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iftsbirche und die chemaligen Klostergebände in St. G., Zurigo 1917; K. Mohlberg, Das fröhische Sacramentarium Gelosianum in Alamannischer Uberlieferung (Cod. Sang. 348), Münster in V. 1918; J. Ebersolt, Manuscrits à miniatures de St-Gall, in Rev. arch., $2^{\circ}$ serie (1919), pp. 225-33; J. M. Klark, The abbey of St. G., Cambridge 1926; H. Bauer, Die Bücherei von St. G., Halle 1926; A. Fäh, Die Kathedrale von St. G., Einsiedeln 1928; R. van Doren, Etude sur l'influence masicale de l'abbaye de St-G., Lovanio 1929; Ch. A. Cingria, La rivoltisation de St-G., Losanna 1929; L. Birchler, Stiftsbirche und Stift St. G., Augusta 1930; P. Krieg, Das Profirebuch der Abtei St. G., S. Gallo 1931; C. Escher, Die Münster von Schaßausen, Chur und St-G, Frauenfeld e Lipsia 1932. Per la diocesi: E. Egli, Eine neue Recession der vita S. Galli, in Neues Archiv, 21 (1896), pp. 339371; F. Gachwend, Die Errichtung des Bistum St. G., Staus 1909; K. Steiger, Das Kloster St. G. im Lichte seiner bircht. Rechtsgesch. noch archimal. Quellen dargestellt, Friburgo 1923; U. Lampert, Kirche und Staat in der Schweiz, Basilea 1929; H. Leclercq, Gall (Saint), in DACL, VI, 1, coll. 80-248; Cortinesu, II, coll. 2684-91. Enrico Josi

SANGALLO, famiglia. - Architetti fiorentini che trassero il nome dalla porta S. Gallo di Firenze, presso cui abitavano i capostipiti della famiglia.

Giuliano (detto G. Giamberti). - N. a Firenze ca. il 1445 , m. ivi nel 1516. Nel 1465 venne a Roma. La sua attività in questo periodo non risulta bene chiarita. E dubbia l'attribuzione della Loggia della Benedizione in S. Pietro ed incerta la parte da lui avuta nella costruzione del Palazzo e della basilica di S. Marco; assai più fondate sono invece le attribuzioni del Palazzo per il card. Giuliano della Rovere (il futuro Giulio II), e del progetto per la villa di Innocenzo VIII alla Magliana, opere che rivelano un forte influsso albertiano.

Ritornato in patria nel 1479, Lorenzo il Magnifico gli affidò numerose costruzioni civili e militari. Prima sua opera importante di questo periodo è la chiesa di S. Maria delle Carceri a Prato ( 1485 -92), che nell'organismo centrale a croce greca sembra realizzare quell'ideale
della «divina proporzione * verso cui tendevano gli architetti umanisti. Il tema dell'edificio centrale viene ripreso con maggiore sensibilità classica nella sacrestia di S. Spirito (1489), ispirata al modello brunelleschiano della Rotonda degli Angeli, alla quale si avvicinava forse ancor più la Cappella innalzata ca. la stessa epoca nel convento di Cestello, demolita nel 1866. Sempre la medesima concezione conduce G. al progetto per S. Maria dell' Umiltà di Pistoia (1492), nella quale adotta la pianta ottagona preceduta da atrio rettangolare. Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, G. riprese i contatti con il card. della Rovere, lo segul in Francia e tornò con lui a Roma. Alessandro VI gli affidò subito la copertura della nave centrale di S. Maria Maggiore (1494), per la quale egli eseguì il bellissimo soffitto. Lo stesso Pontefice lo inviò poi a Loreto ( 1500 ) per voltare la cupola della Basilica, che, seguendo ancora una volta gli esempi dei Brunelleschi in S. Maria del Fiore, egli riusci ad armonizzare con l'organismo gotico. Dopo l'ascesa al pontificato di Giulio II, G. lasciò Roma, secondo
il Vasari per la delusione di non essere stato nominato architetto della Basilica Vaticana. Nel 1503 era a Firenze, dove eseguiva la cappella Gondi a S. Maria Novella e più tardi veniva nominato capomastro di S. Maria del Fiore. Solo dopo la morte di Bramante poté realizzare l'antica aspirazione di dirigere i lavori del tempio vaticano, incarico affidategli nel 1514, ch'egli tenne però solo per poco tempo, perché, ormai vecchio e malato, ritornò a Firenze l'anno dopo.

Come scultore lasciò due Crocifissi lignei nella chiesa della S.ma Annunziata di Firenze. Pur rimanendo legato alla tradizione brunelleschiana, e quindi allo spirito quattrocentesco, G. per la purezza delle proporzioni e la sensibilità spaziale può considerarsi uno dei grandi maestri del Rinascimento.
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(Pr. Alinari)

Sangallo, famiglia - Esterno della chiesa di S. Biagio a Montepulciano (1518-43). Opera di Antonio S.

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Sangallo, famiglia - Soffitto in legno scolpito e dipinto su disegno di Antonio S. e M. G. Fiorentino - Viterbo, chiesa della Madonna della Quercia.

Bibl.: G. Vasari, Vite, ed. Milanesi, IV, Firenze 1879. pp. 267-309; Venturi, VIII, 1, pp. 438-72; G. Marchini, G. da S., Firenze 1942; P. Tomei, L'architett. del 1400 in Roma, Roma 1942, passim; P. Sanguolesi, Una rotonda sangallesca scomparsa, in Palladio, 2-3 (1943), pp. 51-60.

Antonio il Vecchio (detto A. Giamberti). - Fratello del precedente, anch'egli n. e m. a Firenze (14631534). Seguì il fratello a Roma, dapprima come semplice aiuto, poi ricevendo direttamente incarichi dal papa Alessandro VI. Nel 1493 e 1494 lavorava nel Palazzo Vaticano ed in Castel S. Angelo; l'anno successivo iniziò i lavori di S. Maria di Monserrato secondo uno schema a navata unica absidata e con semplici linee architettoniche, alterate poi dalla sfarzosa decorazione sovrapposta.

Lasciò Roma con il fratello dopo l'elezione di Giulio II, e ritornò in Toscana dove rimase sino alla morte svolgendo una vasta e multiforme attività. Al primo periodo appartiene la chiesa della S.ma Annunziata in Arezzo, ove riprese la costruzione iniziata da Bartolomeo della Gatta, secondo uno schema a tre navate con grande cupola. La chiesa rimase incompiuta, come la ricostruzione dell'antico tempio ducentesco di S. Agostino a Colle Val d'Elsa. Opere queste poco significative; ma nella tarda maturità egli realizza in S. Biagio di Montepulciano (iniziato nel 1518) uno dei capolavori dell'architettura cinquecentesca. Nella pianta a croce greca, al cui centro si eleva la cupola sopra l'alto tamburo, è una piena adesione alle concezioni bramantesche, attraverso la diretta ispirazione dai modelli classici. In quest'opera, mirabile per il pieno equilibrio e la completa rispondenza tra l'armonia spaziale ed il senso plastico, la personalità di A. il Vecchio si libera finalmente da ogni legame con il fratello, segnando il passaggio al pieno Cinquecento.

Di lui si ricordano ancora i vari palazzi eretti in Montepulciano e la fortezza di Civitacastellana.

Bibl.: G. Vasari, Vite, ed. Milanesi, IV, Firenze 1879, pp. 267-309; Venturi, XI, 1, pp. 469-514.

Antonio il Giovane (A. detto Cordini). - Nipote dei due precedenti (figlio di una sorella), n. a Firenze nel 1484, m. a Roma nel 1546. La sua formazione artistica e gli esordi della sua attività restano tuttora sconosciuti; verosimili appaiono i contatti con Bramante, nella cui cerchia A. entrò indubbiamente ancor giovanissimo. La diretta ispirazione bramantesca si riconosce infatti nella sua prima opera, S. Maria di Loreto in Roma (1507), in cui si fondono genialmente elementi tratti dalle costruzioni termali classiche con altri tipicamente lombardi. Il medesimo schema è adottato in S. Maria Porta Paradisi ( 1520 ) in cui l'organismo architettonico si semplifica. Alla stessa forma a pianta centrale si riporta anche la tomba di Pietro de' Medici nell'abbazia di Montecassino (1531-32).

Con la costituzione del Ducato di Castro si aprì per A. un vastissimo campo di attività nel Lazio settentrionale, come architetto del Farnese, ma con la distruzione della capitale del Ducato scomparve il complesso architettonico da lui realizzato, uno dei maggiori del Rinascimento. Ci restano tra le altre sue opere la cosiddetta «Rocchina * nell'isola Bisentina e la strana chiesa di S. Maria di Montemoro presso Montefiascone; mentre la chiesa di S. Talomeo a Nepi, che per la disposizione intermedia tra la pianta centrale e quella longitudinale avrebbe segnato il preludio al progetto per la Basilica Vaticana, trovò compimento in forma assai più modesta da altri. L'artista esplicò la propria operosità anche in opere minori, ma non meno significative : a Viterbo nella chiesa di S. Maria della Quercia per la quale diede il disegno del mirabile soffitto; a Roma nella cappella Cesi in S. Maria della Pace (1524-29) e nella cappella del card. Alborense a S. Giacomo degli Spagnoli (oggi S. Cuore di Maria); a Foligno nella cappella del Santissimo (1516) del Duomo, di complessa pianta poligonale. La fama di esperto costruttore lo fece designare come il tecnico più indicato per problemi di consolidamento di particolare difficoltà, come nella basilica di Loreto (1526) e in S. Giovanni dei Fiorentini, dove venne chiamato da Clemente VII; per quest'ultima chiesa A. diede anche diversi disegni. Molto discussa e oggetto di vive critiche, a cominciare dal Vasari, è stata l'opera di A. nella Basilica Vaticana, svoltasi in due distinti periodi: il primo, assai breve, nel 1520 succedendo a Raffaello; il secondo dal 1537 alla morte. A quest'ultimo risale il famoso progetto, tradotto poi dal Labacco nel modello in legno tuttora conservato. Vastissima fu anche l'attività di A. nel campo dell'architettura civile e militare; basta ricordare: il cortile e la facciata principale (tranne il cornicione) del Palazzo Farnese, il Palazzo della Zecca in Via Banco di S. Spirito e il Palazzetto della Farnesina ai Baullari, la porta S. Spirito, tutte in Roma; la scomparsa Rocca Paolina a Perugia e la fortezza di Nepi. La critica moderna ha invece negato o messo in dubbio altre attribuzioni finora tradizionali, come il Palazzo Sacchetti, la chiesa di S. Spirito in Sassia a Roma (forse è del S. soltanto l'interno) ed i chiostri di Montecassino.

Come venne giustamente osservato A. nella sua vastissima produzione appare ineguide perché talora le eccessive preoccupazioni statiche si risolvono a detrimento della espressione artistica; la purezza di forme di S. Maria di Loreto non verrà più da lui raggiunta. Nondimeno, anche per l'influsso esercitato sui contemporanei,

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(1st. Eist).
Sangallo, famiglia - Giovanni dalle Bande Nere. Busto in marmo di Francesco S. - Firenze, Museo nazionale.
egli ha lasciato un'impronta profonda nell'architettura cinquecentesca.

Bibl.: G. Vasari, Vite, cit., V, pp. 447-73; G. Giovanni, S. Tolomeo di Nepi, in Saggi sull'architett. del Rinasc., Milano 1935, pp. 109-20; id., Tra la cupola di Bramante e quella di Michelangelo, ibid., pp. 143-76; id., Lo stato cio. di A. da S. il G., in Palladio, I (1937), pp. 173-79; Venturi, XI, 1, pp. $516-682$.

Battista (detto G. B. Cordini, ed anche il Gobbo). Fratello del precedente, n. a Firenze nel 1496, m. a Roma nel 1552. Scarsissime notizie si hanno della sua vita e della sua attività artistica svoltasi all'ombra del maggiore fratello come soprintendente e misuratore delle fabbriche che egli progettava e dirigeva. Con il cugino Aristotele (v. sotto) collaborò alla costruzione della cupola di S. Eligio degli Orefici (1536). Rimane di lui anche una traduzione manoscritta del trattato di Vitruvio, già erroneamente attribuita al fratello.

Bibl.: anon., s. v. in Thieme-Becker, XXIX, p. 404; M. Zocca, Cupole del Rinaue, in Roma, in Atti del I Conv. di stor. dell'architett., Firenze 1939, pp. 99-106.

Aristotele (detto Bastiano). - Figlio di un'altra sorella di Giuliano e di Antonio il Vecchio, e di certo Lorenzo d'Antonio, n. e m. a Firenze (1481-1551). Fu dapprima pittore e, secondo il Vasari, allievo del Perugino; abbandonò ben presto quest'arte per dedicarsi alla scenografia, agli addobbi ed alle prospettive, generi nei quali venne molto apprezzato dai contemporanei. La sua attività architettonica è tuttora poco nota, sapendosi solo che - come per gli altri minori componenti della famiglia - si svolse nell'orbita del cugino Antonio il Giovane. Gli viene attribuita l'esecuzione del Palazzo Pandolfini in Firenze, deve avrebbe realizzato un disegno di Raffaello; è anche sicura la sua partecipazione al completamento della chiesa di S. Eligio degli Orefici in Roma. Ma, più che all'attività artistica, la notorietà di A. si deve ai numerosissimi disegni di fabbriche antiche o contemporanee da lui lasciatici e conservati negli Uffizi e nel Museo Wicar di Lilla, i quali costituiscono una fonte di eccezionale importanza per la storia dell'architettura.

Bibl.: anon., s. v. in Thieme-Becker, XXIX, p. 404; M. Zocca, op. cit.

Francesco (F. Giamberti detto anche il MarGotta). - Figlio di Giuliano, n. e m. a Firenze (14941576). Operò soprattutto come scultore e medaglista, dimostrando temperamento studioso più che immaginoso e geniale nel gruppo della Madonna con il Bambino e s. Anna in Orsanmichele (1522), e nel rilievo del Trancito della Versine nella S. Casa di Loreto (1526), ove collaborò con il Tribolo. Nel monumento al vescovo Marzi nella S.ma Annunziata di Firenze, di poco più tardo, risenti l'influsso sansoviniano. A Montecassino eseguì la parte scultorea del monumento a Pietro de' Medici, di cui aveva dato il disegno il cugino Antonio il Giovane. Sua opera migliore è ritenuto il busto di Giovanni dalle Ban.le Nere, nel quale riesce a dare con semplicità di mezzi un senso di costruttiva fermezza. Come medaglista $F$., pur con scarsa eleganza, si distingue per ampiezza di impostazione. Quanto alla sua attività architettonica, è noto che successe a Baccio d'Agnolo come architetto di S. Maria del Fiore (1546) e che diede il disegno del campanile di S. Croce ( 1589 ), sostituito nel secolo scorso dall'attuale. - Vedi tavv. CXII-CXIII.

Bibl.: G. Vasari, Vite, cit., VII, p. 624; Venturi, IX, 1, pp. 243 - 59 .

Mario Zocca
SANGERMANO, Vincenzo. - Missionario barnabita, n. il 22 apr. 1758 ad Arpino ed ivi m. il 28 luglio 1819.

Alunno dei Barnabiti e poi barnabita egli stesso a 16 anni, nel 1782 parti col p. D'Amato (v.) per la Birmania. A Rangoon per 24 anni diresse un collegio di educazione. Ebbe alunni Andrea Coo e Ignazio de Brito che furono poi barnabiti. Si esercitava intanto anche nella medicina e raccoglieva grande quantita di notizie, le quali, ordinate e corredate di tavole a colori, formano la sua famosa Relazione dell' Impero barmano, che il suo confratello p. Galassi pubblicò postuma nell'originale italiano (Roma 1833) l'anno stesso che, pure a Roma da Salviucci, già ne era uscita, con prefazione del poi card. Wiseman, una prima traduzione inglese, a cui altre tre tennero dietro: nel 1883 a Rangoon, a cura del governo indiano, nel 1893 a Westminster, con ampia introduzione di J. Jardine, e nel 1924. Costretto dai rivolgimenti politici di Europa a ritornare in patria, nel 1808, il S. fu ad Arpino, superiore e prefetto delle scuole di S. Carlo del suo Ordine e, dal 1814-18, primo rettore e professore di matematica e filosofia al Tulliano. Tra i manoscritti del S. è anche una Topografia fisica di Arpino e suo circondario, del 1812.

Bibl.: L. Gallo, Stor. del cristianesimo nell'Impero barmano, III, Milano 1862, p. 81 sgg.; O. Premoli, Stor. dei Barnabiti, III, Roma 1925, p. 325 sgg.; G. Boffito, Stritt. barnabiti, III, Firenze 1934, pp. 308-404; R. Carniagnosi, La Birmania : relax. ined. del 1784 del missionario mons. Montegazzon, Roma 1950. Virginio M. Colciago

SAN GERMANO DI RIMOUSKI, ARCIDIOCESI di. - Con sede nella città di Rimouski, provincia di Québec (Canadà).

Rimouski copre oggi una superficie di 8000 migliaq. con una popolazione totale di 177.169 anime quasi tutte cattoliche (vi sono soltanto 896 non cattolici) delle quali 176.821 sono di lingua francese. Vi si contano 275 sacerdoti dei quali 41 religiosi (Cappuccini, Chierici di S. Viatore, Oblati di M. I., Redentoristi, Padri dello Spirito Santo ed Eudisti) esercitano il sacro ministero nelle 98 parrocchie. Vi sono due seminari; fra le istituzioni di carità si notano 2 case per vecchi, 2 orfanotrofi, 4 ospedali. Jacques Cartier sbarrò sulla parte estrema di Gaspé (già Honguedo) nel suo primo viaggio di scoperta nel 1534 e vi eresse una croce. La prima Messa fu celebrata a Pointe-aux-Pères, presso Rimouski, dal p. gesuita Enrico Nouvel nel 1663. Il primo abitante di Rimouski fu Germano Lesage (1696) donde il nome di S. G. di R. La prima parrocchia canonicamente costituita fu Cacouna nel 1825 .

La sede di Rimouski fu eretta da Pio IX il 14 genn. 1867 e fu smembrata più volte per formare la prefettura

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apost. del golfo S. Lorenzo, il 15 giugno 1882, e la diocesi di Gaspé nel 1882. Nel 1946 ( 9 febbr.), Pio XII elevò Rimouski ad arcidiocesi. La provincia è composta di Rimouski, del vicariato apost. del Labrador (eretto il 13 luglio 1945) e della diocesi del golfo S. Lorenzo (vicariato apost. il 12 sett. 1905 e diocesi il 24 nov. 1945). Il Seminario minore fu aperto il 7 febbr. 1854 ed eretto in seminario diocesano nel 1870 mentre il Seminario maggiore data del 4 nov. 1870. Sotto la direzione di mons. Giorgio Courchesne, $4^{0}$ vescovo ( 1928 -50) e primo arcivescovo, la diocesi prosperò molto nel campo dell'educazione; una scuola tecnica fu aperta nel 1936, una scuola per marinai nel 1944, una scuola di commercio nel 1947 e una di ceramica nel 1950.

Brill: L. Lindsay, Rimouski, in Cath. Enc., XIII, pp. 28-29; Le Canada ecclés., Montréal 1930, pp. 323-26. Gastone Carricre

SAN GIACINTO, diOCESI di. - Diocesi e città nella provincia di Québec (Canadà).
S. G. è una città industriale situata a 35 miglia da Montréal. I Padri del primo Concilio di Québec pregarono la S. Sede di erigere una diocesi a S. G., il che fu fatto da Pio IX il 7 giugno 1852 per smembramento di Montréal e di Québec. Nel 1874 (28 ag.) una parte del territorio fu staccata da S. G. per formare la diocesi di Sherbrooke dopo domanda di mons. Carolo Larocque, terzo vescovo di S. G. Questi aprì la prima casa dei Domenicani in Canadà nel 1875. La diocesi possiede un fiorente collegio fondato nel 1811 ed il Seminario maggiore aperto nel 1935. La popolazione totale è di 185.700 ab., dei quali 175.088 sono cattolici ( 173.981 di lingua francese). Vi sono 272 sacerdoti diocesani, 87 religiosi ( 9 congregazioni), 2039 suore ( 16 congregazioni) e 662 fratelli appartenenti a sei diverse congregazioni.

Suffraganes di Montréal al momento della sua erezione, la diocesi passò il 2 marzo 1951 sotto la giurisdizione della nuova sede metropolitana di Sherbrooke.

Brill: Mandonants et Lettres pastorales des Evdques de StHyacinthe, I, Montréal 1888, p. 11; C. P. Choquette, Hist. du Séminaire de St-Hyacinthe, 2 voll., ivi 1911-12; id., St Hyacinthe, in Cath. Enc., XIII, pp. 341-52; Le Canada Ecclésiastique 1930, Montréal 1950, pp. 250-67; Pio XII, Universi Dominici gregis regimen, in AAS, 43 (1951), pp. 449-51. Gastone Carricre

SAN GIACOMO DI COMPOSTELLA: v. SANTIAGO di COMPOSTELLA.

SAN GIORGIO, vicariato apostolico di. Situato nella regione settentrionale della Colombia.

Il 12 giugno 1924 il territorio fu eretto in prefettura apost. del Sinû ed affidata alle Missioni Estere di Burgos. Il 12 genn. 1931 fu cambiato il nome in quello di prefettura apost. di S. G., la quale il io marzo 1950 fu elevata a vicariato apost., sempre affidato all'Istituto di Burgos. Ha una superficie di ca. $21.500 \mathrm{kmq}$. con una popolazione di ca. 100.000 ab., in grandissima maggioranza cattolici, ma la loro vita è troppo spesso simile a quella dei pugani. I missionari sono una ventina, coadiuvati da 2 fratelli e 26 suore. Seminaristi 27, catechisti 24, scuole 148.

Brill.: AAS, 17 (1925), pp. 3-7; 42 (1950), pp. 340-43; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. nn. 604/20, 4972/34; MC, 1950, p. 43; Anuario de la Iglesia Católica en Colombia, Bogotá 1951, pp. 319-17.

Savorio Paventi
SAN GIORGIO DI TERRANOVA, diOCESI di. Città e diocesi nella provincia di Terranova, Canadà. Verso il 1850 una popolazione di ca. 2000 anime si stabili nella parte ovest dell'isola di Terranova, ma non vi furono sacerdoti residenti, eccezion fatta per i cappellani delle navi francesi.

Il primo sacerdote che si stabili nella diocesi fu il rev. Alessandro Belanger, ma a causa delle difficoltà dei viaggi rimase sempre alla baia di S. Giorgio. Il 2 nov. 1868, il rev. Tommaso Sears, vero apostolo della diocesi, venne dalla diocesi di Antigonish. Il 9 maggio 1870, il territorio fu elevato a prefettura apost. e mons. Tommaso Sears nominato prefetto apostolico. Per lettera apost. di Leone XIII, del 2 apr. 1892, la prefettura fu elevata a vicariato apost. e per decreto del 18 febbr. 1904 il vicariato apost. divenne diocesi.
S. G. di T., che fa oggi parte del Canadà, ha una
popolazione cattolica di 20.351 anime evangelizzate da 16 sacerdoti secolari e 6 religiosi (Redentoristi). Vi sono 39 chiese, e 130 scuole. La sede metropolitana è S. G. di T.

Brill: Le Canada ecclésiastique 1930, Montréal 1950, pp. 646648; M. G. Sears, St Georges, in Cath. Enc., XIII, pp. 320-51

Gastone Carricre

## SAN GIOVANNI D'ACRI: v. TOLEMAIDE.

SAN GIOVANNI DI CUYO (SAN JUAN DE CUYO), arcidiocesi di. - Città e arcidiocesi della provincia di S. Juan nella Repubblica Argentina.

Ha una superficie di 89.179 kmq . con una popolazione di 275.000 ab. dei quali 250.000 cattolici; conta 20 parrocchie servite da 32 sacerdoti diocesani e 14 regolari; ha 2 comunità religiose maschili e 9 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 354).

La regione fece parte dell'arcidiocesi di Santiago del Cile fino al 1776, anno in cui passò sotto la giurisdizione della diocesi di Cordova; nel 1826 Leone XII costituì il vicariato apost. della regione; il 19 sett. 1834 Gregorio XVI creò la diocesi con il nome di S. G. di C. e questa divenne suffraganea di Buenos Aires dal 1856. Suo primo vescovo fu mons. Justo de S. Maria de Oro. Il papa Pio XI con la cost. apost. Nobilis Argentinae nationis del 20 apr. 1934 l'elevava al grado di metropolitana, assegnandole quali suffragance le diocesi di Mendoza e S. Luigi in Argentina. La Cattedrale è dedicata a s. Giovanni Battista.

Brill.: AAS, 27 (1935), p. 261; anon. s. v. in Enc. Eur. Am., LIII (1926), pp. 752-53; I. Fernandez, s. v. in Cath. Enc., XIII, p. 447.

Lionio Josi
SAN GIOVANNI DI MORIANA (Mauplannie), diocesi di. - Città e diocesi nella zona meridionale del dipartimento della Savoia; sede di sottoprefettura.

Ha una superficie di 2090 kmq . con una popolazione di 41.615 ab., dei quali 40.000 cattolici, distribuiti in 89 parrocchie, le quali sono servite da 125 sacerdoti diocesani; ha grande e piccolo seminario e i comunità religiosa femminile (Ann. Pont. 1952, p. 354). La diocesi è suffraganea di Chambéry dal 1817 , e prima lo fu di Vienne; ha per patrono s. Giovanni Battista.

Gregorio di Tours (In gloria martyrum, 13) riferisce che una pia donna. "Tygria", nativa della regione, si sarebbe recata in Oriente e avrebbe ottenuto la reliquia di un dito di s. Giovanni Battista che, riportato in patria, fu venerato in una chiesa divenuta centro di pellegrinaggio; e la città venne detta "S. Johannes Garocellius". La zona situata nelle Alpi Cozie appartenne alla diocesi di Torino. Passata sotto i Franchi, il re Contrano ottenne la creazione di una diocesi. Primo vescovo fu Felmasio. Iconio intervenne ai Concili di Mâcon nel 581 e 585 e alle traslazioni delle reliquie dei ss. Orso e Vittore (JafféWattenbach, 1754-55); Leporio fu al Concilio di Chalon-sur-Saône nel 650 . Il territorio della diocesi fu sacchegglato dai Saraceni; più tardi Corrado II lo dette ai vescovi di Torino; i conti di Savoia se ne impossessarono nel 1327; passò alla Francia nella prima metà del sec. xvi, ma lo riebbe Emanuele Filiberto nel 1559; ripassò alla Francia alla fine del sec. xviri e durante l'impero napoleonico; tornò sotto Casa Savoia fino al 1859 quando tutta la Savoia fu ceduta alla Francia.

La Cattedrale fu costruita nel sec. xir, resa più ampia nel xv, restaurata nel xix; la cripta è antica; ha artistici stalli nel coro e il tabernacolo è in alabastro. Vi è il sepolcro del vescovo mons. P. de Lambert (m. nel 1580). I vescovi di S. G. di M. battenon moneta e dell'antica zecca resta la "Tour Bossue" del sec. xv.

Brill.: F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia, I. Il Piemonte, Torino 1898, pp. 220-37; A. Manno, Bibl. storica degli Stati della Monarchia di Savoia, VIII, ivi 1907, pp. 251-57; L. Duchesne, Faites épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, Parigi 1907, pp. 207-10, 233-35; J. Burlet, Le culte de Dieu, de la Vierge et des Saints en Savoie avant la révolution, Chambéry 1922, passim; Guide de la France chrét. et missionnaire, 1926-29, Parigi 1948, pp. 383, 742743; Eubel, I, p. 331; II, pp. 187-88; III, p. 328; IV, p. 235; V, p. 261; Cottinesu, II, col. 2741.

Enrico Josi
SAN GIOVANNI DI PORTORICO (SAN JUAN de Puerto Rico), diocesi di. - Città e diocesi nell'isola di Portorico tra le Antille e l'Atlantico.

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Ha una superficie di 3430 kmq . con una popolazione di 1.200 .000 ab. dei quali 1.130 .000 cattolici, distribuiti in 65 parrocchie, servite da 41 sacerdoti diocesani e 132 regolari; ha un seminario, 29 comunità religiose maschili e 35 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 354). La diocesi è immediatamente soggetta alla S. Sede.

L'Isola fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1493 e conquistata dal governatore Ponce de León nel 1508. Il papa Giulio II con bolla dell' 8 ag. 1511 creò la diocesi con il nome di Portorico; esso ebbe giurisdizione pure sulle isole di Culebra e Vicques. Il papa Pio XI con la cost. apost. Ad sacrosanti Apostolatus, del 21 nov. 1924, dismembrò dalla diocesi di Portorico un gruppo di parrocchie creando la diocesi di Ponce, in pari tempo tolse dalla giurisdizione della diocesi di Roseau le isole Virgenes e le uni alla diocesi di Portorico, alla quale mutò il nome in S. G. di P.

La prima capitale dell'Isola e della diocesi fu Caparra, dove risiedette il primo vescovo, Alonso Manso, canonico di Salamanca; tuttavia nel 1521 io si trova già a S. G., nuova capitale. I vescovi dei primi due secoli furono quasi tutti religiosi dei principali Ordini Mendicanti, ma ebbero ordinariamente breve pontificato a Portorico, ricevendo in cambio onorifici trasferimenti.

La chiesa cattedrale, iniziata nel sec. xvı, ma terminata soltanto nel 1640 , è in stile toscano; la sua pianta è sontuosa, con tre navate assai capaci e le cappelle decorate con molta eleganza, particolarmente quelle della Provvidenza, di Gesù Nazareno, di S. Bernardo e dei SS. Martiri.

Bim.: G. Gonzalez Davila, Teatro de las iglesias de España, 1. Salmones 1678, p. 285 ; AAS, 17 (1925), pp. 441-45; A. Valladares de Sotomayor, Historia de Puertorica, Madrid 1788, p. 383.

Guarogo M. Pou y Marti
SAN GIOVANNI DI QUÉBEC (Saint Jean), diocesi di. - Città e diocesi nella provincia di Québec (Canadà).

La diocesi di S. G. di Q. fu eretta da Pio XI il 9 giugno 1933 per smembramento di quella di Montréal e comprende cinque circoscrizioni: St-Jean, Napierville, Laprairie, Chambly e Verchères. La popolazione cattolica è di 109.212 anime curate da 144 sacerdoti diocesani e 62 religiosi. Vi sono nella diocesi 2 collegi classici, 59 chiese o cappelle, 2 ospedali, 7 asili e ospizi, I scuola d'agricoltura.

Bim.: Pio XI, Ecclesiae universalis sollicitudo, 9 giugno 1933, in AAS, 26 (1934), pp. 622-24; Le Canada ecclésiastique 1910, Montréal 1930, pp. 313-22.

Gastone Carrière
SAN GIOVANNI DI TERRANOVA (Saint John's), arcidiocesi di. - Città e arcidiocesi nella provincia di Terranova (Canadà). La provincia ecclesiastica di S. G., eretta da Pio X l'8 febbr. 1904, è composta dall'arcidiocesi di S. G. e dalle diocesi di Harbour Grace e di S. Giorgio nell'isola di Terranova.

La diocesi fu eretta da Pio IX, il 4 giugno 1847 , come suffraganea di Québec. Il 29 febbr. 1856, Pio IX smembrava la diocesi per formare Harbor Grace ed il 16 sett. 1870 per elevare S. Giorgio di Terranova a diocesi.

Originalmente S. G. comprendeva tutta l'isola di Terranova e quando divenne vicariato apostolico, nel 1796, non vi erano che 6 sacerdoti sull'intero territorio. Oggi la popolazione totale è di 102.000 ab. dei quali 60.000 sono cattolici assistiti da 55 sacerdoti. Vi sono 37 chiese, 75 missioni, 3 collegi, 2 orfanotrofi ed I ospedale.

Bim.: Pio IX, Apostolici numeris affictoni, 3 giugno 1847, in Ius Pontificium, vol. VI, p. 28; id., Ex apostolica servitutis, 29 febbr. 1856, ibid., p. 249; Pii X Acta, II, Roma 1903, pp. 167-68; Le Canada ecclésiastique 1930, Montréal 1930, pp. 640-42; M.P. Hovley, St John's, in Cath. Enc., XIII, p. 356.

Gastone Carrière
SAN GIOVANNI IN FIORE. - Abbazia fondata nel 1191 dall'abate Gioacchino il quale, abbandonati i Cistercensi (v. gioacchino da fiores), si ritirò prima con un solo compagno nella grancia di S. Martino di Canale presso Pietrafitta e poco dopo si rifugiò tra le montagne della Sila florense, dove riunì un piccolo gruppo di monaci sotto la rigidissima Regola florense che risulta già approvata con la bolla di papa Innocenzo III nel 1196.

Una diversa ipotesi è stata affacciata di recente, ma non suffragata da sufficiente corredo documentario (S. Foglia, 1947) : essa ritarderebbe la costruzione dell'abbazia al 1223 e l'assegnerebbe ad un + fra Giuliano maestro fabbro + che avrebbe importato in Calabria le forme architettoniche già affermatesi a Fossanova e a Casamari.

La chiesa, dedicata al Battista, sorse contemporaneamente al convento, ambedue affiancati sulla riva sinistra del fiume Neto: ma non fu completata secondo i grandiosi disegni originari, percepibili oggi in integro nell'abside e nel presbiterio. Di chiaro impianto gotico, dipendente dalle forme borgognone e cistercensi, la costruzione è a una grande navata con coro quadrato, illuminato da un complesso di monofore e rosoni disposti a formare una croce, e rappresenta una delle tipiche manifestazioni dell'architettura gotica nella regione. La facciata della chiesa, rimasta verosimilmente incompiuta, è di tipo normanno con portale archiacuto; all'interno, la navata fu totalmente alterata nel Seicento con sovrastrutture barocche. Sul braccio destro del transetto una cappella con volte a crociera inerette per una ripida scaletta nella sottostante cripta, scoperta e restaurata nel 1931, dove, in un arcosolio, furono raccolte le reliquie mortali del pronsubate. Dell'antico cenobio restano pochi avanzi, in parte rimessi in luce e restaurati alcuni anni or sono. Importanti studi sull'originale icnografia, sulla struttura e sull'importanza artistica del complesso monumentale sono attualmente in corso.

Biel.: S. Foglia, Il Ginnasia florense di S. G. in F., Cosenza 1924; E. Anitchhof, Touchin de Fiore et les milieux coorteis, Roma 1931; E. Buonaiuti, Gioacchino da Fiore, i tempi, la vita, il messaggio, ivi 1931; E. Galli, Le reliquie dell'Archicenobio florense, ivi 1938; L. Brunetti, Studi contemp. su Gioacchino da Fiore, in Il Calabrese, nuova ser.v, I (1947), pp. 123-24; S. Bottari, L'architett. della Coutea. Studi sull'architett. del periodo normanno nell'Italia merid. e in Sicilia, in Sizelerson Gymnasium, I (1948), pp. 1-33.

Giovanni Carandente
SAN GIOVANNI NEL CANADÀ (SAINT JOHN), diocesi di. - Città e diocesi nella provincia di Nuova Brunswick (Canadà), S. G. è la più antica città incorporata nell'America del nord. Risale infatti al 1785.

I primi missionari in ciò che era allora l'Acadia furono i gesuiti Biard e Massé, nel 1611, che vi rimasero dopo la distruzione di Port Royal nel 1613 a cui succedettero poi i Recolletti. Con la fondazione di Québec si nota un nuovo interesse per l'Acadia; mons. de St-Vallier vi andò di persona nel 1686. La prima chiesa di S. G. fu aperta il $1^{\circ}$ nov. 1815. Nell'ag. 1829, Charlottetown, nell'isola del Principe Edoardo, fu elevata a diocesi con giurisdizione sopra Nuova Brunswick fino al 30 sett. 1842, quando la provincia fu eretta in diocesi. Uno smembramento fu poi fatto nella diocesi di Nuova Brunswick con la creazione di S. G. nella parte sud della provincia e mons. Giovanni Sweeney (consacrato il 15 apr. 1860) nominato vescovo.

Suffraganea di Moncton, la diocesi conta una popolazione totale di 192.357 ab. dei quali 40.000 sono cattolici; 57 sacerdoti diocesani e 15 religiosi (redentoristi) esercitano il sacro ministero nelle 65 chiese, 30 parrocchie, 40 missioni. Le opere caritative consistono in una casa per vecchi, i ospedale e 3 orfanotrofi.

Biel.: Le Canada ecclésiastique, 1930, Montréal 1950, pp. 497-501; A. J. O'Neill, St.Yohn, in Cath. Enc., XIII, pp. 352356; Pio VIII, Inter multiplices gravisimusque, 11 ag. 1829; Gregorio XVI, Donsisici gregis cura, 30 sett. 1842, in A. M. Bernasconi, Acta Gregorii papae XVI, III, Roma 1903, p. 233.

Gastone Carrière
SAN GIROLAMO, ABBAZIA di. - Fu istituita in Roma da Pio XI, con la cost. apost. Inter praecipuas del 15 giugno 1933.

In virtù del documento pontificio, il nuovo monastero sostituisce nel suo ufficio e intento la Commissione pontificia per la revisione ed emendazione della Volgata, istituita da Pio X nel 1907 e riordinata da Benedetto XV con il motu proprio Consilium del 23 nov. 1914. Ha lo scopo di restituire, per quanto è possibile, la primitiva lezione del testo della Volgata e di prepararne una nuova

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San Gifolamo, abbazia di - Lo scriptorium ".
edizione che risponda alle esigenze della critica più severa, applicando ad essa, nella maniera più rigorosa, i principi della nuova metodologia scientifica. Nello stesso tempo si raggiungono altri fini non meno importanti, come quello di dare agli studiosi di cose bibliche nuovi elementi per la critica del testo originale, e quello di stabilire le tappe della storia del testo ufficiale della Bibbia nella Chiesa latina. Dopo i lavori di ricerca dei manoscriti da adottare, di studio del metodo (inseriti in parte nel Mémoire sur l'établissement du texte de la Vulgate, Roma 1922, dal p. H. Quentin) e di determinazione dei principi adottati per la costituzione del testo, furono pubblicati i diversi volumi sotto il titolo: Biblia Sacra iuxta latinam Vulgatam versionem ad codicum fidem susu Pii PP. XI. cura et studio Monachorum Abbatiae Pontificae Sancti Hieronymi in Urbe, O. S. B. edita ex interpretatione sancti Hieronymi cum praefationibus et variis capitulorum seriebus (Roma, Poliglotta Vaticana). Fino ad ora sono comparsi: I: Liber Genesis, 1926; II: Libri Exodi et Levitici, 1929; III: Libri Numerorum et Deuteronomii, 1936; IV: Libri Issue, Indicum, Both. 1939; V: Liber Samuhalis, 1944; VI: Liber Malachim, 1945; VII: Liber Verborum Dierum, 1948; VIII: Libri Exrae, Tobiae, Judith, 1950; IX: Libri Hester et Iob, 1951; X: Psalmi, 1953. Accanto a questa opera principale, i monaci di S. G. dirigono una collana di monografie, destinate a pubblicare testi della Bibbia latina: Collectanea Biblica Latina. Sono usciti: I: A. Amelli, Liber Psalmerum iuxta antiquissimam latinam versionem ex Casin. cod. 357, 1912; II: H. J. Vogels, Codex Rehdigeranus, 1913; III: card. A. Gasquet, Codex Vercellensis, 1914 (2 voll.); IV : P. Capelle, Le texte du Psautier latin en Afrique, 1913; V: D. De Bruyne, Les fragments de Freising, 1921; VI: H. Quentin, Mémoire sur l'établissement du texte de la Vulgate, parte :*: Octateuque, 1922; VII: P. Salmon, Le lectionnaire de Luxeuil, 1944; VIII: V. R. Weber, Les anciennes versions latines du deuxième livre des Paralipomènes, 1945. Sono sotto stampa per il 1933: IX: Le lectionnaire de Luxeuil, t. II; X : Psalterium «iuxta Hebraeos» ad codicum fidem; XI: Le Psautier romain et les anciens psautiers latins, édit. critique.

E previsto nel documento pontificio che, in avvenire, i monaci di S. G. potranno essere incaricati di altri lavori simili, affidati dal Pontefice. Per questo l'abbazia è immediatamente soggetta alla S. Sede e il monastero di S. Maurizio e S. Mauro di Clervaux, nel Lussemburgo, ha il compito in perpetuo di preparare e fornire soggetti atti a questi lavori. Per volontà del Sommo Pontefice (motu proprio Monasterium, 25 genn. 1934) l'a. di S. G., benché non sia di nessuna congregazione benedettina, fa parte della confederazione benedettina. Pietro Salmon

SAN GIROLAMO (Saini Jérôme de Terrebonne), diocesi di. - Città e diocesi nella provincia di Québec (Canadà).

Vi sono 80.078 cattolici, 112 sacerdoti diocesani, 19 sacerdoti regolari, 9 seminaristi, 142 fratelli e 445 religiose. Fra le istituzioni si trovano 42 parrocchie, 15 missioni, i seminario minore, i scuola normale, I istituto familiare, 6 ospedali, cose per vecchi e orfanotrofi.

La diocesi è stata eretta dal papa Pio XII con la cost. apost. Ad catholicum nomen del 23 giugno 1951, per smembramento di quaranta parrocchie della diocesi di Montréal, di Ottawa e di Mont-Laurier nelle contee di Argentome, Deux-Montagnes e Terrebonne, elevando a grado e dignità di cattedrale la chiesa in onore di s. Girolamo nella città di St-Jérôme, scelta a sede vescovile. La diocesi è suffraganca di Montréal. Il Seminario minore di S. Teresa, fondato nel 1825 , è considerato nel Canadà francese come uno dei migliori d'istruzione classica.

Bac.: AAS, 33 (1951), pp. 830-32; E. Dubois, Le Petit Séminaire de Nie Thierse, Montréal 1925; Le Canada certè, , ivi 1925. Gastone Carrière
SAN GIUSEPPE (Saini Joseph), diocesi di. Diocesi e città nello Stato del Missouri (U.S.A.).

Un importante soggetto di discussione durante il secondo Concilio plenario riunito a Baltimora il 7 ott. 1866 fu la questione della fondazione di nuove diocesi per prendere più intimo contatto con le anime. In conseguenza una parte dello Stato del Missouri fu staccata dall'arcidiocesi di S. Luigi per formare una nuova diocesi a S. G. La città, fondata dal cattolico Giuseppe Robidoux, aveva già 1900 anime nel 1849 e 600 famiglie, 3000 ab., e 5 sacerdoti diocesani si trovavano nella diocesi al momento della sua fondazione.
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(fot. Giardani)
San Gifolamo, abbazia di - Monaci esaminano microfilms.

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Eretta il 3 marzo 1868, S. G. copre un territorio di 12.206 migliaq. La popolazione totale è di 594.558 amme delle quali 33.526 sono cattoliche. Si stendeva primariamente sul territorio fra il fiume Missouri ed il fiume Chariton nel Missouri. Per lettera apost. del 16 giugno 1941 S. G. ebbe i seguenti confini : a nord, lo Stato dell'uova, ad est il Mississippi, ad ovest il Missouri e a sud il fiume Missouri e le frontiere nord delle contee di Howard, Boone, Andrain e Pike.

Vi sono 113 sacerdoti (dei quali 48 religiosi : congr. del Sacratissimo Sangue, conventuali, benedettini). 64 parrocchie, 27 cappelle, 21 missioni, 24 stazioni. I seminario diocesano ( 24 seminaristi), I seminario religioso (Conception Abbey, O.S.B., 30 seminaristi), 2 orfanotrofi, 4 ospedali.

Bint.: C. Linnenkamp, St. Joseph, in Cath. Enc., XIII, pp. 326-27; The official catholic directory 1950, Nuova York 1950, pp. 523-27; Th. Roemer, The catholic Church in the U.S., St. Louis-Londr. 1950, p. 257.

Gastroc Cartilie
SAN GIUSEPPE DELLE AMAZZONI, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Si trova nelle regioni nordorientali del Perù.

Tali regioni, che appartenevano al vicariato apost. di S. Leone delle Amazzoni, il 4 ott. 1912 furono erette in prefettura apost. di Putumayo che venne affidata ai Francescani inglesi i quali però, vinti dalle difficoltà, dovettero abbandonare la missione, che nel 1922 fu di nuovo incorporata al vicariato apost. di S. Leone (Archivio della S. Congr. di Prop. Fide, ponenza 3/1921). Il 13 luglio 1945 le suddette regioni furono costituite in prefettura apost. di S. G. delle A. affidata ai Francescani. In una parte del territorio non era stato mai predicato il Vangelo.

Ha una superficie di kmq. 135.000 con 45.000 ab. di cui 43.000 cattolici, missionari 8, fratelli 3, seminaristi maggiori 2, stazioni primarie 6 , chiese 5 , cappelle 5 , scuole elementari 40.

Bint.: AAS., 5 (1913), pp. 308-309; 38 (1946), pp. 13-14; Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. 934.45; MC. 1950, p. 57.

Saverio Paventi
SAN GIUSEPPE DI ALTO TOCANTINS, PRELATURA "Nullius" di. - Suffraganea di Goiáz, nello Stato omonimo, in Brasile.

Eretta nel 1924 ed affidata ai Missionari Claretiani, Figli del Cuore Immacolato di Maria, conta 14 parrocchie servite da 9 sacerdoti regolari ed ha 4 comunità religiose maschili e 3 istituti femminili. Residenza in S. José de Tocantins.

Bint.: Ann. Pont. 1922, p. 642; O Brasil Católico 1945, Juiz de Fora 1947, pp. 493-94.

Virginio Battezzati

## SAN GIUSEPPE DI GOSTARICA, diOCESI di.

- Città e diocesi, capitale della Costarica nell'America centrale.

Ha una superficie di 13.000 kmq . con una popolazione di $436.468 \mathrm{ab}$. dei quali 435.000 cattolici distribuiti in 47 parrocchie, servite da 75 sacerdoti diocesani e 56 regolari; ha un seminario, 11 comunità religiose maschili e 19 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 356). Fu prima sotto la giurisdizione del Guatemala.

La diocesi fu creata dal papa Pio IX il 28 febbr. 1850; il papa Benedetto XV la elevò a metropolitana il 16 febbr. 1921 con suffraganea la diocesi di Alajuela.

Scoperta questa regione da Cristoforo Colombo il 5 ott. 1502, la religione cattolica vi si stabilì nel 1514 con l'occupazione degli Spagnoli, che l'organizzarono completamente nel 1574 con il nome di Nuova Cartagine. Allora però (dal 1531) la diocesi di Nicaragua aveva giurisdizione su Costa Rica e le due regioni furono sotto la metropolitana di Siviglia fino al 1546; da allora in poi fino al 1743 sotto la provincia ecclesiastica di Lima e finalmente sotto quella del Guatemala. Eretta Costarica a diocesi indipendente nel 1850, i suoi limiti furono quelli della Repubblica, proclamata nel 1842, ma dal 1921 le fu staccata la regione di Alajuela e vi è pure il vicariato apostolico di Limon.

BibL.: Enc. Eur. Am., LIII, pp. 741-44.
Giuseppe M. Pou y Marti

SAN GIUSEPPE DI GRAJAC, PRELATURA "Nullius - di. - Suffraganea di S. Luigi del Maranhão, dello Stato di Maragnano (Brasile).

Venne eretta il 10 febbr. 1922 ed affidata ai Cappuccini lombardi, che vi avevano stabilita una missione dal 1895 .

Ha una popolazione di 100.000 ab., con 10.000 indi, e conta 5 parrocchie, con 8 sacerdoti cappuccini. Vi sono 4 case di Terziarie Cappuccine. Residenza: Grajaú (Stato di Maragnano).

BibL.: Ann. Pont. 1922, p. 643; O Brasil Católico 1945, Juiz de Fora 1947, pp. 488-89.

Virginio Battezzati
SANGNIER, Marc. - Politico e sociologo, n. a Parigi il 3 apr. 1873, m. ivi il 28 maggio 1950. Messo al Collegio Stanislas per frequentare il Politecnico, si termine degli studi entrò nella carriera militare come ufficiale del genio. La lasciò nel 1898 per dedicarsi all'apostolato e alla propaganda. Studioso di Ibsen, Tolstoi, Gratry, Pascal, Ollé-Laprune, Blondel e delle encicliche di Leone XIII, divenne un convinto e tenace assertore del cristianesimo nella vita sociale.

Già nel Collegio Stanislas riuniva i suoi compagni nella cripta per trattare di questioni sociali e gettava il seme del "grande albero del cristianesimo democratico e sociale». Nel 1899 fuse il suo Bulletin de la Chrypte con il Sillon dell'amico Paul Renaudin e creò i circoli di studio per studenti e lavoratori. Divenne cosí il capo del battagliero movimento denominato Sillon. Nel 1901 iniziò le pubblicazioni dei settimanale Ezeil démocratique seguite nel 1903 dal quotidiano Démocratie e dal bollettino L'âme commune. Cosí il movimento del Sillon si era diffuso in gran parte dalla Francia, e nel 1902 si tenne a Parigi il primo congresso nazionale; nel 1903 il secondo a Tours. Il S. raccolse adesioni e incoraggiamenti di non pochi vescovi francesi. Il 17 dic. 1902 il card. Rampolla gli dirigeva una lettera significandogli che "il fine e le tendenze del Sillon sono piaciuti altamente a Sua Santità ". Nel 1904 si svolse il terzo congresso a Lione. L'organizzazione progrediva e mirava ad unificarsi, mediante un segretariato centrale. Ai congressi nazionali annuali si aggiunsero congressi locali semestrali; si moltiplicarono i circoli di studi sociali, gli istituti popolari con conferenze e discussioni, corsi di lingue e di materie tecniche, sale di studio con biblioteche circolanti. Senonché dopo questi promettenti primordi l'azione del S. cominciò a suscitare timori e apprensioni; e fu dopo l'assunzione di Pio X al sommo pontificato. In occasione del Congresso nazionale del genn. 1905 il card. Merry del Val indirizzava all'arcivescovo di Parigi, card. Richard, una lettera in cui, dopo elogi al Sillon, a nome del S. Padre si invitava questa associazione a chiarire alcuni punti del suo programma, a seguire sempre gli insegnamenti della Chiesa ed unire le proprie forze a quelle degli altri cattolici per non sminuire i vantaggi dell'unità d'azione. L'anno seguente, 1906, il sacerdote E. Barbier pubblicò in due volumi uno studio critico intitolato: Gli errori del Sillon (religiosi, sociali, polemici) e nel 1910 seguí un libro di N. Arles: Il Sillon e il movimento democratico, pure con critiche oppositrici. Altri invece ne assunsero le difese e notevole fra questi E. Desgrées (1907). Nel 1907 in occasione della venuta di S. a Roma. Pio X lo ammonì a proposito delle deviazioni del suo movimento.

Da alcuni vescovi si elevarono riserve e richiami, apparendo che dall'azione pratica si tendeva ad un ordine di idee e di propaganda di dottrine discutibili. Malgrado le ammonizioni dei vescovi le polemiche si acuirono. Era perciò attesa e desiderata una decisiva parola dell'autorità suprema. E fu questa la lettera che, in data 25 ag. 1910, Pio X diresse all'episcopato francese e si apre con le parole: Notre charge apostolique. Esaminando la costituzione ed il programma del Sillon, anzitutto deplora la pretesa del Sillon di sottrarsi alla direzione dell'autorità ecclesiastica, asserendo di tutelare solo interessi materiali, mentre invece i suoi fautori si erigono a maestri di morale.

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sociale, civile e religiosa, toccando perciò il terreno proprio della Chiesa. Analizza poi gli errori dottrinali del Sillou; primo fra questi la rigenerazione delle classi lavoratrici in modo non conforme ai principi fondamentali delie encicliche sociali di Leone XIII; inoltre, una esagerata esaltazione della dignità umana e, salvo in punto di religione, la sua completa autonomia; l'emancipazione politica e l'affrancamento del popolo da ogni autorità diversa da lui; l'emancipazione economica cioè l'indipendenza dalla classe padronale; l'emancipazione intellettuale, cioè liberazione dalla cosiddetta classe dirigente. Richiamandosi alle norme del predecessore, Pio X affermava che il Sillou, infeudando il cattolicesimo ad una determinata forma di governo, cioè una democrazia universale, intesa quale prevalente autorità del popolo, divideva i cattolici e comprometteva la Chiesa. Egli riconobbe nei dirigenti del Sillou uomini di retta intenzione, sinceri nei propositi ed esemplari nella vita religiosa; ma concludeva la lettera, prescrivendo che si sottoponessero alle disposizioni dei vescovi, suddividendosi in gruppi diocesani denominati Sillous catholiques; libero ogni membro di conservare le sue preferenze politiche, purché epurate da quanto non fosse conforme, in questa materia, agli insegnamenti della Chiesa.

Il S. accolse la lettera pontificia con obbedienza riverente, e continuò il suo apostolato a pro del popolo con assoluta sottomissione. Così è sorto il Sillou catholique, e nel 1911 nacque un nuovo periodico: L'aube nouvelle che ne fu l'organo ed ebbe vasta diffusione nelle diocesi francesi. Il S. proseguì allora la lotta sul terreno esclusivamente politico, fondando nel 1912 la Ligue de la jeune république, organizzazione di cattolici repubblicani, democratici, internazionalisti in contrapposto all'Action Française monarchica, reazionaria e nazionalista. Dopo la guerra 1914-18 in cui compì il suo dovere, partecipò alla lotta elettorale e nel 1919 venne eletto deputato della Senna nella lista del Blocco nazionale repubblicano. Non iscritto ad alcun gruppo parlamentare, svolse la sua attività di deputato, sostenendo la ripresa delle relazioni diplomatiche con la S. Sede, la proporzionale pura, le sovvenzioni statali alle scuole libere e il premio d'onore agli studenti cattolici. Assertore della riconciliazione internazionale, deplorò con il Papa l'annessione della Ruhr, sostenne la necessità di un'amicizia con la Germania, gettò le basi di un'Internazionale democratica cristiana e organizzó i congressi democratici internazionali che riunivano i rappresentanti di ogni nazionalità di preferenza a Bierville. Nel 1923 suite un attentato da parte dell'Action Française. Nelle elezioni del 1924 si staccò dal Blocco nazionale repubblicano e si presentò in una nuova formazione politica denominata Unione repubblicana per la pace, ma non riusci eletto. Si dedicò allora alla propaganda pacifista: propugnò la soppressione del servizio militare obbligatorio come premessa al disarmo (1924) e fondò a Bierville i Foyers de la paix da cui nacque nel 1930 la Ligue française pour les auberges de la jeunesse. Dimessosi da presidente della Ligue de la jeune république diventò collaboratore dell'Aube (1932). Fino al 1940 prese parte attiva alla lotta contro il razzismo e sotto l'occupazione tedesca divenne membro della Resistenza per cui fu arrestato e internato a Fresnes (1944). Dopo la liberazione fu acclamato presidente onorario del Movimento repubblicano popolare ed eletto deputato dal 1945 .

Scritti principali: La vie démocratique (Parigi 1904); Education sociale du peuple (Lione 1904); L'esprit démocratique (Parigi 1905); Une méthode d'éducation démocratique (ivi 1906); La lutte pour la démocratie (ivi 1908); Discours (1891-1925), 8 voll. (ivi 1910-28); La Pologne opprimée (ivi 1913); Contrefle sweating system (ivi 1913); La république démocratique (ivi 1914); Aux sources de l'éloquence (ivi 1917); La paix pour la jeunesse (ivi 1926); Que choisira la France? (ivi 1927), La papauté et la paix (ivi 1928); L'éducation de l'enfant (ivi 1928); Albert de Mun (ivi 1932); Le pacifisme d'action (ivi 1936).

Bim.: il docum. pontif. del ag ag. 1910 si può leggere in Civ. Catt., 1910, III, pp. 715-36. E preceduto (pp. 708-14) da un articolo di commento del p. Enrico Rosa, Censura e riforma del Sillon; A. de Mun, La conquête du peuple, Parigi 1908, p. 32
e seg.; G. Guitton, Léon Harmel, II, ivi 1927, pp. 23