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 missus dominicus; Wenilo fu presente al Sinodo di Kiersy nell'858; Adalardo a quello di Douzy nell'872; Witto a quello di Reims nel 901 e nel 909 a Trosly. Giovanni di Avranches (1068-79) scrisse De officiis ecclesiasticis (PL 147); Pietro di Colmieu (1236-45) fu legato di Innocenzo IV e poi cardinale, come i successori Rigaldus (1248-75), Gilles Ayechi (1311-18), poi arcivescovo di Narbona, Pietro Roger poi Clemente VI, il card. Guglielmo d'Estouteville (1453-83); i due cardd. Giorgio d'Amboise (1494-1510 e 1511-50); Carlo I di Bourbon Vendôme (1550-82); Carlo II di Bourbon Vendôme (1582-94); Francesco de Joyeuse (1605-15); i due Francesco de Harlay (1615-51 e 1651-71); J. N. Colbert (1691-1707); D. de la Rochefoucauld (1759-1800); E. H. de Cambacères (1802-18); il principe di CroysSobre (1823-44); H. M. G. de Bonnechose (1851-83); L. B. Thomas (1884-94); E. F. Fuget (1899-1915);
E. Dubois (1916-20); A. Du Bois de la Villerabel. A R. il 30 maggio 1431 fu arsa s. Giovanna d'Arc (v.).

Monumenti. L'arcivescovo Roberto di Normandia, m. nel 1037, costruì una nuova cattedrale che fu consacrata dall'arcivescovo Maurilio nel 1062; vi si lavorava però ancora al tempo dell'arcivescovo Ugo (1145). Alla fine del sec. xir appartiene la Torre detta di S. Romano. Ma nella notte della Pasqua del 1200 parte della Cattedrale bruciò e fu subito riparata. Nel 1206 vi si celebri una consacrazione episcopale. Nel 1302 l'arcivescovo G. de Flavacourt dette il terreno per la cappella della Madonna. L'interno misura 135 m . $\times 31$; le vòte della nave centrale sono alte 28 m .; la facciata occidentale è alta m. 58.63 ; le torri misurano: quella detta di s. Romano m. 82; quella detta «de Beurre» 75 m .; la freccia misura 151 m . La torre "de Beurre" fu eretta nel 1487 e comprende la cappella di S. Stefano. Le numerose cappelle laterali appartenevro alle varie corporazioni e confraternite costituitesi a R. durante il sec. xiv. All'esterno nella facciata occidentale i due portali di S. Stefano e di S. Giovanni si datano tra la fine del sec. xit e il primo quarto del xiri. Nel timpano del primo è rappresentata la Lapidazione del protomartire, Cristo in maestà, episodi della vita di s. Paolo e scene della vita del Battista. Il portale detto "de la Calende» ha nel timpano L'incoronazione della Vergine e scene della Passione, nei piedritti Gesù Cristo, gli Apostoli, i diaconi ed episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, delle vite di s. Romano e di s. Ouen (fine sec. xili). Il portale detto "des Libraires " ha scolpito nel timpano il giudizio finale incompiuto, la crocifissione di s. Pietro e in 150 medaglioni episodi dalla creazione fino all'uccisione di Abele alternati con animali fantastici (fine del sec. xili).

A nord della Cattedrale si trovavano il chiostro e la sala capitolare; l'attuale sacrestia è situata nell'antico Tesoro del sec. xili. Dell'antico arcivescovado costruito nel sec. xit da G. Bonne-Ame restano alcune sale: il Palazzo era riunito alla Cattedrale da gallerie coperte; grandi trasformazioni furono compiute dal card. d'Estouteville (1462-65) e poi dal card. G. d'Amboise. Alla fine del sec. xv si eresse la conciergerie, nel 1716 la Cappella attuale, nel 1738 la Biblioteca monumentale. I lavori di restauro iniziati da mons. Fuzet furono interrotti dalla legge di separazione. Nella cappella di S. Giovanni Battista le vetrate offrono scene della vita del presuratore, poi vengono quella della vita di s. Severo vescovo di Avranches e delle leggende di s. Caterina e di s. Stefano; tutte dal sec. xiri. Nel desembulatorio le vetrate sono datate tre il 1220-40; quella di s. Giuliano l'ospitaliero fu offerta dai pescatori di R., l'altra con la storia di s. Giuseppe dai cimatori di panni e porta la firma: Clemens vitrarius Carnotensis (di Chartres) me fecit. Altre vetrate contengono scene della vita di Cristo; del sec. xiv sono quelle del transetto. Nella cappella della B. Vergine è la serie degli arcivescovi di R.; anche i tre grandi rosoni sono dal sec. xiv, ma quello occidentale fu restaurato all'inizio del sec. xvi. Le vetrate del coro furono eseguite da L. le Doyen (1470-31), G. de Grainville (1432) e J. de Senlis (1432-33); quelle delle navate minori sono di G. Barbe (1459-85). La confraternita di s. Romano decorò la cappella di detto Santo con le sue leggende, tra cui caratteristica quella di tutte le virtù riunite intorno al suo letto di morte. Vi sono inoltre le tombe degli arcivescovi Maurilio, dei cardd. de Bonne-Chose, Thomas, di Giorgio I (1460-1310) e di Giorgio II d'Amboise (1488-1550), del cardinale principe de Croy (1835). Gli stalli furono donati dal card. d'Estouteville (1457-69).

La chiesa di St-Maclou o St-Malo fu iniziata nel 1437 su disegno di P. Robin in gotico fiammeggiante; i due cardd. d'Amboise ne furono i mecenati e il secondo ne fece la consacrazione nel 1521. Il campanile attuale è del 1868-70. La facciata si apre su un portico. Sul portale di mezzo sono rappresentati la Circoncisione e il Battesimo di Cristo sormontati da sette statuette. Sul timpano il Giudizio finale. Nella porta a sinistra detta dei Fonti (battesimali) è la Parabola del buon Pastore con le Allegorie delle quattro stagioni. Nell'interno la navata centrale ha tre campate; sul transetto è una torre, un deam-

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bulatorio e un coro con l'abside quadricora; le vetrate sono del Rinascimento; mirabili sono L'albero di fesse e la Crocifissione nel transetto. S. Andrea: il chiostro e altre (da atrium) è datato tra il 1526-33; meno il lato sud che è del 1640 . La parte centrale fu adibita a cimitero; è circondata da ambulacri sostenuti da colonne in pietra i cui capitelli erano scolpiti con scene della danza macabra molto deturpati. Anche la chiesa di St-Vivien è in gotico fiammeggiante del sec. xv con campanile in pietra.

La chiesa di St-Eloi è in gotico del sec. xvi, occupata oggi dai protestanti. La chiesa di Ste-Madeleine fu cominciata nel 1761 e finita nel 1767; sulla crociera si erge una cupola sormontata da una specie di obelisco in ardesia. La chiesa di St-Vincent è famosa per le sue vetrate del sec. xv e per la sua torre centrale quadrata in gotico fiammeggiante. Un elegante portico precede la facciata; sul portale un bassorilievo deturpato rappresenta l'Ascensione del Signore. L'interno presenta il coro soprelerato con vetrate del 1515 rappresentanti il Triunfo della B. Vergine; nella cappella a sinistra le vetrate portano la firma di Engrand le Prince e di suo figlio (1515-30) e rappresentano le Opere di misericordia ed episodi di s. Antonio di Padova. Nella sagrestia arazzi del Rinascimento e del sec. xvir. La chiesa di S. Patrizio, sempre in gotico fiammeggiante, fu costruita nel 1535. L'interno è senza transetto; le vetrate datate tra il 1538-1625 sono state molto restaurate; meno quelle della navatella destra in cui la scena della donna adultera è del 1549; come quelle con episodi del Battisto, l'Adorazione dei Magi e dei pastori; la Storia di Giobbe e le Opere di Misericordia; anche antiche sono alcune della navatella sinistra con episodi della vita di s. Marta (1543), di s. Luigi (1583) e soprattutto l'Annunciazione (1538). Dell'antica chiesa di St-André-aux-Fèbvres resta soltanto la torre gotica alta 32 m . costruita nel 1452.

L'antico Seminario fondato nel 1515 dal card. de Joyeuse divenne il Collegio dei Gesuiti (secc. xvir-xviII); oggi è occupato dal «Petit collège de Joyeuse» e dal Liceo Corneille. L'artistica cappella fu costruita tra il 1614 e il 76. Nel chiostro e negli edifici dell'antico convento delle Visitandine (1681-91) è disposto ora il "Musée d'Antiquité", con notevoli statuette di Tanagra, sarcofagi, lapidi, bronzi e musaici romani, bassorilievi, reliquiari medievali, vetrate istoriate di antiche chiese, statue di Apostoli provenienti da Jumièges ecc. La chiesa di S. Romano è l'antica cappella del convento dei Carmeditani costruito dal 1676 al 1730. La chiesa di St-Godard in gotico dei secc. xv-xvi con torre quadrata incompiuta in stile Rinascimento. E divisa da colonne in tre navate. Nella cappella della B. Vergine vetrate del sec. xvi con la Vita della Madonna e L'albero di fesse datato al 1506; nella cappella di S. Romano apparizioni evangeliche e vita di s. Romano (1555).

L'antica chiesa di S. Lorenzo fu ridotta in uso profano nel 1791; fu eretta tra il 1444-1554 in stile gotico fiammeggiante, come la torre (1490-1501) alta 37 m . Restaurata nel 1920 vi si è costituito il Museo Le Secq des Tournelles dal nome del fondatore d'una preziosa raccolta di oggetti in ferro lavorato. La chiesa di S. Nicasio è in gotico del sec. xvi con una bella vetrata dal 1555. Moderna è la chiesa di S. Severo nel sobborgo omonimo. Nei dintorni di R. è la basilica di Bonsecours sulla collina omonima, eretta tra il 1840-42 a imitazione del gotico del sec. xiri. L'altare maggiore è in bronzo dorato.

Una lettera d'un agostiniano in data 24 giugno 1697 narra le feste in onore d'una s. Colomba vergine e martire traslata in quell'anno a R. da un cimitero della Via Salaria che probabilmente è quello di Massimo [[v.]; R. Vielliard, Translation des reliques des catacombes à R. au XVII e siècle, in Rév. di arch. crist., 16 [1939], pp. 135-40]. Un anello d'oro con inscrizione DOMMIA rinvenuto a R. fu illustrato da E. Le Blant, Nouveau recueil des inscr. chrét. de la Genée, Parigi 1892, p. 22, n. 19).

Il «Musée des Beaux-Arts» fu formato nel 1801 1809 dal pittore G. Lemonnier con ca. mille quadri di varie scuole antiche e moderne; la sua collezione di ce-
ramiche è stata trasportata nel chiostro di St-Maclou. Lo stesso edificio contiene la Biblioteca municipale ricca di oltre 200.000 voll. e 200 manoscritti, di cui 150 miniati tra i secc. xi-xviI; ricca collezione di stampe e numismatica; insieme è l'Archivio civico con documenti anteriori al 1800. Tra i manoscritti si notano un benedizionario dell'arcivescovo Roberto (sec. x) usato per l'incoronazione dei re anglo-sassoni; un messale detto di St-Futhiac (sec. xi). $\}$

L'abbazia di St-Ouen. - Clodoveo o Clotario I avrebbe fondato l'abbazia di S. Pietro che poi dal nome del vescovo di R. prese il nome di St-Ouen. Dell'edificio primitivo non furono trovati che alcuni pilastri. Nel 684 vi fu deposto il vescovo, s. Ouen; fu incendiato dai Normanni nell'842. Nel sec. x l'abbazia divenne metà di pellegrinaggi per venerare le reliquie del santo vescovo, che finì per dare il nome al monastero. La nuova chiesa fu iniziata tra il 1036-66 e dedicata il 17 ott. 1126. Fu danneggiata da incendi nel 1136 e nel 1248; una parte crollo al principio del sec. xiv. La ricostruzione fu iniziata dall'abate J. Roussel (1303-59), ma, dopo lungo intervallo, fu ripresa nel sec. xv, specie per i doni del card. d'Estouteville che ne fu abate dal 1462 al 1483 . Fu danneggiata nel 1562 dagli Ugonetti e da un uragano nel 1683. Durante la Rivoluzione Francese fu trasformata in museo; nel 1799 vi si fecero le feste delle sovranità e vi si ballo; nel 1845 fu demolita la facciata; restano quelle laterali, a nord e a sud. Il portico è detto «des Marmousets» per le piccole statue che lo decoravano; è della fine del sec. xiv. Nel timpano sono scolpiti la Dormizione della Vergine, le sue Esequie. l'Assunzione e l'Incoronazione. Nei portali sono medaglioni con i miracoli di s. Ouen. Le vetrate del coro risalgono al sec. xiv, quelle del transetto al xv, quelle della navata al xvi. L'interno è a tre navate con coro assai profondo terminante in un abside poligonale e nel deambulatorio sei cappelle laterali. Nel transetto nord resta una delle absidiole a due piani detta ora la "Tour aux clercs». Le chiavi di volta delle campate del coro furono adornate nel sec. xiv con medaglioni istoristi, tra i quali sono i rilievi del Battesimo di Cristo, Lapidazione di s. Stefano, Decollazione di s. Giovanni Battista, Incoronazione della Vergine. I due rosoni del transetto sono del sec. xv. Il dormitorio monastico è oggi trasformato in Municipio. Nella grande torre cilindrica detta "Tour de Jeanne d'Arc", che si fu portata più volte nel 1431, si è istituito un Museo "Jeanne d'Arc».

L'abbazia di St-Wandrille. - Fu fondata nel 648 da s. Wandregisilus (Wandrille), discepolo di s. Colombano; si disse all'inizio «Fontanelle» dal piccolo corso d'acqua che scorre nel luogo. Fu molto fiorente nel medioevo; decadde nel sec. xvi; fu occupata dai Maurini dal sec. xvii alla Rivoluzione Francese che la soppresse. Passò nel 1894 ai Benedettini di Ligugé fino alla soppressione sotto Combes. I Benedettini la rioccuparono nel 1931. La chiesa abbaziale fu eretta dal 1255 al 1342; ne rimane il lato nord del transetto; il coro molto grande aveva un deambulatorio fiancheggiato da 15 cappelle. Il chiostro si conserva bene, tra due grandi edifici dell'epoca dei Maurini. Nel lato sud-est è un portale del sec. xiv con l'Incoronazione della B. Vergine, della stessa epoca la Madonna detta "Notre-Dame de Fontanelle». Resta l'antico refettorio del sec. xir; la primitiva sala capitolare è oggi la cappella del nuovo monastero. Sulla collina adiacente è la cappella tricora di s. Saturnino della fine del sec. xi. - Vedi tav. LXXXVI.

Bial.: E. Sauvage, Elenchi episcop. Rathomagesaism, in Anal. Boll., 8 (1860), pp. 406-28; Eubel, I, pp. 425-26; II, pp. 248-49; III, p. 302; IV, p. 208; V, p. 336; E. Vocandard, Vie de st Oune duhgue de R. (641-84), Parigi 1902; id., Liste chronolog. des archen. de R., in Rev. auth. de Normandie, 1004; L. Pillieu, Les portails latéraux de la cathédrale de R., Parigi 1907; L. Duchesne, Faites éniosepaux de l'ancienne Gaule, II, Parigi 1908, pp. 200-11; E. Enhet, R., $4^{\text {e }}$ ed., Parigi 1921; A. Masson, L'éelse abbatiule St-Ouen de R., ivi 1927; A. Loisel, La calhédrale de R. ivi s. d.; Ch. Descrrut, L'église de St-Nicolas, Rouen 1934; Ch. Ledre, Le card. Cambacères, archevêque de R. (1822-18). La réorganisation d'un diocèse au lendemain de la Révolution, Parigi 1943; Cottinesu, II, coll. 2343-90; Guide de

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A sinistra: MONUMENTO A LEONARDO BRUNI, di B. Rossellino - Firenze, chiesa di S. Croce. A destra: MONUMENTO AL CARD. JACOPO DI PORTOGALLO, di A. Rossellino - Firenze, chiesa di S. Miniato al Monte.

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(per cortesia di mons. A. P. Fretez)
PARTICOLARE DELLA FACCIATA DELLA CATTEDRALE (sec. XIII-Xv) - Rouen.

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la France chréi, et mission., 1528-25, Parigi 1948, pp. 381-82, 721, 1097-1102; P. Le Cacheux, La haute Justice des archevêques de R., comtes de Lamicris, 1157-1750, Rouen 1948; id., R. au temps de Jeanne d'Arc et pendant l'occupation anglaise, Rouen 1949. Enrico Ioni

ROUGEMONT, Frangois. - Gesuita, missionario, n. il 2 apr. 1624 a Maastricht, m. a Ciangehou il 4 nov. 1676.

Partito per la Cina nel 1656 , vi arrivò nel 1659 ; lavorò nel Celsiang e nel Kiangnan. Nel periodo 1665-71 rimase in esilio a Canton.

Scrisse una serie di libri di pratica pastorale ad uso dei neofiri come catechismo, confutazione dei pagani, le sei cose necessaric per entrare nella Chiesa (numerose edizioni), raccolta dei canti. Nel 1667 inviò un memoriale al generale dei Gesuiti Paolo Oliva in favore del clero indigeno cinese. La sua opera principale è la Historia Tartaro-Sinica nova ( $1660-66$ ), composta durante l'esilio di Canton, terminata il 16 dic. 1668 a Lovanio (1673). Le due prime parti contengono la storia dal 1659 al 1662 , termine della presa della Cina da parte dei Tartari; la terza parte narra la persecuzione dei quattro reggenti sino all'espulsione dei missionari. Una traduzione in portoghese, opera di Sebastiano Magalhaes, fu stampata dal Da Costa in Lisbona nel 1672. R. insieme con i confracelli Prospero Intorcatta. Cristiano Herdtrieli e Filippo Couplet fu l'editore della prima biografia di Confucio destinata all'Occidente, pubblicata nel 1663 in Cina insieme con un trattato sulla sua dottrina fin due colonne, la traduzione latina accanto al testo cinese dei Dialoghi LamVü) e ristampata a Parigi nel 1687 senza il testo cinese.

L'opera esercito un potente influsso sugli illuminati e gli enciclopedisti venuti per essa a conoscenza dell'ctica confuciana.

Biol.: L. Pfister, Notices biogr. et bibliogr. sur les Jésuites de l'ancienne Mission de Chine, 1551-1773, Sciangai 1952, pp. 333-37; H. Borsuana, Lettres inédites de Fr. de R. missionnaire belge de la Comp. de Jésus en Chine, au XVIIr sifcle, in Analectes, 39 (1913), pp. 31-54.

ROUGIER, Félix. - Sacerdote, fondatore dei Missionari dello Spirito Santo (v.), n. a Meilhaud il 17 dic. 1859 , m. a Messico il 10 genn. 1938.

A 18 anni vestì l'abito dei Padri Maristi a Ste-Foy e il 24 sett. 1887 fu ordinato sacerdote a Lione. Nel 1885 intraprese la fondazione di alcuni collegi nella Colombia poi nel Messico, dove trovò già avviato il complesso delle Opere della Croce. Trasferito a Barcellona vi rimase io anni dedito all'insegnamento, ma l'episcopato messicano insisté presso il b. Pio X e ottenne il ritorno del R., il quale il 25 dic. 1918 diede inizio al suo Istituto e vi entrò nel 1930 con il permesso della S. Sede. In contrasto con i tempi, intese ripristinare in sé e nei suoi figli lo spirito monastico e perfino le penitenze degli antichi, che sono divenute ormai connaturali nell'Istituto.

Biol.: E. Iturhide, Il P. F. R., Roma 1939; I. Guadalupe Trevino, Un apostul de la Cruz, Messico 1940; I. Padilla, Hacia al Dision Pedro, Lima 1950; I. Guadalupe Trevino, Breve versicia de los Misioneros del Espirito Santo, Messico 1951.

Gioacchino Madrigal
ROUHER, Eugène. - Uomo politico francese, n. il 30 nov. 1814 a Riom (Puy-de-Dôme), m. il 3 febbr. 1884 a Parigi. Esordì nel 1836 come avvocato e si presentò dieci anni dopo per la prima volta candidato al Parlamento, ma non riuscì eletto. Dopo la rivoluzione del febbr. 1848 fu membro dell'Assemblea costituente.

Alle elezioni del 23 apr. si era preparato con un programma che, sebbene non nascondesse il desiderio di conservare le forme tradizionali della società francese, tuttavia tendeva all'attuazione di certe riforme favorevoli alla piccola borghesia ed ai lavoratori. R. vi propose infatti una radicale trasformazione del vigente sistema fiscale con particolare riguardo all'abolizione delle imposte indirette ed all'istituzione di un'imposta diretta progressiva; e si dichiarò, tra l'altro, favorevole ad una legislazione sul lavoro ed all'intervento dello Stato in caso di pubbliche calamità agricole. Questo programma elettorale gli valse l'appoggio di tutti coloro che temevano
il salto nel buio, costituito da una repubblica democratica. L'attività da lui svolta in assemblea lo rivelò sempre maggiormente uomo d'ordine, e durante la discussione del progetto della nuova Costituzione si distaccò dalla maggioranza e propugnò i bicameralismo contro l'Assemblea legislativa unica. Rieletto deputato il 13 maggio 1849 , divenne sostenitore del Bonaparte, allora ancora presidente della Repubblica, ed entrò il 30 ott. dello stesso anno nel governo quale ministro della Giustizia. Restò ministro, con interruzioni, fino al genn. 1852. Quindi fu vice-presidente del Consiglio di Stato, ministro dell'Agricoltura, del Commercio e dei Lavori Pubblici dal 1855 al 1863 e ministro di Stato dal 1863 al 1869. Presidente del Senato dal 18 luglio 1869 al 4 sett. 1870 , si recò dopo la sconfitta di Sedan a Londra, al seguito del limperatrice Eugenia. Ritornato in Francia, R. venne eletto deputato all'Assemblea nazionale nel febbr. 1872 e prese, alla morte di Napoleone III, la direzione effettiva, se non ufficiale, del partito bonapartista. Nel 1881 si ritirò a vita privata.
R. fu tra i più fedeli collaboratori di Napoleone III. Come ministro di Stato difese dal 1863 in poi la politica interna ed estera dell'Imperatore contro le critiche del Parlamento. Particolarmente noto è rimasto il discorso da lui pronunciato il 5 dic. 1867 al Corpo legislativo dopo Mentana (v.). In tale occasione, replicando ad alcune interpellanze, giustificò l'intervento francese contro Garibaldi, perché attuato con l'intento di far osservare la Convenzione di settembre. Disse che, di fronte all'incapacità di Rattazzi di garantire lo Stato della Chiesa contro le mene del partito rivoluzionario, la Francia si era sentita obbligata all'invio di un corpo di spedizione che sarebbe rimasto a Roma "fino al momento in cui la sicurezza del Papa avesse reso necessaria la presenza delle truppe francesi... Noi dichiariamo che l'Italia non s'impadronirà di Roma. Mai la Francia tollererà una tale violenza fatta al suo onore, fatta alla cattolicità. Essa richiederà all'Italia la rigorosa ed energica esecuzione della Convenzione di settembre, altrimenti vi provvederà essa stessa». Queste parole impressionarono ed eccitarono oltremodo l'opinione pubblica liberale italiana e la decisa presa di posizione del R. in quell'occasione contribuì non poco al fallimento dei negoziati per una triplice alleanza austro-franco-italiana nel 1870.

Biol.: A. Robert-R. Bourlouse-G. Cougny, Dictionnaire des parlementaires frangais, V, Parigi 1891, pp. 202-204; A. Cavacocchi, Il re Vittorio Emanuele II, il generale Cialdini e la dichiarazione R., in Memorie storiche militari, i (1909), pp. 75-81; R. Schnerb, R. et le Second Empire, Parigi 1949 (con nota bibl. ed iconografica alle pp. 323-32).

Silvio Furlani
ROUSSEAU, Jean-Jacques. - Filosofo, letterato, n. il 28 giugno 1712 a Ginevra dal calvinista Isaac R., orologiaio, e da Suzanne Bernard; m. a Ermenonville il 3 luglio 1778. Fu educato da suo zio Bernardo e apprese il latino: non seppe adattarsi al mestiere prima di scrivano, poi di incisore. Nel 1728 ( 14 marzo), avendo trovate chiuse alla sera le porte di Ginevra, si diede a errare per la Savoia, finché, raccolto dal curato cattolico di Confignon, questi lo presentò a M.me de Warens, in Annecy, e da lei fu inviato a Torino per la sua conversione al cattolicesimo (21-23 apr. 1728). Quale servitore conobbe, presso i conti di Govone, l'ab. Jean-Claude Gaime (1692-1701 : il "Vicario Savoiardo"), il quale gli diede qualche indirizzo agli studi. Ritornato l'anno seguente da M.me de Warens, a Chambery, ottenne di studiare musica; nel 1732 s'impiegò al catasto del Re di Sardegna e intrecciò con la sua protettrice (Maman) una relazione amorosa, che durò fino al 1741. Nel soggiorno nella villa delle Charmentes a Chambéry (1738-40), cominciò a studiare sistematicamente scienza e storia e a meditare sui portorealisti e gli oratoriani. Nel 1740-41 fu precettore a Lione in casa di Bonnet de Mably, fratello dello storiografo Mably e del filosofo Condillac (v.).

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Ovaires compiites, I. Parios (661) Rousseau, Jean-Jacques - Incisione da un ritratto di Delamuc. Exemplare della Biblioteca Vaticana.

Alla fine del 1741 R., recando con sé un Projet concernant des nouveaux signes pour musique, parti per Parigi, ove ottenne l'approvazione dell'Académie des Sciences per il suo sistema musicale e lo pubblicò (1742) con una Dissertation sur la musique moderne. Segretario dell'ambasciatore di Francia a Venezia, Montaigu, dopo un anno (174344) rientrò a Parigi e trovò ospitale protezione presso Dupon de Franceuil, segretario di gabinetto del Re, il quale gli affidò l'istruzione del figlio nella chimica. Nel 1745 riusci a far rappresentare all'Opéra la sua commedia musicale Les Muses galantes e collaborò con Voltaire (v.) al rifacimento de Les festes de Ramire (balletto di Voltaire e Rameau). Nel 1746 sposò Marie-Thérèse Le Vasscur, cucitrice (1721-1801), da cui ebbe cinque figli, lasciati via via all'orfanocrofo per strettezze economiche. Invitato da Diderot (v.) a redigere gli articoli di musica per la Encyclopédie, nel 1749, conobbe il tema proposto dalla Accademia di Digione: «Si le progrès des sciences et des arts a contribué à corrompre ou à épurer les moeurs». Vi concorse, e l'anno seguente il suo Discours fu premiato. Seguì, nel 1753, il Discours sur l'origine de l'inégalité parmi les hommes su tema della stessa Accademia. Intanto, fra il 1752 e il 1753 , R. aveva fatto rappresentare dinanzi al Re la sua opera comica Le Devin du village e la commedia Narcisse, dalla Comédie Française con cui era venuto a Parigi. In questa occasione pubblicò anche una Lettre sur la musique frangaise.

Nel 1754 R., ormai celebre, fu ricevuto trionfalmente a Ginevra (dove tornò alla fede calvinista) e cominciò a meditare una vasta opera di \& Istituzioni politiche s. Dalla primavera del 1756 alla fine del 1757 lasciò Parigi per Montmorency, dove la sua protettrice Madame d'Epinay gli aveva offerto la dimora campestre dell'Ermitage. Ma per gli amori con Mme d'Houdetot, cognata della d'Epinay, dovette abbandonare l'Ermitage e mettersi in contrasto con i suoi amici dell'Encyclopédie. Fu ospite del Maresciallo di Lussemburgo presso il castello di Montmorency e vi rimase dal 1757 al 1762 , portando a compimento le sue maggiori opere letterarie e filosofiche : Julie ou la nouvelle Héloïse (1761), romanzo (in forma epistolare) in cui riassunse la sua passione per la d'Houdetot; la Lettre à M. D'Alembert sur les spectacles (1758-59), a proposito dell'articolo Genève dell'Encyclopédie; il Contrat social (1762), unica parte svolta delle "Istituzioni politiche"; l'Emile ou de l'éducation (1762) e il postumo Essai sur l'origines des langues. Il Contrat e l'Emile furono condannati dal S. Uffizio, e il 9 giugno 1762 il Parlamento di Parigi, su parere della Sorbona, condannò l'Emile ordinando l'arresto dell'autore. Il 19 giugno anche il Parlamento di Ginevra condannò le due opere. R. riusci a fuggire da Parigi il ro giugno e si rifugiò prima a MoltersTravers presso Neuchâtel, dominio del re di Prussia, indi, impaurito da una dimostrazione popolare, nell'isoletta di St-Pierre del lago di Bienne, fino al 1765 , dove scrisse la Lettre à Mgr Beaumont, arcivescovo di Parigi, in difesa dell'Emile (1763) e le Lettres écrites de la montagne (1764), in risposta alle Lettres écrites de la campagne contro il Contrat social da Jean Robert Tronchin procuratore generale della Repubblica di Ginevra (1741-93). In questo
periodo attese alla composizione del Pygmalion, scena lirica per musica, e alla redazione del Dictionnaire de musique (1767). Nel 1765 R. veniva sfratato anche da Bienne; ai primi del 1766 si rifugio presso David Hume (v.) in Inghilterra. La mancata concessione di una pensione da parte del re Giorgio III determinò in lui una crisi di mania persecutoria. Ritornato in Francia nel giugno 1767, dapprima fu ospite del principe di Conti nel castello di Trye (1767-68), poi viaggiò nel Delfinato, infine nel giugno 1770 si ristabilì a Parigi, vivendo poveramente come copista di musica. Compose allora le Confessions (iniziate nel 1761, proseguite fino al 1765 ; postume); i dialoghi apologetici ( $R$. juge de 7.-7. [1772-76]; postuma); e del 1776 al 1778 , per suggerimento del suo ultimo amico Bernardin de St-Pierre, le Rêveries d'un promeneur solitaire (postuma). Morì a Ermenonville, ospite del marchese di Girardin. La sua salma fu trasferita a Parigi per decreto della Convenzione del 1794.

Come musicista, R. fu piuttosto teorico e riformatore, che creatore ed artista. Il suo sistema di soluzione musicale, sostituendo la lettura sul rigo con quella di numeri assegnati alle note, ha soltanto valore didattico. Tuttavia la stessa persistenza per la musica e il teatro dimostra che questo era l'aspetto più ingenuo della sua personalità e in cui era più persuaso di se stesso. Invece criticò il teatro contemporaneo (Préface au Narcisse, Lettre à M. d'Alembert) come artificioso e corruttore del sentimento.

In letteratura R. introdusse e fece trionfare il sentimentalismo, ritenuto sino allora proprio degli Ingiesi e dei loro imitatori, e avversato dall'illuminismo edonista. La Nouvelle Héloise, narrando in forma di effusioni passionali gli amori di Julie, moglie del razionalista Wolmar, per il meditabondo Saint-Preux, rappresenta il primo tentativo moderno di unire il dramma intimo dell'amore con il tormento del problema morale e sociale della fedeltà, e la ricerca di una legge universale che giustifichi il sentimento nella sua espansione senza freno. Le Confessions fanno emergere R. tra i maestri dell'autobiografia sentimentale : egli tenta di raccontare se stesso, fondendo il realismo psicologico con la semplicità amorosa e intellettuale in cui fa consistere il tono della propria personalità. Anche di se medesimo egli sostenne che la società e il commercio con gli uomini avevano corrotto la purezza primitiva, definita dalla tendenza spontanea a seguire nelle azioni il proprio modo di sentire, di amare e di pensare (cf. Conf., I. VI). Il movimento ingenuo dell'umanità era per lui fecondo d'ispirazione come la gentilezza femminile, e ravvisabile nell'individuo come nella massa. Esso si univa artisticamente con l'aspetto idillico e vitalistico della natura, e conduceva la poesia e la musica a interpretare la coscienza come unità sentimentale della natura e dell'uomo (op. cit., I. IX). La piena espressione di questa unità egli raggiunse però soltanto da ultimo, e nella follia, con le Rêveries, in cui i più sciolti ricordi d'infanzia si intrecciano con pagine descrittive degne del romanticismo (v.). Questo si può ritenere che egli precorresse più consciamente di tutti i suoi contemporanei, sebbene le sue incerte e contraddittorie relazioni con il cristianesimo gli impedissero di raggiungerne l'attuazione trattenendolo nel preromanticismo.

Come politico, R. criticò l'illuminismo (v.) progressista, e iniziò il movimento d'idea che condusse alla Rivoluzione Francese. I due Discours del 1749 e del 1753 stanno in notte: atteggiamento antistorico verso tutto il Rinascimento e l'età del progresso scientifico, e verso il sistema assolutistico e commercialista invalso nell'epoca moderna. Il concetto fondamentale di R. è che anche nella natura l'uomo è creato da Dio buono ed eguale ai suoi simili, e che la natura gli offre le condizioni per realizzare questa bontà e uguaglianza (Disc. sur l'inégalité, pref. e parte 10) : ciò che si ravvisa ancora nella civiltà e nelle forme di saggezza degli antichi più vicini alla natura, come avevano mostrato Montaigne (v.), e Montesquieu (v.). La società progressista e feudalista corrompe la purezza e l'eguaglianza primitiva a favore di interessi creati, di una morale artificiosa, di una religione impositiva e di gerarchie rovinose e ingiustificate, fondate su una scienza sofistica. Soltanto il ritorno alla natura e agli ordini e

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forme da essa richiesti può salvare l'umanità (Disc. sur les moeurs, parte $2^{\text {a }}$ : Disc. sur l'inégal., parte $2^{\text {a }}$ ). Cosi R. veniva a ricongiungersi al pensiero giusnaturalistico moderno, dal Grecio (v. GROGY) al Vico (v.) e segnatamente alla forma di esso vigente presso gli Enciclopedisti e definita da Leibniz (v.) e da Montesquieu. Senonché, pur convenendo che il diritto romano con le sue conseguenze politiche era quello che più vi si conformava, e che la società naturale doveva organizzarsi secondo principi contrattuali e convenzionali razionalmente stabiliti, R. nel Contrat social (ma già nel Discours del 1753, e nell'altro, postumo, sull'origine delle lingue) volle dare al doppio fondamento, storico ed epicureo, naturale e convenzionale di quel sistema, una giustificazione psicologica che lo condusse a ben altre conseguenze. C'è in ogni individuo (egli sostiene), e per natura, una doppia volontà: l'una individuale e ingenua, la "volontà di tutti", quale ciascuno dei cittadini di uno Stato esercita nel proprio interesse spontaneo, e l'altra rivolta al bene comune, la "volontà generale", la quale genera la contrattazione fra i cittadini per convivere secondo la ragione e la moralità (Contrat, t. II, 1-3; I. IV, 1). La "volontà generale" è indissolubile, essa fonda la libertà e l'uguaglianza reale del corpo politico e dei suoi membri, ed è rappresentata dal potere sovrano, come unico e indivisibile, dalle istituzioni democratiche elettive e dalle leggi che le sottomettono le volontà particolari e transeunti. La fede in questa volontà secondo ragione, superante il momento edonistico della coscienza individuale, e l'appello alla stessa natura umana nel suo sentimento spontaneo come sua fonte, distacca R. dai calvinisti e dagli illuministi, e ne fa storicamente il precursore della distinzione kantiana tra imperativo categorico e imperativo ipotetico. Ma essa è in lui giustificata da propositi rivoluzionari, perché rimane dogmatico per lo stesso autore che una volontà generale, nutrita e sorta dal sentimento, possa identificarsi con la ragione.

La pedagogia di R. venne quindi a definire la natura umana come l'insieme delle disposizioni spontanee formate in noi dalla coscienza sensibile nella sua valutazione degli oggetti dell'appetito o repulsione al piacere e dolore, e delle loro convenienze o inconvenienze, e dai nostri giudizi relativi alla loro relazione con la felicità o perfezione razionale. Questa natura intima deve svolgersi in relazione con la natura delle cose, nell'esperienza, per educare l'individuo fino ad abituarlo a far parte di una società perfetta. L'educazione data dagli uomini in nome della società prescostituita è invece corruttrice delle energie naturali e deve essere evitata, o riformata (Emile, t. I). R. nell'Emile, riassumendo le sue molteplici prove di precettore e i progetti da lui compilati, presentò un piano di educazione da lui chiamato "naturale". L'autore come maestro sceglie in Emilio fin da infante un unico allievo, e, ottenuta dalla famiglia di lui una condizione di vita campestre e solitaria, si dedica esclusivamente alla sua educazione fino a quando Emilio, divenuto adolescente desideroso di attività e di lavoro, non viene presentato da lui nella società civile e a una famiglia in cui lo attende la sua sposa, Sofia, educata con analoghi criteri individualisti. Il metodo proposto dal R. per l'educazione di Emilio è "negativo": cioè non comporta da parte del maestro altro che la sorveglianza dell'allievo perché non incontri fattori sociali corruttori, ma la sua individualità si sviluppi fin dalla prima infanzia secondo le sue tendenze spontanee e l'esperienza naturalmente cercata e acquisita, fino a che il sorgere della coscienza morale non lo mette a confronto con la personalità dell'uomo adulto e con le relazioni sociali. Si suole interpretare dai seguaci di R. questo metodo come "attivo", in quanto fonda la sua didattica interamente sull'attività dell'allievo in cerca di espressione e di sapere: ma storicamente R. svolse una prima idea del metodo attivo soltanto nel senso dell'autogenesi della coscienza e della spontaneità, quasi vegetativa, dell'educazione.
R. invece nel suo romanzo diede la massima importanza al "metodo graduale "proponendo e seguendo l'educazione di Emilio di età in età e di fase in fase : infanzia (l. I), puerizia (II), fanciullezza (III), adolescenza (IV), giovinezza (V). A queste fasi corrispondono: le origini
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(da P. M. Nessen, La Professien de fol..., Friburge 1922, Rousseau, Jean-Jacques - Autografo della prima stesura della Profession de foi du vicaire savoyard - Ginevra, Biblioteca civica.
della sensibilità (I), la formazione dei poteri espressivi, fantastici e sentimentali (II), l'esperienza della natura e dei fenomeni scientifici ed economici (III), lo sviluppo della coscienza morale e religiosa e sociale (IV; è qui che R. inserisce la "Professione di fede del vicario savoiardo ", in memoria dei suoi giovanili colloqui torinesi con l'ab. Gaime), e infine la prova finale dell'amore per Sofia e per la famiglia. Quest'ultima prova non riesce interamente favorevole a Emilio: egli si affiata con la sposa, ne riesce ad avere dei figli solo dopo aver viaggiato per il mondo ed essersi sottomesso al "contratto sociale". Sebbene queste partizioni e successioni di fasi corrispondano a nozioni astratte di R. (p. es., egli considera la crescita di Emilio come quella di un fanciullo tardivo, che solo a dodici anni può dedicarsi a letture, studi, esercizi d'arte secondo un programma), esse gli permisero di inserire nell'Emile importanti e decisivi contributi di sue ricerche sulla nipiologia (in cui fu emulo della pedologia del Locke), sulle relazioni della coscienza infantile con il mondo primitivo ed eroico (cf. G. B. Vico), il metodo d'insegnamento della geografia e delle scienze fisiche (per le quali riprende idee dello Spinoza), e di collegare la sua pedagogia con la filosofia della religione (v.) e della società (v.). Nonostante la condanna, il romanzo ebbe subito, e ha tuttora, immensa fortuna; criticato dai cattolici (Gerdil, Muzzarelli, Formey, De Staël, Necker de Saussure, Capponi, Gioberti), imitato dai romantici (Goethe, Richter), fu imposto dai naturalisti e dai positivisti come il maggior classico della pedagogia (v.). Di fatto, esso ha più intrinsecamente contribuito allo sviluppo del pensiero moderno per le successive analisi dell'attività pratica nella sua formazione e distinzione (Kant) e per le connessioni tra filosofia e pedagogia (Fichte) : mentre il suo merito educativo, sebbene eccezionale, è di indole suggestiva e astratta.

La filosofia di R. è sistematicamente da lui legata alla storia dell'empirismo (v.) e si attiene alle teorie del Locke (v.), con ampie relazioni verso i Systèmes de la Nature di ispirazione spinoziana. Ma la genesi del sentimentalismo è da cercare, più che nei filosofi inglesi di questa corrente (Shaftesbury [v.], Butler), nel sensismo del Condillac (v.). Emilio si fa conscio via via secondo la psicologia genetica del Condillac, e il sentimento della spontaneità spirituale si sviluppa in lui secondo l'evoluzione della sensibilità

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Rovprella, Bartolomeo - Monumento al card. B. R. Sculture di G. Dalmata e A. Bregno (1476) - Roma, chiesa di S. Clemente.
da quello studiata. Altri elementi notevoli nel pensiero di R. sono le sue derivazioni dal Malebranche (v.) per la teoria di un ordine sociale razionale fondato sulla coscienza morale e religiosa (cf. Malebranche, Traité de morale, I, 7 e II, 9), e dal Leibniz per la concezione monadologica della coscienza di Emilio e dei suoi rapporti con l'idea di perfezione. Prevale però ancora il sensismo nella derivazione della genesi della coscienza morale, alla maniera dei moralisti e dei pedagogisti francesi (da Montaigne a Fénelon), dalla crisi interna dell'egoismo naturale (amor proprio, amor di sé). Nella metafisica R. ripiega invece verso il deismo creazionista, a somiglianza degli Enciclopedisti (Diderot, Voltaire).

BibL.: Oeuvres complètes, 13 voll., Parigi, 1910; Correspondance générale de 3.-3. R., 20 voll., Ginevra 1920-37. Edizioni commentate delle opere principali nella colles. Garnier, Flammarion, de la Pléiade (Parigi s. d.). Fra le edizioni scolastiche: Discorsi e Contratto sociale a cura di R. Mondolfo, Bologna 1924; Emilio e altri scritti pedagogici, a cura di G. Calò e L. de Anna, Firenze 1923. Su R. : oltre le opere generali di storia della filosofia, pedagogia, letteratura francese e i suoi maggiori biografi del secolo scorso (Beaudoin, Chuquet, Morley): E. Duflan, La profession de foi du vicaire savoyard, Parigi 1900; G. Compayré, 3.-3. R: et la rousseauisme, ivi 1903; E. Noël, Voltaire et R., ivi 1904. F. Macdonald, 3.-3. R., 2 voll., Londra 1906 (trad. franc., ivi 1909); L. Geiger, 3.-3. R. Sein Leben u. s. Werke, Lipsia 1907; C. Culcasi, Gli influssi italiani nell'opera di R., Roma 1907; C. Collina, Voltaire, Montesquieu and R. in England, Londra 1908 (trad. franc., Parigi 1911); G. Allievo, G. G. R. filosofo e pedagogista, Torino 1910; I. Brunelli, Il contrattualismo di G. G. R., ivi 1911; fascicoli dedicati a R. nel 1912 dalla Rev. de métaph. et morale e della Riv. pedagogica; M. Brusadelli, G. G. R. nel $2^{\circ}$ centenario della nascita, in Riv. di filos. neo-scol., 3 (1913), pp. 1-32, 245-77; L. Ducros, 3.-3. R., 3 voll., Parigi 1908-18; P. Sakmann, 3.-3. R., Berlino 1913; G. Tarozzi, G. G. R., Genova 1914; P. M. Masson, La religion de 3.-3. R., Parigi 1916; A. Franzoni, R., Milano 1916; E. Durkheim, L'Emile, in Rev. de métaph. et morale, 26 (1919), pp. 152-80; E. Vial, La doctrine d'education de 3.-3. R., Parigi 1920; J. Maritain, Trois réformateurs: Luther, Descartes, R., ivi 1925; Il pensiero di R., a cura di E. Bossi, Firenze 1927; E. R. Baldanzi, Il pensiero religioso di 3.-3. R., ivi 1934; A. Cobban, R. and the modern State, Londra 1934: Ch. W. Hendel, 3.-3. R. moralist, 2 voll., ivi 1934; E. Ruggeri, Il pensiero educativo di 3.-3. R.

Firenze 1934; B. Brunello, R., Modena 1936; J. Sciaky, Il problema dello Stato nel pensiero del R., Firenze 1938; R. Buck, R. u. die deutsche Romantik, Berlino 1939; E. Cassirer, Il problema G. G. R., Firenze 1939; C. A. Sachel, R., Messina 1940, 2. ed., 1942; A. Cresson, 3.-3. R., Parigi 1940; A. Sabina, Etat présent des travaux sur 3.-3. R., vi 1941; D. Morando, R., Brescia 1942: N. Petruzzella, Il pensiero politico e pedagogico di G. G. R., Roma 1946; S. Caramella, Leibniz e R., in Arch. di filos., 16 (1947), pp. 15-18; A. Saloni, R., Milano 1949, Santino Caramella

ROUSSELOT, Pierre. - T'cologo e filosofo, n. a Nantes il 29 dic. 1878, caduto nella battaglia delle Eparges il 25 apr. 1913. Entrò nella Compagnia di Gesù nell'ott. 1895. Dal nov. 1909 fino alla mobilitazione del 1914 insegnò teologia dogmatica all'Istituto cattolico di Parigi.

Il R. ha avuto, nonostante la brevità della sua carriera scientifica, un influsso considerevole sull'indirizzo delle discussioni filosofiche e teologiche nei primi decenni del nostro secolo. La sua tesi di laurea, L'intellectualisme de st Thoums (Parigi 1908; 5. ed., ivi 1924), rappresenta il tentativo di dare al problema critico una impostazione nuova nel quadro di una metafisica generale della conoscenza, indirizzo ripreso poi con più rigore e larghezza dal P. J. Maréchal (v.). R. cerca di fondare il valore oggettivo e reale della conoscenza astrattiva e discorsiva intendendola come imitazione e sostituzione di una approssione intuitiva dell'essere, cui è, per la sua stessa natura, ordinato l'intelletto umano. In teologia il R. ha fatto valere punti di vista nuovi, principalmente nella discussione dei problemi psicologico-teologici della fede (v.). Egli mette in primo piano la parte della gessia nella fede e negli atti che la preparano, e insiste sull'importanza della conoscenza "per connaturalitatem" nella vita religiosa. La sua teoria, secondo cui il giudizio certo e impegnativo sulla credibilità dei "pracambula fidei" coincide con l'atto della fede stessa, non sembra però interpretare giustamente né la funzione propria del giudizio di credibilità, né il carattere e la struttura interiore della virtù della fede.

Altre opere principali: Pour l'hist. du problème de l'amour au moyen âge (Münster 1908 e Parigi 1933); Métaphysique thomiste et critique de connaissance, in Rev. néo-scol. de philos., 17 (1910), pp. 476-509; Les yeux de la foi, in Rech. de st. rel., 1 (1910), pp. 241-59; Remarques sur l'hist. de la nation de foi naturelle, ibid., 4 (1913), pp. 1-36.

Bon.: P. L. de Grandmaison, Notice sur le P. R. et bibl. de ses écrits (introd. alle riedizioni de L'intellectualisme de st Tho$\operatorname{mos}$ ): E. Marty, Le témoignage de P. R., Parigi 1941. Beda Thum

ROVENIUS, Phllip. - Filippo van Roveen, n. nel 1575 in Olanda, m. a Utrecht il 15 ott. 1651, dal 1607 decano di Oldenzaal e provicario della diocesi di Deventer. L'11 ott. 1614 Paolo V lo nominò vicario apost. dell'Olanda (in certo modo il primo vicario apost. nel senso moderno).

Nel Concistoro del 17 ag. 1620 fu nominato arcivescovariitalare di Filippie confermato vicario apost. dell'Olanda e della Zelanda. L'8 sett. 1620 fu consacrato vescovo a Vorsten presso Bruxelles dal nunzio Sanseverino. Durante il suo governo rinovadi la persecuzione contro i cattolici, causa la guerra spagnola. R. nel 1628, partendo dal Brabante, con grandissimo pericolo, visitò l'Olanda ordinando e creaimando nel paese. Dal 1630 visse nascosto. Una sentenza di tribunale del 10 marzo 1640 lo condannò alla confisca dei beni e all'esilio; riuscl però a rimanere nascosto a Utrecht, dove mori. Fu sepolto nella casa in cui aveva trovato nascondiglio.
R., che aveva approvato l'Agostino del Giansenio, era rigorista. Fu in contesa con gli Ordini religiosi missionari, i quali facevano valere i loro privilegi, ricusando di ammettere la giurisdizione del vicario apost. L'accordo con i Gesuiti del 1634 fu piuttosto una tregua, benché il Papa e la Propaganda insistessero sull'osservanza ( 360 pontif., I, 54-59). Si creò reputazione di teorico delle missioni con il Tractatus de missionibus ad Propagandam Fidem et Conversionem Infidelium et Haereticorum instituendis (Roma 1624), ripubblicato nella sua Respublica christiana, Anversa

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1648. Le due prime edizioni furono inter. dette dal nunzio perché l'autore non riconobbe i privilegi degli Ordini missionari.

Bim. : W. Knuff - J. de Jong. Philippus $B$. en zijn hettuur der Hollandsche seading, in Archief voor de geschiedenis van het aartsbissem Utrecht, 50 (1925), pp. 1-400; C. Friedrich, Holland, die Wiege der Missionstierarchie, in Zeitschrift für Missionenwissenschafl, 11 (1921), pp. 129-41; A. van den Eerlenboom, Philippus R. Missionazione en Missionarssopleiding, in Het Missiewerh, 25 (1946), pp. 79-86.

Nicola Kowalsky
ROVERELLA, Aurelio. - Cardinale, n. a Cesena il 21 ag. 1748, m. a Bourbon (Champagne) il 5 sett. 1812. Godé la stima e la fiducia di Pio VI suo concittadino. Uditore di Rota nel 1785 c uditore di S. Santità, quattro anni più tuoli, fu creato cardinale il 21 febbr. 1794 con il titolo dei SS. Giovanni e Paolo.

Pro-datario nel 1795, ebbe da Pio VI, caduto indisposto (1797), specialissime facoltà che gli vennero rinnovate quando il Papa fu violentemente strappato alla sua sede (20 febbr. 1798). Partecipò al Conclave di Venezia e il 23 maggio 1800 Pio VII lo volle tra i tre legati a latere inviati ad assumere il governo di Roma. Recatosi in Francia per i noti avvenimenti del 1809 , non fece parte dell'eroico gruppo dei cosiddetti "cardinali neri". Partecipò infatti al matrimonio di Napoleone con Maria Luisa e fu spedito, nel 1811, a Savona per indurre Pio VII a modificare il suo atteggiamento nei riguardi dell'Imperatore.

Bim.: B. Pacco, Memorie storiche del ministero, de' due viaggi in Framita e della prigionia nel forte di Fenestrelle, Roma 1830, p. 304 e passim; Artaud de Montor, Storia di papa Pio VII, trad. it., II, Milano 1837, p. 286; Moroni, LIX, p. 198; E. Consalvi, Memorie, ed. da M. Nasalli Rocca di Corneliano, Roma 1950, p. 115 e passim.

Mario de Camillis
ROVERELLA, Bartolomeo. - Cardinale, n. a Ferrara nel 1406, m. a Roma il 3 maggio 1476.

Cameriere segretario di Eugenio IV, ebbe nel 1444 il vescovato di Adria e, l'anno seguente, l'arcivescovato di Ravenna. Governatore di Perugia (1448) e di Ascoli, fu da Niccolò V inviato presso Enrico VI d'Inghilterra. Legato pontificio a Benevento, intervenne con grande abilità nella lotta tra Aragonesi e Angioini per il trono di Napoli, riuscendo a staccare dal partito angioino il Duca di Taranto e cooperando così alla riunione del Regno nelle mani di Ferdinando I (1462). Dotato di una buona cultura umanistica e di una pietà sincera, fu anche abile politico negli incarichi affidatigli, come la riconquista di Viterbo, che le fusioni avevano staccato dal dominio della S. Sedc. Pio II lo creò cardinale il 18 dic. 1461 , con il titolo di S. Clemente. Tenne successivamente il governo delle province dell'Umbria ( 1470 ) e della marea d'Ancona ( 1472 ).

Bim.: Vespasiano da Bisticci, Vite di uomini illustri del sec. XV'. Firenze 1859, pp. 149-52; Pastor, II, v. indice.

Vittorio E. Giuntella
ROVETO ARDENTE. - L'espressione ricorda il fatto miracoloso di Ex. 3, 2-22, contenente il racconto della «vocazione di Mosè» (v.). Il futuro condottiero, allora oscuro fuoruscito israelitico dall'Egitto, nell'umile funzione di pastore al servizio di un capo madianita, Iethro (v.), essendo al Sinai a guardia del gregge, vide un "roveto" o cespuglio spinoso (ebr. séneh, cf. arabo sanan, accad. sinû «spina»), che pur essendo in fiamme ("ardente») non si consumava. Incuriosito dalla singolarità del fatto, si accostò : con quel mezzo Dio gli si manifestava sensibilmente.

Invitato Mosè al rispetto, Dio gli affidò la missione di liberare il suo popolo dalla servitù egiziana, rivelandogli il suo nome, Jahweh (v.). Il fuoco è uno degli elementi
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Roveto ardente - Mosè innanzi al r. 2. mentre Dio gli parla. Affresco attribuito a Guglielmo di Marcillat (inizio del sec. xvi) - Palazzo Vaticano, soffitto della Stanza di Eliodoro.
comuni nelle teofanie in varie forme (già con Abramo: Gen. 15, 17); concepito immateriale, appariva particolarmente adatto al fine simbolico.

Nella regione sinaitica oggi è diffuso un tipo di cespuglio spinoso di una rosacea, detta crataegus sinaitica.

Bim.: M. Jullien, Sinaï et Syrie, Lilla 1893, p. 118; L. Fonck, in M. Hagen, Lex. Bibl., II, p. 789. Giovanni Rinaldi

ROVIGO: v. abbia.
ROYCE, Iosiah - Filosofo, n. il io nov. 1853 a Grass Valley (California) e m. il 14 sett. 1916 a Cambridge; professore nell'Università Harvard. Oltre Kant ed Hegel, influirono sul suo pensiero lo Schopenhauer (v.), il Peirce e il James (v.), cioè l'idealismo tedesco e il pragmatismo americano.

Dei suoi numerosi scritti i più significativi restano: The world and the individual (2 voll., Nuova York 18991901; trad. it., Bari 1913-16); The philosophy of loyalty (Nuova York 1903; trad. it., Bari 1911); The problem of Christianity (Nuova York 1913; trad. it., Firenze $1924-25$ ).

Sotto l'influsso del pragmatismo (v.) il R. distingue tra "significato esterno" e "significato interno" dell'idea, la cui verità non consiste nella corrispondenza a una realtà esteriore, ma nel fine (a significato interno") che essa