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 studio, su pagine o colonne distinte, due o tre delle versioni geronimiane, talvolta anche il testo greco o una versione in volgare, e i s. con glosse marginali o interlineari, che, come è ovvio, nulla hanno in comune con i Commentaria, le Postillae e le Enorvationes in Psalmos. I s. erano spesso preceduti da prefazioni composte da lettere di s. Girolamo, versi damasiani, brani tolti da altri Padri o scrittori ecclesiastici, raccolte da D. De Bruyne, in Préfaces de la Bible latine, Namur 1920. Si veda, ad es., la lunga prefazione premessa al s. doppio, seguito da cantici biblici e 21 inni, detto di Ewrardo, conte del Friuli (cod. Reginensis
lat. 11, metà del sec. viII) che comprende ben zo foll. (cf. A. Wilmart, Cod. Reginenses Latini, I, Città del Vaticano 1937, p. 26).
B) I s. liturgici. - Il classico tipo del s. liturgico, il psalterium per ferias o psalterium feriale, è quello che contiene i 150 salmi, distribuiti secondo le varie ore canoniche, per ogni giorno della settimana, e l'Ordinarium divini Officii, cioè gli invitatori, gli inni, le antifone, i capitoli, i responsori e le collette. Accanto a questo tipo perfetto se ne hanno altri meno completi. Non è raro trovare s. manoscritti con invitatori, antifone e collette segnati in margine, spesso con i soli incipit; dopo i salmi seguono generalmente i cantici biblici per le Lodi e, se trattasi di s. monastico, anche per il terzo Notturno, inni vari. il Te Deum, il Gloria in excelsis, i simboli apostolico e atanasiano, le litanie dei Santi e i salmi penitenziali ecc. A seconda del loro contenuto si hanno cosi : 1) is. innari, con un numero variabile di inni per le ferie e le feste; 2) is. libri d'Ore, con le preghiere private che si recitavano dopo l'ufficiatura (v. LIBRI D'ORE); 3) i s. diurnali, con antifone, capitoli, inni e collette del giorno; 4) is. antifonari, con le parti che si dovevano cantare; 5) i s. rimali con preghiere e rubriche per l'amministrazione dei Sacramenti. Oltre i s. liturgici, andarono di moda nel medioevo: il s. della Vergine (dal sec. xir in poi), composizione poetica o in prosa di 150 strofe, e il s. di s. Girolamo che comprendeva un certo numero di versetti tolti dai salmi senza alcun nesso logico.
2. Criteri per la datazione e l'identificazione. - Tra i manoscritti liturgici, i s., generalmente anepigrafi, sono quelli che presentano le più gravi difficoltà per la loro datazione e identificazione dalla Chiesa cui hanno appartenuto. Oltre all'elemento palcografico, si deve ricorrere agli eventuali elementi locali inseriti nel calendario, nelle litanie dei Santi, negli inni dedicati a taluni santi, nella serie delle antifone e dei cantici biblici, o nell'Ufficio dei morti.
3. Decorazione. - Il s. fu oggetto, ai pari di altri libri liturgici, di particolari cure da parte degli amanuensi e alluminatori che dettero una ricca serie di s. approntati con finissimo gusto artistico, a cominciare dai s. trascritti in belle lettere ouciali e semionciali su pergamena purpurea (secc. v-vi ed evo caroline) sino a quelli finemente miniati dal sec. xvi. Basti ricordare il s. purpureo onciale in argento e oro di s. Germano del sec. vi (cf. Leroquais [v. bibl.], II, pp. 110-11); il s. di Stoccarda in onciale del sec. viit (A. Dold, in Röm. Quartalschrift, 1934); il s. dell'abbazia di Hautvillers, detto di Utrecht del sec. IX (cf. E. T. De Wald, The illustrations of the Utrecht Psalter, Londra-Lipsia 1932); il s. di Egberto di Treviri a Cividale, eseguito tra il 977 e il 993 (cf. H. V. Sauerland-H. Haseloff, Der Psalter Erzbischof Egberts von Trier. Codex Gertrudianus'jn Cioidale, Treviri 1901); il s. di s. Luigi del sec. xili (cf. Leroquais, II, pp. 101105); il s. di Carlo VIII, ca. 1490 (Leroquais, II, pp. 5758); il s. di Paolo III del 1542 (L. Dores, Le panitier de Paul III, Parigi 1909), ecc. Anche talune delle prime edizioni a stampa sono notevoli per la loro curitmia. Le parti più ornate dei s. manoscritti sono: 1) il calendario, dove spesso sono riprodotte le figurazioni dei mesi e dello zodiaco; 2) alcune pagine poste prima dei salmi e 3) la parte riservata al testo di questi ultimi. Nelle pagine che precedono i salmi, campeggiano sin dal sec. viII Davide e Cristo in maestà o anche in Croce; Davide, con il suo strumento musicale, talvolta accompagnato da altri salmisti che suonano con lui. Con il sec. xir, le scene relative a Cristo prendono un maggior sviluppo; con i secc. xili-xiv, le pagine in parola vengono decorate con interi cicli di scene tolte dall'Antico e dal Nuovo Testamento. Per illustrare il testo dei salmi, si sono seguiti vari sistemi: si adorna ogni salmo con scene che si riferiscono al suo contenuto, oppure si divide il s. in tre o cinque libri e si alluminano, nel primo caso i salmi 1, 51, 101; nel secondo, i salmi 1, 41, 72, 89, 106; altre volte si orna il primo di ogni feria ( $1,26,38,51,52,68,80,97$, 101, 109), ma non sempre la figura si riferisce al contenuto del salmo. Oltre le pagine integralmente o in parte miniate, c'è poi tutta una gamma di lettere iniziali, grandi e piccole, e fregi marginali eseguiti con rara perizia e sbrigliata fantasia.

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Bibl.: H. Ebronsberger, Libri liturg. Bibl. Vaticanae. Friburgo in Br. 1897, pp. 1-36; H. Bobatta, Liturgische Bibliographic des XV. Jahrh., Vienna 1911, pp. 48-54; E. A. Lowe, Codices latini antiquiures, sinors 2 voll., Oxford 1934-30 (passim. per i codici anteriori al sec. IX); V. Leroguais, Les paautiers mes. latins des bibl. publ. de France, 3 voll., di cui uno di tavv., Mícon 1040-41 (enturiente introduzione); A. Allgeier, Die Psalmen der Vulgata, Paderborn 1940; G. Battelli, Lezioni di paleografia, $3^{a}$ ed., Città del Vaticano 1940 (cf. i paragrafi dedicati alla miniatura delle singole scritture); R. Weber, Preblèmes d'édition des anciens paautiers latins, Città del Vaticano 1951. A. Pietro Prataz
4. Divisione liturgica settimanale del 1. - Nella distribuzione settimanale del s. (Psalterium dispositum per hebdomadam) si distinguono il corso monastico e quello romano per l'uso del clero secolare. Il corso monastico, ordinato da s. Benedetto nella sua Regola monastica (capp. 8-18) indica i salmi da recitarsi in una settimana, 12 nel Mattutino (numero santificato già dai primi monaci), cominciando la domenica con il salmo 20 e terminando con il ro8 al sabato; son riservati per i Vespri i salmi 109-47, per la Prima i salmi 1-19, per le Ore minori della domenica come per la Terza, Sesta e Nona di lunedi le 22 sezioni del 118 , gli altri giorni i salmi detti graduali.

Altri corsi monastici occidentali si richiamano a s. Cesario d'Ariba (verso il 502 : Ordo psalleodi) e a s. Colombano (m. nel 615 ). Il corso romano, ordinato, si dice, da Damaso papa (m. nel 384), anch'esso recita il s. in una settimana, cominciando al Mattutino di domenica con il salmo i per finire al sabato con il ro8; nel Mattutino domenicale il numero dei salmi da s. Gregorio Magno (m. nel 604) fu ridotto a $12+3+5$ (prima $14+6+6$ ), in quello feriale disposto a 12 ; le 22 sezioni del 118 si ripetevano ogni giorno nelle Ore minori; per i Vespri erano riservati i salmi 109-47. Quest'ordine fu conservato anche nella riforma di Pio V (m. nel 1572) fino al b. Pio X, il quale, il 10 nov. 1911, ordinò una nuova ripartizione dei salmi assegnandone nove al Mattutino, rispettando l'antico ordine di due grandi parti di salmi 1 -108 al Mattutino, di 109-44 ai Vespri, assegnando gli altri alle Ore minori e dividendone i più lunghi sull'esempio dei monaci egiziani e di s. Benedetto.

Il testo liturgico del s. fino a s. Pio V era quello del Psalterium Romanum, che s. Pio V sostituì con quello del Psalterium Gallicanum. Pio XII introdusse ( 14 marzo 1945) una nuova versione fatta sul testo ebraico.

Il nome s. viene talvolta ad indicare il Rosario per le sue 150 Ave Maria, quanti sono i salmi.

Bibl.: W. Brambach, Psalterium, Berlino 1887; O. De Bruyne, La reconstruction du paautier hexaploire latin, in Rev. hém., 41 (1929), pp. 297-324; id., Le problème du paautier romain, ibid., 42 (1930), pp. 101-26; Ph. Oppenheim, De vetustioribus Breviariorum codiribus manuscriptis inquisitiones, Torino 1949, pp. 60-70; M. Righetti, Mon. di stor. liturg., I, Milano 1950, pp. 249-51; H. ivi 1946, pp. 433-42, 488-89, 493-502. Pietro Siffrin
II. S. liturgico nei riti orientali. - Nel rito bizantino il s. è diviso in venti cathismata, e ciascun cathisma in tre staseti; ciascuna stasis può avere tre o più salmi e si conclude con il Gloria Patri. Vi sono aggiunti nove cantici biblici; così già il Codex Alexandrinus del sec. v. che ne ha però quattordici. Il s. fu il primo libro liturgico greco dato alla stampa: Venezia, probab. 1494.

Nel s. slavo il Simbolo atanasiano e altri scritti riguardanti la fede precedono i salmi e l'ultimo canto è seguito da preghiere per i moribondi e per i defunti; invece in altri s. seguono i cosiddetti salmi scelti, da aggiungere alla lettura privata di un cathisma. A Mosca come a Kiev fu concepito e edito un altro tipo di s. chiamato Psaltir e posliedovaniem; oltre il s. ordinario egli dà tre supplementi: l'Orologio, i Tropari e kondahi di tutto l'anno, l'Ufficio della S. Comunione e altri acathisti.

Il s. si recita in lettura continua, a ragione di un cathisma al Vespro e di due o tre al Mattutino, una volta la settimana, due volte durante la Quaresima (cf. E. Mercenier - F. Paris, La Prière des Eglises de rite byzantin, I, Chevetogne 1947, p. 14, nota 2, pp. 207-209; H. Schneider, Die biblischen Oden..., in Biblica, 30 [1949], pp. 2865, 239-72, 432-52, 479-500).

Fra i s. alluminati con immagini marginali sono importanti i s. di Khludov del sec. IX, il Vat. Barberiniano
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(da T. Uspenshil, L'art byzantin chez les slaves, Parigi 1522, tav. 21) Salterio - Pagina del s. greco Khludov, con miniatura del sec. XII. Sion con Maria e Gesù, consacrazione di David, martirio del Maccabei. Cod. palinsesto, la scrittura onciale più antica e del sec. IX, la più recente, corsica, e del sec. XII - Mosca, Museo storico.
greco 372 del sec. XI, ecc. (cf. N. Kondakov, Miniaturi... [in russo], Mosca 1878), e il Litseraja Psaltir dell'a. 1397 (riprodotto, Pietroburgo 1890; vedere anche J. Strzygowski, Die Miniaturen des serbischen Psalters der Königl. Hof-und Staatsbibliotheh in München, Vienna 1906, e L. Mariès, L'irruption des Saints dans l'illustration du psautier byzantin, in Anal Boll., 68 [1950], pp. 153-62). Fra i s. alluminati a piena pagina è noto quello di Parigi del sec. x (cf. H. Buchthal, The Miniatures of the Paris Psalter, Londra 1938).

Nel rito armeno il s. è diviso in otto sezioni, chiamate "canoni»; ciascuna sezione comprende un cantico biblico. Ognuno dei "canoni" corrisponde a uno degli otto toni musicali. Poiché nell'Ufficio della Notte si recita ogni giorno un "canone», la lettura del s. si completa in otto giorni. Il cursus ha inizio alla $1^{\text {a }}$ Domenica di Quaresima cominciando con il tono primo. Ciascun "canone" è diviso in sette sezioni terminate con il Gloria Patri. Questo sistema esiste già almeno dal sec. viI. Molti manoscritti ed edizioni aggiungono però il Cantico di Daniele, il Magnificat, il Benedictus, il Nunc dimittis e la preghiera di Manasse (cf. F. C. Conybeare, Rituale Armenorum, Oxford 1905, p. 446).

Nel rito sim-occidentale il s. è diviso oggi in venti sezioni ( $=$ marmijdd) e sessanta dossologie ( $=$ Gloria Patri). Vi aggiungono sempre tre cantici : Mosè (Esodo), Isaia, Mosè (Deut.), e spesso tre altri : Magnificat, Beati tudini, Gloria in escalair; in fine si trova non raramente il Simbolo Niceno; alcune volte, sotto l'influsso bizantino, il s. ha accolto ancora altri cantici. Anticamente si recitava un marmild in ogni Notturno dell'Ufficio della Notte; da molti secoli poesie liturgiche ne prendono il posto, però il s. ebbe una edizione ancora nel 1912 a Sciarfa.

Nel rito sim-orientale di s. è diviso in venti haliate e ciascun haliöld in due o più marmijddd; ognuno di questi comprende due o tre salmi, vi sono intercalate delle preghiere. Il cursus si recita con assiduità nell'Ufficio della

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Notte. Edizioni cattoliche: Roma 1842, Mossul 1912. Per la distribuzione dei salmi cf. A. J. Maclean, East Syrian daily Offices, Londra 1894, pp. 260-63.

Nel rito copto il s. conta venti cothismata e sessanta dossologie ( $=$ Gloria Patri). Vi si aggiungono undici odi e poi il cantico di Daniele, il Magnificat, il Benedictus, il Nunc doubtis e il Glorta in escelsis (questo secondo la recensione greca). Ogni ora liturgica si inizia con la recita di dodici salmi. Edizioni di R. Tuki (v.) a Roma nel 1744. Non raramente i manoscritti etiopici aggiungono ancora il Cantico dei Cantici (cf. S. Grébaut, Manuscrits éthiopiens appartenants à M. N. Bergey, in Rev. de l'Orient Clichi., 25 [1925-26], pp. 196-219). - Vedi tavv. CVII-CVIII.

Alfonso Race
SAL TERRAE. - Rivista mensile spagnola per il clero, fondata nel 1912 a Bilbao dal gesuita p. Remigio Vilariño. Dal 1920 la redazione venne trasferita all'Università pontificia di Comillas.

Il periodico ha uno scopo pratico e offre ai sacerdoti schemi di prediche, temi culturali e risoluzioni di casi di morale e di diritto canonico, nel quale campo va segnalata l'assidua, apprezzata collaborazione del p. E. Fernández Regatillo.

Ignazio Ortiz de Urbina
SALTILLO, diOCESI di. - Città e diocesi nel Messico, nello Stato di Coahuila.

Ha una superficie di 155.000 kmq . e una popolazione di 710.000 ab. dei quali 683.500 cattolici. La diocesi ha 30 parrocchie e un clero di 38 sacerdoti diocesani e 31 regolari. Conta 1 seminario, 8 comunità religiose maschili e 25 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 348). La città fu fondata nel sec. xvi, ed eretta a diocesi dal papa Leone XIII nel 1891, quale suffraganea di Monterrey.

Bibl.: anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LIII, pp. 342-43; C. Crivelli, s. v. in Cath. Enc., XIII, p. 404. Enrico Josi

SALT LAKE, diocesi di. - Diocesi e città nello Stato di Utah (U.S.A.). Suffraganea di S. Francisco.

Copre oggi un territorio di 84.990 mq . con una popolazione totale (consimento 1950) di 686.839 ab. ed una popolazione cattolica di 26.165 . Trentatré sacerdoti diocesani e 23 religiosi (Paolisti, Trappisti, Francescani, Domenicani, Benedettini) esercitano il sacro ministero nelle 29 parrocchie, 15 cappelle e 9 missioni. Vi sono 6 congregazioni femminili con 175 suore e la diocesi conta 19 seminaristi. Fra le istituzioni si trovano 1 collegio, 2 scuole superiori, I orfanotrofio e 2 ospedali. La diocesi di S. L. fu dapprima eretta come vicariato apostolico il 23 nov. 1886 per l'intero Stato di Utah ed una parte importante del Nevada; indi elevata a diocesi il 27 genn. 1891 e poi smembrata il 27 marzo 1931, quando la sezione del Nevada venne incorporata alla diocesi di Reno.

La storia della Chiesa cattolica comincia praticamente quando il sac. Scanlan nel 1873 si stabilì a S. L., unico prete in questo territorio.

BibL.: W. R. Harris, s. v. in Cath. Enc., XIII, pp. 404-405; The Official catholic directory, Nuova York 1950, pp. 531-32. Gastone Carrière

SALTO, diocesi di. - Città e diocesi in Uruguay nel dipartimento omonimo.

Ha una superficie di 65.000 kmq . con una popolazione di 500.000 ab. dei quali 450.000 cattolici; conta 21 parrocchie servite da 35 sacerdoti diocesani e 28 regolari; ha un seminario, 7 comunità religiose maschili e 22 femminili (Ann. Pont. 1952, pp. 348-49). Questa diocesi fu eretta insieme con quella di Melo con il breve di Leone XIII del 19 apr. 1897, quale suffraganea di Montevideo. In seguito a circostanze politiche il suo primo vescovo, mona. Tomas Camacho, non fu nominato che nel 1919.

Bibl.: anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LIII, pp. 391-92; anon., s. v. in Cath. Enc., XIII, p. 405.

Enrico Josi
SALUTARI, DEI (Salutares di). - Sono quelli che tutelano la salute fisica. Appartengono direttamente o indirettamente alla sfera di Apollo (v.) il dio solare che con i suoi raggi apporta malanni ed epidemie ma anche guarigione e salute, donde i suoi epiteti di $\dot{\alpha} \alpha \dot{\xi} \lambda \alpha \alpha \alpha_{0} \alpha_{0}$ "allontanatore di mali"; $\dot{\alpha} \pi \circ-$ $\tau \rho \delta \pi \alpha_{10} \varsigma$ \& repulsore»; $\pi \alpha \iota \eta \omega \nu$ "liberatore».

Suo figlio, che è un'ipostasi del suo potere curativo, è 'A $\alpha \alpha \lambda \eta \pi \iota \varsigma$, dio della medicina, in modo particolare collegato con il mondo infero, come è dimostrato dal costante suo attributo del serpente animale ctonico e dal rito dell'incubazione che si pratica nei suoi santuari. Alla sua sfera appartengono 'A $\lambda \eta \xi \dot{\alpha} \nu \eta \rho$ ' il salvatore ". 'A $\rho \dot{\alpha} \pi \circ$ s il desiderato"; è 'H $\pi \lambda \circ \nu \mathrm{c}$, sua poesdra "colei che guarisce"; Eó $\alpha \mu \dot{\alpha} \rho \circ \nu$ " l'auguratore di buona giornata"; 'A $\alpha \dot{\eta} \sigma \iota \circ$ s il soccorrevole»; 'V $\gamma \dot{\varepsilon} \iota \alpha$ "la salute»; 'T $\varepsilon \lambda \dot{\varepsilon} \sigma \circ \rho \circ \rho \circ$ s che conduce a buon termine", il quale ultimo ha avuto un rilievo speciale nell'asclepieo di Pergamo e di là durante i primi secoli dell'Impero ha irradiato verso l'Occidente, a Epidauro, nell'Argolide, ad Atene, Siaupatio, Sicione. Telefioro è rappresentato come un fanciullo (protettore della salute giovanile) tutto chiuso in un mantello fornito di cappuccio (baribacucullus, penulis).

In Grecia anche gli eroi hanno la funzione di d. s. in quanto profeti e protettori non solo della città che li onora ma anche della buona salute di chi a loro ricorre. I due medici Macaone (tomba e santuario a Gerenia in Laconia) e Podalirio (santuario in Apulia presso il Gargano), Iatro (in Atene presso il Tesco), Aristomaco (a Maratona) sono tutti eroi che hanno esplicato il loro potere di d. s.

Bibl.: K. Breysig, Die Entstehung des Gottesgedankens und der Heilbringer, Berlino 1905; E. Rohde, Psiche, trad. it., Bari 1913, pp. 684 sgg., 1188 sgg.; A. van Deursen, Der Heilbringer, Groninga 1931.

Nicola Turchi
SALUTATI, Lino Coluccio. - Umanista e uomo politico, n. a Stignano in Valdinievole il 16 febbr. 1331, m. a Firenze il 4 maggio 1405. A Bologna, dove fin dall'infanzia aveva seguito il padre esule, coltivò gli studi giuridici. La sua vocazione era la poesia, ma per la morte del padre si trovò in ristrettezze e dové iscriversi al tirocinio dei notai.

Lasciata Bologna dopo la caduta della signoria dei Pepoli (1351), protettrice degli esuli, tornò con la famiglia nella valle natia, dove esercitò per qualche tempo il notariato. Nel 1367 fu per pochi mesi cancelliere del Comune di Todi, poi segui per ca. 2 anni la Curia pontificia di Urbano V, senza trovarvi stabile sistemazione, e riprese il medesimo ufficio a Lucca (1371). Quiste e agiatezza raggiunse finalmente a Firenze, dove forse al principio del 1374 fu eletto notaio delle Tratte e l'anno successivo cancelliere dei Signori. Fu lui a conferire dignità a quell'ufficio, profondendovi per ca. 30 anni i tesori d'una vasta cultura e d'una esperienza sostenuta da raro equilibrio interiore e grande onestà di costumi. Le sue lettere ufficiali - che rappresentano una vera e propria riforma in senso umanistico dello stile cancelleresco, fino allora legato ai moduli di un barbarico latino medievale parevano al Duca di Milano più pericolose di mille cavalieri in armi. Religiosissimo, attaccò violentemente l'antipapa e i cardinali scismatici, ma fu un convinto oppositore del temporalismo papale e tenacemente difese l'indipendenza del governo fiorentino dalle ingerenze pontificie. Alla sua morte gli fu decretato il titolo di poeta e il cadavere coronato d'alloro ebbe degna sepoltura in S. Reparata.

L'ufficio di cancelliere fu per il S. consapevole realizzazione di quella intima fusione tra umanesimo e vita civile che costituisce la sintesi del suo pensiero. Appassionato ricercatore di codici (si sentì beato il giorno in cui s'accorse d'aver scoperto le epistole di Cicerone Ad familiares), fu il primo a praticare con metodo scientifico la collazione dei manoscritti, iniziando così quella critica testuale che doveva rimanere uno dei frutti più cospicui del nostro umanesimo. La santità della poesia, come sintesi di sapienza e rivelazione, e il valore educativo degli studi classici appassionatamente difese in famose polemiche con il cancelliere bolognese Giuliano Zonarini, con Carlo Malatesta, con Giovanni di Duccio da S. Miniato, con il b. Giovanni Dominici, autore della Lucula noctis. Discepolo e continuatore del Petrarca, ne raccoglie e sviluppa le aspirazioni nel senso d'una più attiva partecipazione alla vita e d'una più acuta intelligenza storica

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del presente. Certi suoi atteggiamenti antiscolastici muovono dalla fede nel primato della volontà sulla ragione, della vita attiva sui sapere. Alla sancta rusticitas dei mistici e degli eremiti contrappone il valore sociale degli studia humanitatis; riconosce la superiorita delle leggi sulla medicina proprio perché fine di quelle è il bene comune. Notevole importanza, nel quadro della cultura del tempo, ha anche il S. come pensatore politico per certa conciliazione tra democrazia e principato, imperniata sul rispetto della legalità, e per una larghezza di vedute che io porta a vivere con ben altra concretezza d'intenti il sogno del Petrarca e di Cola d'una Italia confederata e legata a Roma tamquam membra cum capite.

Delle numerose opere del S. la più importante è l'Epistolario in 4 voll., pubblicato da F. Novati in Fonti per la storia d'Italia (Roma 1891-1911; ma per le epistole ufficiali è ancora utile la vecchia raccolta di L. Mehus e G. Rigacci, Firenze 1741-42). L'Inveetiva in Antonium Lucchum in difesa di Firenze, a cura di D. Moroni (ivi 1826). Il De nobilitate legum et medicinae e il De verecundia, in unico vol. a cura di E. Garin (ivi 1947). Il De tiranno con trad. it. a cura di F. Ercole (Bologna 1942). Il De Hercule eiusque laboribus in 2 voll. a cura dell'Ullman (Zurigo 1951). Inediti il De saeculo et religionc e il De foto, fortuna et casu. Versi latini in Carmina illusiv. poet. ital., VIII, Firenze 1721, pp. 293-300. Perdute otto ecloghe giovanili.

Bibl.: F. Novati, La giovinezza di C. S. (1331-33), Torino 1888; A. v. Martin, C. S. und das humanist. Lebensideal, Lipsia 1916: L. Borghi, La dottrina morale di C. S., in Ann. Sc. Norm. di Pisa, $2^{2}$ serie, 3 (1934), pp. 73-102; id., La conccc. umanistica di C. S., ibid., pp. 469-32; G. Saito, Il pensiero ital. nell'umanesimo e nel Rinasc., I, Bologna 1949, pp. 145-59; G. Tolfanin, Star. dell'Umanesimo, II, $3^{2}$ ed., ivi 1950, pp. 173-77; E. Garin, L'umanes. ital., Bari 1952, pp. 38-50; sulle egloghe v.: E. Carrara, Le vestigia bucoliche di C. S., Milano 1909.

Giacchino Paparelli

- SALUTIS AETERNAE DATOR . - Inno delle Lodi nell'Ufficio della festa di Ognissanti, di autore sconosciuto; figura in manoscritti del sec. IX.

Consta di una sequela di invocazioni d'ispirazione litanica a Cristo, alla Vergine, agli Angeli, agli Apostoli, ai Patriarchi, ai Profeti, a s. Giovanni Battista, a s. Pietro, ai martiri, ai confessori, alle vergini; infine una preghiera a tutti i beati possessori del regno celeste perché avvalorino le nostre preghiere.

Bibl.: G. G. Belli, Gli inni del Breviario tradotti, Roma 1856, p. 338: L. Venturi, Gli inni della Chiesa, Firenze 1883, $3^{2}$ ed., p. 374; C. Albin, La poésie du Bréviaire, Lione s. a., pp. 374-78; A. Mirra, Gli inni del Bréciaiio romana, Napoli 1947, p. 242.

Silverio Mattei

- SALUTIS HUMANAE SATOR . - Inno dei Vespri e delle Lodi nell'Ufficio dell'Ascensione.

In origine "Jesu, nostra redemptio", di autore ignoto, appare in manoscritti della prima metà del sec. Ix. Il testo è stato in seguito trasformato e ridotto alla forma attuale.

Il poeta accompagna Gesù che, compiuta l'opera della redenzione, se ne torna al cielo.

Bibl.: G. G. Belli, Gli inni del Breviario tradotti, Roma 1856, p. 174: G. S. Pimont, Les hymnes du Bréviaire romain, III, Parigi 1884, pp. 107-12; C. Albin, La poésie du Bréviaire, Lione s. a., pp. 185-89.

Silverio Mattei
SALUZZO, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Cuneo, arcidiocesi di Torino. Si estende nelle alte valli di Maira, Varaita e Po e nella fascia di pianura prealpina delle tre valli. Superficie kmq. 4450; ab. 110.150 (acattolici 150 ) raccolti in 103 parrocchie. Sacerdoti 228; Seminario maggiore e minore. Lavorano in diocesi to case religiose maschili e femminili.

Il territorio saluzzese, popolato dai liguri Vagienni e Salluvii, passò ai Romani (sec. II a. C.); caduto l'Impero, pare sia appartenuto ai Longobardi. La prima menzione sicura di S. si trova in un documento databile verso
![img-16.jpeg](img-16.jpeg)
(lol. Enc. Catt.)
Salutati, Lino Coluccio - Incipit del De Foto, fortuna et casu con margine minuto e stemma urbinate (sec. xv) - Biblioteca Vaticana, cod. Urb. lat. 201, f. $2^{2}$.
il Mille (1064?). L'agro saluzzese fece parte della contea di Auriate (Caraglio) nel periodo carolingio; passò poi agli Arduini e, nel rogi, ai marchesi del Vasto, poi marchesi di S. (v. sotto). La città fiorì soprattutto nel sec. xv (lettere, arti, arte della stampa) ma poi decadde con il sec. xvi per il soffocante influsso francese.

La diocesi fu eretta da Giulio II (xo sett. 1511), smembrando il dominio marchionale da quella di Torino; dapprima immediatamente soggetta alla S. Sede, dal 1728 suffraganea di Torino. Per oltre un secolo ( 1550 -1700) si ebbero infiltrazioni eretiche (Valdesi e Ugonotti) nelle alte valli: un faticoso lavoro di evangelizzazione riusci ad arginarle e fini con il liberare totalmente dagli eretici. In merito, acquistarono particolari benemerenze, oltre il clero secolare, i Cappuccini (S.; Aceeglio, 1594-1802; Casteldelfino, 1600-1802) e i Gesuiti (S., Verzuolo e Dronero). L'estensione della diocesi subì nei secoli numerose variazioni: principale quella operata da Napoleone (1803) con l'aggiunta di Pinerolo e di numerose parrocchie di pianura; l'assetto attuale data dal 1817. Celebri abbazie furono: S. Costanzo (sec. Ix - 1803): conservata chiesa romanica; Staffarda (1135-1802): conservato chiostro monumentale; entrambe maschili e Rifreddo (1219-1592), femminile. Celebre, nei secoli del tardo medioevo, il santuario di Bocetto; frequentati ora, nella stagione estiva, quelli di Valmala (Madonna della Misericordia) e di Crissolo (S. Chiaffredo, martire tebeo patrono della diocesi).

Nel ministero pastorale emersero i vescovi: F. Archinto (1546-56) : celebrò sinodi, visitò diocesi e partecipò al Concilio di Trento (1547), trasferito all'arcivescovo di Milano; G. M. Tapparelli (1568-81): visitò minutamente la diocesi infestata da eretici e curò l'osservanza dei decreti del Tridentino; A. Pichot (1583-91): celebrò sinodi e visitò la diocesi; b. G. Ansina (p. 1 16031604): visitò la diocesi, celebrò un sinodo, pose gli inizi del Seminario e zelò il culto eucaristico, iniziando la cele-

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Saluzzo, diocesi di - Esterno del Duomo iniziato nel 1491, il campanile
brazione del Martedi Santo (singolare festa saluzzese); F. A. Della Chiesa ( $1642-62$ ): storico illustre, adunò tre volte il sinodo; G. F. Porporato ( $174 \mathrm{I}-8 \mathrm{I}$ ), zelante e caritatevole. Operarono nel saluzzese, oltre l'Ancina, i beati: Pietro di Ruffia (?-1365); Stefano Bandelli (1369-1450); Aimone Tapparelli (?-1495); Caterina di Racconigi (1485-1547). Personaggi illustri: P. Zaccaria Boverio (1568-1638); C. Denina (v.); G. B. Bodoni (1740-1813); D. Muletti (1755-1808), storico; Diodata Saluzzo (1775-1840), poetessa; S. Pellico (1789-1854); G. Casalis (1781-1856); F. Savio (1848-1916) e C. F. Savio (1857-1948), storici. - Vedi tav. CIX.

Bibl.: D. Muletti, Mem. stor.-diplomatiche appartenenti alla città e ai marchesi di S., (fino al 1601), 6 voll., Saluzzo 1829-33; G. Esndi, Statist. della prov. di S., ivi 1833-35, 2 voll.; G. Casalis, Diz. Geogr. stor. statist.-commerciale, XVII, Torino 1848, pp. 91-872; G. Manuel di S. Giovanni, Mem. stor. di Dronero e della Valle Maira, 3 voll., ivi 1868; A. Ferrato, La festa del Martedi Santo a S., Saluzzo 1897; autor: vari, Studi saluzzesi, Pinerolo 1901; D. Chiatrone, La costruz. della Cattedr. di S., Saluzzo 1902; G. Lobetti-Bodoni, Castelli e monumentali del saluzzese, ivi 1911; G. Berucci, La casa Cucama in S., ivi 1912; Ministero pubbl. istr., Elenco degli edifici monumentali, IV. Prov. di Cuneo, Roma 1914; C. F. Savio, S. nel sec. XVII (1601-35), Saluzzo 1915; id., La vita saluzzese dal 1791 al 1864, ivi 1921; id., S. stor. dal 1635 al 1730 , ivi 1928; id., L'ubbazia di Staffarda, Torino 1932; id., S. nel sec. XVIII (1730-92), ivi 1941; G. Monnier, I Gesuiti a S., Padova 1928; G. Vacehetta, La chiesa di S. Giovanni in S., Torino 1931. Giacomo Soleri

SALUZZO, marchesi di. - Sono un ramo degli Aleramici marchesi di Savona.

Il capostipite è Manfredi I, uno dei figli del mar. chese Bonifacio del Vasto (m. nel 1130), stabilitosi con il fratello Guglielmo nei territori dell'antico comitato di Auriate. Manfredi ebbe a lungo comunanza di possessi con il fratello Guglielmo capostipite dei marchesi di Busca. Verso il 1175 Manfredi II già si diceva marchese di S., dove aveva la sua residenza, ma ancora tra il 1202 ed il 1212 era occupato a comperare dai marchesi di Busca diritti e proprietà che avevano in S. Furono fedeli vassalli degli imperatori svevi, però Manfredi II non esitò a rendere omaggio ad Ottone IV. Durante il sec. xili, Manfredi III e Tommaso I furono assidui ed industri raccoglitori di domini per ampliare il loro staterello che era rinchiuso nelle valli della Varaita, Moira, Grasca; poche altre terre riuscirono a conservare nella valle del Tanaro e del Po. Un grave danno per l'organizzazione del marchesato fu la formazione del nuovo Comune di Cuneo; ostile era pure il Comune di Asti. I marchesi si appoggiarono per contra al Comune di Alba. Nel 1213 si hanno i primi legami con i conti di Savoia: Man-
fredi II e Tommaso I di Savoia si promettono aiuto reciproco e pattuiscono legami matrimoniali. Nel 1215 Adelasia di Monferrato reggente per il nipote Manfredi III accetta di fare omaggio al conte di Savoia per la terra di Borge. Grande importanza ha la figura di Tommaso I (12441296); sfuggendo da una parte agli Angioini, dall'altra al Comune di Asti, seppe organizzare ed ampliare il marchesato. Manfredi IV al principio del sec. xiv allo spegnersi degli Aleramici di Monferrato tentò raccoglierne l'eredità, ma si opposero gli altri congiunti, i Paleologi di Bisanzio. Il sec. xiv vide gravi lotte interne nella famiglia dei m. di S.: le provocò il dissidio tra Federico I figlio di Manfredi IV ed il pretendente alla successione Manfredi di Condé. Le lotte tra le due famiglie si intrecciano con quelle del marchesato con i Savoia-Acata di Pinerolo e con i Paleologi di Monferrato. Nel 1343 Tommaso II, per avere aiuto contro i Condé ostinati nella opposizione, fece omaggio al delfino di Grenoble. Umberto II; lo riconfermava nel 1354 a favore del nuovo delfino Carlo di Francia. In questo modo il marchese cercava sfuggire alla pressione che esercitavano sul suo dominio : visconti di Milano ed i conti di Savoia. Nel 1356 Tommaso II approfitò della lega antiviscontea per occupare Cuneo e tentare la ripresa della espansione, ma non era più possibile. Contro il nuovo marchese Federico II si levò potente il conte di Savoia, Amadko VI, memore degli antichi legami e sdegnato che Federico avesse fatto omaggio del marchesato anche a Bernabò Visconti (1360). Nel 1363 il conte di Savoia invase il märchesato, assediò S. e costrinse Federico a rendere omaggio. Ma il marchese appena libero si precipitò oltremonti a rendere omaggio al delfino, salvo poi rinnovarlo ad Amedeo VI nel 1364. Questa politica doppia determinò proteste del conte di Savoia a Grenoble ed a Parigi si che la cosa fu avocata dal Parlamento di Parigi. Nel 1375 il marchese affidava però la sua piazzaforte
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(fot. Alinari)
Saluzzo, diocesi di - Armadietto in pietra, detto della Spina (sec. xv) - Saluzzo, chiesa di S. Giovanni.

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avanzata di Carmagnola a milizie delfinesche. La lotta tra i conti di Savoia ed i marchesi si protrasse per tutto il sec. xv. Il conte Rosso nel 1386 di nuovo attaccò il marchese che trovò appoggio al solito nei Visconti da una parte e nel Consiglio delfinale. Di nuovo Amedeo VIII riprese la lotta contro Tommaso III (1396-1416, mecenate e letterato) : assediato in S. nel 1413, il marchese dovette piegarsi e rendere omaggio al vincitore. Ora i marchesi parvero rassegnati a sottostare alla sovranità sabauda: Ludovico I (1416-75) e Ludovico II (1475-1505, letterato) ripetutamente resero l'omaggio. Però in silenzio si assicuravano appoggi nelle potenze italiane nemiche dei Savoia. Dopo la morte di Luigi XI improvvisamente si risvegliò la questione nel Parlamento di Parigi: Ludovico, invitato a prestare omaggio al Re, cercò di mettere avanti delle condizioni, finché nel 1485 da Grenoble fu ordinato il sequestro del marchesato. Protestò il Duca di Savoia ed intimò al marchese di rendergli omaggio; e poiché le trattative non ebbero esito, nel 1487 assalì il marchesato e lo occupò. Il marchese, rifugiatoa in Francia, l'anno seguente riusci a riconquistare il suo Stato. Allora la questione rimase aperta ed insoluta per la morte del duca di Savoia Carlo I.

Il marchese Ludovico II era ormai tutto dedito alla Francia. Appoggiò Carlo VIII nella sua discesa in Italia e spedizione di Napoli, come poi fece con Luigi XII che accompagnò a Napoli. Morto Ludovico II nel 1504, governò il marchesato per i figli giovanetti la vedova Margherita di Foix. Il nuovo marchese Michele Antonio, devotissimo alla Francia, segui nelle loro guerre Luigi XII e Francesco I, sino a che morì ad Aversa nel 1524. Il fratello ed erede Giovanni Ludovico partigiano di Carlo V fu diseredato dal marchese a favore del fratello terzogenito Francesco. Ora le vicende del marchesato si legano strettamente a quelle delle lotte interne della famiglia marchionale. Giovanni Ludovico riusci a conquistare S., ma ne fu ricacciato da Francesco aiutato dai Francesi: Francesco I confiscò il marchesato e lo diede a Francesco come feudo. Poi Francesco passò alla parte imperiale; il Re di Francia diede il marchesato di nuovo a Giovanni Ludovico che pure passò alla parte imperiale. Il Re di Francia concesse allora il feudo di S. all'ultimo dei fratelli, Gabbilele, che mori, si disse, di veleno, nel 1548. I comuni del marchesato riunirisi in Parlamento invitarono il Re di Francia ad annettere il marchesato alla Francia ( $1^{\circ}$ ag. 1548); tale annessione durò fino al Trattato di Lione ( 17 genn. 1601) che l'assegnò alla casa Savoia.

BibL.: D. Muletti, Memorie storico-diplomatiche appartenenti alla città ed ai m. di S., Saluzzo 1829-33; C. Manfredi, I diritti della Casa di Savoia sopra il Marchesato di S., in Atti Arc. Lincei, Rendiconti, 1 (1885), pp. 12-16; F. Gabotto, Storia del Piemonte nella prima nata del sec. XIV, Torino 1894; id., L'età del Conte Verde in Piemonte, in Miscellanea di storia italiana, $3^{a}$ serie, vol. II, 1895; A. Tallone, Gli ultimi m. di S., Pinerolo 1901; id., Tommaso I marchese di S., ivi 1916. Francesco Cognasso

SALUZZO, Ferdinando. - Cardinale, n. a Napoli il 21 sett. 1744, m. a Roma il 3 nov. 1816.

Ascritto al Collegio dei protonotari apostolici partecipanti, fu vice legato di Ferrara e sotto Pio VI ponente di Consulta; nel 1783, eletto arcivescovo titolare di Cartagine, venne inviato nunzio in Polonia. Presidente di Urbino nel 1796, si rese benemerito finendo di costruire la strada del Furlo e si trovò a fronteggiare una situazione delicata con la consegna (1797) alle truppe francesi del forte di S. Leo. Creato e pubblicato cardinale da Pio VII nel Concistoro del 23 febbr. 1801, tenne contegno nobile e dignitoso: essendosi rifiutato di assistere al matrimonio di Napaleone con Maria Luisa fu relegato prima a Sédan con il card. Galleffi, quindi a St-Pons. Nel 1816 divenne presidente della Congregazione del Buon Governo.

BibL.: Maroni, LX, p. 303; U. Beseghi, I tredici cardinali neri, Firenze 1944, p. 121; G. Schmiallin, Hist. des papes de l'époque contemp., I, Lione 1938, p. 115 passim. Mario de Camillis

SALVADOR, EL. - La più piccola ( $34.126 \mathrm{kmq}$.) delle Repubbliche centro-americane e l'unica che si affacci solo sul Pacifico.
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(Prl. Alinari)
Saluzzo, mARCHESI di - Monumento a Ludovico II, attribuito a B. Briosco (sec. xv) - Saluzzo, chiesa di S. Giovanni.
I. Geografia. - Il territorio è formato da un altopiano interno ( 600 m . di altezza, in media), con vulcani in parte ancora attivi, e da una non larga cimosa litoranea, interrotta da lagune. Il clima è caldo-umido sulla costa, più temperato e sano nelle regioni elevate. Il S. è paese agricolo; prodotti principali sono: il caffè, largamente esportato, la canna da zucchero, il cacao, il tabacco, l'agave e, di recente, il cotone; i cereali (mais e riso) provvedono al fabbisogno interno. Ricche di essenze pregiate le foreste; mediocri le risorse minerarie (oro e argento). Le industrie, nonostante i moderni progressi (tessili), hanno valore meramente locale. Va tuttavia notato che il S. è, per il suo sviluppo economico, lo Stato più evoluto dell'America centrale.

La popolazione ( 2.200 .000 ab .) è costituita per il $15 \%$ da bianchi, per il $10 \%$ da amerindi e per il $75 \%$ da metricoi. La sua densità ( 60 a kmq.) è la più alta del centroAmerica. L'unica città che supera i 100.000 ab. è la capitale, S. S. La Unione ( 10.000 ab .) è il porto di maggior traffico.

Il S. è una repubblica unitaria, con un presidente rinnovabile ogni sei anni ed un'assemblea legislativa eletta a suffragio universale.

BibL.: M. Arguello, El S.: Tourist's Guide, S. Salvador 1928; W. Vogt, The Population of El S. and its natural resources, Washington 1946.

Giuseppe Caraci
II. Storia civile ed ecclesiastica. - Al tempo della scoperta dell'America e della successiva penetrazione spagnola nelle terre continentali, l'odierno S. era abitato dai Pipili, popolazione azteca, la cui capitale Cuscatlán fu occupata nel 1525 da Pedro de Alvaredo, penetrato nel paese dal Messico attraverso il Guatemala.

Tre anni dopo il fratello di Pedro, Giorgio, fondò a poca distanza da Cuscatlin la città di S. S. Il S. fece quindi parte della capitaneria generale del Guatemala, la cui giurisdizione si estendeva su tutte le Repubbliche odierne dell'America centrale (Costa Rica, Nicaragua, Honduras, S., Guatemala) e sulle province messicane di Chiapas e di Yucatan.

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(propr. Ene. Culi.)
Salvador, el - 1) Confini di Stato; 2) ferrovie.

Sono state, però, abolite tutte le modificazioni apportate dalla Carta costituzionale del 1945 a quella del 1886 , favorevoli alla Chiesa medesima. Nessun cenno, p. es., vi è fatto alla religione cattolica come quella professata dalla grandissima maggioranza del popolo. E vietato ai ministri di qualsiasi culto di appartenere a partiti politici e di ottenere cariche pubbliche (art. 24). Parimenti è vietato lo stabilirsi nel territorio nazionale di ordini contemplativi (art. 136) e vi sono limitazioni per il diritto di proprietà di enti e congregazioni religiose (art. 140). Dal 1882 è imposta la precedenza dell'atto civile sul matrimonio religioso; il Codice civile ammette con facilità il divorzio; i figli illegittimi sono equiparati in tutto ai legittimi. Tale legislazione contribuisce non poco alle lamentevoli condizioni dell'istituto famigliare nel S.

Nell'art. 201 è stata riaffermata la laicità della scuola, soppressa con il decreto di riforma costituzionale del dic. 1945, ed anche la situazione delle scuole private è divenuta meno favorevole, essendo state assoggettate a regolamentazione ed ispezioni da parte dello Stato, il quale inoltre può avocare a sé, in maniera esclusiva, la formazione degli insegnanti (art. 202). La Costituzione dispone poi che le scuole private non potranno rifiutare di accettare un alunno, adducendo come motivo l'illegittimità dei natali (art. 202). Altre disposizioni legislative, dal 1926 per le scuole secondarie e dal 1939 anche per quelle primarie, esigono che l'80 \% degli insegnanti siano salvadoregni. Esse, tuttavia, che riuscirebbero di grave pregiudizio per i collegi tenuti da personale religioso, non sono rigorosamente applicate.

Nella nomina dei vescovi non spetta al governo del S. nessuna ingerenza né alcuna forma di diritto di patronato.

I rapporti tra la S. Sede e la Repubblica del S. sono normali. Tra le due parti esistono relazioni diplomatiche, con un nuncio apostolico accreditato presso il governo del S. e un ambasciatore presso la S. Sede.

Dal 1935 la rappresentanza pontificia nel S. è unita, nella persona del titolare, a quella del Guatemala.

BIRL.: The South American Handbook 1932, Nuova York 1952, pp. 676-77. Ippolito Rotoli
IV. Ordinamento scolastico. - Si deve constatare che la Repubblica del S. sta compiendo un lodevole sforzo efficace per migliorare sia il grado di istruzione ed educazione del popolo, sia il trattamento del corpo insegnante.

La scuola elementare abbraccia 6 anni; nel 1951 le scuole erano 1520 (con tendenza ad aumentare notevolmente) dirette da 3700 istitutori con 11.000 alunni. La scuola secondaria, denominata "Cinque corsi di scienze e lettere", abbraccia 5 anni; nel 1951 si aveva 1 scuola normale e 22 scuole professionali, con un totale di 2336 alunni. Dà il titolo di baccelliere e con questo apre l'accesso all'Università. La quale è eretta nella capitale, è dotata di cinque Facoltà e frequentata da 900 studenti.

Dagna di rilievo è la "Fattoria di riabilitazione di Rafael Campow in favore dei delinquenti minorenni, nella quale vengono attuate le più recenti esperienze sia nel

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campo dell'agraria, sia in quello della rieducazione, tenendo conto dell'ambiente e del carattere dei rieducandi per meglio prepararli alle circostanze sociali, in cui torneranno a vivere. Cosi pure è da notare l'impulso dato per facilitare la lettura di libri e documentazione, creando nuove biblioteche pubbliche e ampliando quelle già esistenti; tutte con il prestito gratuito.

Le somme stanziate per la cultura e l'istruzione popolare rappresentano il $13.5 \%$ del bilancio generale dello Stato.

Bibl.: Ministero de Instrucción publica, Plan y programas. S. Salvador 1941; R. Castro, Memoria de los labores desarrolados par el poder cjecutivo en los ranos de cultura y asistencia social, ivi 1947; cf. anche: Boll. di legisl. scolast. comparata, 9 (1931), pp. 71-72.

Celestino Testore
SALVADORI, Giulio. - Scrittore, poeta e critico, n. a Monte S. Savino in Val di Chiana (Arezzo) il 14 sett. 1862, m. a Roma il 7 ott. 1928.

Collaborò assai presto a Roma con prose e versi a periodici letterari; e dal 1881, specialmente, alla Cronaca bizantina e alla Domenica letteraria. Nei suoi anni universitari, dal 1880 al 1884, si colloca la deviazione religiosa, che lo portò a una professione aperta di naturalismo, inducendolo infine a bandire una palingenesi originata dalla nuova scienza. Una crisi intellettuale, maturata con il superamento di una passione amorosa, lo ricondusse, nella primavera del 1885 , durante una dimora in Ascoli Piceno, alla pratica religiosa e al pensiero cristiano. Raccoltosi in una vita di ritiro e meditazione, si consacrò all'educazione giovanile nella scuola (Albano Laziale e Roma). Nel 1923 venne chiamato all'Università cattolica del S. Cuore in Milano per la letteratura italiana e dantesca. Esercitò un incenssante, fruttuoso apostolato tra i giovani e nella società colta.

Negli anni subito dopo la conversione compose il Cunzoniere civile (1889), formato di poesie e prose, esaltanti l'azione rinnovatrice sociale e civile del cristianesimo, nei momenti più alti e significativi della sua storia; un più tardo canzoniere, i Ricordi dell'umile Italia (1918), riprodusse composizioni del precedente, rielaborate, e altre scritte occasionalmente. L'opera poetica del S., pur ineguale, contiene quasi sempre un nucleo lirico originale, che si regge specialmente nelle composizioni più brevi, ispirate dalla natura e dalla vita intima e religiosa dell'autore. Della sua opera storico-letteraria e critica frutti cospicui sono il saggio Sulla vita giovanile di Dante (1901 e 1907) e inoltre studi sul Guinizelli e sul Cavalcanti. Lungo e fedele fu la devozione al poema dantesco, illustrato con diverse letture; molto materiale rimane anche di un commento, fondato su ricerche originali. La sua predilezione per l'Ottocento si assomma in Enrichetta Manzoni Blondel e il Natale del '23 (postumo, 1929) e nel commento a Le memorie poetiche di Niccolò Tommaseo (1916), dove si nota una critica fortemente e talvolta soverchiamonte psicologica, con intuizioni geniali e squisite ma anche talvolta con interpretazioni personali non abbastanza fondate. A lungo indagò la vita e l'azione di s. Francesco d'Assisi e i molteplici legami della civiltà italiana del Duecento con la spiritualità francescana. La sua salma riposa nella Basilica di Aracoeli. Fu terziario francescano e uomo di profonda spiritualità : è avviato il processo per la sua beatificazione.

Bibl.: opere: raccolta di poesie, incluso il Cunzoniere civile, e di scritti critici e biografici del S., a cura di C. Calcaterra, Liviche e saggi, 3 voll., Milano 1923; Lettere aperte, $2^{\circ}$ ed., Roma [1929] e Lezioni dal Fangelo, $3^{\circ}$ ed., ivi [1948] a cura di M. Cordovani; Vita breve di s. Fr. d'Ass., Milano 1941; Libertà e serietà nel pensiero giansenista e in A. Manzoni, Brescia 1942; Lettere scelte, a cura di P. P. Trompeo e N. Vian, Firenze 1942. Studi: F. Crispolti, Politici, guerrieri, poeti, Milano 1929; A. Giacomelli, Ricordando G. S., ivi 1929; P. Bondioli, Ritratto religioso di G. S., ivi 1929; T. Gallarati Scotti, Il rinnovamento di G. S., Roma 1932; E. Mascherpa, G. S., la vita e l'opera, Milano 1938 (con bibl.); G. Carconi, Ricordo di G. S. [Ascoli Piceno 1942]; P. P. Trompeo, Carducci e D'Annunzio (Roma 1943); F. Bargellini, Peso dell'Ottocento, $2^{\circ}$ ed., Brescia 1942; S. Monticone, G. S. il poeta dell'umile It., Alba 1947; N. Vian, Fantasia e realtà storica nel rinnovamento di G. S., in Studium, 47 (1921).

SALVATERRA (SalvatiERRE), Gianmaria. - Gesuita, missionario e fondatore della missione della California, n. a Milano il 15 nov. 1648 , m. in viaggio per Guadalajara (Messico) il 17 luglio 1717 .

Entrato nell'Ordine nel 1688, par. 11 nel 1675 per il Messico, dove, passati alcuni anni nell'insegnamento delle lettere, si diede alla evangelizzazione de-
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gli aborigeni della
Sierra Madre, di Sonora, di Cinaloa e di Tarahumara. Entusiasmato per la California dal p. E. Chino, che vi aveva lavorato vari anni, ma poi aveva dovuto abbandonare l'impresa per allora impossibile, s'imbarcò per quella missione il 10 ott. 1697. Sbarcato nella baia di S. Bruno, il S. eresse con i compagni nella baia vicina di S. Dionisio una fortezza rudimentale e alcune capanne e vi collocò l'immagine della Madonna di Loreto, creando così il primo centro che chiamò Loreto. Aveva avuto dal governo spagnolo i pieni poteri (come si avevano nelle Riduzioni del Paraguay) e l'incarico di guadagnare quelle regioni alla Corona. Le sue fatiche furono coronate da successo; quando nel 1704 dovette tornare in Messico, per essere provinciale, aveva fondato 6 missioni, imparate profondamente le varie lingue e percorso il paese in varie direzioni. Vi tornò nel 1707 a continuare la sua opera; dieci anni dopo, durante il viaggio a Guadalajara per trattare dell'avvenire della missione, lo esise la morte e fu seppellito nella diletta missione di Loreto.

Molte lettere scrisse e numerose relazioni assai importanti, parte delle quali conservatesi dal p. E. Chino, nei suoi Favores celestiales, e dal p. M. Venegas nella sua Noticia de la California.

Bibl., Sommervogel. VII, 488-90; S. A. Patrignani, Menologia di pie memorie di alcuni religiosi della Comp. d. Gesì. III, Venezia 1730, pp. 66-72; J. A. Oviedo, El apostol Mariano representado en la vida del ren. p. 7. M. S., Messico 1734 (è la riduzione e compendio dell'opera manoscritta del p. M. Venegas, Noticia de la California, stampata poi più tardi, 3 voll., Madrid 1737); M. Eyer Wilbur, 7. M. de S., of the Society of Jesus, missionary... and apostolic conqueror of the California, Cleveland 1929 (è la versione, ma con utili note, del libro del p. Oviedo); A. Astrain, Hist. de la Comp. d. fesis en la asistencia de España, VI, Madrid 1920, pp. 496-508; VII, ivi 1923, pp. 232-67; P. 'Tacchi-Venturi, Per la biografia del p. G. S., Tre nuove lettere, in Arch. histor. S. I., 3 (1936), pp. 76-83.

Celestino Testore
SALVATORE DA HORTA, santo. - Laico professo dei Frati Minori. N. da poveri genitori a S. Colomba de Farnés nella diocesi di Gerona (Spagna) nel dic. 1520, dopo essere stato calzolaio, pastorello e a servizio presso i Benedettini del santuario di Montserrat, il 3 maggio 1541 vestì l'abito francescano a Barcellona nel convento di S. Maria di Gesù.

Semplice e analfabeta, si distinse subito in ogni genere di virtù attraverso i servizi più umili del convento. Soffri persecuzioni da parte dei superiori che, vedendolo insignito del dono dei miracoli, lo credettero indemoniato, sino al punto di far intervenire l'autorità dell'Inquisizione e trasferirlo avvente da un convento all'altro per evitare che le folle di ammalati, provenienti da ogni parte della Spagna e dalla Francia, andassero a trovarlo. Nel 1560 Filippo II lo volle a Madrid nel suo Palazzo per raccomandare alle sue preghiere la sua famiglia e i domini spagnoli.

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S. Francesco Borgia, allora duca di Candia, lo volle anche egli alcuni giorni ospite del suo Palazzo. Nel nov. 1565, quasi cacciato dalla Spagna per la cecità dei suoi superiori, S. ve