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a sull'area dell'antico Duomo, venne del tutto trasformata dai restauri settecenteschi dell'arcivescovo Bonaventura Poerio e Paolo de Vilhana Perlas; poi parzialmente ripristinata durante i grandi lavori eseguiri nel primo trentennio del secolo. Consta di un atrio, della chiesa superiore e della cripta. L'atrio, al cui fianco sorge la chiesetta di S. Lazzaro, una volta aula della famosa scuola medica, conserva il bel portale con due leoni assisi a pie' degli stipiti. L'architrave, commesso dall'ab. Desiderio di Montecassino, porta l'iscrizione commemorativa della pace avvenuta tra Roberto e Giordano di Capua. All'interno 28 colonne classiche sorreggono gli agili archi del portico, al centro del quale stava un tempo la grande vasca monolitica che oggi adorna una fontana della Villa nazionale di Napoli. Sotto il portico sono disposti vari sarcofagi romani e cristiani, taluni riadoperati per la sepoltura di uomini illustri. A destra dell'ingresso resta ancora la cappella di S. Bernardino, l'aula in cui s. Tommaso d'Aquino insegnò filosofia e teologia.

Dall'atrio si accede alla chiesa per tre portali. Il mediano, originale, ha stipiti ed architrave riccamente ornati;

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la lunctta con effetti cromatici di bianco e nero serba un Cristo benedicente della scuola di Montecassino (sec. xI). Le imposte di bronzo, fuse a Costantinopoli (ro99) per commissione dei coniugi Gisana e Landolfo Butromile - protosebastito -. hanno 54 pannelli, una volta ricoperti d'argento. L'interno del Duomo ha molto perduto del suo antico splendore; nascosti nelle murate recenti sono alcuni dei 22 monoliti di granito, ricavati un po' dappertutto dalla demolizione di edifici paleocristiani; scomparso del pari è il musaico dell'arcivescovo Alfano che ornava il transetto. La chiesa è una tra le più interessenti costruzioni normanne; asimmetrica nell'iconigrafia, ha il presbiterio obliquo rispetto all'asse centrale, mentre il pavimento irregolare si alza dall'ingresso verso il transetto. Sul lato interno della facciata resta un bel musaico di scuola cassinese raffigurante s. Matteo; vicino al presbiterio è il magnifico candelabro del cero pasquale e i due stupendi ambient del sec. xir (il destro dono dei fratelli d'Aiello, rispettivamente arcivescovo e cancelliere del Regno di Puglia e Sicilia; l'altro dell'arcivescovo Romualdo II Guarna). L'arte siculo-romana ha creato un capolavoro nell'ambone d'Aiello. Dodici colonne di granito rosso e bigio sorreggono la costruzione leggera, tutta intarsiata; il leggio è sorretto da un'aquila che stringe tra gli artigli un peccatore morso dal serpe e poggiato su un leone che sbrana un toro. Il pulpito a sinistra, invece, svelto ed elegante sulle quattro colonne, si attiene di più ai canoni della scuola romana; pregevoli i capitelli ed i simboli degli evangelisti nei pennacchi della fronte e del fianco destro. Un'altra decorazione musiva a grandi specchi marmorei orna l'iconostasi di Matteo d'Aiello; a musaico è pure il pavimento del presbiterio dovuto al card. Romualdo I Guarna. Un grande interesse presentano il coro ligneo cinquecentesco, l'organo del sec. xv e la cantoria barocca. In fondo all'abside è tornata in luce la cattedra di Gregorio VII, insieme con avanzi di antichi musaici con figurazioni di apostoli.
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(1st. Enit)
Salerno, arcidocessi di-Tomba della regina Margherita di Durazzo, opera di A. Baboccio da Fiperno (sec. xv) - Salerno, Cattedrale.

L'abside destra, già cappella delle crociate o di Gregorio VII, serba il sepolcro dell'esule Pontefice ivi morto nel ro8s. I musaici del catino, con figure di santi su fondo aureo, fatti eseguire da Giovanni da Procida (1260 ca.), denotano chiari influati dei musicari di Palermo, Cefalù e Monreale. Anche le pareti sono affrescate (a sinistra La concessione della cappa magna cardinalizia al Capitolo salernitano, a destra La venuta di Gregorio VII a S.). Da segnalare: il sepolcro del card. Carafa (1668), con alla base il bel bassorilievo greco del Ratto di Proserpina, quello dell'arcivescovo Puglia di neoclassica fattura (1854); un trono moderno; il pulpito seicentesco su quattro colonne tortili e il baroccoi monumento dell'arcivescovo Sanchez de Luna (1771). Nell'altra abside è conservato, in parte, un musaico del sec. xI raffigurante il Battesimo di Gesù; e, alle pareti, due affreschi forse del Solimena. Numerosi sono i monumenti funerari, e taluni pregevoli nel transetto e nelle navate laterali, oltre ad una grande tela di Luca Giordano (Madonna col Bambino, i ss. Antonio e Lorenzo) e una Vergine Assunta. Sotto la chiesa, l'ampia cripta a tre navate, riccamente ornata di marmi policromi da Domenico Fontana e dal figlio (inizio del '60o), conserva il corpo dell'evangelista s. Matteo, qui portato nel 954 da Giuffo I. L'abside mediana custodisce una colonna tortile sulla quale sarebbero stati decapitati, secondo la leggenda, i tre martiri salernitani Caio, Antes e Fortunato.

Da segnalare infine il Museo annesso al Duomo, che serba un prezioso tesoro di reliquie, vesti liturgiche ed oggetti preziosi. Si ricordano tra l'altro il noto «Exultet», un mirabile paliotto d'avorio del sec. xir con 54 bassorilievi raffiguranti scene del Vecchio e Nuovo Testamento e vari codici miniati della stessa epoca.

Altre costruzioni medievali sono le chiese del S. Crocifisso (sec. x ca.) e quella di S. Domenico con lo stupendo chiostro d'ispirazione araba, come la cattedrale di Amalfi.

Bibl.: Ughelli, VII, p. 349 sgg.; X. pp. 330-39; Eubel, I, pp. 429-30; II, p. 227; III, p. 289; Lanzoni, I, pp. 250-52 e passim; G. Passano, Memorie per servire alla storia della Chiesa salernitana, Napoli 1846-57; M. Schipa, Storia del Principato longobardo di S., in Archivio st. per le prov. napol., 12 (1887), pp. 79-127, 209-64, 313-88, 740-77; G. Bignente, Le e cortulae fraternitatis e ed il libro de' Confratres della Chiesa saleraitana, ibid., 13 (1888), pp. 449-483; M. De Bartholomeie, Storia di S., ivi 1894-95; A. Capone, Il duomo di S., 2 voll., Napoli 19071929; P. Toesca, Storia dell'arte, Torino 1927, pp. 593 e passim; M. De Angelis, Il sepolcro nei due Romualdo nella cattedrale di S., in Archiv. st. per la prov. di S., I (1935), pp. 313-21; id., La sedia di Gregorio VII ed i musaici del transetto del Duomo di S., ibid., 11 (1934), pp. 148-36; N. Monterini, Le origini della dignità primaviale dell'arcivescovo di S., ibid., nuova serie, 11 (1934), pp. 77-86; M. De Angelis, Il Duomo di S., Napoli 1936; G. Chierici, Il duomo di S. e la chiesa di Montecassino, in Rasi. st. Salern., I (1937), pp. 95-109; L. Becherucci, Gli avori di S., ibid., 11 (1938), p. 62 sgg.; C. Carucci, Una scelta nelle elezioni episcopali victa nella diocesi di S., ibid., 4 (1943), pp. 16-26; A. Balducci, L'Archivio della Curia arcivescovile di S., I. Regesto della pergamena (34)-17171, ibid., 6 (1943), pp. 248-344; Codice diplomatico salernitano del sec. XIII, a cura di C. Carucci, 2 voll., Subiaco 1931-34; id., L'Exultet di S., ivi 1951; id., Il paliotto di avorio di S., ivi 1951; E. Bertaus, L'art dans l'Italie mérid., Parigi 1904, p. 190 sgg. e passim.

Pasquale Testini
SALERNO, Giovanni Battista. - Cardinale e teologo gesuita, n. a Cosenza il 24 genn. 1670, m. a Roma il 30 genn. 1729.

Superate molte difficoltà, entrò nella Compagnia di Gesù a Napoli nel 1678; terminato il corso teologico al Collegio Romano, ebbe l'ufficio di lettore di controversie nel Collegio Greco e nel 1709 divenne professore di diritto nel Collegio Germanico. Nel 1710 fu nominato da Clemente XI uditore, consigliere, teologo del card. Albani, mandato in missione straordinaria alla corte di Sassonia. Fu in quell'occasione che il S., con fine sensibilità di diplomatico congiunta a una pazienza e a uno zelo ammirevoli, riuscì a convertire il principe elettore di Sassonia, Federico Augusto III (27 nov. 1712). Clemente XI per quest'alta benemerenza lo creò cardinale.

La sua opera principale è lo Specimen orientalis Ecclesiae ab origine ad Concilium Nicaenum (Roma 1702);

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è un saggio di apologia della Chiesa cattolica con scopo prevalentemente irenico; è ricco di documenti, ma povero di critica.

BibL.: Hurter, IV, col. 1206; Sommervogel, VII, coll. 462-63; F. Fabiano, Il card. G.B.S. e la conversione del principe elettore di Sassonia Federigo Augusto III. Napoli 1930 (a pp. 27-46 è ampiamente descritta l'opera del S. per la conversione del principe).

Antonio Piolanti
SALES, GIACOMO : v. aUBENAS, MARTIRI di, beati.
SALES, Marco. - Teologo ed esegeta, n. a Sommariva Bosco (Torino) il 2 ott. 1877, m. ivi il 7 giugno 1936. Nel 1892 entrò nell'Ordine dei Domenicani; fu ordinato sacerdote nel 1900.

Dal 1909 al 1911 insegnò teologia al Collegio Angelicum di Roma e dal 1912 al 1925 alla Facoltà teologica di Friburgo. Nominato maestro del Palazzo Apostolico (22 ott. 1925), continuò il suo efficace ministero sacerdotale e didattico, specialmente con La S. Bibbia commentata, di cui pubblicò il Nuovo Testamento (2 voll., Torino 1912-14) e gran parte del Vecchio (Genesi, Esodo, Levitico, ivi 1919; Giosuè, Giudici, Bath, Somnuele, ivi 1934; Re, Paraliponemi, ivi 1924; Esdra, Tobia, Giuditta, Ester, Giobbe, ivi 1933; Salmi, ivi 1934).
S. presenta una revisione della versione del Martini (v.), fatta sulla Yolgata, ed un commento ricco di notizie ed ispirato a principi conservatori. La sua opera fu continuata da G. Girotti, che pubblicò I Sapienziali (1938) ed Iusta (1944).

Anechi Ponna
SALESIANE DEI SACRI GUORI. - Fondate a Lecce nel 1884 dal sac. Filippo Smaldone per l'assistenza e l'educazione delle sordomute e cieche.

Ottennero il decreto di lode e l'approvazione temporanea delle Costituzioni il 30 nov. 1915, l'approvazione definitiva il 5 apr. 1925. Contano 38 case e 308 suore.

BibL.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, L. 90.
Candido Bona
SALESIANE DEL SACRATISSIMO GUORE DI GESÚ. - Fondate nel 1895 da Piedad Ortiz Real ad Alcantarilla (diocesi di Cartagena, Spagna).

Attendono all'educazione della gioventù femminile, specialmente povera, e all'assistenza dei vecchi e dei poveri negli ospedali e ospizi. La S. Sede concesse il decreto di lode e l'approvazione temporanea delle Costituzioni il 25 genn. 1925. Al presente l'Istituto ha 25 case con 184 suore.

BibL.: Arch. della S. Congr. dei Religiosi, C. 87.
Candido Bona
SALESIANI: v. SOCIETÀ SALESIANA DI S. G. BOSCO.
SALESIANUM. - Rivista trimestrale, pubblicata a cura dei professori del Pontificio ateneo salesiano di Torino.

Sorse nel 1939 e vi collaborano quasi esclusivamente i professori delle Facoltà di teologia, diritto canonico, filosofia e degli Istituti di pedagogia, psicologia sperimentale, biologia, fisica e chimica, antropologia ed etnologia, e scienze sociali dell'Ateneo salesiano. Comprende trattazioni dei vari rami scientifici sotto forma di articoli, note, comunicazioni e recensioni.

Andrea Gennaro
SALFORD, diOCEsi di. - In Inghilterra. Comprende le divisioni (Hundreds) di Salford e Blackburn nella contea Lancashire. Ha una popolazione di 2.711 .215 ab. dei quali ca. 375.000 cattolici distributi in 162 parrocchie, servite da 422 sacerdoti diocesani e 106 regolari; ha un seminario, 19 comunità religiose maschili e 46 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 347).

Oltre il grande Collegio dei Gesuiti a Stonyhurst, si hanno 175 scuole pubbliche, 3 scuole secondarie maschili e 15 femminili, 2 ospedali, ecc.

Prima della riforma questa regione fece parte della
diocesi di Lichfield e poi di quella di Chester dal 1553 al 1559. Dal 1668 al 1840 fu un a distretto del Norte mentre dal $1840-50$ lo fu del Lancashire, il quale aveva resistito al cambiamento di religione; anzi coloro che al tempo di Elisabetta, per evitare multe e altre pene, avevano ceduto, si ricredettero poi, specialmente per opera del dr. Allen, poi cardinale. Questa diocesi dette i seguenti martiri alla Chiesa: i bb. T. Cottam (1584), J. Nutter (1584), W. Marsden (1586), R. Hurst (1628), A. Barlow (1641), J. Southworth (1654), ed i venu. W. Thomson (1586), E. Oshaldeston (1594), J. Thules (1616), J. Woodcock e T. Whitaker (1646). Anche da notare è J. Paslew. l'ultimo abate di Whalley impiccato nel 1537 , il sac. W. Hans morto per le sofferenze (1644) ed il martire di Chaigley presso Stonyhurst donde l'identità è incerta, tradizionalmente Philip Holden, trucidato all'altare dai cronavelliani nel 1648.

Il confessore Laurenze Vaux, autore dell'eccellente Cathechisme (1583) mori in prigione nel 1585. Altri confessori notevoli furono J. Towneley che soffri molti anni nelle prigioni, E. Rishton traduttore e continuatore del De Schismate Anglicano di Niccolò Sanders, m. nel 1585 ; il gesuita Laurence Anderton, apologista, ed Anselm Beech (dom Anselm de Mancestrie), il quale fondò il monastero benedettino inglese a Douai. Molte famiglie restarono fedeli, come i de Trafford, Towneley, Holden, Southworth, e mantennero cappelle nascoste durante le persecuzioni come Stonyhurst, Leagram, Somlesbury, Trafford ed altre. Nel 1687 il primo vicario apostolico J. Leyburn cresimò molti fedeli. Nel 1773 si aprirono chiese a Blackburn e nel 1774 a Manchester. In qualche luogo si ebbero tumulti anticattolici nel 1850 e nel 1867 , ma generalmente la chiesa visse in pace dopo l'emancipazione. La diocesi fu ripristinata il 29 sett. 1850; da allora i vescovi furono: mons. W. Turney (1851-72), H. Vaughan, poi cardinale (1872-92), J. Bilsborrow (1892-1903), L. Ch. Casartelli (1903-25); Th. Henshaw (1925-38) e dal 1939 H. V. Marshall.

La diocesi è suffraganea di Liverpool. Nel 1873 fu consacrata al S.mo Cuore di Gesù. Ha per patroni N. Signora del Monte Carmelo, s. Giuseppe e s. Agostino apostolo d'Inghilterra. E da notare la processione annuale del venerdi dopo la Pentecoste a Manchester, manifestazione magnifica della fede vivente.

Oltre le belle rovine dell'abbazia di Whalley, fra le chiese antiche sono notevoli quelle di Ribchester, Whalley (con croci anglosassoni nei cimiteri) e Manchester (ora duomo protestante), fra le chiese cattoliche dei tempi moderni Pleasington, Stonyhurst e la cattedrale di S.

BibL.: The cath. Directory, 1951; W. O'Dea, s. v. in Cath. Enc., XIII, pp. 399-400; Cottineau, II, coll. 3450-51; C. A. Bolton, S. Diocese and its Catholic Past, Manchester 1950.

Enrico E. G. Rope
SALICA, LEGGE. - La più originaria delle leggi barbariche (v.), quasi immune da influenze straniere, la più antica fra quelle del gruppo franco, rappresenta lo stato di diritto intermedio fra l'epoca di Tacito e quella dei nuovi regni germanici e il quadro di una società ancor primitiva, dedita alla caccia ed alla pastorizia, pervasa da spiriti bellicosi, in buona parte migrante.

L'assenza di ogni accenno al cristianesimo poté farla credere risalente al periodo $44^{8-81}$ anteriore a Clodoveo, od al principio del suo regno, mentre l'assenza delle norme pagane l'ha fatta ritenere successiva alla parziale conversione dei Franchi (496). Ipotesi, però, questa, malsicura, potendosi ammettere caduta nelle successive redazioni la parte più antica della quale è stato conservato il capitolo, indubbiamente pagano, che allude ai sacrifizi d'animal; perciò rimane più sicura l'attribuzione del testo originario all'età di Clodoveo o a quella immediatamente posteriore alla sua morte e anteriore al Poctum pro tenore pacis ( $508-11$ ). Non meno discussa la sua formazione, la cui storia è resa meno chiara dalla presenza dei due prologhi, non coevi al testo come nell'Editto longobardo ma posteriori, e dagli epiloghi, riportati in qualche

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![img-22.jpeg](img-22.jpeg)

A sinistra: ARSIDE ROMANICA E TORRE DEL GALLO della Cattedrale vecchia (sec. XII) accanto alla nuova (1513-1734) - Salamanca. In alto a destra: VEDUTA DELLE CATTEDRALI - Salamanca. In basso a destra: LOGGIA E CORTILE DEL COLLEGIO DEL L'ARCIVESCOVO (sec. XVI) - Salamanca.

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![img-23.jpeg](img-23.jpeg)

In alto: SPOSALIZIO DI S. CATERINA, trittico di Lorenzo - S. Severino, Galleria comunale. In basso: BATTESIMO DI GESU. Affresco di Jacopo e Lorenzo - Urbino, chiesa di S. Giovanni.

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(fot. Bildarchiv d. 0. Nationalbibliothek)
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(fot. Bildarchiv d. 0. Nationalbibliothek)
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(fot. Bildarchiv d. 0. Nationalbibliothek)
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(fot. Bildarchiv d. 0. Nationalbibliothek)

In alto a sinistra: DUOMO (1614-28) E RESIDENZBRUNNEN (1656-61) - Salisburgo. In alto a destra: LA KOLLEGHIENKIRCHE ( $1614-1707$ ), di J. B. Fischer v. Erlach - Salisburgo. In basso a sinistra: CHIESA PARROCCHIALE DELLA MADONNA DEL BUON CONSIGLIO, costruita su disegno di Wolfgang Hagenauer (1764). Il quadro è una copia dell'immagine miracolosa di Genazzano - Böckstein (Salisburgo). In basso a destra: ALTAR MAGGIORE DELLA CHIESA PARROCCHIALE, opera di W. e J. Hagenauer (1769) Kőstendorf (Salisburgo).

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(per cortesia di mano. A. P. Frutos)
![img-29.jpeg](img-29.jpeg)
(per cortesia di mano. A. P. Frutos)
In alto: BASILICA URBANA vista da ovest - Salona. In basso: BASILICA CEMETERIALE di Monastirine vista da est.

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codice insieme ad una recapitulatio legis salicae. Emanata quale Poctus Legis Salicae, non pervenuto, attesta l'intervento del popolo e del proceres gentis : essa si accorda perciò con gli altri pactus franchi e svevi che segnano un accordo fra la monarchia e l'aristocrazia o fra il popolo e l'aristocrazia, a differenza della legge borgognona e più tardi della longobarda che raccolsero in forma scritta il diritto regio. I tribunali popolari (mallberg) in cui si applicavano le norme formalistiche originarie e perciò la l. s. con le sue disposizioni concernenti i delitti privati, si contrapposero cosi al tribunale regio cui erano invece deferiti i delitti contro l'esercito, il buon costume e il bene pubblico, e che divenne un tribunale d'equità. Rimanendo distinte le funzioni dei due tribunali, la stesura delle norme popolari si compì senza l'intervento del re, che vi appare citato solo quando doveva completarle, per es., escludendo il contumace dal diritto. L'influsso romano, ricevuto attraverso la legge borgognona dal Codice Teodosiano o dai compendi delle Istituzioni di Gaio o delle Recrietue Sententiae di Paolo, ha determinato la divisione in titoli e paragrafi ed anche certi tipici concetti romani dei prologhi. Scopo di questi ultimi fu poi di nobilitare la l. s., anzitutto con l'antichità mitica di una era pre-monarchica o già monarchica del capostipite re Faramondo, i cui legislatori Wisogast, Arogast, Salogast e. Widogast con il nome dei punti cardinali indicano «Neci de pluribus I rappresentanti dell'intera natio salica; poi di esaltare quali autori ed emendatori della l. s. Clodoveo, Childeberto e Clotario; infine di dare il carattere di guerra di liberazione a quella che era stata solo invasione e distruzione dell'ultima provincia romana, difesa da Egidio e Siagrio, e di testimoniare il primato cattolico dei Salii su tutti i Germani.

Il secondo prologo, che si ritiene più recente, con l'esaltazione della gens Francorum inclita, auctore Deo condita... ad catholica fide nuper conversa et immunis ab herete ricorda la conversione avvenuta nel sec. vi e le eresie orientali, specie l'iconoclastia, che in Occidente ebbero certo vasta risonanza. I Franchi sono addirittura dichiarati vindici del giogo romano, difensori della fede, protettori dei corpi dei martiri che i Romani avrebbero bruciato o dato alle fiere con palese sovvertimento della storia del sec. v, forse ormai troppo lontana e dimenticata, essendo stato proprio dai Romani trasmesso ai Franchi il culto dei martiri. La conversione, che si effettub dal paganesimo al cattolicesimo senza il passaggio traverso l'eresia ariana, trova rilievo nel prologo a giustificare il predominio dei Salii sugli altri Germani, la conquista della Gallia, l'appoggio alla Chiesa e la politica, indipendente da Bisanzio, di Clodoveo console ed Augusto.

Malgrado l'escura terminologia latino-germanica e le formalità simboliche proprie del mondo arcaico, come la rottura o l'offerta di fuscelli per rompere o creare una parentela, la l. s. è di grande importanza per la sua estensione all'Impero carolingio e perciò anche in Italia, nelle contee e tra l'alto clero. Cio spiega come alle revisioni fatte dai successori di Clodoveo si siano aggiunte quella di Carlo Magno (l. s. emendata, forse del 768), di Ludovico il Pio (a. 810) e di Carlo II (a. 864). La sua diffusione è testimoniata dall'Editto e cartulario longobardo come dalle professioni di legge nei documenti: ancora nel sec. xI la contessa Matilde di Toscana, longobarda di origine, si dichiarava salica per matrimonio.

Sulla l. s. è fondato un tipo di successione al trono. Questo è derivato dalla esclusione delle donne alla successione terriera stabilita nel tit. LIX, 5 de alodis e mitigato poi dal cap. 3 del Capitolare di Chliperico (373-75) che vi sostituì il diritto di preferenza ai successori maschi di pari grado : principio di diritto privato, che con l'evoluzione della monarchia da elettiva in ereditaria passò nel diritto pubblico, influendo forse sul diritto ereditario feudale franco. In base alla l. s. l'esclusione delle donne dal trono di Francia fu attestata da Gilberto di Metz (1434) e dal savolardo Claude Seyssel ( 1519 ) che lodò quella première speciosité del regno di Francesco I. Il principio fu difeso nel Trattato di Utrecht (1713) che attribuì ai Duchi di Savoia la Sicilia e nel Trattato di Londra (1718) per la Sardegna. Poi, contro i tentativi del Metternich,
che in danno del ramo Carignano cercava di far passare la successione alla duchessa Beatrice, moglie dell'arciduca Francesco d'Este, onde estendere allo Stato sabaudo l'influenza dell'Austria. Nel 1814 il Napione e il Balbo scrivevano le difese del principio salico che prevalse al Congresso di Vienna (1815) per la cessione di Genova e al Congresso di Verona (1822) a tutela di Carlo Alberto. Non citato nelle Costituzioni francese, belga e in altre che pure lo fecero proprio, fu invece esplicitamente accolto nello Statuto emanato da Carlo Alberto nel 1848.
Stat.: J. Merkel, Lex Salica, Berlino 1830; K. Jungbohn Clement, Forschungen über das Recht der salischen Franken vor und in der Königszeit, Lex S. und Malbergische Glossen, ivi 1879, spec. pp. 2-40, 232-35, 239-41; E. Bessa, Fonti: legislac. e scienza giurid. dalla caduta dell'Imp. rom. al sec. XV, Milano 1923, p. 208 sgg.; P. S. Leicht, Stor. del dir. ital., Le fonti, ivi 1947, pp. 32-36; B. Paradisi, Stor. del dir. ital., Le fonti nel Basso Impero e nell'epoca rom.-barbarica, Napoli 1951, pp. 256-80.

Fulvio Ciroaere
SALII. - Sacerdoti della religione romana, che si ritrovano anche in diversi centri del Lazio (Alba, Lavinio, Tuscolo, Anagni, Ariccia, Tivoli), sia pur senza dati specifici sulla loro organizzazione locale. A Roma, i S. formano due sodalità sacerdotali di 12 membri ciascuna, distinguendosi in $S$. palatini e in $S$. collini o agonenses, con sede cioè sul Palatino e, rispettivamente, sul Quirinale.

Secondo qualche indizio, gli ultimi sarebbero stati sacerdoti del dio Quirino: possibilità non esclusa, dato che in Tivoli si conoscono S. di Hercules Victor, da cui si deduce che non tutti i S. sono necessariamente legati al culto di Marte. Ma ciò che si conosce intorno all'attività sacerdotale romana dei S. rientra esclusivamente nell'àmbito del culto di Marte: nei grandi cicli festivi di questo dio, in marzo e in ott., i S. portano in giro le armi sacre (lance e i re ancilia, scudi sacri) del dio ed eseguiscono in pubblico le loro danze di guerra (di qui l'etimologia popolare: S. a saliendo). Anche il loro costume rituale allude alla guerra, essendo identico alla divisa dell'oplita romano. I S. hanno a capo un magister. Verigono eletti per conptazione tra uomini di rango patrizio che abbiano entrambi i genitori vivi e sposati con il rito della confarreazione. Tutto ciò indica l'antichità della loro istituzione che la tradizione attribuisce al re Numa o fa risalire addirittura ad origini preromane (arcadiche, samotracie o erousche). Il linguaggio arcaico del carmen Saliave, canto rituale dei S., era oggetto di studio sin dai primordi della cultura letteraria romana.

Stat.: G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, $2^{4}$ ed., Monaco 1912, p. 552 sgg.; Geiger, S., in Pauly-Wissowa, I A. 2 (1920), col. 1874 sgg.; N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna 1940, p. 70 sgg.

SALIMBENE da Parma. - Cronista, francescano, n. a Parma nel 1221, m. dopo l'8 sett. 1287.

Figlio di un Guido de Adam di nobiltà cittadina, la sua vocazione, sollecitata dall'ambiente tutto pervaso del gran moto duecentesco di reviviscenza cristiana, dalla madre religiosissima, dal fratello, che lo precedette nell'Ordine dove egli entrò nel 1238, fu acerbamente contrastata dal padre che tutto tentò per sottrarlo anche appellandosi a frate Elia e all'imperatore Federico. La sua vita si raccoglie in tre periodi distinti: il viaggio di città in città, di convento in convento, da Fano, dove si nasconde alle minacce paterne, per Lucca, Siena, Pisa, a Parma, nel 1247, durante l'assedio in cui l'Impero falli l'ultima prova contro le libertà comunali; quindi un soggiorno in Francia, inviatovi probabilmente dai concittadini per soccorso, dove vide e conobbe i protagonisti dei grandi avvenimenti del secolo, e il suo frequentare, ritornatone nel 1249, le cerchie gioachimite; infine distaccatosene dopo il 1260 , che fu l'anno del gran moto dei Flagellanti suscitato da Ranieri Fasani, gli ultimi anni intenti al ricordo. E se nella giovinezza confidava ingenuamente in quella cifra magica del tempo cui certe correnti gioachimite riducevano l'attesa del terzo regno dello Spirito, adesso guarda indietro come stupefatto alle innumerevoli cose e persone viste, e comprende che il

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Salimbene da Parma - Cronica. Pagina con gli anni 1168-72. Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 7260, f. $7^{\circ}$ (sec. xiri).
tempo è provvidenziale soccorso per un inesausto dono di vita.

La sua Cronica, unica rimastaci e mutila di molte che compose, trascorre per un'epoca in tumulto. Egli guarda e rammenta con aperti occhi e memoria vivida, curioso di tutto perché tutto è vita creata. E si palesa, cosí, frutto indiretto, ma stupendo, dell'efficacia della spiritualità francescana. Trascorre accanto ai grandi dibattiti che agitano il pensiero e la politica contemporanea; ma non irrigidisce mai né i protagonisti di quella vita, pontefici e imperatori, frate Giovanni da Parma e frate Gerardo da Borgo S. Donnino, re crociati e feudatari imperiali, in un'astrazione dottrinale o politica; né gli anonimi delle turbe alleluíanti, i combattenti delle guerre di comune, i cittadini e i villani, in un'astrazione economica e pratica. Il cronista discende con slancio verso la molteplicità innumerevole della vita storica. Il suo guardare circoscrive le cose nella loro stupenda evidenza, ma non le imprigiona; ed ogni creatura ha diritto alla vita, anche a quella che si esprime nel suo affettuoso e curioso guardare. Se il canone di una atoriografia intellettualistica è il comprendere senza amore e senz'odio, il francescano invade anche le scene orrende di quel tumulto con un fervido amoroso soccorso. E la sua lingua latina, intrisa di forme volgari, è lo strumento duttile e potente di questo suo modo fervido, ingenuo e ardito. Monumento della vita duecentesca d'Italia, la Cronica dispone e precorre le nuove arti, la nuova letteratura, il nuovo costume.

Bibl.: F. Bernini, Bibliografia salimbeniana, in Studi francescani, $3^{\circ}$ serie, a 11932 ; pp. 80-85. Testo in MGH, Script., XXXII, 1913, e cura di O. Holder-Egger; e nella collez. degli Scrittori d'Italia a cura di F. Bernini, Bari 1942. N. Scivoletto, Fra S. da P. e la storia politica e religiosa del sec. XIII, Bari 1950. Mario Apollonio

SALIMBENI, Lorenzo e Jacopo. - Pittori. Le
notizie su questi due artisti, n. a Sanseverino (Marche) ed attivi nella prima metà del sec. xv, sono assai scarse.

Lorenzo è il più anziano e con ogni probabilità il più qualificato dei due. Il suo nome compare per la prima volta nel trittico della Pinacoteca di Sanseverino del 1400 nel quale egli dichiara di avere 26 anni, sicché la sua data di nascita viene fissata attorno al 1374. La sua formazione non è chiara. Non è possibile pensare ad influssi da parte di Gentile da Fabriano, la cui educazione fu se mai parallela, proprio per ragioni di età; né ad Alegretto Nuzi che, pur avendo potuto esercitare su lui qualche ascendente, non può, per ragioni stilistiche, aver determinato l'orientamento verso i modi del gotico internazionale, che appaiono in Lorenzo ben sentiti e compenetrati già dalla sua prima opera, e cosí il trittico predetto. Sicché bisogna convenire con A. Venturi che a tali modi L. sia pervenuto attraverso la visione di codici minuti provenienti dal settentrione e, fors'unché, in seguito a contatti con artisti veneti che s'incontrano assai di frequente nella regione, agli inizi del sec. xv. Nei primi anni del ' 400 sostiè nelle Marche, p. cs., Jacobello del Fiore e vi fu con tutta probabilità anche Zanino di Pietro. Nel 1404 L. esegui affreschi nella chiesa della Misericordia a Sanseverino, dove è visibile in un sottarco una figura di Cristo, firmata e datata; nel 1407 una Crocifissione, nella sagrestia della chiesa di S. Lorenzo in Dolioio.

Nelle Storie di s. Giovanni Evangelista, affrescate nel Duomo vecchio della città, appaiono per la prima volta i due fratelli; ed accanto ad essi un enigmatico "maestro Oliviero". Certo che da questo momento Lorenzo e Jacopo mostrano chiaramente di essere orientati maggiormente verso i modi del gotico internazionale, con una spiccata tendenza per il gusto narrativo, che riappare nelle decorazioni della cripta del S. Lorenzo in Dolioio, dove rifulge, tra le altre, una fragile ed elegantissima figura di s. Lucia.

Il ciclo pittorico più rappresentativo dei due fratelli sono senza dubbio i celebri affreschi dell'Oratorio di S. Giovanni in Urbino che recano la loro firma e la data del 1416. L'intera parete di fondo contiene una grande Crocifissione, mentre su quella di destra si svolgono le Storie del Battista in una serie di riquadri, disposti a doppio ordine. Mentre la Crocifissione è improntata ad una drammaticità di un realismo talora esasperato, nella parete laterale tutto si placa e diventa piacevole e raffinata sequenza di storie fantastiche del Battista, nelle quali accanto alle piacevoli espressioni dell'elemento naturalistico e del dettaglio aneddotico, propri del gotico internazionale, interviene una tendenza ad un decorativismo quanto mai raffinato ed attuato con colori sommessi, di una rara preziosità. Tanta è l'unità artistica di questa parete che invano si è tentata (dal Colasanti e da altri) una divisione dell'opera tra i due fratelli, mentre le differenze stilistiche con la Crocifissione sono tanto notevoli da sollevare il problema dell'intervento di un'altra mano (dato che la firma e la data si trovano al di sotto della Crocifissione), cui attribuire le Storie. Ma molto più probabilmente coteste evidenti e già note differenze si debbono all'influsso esercitato sui pittori della visione di opere di artisti settentrionali e probabilmente da arazzi, cui persino le qualità coloristiche di detti affreschi sembrano collegarsi (Longhi). Alf'arte dei S. si ricollegano anche gli affreschi dell'Oratorio di S. Monica a Fermo, mentre ad essi sono assegnati altri dipinti - due santi nella Galleria di Urbino - di attribuzione, però, tutt'altro che certa. Sembra che Lorenzo fosse morto già prima del 1420 , mentre Jacopo era ancor vivo nel 1427. - Vedi tav. CIV.

Bibl.: A. Colasanti, L. e 7. S., in Boll. d'arte, 9 (1910), pp. 409-57; Venturi, VII, I, pp. 173-82; L. van Marle, The development of Ital. Schools..., VIII, L'Aia, pp. 212-48; L. Serra, L'arte nella Marche, II, Roma 1954, pp. 258-69; B. Molajoli, s. v. in Thieme-Becker, XXIX, p. 344; P. Rotondi, L. e 7. S. Roma 1935; R. Longhi, Viatice per cinque secoli di pittura senesiana, Firenze 1946, p. 49.

Piero Zampetti

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SALINA (già Concordia), diocesi di. - Città e diocesi nello Stato di Kansas (Stati Uniti).

Comprende un territorio di 26.685 migliaq. ca. nel nord-ovest del Kansas. Ha una popolazione di 337.052 ab. dei quali 41.788 cattolici; ha 99 parrocchie, servite da 85 sacerdoti diocesani e 42 regolari. Nella diocesi vi sono inoltre 2 istituti religiosi maschili e 4 femminili. Nel 1930 vi furono 205 conversioni.

Questo territorio fu elevato a diocesi da Leone XIII il a ag. 1887 per smembramento della diocesi di Leavenworth, la cui parte occidentale diede luogo a due diocesi, Concordia e Wichita, suffraganee di St. Louis. In seguito a nuove rettifiche di confine, alla diocesi di Concordia furono assegnate 31 contee. La diocesi è suffraganea di St. Louis; la sede è stata trasferita a S. il 23 dic. 1944.

Bibl.: A. T. Ennis, Concordia, in Cath. Enc., IV, pp. 206207; Leonis XIII Acta, VII, Roma 1887, pp. 178-80: XVII, (vi 1902, pp. 209-11; The official cath. directory 1950, Nuova York 1990, pp. 328-30. Corrado Morin

SALINIS, Louis-Antoine de. - Apologeta, n. I'II ag. 1798 a Morlaas, m. il 30 genn. 1861 ad Auch. Cappellano al Collegio Enrico IV, dopo gli studi a S. Sulpizio, si distinse presto per l'ardore polemico in favore della causa cattolica. Sostenitore del Lam:ennais (v.), se ne distaccò dopo la condanna.

Fu professore di S. Scrittura all'Atemco di Bordeaux e vicario generale nel 1840. Vescovo di Amiens nel 1849, fu trasferito nel 1856 all'arcidiocesi di Auch, dove, per combattere più efficacemente il gallicanesimo, ripristinò il riso romano. Sogace organizzatore, sin da giovane, con altri eminenti personaggi, contribuì alla fondazione di istituzioni, assai benemerite dell'indirizzo cristiano della cultura, quali. Mémorial catholique, Correspondant, Oeuvre de bons livres, Société de bonnes Etudes. L'indirizzo spiritualista che, sotto l'influsso di Cousin (v.), caratterizzò la filosofia dell'epoca, si riscontra nella sua opera Précis d'bistoire de la philosophie (s. 1. 1834; $3^{\text {a }}$ ed. 1847), scritto in collaborazione con il sac. Scorbiac. Degne pure di nota: Mandements (s. 1. 1857) e La divinite de l'Eglise (4 voll., Parigi 1865).

Bibl.: C. F. de Ladoue, Vie de mer de S., Parigi 1864; Hurter. V, col. 1168. Vito Zollini

## SALISBURGENSE ITINERARIO : v. ITINE-

RARI.

SALISBURGO. - Sede arcivescovile, capitale dell'omonimo paese confederale dell'Austria.

1. Inizi. - Il territorio salisburghese del principato ecclesiastico si estendeva su vasta parte della pianura bavarese e sulle strette vallate dei fiumi Salzach e Saalach, con le valli minori di alta montagna; le ricchezze principali di questa regione erano il sale minerale (Dürnberg sopra Hallein, Reichenhall), il rame e altri minerali pregiati (Kitzbühel, varie valli dei Tauri), l'oro nelle valli di Rauris e Gastein, e il marmo di Adnet, sfruttate sin dai tempi preistorici.

Intanto sin dall'epoca celtica sul luogo di S. esisteva il nucleo abitato importante di Petena, poi Iuvavum; il fiume fu chiamato Igonta, poi Ivarus. Sotto il dominio romano (dal 15 a. C.) il territorio fu compreso in massima parte nella provincia del Norico; Iuvavum, municipio sotto Claudio, divenne sede amministrativa, senza importanza militare; nella vita di s. Severino (m. nel 482) appare sotto la forma di Iuvao e aveva fuori della città una chiesa monastica "basilica" (capp. 13 e 14) o "cellula" con alcuni monaci "spiritales"; anche nella vicina Cucullis (oggi Kuchl) v'erano fedeli (cap. II); la chiesa antica del castrum Cucullis sopravvive, come pare, nell'at-
tuale chiesa sul Georgenberg (S. Giorgio). Invece l'identificazione del prete Maximianus (cap. 24) in "Iovisco", con un martire Massimo, di cui si mostra a S. la cella nelle cosiddette catacombe, non pare giustificata perché quella località stava sul Danubio, con stazione della flotta.

Morto s. Severino l'antica Iuvavum fu distrutta in gran parte dagli Eruli (488). Intorno al 500 la regione venne occupata dai Baiuvari e in quel secolo è ricordato un *castellum superius situato sull'attuale Nonnberg. La regione, come tutta la Baviera, fu lentamente cristianizzata da missionari franchi.

Intorno al 690-95 comparve nel paese s. Ruperto (v.), vescovo missionario che istituì varie "celle", cioè centri di vita monastica e missionaria; ebbe dal duca Teodone di Baviera in dono l'antica Iuvavum con il suo castello, e vi stabilì la sua dimora, fondando un monastero maschile sotto il titolo di S. Pietro e uno femminile sul posto del castello, tuttora esistenti (Sankt Peter e Nonnberg [v.]). Teodone ottenne inoltre da Gregorio II (716) di costituire una organizzazione ecclesiastica permanente in Baviera, e S. ne sarebbe stato il centro; ma soltanto s. Bonifacio, nel 739, vi ordinò i rapporti ecclesiastici con l'istituire quattro sedi stabili: S., Ratisbona, Passavia (che avevano già avuto vescovi, almeno di passaggio) e Frisinga. Primo vescovo di S. fu Giovanni (739-45) abate di Sankt Peter. Il successore, s. Virgilio (v.), fu il vero organizzatore della diocesi ( $745-84$ ) : costrui la prima cattedrale, distinta dalla chiesa abbaziale di S. Pietro, e vi trasferì il corpo di s. Ruperto (774), d'allora venerato come santo e patrono della diocesi e della regione. Dotto e attivissimo, diresse le forze maggiori della diocesi verso le regioni in gran parte slave della Carinzia, Stiria e Pannonia. Nel 733 appare la prima volta il nome attuale "Salzburg" (borgo del sale) e i duchi e i re tedeschi donarono al vescovato le saline delle vicinanze.
II. Arcivescovato. - 1. Centro missionario (898930 ca.). - Dal 758 all'821 fu al governo della diocesi Arnone (v.) che il 20 apr. 798 vide elevata la sua sede a metropoli da Leone III con le sedi suffraganee di Sabiona, poi Bressanone (v.), e quelle bavaresi esistenti sin dal 739 : Frisinga, Passavia e Ratisbona, nonché Neuburg, presto unita ad Augusta che stava sotto Magonza. Fiori la scuola di Sankt Peter: fu composto il celebre codice delle tradizioni (registro delle proprietà terriere della Chiesa di S.) e dato vastissimo impulso alle missioni verso oriente, specialmente dopo le guerre avariche. Carlomagno assegnò tutti gli immensi territori degli Avari a S. come paesi di missione, e l'arcidiocesi si estese fino verso il Tibisco, mentre dall's 11 la Drava formò il confine con Aquileia; poco dopo furono regolati quelli con Passavia (v. austria, II. Storia del cristianesimo). Poiché l'estensione era immensa fu costituito un corepiscopato nella Carinzia, con sede a Maria Saal. Sotto Liuphrum (836859) si stabili un centro missionario oltre il Danubio per gli slovacchi, a Nitra, inizio di lite politico-religiosa
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(Ist. Eidk)
Salisburgo - Panorama con il Kapuzinerberg e il Gaisberg.

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(fot. Bidarchio d. $\ddot{\theta}$. Sationalsibitotheb)
Salisburgo - Castello del vescovo (sec. xi, rifatto nel sec. xvi). Hohenverfon.
con i missionari slavi venuti da Costantinopoli (v. cIRillo e metodo). Adalvino ( 860 -73) ebbe da Ludovico, re di Germania, la città di Sabaria (oggi in Ungheria) e vi consacrò all'intorno molte chiese. La missione era promettentissima quando i Magiani si impossessarono della Pannonia e per ben cento anni devastarono metà della Germania, parte dell'Italia e i paesi vicini; l'arcivescovo Tietmaro (874-907) mori in battaglia contro di loro e la missione andò praticamente distrutta.
2. Principato ecclesiastico medievale ; i suffraganei (950$1450 \mathrm{ca}$.). - Repressi i Magiani, gli arcivescovi di S. tentarono la ripresa. Federico I (958-91) ottenne definitivamente l'immunità nel 984 e nello stesso anno divise la mensa arcivescovile dalla proprietà abbaziale; con ciò l'abbazia di Sankt Peter passò sotto un proprio abate. Federico fu benemerito per il suo zelo nel diffondere la cultura e per la ricostruzione delle regioni devastate. Sin dal 996 S . ha moneta propria, nel 1026 l'arcivescovo riceve il titolo e la prerogativa di legatus natus e per questo più tardi gli arcivescovi portarono la porpora cardinalizia. Nel 1039 cessò anche il diritto dei monaci di Sankt Peter di eleggere l'arcivescovo. L'arcivescovo Balduino (104160) riformò clero e monaci e si occupò molto delle regioni più lontane, della Carinzia e della Stiria, fondando monasteri, chiese, parrocchie ecc. Gebardo (1066-88) per rafforzare la sua posizione politica contro gli imperatori e gli altri principi vicini (Baviera, Austria) costrui le fortezze inespugnabili di Hohensalzburg, sopra la città, di Hohenwerfen, per sbarrare i valichi verso i Tauri, e di Friesach in Carinzia, ed iniziò l'istituzione di vescovi "suffraganei ", erigendo nel ro7o a Gurk (v.) in Carinzia, dove esisteva prima un monastero di monache con grande chiesa e con vasti possedimenti (v. emma), un vescovato. Nella teoria del diritto tedesco delle "Eigenkirchen", Gurk era un "Eigenbietum" di S.; l'arcivescovo che aveva eretto e dotato la sede, nominò e investi il vescovo suffraganeo.

Corrado II (1106-47) istituì e dotò anche un proprio Capitolo, sotto la regola di s. Agostino. Durante le lotte
delle investiture gli arcivescovi di S. furono ordinariamente con i papi, e ne ebbero molto a soffrire; ma ne uscirono più potenti e rispettati. Eberardo II (1200-46), partigiano dell'imperatore Federico II, ottenne conferma della piena indipendenza politica del suo principato ecclesiastico ( 20 apr. 1220) e, seguendo le idee di Gebardo, istituì tre altre sedi "suffraganee": Chiemsee in Baviera (1217-18), Seckau nella Stiria (1218) e, nella Carinzia orientale, Lavant con residenza a Sankt Andrä (1228). Anzi, il vescovo di Chiemsee prese residenza sin dal 1300 , nella stessa città di S. (Chiemseehof). Cosi oltre i suffraganei, nel senso comune, di Bressanone, Frisinga, Passavia e Ratisbona S. ebbe quattro suffraganei propri, con pieno diritto di elezione, investitura, ecc. Questo "unicum" è rimasto in vigore per Chiemsee fino alla sua soppressione, nel 1807 , per gli altri in gran parte fino al Concordato austriaco del 1933-34.

Dal 1366 gli arcivescovi di S. ebbero anche il diritto di battere moneta d'oro. Ma per i movimenti politici del tempo, si ebbero sempre più spesso arcivescovi intrusi, che non di rado furono motivo di violenti contrasti anche armati e causa di decadenza e di sensibili tensioni intestine.
3. Apogeo di potenza e di arte (1450-1750 ca.). - L'imperatore Federico III potè istituire a Vienna e a Wiener Neustadt propri vescovati, cosa che fino allora S. e Passavia erano riusciti ad impedire. Lo stesso Federico concesse poi nel 1481 alla città di S. i diritti di città libera imperiale, per indebolire la potenza del principe arcivescovo. Ma non vi riusci, perche l'arcivescovo Leonardo di Keutschach (1495-1519) intervenne contro queste velleità di indipendenza: rimasero celebri il trasporto in pieno inverno dei cittadini più cospicui a Radatadt, accompagnati dal boia, e la costruzione del grande organo sulla fortezza della città (s Stier s) che doveva suonare alle 4 di mattina e alle 9 di sera per regolare la vita cittadina: opera che funziona ancora egregiamente, ma suona melodie corali, diverse ogni mese. Poi rafforzò la fortezza e ne fece anche abitazione principesca con la chiesa di S. Giorgio ove si fece effigiare in marmo rosso, benedicendo dall'alto città e paese. Gli succosse il celebre card. Matteo Lang di Wellenbach (1519-40) che portò il suo Stato a nuovo splendore e nel 1529 ebbe il titolo di "primas Germaniae", rimasto alla sede fino ad oggi. Dopo il Concilio Tridentino non mancarono sinodi riformatori (1569-1576) e la vita religiosa si mantenne florida nonostante infiltrazioni protestanti.

Il nuovo spirito rinascimentale portò ad una rapida e vasta rinnovazione della città e del principato, grazie all'opera di tre celebri principi arcivescovi. Il primo e più discusso è Wolf Dietrich di Raitenau (1587-1612), alunno del Germanico di Roma, a 28 anni principe arcivescovo, che portò profondissime impressioni della vita e dell'arte italiana. Demolì la grandiosa Cattedrale medievale fino alle fondamenta ( 1600 ) e nel rito pose la prima pietra della nuova. Iniziò nel centro di S. la costruzione di un intero quartiere ecclesiastico (residenza, uffici, Palazzo del Capitolo ecc.) aprì un nuovo cimitero, favorì ogni specie d'arte, servendosi di artisti italiani. Contro l'espansione protestante chiamò i Cappuccini e costrui loro alcuni conventi. Nel favorire il commercio venne a conflitto armato ("Salzkrieg") con Massimiliano di Baviera. Socombette, fu imprigionato e denunciato a Roma (1612). Il suo ardore costruttivo gli aveva procurato nemici specie nel Capitolo, ma gli nacque soprattutto la sua relazione con Salomè Alt (cui l'Imperatore dette il titolo di Altenau) da cui ebbe 10 figli e per la quale costrui il castello di Altenau, oggi Mirabell. Un commissario pontificio, pur liberandolo dalla prigionia bavara di Hohensalzburg, lo dichiarò prigioniero della S. Sede, sotto la sorveglianza del nuovo arcivescovo. Wolf Dietrich visse ancora 5 anni (m. nel 1617), in stretto carcere, però in sincera penitenza. Gli segul (1612-19) Marco Sittico di Hohenems, che del predecessore continuò le costruzioni con maggiore successo. Nel 1614 iniziò la nuova Cattedrale con altra pianta, e preparò con il ginnasio (1617) la futura Università.

Ma il principe più grande di quel periodo è Paris di Lodron (1619-53), che riusci a mantenere durante

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la guerra dei Trent'anni piena pace nei suoi Stati, anzi a portarli a vera floridezza materiale e spirituale. Nel 1628 poté terminare la costruzione esterna della Cattedrale e di molti altri edifici della città, dandole in parte l'aspetto di città barocca. Costrui per maggiore sicurezza nuove fortificazioni, mantenendo un modesto ma ben fornito esercito. Ma la sua maggiore gloria è la fondazione dell'Università benedettina di S. (1632) e la costituzione della Congregazione benedettina di S. che comprese molte abbazie bavaresi e vicine ( $1641-1808$ ).

Riuscite vane le missioni fra i protestanti, sempre tenaci nelle loro vallate alpine. Leopoldo di Firmian (1727-44) per liberarsi di loro il 31 ott. 1771 li esilio dallo Stato, fatto che allora allarmó tutta l'Europa; più di 25 mila persone lasciarono il paese per trasferirsi in gran parte nella Prussia e nell'Assia.
4. Dedina (1750-1816). - S. non riusci a sottrarsi all'illuminismo e al cesaropapismo di Giuseppe II, e Girolamo Colloredo (1772-1805), che ne era molto imbevuto, introdusse molte "riforme" abolendo le processioni, limitando la pietà esterna, sopprimendo confraternite e opere pie, vietando persino i presepi con grande rammarico del popolo.

Con l'avvento di Napoleone, il Colloredo fuggì (1800) davanti ai Francesi per non mai più tornare. Morì nel 1812 a Vienna. Ma sino dal 1786 egli aveva dovuto stipulare una Convenzione con Giuseppe II ( 19 apr.), in forza della quale cessò la giurisdizione di S. nei territori austriaci e l'Imperatore (consenziente Roma) ridusse i "suffraganti " sallaburgesi di Gurk, Seckau. Lavant e il nuovo vescovato di Leoben a suffraganei di S. nel senso comune della parola. A S. però rimase il diritto della nomina dei vescovi di dette sedi.

Nel 1803, con la grande secolarizzazione germanica, cessò anche il millenario principato ecclesiastico di S. Nello Pace di Lunéville il suo territorio fu aggiudicato all'arciduca di Toscana con il titolo di Elettorato (Karlfürstentum). Nel 1805 passò all'Austria che lo perdette nel 1809. Intanto era anche soppresso il Capitolo della cattedrale (1807). Il vescovo di Chiemsee tenne l'amministrazione spirituale dell'arcidiocesi. Dal 1809 al 1810 S. stette sotto i Francesi, poi passò alla Baviera (1810-16) che soppresse il diritto di moneta e l'Università.
III. L'ARCidiocesi moderna (dal 1825 in pot). - Con il Congresso di Vienna (1816), il territorio del principato di S. passò definitivamente sotto l'Austria, però alcune parti importanti come Reichenhall, Berchtesgaden e il "Flachgau", la parte piana oltre la Salzach, rimasero alla Baviera. Dal 1918 è uno dei paesi confederali della Repubblica austriaca. Fu necessario anche un riordinamento dei rapporti ecclesiastici.

Con le bolle Ex imposto (2 maggio 1818) e Ubi pri-
![img-33.jpeg](img-33.jpeg)
(della Primifreniä della Scuola (59).
Salisburgo - La Cattedrale medievale. Stampa del 1492.
![img-34.jpeg](img-34.jpeg)
(per cartevia dei p. G. Lisc. redentorista)
Salisburgo - 1. Pienta della Cattedrale medievale (sec. 210), romanica, con 6 torri, transetto e cupola ottagonale; 2. Progetto di S. Soleri, eseguito tra il 1614 e il 1628 , di tipo vignolesco, cupola centrale, 2 navate laterali in forma di cagpelle.
sиии ( 7 marzo 1825) l'arcidiocesi di S. fu nuovamente eretta, circoscritta e dotata. Fu istituito un nuovo Capitolo metropolitano (1825) e nominato il primo arcivescovo nella persona di Ag. Gruber, celebre catechista (1823-35), cui successe Federico principe di Schwarzenberg (18361850), I vescovati di Trento (suffraganea di S. del 1825) e di Bressanone (suffr. sin dal 798) furono sottomessi direttamente alla S. Sede nel 1920 e nel 1924 quello di Lavant, passata alla Jugoslavia nel 1918. Con il Concordato austriaco del 1933 i due suffraganei di Gurk e di Seckau vengono nominati direttamente dalla S. Sede secondo il diritto comune ed al Capitolo di S. rimane solo il diritto di eleggere, su proposta ternaria del Papa, il nuovo arcivescovo di S., da confermarsi poi dal Pontefice.

Il passaggio (1938-45) dell'Austria alla Germania portò all'arcidiocesi di S. tutte le difficoltà create dal regime nazista; e le bombe fecero il resto: la cupola della Cattedrale e altre chiese furono distrutte, le opere religiose soppresse. Da ricordare come segno della ripresa religiosa l' "Österr. Borromäuswerk" (1946) per la stampa cattolica, la Commissione permanent