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ma che trionfasse completamente sul papiro, il cui uso si perdette a poco a poco a partire dal sec. Iv. Senza dubbio si conoscerrano ancora, verso il sec. xI, rotoli e fogli di papiro della Cancelleria pontificia, ma bisognerà considerarli come eccezioni che dovevano la loro esistenza solo a un prezzo d'affezione per una materia ormai scarsa e divenuta rarissima.

E oggi accertato che i primi libri in p. furono preparati in forma di rotolo, benché non se ne conservi alcun esemplice classico (è noto che i rotoli furono molto in uso presso gli Ebrei, che li impiegarono per il loro libro sacro, la Tërāh). La loro lunghezza fu generalmente quella della pelle impiegata, ma ove necessario furono cuciti e confezionati rotoli più lunghi. Si usò anche la p. tinta in porpora nei primi tempi per coprire i rotoli di papiro, e fu certo questa la prima apparizione della legatura. Tuttavia la forma del rotolo doveva essere poco maneggevole e alquanto incomoda, se nel sec. II d. C. già si pensò di dare ai libri la forma stessa delle antiche tavolette cerate (da cui presero anche il nome di codices o caudices). I più antichi codici conservati su p. risalgono al sec. Iv o al III d. C.; quanto ai documenti membranacei, i più antichi che siano pervenuti sono del sec. vir. Tra i codici alcuni furono scritti a lettere d'oro o d'argento, e sono in parte giunti fino ad oggi, già dal sec. vi, come il famoso Codice argenteo degli Evangelì greci di Ulfila, a Uppsala, e, in Italia, il Codice purpureo della cattedrale di Rossano Calabro. Molti altri codici purpurei si conservano anche dei secc. viII, IX e X, specie del periodo carolino, in cui interi volumi furono scritti con inchiostri a più colori, azzurre, verde, violetto, giallo, il primo particolarmente per la coloritura delle iniziali, unitamente al rosso, che, nei più antichi codici membranacei, si trova specialmente nelle linee iniziali, nei titoli e nelle sottoscrizioni (colophon). Il rosso rimase poi per le iniziali, per i titoli e le didascalie dei capitoli e dei paragrafi (donde rubrica e rubricare) e talora per le annotazioni marginali, le segnature, i richiami, più largamente nei libri liturgici.

BibL.: E. Egger, Histoire du livre depuis ses origines jusqu'd nos jours, Parigi s. a., p. 16 sg. W. Wattenbach, Das Schrift-

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(da C. Bradford Welles, Royal Correspondance in the baticnistic Poriad, Nueva Haven 191, taxola contra p. 28)
Peruanio - Stelo con timpano, in cui sono prontu tre epistole di Antioce 1 a Melcegro, preposto alla satrapia dell'Ellocuente, relative alle concessioni fatte ad Aristolice di Asso (ca. 273 a. C.), rinvenuta a P. - Berlino, Museum für Völlkerkunde.
wesen im Mittelalter, $3^{\circ}$ ed., Lipsia 1896, pp. 113-29; Th. Birt, Kritik und Hermeneutih, nebst Abriiz des antiken Buchwesens (Handbuch der blass. Altertumswissenteh., 1, atl, Monaco 1913, pp. 280-83; C. Paoli, Programma scolastico di paleografia latina e diplomatica, II: Materie scrittorie e librarie, Firenze 1913, pp. 40-49. Renzo Frattarolo

## PERGAMO.

Nel Nuovo Testamento, P. è ricordata in Apoc. 1, 11 e 2, 12 (Пépyzjos) quale sede di una fiorente comunità cristiana, che aveva dato da tempo (ibid. 2, 13) a Cristo la testimonianza del martirio. Quello di Antipa (v.) non è, forse, che un caso illustre, preso a modello. L'evangelizzazione di P. poté avvenire per opera d'inviati di Paolo o per lo zelo spontaneo di convertiti durante la predicazione efesina di lui (54-57).

Ad Efeso convenivano per le Artemisie (v. Diana) forestieri di tutta l'Asia; per cui questa città si prestava a divenire un centro d'irradiazione cristiana. Indice dei rapidi progressi del Vangelo nella provincia sono i saluti delle "Chiese dell'Asia" già in I Cor. 16, 19. L'abitudine poi di Paolo d'investire i maggiori centri delle regioni da evangelizzare, l'avere egli inviato (Col. 1, 7; 4, 12 sg .) Epafra (v.) nelle città frigic di Colosse (v.), Laodices (v.), Gerapoli porta a credere che non abbia trascurato la celebre città della Misia. Allora, però, lo splendore di P. andava offuscandosi di fronte alla rivale Efeso (v.), divenuta effettivamente la più importante città della provincia e sede del proconsole. Forse per questo Efeso è nominata al primo posto tra le sette Chiese (Apoc. 1, 11), mentre P. viene terza, dopo Smirne.

Le prime conquiste cristiane a P. poterono avvenire, come altrove, tra i Giudei (una comunità giudaica a P. è attestata da Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., XIV, 10, 22); ma l'elemento etnico-cristiano dovette presto divenire prevalente, come si può arguire anche delle caratteristiche di quei nicolaiti (v.), che sono uno scandalo per la comunità, paragonabile a quello suscitato da Balaam ai danni d'Israele: idolatria e fornicazione (Apoc. 2, 14 sg.).

Tutta la lettera indirizzata alla Chiesa di P. s'inquadra bene in tale ambiente. Al potere imperiale, ivi divinizzato, viene opposto il potere di Cristo; allo ius gladii del rappresentante di Roma, che perseguitava la Chiesa, la spada a doppio taglio di Cristo (ibid. 2, 12). Che P. potesse considerarsi come "trono di Satana" e il luogo ove Satana abita (ibid. 2, 13) si spiega per le svariate manifestazioni idolatriche che si svolgevano nei molti templi disseminati sui fianchi dell'Acropoli e nella città bassa.

L'Acropoli stessa somiglia a un colossale trono che s'innalza tra gli avvallamenti del Cezio e del Selino. Ma soprattutto era famoso l'altare di Giove. Il culto di Asclepio, con l'emblema del serpente, può aver evocato Gen. 3, 1 (cf. Apoc. 12, 9; 20, 2).

Caio (o Gaio [v.]), al quale è indirizzata la III Epistola di Giovanni, sarebbe stato vescovo di P., secondo le Cost. apost. (VII, 46: PG 1, 1033).

Bibl.: V. Chapot, La procione romaine proconsulaire d'Asie, Parigi 1904, pp. 507-32 (passim); W. M. Ramsay, The letters to the seven Churches, Londra 1904, pp. 281-315; id., Pergamus or Pergamon, in Dict. of the Bible, III, pp. 749-52; L. Filiton, Pergame, V, in DB, coll. 134-40; E-B. Allo, L'Apocalypse, Parigi 1921, pp. 27-30, cf. p. 16; V. Schultze, Altchristliche Städte und Landschaften, II, Gütersloh 1926, pp. 20-49; M. Kiddle, The revelation of st. John, Londra 1940, ristampa 1946, pp. 29-35. Teodoraio da Castel San Pietro

PERGE (Пépyc, Perga). - Città della Panfilia, di cui sussistono rovine presso Murtana, tra i fiumi Cestros (Ak Su) e il Cataractos.

Abitata da coloni venuti dall'Argolide, P. appare per la prima volta in testi letterari del sec. iv a. C. Passò sotto i Seleucidi nel 218 a. C. e nel 188 a. C. si arrese a Manlio Vulso, entrando a far parte del Regno di Pergamo. Verre saccheggiò il tempio di Artemide nell'80-79 a. C. (Cicerone, Verr., II, 1, 34 e 4, 71). Sotto l'imperatore Tacito (275-76 d. C.) divenne capitale della Pamphilia secunda.
P. fu un centro cristiano antichissimo dell'Asia Minore; vi si fermò due volte s. Paolo nel suo primo viaggio (Act. 13, 13; 14, 25) e divenne capitale della provincia ecclesiastica della Panfilia. Nel 251 vi furono martirizzati i ss. Nestore e Tribinius, ricordati nel Martirologio geronimiano al 25 febbr. e dai Greci al 27 e al 28 febbr. Se ne hanno gli atti in greco e in latino (P. Franchi de' Cavalieri, in Note agiografiche, fasc. III [Studi e testi, 22], Roma 1901, pp. 115-17; BHL, 6068). Dalle firme apposte nei concili i vescovi di P. conosciuti sono: Epidauros nel 314, Callibles 3 Callinicus nel 325, Berinianos nel 431, Epifanio nel 449, Eulogio nel 553 e Giovanni II nell'869.

Bibl.: K. von Lünckoronsky, Städte Pamphyliens u. Pisiaiens, I, Vienna 1890 ; p. 83 sgg.; K. J. Belsch, Griechische Geschichte, I, i, Strasbourgo 1893, p. 137 sgg.; W. Ruge, v. v. in Pauly-Wisnows, XIX, pp. 694-704, materiale epigrafico; pp. 694-96 e 698-99; E. Robert, in Revue des études antien., 36 (1934), p. 526; W. Ramsay, Cities and Pictogriscs of Phrsgia, I, Oxford 1895; A. Harnack, Mission u. Ausbreitung, $4^{2}$ ed., pp. 485, 623, 733; R. Partheni e E. Romenelli, Moutum. antichi dei Lincei, 23 (1914), p. 48 sgg. Cirillo Vogel

PERGMAYR, JOSEPH. - Gesuita, predicatore e missionario, n. a Häblkofen (diocesi di Ratisbona) il 4 febbr. 1713, m. a Monaco il 23 marzo 1765.

Entrato nella Compagnia di Gesù il 7 sett. 1733, fu professore di umanità e retorica e rinomato predicatore
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(da W. H. Schuchardt, Die Weisist des grauen Fructus von Pergamon, Breitmo-Lipsia 1615, tav. 1 spp.)
Peruanio - Veduta della collina di P., con i ruderi del grande altare dell'Acropoli.

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a Monaco. Dopo la sua morte vennero pubblicate le sue istruzioni spirituali, sulla base di scritti conservati da religiose che l'avevano ascoltato, specialmente dalle Visitantine, delle quali era stato direttore spirituale per 12 anni : Gründliche Ertwigungen ewiger Wahrheiten (Augusta 1778). Il grande successo ottenuto da quest'opera fu causa che si pubblicassero presto vari altri scritti, ugualmente ben accolti, fra cui: Geistliche Grundsätze und verschiedene Unterrichten, welche in und ausser den gewöhnlichen Exercitien... gebrancht werden köunen (ivi 1778);
e Drei Schritten zur wahren und volhommenen Liebe Gottes (ivi 1778 ), l'opera sua più famosa e più diffusa. Tutte, del resto, ebbero molte edizioni e versioni anche moderne. Compose anche una vita del p. F. Jenningen (Ingolstadt 1763) e di s. Francesca Giov. Frémiot di Chantal (Monaco 1768 ).

Bibl.: Sommervogel, VI, pp. 227-32; D. Dühr. Geschichte der feuriten in den Ländern deutscher Zunge. IV, it, Monaco-Rotabana 1928, pp. 125-26.

Ignazio Iparraguire
PERGOLA,
DIOCESI di: v. CAGLI E PERGOLA, diOCESI di.
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PERGOLESI, Giovanni Battista. - Musicista, n. il 4 genn. 1710 a Jesi, m. a Pozzuoli il 16 o 17 marzo 1736. Dopo aver appreso nella sua città le prime nozioni di musica, nel 1726, grazie all'aiuto del marchese Pianetti, studiò nel Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo a Napoli.

Tra le prime sue opere: l'oratorio La morte di s. Giuseppe e il primo Salve Regina in do minore, per soprano, con accompagnamento di quartetto e cembalo (1730), a cui segui l'altro oratorio La conversione di s. Guglielmo di Aquitonia, cantato nell'estate del 1731 nel chiasto di S. Agnello Maggiore a Napoli, in cui la personalità pergolesiana trova una efficacia espressiva già tutta propria nella pittura dei caratteri e nella verità degli accenti drammatici dei singoli personaggi. Dal 1731, con la Salustia, iniziò quella sua gloriosa attività teatrale che culminò nella Serica padrona (1733), gemma dell'opera buffa. Il 20 maggio 1734 faceva eseguire in Roma (S. Lorenzo in Lucina) una sua messa per la festa di s. Giovanni Nepomuceno. A Napoli terminò e diresse alcune altre opere e quindi fu di nuovo a Roma, dove l'insuccesso dell' Olimpiade (suo capolavoro tra le opere serie, 1735) lo addolorò profondamente. Tornato a Napoli, fu nominato organista della Cappella reale, ma la tisi ormai lo minava; diresse ancora la rappresentazione del Flaminio (1735) e si ritirò presso i Francescani a Pozzuoli, dove scrisse il famoso Stabat e dove spirò in povertà e solitudine. Si è voluto da taluni vedere nella musica da chiesa pergolesiana, specie nei mottetti, un freddo, sciatto ed ibrido manierismo, ma il Fellerer (Der Palestrinasitil und seine Bedeutung in der wokalen Kirchenmusik des 18. Jahrh., Augusta 1929) lumeggia con la saggezza del ricercatore la tecnica compositiva del P., che mette in una luce singolare nella storia dell'imitazione palestriniana. La produzione sacra, unita alla musica da camera e strumentale, non dà un $P$. minore, ma un $P$. che, pur esperto contrappuntista, sa rifuggire dagli schemi del convenzionalismo e dalle consuetudini stilistiche del tempo per attingere alle grandiosità sonore della vo-
calità palestrintana palpiti di intima e fervida religiosità.

Emergono fra le numerose opere sacre dopo gli oratori (se ne ricordi un terzo, Per la nascita del Redentore, la cui partitura é oggi irreperibile), le Messe, i Salve Regina, lo Stabat. Delle quattro Messe, in re maggior, a 4 voci con strumenti e organo, in re maggiore a 10 voci e 2 cori con strumenti e organo, in fa maggiore a 5 voci con strumenti e in fa maggior: a 10 voci e 2 cori con accompagnamento di 2 orchestre e organo, quella che più piacque per la grazia patetica della mulodia e la magnifica grandiosita delle linee, e che fu replicata per anni nella festa della Nativita della Vergine, e la Messa in fa maggiore, composta forse a Roma nel 1734. l'ro 14 Salve Regina, quello in fa minore raggiunge sublimita d'arte veramente notevoli, si che il Della Corte (v. bibl.) lo affianca, con lo Stabat, alle cantate ed ai Geistliche Lieder bachiani, per la soave tenerezza degli accenti che sgorgano dall'anima invocante il Salvatore. A completare il quadro della vasto opera pergolesiana vanno citati salmi, magnificat, antifone, responsori, mottetti, cantate, arie da camera, sonate, sinfonie, concerti, nonché opere didattiche, quali i Solfezgi a 2 e 3 voci, che si conservano autografi al Conservatorio di Napoli, e il Solfaggio con accompagnamento di pianoforte, esercizi per cembalo ecc.

Bibl.: D. Villaresa, Lettera biografica intorno alla patria e alla vita di G. B. P., Napoli 1831; G. Annabaldi, Il P. in Pozzuoli, Jesi 1890; E. Faustini-Fasini, G. B. P. attraverso i suoi biografi e le sue opere, Milano 1000; S. Di Giovanni, Il Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo, Palermo 1938; G. Radicioni, P., Milano 1932; A. Della Corte. P., Torino 1936. Luisa Cervelli

PERICOLI, Paolo. - Avvocato, pioniere dell'Azione Cattolica, n. a Roma il 14 marzo 1859, m. ivi il 19 genn. 1943. Di nobile famiglia romana, devota alla S. Sede, ancora giovanetto si diede all'insegnamento del catechismo e alla diffusione della buona stampa attraverso le biblioteche circolanti dell'Associazione primaria S. Carlo. Nel 1883 fu segretario del primo Circolo universitario cattolico romano. Contemporaneamente lavorava nel Circolo di S. Pietro, ove istituì l'Opera della diffusione dei Vangeli e l'Opera dell'assistenza religiosa e civile dell'Agro romano, e nella Gioventù Cattolica Italiana di cui fu presidente generale dal 1900 al 1922.

Sotto la sua guida si ebbe una fioritura di associazioni (da 200 a 4500 ) e di attività : un comitato di soccorso per il terremoto salubro-siculo del 1908 e quello della Marsica nel 1914; una raccolta di fondi di assistenza ai soldati, bibliotechine da campo, l'assistenza ai cappellani e ai feriti, la sottoscrizione per i profughi di Caporetto e la fondazione dell'Unione Nazionale Reduci durante e dopo la prima guerra mondiale; la fondazione della Federazione Associazioni Sportive Cattoliche Italiane e dell'Associazione Scoutistica Cattolica Italiana, il Congresso Internazionale della Gioventù Cattolica nel 1921. Quando Pio X volle riorganizzare l'Azione Cattolica Italiana lo chiamò a far parte del triumvirato insieme a G. Toniolo e Medolago Albani, con l'incarico speciale di costituire l'Unione Elettorale Cattolica Italiana. Pio XI

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lo proclamò benemerito della patria e della religione, della gloria di Dio e della S. Sede...n. Ritornato presidente del Circolo di S. Pietro, riprese la sua altività benefica e la morte le colse mentre moltiplicava le opere di assistenza alla popolazione civile e ai combattenti durante la seconda guerra mondiale. Oltre l'attività di Azione Cattolica, eserciti l'avvocatura, fu consigliere generale e presidente del Tribunale di I istanza nello Stato della Città del Vaticano, cameriere d'onore di Spada e Cappa di numero di S. Santità. Per le sue benemerenze fu insignito di numerose e alte onorificenze decorazioni pontificie, italiane ed estere.

Bibl.: anon.. Necrologio, in L'osservatore romano, 21 genn. 1943: anon., Necrologio in Civ. Catt., 1943. 1. pp. 192-93. Augusto Moreschini

PERICOLO DI MORTE : v. articolo di morte e i singoli sacranenti.

PERICULUM ANIMAE ET SCANDALI.-Secondo il comune significato teologico è (cann. 1131 § 1, 1935 § 2) la possibilità che un atto esteriore fornisca al prossimo l'occasione di una colpa e di una rovina spirituale. Questo atto è la prima condizione richiesta perché si ravvisi lo scandalo, e può essere costituito da parole, da gesti, o da una omissione, anche semplicemente verbale: "convenienter dicitur quod dictum vel factum minus rectum praebens occasionem ruinae sit scandalum" (Sum. Theol., q. 43, a. 1).

Vi è dunque scandalo ogni volta che è prevedibile, con una certa probabilità, che una omissione od un'azione minus recta, verificatosi in pubblico, possa spingere il prossimo, che ne è stato testimone, ad una colpa, che altrimenti non avrebbe commesso. Lo scandalo è attivo e passivo : il primo si concreta nell'atto esteriore che occassiona una colpa, il secondo in colui che ne è testimone. Se si tiene poi conto dell'intenzione che lo ha provocato può essere diretto od indiretto. L'uno si ha quando l'autore dell'azione vuole direttamente e con volontà espressa fornire all'altro l'occasione del peccato per mezzo della persuasione o del consiglio, ovvero per mezzo del cattivo esempio pienamente deliberato; il secondo, e cioè l'indiretto, è possibile in molteplici circostanze, e praticamente ogni volta che un atto per sé indifferente o che ha l'apparenza del male rischia pubblicamente di spingere altri alla colpa (p. es. : abbandono della fede o delle pratiche religiose). Lo scandalo passivo è il peccato del prossimo : è un peccato occasionato e si trova in rapporto allo scandalo attivo come l'effetto alla causa. Evidentemente varia secondo la qualità dei soggetti e le circostanze dello scandalo. Se questo è stato pubblico, altrettanto pubblica deve essere la riparazione. Così colui che ha convinto altri ad accettare false dottrine in materia di fede o di morale, è obbligato a ritrattare i suoi errori pubblicamente; chi ha vissuto notoriamente in concubinato deve rinunciare alla relazione peccaminosa con l'accostarsi pubblicamente ai Sacramenti. Proprio per evitare la possibilità dello scandalo la Chiesa ha istituito forme speciali di celebrazione del Matrimonio, quale il cosiddetto "Matrimonio di coscienza" (v.) e determinate leggi per la convalidazione.

Bibl.: L. Ferraris, Scandalum in Biblioth. canon., VII. Roma pp. 10-20; N. Jung, Scandale, in DThC, XIV, coll. 1246-54; V. Del Giudice, Nazioni di diritto canonico, $9^{2}$ ed., Milano 1949. pp. 154-64. Giuseppe Spinelli

PÉRIER, Casimir-Pierre. - Uomo politico francese, n. I'11 ott. 1777 a Grenoble, m. il 18 maggio 1832 a Parigi. Deputato dal 1817 fino alla sua morte e presidente della Camera nel 1830.

Presidente del Consiglio e ministro degli Interni il 15 marzo 1831, segui una politica di energica repressione di ogni tentativo rivoluzionario e si preffese con l'estero la conservazione dello statu quo. Con il non intervento negli affari d'Italia deluse i rivoluzionari italiani, che nelle legazioni e nel Ducato di Modena erano insorti sperando nell'intervento francese, ma ammonì chiaramente l'Austria a non influire con le armi sugli avvenimenti. Il Matternich, tuttavia, fece occupare Modena e le legazioni dalle proprie truppe e soffocò ogni tentativo di attuare nella penisola ordinamenti liberali o almeno
riforme. Il P., deciso a non permettere un predominio austriaco nella penisola, fece occupare Ancona nel febbr. 1832 da forze francesi. Fu un notevole successo della pulitica francese ma anche una violenza contro il governo pontificio, che però ristabilì nella penisola un equilibrio franco austriaco. Poiché l'evacuazione di Ancona era subordinata alla partenza delle truppe austriache da Bologna, i Francesi lasciarono la città appena nel dic. 1838. P. morì, nel pieno della sua politica, vittima del colera.

Bibl.: C. de Rémusat-Montalivet, C. P., Parigi 1874; A. Ro-bert-E. Bourloton-G. Couigny, Dict. des parlementaires français, IV. Parigi 1891, pp. 384-86. Sulla occupazione d'Ancona v.: C. Vidal, Louis-Philippe. Metternich et la crise italienne de 1-31-32, Parigi 1931, soprattutto p. 202 sgg. Silvio Furlani

PÉRIER, Gilberte. - Sorella maggiore di B. Pascal, n. a Clermont nel 1620, m. a Parigi nel 1687.

Andò sposa nel 1641 a un magistrato di Clermont, Florin Pèrier; ne ebbe l'anno seguente la figlia Marguerite, protagonista del famoso miracolo della S. Spina (1656), largamente discusso nelle polemiche pro e contro Port-Royal. Nel 1646 raggiunse la famiglia paterna a Rouen, e vi si imbevve talmente di spiritualismo giansenistico da ritirarsi in una vera e propria clausura domestica, separandosi, con il suo consenso, dal marito. Assisei il fratello fino alla morte (1662) e rese poi testimonianza della propria devozione a lui, scrivendone la vita (pubblicata con alterazioni nel 1686), insieme a molte, frammentarie memorie sulla propria famiglia.

Bibl.: M. Perroux, G. P., Parigi 1950. Enzo Bottasso
PÉRIGUEUX, diOCESI di. - Città e diocesi, capoluogo di prefettura del dipartimento della Dordogne, nella Francia sud-occidentale. La città è situata in una valle sulla riva destra dell'Isle. La diocesi si estende per 9182 kmq . con una popolazione di 386.000 ab. dei quali 381.000 cattolici, distribuiti in 336 parrocchie servite da 334 sacerdoti diocesani e 25 regolari; ha : seminario maggiore e 2 minori.
P. è l'antica "Vesunna Petrocoriorum"; di un tempio dedicato a Tutela Vesunna resta ancora la cella detta oggi "Tour de Veson". La città ebbe molto a soffrire dalle invasioni dei Vandali, dei Visigoti, dei Franchi, dei Saraceni e dei Normanni. Poi vi si affermò l'autorità dei vescovi e dei conti di Périgord. Nel 1356 vi si stabilirono gli Inglesi; i calvinisti l'occuparono dal 1575 al 1581, devastandone le chiese. Il cristianesimo doveva esservi affermato già nel Iv. sec. perché Sulpicio Severo attesta che nel 361 venne deposto per eresia il suo vescovo di nome Paterno. La tradizione fa s. Fronto primo vescovo di P. A lui avrebbero succeduto Aniano e Pegasio, citato da Gregorio di Tours (Historia Francorum, II, 13). Sidonio Apollinare scrive che, al tempo del re Enrico, P. era priva di pastore (Ep., VIII, 6). Ai Concili di Agde ( 5061 e di Orléans ( 511 e 533) fu presente il vescovo Cionopio, il cui epitaffio fu dettato da Venanzio Fortunato (418). Poi figurano ai Concili di Mâcon nel 586 Carterio e nel 590 Saffario; mentre al Concilio di Parigi del 614 si trova Aggo; Ermenomaris si trovò a Bordeaux nel 673-75. Quanto a s. Fronto, s. Gangerico di Cambrai attesta di aver visitato il sepolcro del confessore in una chiesa (Anal. Bollund., 7 [1888], p. 394). Rabano Mauro nel suo Marrirologio lo indica come vescovo. Giovanni XXII il 13 genn. 1318 dismembrò la diocesi, togliendone 210 parrocchie per elevare a sede vescovile l'abbazia benedettina del S.mo Salvatore di Sarlat (oggi sottoprefettura), fondata nel sec. viII sotto il patronato di s. Sacerdos o Serdot (vescovo di Limoges), come ancora oggi si chiama la chiesa, cattedrale dal 1317 fino alla soppressione della diocesi nel 1790. Dell'edificio romanico del sec. XII resta la torre della facciata col suo portico; le cinque statue nel portale furono mutilate; il resto fu infatto nei secc. XVI e xvir. L'interno è ad una sola navata con cattedra del sec. XVII. Con il Concordato del 1801 le diocesi di P. e Sarlat furono unite a quella di Angoulême; la diocesi di P. venne ristabilita nel 1821. La chiesa di P. è l'unica in Francia che celebra al 28 genn. la festa di Carlomagno. Vescovi di P. in epoca più recente furono Raimondo V,

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(da M. Hards, Inventaire sommaire des archives comunales polirisures à 1186 , Périgucux 1601, nov. contre p. 2)
PÉrIGUEUY, BIOCESI di - Palazzo comunale di P. in un disegno del 1646 , conservato nell'Archivio comunale della città.
cardinale di Pons (1220-23); Elia de Bourdeilles (1447-68), poi cardinale e beato; Claudio de Longwy, cardinale di Givry (1540-47), e Gousset (1836-40), poi cardinale arcivescovo di Reims. Di P. furono il poeta latino Paolino di P., il teologo card. de Talleyrand-Périgord (1301-64).

La chiesa di S. Stefano, o de la Cité, costruita nel sec. xir, fu la Cattedrale fino al 1669 . In origine ebbe quattro cupole e un campanile, ma tutto fu rovinato dai calvinisti nel 1575 ; restano due cupole, di cui l'occidentale è anteriore al 1120 , mentre l'orientale è del 1150 ca. Nell'interno il Battistero è sotto un tabernacolo romanico del 1160 ca.; ivi è la tomba del vescovo Giovanni d'Asside (1160-69), più oltre l'epitafio del vescovo P. de Minet (1182); nel coro a destra è incisa la tavola pasquale a cominciare dal 1163 . Fu restaurata tra il 1852 e il 1901. Un chiostro, oggi distrutto, portava al Palazzo vescovile (1378), contenente la Cappella eretta nel 1521 dal vescovo Guido di Castelnau (1511-23); alcuni resti del Palazzo sono sotto il convento di S. Marta. Nel 1669 la cattedrale di P. fu trasferita nella chiesa di S. Fronto già consacrata quale abbaziale nel 1407 da Aimone di Borbone arcivescovo di Bourges; era a croce latina e a tre navate. Il Museo di Périgord è in un edificio costruito nel 1904 sul luogo del convento degli Agostiniani, di cui resta la Cappella. Contiene collezioni preistoriche, una raccolta epigrafica, una collezione archeologica con statue, ara taurobolica, cippi funerari, sarcofagi, tra cui uno cristiano del sec. vi rinvenuto a Bourg-sur-Gironde, altari e pietre tombali medievali e un museo di pittura. L'abbazia di Chancelade fondata nel 1128, con chiesa del sec. xir, restaurata nei secc. xiv, xvi e xvir. Nel 1115 i Cistercensi fondarono il monastero di Cadouin, consacrato nel 1154. Fin dal

1140 era stata istituita una confraternita in onore d'una reliquia detta del S. Sudario riportato dalla prima Crociata da un Pierre Raoul o Gérard del Périgord (J. Mayjonade, Le St. Suaire de Cadouin, Parigi 1905). Ma l'autorità ecclesiastica ha riconosciuto che la reliquia non è autentica; si tratta di un prezioso tessuto con iscrizione in caratteri cufici della fine del sec. xI e inizio xir.

Bibl.: L. Duchesne, Postes épiscopaux de l'ancienne Gaule. $2^{2}$ ed., II, Parigi 1910, pp. 87-88, 130-34; R. Vilhoper, Hist. de la ville ac P., Périgueux 1908; A. Jarry, Le siége pontif. de P. Sariot, ivi 1916; J. Roux, La basilique de St Prout des origines à 1563, ivi 1920; L. Entregues, Notre Dame de Périgord, ivi 1930; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1948, Parigi 1948, pp. 377, 691-93, 1079-80; dal 1874 il Bull. de la Société hist. et archéol. du Périgord; Cottincau, II, coll. 2250-51. Enrico Joni

PÉrIN, Charles-Henry-Xavier. - Economista, n. a Mons (Belgio) il 29 ag. 1815, m. a Ghlin, presso Mons, il 4 apr. 1905. Dopo aver esercitato l'avvocatura, ricoprì dal 1844 al 1881 la cattedra di economia nell'Università cattolica di Lovanio, inaugurata dieci anni prima dal de Coux. Partecipò attivamente ai congressi dei giureconsulti cattolici e fu il primo economista cattolico.

Dell'economia classica hiberale accettò l'apporto di libertà, ma ne combatté l'utiltarismo individualistico; lottò contro la sorgente scuola socialista, temendone il potere assorbitore della personalità umana e sostenne che il progresso sociale doveva fondarsi sulle "libere associazioni popolari" e nella "tutela delle classi superiori mercé un intelligente e caritatevole patronato". Il cardine dell'evoluzione era "la virtù divina, storicamente indefettibile del Vangelo e della Chiesa ". Ma di fronte alla Rerum novarum caddero le sue riserve e diffidenze verso la democrazia : mentre nel 1890 ancora proclamava "ni libéraux, ni socialistes", nel suo ultimo libro Premiers principes d'économie politique (1896) faceva eco agli insegnamenti leoniani scrivendo: "noi domandiamo la soluzione della questione operaia... a tutte le forze che ci offre l'organismo sociale, alla libertà e ai poteri pubblici... Se si è socialisti solo perché si reprime la libertà del male e si proteggono con i regolamenti legali i deboli contro l'ingiustizia dei più forti, i cattolici sono dei socialisti..." (p. 40). Del programma democratico-cristiano egli fu autore e maestro dalle premesse alle riforme sociali a lunga scadenza e fu non meno convinto propugnatore delle riforme sociali a breve scadenza.

Le sue opere principali sono: Les économistes, les socialistes et le christianisme (Parigi 1849); De la richeste dans les sociétés chrétiennes (ivi 1861, '68, '82); Les lois de la société chrétienne (ivi 1875-76); Le socialisme chrétien (ivi 1879); Les doctrines économiques depuis un siècle (ivi 1880); Mélanges de politique et d'économie (ivi 1885); L'Etat et l'Eglise dans la société internationale (Rapport au Congrès de Reims), in Revue catholique des institutions et du droit, 20 (1883), pp. 48-57; Du droit de propriété des personnes civiles, ibid., $2^{\mathrm{a}}$ serie, 3 (1889), pp. 313-22; Ni libéraux, ni socialistes (lettre), ibid., $2^{\mathrm{a}}$ serie, 5 (1890), pp. 463-70; L'ordre international (Parigi 1888); L'économie politique d'après l'encyclique (ivi 1891); Premiers principes d'économie politique (ivi 1896).

Biel.: G. Toniolo, E. C. P., in Riv. intern. di scienze sociali, 27 (1905), pp. 634-37; A. M. Ratti, s. v. in Euc. Ital., XXVI, p. 754 . Augusto Moreschini

PERIODEUTE ( $\pi \varepsilon \rho \omega \delta \varepsilon \cup \tau \eta ่ s$, da $\pi \varepsilon \rho i$ e $\delta \delta \delta \varsigma$; in latino circuitor, circumiens). - Così fu chiamato il medico ambulante e poi il sacerdote che in nome del vescovo visitava le regioni più distanti. La funzione del p. deriva dal sacerdozio, mentre il corepiscopato proviene dall'episcopato. Tuttavia dopo il Concilio di Sardica (can. 6) il p. sostituì in gran parte il corepiscopo.

Attualmente il p. esiste in vari riti orientali con una funzione che assomiglia molto a quella dei vicari foranei presso i Latini. Non tutti però hanno sempre lo stesso titolo. I Copti lo chiamano "egumeno"; i Ruteni "proto-

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(do Axel von Graefe, Iran des neue Persien, Berlino 1937, tur. 61)
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(da Axel von Graefe, Iran des neue Persien, Berlioo 1937, tur. 7'
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(da Axel von Graefe, Iran des neue Persien, Berlioo 1937, tur. 44)
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(por cortesia di mans. A. P. Praias)
In alto a sinistra: RESTI DI SUSA, antica capitale. In alto a destra: TOMBA DI DARIO IL GRANDE -Nagsch-e-Rostem. In basso a sinistra: MOSCHEA DI SOLTANICH (sec. xiv) sulla via di Tabriz. In basso a destra: CATTEDRALE CALDEA DI S. GIUSEPPE IN STILE BABILONESE. Consacrata il 7 luglio 1950 da Sua Beatitudine il patriarca caldeo cattolico mons. Giuseppe VII Ghanima.

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In alto a sinistra: CITTÀ ABBANDONATA DI MAKCHU-PIKCHU, scoperta nel 1911 (età precolombiana). Veduta del quartiere nord-ovest, che gli archeologi ritengono fosse la parte industriale. Nello sfondo la Huayna-Pikchu. In alto a destra: IL PAESE DI OLLATEITAMBO, nella valle del Vécanoss (Cuzeo). In primo piano sono resti di una forterea incalca o preincalca. In basso a sinistra: ROVINE DELLA CITTA DI PACHACAMP, nella prov. di Lima (età precolombiana). In basso a destra: ANIETTI DELLA PIANURA PERUVIANA. Il piccolo Lago di Tingo formato da acque solforose.

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Geachichte der Notation Notenschrift und Notendrueb, Lipsia 1878; H. E. Wooldrige, Early English harmony, fcs. Londra 1897; G. Gasperini, L'arte di interpretare la scrittura della musica vocale del Conquicento, Firenze 1902; J. Wolf, Geschichte der Mensuralnotation van 1230 bis 1260, 3 voll., Lipsia 1904; G. Gasperini, Storia della semingrafia musicale, Milano 1903; H. Bellermann, Die Mensuralnoten und Tuhszeichen, Berlino 1906; J. Wolf, Handbuch der Notationkunde, 2 voll., Lipsia 1913-19; M. Scheider, Geschichte der Mehrstimmigheit, Berlino 1935; W. Apel, The notation of polyphonic music 900-1600, Cambridge (Mass.) 1949; O. Strunk, Source rendings in music history, Nuova York 1950, Luisa Cervelli

PALEOLOGI, DINASTIA dei. - Ressero l'Impero bizantino dal 1259 sino alla caduta di Costantinopoli sotto i Turchi nel 1453. La famiglia dei P. comparve alla corte dei Comneni nel sec. xir. Ebbero alte cariche nello Stato e furono imparentati con la famiglia imperiale. Alla fine del sec. xir un Alessio P. sposa Irene figlia di Alessio III Angelo; sua figlia andò sposa ad un cugino, pare, Andronico P., personaggio importante della corte di Nicea. Da essi nacque nel 1225 il più famoso P., Michele che, dopo essere stato al servizio di Giovanni III Vatatze e di Teodoro II Lascaris, nel 1259 seppe con grande abilità eliminare il giovane erede Giovanni IV dal potere ed impadronirsi del trono. L'usurpazione fu coonestata agli occhi della popolazione dalla riconquista di Costantinopoli ( 25 luglio 1261), cacciandone l'imperatore latino: Michele VIII fu riconosciuto come il restauratore dell'Impero bizantino. Il trasporto, però, della capitale da Nicea a Costantinopoli ebbe gravi conseguenze perché le posizioni bizantine in Anatolia vennero ad essere indebolite di fronte alla riorganizzazione delle forze turche per opera del clan di Osman, mentre d'altra parte in Occidente il re di Sicilia, Carlo d'Angiò, vantando i diritti acquistati dall'ultimo imperatore latino, assumeva un atteggiamento di netta ostilità.

Michele VIII P., di fronte al pericolo, in quel momento gravissimo, di un attacco siciliano, cercò di resistere appoggiandosi al papato ed avviò trattative per l'unione delle Chiese. Solo con Gregorio X parve raggiunto un accordo: nel 1274 ambasciatori bizantini comparvero al Concilio ecumenico di Lione e dichiararono di sottomettersi alla Chiesa romana riconoscendone la dottrina ed il primato papale. Michele VIII trovò però allora l'opposizione recisa del clero greco: cercò di vincere la resistenza ricorrendo alla violenza, poi di fronte alla pericolosa situazione interna rinunciò ad imporre l'unione. Martino IV nel 1281 lo scomunicò ed appoggiò i piani di Carlo d'Angiò per attaccare Costantinopoli, ma i Vespri Siciliani salvarono l'imperatore bizantino che intanto aveva avviato accordi contro il Re angioino in Aragona ed in altri Stati nemici della Sicilia. Andronico II, succeduto nel 1282 a Michele VIII poté abbandonare la politica latinofila del padre, anzi lasciò che si perseguitassero gli ecclesiastici unionisti. Di conseguenza, si ebbero in Occidente nuovi progetti di spedizione contro Bisanzio, ma non si riusci mai a nessuna conclusione. Invece la incapacità politica e militare di Andronico II fu sfruttata dai Turchi per avanzarsi in Asia decisamente verso le coste dell'Egeo. Andronico, senza armi, ricorse allora ad una compagnia di mercenari catalani (gli Almugavari), ma presto nacque il dissidio : i Catalani prima minacciarono Costantinopoli, poi passarono in Grecia e vi si stabilirono. I Turchi a loro volta nel 1326 si impadronivano di Brussa in Bitinia e la minaccia sulla capitale bizantina si aggrarò. D'altra parte Andronico II era costretto a subire le prepotenze delle repubbliche marinare italiane: Genovesi e Veneziani si combattevano nel Bosforo con completa indifferenza per l'Imperatore e sfruttavano l'Impero con i privilegi commerciali che imponevano. Con Andronico III (1328) si ritorna alla politica di cercare aiuti in occidente offrendo al papato l'unione religiosa. Nuove trattative fa ad Avignone Anna di Savoia, madre e reggente
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(da A. Grebar, L'Empereur dans lart byiantin, Parigi 1526, far. 26, 89, 21
Paleglogl, dinastia dei - Andronico II offre una bolla d'oro a Cristo. Tavola bizantina (1282-1328) - Atene, Museo nazionale.
per Giovanni V P., ma le guerre civili, l'usurpazione di Matteo Cantacureno (Giovanni VI), che cercò un'intesa con i Turchi, fecero cadere i progetti. Più grave si fece la situazione quando i Turchi nel 1354 si impadronirono di Gallipoli ed incominciarono la conquista della Tracia. Nel 1363 Murād I si impadronisce di Adrianopoli : incomincia virtualmente l'assedio di Costantinopoli. Di nuovo da Bisanzio si riprende a trattare con la Sede Romana; nel 1369 Giovanni V P. compare a Roma ed abisira soJennemente lo scisma davanti ad Urbano V. Ma questo fu un atto personale che non influì per nulla sull'atteggiamento del clero e del popolo bizantino ostinati nella loro ostilità a quanto sapeva di occidentale. Giovanni V, ritornato dopo avere sofferto un arresto per debiti a Venezia, trovandosi abbandonato da tutti, si rassegnò a farsi vassallo del sultano turco. Gli succedette Manuele II P. il quale, per cercare soccorsi contro la minaccia sempre più grave dei Turchi, nel 1399 venne in Occidente; fu a Parigi ed a Londra, ma nulla ottenne. Fortunatamente la battaglia di Angora vinta dal bán dei Mongoli, Tamerlano, sul sultano turco Bâjazîd (1402) diminuì la pressione turca attorno a Costantinopoli per alcuni anni. Manuele II prese di nuovo a trattare con il papa Martino V; specialmente dopo l'assedio di Costantinopoli, nel 1422, da parte di Murād II le trattative si fecero ansiose. Giovanni VIII P., dopo la caduta di Tessalonica nel 1430, avviò nuove trattative contemporanee e con il papa Eugenio IV e con i Padri del Concilio antiromano di Basilea. Finalmente nel 1438 l'Imperatore venne in Italia per prendere parte al Concilio per l'unione che il Papa riunì prima a Ferrara e poi a Firenze. Qui fu finalmente trovata una formola soddisfacente per le due parti, ma Giovanni VIII trovò opposizione all'Unione, nel clero, nel popolo e nella stessa sua famiglia. Il fratello e successore suo Costantino XI lasciò piena libertà all'opposizione ai Latini e nel 1450 un concilio antiunionista condannò gli errori della Chiesa latina. Però sotto l'assillo della minaccia turca, nel dic. del 1452 Costantino XI fece di nuovo proclamare in S. So-

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fia l'unione, ma il popolo si levò a tumulto e S. Sofia fu desertata come profanata dai latini. Costantino XI si trovò solo nel maggio del 1453 a difendere Costantinopoli : i Greci non se ne lagnarono troppo perché essi preferivano sacrificare la loro indipendenza anziché riconciliarsi con Roma.

La dominazione dei P. rappresenta dunque una lunga e lenta agonia del mondo bizantino. Costantinopoli non era più nei secc. xiv e xv il grande centro commerciale ed intellettuale dei secc. x e xI. Il commercio si è spostato su altre arterie. Di conseguenza i P. vivono una vita stentata; le finanze non permettono loro di organizzare una difesa energica con fortezze e con truppe mercenarie. Anche Costantinopoli dopo i saccheggi latini del 1204 ha perso lo splendore dell'età dei Comneni : è povera e piena di rovine. Tuttavia essa è ancora centro di notevole attività intellettuale ed artistica. Le scuole sono fiorenti : si ornano di filosofi come Gemisto Platone, di retori e filologi che studiano e commentano opere della classicità. Anche la pittura presenta un risveglio notevole, un tentativo di uscire dallo stilizzamento ieratico dell'età precedente ed ha legami con lo svolgersi della pittura italiana. La civiltà dei P. presenta ancora la possibilità di nuove ricerche fruttuose ed anche gli sforzi degli imperatori per resistere all'avanzata musulmana sono degni di essere studiati e valutati.

Bib.: Ch. Diehl, L'empire byzantin sous les Paléologues, in Etudes byzantines, Parigi 1905, e un simpatico quadro del periodo paleologico; A. A. Vasiliev, History of the byzantine Empire, Madison 1929; G. Ostrogorsky, Geschichte des byzantinischen Staates, Monaco 1939. Un riassunto in Ch. Diehl, Histoire de l'empire byzantin, Parigi 1919.

Francesco Cognasso

PALEONTOLOGIA. - Dal greco maìaodç a antico ", $\delta v$ " essere " e $\lambda \delta^{\prime} \gamma \varsigma$ " discorso ": è la scienza che studia i fossili, cioè i resti di animali (paleozoologia) e di vegetali (paleofitologia o paleobotanica), che vissero nelle epoche passate della terra.

Generalmente questi avanzi sono costituiti dalle parti dure degli organismi (sostanza scheletrica, legnosa), dalle loro impronte, da parti pietrificate, mentre, soltanto in via eccezionale, si ha completamente conservata la sostanza molle e, molto raramente, interi corpi (specialmente nel ghiaccio, nell'ambra, nell'asfalto).

Somalario: I. Nozioni generali. - II. Storia. - III. Paleozoologia. - IV. Paleofitologia.
I. Nozioni generali. - Scopo della p. è lo studio sistematico dei fossili ("p. sistematica"), la cui determinazione può farsi mediante il confronto con le specie viventi o con le forme estinte, già descritte. Le ricerche vengono eseguite, sia con lo studio macroscopico di esemplari generalmente liberati dalle parti estranee, sia giovandosi di strumenti, più che altro del microscopio semplice, per apposite "sezioni sottili» trasparenti di rocce, o per "sezioni lucide" di vegetali (a luce riflessa); del binoculare, per i microfossili soprattutto isolati; dei raggi X, per mettere in evidenza particolarità interne dei fossili stessi. L'esame istologico di alcuni vegetali ha permesso la conoscenza intima della struttura in organismi fossili, prima ancora che in quelli viventi.

La p. studia anche le relazioni tra i gruppi dei fossili, poiché essi rientrano nelle grandi divisioni della sistematica degli animali e dei vegetali; completando talora i legami tra le specie o altri gruppi viventi (generi, famiglie, ecc.); portando inoltre un notevole contributo alla filogenesi, alla morfologia e alla distribuzione delle specie viventi.

Quanto sopra però, benché molto importante, non è il solo obbiettivo che si propone la scienza dei fossili; la quale, oggi, costituisce principalmente lo strumento più efficace per la datazione relativa
dei tempi geologici, per comprendere i fenomeni biologici e i tipi climatici del passato.

Lo studio stratigrafico (v. stratigrafia) permette, infatti, non soltanto di osservare come i fossili si siano depositati negli strati in cui sono contenuti (e quindi di constatare che la loro età è contemporanea a quella dei sedimenti includenti, salvo quanto verrà detto più avanti trattando della "rifossilizzazione"), ma altresi di stabilire, dove la successione degli strati è regolare, che accanto ad organismi rimasti pressoché invocisti in tutti i tempi geologici ("forme persistenti"), ve ne sono altri, abbastanza numerosi, che si sono modificati nei tempi stessi; essi si sono, cosè, trasformati o evoluti.

Inoltre, alcuni gruppi o specie sono scomparsi in età varie della storia della terra. Tra queste ultime, alcune hanno svolto un ciclo vitale molto limitato nel tempo, pur avendo avuto talora grande diffusione geografica, tanto da essere, a volte, tutte in uno stesso strato.

Lo studio stratigrafico comparato ha messo anche in evidenza che alcune di tali faune di breve durata hanno preceduto o seguito immediatamente, in tutti i punti della Terra, altri organismi, aventi pur essi identici caratteri di propagazione nel tempo e nello spazio. Cosicché è stato possibile costruire una scala di termini ("scala stratigrafica ") costituita da associazioni di specie o da singole specie di fossili caratteristici, detti anche "fossili-guida».

In tal modo è nata la "p. stratigrafica", basata sulla successione normale degli strati; ma, attualmente, essa è così progredita da essere utilizzata da sola, con sicurezza, per la risoluzione di problemi cronologici anche in terreni talmente sconvolti dalla tettonica, al punto da non conservare più l'originario ordine di successione.

Bisogna però subito avvertire che soltanto i fossili depositati contemporaneamente ai terreni includenti hanno valore stratigrafico, per quella determinata età geologica; mentre se essi sono rimaneggiati, o, come si suol dire, "rifossilizzati" cessa la contemporaneità con gli strati includenti, i quali, in tal modo, appariranno di età più antica di quella vera. I fossili rimaneggiati o alloctoni si riconoscono perché presentano tracce di rotolamento, oppure perché ancora attaccati a frammenti di roccia preesistente, di solito di natura diversa dall'ultima roccia includente. Così, ad es., una brecciola calcarea che contenga piùomostrachi arrotondati ed erusi da nummoliti o loro frammenti insieme a molluschi di sicura età più recente avrà un'età che è quella indicata da questi ultimi fossili e non dai foraminiferi.

Molti fossili, pur non avendo valore stratigrafico, possono tuttavia servire ad illuminare sulle condizioni di ambiente del loro deposito. Si parlerà, in questo caso, di "fossili di facies": continentali : terricoli e acquatici (fluviali e limnici); marini : bentonici fissi e mobili, pelagici (nectonici e planctonici).

Si può concludere che la p. e la geologia sono intimamente legate fra di loro e che lo studio di una di esse, senza tener conto dell'altra, è praticamente privo di risultati di reale valore scientifico.
II. Storia. - Le origini della p., come quelle di molte altre scienze, si può dire risalgano a tempi lontanissimi; ma soltanto in età molto recente (albori del sec. XIX), essa si è sviluppata come scienza autonoma, distaccandosi dalla geologia.

L'antichità classica possedeva scarse conoscenze sui fossili. Tuttavia, per molti filosofi-naturalisti greci e poi per alcuni scrittori e pensatori medievali (s. Alberto Magno, G. Boccaccio, ecc.), i fossili rappresentavano, senza dubbio, avanzi di organismi vissuti in epoche anteriori all'attuale. Da altri, invece, i fossili furono considerati, ora il prodotto di una ipotetica "via plastica" " formativa" o, addirittura, dei "lusus Naturae ". In età più recenti opinioni sicure sulla natura dei fossili ebbero Leonardo da Vinci, Bernardo Palissy, Gerolamo Fracastoro e qualche altro.

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Tra le più antiche collezioni naturalistiche, alle quali appartenevano anche resti fossili, si ricordano quelle di Londra (sec. xvir) e di varie città della Francia e della Germania; quella fatta ordinare in Vaticano da Sisto V ed illustrata nella Sfatallotheca Vaticana di M. Mercati del 1374 (pubblicata nel 1719); una raccolta di Aldrovandi, ecc. Tuttavia, anche nei secoli successivi al medioevo, soprattutto in Francia ed in Italia, illustri studiosi attribuivano i resti organici fossili al diluvio noetico ("teoria diluviana "); forse perché i fossili trovati in detti paesi, appartenendo prevalentemente a terreni recenti, erano molto simili alle specie attualmente viventi. In Inghilterra, invece, la presenza di fossili molto differenti dalle specie attuali ha contribuito a farli ritenere come forme estinte. Una tappa importante nel progresso della p. è stata l'applicazione del microscopio da parte di R. Hooke, nel sec. xvir, allo studio dei microfossili, ai preparati istologici di animali e di legni silicizzati, alle ammoniti, di cui venivano messe in evidenza le linee di sutura.

Però soltanto nel sec. xvirı comparvero le prime memorie con aspetto descrittivo sistematico dei fossili.

Al Cuvier spetta il merito di avere posto le basi scientifiche della p. dei vertebrati, in seguito alle sue osservazioni sulle numerose ossa fossili di animali, per la maggior parte estinti, trovati nei terreni eocenici del bacino di Parigi e per l'applicazione dell'anatomia comparata - da lui stesso fondata - alla scienza dei fossili. Il Cuvier, però, per spiegare le diversita delle faune che si succedevano fra strato e strato, ricorreva ad ipotesi di perturbazioni telluriche di carattere quasi generale, che avrebbero fatto estinguere un gran numero di esseri viventi in un'epoca, dopo la quale altri ne sarebbero sorti, per creazioni successive o per immigrazione in massa da altre regioni (teorie "delle rivoluzioni del globo" e "delle creazioni successive "). Cuvier ammetteva adunque le differenze delle specie fra strati di diversa età, ma era difensore della "fissità della specie». Tra i suoi seguaci (A. Brongniart, Agassiz, D'Archiac, ecc.) si distinse, nell'esagerare le teorie del maestro, A. D'Orbigny, che ammise 27 successioni di faune completamente rinnovate (ca. 18.000 specie da lui illustrate: Piani A, B,... ecc., di D'Orbigny), ponendo la più antica nel siluriano. Riprendendo in parte le idee del Buffon e di altri, Lamarck e G. S. Hilaire esponevano l'idea "trasformista": il primo di essi ritenendo che la specie tende a variare lentamente per trasmissione di caratteri acquisiti in relazione a cause fisiologiche (uso e disuso di determinati organi per variate condizioni o abitudini); al fattore ambientale, per variazioni brusche, l'altro. Tuttavia, pare che il Lamarck avesse constatato che le sue serie filetiche erano "ordinate" come per un piano prestabilito dal Creatore. Questi due naturalisti francesi furono i veri fondatori della "p. trasformista ed evoluzionistica" (v. evoluzione) sviluppata successivamente dal Darwin.

Data l'importanza di questa teoria si crede opportuno osservare che non mancarono "prelamarkisti" anche nel medioevo e nell'età moderna: s. Agostino, per il quale - non le cose furono create, bensì le loro cause v; e pure il p. Atmosisu Kirker, assertore di una " moltiplicazione delle specie e non soltanto dei singoli individui». Altri evoluzionisti furono G. Bruno, Bacone, Cartesio, Buffon, ecc. Tra i fondatori della p. degli invertebrati, oltre il D'Orbigny, si ricorda Lamarck; della paleofitologia, Adolphe Brongniart, e, tra i fondatori della p. stratigrafica, W. Smith, l'abate Giraud-Soulavie, G. B. Brocchi, ecc.

Non è possibile ricordare i nomi dei paleontologi della fine del sec. xix e quelli del sec. xx, dato il loro grande numero.
III. Paleozoologia. - Nell'algonkiano del NordAmerica e dello Scudo baltico si conoscono già fossili appartenenti ad animali che presentano un alto grado di evoluzione (echinodermi, gasteropodi, ar tropodi). Alcuni avanzi detti "problematici", che si presentano come impronte, p. es., i palaeodictyum, sono da alcuni riferiti ad alghe, da altri a poriferi, meduse ecc. Fra i protozoi, i principali fossili appartengono
ai rizopodi: foraminiferi e radiolari, muniti di un guscio calcareo i primi, siliceo gli altri. I foraminiferi calcarei attuali, durante lo stadio giovanile hanno un guscio chitinoso, come i loro antenati cambriani.

Tra i foraminiferi (già creduti cefalopodi anche dal Lamarck