ficazione compiuta nel 1228 detta la a Merveille s. S. Luigi si recò al santuario nel 1254. Gli Inglesi cercarono invano di occuparla tra gli ss. 1423-34; nel 1469 Luigi XI istituì l'ordine reale cavalleresco detto St-Michel. Vennero però gli abati commendatari e la disciplina monastica si rilasciò tanto che nel 1622 vi entrò la Congregazione benedettina di S. Mauro che vi rimase fino alla soppressione nel 1790 per opera della Rivoluzione Francese. Gli edifici monastici furono adibiti a carcere fino al 1874 in cui furono dichiarati monumenti storici; da allora se ne iniziarono i restauri.

(Ist. Molinard)
Saint-Michel, Mont - Coro della chiesa abbaziale del M. S. M. (1450-1521).
La chiesa abbaziale fu restituita al culto nel 1922; il principale pellegrinaggio ha luogo il 29 sett., giorno di s. Michele. L'accesso all'abbazia è dato da una porta fortificata da cui parte una ripida scala detta «du Gouffre» che immette alla sala delle guardie del sec. xim. Una seconda scala detta abbaziale conduce alla residenza degli abati e alla chiesa abbaziale (1022-1135). La navata e il transetto sono ancora romanici; il coro con il desmbulatorio a cinque cappelle a raggera è del 1450-1521; tutto fu restaurato tra il 1898-1914; l'altar maggiore in granito rosa di Borgogna fu consacrato nel 1927. L'abitazione dei monaci con la superba facciata a tre piani costituisce la a Merveille»; nel piano superiore, a lato del refettorio, è il chiesto con quattro ambulacri sostenuti da 227 colonnine e con decorazioni svariate. Dell'abbazia primitiva restano elementi dal sec. x al xir, tra cui la cripta dell'aquilone del sec. xi-xir, la cappella di S. Stefano, la foresteria e la cripta detta dell'ovest, e cioè la chiesa carolingia rinforzata e ingrandita nel sec. xi. Sotto il chiostro è la sala dei cavalieri divisa in quattro navate da tre file di colonne con capitelli a fogliami. Le mura delle fortificazioni conservano ancora varie torri. Nel borgo la chiesa parroce hiale è del sec. xi con aggiunte del xvi; il fonte battesimale è del sec. xim. - Vedi tav. CII.
Binl.: P. Gout, Le Mont-St-M., Parigi 1910; Ch. H. Besnard, Le mont St-M., ivi s. d.; M. Aubert, Le Mont-St-M. L'abbaye, ivi 1933; Cottineau, II, col. 2813. Enrico Josi
SAINT-OMER. - Antica diocesi e città sede di sottoprefettura del dipartimento Pas-de-Calais nel nord della Francia, situata sul fiume Aa, dove questo si congiunge col canale del Neuflosse.
La sua origine e il suo nome è dovuto al monaco Audomaro o Omnaro, giuntovi da Luzzuiil alla metà ca. del sec. vir per evangelizzare la regione e che divenne poi vescovo di Térouanne. Egli ottenne da Adroaldo, signore locale, il terreno in località detta Sithiu e vi fondò un monastero, dove giunsero i suoi compagni monaci Momelino, Bertino ed Ebertramo; il primo fondò il monastero che da lui prese il nome (St-Momelin), poi fu vescovo di Noyon; il secondo fondò il monastero che pure ebbe il suo nome (St-Bertin); il monastero si in-
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titolo poi a s. Otmaro (St-O.), sepolto nella cappella dedicata alla B. Vergine; intorno a questo monastero si formò lentamente la città che assunse il nome St-O.; essa appartenne prima ai conti di Fiandra, poi ai conti d'Artois, quindi ai duchi di Borgogna. I re di Francia la occuparono nel 1677 e il Trattato di Nimega l'anno seguente ne confermò il possesso. La diocesi fu creata dopo la distruzione di Térouanne (1553) e fu soppressa dalla Rivoluzione. Fu suffraganea di Cambrai; dopo la Rivoluzione il territorio è passato alla diocesi di Arras e il vescovo ne conserva il titolo.
L'antica Cattedrale (Notre-Dame) risale quasi interamente al sec. xili. Ha vaste proporzioni (m. 100 $\times 53$ e 22 di altezza), tre navate a vòlta divise da pilastri, transetto; termina ad abside con deambulatorio. La tomba di s. Omer ha un conotafio del sec. xili; vicino è la tomba di Eustachio de Croy preposto di St-O. e poi vescovo di Arras (m. nel 1538). Dopo la distruzione di Térouanne, Carlo V nel 1553 donò alla Cattedrale il gruppo del sec. xili che ornava il portale di detta città rappresentante il Redentore tra la b. Vergine e s. Giovanni Battista. Nel transetto è la cappella di Notre-Dame-des-Miracles con la venerata statua lignea della Madonna del sec. xili, incoronata il 15 luglio 1875 . Venerata è anche la tomba di s. Ekembado (monumento del sec. viII). L'esterno è sovrastato da un'alta (m. 50) torre quadrata terminata nel 1499. Nei quattro portali (sec. xili-xiv) decorazioni con rappresentazioni della b. Vergine e del Giudizio. Notevoli sono i resti della chiesa di St-Bertin, adiacente all'abbazia (1596-1520); la torre superstite alta 58 m . (1431-1520) crollo il 22 luglio 1947. Il collegio di St-O. nel 1592-93 fu fondato nell'abbazia di St-Bertin dal p. R. Person S. J. e venne dotato da Filippo II, per la formazione di giovani. Espulsi i Gesuiti nel 1773 dalla Francia, gli alunni ripararono a Bruges, poi a Liegi e infine a Stonyhurst in Inghilterra; il Collegio riprese con il clero del Collegio di Douai fino al 1793, quando tutti furono imprigionati; liberati nel 1795 , gli allievi tornarono in Inghilterra a Old Hall (Collegio di St. Edmund).
La città è dotata di una ricca Biblioteca: 400.000 voll., 1680 manoscritti e 212 incunaboli; si ricordano una Bibbia miniata del sec. xili e il Messale miniato detto di St-O. (sec. xiv); la Vita di s. Omer (sec. viII), la Bibbia di Gutenberg e la carta di affrancazione concessa nel 1127 da Guglielmo Cliton conte di Fiandra alla città. Il Museo di belle arti è ricco di ceramiche e di quadri; il Museo Henri Dupuis di collezioni del donatore e di storia naturale.
Bibl.: L. Dechamps de Pas, Histoire de la ville de St-O., Arras 1880; P. Guilday, The English Catholic Refuges on the Continent, Londra 1914; L. Hicks, The foundation of the College of St. O., in Archio Hist. S. 7., 19 (1950), pp. 146-80; Cottineau, II, coll. 2613-18; Eubel, IV, p. 100; V, p. 104.
Enrico Josi
SAINT PAUL-TROIS-CHÂTEAUX. - Antica diocesi e cittadina capoluogo di circondario nel dipartimento della Drôme (Francia). E l'antica capitale dei Tricastini e fu detta Augusta Tricastinorum. Fu devastata dai Vandali nel sec. v, dai Saraceni nel 736 e durante le guerre di religione.
Il primo vescovo della diocesi, s. Restituto, fu identificato con un Paolo che intervenne nel 374 al Concilio di Valenza e che una leggenda del sec. xv pretese identificare con il cieco nato del Vangelo.
S. Paolo, secondo la leggenda (Anal. Boll., 11 [1892], p. 375, dal manoscritto di Grenoble 49), sarebbe stato romano, v.ıncola civitatia Romensis v, e sarebbe divenuto nel sec. vi vescovo della regione; la sede prese da lui il nome e Adone lo ricorda al $1^{\circ}$ febbr.; suoi successori furono Florenzio, Eralla, Vittore, Eusebio, Agricola, Berto ( cui nomi figurano tra i vescovi presenti ai Concilii della Gallia tra il 527 e il 690 . Al tempo di Ludovico il Pio (827-39) le due sedi di Orange e di Trois-Châteaux furono unite dal papa Gregorio IV, come risulta da una bolla di Urbano II (Jaffé-Wattenbach, 5561); primo vescovo comune fu Bonifacio, seguito da Lando e da Germanico.
La diocesi fu soppressa dalla Rivoluzione Francese;
oggi fa parte della diocesi di Valenza (v.) di cui il vescovo porta tuttora il titolo.
L'antica Cattedrale risale al sec. xil ed offre uno dei più caratteristici esempi della scuola romanica provenzale. E a tre navate di proporzioni armoniche; l'aula centrale è munita di finestre e raggiunge 24 m . di altezza; nel centro del transetto si erge una cupola ottagona; l'abside centrale è adorna di archetti e fiancheggiata da due absidi minori. In un pilastro è scolpita rozzamente la discesa di Gesù Cristo al limbo (sec. xili); nell'abside avanzi di musaico del sec. xili in cui si discerne ancora Gerusalemme. Il portale centrale è riccamente decorato; il portico è a vòlte con numerosi pannelli scolpiti. La sacrestia attuale occupa l'antica cappella gotica fatta costruire dal vescovo Stefano Genives (m. nel 1470).
A 3 km . da St-P.-T.-C. si trova il villaggio St-Rostitut con una chiesa della fine del sec. xit con torre quadrata, dove fu sepolto il vescovo s. Restituto che la leggenda addita quale primo vescovo della diocesi. La chiesa è a torre unica con abside ad archetti con capitelli corinzi; un caratteristico fregio scolpito del sec. xil rappresenta Gesù Cristo, l'Agnello Divino, i re magi, i segni dello zodiaco, cavalieri, scene di caccia, operai, animali fantastici.
Anche nel villaggio La-Baume-du-Transit è una notevole chiesa romanica composta in origine di quattro absidi ad archetti disposte intorno al un quadrilatero con cupola sul tipo del battistero di Venasque; il portico di accesso e il campanile sono del sec. xiv; nel sec. xvt l'abside centrale è stata trasformata in una navata.
Bibl.: L. Duchesne, Fastre épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1907, pp. 263-65.
Enrico Josi
SAINT-PIERRE, Jacques-Henri-Bernardin de. - Scrittore francese, n. a Le Havre il 19 genn. 1737 m. a Eragny il 21 genn. 1814.
Fece studi matematici e viaggiò, adolescente ancora, in Martinica, poi in Russia, Polonia, Austria e Germania, come ufficiale del genio e vivendo di espedienti; la protezione del barone di Breteuil gli valse un incarico all'isola Maurizin, cui dovette rinunciare ben presto e di cui diede conto nel Voyage à l'ile-de-France (1773). A Parigi ottenne un successo assai più largo con gli Etud.s de la nature (1784) seguiti dai Voeux d'un solitaire (1789), La Chaumière indienne (1790), e soprattutto il patetico romanzo Paul et Virginie (1798), frutto della sua esperienza esotica, rivissuta con straordinaria vivacità e freschezza.
Direttore dell'orto botanico e, dopo la Rivoluzione, professore di morale all'Ecole normale e membro dell'Institut, pubblicò i trattati De la nature e De la morale (1798) esponendovi la concezione umanitaria e naturale dell'etica che aveva appreso dal Rousseau, in funzione di una non celata polemica antidieticale.
Bibl.: L. Aimé Martin, Mémoire sur la vie et les ouvrages de 7.-II.-B. de S., Parigi 1820 (ristampata con supplemento nel 1926). A. Barine, B. de St-P., ivi 1891 (2* ed., 1922); M. Smiriau, B. de St-P. d'après ses manuscrits, ivi 1905; A. Monglond, Histoire inderenue du préromanticme français de l'abbé Prévost à Joubert, II, Grenoble 1929, pp. 428-43; L. Roule, B. de S. P. et l'Harmonie de la Nature, Parigi 1930; P. Trabard, Les maîtres de la sensibilité française au XVIII siècle, IV, ivi 1933, pp. 71-146.
Enzo Bottasso
SAINT-PONS : v. MONTPELLIER.
SAINT-QUENTIN : v. SOISSONS.
SAINT-REMY-DE-PROVENCE. - Cittadina ai piedi delle Alpilles nel dipartimento Bouches-duRhône in Francia. E situata a nord dell'antica Glanon del periodo Gallico, Glanum dell'età romana.
Dal 1921 le esplorazioni compiute dalla direzione dei Monuments historiques hanno rimesso in luce tre periodi dell'antica città; il primo anteriore alla conquista romana con un tempio e case ellenistiche; il secondo dalla prima occupazione romana al tempo di Mario (102 a. C.) alla conquista di Marsiglia ( 49 a. C.), il terzo fino alla distruzione di Glanum per l'invasione germanica ca. il 270 d. C. (arco municipale, porta monumentale di Glanum, mausoleo dei Giuli, di mirabile conservazione, terme, case, statue). Dopo la distruzione di Glanum gli abitanti si spostarono verso nord nella pianura, nel luogo occupato
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dall'odierno St-R.-de-P., dove si è rinvenuto recentemente un battistero del sec. v o vi presso l'odierna cappella di S. Pietro, costruita sopra una cappella prima romanica, poi gotica. L'attuale nome della cittadina deriva dal fatto che i re merovingi donarono il territorio all'abbazia di St-R. di Reims e quindi l'abitato assunse la denominazione di + Villa Sancti Romigii + . Dal sec. IX al xiv, però, il luogo venne diviso tra due abbazie benedettine: quella di St-R. di Reims e l'altra di St-Pierre de Montmajour. Alla fine del sec. x si ha menzione d'una cappella rurale detta di S. Andrea e di S. Paolo, dove nel ro8o sorse un monastero detto St-Paul-de-Mausole, per la sua vicinanza al mausoleo dei Giulii, abitato prima da canonici con a capo un preposto, dipendente dal Capitolo cattedrale di Avignone, che nel 1605 lo cedette ai religiosi dell'Osservanza di s. Francesco della provincia di S. Luigi. Il monastero fu soppresso nel 1791 dalla Rivoluzione Francese; e dalla metà del sec. xix è asilo per malattie mentali (vi dimorò nel 1890 il pittore van Gogh). La chiesa presenta una facciata del sec. xvir ma nell'interno conserva l'architettura romanica provenzale del sec. xir con aggiunte posteriori. Il chiostro è in parte della fine del xil, in parte dell'inizio del sec. xiri a capitelli con centauri, chimere, ecc.
Bib.: M. Deloche, St-R.-de-P. au moyen dee, Parigi 1892; E. Larou, St-Paul-de-Mausole à St-R.-de-P., St-Remy de Provence 1948; H. Rolland, Glanum, ivi 1922.
SAINT-RIQUIER. - Antica abbazia benedettina, presso Abbeville in diocesi di Amiens (Francia), fondata ca. il 624-34 da s. Ricario, figlio di un conte di Pontbieu (festa il 26 apr., cf. Martyr. Romanum, p. 157). Fu ingrandita dall'ab. Angilberto di Centula ca. il 793 .
Angilberto fu a Roma negli aa. 792, 794, 796, 800; dal 790 abate di Centula, rinnovò il monastero, arricchì di codici la Biblioteca monastica e di reliquie le chiese. La silloge di Centula notevole per il testo di alcune iscrizioni si chiude con l'epitafio di s. Cxidoco (G. B. De Rossi, Inser. chr., II, 1, Roma 1888, pp. 72-77). Angilberto costrui 3 chiese; una sulla tomba di s. Ricario, demolita l'anteriore chiesa dell'abate Osioaldo, fu dedicata al Salvatore e a tutti i santi; un'altra alla B. Vergine e agli Apostoli, la terza a s. Benedetto e agli altri santi abati. Fiori allora l'abbazia e raggiunse il numero di 400 monaci; ma nell'843 fu saccheggiata dai Normanni; ca. il 959

Saint-Remy-de-Provence - Veduta screa della zona archeologica di Glanum e del monte Gossier.

(fot. La Cigogne)
fu riformata da s. Gerardo de Brogne; passò in commenda nel 1538, quindi alla Congregazione maurina nel 1659. L'abbazia venne quasi distrutta da un fulmine nel 1710; oggi è in parte occupata dal piccolo Seminario della diocesi di Amiens; la chiesa abbaziale del Salvatore venne ricostruita nei secc. xv-xvi; restaurata nel 1827-28, è oggi adibita a parrocchia. Nella facciata sono 12 grandi statue degli Apostoli; la torre quadrata si erge per 50 m . L'interno, m. 104 = 25 e alto m. 25 , è a croce latina diviso in tre navate da colonne portate dall'Italia. Ha una sola abside e transetto. Nel coro 68 stalli scolpiti e alcune statue dell'edificio antico. Nel Tesoro preziosi reliquiari. Della ricca Biblioteca sono superstiti l'Evangeliario purpureo carolingio in 198 foglietti con cinque iniziali e quattro miniature a piene pagine, conservato nella Biblioteca di Abbéville; inoltre il ms. latino 13339 della Biblioteca nazionale di Parigi. Anche la cronaca del monaco Ariulfo, scritta ca. il 1088, è andata distrutta; egli vi aveva inserito il catalogo della Biblioteca abbaziale (F. Lot, Hariulf, Chronique de l'abbaye de St-Riquier, Parigi 1894). I Carmina Centulentia di Mico. Fredegardo e Odulfo costituiscono la storia poetica dell'abbazia dall'823 all'853 e dall'861 all'871. Le carte del monastero andarono disperse in più luoghi : negli archivi dipartimentale e nazionale, nelle Biblioteche di Amiens e di Parigi (Nazionale e dell'Amenale).
BibL.: per s. Ricario. A. Poncelet, La plus ancienne vie de st R., in Anal. Boll., 22 (1903), pp. 173-94; E. Delignières, Peintures morales de la lire moitié du XVV s. retrouvies à l'église de St-R. (Summe), in Rev. Renaissance, 10 (1909), pp. 68-97; G. Durand, St-R., in La Picardie hâtée, et monumentale, IV, Amiens 1907-11, pp. 133-359; id., Guide à St-R., ivi 1917; id., L'cgl. de St-R., Parigi 1933; Cottinesu, II, coll. 2868-69.
Enrico Josi
SAINT-SIMON, Claude-Henri de Rouvroy, conte di. - N. a Parigi il 17 ott. 1760, m. ivi il 19 maggio 1825. Dal 1779 al 1782 partecipò come capitano dell'armata regolare francese alla guerra per l'indipendenza degli Stati Uniti d'America. Il contraccolpo spirituale della guerra d'America fu per lui decisivo; ebbe l'impressione di assistere all'inizio di una nuova èra storica, fondata sulla produzione e orientata conseguentemente verso l'avvenire e non più sull'eredità e la difesa della tradizione.
Tra il 1787 e il 1789 fu in Spagna ove entrò in rapporti con il conte di Redern, smba-
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sciatore di Sassonia a Madrid e successivamente suo socio negli affari. Tornato in Francia aderí alle idee rivoluzionarie, ma senza esplicare intensa attività politica. Parteggiò per l'estrema sinistra ebertista, legata all'ambiente dei "patrioti d'industria" di cui Robespierre voleva liberare la Repubblica; in ciò e nell'amicizia con il Redern, sospetto come straniero, fu la ragione del suo arresto nell'ott. 1793. Liberato dopo Termidoro e tornato in possesso di una ricchezza che gli permetteva un tono di vita degno dei suoi antenati, ebbe un posto di primo piano nella vita elegante della Parigi del Direttorio. Nel 1798 avvenne la sua rottura con il Redern e, immediatamente successiva, la decisione di rinunciare agli affari per dedicarsi alla filosofia o, secondo i suoi termini, per aprire all'intelligenza umana una nuova carriera, quella fisicopolitica. La sua inettitudine ad amministrare, insieme con il tono fastoso del suo tenore di vita, lo portarono negli aa. $1805-13$ a una situazione di vera miseria; finché nel 1823 trovò finalmente un protettore sicuro nel banchere Olindo Rodrigues, che aveva preso a interessarsi della sua dottrina.
Si possono distinguere nello sviluppo del suo pensiero tre fasi. Nella prima, 1788-1813: Lettres d'un habitant de Genève (1802); Introduction aux travaux scientifiques du XIXe siècle (1807-1808), Mémoire sur la science de l'homme (1813), il suo sforzo è diretto a "systématiser la philosophie de Dieu". Egli pensa che la soluzione dei fenomeni sociali non possa essere trovata che in dipendenza di una sintesi totale, ottenuta attraverso la generalizzazione massima della legge fisica più universale, la legge di gravitazione. Sotto questo riguardo egli è veramente l'iniziatore dello scientismo del sec. xix. La tesi che la politica e la morale non sono che aspetti della «scienza generale" lo porta naturalmente all'idea per cui la direzione dell'umanità dovrebbe essere affidata a un magistero di scienziati (che prenderebbe il nome di "Consiglio di Newton "): essi soli hanno qualità per interpretare la legge di gravitazione generalizzata e per ricavarne le applicazioni destinate a fare della terra un paradiso. L'opera fu messa all'Indice con decr. II apr. 1859.
Naturalmente questa idea di una "nuova enciclopedia" (Esquisse d'une nouvelle Encyclopédie, 1810), non poteva incontrare il favore degli scienziati specialisti. Il Bureau des longitudes dichiarò non essere sua competenza giudicare le idee del "fondatore del fisicismo": di qui le sue Lettres au Bureau des longitudes, aspramente polemiche, soprattutto contro Laplace. In questa prima fase egli vorrebbe associare la sua sintesi alla ricostruzione napoleonica e aspirerebbe alla figura di "luogutenente scientifico dell'imperatore».
Un tratto fondamentale di tutto il movimento sansimoniano: il non voler prender posizione contro le forze politiche dominanti, ma cercare di utilizzarle per l'attuazione del piano di riforme sociali. Tutta la storia del movimento è travagliata da questa contraddizione tra il carattere rivoluzionario del suo programma e l'opportunismo della sua pratica.
Nella seconda fase: De la réorganisation de la société européenne (1814); L'Industrie (1816-18); Le Politique (1819); L'Organisateur (1819-20); Du Système industriel (1821-22); Catéchisme des industriels (1823-24) - in cui si giovò della collaborazione di Augustin Thierry, dal 1814 al 1817 , poi di Auguste Comte dal 1817 -24 - egli rinuncia, almeno di fatto, alla "sintesi totale" e crede di trovare nella storia intesa come scienza le leggi che occorre applicare per salvare scientificamente il mondo. Si ha qui il S.-S. più significativo e conosciuto, il precursore del positivismo e del socialismo. Rispetto alla visione generale del corso storico si può dire che egli ripensa Condorcet attraverso Bonald. Del primo accoglie il
progressismo; del secondo la distinzione di età organiche e di età analitiche, la valutazione positiva del medioevo e la considerazione come pericolo di crisi e di dissoluzione nell'età che si apre con la Riforma e si conclude con la Rivoluzione francese e con il liberalismo.
I periodi organici sono per lui quelli in cui l'equilibrio sociale è perfetto, il potere è nelle mani dei più degni, ciascuno è a suo posto. Nei periodi critici quest'ordine è stato distrutto e la società soffre sino a quando non avrà ritrovato i suoi capi legittimi. La nuova epoca organica avrà il suo fondamento spirituale nella scienza e la base della sua organizzazione temporale nella produzione, l'«industria». La vita sociale non è che l'organizzazione degli interessi sociali; lo scopo della ricerca politica sarà la definizione dell'organizzazione più favorevole all'industria. In questa fase il S.-S. distingue tra il potere spirituale e il potere temporale: il primo spetta ancora agli scienziati che lo esercitano attraverso la scoperta delle leggi; il potere temporale deve invece passare ai produttori. E certo facile precisare il senso in cui S.-S. è precursore del positivismo comtiano; oltre che per il generale scientismo, per la deficazione della legge dei tre stadi, teologico, metafisico, positivo. Meno stretto il suo rapporto con il socialismo. Chiarissimi sono certo gli elementi socialisti del suo pensiero: la critica del liberalismo, l'aflermazione della priorità del sociale sul politico, l'interpretazione della Rivoluzione Francese come rivoluzione borghese, una fraseologia che nella storia del socialismo è rimasta (opposizione tra i produttori e le classi oziose e parassite), il concetto che l'amministrazione delle cose deve sostituire il governo delle persone, ecc. Ma manca completamente la critica del capitalismo industriale e, conseguentemente, il concetto di lotta di classe; e per quel che riguarda il problema dell'credita, egli critica l'ereditarietà delle funzioni, ma non si pronuncia sulla ereditarietà dei beni.
Un posto a parte per il suo significato nella storia delle idee europeiste ha il De la réorganisation de la société européenne, scritto in collaborazione con il Thierry. Interessante in quest'opera è la critica, condotta con un rigore che nel S.-S. è insolito, della politica di equilibrio, seguita dagli Stati europei dopo il Trattato di Vestfalia. La costituzione europea viene pensata sul modello della Costituzione inglese; un re europeo ereditario e un parlamento europen, al di sopra dei parlamenti nazionali, con due camere, una ereditaria e una elettiva. Rispetto ai mezzi, egli pensa all'unione di Francia e di Inghilterra come primo nucleo della confederazione europea e cerca di mettere in luce come questa unione sia richiesta dagli interessi di entrambi i paesi.
Negli ultimi tempi della sua vita si annuncia una nuova fase etico-religiosa del suo pensiero, di cui è documento il Nouveau christianisme (1823), che uscì postumo. S.-S. pensa che, per poter muovere gli uomini, la sua ideologia deve arrivare al loro "cuore", prendere cioè la forma religiosa. Il Nouveau christianisme ha un notevole interesse come tentativo di riduzione totale del cristianesimo a umanitarismo. Il compito del cristianesimo nell'ultimo momento del suo sviluppo si risolve in quello di dirigere la società verso il miglioramento della sorte della classe più povera. Sulla base di questa riduzione S.-S. condanna come "cresie" così il cattolicesimo come il protestantesimo. Questo momento religioso fu visto come un'involuzione, un ritorno allo stadio "teologico ", dal Comte, e fu la ragione della loro rottura. Al suo svolgimento attese invece il movimento sansimoniano in senso stretto.
Sansimonismo. - S.-S. lasciò alla sua morte non una scuola nel senso rigoroso del termine, ma un gruppo di amici di cui era anima Olindo Rodrigues. Essi si proposero di dar vita a uno tra gli ultimi progetti del maestro, la fondazione di un giornale di dottrina e di propaganda, Le
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Producteur, che durò sino all'ott. 1826. Assolse al compito di far conoscere il pensiero sansimoniano in un cerchio più ampio; dottrinalmente rimase allo stadio scientifico del pensiero del maestro, solo accentuando la polemica antiliberale. Negli aa. 1826-29 i sansimoniani si organizzarono in forma di scuola e diedero espressione ideologica sistematica ai loro principi nell'Exposition de la doctrine (1829). Dal punto di vista sociale vi si afferma decisamente l'abolizione dell'eredità; soltanto la capacità di metterli in opera dà diritto al possesso degli strumenti di produzione; «a ciascuno secondo le sue capacità, a ogni capacità secondo le sue opere». I privilegi di nascita dovranno interamente sparire; e il diritto di eredità spetterà soltanto allo stato divenuto associazione di lavoratori. Ma il tratto più caratteristico di questo scritto è la trasformazione della dottrina in religione e l'affermazione dell'avvenire religioso dell'umanità. Il conflitto di scienza e di religione è proprio delle epoche critiche; le età organiche sono invece caratterizzate dalla loro unità intima. Anche nella storia della religione bisogna vedere uno sviluppo e perciò la rivoluzione religiosa dei nostri tempi non potrà essere semplice restaurazione del cristianesimo, in ragione dell'errore fondamentale che è in esso, la separazione dello spirituale dal temporale. Affermare la loro unità e conseguentemente la riabilitazione della carne è il compito della rivelazione sansimoniana. Ormai era aperta la via per la trasformazione della dottrina in religione e della scuola in chiesa. Il Natale del 1829 furono eletti «Padri della "Famiglia" sansimoniana St-Amand Bazard (1791-1832) e Prospero Enfantin (1796-1864). Il primo rappresentava la direzione razionalista incline anche ad accordi con il liberalismo, sia pur limitatamente alla lotta contro la reazione; il secondo, la direzione religiosa e teocratica, intransigentemente antiliberale. Tra il 1830 e il 1832 si costituisce la chiesa attraverso le due esperienze di vita comune della rue Monsigny e di Ménilmontant. Enfantin riesce ad avere il sopravvento pur attraverso lo scisma di Bazard e le successive rotture con Olindo Rodrigues e con Michel Chevalier, che aveva diretto il giornale Le Globe, divenuto, dalla fine del 1830, l'organo della scuola. Il dissenso tra Bazard e Enfantin sorge a proposito delle idee di quest'ultimo sulla riabilitazione della carne e sull'abolizione del matrimonio; ma ha altresi origine nel fatto che Bazard intendeva mantenersi fedele all'idea di libertà, il cui sacrificio era richiesto dalla linea teocratica di Enfantin. Le idee filosofico-religiosé enfantiniane sono in sostanza una trasposizione in una fantastica metafisica panteistica dell'antindividualismo sociale di S.-S.: il collegamento della vita individuale con la vita collettiva ha la sua sanzione metafisica nella tesi che tutte le anime, manifestazioni finite dell'infinito, partecipano all'eternità divina. Non c'è nascita né morte, perché la stessa anima si incarna in individui diversi senza cessare di essere se stessa.
La scarse eco suscitata dalle sue idee spostò l'attenzione di Enfantin verso l'Oriente, come terra delle rivelazioni religiose. Il sansimonismo pratico deve a suo giudizio prendere inizio realizzando l'unità di Oriente (la religione) e di Occidente (l'industria). Un grande atto di culto" che deve portare i tratti della nuova civiltà industriale simboleggerà questa unità; Enfantin, curioso miscuglio di bizzarro sognatore e di uomo d'azione realistico, la ravvisò nel taglio dell'istmo di Suez. Perciò la famiglia sansimoniana si trasferì in Egitto, nella speranza dell'appoggio di Mehmet 'Ali. Non riuscendo a convincerlo i sansimoniani accettarono la sua proposta di dedicare la loro attività alla costruzione di una diga del Nilo: la riuscita di quest'opera avrebbe dovuto significare l'inizio dell'arganizzazione industriale dell'Oriente. Ma i lavori furono aggiornati; molti sansimoniani restarono senza impiego, altri morirono per una epidemia di peste. Nella spedizione in Egitto andarono perduti tre anni (1834-37). Dopo questo fallimento Enfantin pensò che la miglior via per l'attuazione del suo programma fosse l'appoggio dei principi e pose le sue speranze in Luigi Filippo che avrebbe dovuto diventare il "re dei lavoratori ". Questo "apostolato tra i principi " altro non gli fruttò che una nomina a membro della Commissione scientifica dell'Algeria (1840-

(da S.-S., Mémoires, I, Parigi 1827; SAINT-SIMON, Louis de Rouvroy, duca di - Ritratto, da un quadro appartenente alla Famiglia.
(da S.-S., Mémoires, I, Parigi 1827; SAINT-SIMON, Louis de Rouvroy, duca di - Ritratto, da un quadro appartenente alla Famiglia.
1841) che gli permise la redazione di un libro sulla colonizzazione di questa regione, ma nulla di concreto per il successo dell'idea sansimoniana. Dopo il 1841 si dedicò all'attività industriale, nel pensiero che solo $l^{\prime}$ industrializzazione della società avrebbe potuto creare le condizioni favorevoli per l'attuazione del suo programma politicoreligioso. Si occupò dei problemi della rete ferroviaria francese ed ebbe una parte decisiva nella fusione delle piccole compagnie ferroviarie in grandi compagnie. Politicamente accentuò sempre più, specialmente dopo l'esperienza del 1848, l'opposizione così al liberalismo come al socialismo rivoluzionario. Da ciò fu naturalmente condotto ad aderire al Secondo Impero: gli sembrò che soltanto l'autorità fosse in grado di garantire le condizioni per le riforme sociali. La stessa evoluzione fu di altri sansimoniani, il più notevole dei quali è Michel Chevalier, divenuto uno dei consiglieri economici più ascoltati di Napoleone III. Cosi il movimento sansimoniano raggiunge la realtà collaborando all'industrializzazione della Francia, ma lasciando perdere (confinandolo in lontane speranze) l'aspetto rivoluzionario e messianico. All'esposizione organica dell'elemento filosoficoreligioso della sua opera Enfantin dedicò ancora due libri, La Science de l'homme (1858) e La vie éternelle (1861), che ebbero pochi lettori. Con la sua morte ( 31 ag. 1864) si può dire che la scuola sansimoniana abbia fine.
Biel.: opere: Oeuvres de S.-S. et d'Enfantin. 47 voll., Parigi 1863-76. Studi: G. Hubbard, S.-S., sa vie et ses travaux, Parigi 1827; G. Weill, Un précurseur du socialisme. S.-S. et son oeuvre, ivi 1894; G. Dumas, Psychologie des deux messies paistitciotes. S.-S. et Auguste Comte, ivi 1902; M. Leroy, La vie véritable du comte H. de S.-S., ivi 1925; H. Gouhier, S.-S. jusqu'à la restauration, ivi 1936; id., Auguste Comte et S.-S., ivi 1941: per il sansimonismo: S. Charletz, Histoire du sainisimonisme, Parigi 1896, $2^{\circ}$ ed., ivi 1931; A. Galante Garrone, I sansimoniani e la storia della Rivoluzione Francese, in Riv. stor. it., 61 (1949), pp. 321-78. Augusto Del Noce
SAINT-SIMON, Louis de Rouvroy, duca di. N. a Parigi il 15 genn. 1675, m. ivi il a marzo 1755 Combatté in Belgio e in Germania, poi nel 1702 abbandonò la carriera militare e dopo la morte del reggente duca di Orléans anche la corte.
Pari di Francia, il S.-S. fu orgoglioso fino alla vanità della sua nascita e del suo grado e del prestigio feudale della nobiltà. Fin dal 1694 cominciò a scrivere i Mémoires in note sparse, che poi gli servirono per la redazione più ordinata (1740-50). Però il manoscritto fu sequestrato dopo la sua morte; ne fu in seguito stampata una parte,derivata da una copia imperfetta, finché se ne poté avere una edizione completa (2 voll., Parigi 1829-30). S.-S. scrisse i Mémoires più per sfogare le sue nostalgie e le sue passioni personali che per compiere opera di storico; perciò in essi molte notizie sono inesatte e molti fatti anche alterati. Ma i Mémoires hanno un duplice valore: l'abbità nel far rivivere i personaggi da lui conosciuti e la potenza drammatica nel rievocare le scene alle quali ha assistito; classico ma senza scrupoli di purismo, adatta sempre il vocabolo e il costruito al pensiero e non alle regole della grammatica o della retorica.
Biel.: P. Bliard, Les Mémoires de S.-S. et le père Tellier Parigi 1891; G. Boissier, S.-S., ivi 1892; A. Le Breton, La
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- Considie homarne - de S.-S.. ivi 1914. I.a migliore ed. dei Mémoires è quella a cura di A. de Baistiale, ivi 1879-1930. Roberto Palmisrocehi
SAKANIA, vicariato apostolicO di. - E situato nell'estremo angolo meridionale del Congo Belga ed è affidato ai Salesiani, i quali vi arrivarono nel 1911.
Il territorio, che ha un'estensione di 36.575 kmq ., fu evetto in prefettura apost. il 12 maggio 1925 col nome di Luapula Superiore, per distacco dalla prefettura apost. di Katanga (ora vicariato apost.), e fu elevato a vicariato apost., col nome di S., il 14 nov. 1939.
La popolazione indigena, che è inferiore ai 50.000 ab., è composta di parecchie tribù : Baushi, Balamba, Babisa, Balabo, Baseba. I cattolici sono ca. 13.000 con quasi 8000 catecumeni, i pagani ca. 19.000 . Vi sono pochi europei, greci, ebrei e asiatici. Sacerdoti esteri 38,20 fratelli, e 20 suore; 32 catechisti, 130 maestri, 27 seminaristi minori, 9 stazioni missionarie principali, 94 secondarie, 9 chiese e 94 cappelle, 112 scuole, 8 dispensari, i ospedale, 1 lebbrosario, 9 orfanotrofi. Tra le scuole si distinguono specialmente quelle professionali. Il più importante centro di opere missionarie è a La Kafubu, che è ormai un sobborgo di Elisabethville.
BibL.: AAS, 17 (1925), pp. 446-47; 32 (1940), pp. 173-76; I. van Wing - V. Goezen, Annuaire des missions catholi au Congo Belge et au Ruanda Urundi, Bruxelles 1940: MC, 1950, p. 148 Carlo Corvo
SALA, Antonio Ludovico. - Cultore di medicina, n. ad Aicurzio (Milano) il 30 apr. 1857, m. a Roma il $1^{\circ}$ ott. 1936. Entrato fra i Concezionisti(1879), fu ordinato sacerdote il 30 nov. 1904.
Diplomato in chirurgia e flebotomia nell'Università di Roma, perfezionò gli studi sotto l'influenza della scuola dermatologica di Vienna. Coltivò l'esperimento terapeutico specie nella scienza erboristica e preparò numerosi specifici quali : eczeiasi, psoracesi, anticalvizie, ecc. Tali preparati costituirono il fulcro terapeutico del metodo tuttora usato nell'Istituto dermopatico dell'Immacolata da lui fondato a Roma nel 1901. Illustrò con articoli e opuscoli (Nuovo trattamento di alcune malattie della pelle, Milano 1927, ecc.) i suoi metodi di terapia dermatologica, specie in alcune malattie allora inguaribili, quali il lupus, la tigra, gli eczemi, ecc.
BibL.: A. Rubino, Manuale di terapia clinica, $9^{2}$ ed., Milano 1924, p. 1069; E. [Stablum], in Cronache dell'IDI, 1 (1946), n. 1; G. [Brundu], Le dermapatic curate col metodo p. S., Roma 1932.
SALA, Giuseppe Antonio. - Cardinale, n. a Roma il 27 ott. 1762, m. ivi il 23 giugno 1839.
Si distinse nel periodo dell'occupazione francese e della repubblica giacobina di Roma (1799), per la sua opera alla delegazione apostolica lasciata da Pio VI. Nel 1801 segul a Parigi il card. Caprara, di cui fu collaboratore e segretario, particolarmente nelle trattative con Napoleone per il Concordato. Si manifestò però contrario al Concordato firmato dal Consalvi, giudicandolo di eccessiva arrendevolezza alla pretesé del Primo Console.
Ritornato a Roma, fu segretario della nuova delegazione apostolica nella seconda occupazione francese; ritiratosi a Cascia, tenne informato Pio VI, esule a Savona, degli avvenimenti; e abbozzò un piano di riforma. Con la restaurazione, iniziò la pubblicazione del Piano di riforma, dove proponeva come principale rimedio la laicizzazione delle cariche pubbliche; ma essa venne fatta interrompere dal card. Consalvi, legato al Congresso di Vienna.
Dal 1815 il S. fu segretario della S. Congreg. della Riforma, degli Affari ecclesiastici, dei Riti, del Concilio. Partecipò alle trattative per il nuovo Concordato con la Francia, e per la regolarizzazione degli affari ecclesiastici con il Piemonte. Fu eletto cardinale da Gregorio XVI ( 30 sett. 1831) e nominato prefetto della S. Congr. dell'Indice, e poi dei Vescovi e Regolari.
Visitatore apostolico degli ospedali di Roma (1824) e poi presidente della Deputazione unica per gli stessi ospedali, con energia e munificenza procurò una più oculata amministrazione, una più efficiente attrezzatura tecnico-sanitaria e provvide ad un'accurata assistenza re-
ligioso-infermieristica, con la direzione ed incremento dell'Istituto delle Suore Ospedaliere di Roma, o Sorelle della misericordia. Quale presidente della Commissione della pubblica incolumità seppe affrontare l'epidemia di cholera morbus del 1837 e difenderne la popolazione romana.
Tra i suoi scritti inediti lasciò un prezioso ed oggettivo diario degli 20. 1798-99, ed una copia del Pionte di riforma annotata e postillata dal giovane Ginacchino Pecci (Leone XIII), conservata nel cnd. Vat. lat. 1072.
BibL.: opere : Diario romano degli anni 1750-59, in Misc. Soc. rom. di st. patria, v.4, Roma 1882-88; id., Piumo di riforma umiliato a Pio VII, Tolentino 1907. V. anche Moroni, LX, pp. 237240; G. Caproni, Mem. della vita e degli scritti del card. G. A. S., Roma 1888; A. Canezza, Gli arcispedali di Roma, ivi 1933, p. 107 sgg.; M. Petrocchi, La restaurazione, il card. Consalvi e la riforma del 1816, Firenze 1941, pp. 51-52.
Piero Sannizzaro
# SALAINO, Andrea: v. leonardeschi.
SALAMANCA, diOcesi di. - Città e diocesi nella Spagna. Ha una superficie di $8674 \mathrm{~kmq}$. con una popolazione di 250.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 287 parrocchie servite da 305 sacerdoti diocesani e 182 regolari; ha due seminari, 19 comunità religiose maschili e 60 femminili (Ann. Pont. 1932, p. 346). Nel 589 fu suffraganea di Merida; dal 1120 al 1851 di Santiago e da allora è suffraganea di Valladolid. Nel 1851, fino al 1884, le fu unita la sede di Ciudad Rodrigo. Patroni sono i ss. Giovanni di S. Facondo e Teresa di Gesù.
È l'antica "Salamatica" o "Salamatis", non "Elmatica" come erroneamente credettero alcuni, della Lusitania romana, oggi nella regione più occidentale della Spagna, capitale della omonima provincia civile e diocesi ecclesiastica.
L'origine di questa diocesi si perde nell'oscurità della leggenda, non potendosi ammettere che sia stata fondata da s. Secondo nel sec. I. Il primo vescovo di cui si hanno notizie degne di fede è Eleuterio nel sec. vi, il quale assistette al noto III Concilio di Toledo del 589 , dove dal re Recaredo e da tutto l'episcopato fu proclamato l'unità cattolica del Regno visigotico. Sotto la dominazione saracena, dovettero soffrire molto sia la città che tutta la diocesi; i suoi vescovi si rifugiarono nelle Asturie; ma conquistata la regione dal re Alfonso VI il Grande nel gor la diocesi venne restaurata; tuttavia la sede non fu costantemente occupata fino alla fine dello stesso secolo, quando il re Ramiro II di Borgogna e sua moglie Urraca edificarono la Cattedrale (catedral vieja), finita poi dai loro successori, che ancora si conserva con alcune aggiunte posteriori, mostrando una strana mescolanza di stile romanico e gotico, come un'imponente fortezza, sormontata da svelta cupola, consta di tre navate con altrettante absidi semicircolari. Il chiostro del 1170 venne riedificato e trasformato nel 1785 ; vi si trovano la cappella di S. Caterina, dove furono celebrati parecchi concili compostellani; quella di S. Barbara, che era il luogo delle prove per i candidati ai gradi dell'Università (e si può dire che là fu la culla di quel famoso centro di cultura; quella di S. Salvatore e T. Casversa, fondata e dotata da Arias Maldonando con 12 cappellanie, in cui si celebra la Messa in rito mozarabico; finalmente quella di S. Bartolomeo detta di Anayas dal fondatore Diego de Anayas, arcivescovo di Siviglia, che vi ha lasciato il suo splendido sepolcro. Degne di nota sono le pitture cinquecentesche dell'altar maggiore, rappresentanti scene della vita di Cristo; le fonti battesimali, dove ricevettero il primo Sacramento re Alfonso II e altri personaggi; i sepolcri di diversi principi e prelati. La nuova Cattedrale fu cominciata nel 1513 da Juan Gil de Montalbín per opera dei sovrani cattolici Ferdinando e Isabella; una parte di essa fu aperta al culto nel 1560 . ma fu inaugurata nel 1733; finalmente nel 1762 fu consacrata dal vescovo F. Francesco de San Andres. Le stile è gotico decadente con aggiunte del Rinascimento e del barocco; è a croce latina con cinque navate. Il portale nord (pueria de ramas o de lan palmas) ha un bel rilievo dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme e le statue degli apostoli Pietro e Paolo. La torre campanaria è alta 110 m . sul tipo di quella di Toledo; la cupola fu terminata nel 1765 . L'interno è
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lungo m. 104, largo m. 49 e alto m. 60 sotto la cupola. Notevole è il gruppo in legno policromo di Juan de Juni rappresentante s. Anna che insegna a leggere alla Beata Vergine. Le due Cattedrali furono dichiarate monumento nazionale nel 1887 e la nuova insignita del titolo di Basilica dal papa Pio IX nel 1854. Da ammirarsi due artistiche urne d'argento, quella del lato del Vangelo racchiude il corpo di s. Giovanni di S.

Ida Seritit in cuore di A. balsmano. Roma c. 1.1
Salandra, Antonio - Ritratto.
Facendo, quella del lato dell'Epistola le reliquie di s. Tommaso di Villanova; bellissima pure è l'immagine bizantina della Madonna della Vega, patrona della città, e il Cristo dell'eroe leggendario, il Cid Campeador.
Altre chiese sono: la chiesa di S. Martino in stile romanico di transizione (sec. xir); nel portale nord è la statua di s. Martino (sec. xir), mentre il portale sud è del Rinascimento. La chiesa di S. Sebastiano, con cupola, fu eretta nel 1751 da A. Churriguera. La chiesa dello Spirito Santo fu eretta nel 1541; quella di S. Maria de la Vega nel 1570, restaurata nel sec. xvin. La chiesa di S. Tommaso di Canterbury è dei secc. xil-xv; quella di Santiago conserva absidi del xil sec., il resto è trasformato; la chiesa della S.ma Trinità o di S. Paolo è del 1677; quella del Carmine di Abajo è del sec. xvin. La chiesa di S. Estebán, detta per lo più di S. Domenico. in stile gotico, fu eretta tra il 1524-60; nell'annesso convento dei Domenicani dimorò Cristoforo Colombo nel 1484. La chiesa di S. Cristobal del 1145, il migliore esempio di architettura romanica in S., è trasformata in scuola. La chiesa di S. Biagio è del 1772; la chiesa dei SS. Giuliano e Basilissa, con portale e campanile, è del sec. xir, il resto ricostruito nel 1582. La chiesa di S. Juan de Barbalos è del sec. xir con resti d'un chiostro romanico. La chiesa della Maddalena fu ricostruita nel 1776; la chiesa di S. Maria de los Caballeros risale al sec. xili ma fu trasformata nel sec. xvi e nel 1779. La cappella de la Vera Cruz fu ricostruita nel 1713. La cappella de S. Francisco o dei Cappuccini è del 1746 con facciata neo-classica. Il convento delle Carmelitane fu fondato da S. Teresa nel 1570; quello detto «de las Bernardas (Cistercensi) de Jesus e è del 1552. Il convento delle Agostiniane è annesso alla chiesa costruita da Fontana nel 1636, con cupola che domina tutta la città. Nell'interno si conserva il quadro della Concezione, capolavoro del Ribera. Il convento di S. Isabella fu fondato nel 1433; quello detto «Corpus Christi» o di S. Chiara ha annessa una chiesa barocca del sec. xvir.
L'Università di S., detta anche "Escuelas mayores", fu fondata da Alfonso IX re di León, m. nel 1230; Fernando II (m. nel 1252) le concesse molti privilegi; nuove cattedre vi aggiunse Alfonso X (m. nel 1284). Nel sec. xiv ebbe tale fama da venir subito dopo quella di Parigi e raggiunse la sua massima floridezza nel sec. xvi. con 6700 studenti. Cristoforo Colombo venne a consultarvi i professori. I numerosi manoscritti e la Biblioteca ricca di 80.000 voll. attestano ancora l'importanza antica del centro di cultura ecclesiastica, che alcuni ritengono il quarto in celebrità mondiale, e certamente il primo della Spagna. L'insegnamento dei teologi di S. dette luogo ai cosiddetti Salmanticensi (v.). Celebri maestri in questa Università furono del Vitoria, Melchiorre Cano, Medina, Bañez, Suárez, El Tostado.
S. ebbe parecchi collegi: più celebre è quello del Arzobispo e "de los Irlandeses, eretto nel 1527, inau-
gurato da Filippo II nel 1578 per gli studenti irlandesi. Si ricordano poi il Collegio di Carvajal del 1602; il Collegio degli orfani, ora manicomio, è del sec. xvi, come quello detto "de las Josefinas". Il Collegio di S. Millán o "de los Angeles" con annessa chiesa del sec. xv e portale barocco del 1635 . Il Collegio di Anaya, eretto tra il 1760-68, è occupato dalle Facoltà di scienze. Il Collegio di Calatrava eretto in stile barocco nel 1717 da J. e A. Churriguera, ma deformato nel 1790. Il Palazzo delle "Escuelas Menores" del 1533 è oggi occupato dal Rettorato e dal Museo. Il 25 sett. 1940 fu eretta la moderna Università Pontificia della stessa città nel Seminario di S. Carlo o Clarecia, istituito nel 1779 dal vescovo Filippo Beltran, edificio grandioso, antico Collegio della Compagnia di Gesù, fondato nel 1614 dal re Filippo III e da sua moglie Margherita d'Austria, restaurato nel sec. xix. - Vedi tav. CIII.
Biol.: G. González Davila, Hist. de..., S., de su obispo, ecc., Salamanca 1606; M. Villar y Macias, Hist. de S., ivi 1887; F. Florez, España sagrada, XIV, Madrid 1905, pp. 267-306; Eubel, I, p. 428-29; II, p. 230; III, p. 307; IV, pp. 300-301; V. Lampérez, Hist. de la arquitectura crist. española en la Edad Media, I, Madrid 1908; M. Gómez Moreno, La capilla de la Univers. de S., in Boletin de la Soc. Española de Excursiones, ivi 1914: E. Esperabé y Arteaga, Hist. pragmatica e interna de la Univers. de S., 2 voll., Salamanca 1914-18; P. U. Gonzalez de la Calle - A. Huarte y Echenique, Constit. de la Univers. de S. 14/1, Madrid 1927; A. Calzada, Hist. de la arquitectura en España, Barcellona 1933; Z. García Villada, Hist. eclesiást. de España, III, Madrid 1936, pp. 183 sgg. Giuseppe M. Pou y Marti
SALAMINA - Città sulla sponda orientale dell'isola di Cipro. Risale almeno al sec. vi a. C.
Fu fiorente colonia giudaica e fu evangelizzata da s. Paolo e da Barnaba (Art. 13, 5) che vi fu martirizzato.
La città fu distrutta dopo la rivolta giudaica dal 116 117 a. C., e più tardi nei terremoti del 332 e 342 d. C. Costanzo II riedificò S. che assunse il nome di Costanzia, dove fu la sede vescovile. Gli Arabi la demolirono nel 648 . Il più noto dei suoi vescovi è s. Epifanio (367-403) al quale fu dedicata una basilica, di cui sono stati identificati gli avanzi.
Biol.: S. Murray, Excavations in Cyprus, Londra 1900; E. Oberhummer, Constantin, in Pauly-Wissowa, IV, coll. 953-57.
Enrico Josi
SALAMON, Louis - Siffrein - Joseph Foncrosé de. - Vescovo, n. a Carpentras il 22 ott. 1759, m. a St-Flour l'11 giugno 1829.
Andò giovane a Parigi ove divenne "conseiller-clerc" al Parlamento (1784). Nel 1790 Pio VII lo nominò internunzio presso Luigi XVI. Arrestato dai rivoluzionari il 27 ag. 1792, ebbe un seguito di peripezie di cui egli stesso scrisse il racconto, che fu pubblicato a Parigi nel 1890 dall'abate Bridier col titolo : Mémoires inédits de l'intermonce à Paris pendant la Révolution 1790-1801. Nel 1801 andò a Rouen con l'incarico di metter pace tra il sfero della diocesi, ma ebbe scarso successo. Vescovo titolare di Ortosia di Caria (1806), Luigi XVIII lo inviò a Roma nel 1814 quale uditore di Rota. Vescovo di Belley nel 1817, non raggiunse mai la sede; trasferito a St-Flour il 13 genn. 1823, vi curò specialmente i seminari e i monasteri.
Biol.: oltre ai Mémoires è stata pubbl. dal Vicomte de Richemont la sua Correspondance sacrée... avec le card. de Zelada, 1791-92, Parigi 1898. Ambedue le opere sono precedute da notizie biografiche.
Renata Orazi Ausenda
SALANDRA, Antonio. - Statista, n. a Troia (Foggia) il 13 luglio 1853, m. a Roma il 9 dic. 1931. Avvocato e studioso di filosofia del diritto e di economia, nel 1880 ottenne la cattedra di scienza amministrativa nell'Università di Roma, passando più tardi a quella di diritto amministrativo, che occupò fino alla morte.
Scrisse La giustizia amministrativa nei governi liberi, apparso nel 1904, che va riguardato come classico in materia. Il S. si dedicò altresì alla politica militante e dal 1886 fu costantemente deputato di Foggia al Parlamento italiano, sedendo al centro destro. Più volte sottosegretario e poi ministro, volta a volta delle Finanze, del Tesoro e dell'Agricoltura, entrò in dissidio col Giolitti e fu ac-
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cusato dalle sinistre di essere un "reazionario". Divenne presidente del Consiglio nel marzo 1914, e si trovò ad essere, per il precipitare degli avvenimenti internazionali, a capo del governo della neutralità italiana, della denuncia della Triplice, del Patto di Londra e dell'intervento armato ed energicamente sostenne i suoi ministri degli Esteri - prima il S. Giuliano e quindi il Sonnino - nelle difficili trattative con gli Imperi centrali e con le potenze dell'Intesa, attuando al contempo la preparazione bellica del paese.
Dimissionario nel 1916, dopo l'offensiva austriaca sugli altopiani, fu più tardi delegato italiano alla Conferenza della pace e presso la Società delle Nazioni. In un primo momento aderì al fascismo, ma quando si accorse che esso rifuggiva sempre più dall'inserirsi nell'ordine costituzionale, decisamente partecipò a quella che fu detta "l'opposizione nell'aula" (in contrapposto alla secessione aventiniana), e finì poi col ritirarsi a vita privata, senza neppure partecipare ai lavori del Senato, dove era stato nominato nel 1928. Gli ultimi anni dedicò alla stesur