volume-09

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venir feudo del regno di Aragona, Andrea Chiaramonte capeggio la difesa personale, resistendo a P., all'esercito aragonese; per violazione dei patti convenuti, egli veniva giustiziato davanti al suo palazzo.
IV. L'epoca spagnola. - Compatibilmente con la nuova condizione politica del 1409, P. centro amministrativo dell'Isola, con una popolazione che nel 1492 si calcola di 65 mila ab., vede in quel secolo un certo risveglio, per un rifiorire del commercio interno ed esterno in servizio del quale veniva costruito il molo detto Punta della Garita (1445). Comincia ad adornarsi di una serie di nuovi edifici, chiese, monasteri, palazzi; vede fiorire uomini di cultura ed artisti notevoli. Pietro Ranzano, nato sul cadere del secolo precedente, è il primo storio-
grafo della città; Antonio Beccadelli, detto il Panormita, è legato in Germania; Salvo Cassetta, matematico; Leonardo di Bartolomeo, giurista; il b. Pietro Geremia interviene al Concilio di Firenze. I pittori Antonio Crescenzo e Tommaso de Vigilia inaugurarono il rinnovamento dell'arte. Nel 1476 il comune chiama Andrea di Worme ad aprire la prima tipografia, dalla quale, due anni dopo, usciva il primo libro, le Consuetudini di P. L'insofferenza del regime spagnolo è il motivo fondamentale della storia della Sicilia e di P. in particolare lungo parecchi decenni, ed esplode ripetutamente. Il magistrato comunale di P. protesta fieramente contro l'espulsione degli Ebrei, ordinata da Ferdinando il Cattolico; l'inquisitore vien cacciato a furia di popolo nel 1516; l'anno seguente scoppia un'insurrezione capeggiata da Gianluca Squarcialupi; alcuni anni dopo è ordinata la congiura dei fratelli Imperatori. La venuta di Carlo V a P., dopo la spedizione di Tunisi, il suo giuramento di fedeltà alle Costituzioni del Regno (1535), l'apertura del Parlamento, segnano una certa tregua. Ordinamenti speciali attenuano il disagio della pertinenza ad uno Stato lontano, attraverso il vicereame, al quale furono preposti in genere personalità non prive di valore, mentre durante la vacanza era luogotenente di diritto l'arcivescovo di P . La magistratura di P. vigilava al rispetto delle prerogative; quando il viceré Vigliena prese iniziative contrarie alla Costituzione, l'insorgere (1600) del pretore di P., il conte di Comiso, e del vicario di Monreale, in nome della Chiesa, lo portarono a chiedere il ritiro. Il successore, duca d'Ossuna, agi nel campo economico e morale e promosse quell'impresa contro i Turchi, affidata a don Ottavio d'Aragona, che, con la vittoria di Scio, riscosse il sentimento nazionale dei siciliani. La rivolta popolare del 1647 , in qualche connessione con quella napoletana di Masaniello, rivendicava, attraverso il suo effimero capitan generale Giuseppe d'Alesi, garanzie politiche e sollecitava l'esigenze degli alti studi; essa apre una serie di sommosse, lungo tutto il resto del secolo.

Sul cadere del sec. xvi, nonostante la grave pestilenza del 1575 , fronteggiata dal protomedico Filippo Ingrassia, P. conta 110.286 ab. (la prima cifra in qualche modo calcolabile dà, nel 1501, 106 mila ab.). Sontuosi edifici erano venuti ad accrescere lustro alla città. L'inerzia del periodo svevo si protrasse lungo quasi tutto il Trecento; di questa età restano i Palazzi Chiaramonte (in cui è superstite il primo documento della nuova pittura siciliana popolaressa), e Sclafani, e le chiese di S. Agostino e S. Francesco ancora risuonanti di sopravvivenze romaniche. Il sec. xv vede fiorire a P. gli epigoni dell'architettura medievale, nutriti dei nuovi flussi del fare costruttivo catalano, nel portico laterale della Cattedrale (1426), nella chiesa della Gancia, nelle opere di Matteo Carnalivari, quali i Palazzi Abbatellis ed Aiutamicristo, e la chiesa della Catena; mentre la pittura e la scultura avvertono più validamente i germi della rinascita. Nel ' 500 , mentre la pittura viene alterando principalmente tendenze senesi e catalane e accoglie influssi fiamminghi, e la scultura fiorisce su stimolo di artisti lombardi, l'architettura si accosta al gusto del Rinascimento, con la Porta Nuova (1535), le arcate del Palazzo reale, il Palazzo Costantino, il rifacimento del Palazzo Pretorio, la Loggia dei Genovesi al Garrafiello. Centro d'attrazione dei maggiori centri dell'Isola, P. vanta lungo tutto questo periodo buon numero di personalità eminenti; si ricorderanno fra le maggiori Pietre Gavina, Elisabetta Aiutamicristo, Iano Vitali, caro a Leone X, che coltivano la poesia intorno al focolare dell'Accademia degli Accesi, istituita nel 1568; Giovanni Matteo Gioberti, datario papale poi vescovo di Verona, lo storiografo Mariano Valguarnera, lo scultore Antonello Gagini, il pittore Pietro Ruzzolone. Durante il secolo seguente la popolazione di P. crebbe lentamente fino a raggiungere i 160.346 ab. nel 1714, e la città s'arricchì di altri monumenti di gusto barocco spagnolo, palazzi, monasteri e chiese, fra cui S. Giuseppe dei Teatini (1621), Casa Professa (1636), e la sontuosa sistemazione urbanistica dei Quattro Canti (1609-20) dovuta all'architetto romano Giulio Lasso. Fra i più notevoli ingegni di questo periodo vanno ricordati

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In alto a sinistra: PORTA NUOVA (ricostruita nel 1535) - Palermo. In alto a destra: PALAZZO CHIARAMONTE DETTO LO STERI (eretto nel 1307). In basso a sinistra: CHIESA E TORRE DEL CASTELLO (sec. xv) - S. Niccolò dell'Arena (Palermo). In basso a destra: AVANZI DEL COSIDDETTO GINNASIO - Solunto.

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In alto a sinistra: CHIESA DEL VESPRO (sec. xit) - Palermo. In alto a destra: FIANCO E TRANSETTO DELLA CATTEDRALE (sec. xit e xv) Palermo. In basso a sinistra: INTERNO DELLA CHIESA DI CASA PROFESSA. Affreschi di Filippo Ramizzon (1743) e stucchi della scuola del Serpotta Palermo. In basso a destra: INTERNO DELLA CHIESA DI S. DOMENICO (fondata nel sec. xiv, ricostruita nel 1836). Pantheon degli illustri siciliani Palermo.

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Paolo Silvio Bocconi, botanico di fama europea, il naturalista Carlo Ventimilia, l'archeologo Filippo Paruta; più d'ogni altro il poeta Antonio Veneziano, che apri le vie dell'arte alla poesia dialettale siciliana. La fine della guerra di successione di Spagna iniziava tempi migliori per P . e la Sicilia. Assegnata dapprima a Vittorio Amedeo di Savoia, coronato re a P. (1713), l'Isola ritrovava la sua indipendenza. I torbidi seguiti in rissonanza di avvenimenti europei portavano la guerra alle porte di P., ove milizie di Filippo V e di Carlo VI vennero a combattere. Il pretore conte di S. Martino, chiamato a difesa il popolo, si oppose agli uni e agli altri. Con l'accordo che dava l'Isola agli Austriaci, il conte di Mercy veniva a P. nel 1719 a prender possesso in nome di Carlo V d'Austria, III come re di Sicilia; ma per brevissimo tempo. Gli succedeva, in connessione con la guerra di successione di Polonia, il figlio di Filippo V, Carlo III di Borbone. Con questi, benché sovrano anche di Napoli, veniva assicurata la piena autonomia della Sicilia; egli fu incoronato a P. nel 1735; con lui la Sicilia entra nella fase della sua piena rinasceriza.

Gli studi storici vantano il can. Antonio Mongitore, investigatore di ogni aspetto dell'erudizione siciliana, il can. Domenico Schiavio, Giovanni Amato, i cassinesi fratelli Salvatore ed Evangelista Di Blasi, l'archeologo G. L. Castelli di Tarrenuzza, il diarista maschese di Villabianca; fra tutti culmina il giurista can. Rosario Gregorio. Degno di memoria anche l'arcivescovo G. Gasch, dei Minimi, chiamato per la sua carità un altro Tommaso Villanova. E promossa la creazione della Biblioteca civica, di quella dei Filippini all'Olivella; si accresce quella dei Gesuiti; viene istituita (1718) l'attuale Accademia di scienze e lettere col nome di Accademia del Buon Gusto. Gli stucchi, mirabili per la loro composta vitalità, di Giacomo Serpotta, arricchiscono, fra i tanti, gli oratori di S. Zita, di S. Lorenzo, del Rosario; la decorazione a marmi a mischia impreziosisce molte chiese, principalmente Casa Professa e S. Caterina. Si procede ad un riordinamento urbanistico della vecchia città, con apertura e sistemazione di vie e nuovi quartieri organici. Si istituiscono servizi pubblici, fra cui l'illuminazione notturna - nel 1744, viceré Orsini - allora sconosciuta in molte capitali d'Europa. Nel campo economico vanno registrati i trattati internazionali per favorire il commercio, l'aumento dell'estrazione e dell'esportazione dello zolfo, il rifiorire dell'artigianato, la nascita di nuove industrie. Una rete stradale, volta a collegare i maggiori centri fra di loro e con la capitale, viene tratta riordinando e migliorando le antiche "trazzere" regie Nell'Albergo dei poveri P. trova, nel 1772, un istituto di assistenza moderno, allogato in un edificio di respiro romano.

Sotto il figlio e successore del buon re Carlo, Ferdinando III, P. venne ad abbellirsi; con lo aventramento di Piazza Caracciolo ebbe luogo il disastroso ammodernamento neoclassico della Cattedrale, dovuto al Fuga. Ad opera del viceré Caracciolo si ebbero benefici rivolgimenti amministrativi e politici; il vecchio gentiluomo napoletano diede corpo ad istanze locali specie nel campo dell'ordinamento feudale che, per il premere della forte borghesia, lentamente costituitasi nei feudi più popolosi e attivi, aveva acquisito un particolare carattere. Il Caracciolo aboliva anche ( 1702 ) il tribunale dell'Inquisizione, inviso al popolo. Nel sec. xv uno Studio generale s'era aperto nel convento di S. Domenico; poi l'istruzione era passata ai Gesuiti; ma solo nel 1779 si inaugurò nel Palazzo del Collegio Massimo, ex gesuitico, la Regia Accademia degli Studi che, trasferito nel 1805 nel convento dei Teatini, ebbe il grado di Università. P. fu ornata allora della Villa Giulia (1777), dell'Orto Botanico (1789) e dell'Osservatorio astronomico (1790), reso illustre poco dopo dall'ab. Giuseppe Piazzi, il quale la notte del $1^{\circ}$ genn. 1801 scopriva il primo planetoide, tra Marte e Giove, da lui denominato Cerere Ferdinandsa. Ferdinando III riparava da Napoli a P. nel 1799, e di nuovo nel 1806. P. fu allora teatro di tortuose trame, delle quali erano protagonisti principali la regina Maria Carolina e Lord Bentinck, esponente della politica inglese, che voleva trar partito dagli avvenimenti per porre piede in Sicilia.
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(per cortesia del p. Moretti)
Palermo, arcidiocesi di - Mons. G. Gasch, arcivescovo di P. Incisione in rame, da un quadro ad olio, attualmente nel convento di S. Andrea della Fratte.
Il primo Ottocento si apre col poeta Giovanni Meli, vengono poi il naturalista e stringeato Domenico Scina e lo scultore Valerio Villareale. Sorsero l'oratorio dell'Olivella, dell'architetto G. Venanzio Marvuglia (1729-1811), la chiesa del Salvatore, dell'arch. Paolo Amato, molti palazzi della nobiltà.
V. P. dalla caduta della feudalita. - La nuova costituzione di tipo inglese, approvata dal Parlamento dopo che la nobiltà ebbe, il 18 luglio 1812 , abolito l'ordinamento feudale, visse brevemente. Era revocata, dopo il Congresso di Vienna, da Ferdinando, divenuto con formula artificiosa primo re del Regno delle Due Sicilie. I fermenti liberali, già operanti nella memorabile rinunzia dei privilegi feudali, schierarono contro la monarchia assoluta il fiore della nobiltà e la grande borghesia della cultura e del censo, dotata di personaggi eminenti, per opera dei quali $P$. conobbe uno dei momenti più felici della propria vita intellettuale. L'insurrezione del 1820 e quella del 1848 , sotto la guida di questa elite, volsero al fine interdipendente della riconquista dei privilegi di autonomia e del conseguimento delle libertà costituzionali. In ambedue questi rivolgimenti P. fu il centro motore dell'azione popolare e l'interprete delle esigenze dell'intera Sicilia. Caduto nel 1849 il governo provvisorio capeggiato da Ruggero Settimo, "presidente del Regno", P. restò il facolare degli ardimenti della riscossa. Nei primi decenni dell'unità del Regno d'Italia P., rimasta centro di attrazione dell'intera Isola - nel 1861 contava 213.909 ab., divenuti 309.935 nel 1901 - vide l'inizio di un nuovo periodo di sviluppo culturale, mediante l'impulso degli istituti d'istruzione, principalmente l'Università, e di associazioni di studio, fra cui la Società siciliana per la Storia patria. Si registrano i grandi nomi di Michele Amari, Antonino Salinas, Giuseppe Pitré, mons. Gioacchino Di Marzo, nella erudizione storicoartistica. Non minore fu lo sviluppo economico e industriale, principalmente per le fruttuose iniziative della famiglia Florio. - Vedi tavv. XLI-XLII.

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BibL.: oltre alle storie generali della Sicilia (v.) cf. in particolare : A. Baronio, De maiestate panormitanae Ecclesiae, Palermo 1630; F. Maggiore-Perni, Il Senato e l'amministrazione manicipale di P., ivi 1864; P. Ransato, Delle origini e vicende di P., Eser. 1864: V. Di Giovanni, La topografia antica di P., 2 voll., Palermo 1886-92; F. Maggiore-Perni, La popolazione di Sicilia e di $P$. dal sec. X al XII, ivi 1892; id., La popolazione di Sicilia nel sec. XIX, ivi 1897; G. Pitré, La vita di P. cento e più anni fa, 2 voll., ivi 1904; autori vari, Centenario Amari, 2 voll., Eara 1910; autori vari, P. e la Conca d'Oro, ivi 1911; F. Pollaci-Nuccio e G. Grosso, Gli atti della città di P. dal 1311 al 1410, ivi 1912; N. Basile, P. felicissima, 3 voll., ivi 1929-37. Per l'arte e la cultura, oltre alle storie generali dell'arte e specialmente dell'arte in Sicilia (v.) : A. Casano, Del sotterraneo della chiesa cattedr. di P., ivi 1849; G. Tonzi, La cappella palatina, ivi 1898; G. Di Marzo, Vincenzo da Pavia, pittore in P. del 300, ivi 1916; E. Gabrici, Ruderi romani a piazza Vittoria in P., in Mem. ant. accad. Lincei, 27 (1921); G. Sorge, I teatri di P. nei secc. XVI-XVII, ivi 1926; L. Biagi, P., Bergamo 1929; E. Monneret de Villard, Il soffitto della cappella palatina, Roma 1930. Per le più antiche pubblicazioni si veda A. Narbone, Biblioteca sicula sistematica, I. Palermo 1830, p. 217 sgg. Le epigrafi palermitane, fenicie, greche, latine e arabe, rispettivamente in Kaibel, Inscrip. grance, Siciliae et Italiae; Corpus inscript. semit.; CIL, X, 2; M. Amari, Le epigrafi arabe di Sicilia, 2 voll., Palermo 1873-79. Per i diplomi: S. Cusa, I diplomi greci ed arabi di Sicilia, 2 voll., ivi 1868-82; fra le riviste e da tener principalmente presente l'ideh. stor. sicil. (dal 1874 ad oggi), della Società siciliana per la Storia patria; e la rivista Sicilia sacra, dir. da mons. L. Baglino, 6 voll., Palermo 1899-1903.

Biagio Pace

PALESTINA. - Regione del Prossimo Oriente, sulla costa mediterranea tra la Fenicia e l'Egitto, che fu conquistata, quale "Terra Promessa", da Israele al tempo di Giosuè, e fu il teatro della storia biblica. Il nome (gr. Паланг'ічп, lat. Palaestina) riproduce Pélléeth «Filistea" (egiz. Pw-r'-t-tf, assiro Palastu), che prima del periodo ellenistico designava la pianura costiera sud-occidentale della P. (Séphélâh).

Le numerose scoperte negli ultimi decenni di manufatti litici e di resti di fossili umani in diverse grotte della P., hanno dimostrato che essa fu, fin dalle epoche più remote della proistoria, abitata dall'uomo, di cui si sono ricostruiti la forma, le abitudini, il cibo, gli strumenti. Dopo la scoperta del "cranio umano" nella grotta ez-Zattijjeh nel Wâdî el-'Amûd, fatta nel 1923 da P. Turville-Petre, i ritrovamenti di residui umani nelle caverne di Suqbah (1928) presso Ramleh, del Carmelo (1928-34) e di Gebel Qabah (1934) con artefatti litici dalle caratteristiche dell'abberilliano, levalloisiano e musteriano, confermarono la presenza in P. dell'uomo paleolitico (Palaeanthropus Palaestinus) affine al tipo del Neanderthal.

Il mesolitico, rappresentato dal natûfiano (dal Wâdî Natûf, vicino a Lidda), presenta l'uomo agricoltore, pastore e anche artista. Sua particolarità è il microlitismo e il lavoro dell'osso trasformato in aghi, uncini, ami, pettini. Una cura tutta particolare è rivolta al seppellimento dei cadaveri; nel cimitero davanti alla grotta el-Wad nel Wâdî Magârah, i crani e le teste erano adornate con conchiglie e con ossa. Controversa è ancora la presenza della cultura neolitica in P.; alcuni pensano che si passi direttamente dal mesolitico al calcolitico. I caratteri differenziali del villaggio preceramico di Gerico, con case di argille, santuario e figurine di animali e di divinità, sembrano doversi attribuire al neolitico. A questo periodo ( 6000 4300 a. C.) vengono pure attribuiti i monumenti megalitici (dolmen, menhir, cromlech), di cui è particolarmente ricca la Transgiordania.

L'apparizione del metallo e il nuovo sviluppo nella tecnica ceramica caratterizzano il calcolitico (fine del v e principio del Iv millennio a. C.), detto anche "gassuliano" dagli scavi praticati nel 1929 in Telejlât Gassûl (v.), nella valle ad est del Giordano, e più tardi in Megiddo, Bejaân, 'Affûleh e Tell el-Fara'. La popolazione, di provenienza sconosciuta, manifesta una cultura avanzata.
I. Storia civile. - Con l'età «cananea» (30001200 a. C.) la P. entra nella luce della storia. E l'età del bronzo, detta "cananea" per designare, in senso esteso, l'insieme dei popoli che hanno abitato in $P$. prima dell'avvento degli Israeliti e che hanno lasciato
copiosi avanzi della loro civiltà, messi in luce dagli scavi e cronologicamente cosi determinati : bronzo I (antico) : 3000-2000; bronzo II (medio) : 2000-1600; bronzo III (recente) : 1600-1200.

Ca. il 3000 una prima immigrazione semitica, detta in senso stretto "cananea", porta una vera rivoluzione nella civiltà palestinese. Le città sono costruite sulla cima o su sproni di colline, vicino alle fonti, e sono fortificate con massicce mura e approvvigionate d'acqua. Poco chiara appare l'organizzazione politica e sociale; ma, probabilmente, esistevano solo città rette a Stato, intorno alle quali si muoveva il grosso degli abitanti, ancora in condizione nomade o seminomade. Su gran parte della regione si estendeva l'influenza egiziana, rimasta dominante, attraverso varie vicende, per tutta l'età del bronzo. Verso la fine del 2000 a. C. i Cananei sono sopraffatti da nuovi invasori semiti, gli Amorriti (v.), il cui stanziamento in P. rivive attraverso i testi egiziani "di proscrizione", pubblicati dal Sethe nel 1926 e dal Posener nel 1940. Questi testi, scritti su estraka o su statuette, hanno per scopo di efficacemente maledire principi e città ribelli al faraone e fanno assistere alla politica espansionistica dell'Egitto, che, indebolito dai nuovi invasori, cercò consolidarsi lungo le vie commerciali. Ma con la travolgente occupazione militare degli Hylksos (ca. 1730-1580 a. C.), l'Egitto venne eliminato dalla P. Con l'uso dei carri trainati da cavalli e con armi nuove, gli Hylksos, sopraffatta la P., riuscirono perfino ad occupare l'Egitto. Sognando la fondazione di un vasto Impero sotto il loro dominio, dall'Africa all'Asia, favorirono gli scambi fra i due paesi e lasciarono tracce di una cultura composita.

Dopo l'espulsione degli Hylksos (ca. 1580 a. C.) la P. divenne provincia egiziana. Domata da Thutmosis III nel 1479 a. C. la rivolta dei principi siriani e palestinesi nella piona di Megiddo, il paese sotto un fermo e saggio regime godé prosperità materiale, come si manifesta dagli scavi. Seri disturbi alla pace furono arrecati nel sec. xiv dalle bande di Habiru e dalle rivoltà e doppio gioco dei principi locali, come informano le lettere di el-'Amârnah.

Nonostante le spedizioni militari di Ramses II (12921228) e di Menepiah (1225-1205) per assicurare aperte le vie di comunicazione, l'influenza egiziana andò sempre più indebolendosi e restò sommersa con la nuova ondata di invasori, "i popoli del mare", che, pure respinti dalle frontiere d'Egitto, lasciarono un gruppo potente, i Filistei (v.), lungo le coste meridionali della P. In queste condizioni caotiche, favorevoli ad ogni nuovo invasore, gli Ebrei entrarono nel paese.

Il periodo "ebraico" va dalla fine del sec. xili o inizio del sec. xil all'esilio babilonese ( 587 a. C.). Dopo la morte di Mosè alle soglie della Terra Promessa, Giosuè intraprese la conquista di Canaan. Aperta una breccia nella valle del Giordano ed occupata Gerico, gli Ebrei puntarono direttamente sul centro dell'altipiano, da dove, spingendosi con graduali spedizioni nel sud e nel nord, conquistarono l'intero paese, ad eccezione della città di Gerusalemme, della pianura di Esdrelon, tenuta fortemente dai Cananei, e delle città della costa, occupate dai Filistei. Le dodici tribù, fra cui era stato diviso il territorio conquistato, si trovarono separate da questi isolotti cananei in tre gruppi : la tribù di Giuda e Simeone al sud, la casa di Giuseppe (Ephraim e Manasse) al centro, e le tribù del nord in Galilea.

Senza un potere centrale, le funzioni politiche erano esercitate dai capi-tribù; ma le minacce continue all'espansione e all'economia israclita da parte dei Cananei, dei razziatori dell'est e più dei Filistei, portarono un cambiamento nella struttura sociale. Sorsero i liberatori (v. ciu* tetti), che, nei momenti difficili, posti a capo di una o più tribù, con potere limitato e soltanto per il tempo di crisi, salvarono il paese dall'oppressore: Debora dai Cananei, Asaf (Ehud) dai Mosbiti, Gedeone dai Madianiti, Sansone dai Filistei. Ma pericolo grave restarono i Filistei. Questi, grazie alla loro organizzazione civile e militare e all'uso

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1. Syria (Provincia Romana). - 2. Tetrarchia Philippi. - Iudaea sub Proc. Pontio Pilato. - 4. Tetrarchia Herodis Antipae. - 5. Decapolis.

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di nuove armi di ferro, dalla costa avanzarono sulla montagna sino a distruggere Silo (1050 a. C.) e rapire l'Arca (v.) dell'Alleanza. Allora fu sentita la necessità dell'unità nazionale, e Samuele, ultimo dei Giudici, unse re di Israele il giovane Saul, che iniziò il suo regno con vittoriose campagne, ma lo chiuse con la sconfitta di Gelboe.

La vera unità politica del popolo si sviluppò con il re David (v.). Con fortunate guerre egli domò l'ultima resistenza dei Cananei e Filistei, ompliò i confini dello Stato e, snidati finalmente gli lebusei dalla loro roccaforte di Sion, stahilì in Gerusalemme la sua capitale, riportandovi l'Arca e facendone il centro politico e religioso d'Israele. Con il figlio Salomone il Regno si afferma sempre più all'estero, mentre all'interno si urbanizza con lusso orientale nella costruzione del Tempio, della reggia e degli uffici amministrativi e militari. Diviso il Regno in 12 distretti, ciascuno retto da un governatore responsabile, Salomone creò un potente esercito, ed aprì nuove vie commerciali per la Fenicia, Arabia e Ophir, sviluppando il commercio di carri e cavalli e l'industria mineraria. Ma alla sua morte il Regno, gravato dal fiscalismo, in seguito ai tradizionali antagonismi fra le tribù, si frazionò in due parti : la minor parte del popolo, cioè le tribù di Giuda, di Simeone e di Beniamin, rimase sotto la dinastia di David con capitale Gerusalemme e con territorio che andava dell'Idumea fino all'altezza dello sbocco del Giordano nel Mare Morto; le altre tribù, sotto la preminenza di Ephraim, si tennero il resto della P. con la capitale prima a Sichem, poi a Thersa e finalmente a Samaria. Nella politica interna, il Regno settentrionale, detto "d'Israele", fu continuamente coinvolto in rivolte di palazzo, mentre più stabile fu la dinastia di Giuda. La storia dei due Regni è una storia di guerre fra loro; Israele, più forte militarmente, ottenne quasi sempre il successo. Altre guerre combatterono insieme per difendere i confini lasciati dal re David, o per preservare la loro indipendenza dal colosso assiro. Ma il Regno d'Israele fu incapace di resistere all'urto formidabile degli Assiri, e nel 722 a. C. Samaria, la capitale, fu presa da Sargon II e la popolazione deportata in Assiria. Con i pochi elementi restati e con nuovi importati sorse la ibrida razza dei Samaritani.

Il Regno di Giuda, evitata la crisi assira, non poté però fare fronte a Nabuchodonosor e nel 587 a. C. Gerusalemme fu presa e distrutta con grandi stragi e la popolazione deportata in Babilonia.

Nel 538 Ciro il Grande, re persiano, conquistato l'Impero di Babilonia, concesse ai Giudei il rimpatrio
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(per cortesia del dott. N. Di Girolamo)
Palestina - Veduta serea di una zona della vallata del Giordano.
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(per cortesia del Segetiora della Cova degli Eerciti del Sacra Coare, Roma) Palestina - Il Mar Morto visto da Nehi Mūsā. In primo piano il deserto (di Giuda, in fondo i monti di Moab.
e la riedificazione del Tempio. I ritornati si restrinsero entro i soli confini di Giuda e intorno a Gerusalemme; ma la ricostruzione fu lunga e penosa, per le opposizioni dei Samaritani e per lotte interne. Le grandi figure di questo periodo sono Zorobabel, Esdra e Neemia. Ma soltanto nel 515 a. C. fu terminata la ricostruzione del Tempio e nel 445 a. C. quella delle mura.

Del periodo "persiano" della P. poco si sa. I re achemenidi (v.) lasciarono ai Giudei una completa autonomia e la comunità, racchiusa in se stessa, sotto l'autostrà del sommo sacerdote e del sinedrio, condusse una esistenza pacifica, dedicata alla raccolta e sistemazione del patrimonio nazionale delle Scritture. Di lavori materiali non sono rimaste tracce. Dopo la conquista di Alessandro il Macedone ( 333 d. C.), sotto i Seleucidi il paese acquistò un aspetto completamente ellenista, come è dimostrato dalle cospicue rovine di templi, teatri, edifici pubblici sparsi per ogni dove. Il greco divenne la lingua delle persone colte e nel vicino Egitto la Bibbia stessa fu tradotta in greco. I decreti vessatori di Antinco IV Epifane (v.) contro l'osservanza della religione jahwista provocarono la reazione dei Maccabei (v.). Con il loro eroismo fu ristabilita la pace religiosa e riconquistata l'indipendenza assoluta con la dinastia asmonea. Alessandro Ianneo ( $103-76$ a. C.) estese i confini del Regno, fortificandone i punti strategici; ma alla sua morte le lotte fratricide, per la successione al trono, favorirono l'intervento romano (Pompeo nel 63 a. C. occupò Gerusalemme) e la conquista del potere da parte di Erode il Grande ( 37 a. C.).

Erode (v.), figlio di Antipatro, astutamente equilibrandosi tra i partiti locali e l'ingerenza di Roma, riuscì a farsi riconoscere sovrano da Augusto. Grande ammiratore della cultura romana, la diffuse nel paese, come attestano le città di Sebaste e di Cesarea. A Gerusalemme costruì, con gusto romano, l'anfiteatro, la propria reggia, e ricostruì il Tempio. Poco tempo prima della sua morte ( 4 a. C. secondo la cronologia usuale) nacque in Betlemme Gesù, che con la sua predicazione e dottrina divina illuminò il mondo di nuova luce e rese "santa" ai suoi fedeli la terra dove nacque, visse e morì.

Alla morte di Erode il suo Regno fu diviso fra i figli, che continuarono la trasformazione iniziata dal padre in P.: Archeiso, etnarca della Giudea, Samaria e Idumea, ricostruil la reggia di Gerico; Filippo, tetrarca della Gaulanitide e della Traconitide, costrui

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(fot. Associafid Press) Palestina - Pellegrinaggio pasquale in Terra Santa, I pellegrini, visti attraverso il filo spinato, pregano alla terza stazione della Via Crasti, sorvegliati da arabi armati appartenenti alla Guardia Nazionale. Il filo spinato è a difesa della vecchia città di Gerusalemme, nel quartiere arabo.

Cesarea di Filippo e Bethsaida Giulia; Erode Antipa, tetrarca della Galilea e Perea, fondò le città di Tiberiade e Livia in Transgiordania. Alla loro morte il territorio fu direttamente annesso alla provincia di Siria, salvo il breve periodo di Agrippa I (37-44) e di Agrippa II ( 36 -roo), e retto dai procuratori (v.) residenti a Cesarea. Tra questi fu Ponzio Pilato (26-36), che processò e condannò Gesù a morte. La violenta guerra giudaica ( 66 -70) si chiuse con l'occupazione di Gerusalemme nel 70 da parte di Tito e la distruzione del Tempio, il massacro e la deportazione dei Giudei di P.

I cristiani, all'avvicinarsi delle truppe romane, si erano rifugiati a Pella, di là del Giordano; passata la tempesta, fecero ritorno a Gerusalemme e si stabilirono intorno alla loro chiesa madre sul Monte Sion. La vita sociale stava riprendendo gradatamente il suo ritmo, quando i Giudei fecero un estremo tentativo per ricostituirsi a nazione, guidati dall'audace Bar Kokhēbhā' (v.). La rivolta fu lunga e tenace, soprattutto intorno alla fortezza di Bethar, dove, per tre anni (132-35), i rivoltosi tennero testa ai legionari romani; ma infine fu domata, e Adriano, per impedire che riaffiorassero le aspirazioni giudaiche, trasformò su tutt'altro piano Gerusalemme, che divenne la colonia romana detta Aelia Capitolina. Sul posto del Tempio ebraico furono poste statue pagane, e sul Golgota, dove era stato crocifisso Gesù, fu innalzato un tempio alla triade capitolina. I cristiani, avendo a capo un vescovo di sangue gentile, non furono disturbati; ma ai Giudei fu proibito perfino l'ingresso nella nuova città. L'antico nome di Indoes fu cambiato in quello di Syria Palaestina.

Nel sec. iv, con l'adesione di Costantino al cristianesimo, cominciò per la P. un periodo di floridezza. La madre di Costantino, s. Elena, nel 326 visitò la P. per venemarvi i Luoghi Santi e per promuovere la costruzione delle suntuose basiliche del S. Sepolcro a Gerusalemme, della Natività a Betlemme, dell'Eleona sul Monte degli Olivi. Si intensificarono allora i pellegrinaggi, di cui sono state tramandate importanti relazioni scritte (v. Ternparri), e molte colonie di monaci si fissarono per ogni dove nella P. La popolazione si accrebbe non solo in P. e Transgiordania, come indicano le numerose chiese bizantine, monasteri ed ospizi che vengono continuamente alla luce, ma perfino in regioni oggi pressoché deserte, come nel Neghebh.

Nel 45 I Gerusalemme fu messa a capo di un patriarcato indipendente (v. gerusalemme, patriarcato di).

Ma nel 614 i Persiani, guidati da Cosroe II in lotta contro l'Impero bizantino, si rovesciarono sulla P., favorevolmente accolti dai Giudei e dai Samaritani, e devastarono il paese, distruggendo e danneggiando grave-
mente le basiliche, i monasteri, perseguitando a morte i cristiani o conducendoli in schiavitù. Seguì poi un'ardita e paziente opera di ricostruzione, promossa dal monaco Modesto, e con il ritorno di Eracito (628629) la P. stava appena risollevandosi, quando sopravvenne la conquista araba.

Il califfo 'Omar, vinto al Jarmūk l'esercito bizantino, nel 637 fece il suo ingresso in Gerusalemme, arresasi con i patti negoziati dal patriarca Sofronio.

Durante il dominio arabo, tenuto prima dai califfi elettivi di Medina, poi dagli Umajjadi e dagli 'Abbāsidi, la politica di tolleranza promossa da 'Omar fu mantenuta. Furono ripresi i pellegrinaggi e permessa la ricostruzione degli antichi santuari. Il paese, abbellito, specie sotto gli Umajjadi, con monumenti e palazzi da inverno (come quelli scoperti a Mefger presso Gerico, a Hirbet el-Minjeh sul Lago di Galilea) divenne in prevalenza arabo-musulmano.

Successi agli 'Abbāsidi i Fātimiti di Egitto, si scatenò, sotto il valiffato di al-Hākim, la persecuzione contro i cristiani. Per suo ordine nel roog fu distrutta la chiesa del S. Sepolcro, i tesori e le reliquie saccheggiate, i monaci e i pellegrini uccisi o scacciati. Una breve parentesi di tolleranza si ebbe dopo la sua morte. Successi ai Fätimiti, i Turchi selğūqidi ripresero, in modo anche più violento, le persecuzioni.

La triste situazione commosse l'Europa e provocò il movimento di liberazione costituito dalle Crociate (v.). La P. fu organizzata in un Regno dai Latini o "Franchi». Ma il 15 luglio 1187 il sultano Saladino, che aveva proclamato la "guerra santa", riprese Gerusalemme e, nonostante i diversi tentativi dei cristiani, nel 1291, con S. Giovanni d'Acri, cadeva l'ultima difesa del Regno latino. La P. venne poi incorporata, con la Siria, sotto il dominio dei Mamelucchi d'Egitto.

Periodi di persecuzioni si alternano a periodi di tolleranza. Nel 1333, per interessamento dei reali Roberto e Sancio di Napoli, i Francescani, come rappresentanti dei Latini o dei cattolici, si stabilirono ufficialmente nel convento del Monte Sion sul luogo del S. Cenacolo, ed entrarono nell'ufficierura del S. Sepolcro, ottenendo un posto dentro la basilica, insieme alle comunità dissidenti.

Al dominio dei Mamelucchi d'Egitto si so titui quello degli Ottomani, durato quattro secoli (1517-1917). L'inizio fu segnato da una grande attività nel riassetto amministrativo e nella ricostruzione (a Solimano il Magnifico, 1542 , si deve la cinta di mura attuale); ma il loro dominio fu esiziale per il paese, vessato dai pascià e bej che lo consideravano terra di sfruttamento. La corrotta amministrazione e l'oppressione fiscale ridussero la regione alla miseria economica. Alla fine del sec. xviri Napoleone, conquistato l'Egitto, avanzò verso la P.; ma non potendo espugnare Acri ('Akkah), potentemente difesa da Gazzār pascià e dagli Inglesi, abbandonò l'impresa il 20 marzo 1799. Più tardi il sultano Mabmūd II procurò di ristabilire l'ordine in P.; ma la turbolenza del pascià di Acri, 'Abdallāh, figlio del suddetto Gazzār, desideroso di rendersi indipendente dal Sultano, provocò l'intervento di Mohammed 'Alī, viceré d'Egitto, che con 30.000 uomini, al comando del figlio Ibrāhī pascià, conquistò Acri.

L'occupazione egiziana, durata 9 anni ( $1831-40$ ), non fu senza buoni effetti. Fu riorganizzata l'amministrazione, favoriti l'iniziativa europea ed in genere i rapporti con l'Europa, con istituzione di consolati nelle principali città. Fu data maggiore libertà all'esercizio del culto cristiano, riedificati antichi santuari, aperti istituti di beneficenza, scuole, ospedali ed accresciute le comunità religiose : quelle cattoliche sotto il protettorato della Francia, quelle « orto-

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dosse" sotto l'influenza della Russia, quelle protestanti ad iniziativa dei Tedeschi e degli Inglesi. Si determinò pure una forte corrente immigratoria per gli Ebrei. Ma questa promettente restaurazione fu bruscamente interrotta dalla guerra mondiale: la Turchia, alleata delle potenze centrali, fece della P. una base d'operazioni contro l'Egitto occupato dagli Inglesi. L'11 dic. 1917 Gerusalemme si arrendeva al generale Allenby.

La "dichiarazione Balfour" del 2 nov. 1917 per l'istituzione in P. di un National Home per gli Ebrei, salvi i diritti civili e religiosi delle comunità non israelitiche colà esistenti, fu inserita nel Trattato di pace con la Turchia firmato a Sèvres il 20 ag. 1920 e nel testo del mandato britannico, approvato dalla Società delle Nazioni il 24 luglio 1922. Dalla difficoltà di poter conciliare la istituzione del National Home e il rispetto dei diritti delle comunità esistenti, nacque il problema palestinese o conflitto araboebraico, tanto aggravatosi da obbligare l'Inghilterra a rimettere nel 1947 il suo "mandato" all'O.N.U. Il giorno 15 maggio 1948 le truppe inglesi lasciarono la P. e scoppio la guerra arabo-ebraica. Dal 1948 la P. è divisa in due zone sotto la sovranità dei due antagonisti: lo Stato d'Israele (v.), con capitale a Teil Aviv, comprende la maggior parte del territorio, dalla Galilea al Neghebh; la Giordania controlla, oltre Gaza, la parte orientale della P. verso il Giordano (Samaria) fino alla città vecchia di Gerusalemme e a Betlemme. Questa divisione corrisponde allo statu quo dell'armistizio concluso nel 1948. V. transciordania.

Bib.: per i risultati archeologici: W. Albright, The archacology of Palestine (Pelican books), Harmondsworth 1949. Per una sintesi storica: A. S. Rappoport, History of Palestine, Londra 1931; E. Keit-Roach-C. H. Luke, The handbooh of Palestine and Trans-Yordan, $3^{2}$ ed., ivi 1934; J. Parkes, A history of Pale-
![img-13.jpeg](img-13.jpeg)
(fot. Custodia di Terra Santa)
Palestina - Facciata della chiesa della Flagellazione (sec. xiv), restaurata dall'ing. G. Barluzzi - Gerusalemme.
stine from 135 a. C. to modern times, ivi 1948; F.-M. Abel, Histoire de la Palestine, depuis la conquête d'Alexandre jusqu'd l'invasion arabe, 2 voll., Parigi 1922.

Donato Baldi
II. Storia ecclestastica. - Per la storia antecedente alla prima guerra mondiale, v. gerusalemme, patriarcato di. La P., che dopo la guerra del 1914-18 venne sotto mandato inglese, secondo indicazioni ufficiali del governo britannico verso la fine del 1945 contava 1.795 .179
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(par cortesia del dott. N. Di Girolamo) Palestina - Resti del castello cro-
cisto a Tallhit.
abitanti, di cui i.1or. 565 musulmani, 554.329 ebrei e 139.285 cristiani.

Il numero degli ebrei fino al 15 maggio 1948 aumentò ancora di ca. 58.000 .

Con queste cifre è già indicata la situazione dei cristiani, che si trovano in assai debole minoranza tra i due blocchi ostili dei musulmani ed ebrei. Nella lotta tra questi blocchi i cristiani si schierarono nettamente dalla parte dei loro concittadini musulmani, sentendosi anch'essi arabi.

Tra i cristiani soltanto il $39 \%$, ossia 51.320 , sono cattolici. L'ultima statistica dettagliata per le singole confessioni è del 1931. Si suppone che le relazioni siano rimaste più o meno le stesse, benché il numero assoluto dei fedeli sia assai cresciuto, dato che in quel tempo si contarono solo 91.398 cristiani complessivamente.

Tra i cattolici la comunità più importante è quella latina, che costituisce il $53,1 \%$. Per essa esiste il patriarcato latino di Gerusalemme (v.). I cattolici latini della P. sono in grandissima parte indigeni, convertiti alla fede cattolica dall'"ortodossia" greca specialmente nel secolo scorso, per opera del patriarcato latino (ristabilito nel 1847) e dei Padri francescani della Custodia di Terra Santa (v.). Il patriarcato latino dispone di un clero secolare ben formato, in grandissima parte indigeno, e di un numero abbastanza elevato di religiosi e religiose, in maggioranza europei.

A Gerusalemme, oltre il patriarca latino risiede il vicario patriarcale dei greco-cattolici, ossia melkiti (v.). Il patriarca melkita di Antiochia porta di fatto anche il titolo di Gerusalemme ed ha giurisdizione sui fedeli di rito greco nella P., i quali costituiscono il $35,5 \%$ dei cattolici. La grande maggioranza dei melkiti cattolici risiede nella diocesi di S. Giovanni di Acri ([v.] antica Tolennside) con residenza a Caifa. Da segnalare il Seminario di S. Anna a Gerusalemme, diretto dai Padri Bianchi.

Le altre comunità cattoliche, eccezione fatta per i Maroniti che costituiscono il $9,6 \%$ dei cattolici, sono poco numerose. C'è un piccolo numero di Armeni, Siri e Caidei. La diversità di riti in P. non è tanto grande quanto altrove, poiché all'epoca delle dispute cristologiche il monofisismo non poté prendere piede nel patriarcato di Gerusalemme.

Tra i non cattolici predomina il rito greco. Il $71,2 \%$ dei dissidenti sono "ortodossi". Il patriarcato greco dissidente di Gerusalemme è tuttora dominato dai Greci, che occupano tutti i posti importanti, mentre il popolo ed il basso clero sono arabi. L'antagonismo tra i dirigenti greci ed il popolo arabo è il fatto principale della situazione di questo patriarcato, che si trova senza dubbio in uno

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(per cortesia dei dati. N. Di Girolamo) Palestina - Chiave del S. Sepolcro conservata da una famiglia musulmana.
stato poco fiorente. Il predominio greco è attuato dalla Confraternita del S. Sepolcro, composta da numerosi greci. La situazione finanziaria del patriarcato, venute a mancare le sovvenzioni russe, diventò disastrosa.

Dopo gli "ortodossi", sono più numerosi tra i cristiani dissidenti i protestanti di varie denominazioni, in maggioranza stranieri: $20,3 \%$ di tutti i dissidenti. I protestanti lavorano in Palestina dal 1830; dal 1888 esiste un proprio "vescovato" anglicano di Gerusalemme. Dal 1932
esercita una grande attività l'Y. M. C. A. Poi vengono gli Armeni, che hanno a Gerusalemme un patriarcato proprio, esistente dal 1311. Essi costituiscono il $5,6 \%$ dei dissidenti. Vi sono inoltre piccoli gruppi di giacobiti, nestoriani, abissini e copti.

La colonia russa è passata verso la fine del 1948 sotto la giurisdizione del patriarca di Mosca, mentre prima sottostava al Sinodo vescovile antisovietico dell'emigrazione russa.

La situazione religiosa è stata completamente sconvolta dai recenti avvenimenti. Dopo lo scoppio della guerra tra Israele e la lega araba ( 15 maggio 1948), più di mezzo milione di arabi sono fuggiti; tra essi 60-70.000 cristiani, di cui 20-30.000 cattolici. Soltanto una piccola parte ha potuto finora (1951) tornare. Le opere e le istituzioni cattoliche hanno sofferto moltissimo dalla guerra. Nello Stato di Israele, che conta, secondo indicazioni ufficiali della fine del 1950, 1.150.000 ab., di cui $87 \%$ ebrei, soltanto una infima minoranza, ca. 50.000 , è cristiana. L'avvenire di questi cristiani è molto preoccupante. La diocesi greco-cattolica di S. Giovanni d'Acri ha superato la guerra ed ha potuto riaprire pure alcune scuole. Ma ancora ca. il $43 \%$ dei fedeli vivono nell'esilio. V. anche isbale; transgiordania.

Bibl.: Fr. Dunkel, Die orientalische katholische Kirche in Palästina, in Das Heil. Land, 65 (1923), pp. 52-57; G. de Vries, Stato attuale della Chiesa nella Terra di Gesù Cristo, in L'Oriente cristiano e l'unità della Chiesa, 5 (1940), pp. 27-32; Kcladion, Das Patriarchat von Jerusalem, in S. Schultze, Ehblesia, X. Lipsia 1941; G. de Vries, Cattolietimo e problemi religiosi nel prossimo Oriente, Roma 1944, pp. 47-73; C. Crivelli, Protestanti e cristiani orientali, ivi 1944, pp. 397-429.

Guglielmo de Vries
III. Archeologia cristiana. - Lo studio dell'archeologia cristiana in P. si può dire iniziato con questo secolo e manca ancora un'opera generale riassuntiva.

1. Dal sec. I al IV - Del complesso ecclesiastico vescovile sul Monte Sion, sede dei successori di s. Giacomo, non rimane che un muro abbastanza rovinato (quello est dell'attuale Cenacolo). Il fatto che la chiesa fu allargata nel sec. IV fa pensare che fosse assai piccola. Veramente ampia e a tre absidi sarebbe, secondo il p. Vincent che ha scavato il luogo, la chiesa di 'Amwâs (Emmaus [v.], costruita nel sec. II-III, ma la sua opinione non è condivisa da molti studiosi; infatti alcuni preferiscono abbassare tale datazione (Lassus, C. Cecchelli) mentre altri (A. Prandi) pensano che l'edificio primitivo avesse altra destinazione. Una grotta absidata presso Bejt Gibrìn, con croci rotte
per scavare nicchie da colombario, fa pensare ad un ambiente sacro profanato. Alcuni ossari con croci, trovati sul Monte Oliveto e sulla via di Betlemme, hanno una probabile origine cristiana, quando cioè la Chiesa di Gerusalemme era composta in prevalenza di ebrei convertiti. Lucerne fittili con croci e evastica, rinvenute in cisterne di Bejt Nattif con altri oggetti del sec. II-III, fanno pensare ad oggetti criptocristiani.
2. Dal sec. IV al VII. - Il movimento edilizio iniziato da s. Elena, sotto l'impulso del vescovo Macario, continua per tutto il periodo bizantino sino a trasformare Gerusalemme in una "città nuova" e a erigere edifici sacri in ogni villaggio della P. In Galilea si segnala l'attività del conte Giuseppe di Tiberiade, che sembra aver innalzato edifici abbastanza modesti, come si può giudicare da edifici a lui attribuiti, quale la chiesa inferiore della Moltiplicazione dei pani e pesci a et-'Tâbigah. In Giudea si distinsero come costruttori Melania la giovane ed Eudocia nel sec. v e Giustiniano nel vi. I Luoghi Santi (v.), testimoni delle gesta del Salvatore, furono abbelliti da santuari. Alla tomba del Salvatore (326) tennero dietro le tombe dei martiri, e spesso in seguito a visioni in sogno: s. Giacomo il Minore (351) sul Cedron, s. Giovanni Battista (tomba profanata nel 361-62) a Sebaste, Mosè sul Nebo (Sijâgah), s. Stefano a Cafargamala (415) e probabilmente anche i due martiri di 'Ajn Kêrim ai quali allude l'iscrizione musiva: "Salve, o martiri di Dio".

Nella costruzione dei santuari l'elemento ricordo inIlui potentemente nella disposizione architettonica. Esso è costituito da una "grotta" come al S. Sepolcro, Elcona, Betlemme ecc.; da "sabbia " lasciata appositamente visibile come all'Ascensione; da "acqua" come nelle fontane di Siloe e della Probatica, al Fiume Giordano e al Pozzo della Samaritana. Tale memoria qualche volta restò semplicemente in comunicazione con la basilica liturgica, cosi al S. Sepolcro la tomba del Redentore comunica con il Martirio mediante il tripartico; a Bethania la tomba di Lazzaro ( $=$ Lazarian) è situata a ovest dell'atrio (sec. IV), csattamente come a S. Menna in Egitto. Più spesso, invece, l'edificio sormonta la memoria: Pozzo della Samaritana; Betlemme, grotta della Natività; Elcona, grotta dell'insegnamento, ecc. Quando si tratta di una "grotta" essa rimane talora al livello del nuovo edificio, come il S. Sepolcro del Redentore, dentro l'Anastasis, e la tomba della Vergine (sec. v) mediante il taglio della roccia, ma il più delle volte diviene la cripta dell'edificio come a Betlemme, al Monte delle Beatitudini (sec. IV), Elcona, ecc., dando origine ad un motivo che poi sarà sviluppato in Europa.

Gli edifici religiosi di P. presentano una costruzione
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Palestina - Materiale archeologico rinvenuto negli scavi di Ascalon.

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assai varia : basiliche a 5 navate (Betlemme e Martirio), a 3 navate con una sola abside (tipo ordinario) o con 3 (caso raro e primo esempio sicuro a Gethsemani, sec. Iv), il più dalle volte con due sacrestie fiancheggianti l'abside; edifici con pianta a trifoglio (Dejr Dósì e S. Giovanni a Gerusalemme, ambedue del sec. v, e Betlemme, unito alla Basilica nella ricostruzione di Giustiniano); a croce (Pozzo della Samaritana e pinnacolo del Tempio, ambedue conosciuti solo dalla letteratura; secc. Iv e v); con 2 absidi (e est e ovest : tomba della Madonna); a pianta ottagonale (Betlemme unito alla Basilica nel periodo costantiniano, Cafarnao con abside e Garizim con 4 cappelle affiancate); rotonda (Anastasis, cattedrale di Bejsân con abside). Le cappelle rupestri, usate ordinariamente dai monaci, sono talvolta grotte rimaste in uno stato seminaturale, ad eccezione della decorazione pittorica (Dejr Mukellik, Mâr Sâbâ, el-Merd), talaltra bene accomodate con il pareggiamento della roccia o con muratura (gratta della Natività, parzialmente del Gethsemani) che si trova invece quando gli ambienti erano usati in epoca anteriore come tombe (p. es., le colonne sul Wâdî el-'Amad a Gerusalemme munita solo dopo di abside) o cisterne (p. es., a Bethania, presso le Suore della Carità e alle Beatitudini). I muri degli edifici, spessi in genere da 75 a 95 cm ., sono per lo più di piutre quadrate (ricorsi da 29 a 49 cm .) di forma rettangolare nei secc. iv e v e tendenti a divenire quadrate nel v. Sono rivestiti di intonaco dipinto (nel iv sec. Betlemme, Bethania; nel v Hân el-Ahmar o Monastero di S. Eutimio ecc.), o da mussici (Sijāgah, Betlemme sec. vi, ecc.). Intorno all'abside vi sono talvolta i sedili per il cimo (Sijāgah) con la cattedra vescovile. Sedili si trovano qualche volta ai lati del presbiterio che si estende davanti all'abside nello spazio della navata centrale (Mhajjet) e ordinariamente addossati ai muri perimetrali. I pulpiti erano spesso esagonali (Sijāgah, S. Stefano in Gerusalemme) e collocati nella navata sud o davanti al presbiterio.

Gli altari ritrovati sono a mensa, spesso con incavi semicircolari, sostenuta da 4 colonnette. Come appare da alcuni casi (p. es. Mhajjet, S. Giorgio, dove è il mussico con un agnello all'albero), la direzione dell'altare è verso Oriente, cosicché il sacerdote celebrava con le spalle rivolte ai fedeli. La descrizione di Eusebio circa le 12 colonne del Martirio fa pensare ad un ciborio e sembra che la piattaforma circolare con gradini ottagonali dell'ottagono costantiniano di Betlemme (v.) sia appunto il resto del ciborio, sebbene sia ritenuta ordinariamente come un asaio. Colonne di mediocre grandezza han suggerito la presenza del ciborio in altre chiese, come in S. Stefano a Gerusalemme (v sec.). Sotto gli altari ('Ajn Hannijeh, Mhajjet), o presso, sono stati trovati i reliquiari ordinariamente a forma di piccolo sarcofago con tetto spiovente dove talvolta sono i fori per gli oli aromatici (Sijāgah). Lo spazio interno era alcune volte (S. Stefano, 'Ajn Hannijeh) suddiviso per separare le reliquie dei vari märtiri.

La decorazione degli edifici sacri nel sec. iv e in gran parte anche nel v consistette in motivi decorativi o simbolici, magari con sfarzo di dorature, ma senza l'uso della figura umana. Tale appare dalla descrizione di Egeria (v.) e dai resti ritrovati. Pitture o mussici parietali di quel tempo non son conservati; restano invece molti mussici pavimentali (Betlemme, Eleona, Bethania, Gethsemani, Monte delle Beatitudini) del sec. Iv, sempre però senza figure e solo con motivi geometrici e qualche raro uccello (Betlemme). Ciò si comprende quando si riflette che persone eminenti, come Eusebio di Cesarea (v.) e s. Epifanio (v.), aderirono alla corrente contraria alle immagini sacre. Non è quindi il caso di parlare di tipi iconografici creati in P., nei santuari, e poi sparsi nel mondo. Le attestazioni portate in proposito con le ampolle (v.) di Monza e di Balibio, sono solo del sec. vi, quando anche in P. si era ormai formata una corrente d'arte con largo uso di figure umane. In questo tempo si hanno le descrizioni di Coricio circa le chiese di Gaza ed i pochi resti di musaico descritti dagli autori (Adorazione dei Magi a Betlemme nell'edificio rifatto da Giustiniano) o pitture viste fino ai nostri tempi (Bottesimo di Gesù a Sbejtah) e forse la Maestà a Gethsemani e soprattutto un largo repertorio di
musaici pavimentali. Esso è uniforme in P. e paesi limitrofi e presenta caratteristiche abb