volume-09

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vo Tark 12(6, 100, 28)
Perù - Stele figurata - Casma, Costa Nord.
1943), con le suffraganee: Cajamarca ( 5 apr. 1908); Chachapoyas (già Maynas 1805 ; nome odierno 4 luglio 1943); Piura (zo febbr. 1940) e prelatura nullius: Moyobamba ( 7 marzo 1948).
2. Vicariati apostolici: Iquitos (1 ag. 1945); Porto Maldonado (ro marzo 1949); S. Gabriele dell'Adolonata di Marañon (3 giugno 1936); Ucayali (14 luglio 1925).
3. Prefetture apostoliche: S. Francesco Saverio (11 genn. 1946); S. Giuseppe delle Amazzoni (13 luglio 1945).

Bibl.: A. G. Pérez, El patronato español en el virreyıo del P. durante el siglo XVI, Tournai 1937; R. Vargas Ugarte, Episcopologia de las diócesis del antiguo virreinato del P., Lima 1939; id., Las Jesuitas del P., (1368-1767), ivi 1941; La Iglesia de España en el P. Archivo general de Indias, Sevilla, siglo XVI, I, Siviglia 1943; G. Arclle Robledo, La Orden franciscana en la América meridional, Roma 1948, pp. 109-88.

Nicola Kowalsky
VI. Condizioni giuridiche della Chiesa. - L'art. 232 della Costituzione del 9 apr. 1933 dichiara che "rispettando i sentimenti della maggioranza popolare, lo Stato protegge la religione cattolica, apostolica e romana ", mentre le altre religioni godono della libertà per l'esercizio dei loro rispettivi culti. L'art. 233 ricorda l'esercizio del diritto di patronato. Tale diritto, che molti paesi nati dallo smembramento dell'Impero spagnolo invocano dalla S. Sede, richiamandosi non troppo giustamente a quello concesso già ai Re spagnoli dal papa Giulio II con la bolla dell'8 dic. 1498 e con la Universalis Ecclesia del 28 luglio 1508 , il P. lo deriva invece dalle lettere apostoliche del 3 marzo 1874. Con tali lettere, infatti, Pio IX concesse al Presidente della Repubblica ed ai suoi successori il godimento del diritto di patronato, a condizione che i beni ecclesiastici vengano lasciati al ciero e distribuiti con diligenza e fedeltà e che il governo peruviano favorisca e protegga la religione cattolica. Pertanto ora la designazione di arcivescovi e vescovi si effettua come segue: da una doppia terra di sacerdoti che si vogliono promuovere (tre della diocesi od arcidiocesi da provvedere e tre di altra diocesi : legge del 1874), che
debbono essere peruviani di nascita (art. 235 della Costituzione), ne viene scelto uno da presentare al Papa.
L'art. 234 prevede la stipulazione di un concordato con la S. Sede : concordato che, probabilmente, viene ritardato da due fatti : dalla impossibilità di mantenere il diritto di patronato, almeno nell'attuale forma, in quanto oramai è principio sancito nel diritto concordatario che la Chiesa acelga liberamente i suoi Pastori; e dall'esistenza del divorzio, instaurato nel P. nel 1931.

Le relazioni diplomatiche sono mantenute attraverso il nunzio apostolico a Lima e l'ambasciatore accreditato presso la S. Sede.

Giulio Dante
VII. Letteratura: v. ispano-americana, letTERATURA.
VIII. ARTE. - Il territorio del P. possiede le più importanti testimonianze archeologiche delle culture della regione andina; sia dell'epoca preistorica americana, che dell'epoca protostorica. Nella qualità esse, se si eccettua la scultura, non sono inferiori a quelle delle culture messicana e Maya (v.), cui si collegano idealmente, sebbene i contatti siano stati scarsi e rari, e sembri più giusto parlare di analogie e di somiglianze dovute ad identità e contemporaneità di svolgimento.

L'area delle culture andine interessa tutto il vasto territorio su cui gli Incas estesevo il loro dominio, e si allarga quindi, oltre gli attuali confini del P., alla zona boliviana intorno al lago Titicaca. Anzi, i resti delle località di Tihuanaeo, Pirapi e Sallustani non possono essere separati da quelli della regione peruviana dello stesso lago e della vallata del fiume Hurubamba, poiché appartengono all'identico sistema e svolgono i medesimi temi tettonici e decorativi. Per comodità espositiva, senza esistere nel vivo delle vivaci polemiche che hanno diviso il campo degli studiosi intesi a stabilire la priorità delle culture della costa su quelle della Serra e della Montaña, o viceversa, si accetterà la distinzione tradizionale, analizzando i monumenti dalla cosiddetta civiltà Chimu, svoltasi nella parte settentrionale della regione costiera. Secondo i cronisti spagnoli, il Regno del Gran-Chimu cessò, per l'invasione degli Incas, es. un secolo prima della conquista. Di esso rimangono i resti imponenti della città di ChanChan, eretta nella fertile pianura fra i fiumi Chicama e Moche, in prossimità dell'attuale città di Trujillo, in un periodo che va dall'800 al 1000 d . C.

La grande estensione delle rovine, che occupano oltre 15 kmq ., fa ritenere ch'essa fosse la capitale del Regno. È divisa con perfetta distribuzione topografica in quattro quartieri recinti da robuste mura con basse case rettangolari, alle quali si alternono vasti terrapieni sulle cui terrazze sono situati templi e abitazioni di dignitari e sacerdoti, con fronti larghe molte decine di metri ed alte anche cinque.

Il materiale di costruzione impiegato è l'argilla seccata al sole, che nel clima arido consegue una durezza petrigna. Le devastazioni operate dal tempo e dai cercatori di tesori, che hanno letteralmente sbriciolato molte costruzioni, impediscono di farsi un'idea adeguata del suo insieme. Il genio costruttivo di queste popolazioni si rivela, oltreché nella perfezione geometrica con cui sono squadrati e livellati muri, accessi e fastigi, nei complessi e progrediti sistemi di irrigazione, con cui si alimentarono giardini ed orti tutto intorno alle città. Dell'ornamentazione originaria rimangono scarse tracce. Stucchi e affreschi decoravano esterni ed interni. Il gusto prevalente è per le figurazioni minute, con modelli geometrici simili a quelli della ceramica e dei tessuti, o con pesci e uccelli stilizzati. La monotonia delle ripetizioni è evitata con una abilitmma alternanza asimmetrica.

All'estremità sud del regno Chimu, in località oggi chiamata "La Fortaleza", sulla sommità di una collina squadrata a terrazze secondo le curve di livello, e ciascuna circondata da un alto muro di argilla secca, si erge la fortezza di Paramonga. Quattro bastioni molto aggettanti proteggono gli angoli. La tecnica difensiva si rivela, nel complesso delle costruzioni (il forte è circondato da piccole abitazioni, collegate da stretti camminamenti), straordinariamente evoluta, rispetto a quella di tutti gli altri popoli

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primitivi; la fortezza resistette all'urto degli Incas, e solo il grande Pachacutec poté averne ragione al principio del sec. xv. A sud del regno Chimu, lungo la costa peruviana, altre culture si sono svolte da tempi molto remoti, fino all'incontro con la civiltà degli Incas. Rinvenimenti interessanti furono operati nelle valli di Ancon, Chancay e Rimac: ivi le maggiori rovine di Pachacamac hanno mura che recavano anticamente splendidi disegni policromi a fresco, di cui sono rimaste insignificanti tracce. Più a sud, nel territorio dell'antica confederazione Chincha, si pone la sede della cultura conosciuta con il nome di Ica o Nasca, fiorita fra il 900 e il 1400 . Essa fu la prima ad essere investita dai conquistatori Incas. I ruderi di La Centinela, i più importanti della zona, chiaramente testimoniano il succedersi delle culture Pre-Inca e Inca e i frequenti scambi fra la costa e l'altipiano. La presenza di niechie all'esterno e all'interno delle strutture murarie avvicina queste costruzioni a quelle della valle dell'Urubamba.

E inutile spingersi più a sud, perché, se pure si hanno notizie di culture anche antichissime fiorite lungo tutta la costa fino al confine cileno, le restituzioni archeologiche non han potuto finora rivelare nulla di artisticamente interessante, all'infuori dei manufatti fittili o tessili, particolarmente della penisola di Paracas.

L'altipiano peruviano possiede, intorno al lago Titicaca e nell'alta valle dell'emissario Urubamba, ad altezze eccezionali, che rasentano i 4000 m ., una delle zone archeologiche più interessanti e suggestive del mondo.

In territorio boliviano, Tiahuanaco ha la mirabile "Porta del sole", disegnata e tagliata con eccezionale senso delle proporzioni, la cui decorazione costituisce il capolavoro della scultura inca. Viracocha, il dio creatore, è rappresentato ieraticamente circondato dai simboli stilizzati delle sue manifestazioni terrene. Sempre in territorio boliviano, a Pirapi e Sallustani, sono i più belli esemplari delle caratteristiche Chulpas, le circolari torri funerarie degli Incas costruite con blocchi di basalto perfettamente squadrati e coronate da una cornice aggettante di lastroni; alla cella interna immettono porte senza architravi e stipiti, e prive di qualsiasi decorazione.

Capitale delle civiltà inca fu la città di Cuzco. Ivi le costruzioni antiche sono servite di basamento agli edifici eretti dai conquistatori spagnoli; le vie cittadine presentano oggi un aspetto pittoresco, per il contrasto fra gli antichi lastroni a bugnato senza cemento, e il bianco intonaco delle sopraelevazioni.

L'antica città aveva una planimetria regolare, con strade strette e lastricate. Sulle costruzioni religiose di cui rimangono tracce, esistono favolosi racconti dei cronisti spagnoli. Il tempio del Sole, il maggiore della città, aveva una sontuosa decorazione in cui era profuso l'oro. Altri templi erano dedicati alla luna, alle stelle, al tuono, al lampo e all'arcobaleno. Vicino a Cuzco si ergono le rovine di Tampumachay. A Kenko si sono trovate le rovine, semicircolari, di un anfiteatro. Il centro è segnato da una grossa pietra scolpita con la figura di un puma. A nord di Cuzco, rovine di una fortezza a sproni angolati, in terrazze degradanti, esistono a Sacsahuaman; la sommità del colle è occupata dalla celebre e misteriosa scalinata ricavata nella viva roccia, nota con la denominazione impropria di "Trono degli Incas". La bontà delle strutture e i bastioni ad angolo scuto, distribuiti con magistrale intuito militare, ne fecero una delle roccheforti durante la guerra civile fra i conquistatori. Un'altra fortezza, a protezione della valle sacra dell'Urubamba, sorge a Ollantaytambo, caratteristica per le nicchie, simili a quelle di La Centinela.

A Pisac, 80 km . a nord est di Cuzco, il complesso delle fortificazioni semicircolari e dei templi attesta il grado di perfezione raggiunto dagli architetti incas, nel periodo più splendido della loro civiltà, fra il sec. xiv e il principio del xv. I grandi blocchi sono affiancati con meticolosa precisione: nonostante siano stati tolti i graffi di rame che anticamente li tenevano uniti, i muri risultano perfettamente a piombo. Quantunque gli Incas ignorassero l'uso del ferro e non possedessero carrucole
ed altri strumenti, comuni alle maestranze europee, le finestre e le pietre emussate degli angoli sono a livello esattissimo. Uno dei più singolari edifici di questo complesso è l'Intihuatana, a pianta ellittica, che si presume dovesse servire da osservatorio astronomico.

La città morta di Machu-Picchu, 80 km . a nord-ovest di Cuzco, situata a oltre 3000 m . dal livello del mare, su una delle numerose montagne tagliate a gomito dall'Urubamba, inaccessibile in altri tempi, e scoperta solo
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(da Pól Kolcman, Medieval American Art. II, Nuova Yarls 1938, tux. 193) Perù - Vaso Inca (aryballos) del sec.xiv-xv.

nel 1911 da Hiram Bingham, offre, per la conservazione perfetta dei monumenti, non offesi dai cercatori di tesori, l'esempio più alto dell'arte e dell'urbanistica inca. La città è costruita seguendo le accidentalità del terreno e divisa in compartimenti, sembra secondo una precisa gerarchia che si è cercato di determinare. In direzione nord-ovest il centro religioso occupava la parte più eminente. Le abitazioni private sono sistemate all'esterno; e, in tutte le direzioni, mediante terrazze, muri, recinti, si cercò di guadagnare spazio sugli strapiombi del monte per erigere case, giardini, arti. Nessuna cultura primitiva mostra, come questa degli Incas, tanta sapienza nell'adattamento al terreno, e una cosi alta capacità di sfruttamento e d'organizzazione. Ma a differenza degli artisti delle civiltà atzeka e maya, i costruttori degli Incas non elaborano fantastiche decorazioni : sembrano solo preoccupati della soluzione di problemi pratici e di strutture : legati alla terra, come dice uno studioso, non si preoccupano di comunicare il proprio sentimento: l'anima degli Incas, come la loro arte, rimane ermetica, nonostante gli infiniti tentativi che si sono fatti per penetrarla e comprenderla.

La scultura andina è povera. I ritrovamenti più importanti sono il monolito di Cerro Sechin (alto P.) e la stele Raimondi di Chavin de Huántar (P. centrale), che offrono esempi di elaboratissima e fine decorazione ad intaglio su temi antropomorfici. La stilizzazione riporta gli elementi figurativi al piano di superficie, con una tecnica analoga a quella della ornamentazione vasaria.

La ceramica andina, per contro, non ha rivali nel continente americano per originalità di forme e per finezza di disegno e di esecuzione : essa forse può reggere il confronto con la migliore produzione greca ed italica. Non è possibile, qui, distinguere le infinite varietà di stili dal Mochica, al Chimu, al Nasca, al Tiahuanaco, a quelli della costa meridionale e dell'altopiano. Ci si può limitare a fornire alcuni esempi fra i più singolari dello stile Mochica (dal 300 all'800 d. C.), caratterizzato dagli originali e realistici ritratti, e dell'Inca classico (xiv-xv sec.), di cui si pubblica un aryballos dalle tipiche fasce verticali. Tessitori e orefici forniscono manufatti di ottima qualità, prodotti principalmente nella zona costiera del centro, e largamente diffusi in tutto il territorio dell'Impero.

Nell'epoca della conquista, gli Spagnoli costruirono edifici a Trujillo e a Cuzco, secondo gli orientamenti dell'arte nella madre patria. Ma ben presto la suggestione della tenace tradizione indigena influí su artigiani ed artisti, specie nella creazione di motivi decorativi, talvolta di buona fattura, come quelli della sede dei Gesuiti a Cuzco (seconda metà del sec. xvi) o del convento di S. Domenico, nella stessa città. Nei secoli successivi l'arte ispano-coloniale ebbe il suo svolgimento regolare,

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con prestiti e scambi tra tutte le nazioni del Sud-America, ma qui non produsse nessun monumento di eccezionale rilievo.

Bial.: notizie di ritrovamenti e primi tentativi di valutazione negli antichi cronisti e storici del P., ma particolarmente in B. de Las Casas, Histarias de las Indias, ed. crit., Messico 1877, e in G. de La Vega, The first Port of the Royal Commentaries of the Yucas, Londra 1871; W. Reiss-A. Stuebel, Das Tetrefeld von Ancon in P., Berlino 1880-87; M. Uhle, Puchacamac. Filadelfia 1903: id., Explorations of Chiucha, Berkeley 1924; A. V. Bandelier, The Islands of Titicaca and Koats, Nuova York 1910; Morris De Comp Crawford, Peruvian Iakries, ivi 1916; W. Lehmann-H. Duering, Kunstgeschichte des alten P., Berhino 1924; R. d'Harcourt, Les texiles anciens du P. et leurs techniques, Parigi 1924; A. L. Kroeber, Archeological Explanations in P., Clucago 1926 e articoli vari in American Anthropologist, 1926-27; M. Schmidt, Kunst und Kultur von P., Berlino 1929; Julio C. Tello, Antigua P., Lima 1929; H. Bingham, Maccha Picchu, a Citadel of the Incas, Nuova Haven 1930; Ph. Ainsworth Means, Ancient civilisation of the Andes, Nuova York 1931; W. C. Bennet, Excavations at Thonbmanaco, ivi 1934; id., Archaology of North Coast of P., ivi 1939; id., Chavim Stone Carving, Nuova Haven 1942, oltre articoli diversi in Natural History, 1932-35 e in Scientific Montly, 1937; Golden Gate International Exposition, Pacific Cultures (catalogu), S. Francisco 1939; Pal Kelemen, Medieval American Art, 2 voll., Nuova York 1946. Riccardo Avotini
IX. Ordinamento scolastico. - L'art. 25, tit. III della Costituzione peruviana stabilisce che tutti coloro che offrono le garanzie di capacità e di moralità prescritte dalla legge possono dirigere gli stabilimenti d'insegnamento d'ogni grado o insegnare in essi. Allo Stato spetta il diritto di controllo d'ogni attività educativa tramite il Consiglio nazionale d'educazione, riorganizzato nell'anno 1907 e dipendente dall'Ufficio centrale d'educazione. E dovere dello Stato, in base alla riforma di José Pardo (1905), di provvedere gratuitamente tutti gli scolari delle scuole elementari, di libri, quaderni e matite. Ogni scolaro deve essere indirizzato alla ricerca della bellezza, verità, bontà e giustizia.

L'intero sistema scolastico, basato sulla psicotecnica e sulla medicina scolastica, comprende scuole elementari, secondarie e superiori. Queste ultime comprendono: l'Universidad nacional del Gran Padre S. Augustin a Arequipa, fondata nel 1821, l'Universidad de S. Marcos a Lima, fondata nell'anno 1571, l'Universidad de S. Antonio Abad a Cuzco, fondata nel 1598, l'Universidad de S. Tomás y Santa Rosa a Trujillo, fondata nel 1835 e l'Università cattolica di Lima, fondata nel 1917 ed eretta canonicamente nel 1942.

Le scuole dipendenti dalle missioni cattoliche sono le seguenti : 9 scuole di catechismo e preghiere, 103 scuole elementari, 3 scuole medie inferiori, 9 scuole professionali e i scuola magistrale. L'istruzione del clero cattolico si svolge in i scuola preparatoria, in 2 Seminari minori e in 8 Seminaria plena. - Vedi tav. LXXX.

Birl.: Nueva Educación, Lima 1951; Anuario estadistico de Peru, ivi 1951. Miroslav Stump

PERUGIA, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi, capoluogo della provincia omonima nell'Umbria.

Ha una superficie di 1600 kmq . ma nel maggior tratto collinosa, solcata in parte dal Tevere e bagnata dalle acque del Lago Trasimeno. Confina con le diocesi di Assisi, Foligno, Todi, Orvieto, Città della Pieve, Cortona, Arezzo, Città di Castello e Gubbio; comprende i comuni di P., di Castiglion del Lago, Tuoro sul Trasimeno, Passignano, Lisciano Niccone, Magione, Torgiano, Marsciano, Deruta. Ha una popolazione di 166.200 ab. tutti cattolici, se si eccettua una esigua minoranza israelita. Conta 194 parrocchie distribuite in 16 vicariati foranei, con 228 sacerdoti secolari e 65 regolari, un seminario minore, 19 case religione maschili e 49 femminili. E sede del Tribunale regionale ecclesiastico. La Cattedrale è dedicata al martire s. Lorenzo.

Nell'Umbria, data la vicinanza con Roma, dovettero formarsi ben presto comunità cristiane, e una delle località che divenne per tempo diocesi regolarmente stabilita è P. (Peruzium). Anch'essa ebbe i suoi martiri, fra cui è noto Costanza, segnato nel Martirologio geronimiuno ( 29 genn.) Attorno al suo corpo, sepolto nel luogo dove
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(fol. Gub. fol. mic.)
Perugia, arcidiocesi di - Urna cineraria con grifo che atterra un uomo ( 1 sec . a. C.) - Perugia, ipogeo dei Volumni.
oggi sorge la chiesa a lui dedicata, si raccolse la particolare venerazione dei Perugini, che lo proclamarono poi patrono della città. E tradizione attendibile che s. Costanzo fosse vescovo di P. (Lanzoni, I, p. 548 sgg.).

Fissata stabilmente nei suoi limiti l'autorità ecclesiastica del vescovo, questi esercita pure quei poteri pubblici che gli aveva riconosciuti la legislazione romana scriore. Durante la guerra gotica, mentre P. è stretta dall'esercito di Totila, il vescovo Ercolano è a capo della resistenza della città. Espugnata questa, dopo lungo ed estenuante assedio, egli viene fatto decapitare dal Re goto sulle mura da cui aveva animato la difesa. La salma, poi riesumata e solemnemente sepolta, diventa come un palladio della libertà e della grandezza cittadina; ed il vescovo Ercolano, venerato come martire, è assunto quale altro protettore della città e i Perugini seguiteranno nell'età di mezzo a porgergli una particolare devozione.

Nel sec. v il culto cristiano è in pieno rigoglio anche nelle sue espressioni esteriori: lo attesta il tempio di S. Michele Arcangelo, ancora nella sua tipica struttura architettonica a pianta circolare, che sorse fuori dell'abitato, a nord della città, distante dalla cerchia etruscoromana, entro cui P. era ancora contenuta; mentre a sud, parimenti fuori delle mura, sul Monte Capraro, nel luogo dove poi fu eretto il monastero di S. Pietro, era la primitiva Cattedrale, che venne trasferita nel sec. x dal vescovo Ruggeri sul colle di Porta Sole, al centro della città, nell'antichissima chiesa di S. Lorenzo; onde pure questo santo diventò uno dei protettori cittadini. Li nel sec. xv fu posto mano alla costruzione del Duomo che oggi esiste ed è a lui intitolato.

In P., prima circoscrizione amministrativa dell'Esarcato, dopo breve parentesi longobarda divenuta Ducato bizantino, e con la caduta dell'Esarcato passata alla Chiesa, mentre il vescovo fino al costituirsi del Comune proseguiva il suo intervento negli affari civili, anche senza avere il governo della città, l'episcopio dové essere pura sede di studio e di insegnamento. Si è voluto arguire che nella scuola vescovile si imparasse ancora il diritto, dal fatto che de tempo immemorabile nell'Archivio capitolare si trovava, insieme ai testi sacri, la Summa codicis, nota con il nome di Summa Perusina, compilazione giuridica a scopo forense ed anche didattico, anteriore al Mille. Ma ad accrescere importanza e prestigio alla Chiesa perugina dové aver contribuito il fatto delle frequenti ve-

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nute dei pontefici, a cominciare dalla prima, storicamente accertata, di papa Zaccaria, il quale con l'autorità della sua parola, nell'anno 749, riusci a far togliere l'assedio posto alla città dal re longobardo Rachi.
P. è guelfa, non lontana da Roma, ed in posizione sicura: i pontefici vi soggiornano volentieri; ed anzi il Comune, pur sempre geloso e guardingo della propria libertà anche di fronte alla Chiesa, fa premure ed offerte perché vi fissino stabile dimora. A P. si tengono i Conclavi da cui riescono eletti Onorio III (1216), Clemente IV (1265), Onorio IV (1285), Celestino V (1294) ed ultimo Clemente V (1305). Nella scuola episcopale si è creduto altresi di scorgere il primo impulso di quel moto culturale cittadino che portà nel Duecento alla formazione dell'Università perugina, dichiarata Studio generale da Clemente V nel 1308, e a cui Giovanni XXII aggiunse il diritto di conferire il dottorato in diritto civile e canonico nel 1318, in medicina ed arti nel 1321; mentre la Ficoltà di teologia vi venne istituita da Gregorio XI nel 1371, e conservò il nome all'ateneo anche dopo il declino di quella di diritto che aveva già avuto i grandi gioriati Bartolo e Baldo.

Uno studio critico sui vescovi perugini è ancora da farsi. Personalità ragguardevoli hanno salito la cattedra perugina, segnalati per la pietà, per la cura degli studi, per l'interesse ai monumenti cittadini. Più vicini ai nostri tempi son da ricordare Fulvio della Corgna, vescovo nel 1550, salito poi anche al cardinalato, che fondò un seminario prima ancora che venisse prescritto dal Concilio di Trento; Napoleone Comitoli, eletto nel 1591; Lucalberto Patrizi, insigne giurista, eletto nel 1669; Anton Felice Marsigli, dotto nelle leggi, nelle lettere, nelle scienze,
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(Int. Emit)
Penidia, Arcidiocesi di - Interno della Rocca Piodina con la Via Baglioni e le case della stessa famiglia incorporate nella costruzione della Rocca (sec. xvi) - Perugia.
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Perecina, arcidiocesi di - Fontana Maggiore, iniziata nel 1275 su disegno di fra' Bevignate da P. Rilievi di Nicola, Giovanni Pisano e scolari (1278) - Perugia.
eletto nel 1701; Gioacchino Pecci, poi papa Leone XIII, dal 1846 al 1878 , dopo esservi stato dal 1841 al 1843 come delegato apostolico della provincia dello Stato pontificio. Il seminario, che già vantava una illustre tradizione umanistica, avendo ai suoi inizi contato, come insegnante, dopo averlo avuto allievo, Marco Antonio Bonciario, uno dei maggiori esponenti della cultura perugin3, dovette al Pecci, circondato da clero coltissimo, un rifiorire di studi religiosi, filosofici, letterari. Il Pecci fece anche di P., con l'Accademia di S. Tommaso, l'antesignana nella rinascita della filosofia tomistica. Attualmente nel seminario si compiono gli studi liceali; gli alunni di filosofia e teologia frequentano il seminario regionale per l'Umbria in Assisi.

La diocesi fu elevata a sede arcivescovile dal papa Leone XIII il 27 marzo 1882, senza suffraganee.

Ad opera di frate Raniero Fasani ebbe principio in P., verso il 1260 , il movimento dei Disciplinati, da cui trassero origine numerose confraternite cittadine, alle quali son dovute tante opere di beneficenza e tante opere d'arte; così come nelle loro Laudi drammatiche si possono ricercare gli albori del teatro italiano. In P., come lo testimonia la sua scuola pittorica, tutta di ispirazione sacra, i sentimenti religiosi riasquistarono fervore per la predicazione di s. Bernardino da Siena, che rinnovò leggi, riformò costumanze pubbliche e private; ed in suo onore la città elevò alcuni dei suoi più bei monumenti artistici. Pur nei più acuti contrasti politici con lo Stato della Chiesa, nel quale la città, con il suo territorio, venne definitivamente assorbita nel sec. xvı e rimase fino al 1860, vi è restata sempre operante la fede religiosa: nel 1631, con decreto del magistrato cittadino, la città venne consacrata alla Vergine del Rosario. Martiri dell'epoca romana, eremiti dell'alto medioevo, quali s. Bevignate, a cui rimane anche dedicata una chiesa, cenobiti come s. Pietro Vincioli fondatore, nel sec. x, del monastero di S. Pietro e altri cittadini di P. hanno raggiunto la santità. Rimane in particolare evidenza storica la figura della b. Colomba che, se oriunda di Rieti, è tutta perugina di vita. Con il suo ardore e la sua austerità, con la sua azione pacificatrice nelle fazioni cittadine degli Oddi e dei Baglioni, essa ricalca gli esempi della grande consorella senese. Di fronte ad Alessandro VI seppe mantenere un rispetto severo, non ribelle né accomodante; dovette però soffrire per la malevolenza di Lucrezia Borgia. Fu la fondatrice del monastero di S. Caterina, delle Terziarie domenicane, dette le Colombe. Morì a 34 anni, il 20 maggio 1501.

Gli Ordini benedettino, francescano, domenicano, tra gli altri, hanno costruito in P. insigni cenobi, luoghi di

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Perugia, arcidiccesi di - Interno della Cattedrale (1354-1400), Perugia.
tudio, e nel loro aspetto monumentali. L'abbazia benedettina di S. Pietro si è abbellita per più secoli nel suo tempio e nei suoi chiostri di tesori artistici; e nelle sue vaste terre della Valle del Tevere si rese benemerita della bonifica agraria della regione. I Predicatori, venuti in P. nel 1220, elevarono il grandioso convento di S. Domenico, oggi destinato ai Musei civici, con il suo tempio sempre impotente, pure nel rifacimento secentesco. I Minori hanno avuto due conventi; quello dei Conventuali di S. Francesco al Prato, la cui chiesa, oggi diruta, fu cominciata a costruire l'anno stesso della basilica superiore di Assisi ed era divenuta il Pantheon dei perugini illustri; l'altro, degli Osservanti di Monte Ripido, sorto sul colle dove ebbe il suo eremo e mori il b. Egidio d'Assisi. Anche gli Olivetani edificarono nel '700 un mizestoso cenobio, destinato dal governo napoleonico e confermato poi da Pio VII, nel 1815 , come sede dell'Università degli Studi.

Nell'àmbito della diocesi, tra i santuari del contado, verso cui più converge la devozione dei fedeli per fatti prodigiosi che si pongono alla loro origine, è da rammentarsi quello di Castel Rigone e quello di Ponte della Pietra. Meta di pellegrinaggi fu da più secoli la stessa cattedrale di S. Lorenzo, per la custodia del S. anello, che la tradizione voleva fosse quello nuziale della Vergine. Con il culto di questa, sotto il titolo delle Grazie, nella bella immagine, opera di uno scolaro del Perugino, esistente nel Duomo, ha la sua più viva espressione il sentimento religioso della città.

Bibl.: C. Baglioni, Annali della Chiesa perugina, ms. del sec. xvir (nella Biblioteca comun. Augusta); L. Jacobilli, Vita de' santi e boati dell'Umbria, Foligno 1647; F. Riccardi-O. Lancellotti, Memorie storiche delle Chiese perugine, 6 voll., ms. del sec. xvir (nella Cancelleria arcivescovile); G. Belforti-A. Mariotti, Serie dei vescovi perugini, ms. del sec. xvir (nella Biblioteca comun. Augusta); A. Mariotti, Saggio di memorie istoriche ecc.,
III. Viaggi fatti in P. da XXVII pontefici, Perugia 1806; S. Siepi, Memorie spettanti alle gesta, martirio e culto di 1. Costanzo, ivi 1825; A. Scaramucci, Leggenda e miracoli di s. Ercolano, ivi 1880; E. Ricci, Storia della b. Calomba da Rieti, ivi 1901; E. Sol, Les archiver épiscopales de Pérouse, ivi 1903; P. F. Kehr, Itolin Pontificia, IV. Berlino 1909, pp. 61-79; G. Cernicchi, L'Atropoli sacra di P., Perugia 1911; M. Faloci-Pulignani, Le origini del Cristianesimo nell'Umbria, in Archivio per la storia eccles. dell'Umbria, 2 (1921), v. indiso; S. Morbi Omery, Ricerche sui poteri civili dei vescovi nelle città umbre durante l'atto medioces. Roma 1930; Cottincau, II, coll. 2253-55; A. Fontocci-R. Righotti, Il Terz'ordine francescano in P. dal sec. XIII al XIX, in Arch. franciscanum historicum, 33 (1940), p. 56 sgg.; F. Duranti, L'Accademia perugina di S. Tommaso d'Aguino e il tenslima perugina, in Bollettino della Deputaz. di storia patria per l'Umbria, 43 (1946); G. Ermini, Storia dell'Università di P., Bologna 1947.

- Stragi - di P. - La campagna contro l'Austria e i conseguenti moti nelle Legazioni e nell'Italia centrale, portarono il 14 giugno 1859 a costituire anche in P. un governo provvisorio.

Ispiratore ne era stato il dittatore sardo a Firenze Carlo Boncompagni su istigazione del marchese Filippo Gualterio, conniventi un centinaio di novatori locali e l'aiuto di c2. 600 volontari toscani ben armati. La grande maggioranza della popolazione urbana e rurale rimase al solito affatto estranea, ma per la scarsità delle forze dell'ordine l'energico delegato apostolico mono. Luigi Giordani fu costretto a ritirarsi a Foligno. Rimase, invece, al suo posto il card. arcivescovo Gioacchino Pecci, poi papa Leone XIII, che aveva sin dallapr. precedente ripetutamente avvertito la Segreteria di Stato di quanto s'andava preparando.

Da Foligno, per tempestive istruzioni del card. Antonelli, il Giordani diresse l'opera di sottomissione della città, avvalendosi di 1700 svizzeri comandati dal colonnello Antonio Schmidt, di mezza batteria d'artiglieria, e di ca. 60 gendarmi e 30 guardie di finanza. Il consigliere di Stato Luigi Lattanzi, altro prezioso testimonio, persona ben nota in P. per la sua dirittura e grata agli stessi novatori, fu invano inviato per impedire, il 20 e il 21 giugno, una resistenza inutile. Sicché, poco dopo le 3 pomeridiane del 21, la città venne presa d'assalto e gli Svizzeri riuscirono a superare le difese esterne del Frontone e del monastero di S. Pietro.

Proprio allora il comandante degli insorti, Carlo Bruschi, fuggendo con i colleghi della Giunta provvisoria verso il confine toscano, entrò nell'abitato gridando ad alta voce a coloro che erano stati appostati sui tetti ed alle finestre delle case di continuare la resistenza sino all'ultimo sangue, sparando e gettando sulla truppa quanto
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(1st. Alinari)
Perugia, arcidiocesi di - S. Francesco in gloria tra s. Ercolano, s. Antonio da Padova, s. Ludovico da Tolosa, s. Costanzo, Politico di Taddico di Bartolo (ca. 1395) - Perugia, Pinacoteca.

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venisse loro alle mani, e ciò proprio mentre sul municipio si alzava bandiera bianca.

Ne nacque una mischia sanguinosa per le vie e nelle case, e ne furono vittime occasionali anche alcuni innocenti. I pontifici in tre ore di lotta ebbero, in gran parte per colpi proditori, ca. 90 uomini fuori combattimento; i novatori ca. 70 morti, un centinaio di feriti e 120 prigionieri. Il fatale equivoco del proseguire il fuoco anche dopo il segno di resa, equivoco imputabile esclusivamente ai capi rivoluzionari, cui si aggiunsero i danni materiali subiti, per sua imprudenza, dalla famiglia americana Perkins alloggiata nella locanda Storti dal cui tetto si sparava sui soldati, venne largamente e tendenziosamente sfruttato dalla diplomazia e dalla stampa liberale italiana ed estera, e le pretesc "stragi" di P. costituirono per lunghi anni uno dei "pezzi forti" della polemica anticlericale.

Bbbl.: Giornole di Roma, 21, 24, 27, 28 giugno; 5. 11 Iuelio 1839; H. Ganter, Histoire du service militaire des régiments suisses à la solde de l'Angleterre, de Naples et de Rome, Gomera 1893, p. 480 ; H. Nelson Gay, Uno seregio diplomatico fra il governo pontificio e il governo nmericano e la condotta degli Seicceri a P. il 27 giugno 1839, in Arch. stor. del Risorgimento Umbro, (1907), pp. 113-201; G. Leti, Roma e lo Stato Pontificio dal 1839 al 1870. Note di storia politica, I. Ascoli Piceno 1911. pp. 383-80; L. F. Stock, United States ministers to the Papal States. Instructions and despatches (1838-88), Washington 1933, pp. xxviii e. 143-54. 157. 158. 171; P. Mancacci, La rivoluc. ital. Mera. documentate, II, Roma s. a., parte $2^{2}$, pp. 242-43; III, parte 1*, pp. 289-88; P. Pirri, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro cartogio privato, II, Roma 1931, parte 1*, pp. 104-106; parte $2^{\circ}$, pp. $281-94$.

Paolo Dalla Torre
Archeologia. - Nel Museo archeologico di P. si conservano parecchie iscrizioni cristiane provenienti da cimiteri romani: una ha la data del 364; ma la più notevole è quella di un bambino Eutichiano che termina con "Dei Servus" ( $\Gamma \varepsilon \sigma \sigma \dot{\varsigma} \varsigma \chi \rho \sigma \tau \dot{\varsigma}$ IX6YC: Fr. J. Dölger, Das Fischeymbol in frühchristlicher Zeit, Roma 1910, pp. 192-97, n. 4). Un sarcofago cristiano del sec. iv fu riadoperato per la sepoltura del b. Egidio di Assisi e trovato in S. Francesco nel sec. xiv. Noto fin dal sec. xviII, venne edito da G. B. De Rossi (Spicilegio d'archeol. crist. nell'Umbria, in Bull. di arch. christ., $2^{\text {a }}$ serie, 2 [1871], p. 127 e tav. 8; G. Elisei, Di un sarcofago cristiano del sec. IV trovato a P. nel sec. XIV e secolo di sepoltro al b. Egidio di Assisi, in N. Bull. di arch. crist., 4 [1898], pp. 9-23); venne ripreso in esame da G. Wilpert (Beiträge zur christlichen Archäologie, in Römische Quartalschrift, 20 [1906], p. i sgg. e in Sarcofagi, I, pp. 35, 126 e tav. 28, 3). E diviso da colonne in sette scomparti; G. Cristo docente è nel centro, ai lati Santi, nel coperchio due scene di Gloria e nel titulus l'iscrizione (sec. xv) : "beati Egidi sepulchrum".

Nella zona orientale di P. nel 1717 si trovò, tra ruderj d'un edificio, un tesoro con 61 monete d'oro dell'imperatore Giustino e 77 aurei di Giustiniano insieme con fibule, anelli e un disco argenteo con l'iscrizione "De donis Dei et Domni Petri utere felix cum gaudio" (CIL, XI, 2089). G. B. De Rossi suppose che fosse un dono offerto dal papa Vigilio a Belisario (Bull. arch. crist. cit., p. 147). In S. Prospero a P. è un ciborio sostenuto da 4 colonne datato alla fine del sec. viII con le quattro facce decorate di intrecci e rosette e sulla faccia principale una croce e due pavoni. Nell'interno era un altare con mensa munita d'una cavità per accogliere reliquie (Ph. Rohault de Fleury, La Messe, II, Parigi 1883, v. indice). - Vedi tav. LXXXI.

Enrico Joni
PERUGINO, Pietro Vannucci detto il. - Pittore, n. a Città di Castello nel 1445. Malgrado il fiorire di studi intorno a questo artista il problema della sua formazione non è stato ancora chiarito, ed ogni soluzione rimane tuttora nel campo delle ipotesi; tanto più che mancano opere giovanili di sicura attribuzione.

Secondo il Vasari avrebbe completato la sua educazione presso Piero della Francesca a Borgo S. Sepolcro, passando poi a Firenze dove, nel 1472, è iscritto alla matrícula dei pittori ed è alla bottega del Varocchio. Ma anche di questo periodo mancano, eccettuati i due
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(fei. Avderson)
Perugino. Pietro Vannucci detto il - S. Ansano - Assisi. Oratorio dei Pellegrini.

Santi nell'Oratorio dei Pellegrini ad Assisi (1468), opere sicure o di sicura datazione. Recentemente si è tentato di togliergli la paternità delle Storiette di s. Bernardino (1473) nella Pinacoteca di Perugia. Per l'Adorazione dei Magi, nella stessa Pinacoteca, la datazione oscilla tra il 1470 ca. e il 1473 e il S. Cristoforo della Galleria Borghese gli viene conteso dal Pinturicchio (v.). E quindi dal S. Sebastiano di Cerqueto (1472) che si può far iniziare la sua cronologia esatta e lo svolgimento della sua arte basandosi su opere certe e datate. Con questo dipinto si è al momento ancora fiorentino o, meglio, pollaiolesco del P. quando la forza plastica, che nulla toglie all'eleganza del modellato, lo rivela artista già formato e sicure delle sue capacità. Del resto l'elenco delle precedenti opere perugine e fiorentine andate perdute - affreschi nel Convento di Porta a Pinti per Firenze, la decorazione del Palazzo dei Priori a Perugia, e altri - sono buona testimonianza della fama raggiunta. E da aggiungere a dette p tture la decorazione absidale della vecchia basilica di S. Pietro in Vaticano (1479), distrutta nel rifacimento della chiesa. Già durante questo primo soggiorno a Roma il P. era venuto a contatto con Melozzo da Forlì, il cui influsso è palese in alcune opere del periodo seguente; periodo di ascesa per l'artista che avrà il suo scene nell'ultimo decennio del secolo. Sono del 1481 i lavori nella Cappella Sistina, dove esegue da solo la Consegna delle chiesi e in collaborazione con il Pinturicchio la Circun. cisione dei figli di Noè e il Battesimo di Gesù; del 1488-89 la Annunciazione di Fano e l'Apparizione della Vergine a s. Bernardo del Museo di Monaco, cui fanno seguito il trittico Albani con il Presepe, i due dipinti raffiguranti la Vergine col Bambino a Vienna ed agli Uffizi, la Resurrezione di Cristo della Pinacoteca Vaticana (1495), una Orazione nell'Orto e una Pietà agli Uffizi. In tutte queste opere vi è come un crescendo di quegli elementi essenziali della sua arte che culminano nel grande affresco fiorentino in S. Maria Maddalena de' Pazzi : la solitaria, scultorea figura del Cristo Crocifisso, le figure della Vergine e dei Santi, così distaccate e raccolte in devota contemplazione e che esprimono un senso di mistica religiosità, trovano riscontro nel paesaggio che si apre profondo e luminoso, permeato di serena e pacata atmo-

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Perugino, Pietro Vannucci detto il - Madonna con Bambino e due santi - Vienna, Galleria Harrach.
sfera, al di là delle arcate costruite con vigore ed eleganza.

Vi è nei colori, nella composizione, nei personaggi, nel paesaggio, un equilibrio che il P. non riuscirà più a raggiungere per quanto nelle opere che seguono fino al 1500 (Vergine col Figlio nella Pinacoteca di Bologna; trittico per la Certosa di Pavia, ora a Londra; Assunta degli Uffizi; l'ancona, smembrata, per S. Pietro a Perugia) ancora si mostri pienamente padrone dei suoi mezzi. Ma già in quello che avrebbe dovuto essere il capolavoro della maturità, la decorazione del Collegio del Cambio a Perugia, ha inizio con la ripetizione dei vecchi schemi, ripetizione che si farà sempre più stanca e superficiale, la decadenza del pittore: egli continuerà a lavorare fino alla fine della vita secondo i modi ormai superati della pittura del Quattrocento. Ne sono testimonianza anche i migliori tra gli ultimi dipinti : un'Adorazione dei Magi a Città della Pieve, un S. Sebastiono a Panicale, una Crocifissione a Siena, un'Adorazione dei pastori a Montefalso ed infine gli affreschi di Fontignano, la Vergine col Figlio e l'Adorazione dei Magi interrotta alla sua morte ( 1523 ).

Altre numerose opere gli vengono variamente attribuite. Il suo modo piacevole, elegante e sereno gli conquistò una larga schiera di seguaci i quali, eccezion fatta per Raffaello, rimasero in genere inferiori al maestro. A lui, grande artista specie nel periodo della sua prima maturità, va il merito di aver favorito il rinnovarsi dell'arte umbra alimentandone i caratteri specifici con le più recenti scoperte del Rinascimento fiorentino. - Vedi tav. LXXXII.

Bibl.: Venturi, VII, II, Milano 1913, p. 453 sgg.; W. Bombe s. v. in Thieme-Becker, XVI, 1932, p. 450 sg. (con bibl.); A. Bertini Calosso, s. v. in Eoc. Ital., XXVI, pp. 911-13; F. J. Mather, Tico perugincvque dronvingi, in Museum of hist. art Princeton Univer, VI, 1946, p. 9; C. Girmbo, Pittura undiva del Rinascine, Novara 1949, pp. xxviii-xxxviii (con bibl.). Maria Donati

PERUZZI, BaldassarRe. - Architetto e pittore, n. a Siena il 6 marzo 1481, m. a Roma il 6 genn. 1536. A 20 anni, a Siena, collabora con il Pinturicchio alla decorazione della cappella di S. Giovanni in Duomo, ma due anni più tardi è già a Roma, campo delle sue maggiori imprese.

Nel 1509, dopo aver svolto attività di pittore, secondo alcuni studiosi anche nell'abside della chiesa di S. Onofrio, ma sicuramente in una Natività della chiesa di S. Rocco, iniziava a Roma la costruzione del Palazzo di Agostino Chigi detto poi della Farnesina e vi lasciava, nella loggia, in una sala a terreno, e nella sala maggiore
al primo piano, anche notevoli saggi della sua pittura. Nel 1516 ornava di pitture la Cappella Ponzetri in S. Maria della Pace, poi nel 1520 era nominato architetto della Fabbrica di S. Pietro, nomina che gli veniva confermata nel 1530 dopo che, in seguito al sacco di Roma del 1527 , durante il quale era stato preso e taglieggiato, s'era rifugiato a Siena, accolto con grande onore da quella Repubblica. Ed a Roma, dopo cinque anni di permanenza a Siena, ove lavoro soprattutto come architetto militare e pittore (tavola nella chiesa di Fonteguata, con Augusto e la Sibilla, ed affreschi nel Castello di Belcaro) egli tornò, per dirigere i lavori della Fabbrica di S. Pietro e per costruire fra lo scorcio del 1532 e 1536 quello che è il suo capolavoro: il Palazzo Massimo alle Colonne.

Pittore inizialmente legato ai modi pinturicchieschi e perugineschi, ma presto incline a Roma a forme raffacliesche e quindi ad accenti lombardeggianti, quali pote conoscere attraverso il Sodoma, giunto appunto a Roma nel 1515 , il P. lega la propria foma maggiore all'attività di architetto. Orientatosi dapprima sulle orme di Francesco di Giorgio Martini, durante la permanenza romana fu attratto nell'orbita culturale di Raffacllo e come l'Urbinate seppe intendere e ridurre a priopri accenti le forme dell'arte antica con libertà e grazia spontanca. Tale appare nel Palazzo della Farnesina che il Vasari dice "condotto con quella grazia che si vede, non murato ma veramente nato ", nel completamento della cupola raffacllesca di S. Eligio degli orefici e in altre opere mionori che gli vengono assegnate. Ma nel Palazzo dei Massimo la grazia ancora timida di quegli edifici cede ad un senso nuovo e rigoglioso di forme rinascimentali. Qui in breve spazio, nella fronte ricurva, nel profondo portico a terreno, nell'androne, nei cortili, il fine linearismo delle prime costruzioni del P. cede di fronte ad un nuovo gusto chiaroscurale. Esso si attua nel forte contrasto d'ombre e luci, nei liberi giuochi prospettici e scenografici, nella ostentata grevezza di alcuni elementi tratti dall'antico, posti accanto ad altri ancora nutriti di sottile eleganza quattrocentesca
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(per cortesia di mano. A. P. Frutaz)
Peruzzi, BaldassarRe - Cappella Maggiore di S. Onofrio al Gianicolo, affrescata da R. P. e nisti - Roma.

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sencse. Ne scaturisce un'opera varia, nuova, ricea di motivi pittorici da considerare tra le più elete del nostro Rinascimento.

Boll.: V. Marioni, Il Palazzo Massimo alle Colonne, Roma s. a.; Venturi, IX, pp. 375-412, c XI. pp. $35^{8-439 .} \quad$ Emilio Lavagnino

PERVERSIONE. - E l'azione o l'effetto del pervertire, cioè del corrompere, indurre a fare quello che non conviene. Genericamente si dice del distrarre dalla retta via; nel campo psicologico p. è il disordine o alterazione di qualche funzione psichica; nella patologia si dice del ricercare soddisfazione lussuriosa all'infuori dell'ordine naturale (v. lussuria); nel campo morale p. è qualunque aberrazione dal buon costume o dal retto sentire in materia religiosa.

Perciò forme di p. sono pure l'apostasia (v.), l'eresia (v.) e lo scisma. Diretti ad impedire la p. nel campo della fede e dei costumi sono i provvedimenti presi dalla Chiesa riguardo ai libri perversi ed immorali (v. imprimatur: indice dei libri perduti). Per la stessa ragione interdice la partecipazione almeno attiva dei cattolici alle cerimonie sacre (preghiere, funzioni, prediche, riti) compiute dagli acattolici (eretici, scismatici, infedeli) dentro o fuori i loro templi (v. comunicazione nelle cose sacre). Ed è ancora in parte questa la ragione, per cui è illecito chiedere senza necessità i Sacramenti (v.) ad un ministro indegno ed ai ministri eretici o scismatici, anche quando sarebbero in grado di conferirli validamente.

Riguardo al matrimonio, la Chiesa sconsiglia apertamente l'unione tra cattolici e acattolici, anche soltanto eretici o scismatici (cann. 1060, 1070; cf. cost. apost. Arcanum di Leone XIII del io febbr. 1880). E anche quando concede dispensa, la Chiesa esige le debite causioni (cann06I § 2) e non permette solennità liturgiche nella celebrazione del matrimonio (cann. $1102 \S \S 1,2 ; 1109$ § 3).

Boll.: I. Bande. Et ceux qui ne pratiquent plus?, in Noms. rev. théologique, 66 (1939), pp. 973-82; G. B. Buzzetti, La perdita delle fede nei cattolici, Roma 1940, passim; P. Hayoit. Les relations des fidèles avec les acatholiques, in Rev. dioces. de Namur, 4 (1949), pp. 110-26.

Andrea Gennaro
PESARINI, SANTI. - Storico, archeologo, n. a S. Piero in Bagno l'8 genn. 1853, m. in Roma il 10 marzo 1922.

Fu profondo conoscitore delle chiese di Roma e dei suoi cataloghi, esperto nella lettura dei manoscritti di Onofrio Panvinio e di Pompeo Ugonio, dei quali fornì le trascrizioni a G. Wilpert e a G. Biasiotti; fu collaboratore del p. F. Grossi Condi e uno dei fondatori del periodico Studi romani, dove scrisse un notevole Contributo alla storia della basilica di S. Lorenzo sulla Via Tiburtina (Studi romani, I [1913], pp. 37-52). Scrisse anche, insieme con G. Biasiotti, Pitture del XII sec. scoperte nella basilica di S. Croce in Gerusalemme a Roma, ibid., I (1913), pp. 244-74, nel quale mise in evidenza il grandioso rifacimento della Basilica per le opere del card. titolare Gerardo Caccianemici dal 1123 al 1144, prima di divenire papa Lucio II; e quindi La basilica di S. Paolo sulla Via Ostiense prima delle innovazioni del sec. XVI (ibid., pp. 386-427) in base alla descrizione fattane da Onofrio Panvinio dal P. identificata nei codd. Vat. lat. 6780 e 678 r ; inoltre lo studio, per una variante al testo del Liber Pontificalis (per annum circuli ovvero super annem Circiz) che ricorre nella biografia di Adriano I (772-95) a proposito di S. Maria in Cosmedin (ibid., 2 [1914], pp. 411-14). Fu membro della Pont. commissione di Archeol. sacra, socio dell'Assoc. artistica fra i cultori di Architett. e socio corrispondente della Pont. accad. rom. di archeologia dove apparve il suo scritto Una pagina nuova nella storia della basilica di S.Paolo sulla Via Ostiense (in Dissert. della Pont. Accad. rom. di arch., Atti, $2^{\text {a }}$ serie, 13 [1918], pp. 193-226), in cui
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Enrico Josi

PESARO, diOCESI di. - Città capoluogo della provincia omonima e diocesi suffraganea di Urbino.

Si estende per 287 kmq . con una popolazione di 77.700 ab. dei quali 77.500 cattolici. Conta 44 parrocchie servite da 80 sacerdoti diocesani e 37 regolari, I seminario, 7 comunità religiose maschili e 15 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 311).

Le prime memorie cristiane di P. risalgono al sec. Iv : di questo tempo è datata una iscrizione cristiana (CIL, XI, II, 6473-75); con molta probabilità anche la sede vescovile è dello stesso tempo, sebbene solo una incontrollata tradizione abbia assegnato alla città un vescovo Eracliano del sec. Iv di cui non si conosce la sede. Il primo vescovo sicuro, Germano, è del sec. v (Jaffé-Wattenbach, 739). Il racconto di s. Terenzio (BHL, 8007) che dalla Pannonia si stabilì a P., ove avrebbe sofferto il martirio il 24 sett. 247 sotto Decio e sarebbe stato sepolto nella Cattedrale, che immediatamente dopo sarebbe stata a lui dedicata, è del tutto leggendario. Il martire Terenzio, confuso nelle tre figure del martire di Luni ( 24 sett.), di P. (24 sett.) e di Todi (27 sett.), costituenti una sola e medesima persona, la cui storia tuttavia rimane ignota, fu molto più tardi titolare della cattedrale di P. e considerato vescovo della città (sec. Ix). Alcuni indizi farebbero supporre che la primitiva cattedrale sorgesse fuori le mura, sulla Flaminia, nel luogo dove fu costruito più tardi il monastero di S. Decenzio, appartenuto ai monaci Classensi nel sec. xit, ed oggi è sita la chiesa suburbana dello stesso nome (del cimitero); una passio dei martiri Decenzio e Germano (BHL, 2115) sembra ricamata sopra la figura storica del vescovo Germano che era venerato di certo in quel tempio monastico dal 1256 e vi era stato sepolto, come i vescovi, secondo l'antico costume, presso la rispettiva chiesa cattedrale, fin dall'antichità. In ogni caso il documento non ha valore per quanto narra sui due personaggi dati come martiri a P. nella persecuzione di Galerio (306-11). Nella serie posteriore dei vescovi si trovano: Felice, cui indirizzò una lettera papa Gregorio Magno (596; Epist. 6, 44, in MGH, Epist., ed. P. Ewald e L. M. Hart-

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Pesaro, diocesi di - Facciata della Cattedrale (sec. xiv) - Pesaro.
mann, I, Lipsia 1887-91, fasc. 1, p. 419); il card. Ascanio Sforza che fu amministratore della diocesi (1489-91); Giacomo Simonetta ( $1528-38$ ) canonista, creato cardinale di Paolo III, membro della c