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oronazione imperiale.

Un mese dopo l'incoronazione, il 25 apr. 1452, in un discorso innanzi al Papa e all'Imperatore, propone il compito che urge ormai sulla cristianità, la guerra contro gli infedeli. Legato nei paesi transalpini, stimola il Papa, l'Imperatore, le diese germaniche, a sventare il pericolo che minaccia la civiltà cristiana e che la caduta di Costantinopoli ha rivelato in tutta la sua gravità. Ma avverte già la realtà dolorosa; Papato ed Impero sono ormai nomi vani; i cristiani sono, per la inerzia e le discordie, "procuratori dei Turchi». E tuttavia, creato cardinale da Callisto III (17 dic. 1456) e divenuto suo consigliere, mentre dimostra la sua abilità in diversi negozi, insiste soprattutto nel disegno della crociata, animandovi il già fervente Pontefice.

Nel Conclave del 1458, con una non disinteressata difesa dell'indipendenza del Pontificato e dell'Italia dalle nazioni siframmetane, e in particolar modo dalla Francia, riesce ad allontanare dalla tiara il francese Estouteville; e, con l'appoggio degli inviati di Milano e di Napoli, è

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Pio II, pana - Pagina con ritratto di P. II e stemma dei Piccolomini, Miniatura (acc. xv). Il codice contiene le lettere di P. II scritte durante il pontificato - Biblioteca Vaticana, cod. Chigi 10
l. VIII, 252, f. $4^{\circ}$.
eletto pontefice ( 19 ag.) : il nuovo nome di P. è un ricordo alquanto pedantesco del pius Aeneas virgiliano.
III. Il Pontefice nella sua attività culturale e politica. - Invecchiato precocemente, tormentato dalle malattie, P. spiegò varia e magnifica attività. Continuò nell'opera sua di scrittore, in un latino agile, terso, elegoidissimo, ricco di osservazioni acute, di ritratti pieni di vita, di aneddoti saporosi, di descrizioni animate da un vivo senso delle bellezze naturali. Se le molte lettere, essoi diverse di argomenti e di mole, la maggior parte delle orazioni, la Cosmographia, trattati sui più vari soggetti (Historia bohemica, Historia rerum Friderici III imperatoris, De varie notate sua claris, De liberorum educatione, De curialium miseris), sono degli anni precedenti al pontificato, appartengono a questo i Commentarii, che, dopo avere nel primo libro riassunto la vita di Enea prima dell'elezione papale, narrano negli altri dodici i fatti di lui Papa e dell'Italia e, per quanto egli sapesse, del mondo negli anni del pontificato fino ai primi mesi del 1464; opera di grande pregio letterario e, pur nella inevitabile soggettività, di alto valore storico.

Fu protettore della cultura umanistica, sia per il carattere sua di umanista dottissimo e raffinato, sia perché gli parve di potersene giovare a profitto del pontificato; ebbe cari insigni umanisti, come Biondo Flavio, che gli dedicò la Roma triumphans, e il Campano; diede incremento a università italiane e straniere. Ma deluse le speranze di molti, sia per la stessa finezza del suo gusto, che gli faceva distinguere l'orpello dall'oro, sia perché gli ripugnava arricchire, a spese della Chiesa, uomini, che poco o nulla avevano di ecclesiastico. Più munifico in fatto d'arte, fece costruire una loggia e due palazzi a Siena e trasformò in un gioiello la sua piccola Corsignano, eretta a città e vescovato di Pienza.

Diede non piccola opera alla politica : fiaccò le agitazioni romane; riordinò lo Stato papale; condusse un'aspra guerra contro Sigismondo Pandolfo Malatesta, a cui tolse

Fano e Senigallia, lasciandogli Rimini, sostenne validamente Ferrante d'Aragona, assicurandogli il Regno di Napoli contro le insidie dei baroni e l'invasione di Giovanni d'Angiò. Sebbene non sia possibile scagionarlo in tutto dal rimprovero di nepotismo e di soverchia cura per interessi terreni, è da riconoscere che egli volle rafforzare anche temporalmente il pontificato, per dargli modo di attendere con più efficacia alla sua missione spirituale; e nell'Italia, che egli protestò con parole commosse di voler difendere contro la vergogna e il danno di dominazioni straniere, vide un presidio alla libertà della Chiesa, soprattutto di fronte all'ingerenza francese, di cui l'esilio di Avignone aveva dimostrato il pericolo.
IV. L'assertofe dell'autorità papale. - Nel campo più strettamente spirituale fu assertore energico della suprema autorità del pontefice. Ancora prima di fare ammenda con la bulla retractationis ( 26 apr. 1463) delle sue antiche dottrine antipapali, egli aveva condannato con la bolla Execrabilis, che ebbe la data di Mantova, 18 genn. 1460, come abuso esecrabile l'appellare dal papa al concilio. Ottenne, dopo difficili trattative, che Luigi XI di Francia abrogasse la Prammatica Sanzione (27 nov. 1461) e facesse prestare solenne obbedienza al Pontefice ( 16 marzo 1462 ) : il fatto fu celebrato, com'era veramente, quale trionfo del pontificato, sebbene il Re, deluso nella duplice speranza di veder mutato l'atteggiamento del Papa nella questione di Napoli e di trarre nelle proprie mani i più importanti benefici di Francia, rendesse con una serie di ordinanze praticamente nulla l'abrogazione.

Nei paesi tedeschi, dove erano assai vive le tendenze ostili a Roma, scomunicò e dichiarò eretico il duca Sigismondo del Tirolo per le violenze commesse per impedire al card. Cusano di attuare nella sua diocesi di Bressanone riforme ecclesiastiche; il duca appellò al concilio con un violentissimo scritto del suo consigliere Gregorio di Heimburg, uno dei più fieri nemici di Roma; e il conflitto non fu composto che dopo la morte del Papa. Questi poté invece ottenere che Diether von Isenburg, arcivescovo di Magonza, capo del movimento antipapale, da lui scomunicato e deposto, fosse costretto a sottomissione. Nella Boemia contribuì da prima a rassodare l'autorità del re nazionale Giorgio di Podiebrad; ma, nonostante le insistenze di questo, dichiarò nulle le Compatbate di Basiles ( 31 marzo 1462); ed essendosi il Re, dopo lunga ambiguità, dichiarato favorevole all'utraquismo, iniziò contro di lui un processo, che rimase sospeso per la morte del Papa. Se i disegni del Cusano e del vescovo di Torcello, Domenichi, per una radicale riforma della Chiesa non furono attuati per la difficoltà dei tempi, P. tolse abusi, ristabili in più luoghi la disciplina claustrale, promosse la riforma di Ordini religiosi; favorì le missioni; appoggiò, come difesa contro l'usura, l'istituzione dei Monti di pietà; la solenne canonizzazione di Caterina da Siena ( 29 giugno 1461) era un omaggio di P. non solo alle virtù della grande concittadina, ma alla coraggiosa opera di lei per la purificazione del costume.
V. Il banditore della guerra santa. - Ma P. volle che il suo pontificato fosse soprattutto rivolto al grave compito di raccogliere le forze della cristianità per la guerra santa: era insieme necessità di difesa contro la minaccia del Turco, e mezzo per ridare alla regnoblica christianorum il senso dell'unità, che si andava perdendo. E, poiché, dei due capi del mondo cristiano, uno era, e per la decadenza dell'istituto imperiale e per la pochezza di chi ne era investito, inadatto alla grande impresa, P., accentuando una tendenza già rivelatasi sotto alcuni de: suoi predecessori e precorrendo l'avvenire, volle che, sopra alla varietà delle nazioni ormai indipendenti, tutti i cri-

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stiani si riunissero per gli interessi religiosi intorno al pontefice. Con la bolla Vocacit nos del 13 ott. 1458 convocò i rappresentanti degli Stati cristiani a una dieta, che doveva essere presieduta da lui stesso; e, superando opposizioni e difficoltà, l'aperse a Mantova, il $1^{\circ}$ giugno 1459 . Solo il 26 sett. cominciarono le trattative; si consumarono più mesi nel tentar di strappare qualche promessa alla potenza cristiane, divise, curanti solo dell'interesse proprio, in. credule del tremendo comune pericolo; Venezia, la più minacciata e insieme la più caldamente sollecitata, estiva per il timore non ingiustificato di essere lasciata sola davanti al nemico. Alla fine, prima ancora di avere ottenuto l'universale consenso, P., il 14 genn. 1460, indisse la crociata per tre anni, concedendo indulgenze e imponendo una decima sulle rendite del clero, una trentesima su quelle dei laici, una ventesima sui beni degli Ebrei. E la Dieta si sciolse ( 18 genn.), senza nulla aver concluso.

Il Pontefice, a cui i contrasti religiosi, le brighe politiche, la freddezza degli Stati cristiani toglievano la speranza di mettere mano per allora all'impresa, sognò di vedere in Maometto II un nuovo Costantino fatto cristiano e assiso con la consacrazione papale sul trono di Oriente; e gli diresse una lunga lettera, che è quasi un trattato dogmatica, per indurlo alla conversione. Ma il sogno, non dissimile del resto da quello che si era nutrito, già rispetto ai Tartari, ebbe breve durata.
VI. It Papa crociato. - P. ritornò all'antico disegno: quando Venezia fu trascinata dai Turchi stessi alla guerra e l'Ungheria di Mattia Corvino, anch'essa minacciata, pareva disposta a combattere efficacemente al suo fianco, e, dei principi dell'Occidente, almeno uno, il cavalieresco duca di Borgogna, annunciava la sua partecipazione alla Crociata. Ma pensò che, più dei discorsi, per quanto eloquenti, valesse l'esempio; che il Vicario di Cristo, facendosi il Goffredo della nuova Crociata, potesse trascinare il mondo a seguirlo. Bandita nuovamente la guerra santa (22. ott. 1463), partì, vecchio e infermo, per Ancona. Ma le truppe qui raccolte con mendaci speranze si erano disperse, le galea veneziane tardavano; P. le poté appena vedere dal colle di Ancona, prima di spegnersi con una morte, che commuove come quella di un martire. Fu sepolto a Roma, prima in S. Pietro, poi trasportato in S. Andrea della Valle.

Non immune da mende dottrinali e morali nella giovinezza, né, mai, da ambizione e vanità, alcuna volta quasi fanciullesca, troppo amante de' suoi, troppo facile ad entusiastici, non sempre frenati da un vigile senso della realtà, P. II fu tuttavia, per ingegno, cultura, operosità, uno degli uomini maggiori dell'età sua; per la pietà, la carità, la semplicità della vita, la dedizione completa al dovere suo di capo e difensore della cristianità, fu tra le più nobili figure di pontefici.

BibL.: Opera, Basilea 1551 e 1571; Orationes, Lucca 1725 1759: Quarantadue lettere originali, ed. A. Ratti, in Arch. stor. lomb., 3a serie, 19 (1903): Der Briefwechsel (1431-34), ed. R. Wolkan, in Pont. rerum Austriac., 61, 62, 67, 68 (1909-18); Commentarii, ed. F. Bandini Piccolomini, Roma 1584 e Francoforte 1614; enrrez. e supplem. ed. G. Cugnoni, in Atti Accad. Lincei, $3^{2}$ serie, 8 (1883), p. 495 sgg., e G. B. Picotti, in Miscell. di studi stor. in onore di G. Sforza, Lucca 1915, p. 93 sgg.; il I 1. ed. F. A. Gragg, in Smith College Studies in History, 22 (1936-37). Studi: Pastor II; e opere ivi citate; inoltre W. Boulting, Aeneas Sylvius orator, man of lettere, statesman and pope, Londra 1908; G. Soranzo, P. II e la lotta politica ital. contro i Malatesta, Padova 1911; G. B. Picotti, La Dieta di Mantova e la politica de' Veneziani (Misc. di stor. veneta d. R. Depoi. di st. patr., sez. 3a, IV), Venezia 1912; C. M. Ady, Pius II, the umanist Pope, Londra 1913; Th. Buyken, E. S. Piccolomini, sein Leben und Wirken bis zum Episcopat, Bonn-Colonia 1931; G. Calamari, Il confidente di P. II, card. I. Ammannati, Roma 1932; H. Kramer, Unters. über die Commentarii des Papstes Pius II., in Mitteil d. österr. Inst. f. Geschichtsforsch., 48 (1934), pp. 58-92; F. Battaglia, E. S. Piccolomini e Pr. Patrizi, Siena 1936; R. Eysser, Papal Pius II. und der Kreuzzug gegen die Türhen, in Mélanges d'hist. génér., publ. a cura di C. Marinescu, II (1938); G. Bernetti, Ricerche e problemi nei - Commentarii - di E. S. Piccolomini, in La rinascita, 2 (1939), pp. 449-75; G. Kallen, Aeneas Silvius Piccolomini als Publizist in der Epistola - De ortu et auctoritate
imperi romanis, Colonia 1939; E. Hocks, Pius II. und der Halbmond, Friburgo in Br. 1941; F. A. Gragg, The commentaries of Pius II, Northampton 1942; G. Paparelli, Enea Silvio Piccolomini, Bari 1950; A. Silvestri, Documenti inediti, in Atti e memorie della Società tiburtina di storia e d'arte, 24 (1951), pp. 205-30.

Giovanni Battista Picotti
PIO III, papa. - Francesco Todeschini, n. a Siena intorno al 1440 , m. a Roma il 18 ott. 1503. Figlio di una sorella di Pio II, ebbe da questo il cognome di Piccolomini, l'arcivescovato di Siena, la porpora ( 5 marzo 1460), la legazione nella Marca, l'ufficio di vicario in Roma e nello Stato papale alla partenza del Pontefice per Ancona.

Dai pontefici seguenti ebbe legazioni ed uffici. Lodato per integrità di vita, per bontà d'animo, per cultura, per amore dell'arte, aveva, tra altre opere, iniziato la costruzione della Biblioteca della cattedrale di Siena, affidandone ( 1502 ) la decorazione al Pinturicchio. Fu eletto Papa nel Conclave seguito alla morte di Alessandro VI, per un compromesso tra le varie fazioni (22 sett. 1503); e la sua creazione fu accolta con gioia. Avrebbe voluto la riforma della Chiesa e la pace nella cristianità; ma infermo, non robusto di carattere, assillato dal timore che i Veneziani approfittassero del crollo dei Borgia per estendere il loro dominio in Romagna, tenne di fronte al Valentino una condotta incerto, che suscitò diffidenza e apprensioni. M. il 18 ott. 1503, dopo un tribolato pontificato. - Vedi tav. CII.

BibL.: Pastor, III (v. indice); P. Piccolomini, Il pontifcato di P. III secondo la cistina, di una fonte contemp., in Arch. stor. ital., 5a serie, 32 (1903), p. 102 sgg.; J. Schlecht, Pius III. und die dentsche Nation, Moccico 1914; C. Wirs, Die Pontifikate Alexanders VI. und Pius III., Berna 1918; G. B. Picotti, La gioninezza di Leone X, Milano 1928, passim; E. Vecchi-Pinto, La missione del card. Piccolomini legato pontif. presso Carlo VIII, in Arch. della Dep. rom. di st. patr., 68 (1945), p. 97 sgg.

Giovanni Battista Picotti
PIO IV, papa. - Per più di quattro mesi i tre partiti del S. Collegio, lo spagnolo, il francese e il gruppo dei cardinali aderenti a Paolo IV, radunati in conclave, lottarono tra di loro, finché il 25 dic. 1559, in seguito al ripiegamento del card. Carafa, venne eletto papa il candidato del duca Cosimo di Firenze, Gian Angelo Medici, che prese il nome di P. IV. Era nato a Milano dal notaio Bernardino Medici il 31 marzo 1499; nel 1525 s'era addottorato in utroque a Bologna e aveva dimostrato le sue doti di amministratore sotto il pontificato di Paolo III, quale governatore in Ascoli Piceno, Città di Castello, Parma e Fano, come pure quale commissario presso le truppe pontificie in Ungheria e in Transilvania e finalmente quale vicelegato di Bologna. Dal 14 dic. 1545 fu arcivescovo di Ragusa, dall's apr. 1549 cardinale. Sotto Giulio III aveva sostenuto una certa parte, benché modesta, quale preferto della Signatura gratiae, ma per la sua condotta filospagnola era caduto in disgrazia di Paolo IV e aveva dovuto soggiornare la maggior parte del tempo fuori di Roma, in Toscana e a Milano. Altamente apprezzato come giurista, non emergeva come uomo politico e meno ancora poteva contare quale aderente al partito della riforma ecclesiastica.

Il contrasto nel campo politico ed ecclesiastico tra il nuovo Papa e il suo antecessore spiega come P. IV, fin dagli inizi del suo pontificato, abolisse o mitigasse parecchie leggi e misure di Paolo IV. Così, p. es., aboli la severa bolla emanata contro i monaci, che vivevano fuori dei loro convegni; restrinse le competenze dell'Inquisizione romana e cominciò la revisione dell'Index librorum prohibitorum del 1559, dimostratosi inapplicabile, per la sua severità. Ma specialmente strinse buone amicizie con le corti asburgiche, non solo con Filippo II, ma anche con Ferdinando I, e nominò i nunzi per le nunziature di Vienna, Venezia e Firenze rimaste vacanti

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sotto Paolo IV. Con molta severità procedette contro i nipoti del suo antecessore. Il card. Carlo Carafa e suo fratello Giovanni duca di Paliano furono, come istigatori della guerra contro la Spagna, condannati a morte per tradimento e fellonia e anche per l'assassinio della moglie del duca e giustiziati il 5 marzo 1561 , dopo che Filippo II di Spagna si rifiutò di interporre la sua intercessione in favore dei condannati. Invece il card. Alfonso Carafa e il card. Rebiba, in realtà innocenti, furono graziati e rimessi in libertà. Dei suoi numerosi nipoti il Papa fece cardinali : Carlo Borromeo, Gian Antonio Serbelloni e Marco Sittich di Hohenems; mentre Federico Borromeo fu sposato con Virginia della Rovere e proposto per il Ducato di Camerino : moriva però il 19 nov. 1562.

La cura principale di P. IV fu il miglioramento delle condizioni religiose in Francia, dove, alla morte del re Enrico II, i calvinisti, favoriti dalla politica oscillante della regina madre Caterina de' Medici, facevano rapidi progressi. Le relazioni ottimistiche del cardinal legato Ippolito d'Este non crearono in P. IV illusioni circa la gravità della situazione, cosi che, per salvare la Francia dalla minaccionte protestantizzazione, convocò il 29 nov. 1560 , per la terza volta, il Concilio a Trento e ordinò che si aprisse il 18 genn. 1562. Come Paolo III nel primo periodo del Concilio tridentino, cosi P. IV si diede premura di riformare le autorita della Curia, specialmente della Camera Apostolica, della S. Rota e della Penitenzieria. Consigliato dal card. Morone, parecchie volte intervenne nella politica conciliare. Disapprovò che i cardinali legati Ercole Gonzaga e Seripando avessero favorito i sostenitori del Yas disinum circa il dovere di residenza dei vescovi e incoraggiò sia nella prima disputa intorno a tale residenza (apr.-maggio 1562), sia durante la grande crisi del Concilio (nell'inverno 1562-63) il partito conciliare degli Zclanti, di cui era capo il cardinal legato Simonetta, suo fiduciario. Allorché, dopo l'arrivo dei Francesi, la grande crisi del Concilio prese una piega pericolosa per l'intervento dell'Imperatore, egli, verosimilmente per consiglio di Cosimo I, guadagnò alla sua politica conciliare, con una lettera del $1^{\circ}$ apr. 1563 , scritta di suo pugno, il re Filippo II e, dopo la morte del card. Ercole Gonzaga, elesse a presidente del Concilio il suo consigliere Morone. Questi, in pieno possesso della fiducia del Papa, riusci a guadagnarsi prima l'imperatore Ferdinando I, e poi il capo dell'opposizione nel Concilio, il card. di Lorena, in favore di una soluzione negoziata del conflitto e di una pronta conclusione del Concilio. Una pericolosa malattia, sopraggiunta al Papa alla fine del nov. 1563 , ebbe come conseguenza che la seduta conclusiva fosse anticipata al 3 dic. 1563 . Già il 26 genn. 1564 , il Papa, guarito, confermava incondizionatamente il Concilio e cercava subito di attuarne i decreti di riforma. Il nipote Carlo Borromeo ne diede tosto l'esempio con la santa sua vita e la riforma della sua arciid diocesi di Milano. Il 2 ag. 1564 il Papa conferí certi poteri alla commissione di cardinali, istituita perché vigilasse sull'attuazione dei decreti di riforma e rispondesse alle richieste intorno al loro senso; da questa commissione derivò la S. Congregazione del Concilio. Il 24 marzo 1564, pubblicò l'Index librarum prohibitorum preparato a Trento; il 13 nov. prescrisse ai vescovi e a quelli che ottenessero benefici di cura d'anime la prestazione della Professio fidei Tridentino. Il 16 apr. 1564 , dietro preghiera dell'imperatore Ferdinando I e del duca Guglielmo IV di Baviera, diede agli arcivescovi di Magonza, Colonia, Trevizi, Salisburyo, Magdeburgo, Brema e Gran (come pure ad alcuni altri vescovi tedeschi ed austriaci) la piena facoltà di concedere la Comunione sotto la due specie ai cattolici, purché prima si confessassero e professassero la indivisa presenza di Gesù Cristo anche sotto una sola specie.

Alcuni altri compiti affidati dal Concilio al Papa, come la compilazione del Catechismo e la riforma del Messale e del Breviario, furono iniziati sotto P. IV, ma non condotti a termine.

La felice conclusione del Concilio di Trento e l'inizio della sua attuazione costituiscono la più grande impresa di P. IV. Tuttavia il movimento di apostasia
nei paesi settentrionali non cessò durante il suo pontificato: in Francia scoppio la prima guerra degli Ugonotti, nella quale il Papa appoggiò i cattolici con sovvenzioni di denaro; il tentativo di riguadagnare alla Chiesa cattolica la regina Elisabetta d'Inghilterra si conchiuse negativamente; in Germania il luterancsimo si diffuse più ampiamente nelle regioni del nord, mentre in quelle del sud prese piede il calvinismo. Ciò nonostante, con la conclusione del Concilio di Trento e l'inizio dell'attuazione dei suoi decreti si gettarono le basi della Riforma cattolica, che si rafforzò sotto i tre successori di P. IV, i quali si ispirarono al luminoso esempio del suo nipote Carlo Borromeo, che il Pastor chiama giustamente «il buon genio - di suo zio.

L'interesse del Papa per le arti e le scienze si manifestò nella nomina di cardinali colti (ad es., Sirleto, Marcantonio Colonna, Hosius, Paleotti), nella fondazione della stamperia romana per mezzo di Paolo Manuzio. La migliore opera di architettura del Papa è la Villa Pia nei Giardini Vaticani e la notissima Porta Pia in Via Nomentana. P. IV mori il 9 dic. 1565 ; i suoi resti furono trasportati nel 1583 nella chiesa di S. Maria degli Angeli da lui restaurata. - Vedi tav. CII.

Bial.: fonti: Bull. Roman. Taurin., VI e VII; J. Susta, Die Römische Kurie u. das Konzil v. Trient unter Pius IV., 4 voll., Vienna 1901-14 (lavoro fondamentale). Vite e ricerche: Vita Pii IV, scritta da Onofrio Parvinio in tre redazioni differenti, l'ultima del 1567 (cf. Pastor, VII, pp. 652-64); continuazione di Ferramellorius, Bologna 1599. La biografia più completa è data dal Pastor, VII. Dopo il 1920 : M. François, Denis Lambin et le Conclave de 1599, in Mélanges Abel Lefranc, Parigi 1936, pp. 301-307; P. Paschini, Il primo soggiorno di s. Carlo Borromeo a Roma (1560-65), Turino 1935; L. Serrano, El papa P. IV y dos embriadores de Felipe II, in Escuela española de aqg. y. bist. en Roma, 5 (1924), pp. 1-63; J. Birkner, Das Konzil v. Trient u. die Reform des Kardinalskallegiums unter Pius IV., in Hist. Jahrbuch. 52 (1932), pp. 340-53; N. Valois, Les essais de reconciliation religieuse au debut du règne de Charles IX, in Rev. d'hist. de l'Eglise de France, 31 (1945), pp. 237-78; L. Cristiani, L'Eglise à l'époque du Concile de Trente, Parigi 1948, pp. 280-422 (sullo sviluppo della situazione religiosa in Francia); H. Jedin, La politica conciliare di Cosimo, in Riv. stor. ital., 62 (1950), pp. 342-74, 477-96 (sull'influsso di Cosimo).

PIIO V, PAPA, santo. - L'ultimo Papa canonizzato, n. il 17 genn. 1504 a Bosco, presso Alessandria, da Paolo Ghislieri e Domenica Augeria : entrò nel 1518 nell'Ordine dei Domenicani a Voghera e vi ricevette il nome di Michele, fu ordinato sacerdote nel 1528 e poco dopo lettore a Pavia; era inoltre commissario dell'Inquisizione per la diocesi di Pavia e più tardi fu inquisitore a Como ed a Bergamo. Con tale attività si acquistò la benevolenza del card. Carafa che nel 1551 lo fece nominare commissario generale dell'Inquisizione romana e, divenuto papa con il nome di Paolo IV, nel 1556 lo nominò vescovo di Sutri e Nepi, nel 1557 cardinale ed il 14 dic. 1558 grande inquisitore.

Sotto Pio IV egli era in disgrazia per le sue relazioni con i Carafa, quindi si dedicò esclusivamente all'Inquisizione ed alla riforma dell'episcopato di Mondovì, che gli era stato affidato nel 1560 . Nel Conclave del 1565 , in seguito all'accordo tra il Borromeo e il Farnese, il 7 genn. 1566 fu eletto papa con sorpresa generale, essendo naufragate le candidature di Morone, di Sirleto e del Ricci, favorito da Cosimo I. Il 17 genn. venne consacrato. Suo merito imperituro è che, avendo mandato ad effetto il Concilio di Trento, agi con la massima serietà in tutti i campi della vita ecclesiastica : inviò i decreti sino a Goa, nel Mexico, nel Venezuela, ai paesi più lontani. Nella diocesi di Roma diede inizio personalmente alla visita canonica e fece riformare il clero da Niccolò Ormaneto, persona di fiducia di Carlo Borromeo. Nominò visitatori apostolici per gli episcopati dello Stato della Chiesa, del Regno di Napoli e dell'Alta Italia. I sindi provinciali del Borromeo a Milano di-

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(per cortesia di mano, A. P. Frater).
Pto V, papa, santo - Dipinto attribuito a Federico Zuccari. Blackburn, Stonyhurst College.
vennero il modello di numerosi altri sinodi provinciali, dentro e fuori d'Italia. P. V negò rigorosamente le dispense dall'obbligo di residenza ai vescovi e ai parroci e diede grandissima importanza alla nomina di vescovi ferventi, ad esaminare i quali il 3 maggio 1567 nominò una deputazione composta di tre arcivescovi. I 21 cardinali eletti da lui vennero scelti con punti di vista strettamente ecclesiastici. Con l'energica riforma della Penitenzieria (1569) e con la fondazione delle Congregazioni dell'Indice e dei vescovi continuò la riforma delle autorità curiali, che era stata accantonata dal Concilio di Trento.

Con la pubblicazione del Catechismo romano (1566), del Breviarium Romanum riformato (1568) e del Missale Romanum (1570), come pure con l'insediamento di una commissione per la revisione della Vulgata (1569), corrispose ai desideri espressi dal Concilio di Trento. L'11 apr. 1567 dichiarò dottore della Chiesa s. Tommaso d'Aquino, il $1^{\circ}$ ott. 1567 condannò le 79 tesi di Michele Baio. Rinvigori severamente l'Inquisizione romana che sotto Pio IV si era rilasciata; fra l'altro furono giustiziati Pietro Carnesecchi e Aonio Paleario come eretici.

Dal punto di vista della politica della Chiesa, il pontificato di P. V si distingue per la tensione continua con il sovrano della più grande potenza cattolica, Filippo II, a causa delle richieste ecclesiastiche del patronato reale e delle richieste di denaro per la Chiesa spagnola; soltanto a fatica il nunsio a Madrid, Giambattista Castagna, evitò una piena rottura. Durante la seconda e la terza guerra degli Ugonotti il Papa appoggiò i cattolici francesi con sussidi ed aiuti militari; non abbastanza informato degli avvenimenti, salutò anche la condotta del duca di Alba verso gli insorti nei Paesi Bassi. Disapprovò invece la relazione della regina di Scozia Maria Stuart con il Bothwell, ma non poté impedire il crollo del cattolicesimo in Scozia dopo che la regina fu fatta pri-
gioniera. Il 25 febbr. 1570 scomunicò la regina Elisabetta d'Inghilterra e sciolse i cattolici inglesi dal giuramento di fedeltà. Le difficoltà con l'imperatore Massimiliano II erano particolarmente causate dalla poco chiara posizione religiosa di questo verso il protestantesimo e dalla sua arrendevolezza verso i protestanti austriaci. L'Imperatore protestò contro la nomina di Cosimo I a granduca di Toscana ratificata dal Papa ( 5 marzo 1570). La più grande impresa politica di P. V consiste nell'aver effettuato la Lega Santa antiturca con Venezia e la Spagna, la flotta delle quali, con a capo don Giovanni d'Austria e Marcantonio Colonna, riportò a Lepanto il 7 ott. 1571 una vittoria navale, che spezzò la preponderanza della flotta turca nel Mediterraneo. Il Papa, di cui Carlo Borromeo disse che da molto tempo la Chiesa non aveva avuto un capo migliore e più santo, mori il $1^{\circ}$ maggio 1572 . Egli fu sepolto dapprima nella cappella di S. Andrea in S. Pietro, da dove fu trasferito il 9 genn. 1588 , sotto Sisto V, nella cappella del Presepe a S. Maria Maggiore. Il $1^{\circ}$ maggio 1672 fu beatificato da Clemente X ed il 22 maggio 1712 Clemente XI lo canonizzò. La festa cade il 5 maggio.

Bias.: per le biografie più antiche (Catena, Gabutius, ecc.) cf. Pastor, VIII che tratta tutta la letteratura antica. V. pure L. Serrano, Correspondencia diplomútica entre España y la S. Sede durante el Pontificado de S. Pio V, 4 voll., Roma 1914. Inoltre è importante: Nuntiatocherichte aus Deutschland, $2^{\circ}$ serie, vol. V, a cura di Ph. Dengel, Vienna 1926. Per la battaglia di Lepanto v. la bibl. recente alla voce Lepanto. Per la beatif. cazione, $1^{\circ}$ maggio, mentre il breve è del 27 apr. 1672 , cf. P. A. Maffei, Vita di s. P. V, Sammu Pont. dell'Ordine de' Predicatori, Venesia 1712, pp. $43 \pm 4 \mathrm{~s}$.

Hubert Jedin
PIO VI, PAPA. - Giannangelo Braschi, n. a Cesena il 25 dic. 1717 dal conte Marc'Aurelio Tommaso e da Anna Teresa Bandi. Educato presso i Gesuiti, si addottorò in utroque iure nel 1735. Completò, quindi, i suoi studi all'Università di Ferrara, sotto la guida e la protezione dello zio Giovanni Carlo Bandi, uditore del card. Tommaso Ruffo, legato pontificio. Alla morte di Clemente XII (1740) segui a Roma, come conclavista, il cardinale, e dopo l'elezione di Benedetto XIV, divenuto il Ruffo vescovo di Ostia e di Velletri, ne amministrò le due diocesi. A Velletri lo sorprese il combattimento dell'i i ag. 1744 tra Austriaci e Napoletani; l'opera di soccorso prestata in quella circostanza gli valse la gratitudine di Carlo II, giovandosi della quale riusci, nel 1746, a comporre le divergenze sorte tra la S. Sede e la corte di Napoli, in materia di competenza del fòro vescovile. Cameriere segreto partecipante e aiutante di studio di Benedetto XIV, canonico di S. Pietro (1755), ricevette tre anni dopo gli Ordini maggiori. Tesoriere della Camera Apostolica nel 1766, attese a risanare l'amministrazione finanziaria e ad incrementare la vita economica dello Stato Pontificio. Le ricerche da lui promosse nelle miniere della Tolfa
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(fol. Sanssini).
Pto V, papa, santo - Trasporto del corpo di s. P. V in S. Maria Maggiore. Affresco del salone sistino (1585-90) - Biblioteca Vaticana.

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ne migliorarono la produzione e portarono alla scoperta di filoni argentiferi.

Il 26 apr. 1773 fu creato cardinale dell'Ordine dei preti, con il titolo di S. Onofrio e le commende di S. Gregorio al Celio e dell'abbazia di Subiaco (ritenne questa anche durante il pontificato). Alla morte di Clemente XIV (22 sett. 1774), dopo un conclave di più di quattro mesi, i voti si raccolsero su di lui, allorchè si seppe che avrebbe continuato l'opera del suo predecessore nei confronti dei Gesuici. Il 15 febbr. 1775 fu eletto, il 22 febbr. fu consacrato vescovo ed incoronato. Il suo pontificato, uno dei più lunghi, fu travagliato dall'acuirsi delle controversie dottrinali, dal rifiorire del giurisdizionalismo, dallo scisma rivoluzionario in Francia e dagli sforzi del razionalismo illuministico contro i fondamenti stessi della fede cristiana. In Olanda, le due diocesi di Haarlem e di Utrecht, guadagnate al giansenismo, esercitavano una notevole influenza sulle correnti giansenistiche italiane e trovavano simpatia anche in Germania, dove le idee fobroniane erano state accolte con entusiasmo. La propaganda dei giansenisti francesi, benchè diminuiti di numero e combattuti dalla grande maggioranza dei vescovi, si estendeva anche in Italia, attraverso l'Università di Pavia, l'opera del vescovo di Pistoia, Scipione de' Ricci, e di altri circoli minori. Nella stessa Roma fu necessaria una vigorosa azione per reprimere le infiltrazioni giansenistiche. Negli Stati austriaci Giuseppe II, sostenuto e diretto dai ministri Kaunitz e Cobenal, mirava in tutti i modi a rendere puramente onorifica la supremazia del Papa quanto alla collazione dei benefici ecclesiastici e a separare la Chiesa austriaca con il vietare ogni dipendenza degli Ordini religiosi da Superiori stranieri, con l'impedire il ricorso a Roma per le dispense matrimoniali, con il sottoporre i vescovi al giuramento, con l'ostacolare la pubblicazione degli atti pontifici. Si pretesc persino intervenire nell'ordinamento liturgico e nella scelta dei libri di teologia per i seminari, la cui direzione si cercò di assoggettare allo Stato. Contemporaneamente si intese limitare l'attività degli Ordini religiosi e sopprimere quelli contemplativi, secolarizzandoli e dispensando dai voti i monaci. I beni delle comunità non disciolte avrebbero dovuto essere amministrati dallo Stato. Riuscita vana ogni protesta, P. VI decise di recarsi a Vienna per trattare direttamente con l'Imperatore. Il gesto del Pontefice, variamente apprezzato, suscitò molta impressione in Europa, ma le conversazioni, svoltesi dal 23 marzo al 22 apr. 1782 , non portarono a nessuna intesa, avendo Cobenal e Kaunitz congiurato per impedirla. Il Papa riusci ad ottenere solamente qualche concessione riguardante il placet reale per la pubblicazione delle definizioni dogmatiche, la diffusione della bolla Unigenitus, il conferimento dei benefici in Lombardia.

Dietro l'esempio di Giuseppe II, il re di Napoli, che già nel 1776 era venuto a contrasto con la S. Sede per la nomina dell'arcivescovo di Napoli, disconosceva gli obblighi tradizionali di feudatario della Chiesa, tra i quali vi era l'omaggio della Chiesa. Il Concordato del 1741 era caduto in desuetudine e il re si arrogava il diritto di legiferare in materia ecclesiastica. Nel 1775 , avendo P. IV, all'indomani della sua coronazione, pubblicato il giubileo, Ferdinando IV prescrisse ai suoi sudditi, in luogo del pellegrinaggio a Roma, di visitare le quattro maggiori chiese di Napoli. Si soppressero numerosi conventi, fu intralciata la libertà d'azione dei vescovi, si vietò qualunque ricorso a Roma, anche in materie puramente religiose. Molte sedi episcopali rimasero vacanti. In Toscana si ebbero le riforme ecclesiastiche del granduca Leopoldo, promosse ed incoraggiate dal vescovo Scipione de' Ricci. Nella Spagna e nel Portogallo si era molto attenuata la lotta contro la Chiesa, che durava dagli inizi del secolo, ma le conseguenze erano ancora in atto. In Germania l'istituzione di una nunziatura a Monaco provocava un altro grave conflitto tra la S. Sede e gli arcivescovi elettori di Treviri, Magonza e Colonia, ai quali si era unito l'arcivescovo di Salisburgo (v. Ems, punturzione di). Pretese giurisdizionalistiche furono avanzate anche da Caterina II di Russia.

Sotto l'incalzare della Rivoluzione Francese si cercò
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(frr. Büdaschir A. 0. Nationalhistiatais) Pro VI. papa - Benedizione impartita da P. VI a Vienna la domenica di Pasqua del 1784 dalla loggia della chiesa di S. Maria ad novem Choros Angelorum s. Disegnato dal vero e inciso da Carlo Schütz.
da parte delle dinastie, che si vantavano di diritto divino, di stringere quella che i legittimisti chiameranno alleanza del trono con l'altare, mentre in Francia, l'Assemblea nazionale, aboliti i diritti feudali, i privilegi del clero e le decime, decretava la secolarizzazione dei beni della Chiesa e la soppressione dei conventi ed imponeva la cosiddetta costituzione civile del clero, che ebbe come conseguenza la persecuzione dei refrattari e la formazione di una gerarchia scismatica. P., dopo aver tentato di non aggravare la situazione nella speranza di un accordo, con i brevi del 10 marzo e del 13 apr. 1791 condannava i decreti dell'Assemblea nazionale.

Come sovrano temporale P. VI diede notevole impulso alle opere pubbliche; sotto la sua guida personale fu intrapreso il prosciugamento dell'Agro Pontino e la bonifica di vasti territori paludosi a Città della Pieve, Perugia, Spoleto e Terni. I porti di Anzio e di Terracina vennero riattati, mentre si provvedeva al ripristino della Via Appia e si progettava un canale che avrebbe dovuto congiungere Roma con Terracina. P. VI restaurava S. Giovanni in Laterano e costruiva la monumentale sagrestia della basilica di S. Pietro (1784). Fece anche innalzare gli obelischi di Piazza Montecitorio e della Trinità dei Monti e portò a termine la costruzione, iniziata dal suo predecessore, del Museo che prese appunto il nome di Pio-Clementino. I ritrovamenti archeologici dal Papa incoraggiati, lo splendore delle cerimonie, la protezione accordata alle arti richiamarono a Roma artisti ed ospiti illustri.

Il finanziamento di questo vasto complesso di opere contribuì ad aggravare il dissesto economico dello Stato,

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e vi influi anche il risorgere del nepotismo. Per il nipote Luigi Onesti, al quale aveva dato, in occasione delle nozze con Costanza Falconieri, diecimila doppie d'oro, P. VI elevò il Palazzo Braschi e facilitò l'acquisto del Ducato di Nemi; un altro nipote, Romualdo Onesti, fu creato cardinale; i due aggiunsero al proprio il cognome Braschi (v.). Il debito pubblico, che all'inizio del pontificato ammontava a quarantadue milioni di scudi, si accrebbe enormemente, anche per le forti spese militari derivanti dalle minacce della Francia, né valsero a migliorare la situazione l'aumento delle imposte, il riordinamento delle dogane, l'impolso dato all'agricoltura e all'industria tessile, protetta con forti dazi dalla concorrenza straniera. P. fu quindi costretto ad emettere carta monetata (cedole) in sempre maggiore quantità ed a coniare monete di lega deteriore. Nel 1797, in seguito all'invasione francese, dovette ricorrere alla vendita di un quinto dei fondi rurali del clero e delle opere pie.

Dopo la condanna della costituzione civile del clero, i rapporti tra la S. Sede e la Francia divennero ancora più tesi. Il card. de Bernis, ambasciatore di Luigi XVI, fu revocato, mentre il nunzio mons. Duginani partiva da Parigi. P. VI, a sua volta, ricusò tutti gli ambasciatori che successivamente gli furono proposti dalla Francia. L'ospitalità concessa alle zie di Luigi XVI, Adelaide e Vittoria, ed a più di quattromila preti refrattari, l'uccisione del Bassville (v.), incaricato francese a Roma, la propaganda giacobina, che si infiltrava anche nello Stato della Chiesa, aggravarono la tensione. Con la discesa di Bonaparte in Italia, lo Stato Pontificio era per scomparire, ma, contro gli ordini del Direttorio, il generale preferi temporeggiare. L'armistizio di Bologna (21 ag. 1796) ed il Trattato di Tolentino ( 19 febbr. 1797) imposero la cessione delle Legazioni e di Ancona con la rinuncia ad Avignone ed al Contado Venassino; P. VI dovette, inoltre, consegnare ai Francesi trentuno milioni di lire e numerose opere d'arte. L'uccisione del generale Duphot (v.), in un tumulto provocato dai rivoluzionari ( 28 dic. 1798), diede il pretesto per l'occupazione di tutto il territorio. Proclamata in Roma la Repubblica, i Francesi, dopo aver tentato di strappargli la rinuncia allo Stato, obbligarono P. VI a trasferirsi a Siena e, dopo tre mesi, alla certosa di S. Casciano presso Firenze. Proposito del Direttorio era di relegarlo in Sardegna, ma le penose condizioni di salute del Pontefice lo impedirono. Scoppiata alla fine del 1798 la guerra tra la Francia ed il Regno di Napoli, i Francesi invasero la Toscana, mentre le armate russa ed austriaca si preparavano a scendere in Italia. P., costretto a partire da Firenze il 28 marzo 1799, per Parma e Torino fu condotto a Briançon e di là a Valenza. I disagi del lungo viaggio aggravarono le sue malattie e ne affrettarono la morte ( 29 ag. 1799). La salma, inumata dapprima nella cappella della cittadella ed in seguito nel cimitero di S. Caterina in Valenza, nel 1803 poté essere solennemente trasferita a Roma. La serena fermezza con la quale P. VI sopportò la deportazione e la prigionia destarono l'ammirazione anche dei suoi avversari. - Vedi tav. CIII.

BibL.: per gli atti del pontificato: Collectio Brevium atque Instructionum Pii Pabue VI quae ad praesentes Gallicanarum ecclesiarum calamitates pertinent, Augusta 1796; Bull. Rom. contimuatio, V-X, Roma 1822 sgg.; Acta Pii VI quibus Ecclesiae catholicae calamitatibus in Gallia consultum est, ivi 1871. Per la biografia: Pastor, XVI, 3 e bibl. ivi cit., cf. ; J. Gendry, Pie VI. Sa vie, son pontificat, 1777-99, Parigi 1907; A. Letrelle, Le pontificat de Pie VI et la crise française (1773-99), Parigi 1946. Su alcuni avvenimenti salienti: A. Dufourt, Le régime jacobin en Italie 1798-99, ivi 1900; I. Rinieri, Della vecina di una monarchia, Relazioni storiche tra P. VI e la corte di Napoli negli anni 1778-99, Torino 1910; G. Soranzo, Peregrinos apostolicos. Lo spirito pubblico e il viaggio di P. VI a Vienna, Milano 1937; J. Leflon, La crise révolutionnaire, Parigi 1949, p. 17 sgg. Sulla politica eco-
nomica e sugli armamenti a difesa contro i Francesi: C. De Cupis, Le vicende dell'agricoltura e della pastorizia nell'agro romano, Roma 1911, pp. 330-45. 367; G. Testi, Un chiragrafo di P. VI per l'industria cartaria, in Accad. e Bibliot. d'Italia, 13 (1939), pp. 223-60; L. Del Pane, La rifarma doganale di P. VI, in Studi in memoria di B. Storza, Roma 1940; P. Dalla Torre, Materiali per una storia dell'esercito pont., in Rasi, stor. del Risorg., 28 (1941), pp. 3. 9-12, 27, 30, 32, 44-46, 50; V. Franchini, Gli indirizzi e le reallizi del Settes. eamam. romano, Milano 1930. Sulla prigionia e la morte: G. Merck, La captivita et la mort de Pie VI, Londra 1814; T. De La Rive, L'estite e la morte di P. VI, Roma 1899; D. Sempoon, P. VI and the french Revolution, in Amer. Cath. Quart. Review, 35 (1906), pp. 220-40, 413-40, 106-31; 32 (1907), pp. 94-123, 313-40.

Vittorio E. Giannella
PIO VII, PAPA. - Barnaba Gregorio Chiaramonti, n. il 14 ag. 1740 (non 1742) a Cesena dal conte Scipione e dalla marchesa Giovanna Ghini. Seguiti i primi studi nel Collegio gesuitico di Ravenna si fece Benedettino: nel 1775 fu a Roma abate di S. Callato, nel 1782 vescovo di Tivoli, nel 1785 di Imola, e subito dopo cardinale. Nel governo delle diocesi affidategli il Chiaramonti rivelò quelle doti di dolcezza e di mansuetudine, che dovevano caratterizzarne la condotta anche nei momenti più ardui e tragici della sua vita.

Morto Pio VI a Valenza il 29 ag. 1799, il Conclave per l'elezione del nuovo Pontefice si riunì a Venezia, ove sotto la protezione austriaca si erano rifugiati numerosi cardinali. Il defunto Pontefice aveva stabilito che il conclave futuro dovesse riunirsi appunto dove si trovasse la maggioranza dei cardinali. Il Conclave durò dal $1^{\circ}$ dic. 1799 al 14 marzo 1800; segretario ed organizzatore ne fu il giovane prelato Ercole Consalvi. Per il governo di Vienna il candidato preferito era il card. Mattei. Nelle votazioni prevalse dapprima il card. Bellisomi, vescovo di Cesena, osteggiato dall'Austria, e poi il card. savoiardo Gerdil (v.). I voti alla fine si concentrarono sul card. Chiaramonti, che in omaggio al suo predecessore si disse P. VII.

La elezione spiacque a Vienna dove il neo-eletto aveva fama di una certa inclinazione per le idee democratiche : si parlava di una omelia pronunciata ad Imola in cui aveva affermato non esservi antitesi tra democrazia e cristianesimo. Dopo l'incoronazione, avvenuta in S. Giorgio Maggiore il 21 marzo 1800 , il governo imperiale lo invitò a Vienna per regolare pacificamente la questione delle Legazioni. P. recisamente rifiutò ed appena gli fu possibile ( 8 giugno) lasciò Venezia e per mare si recò a Pesaro e di là entrò in Roma il 3 luglio. Il 15 maggio da Venezia era comparsa la sua prima enciclica: con semplicità e fermezza proclamava il diritto della Chiesa di seguire in piena indipendenza le sue leggi divine. P. fece cardinale e segretario di Stato il Consalvi (v.); e tra i due vi fu sempre completa intesa e comprensione. La Pace di Lunéville (1801) ristabilì lo Stato della Chiesa nelle condizioni in cui era stato prima del Trattato di Tolentino. P. ora si trovava di fronte al problema della restaurazione religiosa in Francia e nei paesi in cui era passata la bufera rivoluzionaria. Il Primo Console subito dopo la battaglia di Marengo ( 14 giugno 1800 ) incaricò il card. Martiniana,
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(ist. Stasi Vaticani)
Pro VII, papa - Verso delle med. annuali del 1814 (ritorno di P. VII) e del 1822 (inauguraz. del braccio nuovo del Museo Chiaramonti).

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(fol. Gell. Maroi Fociranti)
A sinistra: RITRATTO DI PIO VI, dipinto di Raffaello Menga. A destra: RITRATTO DI PIO VII, dipinto di Jacques-Louis David (1805) - Parigi, Louvre.

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(fot. Felici)
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(fot. Felici)
In alto: CORTILE BELVEDERE. Saggio ginnico di società sportive cattoliche (ott. 1903) - Vaticano. In basso: UDIENZA DI PIO X del 31 luglio 1904 a 10.000 parrocchiani della Basilica Vaticana e di altre quattro parrocchie di Roma, nel cortile della Pigna. Il Papa spiegò il Vangelo della domenica: il pianto di Gesù sopra Gerusalemme.

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(1st. Galleria a Musri Vaticani)
Pio VII, papa - Il Pontifico prelevato del Quirinale del gen Radet, il 3 luglio 1800 . Aflresco del sec. xix - Musri Vaticani.
vescovo di Vercelli, di comunicare al Papa la sua intenzione di stabilire tra la Chiesa di Roma e la Repubblica francese accordi in uno spirito di pace. P. aderì, ed incaricò delle trattative a Parigi mons. Spina ed il teologo Caselli: a Parigi si incontrarono con l'abate Bernier, rappresentante del Primo Console. Il Primo Console con l'offerta di ristabilire la pace religiosa in Francia intendeva sfruttare l'appoggio della Chiesa e del sfero. P. dovette presto rinunciare ai progetti di difendere i vescovi refrattari, di salvare il patrimonio della Chiesa di Francia, di rifare del cattolicesimo la religione ufficiale dello Stato francese. Le trattative lunghe ed estenuanti furono troncate nel giugno del 1801. P. dovette inviare a Parigi il card. Consalvi ed il Concordato fu firmato il 13 luglio 1801. Quando il Papa ne ebbe sotto gli occhi il testo, sorsero gravi opposizioni da parte dei cardinali, ma il Consalvi ottenne la ratifica papale dell'accordo e P. firmò il Concordato il 15 ag. ed inviò a Parigi con autorità di legato per l'applicazione il card. Caprara. Allora il Primo Console per calmare l'opposizione dei vecchi rivoluzionari promulgò gli Articoli organici, che sottoponevano al controllo statale e polisistico alcune attività religiose, secondo lo spirito del vecchio giurisdizionalismo. A P. non rimase che protestare contro questi arbitri del governo francese nella allocuzione ai cardinali del 24 maggio 1802. Il 18 apr. 1802 in NotreDame fu promulgato il Concordato e cantato solennemente il Te Deum. In realtà molti furono i malcontenti tanto tra gli anti-rivoluzionari quanto tra i rivoluzionari più intolleranti. P. fu accusato di aver tradito la Chiesa. Come conseguenza del Concordato scomparvero nel 1805 i principati ecclesiastici in Germania e vennero confiscati i beni degli enti religiosi. Con la proclamazione di Napoleone Bonaparte ad imperatore dei Francesi vennero fatte stringenti sollecitazione a P. perché si recasse a Parigi per la cerimonia dell'incoronazione imperiale. I cardinali erano contrari e facevano eco a parecchi governi cattolici. P., attratto dalla speranza che dal suo sacrificio personale potesse derivare vantaggio per la Chiesa, il a nov. partì accompagnato da sette cardinali e quattro vescovi. Il viaggio papale in Francia, primo dopo il periodo avignonese, diede luogo a commosse dimostrazioni religiose da parte delle popolazioni, lungo l'itinerario Firenze-Torino-Cenisiolione. Il 25 nov. a Fontainebleau P. venne accolto nella foresta dall'Imperatore in abito da cacciatore durante una partita di caccia : accoglienza assai grossolana di cui il

Papa non fu entusiasta. La cerimonia della incoronazione avvenne in Notre-Dame il 2 dic. : P. ricevette dall'Imperatore il giuramento di mantenere la pace alla Chiesa ed al popolo, Napoleone stesso prese la corona dall'altare e sa la pose in capo. P. era riuscito il giorno prima a convincere Napoleone a contrarre il matrimonio religioso con Giuseppina, e ciò fu fatto in segreto. Napoleone cercò di convincere il Papa a rimanere in Francia, a Parigi o ad Avignone. P. si sottrasse ad ogni insistenza; avvertì che se lo si voleva trattenere con la violenza, l'Imperatore avrebbe avuto nelle mani soltanto il monaco Barnaba Chiaramonti, perché egli aveva lasciato a Roma istruzioni dettagliate al riguardo. Papa ed Imperatore si separarono freddamente : fin da allora incominciò quella tensione che doveva condurre in breve alla rottura. P. rientrò in Roma il 16 maggio. Durante la sosta a Firenze gli riusci di ottenere la sottomissione del vescovo giansenista di Pistoia, Scipione de' Ricci (v.).

Forte del prestigio che gli veniva dalla incoronazione imperiale, Napoleone prese ad agire a suo arbitrio nei riguardi della Chiesa e del Papato. Così in Francia come in Italia egli emanava provvedimenti anche nell'ambito religioso, sino a pretendere l'annullamento del matrimonio dal fratello Gerolamo contratto in America e la rottura con l'Inghilterra e gli altri governi contrari all'Impero. Alle resistenze papali Napoleone rispose occupando militarmente Ancona. P. protestò, ma Napoleone dopo la vittoria di Austerlitz gli rispose superbamente dicendosi figlio primogenito della Chiesa così come i monarchi suoi predecessori carolingi e capetingi; mentre lo Stato pontificio era un dono degli imperatori ed i papi dovevano seguire la politica imperiale.

Quando Napoleone fece il fratello Giuseppe re di Napoli, Consalvi protestò richiamando i diritti del Papa e la sua alta sovranità sul Regno: l'Imperatore rispose con la minaccia di far arrestare il cardinale ed assegnò Benevento e Pontecorvo, terre papali, a Talleyrand e Bernadotte in feudo. Il Consalvi rinnovava le proteste, ma fu costretto ad abbandonare il suo ufficio ( 17 giugno 1806). Il Papa affidò la segreteria di Stato al card. Casoni che dovette presto ritirarsi e fu sostituito dal Doria e poi dal Gabrielli, che continuarono nella politica di resistenza. Napoleone fece allora presentare al Papa un ultimatum : diritto di nominare un terzo dei cardinali, incoronazione del Re di Napoli, adozione del Codice napoleonico, riconoscimento delle libertà gallicane e degli Articoli organici, nomina di un patriarca francese autonomo, abolizione del celibato ecclesiastico e degli Ordini religiosi. Il rifiuto del Papa precipitò gli avvenimenti : il 2 febbr. 1808 il generale Miollis occupò Roma. P. elevando nuova protesta