27.jpeg](img-27.jpeg)
(do J. H'. Croufost - K. Kongon-E. L. Lukyach, The Bouldings
at S., Londra 1912, for. 36, 31
Samaria - Torre rotonda scavata a S.
a la vasca di S. " (I Reg. 22,38) nella quale fu lavato il carro di Achab dopo la fatale battaglia di Ramot in Galaad. Nel 1932 fu scoperta, fra i ruderi della cittadella, una ricca collezione di avori, ca. 200 pezzi, alcuni dei quali incrostati di lapislazzuli o di altre sostanze colorate e rivestite di foglie d'oro, e tutti decorati delicatamente con soggetti misti di motivi egizi o orientali, risalenti al sec. ix (I Reg. 22,39). Amos ( 3,13 ) ne deplorava l'eccessivo lusso.
Oltre che nell'architettura l'influsso fenicio incise profondamente nei sentimenti religiosi della popolazione. Achab (v.), avendo sposato Iezabel (v.), figlia di Ethbaal, re dei Sidoni, finì con il rendere pubblico nella capitale il culto di Baal Melqart, adorato a Sidone. Vicino al Palazzo eresse il tempio, servito dai sacerdoti fenici, mantenuti dal tesoro pubblico, dove pose una massébháh in onore di Baal ed una 'áléráh per la sua compagna Astarte (v.), che ebbe largo onore fra la popolazione, come indicano gli amuleti con la figura della dea. Contro il politeismo invadente, coraggiosamente inveirono i profeti Elia (v.) ed Eliseo (v.). Iehu reagí violentemente, fece uccidere i sacerdoti, bruciò la massébháh di Baal, e, demolito il tempio, lo trasformò in luogo immondo ed impure; forse per questo non ne è stata ritrovata traccia (I Reg. 16,23; II Reg. 3,2; 10,18-27). Neppure il sito della necropoli reale (I Reg. 16, 28; 22,37; II Reg. 13,9; 14,16) è stato finora rintracciato; però gli scavi furono praticati principalmente alla cittadella.
Saldamente fortificata, la città resisté ai gravi attacchi dei Siri di Damasco (I Reg. 20, 1.13.21) e per tre anni sostenne l'assedio dell'assiro Salmanasar V, finché nel 721 la espugnò Sargon, che ne deportò gli abitanti in Assiria e li sostituí con genti di stirpe diversa, che si mescolarono con i pochi israeliti rimasti, formando l'ibrida razza dei Samaritani (v.). Dalla distruzione del 721 ai tempi di Alessandro Magno poco si sa : una lettera in neo-babilonese indirizzata ad Abi-Abi, governatore di Samarina, e molti cocci attribuiti all'epoca assiro-babilonese e persiana attestano le due amministrazioni straniere.
Nel 331 S. dapprima si sottomise, poi tentò di ribellarsi ad Alessandro Magno, il quale la smantellò e vi importò una colonia di 6000 macedoni. Rinnovata dal macedone Perdicca, diroccata nuovamente da Tolomeo I e poi da Demetrio Poliorcete, ebbe un periodo di prosperità; verso il 108 a. C. fu presa a distrutta, non però annientata, da Giovanni Ircano. Una bella torre rotonda con sezioni di muro, numerosi frammenti di giarre di tipo rodiano, monete ed iscrizioni (tra cui una stele votiva con iscrizione greca di Hegesandro con la moglie Xenachis e figli, a Serapide ed Iside) indicano la rinascita ellenisticopagana della città. Nel 63 a. C., occupata e ricostruita da Pompeo Magno, fu poi ancor più fortificata dal governatore Gabinio nel 57 a. C., tanto che i cittadini furono chiamati a Gabiniani s.
Nel 30 a. C. l'imperatore Augusto la cedé ad Erode il Grande, il quale la trasformò completamente e nel 27 la chiamò Sebaste, dal nome del suo protettore Augusto, ripopolandola di coloni romani e di commercianti.
Una vasta cinta di mura, guarnita con torri, fu creata sui fianchi della collina, estesa al nord sino al fondo valle, dove era lo stadio, e a nord-est nel sito dell'attuale villaggio di Sebastijjeh. Una porta monumentale, affiancata da due torri circolari, introduceva nella via a colonne, lunga ca. 1700 m . Sopra le rovine del Palazzo reale di Achab e di Omri e forse del tempio di Baal, una solenne gradinata immetteva a una vasta terrazza, su cui sorgeva l'Augusteo, edificio absidale, con portici, con l'altare e la statua di Augusto. Più a nord era il tempio dedicato alla dea Kore, la cui statua fu rinvenuta in una cisterna; nel tempio furono scoperte due pietre con i simboli in rilievo di due caschi ovali, intrecciati di lauro e sormontati da una stella, simbolo dei Dioscuri, venerati nel pantheon di S. Anche oggi si riconoscono le rovine dello stadio, del teatro, foro, basilica, mausolei e acquedotti. La città riforniva Erode e poi i governatori romani di cinque coorti di Sebastiani, al tempo di Claudio ( $42-54$ d. C.) anche di uno squadrone di cavalleria.
In S., il cristianesimo fu introdotto dal diacono Filippo, che vi si incontrò con Simon Mago (Act. 8, 9-14). Durante i torbidi del 64 i soldati maltrattarono molto i Giudei, i quali si vendicarono terribilmente nel 66, bruciando la città.
Dopo il 70 Vespasiano ne allontanò le truppe. Nel 196 Settimio Severo vi importò nuova popolazione e le dette i diritti coloniali, con il titolo di Colonia Lucia Septimia Sebaste, e vi ristabilí le mura, gli edifici pubblici, il teatro ed il foro; ma la città andava perdendo la sua importanza con il crescere della vicina Neapolia (v. xia-

(da Palestine exploration quarterly, 1931, tav. 1, fig. 1) Samaria - Muro israelita.
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(da J. W. Crowfoot - G. M. Crowfoot, Early Inorces from S. Londra (sH. tav. 8, 8)
Samaria - Avorio inciso di stile egizio trovato a S.
plusA). Nel sec. iv era ridotta a "piccola cirtà a con una comunita cristiana (il vescovo Marino assisté al Concilio di Nicos), che possedeva i sepolcri di s. Giovanni Battista, dei profeti Eliseo ed Abdia. Al tempo di Giuliano l'Apostata ( $36 \mathrm{I}-63$ ) le ceneri furono disperse al vento, ma i cristiani continuarono a venerarne i sepolcri (s. Girolamo, Ep., 68, 12; 108, 13: PL 22, 491.889), che vennero inclusi in una basilica, distrutta nel 614 dai Persiani, poi riedificata dei Crociati, i quali vi posero un vescovo latino e un visconte come governatore. La Cattedrale fu nel 1187, presa la Palestina da Saladino, trasformata in moschea, ed ai nomi dei venerati sepolcri fu aggiunto quello del profeta Zaccaria. Ne restano la facciata, lembi di pareti, pilastri e fasci di colonne; il presbiterio e l'abside formano la nuova moschea di Nebi Jabjâ.
Nel 1932 sul vertice del colle furono rinvenuti i resti di una chiesa eretta sul posto della prima invenzione della testa del Battista; ne fanno menzione gli itinerari del sec. xirI; sembra risalire al sec. v. In una grotta laterale si notano ancora gli affreschi con scene della decollazione di s. Giovanni.
BibL.: G. A. Reismer - Cl. S. Fischer - D. G. Lyon, Harvard encensistons at S. (1908-12), 2 voll., Cambridge (Mass.) 1924; J. W. - G. M. Crowfoot, Early tivories from S., Londra 1938 (la pubbl. fu preceduta da rapporti preliminari sul progressio degli scavi in articoli comparsi negli aa. 1931-36 nel Palestine exploration fund, quarterly statement); R. W. Hamilton, Guide to S., Sebaste, Gerusalemme 1944.
Donato Baldi
fu adottata per significare la Rivelazione del Messia, ma il Wilpert (Pitture, pp. 390-93) nella figurazione di Pretestato e in quella del cubicolo III di Domitilla vi scorge adombrato il rito del refrigeriam. Con altro significato, forse, e senza la figura di Gesù Cristo, fu dipinta la S. nell'edificio cristiano a Dura Eúropos (ca. la metà del III sec.) e in cio è da preferire l'Hopkins al Baur che vi vede influssi orientali (cf. Ph. Cl. Hopkins, The Christian chapel at Dura-Europos, in Atti del III Congresso internoe. di archeol. crist., Roma 1934, p. 492, fig. 2; P. V. C. Baur, Les peintures de la chapelle chrétienne de Dura, in Gazette des beaux arts, 75 [1933], pp. 76-78).
Più numerosi i ca. 15 esempi forniti dai sarcofagi, quasi tutti del sec. Iv. Gli scultori, oltre alle due figure tradizionali, dànno uno speciale rilievo al pozzo. Nei rilievi Gesù Cristo assume più decisamente la figura di docente per il rotolo della Legge che stringe nella mano o il fascio di volumi vicino al pozzo. Anche l'architettura basilicale ha dato, sia nel S. Apollinare Nuovo a Ravenna che nel battistero di Napoli, due esempi tradizionali, in cui però nel primo il pozzo è sostituito da un ruscello (cf. C. Ricci, Ravenna, $8^{a}$ ed., Bergamo s. a., p. 79, fig. 68).
Altre scene della S. sono fornite da terracotte africane (F. Coudray La Blanchère - P. Gauckler, Catalogue du Musée Alaoui, I, Parigi 1897, p. 209, tav. 37,5), dagli oggetti d'oro e d'avorio, pissidi di Leningrado, della Voulté-Chillac e di Cluny (fine sec. v-inizio vi; cf. G. Rohault de Fleury, La Messe. Etudes archéologiques, V. Parigi 1887, tavv. 359; 366; 367, 1), e dall'orificeria sacra. Si ricorda infine la ro $^{2}$ formella esterna del dossale della cattedra eburnea di Massimiano a Ravenna, dove sono nuovi elementi, quali la croce, l'anfora, ecc. (cf. C. Cecchelli, La cattedra di Massimiano ad altri avori romanovirientali, Roma 1936, pp. 176-77, tav. 31).
L'episodio della S. al p. continua poi ad essere rappresentato nell'arte medievale e moderna: p. es., nell'Exulet di Pisa, nei musaici di Monreale (sec. xili), in un bassorilievo del Louvre (sec. xiv), in una mirabile tavoletta di Duccio (part. Maesté, Siena), in una lunetta di Giovanni Della Robbia (Firenze, Bargello) in dipinti del Tintoretto (Firenze, Uffizi), di Lav. Fontana (Napoli, Pinacoteca), di P. Mignard (Parigi, Louvre) ecc.
Bim.: J. Wilpert, Ein Cyclus christologischer Gemälde aus der Katakombe der heil. Petrus u. Marcellinus, Friburgo in Br. 1891, p. 29, tavv. 1-2, 3; G. Stuhlfauth, Die altchristl. Elfenberoplastik, ivi 1896, p. 18 sgg.; H. Leclercq, Samaritaine, in DACL, XV (1950), coll. 725-34.
Pasquale Testini
SAMARITANI (ebr. Sömrönîm; gr. ol $\Sigma \chi \mu \alpha \rho \varepsilon i-$ t21). - Dapprima si designavano con tale nome gli appartenenti alla città e regno omonimo di Samaria (v.),

(fot. Anderson)
Samaritana al pozzo - Gesù e la S. Ministura di Exultes (sec. xI). Pisa, Museo civico.
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(per roetesia del dott. N. Di Girolamo)
Samaritani - Tipi samaritani.
mentre dopo la deportazione in Assiria esso indicò la nuova popolazione del territorio semideserto di Samaria. I nuovi importati, provenienti dalla Babilonia, dalla Siria ed in prevalenza da Cuta (Tell Ibrāhīm, ca. 20 km . a nord-est di Babilonia), donde il nome dispregiativo di Cutei dato pure ai S. (Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., IX, 14, 3; XIII, 9, 1), pur conservando i loro costumi e le loro credenze, si mescolarono con i pochi israeliti lasciati nel territorio, dando cosí origine all'ibrida razza dei S.
Intanto nelle campagne non coltivate e nel paese, in gran parte deserto, crebbero di numero le bestie feroci e i leoni, non mai totalmente scomparsi dalle boscaglie ephraimitiche (I Reg. 13, 24; 20, 36); gli immigrati ne attribuirono le conseguenze alla vendetta del dio locale, non più venerato nel culto nazionale. Le autorità assire rimandarono dall'esilio uno dei sacerdoti ebrei, affinché - insegnasse agli immigrati il culto del dio della regione (II Reg. 17,27); il culto regionale assunse cosí un carattere sincretistico con una certa prevalenza della religione d'Israele sulle pratiche idolatriche (ibid. 17, 40-41). Un colpo a questa deviazione religiosa fu inferto dal re Iosia, il quale traversando il paese distrusse ovunque le immagini idolattiche (II Por. 36, 6.7), e ancora più dall'insegnamento dei sacerdoti giudei; più tardi infatti i S. si dànno cura di pellegrinare, per le feste, al tempio di Gerusalemme (Ier. 41,4).
Dopo il ritorno degli Ebrei dall'esilio, ai S. non fu concesso di collaborare alla restaurazione del Tempio (Esd. 4,2); ripulsa che acui maggiormente la mutua avversione (Neh. 4, 1-23). Il governatore Sanaballat, horonita, cercò di conciliare le due parti sposando sua figlia a un discendente del sommo sacerdote Eliasib; ma Neemia esilio il genero del governatore (ibid. 13, 28), che secondo le cronache samaritane divenne il sommo sacerdote del culto nazionale samaritano ed iniziatore dello scisma. Sanaballat, indignato per il trattamento inflitto al genero dalle autorità rigoriste di Gerusalemme, proclamò l'indipendenza dei S., costruendo per essi un sontuoso tempio, jahwístico anch'esso, sul Monte Garizim (v.) che domina la città di Sichem (v.), e chiamò ad officiarlo i membri della famiglia di Aronne, espulsa anch'essa da Gerusalemme insieme con Manasse.
La critica però tende a assegnare al tempio del Garizim un'origine ellenistica. Essa ammette per lo scisma una lenta evoluzione: l'iniziativa della costruzione sarebbe partita dai sacerdoti profughi di Gerusalemme, insieme con Manasse, perché insofferenti del rigore instaurato da Neemia; concentratisi presso i S., ivi avrebbero avuto, dai governatori del Regno seleucida, il permesso di costruire il tempio rivale che fu distrutto da Giovanni Ircano (Flavio Giuseppe, Antiq. Iud., XIII, 9, 1). Ciò esacerbò
la rivalità fra le due razze. I S. non soffrirono persecuzioni né da Pompeo Magno, né da Erode; ma per ordine di Ponzio Pilato (v.) molti di essi furono usaisi in occasione di una adunata indetta da un impostore sul Monte Garizim nel 36 d . C. e proibita da Pilato (ibid., XVIII, 4, 1, 2). I S. presero parte alla ribellione generale della Palestina contro i Romani; Cereale, comandante della V legione macedone, li assediò sul monte Garizim e ne avrebbe uccisi più di 11.000 il 13 luglio 67 (Fl. Gius., Bell. Ind., XXXVIII, 23).
Ripresero potenza e si sparsero dovunque per la Palestina e anche in Transgiordania; il loro odio contro i giudei si estese ai cristiani. Più volte distrussero chiese e uccisero i fedeli, ma dagli imperatori Zenone e Giustiniano (sec. vi) furono puniti cosi severamente che non risorsero più. Nel 1167 il viaggiatore ebreo Beniamino di Tudela trovò che i Cutei erano una piccola minoranza sparsa fra Nābulus, Ascalon, Cesarea e Damasco (Näbulus contava solo cento famiglie).
Esistono oggi 260 famiglie di S. riunite intorno alla loro nuova sinagoga ai piedi del Garizim. Ca. 83 di loro sono sparsi tra Tel Aviv e Caifa.
Le loro dottrine sono poco conosciute; base della loro fede e la legge mosaica contenuta nel Pentateuco samaritano (v.), unica raccolta dei Libri Sacri da essi accettata; ne conservano il testo, alterato e interpolato, con adattamenti pratici, da una ulteriore legislazione, per lungo tempo trasmessa oralmente e poi fissata in scritto. Sorsero cosí il Täbeh (sec. x d. C.), compilazione di norme riguardanti il sacerdozio e i sacrifai, il Hilliē ( $=$ cammino = lungo le vie della Legge), ecc. I S. attendono ancora il Taheb, specie di Messia riformatore sul tipo di Mosè, che ristabilirà per 1000 anni dopo la sua morte un regno di gloria. Escludono ogni rappresentazione sensibile ed ogni antropomorfismo nel parlare di Dio. Osservano fedelmente il sabato e la circoncisione. Parlano ancora un dialetto che sembra derivare dall'aramaico di Palestina ed usano un alfabeto arcaico derivato da quello paleoebraico.
Della potenza e diffusione dei S., prima della rivolta del 549 , testimoniano i resti delle loro sinagoghe ritrovate in Palestina e in Transgiordania, con inscrizioni; negli scavi del Monte Nebo furono trovati 8 frammenti. Nel 1948 nel villaggio di Salbit, 3 km . ad est di Qubäb sulla via Gerusalemme-Ramleh, fu scoperta una sinagoga, volta verso il Monte Garizim, con iscrizione di Ex. 13,18 .
BibL.: I. A. Montgomery, The Samaritans, the earliest fercish sect, Filadelfia 1907; I. W. Rathstein, Yuden und Samaritaner, Oxford 1926; I. Ieremias, Die Passahfrier der Samaritaner, Giessen 1932. Per le iscrizioni e i resti archeologici cf. S. Saller, The Memorial of Moses on Mount Nebo, I, Gerusalemme 1041, pp. 271-79; G. L. Sukenik, Samaritans synagogue at Salbit, in The Hebrew Univers., Yermalem, Museum of Yervish antiquities, Bulletin, I (1949), p. 25 sgo.
Donato Baldi
SAMARITANO, PENTATEUCO. - I cinque libri di Mosè, che per i Samaritani sono tutta la Bibbia, limitatasi allo stadio iniziale del Canone, al momento della secessione dei Samaritani (ca. 400 a. C.). Questa tōrāh, base di tutta la loro vita religiosa e sociale, viene tramandata con un conservatorismo impressionante. La stessa scrittura in cui si conserva è l'antica ebraica o fenicia un po' evoluta.
Ciò è importante nella critica testuale del Vecchio Testamento. I Samaritani non vollero ammettere evoluzioni o epurazioni recensionali, né tutta la = siepe = masoretica che fissava il testo sacro; non ne avevano bisogno, abitando un territorio ristretto ed essendo pochi di numero. Se avessero avuto il vero testo originale, non vi sarebbe testo del Pentateuco più genuino del loro; avrebbe ragione il primo editore di un manoscritto del $P$. S. in Europa (J. Morin, Exercitationes..., Parigi 1631) di esal-
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tarlo al di sopra del testo masoretico, dopo che P. Della Valle (v.) nel 1616 aveva portato quel manoscritto assieme ad un targüm di esso. Ma a credere P. Kahle, la cosa è ben più complicata. Però hanno torto quelli che, influenzati da prevenzioni dogmatiche, eliminano il $P$. S. dalle ricerche di critica testuale, come G. Gesenius (v.), cui si deve la più accurata classificazione delle sue varianti.
Nel complesso, è da preferirsi il testo masoretico, basato su manoscritti più antichi del $P . S$., scevro di addizioni posteriori ai testi volgari, che preferisce in certa misura forme grammaticali più difficili ma più originali. Però anche la recessione "dotta" masoretica non è priva di influssi dogmatici. Il $P . S$., al contrario, è un testo popolare che, prima e dopo la secessione, nella comunità samaritana veniva modernizzato secondo i bisogni dei lettori ed ascoltatori, come oggi i poeti del ' 300 e '600 vengono presentati in ortografia moderna. Si resero necessari i seguenti adattamenti: ricchezza di motres lectionis, simile a quella che mostra il primo rotolo di Isaia trovato nel 1947 a Hirbet Qumrân; rettifica o anche correzione delle forme grammaticali troppo arcaiche o non bene comprensibili. Rimasero nel testo parecchi passi intrusi provenienti da luoghi paralleli, come avviene quando la parola di Dio è viva nella liturgia, nella predicazione, nell'insegnamento dogmatico. Inoltre è probabile che la maniera samaritana di scrivere il testo sacro rispecchi influssi dialettali diversi da quelli di Gerusalemme (Sperber); il sistema samaritano di "punta" zione "semplice appare solo dopo il 1200 d . C., in alcuni codici appena. Dalla lingua parlata che diventò sempre più l'aramaico samaritano, simile a quello della Galilea, s'introducosero parecchi aramacemi. Ciò spiega la massa delle oltre 6000 varianti in confronto al Pentateuco masoretico.
Più controverse però sono le varianti che fanno vedere la particolare dogmatica dei Samaritani, specialmente quelle germogliate attorno ai passi biblici che si riferiscono ai Monte Garizim, dove costruirono il loro tempio. Anche qui un giudizio equo suppone la conoscenza della storia premasoretica del testo ebraico. Alcuni apocrifi, come l'Hemich (v.) etiopico ed il Libro dei Giubilei (v.), hanno identiche con il $P$. S. cifre per i patriarchi in Gen. 5, 10-11. Ciò si spiega solo ammettendo che, in ambienti giudaici, oltre al tipo di testo che più tardi determinò il testo masoretico, oltre a quello "mezzo popolare" (P. Kahle) che è a base dei Settanta (v.), era in uso un terzo tipo vicino a quello samaritano. Ciò è comprovato da citazioni di Filone Alessandrino e da riferimenti del Nuovo Testamento (p. es., Act. 7, 4; 7, 32; 7, 35; Hebr. 9,3 ), che trovano il loro corrispondente soltanto nel $P . S$.
Vi era dunque tendenza antisamaritana nella fissazione del testus receptus ebraico, attorno al 100 d. C., che man mano eliminò i testi favorevoli ai Samaritani. Simile tendenza esisteva già prima della loro secessione, e si assiste al fatto curioso che alcuni « antisamaritanismi» furono tramandati dagli stessi Samaritani per la loro venerazione della tradizione, come aggiunte al testo di Deut. 11, 29; 27, 12; Jos. 8, 33, che ancor oggi nel testo masoretico attribuiscono al Garizim la funzione di montagna di benedizione, mentre al Hebal quella di montagna di maledizione. Storicamente esisteva un santuario sul Garizim, non però tanto famoso ai tempi dei re. Le aggiunte però, non escluse dal $P . S$., insinuano che si tratti di località nei pressi di Galgal, vicino al Giordano, in contrasto con la concezione samaritana. Alcuni esegeti affermano con seria probabilità che non sono stati i S. a cambiare il testo in loro favore sostituendo in Deut. 27, 4 "Hebal» con "Garizim", ma piuttosto i Giudei sostituendo "Garizim» a "Hebal» in Deut. 27, 4 e Jos. 8, 30 (ed. Meyer, C. C. Torrey, R. H. Pfeiffer, e già B. Kennicott); Dio avrebbe ordinato un altare piuttosto sulla montagna della maledizione che non su quella della benedizione che, anche secondo il testo masoretico, è solamente il Garizim. Ma in altri 19 passi (levando il prefisso $j$ del verbo scegliere) sono stati piuttosto i Samaritani a cambiare il testo in favore della loro dogmatica.
Anche ammesso, dunque, che il testo masoretico sia migliore, il $P$. S. rimane un documento prezioso per con-

ida Jadiethes Lexikon. IV, 2, Brezina 1558, tan. a colori alla voce Samaritanea)
Samaritano. Pentateuco - Il codice del Pentateuco, scritto in lettere samaritane (sec. XII d. C.) - Nâbulus.
trollarlo ed emendarlo in un numero rilevante di casi. Persino nell'orbita dei suoi samaritanismi più spiccati la sua testimonianza richiede un serio esame. In 1900 delle sue varianti il $P . S$. ha spesso l'appoggio dei Settanta; non è però possibile stabilire regole meccaniche di preferenza.
Nonostante molte vivaci discussioni, la critica testuale non ha ancora nel $P . S$. quello strumento di lavoro che sarebbe desiderabile. Il testo è accessibile nelle Poliglotte di Parigi (1645) e di Londra (1657) con versione latina ad ambedue. B. Kennicott (Oxford 1776-80) e oggi R. Kittel notano le sue varianti importanti nelle loro Bibbie. Blayney ne diede un'edizione comoda, basata specialmente sul manoscritto parigino (Oxford 1790). A. von Gall (Berlino 1914-18) ne curò un'edizione critica, con una preziosa introduzione (alla quale P. Kahle fornì materiali) e apparato critico; ma l'edizione critica ha seri difetti : non si basa su tutti i manoscritti, non si occupa del targüm samaritano (edito da Petermann e Vollers in maniera ancor meno soddisfacente) né della versione araba, né di quella greca (il Samareitikon, già usato da Origene nell'Esapla: versione secondo il testo ebraico-samaritano, ma avendo sott'occhio la versione dei Settanta [e forse versioni anteriori ai Settanta?]), né dei commenti, specialmente quello in aramaico Mémar di Marqah, il più grande scrittore dei samaritani, né dei passi biblici riportati dalla liturgia. Difetto più grave è l'adozione di principi eclettici non del tutto corrispondenti ai fatti. Così il $P . S$. è rimasto un difficile campo di vasto lavoro, per pochi specialisti, che richiede vastissima erudizione nella storia premasoretica della Bibbia ebraica con molto giudizio.
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(da Jüdisches Lexikon, IV. 2. Berlino 1936, coll. 68-78, succ. Samaritaner).
Samaritano, Pentateuco - Gran Sacerdote (fot. del 1925) innanzi al veneratissimo $P$. S. (acc. xil d. C.) nella sinagoga di Nábulus.
Bibl.: la bibl. più antica in E. Kautzsch, Samaritaner, in Realencykl. f. prot. Theol., XVII (1906), coll. 440-45. Inoltre: E. Meyer (B. Luther), Die Israëiten und ihre Nachbarstämme, Halle 1906, pp. 343-47; J. A. Montgomery, The Samaritans, Filadelfia 1907, pp. 286-90; C. C. Torrey, Eara studies, Chicago 1910, pp. 321-33; P. Gleuc-A. Rahlfs, Fragmente einer griech. Oberestaung des samarit. Pentateuchs, Berlino 1911, pp. 5168; anon., Samaritain (Pentateuque), in DB. V (1912), coll. 14211424; C. Stouernagel, Einleitung to das Alte Test., Tubinga 1912, pp. 43-44; J. J. Munro, The Samar. Pentat. and modern criticism, Londra 1912; A. von Gall, Der hebr. Pentat. der Samarit., Giessen 1914-18 (cf. N. Peters, in Bibl. Zeitsch., 13 [1913], pp. 97106); P. Kahle, Ontersuch. zur Gesch. des Pentatsuchteates, in Theol. Studien und Kritiken, 88 (1912), pp. 399-439 (fondamentale); id., Aus der Gesch. der ältesten Bibelhandschrift, in Baudissinbeteuclrift, Giessen 1918, pp. 247-60 (sulla storia del più antico codice cf. id., The Cairo Geniza [Schweich lectures], Londra 1947, pp. 50 nota, 229; non è ancora stato fotografato e reso accessibile, ad eccezione di un passo insignificante); Ch. Heller, The Samar. Pentat., Berlino 1923; D. Rettig, Mémar Marqa, Stoccarda 1934; C. W. Dugmore, Two Samar. manuscripts in the library of Queen's College, Cambridge, in Yourn. of theology. studies, 36 (1935), pp. 131-45; L. Goldberg, Das samarit. Pentateuchtargum, Stoccarda 1935; E. Robertson, Catalogue of the Samar. manuscripts in the Yohn Rylands Library, Manchester 1938; A. Sperber, in Hebrew union college annual, 12-13 (1937-38), pp. 103-274; 14 (1939), pp. 153-219; R. H. Pfeiffer, Introd. to the Old Test., Nuova York 1941, pp. 101-104, 200-202; G. Gerleman, Synoptic Studies in the Old Test., Lund 1948; B. J. Roberts, The Old Test. text and versions, Cardiff 1951, pp. 188-96; S. Talmon, The Samaritan Pentateuch, in Yourn. of Yessish Studies, 2 (1951), pp. 144-50.
Pietro Nober
SAMA VEDA: v. VEDA.
SAMBALPUR, diocesi di. - Eretta con decreto del 14 giugno 1951 e co-
stituita dai distretti civili di Ganpur, Bonai e Bamra (ceduti dalla diocesi di Ranchi), da quelli di Patna e S. e parte del distretto di Sonepur (ceduti dalla diocesi di Nagpur) e infine dai distretti di Raikol Athamalik, Angul, Pal Lahara, Talchar, Hindol e Dhenkanal (ceduti dall'arcidiocesi di Calcutta).
Confina con le diocesi di Ranchi, Nagpur, Cuttack, e l'arcidiocesi di Calcutta. La superfice totale della diocesi, ch'è tutta compresa nello Stato d'Oriosa, è di 47.000 kmq . con una popolazione di 3.608 .793 ab . (censimento 1941) di cui : 2.570 .000 indù, 924.000 aborigeni, 14.000 maomettani e roo. 000 di diverse stirpi. La lingua usata e compresa da tutti è l'orya, ma nelle tribù aborigene sono parlati anche altri linguaggi. I cattolici sono 66.000 e i protestanti di varie sètte 30.000 . La città di S., capoluogo della diocesi, è il centro più popolato con ca. 20.000 anime. La diocesi è stata affidata alla Società del Verbo Divino e dichiarata suffraganea di Calcutta. Presentemente si contano 6 residenze con 6 chiese, 231 piccole cappelle, 116 catechisti e 112 maestri, 2 istituti di suore, uno estero e l'altro indigeno, i scuola superiore, 6 medie, 2 normali, 2 professionali, 125 elementari, 3 piccoli ospedali e non pochi dispensari. Alcuni dei distretti, che costituiscono il territorio diocesano, erano, prima della proclamazione dell'India a Stato indipendente, piccoli Statereili semindipendenti, impenetrabili al cristianesimo. Con la promulgazione della Costituzione della nuova Repubblica Indiana, che garantisce dovunque libertà di culto e di proselitismo, sarà possibile ai missionari portarsi anche nelle contrade, chiuse finora ad ogni forma di evangelizzazione.
Bibl.: Arch. della S. Congr. di Prop. Fide, pon. n. 2090/51: AAS. 43 (1951), pp. 669-62.
Pompeo Borgna
SAMGAR (ebr. Šangar). - Giudice d'Israele. La sola indicazione su di lui è in Judc. 3, 31, ove si dice che "fu dopo Aod" (v.), secondo giudice israelitico, e che "batté 600 Filistei con un pungolo da buoi» e così «salvò Israele»; inoltre nel Cantico di Debora (ibid. 5, 6).
Il fatto che nella serie del libro dei Giudici, subito dopo l'accennata notizia su S., il racconto riprenda dal secondo giudice Aod è una delle prove del fatto sicuro che alcuni giudici non ebbero autorità permanente e di lunga durata su tutto Israele. Nel caso particolare è possibile che si tratti di un episodio occasionale: p. cs., che S. fosse al suo lavoro e si difendesse da una "razzia" (di sondaggio da parte dei Filistei?) con l'unico mezzo a sua disposizione.
Il nome S. sembra burritico: i Burriti all'età dei Giudici dominavano nell' 'Arare Nahārajim, da cui facevano scorrerie fino nel Canaan (cf. Judc. 3, 8).

(lat. Fiden)
SAMBALPUR, diOCESI di - Il santuario di Nostra Signora, Madre della Divina Grazia, a Mokameh Junction, distretto di Patna, nella diocesi di S.
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Bibl.: E. Tacubler, Cushan-Rishataim (Tud. 3, 8-10), in Hebrew Unton College annual, 20 (1947), pp. 137-42.
Giovanni Rinaldi
SAMMAJ. - Insigne dottore giudeo che esercitò l'insegnamento tra il 20 a. C. e il 25/30 d. C.
Fu contemporaneo di Hilléi (v.) e suo rivale. Di fronte a Hilléi, S. passava per rigoroso. Nelle contro. versie di carattere precettistico tra lui e Hilléi, S. viene nominato per primo in quanto maggiore di età. Uguale differenza di opinioni si riscontra poi nelle due scuole; per quanto rigoroso nelle decisioni, anche $\mathbf{S}$. era di indole mite.
BibL.: H. L. Strack, Einleitung in Talmud und Midral, $2^{4}$ ed., Monaco 1021, passim; J. Bonsirven, Le judaisme palestinien, Parigi 1032, I e II, passim. Eugenia Zolli
SAMOTRACIA, MISTEBI di. - Dopo quelli celebrati ad Eleusi, i m. di S. furono tra i più famosi nel mondo greco. Varie erano le leggende sulla loro istituzione e provenienza, ma meglio rispecchiante la realtà storica è forse quella che faceva provenire il culto dei « Grandi iddii * cabirici dalla regione dell'Ida (Frigia).
Accanto a questa tradizione micrasistica ve ne era un'altra tendente a derivare i m. di S. dalla 'Tracia. Infatti, con Erodoto (a. 51) si hanno le prime notizie storiche su tali misteri che egli attribuisce ad un'epoca antichissima e ad un popolo che si riteneva avesse preceduto i Greci sul suolo ellenico: i Pelaggi, nei quali, data la vicinanza del territorio e l'affinità delle manifestazioni religiose, sono da riconoscere - almeno in questo caso le genti di Tracia. Alla notizia di Erodoto si può accostare quella di Diodoro di Sicilia (a. 47), secondo cui ancora al suo tempo in molte cerimonie religiose di S. era conservato il dialetto caratteristico delle genti indigene (pelasge?). Verso la fine del iv sec. a. C., e poi specialmente nell'epoca ellenistica, S. diviene un centro di primo ordine, tanto da rivaleggiare con Eleusi : Demetrio Poliorcete innalza la famosa statua della Nike nel 306; Lisimaco pone i santuari nell'isola sotto la sua protezione: Perseo, sconfitto dai Romani, si rifugia in questa isola, dove pure si ritira Tolomeo Filometore; entrambi testimoniano la grande estimazione devota di cui godeva l'isola, vero e proprio inviolabile luogo d'asilo.
Ai m. di S. accorsero in gran numero anche i Romani, i quali ne fecero una specie di santuario nazionale, grazie alla tradizione che i Penati di Roma erano gli stessi dèi di S., trasportati a Troia da Dardano, e di là a Roma da Enea (Dionigi d'Alicarn., I, 61. 68). Ancora al tempo di Libanio (iv sec. d. C.) i m. di S. si celebravano regolarmente.
I m. di S. erano sacri ai Cabiri (v.), i quali nel culto ricevevano il nome generico, perché esoterico, di « Grandi iddii * ( $\mu \tau \gamma \dot{\alpha} \lambda \dot{\alpha} \sigma$ 0̊zoi, talora detti * possenti * = i $\sigma \chi \cup \rho \rho i$, o "Signori * " "Avazes). Ma di essi nel culto samotracio - caso veramente eccezionale - si conosce il nome vero, cioè esoterico, che solo agli iniziati era rivelato e che costoro potevano pronunciare con efficacia soltanto nei pericoli, specialmente marini (donde il loro appellativo di our $\tilde{\eta} \rho \varepsilon \varsigma$ = salvatori, e la loro assimilazione ai Dioscuri). Secondo Mnasea di Patara (II sec. a. C.), questi dèi erano quattro e si chiamavano: Axieros, Asiokersa, Asiokersos e Kadmilos (o Kasmilos), interpretati rispettivamente (ma non sempre) con : Demeter, Kore, Hades e Hermes. Sicché pur quasi nulla conoscendo dello svolgimento culturale di tali misteri, queste ultime divinità (specie le prime tre), con il richiamare ai Misteri Eleusini (v.), dànno il vago sentore che quelli di S. dovevano senza dubbio parlare all'iniziando di una morte e di una resurrezione, e soprattutto della beata visione della vita futura, come del resto si può sostenere per il fatto che in essi si rappresentava un dramma liturgico sulla a ricerca * di Armonia da parte dello sposo Cadmo (ad Eleusi c'era la a ricerca di Kore e) e si insegnava agli iniziati che Adam fu il nome dell'uomo primitivo.
A differenza di quelli eleusini, in questi le cerimonie dell'iniziazione non avvenivano una sola volta l'anno ma,
sembra, in tutti i mesi estivi, da maggio a sett. Tuttavia v'era anche una festa annuale (forse in piena estate) celebrata con straordinaria pompa e con gran numero di iniziandi, durante la quale si compivano danze armate analoghe a quelle dei Cureti e dei Coribanti e che ricordavano certi riti della Frigia; gli esecutori, accompagnati dal flauto e dal timpano, erano chiamati Sasi.
Ai misteri - cui potevano essere iniziati anche donne e bambini - presiedeva un corpo sacerdotale retto da un * re * ( $\beta \alpha \sigma i \lambda \varepsilon i \varsigma$ ), che aveva anche le funzioni di primo magistrato dell'isola; larga parte avevano i riti purificatori, celebrati da un sacerdote apposito, detto (forse con termine lidio) xó́s o xó́s (cf. Esichio, s. v.) * il purificatore *, mediante una vera e propria confessione auricolare degli iniziandi. A questi - che si distinguevano in : semplici ( $\mu \dot{\sigma} \sigma \tau \alpha \mathrm{l}$ ) e pii ( $\mu \dot{\sigma} \sigma \tau \alpha \mathrm{l}$ zó́ $\sigma \chi \beta \varepsilon i \varsigma$ ) - era offerto un pasto sacramentale.
Si può ricordare infine che, a differenza e forse in contrapposizione con Eleusi, dove il primo giorno delle celebrazioni si faceva il bando degli omicidi, a S. costoro erano ammessi (ed iniziati?) dopo una specie di confes-sione-espiazione, compito che - secondo Esichio (loc. cit.) - spettava appunto al xóís (v. sopra).
Bibl.: Chr. A. Lobeck, Aglauphismus, Königsberg 1829, pp. 1109-1348 (lavoro antico ma ancora fondamentale); N. Turchi, Le religioni misteriassfeche del mondo antico, Roma 1923, pp. 83-90; R. Petizzoni, I misteri, Bologna 1924, pp. 71-80; id., La confessione dei peccati, III, ivi 1936, pp. 163-82; B. Hemberg, Die Kabiren, Uppsala 1930 (con ampia bibl.); O. Masson, Lydien Kures ( $\pi \alpha \gamma^{\prime} \varepsilon \varsigma$ ), in Jahrb. J. Kleinasiatische Furchung, 1 (1930), pp. 182-88.
Cesare D'Onofrio
SAMSARA: v. REINCARNAZIONE.
SAMUELE (ebr. Šèmičél). - Ultimo "giudice" (v.) d'Israele, instauratore della monarchia, profeta, vissuto nel sec. XI a. C. Ha dato il suo nome al libro della Bibbia che racconta la storia di lui, di Saul e di David. Suo padre, Elcana (v.), levita, era di Ramathaim (odierna Rentis-Arimatea) nel territorio montagnoso di Ephraim (I Sam. 1, 1). Gli fu madre Anna (v.) che, sterile, l'impetrò dal Signore (ibid. 1, 9-20) e, fattolo crescere, lo consegnò al pontefice Eli (v.) in Silo, affinché servisse il Signore in perpetuo.
Ancor giovanetto, ebbe da Dio una rivelazione circa il casato di Eli, poi altre, sempre avveratesi, snché tutto Israele lo riconobbe come profeta. Adulto, liberò la nazione dai Filistei, poi fino alla vecchiaia esercitò la " giudicatura", ch'ebbe tono spiccato di riforma religiosa, girando tutto il paese (ibid. 7). Risiedeva però nella città natale, dove si conveniva da ogni dove per interpellarlo (ibid. 9, 6-13), e donde dette incremento ad associazioni di "profeti" (v.), di cui si serviva nella sua opera di riforma (ibid. 10, 5. 10; 19, 18-20). Negli ultimi anni l'aiutarono nella "giudicatura" due figlioli, troppo però dissimili dal padre, il che, insieme a gravi motivi storici (p. es., l'incombente pericolo filisteo) fece sì che il popolo gli chiedesse un re. S. aderì a malincuore alla richiesta, e per ordine di Dio unse come re il beniaminita Saul (v.). Depose quindi l'ufficio di giudice (ibid. 12), ma al Re trasmise anche in seguito, all'occasione, gli ordini di Dio (ibid. 15, 1 sg.). Dopo la prevaricazione di Saul, S. unse re il giovane David (v.). Morl assai vecchio (ibid. 23, 1), e, dopo la morte, apparve a Saul che voleva conoscere l'esito dalla battaglia di Gelboe, predicendogli sconfitta e morte (ibid. 28, 6-19).
Al dire di s. Girolamo (PL 23, 343) l'imperatore Arcadio (m. nel 408) trasportò le ossa di S. dalla Giudea in Tracia; e Niceforo Collato narra (PG 148, 1090) che l'imperatrice Pulcheria (m. nel 453) le trasferi a Costantinopoli, collocandole in un a sepolcreto costruito vicino all'Eladomo $*$.
S. fu uno dei santi più puri d'Israele. Non era nato uomo d'azione, eppure operò quanto forse nessuno dei "giudici * precedenti. Fu del Signore e per il Signore sempre, senza un'ostazione: sua insegna, per tutta la vita, fu un'obbedienza a tutta prova. Non fu un uomo d'arme, ma un apostolo, un padre. Padre per il popolo e specialmente per il primo Re, da lui consacrato, sulla
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Samuele - S., sopra di lui la mano di Dio. Disegno del sec. xiv. Biblioteca Vaticana, cod. Borg. Etiopico 3, f. 1 .
cui rovina pianse lacrime amare (I Sam. 15, 11-35; 16, 1). Di carattere però fu austero. S'indignava contro chi si scostava dalla via tracciata da Dio (ibid. 13, 11-14; 15, 16-33). Fu grande ed eroico nella sua fedeltà e nel suo zelo. Geremia (15, 1) lo porrà subito dopo Mosè per la forza d'intercessione; solo inferiore a Mosè lo vedrà Dante in Paradiso (Par., IV, 29).
Libri di S. - Libro (la divisione in due libri è attestata non prima del 1448 d. C.) che nella Bibbia segue l'Ottateuco (Pentateuco, Giosuè, Giudici, Rut, che nelle Bibbie ebraiche è incluso nei $m \hat{e}-$ ghillèth). Porta impropriamente il nome attuale, ché S. non ne fu, come vorrebbe il Talmud, l'autore, né è in esso la figura predominante : fu forse chiamato cosi per la falsa attribuzione letteraria. Nei Settanta e nella Volgata è intitolato Libri I-II Regum (Bamizilum * dei regni ).
La lunga narrazione si presenta, per la costruzione ed il disegno, una e compatta, tutta diretta ad un fine. E naturale dividerla in due blocchi (gli odierni due libri), accentrati su Saul e David. Tutto ciò che precede nel primo libro, storia di Eli ([v.] capp. 1-3), dell'Arca ([v.] capp. 4-6), di S. (capp. 7-8), non è che preparazione alla venuta di Saul ([v.] capp. 9-31). David (v.), quantunque entri in scena a metà del libro I (I Sam. 16, 12 sg.), domina il racconto solo nel libro II (II Sam. 24, re di Giudea; 5-9, re di tutto Israele; 10-20, peccato di David e molteplice espiazione). Un'appendice di sei documenti vari (ibid. 21-24) chiude ora, o piuttosto interrompe, la storia che anticamente terminava con la successione di Salomone e la morte di David (I Reg. 1-2).
Argomento è l'introduzione e stabilizzazione della potestà regia in Israele. Ma ciò era solo la parte appariscente del piano divino: rivelare l'altra parte, nascosta, fu lo scopo dell'autore. Israele teneva
da secoli l'occhio fisso sul Messia futuro; lo si attendeva rivestito di regio potere (Gen. 49, 8 sgg.; Num. 24, 17 sg.). S. pone un'altra pietra miliare: l'atteso sarebbe stato un re della famiglia di David, ed avrebbe avuto regno sempiterno (II Sam. 7). Occorreva perciò mostrare come dalla "giudicatura" si fosse passati alla potestà regia; come fosse fallito il tentativo del beniaminita Saul; come la potestà di David, malgrado difficoltà innumerevoli, si fosse stabilmente affermata.
Il testo originale ebraico di $S$. ha sofferto come quello di pochi altri libri del Vecchio Testamento; salva tuttavia la sostanza, sia quanto alla storia che alla dottrina. Del resto, la critica testuale dà valido aiuto a sanare molte di queste ferite inferte dal tempo. Testo base è il testo masoretico (Biblia Hebraica di R. Kittel-P. Kahle, Stoccarda 1937). Di primissima importanza è la versione greca dei Settanta del sec. it a. C., trasmessasi in varie recensioni (comunemente vien letta nella edizione di A. Rahlfs, Septuaginta, Stoccarda 1935); è in genere d'una straordinaria fedeltà, ma ha, nei confronti del testo masoretico, sia lacune sia eccedenze notevoli. Le lacune più celebri sono in I Sam. 17-18, su cui è difficile il giudizio. Di minore aiuto sono le versioni oramaca (Targum di Jonathan, sec. i a. C.), siriaca (Pellitd, d'incerta epoca), latina vetus (sec. it d. C.) e geronimiana (Volgata, 393 d. C.; ed. critica benedettina del 1944). Va ricordato qui che molte sezioni di $S$. si trovano pure nel libro dei Parali. pomeni; ciò è di grande aiuto alla critica, ma suscita insieme molteplici problemi.
La canonicità di $S$. non è stata mai posta in dubbio, né nel giudaismo né nella Chiesa.
Il libro, insieme a magnifica unità di disegno, presenta disuguaglianze notevoli. Ha molti tratti ove la descrizione è minutissima (p. es., I Sam. 1; 9-10; 25; II Sam. 9-20), senza però pretendere a forma biografica completa; molti altri tratti invece, di maggior valore storico, politico, sociale, sono redatti in forma schematicissima (p. es., I Sam. 7, 15 sgg.; 14, 47-52; II Sam. 8, 1-18, ecc.). Molte pagine sono autentici copulavori narrativi; altre sono aride numerazioni. Infine, qualche episodio è riportato più d'una volta con considerevoli differenze. Si può da ciò concludere: a) il libro non è una narrazione di getto, ma una compilazione da varie fonti, scritte e orali, preesistenti; b) la compilazione fu fatta da un unico autore, con un piano preciso; non fu stratificazione successiva di documenti; c) anche se talora si devono ammettere "duplicati", vere contraddizioni forse non si dànno mai (esame a parte merita I Sam. 1718, ove non è risolta la questione testuale); in genere si ha lo stesso fenomeno che si constata tra le varie narrazioni dei Vangeli sinottici; d) la maggior parte del materiale risale all'epoca stessa dei fatti (concorde è il giudizio circa II Sam. 9-20).
L'autore dell'intero libro è ignoto, ma dovette vivere nei secc. x-ix a. C.; l'appendice (II Sam. 21-24) infatti non poté essere aggiunta dopo il sec. viit, quando già esisteva il I libro dei Salmi, che contiene II Sam. 22. In seguito il libro subì ancora qualche intenzionale ritocco, ma di lieve importanza.
Nel campo razionalistico abbondano le ipotesi, spesso arbitrarie, che dànno risultati mirabolanti e contradditrori, per l'estrema soggettività dei criteri. Fallito, p. es., è finora ogni tentativo di separare i documenti primitivi (J. Wellhausen, 1871) : cosa che, del resto, non risolverebbe una sola difficoltà.
La storicità è solidamente fondata, per l'antichità delle fonti, la spiccata imparzialità di giudizio e le molteplici conferme, quantunque talora solo indirette.
P. es., la situazione religiosa e politica concorda con quella descritta nel libro dei Giudici; la cronologia dell'invasione dei Filistei corrisponde ai dati egizi e la loro presenza in certe località (Bethsan; pressi di Gerusalemme) è stata confermata dall'archeologia; l'affermarsi di una forte monarchia nazionale in Israele storicamente si com-
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prende per le contemporance condizioni precarie della Assiria e dell'Egitto, attestate dalla storia rispettiva. Istituzioni politiche (ufficí di corte: II Sam. 8, 16 sgg .; 20, 23 sgg.) e militari (i =trenta $=$ : II Sam. 23, 13-29) sono di derivazione egiziana.
L'importanza di $S$. è grandissima, dal lato sia artistico, sia storico, sia religioso. Il valore artistico è ammesso comunemente, e rifulge specialmente nella pittura dei caratteri, che sono una moltitudine. Il racconto è d'un interesse sempre nuovo e vario, con imprese avvincenti (I Sam. 14), sentimenti profondi, collere e idilli, entusiasmi e scoramenti : la vita intera. Per la storia della prima monarchia e del profetismo $S$. è insostituibile; aumenta molire le nostre cognizioni circa usi, mentalità, credenze. Religiosamente, il primo interesse di $S$. deriva dal messianismo: letterale (II Sam. 7; 23, 1-7; I Sam. 2, 10) e figurativo (David tipo del Cristo sofferente e tradito); ma abbondano gli insegnamenti di carattere morale, specie riguardo al peccato ed al perdono.
Bibs.: commenti: " H. P. Smith (Edimburgo 1899); P. Dhorme (Purig. 1910); S. R. Driver (2* ed., Oxford 1913); * V. Caspar (Lipsia 1926); K. A. Lumbach (Bonn 1938); A. Medehielle (Purigi 1949); M. Rehm (Wuraburg 1949). Tra gli innumerevidi studi generali: O. Ensafeldt, Die Kompiation der Samuelibbicher, Lipsia 1931; L. Hylander, Der literarische Samuel-Saul Komplex, ivi 1932; A. Clamer, Rois I-II, in DThC, XIII (1937), coll. 2779-2805; M. Rehm, Textkritische Untersuchungen zu den Paralleletellen der Samuel-Königsbïcher und der Chronik, Münster 1937; G. Hübscher, Die Anfänge der hebräischen Geschichtsschreibung, Heidelberg 1942; E. Robinson, Samuel and Saul, in Bulletin of the Rylands Library-Maunchester, 28 (1944), pp. 175-206; Ch. Keeler, An approach to the books of Samuel, in Catholic biblical quarterly, 10 (1948), pp. 254-70; P. A. H. De Boer, Research into the text of I S. 1-10, Amsterdam 1938; id., Research... I S. 16-31, in Oudernusianite be Studión, 6 (1949), pp. 1-100. Gino Bressan
SANABALLAT (ebr. Sanballat, in accadico Sin-nhallit = [il dio] Sin diede la vita $\%$ ). - Governatore (pebâh) di Samaria al tempo di Artaserse I, che, approfittando dell'anarchia di Gerusalemme dopo la caduta, spadroneggiava nella città, con un tal Tobia

(Int. Orlandini)
San Benedetto Polirone - Interno della chiesa abbaziale. Navata centrale del sec. xili trasformata su disegno di Giulio Romano ( $153^{8-42}$ ).
l'ammonita e Gosem l'arabo.
Il matrimonio di una sua figlia con il figlio del sommo sacerdote Eliasib indica che S. aveva cercato anche influenti appoggi in Gerusalemme. Come i due colleghi, era straniero: è detto con intenzione spregiativa $=$ horonita $=$ (di Hórónajim in Moab) in Neh. 2, 10. 19.
All'arrivo di Neemia a Gerusalemme come governatore (pebâh) con ampi poteri reali, cercò di distogliere il restauratore d'Israele dalla sua attività nella ricostruzione delle mura, con intimidazioni e fratelli, anche per mezzo di gente prezzolata (Num. 6, 1-14), ma sempre senza esito. Era ancora in carica sotto Dario II, come appare dai papiri di Elefantina. La storia narrata sul suo conto da Flavio Giuseppe (Antiq. Ind., XI, 7, 2), in relazione con l'origine del tempio scismatico samaritano, è in buona parte infondata.
Giovanni Rinaldi
## SANAZIONE: v. CONVALIDAZIONE.
SAN BENEDETTO POLIRONE. - Antica abbazia benedettina in provincia e diocesi di Mantova, nel villaggio oggi detto S. Benedetto Po. L'antica denominazione derivava dal fatto della confluenza del Lirone, oggi interrato, con il Po.
L'abbazia fu fondata dal conte Tebaldo nel 984 e arricchita da donazioni della contessa Matilde di cui si indica il sepolcro nella chiesa abbaziale detta dei SS. Floriano e Benedetto; questa fu prima in stile romanico; venne ricostruita nel 1246 a tre navate divise da colonne con vòte a crocera e vi si annesse il chiostro e l'alta torre campanaria. Giulio Romano la trasformò tra il 1338-42. Nel coro sono 32 statuine fittili di A. Begarelli. Notevole è la vicina chiesa dell'Immacolata, del sec. XII, che conserva un pavimento musivo con le Virtù cardinali e animali fantastici, datato al 1152 .
Bibl.: R. Bellodi. Il monastero di S. B. P. nella storia e nell'arte, Mantova 1905: A. Kingsley-Porter, Lombard architecture, III, Nuova-Haven 1917, pp. 358-62; P. Toesca, Stor. dell'arte ital., I. Il mediocre, Torino 1927, p. 1082; Cottineau, II, coll. 2314-15.
Enrico Jasi
SAN BERNARDO, OSPIZIO DEL : v. BERCARDO d'AOSTA, santo.
SAN BONIFACIO, ARCIDIOCESI di. - Città ed arcidiocesi nella provincia di Manitoba (Canadà). L'arcidiocesi di S. B. copre una superficie di 100.000 kmq . Di 65.085 ab . è la popolazione cattolica; 84 sacerdoti diocesani e 128 religiosi esercitano il sacro ministero nelle 61 parrocchie, 80 chiese, 58 cappelle e 122 altri posti. Vi sono i seminario maggiore, 2 collegi, i scuola apostolica, 8 noviziati, i casa per ritiri, 6 ospedali. Vi sono inoltre 760 suore di 15 congregazioni diverse.
La diocesi di S. B. fu eretta da Pio IX il 4 giugno 1847 quando il vicariato apostolico del nord-ovest (Baia di Hudson e Baia James) fu elevato a diocesi. Lo stesso Pio IX il 22 sett. 1871 elevò la diocesi ad arcidiocesi.
S. B. ebbe una storia importante nello sviluppo della chiesa cattolica nell'ovest. Nel 1818, il sacerdote Giuseppe Norberto Provencher lasciava la parte est del paese per le missioni del fiume Rosso in qualità di vicario generale
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(Int. Enc. Catt.)
SAnchez (Sanctius), Gaspar - Frontespizio dei Commentarii in Ezechielam et Danielem. Lione 1619 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
della diocesi di Québec. Il $1^{\circ}$ febbr. venne nominato vescovo di Juliopolis e coadiutore di Québec per i territori dell'ovest canadese. Il 6 apr. 1844 Gregorio XVI creò il vicariato apostolico del nord-ovest per il territorio compreso fra i grandi laghi ed il Polo nord. Da questo vicariato primitivo sono uscite tutte le diocesi ed i vicariati dell'ovest e del gran nord canadese.
Quando venne nell'ovest, mons. Provencher aveva con sé soltanto alcuni sacerdoti secolari ma riusci, poco tempo dopo l'erezione del vicariato, ad ottenere i Missionari Oblati di Maria Immacolata. Questi ultimi, arrivati a Montréal nel 1841, sbarcarono alla Rivière Rouge il 25 apr. 1845. Uno di essi, Alessandro Taché, divenne coadiutore di mons. Provencher il 24 giugno 1850 , ed è oggi considerato come una delle più grandi figure della storia dell'ovest canadese. Nel 1862 tutto il territorio tributario del Mare artico fu staccato da S. B. per formare il vicariato apostolico di Athabaska-Mackenzie, con mons. Enrico Faraud quale primo vescovo; nel 1871 fu staccata la parte nord-occidentale per la nuova diocesi di S. Alberto; mentre nel 1890 la parte nordorientale divenne il vicariato apostolico della Saskatchewan, con primo pastore mons. Alberto Pascal. Da allora i territori furono più volte smembrati per formare arcidiocesi, diocesi e vicariati apostolici. Il 3 dic. 1907 venne staccata la diocesi P