la quale non fu estraneo, P. fu acclamato imperatore dai soldati.
Per dare una parvenza di legalità al suo governo, costrinse Eudossia, moglie di Valentiniano, ancora in lutto per la morte del marito, a sposarlo, e diede al proprio figlio Palladio la di lei figlia Eudocia. Genserico intanto, che aveva stretto patti con Valentiniano, e al cui figlio Unnerico era stata già promessa Eudocia, si ritenne sciolto dai patti, e approfittando delle precarie condizioni dell'Impero, sbarcò con una flotta a Porto il 3 maggio. Roma fu presa dal panico; P. atterrito cercò scampo nella fuga, ma fu massacrato dal popolo ed il suo corpo fu gettato nel Tevere (maggio 455).
Bibl.: Ensslin, s. v. in Pauly-Wissowa, XIV, 2543-45; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico, ed. it., I, Roma 1930, p. 87; R. Paribani, Da Diocleziano alla caduta dell'Impero d'Occidente, Bologna 1941, pp. 277-80. Agostino Amore
PETROPOLIS, diOCESI di. - Città e diocesi nello Stato di Rio de Janeiro in Brasile.
Ha una superfice di $355 \mathrm{t} \mathrm{kmq}$. con una popolazione di $270.000 \mathrm{ab}$. dei quali 250.000 cattolici. Conta 21 parrocchie servite da 15 sacerdoti diocesani e da 41 regolari, ha un seminario, 6 comunità religiose maschili e 25 femminili (Anu. Pont., 1952, p. 317).
La diocesi fu creata dal papa Pio XII con la cost. apost. Pastoralis, qua urgenur del 13 apr. 1946, per smembramento dalle diocesi di Niteroi e Barra do Piraí, ed elevando a grado e dignità di cattedrale la chiesa in onore di s. Pietro de Alcantara esistente in P. Primo vescovo è l'attuale mom. E. P. Da Cunha Cintro. La diocesi è suffraganea di S. Sebastiano di Rio de Janeiro.
Bibl.: AAS, 39 (1947), pp. 77-80; G. B. Lebmann, O. Brasil Católico 1947, Juiz de Fora 1947, p. 288. Virginio Battezzati
PETRUCCI, Alfonso. - Cardinale, n. a Siena nel 1492. Fu da Giulio II nominato vescovo di Soana, poi di Massa Marittima (1511) e creato cardinale diacono di S. Teodoro il 10 marzo 1511.
Si guastò con Leone X e approfittò della crisi determinata dalla guerra di Urbino per tentare il riacquisto di Siena, dalla quale il Papa aveva cocciato il fratello di lui, Borghese. Caduto in sospetto, si rifugiò nelle terre dei Colonna, dove sembra accertato che stringesse accordi con Francesco Maria della Rovere. Controversi sono invece i particolari circa la congiura del P. per fare avvelenare il Papa dal medico Battista da Vercelli. Tornato a Roma, il P. fu arrestato il 18 maggio 1517; riconosciuto colpevole, fu privato del cardinalato ( 22 giugno) e consegnato al braccio secolare; il 16 luglio venne ucciso in carcere. Leone X fu pienamente convinto della sua colpevolezza, e a tale convinzione contribuì l'atteggiamento apavaldo del P., che si era pubblicamente vantato di liberare il S. Collegio dalla tirannia del Papa.
Bibl.: Pastor, IV. I, pp. 108-126, e passim: 11, pp. 652-53. Cf. inoltre la bibl. alla voce Leone X.
Roberto Palmarocchi PETRUCCI, Pina Matteo. Cardinale, n. a Jesi il 20 maggio 1636, m. ivi il 5

(fol. Alineri)
Petronio, santo - S. P. Particolare della Madonna in trona fra s. P. e s. Giovanni Esomechita di Fr. del Cossa (1474) - Bologna, Pinacoteca.
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luglio 1701. Entrato tra i Filippini il 2 febbr. 1661, nel 1678 è preposito della Congregazione. Il 20 maggio 1681 prende possesso della diocesi di Jesi. Il 2 sett. 1686 è creato cardinale da Innocenzo XI.
Il P. è il maggiore esponente del quietismo italiano, in cui rappresenta, a differenza di Molinos (v.), un tipo di quietismo "moderato». Non tutto è

(IVI. E. Trillini)
Petrucci, Pier Matteo - Ritratto contemporaneo - Jesi, Sala del Capitolo della Cattedrale.
cretico nel P. (talora difatti il suo quietismo è solo "stato di animo "); ma l'eresia compare in lui nella delineazione teologica dello stadio mistico in quanto viene affermata non solo la sospensione del discorso dell'intelletto, ma la sospensione dell'intelletto stesso : e in questa situazione viene profilata la teoria del "niente" come esemplare della vita mistica e centro dell'anima (I mistici enigmi disvelati, Venezia 1683, p. 34). La sua posizione anti-intellettualistica lo porta alla definizione di un Dio che in terra "s'ha da credere, sperare, adorare, et amare, non conoscere, né mirare" (Lettere e trattati spirituali e mistici, parte $2^{a}$, (vi 1679, p. 168). Il P. è cosciente sostenitore dell'impeccabilità dell'uomo qualora sia posto nello stadio contemplativo. Le teorie del P. espresse nei suoi scritti (oltre le opere citate: La contemplazione mistica aquiciata, (vi 1682; Il nulla della creature e'l tutto di Dio, Bologna 1682; Lettere brievi spirituali e sacre, Jesi 1682) e il metodo di guida spirituale che attuava con le sue penitenzi a Jesi suscitarono grande scalpore : il 17 dic. 1687 dovette ritrattare le proposizioni eretiche nelle mani di Innocenzo XI, il che destò il "disgusto" della Congregazione del S. Uffizio, che voleva pubblica la ritrattazione. Le opere del P. furono poste all'Indice il 5 febbr. 1688.
Bull.: M. Petrocchi, Il quietismo italiano del Seicento, Roma 1048, p. 99 sgg., con bibl.; F. Nicolini, Su Miguel Molinos, P. M. P. e altri quietisti segnatamente napoletani, estratto da Boll. arch. stor. del Banco di Napoli, Napoli 1951, pp. 9-122.
PETTINE. - Dal latino pecten, è uno strumento di osso, d'avorio, di bosso o d'altra materia, munito di una o due file di fitti denti che serve per nettare la testa o ravviare i capelli.
L'uso del p. è antichissimo e non di rado se ne è fatto un oggetto finemente scolpito e ornato di pietre preziose. Alcuni p. provenienti dall'Egitto (sec. vi) recano scene sacre come quelle di Daniele tra i leoni (p. di Akhmin), della risurrezione di Lazzaro e della guarigione del cieco nato (p. di Antinoe). Il p. è anche uno strumento liturgico d'uso frequente nel medioevo: era adoperato 1) dai vescovi e dai sacerdoti celebranti che si ravviavano i capelli prima di accedere all'altare e 2) nella consacrazione del vescovo (cf. Pontificale Romanae Curiae del sec. xili, ed. M. Andrieu, Le Pontifical romain au moyen age, II, Città del Vaticano 1940, pp. 354-68; Durando di Mende, Rationale Divinarum Officiarum, IV, 3); il Pontificale Romano ne prescrive tuttora uno sburneo, ma la prescrizione non è più osservata (Tit. xiri, de consecratione electi in episcopum, $\$ \$$, v, xxxir; cf. il Commentarius di G. Catalani, I, Parigi 1850, pp. 297-98, 350). L'atto di pettinarsi era accompagnato da una orazione che variava a secondo delle Chiese. A Parigi, ad es., si recitava la seguente preghiera preceduta dalla rubrica: «Episcopus vel sacerdos, missarum solemnia celebraturus, dum se pectinat dicat: Intus exteriusque caput nostrum totumque corpus et mentem meam tuus, Domine, purget
et mundet Spiritus Almus" (antico pontificale di Parigi citato da Leclercq; l'orazione è quasi identica nell'Ordo praeparationis ad Missam del cod. Ottob. Vat. lat. 27, f. $8^{\circ}$ [sec. XV]). Per non sporcare le vesti si ricoprivano le spalle del celebrante d'una specie di mantelletta (tobolia, pectinarium, peignoir, pettenaturo in antico italiano). I p. liturgici sono spesso ricordati negli inventari delle chiese (cf. V. Gay, Glossaire archéologique du moyen age et de la renaissance, II, Parigi 1928, p. 218) e numerosi esemplari, alcuni finemente lavorati, se ne conservano tuttora nei Tesori di chiese e nei musei. Basti ricordarne alcuni tra i più caratteristici: il p. trovato a Chiusi nel 1880, ora al Museo Sacro della Bibl. Vaticana (sec. v); il p. detto di Teodolinda a Monza (sec. vir); il p. di s. Elserardo a Colonia (sec. viII); il p. del Dusmo di Treviri (sec. ix); il p. di Gozzelino vescovo di Toul (922-62), ora nella cattedrale di Nancy, il p. detto di s. Lupo, ma del sec. xi, conservato nella cattedrale di Sens.
Bibl.: Ducance, Glossarium medioe et infimae latinitatis, VI, Parigi 1938, pp. 236-37; E. Molinier, Musée national du Louvre. Catalogue des icoires, (vi 1896, pp. 51-52 (da l'elenco dei p. dell'evo carolino e romanico); H. Leclercq, Peigne, in DACL. XIII, II, coll. 2932-39; E. Lesne, Hist. de la propriété ecclésiastique en France. III. L'inventaire de la propriété, Eglises et trésors des églises (sec. viII-xi), Lille 1936, p. 237; le opere citate alla v. xicosis.
A. Pietro Frutae
PETTORALE : v. RAZIONALE.
PETTORIO. - Iscrizione greca mutila in 7 frammenti rinvenuta il 24 giugno 1839 in un poliamdro a St-Pierre-l'Estrier presso Autun (Saône et Loire).
L'iscrizione è composta di due parti : la prima, più antica (sec. II), consta di tre distici, che mostrano di aver appartenuto ad un carme più lungo; perché l'acrostico

(da R. Blnàs, Carolingian art, Londra 1913, taw. 11) Pettine - P. liturgico in avorio detto di s. Eriberto. Scuola di Metz (sec. viII) - Colonia, Museo di Schütgen.
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che nei primi cinque versi forma IX@YC, viene interrotto al sesto con la lettera E (forse EAIHC = speranza, secondo G. B. De Rossi, in Inscript. Christianae, II, 1, Roma 1888, p. xx sgg.); la seconda parte, più tarda, invece ha sei esametri a carattere sepolcrale e termina con il nome del dedicante P. Il testo venne pubblicato per primo dall'ab. Pitra (v.) e divulgato subito per la sua importanza dogmatica; fu oggetto di studio e di varie interpretazioni e integrazioni; assai convincenti sono le osservazioni della prof. M. Guarducci, di cui qui si tiene conto anche nella traduzione seguente: «O stirpe divina del Pesce celeste, abbi un cuore devoto. Tu che ricevesti la fonte immortale fra i mortali delle acque divine, riscalda, o caro, la tua anima con le acque eternamente fluenti della sapienza che dona ricchezza. Prendi il cibo dolce come il miele del Salvatore dei Santi, mangia con avidità, tenendo nelle mani il Pesce. O mio Signore e Salvatore, cibo dei pesci, che mia madre Lilao dorma in pace, ti supplico, luce dei morti. O Ascandin, mio caro padre, con la dolce madre e con i fratelli nella pace di Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore, ricordati del tuo P. ».
Bibl.: G. Secchi, Epigramma greco-crist. dei primi secoli trovario non ha guari presso l'antica Augustoduno, oggi Autun, in Fraccio, supplico dove era d'uapa e comment., in Giorn. Arcad., 83 (1840), pp. 232-62; J. B. Pitra, De inscript. graeca et christ. in coemeterio S. Petri a via strata reperta, infra urbem Augustodunensem, illustrat. variorum notis et dissertationibus, risque partim ined., in Spicil. Soletmen., I, Parigi (1852), pp. 554-64; R. Garrucc: Mélanges d'épigraph. ancienne, iv: 1836, p. 32 sgg.; O. Pohl. Das Ichthys, Monument von Autun. Berlino 1880; J. Quasten. Monum. encharist. et liturg. vetustiss., Bonn 1935; F. J. Dölger, IX@YC. Das Fisch-Symbol in fröchristlicher Zeit, I, $2^{\circ}$ ed., Münster 1928; II e III, ivi 1922; IV, ivi 1927; V, ivi 1932-40: M. Guarducci, Nuove osservaz. soll'iscriz. eucarist. di Peltorino, in Atti della Pont. Acc. rom. di arch., $3^{\circ}$ serie, Rendic. 23-24, 1947-49, pp. 243-252.
Enrico Josi
PETTRICH, Ferdinand. - Scultore, n. a Dresda il 3 dic. 1798, m. in Roma il 14 febbr. 1872. Entrò nelle grazie del principe Antonio di Sassonia, che lo portò con sé a Roma (1819), affidandolo al Canova e al Thorwaldsen; questi lo tenne come allievo prediletto.
Tra il 1825 ed il ' 34 modellò le statue della Giustizia e della Pace per la chiesa romana di S. Maria degli Angeli, collaborò poi al gran feggio del Walhalla di Luigi II di Baviera in Ratisbona ed eseguì il busto del re Oddone I di Grecia. Raggiunta, così, una certa notorietà, seguì nel 1833 il consiglio del Thorwaldsen di applicarsi allo studio dei tipi e delle forme originali degli Indiani dell'America settentrionale, sui quali la plastica avrebbe trovato un nuovo campo. Trascorse perciò a Washington ( $1836-43$ ) il suo più fortunato e fecondo periodo di attività, durante

(da DACL. I. 5, col. 182) PetTorio - Iscrizione - Autun, Museo.

Ida J. Bohnian, La seidudie et les mithilieurs, Parigi 1867, taz. ii. n. 7) Peutinger, Konrad - Medaglia, Opera di Hans Schwarz (1227), Parigi, Gabinetto delle Medaglie.
Dopo aver soggiornato a lungo in Brasile (1843-57) - una sua statua di Napoleone figura al Museo di Rio de Janeiro - tornò il P. in Europa e visse per desiderio del Pontefice nell'Urbe, amatissimo dell'Overbeck e dal Cornelius. Eseguì il monumento al card. Bartolomeo Pacca in S. Maria in Campbelli (1863), quello di conte Habenthal in Hohengriesnitz (Eilenburg), i busti dei cardd. Antonelli e Reisach e del p. Theiner, ora all'Archivio Vaticano. Fu sepolto nel Camposanto teutonico.
Bibl. : oltre alla coasistente inesagorchia di P. Dalla Torre. Le plastiche a soggetto indigeno nordamericano del P. nel Pont, Museo Mission. Etrolog., in Ann. Lateran., 4 (1940), pp. 9-96, con bibl. e doc. mediti, cf. A. Brantani, La galleria dei ritratti de' selvaggi in Laterano, in Civ. Catt., $4^{\circ}$ serie, 1839, 1, pp. 540 549; Moroni, XCIII, p. 223; W. Schmidt, The statue, burrdiefs and busts of North American Indians (1833-36), in The Pont. Museum of the Lateran, Roma 1926; F. Noack, Das Deutschtum in Rom vom Ausgang des Mitteladi., Berlino-Lipsia 1927, v. indice; G. Bugatto, Le statue indiane del Museo Miss. Etn. Lateranense e il loro autore, in L'Illustrazione Vaticana, 15 genn. 1931, pp. 33-38; onon, Guida per la Collezione Indiana collocata nel Museo di S. Giov. in Laterano, Roma s. a. Paolo Dalla Torre
PEUTINGER, KONRAD. - Uno dei più noti umanisti della Germania al tempo della «Riforma». N. ad Augusta il 16 ott. 1463, m. ivi il 28 dic. 1347, frequentò le Università di Padova e Bologna e studiò anche a Roma.
Nel 1490 entrò in servizio presso la sua città natale, allora fra i centri commerciali più fiorenti, coprendo dal 1490 al 1534 l'importantissima carica di Stadtschreiber (capo segretario del Comune per la politica, amministrazione e commercio). Fu amicissimo dell'imperatore Massimiliano I, che si servì di lui per varie missioni diplomatiche. Era in relazione con molti altri umanisti, con artisti (Dürer) e personaggi della vita politica e culturale del tempo.
Grande raccoglitore di ogni sorta di antichità, ebbe sin dal 1507 dal suo amico Celtes la celebre tabula peutiugeriana, una carta-itinerario romano (v. itineraRI). Seguace della filosofia di Platone, era rigido avversario della scolastica e favorì anche agli inizi l'opera di Lutero; ben presto però, intravvedendo le disastrose conseguenze politiche e religiose (Augusta con le sue diete imperiali era al centro del movimento protestante), se ne staccò e rimase fedele alla religione avita. Fra molte altre cose pubblicò nel 1505: Romanae vetustatis fragmenta in Augusta Vindelicorum et ejus dioecesi (Augusta 1520, $2^{\mathrm{a}}$ ed.); e la storia gotica del Jordanes come quella longobardica di Paolo Diacono.
Bibl.: H. A. Lier, s. v. in Allgem. deutsche Biogr., XXV; E. König, Peutingerstudien, Monaco 1914; id., K. Peutingers Briefwechsel, Monaco 1925; A. Gümber, K. P., der Begleiter Dürers, Augusta 1926.
Giuseppe Löw
PEYRAUT, Guillaume. - Moralista domenicano, n. ca. il 1200 a Peyraud, dipartimento di Ardèche, m. dopo il 3 febbr. 1261 a Lione. Fu famoso, col nome Peraldus o Péraud, falsamente detto «archiepiscopus Lugdunensis». Fu uno dei più grandi
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predicatori e moralisti del suo secolo. Sarà entrato fra i Domenicani di Lione ca. il 1236-40. Nel 1249 fra' Salimbene attesta la sua attività di predicatore e confessore a Vienna. Fu più volte, come nel 1261, priore del convento di Lione. Grande influsso spirituale ebbe per la sua "Somma".
Scrisse, tra l'altro: Summa de vitiis et virtutibus (Basilica 1469, ed altre 14 edd. prima del 1500, e 23 dopo); Sormones de dominicis et festis (Ulma 1486, ecc.); Expositio professionis monachorum (Parigi 1500, ecc.); è di lui probabilmente De eruditione principum (Roma 1570) tra le opere di s. Tommaso.
BibL.: A. Dondaine, G. P., vie et oeuvres, in Archiv. Fratr. Praed., 18 (1948), pp. 162-236; Quétif-Echard, I, pp. 131-36. Angelo Walz
PEZ (Petz), Bernard. - Al secolo Leopold, benedettino dell'abbazia di Melk (Austria inferiore), n. il 22 febbr. 1683 a Ybbs, m. a Melk il 27 marzo 1735. Entrò a Melk nel 1699 e vi fu, dal 1713 alla morte, bibliotecario e direttore dei musei del monastero.
Fu in commercio epistolare con gli eruditi del suo tempo, visitò in lunghi viaggi gran parte dell'Europa, raccogliendo abbondante materiale storico per le sue pubblicazioni. Le principali collezioni edite da P. sono: Bibliotheca Benedictino-Mauriana (Augusta 1716); Ven. Godifredi abbatis Admuntensis homiliae (2 voll., ivi 1725); Engilberti opuscula philosophica (Ratisbona 1727), oltre a opere storico-patriottiche, biografiche, varie. Molto utili sono ancora: Thesaurus anecdotorum novissimus ( 6 voll., Augusta-Grass 1721-29); Bibliotheca ascetica autiquo-nova (12 voll., Ratisbona 1723-40). Molto lasciò di inedito; fra l'altro, nell'archivio abbaziale, un copioso materiale per una Bibliotheca Benedictina generalis.
BibL.: v. voce successiva.
Giuseppe Löw
PEZ (Petz), Hieronymus. - Al secolo Franz Philipp, fratello minore di Bernardo e suo aiuto e continuatore, n. il 24 febbr. 1685 a Ybbs, entrò a Melk nel 1703, ove m. il 14 ott. 1762. Dopo gli studi a Vienna, fu professore nel ginnasio abbaziale, maestro dei novizi, sottopriore e, dopo la morte del fratello (1735) fino alla sua morte, bibliotecario. Si interessò soprattutto della storia austriaca, pubblicando, fra molte altre opere: Scriptores rerum austriacarum ( 3 voll., Lipsia-Ratisbona 1721-45), ancora utile; Acta s. Colomanni (1713) e Historia s. Leopoldi, Austriae marchionis (1747).
BibL.: E. Wurzbach, s. v. in Osterr. Biogr. Lexikon.XXII; F. Krones, s. v. in Allg. deutsche Biographie, XXV; E. Katschthaler, Uber B. P. und dessen Briefwechsel, Melk, 1889; P. Séjourné, s. v. in DThC, XII (1933), coll. 1356-65. Giuseppe Löw
PEZZANI, Enrico Maria. - Canonista, n. a Soncino (Cremona) il 24 sett. 1856, m. a Roma il 25 ag. 1918. Passò la maggior parte della sua vita a Roma, ove fu professore di Diritto canonico al Seminario Vaticano.
Fu uno di quei canonisti che, quando già stava per maturare l'opera di codificazione, tentarono privatamente la stessa impresa; il suo Codex Sanctae Catholicae Romanae Ecclesiae in 6 voll. vide la luce nel 1906. Prese parte all'opera di preparazione del CIC ed espresse il suo punto di vista nello scritto: Pensieri sulla codificazione del diritto canonico. Tra le sue opere si ricordano: De celebratione sponsaliam et matrimonii, Roma 1907 (commento al decr. Ne temere); De amotione canonica parechorum, ivi 1910 (commento al decr. Maxima cura) ed alcune Animadversiones in decisiones S. R. Rotor, 4 voll., ivi 1909-12. Scrisse anche opere apologetiche e di pietà.
BibL.: A. Van Hove, Prolegomena, $2^{2}$ ed., Malines-Roma 1942, p. 387. Giuseppe Palazzini
PFAFF, Christoph Matthäus. - Teologo luterano, n. a Stoccarda il 24 dic. 1686, m. a Giessen il 19 nov. 1760. Favori il pietismo (v.) alla corte del Württemberg, quale educatore ducale, e come professore all'Università di Tubinga e poi a Giessen.
Per l'indifferenza dogmatica propria del pietismo favori l'unione delle Chiese protestanti, provocando la reazione dei luterani intransigenti. Scrittore versatile, ma superficiale, deve una contestata rinomanza alla pubblicazione di quattro frammenti di Ireneo dimostrati apocrifi, forse falsificati da lui.
Canonista, il suo nome è legato alla prima formulazione d'una teoria circa la struttura della Chiesa luterana, ch'ebbe larga applicazione nel sec. xix: il cosiddetto "sistema collegiale», per cui la Chiesa sarebbe essenzialmente un'associazione (collegium aequale), in cui originariamente spetterebbe alla totalità dei fedeli il pieno diritto di regolare la vita associata; i sacerdoti sarebbero soltanto semplici funzionari dell'associazione e il signore territoriale deterrebbe il potere ecclesiastico come summus episcopus solo per tacito o espresso consenso dell'associazione; questo sistema ha preparato in Germania la separazione tra Chiesa e Stato.
Bibl.: A. Harnack, Die Pfaffschen Irenäus-Fragmente, Berlino 1900; E. Schling, Geschichte der protestantischen Kirchenverfassung, $2^{2}$ ed., ivi 1914; O. Rietschl, Dogmengeschichte des Protestantismus, IV, Berlino 1927, p. 469 sgg. Mario Bendiscioli
PfANNER, Franz. - Al secolo Wendelin, n. il 21 sett. 1825 a Langen presso Bregenz, m. nella stazione missionaria di Emmaus il 24 maggio 1909. Sacerdote nel 1850 , fu parroco a Haselstauden, cui rinunciò per malattia e passò ad Agram (Croazia), confessore di suore. Dopo un pellegrinaggio a Roma e a Gerusalemme (1865), entrò fra i Trappisti di Mariawald (Renania). Nel 1869 fondò il monastero di Mariastern, presso Banjaluka, in Bosnia, trasformandolo in centro di cultura e di evangelizzazione in quel paese maomettano.
Nel 1880 partì con 31 confratelli per il vicariato apostolico del Capo di Buona Speranza, dove la fondazione a Dunbrody fallì a causa di mancanza d'acqua. Il 27 nov. 1882 passò nel vicariato di Natal. Il 27 dic. 1882 il p. P. celebrò per la prima volta la Messa a Mariannhill. Fin dal loro arrivo i Trappisti cominciarono l'evangelizzazione degli Zulu. Nel 1885 Mariannhill fu costituita in abbazia; il primo abate fu il p. P. Dall'abbazia stessa si sviluppò la Congregazione dei Religiosi Missionari di Mariannhill. Nello stesso anno fondò la Congregazione delle Suore Missionarie del Preziosissimo Sangue (v.). L'abate P. fu sospeso nel 1892, a causa di calunnie, dalle funzioni abbaziali per un anno, e poi rinunciò alla sua dignità. Fondò la stazione missionaria di Emmaus, dove visse come semplice missionario fino alla morte.
Bibl.: O. Heberling, Abt F. P. Ein unentwegter Glaubenshämpfer und deutscher Kulturpionier, Reimlingen 1934.
Nicola Kowalsky
PFEFFINGER, Johann. - Teologo luterano, n. a Wasserburg am Inn il 27 dic. 1493, m. a Lipsia il $1^{\circ}$ ott. 1573. Sacerdote in cura d'anime nel sallsburghese e a Passavia, passò nel 1523 al luteranesimo e si rifugiò a Wittenberga.
Ebbe parte nella introduzione della "riforma" a Lipsia nel 1539 : qui divenne nel 1540 "sopraintendente", nel 1543 professore di teologia, trascorrendovi il resto della vita come predicatore e controversista. Il nome di P. è legato a due polemiche interne della teologia luterana: a quella degli adiaphora, relativa alle cerimonie e agli usi liturgici cattolici reintegrati in Sassonia nel 1548 dall'elettore Maurizio, secondo le direttive di Carlo V: di esse il P. con Melantone sostenne la accettabilità, come cose "indifferenti" alla pura dottrina, mentre Flacio Illirico e Amsdorf ne facevano una questione di coscienza. Nella controversia sinergistica (v.), cioè della collaborazione della volontà umana alla conversione, il P. ne sostenne la possibilità, anche qui in contrasto con i rigidi luterani, fautori della "sola grazia" e del "servo arbitrio". Eppose le sue idee in De libertate voluntatis humanae quaestiones (Lipsia 1556). In quanto sinergista fu condannato dalla formula di Concordia del 1578.
BibL.: G. Müller, s. v. in Realenc. für protest. Theol. u. Kirche, XV, pp. 222-24; E. Freys, s. v. in LThK, VIII, col. 200.
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PFEIFFER, Franz. - Filologo, n. il 27 febbr. 1815 a Bettlach presso Solothurn, m. a Vienna il 29 maggio 1868.
Studiò a Monaco, divenne bibliotecario a Stoccarda e poi ( 1857 ) professore all'Università di Vienna. Nel 1856 fondò la Germania, rivista trimestrale per la conoscenza delle antichità germaniche. E celebre per le sue edizioni di testi medievali germanici tra cui : Deutsche Myntik (18451847); Marienlegenden (1846; $2^{\circ}$ ed. 1863), le prediche di Bertoldo di Ratisbona (1862).
Bibl.: J. Strobl, s. v. in Allgemeine deutsche Biographie. XXV, pp. 635-39. Hermine Kühn-Steinhausen
PFLLEIDERER, OTTO. - Teologo protestante, n. a Stetten (Württemberg) il $\mathrm{r}^{\circ}$ sett. 1839, m. a Berlino il 18 ag. 1908.
Parroco, professore di teologia pratica a Jena, poi di teologia sistematica a Berlino, segui le direttive e i metodi della scuola di Tubinga, identificando la teologia nell'esegesi storico-filologica della Bibbia e nello studio degli influssi ambientali sulla interpretazione dei dati della Rivelazione, e non più nella analisi e giustificazione delle professioni di fede. Nella interpretazione del cristianesimo primitivo ne accentuò la derivazione dall'ellenismo; nella polemica teologica interna si affermò quale esponente della teologia «liberale» tedesca.
Opere principali : Der Paulinismus (1873); Religionsphilosophie auf geschichtl. Grundlage (1878); Grundriss der christl. Glaubens-und Sittenlehre (1886); Das Urchristentum (1887); Das Christnobild des urchristl. Glaubens in religionsgeschichtl. Beleuchtung (1903).
Bibl.: P. Gastrow, P. als Religionsphilosoph., Berlino 1913; M.-J. Lagrange, Le sens du christianisme d'après l'élogèse allemande. Parigi 1918, passim; A. Schweitzer, Gesch. der Leben SmoForschung, Tubinga 1912, passim; id., Gesch. der paulinischen Forschung, ivi 1920, passim.
Mario Bendiscioli
PFYFFER, LUDWIG. - Soldato ed uomo di Stato svizzero, n. nel 1524 a Lucerna, m. ivi il 17 marzo 1594. Fu dapprima al servizio del re di Francia.
Nel 1567 con un reggimento si pose al servizio di Carlo IX; ritornato nel 1569 in Svizzera, fu il capo riconosciuto dei cattolici, e quale Schultheiss di Lucerna, dal 1571 alla morte, fece di Lucerna la roccaforte del cattolicesimo svizzero, contro i riformati. Vi promosse la costituzione di un collegio diretto dai Gesuiti ed ottenne dalla S. Sede l'invio di un nunzio permanente. Nel 1576, al servizio di Enrico III, protesse Parigi contro il Condé; ebbe gran parte nella conclusione dell'alleanza dell'anno successivo tra i sei cantoni cattolici e la Savoia. Nel 1588 firmò a Milano un trattato con la Spagna.
Bibl.: A. v. Segeener, L. P. und seine Zeit, 4 voll., Berna 1880-82; H. Zur Gilgen, P., in Dictionnaire historique et biographique de la Suisse, V, pp. 279-80, con bibl.; E. F. Müller, s. v. in LThK, VIII, col. 209, con bibl.
Silvio Furlani
PHACEE (ebr. Péqah). - Re d'Israele (736-732 a. C.), $18^{\circ}$ dopo la divisione del Regno, chiamato con insistenza "figlio di Romelia" (II Reg. 15, 27. 30; Is. 7, 4. 5. 9; 8, 6), personaggio sconosciuto e forse spregevole. Comandante degli armati del re Phaceia (v.), ordi contro di lui una congiura e lo soppresse, usurpandone il trono (II Reg. 15, 27-31), che tenne per 304 anni (non certo 20 anni come per errore di copista si legge nel testo biblico).
La congiura fu originata, come sembra, dal malcontento popolare per il gravoso tributo che Israele era costretto a sborsare, dagli anni di re Manahem (v.), al re d'Assiria Theglathphalasar III (v.). Ciò spiega l'indirizzo ostile, che il nuovo Re assunse nei confronti della potenza assira. A questo scopo promosse con Rasin II re di Damasco, già tributario di Theglathphalasar, una lega antiassira, alla quale cercò di attrarre anche il re di Giuda, Ioatham (v.). Ma essendosi questi rifiutato, P. e Rasin gli mossero guerra, con il proposito anche di spartirsi il Regno di Giuda (guerra siro-ephraimitica).
Le ostilità si accesero ancor più quando a Ioatham successe il figlio Achaz, che, battuto in campo, si ritirò nella munita Gerusalemme, e vi fu cinto d'assedio.
A quest'episodio si ricollega l'intervento del profeta Isaia a favore della minacciata casa di Giuda, con la celebre profezia dell'Emmanuele (v.) e la predizione della prossima rovina del Regno di Samaria (Is. 7, 1-16). Achaz (v.) si rivolse per aiuto al monarca assiro, che mosse subito per punire P. e Rasin e ricondurli, con gli altri loro alleati, alla definitiva sudditanza. All'avvicinarsi di Theglathphalasar (ca. 732), P. e Rasin tolsero l'assedio da Gerusalemme ed accorsero a difendere i loro paesi. Caduta Damasco, il cardine della lega, l'esercito assiro irruppe nel Regno d'Israele, che non oppose seria resistenza. L'intera Galilea e Transgiordania andarono perdute, e la tribù di Nephthali e quelle transgiordaniche furono deportate in Assiria (I Par. 5, 26) ; ad Israele non rimase che il territorio montagnoso attorno a Samaria.
Il re P. non sopravvisse a lungo al disastro : scoppiata una rivolta interna, fu ucciso da Osca (v.) che ne prese la corona (II Reg. 15, 30). Alla congiura non dovette essere estraneo il Re assiro, che cosi nei suoi annali riferisce il fatto, esagerando senza dubbio, ma in accordo con il racconto biblico: «Il casato di Omri (cosi è chiamato nei documenti assiri il Regno d'Israele anche dopo la scomparsa della dinastia di Omri : v. AMD), tutta la sua gente assieme con i suoi possedimenti, deportai in Assiria. Allorché essi abbatterono Paqaha (Phacee) loro re, io posi Ausi (Osea) al governo di loro" (cf. H. Gressmann, Altorient. Texte, Berlino 1926, pp. 346-48).
Bibl.: H. Lesêtre, s. v. in DB, coll. 176-80; O. Hellmann. De chrowol. libri Regum, Roma 1914, pp. 289-91 e 568-82; A. Pohl, Historia populi Israëll..., Roma 1933, pp. 102 sg., 110 sg., $14^{\circ}$ sg.; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1934, pp. 419-22. Gaetano Stano
PHACEIA (ebr. Pégahjāh). - Re d'Israele, $17^{\circ}$ dopo la divisione del Regno. Successe a Manahem (v.) suo padre, e regnò ca. due anni ( $737-736$ a. C.). La sua condotta religiosa e morale fu riprovevole, come in genere quella dei sovrani del Regno separato d'Israele. Fu ucciso nella torre del palazzo reale, vittima d'una congiura ordita da un suo comandante di nome Phacee (v.), che usurpò il trono : con lui si spense la $7^{\text {a }}$ dinastia (II Reg. 15, 23-25).
Con P. perirono Argob e Arie; i cinquanta uomini di Galaad che, secondo la Volgata, sarebbero periti insieme con P., erano invece, secondo il testo masoretico, dalla parte del cospiratore Phacee, forse anch'egli oriundo di Galaad.
Bibl.: O. Hellmann, De chrowol. libri Regum, Roma 1914, pp. 537-63; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1934, p. 419. Gaetano Stano
PHALEG (ebr. Pélegh). - Discendente di Sem e figlio di Heber; fratello di Iectan e padre di Reu, uno degli avi di Abramo. Fu chiamato P. "perché al suo tempo si divise il mondo" (Gen. 10, 25).
Di questa frase le più varie interpretazioni sono state date. Due sono le più importanti : Dillmann, Holzinger, Hummelauer pensano che si tratti della divisione della terra fatta da Noè tra i suoi nipoti : ma di tale fatto non si ha menzione alcuna. Gli antichi, seguiti ancora da parecchi recenti (Hetzenauer, Vaccari), ritengono che si alluda alla divisione avvenuta dopo la confusione delle lingue (Gen. 11, 1-9) : «il Signore confuse le lingue di tutto il mondo e di là le disperse per tutta la terra». Questa ebbe luogo nella quinta generazione dopo il diluvio, secondo i dati oggi conosciuti. Alcuni intendono P. come nome etnografico o geografico, ma senza ragione sufficiente. P. generò Reu, all'età di 30 anni, e "morì a 239 anni lasciando figli e figlie" (Gen. 11, 18 sg.). E ricordato da Lc. 3, 35.
Vincenzo M. Jacono
PHANUEL (ebr. Pēnitēl, a faccia [apparizione] di Dio»). - Nome dato al luogo dove Giacobbe sostenne una lotta con l'angelo (Gen. 32, 30). P. si trovava, molto probabilmente, lungo il fiume Iabok. Il suo nome è spiegato dal patriarca stesso: «Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è salva». In un'epoca successiva è ricordata l'esistenza in quella regione di una città fortificata. Perché i suoi
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# PETRARCA
## TAV. LXXXIII
### PROEMIO DI MESSER FRANCESCHÒ
#### PETRARCHA NEL LIBRO DEGLI IMPERADORI ET PONTEFICI
**A sinistra:** PETRARCA TRAFITTO DA AMORE e incoronato da una fanciulla. Ministru di scuola lombarda del sec. XV: cod. Barb. lat. 3943, f. 17° contenente il *Canzoniere* e i *Trinufi*. A destra: PROEMIO ALLE "VITE DEI PONTEFICI ED IMPERATORI ROMANI". S. Jacopo a Ripoli, 1478 - Roma, esemplare della Biblioteca nazionale.

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PALAZZO FARNESE.
Iniziato nel 1558 su discgno di F. Pacciotti, continuato dal Vignolo nel 1564.
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(fat. Gutt. Menci Fatizani)
A sinistra: PIANETA IN SETA BOSSA RICAMATA IN GRO, dal parato di Bonifacio VIII (sec. xII) - Anagra, Tesoro della Cattedrale. A destra: PIANETA IN SETA BIANCA CON RICAMI SU MOTIVI CINESI (Suore Ausiliatrici del Purgatorio) - Riana, Mostra d'arte missionaria del 1950, Cime.
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(fol. Gall. Husei Vefianos
(fol. Gab. fol. na:.)
A ciestera: PIANETA DI BROCCATO ROSSO CON RICAMO (sec. xvI) - Perugia, Museo dell'Opera del Duomo.
A destra: PIANETA DI - PASQUA - DELL'ARCIVESCOVO LUDOVICO DEL GALLO (v824-48) - S. Severina, Duomo.
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abitanti non avevano aiutato gli Israeliti in lotta con i Madianiti, P. fu crudelmente punita da Gedeone (Iudc. 8, 8. 17). Fu nuovamente fortificata dal re Ieroboam I (I Reg. 12, 26).
I moderni archeologi non concordano nell'identificazione del luogo, mancando ogni riferimento nella toponomastica moderna. Già nell'antichità si perdette ogni ricordo della città. Eusebio (cf. Girolamo, De situ et nominibus locorum hebraicorum, ed. P. De Lagarde, Onomastica sacra, 123, 6), si limita ad osservare che essa sorgeva " nei pressi del Iabol: " Angelo Pensa
PHARAN. - Deserto dell'Arabia Petrea, chiamato oggi Badjet et-T'ih. E formato da un largo spiano confinante ad est con la vallata 'Arabah, che si estende dal sud del Mar Morto al Golfo Elamitico; a ovest con il deserto di Sur o Etham (Gen. 16, 7); a sud con il Gebel et-T'ih; a nord con il deserto di Sin e con le montagne degli Amorrei, o confini meridionali del paese di Canaan. Vien detto "deserto terribile e vasto" (Deut. 1, 17), in cui sono "serpenti di fuoco, scorpioni, terreno arido, privo di acque" (ibid. 8, 15).
Viaggiatori moderni lo descrivono come luogo orribilmente selvaggio, senza vegetazione, con nude collinetta di crota, pianure ricoperte di selci nere, larghi tratti di sabbie mobili, interrotte solo qua e là da rare oasi. E menzionato dapprima in Gen. 14, 6, come l'estremo limite sud della spedizione di Chodorlahomor.
In questo deserto abitò Ismaele (Gen. 21, 10. 21). Esso deve però la speciale rinomanza ai 38 anni passativi dagli Ebrei uscio dall'Egitto: in esso devono ricercarsi le 19 rappe degli Ebrei riferite da Num. 22, 18-36. Cades (v.) cra posta nella parte settentrionale del deserto, parte chiamata anche "deserto di Sin".
David, perseguitato da Saul, vi si rifugiò dopo la morte di Samuele (I Sam. 25, 1); anche l'idumeo Adad, fuggendo da loab verso l'Egitto, attraversò il deserto e condusse seco molti abitanti del paese (I Reg. 11, 17 sg.).
Vincenzo M. Jacono
PHARES. - Uno dei gemelli nati alla cananea Thamar dal suocero Giuda figlio di Giacobbe. Doveva essere il secondogenito, ma fu il primo. La nascita di P. e del fratello Zara ricorda quella di Esaù e Giacobbe (Gen. 25, 24-26) : sarebbe errore credere che si tratti di una variante del medesimo fatto; l'autore sacro vuole evidentemente presentare due fatti storici distinti.
Alla nascita di P. la madre, probabilmente, disse: "Perché ti sei aperta una breccia (pdres)? ". E fu chiamato P. (Gen. 38, 29). Questo e altri dettagli sono dati dal testo sacro per l'importanza dei diritti di primogenitura, che furono concessi a lui e non a Zara, poiché è sempre ricordato primo nelle genealogie (ibid, 46, 12; Num. 26, 20; I Par. 2, 4; Mt. 1, 3). I suoi discendenti furono benedetti da Dio (Ruth 4, 12). Per la genealogia v. Ruth 4, 18-22 e I Par. 2, 5. 9-3, 24. Al tempo di Zorobabel 468 discendenti di P. abitavano Gerusalemme (Neh. 11, 4-6). E ricordato nelle genealogie di Gesù (Mt. 1, 3; Lc. 3, 33).
Vincenzo M. Jacono
PHASGA (ebr. Pisgah). - Propaggine occidentale della montagna del Nebo (v.), oggi Sijāgah (aramaico: "monastero"), consacrata al ricordo della visione di Mosè. In possesso della Custodia di Terra Santa dal 1933, fu oggetto di 3 campagne di scavi diretti e illustrati dallo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.
Furono ritrovati : un edificio triabsidale con grandi pietre a bozza, che al passaggio di Egeria (v.) era usato come chiesa; una chiesa a navate vista da Pietro Iberico (sec. v); un battistero, una cappella della Theotokos dei secc. vi e vtt con un complesso monastico (secc. vi-viit) succeduto a una istallazione eremitica. Gli ambienti hanno
pavimenti musivi, tra cui è notevole la figura del Tempio di Gerusalemme visto in uno sfondo. I piccoli oggetti sono suppellettile cristiana, ad eccezione di un bronzetto con Giove seduto e 8 iscrizioni samaritane. Secondo la Vita di Pietro Iberico le costruzioni furono erette iv dietro un'apparizione di Mosè ad un pastorello del Nebo.
Bibl.: S. Saller - H. Schneider, The memorial of Moses on Mount Nebo, 3 parti, Gerusalemme 1941-92; B. Bagatti, Edifici cristiani nella regione del Nebo in Rivista d'arch. crist., 13 (1936), pp. 101-42; id., Il monastero del Nebo, in IV Congresso internoz. di arch. crist., II, Roma 1948, pp. 89-110.
Bellarmino Bagatti
PHAT-DIEM, vicariato apostolico di. - Sulla costa meridionale del Tonkino, Viet-Nam. Il 24 luglio 1678 il vicariato ap. di Tonkino fu diviso in quelli di Tonkino Orientale (oggi Haiphong) e di Tonkino Occidentale (oggi Hanoi).
Da quest'ultimo vennero dismembrati, il 17 marzo 1846, il vicariato ap. di Tonkino Meridionale (oggi Vinh), il 15 dic. 1895 il vicariato ap. di Tonkino (oggi HungHoa) e il 15 apr. 1901 il vicariato ap. di Tonkino Marittimo, che il 3 dic. 1924 fu denominato P.-D. Il 7 maggio 1932 questo vicariato fu diviso, a sua volta, per costituire, con le sue province civili di Than-Hoa e Sam-nus, il vicariato ap. di Than-Hoa. Fondatore della missione di P.-D. è considerato mons. A. Marcou, delle Missioni estere di Parigi, primo vicario ap. Alla detta Società il vicariato di P.-D. rimase affidato fino al suo passaggio al clero secolare vietnamita ( 7 maggio 1932). Mons. G. B. Tung fu il primo vescovo indigeno nel Viet-Nam; e fu consacrato a Roma da Pio XI l'11 giugno 1933 nella Basilica Vaticana.
Nel 1615 le porte di questo paese si erano aperte al gesuita genovese p. Buzzoni. Il p. Alessandro de Rhodes vi giunse nove anni più tardi. Duecentosettant'anni di persecuzioni quasi continue ( $1615-1885$ ) non riuscirono a distruggere, anzi servirono a consolidare, la fede cattolica nell'anima del popolo vietnamita. Tra il clero indigeno si distinse d. Tran Luc, comunemente chiamato "padre Six", che fu parroco, viceré dell'Annam, letterato, architetto, costruttore della bella cattedrale di P.-D.
Il vicariato ap. di P.-D. si estende per 1700 kmq . con 350.000 ab. di cui 112.027 cattolici. Vi sono 152 sacerdoti nativi; 177 fratelli nativi; 202 suore native; 78 seminaristi maggiori e 186 minori; 495 catechisti; 170 maestri; 140 scuole elementari; un dispensario; 3 ospedali; un orfanotrofio.
Bibl.: Arch. diProp. Pide, Relatio quingueunalis, pos. prot. n. $3878 / 25$ : Relazione con sommario, pos. prot. nn. 1011/30 e 2042/51: AAS, 17 (1922), p. 36; 24 (1932), pp. 363-64; A. Olichon, Le p. Six curé et baron de P.-D., vice roi en Annam, Hanoi 1941; H. Chappoulie, Aux origines d'une Eglise, Rome et les missions d'Indochine, au XVI'IP siècle, 2 voll., Parigi 1943-46, passim; Nguyen-Cong-Giao, L'Eglise catholique au pays de Viet-Nam, in Cahiers des auxiliaires latques des missions, Bruxelles, giugno 1946, pp. 33-36; MC. 1950, p. 381.
Edoardo Pecoraio
PHILLIPS, GEORGE. - Giurista, n. il 6 genn. 1804 a Königsberg, m. il 6 sett. 1872 ad Aigen presso Salisburgo. Professore straordinario di diritto tedesco all'Università di Berlino, abiurò nel 1828 il protestantesimo, e lasciata Berlino passò all'Università di Monaco di Baviera.
Deputato all'Assemblea Costituente di Francoforte nel 1848-49, fu quindi nel 1850 professore all'Università di Innsbruck e dal 1851 a Vienna, dove rimase fino alla morte. Ebbe larga fama specie per l'opera, non compiuta, Kirchenrecht, in 7 voll. dal 1845 al 1872 . In essa riprese la dottrina della patestas indirecta del Papato sulla Stato, contribuendo con tale teoria a por termine al giuseppinismo nell'Impero asburgico, e sostenne l'infallibilità pontificia in materia religiosa.
Bibl.: A. M. Koeniger, P., in LThK, VIII, coll. 241-42, con bibl.; G. v. Pölnitz, G. P. P., ein grossdeutscher Konservativer in der Paulshirche, in Historische Zeitschrift, 132 (1937), pp. 21-97; F. Schoubel, Storia religiosa della Germania nell'Ottocento, Brescia 1944, pp. 184-86 e 248-49. Silvio Furlani
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PHINEES. - Figlio di Eleazar e nipote di Aronne, terzo sommo sacerdote d'Israele. La madre era una figlia di Phutiel, che il Targun dello Pseudo-Ionatan identifica con Iethro madianita (Ex. 6, 25). Ancora giovane P. si distinse per lo zelo dimostrato nel punire i Giudei infedeli che a Settim partecipavano al culto licenzioso di Beelphegor (v.) o idolo di Phegor, immonda divinità moabita. Mosè in nome di Dio comandò di mettere a morte i colpevoli, e P., visto che "un uomo dei figli d'Israele", Zamfiri figlio di Salu, aveva introdotto « in mezzo ai suoi fratelli la madianita Cozbi sotto gli occhi di Mosè e in presenza di tutta la comunità... entrò nella tenda e li trafisse ambedue" (Num. 25, 6-8).
In conseguenza gli fu promesso, per lui e per i discendenti, il sommo sacerdozio. Il suo zelo fu glorificato di età in età (Ps. 105 [106], 30 sg .; Eccli. 43, 23-25). Mathathia, il padre dei Maccabei, fu ispirato da tale esempio per intraprendere la guerra contro Antioco Epifane (I Mach. 2, 26-54). Nella lotta contro i Madianiti, Mosè mandò mille uomini per tribù e con loro P., "che prese seco gli arredi sacri e le trombe squillanti" (Num. 31, 6). Fu invitato con dieci maggioresii a dirimere una questione religiosa con le tribù di Ruben, Gad e Manasse orientale, che avevano innalzato un altare nei pressi del Giordano (Isa. 22, 11-33). Nella divisione del territorio gli fu assegnata la città di Gabaon sul Monte Ephraim. Nella guerra contro i Beniaminiti rimase in Bethel ad esercitare il sommo sacerdozio (Judc. 20, 28). Fu inoltre capostipite dei discendenti di Core (v.).
Vincenzo M. Jacono
PHIRA, diOCESI di : v. SANTORINO, diOCESI di.
PHITHOM. - Città dell'Egitto settentrionale (ebr. Pitām; egiz. pr-jtm; copto $\pi \varepsilon \theta \omega \mu$ o $\pi \varepsilon \iota \theta \omega \mu$; Settanta Ileibú). Secondo Ex. i, it un re egiziano, presumibilmente Ramses II, avrebbe fatto costruire questa città ad uso di magazzino, insieme con altra, dagli Ebrei stanziati in Egitto; Erodoto (II, 158) la ricorderebbe con il nome Пӑтouos "Apaßías, perché nelle sue vicinanze passava il canale di Nechut (v.) fra il Nilo e il Mar Rosso. La Peregrinatio di Eteria la nomina Patumos o Phitona civitas.
Si è a lungo discusso sulla sua precisa ubicazione: la maggior parte degli studiosi oggi propendono, dopo gli scavi eseguiti da E. Naville (1883), per la località di Tell el-Mashùtah, presso la stazione ferroviaria di Abū Suejr; altri identifica P. con Thou dell'Anonimo Piacentino, ora Tell Abū Sulajmān; altri con Tell arRatābah.
BibL.: E. Naville, The store city of P., $4^{0}$ ed., Londra 1903; J. Lieblein, The Exodus of the Hebrews, in Proc. Soc. bibl. arch., 29 (1907), p. 214 sgg.; C. Sourdille, La durée et l'étendue du voyage d'Hérodote en Egypte, Parigi 1910, p. 3 sg.; C. Lagier, n. v. in DB. V (1912), col. 322 sg.; V. L. Trumper, The route of the Exodus, in Pal. expl. fund, Quarter, stat., 47 (1915), pp. 22 sg., 152 sg.; J. Cindat, Notes sur l'isthme de Suez, in Bull. Inst. franç. arch. orient., 18 (1921), p. 175 sg.; 23 (1924), p. 46 sg.; P. Mallon, Les Hebreux en Egypte, Roma 1922, p. 131 sg.; A. H. Gardiner, The geographte of the Exodus, in Rec. Champoll., Parigi 1922, p. 203 sg.; id., The geographie of the Exodus : an answer to prof. Naville and others, in Journ. egypt. arch., 10 (1924), p. 87 sg.; H. M. Wiener, P. and Ruamses, in Anc. Egypt., 8 (1923), p. 75 sg.; A. Ermann-H. Grapow, Wörterbuch der aegypt. Sprache, I, Lipsia 1922, p. 144; Cl. Bourdon, Anciens canaux, anciens sites et ports de Suez, Cairo 1923, p. 19 sg.; A. Mallon, La géographie de l'Exodo, in Compt. rend. du Congr. intern. géogr. du Caire, 5 (1925), p. 84 sg.; H. Gauthier, Dictiona. des nomes géographiques contenus dans les textes hiéroglyphiques, I, Cairo 1925, p. 59 sg.
Aristide Calderini
PHNOM-PENH, vicariato apostolico di. Comprende l'intero regno del Cambogia e alcune province della Cocincina. Il 19 luglio 1649 questo territorio fu incluso nel vicariato ap. di Tonkino; nel 1650 passò a quello di Cocincina.
Quest'ultimo il 3 marzo 1844 fu diviso nei due : della Cocincina orientale (oggi Quinhon) e della Cocincina occidentale (oggi Saigon). A quest'ultimo fu annesso il Cambogia, che ne fu poi distaccato il 30 ag. 1830 , per costituire, insieme con la parte contigua del Laos, il vicariato autonomo di Cambogia. Il 22 luglio 1870 vi furono incorporate le due province di Chau-doc e Hatien, dismembrate dal vicariato di Cocincina occidentale, e altre cinque province cambogiane, fino allora facenti parte del Siam. L'attuale denominazione data dal 3 dic. 1924.
La razza cambogiana non è affatto incline alla religione cattolica. Il buddhismo, quale religione nazionale, investe tutte le cerimonie ufficiali e gli atti del governo cambogiano. Ma numerosi sono gli Annamiti, facili a convertirsi al cristianesimo. Nelle grandi foreste vergini si trovano vestigia di tribù indigene: Pears, Kouys, Kas, Phnomu, Stiegs. Esse non hanno di comune che il feticismo come religione e una vita nomade. Il gesuita Ferdinandez Mendez Pinto, nel 1554, e il domenicano Gaspare della Croce, nel 1555, visitarono il Cambogia. Ma l'organizzazione delle stazioni ebbe inizio sul finire del sec. xvi, ad opera di Francescani, Domenicani e Gesuiti. Dopo il 1606 giunsero in Cambogia i Padri delle Missioni Estere di Parigi, cui è affidato, tuttora, il vicariato. In seguito, la missione segnò un lungo periodo di decadenza per le continue guerre tra Cambogiani e Annamiti. Nel 1870, con l'annessione delle due province annamite, il vicariato ebbe un nuovo periodo di prosperita.
Su un territorio di 190.000 kmq . le popolazione è di ca. 4.500 .000 . Il numero dei cattolici ammonta a 109.221. Vi sono 106 sacerdoti; 39 fratelli; 519 suore; 16 seminaristi maggiori e 140 minori; 8 ospedali, 5 orfanotrofi; 6 ospizi per vecchi; 40 scuole elementari; 4 scuole medie; 2 scuole normali; 2 scuole per catechisti.
BibL.: Arch. della S. Congr. di Prop. Fide, Relatio quinquenualis, pos. prot. n. 4171/35; ibid., Prospectus Status Missionis, 1950, pos. prot. n. 4474/50; AAS. 17 (1925), pp. 25-26; H. Chappoulis, Aux origines d'une Eglise, Rome et les missions de l'Indochine au XVIIe siecle, 2 voll., Parigi 1943-1948, passim; MC, 1950, pp. 270-71.
Edoardo Pecoraio
PHOEBE ( $\theta$ oul $\bar{s} \eta$ "raggiante»). - Donna raccomandata da s. Paolo ai Romani (Rom. 16, 1-2) per tre titoli : 1) come "sorella nostra", ossia come cristiana, convertita dal paganesimo; questo sembra risultare dal suo nome di divinità pagana; 2) come "diaconessa ([v.] $\delta \iota \alpha \lambda \lambda 00 \varsigma$ ] della Chiesa che è in Cencre (v.)»; 3) come "patrona (npootátic) di molti ed anche di me stesso".
E questo l'unico passo del Nuovo Testamento in cui il termine $\delta \iota \alpha \lambda \lambda 0 \circ \varsigma$, usato al femminile, sembra indicare un ufficio ecclesiastico. La Volgata lo rende genericamente "quae est in ministerio"; meglio l'Ambrosiastro: "ministra". Doveva essere un'aginta signora anziana, forse vedova che attendeva con molto impegno all'ufficio affidatole dalla Chiesa. Dalle subscriptiones di molti codici greci, latini, siri e copti risulta che P. fu latrice della Epistola ai Romani (v.). Il Martirologio romano la commemora il 3 sett.
Pietro De Ambroggi
PHOGOR (ebr. Pē' $\delta r$ ). - Montagna in Moab (Num. 23, 28) a nord del Phasga (v.), che sembra doversi identificare con l'odierna catena di el-Muṡakkay posta a nord di quella del Nebo (v.). La "valle" di P. (Deut. 3, 29; 4, 46; 34, 6) corrisponde, perciò, al Wādī 'Ajūn Mūsā che separa le due catene. Sul monte P. vi era il luogo di culto, o città, di Beelphegor (v.), che nel periodo bizantino (Onomast., 48, 5) era situato a 6 miglia da Livias e a 7 da Hesebon (v.), dov'è l'odierno Hirbet eš-Sejb Gajel.
BibL.: B. Meistermann, Guide du Nil au Jourdain, Parigi 1908, pp. 305-307; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, ivi 1938, p. 279; S. Saller, The memorial of Moses on Mount Nebo, Gerusalemme 1941, pp. 6, 344.
Bellarmino Bagatti
PHUL. - Re di Assiria (II Reg. 15, 19 e I Par. 5, 26), da identificarsi "con assoluta certezza" ( 0 ,
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Hellmann) con il grande re Theglathphalasar (745727), vero fondatore dell'Impero neo-assiro.
La controversia, più access dal 1869 al 1887, può dirsi tramontata. Nel 1887 infatti fu pubblicata a Londra da Pinches la Cronaca neobabilonese, la cui col. I, 17-24 è parallela al Catalogo neobabilonese dei Re, col. IV 5-8: in essa si ha il nome di Theglathphalasar (v.), a cui nel Catalogo fa riscontro quello di Púlu, assunto però solo dopo la vittoria su Ukin-zér nel 729 quando entrò in Babilonia e a capodanno del 728 "prese le mani di Bel ". Si fece re di Babilonia secondo tutti i riti necessari, ma per evitare le suscettibilità della città rivale si contentò di una unione meramente personale e con distinzione dei nomi. Böhl invece, con altri, pensa che Púlu sia stato il suo nome civile, cambiato poi in quello del grande Theglathphalasar I quando usurpò il trono di Assiria (745); la cosa non è certa. Con R. Thiele ed altri può dirsi che I Por. 5, 26 conferma piuttosto l'identificazione di Theglathphalasar con P., essendo il verbo "deportò" al singolare e data la forza esplicativa della congiunzione "waw": A. Vaccari traduce nello stesso senso: " Il Dio d'Israele eccitò l'animo di Ful, re di Assur, cioè di Telgat-Falnasar... "; altri pensano che sia una glossa.
BibL.: R. Lepsius, Uber den chronolog. Wert der assyrischen Eponymen, Bufino 1869, p. 56 (fu il primo a dimostrare l'iden