scopo di trasformars i sempre più in potenza industriale e di collettivizzare l'agricoltura. Successi tecnici notevoli furono ottenuti a prezzo di duri sacrifici. Stalin, a differenza del suo avversario Trockij, era convinto che fosse possibile di costruire il socialismo anche nella sola R. Una serie di grandi processi, avoltosi fra il 1934 e 1938, eliminò numerosi esponenti della vecchia guardia bolscevica. La posizione di Stalin si fece in ternamente sempre più potente, con la scomparta di tutte le "frazioni» in seno al partito.
In vista del rafforzarsi della potenza germanica, a partire dal 1933, i dirigenti sovietici riesaminarono fondamentalmente la loro politica (inizialmente ostile) verso la Società delle Na zioni; appoggiarono
inoltre in Occidente la cosiddetta politica dei «fronti popolari» anche in difesa dei «rossi» in Spagna. Trattative si svolsero successivamente tra l'U.R.S.S., la Francia e l'Inghilterra in funzione di un comune fronte antigermanico. Le potenze occidentali ebbero peraltro significative esitazioni di fronte ai desideri sovietici di rafforzare preliminar mente, a rischio della Polonia e dei Paesi Baltici, le posizioni dell'U.R.S.S. nell'Europa orientale. Si giunse così nell'ag. 1939, alla vigilia dell'attacco tedesco alla Polonia, ad un accordo germano-sovietico, che sorprese gran parte dell'opinione pubblica mondiale. Nel sett. dello stesso anno Tedeschi e Russi si spartirono la Polonia, mentre la stampa sovietica dal 1939 al 1941 si mostrava particolarmente polemica all'indirizzo della Francia e dell'Inghilterra. L'avvicinamento tra Germania e R. non poggiava peraltro su valori stabili. Nel giugno del 1941. Hitler, temendo il persistere dell'incognita russa in caso di uno sbarco tedesco in Inghilterra, passò d'improvviso all'offensiva contro l'U.R.S.S. In poche settimane gli eserciti germanici giunsero in vicinanza di Leningrado e di Mosca, distruggendo gran parte dell'esercito sovietico. L'inverno, le grandi distanze, le masse umane russe, gli aiuti sempre più abbondanti da parte degli Anglosassoni all'U.R.S.S., resero peraltro la situazione dei Tedeschi abbastanza difficile; la loro posizione peggiorò ancora nel corso del 1942 e si fece catastrofica nei due anni successivi. Nella primavera del 1945 i Russi entravano vittoriosi a Berlino ed a Vienna. In seguito alla vittoria la R. occupò vastissime regioni dell'Europa centro-orientale, instaurandovi dovunque, in breve, regimi di suo gradimento. Alcuni anni dopo, con l'aiuto di abili mosse militari e diplomatiche, la R. riusciva a far trionfare i comunisti in Manciuria. Fu il preludio della vittoria comunista in tutta la Cina e del conseguimento di un successo di vastissima portata. La politica occidentale, colta in parte di sorpresa e in parte ancora assai ben disposta, inizialmente, verso l'U.R.S.S., si venne sempre più irrigi-
dendo. Ebbero così inizio il Patto Atlantico, il riarmo parziale dell'Europa occidentale, infine, in Asia, l'inserimento incipiente del Giappone in un fronte delle nazioni del Pacifico.
Bibs.: P. Miloukov-Ch. Seignobos-L. Eisenmann, Histoire de Russie, 3 voll., Parigi 1032; E. Lo Gatto, Storia della R., Firenze 1046 (contenente una bibl. completa). Wolf Giusti
II. Storia religiosa. - Per la maggioranza preponderante della popolazione russa che apparteneva alla Chiesa dissidente russa, s. KIEV, metropolia di; mOSCA, patriarcato di; RASKOL.
1. Cattolici di rito latino. - Nel sec. IX penetrava il cristianesimo in R. anche nella veste di rito latino, ma con la conversione del gran principe s. Vladimiro ( $980-1015$ ) vi prevalse il rito bizantinoslavo.
Però nelle grandi città come Kiev e Novgorod continuavano a vivere i cattolici di rito latino, specialmente i commercianti stranieri. Più tardi tra gli artisti, artigiani e commercianti stranieri al servizio dei grandi principi di Mosca, specialmente de Giovanni III (14621505) in poi, vi erano anche cattolici latini, i quali popolavano (insieme con i protestanti) il sobborgo di Mosca detto "Nemeckaja sloboda". Non mancarono allora i tentativi da parte dei latini di guadagnare la R. alla Chiesa cattolica. Nel 1586 il gesuita Antonio Possevino, negoziando la tregua tra la Polonia e la R., cùbe dispute religiose con lo zar Giovanni IV, ma senza alcun successo. Pure le speranze riposte nello Pseudo-Demetrio (16051606), appoggiato dalla Polonia, fallirono. Nel 1658 si recò a Mosca, con lo stesso intento, il sacerdote croato Giorgio Krizanić (v.), che però finì per essere relegato in Siberia (1661-76). Nel 1702, lo zar Pietro I concedeva la libertà di culto, ma non di propaganda religiosa. L'imperatore d'Austria Leopoldo I (1657-1705) ottenne dallo Zar, che due gesuiti potessero risiedere a Mosca per prestare l'assistenza spirituale ai membri della sua ambasciata ed ai cattolici stranieri dispersi in R. Ma la scuola annessa alla loro chiesa attirava troppo i figli della nobiltà russa, si ebbero alcune conversioni e perciò i Gesuiti furono espulsi nel 1719. Per un certo tempo li sostituirono i Cappuccini e i Francescani.
Con la prima spartizione della Polonia (1772), oltre i Ruteni (v.) si trovarono in R. anche ca. 100.000 cattolici latini appartenenti alle tre diocesi (Vilna, Livonia, Smolensk). Caterina II nel 1772 li riunì in una sola diocesi con sede a Mohilev. Il vescovo ausiliare di Vilna, Stanislao Siestrzencewicz-Bahusz, servile e ligio all'Imperatrice, accettò dalle sue mani la diocesi con titolo di metropolita. Solo nel 1783 il nunzio Lorenzo Litta diede l'investitura canonica a Siestrzencewicz. Caterina II proibl nei suoi domini la pubblicazione del breve [di abolizione della Compagnia di Gesù (1773), la quale in tal modo sopravvisse in R. Con le seguenti spartizioni della Polonia (1793-95), la R. acquistò altri territori abitati dai cattolici latini, ma questi avevano la loro propria gerarchia (v. polonla). L'influsso dei Gesuiti e degli emigrati cattolici francesi causò la conversione di alcune personalità dell'alta società russa, p. es., il principe Demetrio Golicyn (1792), le principesse Alessandra (1800) e Caterina (1810) Golicyn, Sofia Svečina (1815). Ciò suscitò la reazione e nel 1826 furono espulsi i Gesuiti dalla R. ed inasprite le misure contro il proselitismo. Il Concordato concluso nel 1847 tra Nicola I (1825-55) e Pio IX non mutò la situazione; soltanto fu eretta la nuova diocesi di Tirospol (1848) per le regioni meridionali dell'Impero. Anche nel sec. XIX si ebbero conversioni individuali al rito latino tra le personalità eminenti russe; alcuni convertiti sono divenuti anche religiosi e sacerdoti (Vladimir Pecorin, m. nel 1885; Gregorio Suvolov, m. nel 1859; i gesuiti: Ivan Gagarin, m. nel 1882, Ivan Martynov, m. nel 1894, Eugenio Baldiùn, m. nel 1893, Paolo Pierling, m. nel 1922; Isici : Agostino Golicyn, m. nel 1873, Natalia Naryškina, m. nel 1874 ecc.). Ma essi dovevano vivere e lavorare all'estero a causa delle leggi russe contro
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il proselitismo, che furono abolite soltanto nel 1905. Ma la Rivoluzione bolscevica del 1917 segnò l'inizio della nuova persecuzione anche per i cattolici latini, i quali allora contavino in R. ca. 1.600 .000 fedeli con 8 vescovi, 8 io sacerdoti e 410 chiese. Nel 1923 fu arrestato e processato mons. Giovanni Cieplak (v.), amministratore della metropolia di Mohilev, insieme con 14 sacerdoti. Seguirono orrenti, deportazioni ed esili di altri sacerdoti, la chiusura delle chiese e la confisca dei beni ecclesiastici. Malgrado che nel 1926 mons. Michele D'Herbigny avesse ordinato

scovj in R., nel 1937 rimanevano nel l'Unione Sovietica solo 10 sacerdoti e II chiese aperte al culto. Oggi l'organizzazione della Chiesa cattolica latina in R. è praticamente annuntata ed i fedeli dispersi sono privi dell'assistenza religiosa.
I mutamenti territoriali avvenuti nell'Europa orientale dopo la seconda guerra mondiale (1939-45) portarono di nuovo nell'ambito dell'Unione Sovietica ca. 4.000 .000 di cattolici latini. Per le loro vicende v. estonia; lettonia; lityuania; Polonia.
Enicamente i cattolici latini in R. erano prevalentemente di origine non russa. La maggioranza proveniva dalle regioni occidentali dell'Impero russo ed erano in parte deportati o esiliati nell'interno della R. europea ed asiatica, in parte vi si trasferirono in cerca di terra o di lavoro (Polacchi, Lituani, Lettoni, Estoni, Tedeschi del Baltico). Dall'estero immigrarono Tedeschi, Cechi, Francesi, ecc. Numericamente prevalevano i cattolici di origine polacca. L'indentificazione pratica della nazionalità con la religione diffusa tra i polacchi e tra i russi fu il principale ostacolo che impedì ai cattolici, benché numerosi, di influire efficacemente sulla vita religiosa della popolazione propriamente russa.
2. Cattolici di rito bizantino-slavo. - Nel sec. xv il metropolita Isidoro, che partecipò al Concilio di Firenze (v.), tentò di introdurre in R. l'unione con Roma, conservando il rito orientale, ma senza successo. Le diocesi rutene unite annesse nella R. con la spartizione della Polonia (1772-95) sono state soppresse (v. RUTENI). Nei secc. xviri-xix i singoli convertiti russi abbracciavano il rito latino e con ciò, agli occhi dell'opinione pubblica russa, rinnegavano la propria nazione.
Però verso la fine del sec. xix alcuni intellettuali russi pervennero all'unione con la Chiesa cattolica studiando le tradizioni genuine della Chiesa orientale e desideravano, anche come cattolici, conservare il rito bizantinoslavo, così come era allora praticato dalla Chiesa dissidente russa. Tra i primi furono la principessa Elisabetta Volkovskaja (m. nel 1897), il filosofo Vladimiro Soloviev (v.), i sacerdoti Alessio Zierčaninov (m. nel 1933) e Nicola Tolstoj (m. nel 1926). Il movimento guadagnò altri sacerdoti e laici, che formarono a Pietro-
burgo, Mosca e Saratov le prime comunità di cattolici russi di rito bizantino-slavo. Nel 1917 il metropolita di Halič, Szeptickyj (v.), passando per Pietroburgo al ritorno dalla sua prigionia, in virtù dei poteri speciali ricevuti dalla S. Sede, istituì per la R. l'Esarcato apostolico di rito bizantino-slavo e nominò il primo esarca nella persona del sac. Leonida Fedorov (1879-1933). Ma la sopravvenuta persecuzione bolscevica stronco lo sviluppo dell'Esarcato. Nel 1923 fu arrestato e deportato l'esarca Fedorov, m. poi a Vjatka nel 1935. I seguenti arresti e le deportazioni degli altri sacerdoti sconvolsero presto completamente la piccola Chiesa cattolica russa di rito bizantino-slavo. Ma il movimento continuò tra i russi emigrati. Quasi in tutti i principali Stati d'Europa e dell'America già esistono gruppi di cattolici russi di rito bizantino-slavo, assistiti da propri sacerdoti. Per dedicarsi all'apostolato tra i russi anche i sacerdoti di altre nazioni, con il permesso della S. Sede, abbracciano il rito orientale, specialmente i membri di grandi Ordini religiosi (Redentoristi, Gesuiti, Cappuccini, Benedettini, Saloniati, ecc.). Per la formazione del clero scolare fu nel 1929 aperto a Roma il Pontificio Collegio Russo, dove risiede anche mons. Alessandro Evreiner (n. nel 1877), vescovo ordinante per il rito bizantino-slavo, eccetto l'Esarcato apostolico di Harbin (v.) in Manciuria, dipendono tuttora dagli Ordinari latini, però sotto l'alta direzione della S. Congregazione per la Chiesa orientale.
Biel.: D. Tolstoj. Le catholicisme romain en Russie, Parigi 1864; P. Pierling, Paper et Tuer, ivi 1890; St. Zdeplá, I Gesuiti nella R. Bianca, Pisto 1888; P. Pierling. La Russie et le St-Siège, 2 voll., Perigi 1896-1912; L. Lescœur, L'Église catholique et le gouvernement russe, ivi 1903; A. Smurlo, Le St-Siège et l'Orient orthodoxe, Praga 1923; C. Gatti-C. Korolevskij, I riti e le Chiese orientali, Roma 1941, pp. 771-923; A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa e dei paesi limitrofi, Torino 1947, con bibl. abbondante in lingue occidentali e slave.
Giuseppe Olär
III. Condizione giuridica della Chiesa (fino alla Rivoluzione). - L'Impero russo regolava i suoi rapporti con la Chiesa cattolica in base al «Codice degli Affari ecclesiastici per le confessioni estere» (Svod zakonov, vol. XI/1 con supplementi fino al 1918). Secondo l'art. 66 della legge fondamentale dello Stato e dell'art. I del Codice, alle confessioni straniere viene concessa piena libertà : «La religione principale e dominante nello Stato russo è l'ortodossa cristiana cattolica orientale. Però tutti i sudditi dello Stato e gli stranieri, non appartenenti a questa Chiesa e viventi nello Stato russo, godono dappertutto del libero esercizio della fede e del culto secondo i loro riti».
Ciò non di meno la Chiesa cattolica nella R. imperiale (diocesi: Mohilev con la Siberia e Vladivostok, Tiraspol, Minsk, Kamenetz, Zytomir) ha sempre condotto una vita di diaspora. La libertà solennemente
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riconosciuta venne spesse volte ristretta o sospesa con disposizioni particolari. Secondo l'art. 13 del Codice predetto la Chiesa dipendeva dal Ministero dell'interno. L'art. 17 disciplinava i rapporti della gerarchia con la S. Sede: «Tutti i cristiani di confessione romano-cattolica, ecclesiastici e laici, sudditi dello Stato, per le questioni relative alla loro confessione, sono in rapporto con la Curia romana non altrimenti che attraverso il Ministero dell'interno. Nessuna bolla, lettera ed istruzione può essere pubblicata nell'Impero e nel Granducato di Finlandia senza il permesso di S. M. Imperiale, chiesto dal Ministero dell'interno, dopo preventivo accertamento che questi atti non contengano alcunché di contrario alle decisioni, sacri diritti e privilegi della suprema autorità autocraticas.
Alla Chiesa cattolica venne permesso l'insegnamento religioso nelle scuole, l'istituzione di seminari diocesani e la fondazione del l'Accademia ecclesiastica di Pietroburgo. L'attività sociale (cura dei poveri, malati, assistenza agli orfani

(do E. Lo Gatto, L'opera del genio italiano all'estero. Gli artisti in R., II. Roma 1662. (ut. cit.):
RUSSIA - L'Eremitaggio, arch. di B. Rastrelli (ca. 1730) - Leningrado. e ai vecchi, come anche altre organizzazioni di conforto e beneficenza) veniva realizzata mediante confraternite, circoli (Circolo Vincenziano), congregazioni religiose. Per la costituzione di tali sodalizi, in base alla circolare del Ministero dell'interno (1910, n. 1016), il vescovo doveva munirsi del consenso del potere civile. Alla Chiesa era anche riconosciuto il diritto di proprietà in via di principio; numerose però erano in tal materia le intromissioni del potere civile. Senza speciale permesso era vietato: l'invio di somme all'estero; il possesso di beni mobili ed immobili; l'accettazione di legati e donazioni. L'amministrazione dei beni ecclesiastici veniva controllata dai concistori vescovili, ma anche dalle cancellerie laiche.
Bent.: Congreg. neista della Prop. Fide e degli Affari Ecclesiaci. Straord.: R. 2pp. 5-6, Roma 1917; Le secrétariat de l'archevêque de Mobileo, in L'Eglise cathol. en Russie, Varsavia 1932, pp. 70-87.
Giuseppe M. Schøeigl
IV. RITO. - E il rito bizantino secondo l'uso della Chiesa russa e delle sue ramificazioni.
1. Estensione. - Il rito russo ebbe un primo periodo comune con il rito ruteno che si può chiamare periodo kioviano. Durò fino a quando il metropolita andò a stabilirsi a Mosca, dopo il 1300 , e i principi di quel Granducato presero il sopravvento nella Russia. Alcuni usi cominciarono a differenziarsi da quelli delle regioni meridionali; ma verso la fine del sec. xvir, quando Kiev entrò politicamente ed ecclesiasticamente nell'orbita di Mosca e del suo patriarca, il rito di Mosca cominciò a imporsi anche a Kiev. Alla stessa epoca i suoi libri liturgici furono copiati dai Serbi viventi in Turchia o mandati a quelli esuli nell'Impero austro-ungarico. Dopo la terza spartizione della Polonia fu imposto ai Ruteni della R. Bianca dove l'unione con Roma fu estinta ( 1839 e 1875 ). I Russi, occupando oggi anche la Galizia, dove hanno abolito la gerarchia cattolica dei Ruteni, è probabile che abbiano importato o stiano imponendo il loro rito il come in tutta la regione fino al Bug.
2. Sviluppo interno. - A quanto si sa, il primo Typicon introdotto a Kiev fu quello del patriarca Alessio Studites di Costantinopoli. Anche nel monastero delle Grotte di Kiev si osservava il Typicon studita; contemporaneamente o poco dopo si fece sentire l'influsso delle
Gerusalemme. Paisio, ed elaborata da Andrea il Greco (Sukkanov), aiutato da alcuni monaci oriundi di Kiev. Negli anni seguenti il rito russo per opera dei Kioviani subì un certo influsso latino; p. es., il Trebinik di Mosca (1677) ammise la formula indicativa dell'assoluzione e nel Matrimonio le domande sul libero consenso degli sposi; il Typicon di Mosca (1682) prescrive a chi celebra la 2. liturgia di inchinarsi alle parole di Cristo. Dopo una parziale reazione l'evoluzione del rito russo si fermò. Anche i libri stampati a Kiev dovettero sottomettersi alla censura di Mosca e il S. Sinodo continuò con grande diligenza a pubblicare libri liturgici in edizioni numerose, spesso molto belle, talvolta lussuose.
Bent.: il migliore manuale liturgico è quello di K. Nikolski, Posobie lečudzenia ustava bogosluzomija pravoslavnoj tserkoi. Pietroburgo, molte edd. Versione russa e tedesca, con note, di tutti i libri liturgici, di A. Moltsev in 11 voll. dal 1890 al 1904. A. Raes, La première édition romaine de la Liturgie de st Jean Chrysostome en staroslave, in Orient. Christ. periodica, 7 (1941), pp. 518-26. Edd. per i Russi, procurate dalla S. Sede: Liturgia di 2. Giovanni Crisostomo, Città del Vaticano 1941; Slużebnik, ivi 1942; Ebonyeliaria, ivi 1943; Vinageli scelti, ivi 1943; Epistola scelte, ivi 1944; Trebinik (Rnora 3 parti), ivi 1945, 1946, 1951; Yereishi, Molitvostov, ivi 1950.
Alfonso Raes
V. Letteratura. - L'inizio, in R., di una scrittura e di una letteratura coincide con l'accettazione del cristianesimo da parte del principe Vladimir (988). Da quel momento il popolo russo partecipa, sia pure in circostanze e modi particolari, alla vita dell'Europa, di un'Europa che per secoli s'identificherà più o meno con Bisanzio, su un vasto territorio che è geograficamente la continuazione dell'Asia, aperto sempre all'invasione di tribù barbariche e primitive. Il cristianesimo portò con sé i libri religiosi : questi erano scritti nel dialetto slavo-macedone usato da Costantino (Cirillo) e Metodio, dialetto che fu successivamente chiamato vetero-bulgaro o slavo-ecclesiastico. Il linguaggio slavo-ecclesiastico penetrò in R., influenzando la lingua parlata ed a sua volta subendo l'influsso di questa. Volgare russo e slavoecclesiastico si fusero pienamente in qualcosa di ar-
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monico - cioè il moderno linguaggio letterario russo - soltanto verso la fine del sec. xvin e più ancora agli inizi del sec. xix, attraverso l'opera di grandi scrittori quali furono Karamzin, Krylov e Puškin. Primi documenti scritti della letteratura russa sono da considerarsi le traduzioni di libri sacri. Da ricordare anzitutto il Vangelo di Ostromir, opera del diacono Grigori) (1056-57). Le vite dei santi sono contenute nei cosiddetti Cet'i Mimej e nei Paterihi. Da ricordare anche, tra altri testi, l'Ammaestramento ai figli del principe Vladimir Monomaco, che regno a Kiev dal 1113 al 1125 , ammaestramento permeato da precetti morali e religiosi. Nella vasta pianura russa, coperta di foreste e di steppe, battuta dai venti e dalle burrasche di neve, i monasteri rappresentarono a lungo gli unici centri culturali degni di rilievo: furono infatti i monaci che raccolsero con zelo gli avvenimenti più notevoli della «terra russa ", riunendoli in cronache (opera tenace e meticolosa che doveva, in parte, resistere alle guerre, ai cataclismi e alle invasioni delle tribù asiatiche, opera di civiltà che entusiasmava Puškin nell'incipiente Ottocento, quando la letteratura russa, superando rapidamente i modelli del romanticismo europeo, si affermò in pieno con valori originali tra le grandi letterature). Particolarmente importante la Cronaca di Ne store, cosiddetta dal suo probabile autore del sec. xi.
Al primo piano fra i documenti letterari di quest'epoca si trova il Canto della schiera di Igor, scoperto nel 1795, in un tempo di vivo interesse per il folklore e per il clima del medioevo (nell'incendio di Mosca del 1812 il manoscritto andò tuttavia perduto). Il canto si richiama ad un avvenimento storico, cioè ad una battaglia combattuta fra Russi e la tribù primitiva dei Polovey (1183) e si caratterizza per momenti di alta epicita e di autentico lirismo. La scoperta di questo "canto " destò alcuni sospetti fin dal suo apparire e ci si richiamò infatti a Ossian; lo slavista francese A. Mazon ha ripreso e sviluppato recentemente i vecchi dubbi, giungendo alla conclusione che il Canto della schiera di Igor non è che un rifacimento romantico della cosiddetta Zadanhtina (un poema alquanto posteriore al Canto e di più modesto valore artistico). La critica russa ne sostiene invece oggi l'assoluta autenticità.
La dominazione dei Tatari fu senza dubbio una sciagura per la cultura russa. Ripiesasi, dopo la sconfitta dei Tatari, la vita nazionale, spostatasi la cultura da Kiev verso il nord, nel clima politico della Moscovia si delineò una stretta fusione tra il potere stabile e quello religioso: lo Staglav, o Libro dei cento capitoli fu appunto il protocollo di un Concilio (1551) voluto da Ivan il Terribile per decidere da arbitro su questioni controverse di disciplina ecclesiastica. Nel Domostroj, opera trattante dell'organizzazione della casa e della famiglia, si rispecchiava il clima duro, rigido e autoritario caratterizzante la Moscovia di allora. Tuttavia, fra siffatte immagini di vita primitiva e di tirannia, si sente un accento di delicatezza e di umanità nella Vita di Juliana Lazarevshaja, scritta dal di lei figlio, Giorgio Georgin.
Il sorgere ed il diffondersi di sètte religiose doveva rispecchiarsi anche nella letteratura, tanto attraverso libri più o meno «scientifici» di settari, richiamantisi talvolta all'arte divinatoria e all'astrologia, quanto attraverso l'opera di Gennadij, arcivescovo di Novgorod, fedele a Mosca. Particolarmente degna di nota l'Autobiografia del "protopop " Avvakum, predicatore vigoroso, il quale narra non senza una certa efficacia artistica la sua prigionia e le persecuzioni subite dai suoi settari. Dall'imitazione di modelli stranieri e delle semplici traduzioni si tende inoltre a passare sempre più a composizioni che presentano caratteri originali. Accanto ad argomenti sacri si notano argomenti profani in crescente misura.
Il quadro, sia pure breve e sintetico, della più antica letteratura russa non sarebbe tuttavia completo se non
si accennasse alla letteratura orale, tramandatasi per parecchi secoli di generazione in generazione. Le antiche byline, canti di carattere epico, si possono, in grandi linee, ricollegare ai centri di Kiev e di Novgorod. I bogatyti (eroi) di Kiev sono soprattutto fedeli guerrieri a servizio di un ideale patrio, quelli di Novgorod (città di fiorenti commerci), sono specialmente attratti dalle ricchezze. Questa poesia ricca di colorito locale e di vigore epico si richiama ad antichissime figure di eroi dai lineamenti pagani ed a noti personaggi leggendari : Ilja Muromee, Dobrynja Nikitiċ e Alëša Popovič (denotanti influssi del cristianesimo).
L'ambiente di Kiev, nel primo medioevo, aveva volenterosamente accettato la prima ondata di civiltà cristiana e bizantina: nel corso dei secc. xvi e xvir un'ondata di civiltà occidentale giunse nella R. moscovita attraverso Kiev. Simeon Polockij ( 1629 -80) fu il più insigne propugnatore di una cultura prevalentemente latineggiante.
Intanto, con l'avvento al trono di Pietro il Grande, la vecchia R. era stata profondamente scossa, almeno nella sua superficie, da una rivoluzione utilitaristica e tecnicistica. Ivan Posolkov (1652-1726), intelligente economista dilettante, esprime nel suo trattato Della pocertà e della ricchezza molte caratteristiche aspirazioni dell'epoca. V. N. Tatišcev ( 1686 -1730), autore di una Storia russa e del Dialogo sull'utilità delle scienze e delle scuole, esprime in maniera un po' ingenua le sue tendenze razionaliste e utilitariste. Il passaggio della capitale da Mosca alla nuova metropoli Pietroburgo sembra sintetizzare il predominante gusto per la modernità e per l'europeismo.
Una letteratura russa "moderna» comincia in realtà soltanto con la penetrazione del classicismo francese (sia direttamente, sia attraverso la Germania). Il Settecento illuministico e scettico porta in R. gusti, mode ed eleganze francesi, la simpatia per i «lumi», le tendenze cosmopolite, l'umanitarismo; ma per effetto della sempre accresciuta potenza russa e dei primi accenni preromantici, il tardo Settecento reca anche una maggiore coscienza della forza materiale e spirituale russa, un desiderio di originalità, vaghe aspirazioni che matureranno nel secolo successivo. Ci si limita a ricordare qui A. Kantemir (1709-44) autore di una satira intitolata Ai dispregiatori della scienza, riecheggiante lo spirito riformatore di Pietro il Grande; M. V. Lomonosov (n. tra il 1708 e il 1715 e m. nel 1765), studioso e scienziato veramente enciclopedico e di fama mondiale; D. I. Fonvirin (1745-92), autore di due felici commedie Il brigadiere e Il minorenne, esprimenti in modo caratteristico il contrasto fra la vecchia e la nuova generazione; V. V. Kapnist (1757-1823), autore di La calunnia. Anche Caterina II aveva scritto commedie con intendimenti moralizzatori. La vivace, alquanto superficiale, ma intelligente imperatrice aveva fomentato lo sviluppo del giornalismo e delle scuola : ma nel suo periodo conservatore aveva duramente represso quei giornalisti e quegli scrittori che come N. I. Novikov (1744-1816) e A. N. Radišcev (1749-1802) esprimevano in modo caratteristico le idee "francesi" del Settecento e protestavano contro le durezze della servitù della gleba.
Il Settecento, che aveva veduto i trionfi militari della R. e le prime affermazioni di una moderna letteratura, doveva in certo qual modo congiungersi all'Ottocento il grande "secolo d'oro" della R. - nei nomi di Deržavin, Karamzin e Krylov. G. R. Deržavin (1743-1816), discendente da un'antica famiglia tatara, vigoroso e rude nella sua espressione artistica, ha ottenuto fama europea con le odi a sfondo filosofico Dio e La cascata. N. M. Karamzin (1766-1826) è il tipico esponente del "sentimentalismo" nella letteratura russa, eco di gusti letterari
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inglesi e di atteggiamenti umanitari francesi. Da ricordare a questo riguardo le sue Lettere di un viaggiatore russo e racconti quali La povera Lisa e Natalia figlia di boiara. Ma il clima storicistico e "nazionale" dell'incipiente Ottocento (dopo l'invasione napoleonica e la grande riscossa russa), allontana Karamzin dai suoi settecenteschi ideali giovanili : egli diverrà infatti l'autore della monumentale Storia dello Stato russo, ispirata a spirito monarchico ed a vigoroso sentimento nazionale. I. A. Krylov (1768-1844) è l'autore di famose favole che sono ancora lette oggi come quando furono scritte: i suoi « animali portanti» hanno un inconfondibile accento russo ed il suo vocabolario si richiama ad un vivace e ricchissimo linguaggio popolare, adoperato sempre al momento opportuno e con il freno del buon gusto.
La tradizione del "sentimentalismo" si fonde con nuovi e più vivi accenti romantici nella poesia di V. A. Zukovskij (1783-1852), noto soprattutto per il rifacimento del Cimitero del villaggio di Gray e per un canto, intitolato Il

da E. Lo Gatto, L'opera del genio italiano all'estero. Gli artisti in R., H. Russa - Progetti autografi di B. Rastrelli per il Palazzo d'Inverno a Leningrado (1750-60).
trovare accenti vivi, originali, tormentati, superando gli schemi e le formole di un romanticismo di maniera e lo stesso cinismo scettico, allora in voga tra giovani intellettuali. In qualche suo frammento (Principessa Li goushaja) preannuncia forse vagamente Dostoevskij.
Con Lermontov si chiuse un'ira della letteratura russa che non si esita a chiamare, in certo modo, signorile ed aristocratica, sia per l'origine nobiliare dei suoi esponenti, sia per il tono della sua creazione. Nuove forze di origine borghese e piccolo-borghese si affacciano nella letteratura. Al romanticismo, ad un vago idealismo e ad un ancora più vago liberalismo subentrano tendenze e gusti democratici; sul piano filosofico si afferma il positivismo, presto sopraffatto dal più battagliero e rivoluzionario materialismo, che in R. tenderà ad erigersi in dogma, con un accento appassionato, forse non del tutto a torto chiamato "scettico".
Nikolaj Vasilevic Gogol' (1809-52) è ancora estraneo a questo ribollire di passioni politiche e sociali, ma un suo ultimo scritto (Bravi scelti della corrispondenza con gli amici) doveva già scatenare le proteste più accese della "giovane generazione». Attraverso la sua molteplice opera letteraria, Gogol' offre già lo spunto ad alcuni capolavori giovanili del Dostoevskij (ci si riferisce soprattutto al Gogol' di racconti come Il naso e Il rapporto): d'altro lato nelle Anime morte egli presenta un potente, affascinante ed angoscioso quadro della R., che trova in certo qual modo un suo equivalente, in amara forma ironica, nell'Ispettore generale, lavoro nel quale si volle vedere soltanto una canzonatura allegra di costumi corrotti.
V. V. Belinskij (1811-48) è il capo della nuova scuola critica, per la quale la letteratura ha soprattutto il compito di lottare per ideali sociali e razionali: da un'incipiente posizione idealista, passo ben presto al razionalismo e ad un atteggiamento socialista, e almeno presocialista. Non mancano nell'opera di Belinskij intuizioni letterarie acute : in forme talvolta più ingenue si manifestano invece le tendenze razionaliste e materialiste presso i critici Cernysévkij, Dobroljabov e Pisarev, che ebbero notevole importanza nella formazione del pensiero rivoluzionario. Grandi poeti che si tennero, in complesso, fuori da ogni contenutismo a sfondo sociale (sempre più divenuto di modo) furono F. I. Tjutčev (1803-73), A. A. Fet-Senšin (1820-92), A. N. Majkov (1821-97), J. Polonskij (1820-98), A. K. Tolstoj (1817-75). Specialmente il Tjutčev ed il Fet occupano un posto di primo piano nella poesia russa: rimasti piuttosto incompresi al loro tempo, furono poi «riscoperti» agli albori del Novecento dai grandi poeti simbolisti. Irrece nella poesia di N. A. Nekrasov (1821-77) si rispecchia una marcata tendenza sociale, richiamantesi a certi ideali del Belinskij, che non esclude momenti di finissima poesia: basta pensare il poemetto Vlas, rigorosa narrazione di un peccatore che, per espiare le sue colpe, percorre la Russia, raccogliendo elemosine che devon servire alla costruzione di una chiesa.
In contrapposizione alle correnti «occidentaliste», da cui erano man mano sorti i materialisti ed i rivoluzionari, si era venuta sviluppando anche in letteratura la corrente "slavofila", ispirantesi al culto delle tradizioni russe e slave, con una predilezione per il folklorismo (v. sopra,
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(propr. Enc. Catt.)
Russia - Decsis della scuola di Novgorod (sec. xv), copia del principe Brailowsky - Città del Vaticano, Congregazione Orientale.
1. stona). Tra i principali esponenti dell'orientamento slavolio si ricordano i fratelli Ivan e Pietro Kireevskij, J. Chomjakov, i fratelli Costantino e Ivan Aksakov, nonché J. Samarin.
Nel tracciare l'ulteriore sviluppo della letteratura russa nel suo periodo di massimo splendore, ci si deve per forza limitare ai grandissimi. Ivan Sergeevič Turgenov ( $1818-83$ ) è senza dubbio considerato il più occidentalista fra i grandi scrittori russi : tuttavia le sue Memorie di un cacciatore recano l'inconfondibile profumo della terra russa in tutte le sue più delicate sfumature; tratti tipicamente russi si ritrovano anche nei personaggi di numerosi suoi romanzi e racconti (p. es., in Un nido di nobili). Il desiderio un po' giornalistico di essere sempre al corrente dello stato d'animo della gioventù russa e delle sue ideologie gli fu forse qualche volta di nocumento, come in Padri e figli e Terre vergini, racconti peroltro di vivissimo interesse documentario. Ivan Aleksandrevič Gončarov (1812-91) introdusse nella letteratura il mondo pigro e "all'antica" della sua natia Simbirsk sul Volga. Il suo Oblomov, potente raffigurazione della vecchia R. sennolenta e indecisa - nel secolo dell'incipiente democratizzazione e del nichilismo - appartiene ai principali capolavori letterari dell'Ottocento. Come tutti i grandi "realisti" (per usare un'espressione cara alla critica russa), Aleksandr Nikolaevič Ostrovskij (18231886) fu, con il suo "teatro di costume", più propriamente un trasformatore della realtà. Nel suo teatro vive di vita robusta e intensa il rude, opaco e tradizionalistico mondo dei mercanti russi. Ci si limita a ricordare, tra le sue commedie più famose, L'uragano, La foresta, Con i prefei ci si arrangia.
Vodor Michajlovič Dostoevskij (v.) fu non soltanto scopritore degli abissi più tenebrosi dell'anima umana, ma, come tutti i sommi geni, fu nello stesso tempo un classico, per la sua attitudine a rappresentare da differenti punti di vista passioni travolgenti e per la sua limpida arte che rifugge da sofferenze letterarie e artificiose. Dalle delicate pagine di Povera gente, di Notti bianche, dal superamento di Gogol' e di Hoffmann celebrato nel Sosia, ai grandi capolavori (Delitto e castigo, L'aliota, Pratelli Karamazov) si può notare nell'opera di Dostoevskij una armonica evoluzione, ricca tuttavia di soprese e di continui rinnovamenti. Dostoevskij ha avuto la capacità di risolvere in arte un mondo agitato e potente di passioni e di idee, nell'epoca dell'incipiente Rivoluzione (ancora prevalentemente limitata ai cervelli). Il suo amore (talvolta non privo di spunti messianici e ponslavisti) per la R. si identifica con un cristianesimo tormentato ma intensamente vissuto. Lev Nikolaevič Tolstoj (v.) è il creatore, con Guerra e pace, di uno dei massimi capolavori di epica moderna; celebrato in tutta il mondo per il romanzo Anna Karenina, è grande artista pure in Resurrezione (in cui si sente l'appesantimento causato da un contenuto ideologico) e di
vivissimo interesse anche nei suoi momenti polemici e talvolta paradossali. M. E. Saltykov-Sčedrin (18261889) fu forse il più grande dei satirici russi : taluni suoi scritti possono apparire come vasti quadri della società russa del suo tempo. G. I. Uspenskij (18401902) descrisse con accenti prevalentemente naturalistici un mondo di piccola borghesia. A. F. Piseniskij (18201881) si può in certo qual modo ricordare, sia pure in tono minore, accanto a Turgentiev. N. S. Leskov (18311895) fu scrittore originale e vigoroso che si occupò soprattutto della vita del clero russo, ma diede anche un quadro vivo della società russa prima e dopo le grandi riforme di Alessandro II. Piuttosto avversato in un'epoca di realismo letterario, fu pienamente apprezzato nell'incipiente sec. xx.
Fine scrittore, incline al tolstoianesimo ed al "populismo" fu V. G. Korolenko (1853-1921), noto specialmente per il Sogno di Makar. Al Korolenko può in qualche modo avvicinarsi A. I. Ertel' (1833-1908). V. M. Garšin (1853-88) si rivelò, pur nella sua breve vita, un notevole artista: una malattia nervosa lo condusse al suicidio e tratti morbosi si rivelano del resto anche nei suoi racconti delicati e fini, nei quali spunti realistici tendono ad assumere un significato simbolico. S. J. Nadson (1862-87) dedicò tutta la sua breve vita alla poesia : dai suoi primi ed alquanto vaghi entusiasm a sfondo sociale passò poi a note preannuncianti gusti decadenti e crepuscolari: la sua grande fama fu piuttosto effimera.
Anton Pavlovic C̆echov (1860-1904) fu forse l'ultimo grande rappresentante del "secolo d'oro" della letteratura russa : i suoi amici ed ammiratori, portandolo alla tomba, intuivano vagamente che con il suo funerale veniva a chiudersi un'epoca. Il suo sfondo "scientifico" e positivistico lo conduce ad esperienze diverse e addirittura opposte da quelle dell'arte zoliana: il suo è un positivismo tragico. Egli è il creatore del "dramma di stati d'animo", di atmosfere grigie inconfondibili rischiarate da "miraggi». Si ricordano qui, soltanto di sfuggita, le sue mirabili novelle, nonché i principali lavori drammatici Il gabbiano, Zia Vanja, Le tre sorelle, Il giardino dei ciliegi. Massimo Gorkij, pseudonimo di A. M. Peškov (1868-1936), divenne celebre con i suoi lavori giovanili ispirati alla vita dei vagabondi russi. Oscillo in certo qual modo fra un socialismo rivoluzionario (non privo di tratti romantici e individualistici) ed il bolscevismo, per finire come classico della letteratura sovietica. A. I. Kuprin (1870-1938), noto per le sue opere di largo respiro La fossa e Il duello, non va tuttavia esente da taluni caratteristici difetti di una tradizione crudamente realista e naturalista. Ivan Alekseevič Bunin, divenuto famoso per i suoi capolavori Il villaggio e Valsecca, è scrittore di aristocratica finezza e dotato di acuto spirito di osservazione. Boris Konstantinovič Zajcev, che trovò in Italia come una seconda patria, si è rivelato originale scrittore specie nei piccoli racconti. Figura drammatica
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e umanamente interessante fu L. N. Andreev (18711919). Nella sua persona e nella sua opera si riflette il dramma della intelligencija russa: esaltatore della Rivoluzione, finché questa gli sembrava anarchica ribellione contro ogni oppressione e tirannia (Il riso rosso; Il governatore; Il racconto dei sette impiccati), scagliò poi il più violento anatema contro la Rivoluzione, quando questo gli apparve come tirannia, come negazione di una grande tradizione letteraria russa di cui egli era stato, nonostante certi aspetti innovatori della sua arte, uno degli ultimi notevoli epigoni.
Nei primi anni del sec. xx la poesia russa ebbe una grandiosa fioritura spiritualista e simbolista. Tutta quanta la cultura tendeva a sciogliersi da vecchie formole; al realismo, al naturalismo, al positivismo si contrapponevano tendenze vagamente idealiste, mentre si riaffermavano valori religiosi, ora come ritorno a tradizioni russo-bizantine, ora come religiosità colta e raffinata, eclettica ed equivoca. Precursore della generazione simbolista può sotto vari riguardi considerarsi Dmitrij Sergeevié Mercăkovskij (1866-1941), anima profondamente tormentata da problemi religiosi, autore di romanzi che ebbero larga eco, come Giuliano l'Apostata e Leonardo da Vinci, ecc., appesantiti forse dalle troppo rigide e schematiche "parti" che l'autore assegna ai suoi personaggi.
In un clima di relativa libertà, alla nuova lirica russa si dischiuse il libero volo della fantasia. Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Mallarmé, Verhoeren conobbero in R. il momento del loro trionfo. Nell' "artificiale", raffinata e splendida Pietroburgo, ai margini della steppa e sull'orlo della rivoluzione, fioriva il gusto per spettacoli sontuosi e per "fino di serra", per tutto quello che poteva apparire esotico e stravagante. Ad un secolo di distanza dal grande romanticismo europeo, si sviluppava in R. un nuovo romanticismo : antiche aspirazioni di poeti e di mistici rifioriranno infatti nei canti alla "bellissima dama" di Blok, sullo sfondo "dostoievskiano" e allucinato dei canali della Neva. Sulle orme di Novalis, la nuova poesia tendeva a fondere l'elemento lirico con quello religioso (con vaghe velleità di vaticinio). Gusti e immagini dell'arte preraffaellita rifiorivano in nuove inattese modulazioni.
K. D. Balmont volle essere, con i suoi canti ostentatamente solari e sonori, il "sacerdote della bellezza"; e se oggi parte della sua poesia appare precocemente invecchiata, gli resta il merito di essere stato un instancabile traduttore (come altre volte è stato il caso di poeti di secondo piano). V. J. Brjusov fu, tra i giovani del primissimo Novecento, forse il più colto e il più instancabile ricercatore di forme nuove. V. S. Solov'ev (Solovjov) fu poeta e filosofo e segna in certo qual modo il legame tra Dostoevskij ed il più grande dei poeti simbolisti russi : Blok. Di Solov'ev, che seppe esprimere nelle delicatissime sfumature della sua poesia spunti travagliati e complessi del suo pensiero filosofico, si ricordano Tre incontri, Ex oriente lux e Fimmongolismo. V. I. Ivanov, nella cui famosa "torre" si riunivano letterati e pensatori, fu dai vortici della Rivoluzione condotto a Roma, per un cammino ad un tempo artistico e spirituale : figura di proporzioni davvero eccezionali, egli fu poeta, filosofo e filologo. A. Belyj (pseudonimo di B. N. Bugaev), poeta di tendenze mistiche, espresse negli anni della Rivoluzione, insieme a Blok (dell'ultimo periodo) ed al pensatore Ivanov-Razumnik, un curioso messianismo "scitico", in cui confluivano motivi "ortodossi" e slavofili con spunti rivoluzionari bolscevichi. Il più grande, il più puro ed il più virgineo di questi poeti del primo Novecento russo fu senza dubbio Aleksandr Aleksandrovič Blok (1880-1921) di cui si ricordano, tra altre raccolte liriche, I versi della bellissima dama. I suoi poemetti I dodici e Gli Sciti ebbero larga fama per il loro stravagante contenuto ad un tempo mistico e rivoluzionario, per un'ideologia classista e nazionalista, infine per l'attraente equilibrio di antiche e quasi arcaiche reminiscenze e di audacie avanguardiste.
Nell'impossibilità di citare tutti i nomi degni di rilievo, si ricorda la grande poetessa A. A. Achmatova, la cui poesia, pervasa di delicate note amorose, assume spesso il tono della confessione e la cui modernità espres-
siva trova un controllo ed un freno nel suo innato gusto classico, nella sua semplicità, nel suo tono inconfondibilmente femminile; da ricordare ancora N. S. Gumilev, fucilato dai bolscevichi agli inizi della Rivoluzione, temperamento di vagabondo, poeta di complessa e interessante avanguardia, S. M. Gorodeckij, V. F. Chodasevič, M. A. Kuzmin, nonché F. Sologub (1863-1927), pseudonimo di F. K. Tzternikov, noto soprattutto come narratore, specialmente per il suo romanzo Il demone meschino. Da ricordare poi un notevole poeta: O. E. Mandelstam che, partito dal simbolismo, subì interessanti sviluppi, e V. V. Chlebnikov, il quale introdusse il futurismo in R.
La letteratura sovietica accentuò in un primo momento le tendenze avanguardiste ed in particolare futuriste. La rivoluzione politico-sociale e la rivoluzione artistica erano infatti sgorgate, almeno in certi loro aspetti caratteristici, da un comune fondo materialistico, dall'esaltazione delle fabbriche e delle masse in movimento, in una parola da "stracitta". Ma ben presto, per influsso di Lenin che non gradiva l'ermetismo (inaccessibile secondo lui alle masse operaie) e ancor più per effetto di una evoluzione (in nome della quale si rivalorizzarono antiche glorie sul campo militare e politico), si tornò alla rivoluzizione di molti classici (introprestati però rigidamente secondo le direttive del partito) ed alla riscossa in tutti i campi del "realismo". Non solo in letteratura, ma anche in pittura, in architettura, ecc., l'avanguardia era ormai battuta. Sempre più la letteratura sovietica è venuta a svilupparsi quale esempio - in certo modo di "letteratura manovrata". La funzione della critica era, in un congresso letterario del 1922, identificata ufficialmente con il compito di determinare se lo scrittore si adeguasse alle nuove direttive politiche. Le direttive di Edanov venivano sempre più a rappresentare, per gli scrittori, la direttiva di seguire fedelmente le direttive del partito. Il regime sovietico inquadrava la produzione letteraria tra le altre "produzioni", assegnando determinati compiti e argomenti agli scrittori : atteggiamento certamente del tutto nuovo nella storia delle moderne letterature, ma sgorgante in modo logico dalle premesse del marxismo-leninismo.
Vladimir Majakovskij (1893-1930) fu il massimo esponente del futurismo russo (di lui si cita il poema 130.000 .000 ) : non privo di spunti geniali, resta peraltro talvolta sopraffatto da una certa sonorità, attraverso la quale si manifestò come divulgatore delle parole d'ordine del partito. Poeta veramente grande - anche se disuguale fu Sergej Esenin (1892-1923). Poeta negli anni della bufera rivoluzionaria, della fame, della guerra civile. La poesia di Esenin oscilla tra echi idillici, campagnoli, quasi folkloristici, ed una tormentosa ricerca di forme nuove e di paradisi artificiali nei locali notturni della metropoli. Tra i principali scrittori sovietici sono Boris Pilnjak, L. Sejfullina, V. Ivanov, E. Zampitin, N. Nikitin, Lane, Babel', Leonov, Gladkov, M. Zcěčenko (poi violentemente criticato per "deviazionismo"), l'aristocratico A. N. Tolstoj (1883-1941), prima avversario del comunismo e poi rientrato nell'U.R.S.S., scrittore diseguale e talvolta interessante, I. Erenburg, oscillante in gioventù fra un atteggiamento anarcoide ed eessioni mistico-religiose, poi divenuto in certo qual modo l'ufficioso dell's tra staliniana". In tutti questi scrittori ed in altri, forse meno noti all'estero, c'è qualcosa di effimero e di polemico, ma ci sono anche momenti di autentica arte: basta, ad es., ricordare L'armata a cavallo del già citato I. Babel'. Romanziere di grande talento si rivelò J. K. Oleša, nel suo felice equilibrio di capacità costruttiva e di sensibilità moderna. Notevole poeta si è rilevato Boris Pasternak, felice traduttore di Goethe, Verlaine e Rilke : pur avendo esordito su posizioni futuristeggianti, si è poi ispirato ad un mondo di ricordi, di stati d'animo, di echi romantici. Scrittore di ampio respiro e di colorito epico si è rilevato - nonostante una certa prolissità - M. Solochov, l'autore del Placido Don. Non si possono inoltre dimenticare, tra parecchi altri, i nomi di Fadeev e di Simonov.
Anche nell'emigrazione si è creata, tra difficoltà non lievi, una vita letteraria e culturale, ma nel corso dei
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decenni, gli scrittori già maturati verso il 1917 si son venuti spegnendo, mentre molti giovani sono stati assorbiti - come era ovvio - dai nuovi ambienti in cui erano nati o si erano venuti sviluppando.
Bull.: A. Brückner, Geschichte der russischen Literatur, $2^{\circ}$ ed., Lipsia 1929; V. Posner, Littérature russe, Parigi 1929; E. Lo Gatto, Storia della letteratura russa, Roma 1930 (opera continuamente aggiornata e contenente una ricchissima bibl.). Si consulti pure: G. L. Messina, La letteratura sovietica, Firenze 1930.
Wolf Giusti
VI. Arte. - L'arte assunse in R. sin dai suoi primi albori carattere prevalentemente religioso e coincise con l'introduzione ufficiale del cristianesimo nel 988. Assieme ai primi sacerdoti giunsero da Bisanzio architetti, pittori, massicisti.
Il primo avamposto del bizantinismo verso la R. fu la città di Chersoneso Tsurica, la cui Cattedrale sembra sia stata riprodotta nella famosa S. Sofia di Kiev. L'arte bizantina penetra in R. anche attraverso l'Armenia e la Gcorgia, per la via del Volga e dei suoi affluenti, fino a Vladimir e Suzdal. Questa seconda fonte, indiretta, di penetrazione, suscitò variazioni nello stile originario bizantino che fecero assomigliare alcune chiese di Kiev, di T'cernigov, di Novgorod e di Vladimir alla basilica di Ani in Armenia ed a quella di Mokvi in Georgia.
In genere, per le chiese furono adottati i principi fondamentali dell'architettura bizantina: la forma a cubo con una cupola e quattro piloni, risultato dell'unione della forma basilicale con quella centrale; anche la spor tizione interna s'ispirò a quella delle chiese bizantine, introducendovi solo alcune variazioni. Le decorazioni murali seguirono, logicamente, la disposizione architettonica, adattando i soggetti iconografici alla destinazione dei vari ambienti. Al sommo della cupola si effigió il Cristo. Giudice eterno, dagli occhi severi e dai lineamenti ascetici e duri, la S.ma Trinità con il coro degli arcangeli e degli Evangelisti. Nell'abside dominò la Vergine, dalle proporzioni gigantesche; in basso si raffigurò l'Eucaristia, sotto la forma della Comunione degli Apostoli. Nella navata centrale si raffigurarono i principali avvenimenti del Vecchio e del Nuovo Testamento; sul muro occidentale dirimpetto al santuario, grandioso e terrificante, il Giudizio Universale. Tali elementi si concretarono in R. nei secc. xi e xit nella chiese di Kiev, di Tcernigov, di Kanev, di Oster, di Periaslavl e di Vladimir Voljinskij, nelle quali si foggiò il bizantinismo attraverso le forme dell'arte orientale, assimilando l'ornato persiano e con variazioni inerenti alla potente individualità del popolo russo.
Nell'anno 989 Vladimir fondò la più antica chiesa di Kiev, la chiesa della "Decima ". Iaroslav il Saggio costruì a Kiev nel 1037 la cattedrale di S. Sofia. Isiaslav edificò nel 1073 il monastero Petcerskii e successivamente la chiesa di S. Michele e quelle di S. Cirillo e di S. Alessio. Di esse la più famosa è quella di S. Sofia, su pianta rettangolare, sormontata da 13 cupole, cinta da gallerie esterne. La chiesa si avvicinò alla basilica giustinianes solo nello schema generale, derivando nei suoi pilastri a fascio e nelle arcate cieche dalle cattedrali di Chersoneso, dell'Armenia e della Georgia. Nella prima metà del sec. xvir S. Sofia subì restauri che cambiarono tutto il suo aspetto esterno ed interno. Nelle decorazioni murali gli artisti bizantini si ispirarono ai canoni bizantini. I musaizi di S. Sofia, pur conservati solo in porte, costituiscono un vero tesoro artistico. A Tcernigov sono pure conservati monumenti religiosi del periodo granducale, tra i quali la chiesa della Trasfigurazione.
Nel periodo oscuro determinato dall'invasione mongolica, che soffocò la brillante civiltà di Kiev e di Tcernigov, e prima ancora che sorgesse il nuovo astro di Mosca, ebbero in R. notevole sviluppo la città di Novgorod