volume-10

Back to Volumes
 del periodo granducale, tra i quali la chiesa della Trasfigurazione.

Nel periodo oscuro determinato dall'invasione mongolica, che soffocò la brillante civiltà di Kiev e di Tcernigov, e prima ancora che sorgesse il nuovo astro di Mosca, ebbero in R. notevole sviluppo la città di Novgorod e di Pskov, le quali divennero nei secc. xili-xvi veri avamposti della cultura russa. Anche a Novgorod, che ebbe rapporti commerciali pure con i centri del Mar Baltico e particolarmente con la famosa Unione commerciale dell'Hansa, le prime manifestazioni artistiche si ebbero con monumenti religiosi; le chiese sorsero severe e semplici e l'influenza bizantina vi fu temperata dalle esigenze del clima, dalle tradizioni e dai gusti locali, oltre che dal con-
![img-20.jpeg](img-20.jpeg)
(per cortesia di mans. A. P. Fratoz)
Russia - I ss. principi Boris e Gleb. Icone della scuola di Novgorod (fine sec. xv) - Novgorod, chiesa omosimataito con l'arte dei paesi occidentali, particolarmente con l'arte romanica. Gli architetti di Novgorod si trovarono di fronte al problema della copertura a travature di legno e adattarono la stessa soluzione dei loro colleghi occidentali ossia la copertura con vòte a botte e pilastri a fascio; le pareti esterne furono spartite da lesene, da arcate cieche e ornate da eleganti archetti penali. Le chiese di Novgorod e di Pskov mostrarono la tendenza al gotico solo verso il sec. xv. La più antica chiesa di Novgorod è la cattedrale di S. Sofia (1643-52). Opera dei maestri bizantini, era nota per le sue tre porte in bronzo, di cui la "Korsunskaja" è opera di un maestro di Magdeburgo, come risulta dalle iscrizioni. Si distinsero anche molti maestri-architetti locali, tra i quali Pietro, Mironez ed altri. Si parla pure di un Andrea Romano che avrebbe eretto la chiesa della Natività della Vergine.

L'architettura di Novgorod raggiunse il suo massimo sviluppo nel sec. xiv, con l'erezione delle celebri chiese di S. Teodoro (1360) e della Trasfigurazione (1374), affrescate dal maestro bizantino detto Teofano il Greco. Pskov introdusse alcune varianti: la costruzione diffusa delle gallerie coperte, attorno al corpo centrale della chiesa, e la maggiore organicità e pesantezza della forme.

Lo sviluppo architettonico fu accompagnato da un vero risorgere della pittura e dell'arte decorativa. I dipinti russi presentarono per secoli le caratteristiche stilistiche e iconografiche dell'arte bizantina, solo più tardi attinsero alla feconda fonte dell'arte italiana, in occasione cioè della IV Crociata, quando europei raggiunsero la R. meridionale. L'arte italiana si diffuse nella R. attraverso la Dalmazia, la Serbia e la Polonia particolarmente nel sec. xvi. Teofano il Greco creò a Novgorod una vasta scuola pittorica dalla quale uscì un astro della pittura religiosa russa: Andrea Rublev, che influenzò il nord della Russia ed anche l'arte di Vladimir-Suzdal. Gli affreschi del convento di Ferapont ( 1500 ), eseguiti dal maestro Dionigi e figli, rievocano, con il loro ricco ciclo iconografico le opere insigni dei trecentisti italiani ed in specie quelle di Giotto, di Duccio Boninsegna e di Simone Martini. Alla fine del sec. xvi. l'arte moscovita determinzò la scuola pittorica di Novgorod, diventandone nello stesso tempo erede.

## Page 876

Le prime costruzioni religiose sorsero a Mosca sin dalla fine del sec. xiv e si perfezionarono durante il regno di Ivan III ( $1462-1505$ ), il quale cercò di dare omogeneità alle fabbriche religiose e controllò quelle civili. Il suo matrimonio con Zoè Paleologa, educata a Roma sotto la protezione di papa Sisto IV, diede occasione alla chiamata a Mosca di architetti ed artisti italiani. Essi adornarono la città di stupendi monumenti architettonici, i migliori del periodo fra la seconda metà del sec. xv e la prima metà del sec. xvi, fra i quali il famoso Cremilino. Però gli artisti italiani dovettero piegare la loro genialità alle pretese dei committenti, che nella costruzione della chiese si seguisse il prototipo della cattedrale di Vladimir, a pianta rettangolare, con molte absidi e sormontata da cinque o più cupole. Sotto questa ispirazione, infatti, Ridolfo Fioravanti, soprannominato in R. "Aristotele", costrui a Mosca (tra il 1475 ed il 1479) la famosa cattedrale dell'Assunzione, introducendovi però importanti innovazioni nei portali e nelle decorazioni esterne e profondendo ovunque il ricco ornato italiano. Furono i maestri italiani ad insegnare ai Russi a conoscere i mattoni, a preparare la calce e a servirsi di travi di ferro nel collegamento delle mura. L'impiego dei mattoni intensificò il gusto dell'ornato. Alvisio Novi, detto il "maestro di mura", nel costruire a Mosca la cattedrale dell'arcangelo Michele introdusse pienamente la tendenza artistica del Rinascimento. Egli costrui anche il famoso Palazzo "Terem", che servì di residenza al principe. Le chiese costruite in legno, nei più svariati tipi architettonici, rimasero però sempre una caratteristica dell'arte sacra russa.

Riguardo alla pittura, l'arte moscovita ereditò la tradizione della scuola di Novgorod; più tardi cercò nuovi elementi e creò il cosiddetto "stile Stroganov", dal nome dei grandi mecenati di origine settentrionale. Si formò una specie di a bottega "di artisti e di artigiani, che si prefisse di raggiungere la ricchezza dei dettagli e dell'ornamentazione. Il lato formale divenne esclusivo. Scomparvero la potenza e la forza, proprie dei primitivi dipinti di Novgorod e di Pskov, come pure l'unità e l'organicità dell'insieme, prevalse il contenuto illustrativo e narrativo. Più tardi il governo volle direttamente regolarne le manifestazioni, incaricando il clero di compilare i manuali tecnici, obbligando gli artisti all'osservanza dei relativi canoni.

Mentre la pittura religiosa nazionale di Mosca era in piena decadenza e prima del sorgere di Pietro il Grande, che lasciò libertà alla cultura occidentale di penetrare in R., vi fu una breve ma brillante parentesi di riferimento dell'arte nazionale russa, a Rostov ed a Jaroslavl. A partire dal 1620 in poi a Jaroslavl furono costruite ben quaranta chiese in pietra, le quali formarono gruppo a sé, pur conservando la solita pianta rettangolare. Però le loro dimensioni aumentarono, l'interno fu reso più gaio dalla maggiore luminosità ottenuta, come nelle primitive basiliche paleocristiane, con larghe finestre e con la ricca fioritura degli affreschi nelle navate e nelle absidi. La produzione artistica assunse il carattere collettivo. I pittori lavorarono a squadre, dirette da capomastri obbligati ad attenersi ai canoni prescritti dalle autorità ecclesiastiche. Una delle fonti dell'ispirazione dei pittori di Jaroslavl furono le raccolte delle stampe tedesche ed olandesi, le quali cedettero alla pittura russa gli elementi iconografici occidentali. Fra le chiese sorte a Jaroslavl si distinsero quella del profeta Elia ( 1647 -50), quella di S. Giovanni Crisostomo in Kirovniki (1649-54), quella di s. Giovanni Battista di Toltekovo (1671-81). Nei pressi di Jaroslavl, a Romanov Borissoglebsk fu eretta la chiesa della Resurrezione, potente esempio del bizantinismo con reminiscenze del romanico occidentale nelle sue gallerie intorno al corpo centrale dell'edificio, negli archetti pensili e nella decorazione a carattere geometrico.

Rostov, sino dal principio del sec. xiri, godeva la fama di una Montecassino russa, per la grandiosità delle sue chiese, dei suoi monasteri e per la ricchezza delle sue biblioteche. Perduta nel sec. xiv l'indipendenza politica, rimase ancora focolare culturale e religioso di tutta la R. nord-orientale; i suoi vescovi ebbero potenza di veri sovrani. Il famoso metropolita Jona Sisoith, che governò Rostov per quasi quarant'anni ( 1652 -90), diede
grande impulso in ogni campo, compreso quello delle belle arti; fece costruire il Cremlino di Rostov, fortezza monastica e testimonianza dei tempi in cui l'autorità religiosa era investita anche dei poteri civili. Delle cinque chiese nell'interno del Cremlino, tutte affiancate da due torrioni laterali, la più antica è quella della Resurrezione ( 1670 ), riccamente adorna all'esterno di maioliche e mattoni messi a coltello. La chiesa di S. Giovanni Evangelista dà esempio di maggiore maturità nella tecnica. Nella chiesa del Salvatore predominta la decorazione interna ad affresco, ispirata a soggetti di storia sacra; detti affreschi sono chiusi entro l'ornato floreale di origine orientale. Il periodo aureo di Rostov fu di breve durata; le riforme di Pietro il Grande privarono Rostov di molte sue risorse, e, nel 1788, il trasferimento a Jaroslavl del seggio del metropolita fu inizio della decadenza. L'arte di Jaroslavl e di Rostov chiusero degnamente il periodo veramente nazionale dell'arte religiosa russa. L'influenza straniera, già forte a Mosca dopo il 1650 , divenne potente con la fondazione della nuova capitale, Pietroburgo, che segnò l'èra nuova ed il sorgere dei nuovi problemi di un'arte a carattere prevalentemente laico. "Vedi tavv. LXXXIX-XCII.

BibL: Archimandrita Makarii, Descriz. archeol. delle antichità religiose di Novgorod (in russo), Mosca 1860; E. Vedle: La Due. L'art russe, Parigi 1877; N. P. Kondakov - I. Tolvni, Antichità russe nei monum. dell'arte (in russo), Pietroburgo 1889-90; I. Gishac, Stor. dell'arte russa (in russo), 6 voll., Mosca 1909; D. W. Ainslev, La pittura bizantina del sec. XIV (in russo), Pietroburgo 1918; P. Mouratow, L'ancienne peinture russe, Pragat Roma 1925; N. P. Kondakov, L'icone russe, Praga 1931; T. Uspenskii, L'art byzantin chez les slaves, Parigi 1932; M. Kras. ceninnicowa-Gibelino, Storia dell'arte russa. I, Roma 1933; M. de Taube, Rome et la Russie avant l'invasion des Tatars, Parigi 1948.

Maria Krasceninnicowa Gibelino
RUSSIA BIANCA: v. RIELORUSSIA: U.R.S.S.
RUSSIA, COMMISSIONE PONTIFICIA
PER LA: v. CONGREGAZIONI ROMANE, S. Congregazione per la Chiesa orientale.

RUSTICO, santo, martire : v. DIONIGI, RUSTICO ed ELEVTRRIO, santi martiri.

RUSTICO di Narbono, santo. - E commemorato nel Martirologio romano il 26 ott. Era figlio di un Bonoso vescovo e, rimasto orfano, fu educato dalla madre che lo inviò anche a Roma per perfezionarsi negli studi.

Sembra che a. Girolamo gli abbia scritto una lettera con consigli sulla vita ascetica alla quale R. si sentiva inclinato. Entrò difatti nel monastero di Marsiglia, donde uscì nel 427 , eletto vescovo di Narbona. Nel governo della diocesi, pur in tempi calamitosi per le invasioni dei Goti ed i conseguenti disordini sociali, R. si mostrò un eccellente pastore. Nel 448 consacrò la nuova cattedrale di Narbona e nel 451 partecipò al Sinodo di Arles in cui fu approvato il Tomus Leonis ad Flavianum; nel 455 intervenne per comporre il dissidio tra il vescovo Teodoro e l'abate di Lézina. Fu in corrispondenza epistolare con s. Leone Magno al quale chiese spiegazioni su alcune questioni e nel 458 anche l'esonero dall'ufficio. Rimase però al governo della diocesi fino alla morte avvenuta nel 46102.

BibL.: Tillemont, XV, pp. 401-409; Acta SS. Octobris, XI, Parigi 1870, pp. 860-83; L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, Parigi 1907, p. 303; L. Sigal, Les premiers temps ebrétiens à Narbonne et les origines de sa cathédrale d'après l'archéologie, Narbona 1948; Martyr. Romanum, p. 478 sgg. Agostino Amore

RUSTICO Romano. "Diacono, nipote di papa Vigilio, esiliato dall'Imperatore dopo il Concilio del 553. Avversario della condanna dei Tre Capitoli. Si è conservata di lui una Contra Acephalos disputatio (PL 67, 1147-1254), scritto polemico contro i monofisiti di cui manca forse la fine. La sua polemica contro il Concilio del 553, scritta insieme con l'abate Africano Felice, non esiste più. R. è importante per la sua recensione e traduzione latina degli Atti dei Concilii di Efeso e Calcedonia.

BibL.: B. Capella, L' "aqua exorciasta a dans les rites romains de la dédicace au VIe siècle, in Revue béméd., 50 (1938), p. 306

## Page 877

![img-21.jpeg](img-21.jpeg)
(fol. Andersen)
Risuti, Filippo - Gesé tra angeli e santi. Musaico dell'antica facciata di S. Maria Maggiore, con firma dell'autore - Roma.
sge.: Ed. Schwartz. Vigilinsbriefe. Zur Kirchenpolitik Jusinians, in Sitzungsber. Bayerische Akademie, 1940, fasc. II; G. Bardy, Rusticos, in DThC, XIV, coll. 371-72. Sull'opera di R. relativa agli Atti dei Concili di Efeso e Calcedonia, v. Alb. Siegmund, Die Überlieferung der griechischen christlichen Literatur in der latrinischen Kirche, Monaco 1939, p. 148 sg. Erik Peterson

RUSTIGUGGI, Gerolamo. - Cardinale, n. a Fano nel 1537, m. a Roma nel giugno 1603.

Segretario di Stato di Pio V, della cui corte cardinalizia era stato membro, svolse intensa attività diplomatica, anche in sostituzione del cardinale nepote. Il 17 maggio 1570 , in premio delle sue fatiche, fu eletto cardinale e l'anno seguente vescovo di Senigallia e protettore dei Cistercensi. Lasciato in disparte da Gregorio XIII, Stato V lo rialesse segretario di Stato e membro della Consulta cardinalizia. Nel 1587 fu nominato vicario generale di Roma, carica che mantenne fino alla morte e nella quale fu valido collaboratore di vari pontefici nella ricostruzione edilizia della città e nella repressione della immoralità. Efficace fu pure l'opera sua per l'istruzione e l'educazione del clero, in applicazione dei decreti tridentini. Titolare della chiesa di S. Susanna, ne curò il restauro, facendo eseguire gli affreschi raffiguranti scene della biblica Susanna e costruire dal Maderno l'artistica facciata.

Bibl.: Moroni, LIX, p. 32; Pastor, VIIIXI, v. indici; G. Pelliccia, La preparazione e ammissione dei chierici ai SS. Ordini nella Roma del sec. XVI, Roma 1946, v. indice. Piero Sannazzaro

RUSUTI, Filippo. - Mussicista operante in Roma tra la fine del ' 200 e il principio del ' 300 .

Nella parte superiore dell'antica fronte di S. Maria Maggiore sono musaici risalenti al tempo dei restauri iniziati da Nicola IV (1288-92), che furono rispettati quando il Fuga sovrappose la sua facciata e sono ben visibili nella loggia della benedizione. Nella zona superiore è al centro il Cristo in trono entro una mandorla circondata da quattro angeli, al di sopra i simboli
degli Evangelisti e in due scomparti laterali santi guidati dalla Vergine e dal Battista; l'opera è firmata: «Philipp Rusuti Fecit Hoc Oüs». Di altro maestro, forse più tardo, sono i quattro riquadri molto restaurati, con storie del miracolo della neve.

Bibl.: P. Toesea, Storia dell'arte italiana. Il medicevo, Torino 1927, p. 987. Emma Zocca

RUTENG, vicariato apostolico di. - L'8 marzo 1951 l'intero territorio del vicariato apost. di Isole della Piccola Sonda (Indonesia) fu ripartito in tre nuovi vicariati e cioè Endeh, Larantuka (v.) e R.

Il vicariato apost. di R., cosi denominato dalla città di residenza dell'Ordinario, è costituito dall'intero distretto civile di Manggarai, la cui superficie è di 6700 km 3 , con ca. 230.000 ab., di cui 116.099 sono cattolici e 3300 catecumeni; 25.000 maomettani, 85.000 pagani. I protestanti sono in numero irrilevante : appena 200.

L'evangelizzazione ebbe inizio nel 1536, ad opera dei Domenicani portoghesi, che rimasero nelle Isole della Piccola Sonda fino al 1860 . Da quella data fino al 1914 le stesse isole furono sotto la cura dei gesuiti olandesi. Passarono quindi, e si trovano tuttora, sotto l'amministrazione dei Padri della Società del Verbo Divino.

Vi sono 25 sacerdoti, 3 fratelli e 8 suore serve dello Spirito Santo, che attendono alla direzione delle scuole alla cura degli infermi; 2 seminaristi maggiori e 26 minori, che studiano nel Seminario del vicariato apostolico di Endeh. Vi sono 14 chiese; 4 vicariati foranei; 14 stazioni primarie e 13 secondarie; 90 scuole elementari; una scuola media; 2 scuole professionali; una scuola magistrale; 218 maestri; 168 catechisti. Né i protestanti, né i maomettani hanno scuole proprie. Vi fioriscono diverse confraternite religiose e vi si pubblica un giornale dal titolo Pelita Seia, con una tiratura di 1300 copie.

Bibl.: AAS, 3 (1913), p. 433; 14 (1922), p. 224; 28 (1936), pp. 459-60; 43 (1931), pp. 99-100, 542-55; MC, 1930, p. 429; Arch. di Prop. Fide, Relatio quinquennalis, pos. prot. n. 41263/31: Relazione con sommario, pos. prot. n. 609/31: Prospectus status Missionis, 1930-31. Edoardo Pecuccio

RUTENI. - Nella terminologia della Curia romana e della R. Cancelleria di Polonia con il termine R. dal medioevo venivano designate le popolazioni cristiane di rito bizantino-slavo residenti all'ovest della linea che corre all'incirca dall'alto Dvina al basso Dniepr.
![img-22.jpeg](img-22.jpeg)
(fol. Fides)
Ruteng. vicariato apostolic di - Chiesa e residenza missionaria.

## Page 878

I. Incorporazione dei R. nello Stato po-lacco-lituano. - Nei secc. x-xir queste regioni erano in massima parte sotto il dominio dei diversi principi rurikidi raggruppati intorno al Granprincipe di Kiev (v. russi, I. Storia). Dopo la conversione del granprincipe di Kiev, s. Vladimiro (980-1015), il cristianesimo di rito bizantino-slavo si propagò rapidamente in tutti i principati ruteni, e i vescovati ivi eretti facevano parte della metropolia «di Kiev e di tutta la Russia» (v. xrev), che dipendeva dal patriarcato costantinopolitano. Perciò in seguito alla scisma bizantino anche i R. si trovarono separati dalla comunione con Roma. Nel corso del sec. xir le guerre intestine e le invasioni dei Tatari talmente disgregarono la federazione dei principi rurikidi, che nel sec. xiv i principati ruteni - la città di Kiev compresa - furono progressivamente conquistati dalla Lituania e dalla Polonia. La unione politica tra la Polonia e la Lituania, iniziata nel 1386 con il matrimonio del granprincipe Jagellone con la regina Edvige e rinsaldata più tardi dagli accordi di Horodlo (1413) e di Lublino (1569), riunì pure i R. nell'ambito dello Stato polacco-lituano, dove essi rappresentarono un fattore importante nella vita politica.

Queste vicende politiche e il trasferimento della sede del metropolita di Kiev a Mosca compromisero anche l'unità della metropolia stessa. I patriarchi costantinopolitani seguendo la fluttuazione delle condizioni politiche ogni tanto smembravano la metropolia nominando metropoliti separati per Halić e per la Lituania, ogni tanto la riunivano nelle mani dell'unico metropolita residente a Mosca. Da ultimo la metropolia «di Kiev e di tutta la Russia» si trovò così riunita sotto il metropolita Isidoro (v.) nominato dal patriarca costantinopolitano nel 1436. Isidoro prese parte al Concilio di Firenze (v.), dove insieme con i Greci aderi all'unione e poi la promulgò sia in Polonia sia in Russia (nel 1441). Incurcerato per questo a Mosca dal granprincipe Basilio, riuscì a fuggire e non potendo restare neppure in Polonia, perchè vi si riconosceva allora l'antipapa Felice V, Isidoro si ritirò a Roma, dove nel 1458 rinunziò alla sede di Kiev. Il suo successore Gregorio (1438-72) venne riconosciuto dal re Casimiro (1445-92), ma la sua giurisdizione effettiva era limitata al territorio dello Stato polacco-lituano. I successori di Gregorio rimasero in comunione con Roma fino al metropolita Giuseppe Soltan (1507-21), ma poi tornarono a chiedere l'investitura canonica ai patriarchi di Costantinopoli.
II. Unione di Brest Litovsk. - Intanto nel comune Stato polacco-lituano cresceva sempre più il predominio dell'elemento polacco-cattolico, economicamente, socialmente e culturalmente superiore ai $R$.

La nobiltà rutena, che aveva continui contatti nelle frequenti diete e nell'esercito con quella polacca, subiva inevitabilmente l'influsso della cultura polacco-latina. I matrimoni misti e le scuole cattoliche frequentate anche dalla gioventù rutena dissidente, conducevano spesso al passaggio al cattolicesimo ed all'accettazione del rito latino. Dopo il 1550 aumentò la propaganda del proto stantesimo anche in Polonia, dove guadagnava molte nobili famiglie cattoliche ed ancora più quelle rutene. Infatti la Chiesa dissidente, religiosamente, culturalmente e socialmente più debole di quella cattolica, non era in grado di resistere validamente da sola e dall'estero non poteva essere aiutata efficacemente, poiché la Chiesa di Costantinopoli come quella di Mosca si trovavano allora negli Stati politicamente ostili a quello polacco-lituano. Tuttavia le confraternite dissidenti, capeggiate da quelle di Leopoli e di Vilna, con le loro scuole e pubblicazioni opponevano una certa resistenza all'espansione del protestantesimo nelle città. Una analoga attività svolgeva anche il principe Costantino Ostrogskij (v.) aiutato in ciò
dal principe Andrea Kurbskij e dal monaco Artemio, profughi russi. Nella tipografia annessa alla scuola di Ostrog, allora unica scuola dei dissidenti che raggiungeva il livello di quelle cattoliche, usci nel 1581 la prima Bibbia stampata nella lingua ecclesiastico-slava.

Intanto alcuni vescovi ruteni, da una parte considerando lo stato disastroso della propria Chiesa e dall'altra vedendo il successo della Chiesa cattolica nella lotta contro il protestantesimo, concepirono l'idea dell'unione con Roma. Essi speravano che, inserendo la loro metropolia nell'organismo della Chiesa universale, avrebbero migliorato le sue condizioni religiose, culturali e sociali e in tal modo l'avrebbero salvata dall'imminente rovina. Il progetto dell'unione fu discusso segretamente in alcune riunioni dei vescovi e trattato con il re Sigismondo III (1587-1632), favorevole all'unione anche per ragioni politiche. Però fu lasciato da parte il principe Ostrogskij e ciò creò più tardi non lievi difficoltà.

Finalmente i vescovi Cirillo Terleckij di Luck e Ipazio Poticj di Vladimir si rotarono a Roma, dove il 23 dic. 1595 prestarono l'atto di ubbidicnes al papa Clemente VIII a nome di tutto l'episcopato ruteno. Il Papa con la bolla del 23 febbr. 1596 confermò tutti gli antichi diritti della metropolia di Kiev. Si dovevano conservare intatti il rito e le istituzioni canoniche orantali; i vescovi dovevano ricevere l'investitura canonica dal metropolita, il quale, eletto dai vescovi, doveva essere confermato dal papa. Il Sinodo dei vescovi ruteni, celebrato a Brest Litovsk dal 6 al 10 ott. del 1596 , proclamò solennemente l'unione della metropolia di Kiev con Roma. Il re Sigismondo riconobbe ufficialmente l'unione e considerò la gerarchia unita come unica legittima gerarchia dei R. Però allora non aderirono all'unione i vescovi ruteni di Leopoli e di Peremykl, sostenuti da una parte dei monaci e della nobiltà rutena con il principe Ostrogskij in testa e dalle numerose confraternite, specialmente da quelle di Leopoli e di Vilna. Perciò il metropolita Michele Raboda ( 1588 -99), fedele all'unione ma debole, dovette lottare contro questa opposizione per applicare le decisioni del Sinodo di Brest. Il suo successore Ipazio Poticj (16001613), oriundo dall'alta nobiltà, amministratore pratico ed energico, seppe meglio sostenere i diritti contro i dissidenti, i quali con processi giudiziari, con attacchi subdoli a mano armata cercavano di impedire alla gerarchia unita l'esercizio della giurisdizione ecclesiastica. Poticj ottenne dal Re la conferma di tutti i diritti e privilegi già concessi agli uniti in occasione dell'unione conclusa a Firenze.
III. Consolidamento dell'unione. - A Poticj succedette il suo vescovo ausiliario Giuseppe Veljamin Rutskij (v.). Poticj aveva consolidato l'unione nel campo giuridico ed amministrativo, ma occorreva ancora rendere più conscia e profonda l'adesione del clero e del popolo all'unione.

Perciò Rutskij volle elevare il livello religioso-culturale del clero e del laicato ruteno, che era inferiore di fronte a quello dei cattolici latini polacchi. A questo scopo occorrevano a Rutskij le scuole come le avevano i latini. Egli ottenne da Paolo V la parificazione giuridica delle sue scuole con quelle latine, ma per mancanza di mezzi finanziari non le poté istituire. Anche la famosa scuola dissidente di Ostrog passò nel 1620 ai Gesuiti. Neppure riusci ad aprire il Seminario di Minsk, perché l'edificio e i beni destinati a questo scopo furono restituiti dal re Ladislao IV ai dissidenti.

Più successo ebbe Rutskij nella sua riforma dei Basiliani (v.), i quali fino allora dipendevano dai vescovi e menavano vita monastica. Rutskij ideò la trasformazione dei Basiliani in un grande Ordine diretto da un superiore generale distinto ed indipendente dal metropolita. I sacerdoti dovevano costituire la parte principale dell'Ordine e dedicarsi anche alla cura di anime. Però i vescovi dovevano tutti essere basiliani, come prima. Un capitolo generale dei monasteri basiliani accettò queste proposte nel 1621 e cosi ebbe principio la riforma, approvato poi anche da Roma. L'Ordine riformato divenne poi fulcro della vita religiosa e culturale della metropolia rutena

## Page 879

![img-23.jpeg](img-23.jpeg)
(per cortesia del Pont, Istituto Orientale)
Rutent - Il Sinodo dei vescovi ruteni a Roma (1929).
unta. Ma allora non furono ben precisate le relazioni tra il metropolita e il superiore dell'Ordine, da cui dovevano provenire tutti i vescovi ed alti dignitari ecclesiastici. Ciò causò più tardi gravi difficoltà tra l'Ordine e la gerarchia.

Il consolidamento dell'unione fu ostacolato anche dall'atteggiamento della gerarchia latina, la quale si opponeva alla piena equiparazione sociale e giuridica del clero unito con quello latino e specialmente all'ammissione dei vescovi uniti nel Senato, che ne era allora il segno più notevole.

I vescovi latini spesso consideravano gli uniti come cattolici di un grado inferiore e s veri - quelli di rito latino. Perciò la nobiltà e la borghesia rutena unita, volendo uscire da questa inferiorità sociale, passavano al rito latino, privando così la Chiesa unita dell'elemento allora economicamente, socialmente e culturalmente più importante. Rutskij e Roma compresero il grave pericolo di questa degradazione sociale della Chiesa rutena, e la Propaganda nel 1624 proibì il passaggio libero da un rito all'altro. Ma il decreto non fu pubblicato in Polonia a causa dell'opposizione dell'episcopato latino, benché il Re fosse disposto a farlo. In tal modo l'unione sembrò a molti una cosa provvisoria, che preparava i R. al passaggio al rito latino.

Altre difficoltà per l'unione provenivano da parte della gerarchia dissidente, ristabilita nel 1620 dal patriarca di Gerusalemme, Teofane. I vescovi dissidenti, benché non riconosciuti ufficialmente dal Re, ma appoggiati dalla nobiltà dissidente, rivendicavano chiese, monasteri e beni degli uniti, ricorrendo anche alle violenze, le quali culminarono nel 1622 con l'uccisione dell'arcivescovo unito di Polock, s. Giosafat Kuncevič. Quando il re Ladislao IV (1632-48) nel 1635 riconobbe la nuova gerarchia dissidente, Rutskij intavolò le trattative per la nuova unione con il metropolita dissidente Pietro Mogila (1633-47); ma a causa del disinteresse del Re e della ostilità dei cosacchi le trattative fallirono. Rutskij morì nel 1637 lasciando l'unione solidamente radicata ed organizzata, cosicché poté superare i pericoli che la minacciavano.
IV. L'Unione in pericolo. - I successori di Rutskij, Rafaele Korsak (1637-40) e Antonio Sielava (1640-51), dovettero sostenere gravi lotte coi dissidenti. Nel 1642 anche la Dieta ratificò la parificazione dei vescovi dissidenti con quelli uniti, malgrado le proteste del clero unito e latino e del nunzio, che dovette lasciare la Polonia. Vescovi uniti di nuovo trattarono coi vescovi dissidenti per la nuova unione, ma invano. Il re Giovanni Casimiro (1648-68), implicato in guerra con la Svezia, con la Russia e coi
cosacchi, concluse nel 1658 con questi ultimi a Hadlač un Trattato, che ammetteva l'Ucraina come il terzo membro dello Stato polacco-lituano e vi riconosceva soltanto la gerarchia latina e dissidente, sopprimendo così tacitamente l'unione. Invano protestarono i vescovi uniti, i quali non si arresero, anzi trattarono di nuovo coi dissidenti per l'unione. Quando col Trattato di Andrusov (a. 1667) la Russia guadagnò la riva sinistra del Dniepr e la città di Kiev, sede del metropolita dissidente, il re Casimiro nel 1668 , prima di abdicare, ritirò le concessioni ai dissidenti e riconfermò i privilegi concessi alla metropolia unita, la quale sotto la guida del metropolita Gabriele Kolenda (1666-74) si consolidava e riparava i danni arrecati dal pericolo mortale testé felicemente superato.
V. Vittoria dell'Unione. - Il prosperosviluppo e il crescente prestigio della Chiesa unita, appoggiata anche dal re Giovanni Sobieski (1676-96), influiva favorevolmente pure sui tre vescovi dissidenti, che ancora rimanevano in Polonia dopo le ultime concessioni territoriali fatte alla Russia. Nel 1691 promulgò l'unione il vescovo di Peremys̆l Innocenzo Winnickij, nel 1700 quello di Leopoli Giuseppe Sumljanskij e nel 1702 anche il vescovo di Luck Dionigi Zabokrickij. Il clero e i fedeli prudentemente preparati accettarono l'unione senza difficoltà. Nel 1708 aderì all'unione anche l'importante confraternità stauropighiale di Leopoli, fino allora roccaforte dello scisma. In tal modo sotto il metropolita unito erano riuniti quasi tutti i R. dello Stato polaccoIituano e non vi rimanevano che le insignificanti comunità dissidenti nelle regioni limitrofe alla Russia.

Superate le difficoltà esterne, la Chiesa unita rutena poteva impiegare tutte le forze nello sviluppo interno della propria vita religioso-culturale. Serie difficoltà provenivano dalle contese tra la gerarchia e l'Ordine basiliano. I monaci, pur occupando le importanti cariche nell'amministrazione ecclesiastica e nella cura d'anime, dipendevano dal superiore dell'Ordine, indipendente dal metropolita. Dovendo essere tutti i vescovi monaci basiliani, la loro scelta dipendeva praticamente più dal superiore religioso che dal metropolita. Un accordo (nexus) concluso nel 1686 tra l'Ordine ed il metropolita non cambiò sostanzialmente lo stato di cose, riservando al metropolita praticamente solo il diritto di ricevere appellazioni dei monaci senza concedergli mezzi efficaci per ottenere l'esecuzione delle proprie decisioni. Non avendo i R. alcun seminario proprio, essi usufruivano di borse di studio riservate loro nelle scuole latine, anche all'estero (Praga, Olomouc, Roma). Il clero secolare, generalmente sposato, non amava inviare i propri figli così lontano e perciò il livello culturale rimaneva sempre molto basso. Però i sacerdoti, specialmente i monaci, formati nelle scuole latine, subivano il forte influsso della spiritualità e della cultura polacco-latina e ciò non tardò a manifestarsi nella vita religioso-culturale dei R., specialmente nella liturgia, nella quale progressivamente si introducevano molte forme ed usanze latine (ostensorio, processioni eucaristiche, altari laterali, messa letta ecc.). Questi mutamenti arbitrani causarono una grande incertezza nella prassi liturgica, e per rimediarvi il metropolita Leone Kiška (1714-29) convocò un Sinodo, riunitosi nel 1720 a Zamošč. Il Sinodo introducee il Póloque nel Credo, stabili le norme per la nuova edizione di libri liturgici approvando varie usanze prese dal rito latino. Il Sinodo insistette sulla necessità di scuole e di seminari, emanò decreti riguardanti la disciplina ecclesiastica

## Page 880

inspirandosi in ció ai decreti del Concilio di Trento. Il Sinodo di Zamošc rappresenta nel campo religioso il riflesso del compromesso tra la tradizionale cultura bizan-tino-slava e quella polacco-lituana e costituisce una svolta decisiva nella vita culturale e religiosa della metropolia rutena. Il metropolita Atanasio Szeptickij (1728-26) preparó una nuova edizione di libri liturgici (1730-32), ma anche cosi non si ottenne l'uniformità nella pratica. In quel tempo si inasprirono particolarmente le contese tra la gerarchia e l'Ordine basiliano. Finalmente il papa Benedetto XIV nel 1753 invito i vescovi a creare i seminari e a chiamare anche il clero secolare alle dignità ecclesiastiche. I monaci basiliani da allora in poi dovevano dipendere nella disciplina religiosa dai propri superiori e nella cura d'anime dai vescovi, come i religiosi latini.
VI. Sbeemanmento della metropolia. - Lo sviluppo ulteriore della Chiesa unita rutena fu interrotto dalla prima spartizione della Polonia (a. 1772), che mutilò anche la metropolia rutena. I R. della Russia Bianca coll'arcivescovato di Polock furono annessi alla Russia, le diocesi di Peremysl e di Leopoli all'Austria. La Dieta di "Quattro anni" (1788-92) tentò di riorganizzare il resto dello Stato polacco e progettò pure di pareggiare il clero unito giuridicamente e socialmente con quello latino. Fra i Basiliani intanto si formarono numerosi professori, cosi che dopo la soppressione dei Gesuiti (1773) presero una parte delle loro scuole. Però le due seguenti spartizioni della Polonia (1793-95) divisero completamente anche la metropolia tra la Russia, Prussia ed Austria. Ciascuna delle sue parti poi segul la propria sorte.
I. R. in Prussia. - Nel 1795 toccò alla Prussia anche la regione di Bialystok abitata dai R. Pio VI eresse per essi nel 1799 una nuova diocesi con sede nel monastero di Suprasl. Con la Pace di Tilsitt (1807) la regione passò alla Russia e da allora segul la sorte dei R. nei domini russi.
2. R. in Russia. - Nel primo decennio dopo la prima spartizione della Polonia i R. non ebbero difficoltà speciali. Ma nel 1779 Caterina II (1762-96) tolse la cittadinanza russa all'arcivescovo di Polock Giasone Junoša-Smogoževskij, quando fu eletto metropolita. Nel 1785 gli succedette nella diocesi di Polock Eracle Lisovskij, fedele all'unione, ma debole per affrontare le crescenti difficoltà. Quando nel 1793 e 1795 furono annessi alla Russia nuovi territori abitati dai R. uniti, il governo aumentó le pressioni per indurli a passare alla Chiesa dissidente.

Il metropolita Teodosio Rostockij (1787-1805), recatosi a Pietroburgo per intervenire presso l'Imperatrice in favore degli uniti, vi fu trattenuto fino alla morte. Caterina II nel 1795 soppresse la metropolia unita e tutte le diocesi ad eccezione dell'arcivescovato di Polock, al quale sottomise tutti i R. uniti della Russia. Il breve regno di Paolo I (1796-1801) alleggerl la posizione degli uniti. Alessandro I (1801-25) sottomise nel 1801 gli uniti al a Collegio ecclesiastico cattolico s, supremo organo amministrativo e giudiziario per i cattolici in Russia presieduto dall'arcivescovo latino di Mogilev Stanislao Siestrzencewicz-Bohusz (1783-1826), prelato servile ed in tutto ligio al governo, senza alcun riguardo alle disposizioni della S. Sede. Nel 1805 il Collegio fu diviso in sezione latina ed unita, questa ultima presieduta da E. Lisovskij. L'imperatore Alessandro ristabili pure la metropolia unita erigendo nel 1809 quattro vescovati (Vilna, Polock, Luck, Brest). Gregorio Kochanovic (1809-12) succeduto a Lisovskij (m. nel 1809) con gli altri vescovi uniti fecero una dichiarazione di fedeltà al Papa e decisero di chiedere alla S. Sede appena possibile la ratifica della nuova provincia ecclesiastica. Il metropolita Giuseppe Bulhak (1817-38) ottenne da Roma i poteri metropolitani delegati. Ma l'imperatore Nicola I (1825-55), uomo autocratico e rigidamente attaccato alle Chiesa dissidente nazionale, era ostile alla Chiesa unita. Il giovane assessore
del Collegio degli Uniti, Giuseppe Siemaško, educato nel Seminario latino di Vilna secondo le idee antinomane del giuseppinismo, presentò allo Zar un piano per la sottomissione dei R. uniti alla Chiesa dissidente russa. Nominato vescovo ausiliare del metropolita Bulhak, Siemaško, aiutato degli amici A. Zubko e G. Lužinskij nominati pure vescovi, preparò il terreno sostituendo molti sacerdoti fedeli con altri, che erano pronti a passare allo scisma. Morio il metropolita Bulhak, sempre rimasto fedele all'unione, Siemaško, Zubko e Lužinskij con 21 sacerdoti il 12 febbr. 1839 proclamarono a Polock la riunione con la Chiesa dissidente russa. I sacerdoti resistenti furono deportati. Giacché la nobiltà rutena era stata quasi tutta latinizzata, la massa dei fedeli uniti, composta di contadini servi della gleba, non era protetta da nessuno e facilmente fu stroncato con la violenza ogni tentativo di resistenza. Cosi fu soffocata in Russia la Chiesa unita, che nel 1825 contava 6 vescovi, 1476 parrocchie con 1985 sacerdoti secolari, 47 monasteri con 507 religiosi e 1.427 .579 fedeli.

Dopo l'insuccesso della insurrezione polacca del 1863 , simile sorte toccò alla diocesi unita di Chelm, facente parte dal 1815 del restituito Regno di Polonia governato dagli zar russi. La parte di Siemaško fu svolta qui dal sacerdote Marcello Popicl, amministratore della diocesi, il quale, aiutato da alcuni sacerdoti sprovisti provenienti dalla Galizia austriaca, proclamò nel 1875 in un Sinodo diocesano la riunione con la Chiesa dissidente russa. La diocesi di Chelm contava allora ca. 300 parrocchie con 250.000 fedeli. La resistenza del clero e dei fedeli fu repressa violentemente. Dal 1878 al 1905, con approvazione della S. Sede, sacerdoti cattolici, specialmente gesuiti, provenienti dalla Galizia austriaca, si recavano di nascosto in Russia per l'assistenza spirituale di questi uniti clandestini. Ca. 200.000 di essi, approfittando dell'Editto di tolleranza concesso nel 1905, si dichiararono di nuovo pubblicamente cattolici, ma di rito latino, allora unico riconosciuto in Russia.
3. R. in Austria. - Le diocesi rutene di Leopoli, Peremysl e Chelm, che si trovarono sotto il dominio austriaco, continuavano a riconoscere la giurisdizione del metropolita Teodosio Rostockij, trattenuto a Pietroburgo, benché non riuscissero a comunicare con lui. Dopo la morte di Rostockij (1805) l'imperatore Francesco I ottenne nel 1807 dalla S. Sede l'erezione della metropolia rutena di Halič, con la sede a Leopoli, elevata ad arcivescovato. Il metropolita doveva essere presentato dall'Imperatore e confermato dal Papa; i vescovi, nominati dall'Imperatore, ricevevano l'investitura canonica dal metropolita. La Cancelleria imperiale poi foggiò per questi R. il nome di "greco-cattolici".

Il primo metropolita fu Antonio Anhelovič di Peremysl (m. nel 1814), allora unico vescovo ruteno superstite in Galizia. Egli nel 1806 prese sotto la sua esclusiva direzione il Seminario centrale di Leopoli, fondato da Giuseppe II, rivendicò i beni ecclesiastici usurpati e confiscati e nel 1813 istituì a Leopoli il Capitolo metropolitano. Il suo successore Michele Levickij (1816-58) nella metropolia diminuita della diocesi di Chelm, passata alla Russia, si adoperò a migliorare le condizioni economiche e sociali del clero ruteno. Il Concordato del 1855 garantiva la perfetta uguaglianza del clero ruteno con quello latino e Levickij fu elevato alla porpora, primo cardinale ruteno dopo l'unione di Brest. L'abolizione della servitù della gleba (1848) rese possibile ai R. la formazione della nuova classe colta in luogo della nobiltà latinizzata e polonizzata. Alla Università di Leopoli furono erette anche cattedre rutene. Il tranquillo sviluppo della vita ecclesiastica fu turbato dalle lotte politiche interne tra i partiti russofilo ed ucraino, che avevano i propri aderenti tra il clero. La lotta si inasprirono sotto il metropolita Giuseppe Sembratovic (1870-82), il quale prima appoggiava il partito russofilo, ma dopo l'apostasia allo scisma di alcuni sacerdoti russofili (Ivan Naumovič, Marcello Popiel, ecc.) lo abbandonò. Sospetto al governo e combattuto dal partito ucraino radicale di Michele Dra-

## Page 881

![img-24.jpeg](img-24.jpeg)
(da M. N. Kelly, Russia, Londra 1952, fig. 8)
In alto: VEDUTA DI MUROM SUL FIUME OKA. A sinistra il monastero della S.ma Trinità (sec. xvi). A destra il monastero dell'Annunciazione (a. 1563). In basso: VEDUTA DI SUZDAL, antica città e principato indipendente nella Russia, con il monastero della Protezione della B. V. Maria (sec. xvi).

## Page 882

![img-25.jpeg](img-25.jpeg)
(fol. Ebe. Catt.)
![img-26.jpeg](img-26.jpeg)
(da G. K. Loukomski, Le Kreatin de Moneaa et ses trésors d'art, Parigi s. a., Iav. 17)
In alto: CHIESA IN LEGNO DEGLI ARCANGELI MICHELE E GABRIELE a Juromski Pogost (sec. xvII). Dipinto del principe Brailowsky - Città del Vaticano, S. Congregazione Orientale. In basso: INTERNO DELLA CATTEDRALE DELL'ASSUNZIONE (sec. xv-xvi) - Mosca, Cremlino.

## Page 883

![img-27.jpeg](img-27.jpeg)

In alto a sinistra: CHIESA IN LEONO DI KIZI (Kitski) Ostrov). Dipinto del principe Brailowsky - Città del Vaticano, S. Congregazione Orientale. In basso a sinistra: CHIESA DELLA RESURREZIONE a Kostroma (sec. xvII). Dipinto del principe Brailowsky - Città del Vaticano, S. Congregazione Orientale. A destra: CHIESA DI S. BASILIO IL BEATO (sec. xvi) - Mosca.

## Page 884

![img-28.jpeg](img-28.jpeg)

In alto a sinistra: IL SANTO VOLTO, di Simeone Ušakov (1677) - Leningrado, Museo Russo. In alto a destra: ICONE DELLA VERGINE S.MA DI VLADIMIR (sec. xit), Copia del Principe Brailowsky - Città del Vaticano, S. Congregazione Orientale. In basso a sinistra: ICONE DI S. MICHELE. Scuola di Suzdal (sec. xiv) - Leningrado, Museo Russo. In basso a destra: ICONE DELLA MADONNA DEL MONASTERO DI TICHVIN (sec. xiv).

## Page 885

homaniv, Sembratovič rassegnò le dimissioni. Gli succedette il suo vescovo ausiliario e nipote Silvestro Sembratovič (18851898). Intanto nel 1882 fu iniziata, sotto la guida dei Gesuiti, la riforma dei Basiliani, che li trasformò in un Ordine moderno di attività apostolica. Nel 1883 una parte della vasta arcidiocesi di Leopoli fu eretta in diocesi con la sede a Stanislaviv. Per ristabilire l'ordine e per distogliere il clero dalla eccessiva attività politica, il metropolita convocò nel 1891 un Sinodo a Leopoli, che completò la legislazione disciplinare e liturgica di quello di Zamošċ, adottando quasi tutte le decisioni tridentine. La questione del celibato del clero secolare fu dibattuta, ma non risolta. Nel 1895 i decreti del Sinodo furono approvati dalla S. Sede e il metropolita Sembratovič fu creato cardinale. Dopo il breve governo del metropolita Giuliano Kuilovskij (1899-1900) succedette Andrea Szeptickij (1900-44), vescovo di Stanislaviv. Ortundo dall'illustre famiglia della passata nobiltà rutena, uomo di vasta cultura e di
![img-29.jpeg](img-29.jpeg)
(per cortesia del Pont. Istituto Orientale)
intelligente energia, egli, evitando gli estremismi radicali, rivendicava fermamente i diritti del suo popolo al pieno sviluppo sociale e culturale ed all'uso della propria lingua. Per la sua iniziativa o almeno col suo aiuto sorgevano numerose opere religiose, sociali e culturali. Nel 1906 egli istituì l'Ordine monastico degli Studiti. Nel 1907 fu aperto il seminario a Stanislaviv e il Museo nazionale ucraino a Leopoli. Accanto all'Ordine dei Basiliani si stabilì in Galizia nel 1913 anche il ramo orientale dei Redentoriati. Il livello culturale del clero, che studiava anche all'estero (a Vienna, Innsbruck e nel Collegio Ruteno aperto nel 1897 a Roma) si elevò rapidamente e nelle sue file già si distinguevano valenti professori e scrittori di livello europeo. Si sviluppavano anche le congregazioni religiose femminili, le quali con la loro attività educativa ed assistenziale completavano l'apostolato del clero. Oltre i monasteri femminili delle Basiliane, furono fondate nel 1892 le Anccelle della B. V. Maria Immacolata, nel 1910 le Suore Mirofore, nel 1911 le Suore di S. Glossifat e nel 1912 le Suore della S. Famiglia. Crebbe anche la stampa religiosa, specialmente popolare.

Questo tranquillo sviluppo fu turbato dalla prima guerra mondiale (1914-18). La Galizia fu in gran parte occupata dalle armate russe. Nel 1914 il metropolita con numerosi ecclesiastici fu deportato in Russia e le autorità occupanti appoggiarono il movimento dissidente, ma con scarso successo. Nel 1917 Szeptickij tornò dalla Russia nella sua metropolia, che ebbe ancora molto a soffrire a causa della guerra civile polacco-ucraina. Terminata la guerra la metropolia di Halič rimase inquadrata nella restaurata Polonia. Non ostante molte difficoltà create dalla tensione politica tra Polacchi e Ucraini, il metropolita, sempre cristianamente conciliativo e restio agli estremismi radicali, seppe guidare la sua metropolia verso il continuo sviluppo della vita religiosa e culturale. Nel 1923 si iniziò la pubblicazione della rivista teologica Bohoslovia e nel 1928 fu aperta a Leopoli l'Accademia di Teologia. Aumentava il numero del clero e di religiosi di ambedue i sessi. I periodici religioso-culturali erano una trentina. La metropolia di Halič contava nelle sue tre diocesi 3.576 .237 fedeli in 2226 parrocchie con 2273 sacerdoti secolari.

Con la nuova spartizione della Polonia tra la Russia e la Germania (1939) la metropolia si trovò per breve tempo quasi intera sotto il dominio sovietico, ma nel 1941 fu occupata dalle truppe tedesche. La guerra paralizzava il normale sviluppo della vita religiosa e culturale. Con la vittoria definitiva dell'Unione Sovietica il territorio della metropolia di Halič - ad eccezione di Peremysl con dintorni che rimase in Polonia - fu incorporato nella Repubblica Ucraina Sovietica. Da principio le autorità sovietiche dimostravano una certa tolleranza verso la Chiesa unita. Dopo la morte del metropolita Szeptickij (1944) succedette Giuseppe Slipyj. Nel 1945
![img-30.jpeg](img-30.jpeg)
incominciò la lotta aperta contro gli uniti ruteni. Tutti i vescovi e i sacerdoti più eminenti furono deportati e sugli altri si esercitava una forte pressione per indurli a passare alla Chiesa dissidente. Tre sacerdoti - G. Kostelnik, G. Melnik e A. Peiveckij - appoggiati dal governo sovietico, fondarono un "Comitato per la riunione con la Chiesa ortodossa ", che l'8 marzo 1946 proclamò ufficialmente la riunione con la Chiesa patriarcale di Mosca. Il governo sovietico riconobbe questo atto come l'abolizione ufficiale dell'unione. Il patriarca di Mosca nominò nuovi vescovi dissidenti ed a tutti i sacerdoti fu imposta la scelta tra l'apostasia e la deportazione. Non pochi di essi cedettero, ma il loro numero esatto è sconosciuto.
VII. R. in Subcarpazia. - I pendii meridionali dei Carpazi scendenti fino alla pianura ungherese erano abitati dai R., cristiani di rito bizantino-slavo da un'epoca non precisabile esattamente, con centro religioso nel monastero di S. Nicola presso Mukačevo, residenza del vescovo, che dipendeva dal patriarca costantinopolitano. I R. subcarpatici tornarono all'unione con Roma nel sec. xvir ad opera dei loro vescovi Basilio Tarasovič (m. nel 1648), Partenio Rostošinskij (m. nel 1668) e specialmente del greco Giovanni De Camillis (1689-1706). I vescovi uniti ebbero a superare gravi difficoltà a causa delle guerre turche e dell'ostilità della famiglia calvinista dei principi Rakoczy. Nel 1775 il vescovo Andrea Bačinskij trasferì la sua sede a Užhorod, città più importante, e vi aprì nel 1778 anche il Seminario. Nel 1818 fu eretta un'altra diocesi con la sede a Prjašev. Come reazione contro la crescente magiarizzazione del clero e la latinizzazione del rito si sviluppò un movimento politico-religioso filorusso. Quando dopo la guerra del 1914-18 i R. subcarpatici si trovarono nell'ambito della Repubblica Cecoslovacca, scoppio violenta la reazione contro la magiarizzazione subita portando negli aa. 1920-23 una parte degli uniti fino allo scisma. Per arginare il movimento la S. Sede affidò le diocesi ai vescovi ruteni di origine e di sentimento, che godevano la stima e la fiducia del proprio popolo: Mukačevo a Pietro Gebej (1924-32) e poi ad Alessandro Stojka (1932-43), Prjašev a Dionigi Njaradi (1922-27) e poi a Pietro Gojdič (dal 1927).

Il ventennio seguente segnò per i R. subcarpatici un grande progresso economico, sociale, culturale ed anche religioso, promosso dal clero secolare, dai Basiliani e dai Redentoristi orientali. Istituti ecclesiastici, scuole e stampa religiosa erano in pieno sviluppo. Dopo lo

## Page 886

smembramento della Cecoslovacchia negli aa. 1938-39 il vescovato di Mukačevo si trovò in Ungheria e quello di Prjašev rimase in Slovacchia. Nel 1945 quasi l'intero territorio della diocesi di Mukačevo fu annesso all'Unione Sovietica. Le autorità sovietiche, dopo la violento soppressione del vescovo Teodoro Romža (1947), procedettero alla liquidizione dell'unione secondo i metodi già sperimentati nella metropolia di Halič e la diocesi di Mukačevo fu ufficialmente incorporata nel patriarcato di Mosca il 28 ag. 1949.

Invece la diocesi di Prjašev, rimasta nella ristabilita Cecoslovacchia, stava allora riprendendo la vita normale e contava 305.000 fedeli con 300 sacerdoti. Ma nel 1948 anche in Cecoslovacchia si instaurò il regime comunista, il quale nel quadro della lotta generale contro la Chiesa cattolica procedette alla soppressione dell'unione avvenuta ufficialmente il 28 apr. 1950 con la sottomissione della diocesi di Prjašev al patriarca di Mosca. Il vescovo Pietro Gojdič col suo ausiliare Basilio Hopko e numerosi sacerdoti resistenti allo sciama furono incarcerati.
VIII. R. nell'emigrazione. - Nel sec. xix le difficili condizioni economiche e sociali spinsero numerosi r. sia dalla Galizia sia dalla Subcarpazia ad emigrare in altre regioni dell'Europa e dell'America. Per dare l'assistenza religiosa agli emigrati li raggiunsero sacerdoti ruteni, secolari e religiosi; ai gruppi più numerosi la S. Sede diede anche propri vescovi.

I R. in Jugoslavia dipendono dal vescovato unito di Krizevci (v.) fondato nel 1777. Negli Stati Uniti l'esarcato apostolico per i R. oriundi dalla Galizia (con la sede a Filadelfia) conta 302.775 fedeli e quello per i R. oriundi dalla Subcarpazia (con la sede a Pittsburg) ha 299.305 fedeli. Nel Canadà vi sono l'esarcato apostolico del Canadà occidentale (sede a Edmonton) con 310.355 fedeli; l'esarcato del Canadà centrale con 107.353 fu diviso nel 1951 in esarcato di Manitoba (sede Winnipeg) ed in quello di Sakatchevan (sede Saskatoon). I R. nel Brasile (ca. 100.000) e in Argentina (ca. 120.000) dipendono dai vescovi latini. Gli emigrati e i recenti profughi ruteni nei paesi dell'Europa occ