nrico Josi
SAINT-AMOUR, Louis-Gobin de. - Giansenista, n. a Parigi il 27 ott. 1619, m. a So-Denis il 14 nov. 1687. Professore e poi rettore della Sorbona, noto per le sue polemiche antigesuitiche e per la difesa delle cinque proposizioni estratte dall'Augustinus di Giansenio e condannate dalla S. Sede.
E famosa una sua pubblicazione: Journal de m. L.-G. de St-A., docteur de Sarbonne, de ce qui s'est fait à Rome, dans l'affaire des cinq propositions (2 voll., Holland 1662; all'Indice, decr. 28 marzo 1664); ma di questo Journal si crede che sue siano solo le annotazioni e che la redazione spetti per la maggior parte a Antoine Arnauld e a Isaac Le Maître de Sacy. Era stato infatti incaricato di andare a Roma per ottenere la revisione della condanna delle cinque proposizioni da parte di Innocenzo X; ma non ebbe successo. Pubblicò ancora: Mémoires apologetiques pour l'Université de Paris contre l'entreprise de quelques Hibernais (s. i. 1651). A lui si attribuisce anche la composizione delle "chamil-lardes *. Amico di Arnauld, alla cui condanna non volle sottoscrivere, fu escluso dalla Sorbona e poi condannato anch'egli con decreto del 28 maggio 1664. Favori il movimento giansenista nel suo primo nascere più per l'autorità che gli derivava dalla sua posizione di rettore dell'Università di Parigi che per valore intrinseco della sua prestazione intellettuale.
Bibl.: P. Feret, La Faculté de Paris et ses docteurs les plus célèbres. Epague moderne, III, Parig. 1904, pp. 131-33, 189-94; J. Carreyre, s. v. in DThC, XIV, 1, col. 763; L. Vllaert, Bibliotheca Yanseniana Belgica, I, Bruxelles 1949, pp. 1662-63.
Benvenuto Matteucci
SAINT-BENOIT-SUR-LOIRE. - L'Abbazia di St-Benoit-sur-Loire di Fleury (dall'antico nome di una cilla Floriacum appartenuta a un Florus o Florius) sorge presso l'omonima cittadina in Val de Loire nel dipartimento del Loiret e in diocesi di Orléans.
La posizione centrale, all'incrocio delle grandi vie di comunicazione, rese questa valle centro dei popoli dell'antica Gallia; in essa sorgeva l'amphaias, l'ombelico sacro: vi si tenevano assemblee periodiche; vi si praticavano anche sacrifici espiatori per tutta la nazione, nel tempio del dio Radiobus dove accorrevano pellegrini da ogni parte sotto la guida dei druidi. Tale carattere sacro si conservò anche nell'epoca gallo-romana, come dimostrano importanti resti archeologici, e passò poi ai popoli germanici che si stabilirono nella Gallia.
Il cristianesimo incontrò difficoltà in questo centro pagano, dove trionfò nel sec. IV, forse per opera di s. Martino, al quale sono dedicate varie chiese nella valle. Probabilmente alla stessa epoca bisogna risalire per trovare le prime tracce cristiane a Fleury. Si sa solo che alla metà del sec. vi un oratorio dedicato alla Vergine era annesso alla villa, di cui era proprietario il re Clodoveo II. Il Re, che condivideva con la consorte s. Batilde la sollecitudine per la propagazione della vita monastica, cedette la villa, in cambio di altro podere, all'abate di S. Pietro di Orléans, Leodebodo. Questi, attratto dalla fama della Regola di s. Benedetto, aveva deciso di fondare un nuovo monastero per introdurvene l'osservanza. Ora poteva attuare il suo piano a Fleury dove ben presto la villa fu trasformata in abbazia, che egli stesso con atto del 27 giugno 651 dotava di molti beni. La scelta del luogo, le condiscendenze del re Clodoveo e il proposito di trasportarvi le reliquie di s. Agnano, caro al popolo per aver salvato Orléans da Attila, rivelano l'intento di creare nella valle un centro sacro cristiano, capace di potente attrattiva, non inferiore a quella esercitata dal precedente centro di carattere pagano, verosimilmente allora non del tutto scomparso. Rapido fu perciò lo sviluppo dell'abbazia di Fleury: la traslazione del corpo
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ida X. Hardy, Saint-Benoit-sur-Loire, Parigi 1521. pp. 2-2y Saint-Benoît-sur-Loire - Lato nord della chiesa abbaziale (sec. xil-xili).
di s. Benedetto, che sarebbe avvenuta al tempo dell'abate Monmolo ( $6 \times 8-79$ ), la rese ancor più famosa e uno dei santuari più frequentati della Francia. Da quest'epoca si chiamò St-Benoit-sur-Loire. Gode del favore dei principi franchi che l'arricchirono con numerose donazioni. All'epoca carolingia raggiunse un alto grado di prosperitì con l'abate Teodulfo, vero fondatore della scuola che divenne un centro culturale molto importante: il suo influsso superò spesso i confini della Francia. Più volte la vita dell'abbazia fu turbata da devastazioni e da altre calamità : nel sec. ix in tre riprese i monaci furono costretti alla fuga per le incursioni dei Normanni. Ne segui un rilassamento nella vita monastica, che solo s. Oddone di Cluny, autorizzato dal Papa, riusci a ristabilirvi superando molte difficoltà.
In seguito alla riforma cluniacense Fleury divenne un monastero modello, dal quale partirono varie colonie per altre case, anche fuori della Francia. Nello stesso tempo la scuola toccava il suo apogeo per opera dell'abate Abbone (v.), che governò il monastero dal 998 al 1004. Gravi incendi subiti dall'abbazia negli aa. 974, 1002 e 1026 interruppero il fervore di vita e di studio; quello del 1026 distrusse tutti gli edifici. I monaci, guidati dall'abate Gauslino (1004-30), ne intrapresero presto la ricostruzione. Mentre però le cripte vennero restaurate poco dopo e ricostruiti gli altori della Madonna e di S. Benedetto insieme al coro a due transetti, la chiesa, danneggiata da un nuovo incendio nel 1184 , fu consacrata solo nel 1218. In questo periodo e nel secolo seguente intensa come l'attività artistica fu la vita spirituale del monastero, che non diminuì neppure a causa delle difficoltà materiali e del regresso della scuola. Minore fu anche l'affluenza dei pellegrini. Stato di cose che si protrasse a lungo e si aggravò sempre più per le scorrerie che funestarono la zona, in modo particolare durante la guerra dei Cento anni; inoltre gli agenti fiscali alla morte dei singoli abati tentavano di impadronirsi dei beni temporali dell'abbazia, che nel 1363 subì anche per due anni l'occupazione di una compagnia bretone. Altre prepotenze e nuovi intrighi nelle elezioni abbaziali portarono al governo del monastero persone per lo più indegne, peggiorando la situazione fino al punto che anche Fleury dovette assoggettarsi alla commenda (1486). Veniva meno ormai anche la disciplina regolare, lo spirito individualistico aveva distrutto la vita comune, né valsero i vari tentativi a ricondurre l'osservanza. L'abate commendatario De Coligny, dichiaratosi apertamente favorevole al calvinismo, completò l'impoverimento dell'abbazia asportandone i migliori tesori e abbandonandola al saccheggio degli ugonotti nel 1562.
Pochi anni dopo Fleury entrava a far parte della Congregazione gallicana degli Esenti, ma solo con la sua
annessione alla Congregazione dei Maurini nel 1627 essa ebbe una riforma che le ridonò un periodo di fioritura religiosa e culturale. Ma nel secolo seguente si nota un nuovo rilassamento. Nel 1789 il monastero fu venduto, nel 1806 demolito: rimase solo la chiesa che dal 1863 fu custodita da alcuni monaci di S. Maria de la Pierre-qui-vire. Nel 1944 con un gruppo sciamato dalla stessa abbazia si ricostituiva la comunità monastica a Fleury.
La scuola di Fleury oltre che da Teodulfo, collaboratore di Alcuino nella rinascita carolingia, fu illustrata da Abbone nel sec. x: si è fatto salire a 5000 il numero dei suoi allievi. Dal sec. ix al xir vari autori compilarono i Miracula 1. Benedicti. Scrittori degni di ricordo sono pure: Aimone, Ugo di S. Maria, Gauslino, Andrea, Rodolfo, Teoderico. Le scienze più coltivate erano quelle bibliche, storiche e liturgiche, e la patristica, ma larga parte vi avevano le letterature classiche; numerose furono le opere agiografiche. Particolare ricordo merita anche lo scriptorium nel quale si sviluppò un tipo di scrittura noto appunto con l'appellativo di scrittura di Fleury.
Strettamente legata alla scuola era la Biblioteca. I suoi fondi andarono distrutti o dispersi all'epoca della guerra degli ugonotti. Pochi resti sono ora a Orléans, a Berna e in Vaticano.
Ibid.: fonti: Recueil des chartes de l'abbaye de St-Benoit-surLoire, ed. da M. Prou e A. Vidier, Parigi 1900; Consuetudines Floracenses, in Consuet. Monasticae, ed. da B. Albers, V. Montecassino 1912, pp. 134-51. Studi: C. Cuissard, L'école de St-Benoit-sur-Loire à la fin du Xr siècle et son influence, in Mem. de la Sue. archéol. et histor. de l'Orleanais, XIV, Orléans 1876, pp. 251-716; id., Inventaire des manuscrits de la Bibliot. d'Orléans, Fonds de Fleury, ivi 1889; A. Vidier, L'historiographic à St-Benoit-sur-Loire.

ida X. Hardy, Saint-Benoit-sur-Loire, Parigi 1521, p. 12) Saint-Benoit-sur-Loire - Presbiterio della chiesa abbaziale (sec. xit).
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Ufcole nationale des chartes, Positions des thèses), Tolosa 1898: F. M. Carey, De Scriptura Floriacensi, in Harcard studies in class. philol., 34 (1923), p. 194 sge.; H. Leclereq. s. v. in DACL. V. coll. 1709-1760; id., St-Benolt-sur-Loire, Parigi 1925; M. Aubert, L'église de St-Benolt-sur-Loire, in Congrès archifol. 1930, ivi 1931; G. Chenessau, L'abbaye de Fleury à St-Benolt-sur-Loire, ivi 1931: J. Suvez, Les origines de St-Benolt-sur-Loire d'après deux guides récents, in Bull. de la Soc. archifol. et histor. de l'Orléanais, 21 (1931), pp. 486-89; M. Thiboute - J. Leclereq, St-Benolt-sur-Loire, Parigi 1943.
Androgio Mancino
## SAINT-BERTRAND DE COMMINGES : v.
## TOLOSA.
SAINT-BRIEUC, diocesi di. - Città e diocesi nel dipartimento Côtes-du-Nord in Francia.
La diocesi ha le stesse dimensioni del dipartimento civile, con una superficie di ca. 7000 kmq . ed una popolazione di $509.898 \mathrm{ab}$., dei quali 509.000 cattolici. La diocesi è divisa in due arcidiaconati, di St-B. e di Tréguier, comprende 8 arcipreture che si suddividono in 48 decanati e 412 parrocchie, servite da 956 sacerdoti diocesani e 50 regolari; ha grande e piccolo seminario, 16 comunità religiose maschili e 330 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 345).
Secondo la tradizione, s. Brieuc, monaco del paese di Galles, sarebbe venuto nel sec. v dalla regione di Cardigan nella Gallia insieme con ca. 80 suoi confratelli per evangelizzare l'Armorica. Fondò per primo il monastero di Tréguier sul fiume Jandy, lasciandone la direzione al nipote Pabu Tugdual; quindi si recò sulla riva destra del Gouet e nel luogo detto Champ-de-Rouvre costruì una basilica intorno alla quale si ando formando prima un monastero, poi una città che prese da lui il nome. Solo un'iscrizione posta a St-Serge-d'Angers dove il suo corpo sarebbe stato traslato ca. 1'851-57 dà a s. Brieuc il titolo di vescovo; il primo vescovo di cui si abbia il nome prima del sec. xi è Felice o Garnobio.
La città fu decimata dalla peste nel 1240 e nel 1601. Dal 1602 al 1768 fu sede delle adunanze degli Stati di Bretagna. Fu preda di sanguinose lotte durante la Rivoluzione Francese. La diocesi è suffraganea di Rennes ed ha per patroni s. Brieuc e s. Guglielmo. Il vescovo ha unito il titolo di Tréguier.
La Cattedrale, S. Stefano, fu ricostruita nel 1220 dal vescovo Guglielmo Pinchon, m. nel 1234 e canonizzato nel 1247 dal papa Innocenzo IV. L'edificio fu restaurato nel sec. xiv e modificato nel xviri e alla fine del xix. La facciata con portico è fiancheggiata da due torri; l'interno misura m. $73 \times 4$ I di larghezza e 19 di altezza; il transetto e il coro sono ancora del sec. xv. S. Guglielmo Pinchon è deposto in un sarcofago moderno in granito ed è rappresentato in una statua del sec. xv; vi sono poi i monumenti sepolcrali dei vescovi di St-B., mons. Boisgelin (m. nel 1853 ); mons. Caffarelli (m. nel 1815 ); mons. Le Groing de la Romagère (m. nel 1841); mons. Le Mée (m. nel 1858); mons. Martial (m. nel 1863); mons. David (m. nel 1882). Moderne sono la basilica di Notre-Dame-d'Espérance, molto venerata nella regione e luogo di pellegrinaggio ogni anno al 31 maggio; la chiesa di S. Michele è del sec. xix, con facciata a due torri angolari.
La fontana di St- B., perché da lui eretta, fu rifatta nel 1429; essa è addossata al piccolo oratorio di Notre-Dame-de-la-Fontaine e alla cappella contenente le tombe degli ultimi due vescovi di St-B.
Tréguier. - Fu al principio un monastero alla confluenza del Jandy con il Guindv, creato da s. Brieuc e affidato a Tugdual, la cui biografia è del sec. ix. Il vescovo Gorennano sarebbe stato cacciato da Tréguier dai Normanni, nel sec. x; egli avrebbe trasportato le reliquie di s. Tugdual a Château-Ladon e a Chartres.
Bibl... Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1948-49, Parigi 1948, pp. 382. 726-30: Cottineau, II, coll. 2624 (per St-B.), 3204 (per Tréguier); Eubel (per St-B.), I, p. 146; II, pp. 110-11; III, p. 140; IV, p. 121; V, pp. 126-27; (per Tréguier), I, p. 494; II, p. 254; III, p. 317; IV, p. 343; V, p. 387.
## SAINT-CLAUDE, diOCESI di. - Città e diocesi
sede di sottoprefettura del dipartimento del Giura
in Francia, situata alle pendici del Monte Bayard, alla confluenza dei fiumi Bienne e Tacon. Ha gli stessi confini del dipartimento del Giura con una superficie di 4994 kmq . ed una popolazione di 213.533 ab., dei quali 190.000 cattolici, distribuiti in 393 parrocchie, servite da 265 sacerdoti diocesani e 59 regolari; ha grande e piccolo seminario, 4 comunità religiose maschili e 16 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 345). La residenza vescovile è a Lons-le-Saunier. E suffraganea di Lione.
La città ha avuto origine dall'abbazia di Condat, fondata dai due eremiti s. Romano e s. Lupicino ca. il sec. v; presso di essa si andò formando una borgata; alla morte del suo quarto abate Eugendo, ca. il 510 , assunse la denominazione di St-Oyand prima e poi ca. il sec. xir dal 12 e abate, Claudio, quella di St-C. che passò pure alla città che si era creata intorno. L'abbazia si estese con le sue proprictà in modo da formare con i suoi beni la a Terre de la Grande Judicature de St-C. a, e si estendeva fino a Grandvaux (oggi St-Laurent-du-Jura) dove nel 528 l'abate di St-Oyand aveva eretto il monastero soppresso dalla rivoluzione (L. Maillet-Guy, Histoire du Grandvaux, Voiteur 1933). L'abate di St-C. ebbe autorità temporale sulla città, alla quale dette la carta comunale nel 1310 e più tardi anche a Grandvaux e ad altre terre dipendenti. Più tardi venne data in commenda.
La diocesi fu creata da Benedetto XIV il 22 genn. 1742 con le 26 parrocchie che circondavano l'abbazia, alle quali se ne aggiunsero poi altre per smembramento dalle arcidiocesi di Lione e di Besançon. L'abbazia fu allora secolarizzata e i monaci costituirono il Capitolo della Cattedrale. Il vescovo ebbe il titolo di conte. Con il Concordato del 1602 il territorio della diocesi fu annesso a quello di Besançon, ma il Concordato del 1817 ristabilì la diocesi, assegnandole il territorio del Giura e facendola suffragarea di Lione. L'abbazia fu distrutta da un incendio nel 1799. Superstite è la chiesa abbaziale, divenuta cattedrale (S. Pietro). La sua costruzione risale al 1340 con un'abside a cinque cappelle, compiuta soltanto nel 1726; mantiene lo stile gotico e sono in stile classico solo la facciata e la torre quadrata. L'interno, lungo m. 66, largo m. 26, alto m. 24.50 , è a tre navate divise da pilastri ortagoni e con archi a sesto scuto. I 38 stalli del coro furono scolpiti tra il 1449-60 da J. de Vitry. Nel marzo 1794 la tomba di s. Claudio fu distrutta dai rivoluzionari. All'altare di S. Pietro è una tavola di H. Heibein. Nel Tesoro si conserva un calice appurtenuto a s. Francesco di Sales. Patrono della diocesi è s. Claudio. A Lons-le-Saunier nacque s. Desiderio (m. ca. il 415) vescovo di Besançon; in suo onore fu eretto nel sec. xi un'abbazia oggi sede della prefettura con annessa chiesa romanica divisa in tre navate da pilastri, con cripta dove si conserva il sarcofago di s. Desiderio. Notevoli per monumenti religiosi sono anche Dôle e Salins.
Dôle. - E forse l'antica "Crusinia" indicata nella Tavola Peuntigeriana; fu capoluogo del aPagus Amovorum a e poi della Franca Contea con Camera dei Conti, Parlamento, Università e Zecca, che vennero soppresse alla fine del sec. xviri. L'artistica chiesa di NotreDame in stile a flamboyant s fu eretta tra il 1509-75 con una torre campanaria, in origine alta m. 82, ora ridotta a 74. Il portale nord è decorato con la scena della B. Vergine tra due angeli. L'interno è a tre navate. Il celebre Collège de l'Arc, fondato dai Gesuiti nel 1582, con cappella del sec. XVII, è occupato oggi dal Collegio municipale, dalla Biblioteca e dai musei archeologici, di pittura e scultura. Dôle è patria di J. de Carondelet, arcivescovo di Palermo e presidente del Gran Consiglio delle Fiandre (1469-1545), del missionario p. gesuita J.-D. Attiret, pittore dell'imperatore di Cina, e di L. Pasteur (v.), la cui casa fu trasformata nel 1923 in Musée Pasteurien dalla locale a Société des Amis de la maison natale de Pasteur a.
Salins. - Oggi detta Salins-les-Bains. Un diploma del 523 di Sigismondo re di Borgogna attesta che fu
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possesso dell'abbazia di Agauno (S. Maurizio nel Vallese). Sono notevoli in essa: l'antica collegiata di S. Anatolio (patrono della città), fondata nel 1024 da Ugo di Salms arcivescovo di Besançon, ricostruita nel 1257 e dopo gli incendi del 1336 e 1469; è a tre navate con transetto; il bel portale e la torre campanaria sono romanici; la chiesa di S. Maurizio, eretta nel sec. xili con rifacimenti fino al sec. xvir, contiene una statua equestre in legno di s. Maurizio in costume Luigi XII. La Biblioteca e il Museo sono situati nell'antico Collegio dei Gesuiti. I principali santuari delle diocesi sono: la chiesa di S. Pietro a Baume-les-Moines; Notre-Dame-de-MontRoland; Notre-Dame-Libératrice a Salms; Notre-Dame-de-l'Ermitage ad Arbois; Notre-Dame-du-Chêne a Consance; Notre-Dame-de-la-Balme a Epy; Notre-DameMiraculeuse a Bletterans. - Vedi tav. CI.
Bibl.: R. Gorraud, Armorial des évêques de St-C., St-Claude 1888; P. Bonoz, Hist. de l'abbate et de la terre de St-C., 2 voll., Montreal-sur-Mer 1890-92; D. Dijon, La cathédrale de St-C., Lons-le-Saunier 1894; L. Duchesne, Le vie des pères du Jura, in Mélanges d'urch. et d'hist., 18 (1898), p. 3 sgg. Cottinesu, II, coll. 2633-36; Guide ac la France chrét. et missionc., 1946-49; Parigi 1948, pp. 298, 382, 731-33. Enrico Josi
SAINT-GLOUD: v. SAN Clodoaldo.
SAINT-GYRAN Du VERGIEB de HAURANNE, Jean, abate di. - Giansenista, n. a Bayonne nel 1581, m. a Parigi, dove svolse parte precipua della sua attività religiosa, l'11 ott. 1643. S.-C., cosi chiamato dalla sua nomina ad abate dell'abbazia di S.-C. (1620) da parte del vescovo di Tours, insieme a Giansenio (v.) e ad Antonio Arnauld (v.) contribuì alla formazione del giansenismo e in modo particolare alla sua diffusione. Amico di Giansenio, che conobbe a Parigi ca. il 1610 , fu di lui più pratico e positivo: Giansenio costruisce, S.-C. mette in moto la riforma e dà a questa una suggestione mistica e un piglio polemico.
Dall' Augustinus di Giansenio infatti si convinse che Calvino fosse cristianizzato (racconta di lui s. Vincenzo de' Paoli : «il dissit que Calvin n'avait pas mal fait, mais qu'il s'était mal défendu ») e in Arnauld scelse l'avvocato difensore di questa sua convinzione. Giansenio a Bayonne e Arnauld a Parigi, e più precisamente a PortRoyal, rappresentano i punti convergenti della sua amicizia. A Bayonne, a partire dal 1611, ebbe con Giansenio intimità di vita e di studi sopra i Padri e i Concili della Chiesa e con lui preparò un piano di riforma ecclesiastica (Pilnot) teologica ed ascetica, morale e disciplinare che cercò di attuare nel convento di Port-Royal (v.) dove nel 1633 fu introdotto da Sebastiano Zamet quale confessore e direttore spirituale. La dottrina dogmatica di S.-C. è quella stessa di Baio (v.) e di Giansenio (v.) sulla giustificazione, sulla Grazia e sulla Predestinazione. Anche nella dottrina morale ripete il rigorismo penitenziale ed eucaristico, insieme al desiderio di ritorno alla primitiva semplicità liturgica e disciplinare intesa in senso calvinista.
Ma sopra a queste idee teologiche egli emise un grido di rivolta deformando la penitenza che espia in penitenza che condanna, e la preghiera che unisce in disquisizione che divide. Vuol non riformare la Chiesa senza il Cristo vivente (il Papa), lontano dalla Chiesa infallibile (Roma), fisso agli schemi di un riformismo storicistico troppo personale e troppo sollecito agli influssi della polemica protestante. Se Giansenio pensava teoricamente di liberare la teologia da un preteso filosofismo e razionalismo che egli vedeva adunato nella scolastica, S.-C. l'accompagnò praticamente con un vivo desiderio di purificare la Chiesa, ch'egli diceva invischiata da errori e da cabale e da brogli curialeschi. La Compagnia di Gesù, egli asseriva, corrompe la scienza teologica con il molinismo, la vita cristiana con il probabilismo. La sua riforma avrebbe dunque attaccato insieme la Compagnia di Gesù nei suoi aspetti teologici e morali.
Amico del card. de Bérulle e di s. Vincenzo de' Paoli, che invano interponevano le loro amichevoli e sagge riserve ai suoi ardori di riforma, godeva immenso favore presso vescovi, prelati, donne pie, come la contessa di
Chantal, per la sua vita intemerata e il suo spirito ascetico. Ardenne come un mistico, fu sempre pronto a perdersi per i suoi ideali, e gettarsi nella mischia. Aveva il dono di comunicarsi, sapeva in fondere negli spiriti lo stesso ardore che l'animava non solo per forza di volontà, ma quasi per forza magica, per quel mistero di cui si circondava e per il tono profetico e illuminato con il quale pronunciava le sue

SANT-CyRAN, Jean, abate di - Ri-
rarto, inciso da Alia da un quadro di Filippo di Champagne (sec. xvir).
Quando, insospettito dalle sue idee innovatrici, "mauvaise maximes... fausse doctrine", il card. Richelieu lo fece arrestare il 14 maggio 1638 e incarcerare a Vincennes, dove rimase fino al 6 febbr. 1643; alle premure di Condé per liberarlo, il cardinale rispose: "Non sapete che è più pericoloso di sei armate? ". Questa prigionia contribuì ad affinare il suo spirito ascetico e a creare intorno al suo nome da parte dei giansenisti un alone di martirio.
Ebbe senza dubbio una piena coerenza tra le sue azioni e la sua dottrina la quale avrebbe potuto fare di lui il continuatore di s. Carlo Borromeo, di s. Francesco di Sales e del Bérulle se fosse riuscito a dominare la sua natura selvaggia e a reprimere la vanità che nasceva dalla sua erudizione e l'orgoglio della sua vita austera. Lo studio del cristianesimo più forte e vigoroso come quello dei Padri, poté così occupare per molto tempo il suo spirito senza toccare il suo cuore. L'Apologie pour la Rachepouy (Farigi 1615), i diversi opuscoli che pubblicò, tra cui le Lettres chrétiennes et spirituelles (ivi 1645) e in particolare le Oeuvres de Petrus Aurelius ( 4 voll., ivi tra il 1632 e il 1635) le quali precorrono il gallicanesimo (v.); le invettive contro i Gesuiti di Poitiers, le ingiurie scagliate contro il p. Garasse, queste ed altre manifestazioni della sua anima tradiscono infatti quel vizio sottile che i mistici chiamano "collera spirituale". Un fondo ingrato, malattie fisiche e morali, l'influenza perniciosa del tempo, una libido sciendi che gli faceva giurare che "toutes les actions du monde ne sont rien en comparaison de la science", gli impedirono di riformare se stesso prima di riformare gli altri.
Ma nel secolo in cui visse si leva, a confessione unanime dei biografi e degli storici, non solo come uno dei più sapienti ecclesiastici francesi, ma come una delle anime più austere e più sensibili ai problemi religiosi.
Bibl.: C. Constantin, Du Vergier, in DThC, IV, coll. 1967 1975; J. Labartière, Etude sur 3. du V. de H., Lovanio 1912; H. Bremond, Hist. litt. du sentiment religieux en France, IV, it. Parigi 1929, pp. 36-175; J. Orcibal, Les origines du iansénisme : Correspondance de Yonsénius, I, Lovanio-Parigi 1947; id., 3. du V. de H., abbé de St-C. et son temps (1581-1658), II, ivi 1947; id., St-C. et son temps, appendice, bibliogr. et tables, III, ivi 1947. Benvenuto Matteucci
SAINT-DENIS : v. PARIGI; SUGERIO.
SAINT-DENIS : v. RÉUNION.
SAINT-DIÉ, DIOCESI di. - Diocesi e città, sede di sottoprefettura nel dipartimento dei Vosgi in Francia, situata sulle rive del fiume Meurthe.
Ha le stesse dimensioni del dipartimento dei Vosgi, con una superficie di 5903 kmq . ed una popolazione di 342.900 ab., dei quali 739.000 cattolici, distribuiti in 485 parrocchie, servite da 488 sacerdoti diocesani e 20 regolari; ha grande e piccolo seminario, 5 comunità religiose maschili e 145 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 345). Patrono della diocesi è s. Deodato.
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La città ha avuto origine da un monastero benedertino fondato nel 669 da s. Deodato (st Dié). Alla fine del sec. x tra i preposti furono Leone dei conti di Dagsburg-Egisheim, poi Leone IX (v.) e numerosi principi della casa di Lorena. La città ebbe molto a soffrire per le guerre dal sec. xv al xx e per gli incendi che la devastarono negli 2a. 1065, 1155, 1554. 1757 e soprattutto nel 1944. L'abbazia di Remiremont fu fondata ca. il 620 da s. Romaric, monaco di Luxeuil; vi fu un monastero di monaci ed uno di monache. Lendino Bodo vescovo di Toul fondò a sud di Etival il monastero di Bonmoutier.
L'abbazia benedettina di Senones fu fondata nel 640 da s. Gondeberto, arcivescovo di Sens, che le dette il nome di Senoria. Fu soppressa dalla Rivoluzione; la chiesa abbaziale trasformata in parrocchia fu ricostruita in stile romanico nel 1860 ; l'edificio monastico, ricostruito nel sec. xviri, è oggi una proprietà privata. Uno degli ultimi abati fu d. Calmet m. nel 1757. Al monastero appartenne il monaco Richer che nel sec. xiri scrisse la cronaca detta di Senones. L'abbazia di Moyenmoutier fu fondata da s. Idulfo, vescovo di Treviri alla fine del sec. xir. Il nome deriva dalla sua situazione tra le quattro abbazie di St-D., Bonmoutier, Etival e Senones. Etival è situata allo sbocco del vallone della Valange; fu in origine un priorato dell'abbazia di Ardlau (v. strasburgu), nel 1146 divenne abbazia premostratense soppressa nel 1790. L'antica chiesa abbaziale ha molto sofferto nell'ultima guerra; è in stile cistercense del sec. xir; l'abside fu rifatta nel 1516, le navate sono divise da pilastri.
Nel sec. xvi, dato il lungo periodo di sede vacante nella diocesi di Toul, gli abati di questi monasteri pretesero una giurisdizione quasi vescovile e, nel sec. xviII, l'erezione di ciascuna di esse ad abbazia nullius.
La diocesi fu creata dal papa Clemente XIV nel 1777 per smembramento dalla diocesi di Toul, con gli antichi territori monastici di St-D., Etival, Senones e Moyenmoutier. Soppressa nel 1801, fece parte della diocesi di Nancy; fu ristabilita da Pio VII nel 1822. Fu prima suffraganea di Treviri; dal 1822 è sotto la metropolitana di Besançon. Vescovo di St-D. dal 1849 al 1876 fu mona. L. Caverot, poi cardinale arcivescovo di Lione.
La Cattedrale detta "Grande-Eglise» fu fatta saltare con la dinamite nel nov. 1944 dai Tedeschi; rimase indenne la facciata con le due torri erette nel 1711. L'interno è a tre navate, le due minori erette dopo l'incendio del 1155, con pilastri romanici; l'abside è a 5 cappelle, il coro e il transetto sono del sec. xiv, le cappelle laterali dei secc. xv e xvi. Gli affreschi che decoravano le pareti erano del sec. xv: e sono andati distrutti. Il chiosero adiacente risale al sec. xiv; a sud di esso si trova la chiesa di Notre-Dame detta "Petite-Eglise», tipica chiesa romagnica di stile renano del sec. xir in pietra calcare rossa. E a tre navate; nella facciata il portico e il campanile sembrano anteriori. La chiesa di S. Martino, incendiata nel 1895, è stata ricostruita. Notevole è la Biblioteca municipale formata con le collezioni delle comunità religiose sia della città che della regione, specie di Etival, Moyenmoutier e Senones e con donazioni di Tauant, Elbel e Baldensperger. Possiede 132 manoscritti, alcuni miniati, 139 incunaboli e oltre 60.000 voll.
Ca. il 1495 venne costituito da alcuni dotti in St-D. il Gymnasium Vogesiense e fondata una delle prime stamperie della Lorena, donde uscì la Cosmographiae intre-
ductio, nella quale fu per la prima volta dato al nuovo mondo il nome di America.
Bibl.: Guide de la France chrélienne et missionnaire, 1048-10. Parigi 1948, pp. 382-83, 754-57; Cottincau, II, col. 2658.
## Esciro Josi
SAINTE-BEUVE, Charles-Augustin de. Scrittore francese, n. a Boulogne-sur-Mer il 23 dic. 1804, m. a Parigi il 4 ott. 1869, dov'era vissuto quasi sempre. Cominciò con lo studio dalla medicina, che ben presto abbandonò per la letteratura, attratto nel cerchio delle nuove idee romantiche dall'entusiasmo verso V. Hugo, da lui esaltato in alcuni articoli critici sul Globe come l'alfiere delle nuove tendenze letterarie.
Esordì come critico (Tableau de la poésie françoise au XVIe siècle, 1827-28) e come poeta (Poésies de Joseph Delorme, 1829; Consolations, 1830). Fu per un momento sanzimoniano sotto l'influenza di P. Leroux, poi, dopo aver difeso l'ateismo settecentesco, subì l'influenza di Lamennais e dell'ab. Gerbet. L'eco di questi contrasti spirituali si ha nel romanzo Volupté (1834), con il quale, praticamente, S.-B. dava l'addio alla sua sformnata carriera di poeta e romanziere, per riserbarsi quella del critico. La sua attività fu multiforme e rinnovatrice: contro il dogmatismo dei classiciati, alzò il vessillo della critica liberale, non più su schemi moralistici o tradizionali, ma sulle ricerche storiche e psicologiche. Devoto all'idea della verità, per giungervi oltrepassa anche il dato estetico; è suo il pensiero: "Le vrai, le vrai seul; et que le beau et le bien s'en tirent ensuite comme ils pensent». Ma, quanto più egli esercita la sua curiosità e il suo spirito d'indagine sulla vita e sulla storia, tanto più è costretto a tralasciare le idee e rivolgersi all'uomo, al carattere, l'unica realtà che veramente lo interessi. Cosi, nella sua opera più vasta ed organica (Histoire de Port-Royal, 5 voll., Parigi 1840-60), dedicata allo sviluppo del giansenismo, mentre segue il filo della narrazione storica, indugia variamente su questa o quella figura, dandoci in definitiva una galleria di personaggi la cui fisionomia è ritratta in modo indimenticabile. Nata da un corso di lezioni tenute all'Università di Losanna nel 1857, e arricchita da successive ricerche, questa storia di Port-Royal appartiene, senza dubbio, ai grandi monumenti storici del secolo scorso. L'altra opera unitaria di S.-B. è quella Chateaubriand et son groupe littéraire (1860), frutto anch'essa di un corso di conferenze tenuto a Liegi nel 1848. S.-B. non si accingerà più ad alcuna opera unitaria. Professore al Collège de France, poi alla Ecole Normale, e nominato senatore (1865), egli restò per quasi 40 anni legato al giornalismo letterario, passando dal Globe al Constitutionnel, che pubblicò la serie delle Canzeries du lundi, dal Moniteur al Temps. Gli articoli furono riuniti a poco a poco in numerosi volumi: Portraits littéraires (1832-64); Portraits de femmes (1844); Portraits contemporains (1846); Canzeries du lundi (1851-72); Nouveaux lundis (1863-70). Da ricordare anche lo studio su Virgilio (1857). Come Balzac, a cui si può in certo senso paragonare per la fecondità degli interessi umani, egli tentò di instaurare non una comédie, ma una histoire naturelles des esprits, tentando di «répandre - secondo la sua espressione - dans cette infinie variété de la biographie littéraire quelque chose de la vue lumineuse et de l'ordre qui préside à la distribution des familles naturelles en botanique et en zoologie». Ma a tanto sforzo programmatico e scientifico non doveva rispondere la parte migliore dello spirito di S.-B. che si ribellò sempre alle catalogazioni, quanto più tendeva a riconoscerle necessarie. Perciò la vasta opera - alla quale bisogna aggiungere i postumi Moniteurs (1896) e la vastissima Correspondance, ancora incompleta - rimane tutta sul terreno fertile e imprevisto della curiosità, della scoperta geniale, dell'entusiasmo critico e umano.
L'Histoire de Port-Royal fu posta all'Indice con decr. del 13 genn. 1845 per le false idee che espone e difende contro la religione e la Chiesa cattolica e per la falsa visuale
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sotto cui considera il giansenismo, prospettandolo come una reazione ascetica e morale in favore di un ritorno alla Chiesa primitiva.
Bibl.: J. Levallois, S.-B., Parigi 1872; F. Brunetière, Evolution de la critique, de leçon, ivi 1890; L. Seche, Etude d'histoire romantique, S.-B., a voll., ivi 1904; E. Vaguez, Politiques et moralistes de XIXe siècle, 3 voll., ivi 1891-1900; J. Lemaître, Les péchés de S.-B., ivI 1913; G. Michaut, S.-B., ivi 1921; B. Croce, Nuovi sogni di estetica, Bari 1926; V. Giraud, La vie secrite de S.-B., Parigi 1933; C. Bo, Delle immagini giovanili di S.-B. (con vasta bibl.), Firenze 1938.
Giacinto Spagnoletti
SAINTES. - Antica diocesi e città sede della sottoprefettura della Charente maritime in Francia. E l'antica a Mediolanum Santonum ", capitale dei Santoni (donde il suo nome attuale), una delle città più ricche di monumenti romani dell'antica Aquitania (arco di trionfo in onore di Tiberio, detto arco di Germanico; anfiteatro romano).

(fot. Tran)
Saint-Flour, diocesi di - Castello di Sailhant (sec. xiv) nei dintorni di St-Flour.
Fu distrutta dai barbari, ricostruita venne conquistata da Pipino, passò poi ai re di Francia. Saccheggiata nel 1330 da Carlo d'Alençon, venne ceduta agli Inglesi col Trattato di Brétigny nel 1360 e ripresa nel 1371 da Du Guesslin. Soffri durante le guerre di religione, le Rivoluzione e i bombardamenti del 1944.
Il cristianesimo a S. è attestato dalla lista dei suoi vescovi che comincia con Eutropio, il quale sembra appartenere alla seconda metà del iv sec. Sul suo sepolcro sorse ben presto, con la venerazione, un oratorio, restaurato nel vi sec. dal vescovo Leonzio II di Bordeaux, come è ricordato da Venanzio Fortunato (Carm., I, 13). Alla fine dello stesso secolo il vescovo Palladio eresse in città una basilica in cui trasferi le reliquie di s. Eutropio. In tale occasione due abati nell'aprire il sarcofago ritennero di riconoscere tracce d'un colpo di scure sul cranio del vescovo. Gregorio di Tours (In gloria Martyrum, 55) mette in rilievo che fino allora a non aderat historia passionis s. Il sarcofago con l'epigrafe evrroptvs riscoperto a S. nel 1843 non può essere quello visto da Gregorio di Tours (E. Le Bianz, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, I, Parigi 1856, n. 579).
La redazione della sua passione si ha in un manoscritto del xili sec. che ripete le notizie di Venanzio Fortunato e Gregorio di Tours (Cital. Hagiograph. Paris., II, p. 223), e in un altro manoscritto di cui i Bollandisti hanno riprodotto alcuni frammenti, un pio roconato proveniente dal Liber Calistinus o S. Jacobi del xil sec. Questa Passio senza valore storico, è più o meno influenzata direttamente da quella di s. Dionigi (cf. B. De Guiffier, Les sources de la Passion de st Eutrope de S. dives le «Liber sancti Jacobi», in Anal. Bolland., 69 [1951], pp. 57-66).
Dopo Eutropio sono elencati : Ambrogio; Bibiano, ricordato il 28 ag. nel Martirologio geronimiano: a lui il vescovo Eusebio tra il 533-50 eresse una basilica finita da Leonzio II di Bordeaux (Venanzio Fortunato, Carm., I, 12); Pietro, che fu al Concilio di Orléans del 511 ; Troiano, sepolto presso Bibiano, noto a Gregorio di Tours (In gloria confessorum, 58); Eusebio che intervenne ai Concilì di Orléans del 533 e 549; di Emerio parla pure Gregorio di Tours (Historia Francorum, IV, 26). Il vescovo Palladio nel 586 inviò un prete a Roma per avere reliquie e Gregorio Magno gli inviò una lettera (Jaffé-Wattenbach, 1430-31); Odeberto fu al Concilio di Parigi del 614; Leonzio al Concilio di Clichy del 628; Agneberto al Concilio di Bordeaux (673-75); Ato, che fu prima abate di S. Ilario di Poitiers, alla fine del sec. viII; Freculfo fu vescovo ca. l'a. 864.
Più tardi si ricordano tra i vescovi di S. i cardd. R. Perauld (1303-1305), F. Soderini (1316-44), C. di Borbone (1348) poi arcivescovo di Rouen, P.-L. de La Roche-foucauld-Bayers (v.; 1782-92) ucciso dai rivoluzionari a
Parigi il 2 sett. 1792, beatificato nel 1926, il quale chiude con il suo sacrificio la lista dei vescovi di S. poiché la diocesi fu soppressa dalla Rivoluzione e nel Concordato il suo territorio passò sotto la diocesi di La Rochelle (v.).
La chiesa di S. Pietro, antica cattedrale, fu ricostruita dopo un incendio tra il 1117 -27 dal vescovo Pietro de Confolens, se ne iniziò una ricostruzione nel 1450 che fu devastata nel 1568 dagli ugonotti; la nave centrale venne rifatta tra il 1585-95. La facciata, della fine del sec. xv, ha un portale gotico con statuette di s. Eutropio, s. Luigi, ecc., e la torre campanaria è della stessa epoca; l'interno è diviso in tre navate da pilastri cilindrici, sul deambulatorio si aprono nove cappelle e a sud della chiesa resta una parte del chiostro del sec. xiII. La chiesa di S. Eutropio fondata alla fine del sec. vi dal vescovo Palladio fu ricostruita nel sec. xi e consacrata nel rog6 dal papa Urbano II; Luigi XI nel 1478 vi fece molti restauri e costrui la torre campanaria. La navata fu distrutta nel 1803; l'attuale è costituita dall'antico coro romanico, mentre quello attuale del sec. xv ha sostituito l'abside originaria. La cripta si estende sotto il transetto e il coro, l'abside è circondata da un deambulatorio con tre cappelle. In una bolla di Niccolò V del 1451 è detto che la cattedrale di S. è la seconda chiesa dedicata a s. Pietro. La chiesa di S. Palladio è del sec. xit-xiII. Una caserma occupa il luogo del monastero dell'antica abbazia "des Dames", fondata nel 1047 da Goffredo Martel conte d'Anjou sulle rovine di un precedente edificio monastico fondato da Palladio alla fine del sec. vi. Sussiste l'antica chiesa abbatiale Ste Marie-des-Dames, restaurata, oggi parrocchia. La facciata del sec. xir è a due piani, con un portale decorato con la rappresentazione della mano divina portata dagli angeli. l'agnello divino con i simboli degli Evangelisti, i 24 seniori, la strage degli innocenti. La torre campanaria quadrata del sec. xil si eleva all'altezza del transetto. Si conserva un fonte battesimale circolare del sec. xil. Dietro un altare moderno è il sepolcro di s. Eutropio e vicino quello di s. Eustella. La facciata fu eretta nel 1831.
Bibl.: L. Audiat, Docum. pour l'hist. des dioc. de S. et de la Rochelle, Parigi 1882; id., Abbaye de Notre-Dame de S., hist. et docum., Parigi 1884; id., Le dior. de S. au XVIIIe siècle, Parigi 1894; L. Duchesne, Fautes épiscopaux de l'anc. Gaule, II, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1910, pp. 72-74. 138-39.
## Enrico Josi
SAINT-FLOUR, Diocesi di. - Città e diocesi, sottoprefettura del dipartimento del Cantal in Francia. La diocesi ha gli stessi confini del dipartimento con una superficie di 5741 kmq . ed una popolazione di 190.888 ab. tutti cattolici; distribuiti in 317 parrocchie, servite da 332 sacerdoti 'diocesani e 60 regolari; ha grande e piccolo seminario, 7 comunità religiose maschili e 78 femminili (Ann. Pont. 1952.
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(Art. La Cigagne)
Saint-Flour, diocesi di - Esterno della Cattedrale (sec. xiv-xv). St-Flour.
p. 345). La diocesi è suffraganea di Bourges; ha per patrono s. Floro.
La Convenzione cercò di mutare il nome di St-F. prima in Fort-Cantal, poi in Fort-Libre. L'abitato di St-F. si andò costituendo sul Monte Indiciat, intorno al sepolcro di s. Floro, per tradizione evangelizantore della regione; ca. il 1002 vi fu fondata un'abbazia benedettina alle dipendenze di Cluny. La diocesi fu creata da papa Giovanni XXII il 20 febbr. 1317 dismembrando l'alta Alvernia dalla diocesi di Clermont; allora la città ebbe le sue mura; ottenne una carta comunale nel 1372; nel 1578 resistette ai protestanti grazie all'eroismo di Jean Brisson. Si ricordano i vescovi Pietro D'Estaing (1361-67) poi arcivescovo di Bourges e cardinale; P. de Ribeyre (1742-1776), assai munifico; L.-S.-J. de Salomon (1820-29).
La cattedrale di St-F. fu eretta tra il 1396-1466 sul luogo di un precedente edificio dedicato a s. Odilone che era stato consacrato dal papa Urbano II nel 1095; è una costruzione gotica con facciata a tre portali e interno a cinque navate senza transetto. Notevole è un grande Cristo in legno del sec. xv detto «Bon Dieu noir de St-F.». Una iscrizione marmorea indica i vescovi deposti nella Cattedrale; ivi il monumento marmoreo di mons. De Pampignac (1877) rappresentato genuflesso. A fianco della Cattedrale il Palazzo episcopale (sec. xviri) oggi municipio. La chiesa di S. Vincenzo, ad una sola navata, è del sec. xiv; l'antica chiesa collegiale del Capitolo di Notre-Dame è occupata oggi dalla "halle au blé». La chiesa di S. Cristiana è moderna. La diocesi è molto ricca di santuari mariani, assai venerati; tra i più importanti sono NotreDame de Claviers a Moussages con antica statua della Madonna, N.-D.-des-Miracles a Mauriac, N.-D.-de-Quézac e N.-D.-de-la-Font-Sainte a St-Hippolyte.
A Mauriac è nata la serva di Dio Caterina Jarrige (1754-1836) del Terz'ordine di S. Domenico, chiamata comunemente "Catinon Menette", nota per lo zelo eroico con cui durante la Rivoluzione Francese si fece protettrice dei sacerdoti perseguitati dai giacobini,
nascondendoli e salvandoli in mille guise; passata la Rivoluzione, si dedicò ai poveri, agli ammalati e ai carcerati. La causa di beatificazione fu introdotta il 12 giugno 1929 (cf. [A. P. Frutaz], Inquisitio super fontes historicas ad causam pertinentes circa vitim servae Dei auctore sac. J. B. Serres [S. R. C. sect. hist., 68], Città del Vaticano 1947).
Aurillac, l'antica "Aureliacum", è sede della prefettura del dipartimento del Cantal; situata sulla riva destra della Jordanne ebbe un castello (S. Stefano, oggi scuola normale) nel quale nacque s. Giraldo fondatore nell'856 di una abbazia che portò il suo nome e da cui uscì Gerberto, poi Silvestro II (v.), nato nel 940 a Bellisc. La chiesa abbaziale fu consacrata nel 1095 da Urbano II; fu visitata da Callisto II. La città fu saccheggiata dagli ugonotti. L'antica chiesa abbaziale fu ricostruita nel 1643 in stile ogivale; ha un portico e campanile eretto nel 1868. Nell'interno è notevole solo la cappella della B. Vergine, alcune sculture romaniche, tre statue lignee del sec. xv1, il quadro attribuito a Zurbaran con la Morte di s. Francesco Saverio, il monumento di mons. Bonange vescovo di Langres, nato ad Aurillac; nella sacrestia è l'ucca con le reliquie di s. Giraldo. Nella chiesa di Notre-Dame-auxNeiges, o dei Cordeliers, in stile gotico meridionale della fine del sec. xvi, e la statua del xvi sec. detta della "Vierge noire" molto venerata. Nel luogo dove cadde il nobile Guido di Veyre nel 1581, combattendo contro gli ugonotti, alla fine dello stesso secolo fu eretta l'artistica cappella d'Aurinques. Nella piazza che porta il suo nome è la statua di Gerberto, opera di D. d'Angers, con bassorilievi illustranti la vita di Silvestro II. Nell'antico Collegio dei Gesuiti ( 1638 ) sono oggi il Museo di pittura e scultura, la scuola di disegno e la Biblioteca.
Bibl.: Ch. De Smedt. La legende de st Flour, in Anal. Balland., 14 (1895), pp. 319-21: Guide de la France chret, et mission., 1946-49, Parigi 1948. pp. 383, 738-41; Cotimeau, II, coll. 2680-81; id., I, coll. 209-10 (ab. di Aurillac); Eubel, I, p. 231; II, pp. 154155; III, p. 197; IV, p. 189; V, p. 203.
Enrico Josi
SAINT-JURE, Jean-Baptiste. - Gesuita, scrittore di ascetica, n. a Metz il 19 febbr. 1588, m. a Parigi il 30 apr. 1657.
Entrato nell'Ordine nel 1604, fu parecchi anni professore di lettere e filosofia, indi superiore delle case di Amiens, Alençon, Orléans, Parigi. Le sue opere ascetiche lo collocano tra i migliori scrittori spirituali della Compagnia di Gesù, accanto al p. A. Rodriguez, del quale però si mostra più ampio nella materia che abbraccia tutti i campi dell'ascetica, più elaborato e finito; e portano l'impronta degli Esercesi spirituali soprattutto nell'impulso ad un amore intimo, profondo verso la persona di Gesù Cristo. Ancora si leggono con frutto: De la connaissance et de l'amour du Fils de Dieu, Notre-Seigneur Jésus-Christ (Parigi 1634); L'homme spiritual (ivi 1646); De l'homme religieux (2 voll., ivi 1657-58); Méditations sur les plus grandes et plus importantes sociétés de la foi (ivi 1637); L'union avec N.-S. Jésus-Christ dans ses principaux mystères (ivi 1653).
Bibl.: Sommervogel, VII, coll. 416-29; H. Bremond, Hist. du sentiment religieux en France, III, Parigi 1923, pp. 258-79; P. Pourrat, La spiritualité chret., IV, ivi 1928, pp. 55-61; A. Pottier, Le p. L. Lallement et les grands spirituels de son temps, III, ivi 1929, pp. 21-48, 158-87.
Calestino Testore
## SAINT-MALO: v. RENNES.
SAINT-MAURICE D'AGAUNE. - Abbazia "nullius" nel Cantone del Vallese in Svizzera, immediatamente soggetta alla S. Sede.
Ha una superficie di ca. 97 km 9 , con una popolazione di 4250 ab. dei quali 3700 cattolici, tutto il clero è regolare. Il vicario generale è generalmente il priore dell'Abbazia e i canonici per breve di Gregorio XVI (4 ag. 1840) hanno i privilegi dei canonici delle chiese cattedrali.
Il territorio di S.-M. si compone dell'abbazia e del suo collegio; del Santuario di Notre-Dame du Scex (sec. viI), già eremo di s. Amato, abate fondatore di Remiremont; della casa madre delle suore di S.-M. a Vérollier con cappella del sec. xir, dell'orfanotrofio e dell'asilo dei vecchi; delle parrocchie di Choëx.
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(per cortesia di mons. A. P. Frida)

(ror cortesia di mons. A. P. Frida)
In alto: VEDUTA DELLA CATTEDRALE, dedicata a s. Pietro (sec. xiri-xv) - St-Claude. In basso: STALLI DEL CORO DELLA CATTEDRALE (sec. xv) - St-Claude.
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IL SISTEMA DIFENSIVO DEL CASTELLO di Mont-St-MicheI.
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Vernayaz, Salvan e Finhaut nel Cantone del Vallese, di Lavey-Moreles nel Cantone di Vaud. Tutte le parrocchie sono raggruppate in un sol decanato. All'abbazia sono poi unite a pleno iure a altre 5 parrocchie della diocesi di Sion che però non fanno parte del territorio nullius, nel cui ambito esistono 4 comunità religiose femminili.
L'abbazia di St-M. d'A. (v. adouno) fu fondata nel 515 da Sigismondo di Borgogna sulla tomba di s. Maurizio e compagni martiri (v. maurizio, esuperio...), fu colmata di privilegi pontifici (MGH, Legum, sect. V: Parmul., I, pp. 39-41; ibid., Diplom. Imper., I, pp. 16-17) a causa della a laus perennia a (v.). Inoltre la presenza d'un battistero del sec. vi dimostra l'eminente posizione della abbazia nella propagazione della fede (cf. L. Blondel, Le baptistère et les anciens bâtiments conventuels, in Vallesia, 1949). Ebbe pure privilegi e donazioni da Rodolfo III di Borgogna e poté così esercitare nella regione una supremazia spirituale e temporale.
I religiosi divennero canonici secolari nel sec. ix e regolari nel 1128 (v. canonici di s. agostino, III. Congregazioni tuttora esistenti, n. 4). L'abate di S.-M. e il suo Capitolo esercitarono un'esclusiva giurisdizione spirituale su parecchie parrocchie, ma non essendo ben definita l'estensione territoriale dell'abbazia i vescovi di Sion rivendicarono dal sec. xvir la giurisdizione diocesana sulle parrocchie dipendenti dall'abbazia; ma sin da allora venne a stabilirsi il carattere nullius d'una parte del territorio abbaziale. La questione territoriale, che andò precisandosi sin dal pontificato di Benedetto XIV, ebbe una soluzione definitiva con Pio XI, il quale, con la cost. apost. Pastoralis cura dell' 11 ott. 1933, costituì in modo preciso il territorio nullius (AAS, 26 [1934], pp. 50-51). Con la cost. apost. In amplissima del 3 luglio 1840 Gregorio XVI unil per sempre il titolo episcopale di Bethleem a quello dell'abbazia di S.-M. (Acta Gregorii PP. XVI, Roma 1902, pp. 69-70).
La chiesa abbaziale e cattedrale, restaurata di recente (1947-49), fu eretta dal papa Pio XII a dignità di basilicu minore con il breve Quandoquidem del 30 nov. 1948 (AAS, 41 [1949], p. 352). Il pregevolissimo Tesoro dell'Abbazia è stato ora sistemato a regola d'arte in una nuova sede.
Bim., v. la voce aganno e il vol. pubblicato per l'inaugurazione dei lavori di restauro, St-M. d'Agoumr, ivi 1951. Loo Müller
SAINT-MICHEL, MONT. - Antica abbazia nel dipartimento della Manche (Francia) situata in un isolotto roccioso che forma una collina granitica; dal 1879 è riunito alla terraferma mediante una diga di 2 km .
Il monte (alto m. 78) si cluamo in origine MontTombe. Nel 708 s. Audeberto, vescovo di Avranches, sulla cima del monte Tombe costruì un oratorio in onore di s. Michele, nel sec. x sostituito da una chiesa carolingia sulla quale sorse nel sec. xi la Basilica romanica. L'isolotto cominciò a chiamarsi successivamente St-Michel-enTombe, St-Michel-en-Mer, St-Michel-au-Péril-de-laMer, St-Michel-du-Mont e infine Mont-St-Michel.
L'invasione normanna spinse alcuni profughi a rifugiarsi nell'isolotto intorno al monastero annesso alla chiesa. Nel 966 Riccardo I duca di Normandia vi insediò i Benedettini provenienti da Fontenelle (St-Vandrille) essendo il santuario molto frequentato da pellegrini. Nel 1203 fu incendiata parte degli edifici monastici dalle truppe di Filippo Augusto che voleva togliere l'isolotto ai duchi di Normandia. I monaci furono indennizzati, ricostruirono l'abbazia e ne iniziarono la fortificazione compiuta nel 1228 detta la a Merveille s. S. Luigi si recò al santuario nel 1254. Gli Inglesi cercarono invano di occuparla tra gli ss. 1423-34; nel 1469 Luigi XI istituì l'ordine reale cavalleresco detto St-Michel. Vennero però gli abati commendatari e la disciplina monastica si rilasciò tanto che nel 1622 vi entrò la Congregazione benede