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e ancor giovane alla carriera ecclesiastica.

Era arciprete a Padova quando fu promosso vescovo di Treviso nel 1352 senza potervi subito entrare; nel 1359 è vescovo di Padova e dal 1370 cardinale arcivescovo di

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Ravenna fino a ca. il 1385 . Fedele dapprima a Urbano VI, fu suo legato in Germania, Ungheria e Inghilterra. Passo poi alla parte dell'antipapa Clemente VII, ma alla morte di Urbano VI tornò nuovamente all'obbedienza del pontefice romano Bonifacio IX. Fu detto perció il «Cardinale dei tre berretti" (cardinalis de tribus pileis). Più volte si adoperò per pacificare le regioni friulane, di dove era originario, e fu anche proposto più volte, sia dai Carra. resi di Padova che dalla Repubblica di Firenze, mediante il Boccaccio, per la sede patriarcale di Aquileia, senza mai ottenerla. A Padova iondò il Collegio Pristense per gli studenti poveri.

Bibl.: A. Hortis, Giovanni Boccaccio e P. do P., Trieste 1875; K. Guggenberger, Die Legation des Kardinals P. in Deutschland, Monaco 1907; P. Paschini, Storia del Friuli, II e III, Udine 1935-36, passim (v. indice, s. v. Prate), Alberto Ghirano

PILGRAM, Friedrich. - Pensatore, sociologo e teologo laico tedesco, n. a Imbach presso Solingen nel 1819, m. a Monheim sul Reno il 21 nov. 1890. Educato nel razionalismo protestante, ne sentì presto l'insufficenza e cominciò a cercare la soluzione dei suoi dubbi nella scienza e nella filosofia. Rimasto insoddisfatto del panteismo spinoziano ed anche dell'idealismo di Hegel, che con tanto slancio aveva prima studiato, trovò finalmente la verità nella lettura delle opere di s. Agostino e nel cattolicesimo, a cui si converti il 23 dic. 1846 a Koblenz.

Trovata la pace interiore, il P. si ritirò a Monheim, dove dedicò tutto il suo tempo alla preparazione dei suoi scritti. Avendo ben conosciuto l'idealismo tedesco, in cui era stato formato, il P. cercò con uno stile proprio di mettere in luce l'oggettiva realtà dell'opera della Redenzione e della sua continuazione nella Chiesa di Cristo. Colle gando quest'idea con un'altra per lui basilare dell'unità di tutti gli uomini in Dio e in Cristo, cercò di tradurle nei suoi studi sulla Chiesa e sullo Stato. Così nacquero le sue opere principali Physiologie der Kirche (Magonza 1860, ed. franc. Parigi 1864), un tentativo di esposizione della sociologia della Chiesa e Neue Grundlagen der Wissenschaft vom Staate (Berlino 1870), sintesi di una dottrina dello Stato, basata sui principi cristiani.

Sebbene non sentisse grande inclinazione per le instabili vicissitudini della vita politica, fu per qualche tempo editore del Rheinischer Bote (1859-84) e nel 1870 uno dei fondatori e per un breve periodo anche redattore di Germania, prendendo posizione per il nuovo Impero tedesco prussiano.

Scritti : oltre i già citati v.: Kontroversen mit den Ungläubigen (Friburgo in Br. 1853); Sociale Fragen betrachtet aus dem Prinzip der kirchlichen Gemeinschaft (ivi 1835); Leben und Wirken hervorragender Protestanten betrachtet aus katholischen Glaubensprinzipien (ivi 1857).

Bibl.: D. A. Rosenthal, Konvertitenbilder aus dem 19. Jahrhundert, I, II, $3^{\circ}$ ed., Ratisbona 1892, pp. 422-32; H. Keller, Zur Soziologie der Kirche, in Scholastik, 8 (1933), pp. 243-47; W. Becker, s. v. in LThK, VIII, col. 280. Jaroslav Skarvada

PILGRIM FATHERS (PADRI PELLEGRINI). -
In Inghilterra, nel sec. XVI, accanto alla Chiesa ufficiale si formarono due gruppi dissenzienti : i puritani (v.) e i separatisti, che volevano la scissione completa dalla Chiesa stabilita.

A questo movimento diede forma e dottrina il Brownel i cui seguaci furono chiamati brownisti, ma resosi odioso questo nome per i suoi atteggiamenti, fu mutato in quello di indipendenti e poi in quello di congregazionalisti. L'avversione degli anglicani li costrinse ad emigrare nel continente; molti si rifugiarono ad Amsterdam nel 1608, e poi, con a capo Giovanni Robinson (v.), a Leida; ma dopo alcuni anni di disagi decisero di recarsi nelle colonie inglesi dell'America del nord. La prima comitiva, composta di un centinaio di famiglie, s'imbarcò sul Mayflower, piccola nave di 180 tonnellate, e approdò a Cape Cod (Massachusetts) il 21 dic. 1620 . Questo primo gruppo fu chiamato dei $P$. $F$. Professavano il congregazionalismo più rigido; i ministri erano scelti e ordinati dai fedeli; tra i ministri non vi era nessuna distinzione. Consideravano ancora come loro sovrano temporale il re d'Inghilterra, ma non lo riconoscevano come capo della chiesa. Ca. 10 anni
dopo arrivarono numerosi gruppi di puritani, che si stabilirono non molto lontano e i discendenti dei "padri pellegrini" si fusero lentamente con i puritani di Massachusetts, formando con essi la colonia più intollerante di tutta l'America inglese.

Bibl.: C. Ray Palmer, The Pilgrim Fathers, Londra 1893; A. E. Dunsong, Congregationalisti in America, Nuova York 1894; J. Brown, The Pilgrim Fathers of New England and their Puritan successors, Londra 1906; W. Cockshott, The Pilgrim Fathers, ivi 1909.

PILlIO da Medicina. - Glossatore, civilista, n. nella prima metà del sec. XII, discepolo di Oderico, continuatore e, per alcuni, allievo di Piacentino. Si ha notizia di lui nel 1169 ; ritenuto maestro a Bologna da tale anno al 1182 ed a Modena dal 1182 al 1198, è ricordato un'ultima volta nel 1207 ad un processo in Bologna per il suo paese natio. Citato come Pillius, Pilius, Pilens, Pylius, Pyleus e con le sigle Pi., Py. Morto ca. gli inizi del sec. xili, decade con la sua scomparsa lo Studio di Modena.

Autore di molte glosse, e il primo a raccogliere le proprie Quaestiones, dove ogni caso sembra riferirsi ad una disputa effettivamente tenuta (di sabato, donde quaestiones sabbatinae). E anche il primo autore di brocarda con il Libellus disputationum; primo espositore di quei Libri feudorum che aggiunge alle Autentiche; autore di una rara opera di procedure, la Summa de ordine indiciorum, in cui si citano Bulgaro, Martino, Piacentino, Giovanni Bassiano, ed anche il Decretum e le Decretales; terzo, dopo Rogerio e Piacentino, come autore di una Summa che dovrebbe terminare appunto quella di Piacentino ma rimane incompleta e, infarcita poi di aggiunte altrui, va come l'altra spesso sotto il nome di Acone; infine scrisse distinctiones, un trattato de tertibus e vari consilia.

Cita il Corpus Iuris Civilis in tutte le sue parti con una frequenza ed una conoscenza sbalorditive; meno esperto forse nel Diritto canonico, rende di Diritto civile le questioni originariamente proprie del secondo, tranne che per la solutio; ricordato da Tancredi come legum doctor egregius, per Odofredo fuit valde bonus... et habuit hic magnum honorem.

Bibl.: F. C. von Savigny, Storia del Diritto romano nel medioevo, trad. Boilari, I, Torino 1854-57, p. 600 seg.; II, pp. 163-83; III, p. 447; A. Pertile, Storia del Diritto italiano dalla caduta dell'Impero romano alla codificazione, II, parte 2. Torino 1898, pp. 40, 63, 104; E. Beste, Fauti. Legislazione e scienza giuridica dalla caduta dell' Impero romano al sec. XVI, Milano 1925, p. 804; C. Nicolini, Filii Mediziannis Quaestiones Sabbatinae, Modena 1933, pp. 19-23, 31; H. Kantorowicz, Studies in the Glossators of the Roman Law, Cambridge 1938, pp. 38, 87, 129, 142; A. van Hove, Prolegomena, $2^{\circ}$ ed., Malines-Roma 1945, pp. 440, 452, 460, Fulvio Crosara

PIMENIO, santo. - Il suo vero nome era Poemen ( $=$ Pastore); n. in Egitto verso il 340 . Fin da giovane si diede alla vita penitente ed a 15 anni entrò nel monastero del monte Reito in Libia, dove erano altri suoi fratelli.

Si conservano di lui 187 apoftegmi ripieni di sapienza e di acume, dai quali traspare la sua perspicacia e maturità di spirito. Per ben due volte, nel 395 e nel 430 , dovette lasciare il monastero cacciato dalle incursioni di barbari. M. verso il 450 da tutti stimato e venerato. E commemorato nei Martinologi greci e latini al 27 ag.

Bibl.: Tillemont, XV, pp. 147-71; PG 65, 317-68; Acta SS. Augusti, VI, Parigi 1868, pp. 25-43; Synax. Constantinopolitanum, p. 927; Martyr. Romanum, p. 364. Agostino Amore

PIMODAN, Georges-Auguste-Marie-Elie de Rarécourt de la Vallée, marchese di. - Generale pontificio, n. a Parigi il 29 genn. 1822, d'antica famiglia delle Argonne; seguì gli studi classici presso i Gesuiti di Friburgo, quindi entrò nella scuola militare di St-Cyr e poi in quella di cavalleria di WienerNeustadt.

Sottotenente dei cavalleggeri Windisch-Grätz (sg. 1847), combatté nella campagna d'Italia sotto il gen. Radetzky, ed in quella di Ungheria (1848-49). Gravemente ferito a Moor ( 30 dic. 1848), prigioniero degli Ungheresi

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(de Souvenirs du général Marquis de Pimodau, I. Parigi 1031) Pimodan, Georges-Auguste, marchese di - Ritratto.
a Polanka e condannato alla fucilazione per tentata evasione da Petervaradino ( 20 maggio 1849), ebbe salva casualmente la vita. Colonnello a trentatré anni e sposo ad una Cournel de Montmorency, lasciò la carriera militare e rientrato in Francia (1855) si diede agli studi militari : oltre alle memorie sulle mentovate campagne (Souvenirs du général marquis de P., 1847-49, 2 voll., 1* ed., Parigi 1861; $2^{\mathrm{a}}$ ed., ivi 1891), gli si debbono un pregevole Traité sur la cavalerie ed accurati rilievi sto-rico-tattici raccolti in minuziose visite ai campi di battaglia napoleonici di Russia e di Germania (1856) ed usati dal Thiers per la sua Histoire du Consulat et de l'Empire de Napoléon. Spinto da profondo sentimento religioso, accorse all'appello di Pio IX fra i volontari cattolici ( $1^{\circ}$ apr. 1860) a difesa dei diritti della S. Sede ed assunse la carica di capo di stato maggiore del nuovo esercito pontificio. Il 19 maggio seguente sbaragliava in quel di Grotte di Castro i garibaldini condotti dallo Zambianchi. Unitosi quindi alla colonna del gen. de Lamoricière e avuto il 18 sett. l'ordine di aprire alle esigue schiere papali la via di Ancona contro preponderanti forze regie attestate oltre il Musone in quel di Castelfidardo, si gettò all'attacco dell'aspra erta delle Crocette sino a che, ferito al volto ed al braccio destro, impugnava la spada con la sinistra, e, continuando a tenersi in prima fila a cavallo, ripeteva ad un pugno di prodi : "Avanti, figliuoli, Dio è con noi ! s. Cadde, infine, colpito mortalmente, non senza mormorare al De Lamoricière, che grazie al sacrificio suo e dei suoi stava ormai avviandosi verso Ancona: "Generale, combattono da croi, l'onore della Chiesa è salvo ! s. Spirò sul campo nella notte tra il 18 ed il 19 sett.; la salma e la spada dell'estinto furono, per espresso e cavalleresco ordine di Vittorio Emanuale II, restituite a Roma. Fu tumulato in S. Luigi dei Francesi.

Bibl.: Rapporto del generale De Lamoriciore, in Civ. Catt., $4^{4}$ serie, 11 (1861, 111), p. 530; A. De Ségur, I martiri di Castelfidardo, Bologna 1862, pp. 64-85; P. Balan, Continuazione alla storia universale della Chiesa cattolica dell'ab. Rohrbacher, II, Torino 1879, pp. 213, 239-63; A. Vigevano, La fine dell'esercito pontificio, Roma 1920, pp. 17-27; id., La campagna delle Marche
e dell' Umbria, ivi 1923, pp. 311-75; G. De Pimodan, Vie du général De P., Parigi 1929; S. Jacini, Il tramonto del potere temporale nelle relazioni degli ambasciatori auttrinci a Roma (1880-70), Bari 1931, p. 28; E. De Barral, Les zouaves pontificaux (1880-70), Parigi 1932, sino a p. 90; L. P. Stock, United States Ministers to the Papal States. Instructions and dispatches (1846-68), Washington 1933, p. 180 sgg.; P. Dalla Torre, L'anno di Mentana, Torino 1938, pp. 50-57 ed anche la intr. bibliografica relativa; P. Pirri, Pio IX e Vittorio Emanuele II dal loro carteggio privato, II, Questione Romana (1836-64), Roma 1951, parte 1*, pp. 289329; parte $2^{\text {a }}$, pp. 167-85. Paolo Dalla Torre

PINAGOTECHE: v. MUSEO E MUSEOLOGIA.
PINAMONTI, Giovanni Pietro. - Gesuita, predicatore e scrittore di ascetica, n. a Pistoia il 27 dic. 1632, m. durante una missione, a Orta (diocesi di Novara), il 26 giugno 1703.

Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1647 , fu per 26 anni compagno del p. P. Segneri, seniore, nel ministero delle missioni al popolo; lo aiuto anche nel preparare e comporre alcune opere (p. es., il Confessore istruito) e altre ne compose egli stesso di indole ascetica, molto ricercate, specialmente per la chiara dottrina e la soavità dello stile oltre che per l'efficacia. Principali: La vera sapienza (Venezia 1683), Lo specchio che non inganna (Firenze 1686), La religiosa in solitudine (Bologna 1695), La croce alleggerita (Modena 1699), Il S. Cuore di Maria Vergine (Firenze 1699), Il direttore (postumo, ivi 1705).

Bibl.: Opere complete, Parma 1706; Venezia 1713; Monza (8 voll.) 1836; Sommervogel, VI, coll. 763-92; Rageuaglio sulla sua vita specialmente nella ediz. delle opere, Parma 1718.

Celestino Tessore
PINAR DEL RIO, diOCEsI di. - Città della Repubblica di Cuba nelle Antille, e sede di una diocesi, suffraganea di S. Cristoforo dell'Avana.

Ha una superfice di 13.500 kmq . con una popolazione di 410.000 ab., di cui 400.000 cattolici, divisi in 48 chiese e 27 parrocchie con 15 sacerdoti diocesani e 10 regolari; 1 collegio maschile e 3 femminili (Ann. Pont., 1932, p. 318).

La città di P. del R. fu eretta a diocesi il 20 febbr. 1903 con breve di Leone XIII Actum praeclare. Suo primo vescovo fu mons. Braulio de Orne y Vivanco (1903-1907), a cui successe mons. Manuel Ruiz y Rodriguez.

Tra gli edifici più importanti, è da ricordare la Cattedrale, dedicata a s. Rosendo.

Bibl.: s. v. in Enc. Eur. Am., XLIV, pp. 976-80; Fermin Frsga Barro, s. v. in Cath. Enc., XII, p. 101. Enrico Josi

PINDEMONTE, Ippolito. - Poeta, n. a Verona il 13 nov. 1753 , ivi m. il 18 nov. 1828. Studiò a Modena. Poco più che ventenne, anche per motivi di salute, intraprese viaggi a Firenze, Roma, dove fu nominato accademico arcade, Napoli, Sicilia, Malta, dove fu creato cavaliere dell'Ordine. Tornato in patria, negli ozi della sua villa di Avesa scrisse (oltre la dimenticatissima tragedia Arminio) i due volumetti di Poesie e Prose campestri (1785). Riprese poi a viaggiare in Savoia, Svizzera, Francia. Da Parigi passò a Londra, Berlino, Vienna, Marsiglia : i viaggi che gli ricorderà affettuosamente il Foscolo (Sepolcri, vv. 213-14). Ritornato a Verona, alternò le opere della sincera pietà con le opere letterarie: Epistole, Sermoni, Viaggi (in versi), gli Elogi dei letterati e la traduzione dell'Odissea, fatica che durò fino alla morte.

Alle Poesie campestri pensava il Foscolo quando parlava della "mesta armonia" che governa il canto del P. (Sepolcri, vv. 8-9). Una definizione che lo ravviva e quasi lo crea. Ma invocazioni alla solitudine, alla malinconia, alla bianca tristezza dei campi illuminati dalla luna tornano insistenti nelle Prose campestri, dov'è lecito cogliere un presagio di romanticismo. Romanticismo e non Arcadia; anticipo, dunque, non fioritura tardiva. E, volendo ridurre il P. entro una formola, si dirà che è un romantico in veste di classicista. P. vive nelle antologie per una sola poesia : quella Malinconia che è tipica dell'arte sua e dell'anima, con versicolini quinari che paiono darci esattamente la misura del suo respiro lieve e breve. Ai suoi tempi, fu più

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(Int. Ena. Gutt.)
Pindemonte, Ippolito - Bitratto (disegno di F. Matteini). Stampa per l'edizione di N. Bettoni - Roma, Museo del Risorgimento.
celebrato del Foscolo e gareggio con il Monti. Ma si sente quanto sia lontano dall'uno e dall'altro. Del primo non ha la potenza fantastica, del secondo gli manca l'ebbrezza canora. Resta la sua fatica di traduttore; nobilissima, cbd, per quante traduzioni si abbiano dopo di lui dell'Odissea, la sua, nonostante un'ingenita fiacchezza, è quella che ancor meglio salva e comunica la spiritualità del poema d'Omero.

Bibl.: opere: Poesie originali di I. P., a cura di A. Torri, Firenze 1858; Elogi di letterati it., ivi 1859: Le più belle pagine di I. P. scelte da G. B. Angioletti, Milano-Roma 1933. Studi: G. Gini, Vita e studio critico delle op. di I. P., Como 1899; S. Peri, I. P. Studi e ricerche, Rocca S. Casciano 1905; G. Biadego, I. P. intimo, in Misc. Renier, Torino 1912, pp. 93-98; M. Sche. rillo, I. P. e la poesia bardita, Messina 1920; D. Claps, I. P., in Riv. d'Italia, 31 (1928), pp. 193-203; O. Bassi, Fra classicismo e romanticismo / I. P., Milano 1934.

Cesare Angelini
PINEDA, Juan de. - Esegeta spagnolo, n. nel 1558 a Siviglia, m. ivi nel 1637 . Gesuita dal 1572 , già prima del sacerdozio spiegò Aristotele a Granata e poi a Siviglia.

Sacerdote, espose l'Aquinate per due anni a Siviglia, poi diventò professore d'esegesi nei collegi di Siviglia e di Cordova e nel collegio imperiale di Madrid. Di un'erudizione straordinaria per quel tempo, conosceva bene latino, greco, ebraico, aramaico e siríaco. Fu adibito dall'Inquisizione spagnola per comporre, con altri, l'Index expurgatorius dei libri proibiti (nel 1612, di nuovo nel 1632); nel 1628 fu deputato revisore generale di tutte le biblioteche e librerie della Spagna. Morl rettore del collegio di Siviglia. Non si deve confondere con lui il teologo omonimo, non gesuita, m. a Medina del Campo nel 1587. P. è uno dei più grandi astri dell'età aurea dell'esegesi barocca. I suoi commenti, per quanto molto diffusi, hanno pregi ammirati da tutti, anche dai protestanti: raccoglie con somma erudizione le interpretazioni dell'esegesi precedente, le esamina con calma e spirito critico; spiega quindi il testo secondo le regole della filologia; è inesauribile nel paragonare il testo sacro con ciò che sapeva dei costumi e della vita antica; espone le conclusioni teologiche e morali, specialmente in excursus sparsi nel commento: né trascura le altre questioni, come quelle di critica testuale.

Le sue opere, perspicue nella forma e fornite di copiosi indici, ebbero immensi successi. La migliore è Commentarii in librum Iob (2 voll., Madrid 1597-1601, ecc.). Altre opere: Praelectio sacra in Cantica Canticorum (Siviglia 1602); Commentarii in Ecclesiacten (2 voll., ivi 1612); Ad suos in Salomonem commentarios Salomon praevius, sive de rebus Salomonis regis (Lione 1619); scrisse inoltre prediche in spagnolo, specialmente sull'Immacolata.

Bibl.: J. E. Nieremberg, Varones ilustres de la C. d. 7. VII, $2^{\circ}$ ed., Bilbao 1891, pp. 195-203 (Andrade); Hurter, III, pp. 771-73; Sommervogel, VI, coll. 796-801; A. Astrán, Hist. de la C. d. 7. en la Asistencia de España, IV, Madrid 1913, pp. 22-53, 234, 796; L. Astrana Marín, Obras completas de don Francisco de Quevedo Villegas, I, ivi 1932, pp. 664-82; J. Barbozán, La Inquisición y los libreros en 1629, in Rev. de bibl. nacional, 2 (1932), pp. 259-64. Pietro Naber

PINEROLO, diocesi di. - Città e diocesi del Piemonte, suffraganea dell'arcidiocesi di Torino.

La diocesi si estende su un'area di 100 kmq . con una popolazione di 79.850 ab . dei quali 63.150 cattolici; ca. 16.700 "evangelici ", in massima parte Valdesi; conta 62 parrocchie di cui 25 di religione mista, servite da 164 sacerdoti diocesani; ci sono inoltre 4 comunità religiose maschili e 40 femminili.
P. è nominata in un diploma di Ottone III (995?) che ne diede il possesso ad Amizzone, arcivescovo di Torino. Al principio del sec. si il dominio passò al marchese Oldérico Manfredi. A lui succedette la figlia Adelaide, fondatrice del monastero benedettino di S. Maria in Abbadia Alpina (1064), i cui abati esercitarono per lungo tempo su P. una giurisdizione anche temporale. Poi la città fu retta dai Savoia, a cominciare dal conte Tommaso (1220). Dal 1295 al 1418 P. divenne capitale del principato Savoia-Acaia. Nel 1466 Pio II, a compenso della rinuncia al pontificato fatta da Amedeo VIII (Felice V), concesse ai duchi di Savoia la nomina dei benefici concistoriali in P. La città subì tre volte la dominazione francese: dal 1536 al 1574, dal 1630 al 1696 e dal 1798 al 1814 . Durante il dominio francese, tra il
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(Int. Gatti)
Pinerolo, diocesi di - Seminario vescovile - Pinerolo.

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1668 e il 1678 , un misterioso personaggio, la « Maschera di ferro», fu rinchiuso nella cittadella; e dal 1809 al 1813 fu tenuto prigione nel forte di Fenestrelle il card. Pacca.

La diocesi fu istituita su istanza di Carlo Emanuele III con il breve In sacrosancta b. Petri di Benedetto XIV del 23 dic. 1748 (cf. Bullarium Benedicti XIV, II, Prato 1846, pp. 468-87). La mensa fu costituita in parte dei beni della sopra ricordata abbazia di S. Maria. Nel 1802 il governo francese soppresse tutti gli Ordini religiosi della città e nel 1804 la diocesi fu unita a quella di Saluzzo; fu ripristinata da Pio VII con il breve B. Petri Apostolorum del 17 luglio 1817 (Bullarii Romani continuatio, a cura di R. Segreti, XIV, Roma 1849, pp. 344-58).

Nella diocesi di P. risiede il più compatto gruppo di Valdesi (v.). La loro prima comparsa nelle valli di P. risale al principio del sec. xili.

Tra i vescovi più insigni di P. si ricordano: P. Giuseppe Rey (1824-32), che offri al Lanteri (v.) la possibilità di erigere la Congregazione degli Oblati di M. V. (v.) e chiamò le Suore di S. Giuseppe di Chambéry, fondatrici nella città delle prime scuole popolari; Andrea Charvas (1834-52), apologeta e lottatore per la libertà della Chiesa, autore della Guida del catecumeno valdeo, ossia difesa dei cattolici contro gli errori dei protestanti (Parigi 1840), promotore della fondazione del priorato mauriziano di Torre Pellice con annesse scuole cattoliche (1844); G. B. Rossi (1895-1922) predicatore ed autore di opere catechistiche, cui si devono gli ultimi restauri del Duomo e del santuario della Madonna delle Grazie, la costruzione del Seminario vescovile ( 1899 ) e della nuova chiesa parrocchiale in Luserna S. Giovanni (1912).

Montinenti. - La chiesa di S. Maurizio con campanile in stile gotico cuspidato, ricostruito nel 1481 e più volte restaurato, che domina la città; il Palazzo di Acaia, costruito da Filippo d'Acaia nel 1318, in deplorevole stato; il luminoso Duomo, sorto, come pare, verso il 1000, ricostruito e consacrato nel 1508 , restaurato nel 1885, di tardo gotico piemontese, ricco di affreschi di Vacca, Rollini, Reffo e di vetrate originali di grande pregio; il campanile di S. Domenico, annesso alla antica chiesa omonima di cui rimane l'elegantissima abside (1438); la bella chiesa barocca annessa al monastero della Visitazione (sec. xvir).

P. è una delle prime città d'Italia in cui si coltivò l'arte della stampa (De Rubeis, 1479). Fu sede di una celebre scuola di cavalleria. Ora in essa fiorisce il commercio e l'industria. Ha scuole medie e di avviamento al lavoro; ginnasio-liceo; istituto tecnico e magistrale di Stato; ed inoltre scuole medie e magistrali femminili parificate, rotte dalle Suore di S. Giuseppe di P. e l'Istituto professionale Murialdo dei pp. Giuseppini. Ha molti istituti di beneficenza: ospedali, orfanotrof, la prima succursale del «Cottolengo» di Torino; l'Ospizio cronici, fondato dal preposto Michele Cerutti nel 1928. Ha una ricca Biblioteca civica intitolata al suo fondatore Camillo Alliaudi (1805-67).

In una delle sue ampie piazze sorge il monumento al gen. Filippo Brignone (1812-77). Altri personaggi illustri sono: Gianfrancesco Porporato, giurista e uomo politico ( $1484-1544$ ); Michele Buniva, medico, introduttore del vaccino in Piemonte (1762-1834); Ignazio Porro, scienziato (1795-1875); can. Pietro Caffaro, storico (18521914); Luigi Facta, politico (1861-1930). P. è pure la patria della b. Margherita di Savoia (1391-1464).

Centri principali: Villar Perosa, Fenestrelle, Sestrièrea, Torre Pellice. - Vedi tav. C.

Bibl.: D. Carutti, Storia di P., Pinerolo 1893; P. Caffaro, Notizie e documenti della Chiesa pinerolese, 6 voll., ivi 1893-1903; anon., Due secoli di storia della diocesi di P. (1748-1948), ivi 1948; anon., Guida Pinerolo-Sestriire e Valliav, ivi 1950. Giulio Bonatto

PINGLIANG, diOCESI di. - Nella parte nordorientale della provincia del Kansu (Cina settentr.).

Eretta in prefettura apost. con 17 sottoprefetture civili smembrate dal vicerinto apost. di Yianchow (v.) il 25 genn. 1930, fu affidata all'Ordine dei Frati Minori Cappuccini spagnoli della provincia regolare di Aragona. Il 24 giugno 1930 fu elevata a diocesi suffraganea di Lanchow.

Ha una estensione di ca. 54.000 kmq . Al 30 giugno
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(par cartevia dei Mismonori del S. Cuore)
Pinheiro - Facciata della chiesa in stile coloniale - Alcantara.
1949, su una popolazione totale di 1.700 .000 ab., i cattolici erano 5063 e i catecumeni 308 . Oltre all'Ordinario, v'erano 13 sacerdoti secolari cinesi e 11 padri cappuccini spagnoli; 11 seminaristi maggiori e 17 minori. Il personale ausiliario contava: 4 fratelli cappuccini spagnoli, 7 suore cinesi, 17 catechisti, 13 maestri, 15 battezzatori, 8 infermieri. Le stazioni missionarie erano 26 e facevano capo a 13 chiese e 25 cappelle. Le opere consistevano in 6 ambulatori medici, 3 orfanotrof, 2 ospizi per vecchi, 3 scuole elementari e 6 di preghiera.

I primi cattolici del territorio di P. furono coloni immigrati dalle province dello Szechwan e dello Shensi, confinanti con il Kansu: se ne contavano 98 presso la città di Kingyang nel 1880, cui altri seguirono nel 1891 nelle sottoprefetture civili di Lingtae e Huating; nel 1898 il loro numero era salito a 700 . Dal 1908 ebbe inizio l'evangelizzazione degli indigeni di P .

Bibl.: AAS, 22 (1930), pp. 477-78; GM, p. 206; Arch. di Prop. Fide, Relazione P. 1949; MC, 1950, p. 356. Adamo Pucci

PINHEIRO. - Città e prelatura nullius nello Stato del Maranhão in Brasile.

Il territorio della prelatura si estende per 44.463 kmq . tra la baia di São Marcos sull'Atlantico e il Rio Garupy. Ha una popolazione di 169.820 ab. dei quali 140.000 cattolici. Conta 8 parrocchie servite da 1 sacerdote diocesano e da 10 regolari, 4 comunità religiose maschili (Ann. Pont., 1951, p. 632). La prelatura fu creata dal papa Pio XII con la cost. apost. Ad maius Christifidelium del 22 luglio 1939 per smembramento dell'arcidiocesi di S. Luigi del Maranhão e della prelatura nullius di S. Giuseppe de Grajahù, elevando al grado e dignità prelatizia la chiesa dedicata a s. Ignazio di Lejola esistente nella città di P. La prelatura è suffraganea di S. Luigi del Maranhāo. Nella città di Alcántara, già sede della Capitanía di Cuma, è notevole la chiesa del Carmine.

Bibl.: AAS, 32 (1940), pp. 112-14; G. B. Lehmann, O Brasil católico 1947, Juiz de Fora 1947, p. 479. Virginio Battezzati

PINI, Giovanni Domenico. - Assistente di Azione Cattolica, n. a Milano il 29 genn. 1871, m. ad Arona l'11 apr. 1930. Frequentò l'Università di Pavia e di Genova, ove conseguì la laurea in legge. Tornato a Milano partecipò con Filippo Meda alle attività religiose e sociali dei cattolici, collaborò all'Osservatore cattolico e agitò l'idea di una università cattolica. Obbedendo alla vocazione sacerdotale, entrò nel Seminario di Tortona e fu ordinato prete dal card. Ferrari il 23 dic. 1899.

Dopo una breve parentesi parrocchiale, fu destinato alla Biblioteca Ambrosiana, ma continuò a lavorare specialmente nel Fausto democratico cristiano. Insieme a L. Necchi cooperò alla conversione di Edoardo Gemelli. Già assistente nel Circolo universitario cattolico di Milano, dopo il Congresso nazionale della FUCI, nel 1906, diventò assistente federale. Fu questa l'attività per cui prodigò

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tutte le sue energie durante sedici anni : a lui si dovettero i superamenti di tante crisi organizzative, moderniste, politiche: l'indirizzo da lui impresso resto la caratteristica particolare della FUCI nell'Azione Cattolica. Era anche viceassistente generale della G.C.I. Nel 1913 fu nominato parroco di S. Eustorgio a Milano e durante la guerra la sua patrocinia fu il centro di un'esemplare attività assistenziale ai combattenti e loro famiglie: 14000 lettere testimoniano la sua iniziativa per mantenere in vita la FUCI mentre i soci erano al fronte. Nel 1923 lasciò la FUCI per assumere l'assistenza generale della G. C. I.; contemporaneamente fu nominato canonico di S. Pietro in Vaticano. Due anni dopo fu sostituito e divenne vicepresidente dei congressi eucaristici. Compilò un libretto di preghiere Ora felice, Ora breve (Milano 1895), un altro manualetto Collana di perle (ivi 1898) e un opuscolo su Roma alla mente e al cuore del giovane (Roma s. a.).

Bibl.: autori vari, Necrologio, in Studium, 26 (1930), pp. 225230; G. B. Migliori, G. D. P., Milano 1931; id., G. D. P. e Vita Neccbi, in Studium, 28 (1934) pp. 333-42; G. Dore, Don G. D. P., Todi 1936; G. Anichini, 50 anni di vita della FUCI, Roma 1947, passim. Augusto Moreschini

PINI, Michele, beato. - Recluso camaldolese, n. a Firenze nel 1442, m. a Camaldoli il 21 genn. 1522. Allevato alla corte dei Medici, fu prediletto da Lorenzo il Magnifico, il quale lo fece ordinare sacerdote e gli concesse ampia libertà di dedicarsi alla vita di pietà pur di tenerlo presso di sé.

Innamoratosi della vita eremitica, dopo una visita fatta al S. Eremo di Camaldoli, si monacò il 24 marzo 1502. Dopo tre anni si fece recluso e tale rimase per 17 anni fino alla morte. Raggiunse alti gradi di unione mistica in una vita di preghiera ininterrotta, di dura penitenza soffusa da tanta giovialità da renderlo amatissimo da tutti i confratelli. Predisse, tra l'altro, il sommo pontificato ai cardd. Giuliano de' Medici e Alessandro Farnese. Scrisse un trattatello sul S.mo Sacramento e uno sulla preghiera. Istituì, per divina ispirazione, la "Corona del Signore» subito approvata ( 14 febbr. 1616) e arricchita di numerose indulgenze da Leone X.

Bibl.: S. Razo, Vite dei santi e beati dell'O. di Camald., Firenze 1600, p. 112; I. Fiori, Vita del b. M. P., Roma 1722; J. M. Mittarelli-A. Costadoni, Annal. Camald., VIII, Venezia 1764, pp. 29-33; A. Pagnani, Storia dei Camald., Sassuferrato 1903, p. 181; A. Giabbani, Sémologia Camald., Roma 1930, p. 6 .

Anselmo Giabbani
PINITO, vescovo di Cnosso, santo. - E commemorato nel Martirologio romano il 10 ott. ma non consta che nell'antichità abbia avuto un culto.

Secondo Eusebio, fu vescovo sotto Marco Aurelio e Commodo; sembra che volesse imporre ai suoi fedeli un tenore di vita molto rigido, specialmente a proposito della continenza, per cui Dionisio di Corinto per lettera lo esortò alla moderazione in considerazione dell'umana debolezza. Nella sua risposta, a dir di Eusebio, traspariva la sua fede, la sollecitudine per il bene del suo popolo e la conoscenza delle cose divine, ma esortava Dionisio a nutrire il popolo con dottrina più severa, perché non cadesse nella rilassatezza.

Bibl.: Eusebio, Hist. eccl., IV, 21; s. Girolamo, De viris illustribus, 28; Acta SS. Octobris, V, Parigi 1868, p. 9; Martyr. Romanum, p. 445.

PINOT, NoEL, beato. - Martire della Rivoluzione francese, n. ad Angers il 19 dic. 1747, m. ivi il 21 febbr. 1794.

Sacerdote nel 1771, fu lo stesso anno vicario di Bousse, nel 1776 a Corzé, indi nel 1781 cappellano nell'ospedale degli incurabili ad Angers; nel 1788 parroco a LourouxBéconnais. Sanzionata la Costituzione civile del clero (1790), si rifiutò di giurarla, per cui fu condannato a due anni d'esilio, a due leghe dalla parrocchia; ma la vittoria della Vandea cattolica ve lo riportò nel giugno 1793. Continuò i suoi ministeri di nascosto, continuamente spiato, finché, tradito da un apostata, fu arrestato il 9 febbr. 1794, mentre usciva all'altare per celebrare la Messa. Processato e condannato ad Angers il 21 febbr., lo stesso giorno fu ghigliottinato. Volle salire al patibolo vestito
dei paramenti sacri come salisse all'altare e prima di piegare il capo, recitò ad alta voce: "Introibo ad Altare Dei ".

Fu beatificato il 31 ott. 1926. Festa il 21 febbr.
BibL.: C. Sauvé, Un admirable martyr sous la Terreur: N. P., Parigi 1905; F. Ueureau, N. P., curé du Louroux-Béconnais, Angers 1912; A. Cesanier, N. P., $2^{\circ}$ ed., Parigi 1948; A. de Ségur, Vita del b. N. P., Milano 1926. Celestino Testore

PINSK-PINSK, diOCesI di. - Città e diocesi della Polonia. Su una superficie di 50.000 kmq . conta 319.603 cattolici, distribuiti in 133 parrocchie, servite da 148 sacerdoti diocesani; 7 comunità religiose femminili.

La diocesi fu fondata nel 1795, sorta da una parte della vecchia diocesi di Luck. Primo vescovo fu Kasper Cieciszewski, vescovo di Kiev. Nel 1798 fu unita alla diocesi di Minsk e poi, nel 1869, collegata alla diocesi di Wilna. Ristabilita nel 1925, con il vescovo Zygmunt Lozinski. E suffraganza di Wilna (Wilna). Attualmente la maggior parte è sotto l'occupazione sovietica. A Janow presso P. fu martirizzato dai Cosacchi e mori nel 1657 s. Andrea Bobola (v.). Il vescovato dei Ruteni fu fondato nel sec. xit, suo primo vescovo fu Gioachino (1146). La sede vescovile fu prima a Turow, dal sec. xiv a P., e i suoi vescovi ebbero il titolo di vescovi di P. e Turow. Dopo l'Unione di Brzesc del 1593-96, primo vescovo unito fu Leoncjusz Pelczycki, m. nel 1595. Il vescovato fu soppresso dall'imperatrice Caterina II di Russia dopo il terzo smembramento della Polonia nel 1795. Il papa Pio XI, con la cost. apost. Viv dum Poloniae unitas del 28 ott. 1925, ricostituì la diocesi con cattedrale dedicata alla B. V. Assunta. A P. vi è la chiesa e il chiostro dei pp. Francescani del 1796; la cattedrale dei Ruteni è del sec. xit. A Norodysseze vi è il chiostro dei pp. Benedettini, giunti da Montecassino nel 1662.

Bibl.: AAS, 17 (1925), pp. 276, 523, 632; A. M. Ammann, Storia della Chiesa rossa e dei paesi limitrafi, Torino 1948; Ann. Pont., 1952, p. 319.

Adam Macielinss:
PINTO, Heitor. - Scrittore mistico portoghese, n. a Covilhã verso il 1528 , m. nel 1584 , cavaliere gercoalimitano. Studiò a Coimbra e a Siguenza.

Più che alle opere in latino, in maggior parte commenti ai libri sacri, il suo nome è legato alla Imagem da Vida Christô, in undici dialoghi, detta anche Diálogos (prima parte, Coimbra 1563; $2^{\circ}$ parte, Lisbona 1572), profondo lavoro sui principi più importanti della filosofia morale cristiana. A molti di questi principi, come a quelli delle qualità del buon principe e delle meditazioni consolatorie per l'ora della morte, avrebbero attinto gli altri mistici portoghesi del tempo.

BibL.: ediz.: L'Imagem da Vida Christô ebbe numerose odd.: la più recente è quella in quattro voll., Lisbona 1940. Studi : F. de Figueiredo, Os Mysticos, in Alma Nova, 14 (1916), pp. 2128; M. Alves Correia, Prefazione, alla citata edizione del 1940, I, pp. 1-55.

Giuseppe Carlo Rossi
PINTURICCHIO, Bernardino Betti (di Betto) detto il. - Pittore, n. a Perugia nel 1454, m. a Siena nel 1513 .

Formatosi nell'ambiente umbro, forse sotto la guida del Caporali, risentí poi in particolare del Perugino con il quale collaborò nell'esecuzione delle Storie di s. Bernardino (recentemente negate al Perugino), e quindi a Roma nei dipinti della Cappella Sistina: Circoncisione dei figli di Mosè e Battesimo di Gesù. Ma già in queste prime opere la personalità del collaboratore, più che allievo, si distingue da quella del maestro, e maggiore appare il distacco nella decorazione della cappella Bufalini in S. Maria d'Aracoeli (dopo il 1490). Qui la sua piacevole vena narrativa prevale accompagnata da quello squisito e raffinato senso decorativo che nella prefusione degli ori, dei colori, dei particolari minuti, della ricchezza del paesaggio mantiene sempre equilibrio ed eleganza. Più sobrio è negli affreschi delle cappelle laterali in S. Maria del Popolo, eseguiti in collaborazione con altri artisti umbri, dove una dolce Natività viene inquadrata dal suo solito paesaggio ricco di vegetazione e di rocce. Dopo un breve

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(Inh. Anderson)
Pinturicchio, Bernabdino Betti detto it - S. Lodovico, vescovo di Tolosa. Particolare degli affreschi in S. Maria in Aracosti. Roma.
soggiorno a Orvieto, dove rimangono pochi affreschi nel Duomo, ritorna a Roma a lavorare nell'appartamento Borgia ( $1493-94$ ).

Anche per la decorazione di queste sale, dove illustra i Misteri della Fede, Storie di Santi, le Arti liberali, le Sibille, Profeti e Apostoli, ricorre alla collaborazione di altri artisti; ma la sua impronta domina ovunque. Il modo di narrare è sempre pacato e un po' distaccato, mentre i mezzi espressivi si fanno più ricchi e fastosi nella decorazione, dove l'uso della pasticca dorata interviene larghissimo, i colori sono vivaci e vivacemente accostati. Lo si è accusato, a proposito di queste opere, di mancanza di profondità di sentimento e di solidità costruttiva. Accusa ingiusta, poiché tutto ciò non è necessario alla sua arte non rispondendo a una sua esigenza; prova ne è la forza che riesce ad imprimere negli affreschi della cappella Baglioni in S. Maria Maggiore di Spello (1500-1501) usando il linguaggio abituale, appunto perché aderente alla sua vera personalità. Meno persuasivo appare nella Libreria Piccolomini nel duomo di Siena (1505-1508) nel narrare Fatti della vita di Pio II, con la solita ricchezza, ma in modo svagato e piuttosto superficiale, imputabile soltanto in parte alla presenza di collaboratori; mentre le sue qualità migliori sono palesi nella precedente (1504) esecuzione della cappella di S. Giovanni Evangelista, pure nel Duomo.

Un altro momento felice ha nel 1508 quando affresca le vele del presbiterio di S. Maria del Popolo con equilibrata e spigliata eleganza. Oltre a queste opere esegui vari dipinti conservati in gallerie, a Perugia, Valenza, Dresda, Londra, Firenze, Vaticano, ecc. e in chiese; si ha inoltre notizia di una sua attività miniaturistica di cui un esempio sarebbe la pagina di messale miniata con una Crocifissione, nella Biblioteca Vaticana, da alcuni studiosi ascritta invece al Perugino. - Vedi tav. CI.

Bibl.: Bombe, s. v. in Thieme-Becker, XXVII, p. 65: A. Bertini-Calosso, s. v. in Enc. Ital., XXVII, p. 307; F. Petriccione, P., Novara 1945; C. Gamba, Pittura umbra del Rinascimento, ivi 1949, p. 21. (con bold. essenziale). Maria Donati

PINY, Alexandre. - Scrittore mistico domenicano, n. ad Allos (Provenza) il 25 febbr. 1640, m. a Parigi il 20 genn. 1709. Vesti l'abito religioso a Draguignan. Insegnò a Marsiglia e ad Aix, ove fu
reggente degli studi (1671-75). Indi si trasferi a Parigi, prima nel convento di S. Giacomo, poi in quello della S.ma Annunziata, nel quale mori.

Lasciò opere ascetico-mistiche, molto diffuse fino ad oggi, sul puro amore praticato mediante l'abbandono (v.) : E'rat du pur amour ( $3^{\mathrm{a}}$ ed., Lione 1682, Bordeaux 1683); La clef du pur amour (Lione 1681, 1682, 1685); Le plus parfait (Parigi 1683, spesso riedico). Da ricordare inoltre i lavori scolastici: Cursus philosophicus themisticus... ( 5 voll., Lione 1670) e Summae Angelicae s. Thomae Aquinatis compendium resolutionium... (4 voll., ivi 1680-81).

BibL.: Quibif-Echavd, II, p. 772-73; III, ed. R. CoulonA. Papillon, Roma-Parigi 1909-34, pp. 116-20; A. Touron, Histoires des hommes illustres de l'Ordre de st Dominique, V, Parigi 1749, pp. 774-82; H. Bromond, Hist. littér. du sentiment relig. en France, VIII, ivi 1928, pp. 78-178; M.-M. Gorce, Figures dominicaines, Ligugé 1935, pp. 121-34; id., s. v. in DThC. XII, III (1935), coll. 2119-24; M. Gomier, Les Dominicains de st Honoré, Ligugé 1950, pp. 209-16.

PIO da Carpi, famiglia. - Se ne può considerare capostipite un Pio, che nel 1177 fu podestà di Modena. Un suo discendente, Egipto, fu nel 1264 espulso da Modena insieme con altri capi ghibellini. Nel 1331 Guido, figlio di Egidio, e suo cugino Manfredo furono vicari di Modena per Giovanni di Boemia e ne divennero signori, ma la lega formatasi contro Giovanni li costrinse a cedere la città agli Estensi, ricevendo in cambio Carpi per Manfredo e S. Felice per Guido. Per quasi due secoli i P. si trovarono in contrasto con gli Estensi che aspiravano al dominio di Carpi e offrivano in compenso altri feudi nel modenese. Nel 1450 Alberto P., capitano al servizio di Francesco Sforza, lo abbandonò per i Savoia i quali gli concessero di aggiungere al suo nome quello di Savoia.

Bibl.: P. Litta, Famiglie nobili italiane, II, 18.
Roberto Palmarocchi
La famiglia fu resa illustre nel sec. xvı da Alberto, n. ca. il 1475 da Lionello I e Caterina Pico, sorella del celebre Giovanni; ebbe maesto Aldo Manuzio, che egli sempre protesse, e Gregorio di Spoleto; raccolse libri lotini, greci ed ebraici, fu amico dell'Ariosto ed acquistò fama di "distinto teologo". Sposò Cecilia Gonzaga di Mantova e fu coinvolto in discordie familiari, fomentate dagli Estensi di Ferrara che miravano al suo feudo di Carpi. Si portò presso Massimiliano re di Germania nel 1500 e lo rappresentò in Curia in occasione della lega contro Venezia del 1508-10. Nel 1512 era ambasciatore imperiale a Roma e fu molto in favore presso Leone X. Durante il Conclave del 1523 stette con i Medici e con la parte francese, della quale fu grande fautore, insieme con Gian Matteo Giberti e Lodovico di Canossa vescovo di Bayeux. Con loro si sdoperò per mantenere Clemente VII nella politica anti-imperiale, per cui l'inviato di Carlo V poteva riferire "Carpi è un diavolo: sa tutto e si mescola in tutto, l'Imperatore dovrebbe guadagnarselo od annientarlo ". Fu con Clemente VII in Castel S. Angelo durante il sacco del 1527 e fu da lui inviato presso il re Francesco I. Carlo V gli tolse allora Carpi che l'8 apr. 1530 infeudò ad Alfonso d'Este. Morì a Parigi nel genn. 1531 lasciando due figlie. Diplomatico ed umanista inviò nel 1526, manoscritta, ad Erasmo da Rotterdam una Responsio accurata et parenetica ad una lettera di lui, stampata a Parigi nel 1529 con la risposta di Erasmo. Alberto gli replicò con i suoi XXIII Libri in locos lucubrationum variarum Erasmi Roterodami (Parigi e Venezia 1531); egli intendeva combattere Lutero con la critica contro Erasmo. Contro di lui, già morto, Erasmo scrisse allora un'Apologia (Basilea 1531).

Bibl.: G. Tiraboschi, Biblioteca modenese, IV, Modena 1783, pp. 156-201; F. Lauchert, Die italienischen literarischen Gegner Luthers, Friburgo 1912, pp. 279-311; P. Tacchi-Venturi, Storia della Compagnia di Gesù, Roma 1950, I, p. 123 sgg.

Rodolfo, cardinale, figlio di Lionello II (fratello di Alberto) e di Maria Martinengo, n. il 2 maggio 1500,

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dottore in filosofia a Padova, cavaliere gerosolimitano, fu cameriere segreto di Clemente VII (1523-34) da cui fu adoperato in maneggi diplomatici. Nominato vescovo di Faenza il 13 nov. 1528 la governò per mezzo di vicari; preoccupato di liberarla dalla penetrazione del protetantesimo e di toglierne gli abusi, vi fece celebrare nell'ag. 1535 un sinodo di riforma. Rinunciò a questa diocesi in favore del fratello Teodoro ( 10 ott. 1544) ed ebbe per favore di Carlo V quella di Agrigento, dove pure non risiedette. Nunzio in Francia il 26 luglio 1530 , passò in Savoia il 29 maggio 1533 in occasione del Convegno di Nizza fra il Papa ed il Re e ritornò a Roma con il Papa il 21 nov. 1533. Fu nominato di nuovo nunzio in Francia da Paolo III il 9 genn. 1535 con il còmpito di annunciare il Concilio, difendere la neutralità del Papa, eliminare l'influsso politico dell'Inghilterra e cercare l'appoggio contro le incursioni corsare. Creato cardinale il 12 dic. 1536 insieme con Pole, Carafa, Sadoleto, del Monte, Aleandro, lasciò la Francia nell'apr. 1537. Fu inviato di nuovo colà il 19 dic. 1537 con il compito di condurre i negoziati per la pace fra Carlo V e Francesco I che furono continuati dal Papa nel secondo Convegno di Nizza dal maggio-giugno 1538. Paolo III lo lasciò suo legato in Roma il 12 ag. 1541 , quando si recò al Convegno di Lucca e nel febbr. 1543, quando si recò a Bologna e poi a Busseto. Rodolfo fu di nuovo legato in Francia sotto Giulio III nel sett. 1551; apparteneva al partito imperiale e altre alcune lettere si ha di lui manoscritto un Discorso a Carlo V Cesare del modo di dominare redatto nel 1543. Con tale tendenza partecipò al Conclave del 1550 ; in quello del 1559, il 6 sett. si tentò di eleggerlo papa per via di omaggio; tentativo ripetuto inutilmente i giorni seguenti.

Appartenne all'Inquisizione romana già sotto Paolo III e ne fu durante i seguenti pontificati autorevole membro e zelante promotore della Riforma cattolica. Quale protettore dei Cappuccini convocò i loro Superiori a Roma nel 1542 in occasione dell'apostasia dell'Ochino per farsi garante della loro fede. Fu anche l'unico protettore che avessero i Gesuiti e primo membro della Compagnia della Grazia istituita da s. Ignazio. Fu benemerito del santuario di Loreto. Figlio del suo secolo, costruì una vigna sul Quirinale e nel suo palazzo a Campo Marzio radunò una biblioteca (che lasciò all'erudito Latino Latini) e inoltre statue, bronzi, antichità diverse, pitture. Vescovo di Ostia, e decano il 18 maggio 1562 , morì in Curia il 2 maggio 1564 lasciando fama di uomo di grande virtù, dottrina e prudenza negli affari, d'esperienza e di giudizio s. Sul suo sepolcro a S. Trinità dei Monti, Pio V, che gli era stato amicissimo, fece erigere un monumento. Anche Felice Peretti (Sisto V) aveva goduto del suo appoggio.

BibL.: Ciaconius-Oldoinus, Vitae et res gestae pontificum ecc., III, Roma 1677, col. 619 sgg.; G. Tiraboschi, Biblioteca modenese, IV, Modena 1783, p. 212; Pastor IV, V, VI v. indici; C. Capasso, Paolo III, Messina 1924, passim; F. Lanzoni, La controriforma nella città e diocesi di Faenza, Faenza 1925, pp. 2948, passim; Eubel, III, passim; H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, Brescia 1949, passim.

Dal ramo dei P. di Savoia trapiantato a Ferrara uscì Carlo Emanuele, n. nel 1578, creato cardinale diacono da Clemente VIII il 9 giugno 1604. Visse sempre in Curia, e fu largo di favore all'abate F. Ughelli per la sua Italia sacra; morì vescovo di Ostia il $1^{\circ}$ luglio 1641. Suo nipote, figlio di Ascanio e Porzia Mattei, Carlo iuniore, n. il 9 apr. 1622 , dopo una giovinezza passata sotto le armi fu chierico di Camera e tesoriere finché da Innocenzo X fu creato cardinale diacono il 2 marzo 1654. Il 2 ag. 1655 fu nominato vescovo di Ferrara e mori vescovo di Sabina il 13 febbr. 1689.

BibL. : Ciaconius-Oldoinus, Vitae..., IV, Roma 1677, pp. 364 sg., 700 .

Pio Faschini
PIO I, papa, santo. - Nel Martirologio romano è commemorato l'ri luglio; fu Adone che per primo l'inserì nel suo Martirologio. Successe ad Igino, ma incerta è la cronologia, 140-155 ca. Alla morte sarebbe stato seppellito presso il sepolcro di s. Pietro.

Dal cosiddetto Frammento Muratoriano si sa ch'era fratello di Erma (v.), l'autore del Pastore. Durante il
suo pontificato gli gnostici Valentino e Cerdone diffusero in Roma le loro dottrine, ma quest'ultimo per un certo tempo ritornò alla comunione cattolica.

Tradizioni appografiche tardive e leggendarie, riprese anche dall'autore del Lib. Pont., lo fanno originario di Aquileia e lo mettono in relazione col titolo di Pudente (v.).

BibL.: Eumdais, Hist. cod., IV, 11; Lib. Pont., I, p. 132 sg.; Acta SS. Tulii, III, Parigi 1868, pp. 170-72; Martyr. Romanum, p. 281 sg.

Agostino Amore
PIO II, papa. - N. 2 Corsignano nel Senese il 18 ott. 1405, m. ad Ancona il 15 ag. 1464.

1. Il giovane umanista. - Enca Silvio Piccolomini, di una famiglia di nobili senesi decaduta e bandita, attese da giovane a studi di giurisprudenza; ma più assai amé arricchirsi di vastissima cultura umanistica. Andò nel 1432 al Concilio di Basilea nel seguito del card. Domenico Capranica; entrato, dopo varie vicende, al servigio del pio e dotto card. Albergati, viaggiò con lui nell'Occidente europeo e fu mandato nella Scuola, acquistando diretta conoscenza dei più vari paesi. Scrittore e abbreviatore del Concilio (1436), ebbe parte attiva nell'opposizione ad Eugenio IV; fu segretario dell'antipapa Felice V; difese in un Libellin l'autorità del Concilio. Entrato però nella cancelleria imperiale, seguì e incoraggiò la politica di Federico III, di neutralità fra il Papa e il Concilio. Fin qui era stato largamente apprezzato per dottrina ed eloquenza, amava chiamarsi poeta, avendo ricevuto il lauro da Federico ( 27 luglio 1442); dimostrava e quasi ostentava leggerezza di costumi sono di questo tempo la commedia Clotio e lo troppo famosa De duobus amontibus historio (1444). Ma il presentimento di una vecchicaza non lontana, la riflessione sui gravi problemi della cristianità e dell'Europa, forse nuove, più alte ambizioni produasero in lui un mutamento radicale; già dall'ott. 1444 afferma di voler orman servire a Dio solo. L'umanesimo stesso, di cui continua a essere fervido seguace e si fa apostolo nella Germania, acquista ora per lui un contenuto più profondo e lo rivolge verso Roma papale.
II. L'uomo di Chiesa. - Enca Silvio avverte allora più chiaramente il pericolo che, battendo la via su cui si era posto il Concilio, la Chiesa universale si spczzi in Chiese nazionali; e sente la necessità che la riforma auspicata sia promosse da un pontificato reso più forte. Ambasciatore di Federico III a Roma, si riconcilia con il Papa; riceve gli Ordini sacri (sacerdote il 4 marzo 1447), che prima aveva rifiutati per non obbligarsi a castità; si adopera a guadagnare ad Enrico IV la nazione germanica; ed ha grande parte in quel "concordato dei principi" (febbr. 1447), che, pur favorevole a questi, era tuttavia un passo decisivo per la riunione della Chiesa intorno al Pontefice. Vescovo prima di Trieste ( 19 apr. 1447), poi della sua Siena ( 23 sett. 1450), confessa l'errore di avere aderito al Concilio, affermando che, dove è il Papa, ivi è il Concilio. Si adopera per il riconoscimento di Niccolò V da parte dei Tedeschi, pur continuando a servire anche alla casa di Austria, per la quale procurò il matrimonio di Federico III con Eleonora di Portogallo, nipote di Alfonso re di Aragona e di Napoli, e svolse le difficili trattative per la coronazione imperiale.

Un mese dopo l'incoronazione, il 25 apr. 1452, in un discorso innanzi al Papa e all'Imperatore, propone il compito che urge ormai sulla cristianità, la guerra contro gli infedeli. Legato nei paesi transalpini, stimola il Papa, l'Imperatore, le diese germaniche, a sve