volume-09

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1952)

| Isole e territori | Superficie in kmq. | Popols zione |
| :--: | :--: | :--: |
| Territ. di Papua | 234.490 | 304.000 |
| Isole Norfolk | 39 | 1.000 |
| * Territ. della Nuova Guinea | 240.870 | 1.007 .000 |
| * Isole Nauru | 22 | 3.000 |
| O. Australiana | 475.421 | 1.315 .000 |
| Nuova Zelanda | 267.821 | 1.873 .000 |
| Isole Campbell, Auckland e dp. | 793 | 5 |
| Isole Cook, Niue, Kermadec e Tokelau | 559 | 20.450 |
| * Isole Samoa occid. | 2.934 | 73.000 |
| O. Neozelandese | 272.089 | 1.966 .455 |
| Isole Guam | 534 | 58.754 |
| Isole Samoa amer. e dp. | 197 | 18.000 |
| Isole Hawaii | 16.661 | 503.000 |
| Isole Wake, Howland, Baker e Jarvis | 14 | 30 |
| * Isole Marianne | 639 | 46.650 |
| * Isole Caroline | 636 | 39.000 |
| * Isole Palau | 478 | 17.800 |
| * Isole Yap | 226 | 6.650 |
| * Isole Marshall | 170 | 9.958 |
| O. StatuNITENSE | 19.555 | 699.842 |
| Isole Figi e Rotuma | 18.344 | 278.000 |
| Isole Gilbert, Ellice e dp. | 971 | 35.600 |
| Isole Salomone | 30.300 | 95.000 |
| Isole Pitcairn e dp. | 39 | - |
| Isole Tonga | 697 | 46.000 |
| Isole Starbuck, Malden, Caroline, Flint e Vostok | 42 | - |
| O. Britannica | 50.393 | 454.600 |
| Nuova Caledonia e dp. | 18.653 | 61.250 |
| Stabil. francesi d'O. | 3.998 | 55.500 |
| Isole Clipperton | 2 | - |
| O. FranceSE | 22.653 | 116.750 |
| Isole Nuove Ebridi | 14.762 | 50.000 |
| Condominio Anglo-Franc. | 14.762 | 50.000 |
| Nuova Guinea e dp. | 416.000 | 200.000 |
| O. Olandese | 416.000 | 200.000 |
| Isole Bonin e Vulcano | 106 | 4.750 |
| Isole Minamitori | 10 | ? |
| O. GIAPPONEsE | 116 | 4.750 |
| Isole Pasqua | 120 | 250 |
| Isole Sala y Gomez | 0,1 | - |
| O. Cilena | 120 | 250 |
| Oceania | 1.271 .151 | 4.797 .647 |

BibL.: oltre le opere particolari sulle diverse unità politiche, v. J. Brown, Peoples and problems of the Pacific, Londra 1927; K. Haushofer, Geopolitik des Pacificchen Ozeans, Berlino 1928; F. Bertonelli, L'Oceano dal cerchio di fuoco, Firenze 1934; F. Milone, L'O., Torino 1934; F. M. Keesing, The South seas in the modern World, Nuova York 1941; G. L. Wood, The Pacific Basin : a human and economic geography, Oxford 1942; P. Mc Guire, Westward the Course : the world of O., Londra 1943; D. Daniel, Islands of the Pacific, Nuova York 1943; E. G. Mears, Pacific Ocean Handbook, Standford University, Cal. 1944; R.W.Robson, The Pacific Islands Handbook, Sydney 1950. Giuseppe Caraci
II. EvangelizZazione. - La prima missione cattolica nell'O., dopo vari infruttuosi tentativi precedenti, s'iniziò nel sec.xvir, quando i gesuiti delle Filippine intrapresero la conversione delle Isole Marianne. Dal 1668 al 1672 il gesuita Diego Luis Sanvitores riusci a fondarvi una fiorente missione e nel 1672 vi mori martire. Benchè fino al 1682 altri 12 gesuiti subissero il martirio, essi riuscirono a tenere
la missione delle Marianne fino alla soppressione della Compagnia. Fu continuata dagli Agostiniani Recolletti (1768-1889) e in seguito dai Cappuccini e Gesuiti. Fallirono altri tentativi di fondare missioni in O., come quelli dei Gesuiti del principio del sec. xviri nelle Isole Palaos e nelle Caroline, dove fu celebre il p. Juan Antonio Cantova, e quelli dei Francescani in Tahiti dal 1772 al 1775.

Soltanto nel sec. xix un'attività missionaria sistematica fu intrapresa da parte dei cattolici in tutta l'O. I protestanti invece già dalla fine del sec. xviri vi avevano lavorato con buoni risultati.

Nel 1827 i primi missionari della Società dei SS. Cuori (Picpus) approdarono nell'Isola di Hawai. Nel 1829 la S. Congr. di Prop. Fide eresse la prefettura apostolica delle Isole del Mare del Sud o Grande Oceano, comprendente i territori "tra l'Equatore e il polo antartico e tra l'Isola di Pasqua e la Nuova Zelanda " incluse, e la affidò al sacerdote Henri de Solages. Nel 1832 furono eretti due vicariati apostolici: quello della "Polinesia o O. orientale ", affidato alla Congregazione dei SS. Cuori, e quello della "Polinesia o O. occidentale ", affidato nel 1835 alla Società di Maria (Maristi).

Nell'O. orientale gravi persecuzioni e l'espulsione dei Missionari dalle Isole Sandwich, centro della missione, impedirono l'attività efficace, finché nel 1839 in un trattato con la Francia i cattolici ottennero la libertà di azione. Nel frattempo i Picpusiani, partendo dal Cile, si erano impiantati dal 1834 nelle Isole Gambier, convertendo la quasi totalità della popolazione, e dal 1836 avevano iniziato la missione in Tahiti e nelle Isole Marchesi. Nel 1844 le Isole Sandwich furono elevate a vicariato apostolico (nel 1941 a diocesi di Honolulu) e il rimanente deli'O. orientale fu diviso in due vicariati : Isole Marchesi e Tahiti.

Nell'O. occidentale Jean-Baptiste Pompallier nel 1836 era stato nominato primo vicario apostolico. Prese dimora nella Nuova Zelanda. Nel suo viaggio del 1837 aveva lasciato i maristi Pierre Marie Bataillon nell'Isola di Wallis e Pierre-Louis-Marie Chanel in quella di Futuna. Dopo le prime difficoltà l'Isola di Wallis fu convertita nel 1842 e divenne un esemplare Stato cattolico. Il p. Chanel invece subì l'odio del capo di Futuna e fu martirizzato: ma il successore del Re ricevette il Battesimo con la maggioranza del popolo, dimodochè l'Isola di Futuna fu tutta cristianizzata nel 1843. Nel 1842 dalla O. occidentale fu separato il vicariato dell'O. centrale; da questo presero man mano origine le altre missioni dei Maristi della regione: la Nuova Caledonia nel 1847, dove già dal 1843 avevano lavorato; l'Arcipelago dei Naviga-

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(ftd. Fider)
Oceania - Tipo papus - Nuova Guinea.
tori nel 1850 , dove già nel 1845 avevano iniziato l'evangelizzazione; le Nuove Ebridi, in cui il lavoro metodico fu iniziato solo nel 1887, erette e prefettura nel 1901, vicariato nel 1904.

Dalla O. occidentale, ridotta in seguito alla Nuova Zelanda e alle Isole Kermadec e divisa nel 1848 nelle diocesi di Auckland e Port Nicholson (v. nuova zelanda) furono separati nel 1842 i due vicariati della Melanesia e della Micronesia, affidati anch'essi ai Maristi. In meno di tre anni, nei tentativi di fondare la missione, persero la vita, per assassinio o febbre, 2 vescovi, 4 padri e un fratello, e soltanto nelle piccole Isole di Woodlark e di Rook i Maristi riuscirono a fissarsi. Nel 1852 il Seminario delle Missioni Estere di Milano intraprese la missione, ma nel 1885, essendo stato trucidato il p. Giovanni Mazzucconi, si ritirò. Nel 1881 la Melanesia e la Micronesia furono affidate ai Missionari del S. Cuore. Mons. Enrico Verjus iniziò la missione della Nuova Guinea; qui, come pure nella Nuova Bretagna (o Pomerania) e nelle Isole Gilbert, riuscirono a stabilirsi. Una parte della Nuova Guinea passò nel 1896 ai Missionari del Verbo Divino. Nelle Isole Salomone nel 1898 i Padri mariati iniziarono la missione.

Malgrado le difficoltà provenienti dalle popolazioni primitive, in parte ancora cannibali, e dalle vicende politiche e dalle guerre, la missione dell'O. ottenne buoni risultati. Nel 1950 l'O. era divisa in 1 diocesi, 18 vicariati apostolici e 1 prefettura apostolica.
III. Organizzazione ecclesiastica. - L'organizzazione ecclesiastica (secondo l'appartenenza politica vigente, in ordine alfabetico) è la seguente :
O. americana: Arcipelago dei Navigatori, vicariato ap. nel 1850 , affidato alla Società di Maria (Maristi); Guam, vicariato ap. nel 1911, affidato ai Cappuccini; Honolulu, vicariato ap. di Isole Sandwich o Hawai nel 1844, diocesi di Honolulu nel 1941, affidata alla Società dei SS. Cuori; Isole Caroline e Marshall, nel 1886 due missioni: Caroline occidentali e Caroline orientali, ricongiunte in un'unica prefettura di Isole Caroline nel 1905; unita con la prefettura ap. di Isole Marianne, nel 1911 vicariato ap. di Isole Marianne e Caroline, nel 1923, unito il vicariato ap. di Isole Marshall (dal 1905), vicariato ap. di Isole Marianne, nome attuale: Isole Caroline e Marshall, affidato ai Gesuiti.
O. britannica e australiana: Isole Cook, prefettura ap. di Cook e Manihiki nel 1922, nel 1926 nome attuale, nel 1948 vicariato ap., affidato alla Società dei SS. Cuori (Picpus); Isole Figi, nel 1863 prefettura ap., nel 1887 vicariato ap., affidato alla Società di Maria (Maristi); Isole Gilbert, nel 1897 vicariato ap., affidato ai Missionari del S. Cuore; Isole Salomone meridionali, nel 1897 prefettura ap. delle Isole Salomone inglesi, nel 1904 nome attuale, nel 1912 vicariato ap., affidato alla Società di Maria (Maristi); Isole Salomone settentrionali, nel 1898 prefettura ap. delle Isole Salomone germaniche, nel 1904 nome attuale, nel 1930 vicariato ap., affidato alla Società di Maria (Maristi); Isole Tonga, nel 1842 vicariato ap. di O. centrale, nel 1937 nome attuale, affidato alla Società di Maria (Maristi); Nuova Guinea orientale, nel 1913 prefettura ap. di Terra di Guglielmo
occidentale, nel 1922 nome attuale, nel 1931 vicariato ap., affidato alla Società del Verbo Divino (Steyl); Nuova Guinea orientale, nel 1896 prefettura ap. di Terra di Guglielmo, nel 1913 nome di Terra di Guglielmo orientale, nel 1922 vicariato ap. con il nome attuale, affidato alla Società del Verbo Divino (Steyl); Port Moresby, nel 1889 vicariato ap. della Nuova Guinea, nel 1922 nome di Papua, nel 1946 nome attuale, affidato ai Missionari del S. Cuore; Rabaul, nel 1889 vicariato ap. di Nuova Bretagna, nel 1890 nome di Nuova Pomerania, nel 1922 nome attuale, affidato ai Missionari del S. Cuore; Samarai, nel 1946 prefettura ap., affidata ai Missionari del S. Cuore.
O. francese: Isole Marchesi, nel 1848 vicariato ap., affidato alla Società dei SS. Cuori (Picpus); Isole Nuove Ebridi, nel 1901 prefettura ap., nel 1904 vicariato ap., affidato alla Società di Maria (Maristi); Isole Tahiti, nel 1848 vicariato ap., affidato alla Società dei SS. Cuori (Picpus); Isole Wallis e Futuna, nel 1935 vicariato ap., affidato alla Società di Maria (Maristi); Nuova Caledonia, nel 1847 vicariato ap., affidato alla Società di Maria (Maristi). - Vedi tavv. II-III.

BibL: anon. La Congrégation des Pères des SS. Coeurs dite de «Picpus», Parigi 1928: A. Landès, Le catholicisme en Micronésie, en Polynésie et en Mélanésie, in Les missions catholiques, 68 (1936), pp. 353-65, 517-23, 541-50, 565-74; anon., Centenaire des missions maristes en Océanie 1236-1238, Lione-Perigi 1938. Giovanni Rommenkirchen

OCHETUS. - Tra i vari generi di composizione musicale sorti nel medio evo, l'O. è una tecnica particolare, assurta poi a forma a se stante, che imprime al pezzo vocale o strumentale in cui è applicata un andamento caratteristico (secondo l'origine del suo nome, dal franc. hoquet $=$ singhiozzo), per cui il ritmo viene spezzato dalle interruzioni che alternativamente, ora in una voce ora in un'al-
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(par cortres della nis-na Iouna Cervalli) Ochetus - Esempio di a. tritici (r-In ascculum r1-Monpediter, Fac. de Médecine, ms. H. 196, f. 111 (sec. xili).

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Percentuali sul totale della popolazione: 1. meno di

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# OCEANIA 

DENSITA DEI CATTOLICI
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- 2. da 2 a 3 - 3. da 3 a 20 - 4. da 20 a 20 - 5. da 20 a 30 - 6. da 30 a 30 - 7. da 30 a 73 - 8. oltre 73.

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tra, infrangono la linea melodica con pause brevi e frequenti.

Esso era usato di preferenza nei mottetti e nelle cacce, ed era diffuso specialmente nella zona d'influenza dell' $A r s$ nova francese; in Italia ebbe scarsa applicazione.

Per il suo carattere tipicamente profano fu citato da papa Giovanni XXII nella sua extra-vagante De cito et honestate clericorum (1322-23) tra le novità più pericolose, da evitarsi per salvaguardare la dignità della musica sivita, L'O., ancora sconosciuto nel sec. xit, fiorì nel xir e raggiunse l'apogeo nel sec. xiv, per decadere poi rapidamente nel xv, con il sorgere della grande polifonia.

Bint.: M. Schneider, Der Hochetus, in Zeitschr. Jör Musikwissenschaft, a (1929), pp. 399-96.

Loisa Corvelli
OCHINO, BERNARDINO. - Apostata, n. a Siena nella contrada dell'Oca (donde il suo nome di O.) nel 1487 di povera famiglia, m. a Slavkov (Moravia) verso la fine del 1564 .
I. Vita. - Entrato fra i Minori Osservanti della Toscana verso il 1504, divenne provinciale di Siena (1523), poi vicario generale delle province cismontane (1533). Sul principio del 1534 entrò fra i Cappuccini e vi divenne vicario generale ( $1538-42$ ). Celebre come predicatore e per l'austerità della vita, era conteso dalle città italiane e gli uomini più eminenti della riforma cattolica nutrivano in lui larghe speranze; egli però non seppe sottrarsi a Napoli all'influsso di Juan Valdes, e attirò dei sospetti sulla sua ortodossia; nel sett. 1542, in seguito a una crisi interna, lasciatosi sedurre dall'esempio di Pietro Martire Vermigli, decise di romperla con la Chiesa cattolica e si portò a Ginevra, presso Calvino, lanciando una lettera largamente diffusa nella quale intendeva dar ragione del suo passo. A Ginevra e poi ad Augusta (1542-47) l'O. fu ministro della comunità italiana riformata.

Frattanto si era unito con una donna originaria di Lucca, dalla quale ebbe quattro figli e due figlie. Fug. gito in Inghilterra (1547), da Tommaso Cranmer fu nominato predicatore italiano a Londra ed ebbe un canonicato a Canterbury. Con l'assunzione al trono di Maria Tudor (1553), dovette riprendere la sua vita errante, finché poté stabilirsi a Zurigo come pastore, dove, però, la sua opera $X X X$ dialoghi gli procurò l'espulsione. Dopo varie tappe, finì in Polonia, dove per la protezione del principe Nicola Radziwill poté predicare ai riformati italiani di Cracovia nell'apr.-maggio 1564. Ma per intervento del card. Hasius (v.) il 7 ag. un edito reale interdisse il soggiorno in Polonia a tutti i non-cattolici venuti dall'estero e l'O. trovò rifugio, dopo aver perduto durante il viaggio tre suoi figli, a Slavkov (Austerlitz) in Moravia, presso Niccolò Paruta, nobile veneziano, antitrinitario e anabattista. Ivi mori di contagio con l'ultimo dei suoi figli.
II. Scritti e dottrina. - Nel periodo cattolico stampo Dialoghi sette (Venezia 1540 e 1542) in cui alli sua interlocutrice, Caterina Cybo, duchessa di Camerino, spiegò la natura e le condizioni della perfezione, e Prediche nove (Venezia 1541), in cui impugna le teorie protestanti e proclama la teologia di Cristo, sorgente unica della verità.

Nel periodo protestante scrisse molto. Dal 1542 al 1562 pubblicò una serie di prediche in cinque volumi (Basilea, Ginevra), che hanno ciascuno la propria idea maestra tratta dalla dottrina o dalla vita cristiana interpretate a modo suo; a Ginevra (1544-45) scrisse in italiano l'Immagine dell'Anticristo, pubblicato per la prima volta in francese (1544); Esposizioni sopra le Epistole di s. Paolo ai Romani (1545) e ai Galati (1546). In Inghilterra compone in latino, tradotta in inglese e dedicata a Edoardo VI : A Trogoedia or Dialogue of the injuste usurped primacie of the Bishop of Rome and of all the just abolifying of the same (Londra 1549), per dimostrare che la Chiesa romana
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(da K. Benrath, B.O. von Siena, Brunswick USt, anteporta) OCHINO, BERNARDINO - Ritratto con autografo, dalla lettera al consigliere di Siena ( 5 sett. 1540) - Siena, Archivio.
è una invenzione di Lucifero. Da Ginevra pubblicò nel 1544 gli Apologhi (saccolta di 110 aneddoti satirici sul papa, i cardinali, i preti e i frati, saliti nelle edizioni posteriori a ca. 500); a Zurigo, nel 1556, il Dialogo del Purgatorio (contemporaneamente in italiano, in latino ed in tedesco) in cui Teoditatto (O.) sostiene contro cinque difensori della dottrina cattolica che il solo vero Purgatorio è Gesù, e Syncerae et verae doctrinae de Coena Domini defensio, nella quale descriveva la Cena come il ricordo della morte espiatoria di Gesù Cristo, senza vedervi un pegno del perdono dei peccati; a Basilea, nel 1561, Tractatio de conciliatione controversiae inter reformatas Ecclesias; Disputa intorno alla presenza del Corpo di Gesù Cristo nel sacramento della Cena; Prediche nomate Laberinti del libero o ver servo arbitrio, prescienza, predestinazione e libertà divina e del modo di uscirne; Il Catechismo (nella Disputa rigetta tanto la dottrina cattolica della transustanziazione quanto la tesi riformata, secondo cui Cristo nella Cena si comunica al fedele per fidem. Nei Laberinti, dedicati ad Elisabetta d'Inghilterra, l'argomentazione di O. sul libero arbitrio oscilla costantemente tra il pro e il contro, per terminare finalmente nel dubbio); pure a Basilea, nel 1536, Dialoghi $X X X$ in duos libros divisi, quorum primus est de Messia continetque Dialogos XVIII, secundus est cum de rebus variis tum potissimum de Trinitate. Scritti in italiano, furono stampati solamente nella traduzione latina di Castellio. L'O. non vi difende seriamente il dogma della Trinità né la monogamia; presuppone l'impotenza della ragione e l'instabilità del dogma, si fonda sulla libertà individuale e illimitata (libero esame), per rifugiarsi finalmente nello scetticismo. Così introdusse nella s riforma e protestante un nuovo fermento di divisione, affrettandone la disgregazione dogmatica e disciplinare.

Bint.: K. Benrath, B. O. v. Siena, ein Beitrag zur Geschichte der Reformation, 2a ed., Brunswick 1892; D. Bertrand-Bartroud, Les idées philosophiques de R. O. de Sienne, Parigi 1924; F. Callaey, L'apostolat des Fr. Mineurs Capucins, in Liber memorialis Ord. Fr. Min. Cap., Roma 1928; P. Cuthbert, The Capuchins, I, Londra 1928; B. Nicolini, B. O. e la riforma in Italia, Napoli 1935; id., Il pensiero di B. O., ivi 1939; R. H. Bainton, B. O. esale e riformatore senese del Cinquecento, trad. it., Firenze 1940

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(con bibl.): B. Nicolini, Girolamo Muzio e B. O. Storia di una polemica, in Biblion. 1946. pp. 9-45; Melchior a Pobladura, Hist. gener. Ord. Fr. Min., Roma 1947, cap. 1. Fredegando Callaer

OCHOZIA (Ioachaz). - Re di Giuda, figlio di Ioram (v.) e di Athalia; regnò un anno solo ( 842 a. C.). Fu tra i pochi membri della famiglia reale scampati dalla deportazione nella tremenda irruzione dei Filistei e Idumei nel territorio di Giuda durante il regno di Ioram (II Par. 21, 16-17). Salito ventiduenne al trono, seguì le orme del padre, ispirando la sua politica ad un indirizzo antijahwista, sull'esempio del casato di Achab, al quale era imparentato.

Anche su di lui, come già sul padre, fu nefasta l'influenza della regina Athalia, figlia di Achab re d'Israele. "Anch'egli camminò per la via del casato di Achab, perché sua madre era la sua consigliera a mal fare" (II Par. 22, 3; cf. II Reg. 8, 27). Partecipò insieme con Ioram suo zio, re d'Israele, alla spedizione contro Hazael re di Damasco per la riconquiata di Ramoth di Galaad. Ma essendosi recato a Iezrahel per visitare Ioram, rimasto ferito nella battaglia, furono ambedue sorpresi del nuovo re d'Israele Iehu (v.), il quale, dopo aver ucciso Ioram, volle disfarci anche di O., perché figlio della figlia di Achab (II Reg. 8, 28 sgg.). Inseguito e ferito nella salita di Gaver non lungi da Ieblaam (odierno Bel'ameh, a km. a sud di Genin), O. fu messo a morte per ordine di Iehu presso Mageddo (ibid. 9, 27; in Samaria secondo II Par. 22, 9: la divergenza geografica si può risolvere supponendo che il cronista siasi limitato all'indicazione generica della regione senza specificare, come $I I$ Re, il luogo preciso; oppure devesi pensare ad errore di copista in una delle due redazioni).

La sua morte ebbe conseguenze disastrose per il regno di Giuda. Rimasta arbitra la crudele regina Athalia, sua madre, fece strage di tutti i discendenti di stirpe reale : dei figli di O. poté essere salvato solo un bambino di un anno, Ioas (v.), futuro re di Giuda.

Bibl.: H. Lesêtre, s. v. in DB, IV, col. 1734 sg.; O. Hellmann, Chronologia libri Regum, Roma 1914. pp. 262-65: A. Pohl, Historia populi Istail inde a divisione regni..., ivi 1933, p. 77; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1934, p. 452 sg.

Gaetano Stano
OCHOZIA. - Re d'Israele, figlio di Achab e di Iezabel, regnò ca. due anni ( $853-852$ a. C.). Contemporaneo di Iosaphat re di Giuda (v.), mantenne con lui i buoni rapporti già avviati da suo padre Achab e si associò all'impresa di una flottiglia di navi che dovevano salpare alla volta di Ophir in cerca di oro; ma le navi si fracassarono nel porto di Asiongaber (I Reg. 22, 49 sgg.; II Par. 20, 35 sgg.). L'alleanza con O., "uomo di cattiva condotta", meritò a Iosaphat il rimprovero del profeta Eliezer (II Par. 20, 37). Di fatto O. segul l'empia condotta del padre, "servi a Baal e lo adorò, provocando lo sdegno del Dio d'Israele" (I Reg. 22, 54).

Rimasto gravemente ferito, per essere precipitato da una finestra del Palazzo reale in Samaria, spedì dei messi a consultare Beelzebub, dio di Accaron. In pena di così flagrante apostasia, il profeta Elia (v.) gli predisse la morte. Per tre volte successive O. tentò di avere in mano l'infausto profeta; ma l'oltraggio recato al ministero profetico fu punito tutte le volte con la morte fulminea dei messi del re (I Reg. 1). Gli successe il fratello Ioram (v.). Sotto il suo fugace regno cominciò la rivolta dei Moabiti agli ordini del re Mesa (ibid. 1, 1).

Bibl.: H. Lesêtre, s. v. in DB, IV, col. 1732 sg.; O. Hellmann, Chronologia libri Regum, Roma 1914, pp. 233-43; A. Pohl, Historia populi Istail inde a divisione regni..., ivi 1933, p. 62; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1934, p. 404 sgg.

Gaetano Stano
OCKEGHEM, Johannes. - Polifonista, n. nelle Fiandre ca. il 1430, m. a Tours ca. il 1495. Nel
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(da La revus musicalr, 9 [1603], pp. 25-53) Ockeghem, Johannes - J. O. e i cantori della sua cappella. Miniatura del sec. xvi - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. franc. 1537 , f. 58 v .

1443-44 fu corista nella cattedrale di Anversa; nel 1446-48 passò al servizio del duca Carlo di Borbone a Moulins, quale cantore in quella cappella; dal 1454 per più di 40 anni servì, dapprima quale compositore e primo cappellano, poi come maestro di cappella, Carlo VII, Luigi X e Carlo VIII; dal 1459 fino alla morte fu tesoriere dell'abbazia di S. Martino di Tours. Compì lunghi viaggi in Spagna (1474) e nelle Fiandre ( 1484 ).

Egli è considerato il fondatore della seconda scuola fiamminga di polifonia (scuola franco-fiamminga) del sec. xv. Della sua vasta produzione artistica la parte più importante fu la musica sacra, che egli, oltre ad aver composto 20 chansons, illustrò in modo mirabile con messe e mottetti. Sulle orme del Riemann si è molto parlato del principio di imitazione quale elemento basilare per la musica di O.; la tecnica imitativa, in verità, fu praticata su vasta scala in tutto il periodo fiammingo fin dal suo sorgere, e trova in O. un valido seguace per il fatto che non ama troncare tutte le voci allo stesso tempo; come temesse il silenzio, egli dà un carattere di melodia a eternamente fluente" alle sue composizioni.

Tra le Messe costruite su un cantus firmus liturgico, sta in primo luogo la Ecce Ancilla Domini (basata sulla antifiora Missus est Angelus Gabriel), mentre fra le molte altre elaborate su tema profano primeggiano quelle intitolate (dalle omonime chansons su cui sono costruite) De plus en plus, Fors seulement, L'Homme armé, ecc. Tra i mottetti più famosi, per bellezza artistica ed ispirazione religiosa, sono da notare in special modo le due antifone Alma Redemptoris Mater e Satve Regina, con il mottetto, pure mariano, Intemerata Dei Mater.

Sulla morte di lui composero compianti ed epitaffi gli allievi ed altri (J. Desprez, G. Cretin, ecc.), tutti eloginati le peculiari virtù della sua arte squisita.

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Bibl.: M. Brenet, 7. de O. maitre de la chapelle des rois Charles VII et Louis XI, Parig 1893: 2* ed., in Musique et musiciens de la scullle France, ivi 1911, pp. 21-82; J. De Marcy, Un musicien Samuel: 7. de O., Termonde 1895: D. Plumenez, Autour d'O., in La revue musicale, 9 (1928), pp. 26-47; A. Schering, Ein Rätzeltrenn G. 's., in Kretzschmar-Festschrift, Berlino 1918; M. Cauchie, Les révisables nom et prénom d'O. M., in Revue de musicologie, 10 (1926, xvII), pp. 9-10.

Luisa Cervelli
O'CLERY, Michael. - Storico irlandese, n. a Kilbaron (contea di Donegal) nel 1575, m. a Lovanio nel 1643. Entrò nell'Ordine francescano, nel collegio di S. Antonio a Lovanio, prendendo il nome di Michele.

Dai suoi superiori irlandesi, Hugh Boy Macanwad (o Ward) e John Colgan, fu inviato in patria per raccogliere le vite dei santi irlandesi, ancora superstiti nei vecchi manoscritti. Poi, sotto il patronato di Fergal $0^{\circ}$ Gara, concepí il progetto di raccogliere e ridurre in una collezione unica tutte le opere annalistiche inedite, che ancora potevano scoprirsi in Irlanda. Temeva che altrimenti andassero presto perdute; lo furono infatti quasi tutte, probabilmente nelle invasioni di Cromwell e di Guglielmo. Condusse pertanto l'opera, con i suoi assistenti Farfassa O'Mulconry, Peregrine O'Clery, e Peregrine O'Duignon, ai quali il Colgan dette il nome The Four Masters ( 14 quattro maestri e) nella prefazione dei suoi Acta Sanctorum Hibernine (1645). A questi si aggiunsero Maurice O'Mulconoy e Conary O'Clery. In tal modo scrisse M. Reim Rieghroidhe ("Ruoio [o lista] reale ", 1630), Leabhar Gubbala ("Lista delle invasioni ", 1631), Annala Riaghachta Eireann ("Annali del Regno d'Irlanda ", 1636), e Martyrulagium Hibernine (1636). Degli Annali la migliore edizione è quella di John O'Donovan (Dublino 1851 ).

Bibl.: D. Hede, in Cath. Euc., VI, Nuova York 1909, p. 163 sg., e nella sua Literary history of Ireland, Londra 1899, pp. 573-80; Hurter, III, coll. 1113-14. Enrico G. Rope
O' CONNEL, Daniele. - Statista, n. a Carhen il 6 ag. 1775 , m. a Genova il 15 maggio 1847. Conseguita in Inghilterra la laurea in giurisprudenza, nel 1798 iniziò la carriera forense.

Solo da pochi anni era stato concesso agli avvocati cattolici di poter patrocinare presso i tribunali britannici, ed egli se ne avvalse per assumere la difesa dei suoi correligionari in numerosi processi intentati ad agricoltori irlandesi che rifiutavano di corrispondere le decime di legge alla Chiesa anglicana, talché la sua attività legale si tramutò ben presto in una ardente opera di apostolato cattolico e di propaganda nazionalista. Allorché, in seguito alla insurrezione irlandese del 1798, il ministro Pitt fece proclamare nel 1800 l'Union Act tra Inghilterra ed Irlanda - con la conseguenza di sopprimere il Parlamento di Dublino e di ammettere cento deputati irlandesi alla Camera di Comuni e ventotto Pari di Irlanda a quella dei Lorda -, O'C. fu il più energico oppositore dell'infausto provvedimento, e alla revoca dell'Union Act consacró tutte le sue energie, in una battaglia che doveva durare tutta la sua vita. Contemporaneamente iniziò un'altra lotta altrettanto strenua: quella per ottenere la purificazione legale dei cattolici e dei protestanti - o, come allora si diceva, la « emancipazione» -; e qui, dopo ventinove anni di prodigiosa attività oratoria e politica, ebbe partita vinta: il Catholic Relief Bill, che reintegrava i cattolici in tutti i diritti civili e politici che eran loro negati, venne infatti promulgato nel 1829.

Frattanto $\mathrm{O}^{\prime} \mathrm{C}$. si adoperò su basi sociali a destare una coscienza nella gran massa dei contadini irlandesi, angariati da proprietari anglicani. Nacque così nel 1822 la Catholic Association, che il governo inglese più volte sciolse come sediziosa e $\mathrm{O}^{\prime} \mathrm{C}$. altrettante volte ricostituì con nomi diversi e immutato programma. Eletto deputato ai Comuni nel 1828, l'elezione venne contestato perché cattolico; ma dopo la promulgazione del Bill citato, venne trionfalmente eletto. Da quel giorno, sedette in permanenza nella Camera dei Comuni e vi combatté le più coraggiose battaglie in difesa della sua religione e della sua nazione.

Nel 1833 si accordò con il Partito liberale (patto di Lichfield House) per ridurre la misura delle decime a favore della Chiesa anglicana; creò nel 1836 la Ireland General Association, nel 1838 la Precursor Society, nel 1840 la Loyal National Repeal Association, la quale si proponeva la revoca dell'Union Act del 1800. Per diffonderla in ogni strato della popolazione, $\mathrm{O}^{\prime} \mathrm{C}$. introdusse l'uso dei cosiddetti Meetings monstres, imponenti adunate di popolo che si tenevano settimanalmente di paese in paese. Preoccupato, il governo di Londra ordinò che essi venissero interrotti e significò tale decisione all'O' C. il 7 ott. 1843 , alla vigilia di un meeting indetto a Clontarf. Egli obbedì, ma venne egualmente arrestato come ribelle e condannato, nel marzo 1844, a un anno di reclusione e anno sterline di multa, nonostante fosse deputato al Parlamento e sindaco di Dublino. Interposto appello presso la Camera Alta, egli stesso impugnò la validità della sentenza dinanzi ai Lords, con un discorso che è forse il più alto della sua carriera; e i Pari d'Inghilterra lo mandarono libero il 4 sett. 1844.

Il ritorno di $\mathrm{O}^{\prime} \mathrm{C}$. in Irlanda, dopo l'assoluzione, suscitò il tripudio nazionale; ma quel giorno di autentica apoteosi segnò anche l'inizio della sua decadenza politica, in quanto i più accesi nazionalisti lo accusarono di aver ceduto alle imposizioni del Governo, sia per aver disdetto il comizio di Clontarf, sia per aver accettato di discutere la sua condanna invece di lanciare il segnale della rivolta. Contro le associazioni fondate da $\mathrm{O}^{\prime} \mathrm{C}$. si costituì infatti la The young Ireland, a programma nettamente insurrezionale, che egli dovette sconfessare perché intendeva mantenere il moto di revisione contro l'Atto di Unione nella più rigorosa legalità.

Profondamente amareggiato da questa scissione - ufficialmente nel giugno 1846 - decise di compiere un viaggio a Roma per consigliarvisi con papa Pio IX: ma giunto a Genova, venne colto dalla morte, il 15 maggio 1847. Nel suo testamento lasciò scritto di legare l'anima al cielo, il corpo all'Irlanda e il cuore a Roma. La sua salma, cui vennero resi onori regali, riposa nel cimitero di Glassevin ed il suo cuore fu deposto a S. Agata dei Goti, sede, allora, del Seminario irlandese de Urbe.

Una ricca scelta dei suoi discorsi venne raccolta dal Cusack nel 1875, mentre il Fitzpatrick pubblicò gran parte del suo epistolario: The political and private Correspondance of D. O' C., Londra 1888.

Bibl.: studi : copiosissima è la bibl. di $\mathrm{O}^{\prime} \mathrm{C}$., considerato dagli Irlandesi il padre della patria; v. quella del figlio Giovanni : Life and speeches of D. O'C., 2 voll., Dublino 1846-47; e senz'altro quella di A. Zimmermann, D. O'C., der Befreier und seine politische Bedeutung für Irland und England, Paderborn 1909. Cf. anche il volume dell'O'Connor, Hist. of Ireland 1746-1214, Londra 1925. Cf. pure R. Clarke, The relations between O'C. and the Young Irelanders, in Irish hist. Stud., 3 (1942), p. 18 sgg.

Bruno U. Montini
OCTAVARIUM ROMANUM. - Libro liturgico della Chiesa romana, di uso facoltativo, che contiene le lezioni del secondo e terzo Notturno da leggersi durante i giorni delle ottave particolari delle feste dei patroni e dei titolari delle chiese.

Stabilite definitivamente da s. Pio V, con la pubblicazione del Breviario (1568) e del Messale (1570) riformato, le norme per la celebrazione delle ottave particolari dei patroni e dei titolari delle chiese, si fece sentire la deficienza di lezioni proprie per i giorni correnti di

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(ftd. Enc. Catt.)
Octavarium Romanum - Anteporta della ed. plantiniana con figurazioni simboliche del numero 8. Anversa, rex officina Plantiniana Balthasaris Moreti t. 1661 - Roma, esemplare della Biblioteca del collegio di S. Alfonso.
queste ottave, poiché nel corpo del Breviario tali lezioni mancano. Per ovviare a questo difetto, il noto liturgista Gavanto, consultore della S. Congregazione dei Riti, si mise al lavoro e compose una collezione di letture patri. stiche, distribuite appositamente per i giorni di queste ottave particolari. Nacque allora il dubbio se tale raccolta dovesse entrare direttamente nel Breviario, o formare un libro liturgico a parte. La S. Congregazione venne nella determinazione di pubblicare un libro separato dal Breviario, e confermó questa deliberazione col decreto del 19 febbr. 1622, premesso al libro che ebbe il nome: O.R., uscito nel 1623 a Roma e quasi subito anche fuori in varie edizioni. Il Gavanto vi premise un'erudita introduzione, nella quale si trattiene lungamente sulla storia e sul significato delle ottave, introduzione rimasta nelle edizioni moderne. Le due ultime edizioni dell'O.R. sono quelle del Pustet, curate dalla stessa S. Congregazione dei Riti, nel 1882 e nel 1902, con ampia appendice.

L'O. R. non è strettamente obbligatorio, ma, a un dubbio propostole, la S. Congregazione dei Riti ha risposto che le lezioni mancanti per le ottave particolari a desumantur ex O. R. (Decr. auth. n. 2735; 8 ag. 1835).

Bibl.: Ph. Oppenheim, De libris liturgicis, Torino 1740. Giuseppe Löw
OCTOECHOS. - Libro liturgico del rito bizantino, che contiene le parti proprie dell'Uffizio divino per una serie di otto settimane consecutive, secondo la progressione degli otto toni musicali; serve per tutto l'anno liturgico, meno la Quaresima, il tempo pasquale e le feste maggiori. Non esiste uno studio sulla storia dell'O.; si attribuisce l'ordinamento del libro a s. Giovanni Damasceno, ma senza fondamento sufficente. E forse il libro liturgico più ricco
di contenuto dottrinale. Editio princeps, in greco, Venezia 1525 .

Bibl.: Krumbacher, p. 674; K. Weber, Die serbischbichenslavische Oktoccho-Handschrift Cod. slav. 46 der Wicuer Nationalbibliothek, Vienna s. d. (1936), con breve buona introduzione generale prima di una rassegna critica degli studi fatti sull'O. slave; H. J. W. Tillyard, The Hymns of the Octocchos, Copenhagen 1940, dà il canto medievale in trascrizione moderna.

Alfonso Raca
ODDONE di Cambrai, beato. - Teologo e vescovo benedettino, n. a Orléans verso la metà del sec. xI, m. nel monastero di Anchin, presso Douai, il 19 giugno 1113 . Scolastico di Toul e poi di Tournai (ro87), attrasse una moltitudine di discepoli, cui insegnava il realismo esagerato combattendo come eretico il nominalismo. Ritiratosi con alcuni discepoli nei dintorni di Tournai (ro92), fece risorgere dalle rovine l'antico monastero di S. Martino, dove visse come chierico regolare: nel 1095 accettò la Regola di s. Benedetto con le osservanze cluniacensi e divenne abate. Eletto, nel i105, vescovo di Cambrai, in sostituzione di Gauchero, deposto nel Concilio di Clermont (ro93), non poté sloggiare l'intruso che nel 1106. Guastatosi con Enrico V, si stabilì ad Anchin, da dove governava la diocesi.

I suoi scritti filosofici: Sophistes; Liber complexionum; De re et ente sono perduti. Opere teologiche: l'Expositio in canonem Missoe, è importante per la teologia eucaristica (reale presenza, ecc.); nel De peccato originali, dopo aver affermato che tale peccato è più una privatio iustitiae debitae che una realtà, ne illustra la trasmissione facendo leva sul suo realismo esagerato (che chiama doctrina orthodoxorum) : l'universale è una realtà che esiste intera nei singoli individui; in Adamo era tutta la
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(ftd. Enc. Catt.)
Octocchos - Edizione cinquecentina (s. lungo né data di stampa). Carta IV ${ }^{2}$ con l'incipit e illustrazioni di fatti della vita di Cristo. Exemplare conservato nella Biblioteca Vaticana.

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In alto: INDIGENI CHE SI RECANO ALLA MESSA, in una cappella di legno, costruita nella boscaglia Villaggio delle Isole Salomone. In basso: ABITAZIONI DEI NASIOI, costruite su impalcature per difendersi dalle belve. La pianta circondata da traliccio, a destra, segna il luogo di cremazione di un cadavere, che verrà tagliata alla fine dei riti funebri, dopo anni - Isole Salomone.

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FRONTESPIZIO della Bibliotheca cluniacensis. Parigi 1614: vi sono raffigurati i grandi abati di Cluny: Oddone, Maiolo, Odilone, Ugo e Pietro il Venerabile - Esemplare della Biblioteca Vaticana.

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natura umana che si dilata in particolarità individuali nelle singole creature (PL 140, 1091). Questo trattato è un saggio delle prime applicazioni della filosofia al dogma, súbito dopo l'infausto tentativo di Berengario di Tours (v.).

Con la Disputatio contra Iudneum de adventu Christi Filii Dei, O. vuol convincere, con la sola logica, l'avversario, prospettando una teoria della Redenzione imperniata sul sacrificio. Nei trattatello De blasphemia in Spiritum Sanctum dimostra che tale peccato consiste nell'impenitenza finale. Nel De canonis Evangeliorum applica i principi di Eusebio di Cesarea per trovare il mutuo rapporto dei Vangeli.

Queste opere ebbero varie edizioni, l'ultima in PL 140, 1053-1160, ove è pubblicata anche un'omelia intorno al Villicus iniquitatis, sulla cui autenticità si sono avanzati dubbi. Altre omelie sono perdute.

Bibl.: Herimomus, Liber de restauratione monasterii S. Martini Tornocensis: PL 180, 41-43; meglio MGH, Scriptores, XIV, p. 274 sgg.; Amand du Chassal, Epistula de vita et moribus Odonis: PL 140, 1128-32; meglio MGH, Scriptores, XV, pp. 942-45; F. Labia, Le b. Odon, evéque de Cambrai, sua école à Tournai, sua réatione et l'application qu' il en fait au dogme du pâché original, in Revue catholique de Louvain, 14 (1836), pp. 445-60, 519-25, 574-89; Hurtor, II, coll. 73-74; C. Derrine, Odon de Tournai et le crise du cénobitisme au XIX siecle, in Revue du moyen âge latine, 4 (1948), pp. 137-54. Antonio Piolanti
ODDONE di Cluny, santo. - Secondo abate di Cluny nell'878-79, da una nobile famiglia del Maine, m. a St-Julien de Tours il 18 nov. 942. Ammesso nell'898 fra i Canonici di S. Martino di Tours, si distingue per la sua intelligenza; ritiratosi nel monastero di Baume-les-Mexieux, segui a Cluny nel 910 il grande riformatore Bernone (v.) a cui succede nel 927 .

Con O., il movimento cluniacense s'ingrandi rapidamente, guadagnando i monasteri di Romainmoutier, di St-Géraud d'Aurillac, di St-Pierre di Tulle, di St-Sauveur di Sarlat, di St-Martial di Limoges, di St-Jean-d'Angely, di St-Allyre di Clermont e inoltre, fuori di Borgogna e d'Aquitania dove si era limitata l'influenza di Bernon, Fleury-sur-Loire, St-Pierre-le-Vif di Sens, St-Julien di Tours. L'Italia a sua volta entrò nell'arbita di Cluny. O. acquistò alla riforma i monasteri romani di S. Paolo, S. Lorenzo, S. Agnese, S. Maria sull'Aventino. La sua influenza si estese anche a Napoli, Salerno, S. Pietro di Pavia, S. Ella nella valle Suppentonice vicino a Nepi.

Non fu sempre senza difficoltà che il monaco errante propagò l'esatta osservanza benedettina. Fleury-surLoire osò resistorgli fin con le armi. Ma O. benefició di solidi appoggi fra i vescovi e i principi, particolarmente la famiglia reale di Borgogna, il re Rodolfo I, la duchessa Adelaide, il re Ludovico IV, i conti di Périgord e di Mâconuia, il duca Alfredo d'Aquitania, i re d'Italia, Ugo e Lotario, Alberico, principe dei romani.

Nel marzo 931, il papa Giovanni XI confermò ufficialmente a O. la missione di riformatore, accordandogli, mediante una rendita annuale di 10 soldi, la facoltà di aggregare monasteri a Cluny e di accogliervi temporaneamente i monaci attirati alla sua riforma. La stessa bolla sanzionò l'indipendenza cluniacense, la sottrasse da ogni autorità laicale e ecclesiastica, salvo quella della S. Sede, come già aveva stabilito la carta di donazione di Guglielmo il Pio (910). Il Papa gettava così le basi della Congregazione di Cluny, centralizzando alla maniera feudale un insieme di monasteri senza la protezione e la dominazione d'una abbazia-madre (Jaffé-Wattenbach, 3384: PL 132, 1055; privilegio rinnovato da Leone VII, JafféWattenbach, 3605 : PL 132, 1074).

Sebbene siano di redazione posteriore, gli Statuti cluniacensi (Ordo Cluniscensis) risentono dell'influenza di O., in particolare le tradizioni d'ospitalità e di carità, la discrezione negli esercizi di penitenza e la parte predominante accordata alla liturgia.

Mediatore e consigliere molto ascoltato da papi e da grandi, O. ristabili a più riprese la pace fra Alberico, padrone di Roma, e Ugo, re d'Italia (936, 938-39). Nel corso d'una simile missione a Roma, l'estate del 942, fu preso dalla malaria. Ma ebbe ancora forza sufficente
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(Int. Exc. Catt.) ODDONE DI CLUNY, santo - Incipit dei Collationum libri tres. Biblioteca Vaticana, cod. Reg. lat. 247, f. $2^{\circ}$ (sec. XI).
per raggiungere il monastero di St-Julien di Tours, dove si estinse nell'ottava di S. Martino. L'arcivescovo Teotolone lo seppellì nella cripta del monastero. Una traslazione solenne ebbe luogo nel 1407 per opera di Jean de Bernard, arcivescovo di Tours. Quanto alle reliquie, si suppone che siano state sottratte, almeno in parte, al vandalismo dei riformati e deposte nella collegiata di l'Isle-Jourdain (Gent). La santità dell'abate è attestata in un concilio romano da Gregorio VII. Festa il 19 nov., nell'Ordine di S. Benedetto il 29 apr.
L'opera letteraria d'O. è abbastanza considerevole. Moralista, egli lasciò, oltre qualche sermone, un compendio dai Moralia in Iob di s. Gregorio il Grande, opera impersonale. I Collationum libri tres offrono più interesse; l'autore ha messo in scritto e sviluppato le discussioni che ebbe con Turpione di Limoges, quando, candidato al sacerdozio ( $908-909$ ), lo mise a parte delle sue apprensioni davanti alle sue responsabilità future. Il quadro che egli traccia dell'epoca è piuttosto tetro. Della medesima ispirazione è l'Occupatio, vasto poema di 7 libri e di 7000 esametri. Si compone di considerazioni morali su qualche fatto saliente della storia sacra. Vi si nota l'esegesi allegorica. L'opera storica, ispirata da preoccupazioni agiografiche, comporta una vita di s. Geraldo, conte d'Aurillac, fondatore dell'abbazia di questo luogo, ed una breve biografia di s. Martino di Tours. Liturgista e musico reputato, O. è infine l'autore d'inni e di parecchie antifone in onore di s. Martino. Dei trattati musicali a lui attribuiti, la critica moderna non ha riconosciuto che un breve frammento, i tonora per ordinem. - Vedi tav. IV.

Bibl.: scritti : le opere sono state riunite nella Bibliotheca Cluniacensis di M. Marriot, Mâcon 1913, pp. 66-263 (ristampa); PL 133, 106-838; l'Occupatio è stata pubblicata per la prima volta da A. Swoboda, Lipsia 1900. Per le opere musicali e liturgiche, v. Revue du chant grégorien, La Tribune de St-Gervais, 8 (1902) pp. 121 127; 12 (1903-1904), pp. 211-14; 12 (1906-1907), pp. 65-73; Gregoriusblatt, 30 (1905), pp. 106-108. Fonti : la Vita di O. di Giovanni da Salerno è una fonte preziosa di informazioni; ed. : Mabillon,

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Acta Sanct. O. S. B., V, pp. 150-86; PL 133, 43-86; Bibliotheca Cluniacensis, pp. 13-56; Neues Archiv, 15 (1890), pp. 117-26. Ilmonaco Nalgod, nel sec. xir, rimaneggiò e condensò la Vita di Giovanni da Salerno, lasciando un testo più ordinato, più corretto e arricchito di cronologie; ed. : Mabillon, loc. cit., pp. 186199; PL loc. cit., 85-104. Cf. BHL, 6292-99. Letteratura: E. Sackur, Die Cluniacenerr, I, Halle 1894-94, pp. 36-120; II, pp. 330-38; Dom Du Bourg, St-Odan, Parigi 1905, letterario e divulgativo, cf. Anal. Bolland., 24 (1905), pp. 408-409; L. Kelner, Odo, der erste Cluniacensermagister, Deggendorf 1913; A. Fliche, La réforme gregorienne, I, Lovanio 1924, pp. 3947; A. M. Zimmermann, Kalendarium Benedictinum, III, Metten 1937, pp. 324-27; Fliche-Martin, Hist. de l'Eglise, VII, Parigi 1940, pp. 322-24; E. Ammann, s. v. in DThC, XI, coll. 937-39; G. Antonelli, L'opera di O. di Cluny in Italia, in Benedictina, 4 (1950), pp. 19-40; cf. anche la bibliografia della voce CLUNY.

Clemente Schmitt
ODDONE d'Ourscamp. - Teologo, detto anche Suessionensis essendo nato nella diocesi di Soissons, m. ca.il 1171. Fu magister dell'Università di Parigi, dove ebbe anche un canonicato prima di entrare nel monastero d'Ourscamp (diocesi di Noyon). Nel 1147 lo conobbe Eugenio III durante il suo viaggio in Francia.

Fu abate negli anni 1167-70. Chiamato a Roma da Alessandro III, venne creato vescovo di Tuscolo, nella cui fortezza ospitò il Papa. O. era stato discepolo non solo di Abelardo, ma anche di Anselmo di Leon, Giovanni di Tours e Pietro Lombardo. Fu in relazione con i suoi più celebri contemporanei, tra cui s. Tommaso di Canterbury e s. Hildegarda, che gli scrisse due lettere cimsate famose. Prese parte alla controversie del suo tempo e si schierò contro i nominalisti. Tra le sue opere sono celebri le Quaestiones, che forniscono un quadro esatto sul metodo d'insegnamento e in particolare sul sistema delle dispute quodlibetali.

Bibl.: J. B. Pitra, Analecta novissima spicilegii Salesmensis, II, Parigi 1888, pp. ix-xx; 1-187; M. Grabmann, Geschichte der scholastichen Methode, II, Friburgo in Br. 1911, pp. 25-27; A. Landgraf, Quelques collections de "Quaestiones" de la seconde moitié du XIIe siècle, in Recherches de théologie ancienne et médiévale, 6 (1934), pp. 371-93; 7 (1935), pp. 113-28; id., Einführung in die Geschichte der theologischen Literatur der Frühscholastik, Rausbona 1948, p. 116 e passim. Hermine Kühn-Steinhausen

ODERISI. - Miniatore, n. a Gubbio, ma attivo a Bologna ove i documenti lo indicano presente tra il 1268 e il 1271 .

Dante lo ricorda (Purg., XI, v. 79 sgg.) accennandovi come all'esponente dell'antica maniera di miniare già ai suoi giorni superata da quella di Franco. Tuttavia le ricerche condotte dagli studiosi per identificare, fra le miniature che nella seconda metà del Duecento vennero eseguite nelle Studio bolognese, quelle di O., non hanno finora condotto a risultati concreti.

Bibl.: P. d'Ancona, La miniature italienne, Parigi-Bruxelles 1925, p. 15 sgg.; F. Toesca, Storia dell'arte italiana, Torino 1927, pp. 1066 e 1134; G. Castelfranco, in Boll. d'arte, 8 (1928-99), pp. 529-55; L. Baer, s. v. in Thieme-Becker, XXV, p. 561 ; L. Filippini, O. da G., in Il comune di Bologna, 3 (1933), pp. 31-40. Emilio Lavagnino

ODERZO (Opitergium). - Antica diocesi del patriarcato di Aquileia, oggi in diocesi di Ceneda, ora denominata Vittorio Veneto. Città della Venezia Euganea, provincia di Treviso, a 16 m . sullivello del mare, sulla destra del fiume Monticano. Il comune ha una popolaz. di 17.000 ab., il capol. di 7000 : fiorentissima l'agricoltura e ricca la produzione di grano e bozzoli; una linea ferroviaria l'unisce a Treviso-Portogruaro.

Di origine preromana, O. si stabilí su un lieve ro piano quadrangolare, divenendo presto centro importante sul percorso della Via Postumia; nell'88 a. C. fu colonia romana e poi municipio appartenente alla tribù Papiria; verso il 44 a. C. fu riedificata da Cesare dopo la distruzione dei pompeiani (49). Nodo di strade vitale, durante l'epoca imperiale fu distrutta dai Quadi e Marcomanni ( 169 d. C.), sofferse gravi danni a causa delle invasioni barbariche, per cui nuclei cospicui d'abitanti, particolarmente durante il saccheggio di Attila e l'accupazione longobarda, trasferirono la loro residenza nelle lagune, dando origine ad Eraclea.

Il cristianesimo penetrò relativamente tardi, come negli altri centri della "Venetia et Histria"; con buona probabilità (epigrafe paleocristiana di Sabiniana, vescovo Epodio degli inizi del sec. v), era bene organizzato nella seconda metà del sec. iv, quando si costituí la sede vescovile, che, dopo Marciano, continuò fino al sec. vir.

Nel 667 Grimoaldo distrusse O. e ne divise il territorio tra il Friuli, Treviso e Ceneda. Da questo momento Ceneda, che era centro di ducato, divenne probabilmente sede vescovile, mentre O., dopo un periodo di abbandono, lentamente risorse per rifiorire nei tempi migliori della Repubblica Veneta.

Arte. - Il Museo civico, disposto in locali del Municipio, raccoglie monumenti e suppellettili d'epoca romana, un discreto medagliere del periodo imperiale, capitelli, colonne, esemplari di scultura funeraria con buoni ritratti; i tappeti di pavimenti musivi a bianco e nero, e particolarmente altri con scene di caccia (fine del sec. it d. C.), sono stupendi di vita e movimento, armoniosi di colore in una gamma vivida di gusto impressionistico. Altri musaici con resti di casa romana sono riapparsi recentemente (1951) ad opera dell'« Associazione amici di Opitergium», sodalizio che si propone di ricostruire la storia e la topografia dell'antica città con scavi sistematici. Del Rinascimento sono alcune case a portici, affrescate, che dànno ad O. un aspetto caratteristico, determinando nella piazza principale una zona pittoresca e monumentale. Il Duomo quattrocentesco, da poco ripristinato, con unica navata dall'ampio respiro spaziale e con zona sbsidale rialzata trifornice ed agile cupola, sorge su precedenti costruzioni paleocristiane e medievali, ha le pareti affrescate (sec. xv) e conserva un tappeto musivo romano con cornici a girali, rsimpicgato nel presbiterio, dipinti di Palma il Giovane, di Pomponio Amalteo (portelle dell'organo), del Bellunello (Madonna), bassorilievi con la Vergine su cattedra e in tabernacolo (arte veneta del sec. xiv della scuola di De Sanctis e con influssi pisani).

Bibl.: G. Mantovani, Museo apiteegino, Bergamo 1874; D. Visentin, Il duomo di O., ivi 1924; A. Maschietto, S. Ticiano, Oderzo 1932; id., S. Magno, ivi 1933; P. Paschini, Storia del Friuli, I, Udine 1934; id., Le origini della Chiesa di Ceneda, in Miscell. Mercati, V (Studi e testi, 126), Città del Vaticano 1946, pp. 145-59.

Paolo Lino Zovatto
ODESCALCHI, FAMIGLIA. - Originaria di Como. Se ne suppone capostipite un Giorgio, che viveva nel 1290. Molti suoi membri ebbero importanti cariche politiche nel milanese; poi, da quando BENE deTTO divenne papa Innocenzo XI (v.), la famiglia si stabilí a Roma. Ma Livio, figlio di Carlo fratello del Papa, non ebbe parte alcuna nel governo ed il Papa si contentò di elevare a ducato il possesso di Ceri ch'egli aveva acquistato.

In gr