe, II. $4^{2}$ ed., Berlino 1929, pp. 24 sgg. e 389: L. Schütz, s. v. passio, in Thomas Lex., $2^{2}$ ed., Paderborn 1895, rist., Nuova York 1947, p. 366 sgg. Per la filosofia antica sono da consultare in particolare: H. Leisegang, Indices ad Philonis Alex. app., parte $3^{2}$, Berlino 1930, pp. 611 a-b16 a ( $\sigma \alpha \dot{\alpha} \vartheta \circ \varsigma$ ); Otto Stählin, Clemens Alex., IV, Berlino 1936, pp. 613 a-614 b. Studi particolari: H. D. Noble, L'éducation des passions, Parigi 1920; id., Les passions dans la vie morale, 2 voll., ivi 1931: I. Brys, De influxu passionum in moralitatem, in Collationes Brugentes, 30 (1930), pp. 186-90; A. Ermini, Le gouvernement de soi-même, 4 voll., Parigi 1932-33; A. Oddone, Le p., Milano 1935; N. Monaco, Le p. e i carattere, Alba-Roma 1944: A. Ormelli-A. Sidiouskaito, La psicologia dell'età evolutiva, $2^{2}$ ed., Milano 1947; E. Mounier, Traité du caractère, Parigi 1947, pp. 231-64; E. Baudin, Corso di psicologia, trad. it., Firenze 1948, pp. 336-46; P. Guillaume, Manuel de psychologie appliquée, Parigi 1951, pp. 34-67.

Cornelio Fabro
PASSIONEI, DOMENICO. - Cardinale, n. a Fossombrone il 2 dic. 1682, m. a Camaldoli (Frascati) il 5 luglio 1761. Prequentò in Roma il Collegio Clementino dei Somaschi, dedicandosi poi allo studio della dogmatica e della storia ecclesiastica sotto la direzione del teatino G. M. Tommasi, per cui divenne assertore dell'agostinismo più severo e del rigorismo morale. Un orientamento teologico antimolinistico e antiprobabilistico si prestava ad una segreta simpatia verso la teologia e la morale dei giansenisti. Vi contribuirono per il P. l'amicizia con i cardd. Noris e Ferrari e con mons. Fontanini, i quali lo misero in contatto con i circoli culturali francesi, tra cui i Maurini. Eclettico, non trascurava occasione di accostare dotti e letterati del tempo, non esclusi Montesquieu e Voltaire, assimilando simpatie e antipatie delle quali la sua non profonda formazione teologica non riusciva ad eludere le intime ragioni di risentimento, ora laico e illuministico, ora gallicano e giansenistico, contro la Chiesa.

Il soggiorno di due anni a Parigi e di quattro in Olanda, dal 1706 al 1713, per incarichi della S. Sede, gli permisero di conoscere l'ambiente religioso di Parigi, di Amsterdam e Deventer e la sua ambizione offrì facile presa ai ribelli, molti dei quali esuli in Olanda. Queste e le altre relazioni tra la Chiesa di Utrecht (v.) influirono sulla sua formazione. Per i vari servizi resi alla S. Sede, quale incaricato

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(da P. L. Galletti, Memorie per servire alla storia della vita del card. D. P. Pansioni, Roma 132, tav, contro p. 1) Passione1, Domenico - Ritratto. Incisione.
per i preliminari della Pace di Utrecht (1712) e quale rappresentante del Papa nelle trattative fra l'Imperatore e la Francia prima e nell'alleanza tra la Svizzera e la Francia poi, dopo un breve periodo quale segretario di Propaganda, fu inviato nel 1721 da Innocenzo XIII nunzio nella Svizsera, di là nel 1730 da Clemente XII fu trasferito a Vienna, e infine creato cardinale il 23 giugno 1738 e nominato segretario ai Brevi, ufficio che tenne fino alla morte. Nel Palazzo della Consulta al Quirinale, dove dimorava, raccolse la sua celebre Biblioteca. Altra dimora non ufficiale ebbe sul terreno degli Eremiti Camaldolesi presso Frascati, famosa per l'arredamento lussuoso e artistico, visitata da papi e da principi, chiamata da lui stesso a eremitaggio e e nella quale soleva riunire amici per riposo e discussioni. Vi convenivano, con il nome di fra' Paolo, fra' Giovanni, fra' Antonio e simili, il Bottari, il Foggini, il Niccolini, il Martini, l'Orsi, ecc. sotto la direzione del priore, ossia del P. stesso, che se ne stava seduto sotto il ritratto di Arnauld avendo sempre a portata di mano le Lettres provinciales di Pascal. Questo costante e spesso violento atteggiamento antigesuitico si aggiungeva a una irresponsabile critica verso la Chiesa e i papi e ad una inattività d'ufficio pastorale. Alieno dalle Congregazioni e da ogni impegno curiale, procurava continui fastidi alla S. Sede non solo per la imprudente condotta, ma soprattutto per la consuetudine con scrittori libertini e la protezione che prestava allo spirito diffuso dalla Enciclopedia. La sua condotta favorì così dei pari la soppressione della Compagnia di Gesù e lo sviluppo del giansenismo in Roma, molto più che l'auspicato ritorno alla primitiva prassi della Chiesa e al suo rigorismo sacramentale e disciplinare. La ricca corrispondenza, i manoscritti dei quali pochi rimangono, testimoniano nel P. un enciclopedico superficiale, ambizioso, intrigante e ambiguo. A questo suo temperamento è dovuta la morte. Condannato, nonostante la sua opposizione, il Catechismo del Mesenguy, della cui traduzione era responsabile, egli stesso
avrebbe dovuto sottoscrivere il decreto. Per non farlo si ritirò a Camaldoli. Clemente XIII gli mandò il breve con l'ordine di firmarlo o di dimettersi. Il P. firmò, ma la sua irritazione fu tale che, colpito da paralisi apoplettica, mori venti giorni dopo.

BibL.: P. Galletti, Memorie per servire alla storia della vita del card. D. P., Roma 1762: A. Vernavessi, Passandrone dai tempi antichissimi ai nostri, II, Fossombrone 1914; E. Dammig, Il movimento giansenista a Roma nella seconda metà del sec. XVIII, Città del Vaticano 1943, pp. 61-63, 77-79, 278-81; Pastor, XV-XVI (v. indici).

Benvenuto Marcucci

## PASSIONES MARTYRUM : v. ATTI DEI MAR-

TIRI; LEGGENDE AGIOGRAPICHE.
PASSIONISTE, SUORE. - Fondate da s. Paolo della Croce, ebbero le Regole e le Costituzioni approvate la prima volta da Clemente XIV nel 1770. Il primo monastero fu eretto a Corneto (oggi Tarquinia).

Hanno voti semplici perpetui; ai tre comuni ne aggiungono un quarto, di promuovere la devozione alla Passione di Gesù Cristo, e un quinto, di perfetta clausura. Dipendono dagli Ordinari dei luoghi. Tanto nell'abito che nella vita di penitenza e di orazione somigliano ai Passionisti, dei quali partecipano i privilegi. La rigida osservanza della Regola fece sempre fiorire la santità fra le P. A questo Istituto desidero ardentemente, ma invano, di appartenere s. Gemma Galgani. Oggi si contano 23 monasteri di P. in Europa e in America, dei quali 9 in Italia.

BibL.: G. du St Nom de Marie, St Paul de la Croix et la foudation des Religieuses Passionistes, Tufemont 1056; anon., Il monastero delle monache $P$. in Tarquinia fondata da s. Paolo della Croce. Brevissimi ce.mi storici, Roma 1028.

Giacinto del S.mo Crocifisso
PASSIONISTI: v. CHIERICI SCALEI DELLA S.MA CROCE E PASSIONE DI N. S. GESÙ CRiSTO.

PASTEUR, Louis. - N. a Dôle il 27 dic. 1822, m. a Villeneuve-l'Etang il 28 sett. 1895. Consegui il baccalaureato in lettere ( 1840 ) a Besançon ed in matematica (1842) a Digione. Nel 1843 fu nominato assistente in chimica all'Ecole Normale e nel 1848 fu chiamato quale supplente alla cattedra di chimica dell'Università di Strasburgo, ove successivamente divenne titolare (1852); nel 1854 fu preside della Facoltà di scienze a Lilla. Fu eletto membro de l'Académie de médecine (1873) e de l'Académie française (1882); fu apprezzato, ammirato ed onorato dai suoi contemporanei (Darwin, Bentham, Milne Edwards, Claude Bernard, ecc.). Fu bella anima di credente in un'epoca di scienza materialistica e positivistica.

Iniziò le sue ricerche in chimica cristallografica (1843) stabilendo i rapporti tra la forma cristallina dei corpi e le loro proprietà ottiche; queste ricerche lo portarono allo studio della chimica delle fermentazioni (18481877) in cui stahili che ogni tipo di fermentazione è opera di speciali microrganismi viventi (fermenti); studiando l'origine dei fermenti, P. si trovò ad affrontare il problema della generazione spontanea: con esperienze ingegnosamente ideate e brillantemente realizzate, dimostrò che i microrganismi non possono provenire che da microrganismi presenti nell'ambiente; in seguito all'espra polemica suscitata dalle sue esperienze (specialmente all'interpretazione datane da Charlton Bastian, un inglese sostenitore della generazione spontanea), P. affrontò il problema della distruzione dei germi con il calore, scoprendo i metodi di sterilizzazione e di asepsi. Per incarico del governo francese studiò la malattia del baco da seta (pebrina) e dettò norme per combattere e prevenire il flagello (1865). Nel campo dell'etiologia delle malattie infettive, benché preceduto da Davaine e da Koch, conquistò gloria e popolarità scoprendo lo streptococco piogeno (agente della febbre puerperale) nel 1878 , ed indicando i mezzi per impedirne le infezioni; il colera dei polli (1875), il mal rosso dei suini (1801), ecc. Studiando sul carbonchio ema-

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tico (1877), inoltre, scopri che l'inoculazione di microbi poco virulenti nell'organismo animale provoca una malattia benigna che premunisce contro la forma morbosa maligna dei germi virulenti; P., dando base razionale al principio della vaccinazione, già applicato empiricamente da Jenner e da altri, ne permise la generalizzazione e la divulgazione; insieme al suo collaboratore Roux preparò vaccini contro il colera dei polli, contro il carbonchio (1881) e contro la rabbia (1882).

A Parigi fondò l's Institut P. a, famoso laboratorio in cui si vanno compiendo ricerche preziose nel campo delle scienze biologiche e della sieroterapia. Le opere di P. furono raccolte tutte insieme (Oeuvres de P., Parigi 1922).

Bibl.: A. Trambusti, L. P., Bologna 1923; J. R. Dubos, L. P., Boston 1930.

Giorgio M. Baffoni
PASTO, diOCESI di. - Città e diocesi della Columbia (America meridionale), suffraganea dell'arcidiocesi di Popayan. Ha una superficie di 8000 kmq . con una popolazione di 400.000 ab . tutti cattolici, distribuiti in 55 parrocchie, servite da 79 sacerdoti diocesani e 58 regolari; conta 1 seminario, 6 comunità religiose maschili e II femminili (Ann. Pont., 1952, p. 312).

Fondata nel 1539 con il nome di Villaviciosa, fu incendiata durante la guerra del 1834 e distrutta poi da un terremoto. Con bolla di Pio IX In excelsa militantibus Ecclesia del 10 apr. 1859 fu smembrata da Popayan ed eretta diocesi. Il 23 dic. 1904 fu separata da P. la prefettura apostolica di Caquetà. E suffraganea di Popayan. Tra i vescovi della diocesi si ricordano il gesuita Ignacio León Velasco, e il p. Ezequiel Moreno, di cui si è introdotta la causa di beatificazione. Tra le chiese della diocesi si ricordano la chiesa di S. Domenico, di S. Francesco, di S. Andrea, di S. Filippo e altre. Vi è inoltre il Collegio di S. Filippo Neri retto dai padri Gesuiti; un ospedale e il convento dei Cappuccini.

Bibl.: anon., s. v. in Enc. Eur. Am., XLII, p. 646 sg.; A. A. Mac Erlean, s. v. in Cath. Enc., XI, p. 537. Enrico Josi

PASTOFORIO. - Il gusto ellenistico condusse i costruttori delle basiliche cristiane a nascondere la rotonda dell'abside dietro un muro diritto; onde la creazione, accanto al santuario, di due vani più o meno grandi, ai quali due tratti delle Costituzioni Apostoliche (II, 57 e VIII, 13) dànno il nome di $\pi \alpha \alpha \tau \omega \rho \dot{\rho} \rho \iota \alpha$ (da $\pi \alpha \alpha \tau o \varsigma=$ cella; $\varphi \dot{\xi} \varepsilon \varepsilon \varepsilon \alpha=$ portare). Questo tipo architettonico si irradió dalla Siria nelle basiliche cristiane di altre regioni, specialmente in Asia Minore, Mesopotamia, Grecia e Ravenna.

La parola, nell'uso dei pagani, designava la nicchia o la piccola edicola nella quale i sacerdoti egizi portavano l'immagine della divinità. Generalmente si dice che il locale nord era la protesi, luogo dove i fedeli deponevano le loro offerte e dove i sacerdoti preparavano gli elementi del sacrificio eucaristico, quello sud il diaconicon, dove si conservavano i vasi e paramenti liturgici. Ma le indagini archeologiche recenti di J. Lassus, Sanctuaires chrétiens de Syrie. Essai sur la genèse, la forme et l'usage liturgique des édifices du culte chrétien, en Syrie, du IIIe siècle à la conquête musulmane (Parigi 1947), conducono a cambiare in parte quella concezione troppo semplice. Si ammette che al sec. Iv nelle chiese di Siria questi due vani potevano essere adibiti ad usi diversi, non meglio determinati, ma nel sec. v uno dei due, quello sud generalmente, ricevette una nuova destinazione che ruppe la simmetria dell'edificio; diventò un martyrion dove erano collocate le reliquie di un santo; e siccome i fedeli volevano toccare la cassetta delle reliquie e prendervi olio, l'accesso a questo p. fu ampliato con un arco sopra l'ingresso. Invece l'altro p. dava passaggio al santuario per una piccola porta bassa e poteva servire come sacrestia e ricevere diversi nomi, diaconicon, gazophylchion o sheuophyláhion (v. anche basiliche; diaconicon).

Alfonso Racs
PASTOR, Ludwio von. - Storico, barone per conferimento imperiale (1908), n. ad Aquisgrana il
![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(Int. Eivc. Catt.)
Pasteur, Louis - Frontespizio di Quelques réllestions sur la science en France, con autografo dell'autore (Parigi 1871). Il ritratto del P. è riprodotto alla v. microdeoLonia - Roma, esemplare della Biblioteca nazionale.

31 genn. 1854, da padre luterano, m. ad Innsbruck il 30 sett. 1928. La madre cattolica lo allévò nella propria religione, ed egli fu sempre cattolico credente e professante. Durante gli studi universitari iniziò le sue ricerche di storia della Chiesa ed ebbe per maestro il sac. J. Jenssens (v.), noto storico; fu anche discepolo del Sickel a Vienna e del Weiss a Graz ove si laureò con uno studio sulla politica religiosa di Carlo V (18 luglio 1878). Fu docente (1881-85) poi titolare della cattedra di storia nell'Univ. di Innsbruck (1886-1900), consigliere aulico (Hofrat) nel 1899, direttore dell'Istituto storico austriaco di Roma (1901-15, 1921-28) e ministro plenipotenziario d'Austria presso la S. Sede (1921-28).

Le polemiche tra studiosi cattolici e protestanti, che accompagnarono in Germania il Kulturkampf biomarckiano, lo portarono a tentare un esame sistematico della tradizione politica papale dal punto di vista cattolico, in contrapposto alla critica luterana distruggitrice (specie del Ranke nella sua Storia dei papi); mentre le vicende della Chiesa primitiva e medievale non l'interessavano, quelle invece del Rinascimento e della Riforma cattolica, in quanto precedettero ed accompagnarono la rivoluzione protestante, formarono l'oggetto precipuo delle sue ricerche. Da esse deriva la Geschichte der Päpste seit dem Ausgang des Mittelalters, il cui primo volume comparve nel 1886, lo stesso anno in cui il P. salì sulla cattedra di storia dell'Università di Innsbruck. Però il proposito di scrivere questa storia già risaliva alla festa dell'Immacolata (8 dic.) del 1873. Il papa Leone XIII apprezzò sin da princi-

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![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(per cortesia della Bar.des cod. von P.) Pastor. Liqgwito yon - Ritratto. L'ultima fotografia.
pio il proposito grandioso che il P. intendeva condurre a termine secondo i canoni della più rigorosa critica storica e non minor favore gli dimostrarono Pio X ed i suoi successori; ma il P. non fu mai storico ufficiale del papato, come talvolta si volle insinuare. Successivamente diede alla luce ben undici volumi; dopo la sua morte, per opera di diversi collaboratori, comparvero ancora i voll. XIII, XIV, XV, XVI; cosi la Geschichte nel 1934 era completa nel piano stabilito dal P. : dal
Concilio di Costanza alla morte di Pio VI (1799); sono sedici volumi in ventidue tomi.

La Geschichte del P. fu accolta dagli studiosi con il maggior rispetto e ammirazione per il suo autore, meraviglioso indagatore di documenti degli Archivi Vaticani, anzi di quelli d'Italia e di tutta Europa, per la storia dei papi e della Chiesa nel periodo di quattro secoli, come nessuno mai aveva ancor fatto. Rinnovando completamente la storiografia tradizionale, il P. colloca la Chiesa romana al centro di un grande panorama storico, mostrando che essa domino la civiltà europea dal primo Rinascimento. Nelle vicende politiche, nello sviluppo delle lettere e delle arti, nella diffusione della civiltà europea cristiana nei continenti nuovi, appare dominante l'opera di Roma, sulla quale il P. getta nuova luce.

Certo nell'opera del P. non mancano difetti; nonostante la scrupolosa onestà ad imparzialità nel cercare di stabilire la verità storica, manca talora acutezza critica e profondità di concezione e di giudizio. Spesso i fatti analiticamente esposti impediscono al P. di assurgere ad una visione storica di largo respiro, come appare manifesto dai suoi apprezzamenti quanto al Rinascimento ed alla Controriforma, dove la polemica prende talora la mano allo storico. Alle mentovate deficienze critiche del P. contribuì la stessa immensa mole di documenti che gli archivi gli offrivano, e per i quali troppo spesso non trovava l'appoggio di ricerche preparatorie che gli facilitassero la sintesi.

Per quanto riguarda poi i volumi postumi, il P. alla morte non aveva steso tutta la trattazione indicata nel quadro generale : la casa editrice affidò l'elaborazione ad altri ai quali risale in parte la responsabilità dei giudizi (v. prefazione ai voll. XIV, XV, XVI). Per i capitoli che riguardano Clemente XIV e la soppressione della Compagnia di Gesù, che hanno offerto occasione a vivaci polemiche circa la vera paternità dei medesimi e quindi circa l'uso delle fonti e la valutazione di cose e persone, cf. G. Kratz-P. Leturia, Intorno al Clemente XIV del barone von P., Roma 1935. Tutto ciò non toglie che l'opera del P. abbia carattere monumentale: essa del resto non chiude, ma apre la via a nuove ampie r cerche e rettifiche. Il P. accompagnò i lavori della sua Geschichte con molte importanti ricerche parallele : è da ricordare, fra l'altro, la nuova edizione della Geschichte des deutschen Volkes seit dem Ausgang des Mittelalters di Giovanni Janssen, che poi corredo di dieci volumi di Erläuterungen und Ergänzungen (1900-20). I suoi manoscritti sono ora conservati nella Biblioteca Vaticana. Nei Tagebücher (cit. in bibl.) si troverà l'elenco dell'edd. e verss. della Storia dei papi (pp. 911-15), delle opere minori (pp. 916918) e la bibl. relativa al P. (pp. 918-20).

Bini.: la Geschichte der Päpste dopo la prima ed. tedesca di Friburgo in Br. ebbe diverse edd. rivedute per i singoli voll.

La vers. it. iniziata da C. Benedetti ( 3 primi voll. sulla $2^{2}$ ed. tedesca. Trento 1890-96) fu ripresa per gli stessi voll. nella $4^{e}$ ed. da A. Mercati e continosta da P. Cenci (Roma 1910-34). Si hanno tradd. in franc. e in ingl., spagnuolo e olandese. Fra i diversi giudizi dell'opera del P. per parte di cattolici e di protestanti, si può ricordare: I. F. Dengel, Ludwig Prechere v. P., in Hist. Jahrbuch, 49 (1929), p. I sgg. (catolico) e W. Goetz, in Hist. Zeitschrift, 145 (1932), pronotante. Cf. anche P. Cenci, Il barone L. v. P., in Pastor (I, ed. 1942, pp. vii-xxvii). Recentissime e di grande importanza per la conoscenza del pensiero del P., del tempo e ambiente in cui viene ed operò è il vol.: L. v. P., Tagebücher-Briefe-Erinnerungen., a cura di N. Wühr, Heidelberg 1950. Cf. al riguardo A. Pelser, L'histories L. v. P. d'après ses journaux, sa correspondance et ses souvenirs, in Rev. d'hist. ecclés., 46 (1951), pp. 192-201. Francesco Cognasso

PASTORALE (baculus, sottinteso pastoralis; cambuta, ferula). - Insegna liturgica propria del vescovo e degli abati nelle funzioni pontificali, accettuate quelle del Venerdì Santo e dei defunti. Per usarlo fuori del proprio territorio occorre il permesso dell'Ordinario. Consta di un'asta dell'altezza di un uomo, munita al di sopra di una curvatura a spirale; è consegnato nel giorno della consacrazione ed è portato nella sinistra, la curvatura verso il popolo nel territorio proprio. Verso la fine del medioevo, al nodo, cioè sotto la curvatura, si metteva un pezzo più o meno piccolo di stoffa, talvolta ornata di ricami, chiamata anche sudario; oggidì non è più usato se non a volte per distinguere il p. di un abate (Decr. auth., 1113 ad 8).

Già nel sec. v lo si trova adoperato dagli abati in Irlanda; è menzionato come insegna del vescovo nel decreto 28 del Sinodo IV taledano del 633 e descritto da s. Isidoro di Siviglia (De off. eccl., II, 5, 12); anche in Gallia, sotto il nome "cambuta", "bacolo" o "virga", non adoperato dai vescovi nel sec. vir (Sinodo di Aquisgrana dell'816, can. 134). Ma fino al sec. x non fu considerato insegna liturgica, né dai liturgisti né nei libri liturgici. Forse al tempo della lotta delle investiture nel sec. xI venne introdotto come simbolo del potere spirituale. A Roma non fu mai usato dai papi, neppure dai cardinali, come prova l'Ordinarium S. Romanue Ecclesiae" ( $=$ Ordo Romanvs XIV, n. 45), scritto da Gaetano Stefaneschi (inia. s. c. xiv). Anche attualmente il papa non l'usa mai; in certe funzioni, p. es., nell'apertura e nella chiusura della Porta Santa o nella consacrazione di una chiesa, il papa adopera la verga sormontata da una Crocidetta ferula (v.), menzionata nello Pseudo Costantino, Constitutum 14, con l'espressione "imperialia sceptra" (ed. P. Fedele, Fonti per la storia delle origini del dominio temporale della Chiesa di Roma, ivi 1929, p. 104), e nell'Ordo Romanus XII, n. 79 (prior basilicae Sancti Laurentii de Palatio dat ei ferulam quae est signum regininis et correctionis et claves ipsius basilicas et sacri Lateranensis palatii: PL 78, 1097; la stessa cosa è ripetuta nell'Ordo Romanus XVI, ibid., col. 1144). I cardinali, ora, come tutti i vescovi usano il p. nelle funzioni pontificali.

L'origine del p. non è ancora chiara; forse deriva dall'uso dell'investitura con una virga aurea nel cerimoniale della corte imperiale bizantina, adoperata anche nei secc. vi e vir dai Visigoti in Spagna, dove si trova la prima menzione del p. vescovile. E probabile che il cerimoniale della corte visigotica, ad imitazione di quella bizantina, introducesse anche per i vescovi l'uso di una virga, con questa differenza, che essa si consegnava non dal re, ma dai vescovi all'altare (Krauser).

La forma del p. vario secondo i tempi. Dapprima un'asta di legno, sormontata o da una palla o da una Croce o da una traversa orizzontale a forma del greco T. Dal sec. xi venne ricurvato di poco a spirale: forma tuttora in uso. Le tre parti di cui consta il p., fusto, attacco, spirale, ricevevano una interpretazione allegorica : la curvatura verso il popolo divien simbolo della cura pastorale (attrahe), l'asta quella di ferma amministrazione) (rege, sustenta) e la punta inferiore quella dello stimolo (punge, stimula).

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(fot. Gab. fot. naz.)
(per cortesia della Scuola superiore d'Arte cristiana * Beato Angelico * di Milano)
In alto a sinistra: PASTORALE CON ANNUNCIAZIONE, con smalti di Limoges (sec. xiv) - Vaticano, Museo Sacro. In alto a destra: PASTORALE DEL VESCOVO MAFFEO VALLARESCO (1460) - Zara, Duomo. In basso a sinistra: PASTORALE DEL 1500 - Vercelli, Duomo. In basso a destra: PASTORALE in argento dorato, avorio inciso e pietre preziose (1950). Opera della Scuola B. Angelico di Milano - Pontida, Abbazia.

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(fol. del Kunsthistorischen Museume di Vienna)
PATENA, calice e fistule del 1180 ca. già conservati nell'Abbazia Premostratense di Wiltener (Innsbruck) Vienna, Kunsthistorichen Museum.

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(d) V. Lergouna, Les pontificaux mis, des bibl. yubi, de France, Parigi 607, tex. M.
Pastorale - Il Vescovo consegna all'abate il p. ornato del velo in uso nel medioevo. Miniatura del Messale-Pontificale di Stefano Loyneau, vescovo di Luçon (fine sec. xiv) - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 8886, f. $297^{\circ}$.

BibL.: H. Leclercq-L. Gougaud, Crosse, in DACL. III, coll. 3144-29; L. Duchesne, Origines du culte chrétien, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1922, pp. 417-18; F. Hofmeister, Mitra und Stab der wirhl. Prälaten ohne bischaf. Charakter, Stoccarda 1928, pp. 4-6, 23-24; M. Righetti, Man. di stor. liturg., f, $2^{\circ}$ ed., Milano 1930, pp. 236-39; T. Klauser, Der Ursprung der bischöf. Imignien und Ehrenrechte, Krefeld s. a.

Pietro Siffrin
Ante. - In epoca romanica molti p. uscirono dalle Officine di Limoges (sec. xili) e furono di rame con smalti verdi-chiari e azzurri, con testa di serpente o di altro animale all'estremità della voluta e, all'interno di questa statuetta, con rappresentazioni varie (a Parigi, Ascoli Piceno, Cattedrale; a Catania, Museo civico, ecc.). Nel periodo gotico, il nodo prese forma di tempietto cuspidato con statue a tutto tondo, all'estremità della voluta vi fu la rappresentazione dell'Atmunciazione o dell'Incoronazione e tra il fusto e la voluta protesi angiofi alati. La decorazione a smalti traslucidi, secondo l'uso del tempo, ornit tanto il fusto (altre volte ricoperto da trafori polilobati) quanto le volute : alcuni esemplari indicano la bellezza raggiunta con questo sapiente intento dell'elemento plastico sulle superfici vivacemente smaltate: il p. di Ciccarello di Francesco nella cattedrale di Sulmona, l'altro nel Museo dell'Opera del Duomo a Siena; l'altro a Città di Castello e nel duomo di Treviso; gli altri, fra di loro tanto simili da sembrare usciti dalla stessa bottega siciliana, come il p. della cattedrale di Reggio Calabria e quello della cattedrale di Tropea, quello di Agira con uno smalto quadrilobato ontro la voluta, ecc.

Nel ' 400 e nel ' 500 scompare la decorazione a smalti; le paraste e colonne e archi a tutto sesto sostituiscono nel nodo le forme gotiche mentre le statuette al termine della voluta hanno modellazione più naturalistica.

Motivi di testine di cherubini a rilievo, foglie arricciate sulla voluta si trovano nei p. in quest'epoca (ad es., nella cattedrale di S. Severina a Nicotera; ad Orvieto nel Museo dell'Opera del Duomo, ecc.). In epoca barocca la linea della voluta, che si era mantenuta sempre ferma pur arricchendosi di elementi decorativi, diventa ondulata ed è formata da forme arricciate (Monreale, S. Martino delle Scale; Crotone, Cattedrale) oppure da
volute accartocciate, come quello che Michele Cruer compose nel 1718 in argento cesellato e in parte dorato per il gran priore dell'Ordine costantinopolitano (Parma, S. Maria della Stoccata), oppure più delicatamente formata da filigrane a traforo (Monreale, Cattedrale).

Nel sec. xviII si fecero anche p. in osso e in avorio con un bastone ornato da incisioni; in generale tra i più belli furono sempre quei p. in cui il motivo delle foglie, dei fiori, delle ghirlande compose voluta elegante intorno alle statuette centrali. Anche quando nelle botteghe di oreficeria penetrarono motivi neoclassici, e la lavorazione a mano venne sostituita con la lavorazione meccanica, il modello settecentesco - in cui la ricca decorazione gotica o rinascimentale del nodo era stata soppressa a vantaggio di una maggiore facilità per l'impugnatura rimase persistente, né si può dire che la produzione moderna abbia introdotto molte varianti stilistiche a questo arredo liturgico. - Vedi tav. LXXI.

BibL.: E. Mauceri, La mitra e il baculo abbaziale di Agira, in Boll. d'arte del Minist. della p. i., 1922, p. 319; L. Galli, Invent. degli egg. d'arte d'It., prov. calabra, Roma 1933, passim; L. Fumi, Orvieto, p. 160; id., Invent. degli egg. d'arte d'It., proc. di Parma, Roma 1934, p. 78; L. Serra, Invent. degli egg. d'arte d'Italia, proc. di Ancona e Ascoli Piceno, ivi 1936, p. 244; Venturi, IV, pp. 908-10; M. Accascina, L'oreficeria italiana, Firenze 1938, pp. 36, 39.

Maria Accascina
PASTORALI, LETTERE. - Appellativo comune alle paoline I e II Timoteo (v.) e Tito (v.), nel sec. xvir dette pure pontificiae (C. Magalianus) - giustificato dalla destinazione a pastori di Chiese e dal contenuto (cf. Frammento moratoriano, in Enchiridion Biblicum, Roma 1927, n. 4; Tertuliano, Adv. Marc., V, 21 : PL 2, 556).

In esse la comunità appare solo di riflesso, rivolgendosi lo scrittore direttamente ai capi per istruirli sui doveri del loro ufficio: scelta dei ministri, esempio di vita santa, difesa della sana dottrina. La comunità dovrà, tuttavia, conoscere il contenuto di queste lettere dalla voce di coloro per mezzo dei quali Paolo esercita la sua superiore autorità di Apostolo (I Tim. 2, 1 sg.; 4, 12; 6, 3 sg. 21 ; Tit. 2, 1 sg.; 3, 15; II Tim. 4, 22).

Anche la lingua e lo stile concorrono a distinguere le l. p. sia dal gruppo delle Romani, I e II Corinti, Galati, sia dalle epistole della prigionia, alle quali ultime, però, esse sono più vicine per il tempo e per le circostanze di composizione, nonché per la difesa del cristianesimo dai primi attacchi della falsa gnosi. Nelle 1. p. è difficile scoprire un piano : gli insegnamenti, le esortazioni, gli spunti polemici si susseguono, spesso, senza un evidente legame. Con la Filemone sono le più familiari tra le lettere di s. Paolo, le più lontane dall'indole letteraria del genere " epistola».

BibL.: per l'indole della l. p. in genere, cf. la bibl. alle singole voci: timoteo; tito. Teodorico da Castel S. Pietro

PASTOR BONUS. - Rivista del Seminario di Treviri, che iniziò la sua pubblicazione nel 1889 sotto la direzione di P. Einig e di A. Müller.

Tratta di tutti gli argomenti che entrano nell'insegnamento teologico. Oltre a buoni articoli di esegesi, di patristico e di teologia, scroglie anche studi e direttive di carattere pastorale. Dopo la seconda guerra mondiale ha cambiato ( 1946 ) il suo nome originale in quello di Trierer Theologische Zeitschrift. Date le brevi interruzioni per cause belliche, ora (1951) è nella sua sessantesima annata ed ha una periodicità bimestrale. Ne è direttore il prof. G. Höffner.

Angelo Penna
PASTORE : v. EbMA.
PASTORE, BUON. - Il popolo d'Israele era eminentemente agricolo e nel Vecchio Testamento spesso si adopera l'espressione "p. ". Mosè dice che occorre un capo al popolo del Signore perché esso non sia come un gregge senza p. (Num. 27, 17). 'Tutto il salmo 22 si riferisce al p. e al gregge che ricorre anche nei salmi 95 e 100 . Isaia assicura che il Signore invierà i p. ( 3,15 e ancora più in 40, 11); Geremia ricorda i p. $(3,15)$, si scaglia contro i p.

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(per certriso del yael E. Jous Pastore, Buon - Cippo sepolcrale con B. P. e iscrizione (sec. III). Roma, cimitero di Bassilla.

Salvatore, che con il suo sacrificio ha dato agli uomini la redenzione e la salvezza eterna (Enc. Catt., Gesù Cristo, VI, col. 254 sg.).Omero chiamava Agamennone p. dei popoli. Nel Vecchio Testamento il Signore con molta più ragione è detto «P. dei Popoli». Infatti s. Pietro chiama il Signore, "principe dei p." (I Pt. 5, 4). Nel Martyrium s. Polycarpi Gesù Cristo è detto «P. della Chiesa cattolica su tutta la terra" (F. X. Funk, Opera Patrum apost., I, p. 304). Abercio (v.) vescovo di Gerapoli, nella Frigia, nel suo carme sepolcrale si dichiara «discepolo del casto p. che ha occhi grandi che dall'alto guardano per ogni dove" (A. Ferrua, Nuove osservazioni sull'epitaffio di Abercio, in Riv. arch. crist., 20 [1943], p. 296). Nell'inno in onore al Salvatore Clemente Alessandrino lo chiama "p. del gregge regale" (PG 8, 681). S. Agostino appella il Signore Pastor pastorum (serm. 138, 5: PL 38, 765). L'immagine del B. P. è la più rappresentata negli antichi cimiteri cristiani di Roma, sia in pittura che nei sarcofagi o negli epitaffi. P. Styger nel 1927 indica che il B. P. è raffigurato nei cimiteri cristiani di Roma in non meno di 120 pitture e in 150 sculture (Die altchristliche Grabeshunst, Monaco 1927, p. 7). Esso appare sia isolato, con la pecora sulle spalle, come in Pretestato (Wilpert, Pitture, tav. 17) simboleggiando l'anima del defunto portata dal Salvatore tra gli eletti, sia, nella maggior parte dei casi, insieme al gregge, cioè con gli eletti in un giardino (Paradiso), rappresentato da alberi con uccelli; il gregge è costituito più spesso da due sole pecore, o anche da più. Il P. può essere con l'orante, come in Callisto (id., Pitture, tav. 25) o come nel sarcofago lateranense di Giuliana (id., Sarcofagi, tav. 37, 5) o nell'affresco di Domitilla (id., Pitture, tavv. 190 e 198). Può essere rappresentato che pasce il gregge, cioè la comunità dei fedeli (id., Pitture, tav. 63, 2, e nel noto sarcofago lateranense). Si ha anche la scena del P. che difende il gregge, come in Pretestato (Wilper Pitture, tav. 5 I, rif. a v. ASINO); o nella lastra di Verazio Nicatora del Laterano (O. Marucchi, Monumenti del Museo Cristiano Lateranense, Milano 1910, tav. 57, 8). In musaico si ha nella tomba di un "Lollianus" a Thabarca (R. de la Blanchère, Tombes en mosaïque de Thabarca, Parigi 1897, p. 21, tav. 2 e fig. 12). Il B. P. figura anche graffito in molte lastre sepolcrali nei cimiteri romani (G. B. De Rossi, Roma sotterranea, II, Roma 1867, tavv. 39-40, n. $3^{8} ; 49-50$, n. 17; III, ivi 1887, tav. 30, n. 45; G. Wilpert, Fractio Panis, Parigi 1896, tav. 5; O. Marucchi, Monumenti del Museo Cristiano Lateranense, Milano 1910,
tav. 7, nn. 4, 6, 13). Fin dal 1934 J. Quasten aveva richiamato l'attenzione sul salmo 22 relativo al B. P. nel culto e nella liturgia battesimale. L. De Bruyne ha il merito, fin dal IV Congresso internazionale di archeologia cristiana, nel 1938, di aver messo in evidenza che l'immagine del B. P. fu prevalente nell'iconografia dei più antichi battisteri cristiani di Dura Europos ([v.] prima metà sec. III), di Donsao (366-84) nella Basilica Vaticana (Prudenzio, Peristephanon, XII, 43 sg.), di Napoli (iv.] ca. 400; Wilpert, Mosaiken, tavv. 36-38); del Laterano (ibid., pp. 256257, figg. 72-73; L. De Bruyne, La decorazione degli edifici sacri di Roma, in Atti del IV Congr. intern. di arch. crist., II, Città del Vaticano 1948, p. 119). Subito dopo l'idea fu sviluppata da J. Quasten, il quale vi aggiunse l'apporto della letteratura sia in Oriente che in Occidente (J. Quasten, Das Bilde des Guten Hirten in den altchristlichen Baptisterien und in den Fnuffiturgien des Ostens und Westens. Das Siegel des Gottesherde, in Pisciculi, F. 7. Dölger dargeboten, Münster 1939, pp. 220-44; id., The pointing of the Good Shepherd at Dura Europos, in Mediaeval studies, 9 [1947], pp. 1-18). In una lampada di terracotta il B.P. è circondato da sette stelle e pianeti. Nei sarcofagi il B. P. si trova a Roma, a Tolentino (Wilpert, Sarcofagi, tav. 72), a Pisa forse proveniente da Ostia (id., ibid., tav. 75, 4), a Lucca (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, V, Prato 1879, tav. 400, 1), nella Gallia, come a Digione (Wilpert, Sarcofagi, tav. 65, 2-3), in Spagna a Gerona, in Africa a Tipasa e a Philipperille.

Frequente è pure nelle lampade fittili (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., $2^{\mathrm{a}}$ serie, I [1870], tav. 1, nn. 1-2; O. Wulff, Altchristliche Bildiueche, Berlino 1918, p. 244, n. 1224, p. 250, n. 1263). A Istambul in un pulpito il B. P. è raffigurato da un lato con la pecora sulle spalle e dall'altro pascolante il gregge rappresentato da una pecora (G. Mendel, Musées impériaux ottomans, Musée de Constantinople, II, Costantinopoli 1914, pp. 409410). Si hanno esempi anche della raffigurazione del B. P. in musaici pavimentali. Cosi ad Aquileia (La basilica di Aquileia, Bologna 1933, tav. 30). A Rorguniae nella Mautetania Cesariense, oggi Matilou in Algeria, sul pavimento d'una basilica è effigiato il B. P. nel centro, mentre altri due pastori guardano il gregge.

Si hanno anche statue del B. P. Da quella notissima del Museo Lateranense (Wilpert, Sarcofagi, p. 71, fig. 29 e tav. 52, 1), all'altra nello stesso Museo (ibid., tav. 52, 5), a quella del Museo delle Terme (ibid., p. 72, fig. 33 e
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(par. certriso del yael E. Jous Pastore, Buon - I. Cipo sepolcrale con B. P. e iscrizione (sec. III). Roma, cimitero di Bassilla.

Pastore, Buon - Il B. P. Affresco della fine del sec. III, sul cubicolo della velatio nel cimitero di Priscilla - Roma.

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tav. 52, 8), o fuori Roma, nei musei di Istambul (ibid., p. 73, tav. 52,7 e 9) e di Atene (ibid., tav. 52, 6). Nel cimitero a inter duas lounas sono due piccole "hermulae» col B. P. che servirono per base di altare (ibid., figg. 34 e 35 ). Nel cimitero di Bassilla una stele sepolcrale di Tollia Asclepiaca (ibid., p. 74 e fig. 36). A Ravenna il cippo di Antifonte. Numerose sono pure le immagini del B. P. nei vetri dorati (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, nei primi attu secoli della Chiesa, IV, Prato 1879 , pp. 169-77). Frequente pure è nelle lampade fittili (id., loc. cit.). Tertullio
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(he. Enr. Catt.)
Pastore, Buon - Il B. P. con il gregga presso la fonte della vita. In basso la Maddalena penitente, scultura in avorio. Arte indiana (sec. xvi). Biblioteca Vaticana, Museo Sacro, sala d'arte orientale.
no attesta che il B. P. era effigiato nei bicchieri di uso (De pudicitia, 7, 10); come pure si trova negli anelli quale gemma (G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., $3^{2}$ serie, 3 [1881], p. 113; O. Marucchi, Roma sotterranea, nuova serie, Roma 1914, p. 137, fig. 27; A. De Waal, Der Gute Hirt, in Römische Quartalschrift, 29 [1915], p. 111); in medaglioni (R. Garrucci, Storia dell'arte cristiana, VI, Prato 1881, tav. 585, n. 6). Ancora in epoca più tarda nell'affresco dell'oratorio dell'abbazia benedettina sorta sulla basilica di S. Ermete nel cimitero di Bassilla, nel libro aperto tenuto dal Redentore è ripetuto: ego sum pastor bonus et cognosco oves meas (E. Josi, Scoperta di un altare e di pitture nella basilica di S. Ermete, in Riv. arch. crist., 17 [1940], p. 199, fig. 5). Ancora oggi nell'inno del Matutino della domenica in albis si canta «Qui Pastor aeternus gregem / aquam lavas baptismatis». I Catecumeni del Battesimo divengono gli agni novelli» del gregge del p. Cristo. Nell'ordo commendationis animae si legge : «Constituat te Christus filius Dei vivi intra Paradisi amoena vireta et inter oves suas te verus ille Pastor agnoscat».

Rare sono le rappresentazioni del B. P. nell'arte medievale e soprattutto nell'arte moderna. Si possono ricordare, ad es., la scultura in avorio del sec. xvi di arte indiana nella Sala orientale del Musco Sacro della Biblioteca Vaticana e l'immagine del B. P. dipinta da C. Mezzana (sec. xx) in una cappella nel sopraterra del cimitero di Callisto.

Nell'epigrafia cristiana antica ricorre ancora talvolta l'idea del p. e del gregge. Cosi Damaso, esaltando l'eroismo di Sisto II, scrive a pa