ra il dio del cielo. Un dio benefico era Sadrafa, $\Sigma \alpha \tau \rho \alpha \pi \circ \rho$.
I palmireni spesso non davano un nome particolare ai loro dèi, ma preferivano alcuni epiteti, che si potevano applicare a diverse divinità. Perciò si fa menzione nelle iscrizioni di un dio buono, misericordioso, remuneratore, signore del dio o benedetto sia il suo nome in eterno, senza sapere di quale divinità precisamente si tratti.
Bibl.: M.-J. Lagrange. Etudes sur les religions sémitiques, Parigi 1903; J.-G. Février. La religion des Palmyréniens, ivi 1931. Giuseppe Furlani
PALO, diocesi di. - Nelle Isole Filippine. La cost. apost. del 28 nov. 1937 smembrò l'isola di Leyte e le isole adiacenti dalla diocesi di Calbayog, per costituire la nuova diocesi di P., suffraganea dell'arcidiccesi di S. Nome di Gesù (Cebù).
Ha una popolazione d'un milione di ab. dei quali 984.338 sono cattolici. Conta 55 parrocchie con 67 sacerdoti secolari e un seminario; 14 religiosi in 3 case e 14 suore in 6 case lavorano nelle diocesi.
Bibl.: AAS. 30 (1938), pp. 245-48: Ann. Pont., 1955, p. 309.
Nicola Kowalsky
PAMELIUS (Jacques de Joigny de Pamèle). Sacerdote fiammingo, n. a Bruges il 13 maggio 1536, m. a Mons il 17 sett. 1587 . Maestro delle arti il 27 marzo
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1553, nel 1561, ancora suddiacono, fu nominato canonico di S. Donaziano a Bruges. Ordinato sacerdote il 21 febbr. 1562 , nello stesso anno si licenziò in teologia a Lovanio. Rimase a Bruges fino al 1578 ricoprendo importanti cariche ecclesiastiche. Si recò quindi a St-Omer dove fu canonico della Cattedrale nel 1580 e arcidiacono l'anno seguente. Il vescovo mons. De Six lo nominò vicario generale ed alla sua morte, nel 1586, Filippo II lo designò a succedergli, ma si spense poco prima di ricevere la bolla.
Eruditissimo e dotato di larghi mezzi finanziari, si diede alla ricerca di opere importanti o preziose e curò numerose edizioni di testi inediti. Ad Anversa nel 1565 stampo il Micrologus de ecclesiasticis observationibus opusculum, trattato liturgico attribuito a più d'uno scrittore, ma ora ascritto sicuramente a Beroldo di Costanza. Seguirono le Institutiones divinarum et suscolarium lectionum di Cassiodoro (ivi 1566); Divi Caecilii Cypriani Cartleginiensis episcopi opera (ivi 1568) con i vari trattati posti in ordine cronologico; Liturgica Latinarum, in 2 voll. (Colonia 1571), raccolta di testi liturgici (tra cui l'antifonario) riguardanti la Messa; De religionibus diversis non admittendis... ad Ordines Belgii relatio (Anversa 1589), importante per lo stato religioso della Fiandra alla fine del sec. xvi.
Bibl.: A. C. De Strevel, s. v. in Biographie nationale de Belgique, XVI, Bruxelles 1901, pp. 228-42; Hurter, III, col. 291-93; H. Ledereu, Pamelno, s. v. in DACI, XIII, i, coll. 983-74; E. Amann, s. v. in DThC, XI, ir, coll. 1828-39.
Silverio Mattei
PAMIERS, diocesi di. - Città e diocesi capoluogo dell'Ariège sulla riva destra del fiume Ariège. Ha una superfice di 4903 kmq., con una popolazione di 155.134 ab. dei quali 14 r .160 cattolici. La diocesi è divisa in 5 arcipreture e 20 decanati, con 383 parrocchie servite da 202 sacerdoti diocesani. Ha grande e piccolo seminario.
Sulla collina di Castellas sorse nel vir sec. un castello dei conti di Foix, mentre sulla tomba di s. Antonino (m. nel 506) fu fondata l'abbazia di Fredelas o di S. Antonino. Il 16 sett. 1295 il papa Bonifacio VIII creò la diocesi e primo vescovo ne fu Bernardo Sasset (1295-1314). La cattedrale Notre-Dame de Mercadal, l'abbazia di S. Antonino e il borgo furono incendiati e distrutti dagli Ugonotti.
La diocesi fu soppressa nel 1801 e ristabilita nel 1822; suffraganea di Tolosa. L'odierna cattedrale di S. Antonino fu ricostruita in mattoni tra il $1658-89$ ma conserva la torre ottagona del sec. xiv. Anche in mattoni è la chiesa di Notre-Dame-du-Camp la cui facciata è ancora del sec. xiv, mentre il resto appartiene ai secc. xvir-viI. Della chiesa e della torre ottagona dei Cordeliers (1512) rimangono alcuni avanzi, mentre sul luogo della chiesa dei Gesuiti venne costruito il teatro. Patrono della diocesi è il martire s. Antonino. Il vescovo di P. è titolare anche delle diocesi soppresse di Couserans e Mirepoix; nel territorio sono anche parti di altre due diocesi soppresse: quelle di Alet e di Comminges. Couserans tradisce l'antico nome della regione del Cousorani corrispondente a quella di St-Girons. Una delle nove città della regione fu "Lugdunum Cousoransrum ", poi divenne sede vescovile verso la metà del sec. v. La città si chiamò poi nel sec. vir St-Lizier da un vescovo portoghese che l'avrebbe difesa contro i Visigoti. Fu però saccheggiata da Bernardo III conte di Comminges. L'antica Cattedrale fu dedicata a s. Lizier. E romanica a tre navate, della fine del sec. xviII, con due absidi laterali; conserva le statue tombali dei suoi vescovi A. de Montfaucon (m. nel 1503) e H. d'Ossun (m. nel 1574). L'antico episcopio ricostruito dal vescovo B. de Marmiesse ( $1655-80$ ) è oggi trasformato in manicomio; vi si conserva l'antica cappella di Ste-Marie-de-la-Sède o du-Stige, del sec. xiv.
Mirepoix, situata sulla riva dell'Hers, fu creata diocesi dal papa Giovanni XXII nel 1317, venne soppressa dalla Rivoluzione Francese. Sua cattedrale fu la chiesa di S. Maurizio, ricostruita dal 1401 al 1433 e dal vescovo Lévis tra il 1407-1537; è ad una sola navata, con abside
circondata da cappelle rettangolari. Anche l'antico episcopio è del 1497.
Alet è l'antica Electa, dove il conte di Razès fondò nell'813 un'abbazia che Giovanni XXII elevò a sede vescovile, soppressa dalla Rivoluzione Francese. La chiesa abbaziale di Notre-Dame eretta nella prima metà del sec. xir divenne cattedrale; fu rovinata dagli Ugonotti, era in stile romanico-provenzale con deambulatorio gotico intorno all'abside. L'attuale chiesa parrocchiale di S. Andrea in gotico meridionale è della fine del sec. xiv; una cappella conserva affreschi del sec. xiv con scene di vita benedettina.
Comminge è l'antica "Lugdunum Convenarum", oggi St-Bertrand de Comminge; si sviluppò fin dal tempo di Augusto. Caligola vi esiliò Erode Antipa con la moglie Erodiade. Fu distrutta dai Vandali nel 408. Il vescovo Bertrando de l'Isle-Jourdain (1075-1123) fondò una cattedrale romanica, un episcopio sulla collina che domina la Garonna; vi si formò ben presto una nuova città che prese il nome dal vescovo che fu canonizzato nel 1175. Ne fu poi vescovo Bertrando de Got (1293-1309) il quale, divenuto papa Clemente V (v.) vi istituì un giubileo per tre giorni in tutti gli anni nei quali la festa della S. Croce (3 maggio) cade di venerdí. La diocesi fu soppressa dalla Rivoluzione. La cattedrale di Notre-Dame, iniziata da s. Bertrando nel 1120, fu compiuta nel 1304 e finita dal vescovo U. de Chatillon nel 1349. Fu danneggiata nelle guerre di religione. Nel timpano del portale sono scolpiti i Dodici Apostoli e l'adorazione dei Magi. Le vetrate sono del sec. xvi; di grande valore artistico sono i 66 stalli del coro con pannelli rappresentanti personaggi biblici, santi, papi, le virtù, le stelle, ecc.; prezioso è il Tesoro con arredi sacri dei secc. xiri-xiv. Il chiostro conserva tre gallerie romaniche e una del sec. xv. La locale "Société archéologique du Midi" ha trasformato in museo, detto "Galerie du 'Trophée", l'antica cappella dei Benedettini Olivetani. Un sarcofago rinvenuto nella Basilica cristiana contiene l'iscrizione: Da Christo famulae tuos Aemilianae requiem et vitam aeternam.
BibL.: R. Barbier, L'éveché et le Séminaire de P., Pamiers 1897; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1946-49. Parigi 1948, pp. 672-74; Cottineau, II, 2183. Enrico Ioni
PAMMACHIO, santo. - Senatore romano discendente dei Furii, n. ca. la metà del sec. Iv e m. nel 409, durante l'assedio di Roma da parte di Alarico. Cugino di s. Marcella, fu discepolo di s. Girolamo, amico di s. Paolino di Nola e di s. Agostino. Nel 385 sposò Paolina, figlia della celebre Paola, discepola anch'ella di Girolamo.
Probabilmente nel 390 si adoperò insieme con altri nobili cristiani per portare la questione di Gioviniano dinanzi a papa Siricio. Ma nel 392, quando Girolamo inviò a Roma i suoi libri contro il pregiudicato eretico, P. si dimostrò contrario alla violenta reazione dello Stridonese e cercò di ritirare le copie messe in circolazione. Dopo l'immatura morte della moglie, avvenuta nel 397, P. abbracciò la vita ascetica, non disdegnando di presentarsi nell'aula senatoriale con l'abito negletto di monaco. Paolino di Nola ricorda che in tale circostanza P. riunì tutti i poveri di Roma a banchetto nella basilica di S. Pietro che non fu sufficiente a contenerli tutti in modo che i poveri occuparono anche l'atrio e la piazza; perciò, chiama P. "Ecclesiae munerarius" (Ep., 13 : PL 61, 213). Distribuì le sue sostanze ai poveri ed insieme con Fabiola (v.) edificò un grande ospizio per i pellegrini a Porto, alle foci del Tevere (Girolamo, Epist., 66, 77). Recenti scavi hanno messo in luce il piano dell'edificio e vari avanzi. Egli istituì nel Celio il "titulus Pammachii n, infatti in un'iscrizione sulla porta si leggeva: "quis tantas venerandas condidit aedes, si quæria, cultur Pammachius fidei" (G. B. De Rossi, Insrr. chr., II, Roma 1888, p. 130). H. Grisar mise in rilievo che l'espressione "cultor fidei" ricorre nel canone della Messa. Nelle sottoscrizioni del Sinedo romano del 499 si trovano due presbiteri del "titulus Pammachii n, distinti da altri due del titulus Bizantis " (oggi SS. Giovanni e Paolo). Nel 399 sollecitò
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Pamplona, diocesi di - Chiostro della Cattedrale. Pamplona (Navarra).
Girolamo a tradurre il $\Pi \varepsilon \rho i$ ' $\Lambda \rho \chi \hat{\omega} v$ di Origene, per sfatare alcune insinuazioni di Rufino contro di lui. A P. Girolamo dedicò molti dei suoi commentari alla S. Scrittura. Nel 401 s. Agostino indirizzò al medesimo una lettera ( $E p$., 58), per ringraziarlo di un appello rivolto ai fedeli di Numidia, perché abbandonassero la scisma donatista. Il Martirologio romano ne commemora la festa il 30 ag.
Bibl.: Acta SS. Augusti, VI, Parigi-Roma 1868, pp. 222-63; Tillemont, XX, pp. 267-80: F. Cavallera, St Yérôme, I-II, Lovanio 1922, passim; H. Grisar - A. Mercati, Roma alla fine del mondo antico, $2^{2}$ ed., I, Roma 1943, pp. 47-52; Marizr. Romanum, p. 369.
Emanuele Romanelli
PAMPHILI, famiGlia. - Oriunda di Gubbio. lacopo e Francesco ottennero nel 1461 da Federico III il titolo di conti del S. Romano Impero. Girolamo, discepolo di s. Filippo Neri, decano della Rota, fu promosso cardinale da Clemente VIII il 17 sett. 1603, costituito vicario, m. l'i i ag. i6io.
Tra i figli di suo fratello Camillo furono Giovanni Battista, il futuro Innocenzo X, e Pamphilio, il primogenito (m. nel 1639), che sposò Olimpia Maidalchini, ricca ereditiera (m. nel 1657). Questa riusci a imporsi talmente sul cognato pontefice, da lei sovvenuto in precedenza, da dominare nella corte pontificia in tutto quello che non apparteneva al governo spirituale. Suo figlio Camillo fu dapprima costituito generale della Chiesa, comandante della flotta, governatore di Borgo e finalmente fu creato cardinale il 14 nov. 1644; ma rinunciò alla porpora il 21 genn. 1647 per sposare, contro il volere della madre, Olimpia Aldobrandini, principessa di Rossano, il 10 febbr. (m. il 26 luglio 1666); di qui lotte e gelosie di predominio fra le due
Olimpie. Francesco Maidalchini, nipote di Olimpia, fu creato cardinal nipote a 17 anni il 7 ott. 1647 (m. nel 1700); ma dimostratosi costui incapace, fu sostituto con Camillo Astalli, altro parente di Olimpia, creato cardinale il 19 sett. 1650 , che assunse il cognome e lo stemma dei P. quale nipote ed ebbe in dono la Villa gianicolense ed il Palazzo di Piazza Navona (m. a Catania dove era vescovo il 21 dic. 1663 ).
Per gratitudine verso il suo predecessore, Innocenzo XI il $1^{\circ}$ sett. 1681 creò cardinale Benedetto, pronipote di Innocenzo, che era gran priore di Roma. Fu arciprete di S. Maria Maggiore, poi del Laterano, e mori durante il Conclave il 20 marzo 1730 (G. Novaes, Elementi della storia de' sommi Pontefici, XI, Roma 1822, p. 37).
La famiglia si estinse nel 1760 e l'eredità passò ai Doria Landi e ai Borghese Aldobrandini.
Bibl.: Pastor, XIV, i, v. indice (con bibl.); E. Rossi, Papisse, in Roma, 2 (1927), pp. 382-99; P. Gouchat, Hier. catb., IV, Münster 1935, p. 8 sgg.; G. Brigante Colonna, Olimpia P. - Cardinal Padrone -, Milano 1941.
Pio Paschini
PAMPLONA, diOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Navarra, nella Spagna. Una antica tradizione fa primo evangelizzatore di P. s. Firmino, discepolo di s. Saturnino, vescovo di Toulouse nel sec. III. E certo che nel III Concilio di Toledo (589) è presente Liliolo, vescovo di P. Dopo l'invasione degli Arabi, nell'829 si trova il vescovo Opilano. Egli ed i suoi successori risiedettero nel monastero di Leyre, fondato nel sec. vir. Nel Concilio di P. del rogo fu deciso di ristabilire il vescovato purché i titolari procedessero dal detto monastero. Verso la fine del sec. 21 i vescovi si trasferirono a P. e fu allora costruita la Cattedrale.
La diocesi di P., suffraganea della metropoli di Saragozza, comprende quasi tutta la Navarra (v.). Le si aggiunse nel 1851 quella di Tudela, che nel 1889 si staccò di nuovo per unirsi con quella di Tarazona. La diocesi di P. occupa 9053 kmq . con $324.832 \mathrm{ab} .$, ha 1274 chiese ( 560 parrocchie), 990 sacerdoti secolari e 327 religiosi; un magnifico seminario con più di 500 studenti. Vi sono 168 conventi con 2213 religiosi e religiose. Questo notevole numero di vocazioni ecclesiastiche e religiose sta ad indicare la profonda religiosità dei fedeli di P. In 49 istituti di beneficenza vengono assistite 3300 persone. Fiorente l'insegnamento primario e secondario e l'opera dei ritiri spirituali.
L'antica cattedrale romanica di P., crollata nel 1390 , fu riedificata dopo 7 anni, benché la facciata sia del sec. xvir. Ha un bel chiostro gotico. Gotici sono anche i magnifici sepolcri dei re di Navarro. La parrocchia di

Pamplona, diocesi di - Cassettina in avorio, in stile arabo-persiano. Pamplona (Navarra), Cattedrale.
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S. Saturnino, di stile romanico e gotico, è stata edificata nei secc. xirxiII, mentre quella di S. Nicola del sec. xir è di elegante stile gotico.
Dentro la diocesi di P. si trovano il monastero di Leyre, recentemente ricostruito e ripopolato, e il castello di Xavier, della omonima famiglia, culla di s. Francesco Saverio. La duchessa di Villahermosa lo fece riparare al principio di questo secolo e vi costruì accanto una splendida basilica neo-romanica.
Bibl.: G. Fernandez Perez, Historia de la iglesia y obispado de P., Pamplona 1920; J. Zunzunogui, El reino de Navarra y su obispado de P. durante la primera época del reino de Occidente, S. Sebastiano 1942; A. Perea Goyena, Entayo de bibliografia de Navarra, 2 voll., Burgos 1947-49, passim. Tirso Arcllano
PAN (Пáv). - In Arcadia, dove il teriomorfismo era accentuato, trae origine il culto di codesta divinità che la tradizione raffigura come figlio di Ermete e della ninfa Driope; barbuto, dalle zampe di capra e fornito di corna.
Il nome Пáv è la forma contratta di Пávav come nell'iscrizione arcadica di Melpes risslente al sec. vi a. C.: sol Пávco (Inscript Gr., V, a, 556; cf. E. Schwyzer, Dialect. Graec. exempla, Lipsia 1923, p. 327, n. 676). Gli antichi, con falsa etimologia, ne associavano il nome anche all'idea del tutto (Sono omerico a P., 47; Orph. hymn., 11, 1) e così il misticismo neoplatonico: 76 av xai 76 7av; l'arte ne fece talvolta il centro della raffigurazione dello zodiaco (v.). Dopo le guerre persiane, P., seguito da diverse denominazioni come Luterio, Menalio ecc., fu venerato ufficialmente in tutta la Grecia (Erodoto, VI, 105) e, insieme a divinità e leggende locali, da tempo (id., II, 145) lo era in varie città dell'Egitto. Una grotta a lui dedicata sorgeva sul fianco nord-ovest dell'Acropoli (Luciano, Diol. deor., XXII, 3; W. Judeich, Topographie von Athen, 2a ed., Monaco 1931, p. 302) e in età ellenistica, Antigono, vittorioso dei Celti, consacrò a Delo alcuni Пávcus.
L'Tono omerico a $P$., databile forse in età alessandrina, ne mette ampiamente in evidenza il carattere pastorale e silvestre. Il dio vive nei boschi in compagnia delle ninfe (v.), dei satiri e di demoni minori, i Panischi, accompagnando le loro danze al suono della sua siringa. Disturbato può cagionare terrore specie verso il mezzodì. P., con Priapo e i satiri, assurge a rappresentazione dell'amore sensuale e sfrenato (Luciano, Diol. deor., XXII, 4) Invocato da Pindaro (p. ss., Pit., LII, 78) e frequentemente nella poesia bucolica (Teocrito, VII, 103 sg.). Socrate alla fine del Fedro platonico lo prega come dio della bellezza interiore ( 279 b-c). Plutarco nel De defectu oraculorum, 17, parla della morte del gran P. e un dialogo di Luciano (XXII) ne ridicolizza le prerogative.
Nella religione romana si confuse ben presto con le deità indigene di Fauno e Silvano e con il cristianesimo la fantasia popolare associò curiosamente la sua figura deforme all'immagine tradizionale del demonio.
Nell'arte $P$. vien frequentemente rappresentato irsuto e capripedc, per quanto una statua della scuola policletea lo renda in atto giovanile.
Bibl.: J. A. Hild, s. v. in Ch. Daremberg-E. Saglio, Dict. des ant., IV, pp. 296-302; K. Wernicke, s. v. in Roscher, Lex., III, coll. 1348-1481; U. v. Wilamowitz-Stoellendorf, Der Glaube der Hellenen, I, Berlino 1931, p. 247; II, ivi 1932, pp. 176-78; M. P. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 219-20; R. Herbig, P., der griechische Buchspät, Francoforte s. M. 1949.
Lanfranco Fiore
PANAMA. - I. Geografia. - La Repubblica di P., la più meridionale delle centro-americane, staccatasi dalla Columbia nel 1903, occupa lo stretto ( 70 - 100 km .), allungato istmo che congiunge all'America del S. la zona più espansa dell'America centrale; istmo diviso in due dal canale omonimo.

(let. Ens. Celt.)
Panama - 1) Confine di Stato; 2) confine di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
Il territorio ( 74 mila kmq.), coperto di montagne (vulcani) e colline, è di difficile transitabilita; la scarsezza delle comunicazioni ne ritarda la messa in valore. Produce soprattutto banane, cacao, caffè, cocco e canna da zucchero. Ricche, ma poco sfruttate, le foreste; notevoli le risorse idrauliche. Degli Soz mila ab. ( 11 a kmq.), più di metà sono meticci, pochi i bianchi ( $6 \%$ ); il resto negri, Amerindi e mulatti. I cattolici formano il $93 \%$ del totale. Comprende 9 province; è retto da un presidente ed una assemblea, elettivi e rinnovabili ogni 4 anni. La capitale, Panama ( 150 mila ab.), e Colón ( 53 mila ab.). alle due estremità del canale, sono i soli due centri abitati notevoli. La flotta mercantile panamense ( 3016 mila tonn.) upaiglia quasi, quanto a stazza, quella francese.
Bibl.: A. Edwards, P., the canal, the country and the people, Londra 1914; W. D. Mc Cain, The U. S. and the Republic of P., Cambridge 1937.
Giuseppe Caraci
II. Evangelizzazione. - L'evangelizzazione del P. seguì immediatamente la conquista spagnola per opera dei Francescani. Nel 1513, infatti, si era già costituita la diocesi di S. Maria in Darien (entro gli attuali confini della Columbia) : essa fu affidata al francescano Giovanni di Quevedo. Fu la prima diocesi di tutto il nuovo continente.
Nel 1519 la sede della diocesi fu trasportata da Darien a Panama, dove da S. Domingo fu inviato il domenicano Reginaldo di Pedrazza con alcuni compagni. Panama fu il punto di partenza di tutte le spedizioni militari, e le conquiste apostoliche del nord e del sud avevano il loro punto di appoggio nella diocesi omonima. Verso la metà del sec. xvi vennero ad aggiungersi anche gli Agostiniani. Nel 1648 i Cappuccini entrarono in Panama, dove fecero subito grandi progressi. Dal 1604 i Gesuiti, partendo dai loro collegi nella nuova Granata (Colombia) organizzarono missioni volanti che ebbero buoni risultati. Ma poi venne la soppressione dei Gesuiti, la lotta per l'indipendenza contro la Spagna (furono scacciati i missionari spagnoli), poi i torbidi rivoluzionari, e la Chiesa subì gravissimi danni.
Attualmente esso comprende l'arcidiocesi di Panama (29 nov. 1025) e il vicariato apostolico di Darien (v.).
Bibl.: G. Rojas y Arrieta, History of the bishops of $P$., Panama 1929.
Nicola Kowalsky
III. Ordinamento scolastico. - L'art. 26, titolo III, della Costituzione panamense prevede la libertà di insegnamento d'ogni religione che non è in contrasto con la morale cristiana e con l'ordine pubblico. La religione cattolica viene definita come quella della maggioranza degli abitanti della Repubblica e di conseguenza lo Stato s'impegna di prestare ad essa il proprio aiuto permettendo l'esistenza nella capitale di un seminario cattolico e l'attività delle missioni cattoliche fra gli indigeni. La fondazione delle scuole private è permessa solo quando esse seguono il programma d'insegnamento delle scuole pubbliche. L'intero sistema scolastico dipende dalla Segreteria d'educazione e comprende 815 scuole primarie divise in 763 scuole primarie rurali, 52 scuole primarie cittadine. Esistono inoltre 13
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scuole elementari per gli Indios, scuole secondarie, industriali, professionali e superiori. Queste ultime comprendono Escuela de pintura, Conservatorio nacional e Universidad de Panamá fondata nel 1935. - Vedi tav. L.
Bibl.: Estadistica panamena, Panamá 1929.
Miroslav Štumpf
PANAMA, ARCIDIOCESI di. - Ha una superficie di 51.206 kmq . con una popolazione di 717.430 ab ., dei quali 675.000 sono cattolici; conta 70 parrocchie servite da 38 sacerdoti diocesani e 75 regolari; ha I seminario, 18 comunità religiose maschili e 19 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 309).
La diocesi fu creata da Leone X il 9 sett. 1513, nel 1545 Paolo III la fece suffraganea di Lima.
Primo vescovo della diocesi fu il francescano Juan de Quevedo che fece erigere la cattedrale di S. Maria Antiqua. Dopo di lui fu nominato vescovo il domenicano Vincenzo di Pedrosa che si stabilì nell'attuale città. Il 29 nov. 1925 fu elevata a metropolitana da Pio XI; primo arcivescovo fu mons. G. Royas y Arrieta.
Nell'arcidiocesi sono molte comunità religiose di Gesuiti, Lazzaristi, Agostiniani Scalzi che dirigono vari collegi; vi è pure un orfanotrofio retto dai Salesiani.
BibL.: F. X. Junguito, s. v. in Cath. Enc., XI, coll. 438-39; suppl., coll. 368-69; AAS, 17 (1925), p. 647; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., XLI, p. 870.
Enrico José
PANAMERICANISMO. - Termine che, coniato verso la fine del secolo scorso, in occasione della prima Conferenza internazionale degli Stati Americani (1889), è entrato nel vocabolario politico a indicare la comunanza di interessi e la conseguente solidarietà fra le 21 Repubbliche del Nuovo Mondo.
I. Vecchio p. - A differenza del panslavismo (v.) e del pangermanesimo (v.) il p. non ha un sostrato etnico o culturale (come è noto, infatti, esso comprende popoli di razza, lingua e religione diverse), ma si fonda su ragioni esclusivamente geografiche.
Le sue origini vanno ricercate negli inizi dell'80o quando i paesi delle Americhe, affrancatisi dall'Europa e presa coscienza della propria individualità, tendono a coordinare la loro politica e creare un sistema difensivo continentale a garanzia della raggiunta indipendenza di fronte ai tentativi condotti dagli Stati europei, durante e dopo la S. Alleanza, ai danni del Nuovo Mondo, per ristabilirvi la loro supremazia. Sorto nel periodo in cui, seguendo l'esempio degli Stati Uniti e rifacendosi alla giustificazione ideale che questi avevano dato alla loro guerra d'indipendenza, le colonie latino-americane lottavano per liberarsi dalla madre patria (1816-24), il movimento ebbe agli inizi un'ispirazione idealistica, fondata sulla contrapposizione dei valori che l'America rappresentava (pace, libertà, democrazia) di fronte a quelle che venivano ritenute le calamità dell'Europa (la guerra, l'assolutismo, la monarchia). Per questo, ne periodo 1826-89, il movimento panamericano fu proprio dei paesi ispanoamericani, in quanto gli Stati Uniti, dopo aver riconosciuto le nuove Repubbliche sorte al sud del Rio Grande e aver stabilito con esse normali relazioni diplomatiche (1822) e dopo la proclamazione ( 1823 ) della dottrina di Monroe (v.), per un cinquantennio restarono estranei ad ogni intesa continentale, impegnati com'erano nella loro espansione verso occidente. Sono di questo tempo la Conferenza di Panama, del 1826, indetta da Simon Bolivar; quella di Lima nel 1847 e nel 1864; quella continentale di Santiago nel 1856, da cui uscirono altrettanti accordi e trattati, che miravano a riunire gli stati dell'America latina in leghe o confederazioni per una comune difesa contro aggressioni straniere e per il pacifico regolamento dei loro contrasti. Gli accordi erano tutti motivati da varie imprese, sia europee (interventi nel Rio della Plata tra il 1842 e il 1890 ; invasione francese del Messico ed effimero Impero fondatovi da Massimiliano tra il 1863 e il
1867; occupazione spagnola della Repubblica dominicana dal 1860 al 1865 ; tentativo di ristabilire la sovranità spagnola nel Perú nel 1865), sia statunitensi (guerra contro il Messico nel 1847 ; alcune spedizioni aggressive nell'America centrale tra il 1837 e il 1860), che minacciavano la sovranità e indipendenza delle Repubbliche ispano-americane; soltanto alcuni di questi accordi vennero ratificati e nessuno ebbe pratica attuazione.
La Conferenza del 1867, a Lima, fu l'ultima di quelle dette politiche, rese inutili dopo che l'indipendenza e l'integrità territoriale delle Repubbliche non furono più minacciate dall'Europa. Le altre che seguirono intesero risolvere problemi di carattere giuridico per uniformare norme di diritto internazionale privato, di diritto internazionale commerciale, ecc.
Con la prima Conferenza internazionale degli Stati americani (1889), tenutasi a Washington per iniziativa degli Stati Uniti, il p. divenne movimento propriamente continentale, comprendendo tutti i paesi indipendenti delle Americhe, eccetto il Canadá e i possedimenti coloniali, e prese corpo nell'Unione panamericana (originariamente Unione internazionale delle Repubbliche americane), con il compito di promuovere le relazioni economiche, culturali, sociali, ecc. tra i paesi aderenti; e nell'Ufficio commerciale delle Repubbliche americane, organo esecutivo dell'Unione, con sede a Washington, che sorse come centro per la compilazione e pubblicazione di statistiche e informazioni commerciali, finché le sue funzioni si allargarono, fino a comprendere ogni sfere di attività e a divenire il segretariato permanente delle conferenze panamericane.
Due problemi principali occuparono la Conferenza di Washington e quelle che si susseguirono a intervalli quasi sempre regolari, di 5 anni : il mantenimento della pace tra gli Stati americani, mediante il pacifico regolamento delle loro controvenie, e, soprattutto, lo sviluppo dei rapporti economici tra i membri dell'Unione. Infatti, passata la direzione del movimento agli Stati Uniti, ai quali premeva di intensificare scambi e altre iniziative commerciali con l'America latina, le questioni politiche furono di proposito trascurate perché il movimento potesse svilupparsi senza ostacoli in questa nuova direzione e attuare numerose e fruttuose intese in ogni campo di attività.
II. Nuovo p. - La minacciosa situazione creatasi in Europa, con l'avvento del nazismo e con l'espansione giapponese in Oriente, riproposero la necessità di una stretta solidarietà politica continentale, più volte compromessa dalla egemonia economica e dalle tendenze espansionistiche degli Stati Uniti, che, nei primi decenni del secolo, si erano serviti del movimento panamericano per le loro iniziative commerciali.
Questa rinnovata solidarietà - la cosiddetta "politica del buon vicinato", attuata dal presidente Roosevelt si espresse nell'ottava Conferenza degli Stati americani, tenutasi a Lima nel 1938, che, con la Dichiarazione di Lima, determinò di provvedere alla comune difesa del continente e stabili che i ministri degli Esteri degli Statimembri si consultassero ogni volta che l'integrità territoriale, la pace e la sicurezza di uno di essi fossero minacciate (tre di queste conferenze interamericane furono tenute durante la II guerra mondiale); nell'Atto di Chapultepec (1945), che riaffermava il principio della solidarietà continentale, mentre si attribuivano funzioni politiche, oltre che amministrative, all'Unione panamericana; nel Trattato di Rio de Janeiro (1948), con cui si stipulò che un attacco contro un qualsiasi Stato americano fosse da considerarsi un attacco contro tutti; e, infine, nella nona Conferenza, tenutasi a Bogotá nello stesso anno, che inserì l'alleanza panamericana nell'orbita delle Nazioni Unite, quale organizzazione regionale.
Una quarta Conferenza interamericana dei ministri degli Esteri venne convocata a Washington nel 1951 per predisporre un piano difensivo nei confronti del comunismo internazionale.
Bibl.: J. B. Lockey, Pan-Americanism: Its beginnings, Nuova York 1920; S. G. Inman, Problems, in Pan-Americanism, ivi 1921; F. I. Urrutia, Les conférences pan-américaines, Parigi 1923;
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(fot. Gab. fol. naz.)

(fot. Alcuart)
In alto: PALIOTTO RICAMATO. Sopra: Madonna col Baı.bino tra due angeli e sei apostoli; sotto: La Crocifissione tra scene della vita dei ss. Paolo e Pietro (sec. xiri) - Anagni, Tesoro del Duomo. In basso: ALTare IN ORO E ARGENTO SBALZATO E CESELLATO CON GEMME. Opera di Vuolvinio (824-59). Fronte anteriore - Milano, basilica di S. Ambrogio.
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(fol. Polggrapbisches Institut A. G. - Zuniga)

(fol. (ioll. Musel Vaticani)

(per metrica di mons. A. P. Frata)
A) PALIOTTO RICAMATO: Maria con Bambino tra gli arcangeli Gabriele e Michele: ai piedi della Vergine, è inginocchiato il donatore. Dono di Ottone I von Grandson alla cattedrale di Losanna (inizio sec. xiv) Berna, Museo storico. B) PALIOTTO RICAMATO CON SCENE DELLA VITA DI GESU; da sinistra a destra: Orazione all'orto, innanzi a Pilato, porta la Croce, Crocifissione, Ascensione, Incoronazione di Maria, Cristo Giudice. Nell'orlatura Cristo incorona Maria tra angeli oranti e musicanti. Dono del duca Alberto II d'Austria al monastero di Königsfelden ( $1^{2}$ metà del sec. xiv) - Berna, Museo storico. C) PALIOTTO D'ALTARE IN ARAZZO. Cristo morto con angeli; disegno di Alessandro Allori (1535-1607). Regalo del granduca Ferdinando I a Clemente VIII. Fabbrica di Firenze - Biblioteca Vaticana, Museo cristiano, cappella di s. Pio V. D) PALIOTTO DELL'ALTARE MAGGIORE DELLA CHIESA DI S. EUGENIO (1952), bronzo di Attilio Selva - Roma.
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I. F. Rippy, Historical evolution of Hispanic American Nuova York 1932, capp. xxi-xxili; J. P. Humphreys, The Inter-American System: A Canadian viere, Toronto 1942; S. F. Bemis, The Latin-American Policy of the U. S., Nuova York 1943; M. M. Ball, The problem of Inter-American Organization, Stanford 1944; I. M. Gontenbein, The Evolution of our Latin-American Policy. A documentary record, Nuova York 1930. Gabriele Musatti
PANARETOS, Matteo Angelo. - Polemista bizantino del sec. xiv, della cui vita è noto che nacque probabilmente a Rodi e che visse a Costantinopoli, ricoprendo la carica di questore nella corte imperiale.
I manoscritti hanno tramandati 10 trattati del P. contro il Filioque, 3 contro il primato di s. Pietro e dei romani pontefici ed altri 5 che trattano rispettivamente degli azzoni, del Purgatorio, dell'origine dello Scisma, dell'acqua da aggiungersi al calice nella Messa e di "altre 24 assurdità dei Latini» (ed. P. Risso). Nella sua polemica P. prende di mira principalmente la dottrina del Dottore Angelico, allora tanto in voga a Costantinopoli.
BibL.: Andr. Demetrakopoulos, 1758582855 'EI. $\lambda$ ag. Lipsia 1872, pp. 48-57; P. Risso, M. A. P. e cinque suoi epoccoli, in Roma e l'Oriente, 8 (1914), pp. 91-105, 162-69, 231-37, 274-90; 9 (1913), pp. 112-20, 202-206; 10 (1913), pp. 63-77, 146-64; 238-51; 11 (1916), pp. 28-35, 76-80, 154-60; M. Jugie, Theologia dogmatica christianorum Orientalium, I, Parigi 1926, pp. 446448
Maurizio Gordillo
PANATENEE (gr. Πavaḅ̀yosa). - 'Tra le feste ateniesi le P. furono le più antiche celebrate in onore di Atena Poliade, protettrice della città. La festa (che si diceva istituita dal mitico Erittonio) in origine era limitata alla sola città di Atene, ma, da quando Tesor riunì in un solo stato l'Attica, fu chiamata delle Panatence, ed infatti in occasione di questa unione si celebrava il 18 Ecatombeone (luglio-agosto) la festa della Sinechia (Euvoina) che serviva come di preparazione alle P.
La festa delle P. era annuale, ma dal tempo di Pisistrato ( 566 a. C.), oltre alla celebrazione annuale ne fu istituita un'altra assai più solenne, le grandi panatenee, le quali si ripetevano ogni 4 anni (festa penteterica) e cioè ogni terzo anno dell'Olimpiade. La durata era di 4 o 6 giorni, compresi tra il 23 ed il 28 Ecatombeone, nel quale ultimo giorno ricorreva la nascita della dea.
Lo svolgimento esatto delle P. (eseguito sotto la guida di io atleteti) è alquanto oscuro, anche perché nel corso del tempo la festa si andò arricchendo di sempre nuovi elementi. Nei primi giorni si compivano corse di carri, alle quali più tardi furono aggiunte corse a cavallo, gare ginnastiche e, in epoca più recente, una corsa con fiaccole (lampsidelromia): all'imbrunire (la festa cadeva prima della luna nuova) un gruppo scelto di giovani dall'altare di Eros nell'Accademia, sul quale si accendevano le torce, partiva in due scaglioni: il primo correva innanzi con le fiaccole accese; il secondo seguiva a distanza senza fiaccole. Chi era raggiunto doveva cedere la sua torcia, e vincitore era colui che arrivava primo alla meta con la fiaccola accesa.
Pisistrato (o suo figlio Ipparco) stabilì che alle P. fossero recitati dai rapsodi i canti omerici, e Pericle introdusse agoni musicali, celebrati nell'Odeon. Oltre i cori di danzatori, nelle P. avevano luogo, l'ultimo giorno, gare di triremi (disputate dalle varie tribù dell'Attica). I premi consistevano in corone d'oro, in olio dei sacri ulivi della dea, in decorati vasi di creta e in tripodi di bronzo e, per i vincitori della regata, in una somma di denaro, di cui una parte era destinata ad un sacrificio in onore di Poseidone.
La chiusura della festa, nel giorno 28, comprendeva una solenne processione, che recava alla dea il ricchissimo peplo, tessuto da cittadine ateniesi (le ergastine) sul quale era, tra l'altro, rappresentata la lotta vittoriosa di Atena contro i Giganti. Tale peplo, dal Ceramico era condotto attraverso le vie della città sopra un carro a forma di nave fino al santuario della dea sull'acropoli. Questa processione fu raffigurata da Fidia nel fregio del Partenone.
Cesare D'Onofrio
PANATTIERI, Maddalena, beata. - Terziaria domenicana, n. a Trino Vercellese nel 1443, m. ivi il 13 ott. 1503.
Fin da bambina fece voto di verginità. Nel convento di Trino, alla cui riforma contribuì (1490), si distinse per carità verso il prossimo, specialmente i peccatori, per l'amore alle passione di Gesù e all'Eucaristia. Ebbe il dono della profezia e dei miracoli. E speciale patrona della sua città, che le serba tuttora un vivo culto, confermato da Leone XVI il 26 sett. 1827; Festa il 13 ott.
BibL.: G. F. Chioccia, Compendio della vita della b. Vergine M. Maddalena da Trino, Torino 1829; V. M. Pelazza, Vita della b. M. da Trino, Cesale 1862; S. Vallero, Storia della vita della b. M. P. da Trino... Torino 1903; M. Cereghino, La b. M. P. da Trino, Genova 1927.
PANCHARTA. - Nome con cui vengono designati, in età medievale, i privilegi emanati dall'autorità sovrana per confermare a chiese o monasteri tutte le concessioni precedenti, soprattutto quando i documenti anteriori erano andati dispersi o distrutti.
Presso l'abbazia di St-Martin di Tours si trova attestato il termine p. nel significato di "cartulario" o "liber privilegiorum ". Limitato al territorio franco, e in concomitanza con l'uso dell'era cristiana nello stile francese (inizio dell'anno nel giorno di Pasqua), è il nome di $p$. paschalis dato alla tabella contenente le indicazioni cronologiche per l'anno nuovo che si appendera al cero pasquale durante la funzione del Sabato Santo. Più diffuso è invece, in età carolingia, il termine p. con il valore di oppennes (v.).
BibL.: K. Zeumer, Über den Ersatz verlorener Urhunden im frïnhischen Reiche, in Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsgeschichte. Germanistische Abtheilung, 1 (1880), pp. 89-123 (particolarmente 121 sg.); A. Giry, Manuel de diplomatique, Parigi 1894, pp. 3-17, 28, 111, 680; C. Paoli, Diplomatica, nuova ed. a cura di G. C. Bascapé, Firenze [1942], p. 32 sgg.
Alessandro Pratesi
PANCRAZIO, santo, martire. - E commemorato nel Martirologio geronimiano il 12 maggio ed il suo sepolcro è indicato al II miglio della Via Aurelia. Alla stessa data lo ricordano i Sacramentori gelasiano e gregoriano.
Sulla personalità ed il martirio di P. le notizie sono state tramandate da una Passio molto leggendaria, composta probabilmente nel sec. vi da qualcuno dei prediiteri addetti al culto del martire nella basilica della via Aurelia, con lo scopo di farlo conoscere maggiormente dai pellegrini. Figlio di genitori pagani, sarebbe nato in una città della Frigia; rimasto orfano, fu affidato alle cure dello zio Dionisio che lo condusse a Roma. Qui, udendo le meravigliose conversioni che operava il papa Cornelio, zio e nipote ci sarebbero recati dal Pontefice per essere istruiti nella religione cristiana; trenta giorni dopo avrebbero ricevuto il Battesimo e poco dopo Dionisio sarebbe morto, P. invece sarebbe stato arrestato in seguito ad un decreto di persecuzione contro i cristiani emanato da Diocleziano. A causa della sua giovane età (avrebbe avuto 15 anni) e della sua situazione famigliare, sarebbe stato condotto al tribunale dell'Imperatore, il quale avrebbe cercato tutti i modi per indurlo ad apostatare e risparmiargli la vita. Ma P. sarebbe rimasto sempre fermo nella fede inveendo anzi e deridendo gli dèi, fino ad eccitare l'ira di Diocleziano che lo avrebbe condannato alla decapitazione.
BibL.: Acta SS. Maii, III, Parigi 1886, pp. 17-22; P. Franchi de' Cavalieri, Della leggenda di s. P. romano, in Hagiographica (Studi e testi, 19), Roma 1908, pp. 77-103; Martyr. Hieronymianum, p. 249 sgg.; Martyr. Romanum, p. 183. Agostino Amore
Sepolcro e cimitero. - Il martire P., come molti altri martiri romani, venne deposto in un'area all'aperto, nella quale, in occasione del rinnovo del pavimento della attuale basilica, si riconobbero avanzi di celle sepolcrali con il doppio rito della cremazione e inumazione. Simmaco (498-514) fece o ampliò la Basilica eretta sul suo sepolcro (Lib. Pont., I, p. 262); Gregorio Magno (590-604) vi tenne un'omelia (PL 76, 1210) e vi fondò un monastero detto di S. Vittor: o dei SS. Vittore e P. (F. Schiaparelli,
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in Arch. soc. rom. di st. patria, 24 [1901], p. 450 n. 8). Onorio I (625-38) la riedificò (Lib. Pont., I, p. 324) costruendo la confessione semianulare in modo che l'altare stesse sopra il corpo del martire (G. B. De Rossi, Inscr. Christ. Urbis Romae, II, Roma 1888, pp. 24, 156). Nella basilica di S. P. si chiude la serie delle stazioni pasquali.
Il cimitero sotterraneo, molto devastato, si sviluppò sotto e intorno all'area all'aperto. In un arcosolio è dipinta in nero un'iscrizione greca con la data dell'anno 454 (G. B. De Rossi, Inscr. Christ., I, Roma 1857-61, p. 527). Tra le iscrizioni si ricordano quelle di un gruppo di Galati in greco, come l'altra di un вотрус хпотіанос. Il cimitero e la Basilica alla quale era a capo un praepositas furono alle dipendenze del titolo di S. Crisogono, come risulto da due iscrizioni degli anni 521 e 522 (G. B. De Rossi, Inscr. Christ., I, Roma 1857-61, pp. 440 e 442). Nel cimitero i pellegrini del sec. vir venerarono i sepolcri dei martiri Artemio, Paolino, Sofia con le figlie, Agape, Elpis e Pistis (G. B. De Rossi, Roma sotterr., I, Roma 1864, pp. 140-41, 183.)
Bibl.: S. Peserini, La cripta sepolcrale di s. P. e la sua basilica sulla via Aurelia, in Nuovo bull. arch. crist., 28 (1922), pp. 271-81; J. P. Kirsch, Le memorie dei martiri sulle Vie Aurelia e Cornelia (Studi e testi, 38), Roma 1924, pp. 64-68; A. Ferrus, Questioni di epigrafia antica in Roma, in Bro. di Arch. Crist., 21 (1944-45), pp. 165-221 (non c'è traccia di montanismo in S. P.).
## PANCRISTIANO MOVIMENTO : v. CONFE-
RENZE PANCRISTIANE; ECUMENISMO.
## PANDETTE: v. CORPUS IURIS CIVILIS.
PAINDO, vicariato apostolico di. - Situato nella parte semestrionale della Bolivia, venne eretto il 29 apr. 1942 con territorio distaccato dal vicariato apostolico di Beni (v.), ora Cuevo. E composto nella sua quasi totalità dall'antica regione nord-occidentale di Colonias, la cui capitale era Cabija.
Si tratta di una zona assai poco sviluppata. Gli indigeni vivono raggruppati in piccoli villaggi formati di capanne prive di qualsiasi suppellettile. Il loro tenore di vita è molto povero e dovuto non alla infruttucalità del terreno ma alla indolenza ed inattività degli abitanti, i quali passano la maggior parte della giornata danzando e inebriandosi con una speciale bevanda detta "chicha", ottenuta mediante la fermentazione di frutti allvestri. Le tribù principali sono quelle degli Araonas, Cavinas, Pacaguaras, Chimanos, Oromonas e Mocetenes, ognuna delle quali ha un proprio linguaggia. C'è chi ritiene si tratti di popoli autoctoni e chi invece li crede oriundi dall'Asia, giunti in Bolivia per lo stretto di Behring e per la Polinesia. Il clima è insalubre.
Il vicariato ha una superficie di 100.000 kmq . con una popolazione di ca. 50.000 ab. dei quali 48.000 cattolici ed il resto pagani. La cura spirituale è affidata ai missionari di Maryknoll (USA) che secondo le statistiche del 1951 sono in numero di 15 con 3 fratelli e 20 suore (Maryknoll Sisters). Vi sono 5 scuole elementari e i media; I ospedale, I asilo, I orfanotrofio e I ricovero per vecchi.
Bibl.: AAS, 34 (1942), pp. 329-30; Arch. di Prop. Fide n. 5 (1942), pos. prot. n. 590/42; id., Relatio quinquennalis, pos. prot. n. 1824/49; id., Prospectus Status Missionum, 1951, pos. prot. n. 4114/51; MC, 1950, p. 34.
Antonio Mazza
PANEBIANCO, Antonio Maria (al secolo Niccolò), cardinale. - N. a Terranova di Sicilia il 23 ag. 1808, m. a Roma il 21 nov. 1885.
Entrato appena quindicenne nell'Ordine dei Conventuali, fu professore di teologia nel collegio dell'Ordine e nel Seminario di Catania; nel 1853, provinciale di Sicilia. Pio IX, chiamatoio a Roma, lo inviò in Transilvania, insieme con il nunzio a Vienna, mons. De Luca, per regolare talune questioni sorte con il governo austriaco in merito ai matrimoni misti di quella lontana provincia dell'Impero absburgico; il P. condusse a termine la difficile missione, con piena soddisfazione delle due parti.
Creato il 27 sett. 1861 cardinale prete di S. Girolamo degli Schiavoni (dal quale titolo passò di li a poco all'altro dei SS. XII Apostoli, chiesa officiata dai Padri del suo Ordine), ricusò di essere nominato camerlengo di S. Ro-
mana Chiesa, come anche più tardi di optare per una diocesi suburbicaria : il Pontefice dovette usare tutta la sua autorità perché accettasse la prefettura della Congregazione delle indulgenze e reliquie e, nel 1876, la carica di penitenziere maggiore. Con entusiasmo adori invece ad essere compreso nella commissione incaricata di preparare i lavori del Concilio Vaticano e svolse in tale campo un'azione veramente preziosa.
Bibl.: R. Bonghi, Pio IX e il papa futuro. Milano 1877, p. 124; V. M. Solito, Elogio funebre del cand. A. M. P., Palermo 1886; D. Sparacio, Fraumensis bio-bibliografici di scrittori ed autori Minori Conventuali, Assisi 1931, pp. 139-41. Renzo U. Montini
PANEVËZYS, Diocesi di. - Città e diocesi nella Lituania, suffraganea della diocesi di Kaunas.
Ha una superficie di 12.000 kmq . con una popolazione di 450.000 ab., dei quali 420.000 cattolici, e contava 128 parrocchie (Ann. Pont., 1952, p. 310). Attualmente non si hanno ulteriori dati statistici essendo stata soppressa l'intera gerarchia.
La diocesi fu eretta da Pio XI con la cost. apost. Lituanorum gente del 4 apr. 1926 per smembramento dalla diocesi di Kaunas (v.), di cui è suffraganea.
Bibl.: AAS, 18 (1926), pp. 121-23. Enrico Josi
PANFILO, santo. - N. in Scrito (Fenicia), discepolo di Pierio d'Alessandria, presbitero in Cesarea, m. martire il 16 febbr. 369 (Eusebio, De mart. Palaest., 11, 14).
Eusebio di Cesarea, suo discepolo (Eusebius Pamphili), scrisse in 5 libri una biografia di P. (Eusebio, Hist. eccl., VII, 32, 25; De martyr. Palaest., 11, 3; Hieronymus, Ep. 34, ad Marcellam, cap. 1). L'opera è andata perduta, un frammento è presso s. Girolamo, Adv. Rufin., I, 9. Insieme con Eusebio, P. si occupò di studi critici nei codici biblici (v. A. Harnack, Altschristl. Literatur, I, 2, 543 sg.) e della biblioteca cristiana di Cesarea, fondata da Origene. Nella prigione scrisse una Apologia per Origene in 5 libri, alla quale Eusebio dopo la morte del martire aggiunse ancora un sesto libro (Fozio, cod. 118). Nella traduzione latina di Rufino si è conservato solo il primo libro. Girolamo, in De vir. ill., 75, parla di P. come autore della

(Inf. Pont. comm. arch. sacra)
Panfilo, cimitero di - Cubicolo con pilastri in muratura per sorreggere la volta (sec. iv) - Roma, cimitero di Panfilo.
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(fol. Pont. conin. arch. sacra)
Panfilo, cimitero di - Epitafio di Cepasio - Roma, cimitero di Panfilo.
Apologia, ma in Adv. Rufin., I, 8. I, 10. II, 23, ne attribuisce la paternità a Eusebio.
Bibl.: A. Harnack, Die altchristl. Literatur, I, 2, Lipsia 1893, p. 580 . La traduzione di Rufino in PG 17, 541 sg.; G. Bartz, Pamphilo de Citarte, in DThC, XI, 11, coll. 1839-41; G. Mercati, Un preteso frammento di s. Panfilo martire, in Nuove note di letteratura biblica e cristiana antica (Studi e testi, 95), Città del Vaticano 1941, p. 91. Sulla biblioteca di Cesarea v. A. Ehrhard, in Römische Quartalschrift, 5 (1891), p. 221 sg.
## Erik Peterson
PANFILO. - Autore dello scritto falsamente chiamato Panoplia dogmatica, in cui viene combattuto Severo d'Antiochia ed il monofisitismo. L'autore si basa su Leonzio di Bisanzio (v.) e sulla Confessio rectae fidei di Giustiniano. L'opera fu scritta fra il 560 e il 630 .
Bibl.: il testo dell'opera fu pubbl. da A. Mai, in Nova Patrum Bibliotheca, II, Roma 1844, pp. 597-653. Sull'autore v. J. P. Junglos, Leontios von Byzanz. Paderborn 1908, p. 57 sg.; M. Richard, Léonce et Pamphile, in Revue des sciences philos. et théol., Parigi 1938, p. 27 rg.
## Erik Peterson
PANFILO, Cimitero di. - Situato in quel tratto della Via Salaria Vetere oggi corrispondente alla Via Giovanni Paisiello. La Notitia Ecclesiarum vi ricorda solo il martire P. a 24 gradini sotto terra; il de locis vi aggiunge i martiri Candido e Quirino con molti altri, ma a 80 gradini sotterra; la Notitia portarum ricorda P. e Quirino a 70 gradini di profondità; l'almidlense solo il primo, indicandolo sepolto sulla destra della Salaria Vetere.
Il cimitero era situato più vicino a Roma di quello di Bassilla, sulla stessa via, e più ad occidente di quello di Massimo, posto sulla Salaria Nova. Identificato il 9 marzo 1920, consta di due piani principali e di uno intermedio. Una parte del primo piano fu esplorata il 16 maggio 1594 da Pompeo Ugonio e da Antonio Bosio (A. Bosio, Roma sotterranea, Roma 1832, pp. 559-60); tale regione è più tarda del piano intermedio e del secondo posto a ca. 20 m . di profondità, a cui si accede per una scala ad una sola rampa che ebbe ca. 70 gradini e colpi perciò gli autori degli itinerari.
Nel primo piano si è ritrovato il grande cubicolo con la volta sostenuta da quattro pilaatri in muratura e un arcosolio con l'agnello divino minibato tra due pecore e l'arca di Noè con il corvo e la colomba (metà sec. iv) già veduti da P. Ugonio e A. Bosio. Nel piano intermedio una galleria intatta, con la maggioranza dei loculi per bambini e con molti oggetti posti per segni di riconoscimento. Il secondo piano presenta una escavazione regolare con molte gallerie intatte e loculi chiusi da tegole, sulle quali fu dato uno strato di intonaco che spesso ricevette iscrizioni con il minio. Si ricordano quelle di una l'offronia con l'ancora e il pesce; di una bacia xapa giammanco vYxh; di una "Flavia Prima Aureli Semni Amevania, Dominus refrigeret spiritum tuum, Miccirita Kara»; di un TPYסוON EN KYPIIO KOIM (2721),
cioè Trifone che dorme nel Signore; di una "Ilara Septimia " a cui si rivolge l'invito "pete pro me, pete pro marito tuo, pro Alexandria »; sul sepolcro di un Lucernio servo di Cristo è rappresentata due volte la croce, la lampada e una candela accesa, simboli del suo nome. Sul sepolcro della bambina Apronianete vissuta 5 anni e 5 mesi fu inciso : "Aproniane, crededisti in Deo, vives in XP (in Christo) ". In una galleria venne in seguito tagliata la parete già occupata da loculi per scavare un doppio cubicolo; nel secondo, addossato all'arcosolio di fondo, fu posto un altare a blocco in muratura rivestito di lastre di porfido e pannazzetto con la fenestella in basso. Le pareti intonacate furono ricoperte di graffiti di presbiteri ("Johannes, Grimoaldus, Istefanus, Anastasius") di chierici "Martinus acslothus sanctae romanae ecclesiae ", "Paschalis neapolitanus ", e di un "Maislus monachus peccator". Si rinvennero anche portalampade in piombo e lampade in vetro. Si tratta indubbiamente del sepolcro di un martire (P.?) che venne deposto in questo doppio cubicolo appositamente scavato. Nella parete destra furono scava