ura. La sua monografia Pantanelli presso Orvieto, romitorio dei tempi di s. Francesco, e i signori di Baschi (Roma 1932), rimane modello di quanta erudizione si possa arricchire un soggetto di per sé molto povero. La piena maturità del suo ingegno si palesa nella Expositio quattuor magistrorum super Regulam Fratrum Minorum (1241-1242). Accedit eiusdem Regulae textus cum fontibus et locis parallelis (ivi 1950), l'ultimo lavoro di O., al quale aveva atteso per quaranta anni.
Bibl.: A. Kleinhans, De vita et scriptis r. p. Livarii O., O.F.M., in Miscellanea historica p. Livario O. septuagenario ab amicis et discipulis oblata, Roma 1945, pp. 1-32 (le pp. 7-32 dànno in ordine cronologico la serie completa degli scritti di O. fino al 1944); L. Spätling, P. L. Oliger O.F.M. Ein Leben im Dienste der franzishanischen Geschichte, in Franziskanische Studien, 32 (1950), pp. 362-81 (le pp. 380-81 dànno la serie completa degli scritti di O., dal 1944 in poi). Benedetto Pesci
OLIMPIADE, santa. - E commemorata nel Mar. tirologio romano il 17 dic., ma nei Sinassari greci il 24 luglio che è il vero dies natalis. N. a Costantinopoli nel 368 da nobile ed illustre famiglia pagana; rimasta orfana fu educata cristianamente.
Giovinetta andò sposa ad un certo Nebridio, e rimasta presto vedova si consacrò interamente alle opere di bene rifiutando un secondo matrimonio, nonostante le pressioni dello stesso imperatore Teodosio Magno. Ammirata e lodata per le sue virtù, fu dal patriarca Nettario ascritta tra le diaconesse; divenne un vero modello di santità e fondò anche un monastero presso la Cattedrale. Devota ed amica di s. Giovanni Crisostomo, ne condivise dolori e persecuzioni durante l'esilio di questi, dal quale ricevette anche 17 lettere. M. a Nicomedia dopo il 408.
Bibl.: Palladio, Historia lausisca, 144: PG 34, 1244-50; 52. 549-622; Sozomeno, Hist. eccl., VIII, 9, 24, 27; BHG. 1374 sg.; Tillemont, XI, pp. 416-40, 629-31; Martyr. Romanum, p. 590 . Agostino Amore
OLIMPIO, Francesco, venerabile. - Scrittore ascetico teatino, n. a Napoli il 5 ag. 1559, m. ivi il 21 febbr. 1639.
Si distinse per la sua santa vita, ricca di opere di carità e di apostolato e contrassegnata da divini carismi. Si segnalò soprattutto nel diffondere la devozione alla Immacolata Concezione con le pie pratiche della "schiavitù mariana" e della Coroncina dei dodici privilegi di Maria. Ne è stata introdotta la causa di beatificazione.
Scrisse : Breve esercizio da farsi da quelli li quali vivono sotto il titolo di Schiavi incatenati della Madre di Dio...
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(per cortesia del Superiore della Casa degli Esercisi del Sacro Cuore, Roma)

(per cortesia del Superiore della Case degli Esercisi del Sacro Cuore, Roma)

(per cortesia del Superiore della Casa degli Esercisi del Sacro Cuore, Roma)
In alto a sinistra: SEPOLCRI GIUDAICI AL I'IEDE DEL MONTE DEGLI OLIVI - Gerusalemme. In alto a destra: MONTE DEGLI OLIVI. Versante orientale con il primo tratto della strada di Gerico. In basso: MONTE DEGLI OLIVI e Monte Moria (del Tempio), visti dall'antico Ophel.
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(1st. Veneri)
OMOFORIO BIZANTINO con sacre scene, in ricamo, probabilmente del sec. xili. Croce in alto a sinistra: Natività, Annunciazione, Battesimo. Croce in alto a destra: Festa di tutti i Santi, Trasfigurazione, Palma. Croce in basso a sinistra: Crocifissione, Presentazione, Dormitio Virginis. Croce in basso a destra: Resurrezione, Ascensione, Pentecoste. In alto a destra, sotto la croce: Immagine di Cristo Re del Re. Nelle strisce orizzontali: Il carro della gloria del Signore trionfante. Iscrizione, da sinistra a destra: «Questo o. è del Sacratissimo Metropolitan dell'Antico Patrasso, più che Venerabile, ed Essera di tutta l'Aceis, Don Teofane nell'anno 7126 indizione $1^{\circ}$ apr. e di Cristo 16184. Quest'ultima data si riferisce al momento in cui l'o. venne in possesso del Metropolitan di Patrasso - Grottaferrata, abbazia - Tesoro.
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(Palermo 1627); Coroncina della B. Vergine Maria e modo di praticaria (Napoli s. d.): tradotta in greco e in latino, fu dai missionari teatini divulgata fra gli orientali.
BibL.: G. Silos, Historiarum Clericar. Regularium, 3 voll., Roma-Palermo 1630-66, I, e specialmente III, pp. 190-221; id., Venerabilis uctei Dei Praecisci Glympel Vita, Roma 1637; F. Maggio, Sintagmata linguarum orientalium, II, ivi 1643, pp. 89-96; A. F. Vezzosi, Scrittori dei Chierici Regolari, II, ivi 1780, pp. 114-15; G. Kaminski, Carantina dei dodici privilagi di Maria, in Regnum Dei, Collectanea Theatina, 4 (1945), pp. 103115.
Francesco Andreu
OLIMPIODORO. - Diacono d'Alessandria, coetaneo di Procopio di Gaza (sec. vi); scrisse commentari sul Vecchio Testamento, sfruttando largamente i suoi predecessori. Pare che abbia scritto anche contro Severo di Antiochia (v. Anastasio Sinaita: PG 89, 1189). Manca una monografia.
BibL.: M. Faulhaber, Die Propheten-Catenen nach römischen Handschriften (Bibl. Studien, 4, 11-111). Friburgo in Br. 1899, pp. 116-30, 134; id., Hohelied, Proverbien und PredigerCatenen (Theolog. Studien der Leo-Gesellschaft, 4), Vienna 1902, p. 139 sg.; G. Karo e H. Lietzmann, Catenarum Graecarum catalogus, Gottinga 1902, p. 326 sg.; Bardenhewer, V. p. 93 sg.; R. Devreesse, Chaines excgétiques grecques, in DBs, I, coll. 1137, 1141, 1146 .
Erik Peterson
OLINDA e REGIFE, ARCIDIOCESI di. - Nello Stato di Pernambuco (Brasile). E metropoli della provincia ecclesiastica i cui limiti coincidono con quelli del detto Stato e contengono le diocesi suffraganee di Pesqueira, Garanhuns, Nazaréth e Petrolina. L'arcidiocesi ha ca. 14.539 kmq . e una popolazione di 990.000 ab. dei quali 973.842 cattolici. Conta 47 parrocchie con 74 sacerdoti diocesani e 142 regolari, due seminari (a O.), 4 comunità religiose maschili e 27 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 296).
A O. è l'antica Cattedrale; ma l'arcivescovo e la sua curia risiedono a R.
I primi esploratori della costa brasiliana non si fermarono a Pernambuco. Nel 1534, Duarte Coelho, che ricevette la regione come feudo ereditario, gettò la fondamenta della futura città di O., che ben presto fiorì per il talento del proprietario e l'ubertà della contrada, ressai in pochi anni la prima della colonia per l'esportazione dello zucchero che è ancora il principale prodotto dello Stato. Tale prosperità non poteva non attirare la cupidigia degli avventurieri e particolarmente degli Olandesi, che attaccarono la costa brasiliana presso Pernambuco, costringendo i luso-brasiliani a ritirarsi (1830); questi però si ripresero infliggendo agli Olandesi una sconfitta a Guararapes ( 1649 ) e infine costringendoli alla capitolazione con il Trattato del 1661.
L'antica prelatura nullius di O., stabilita prima del 1612 e poi annessa al vescovato di Bahia, fu eretta in diocesi suffraganea di Salvador con la bolla Ad sacram beati Petri del 16 nov. 1676. Modernamente sono degni di ricordo il III Congresso eucaristico nazionale (1939) e il movimento cattolico intellettuale.
Dal territorio dell'antica diocesi si staccarono Fortaleza (1854), João Pessoa (o Paraiba, 1892) e Maceió (1900), che oggi fanno capo ad altrettante province ecclesiastiche, ed infine le attuali diocesi suffraganee menzionate a cui va aggiunta Carnarú. Con decreto della S. Congregazione Concistoriale O. diventò sede metropolitana nel 1910, conseguendo le denominazione odierna con la lett. apost. Cum urbe Recife, del 26 luglio 1918.
Tra i vescovi di O. e R. si ricordano Manuel Alvares da Costa (1706-15); José da Cunha de Azeredo Coutinho (1793-1802); Vital Gonçalves de Oliveira (1871-78) e l'arcivescovo Sebastiao Leme da Silvira Cintra (1916-21).
Nella città di R. e dintorni si vedono non pochi monumenti d'arte coloniale (v. zansita, III. Arte): così il Seminario di O., le chiese di S. Pedro dos Clérigos, del Carmine, del Terz'ordine, ecc. Interessanti sono pure gli avanzi delle vecchie fortezze della guerra olandese.
Bibl. : J. M. Jordao, Bultarium patronatus Portugalibus, Lisbona 1868; R. Galanti, Historia do Brasil, S. Paolo 1911; F. J.

(per cartella di M. Cesar de Lima)
Olinda e Recife, arcidiccesi di - Chiesa di S. Pietro in Recife (1782).
da Rocha Pombo, Historia do Brasil, Rio s. d.; AAS, 2 (1910), p. 943 e 19 (1918), p. 401; D. Leopoldo e Silva, O clero e a independencia, Rio s. d.; J. B. Lehmann, O Brasil casélico, Juiz de Fora 1947, pp. 252-58. Maurilio Cesar de Lima
OLIO SACRO. - Il termine, anche in diritto canonico (can. 1271), si applica a prodotti vegetali, animali o mistificati, aventi somiglianza con l'olio; ma in senso proprio e canonico (cann. 734 sgg ., 781, 943 sgg .) indica il liquido, spremuto dalle olive mature, consacrato per servire come materia in alcuni Sacramenti e nelle consacrazioni.
Nella letteratura, nell'arte, nel simbolismo religioso, l'olio è adoperato spesso come figura di abbondanza, letizia, forza, soavità, fecondità e incorruttibilità; è preso pure per indicare alcune realtà di ordine soprannaturale, la Grazia, la misericordia, l'effusione dei carismi dello Spirito Santo (Sum. Theol., $3^{2}$, q. 72, a. 2 sgg.). Per questo fin dall'antichità fu usato nel culto sacro, come nella consacrazione di altari, vasi e luoghi (Gen. 28, 18; 35, 14; Ex. 30, 24 sgg.; 40, 9, sgg.), dei sacerdoti (ibid. 29, 7 sgg.; Lev. 8, 11), dei re ( $I$ Reg. 10, 1; 16, 13); nei sacrifici e nelle oblazioni delle primizie (Lev. 2. 1 sgg.; Deut. 14, 23); nella purificazione dei lebbrosi (Lev. 14). Il Salvatore è detto "Cristo" (Unto) per antonomasia. Nel Nuovo Testamento è usato per sanare i malati, nell'Estrema Unzione, mescolato ad aromi per onorare gli ospiti (Lc. 7, 46; Jo. 11, 2), nella sepoltura (ibid. 19, 40; Mc. 16, 1), ecc. L'o. s., distinto dell'olio per le lampade (can. 1271; v. lampada) e da quello benedetto ad uso dei fedeli (Rituale, tit. 8, cap. 19), è olio benedetto di benedizione costitutiva con rito solenne dal vescovo. La Consacrazione si distingue dalla benedizione per l'uso dell'o. s. Questo è di tre specie : 1) o. s. degli infermi (oleum infirmorum) : è la materia dell'Estrema Unzione, usato pure per benedire esternamente le campane; 2) dei Catecumeni (Sanctum oleum, Oleum catechumenorum) : usato nel Battesimo, per
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ungere le mani del neosacerdote, per versare nel fonte battesimale; 3) S. Crisma (olio mescolato con balsamo): materia della Cresima, usato in tutte le consacrazioni, da versare nel fonte battesimale, sul capo dei neobattezzati e dei neovescovi, cui inoltre si ungono le mani.
Easenziale è la benedizione, compiuta di solito il Giovedi Santo dal vescovo; il Papa può probabilmente delegare a un semplice sacerdote la facoltà di benedire il Crisma; certamente quella di benedire l'olio degli infermi (can. 945), facoltà usata in modo ordinario dai sacerdoti orientali. Per
la liceità si esige che gli o. s. siano recenti, cioè dell'anno in corso; ma in caso urgente si possono usare entro i 4 anni gli n. s. vecchi, purché non corrotti (Collectanea S. C. Prop. Fide, nn. 183; 263; 1965, 3-4). In caso di bisogno si può aggiungere in minore quantità allo puro (can. 734) ; l'operazione si può ripetere. Si devono conservare in chiesa in luogo distinto, in vasetti sigillati e ben chiusi; per necessità possono tenersi in casa. Il parroco deve sollecitamente procurarseli dal proprio vescovo; e quest'atto importante può avere norme locali varie. Si esclude la trasmissione per posta o corriere, lecita per mezzo di laico fidato (Collectanea cit., n. 2106).
In senso improprio, si suole chiamare o. s. anche un liquido, simile all'olio proveniente dalle tombe o dalle reliquie di alcuni santi, detto anche "oleum martyris" (Paolino da Nola, Carmen, 18, 38-48: PL 61, 491) o "manna" (Gregorio di Tours, De mirac., I, 30: PL 71, 934, ad es., di s. Martino, s. Nicola di Bari).
Birl.: altre i diversi trattati di teol. morale e diritto canon. cf. A. Franz. Die kirchl. Benediktionen im Mittelalter, I. Friburgo in Br., pp. 332-61; L. Eisenhofer, Handb. der Kath. Liturgik, I, ivi 1932, pp. 308-13; P. Hofmeister, Die hl. Ole in der morgen- und abendländisch. Kirche, Würzburg 1948; P. Bernhard, Chrème (saint), in DThC, II, 2393-2414; F. Cabrol, Huile, in DACL, VI, 2777-91; P. Bayart, Consecration, in DDC, III, 700-707; IV, 248-50.
Sisinio da Romallo
OLIVA, Alessandro. - Cardinale, n. a Sassoferrato nel 1407, m. a Roma il 20 o il 22 ag. 1463 in fama di santità. Entrò fra gli Eremitani di S. Agostino, presso i quali sostenne i principali uffici fino a quello di priore generale nel 1459. Fu predicatore pacificatore e riformatore illustre, per cui Pio II lo creò cardinale di S. Susanna il 5 marzo 1460 e gli diede in commenda il vescovato di Camerino il 16 nov. 1461. Lasciò raccolte di sermoni, trattati ascetici e lettere rimasti inediti.
Birl.: M. Morici, Il card. A. O., predicatore quattrocentista, Firenze 1899; Pastor, II, p. 192 eg.; G. Galletti, L'eloguenza delle origini al XVI sec., Milano s. d., pp. 288-89 e 617; R. Elia, Una missione pacificatrice del card. A. O. nelle Marche, in Studia picena, 17 (1942), pp. 17-22.
Pio Paschini
OLIVA, GIAN Paolo. - Undicesimo generale dei Gesuiti, n. a Genova il 4 ott. 1600, m. a Roma il 26 nov. 1681. Entrato nella Compagnia nel 1616, fu rettore del Collegio Romano, predicatore apostolico sotto Innocenzo X, Alessandro VII, Clemente IX
e Clemente X, vicario generale, con diritto di successione, del p. G. Nikel (166r), generale nel 1664.
Ebbe un polso fermo sotto un tratto amabile e mostrò somma destrezza in quei tempi difficili per togliere ogni causa di dissidio fra la Compagnia e gli altri Ordini religiosi, che circondò sempre di amorevole rispetto; per mantenere saldamente sulla retta linea i suoi sudditi nelle delicate questioni sussiste dai sovrani di Europa (regalie e dichiarazioni gallicane del clero nel 1682, in Francia; posizioni più o meno politiche di alcuni padri in Spagna, Portogallo, Polonia, Inghilterra), dalla lotta pro e contro il probabilismo, dai vicari apostolicn nelle missioni. Fu consolato soprattutto dall'incremento e dal successo dei missionari e dalla formazione di ottimi predicatori (P. Segneri, G. P. Pinamonti, C. Texier, L. Bourdaloux, V. Huley, J. Maunoir, ora beato, A. Vieira, ecc.). Pubblico: Prediche dette nel Palazzo Apostolico ( 3 voll., Roma 165974); Quarzuato sermoni detti in varii sacri luoghi di Roma (ivi 1670); Sermoni domestici (10 serie, ivi 1670-82). La sua eloquenza indulge allo stile e al manierismo del tempo, ma è soda, energica ed efficace, e fu accolta sempre con profonda commozione degli animi.
Birl.: Sommervogel, V, 1884-92; IX, 729; A. Astrain, Hist. de la Compañia de Jesús en la asistencia de España, VI, Madrid 1920, p. 102 sgg.; E. Amann, s. v. in DThC, XI, 991-94; G. B. Scapinelli, Il memoriale del p. O. S. 3. al card. Cybo sul nepotismo, in Riv. di stor. della Chiesa in Italia, 2 (1948), pp. 262-73.
Celestino Testore
OLIVAINT, Pierre. - Gesuita, vittima della Comune (v.), n. a Parigi il 22 febbr. 1816, m. ivi il 26 maggio 1871. Figlio di un ufficiale napoleonico, compì gli studi letterari (1828) con successi brillanti; fu nominato professore al Liceo di Grenoble (1839) e l'anno seguente al Collegio Bourbon a Parigi, poi accettò l'incarico di precettore del più giovane figlio del duca de La Rochefoucauld-Liancourt (1841).
Convertitosi alla fede nel 1837 , fece parte delle prime conferenze di S. Vincenzo insieme con il fondatore Federico Ozanam (v.); poi il 3 maggio 1845 entrò nella Compagnia di Gesù e fu ordinato prete il 21 sett. 1850 . Dal 1852 al 1855 fu aggregato al Collegio di Vaugirard a Parigi come professore, direttore e predicatore degli alunni, e poi come prefetto degli studi; infine ne fu nominato rettore portandolo ad un alto livello e grande prosperità. Nel 1865 passò superiore alla residenza di Rue de Sèvres, diventando un instancabile direttore di esercizi spirituali, confessore, predicatore.
Il 5 apr. 1871 fu arrestato dai comunardi insieme con altri ecclesiastici e religiosi. Nella prigione della Roguette trovò anche l'arcivescovo di Parigi, mons. Darboy, che confortò nei supremi momenti, e finalmente cadde nell'eccidio fatto dai comunardi alla Rue Haxo 85.
Tra gli scritti pubblicati sono rimasti celebri i suoi Consigli ai giovani, opera tradotta nelle principali lingue. La sua salma riposa a Parigi nella chiesa dei Gesuiti a Rue de Sèvres.
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BibL.: A. de Ponlevoy, Actes de la captivité et de la mort des rr. pp. P. O., L. Doroudray, J. Coudert, A. Clerc, A. de Bence, Parigi 1872; C. Clair, P. O., ivi 1878; S. Rituum Congr., Positio super martyrio, Roma 1945.
Arnaldo M. Lanz
Conferenza O. - Associazione sorta a Parigi in onore del p. O.; essa riunisce giovani universitari delle Facoltà di diritto, lettere e scienze politiche, con scopi spirituali e professionali. Dal 1948, pur restando fedele alla sua linea fondamentale tradizionale, si è specificata come centro privato di educazione politica, al di là d'ogni partito.
Il suo reclutamento è severo ed esige una specie di vocazione, ossia idoneità per una azione politica disinteressata e competente. La Conferenza O. procura di assicurare questa competenza, mediante una solida cultura generale, specialmente di filosofia, politica e storia moderna, con numerosi esercizi oratori, con la collaborazione a giornali e riviste, conferenze, biblioteche, relazioni con personalità francesi e straniere. Ogni anno, in estate, la Conferenza O. si porta in un castello all'isola di Port-Cros nel Mediterraneo, dove riceve i rappresentanti di gruppi similari esteri. Vi possono appartenere giovani di ogni nazione, confessione religiosa, facoltà. Si insiste sulla rettitudine, sulla moralità, sullo studio della religione cattolica. Ogni mese un ritiro spirituale offre a tutti la possibilità di ripensare i problemi della fede.
Pio XII, ricevendo una deputazione della Conferenza O. (Pasqua 1948), l'incoraggiò a stare al disopra delle lotte di partito e delle querelle contingenti - per restare fermamente uniti sui punti essenziali della giustizia, della carità e della sapienza cristiana" (L'osservatore romano, 28 marzo 1948).
Arnaldo M. Lanz
OLIVARES, Gaspar de Guzman de. - Detto il "conte-duca", ministro spagnolo, n. a Roma nel 1587 , m. a Toro (Zamora) il 22 luglio 1645 . Figlio di Enrico, ambasciatore di Spagna a Roma. Filippo III lo nominò nel 1615 gentiluomo di camera del Principe ereditario. Questi, divenuto Filippo IV, gli affidò la direzione degli affari dello Stato.
L'O. iniziò il suo governo con un'energica epurazione di tutti i favoriti potenti e corrotti, ridusse le spese, cercò di restaurare l'economia nazionale. Ma non riuscì ad estirpare gli abusi e fu accusato egli stesso di essersi indebitamente arricchito. Per rialzare il prestigio spagnolo impegnò il paese nella guerra dei Trenc'anni che ne esaurì le risorse. La sua responsabilità è stata però esagerata, perché la decadenza della Spagna non comincia con lui, e perché si trovò a dover lottare con un politico quale il Richelieu. I rovesci militari, la rivolta catalana del 1640 e la secessione portoghese del 1641 lo fecero cadere in disgrazia, tanto che venne licenziato nel 1643 .
BibL.: M. Hume, La cour de Philippe IV et la décadence de l'Espagne, Parigi 1911, passim; E. Werner, Eine Gedichtsammlung über den Sturz des Conde-Duque de O., in Revue hispanique, 72 (1928), pp. 256-323; G. Marañon, El Conde-Duque de O., Madrid 1936; A. Leman, Richelieu et O. Leurs négociations secrètes de 1636 à 1642 pour le rétablissement de la paix, Lilla 1938.
Roberto Palmarocchi
OLIVEIRA, diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di Minas Geraes in Brasile.
Ha una superfice di 6887 kmq . con 198.000 ab. cattolici. Conta 17 parrocchie curate da 17 sacerdoti diocesani; ha 5 comunità religiose femminili, 5 istituti di educazione maschili con 390 alunni; 3 istituti di educazione femminili con 644 alunne; 14 istituti di beneficenza ed assistenza con 2386 ricoverati.
La diocesi fu creata dal papa Pio XII per smembramento di 16 parrocchie dalla diocesi di Belo Horizonte, di cui è suffraginea, con la cost. apost. Quo uberiores del 20 dic. 1941. Primo vescovo è l'attuale mons. Giuseppe Medeiros Leite.
BibL.: AAS, 34 (1942), pp. 121-23; Ann. Pont., 1951, p. 296; G. B. Lehmann, O Brasil catolica, Juiz de Fora 1947, pp. 259-61, Virgínio Battezzati
OLIVETANI : v. benedettini olivetani.

(da Liatpundi opera quac caelent. Anstrea N.S. inv. 81 Olivares, Gaspar De Guzman de - Rituano, Incisione de un dipinto di P. P. Rubens - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
OLIVI, MONTt degli. - Collina ad oriente di Gerusalemme, detta nella Bibbia har haz-Zêthim (Zach. 14, 4), тò 6poc тùv Exxıùv, mons Olivarum (Mt. 21, 1), тò 6poc тò wax̌oú $\mu \varepsilon \nu v$ Exxıùv, mons qui rocatur Oliveti (Lc. 19, 29; 21, 37; Act. 1, 12), oggi Gebel et-Tūr o Gebel ez-Zeitūn. E separato dalla città dalla valle del Cedron (II Sam. 15, 23; Is. 18, 1; cf. Mt. 26, 20; Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., XX, 8, 6). Presenta tre vette: quella di nord ( 818 m .), chiamata dagli indigeni arabi Karm es-Sajjād ("vigna del cacciatore") e dai cristiani Viri Galilaei (Act. 1, 12); quella centrale ( 812 m .) è propriamente il Gebel et-Tūr, luogo tradizionale dell'Ascensione di Gesù, e quella del sud ( 734 m .) il Gebel Bath el-Hawā, detta dai cristiani «monte dello scandalo» perché ritenuta per l'altura dove Salomone eresse luoghi di culto alle divinità delle sue donne straniere (II Reg. 23, 13; Volg. Mons affensionis). Sulla cima era adorato 'Elōhīm (II Sam. 15, 32) e i profeti Ezechiele (11, 23) e Zaccaria (14, 14) vi ebbero visioni della gloria di Dio. Secondo il Talmud, sul monte di fronte alla porta del Tempio era bruciata la vacca rossa, le cui ceneri servivano alla purificazione rituale, e vi erano accesi i fuochi per annunziare la neomenia.
È sacro ai cristiani per i ricordi di Gesù, che più volte, provenendo da Gerico, l'attraversò per discendere nella città (Mt. 21, 3; Mc. 11, 1; Lc. 19, 29), si riposò a Bethania nella casa ospitale di Lazzaro, e per Bethphage (v.) nel declivio orientale del monte
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raggiunse la città. Nella discesa occidentale fu acclamato dalla folla (Lc. 19, 37), pianse sulla città (ibid. 19, 41) e ai piedi del monte, nell'orto del Gethsemani (v.), pregò, agonizzò e fu tradito da Giuda.
Questi luoghi, venerati con amore fin dai primi secoli del cristianesimo, furono segnati nel sec. Iv con monumenti sacri. La pellegrina Egeria (v.) ca. il 395 narra di aver assistito alla liturgia a in Eleona, ubi est spelunca illa, in qua decebat Dominus»; nell's Imbomon, in eo loco de quo ascendit Dominus in coelis»; nel "Getsemani ubi oravit Dominus" e in Bethania "in Lazario", dove era il sepolcro di Lazzaro. Distrutti al tempo della invasione araba, riedificati dai Crociati e di nuovo caduti in rovina con la rioccupazione di Saladino, sono risorti in questi ultimi anni dalle loro rovine e risperti al culto cristiano. Il santuario di S. Lazzaro del sec. iv è stato ritrovato nel 1950 dalla Custodia francescana di Terra Santa. Ha un bellissimo pavimento musivo con disegni geometrici. Soltanto il santuario dell'Ascensione resta anche oggi moschea. Sul monte, spoglio di vegetazione, si notano alcune zone ricoperte di olivi ed altre piante intorno ai santuari e monasteri che nell'ultimo sessantennio hanno in parte ripopolato il monte sacro. - Vedi tav. V.
Bial.: H. Vincent-F. M. Abel, Le mont des Oliviers, in Nérusalem nouvelle, II. Parigi 1914, pp. 328-419; D. Baldi, Enchiridion Locorum Sanctorum. Gerusalemme 1935, nn. 604-66. Donato Baldi
OLIVI (Olieu), Pietro di Giovanni. - Frate minore, maestro scolastico e guida del gruppo spirituale, n. a Sérignan (Linguadoca) ca. il 1248 , m. a Narbona il 14 marzo 1298.
I. Vita. - Frate minore di Béziers a dodici anni, fu mandato allo studio generale dell'Ordine a Parigi, vi ebbe per maestri Guglielmo della Mara, Giovanni Peckham e Matteo d'Acquasparta. Nel 1277 insegnò in Provenza, dove presto rimase coinvolto nel movimento spirituale che voleva la riforma dell'Ordine e della Chiesa secondo le tendenze dei rigoristi e le speculazioni di Gioachino da Fiore (v.). Da allora, superiori e maestri del gruppo conventuale opposto ai frati zelanti cercarono di confondere in una medesima condanna tanto le sue Postille apocalittiche quanto le sue questioni scolastiche e le sue tesi sull'osservanza stretta della Regola francescana. Il Capitolo generale di Strasburgo (1282) ne fece esaminare gli scritti a sette dottori e baccellieri di Parigi, i quali, senza concedere a O. di chiarire il suo pensiero, elencarono nella Lettera, detta dei sette sigilli, 22 proposizioni, alle quali l'imputato doveva sottoscrivere senza riserva. Di più, in un Rotulus colpirono di censura 34 tesi estratte dalle sue Quaestiones scolastiche e richiesero che la lettura dei suoi scritti fosse severamente proibita. Nell'autunno 1283, O. sottoscrisse a secundum sanum intellectum \& le 22 proposizioni della Lettera. Di più si giustificò, in una Nota mandata da Nîmes e in una Lettera da Montpellier a Raimondo Gaufredi e ad altri zelanti (1285), intorno a 19 proposizioni erronee attribuitegli dagli avversari. Poco prima della morte O. fece in otto punti una importante dichiarazione sull'osservanza francescana della povertà, seguita da una magnifica professione di fede cattolica e di obbedienza incondizionata al papa regnante, Bonifacio VIII, espressamente nominato.
II. Scritti e dottrina. - Gli scritti di O. si dividono in: 1. Scritti scolastici. - Il primo posto spetta alle 118 Quaestiones in secundum Librum Sententiarum (ed. B. Jansen, 3 voll., Quaracchi 1922-26), che abbracciano quasi tutta la filosofia speculativa e morale. Veementi accuse sollevò la q. 51 , dove l'O. espose la sua teoria sul modo di unione dell'anima con il corpo, secondo cui soltanto i principi della vita vegetativa e sensitiva, forme sostanziali distinte, informano direttamente il corpo umano e si uniscono formalmente con esso, mentre il principio della vita intellettuale non informa, direttamente e per sé, il corpo umano, ma si unisce ad esso per coerenza sostanziale a mezzo del principio della vita sensibile. Se l'unione della forma intellettuale con il corpo fosse diretta e for-
male, il corpo umano, secondo O., diverrebbe per ciò stesso spirituale e immortale, perché la forma non solo si comunica alla materia, ma ne assorbe tutto l'essere. La teoria dell'O. va messa in relazione con la tesi della pluralità delle forme sostanziali dell'anima e dell'esistenza di una materia spirituale in cui si compie la loro unione, professata in quel tempo dal domenicano Roberto Rilvardze (v.) e dal francescano Riccardo da Media villa, e considerata anche alla luce dei cinque Quadribeta (Venezia 1509 ) nei quali O. tratta ampiamente della "colligantia potentiarum" intimamente unita alla "radicatio animae in substantia corporis" (B. Jansen, s. v. in LThK, VII, coll. 709-11).
La dottina di O. sul modo di unione dell'anima con il corpo, già censurata nella Lettera dei sette sigilli (1283), fu denunciata al Concilio di Vienna. Il Concilio tenne conto delle circostanze attenuanti, soprattutto dell'ambiente saturo di passione in cui erano presentate le accuse contro O., e preservò la sua memoria da una condanna nominale. Senza nessuna allusione personale, nel decr. Fidei catholicae fundamento ( 6 maggio 1312 ) dichiarò che per l'avvenire è da ritenere eretico chi asserisce autinatamente "quod anima rationalis seu intellectiva non sit forma corporis humani per se et essentialiter" (Denz-U, n. 481), contro altri due cosiddetti errori indebitamente attribuiti a O.: a) che s. Giovanni ha conservato l'ordine dei fatti a narrando, quod Christo iam mortuo, unus militum lancea latus eius aperuit" (ibid., n. 480 ; O. non ha mai insegnato il contrario, ma solo ha considerato anche l'ipotesi del colpo di lancia dato a Cristo ancora vivente, come prima di lui avevano fatto altri autori spirituali, senza contraddire formalmente il Vangelo); b) che il Concilio ritiene più probabile l'opinione, secondo cui il Battesimo non solo rimette ai neonati il peccato originale ma conferisce anche la Grazia e le virtù abituali "etsi non pro illo tempore quoad usum" (ibid., n. 483 ; O. aveva esposto le due opinioni senza pronunziarsi per l'una a esclusione dell'altra). Le qq. 52 e 57 sull'immortalità dell'anima e sul libero arbitrio sono veri modelli di esposizione. Nelle qq. sulla conoscenza (60-74) O. segue da vicino s. Agostino e s. Anselmo. Agostiniana è anche la sua dottrina sulla trasmissione del peccato originale, la colpevolezza implicita dei moti involontari della concupiscenza, la gravità del peccato veniale (qq. 110, 118). Le sole 118 Qq. in II Sent. basterebbero per assicurare a O. un posto d'onore tra gli scolastici del sec. xiri. Meritano anche menzione i brevi trattati De quantitate e De perlegendis philosophorum libris (cf. F. Ehrle, art. cit. in bibl., pp. 479-81). 2. Scritti esegetici. - L'opera esegetica di O. comprende postille su quasi tutti i libri sacri, dalla Genesi all'Apocalisse. Vanno inoltre notati i Principia generalia in S. Scripturam, Expositio super Dionysii de angelica hierarchia, e probabilmente anche De hierarchia ecclesiastica. La Postilla in Apocalypsim è la più notevole, perché esercitò una profonda influenza nei circoli francescani spirituali. O. vi espose la decadenza della Chiesa e l'avvento del regno dello spirito secondo le speculazioni di Gioachino da Fiore. Gli Spirituali ne abusarono contro i superiori dell'Ordine e contro lo stesso papa; e causa le stravaganze cui diede luogo, Giovanni XXII la riprovò in concistoro pubblico, per eresia contro l'unità della Chiesa e contro l'autorità del Papa (8 febbr. 1326). 3. Scritti ecclesiastico-francescani. - In primo luogo le Qq. de perfectione evangelica (iniziate fin dal 1270-74); inoltre, l'Expositio in Regulam s. Francisci, il Tractatus de paupere rerum usu e la $Q$. (mutila) de indulgentia Portiunculae (Acta O.F.M., 14 [1895], p. 139 sg.). Di interesse ecclesiastico generale, con speciale riguardo alla storia della teologia fondamentale, sono le Qq. de perfectione evang.; De infallibilitate romani pontificis; De renuntiatione papae; An papa possit in omni voto dispensare, alle quali si possono aggiungere le qq. 18-19 dal primo Quodlibet: An papa habeat universalissimam potestatem; An aliquis ex mandato papae teneatur pro defensione rei temporalis praeliari. O. risponde affermativamente senza nessuna riserva alla questione se tutti i cattolici debbano obbedienza al pontefice romano a tamquam regulae inerrabili in fide et moribus, ed espone
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chiaramente il "modus inerrabilitatis "tanto della Chiesa in genere quanto della sede in Roma e del Papa. Quindi, nella q. 13 tratta della rinunzia di s. Celestino V e dell'obbedienza che i fedeli debbono al suo successore Bonifacio VIII.
Lo stato frammentario e in gran parte inedito degli scritti di O. non permette un giudizio complessivo. Essi sono di ineguale valore. La dichiarazione del Concilio di Vienna non intacca la rettitudine del suo insegnamento in materia di fede, e quindi la sua dottrina non merita l'accusa di eterodossia con cui i suoi avversari si sono ostinati di qualificarla. Nella tradizione francescana O. si collocò degnamente fra i maestri che fiorirono dopo s. Bonaventura e prima di G. Duns Scoto. In merito alla dottrina sulla Chiesa e sul papa, O., fra i teologi del sec. xiri, è quello che ha trattato più a fondo e più correttamente la questione dell'autorità suprema e dell'infallibilità pontificia.
Bibl.: lo studio fondamentale sulla vita e gli scritti di O. rimane sempre quello cit. di F. Ehrle, P. 7. O., sein Leben u. seine Schriften, in Archiv für Litter. und Kirchengesch. des MittelalL., 3 (1887), pp. 400-552, insieme con l'art. del medesimo autore sugli Spirituali e la Historia septem tribulationum Ord. min. di Angelo Clareno, ibid., 2 (1886), pp. 106-64, 249 556, 3 (1887), pp. 1-190, 553-623; L. Oliger, Descriptio cod. Capistranensis contin. aliquot opusci, F. P. 7. O., in Arch. Franc. hist., I (1908), pp. 617-22; id., P. 7. O. de renuntiatione papae Celestini V. Quaestio et epist., ibid., 11 (1918), pp. 309-73; J. Gratien, Une lettre inéd. de P. 7. O., in Etud. francisc., 29 (1913), pp. 414-22; L. Amorós, Series condemnationum et processum contra doctrinam et sequaces P. 7. O., in Arch. Franc. hist., 24 (1931), pp. 495-512; id., Aegidii Romani impugnatio doctrinae P. 7. O. no. 1311-12, ibid., 27 (1934), pp. 399-431; A. Pelzer, Codd. Vatic. lutini, t. II, pars prior, Cod. 679-1134 Index nominum et rerum, p. 114, Città del Vaticano 1931; L. Jarraus, P. 7. O. sa voi, sa doctrine, vari artt. in Etudes franc., 43 (1933), pp. 129 sgg., 277, 513-29; bibl. sulla dottrina filosofica di O., Arch. franc. hist., 27 (1934), p. 409, n. 1; R. Benz, Ecclesia spiritualis, Kirchenidee und Geschichtstheol. der franzishan. Reformation, Stoccarda 1934, pp. 236-349; V. Doucet, De operibus me. F. P. 7. O. in Bibl. Univ. Patuxinae asservatis, in Arch. Franc. hist., 28 (1935), pp. 156-97, 408-42; id., Angelus Clarinus, Apologia pro viiis tua, ibid., 39 (1946), p. 91; D. Laberge, P. 7. O. Trìa scripta sui ipsius apologetica, 1263-65, vari artt., ibid., 28 (1935) e 29 (1936); M. Maccarrone, Una quest. med. dell'O. sull'infallibilità del papa, in Riv. di stor. della Chiesa in Italia, 3 (1949), pp. 309-43; F. Callacy, s. v. Olieu, in DThC, XI, coll. 982-91; F. M. Dehorme, Textes francisc., I. L'explication littérale du "Pater" selon P. 7. O., in Arch. ital. per la storia della pietd. I (1951), p. 179 sg.; A. Maier, Per la storia del procerco contro l'O., in Riv. di storia della Chiesa in Italia, 3 (1951), pp. $326-39$.
OLIVIERI, Pier Paolo. - Scultore ed architetto, n. a Roma nel 1551 e m. ivi nel 1599. Tanto nelle opere architettoniche che in quelle scultoree è legato al gusto tutto particolare dello scorcio del secolo dominato dalla Riforma cattolica, gusto accademico e freddo che si palesa in quel modo di definire le forme con una chiarezza astratta a cui manca vitalità e su cui s'innesta talvolta una ricchezza di decorazione prebarocca.
La chiesa di S. Andrea della Valle, iniziata nel 1591 (fu poi continuata dal Maderno), il ciborio e l'altare nel transetto di S. Giovanni in Laterano ( 1598 -99), più sobrio e povero di particolari della precedente chiesa, rivelano chiaramente i caratteri sopra indicati. Anche se più originale nelle sculture, non è meno preso dall'atmosfera che lo circonda. Vi è in genere nelle sue opere una ricerca minuta, insistente, analitica dei particolari studiati e resi con cura eccessiva, dovuta in parte all'influsso di scultori settentrionali operanti in quegli anni a Roma, che gli fanno talvolta smarrire la veduta d'insieme. Nella status di Gregorio XIII in S. Maria in Aracoeli, firmata e databile 1576-77, egli tratta il marmo con una perizia estrema che gli permette di rendere il differenziarsi della materia nel lino, nel damasco, nelle parti ricamate dell'abito del Pontefice al cui volto non sa però dare vita e carattere. Nel Monumento a Gregorio XI in S. Francesca Romana sembra

(fol. Alinari)
Olivieri, Pier Paolo - Ritorno del Pontefice a Roma.1Rilievo marmoreo. Particolare del monumento eretto a Gregorio XI in commemorazione del ritorno del papato da Avignone - Roma, chiesa di S. Francesca Romana.
animarsi d'improvvisa vita il rilievo con il Ritorno del Papa da Avignone ( 1584 ), ma nelle due statue della Prudenza e della Fede la fredda ed esteriore ricerca di grandezza torna a prevalere. Né diverso giudizio si può dare per il S. Antonio nella Cappella Sistina in S. Maria Maggiore ( 1587 ) e il S. Elia in S. Giovanni in Laterano, finito da C. Mariani. Lo stesso artista terminò il grande rilievo con l'Adorazione dei Magi nella cappella Caetani in S. Pudenziana, rimasto incompiuto per la morte dell'O.
Opere sue si trovano anche fuori di Roma: un bassorilievo con la Morte di Cesare nella Villa della Volpe presso Siena; un sepolcro firmato e datato 1590 al Museo Metropolitan di Nuova York e una statua raffigurante l'Amicizia al Louvre.
Bibl.: R. Wittkower, s. v. in Thieme-Becker, XXVI, pp. 7-8; P. Rotondi, s. v. in Enc. Ital, XXV, p. 287; Venturi, X, p. 681 sgg.
Maria Donati
OLLEGARIO, vescovo di Barcellona, santo. Chiamato anche Oldegario e Olaguer, n. a Barcellona verso la metà del sec. XI, m. ivi nel 1137. Addetto al Capitolo cattedrale, ne fu presto preposito, ma dopo pochi anni entrò nel monastero dei Canonici Regolari Agostiniani di S. Adriano del Besos, recentemente fondato, dal quale si trasferì verso il inio all'altro di S. Ruffo in Provenza.
Morto nel inis nelle guerre di Maiorca il vescovo di Barcellona, Raimondo, il conte Raimondo Berenguer III lo presentò per quella sede, e fu confermato vescovo dal papa Pasquale II. Lo si trova a Roma nel inis, onorato da papa Gelasio II, dal quale, come pure dal conte Raimondo, ricevette l'incarico di restaurare l'antica sede tarraconense, distrutta nelle invasioni dei Saraceni, ciò che gli causò immense fatiche e spese. Come arcivescovo di Tarragona, senza lasciare la sede vescovile di Barcellona, assistette nel in 1 al Concilio di Tolosa e di Reims, presieduti da papa Callisto II, al I Ecumenico Lateranense del 1123 e a quello di Clermont nel 1130.
Creato legato pontificio nella Spagna per la Crociata,
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prese parte alle spedizioni contro Tortosa e Lerida, visitando pure la Terra Santa. Morto tra le sue braccia il conte Raimondo nel 1131, intraprese da solo alcune imprese importanti per le sue due sedi, tra le quali il Sinodo del 1136. Pochi mesi dopo moriva acclamato subito come santo; il culto fu confermato nel 1675 . Il suo corpo incorrotto si venera nella cattedrale di Barcellona. Festa il 6 marzo.
BibL.: J. Garcia Caralp, l'ida de s. O., Barcellona 1619; Acta SS. Martii, I, Venezia 1735, pp. 480-97; M. Aymerich, Nomina et acta episcoporum Barcinonensium, Barcellona 1760; H. Florez, Espalia sagrada, XXV, Madrid 1770, pp. 113-29; XXIX. ivi 1775, pp. 231-80, 497-99; S. Puig y Puig, Episcopologia della sede barcinonense, Barcellona 1929, pp. 133-53; Martyr. Romanum, p. 87.
Giuseppe M. Pou y Marti
OLLÉ-LAPRUNE, Léon. - Filosofo, n. a Parigi il 25 luglio 1839, m. ivi il 13 febbr. 1898. Allievo dell'Ecole normale supérieure, iniziò il suo insegnamento al Liceo di Nizza, passando nel 1864 al Liceo di Douai. In questo stesso anno conseguì l'agrégation di filosofia.
Passò poi a Versailles e nel 1871 al Liceo Enrico IV di Parigi, che lasciò per assumere l'insegnamento all'Ecole normale supérieure (1875). Sono di questo periodo il notevole studio La philosophie de Malebranche (Parigi 1870) ed i lavori per il dottorato, De la certitude morale (ivi 1880), De Aristoteleae ethices fundamento (ivi 1880). All'Ecole normale, dove ebbe a discepolo, fra altri, M. Blondel, rimase per tutta la vita, elaborando le altre sue opere: Essai sur la morale d'Aristote (ivi 1881); La philosophie et le temps présent (ivi 1890); Les sources de la paix intellectuelle (ivi 1892); Le prix de la vie (ivi 1894, trad. it. di A. Codignola, Firenze 1924); Ce qu'on na chercher à Rome (Parigi 1895); La raison et le rationalisme (postumo, ivi 1906). Per aver assunto un atteggiamento di protesta all'epoca dell'espulsione dei religiosi, venne sospeso per un anno dall'insegnamento (1880). Nel 1897 fu chiamato a succedere al Vacherot all'Istituto.
Il pensiero di O.-L. si riallaccia direttamente alla corrente spiritualistica del Cousin tramite il suo maestro E. Caro. Ma da essa, pur nella fedeltà al metodo introspertivo e alle sue posizioni metafisiche, si distingue, collocandosi nella linea di quella filosofia cristiana illustrata allora dal Gratry. Da questo pensatore O.-L. trae poi non pochi motivi, primo quello che occorre andare al vero "con tutto l'essere", sviluppandoli con una chiara impronta personale. La filosofia di O.-L. non nasce infatti da una crisi - non ebbe mai a dubitare della sua fede - ma da un bisogno di approfondimento e di chiarificazione delle fondamentali verità umane. Proprie communia dicere è il compito del filosofo, e per far questo non occorre muovere dal dubbio. "Esaminare non è dubitare", ma approfondire i dati del senso comune e cogliere nella coscienza le certezze dell'esistenza dell'io, del mondo, di Dio, quale causa e ragione dell'universo entro cui ci si muove. E Dio è particolarmente amorevole Provvidenza che assiste e guida: contro il concetto giansenistico di una Provvidenza dalle ferree leggi, quale vorrebbe il Malebranche (ed è questa una delle critiche su cui O.-L. più insiste in La philosophie de Malebranche).
La coscienza viva dell'amore di Dio per l'uomo e quindi del valore dell'uomo è caratteristica di O.-L. Per questo le sue indagini, pur nella severità scientifica, si volgono ad argomenti atti a illuminare gli spiriti e ad aprirli alla verità cristiana. Un proposito di chiarificazione severa si accompagna ad un'esigenza di affermazione e diffusione della propria fede, che non chiude ma stimola e corona la ricerca pur senza invaderne il campo. In questa linea si svolge lo studio sulle condizioni della "certezza morale", inteso a mettere in luce il posto che compete alla ragione e alla volontà nella conoscenza delle verità
morali. Lontano dal razionalismo ma neppure concedendo al fideismo O.-L. precisa come la volontà non pone la verità ma aiuta a vederla attraverso una presenza che inizia con l'attenzione per culminare nell'adesione alla verità; senza questo atto le verità morali non sono conosciute nella loro natura e nel loro valore. "Nell'ordine delle verità morali, l'adesione della volontà è richiesta come condizione dell'assenso completo e definitivo dello spirito; la certezza completa è personale. Per riconoscere nel modo suo proprio la verità morale, bisogna essere in qualche modo simili al proprio oggetto, secondo la definizione dei filosofi antichi; bisogna fare la verità, secondo l'ammirevole parola del Vangelo "(De la certitude morale, ed. cit., p. 79) : anche se occorre ammettere che " i motivi di affermare, il dovere di affermare esistono per tutti e sono visibili per tutti, una volta che siano state soddisfatte alcune condizioni preliminari, e pertanto l'affermazione stessa ha un principio obbiettivamente sufficiente e valevole per chiunque sia dotato di ragione" (ibid., p. 345). Questo sano motivo volontaristico è ripreso in La philosophie et le temps présent. La filosofia può nascere ed evitare le degenerazioni dell'estetismo e del positivismo, solo dove una vita alta e piena allarghi la conoscenza del reale acquistata attraverso la scienza e sostenga il pensiero.
Ma la filosofia non può dare tutto. L'uomo ricerca non la sola conoscenza ma il possesso della verità. "Ciò che vive potrebbe essere illuminato, guidato, frenato, sconvolto da ciò che non vive? Non è ammissibile. La vita sola dà l'ultima parola alla vita. Si ponga l'amore e tutto allora si anima senza che venga fatto nessun torto all'ideale" ( $I l$ valore della vita, ed. cit., p. 162). E chi dice amore dice persona, rapporto di persone, in una parola dice cristianesimo. Soltanto in questa dottrina attesa da tutto l'essere e garantita da salde prove storiche (l'apologetica classica, anche se si insiste maggiormente sulle disposizioni interiori, non è per nulla negata dall'O.-L.), l'uomo trova la parola e i mezzi che salvano, trova il valore della vita. Chi non è giunto a questa certezza si logora invano (come O.-L. mostra nel saggio su Th. Jouffroy) nel tentativo di trovarle un succedaneo. Solo la Chiesa - ed è questo uno dei pensieri fondamentali ripetuto da O.-L. nei suoi scritti e affermato nel suo insegnamento - ha la parola di vita vera, anche per gli spiriti moderni, e possiede la luce e la forza per illuminare e risolvere tutti i problemi dell'uomo da quelli interiori a quelli sociali.
BibL.: M. Blondel, L. O.-L., Parigi 1925, trad. it. di O. Arcuno, Firenze 1923; R. Crippa, Il pensiero di L. O.-L., Brescia 1947; id., L. O.-L., ivi 1948 (con ampia bibl.).
Romeo Crippa
OLOFERNE. - Generalissimo, il più alto personaggio dopo il re (Indt. 2, 4; cf. I Par. 16, 5; II Par. 28, 7; Esth. 13, 3; 16, 11), cui Nabuchodonosor ( $=$ Artaserse III Ochus, 358-338 a. C.; v. GIUDITZA) confida l'esecuzione del piano di occupazione e di devastazione del ribelle Occidente (Indt. 2, 4-13). O. raduna il suo stato maggiore, raccoglie un numeroso esercito, con 120.000 fanti e 12.000 cavalieri di truppe scelte; assale e devastà l'Asia Minore, la Siria; la zona marittima, fino a Gaza, gli si arrende terrorizzata (ibid. 2, 4-13); Giuda invece prepara la difesa (ibid. 4). O. rigetta sdegnoso il discorso dell'ammonita Achior (v.) e assedia Bethulia. Rimane avvitito dalla bellezza di Giuditta che, invitata a banchetto, gli taglia il capo, mentre ubriaco giace in profondo sonno (ibid. 5-7; 12-13).
Il nome di O. è "di stampo prettamente persiano; significa in quella lingua "fortunato"; è scritto, anche più correttamente, Oroferne" (A. Vaccari [n. bibl.], p. 309), come appare dal paragone con altri uomini
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Oloferne - Ritrovamento del corpo di O. nella sua tenda, Dipinto di Sandro Botticelli (ca. 1465) - Firenze, Galleria degli
(pd. Alinari)
Oloferne - Ritrovamento del corpo di O. nella sua tenda, Dipinto di Sandro Botticelli (ca. 1465) - Firenze, Galleria degli
persiani, quali Tisssferne, Dataferne, Artaferne. Si conosce un re di Cappadocia che si chiamava Oroferne (Polibio, III, 5, 2). Diodoro Siculo (Bibliotheca historica, XXXI, 19, 2-3) narra che il re di Cappadocia Ariarathus, contemporaneo di Artaserse III, aveva un fratello di nome O. che si trovava a fianco dei Persiani per lottare con essi contro l'Egitto ( 353 o 351 ca.). E del tutto secondo il costume orientale effidare a nobili stranieri, specialmente di paesi sottomessi o alleati, posti importantissimi (cf. Gen. 41, 33-46; Esth. 8, 2; 16, 11; L. Soubigou [v. bibl.], p. 512 sg.).
Quanto qui è notato su O. conferma l'indentificazione Nabuchodonosor-Artaserse III, oggi comunemente ammesha per il libro di Giuditta.
Bibl.: A. Voccari, La S. Bibbia, III, Firenze 1948, pp. 303 sg., 309-21, 329-32; L. Soubigou, 7odith (La Ste Bible, ed. L. Pirot, 4), Parigi 1949, pp. 491 sg., 511-21, 523-37, 548564 . Francesco Spadafora
## OLOGENESI : v. EVOLUZIONE.
OLOMOUC (Olmütz), ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città della Moravia (Cecoslovacchia). La città venne fondata nel sec. xi e fu la capitale della Moravia fino al 1641 .
Ha una superficie di 15.591 kmq., comprende $1.726 .538 \mathrm{ab}$., dei quali 1.504 .156 cattolici; conta 701 parrocchie con 1856 chiese, servite da 1073 sacerdoti secolari, ha 32 case religiose maschili con 333 membri e 133 case religiose femminili con 2303 membri ( 1948 ).
La diocesi di O. fa eretta nel ro63 da Alessandro II, elevata ad arcidiocesi da Pio VI nel 1777 con la diocesi suffraganea di Brno.
I vescovi di O. fin dai tempi antichi godevano diritti e privilegi speciali: ebbero tribunali propri (Premysl Otokar II, 1274), godevano del titolo di "principi del Regno di Boemia" (Carlo IV, 1365), coniarono monete (Rodolfo II, 1599). Nel 1207 Innocenzo III conferì al
Capitolo di O. il diritto eccezionale di eleggere il vescovo. Tra i vescovi più insigni si notano: E. Zdik (1126-50), propagatore della riforma ecclesiastica; G. Zelezny ( di ferro $« ; 1416-30$ ), primo cardinale della diocesi, accusatore principale di Giovanni Hus al Concilio di Costanza; Guglielmo Prusinovsky ( $1565-72$ ), fondatore dell'Università; il card. Francesco Dietrichstejn ( $1599-1636$ ), amico di s. Filippo Neri e del card. Baronio, che ricondusse al cattolicesimo la Moravia: A. C. Stojan (1921-23), fondatore dell'Apostolato dei SS. Cirillo e Metodio, propagatore fervido della unione dei dissidenti slavi alla Chiesa cattolica, chiamato dal popolo per la sua beneficenza "il babbo Stojan ", morto in concetto di santità. Durante le guerre religiose causate dal movimento di Giovanni Hus la diocesi rimase fedele al cattolicesimo. Nel 1566 vi si eresse l'Università diretta dai Gesuiti, con tutte le facoltà. Nel sec. xix questa Università fu soppressa, meno la facoltà teologica, denominata poi "Facoltà dei SS. Cirillo e Metodio "; con decreto del 14 luglio 1950 anche questa facoltà fu abolita dal governo comunista.
Tra i monumenti d'arte della città sono degni di nota la chiesa metropolitana di S. Venceslao, fondata nel sec. xit e ricostruita nei secc. xiv e xix, la chiesa gotica di S. Maurizio del sec. xv, il Palazzo arcivescovile, opera dell'architetto italiano Carlo Fontana (1670), e una cappella costruita sul luogo dove fu martirizzato nel 1620 dai protestanti il b. Giovanni Srkander, martire del segreto sacramentale.
Nel 1950 tutte le case religiose furono incamerate dal governo comunista e i religiosi e le religiose furono deportati in conventi di concentramento. I centri della vita religiosa della diocesi di O. sono i luoghi di pellegrinaggio: Velehrad (SS. Cirillo e Metodio), Svaty Hostyn (nel 1948 vi furono 133.000 comunioni), Svaty Kopecek con le loro chiese monumentali e con le rispettive case di esercizi spirituali.
Bibl.: K. Hilgenreiner, Olmütz, in LThK, VII, coll. 711-13; W. Müller, Geschichte der königl. Hauptstadt Olmütz, Olomouc 188x; Ottőv slovalk naučoj, XVIII, Praga 1902, pp. 737-44; Katalog hoc'Etica arcidiecosi olomoucke, 1949. Bohunul Hruhy
OLORON, diOCESI di: v. BAIONA, diOCESI di.
OLSHAUSEN, Hermann. - Esegeta protestante di atteggiamento positivo in teologia, avversario del razionalismo, idealismo, romanticismo, n. a Oldeshoe (Holstein) il 21 ag. 1796, m. a Erlangen il 4 sett. 1839.
Discepolo di Schleiermacher e Neander a Berlino, ottenne nel 1817 un premio per il suo lavoro composto nel terzo centenario della " riforma": Melanchthons Charakter aus seinen Briefen darge