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a oggi che l'antifona, il primo verso del salmo e il Glorio. I toni sono più ornati di quelli della s. semplice dell'Ufficio: sono anche i meglio conservati nei manoscritti. Vi si riscontra una intonazione a tutti i versetti ed anche a ciascuna parte del verso; le cadenze hanno un disegno melodico più complesso, la cadenza finale del Gloria Patri è ancora più ornata per preparare la ripetizione dell'antifona.

Le cadenze finali hanno anche la particolarità di non esser toniche ma sillabiche e si adattano al numero delle sillabe e non agli accenti, come nei versetti dei responsori. Il salmo della Comunione, cantato sullo stesso tono dell'Introitus, è oggi completamente scomparso, eccetto che nella Messa dei defunti.
V. La s. nella polifonfa. - Il canto dei salmi ha ispirato anche i polifonati. Non si parla delle grandi composizioni in forma di cantate o di oratòri, che non fanno parte dell'Ufficio liturgico. a Psalmi igitur symphoniasi (di concerto) excluduntur prorsus ac vetantur a (notu proprio di Pio X del 22 nov. 1903). La s. responsoriale ha dato origine ai magnifici responsori del Palestrina, Ingegneri, Vittoria, per non citare che alcuni fra gli antichi. La stessa s. antifonica ha ispirato i musicisti che hanno armonizzato le formole salmodiche in falso bordone. Il canto polifonico è permesso nelle feste solenni : le basiliche romane ne dànno un bell'esempio. Pio X nel suo motu proprio

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permette di alternare il canto gregoriano del coro con falsi bordoni dei quali esistono numerose formole adattate ai diversi toni dei salmi. Lo stesso Papa permette anche che tutta la s. possa essere cantata in musica. a condizione che sia conservata l'alternativa dei cori.

BibL.: P. Wagner, Einfuhrung in die gregorian. Melodien. III. Gregorian. Formenlehre, Lipsia 1919; P. Ferretti, Eitetica gregoriana, Roma 1034; E. Cardine, La Psalmodie des Introits, in Rev. Grégor., 26 (1947), pp. 172 e 229; F. Romita, Int. musicue liturg., Roma 1947: J. Froger, Les chants de la Messe aux VIIIe et IXe siècles, Tournai 1950.

Carlo Desportes
SALOME. - Nome di diverse donne ebrec. Le più note sono:

1. S. moglie di Alessandro Ianneo (v.); regnò dopo di lui con il nome di Alessandra-Salome (v.).
2. S. sorella di Erode il Grande (v.). Lo spinse ad uccidere la propria moglie Mariamme e i propri figli Alessandro, Aristobulo, Antipatris.

S. figlia di Erodiade (v.) e di Erode Filippo (v. FILIPPO ERODE), non nominata nei Vangeli, ma presentata come la "ragazza" (ROZÉGIVO) danzatrice che, in occasione di un genetliaco di Erode Antipo (v.), celebrato a Macheronte, ottenne dal tetrarca, per consiglio della madre, la testa di Giovanni Battista (Mt. 14, 1-12; Mc. $6,14-29)$.
S. sposò poi suo zio Erode Filippo, tetrarca dell'Iturca, e, dopo la morte di lui ( 34 d. C.), sposò suo cugino Erode, re della Clacide, dal quale ebbe tre figli: Erode, Agrippa, Aristobulo (Fl. Giuseppe, Antig. Ind., 18, 5, 4; 20, 8, 4). Una leggenda di Niceforo (Hist. eccl., 1, 20: PG 145,692 ) pretende che S. sia perita, decapitata dal ghiaccio, nell'attraversire un fiume gelato.

BibL.: G. Vindetti, S. nella leggenda e nell'aree, Roma 1908; U. Holzmeister, Chronologia vitae Christi, ivi 1933, pp. 205207; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, nn. 368, $370-71$.
4. S. figlia di Erode il Grande e di Elpis (Fl. Giuseppe, Bell. Ind., I, 563; Antig. Ind., XVIII, 21).
5. S. moglie di Zebedeo (v.), madre degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni. Era tra le pie donne che seguivano Gesù e lo soccorrevano (Mc. 15, 40-4I; Lc. 8, 2-3). Chiese a Gesù i posti di onore per i suoi due figli e ne ebbe un rimprovero (Mt. 20, 20 sg.). Segui il Maestro nell'ultimo viaggio
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(1st. Anderson)
Salome - S. porta la testa di s. Giovanni Battista. Dipinto di Tiziano (ca. 1550) - Madrid, Museo del Prado.
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(do The Bulletin of the Cleveland Museum of art, marzo 668, tux. 8)
Salomone - Miniatura ferrarese (2* metà del sec. xv), attribuita a Guglielmo Giraldi Magri e del Magro - Cleveland (Ohio), Museo delle belle arti.
a Gerusalemme, fino sul Calvario. Fu tra le prime ad accogliere il messaggio della Risurrezione (Mt. 27, 55 sg.; Mc. 15, 40 sg.; 16, I).

Opinioni divergenti sulla parentela di S. sono esposte dagli scrittori ecclesiastici. S. Epifanio crede che S. sia figlia di s. Giuseppe, nata da un primo matrimonio (Haer., 78, 9: PG 48, 712), Egesippo la considera figlia di Cleofa, fratello di s. Giuseppe (Eusebio, Hist. eccl., 3, 11; 4, 22 : PG 20, 248, 380); Niceforo pretende che sia figlia del sacerdote Ezeccario, padre di Giovanni Battista e fratello di s. Giuseppe (Hist. eccl., 2, 3: PG 145, 760). Nulla di certo si può dire in proposito. Sembra pure insostenibile l'interpretazione data da alcuni protestanti al testo di Io. 19, 25 cosi parafrasato: Presso la croce di Gesù stavano la madre sua e la sorella di sua Madre [S.], Maria [moglie] di Cleofa e Maria Maddalena ". Siccome nel Nuovo Testamento non si allude mai ad una parentela dei figli di Zebedeo con Gesù, mentre si accentua quella di Giacomo il Minore (v.) e di Giuda Taddeo (v.), chiamati "fratelli (ossia cugini) di Gesù ", l'inserzione di S., nel punto indicato, è arbitraria. La parafrasi esatta è "la sorella di sua Madre, [cioè] Maria [moglie] di Cleofa ".

Negli apocrifi Vangelo degli Egiziani (v.), Pistis Sophia (v.) e presso i carpocraziani S. godeva grande autorità.

Bibl.: L. Fillion, s. v. in DB, V, coll. 1380-82.
Pietro De Ambroggi
SALOMONE (ebr. S̆élômôh "perfetto, fortunato", gr. $\Sigma \alpha \lambda \lambda \omega \mu \omega \hat{\omega} \nu, \Sigma \sigma \lambda \sigma \mu \hat{\omega} \nu$ ). - Terzo re d'Israele (tra il 970 e il 932 a. C.) del periodo unitario, rimasto nel ricordo popolare come tipo di re saggio e fastoso. La storia del suo regno è narrata in I Reg. 1-11 e II Par. 1-9.

Figlio di David e di Bethsabea, vedova di Uria, fu designato alla successione, con il favore della madre, di Nathan e alcuni cortigiani, da David stesso già in declino per la vecchiaia, e unto in tutta fretta dal pontefice Sadoc in Gihon (v.), in contrapposizione al fratello maggiore Adonis (v.), che, appoggiato da un gruppo di vecchi ministri, tentò di giungere al trono con un colpo di mano facendosi ungere da Abiathar alla fonte di Rogel (v.).

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(prl. alisani)
Salomone - Il Giudizio di S. Capitello del Palazzo Ducale (sec. xv) - Venezia.
S. cominciò con il provvedere alla sicurezza del suo trono, anche in esecuzione di desideri espressigli da David morente, che gli aveva detto di beneficare alcune persone verso le quali era debitore e far giustizia di altre. Fece uccidere il possibile rivale Adonia e il principale dei suoi favoreggiatori, il comandante militare Ioab, depose il sommo sacerdote Abiathar sostituendolo con Sadoc.

L'inaugurazione religiosa del regno con un sacrificio di 1000 vittime a Gabaon, ove si trovava allora il padiglione mosaico (II Par. 1, 3), mostrò la fondamentale concezione teocratica che il nuovo sovrano aveva della sua autorità, e il suo carattere amante delle manifestazioni cultuali solenni. In quell'occasione Dio, apparso in sogno al Re, esaudì la sua richiesta di avere «mente docile a governare il suo popolo, a discernere il buono dal cattivo ", concedendogli "mente saggia e perspicace" e anche altri beni che non aveva chiesto: regno lungo e ricchezze ( $I$ Reg. 3, 4-14). Il famoso "giudizio di S. "diede di li a poco un esempio della sapienza del Re (ibid. 3, 16-28), divenuta proverbiale.

Di questa sapienza, celebrata come superiore a quella di ogni altro uomo e "di tutti gli Orientali e gli Egiziani ", la cui vasta letteratura sapienzale è in parte nota, il Re diede insigni saggi letterari con la composizione di " 3000 proverbi ", detti sentenziosi e morali, e di " 1005 canti" o composizioni liriche, utilizzando le sue ampie conoscenze delle piante e degli animali (ibid. 4, 29-34). I detti del genere málál sono in parte confluiti nel libro dei Proverbi (v.), ove sotto il nome di S. si trovano le due collezioni 10, 1-22, 16 e 25, 1-29, 27. Il titolo della seconda di queste collezioni (cf. 25, 1) indica che essa fu "raccolta" al tempo di Ezechia e che ne esisteva già un'altra, che non può essere che quella di ro, i sgg., da considerare quindi anteriore. Non si può dire con certezza se i detti di Ezechia raccogliessero i detti dalla tradizione orale o da scritti sparsi, come preferisce A. Vaccari. La fama di sapiente del grande Re rimase viva nella memoria dei posteri, come mostra l'attribuzione a lui di alcuni libri, che oggi si ritengono con tutta probabilità (Cantico dei Cantici [v.]), o con certezza (Ecclesiaste [v.]; Sapienza [v.]) di data posteriore.

Quanto al governo di S., un documento amministrativo conservato in I Reg. 4, 1-24 riferisce la divisione che egli introdusse nel suo Regno, in parte a carattere innovatore (la ripartizione non coincide con quella antica delle 12 tribù), e durata poi in sostanza fino all'esilio, come dimostrano scritte su ostraca e anse di anfore tro-
vate in Giudea (cf. D. Diringer, Le iscrizioni antico-ebraiche palestinesi, Firenze 1934, capp. 2, 4).

Lo scopo precipuo di tale riordinamento era l'esazione dei tributi, che S. accrebbe molto, in corrispondenza delle forti spese da lui affrontate per le grandiose costruzioni, che caratterizzarono il suo regno. Le tasse, in parte in forma di prestazione di mano d'opera, gravavano su tutto il popolo, ma specialmente le tribù settentrionali e i pronipoti degli antichi Cananei, in via di progressiva fusione con i discendenti dei nomadi immigrati. I tributi poterono essere accresciuti anche per l'aumentato benessere degli Israeliti durante il regno pacifico di S. Questo re amante del fusto e della cultura, fu intelligente prometore di attività economica e commerciale, all'interno e all'estero. Le buone relazioni già esistenti con Tiro al tempo di David furono rafforzate. L'abilità della diplomazia di S. con l'Egitto raggiunse un successo, che dovette allora sembrare incredibile: il Re del piccolo Stato palestinese ottenne in moglie una figlia del Faraone (forse Siamon, della XXI dinastia).

A sviluppare il commercio, che in complesso dovette essere assai redditizio, benché siano sopraggiunti anche periodi critici (cf. I Reg. 9, 10-14), furono stabiliti punti fortificati a protezione di strade e centri carovanieri, con l'introduzione di cavalleria e carri da guerra; soprattutto furono ampliate le attrezzature del porto di Assongaber (v.). La flotta che vi costrui S. raggiungeva località dell'Arabia meridionale e della costa africana, donde trasportava merci preziose, che alimentavano per molte strade i mercati mediterranei. La visita della Regina del regno arabo settentrionale di Saba (I Reg. 10, 1-13) fu una riprova di questa ampiezza di interessi del sovrano.

Il regno di S. fu celebre anche per le costruzioni, di cui la più importante fu il complesso Tempio-Reggia (ibid. 5-9), due gruppi di edifici distinti, ma raccordati armonicamente tra loro, secondo che esigeva il servizio, in parte comune ad ambedue (sul sito e i criteri costruttivi, v. tempio). S. si valse dell'opera di Hiram (v.), Re di Tiro, che inviò operai specializzati, tra cui primeggia il fonditore Hiram (v.), e materiali, tra cui i cedri del Libano, che il Re fenicio faceva tagliare e trasportare fino al porto di Giaffa, donde gli Ebrei li trasportavano a Gerusalemme. A costruzione finita fu trasportata l'Arca dell'alleanza nella nuova sede, e fu inaugurato il Tempio con una lunga cerimonia, tra cui un discorso ed una elevata preghiera del Re (I Reg. 8).

La grande serie dei lavori salomonici a Gerusalemme fu completata con la costruzione di un terrapieno (milló : ibid. 11, 27), con cui il luogo del Tempio e della Reggia (Moria) fu unito alla "città di David" (Ophel), e con un ampliamento delle mura (I Reg. 9, 15) della città (v. gerusalemme, II).

Ma la vita privata di S., opulento e felice signore dell'antico Oriente, segob una progressiva decadenza morale. S. si formò un harem con un numero esagerato di donne ( $I$ Reg. 11, 3; cf. Cant. 6, 8), molte straniere e idolatriche, verso le quali il re teocratico, costruttore del tempio di Jahweh, fu tanto debole, da costruire in Gerusalemme e nei dintorni dei tempietti alle divinità pagane, a cui egli stesso prestò qualche culto (ibid. 11, 1-8).

Allo sdegno del Signore per queste colpe il narratore biblico, superando l'evidente inclinazione che si coglie in tutte le testimonianze ad attenuare le ombre che si proiettano sulla figura del Re glorioso e pacifico, collega la condanna alla scissione della monarchia (ibid. 11, 1-13), che difatti avvenne alla morte di S. (932 a. C.), preparata da tempo da rivalità interne fra le tribù del nord e del sud e occasionata dai malcontenti per i gravami fiscali che il Re scomparso aveva imposto.

Nel Nuovo Testamento è ricordato per il proverbiale sfarzo (Mt. 6, 29) e la sapienza (ibid. 12, 42). Nella tradizione patristica occidentale in genere il giudizio su di lui è sfavorevole, a motivo dell'idolatria finale; meno presso i Greci. Dante lo ricorda con onore fra i Sapienti (Par., X, 109-16).

Bial.: G. R. Tabouis, Salomon, roi d'Isroèl, Parigi 1934 (sulla vita privata); R. Friedli, Der König Salomo. Ein Bibelstudium, in Kirchenfreund, 69 (1935), pp. 337-71, 353-57, 369-79;

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J. Garstang, The heritage of Salomon, Londra 1932: J. Beurich, Sülfer und Mazhir. Ein Beitrag zur inneren Gesch. des davidisch-salomon. Grossreiches und des Königreiches Toda, in Zeitschr. f. d. Altt. Wissensch., 17 (1940-41), pp. 1-29; J. Hornell, Nonal activities in the days of Salomon and Ramesses III, in Antiquity, 21 (1947), 66-73.

Giovanni Rinsidi
Anchrologia. - L'arte cimiteriale ha del tutto ignorato la figura di S. ma da Pompei è pervenuta una scena parodistica del suo giudizio, che dimostra quale fosse la sua fama presso gli antichi (cf. J. B. Frey, Les Juifs a Pompei, in Rev. bibl., 42 [1933], pp. 375-81, tav. 22). L'arte cristiana dell'alto medioevo ha restituito un esempio a Fresco del sec. viI nella chiesa sotterranea di S. Maria in Via Lata a Roma (Wilpert, Mosaiken, p. 689, tav. 37, 1). Altre scene similari sono sparse qua e là in monumenti minori, delle quali la più antica e pregevole è quella figurata sul retro di una teca argentea conservata nella chiesa di S. Nazario a Milano del sec. iv (K. Hoffmann, s. v. in LThK, IX, p. 128). Particolare interesse offre l'intaglio bizantino su un'agata bruna per una sorta maniera orientale che si direbbe desunta dalla pittura vascolare (cf. A. de Longpérier, Une intaile antique inédite, in Comptes rendus de la Soc. des Inscript. et Belles Lettres, 44 [1880], pp. 273-80). Restano inoltre una miniatura del manoscritto (gr. 510) di s. Gregorio Nazianzeno e un avorio del tardo sec. ix (E. Molinier, Catalogue des ivoires de la Bibl. nat., Parigi 1897, p. 18, fig. 8) umbedue nella Biblioteca nazionale di Parigi; una pietra incisa (Notizie Scavi, 1882, p. 323); un avorio a Berlino e un vetro colato a foggia di medaglione ( O . Wulff, Altshr. u. mittelnlt. byzant. u. ital. Bildnerhe, I, Berhino 1909, p. 237, tav. 56, n. 1152) sempre che si tratti del giudizio di S. e non della strage degli innocenti.

Nel medioevo la figura di S., che già presso Flavio Giuseppe (Aetiq. Ind., VIII, II, 5) aveva assunto virtù esorcistiche, si trasforma in quella di un vero e proprio mago, cui la credenza popolare, alimentata da leggende di ogni paese, attribuisce poteri concessi direttamente da Dio (cf. lo sdegno di Origene, In Matthaeum, iro: PG 13. 1757). Tutta una serie di piccoli oggetti, amuleti, talismoni di ogni genere, pietre, si è ispirata a tale credenza, raffigurando S. nimbato con lunga lancia crociata nella destra, il segno della croce all'esergo, che accorre a cavallo e trafigge il demonio in sembianze di donna (G. Schlumberger, Mélanges d'archéologie byzantine, Parigi 1895, pp. 116-40). In questo senso S. sarà il prototipo del s. Giorgio cristiano, con la differenza che in lui confluiscono credenze pagane e cristiane permeate di elementi mitologici, piuttosto che derivate dal giudaismo. Unico esemplare fuori di questa tradizione è un medaglione ostiense segnalato da G. Ceiza (v. art. cit. in bibl., p. 85), che rappresenta S. in piedi con un'asta nella sinistra e un bastone nella destra, intento a rimestare il contenuto di un vaso striato. Nel retro di tali medaglie sono incisi simboli magici di ogni specie, mentre il significato delle rappresentazioni su ambedue i versi è talvolta illustrato da leggende ( $\Sigma \rho \alpha \gamma^{\prime} \varsigma$ Z $\lambda \lambda 0 \mu \tilde{\omega} v o \varsigma$, ecc.). Questi oggetti sono dei secc. III-viII.

Altra testimonianza della venerazione popolare per $S$. sono le invocazioni per la sua protezione, nelle quali il suo nome ricorre insieme ad angeli e santi. Così, p. es., in un papiro della Biblioteca di Oslo S. è associato anche con Cristo (L. A. Constans, Une amulette chrétienne sur papyrus, in fournal des Savants, 1922, pp. 181-82); mentre su una tavoletta d'argento è invocato con l'angelo Mechlia (W. Fröhner, Sur une amulette basilidienne inédite du Musée Napoléon III, in Bull. d. antiquités de Normandie, 4 [1867], pp. 217-31; cf. altri esempi in Bull. d'arch. crist., 5 [1869], p. 62; Revue des études grecques, 16 [1903], p. 42).

A S. infine è collegato quel "signum" o "sigillum Salomonis " efficace contro le insidie magiche e demonia-
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(per carteria del dott. R. Dejenbert)
Salomone - Il Giudizio di S. Incisione del maestro B. M. (fine sec. xv), che, che sembra derivato da elementi astrologici, quali il pentalfa e l'esalfa iper le relazioni tra astrologia e magia : F. Cumont, Les religions orientales dans le paganisme romain, IV, Parigi 1929, pp. 168-79, 292-96, con bibl.).

BraL.: G. Caba, L'arte magica di S. nella tradiz. letter. e. artist., in Bull. della Comm. arch. comm. di Roma, 46 (1918. pubbl. 1920), pp. 85-100: K. Künstle, Ihonographie der christl. Kunst. Friburgo in Br. 1928, pp. 294-98; H. Lecherca, S., in DACL, fasce. clxvi-lexin, coll. 288 sgg .; M. Simon, Verus Israël (Bibliob. des Ecoles françaises d'Athènes et de Rome. 166), Parigi 1948, pp. 394-431; K. Hofmann, S., in LThK, IX, pp. 128-29.

Pasquale Testini
Salmi di S. - Apocrifo comprendente un gruppo di 18 brevi componimenti religiosi, inseriti fra i libri "salomonici - in alcuni codici della traduzione greca della Bibbia. Per il contenuto e per la forma letteraria si avvicinano molto ai Salmi : ciò spiega il loro titolo.

Al pari del Salterio davidico, la piccola raccolta tratta di soggetti vari sotto l'aspetto religioso; alla lode di Dio si unisce il genere didattico; alla descrizione vivace di una grave umiliazione subita dalla Città santa e dal popolo corrisponde l'attesa di un futuro ben diverso, quando il Messia, presentato in modo particolare come il re d'Israele ( 16,1 sgg.), segnerà un nuovo periodo storico. Le circostanze particolari pongono in risalto il problema, trattato varie volte nei testi del Vecchio Testamento, del giusto perseguitato ed oppresso e della superba sicurezza dei peccatori. Nei 18 carmi si possono segnalare quasi tutti i generi letterari rilevati nel Salterio davidico.

Le somiglianze aumentano, se si confrontano la fraseologia e la forma esterna dei vari componimenti. Eccettuato il primo, tutti i salmi hanno un titolo, nel quale si nomina sempre il celebre Re d'Israele, mentre si usano termini differenti per segnalare il genere letterario, quali "salmo" (2;3;5;13;15;17;18), "inno" (10; 14; 16), " apostrofe contro gli adulatori" ( $\delta \alpha \lambda \lambda 0 \gamma \dot{\eta}$; 4), o "salmo con ode" (15; 17). Spesso vi è anche una determinazione circa il soggetto particolare, come "su Gerusalemme" (2); "sui giusti" (3) ecc. In 18,9 si ha il termine $\delta \iota \delta \dot{\alpha} \alpha \lambda \mu \alpha$, che nella traduzione greca del Salterio davidico corrisponde all'enigmatico seláh ebraico.

Tutti ammettono l'unicità di autore. Non vi è nessun documento estrinseco circa la personalità di questo, ma l'esame interno lo rivela facilmente un pio israelita, molto attaccato alla Legge ed alla religione e sorretto nella sventura da una profonda e tenace speranza messianica a carattere nazionalistico. I molteplici accenni all'umiliazione di Gerusalemme ed alla profanazione del Santuario (in specie 17, 11 sgg.) suggeriscono il tempo immediatamente successivo alla presa di Gerusalemme da parte di Pompeo Magno, quando questi, per porre fine alle interminabili contese civili degli ultimi Asmonei, nel 63 a. C.

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Salomone meridionali, vicariato apostolico delle Isole - La cattedrale di Visale, nell'isola Guadalcanar, benedetta l'11 maggio 1930.
si inoltrò sino nel Santo dei Santi, spintovi forse innanzi tutto da un'incontenibile curiosità per il mistero, con cui gli Ebrei circondavano tale luogo (Tacito, Historiae, V, 9). Molto più problematico è il ravvicinamento dei "giusti", di cui si parla spesso ( $2,36 ; 3,8 ; 4,1.6 .8$. ecc.), con l'antico gruppo degli Asidei (v.) del tempo delle lotte maccabaiche (cf. I Mach. 2, 42).

I Salmi di S. sono giunti a noi solo nel testo greco. Siccome si trovano in manoscritti biblici, sono stati pubblicati nelle edizioni critiche della Bibbia. H. B. Swete (The Old Testament in Greek, III, $4^{8}$ ed., Cambridge 1912, pp. $765-87$ ) riproduce il cod. 253, mentre A. Rahlfs (Septuaginta, II, Stoccarda 1935, pp. 471-89), riporta l'edizione di O. Gebhard (Texte und Untersuchungen, 12, II), Lipsia 1895. Da R. Harris fu scoperto un testo sinaco, che contiene i Salmi di S. insieme alle Odi di S. Egli lo pubblicò in collaborazione con A. Mingana (The Odes and Psalms of Salomon, I. The text, Manchester 1916; II. The translation with introduction and notes, ivi 1920). Gli studiosi, però, convengono che si tratta di traduzioni di un testo ebraico od aramaico, composto dopo il 63 da un giudeo gerosolimitano.

Bibl.: R. Kittel, in E. Kautzsch, Die Apocryphen und Pseudepigraphien des Att. Test., II, Tubinga 1900, pp. 127-48; F. Perles, Zur Erklärung der Psalmen Salomos, Berlino 1902; J. Viteau-F. Martin, Les Psaumes de Salomon, Parigi 1911; G. G. Gray, in R. H. Charles, The apocrypha and pseudepigrapha of the Old Test, II, Oxford 1913, pp. 625-52; J.-B. Frey, Apocryphes de l'Ancien Testament, in DBs, I, coll. 390-96; A. Da Alpe, Christologia in Psalmis Salomonis, in Verbum Domini, 11 (1931), pp. 56 59, 84-88, 110-20; id., La redenzione dei Salmi di S., in La redenzione. Conferenze bibliche, Roma 1934, pp. 301-20.

Testamento di S. - Scritto apocrifo, in cui si narra come S. durante la costruzione del Tempio, servendosi di un anello magico ricevuto dall'arcangelo Gabriele, obbligò il demonio Ornia ed altri spiriti maligni ad eseguire diversi lavori. Si continua a descrivere la potenza straordinaria di questo Re contro le forze occulte; infine si rileva come egli perdette ogni potere sovrumano a causa dei suoi amori con donne straniere (cf. I Reg. 11, I sgg.).

E evidente lo scopo parenetico dell'autore. Il racconto è basato sulle leggende giudaiche circa le virtù magiche di S., alle quali allude anche Flavio Giuseppe (Antiq. Jud., VIII, 47).

Autore dell'opera è riconosciuto uno scrittore cristiano del sec. III, che probabilmente si servi di documenti giudaici del sec. I d. C. Lo scritto ci è pervenuto
solo nel testo greco originale, già pubblicato in PG 122, 1315-58, di cui C. C. McCown (The Testament of Salomon, Lipsia 1922) ha dato un'edizione critica. Angelo Ponna

SALOMONE, figlio di Isacco: v. RASi.

SALOMONE MERIDIONALI, vicariato apostolico delle Isole. - Fa parte della Melanesia centrale.

Il 27 luglio 1897 fu cretta la prefettura apost. delle Isole Salomone inglesi, distaccate dal vicariato apost. della Nuova Pomerania (ora vicariato apost. di Rabaul [v.]) e per un trienon amministrata dal vicario apost. delle Isole Figi. Ebbe l'attuale denominazione il 21 genn. 1904 e fu elevata a vicariato apost. il $1^{\circ}$ genn. 1912. E affidata ai Maristi.

La superficie delle isole è di ca. kmq. 24.000 con una popolazione di ca. 88.000 ab., di cui ca. 17.000 cattolici, ca. 30.400 protestanti e altrettanti pagani. I missionari sono 24 , fratelli 9 , suore 54 . Vi è il Seminario minore. Catechisti 254. La penuria del personale ha ristretto finora l'apostolato alle isole Guadalcanal, Malaita e S. Christoval.

Bibl.: J. Hervier, Les Missions Maristes en Océanie, Pariai 1902, pp. 259-84: AAS, 4 (1912), pp. 440-41; MC, 1930, pp. 479-76.

Saverio Paventi
SALOMONE SETTENTRIONALI, vicariato apostolico delle Isole. - Comprende le isole Bougainville, Choiseul, Shortland e Buka con i pochi isolotti adiacenti.

La prefettura apost. delle Isole Salomone germaniche fu cretta il 23 maggio 1898 , separando le isole di Bougainville e Buka dal vicariato apost. di Nuova Pomerania (oggi vicariato apost. di Rabaul [v.]). Per tre anni fu amministrata dal vicario apostolico dell'Arcipelago dei Navigatori. Ebbe l'attuale denominazione il 21 genn. 1904 e fu elevata a vicariato apost. il 31 maggio 1930. Affidato ai Padri della Società di Maria.

La superficie delle isole è di ca. kmq. 20.000 con una popolazione di ca. 49.425 di cui 30.773 cattolici, catecumeni 4042, protestanti 9954, pagani 4631 , missionari 31, di cui 2 indigeni, fratelli 7 , suore 38 , catechisti 539. Stazioni primorie 24, secondarie 20. Scuole elem. 24, medie 18 , superiori 2 , professionali e normali 1. Ospedali 9, dispensari 22. La vita cattolica è bene organizzata.

Bibl.: J. Hervier, Les Missions Maristes en Oevanie, Parigi 1902, pp. 259-84; AAS, 22 (1930), pp. 513-14; MC, 1930, pp. 471-72.

Saverio Paventi
SALOMONI (Salomonius), Giacomo, beato.
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(Ist. Fides)
Salomone settentrionall, vicariato apostolicodelle Isole - Abitazione e scuola per ragazzi asitavi.

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In alto: SALTERIO DOPPIO, detto di Ewrardo, conte del Friuli, con il Salterio gallicano (f. 91v) e il Salterio - Ixxtu Hebraeos (f. 92 r). Cod. Reginensis lat. 11 della metà ca. del sec. viII - Bibl. Vaticana. In basso: SALTERIO MONASTICO BENEDETTINO (sec. x-xi). Contiene il Salterio romano riveduto qua e là nel sec. xiv sul Salterio gallicano. Nel fol. $45^{v}$ si legge l'ultima parte degli exordia vel tituli psalmorum. Il f. $46^{r}$ miniato ha al centro l'Agnello Divino, agli angoli i 4 Evangelisti e i monogrammi: Domus Trinitatis Lucis Pacis - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 84.

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(a) Toca die mupitrai cagrcuure linguioua.
ficur nouacula acura fecifta dolum.
$\#$ Dabryfomulmam fup bemignnare. m:yurare magui quim loqun rqumarem.
$\$$ Dabryfomú uerbi precipracnomi. lingui dolop.
$\Delta$ proprepro di'defruocice mfinem. cuellocice
(da V. Leroquais, Les Peaulicrs mes. lat. des Bibl. pub. de France, 31 dcon 1940-41, (av. 19)
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(da V. Leroquais, Les Penutiers mes. lat. des Bibl. Pub. de France, 31 dcon 1940, (av. 61)
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(dn H. Ouanl, Mlialalures des plus anclens mes. grecs de la Bibi. nat. du VIn ou XIV* vidale, Parigi 1929, (av. 1)
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(da V. Leroquais, Les Peaulicrs mes. lat. des bibl. pub. de France, 31 dcon 1940-11, (av. 137)
In alto a sinistra: INIZIALE DEL. SALMO 51 in oro e argento contornato di rosso del Saltero innario con giosse di Odberto, abate di St-Bertin (999). La miniatura raffigura la Natività e l'Annuncio ai pastori - Boulogne-sur-Mer, Bibl. municipale, ms. 20, f. $58^{\circ}$. In alto a destra: DAVIDE CHE SUONA IL SALTERIO E CUSTODISCE IL GREGGE. La Melodia tiene la mano sulla spalla di Davide, mentre l'Eco si affaccia dietro una colonna. Miniatura di un Salterio greco (sec. x) - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. gr. 139. In basso a sinistra: ILLUSTRATIONE LETTERALE DEL SALMO 11 del Salterio triplo «licata Hebraco», Romano e Gallicano con giosse, di Canterbury (sec. xiii). La miniatura raffigura: Davide che invoca Dio, uomo che cade a terra, persone che conversano, Dio che incarica un angelo di difendere i poveri e i disgraziati che l'invocano, forno con due operai che lavorano l'argento, operai che fanno girare una grossa macina e un argento, gruppo di armati con scudi ai quali un angelo reca una lanciaFarigi, Bibl. nazionale, ms. lat. 8846, f. 20. In basso a destra: SALTERIO DI CARLO VIII in latino e francese (ca. 1490). La miniatura illustra il salmo 52 e raffigura Davide e uno stolto - Parigi, Bibl. nec., ms. lat. 774, f. $63^{\circ}$.

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Mistico domenicano, n. a Venezia nel 1231 da famiglia patrizia, m. a Forli il 13 maggio 1314.

Entrò a 17 anni tra i Frati Predicatori in SS. Giovanni e Paolo dopo aver distribuito il proprio patrimonio ai poveri. Fu successivamente sottopriore o vicario nei conventi di Ravenna, Faenza, S. Severino. Svolse gran parte della sua attività religiosa a Forli nel convento di S. Domenico, cio che gli meritò il titolo di "apostolo di Forli». Secondo un'antica tradizione il b. S. fondo o riformò la confraternita dei "Battuti Bianchi" che aveva il compito di assistere i fanciulli poveri. La sua vita contemplativa fu contrassegnata da carismi: estasi durante la Messa, dono delle lacrime, segreto dei cuori, profezia. Col suo nome fu chiamata una riforma veneziana dell'Ordine domenicano. Nell'attuale Messale domenicano (ed. Roma 1933) la festa è al 5 giugno.

Bibl.: principali biografic di S.: G. Croissant, Bruxelles 1623; L. Moreva, Barcellona 1624; V. Gomez, Valenza 1624; R. Bagatismi, L'Apostolo di Forli, Forli 1914. Antonino Silli

SALON, Michele. - Teologo agostiniano, n. a Valenza nel 1539, m. ivi il 25 genn. 1621. Emessi i voti religiosi nel 1558 , studiò nel patrio convento, dove divenne baccelliere nel 1563 ; frequentòle Università di Valenza, Alcalá e Salamanca, ottenendo il titolo di maestro in teologia nel 1567 ; insegnò fino alla morte nell'Università valentina, dove spiegò la Summa Theologica dell'Aquinate nel senso del tomismo tradizionale.

Richiesto il suo parere nelle controversie De auxiliis, scrisse una lunga dissertazione, censurando severamente molte proposizioni di Molina e alcune di Bañez (v.); contro questi insegnò che, nella esposizione della dottrina morale, occorre tener conto del diritto canonico e civile, nei quali il S. si mostra molto versato.

Scrisse inoltre: De iustitia et iure (2 voll., Valenza 1591 e $1598 ; 2^{\mathrm{a}}$ ed. Venezia $1592 \mathrm{e} 1602 ; 3^{\mathrm{a}}$ ed. ivi 1608 ), egregio commento su s. Tommaso; restano inedite (codici principali nella Bibl. Angelica di Roma) altre sue esposizioni della Somma dell'Angelico.

Bibl.: H. Narducci, Catalogus codd. mss. in bibl. Angelica Roma 1803, p. 71 e sgg.; G. de Santiago Vela, Europa de bibliografia ibernanorizana de la Orden de 1. Agustín, VII, El Escorial 1925, pp. 72-89 e 712; F. Pelster, Eine Kontroverse über die Methode der Moraltheologie: S. und Baitez, in Scholastik, 17 (1942), pp. 385-411.

SALONA. - Oggi piccolo villaggio della Dalmazia,
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Salona - Scavi della basilica del sec. XI, costruita sopra una basilica
(for. Enis)
polco-cristiana del sec. vi.
in Jugoslavia, nei dintorni di Spalato, con ricchissime vestigia antiche dell'epoca in cui fiorì come importante città romana.

Fondata dai Greci (da Issa, colonia di Siracusa) sul territorio dei Dalmati, probabilmente nel corso del sec. III a. C., S., importante porto dell'Adriatico orientale, ebbe un grande sviluppo sotto il dominio romano, divenuta allora non solo una colonia (Martia Iulia S.) ma anche il centro amministrativo della nuova provincia (Illyricum, poi Dalmatia). Sede d'un "legatus Augusti pro praetore * e d'altri alti magistrati, S. divenne nel sec. III sede anche d'un vescovo. Una considerevole comunità cristiana s'era formata lì in seno a numerosissimi orientali, primi propagatori del cristianesimo nelle città dalmate. Avendo sopravvissuto alle molteplici incursioni delle genti barbare che si erano impadronite provvisoriamente di tutto il territorio della Dalmazia, S. riconobbe, come tutta la Dalmazia, il potere bizantino fino alla sua completa distruzione da parte delle stirpi avaro-slave, avvenuta verso il 615. Mai più sorse S. come città, e la vita sociale passò nella vicina Spalato (Spilt), dove fu trasferita anche l'organizzazione ecclesiastica. Nelle adiacenze però di S. si creò nell'alto medioevo un notevole centro del nascente Stato creato.

L'organizzazione ecclesiastica si formò nel corso del sec. III, ed è dovuta ai vescovi Venazio (questi aveva, come ha dimostrato F. Bulić, una funzione prettamente missionaria nel territorio illirico) e Domnio, i quali subirono il martirio, il primo, come si crede, sotto Aureliano, e l'altro sotto Diocleziano. S. ebbe un considerevole numero di martiri (fra i quali Anastasio, Asterio, Telio Antiochiano, Oziano, ecc.), le cui reliquie furono trasferite in parte, a cura di papa Giovanni IV, dalmata, a Roma nel battistero di S. Giovanni in Laterano (cappella di S. Venanzio con il magnifico mussico: cf. Wilpert, Mosaiken, p. 731 e tav. 111). Alcune ne conserva anche la cattedrale di Spalato.
S. è divenuta celebre per i suoi monumenti cristiani (è lì che ebbe luogo il primo Congresso d'archeologia cristiana, nel 1894). Fra i primi e più importanti vanno ricordate le basiliche cimiteriali (finora scoperte cinque:

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Salotti, Carlo - Ritratto.
trasportate le reliquie di tutti i più importanti martiri salonitani. Marusinac, invece, ha una eccezionale importanza nello sviluppo dell'architettura cristiana. Oltre un raro esempio di mausoleo (di S. Anastasio), con caratteri orientalizzanti (siriaci), sono venute in luce due basiliche, una accanto all'altra, la prima in origine senza tetto (basilica discoperta). Un altro notevole complesso cristiano è rappresentato dalla Basilica urbana, grande chiesa a tre navate (del sec. v. rifatta nel sec. vi) con il battistero e con altri edifizi adiacenti. Per mezzo di un ampio nartece è unita questa Basilica con un'altra a forma di croce greca, che dimostra diverse fasi di costruzione. S. ebbe moltissime altre Basiliche, delle quali, in gran parte, le tracce sono ancora visibili. Solo nell'àmbito dell'antica città, entro le mura perimetrali, ne furono finora registrate ben quindici. S. fu elevata da papa Zosimo (414) alla dignità di metropoli ecclesiastica della Dalmazia, conservata fino alla distruzione della città. Vedi tav. CVI.

BibL.: Bull. di arch. e stor. dalmata (dal 1878); L. JelicF. Bulić-Rutar, Guida di Spalato e S., Zara 1894; G. F. Kirsch, Le Bon Pasteur sur les monom. chrét. de S., in Eph. Salonitano. 1894, p. 17 sgg.; L. Jelic, I monum. scritti e figurati dei mart. salon. tani del cimitero della «Lex sancta christ.», ibid., p. 31 sgg.; H. Delehaye, Saints d'Istrie et de Dalmatie, in Anal. Boll., 18 (1899), pp. 369-71; id., L'hogiegr. de S., ibid., 23 (1904), pp. 5-18; id., Nouvelles fouilles à Salone, ibid., 47 (1929), p. 72 sgg.; Ch. Segvic, Chronol. des évêques de S., suivie de la chronol. des évêques de Spalato, in Anal. Bolland., 33 (1914), pp. 265-73; J. Zeiller, Les origines chrét. dans la prov. rom. de Dalmatie, Parigi 1906; id., Basiliques chrét. de S. et de la Dalmatie, in Bull. de la Soc. Nat. des Antig. de France, 1921, pp. 226-31; id., Une ébauche de vicariat pontif. sous le pape Zosime, in Rev. hist., 155 (1927), pp. 326-32; W. Gerber, R. Egger, M. Abramic, Forschungen in S., I, Vienna 1917, II, ivi 1926; J. Brönsted, E. Dyggve, Fr. Weilbach, Rech. à Salone, I, Copenaghen 1928; II, ivi 1934; Eubel, I, pp. 430-31; II, p. 251 ; III, p. 346; IV, p. 358; V, p. 341 ; E. Dyggve, S. christ. Apergu histor. du dévelop. de la villa et de ses constructions à l'époque paléochrét., in Atti del III Congr. di arch. crist., Ravenna 1932, Roma 1934, pp. 237 254; id., in Zeitschr. für Kirchengesch., 59 (1940), pp. 103-13; id., History of Salonitan christianity, Oslo 1951.

Vincenzo Brajević

## SALONICCO: v. Tessalonica.

SALONIO di Ginevra. - Figlio di Eucherio di Lione, fratello di Veranio (vescovo di Vence), S. divenne prima del 439 vescovo di Ginevra.

Scrisse una Expositio mystica in Parobolas Salomonis (PL 53, 987-94) e in Ecclesiastem (ibid. 993-1012) in forma di dialogo con il fratello. Insieme con il vescovo Ceretio di Grenoble i due fratelli scrissero una lettera a papa Leone I, riguardante la sua Epistola dogmatica (cf. Leone M., Ep. 68 : PL 54, 887-90).

BibL.: M. Besson, Un évêque exégète de Genève au milieu de $V^{e}$ siècle, in Anzeiger für Schweizer Geschichte, nuova serie, 9 (1902-1905), p. 252 sg.

Erik Peterson
SALOTTI, Carlo. - Cardinale, n. a Grotte di Castro (diocesi di Montefiascone) il 25 luglio 1870,
m. a Roma il 24 ott. 1947. Compiuti gli studi nel Seminario di Orvieto, dal 1891 al 1894, durante il servizio militare in Roma, attese agli studi di filosofia e di teologia.

Sacerdote nel 1894, si laureò in teologia, filosofia, diritto canonico e civile presso il Seminario romano, e in lettere alla Sapienza. Attese alla predicazione e allo sviluppo dell'Azione Cattolica e alla diffusione del pensiero di Leone XIII sulla questione sociale. Fu inoltre professore di filosofia nel Liceo S. Apollinaro (1902-12) ed iniziò nuove forme di apostolato nel campo dell'apologetica, tenendo conferenze filosofiche nella sede dell'Artistica Operaia e nella parrocchia di S. Crisogono in Trastevere. Contemporaneamente svolse una intensa attività presso la Congregazione dei Riti come avvocato nelle cause dei Santi. Nominato da Benedetto XV (1915) sottopromotore della fede, collaborò alla redazione dei canoni del CIC relativi alle cause di beatificazione e di canonizzazione dei servi di Dio. Da Pio XI nel 1923 fu nominato promotore generale della fede, poi nel 1930 venne eletto arcivescovo titolare di Filippopoli di Tracia e segretario della Congregazione de Propaganda Fide ed in quest'ufficio provvide alla formazione e all'elevazione del clero e della gerarchia indigena nonché all'Azione Cattolica nelle Missioni. Come rettore dell'Ateneo del Pont. Collegio Urbano fondò l'Istituto missionario scientifico, il laboratorio di psicologia sperimentale, istituì nuove cattedre e diede incremento alla Biblioteca. Iniziò poi dalla Radio Vaticana i messaggi al mondo per la giornata missionaria, tenendo anche in varie città d'Italia conferenze illustrative e incitando i fedeli a dare generosamente il loro contributo spirituale e materiale per la propagazione della fede nel mondo. Pio XI, nel Conciatore del 13 marzo 1933, lo creò cardinale riservandolo in pettore e lo pubblicò il 16 dic. 1935, con il titolo di S. Bartolomeo all'Isola, che lasciò il 16 dic. 1939 quando optò per la sede di Palestrina. Nel 1938 era chiamato a succedere al card. Camillo Laurenti quale prefetto della Congr. dei Riti. La nomina a cardinale non ne troncò l'attività apostolica, nel ministero della parola e della penna. Si ricorda a tal proposito l'opposizione sempre dimostrata nei riguardi del fascismo e l'intrepida fermezza durante l'occupazione nazista. Accanto alle numerose pubblicazioni agiografiche vanno ricordate: L'opera diplomatica e sacerdotale del card. Domenico Ferrata (Torino 1914); La crisi della società contemporanea. Studi apologetici (Roma 1922); Un compione dell'Azione Cattolica: Filippo Tulli (ivi 1924); Il card. Giovanni Bonzano (ivi 1927); Profili di santi, apostoli,eroi (Pisa 1944); Sulle trincee per la verità e per la fede (Roma 1944); La romanità dei santi (ivi 1946), oltre a molte pregevoli lettere ai diocesani di Palestrina. Recentemente sono state pubblicate, con prefazione di d. Luigi Sturzo, le sue Memorie (Roma 1951), di grande interesse per la conoscenza di uomini e di avvenimenti.

BibL.: Il card. C. S. numero unico, Roma 1935; L. Salotti, Il card. C. S. nelle sue memorie, Alba 1951. Mario de Camillia

SALPI. - Antica diocesi. L'antica «Elpie», "Salapia", "Salapinon", presso l'odierna Trinitapoli (provincia di Foggia) si distingueva in "Salapia" greca e in "Salapia" romana e, secondo i notari del 1500, in "Salapia vetus et nova", perché, distrutta la prima a causa dell'aria malsana, fu edificata la seconda in luogo più salubre.

La greca, come afferma Vitruvio, era posta a quattro miglia dalla riva del mare, verso Occidente, tra il lago salso e la torre di Rivoii; la romana, a sette miglia dalla precedente, verso Oriente, restava presso la odierna Montalbino. Le colmate dei fiumi Cervaro e Carapelle che in quel punto s'impaludano hanno fatto scomparire i loro ruderi. Si sa che la "Salapia" greca aveva un gran porto, scalo di Arpi o Argiipa (Foggia). Il suo vessovato si inizia con una serie di una ventina di vescovi di cui i nomi storicamente più accertati vanno dal sec. xI al sec. xvi, come dimostra F. Lanzoni. L'ultimo, Tommaso Stella, traslato a Lavello nel 1544, chiude la serie e S.,

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da suffraganca di Bari, viene perpetuamente sottomessa alla giurisdizione dell'arcivescovo di Truni. Nel 1310 il vescovo era tassato per un'oncia e il Capitolo e il clero di S. per once 2, 12 tari, dalla Sede Apostolica. Dipendenti da S. si trovano Tressanti, Stornara e la prepositura di Canosa.

Secondo i Regesta Angioina il vescovo esigeva il diritto di uccelleria e della pescagione del Pantano salso e dolce e il terraggio dei suoi territori (1271). I due pantani erano ricchissimi di anguille. Il re Carlo I aveva, presso il pantano, Palazzo e Cappella; egli volle che i 30 ducati che il Duca di Burgundia doveva dare alla Curia di S. fossero dati al vescovo Pietro della stessa città per la costruzione del campanile di S. Nicola, chiesa maggiore della città (1271), e nel 1283 al medesimo vescovo dette il privilegio della fiera di S. Margherita vergine e martire per otto giorni del mese di luglio.

Biel.: S. Santeramo, Le origini di Trinitapoli e il suo territorio (1932), vol. incd. presso il comune di Trinitapoli; Ughelli, VII, p. 917: X, pp. 358, 298-99; Moroni, s. v., LX, pp. 298299; D. Vendola, Rationes decimarum Italiae: Apulia, Lucania, Culiabriae (Stud. e testi, 84) Roma 1939, p. 38; R. Filangieri, I registri della Cancelleria Angioina, 2 voll., Napoli 1930-31; Lanzoni 1, pp. 284, 379 .

Salvatore Santeramo
SALSMANS, Joseph. - Gesuita, moralista, n. ad Anversa il 2 sett. 1873, m. a Malines il 19 genn. 1944.

Entrato nell'Ordine nel 1891, fu, nel 1907, destinato alla cartellra di teologia morale a Lovanio, succedendo, dopo un intervallo di 7 anni, allo zio, p. E. Génicot. Insegnò per 29 anni, formando alla carica delicata di confessore e di direttore spirituale un buon numero di Gesuiti e di membri di altre congregazioni. Dal 1936 al 1942 fu superiore a Malines; poi attese a vari ministeri.

Insegnante vivace, chiaro, metodico, egli sa ben distinguere il principale dall'accessorio, si esprime in forme facili e brevi, si serve di principi pratici, ricchi di esperienza. Si incaricò delle successive edizioni delle Institutiones theologiae moralis dello zio, dalla $6^{a}$ alla $15^{2}$ (Bruxelles 1908-42; morì curando la 16a), rivedendone sempre il testo, aggiornandolo e attuando, anche nella presentazione tipografica, le sue belle qualità didattiche. Aggiornò pure i 2 voll. dei Cussis conscientiae dalla $2^{2}$ alla $7^{2}$ ed. (ivi 1932-38). Pubblicò inoltre numerosi lavori di argomento morale per raggiungere gli ambienti più disparati: p. es., Rechtslihe Pflichtenleer. Deontologia iuridica (ivi 1914, $3^{2}$ ed. 1937); Geneeskundige Pflichtenleer. Deontologia medica (ivi 1919, $4^{2}$ ed. 1935); Pflichtenboehje voor Ziekenaerpleging (deontologia per infermiere, ivi 1927, $5^{2}$ ed. 1944); Over Pharmaceutische Zedahleer (deontologia per i farmacisti, ivi 1932); De index en de herkelijke Boekentsetten (ivi 1921, $3^{2}$ ed. 1939); Biechthooren (per i confessori, ivi 1933) ecc. e inoltre numerosi articoli su diversi periodici di cultura.

Biel.: E. Druwé, In memoriam. Le p. 7. S., in Nouv. rev. théol., 67 (1920-42), pp. 689-94; J. von Mierlo, In memoriam van prof. dr. 7. S., in Koninkl. Vlaamsche Acad., 7 oarboch 1943, Gand 1947, pp. 17-31.

Celestino Testore
SALTA, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi della Repubblica Argentina, nel dipartimento omonimo.

Ha una superficie di 157.324 kmq . con una popolazione di 300.000 ab. dei quali 290.000 cattolici; conta 29 parrocchie servite da 83 sacerdoti regolari e 45 diocesani; ha un seminario, is comunità religiose maschili e 15 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 348).

La città di S., fondata nel 1582 , fu creata diocesi il 28 marzo 1806 dal papa Pio VII; primo vescovo fu mons. Nicolas Videla del Pino. Pio XI, con la cost. apost. Nobilis Argentinae nationis del 20 apr. 1934, la elevò a metropolitana, assegnandole quali suffraganee le diocesi di Catamarca e Jujuy. La Cattedrale è dedicata agli apostoli ss. Filippo e Giacomo.
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(per certeia di mons. A. P. Fruhaz)
Salta, arcidiocesi di - Chiesa di S. Francesco in S.
Biel.: AAS, 27 (1935), p. 261; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LIII, pp. 329-32; J. Toscano, s. v. in Cath. Enc., XIII, p. 404.

SALTAMOCHIO, Guglielmo : v. AURENAS, MARTIRI di, beati.

SALTERIO (Saltero). - Così venne chiamato (da $\psi \alpha \lambda \tau \eta \eta_{\text {mov }}$, psalterium, strumento musicale a corda, quindi, per analogia, la raccolta degli inni da cantare sul "salterio") il libro della Bibbia contenente i Salmi (v.), che divenne poi un libro liturgico e un manuale di devozione privata.

1. Il s. bella Chiesa occidentale. - Il s. occupa un posto di preminenza nella vita religiosa dell'antichità e del medioevo e fu presto estratto dalla Bibbia per farne un libro di preghiere, liturgiche e private, a sé stante. Nell'antichità e per buona parte del medioevo il s. fu quasi l'unico manuale di devozione dei laici (cf., ad es., il caratteristico passo della lettera di Paola e Eustochio a Marcella: PL 22, 491). Lo si adoperava anche quale libro didattico per gli esercizi di lettura (vari s. sono uniti all'abbecedario), donde il termine psalteratus sinonimo di litteratus. Per i chierici e i monaci il s. era ed è tuttora il libro di preghiera per eccellenza. Nell'alto medioevo i chierici, prima di accedere agli Ordini, lo dovevano imparare a memoria; ciò spiega la consuetudine invalsa presso molti di recitarlo per intero, oltre la parte riservata alla sacra officiatura, uno o due volte al giorno. A Farfa e a Cluny si accompagnavano le ultime ore di un agonizzante con la recita del s.; altrove lo si cantava o recitava durante le veglie delle salme, specie dei vescovi e degli abati. La recita parziale o integrale del s. era prevista dai Penitenziali (cf., ad es., quelli di Egberto di York [735-66], di Ailtgario di Cambrai [817-31], di Burcardo di Worms [1000-25]) in sostituzione delle gravi penitenze corporali con le quali si dovevano scontare determinate colpe. Il s. veniva anche adoperato per le cosiddette sortes sanctorum, pratiche divinatorie, proibite dai Capitolari carolingi e ancora dal Penitenziale di Burcardo, che consistevano nel cercare la risposta ad un qualunque quesito nel primo versetto di un salmo ad apertura di libro.

1. Tipi di s. - Non si tratterà qui del suo contenuto (per cui v. salmi), ma soltanto del s. libro a sé stante, di cui si hanno due grandi categorie, cioè i s. biblici e i s. liturgici, suddivise in vari tipi.
A) I s. biblici. - Il tipo più comune è costituito dall'estratto della Bibbia con i 150 salmi (psalterium non feriatum) in una delle versioni pregeronimiane (s. Milanese adoperato nella liturgia ambrosiana, il s. Gallico nella gallicana antica, s. Spagnolo nella mozarabica, s. Veronese, s. Romano nella romana: v. Latifer, versioni della biebia) o in una delle tre versioni geronimiane: romana ( 384 , semplice revisione del s. romano sul testo dei Settanta; si discute se sia il s. tuttora adoperato nella basilica di S. Pietro), gallicana (ca. 389 ; adoperato dapprima nelle

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(da L. Derez, Le panitier de Paul III. Parigi 1805, tux. 7; Sacrzano - La creazione degli astri. Miniatura del s. di Paolo III copiato de Federico Mario da Perugia nel 1542 e miniato da Vincenzo Raimondo da Lodève - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 888o, f. $182^{\circ}$.

Gallie, onde il nome; è il s. della Volgata, revisione del s. rom. sul testo esaplare a scopo di studio), il s. «iuxta Hebraeos * (392-93, versione dal testo ebraico) con qualche rara annotazione musicale o liturgica (diápsalma, oppure is = responsum), talvolta anche con i segni critici: l'asterisco o l'obelo. Un altro tipo comprende i s. collettori, in cui ognuno dei 150 salmi è seguito da una colletta che si ispira al suo contenuto, senza alcun riferimento a cicli o feste liturgiche. Con questi s. si risale all'origine della sacra ufficiatura (secc. IV-vi) quando un solista cantava in mezzo al coro il salmo ascoltato in silenzio dai presenti; terminato il salmo, il coro cantava il Gloria Patri, poi, dopo qualche minuto di preghiera in silenzio, il celebrante improvvisava o recitava una colletta. Di queste collette, diventate poi preghiere private, ma ricopiate ancora sino al sec. xiri in s. d'origine monastica, si hanno tre serie che risalgono ai secc. v-vi : la Visita nos, africana; la Domine apud quem, mozarabica, e la Effice, romana, secondo la classificazione del Wilmart (cf. A. Wilmart-L. Brou, The psalter collects from V-VIth sources [H. Bradsaw Society, 83], Londra 1949; recens. di H. de Sainte Marie in Eph. lit., 65 [1951], pp. 105-10; Chr. Mohrmann, $A$ propos des collectes du psantier, in Vigiliae christianae, 6 [1952], pp. 1-19). Seguono poi i s. doppi, tripli o quadrupli, che contenevano, a scopo di studio, su pagine o colonne distinte, due o tre delle versioni geronimiane, talvolta anche il testo greco o una versione in volgare, e i s. con glosse marginali o interlineari, che, come è ovvio, nulla hanno in comune con i Commentaria, le Postillae e le