volume-10

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'action (ivi 1936).

Bim.: il docum. pontif. del ag ag. 1910 si può leggere in Civ. Catt., 1910, III, pp. 715-36. E preceduto (pp. 708-14) da un articolo di commento del p. Enrico Rosa, Censura e riforma del Sillon; A. de Mun, La conquête du peuple, Parigi 1908, p. 32
e seg.; G. Guitton, Léon Harmel, II, ivi 1927, pp. 233-34, 352 sge.; R. Kothen, La prasée et l'action sociale des catholiques, 1789-1944, Lovano 1945, pp. 405-11; L. Riva Senneverno, Il mowim, sindacale crist. dal 1830 al 1939, Roma 1950, p. 176 sge.; su M. S., v. Ephent theol. Leone., 36 (1950), pp. 576-77.

Augusto Moreschini-Agostino Vian
SANGUE. - Il contatto del s., che l'esperienza dei primitivi considera come l'elemento organico strettamente legato alla vita (cf. Leo. 17, 14; Deut. 12, 23), è ritenuto produttore di due effetti diametralmente opposti : l'uno positivo e benefico, l'altro negativo e malefico a seconda della sua qualità e delle circostanze nelle quali il contatto avviene.

Come elemento vitale il s. è largamente usato nei riti iniziatici diretti a potenziare la forza del giovane che entra a far parte dei membri adulti della tribù. Così presso gli Arunta (Australia centrale), previa una spalmatura di ocra rossa da essi ritenuta come residuo di s. solidificato, i giovani vengono spruzzati di s., che viene poi spruzzato anche sugli anziani perché ne acquistino forza. Presso i Daiaki (Borneo) i bambini fino a 10-12 anni vengono, per lo stesso scopo, spalmati di s. il quale viene ivi adoperato anche per guarigione da malattia, per l'inaugurazione di una casa, per fecondare un campo da semina.

Ma il s. può produrre effetti nocivi se versato per una ferita prodotta da causa occasionale o da violenza altrui, nel quale caso si richiedono cerimonie espiatorie. E se si tratta di uccisioni o di ferite inferte a un membro di una tribù che si considera disceadente dallo stesso capostipite, la vendetta del s. versato è obbligo che spetta a tutto il gruppo. Per la stessa ragione è severamente proibito l'incesto che comporta il versamento di s. ancestrale; e l'uccisione di un membro della propria famiglia è quasi più un suicidio che un delitto (Eschilo, Eumenidi, 212).

In genere il colpevole di effusione di s. altrui viene punito in maniera che il s. non debba uscire per non provocare nuove polluzioni; e cioè con bruciamento, o strangolamento, o annegamento; è proibito agli Ebrei mangiare carne di animali soffocati, il cui s. cioè non sia tutto colato fuori. All'alba del cristianesimo i giudeocristiani vollero che anche gli etnico-cristiani osservassero detta prescrizione (Act. 15, 20; 29).

Effetto nocivo produce anche il s. versato nel flusso mestruale, nell'aborto e nel puerperio. Per il significato del s. nel sacrificio cruento, v. sacnitismo.

Bog.: E. Durkheim, La prohibition de l'inceste et ses origines, in L'année sociologique, 1898, pp. 1-70, basato sulla teoria tolemistica; G. Glotz, Etudes sociales et juridiques sur l'antiquité grecque, I, La religion et le droit criminel, Parigi 1906, pp. 1-67; L. Lévy-Brühl, Le surnaturel et la nature dans la mentalité primitive, Parigi 1931, capp. 9-10, Le sang, pp. 323-433.

Nicola Turchi
SANGUE, TRASFUSIONE del. - Il primo accenno ad una trasfusione di s., fatta tuttavia mediante assunzione del s. per os, si può già intravedere nelle opere di Plinio, nel trattato di anatomia di Erofilo, nell'VIII libro delle Metamorfosi di Ovidio ed anche in antichi testi ebraici.

Nella cronaca di Roma, scritta da Stefano Infessura, è detto come un medico ebreo nel 1492 avrebbe tentato di trasfondere nelle vene di Innocenzo VIII infermo, allo scopo di risanarlo, il s. di tre fanciulli di 10 anni; l'episodio però non è storicamente provabile e in particolare è negato dal Pastor nella sua Storia dei Papi.

La prima notizia certa sulla trasfusione è solo del 1667 , anno in cui un certo Denys, professore di matematica e filosofia di Parigi, avrebbe fatto il primo tentativo di immissione di s. di agnello in un ragazzo demente a scopo terapeutico. L'esperimento, fatto collegando direttamente i due vasi mediante una cannula d'argento, riuscì felicemente, ma tale pratica, pur trovando in tutto il mondo numerosi sostenitori, fu spesso combattuta sia da medici che da autorità civili e religiose, in parte per i frequenti casi di insuccesso, in parte per pregiudizi di ordine morale e giuridico. Nel 1669 anzi, sia la Corte suprema e il Parlamento francese, sia la S. Sede proibirono la pratica della trasfusione considerandola un atto immorale.

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Dopo alterne vicende, si può dire che la trasfusione ha cominciato ad affermarsi solo nella seconda metà del sec. xix ad opera di scionsisti di tutto il mondo: Prevost, Dumas, Karst, Bischoff, Carrel, Crilo, Sabbatani e specialmente Landsteiner, scopritore dei gruppi sanguigni. Attualmente la trasfusione è entrata nella pratica medica, non solo allo scopo di sostituire una eventuale grave perdita di s., ma anche per finalità terapeutiche in varie condizioni morbose. Pare, infatti, ormai accertato che la trasfusione, oltre a sostituire il s. perduto, possiede una azione mobilizaztrice delle riserve ematiche, tonica sul circolo periferico, emopoietica, antiemolitica, emostatica, antitossica e anti-infettiva, oltre che opoterapica.

Normalmente la trasfusione può essere fatta con s. omologo (prelevato da individui della stessa specie), con derivati del s. (plasma, siero, globuli rossi o globuli bianchi concentrati...), con s. e plasma eterologhi (prelevati da esseri di specie differente), con soluzioni artificiali adoperate come sostituti del s. Ora le trasfusioni vengono praticate quasi esclusivamente con s. umano o con i suoi derivati, essendo state abbandonate quelle di s. animale.

Tra i metodi in uso, si deve considerare : una trasfusione diretta (il s. passa direttamente dal donatore al ricevente, mediante uno speciale strumentarin); una trasfusione indiretta, usata oggi più frequentemente dopo la scoperta delle proprietà anticoagulanti del citrato di sodio Litta dal Sabbatani nel 1902 (il s. viene dapprima raccolto in appositi recipienti o matracci contenenti le sostenze anticoagulanti, dove può venire conservato anche per tro, quattro, cinque giorni). Oltre questi due metodi va ricordata la t. di s. conservato prelevato da cadaveri; tale s. presenta il vantaggio di non avere più la capacità di coagulare e di poter essere conservato per $3-4$ settimane. Il metodo fu introdotto dallo Judine nel 1930 a Mosca. Negli Stati Uniti sono in corso studi per ottenere una lunga conservazione del s., senza alterazione dei suoi componenti, mediante congelazione.

Pur essendo entrata nella pratica medica quotidiana, la trasfusione riveste tuttora il carattere di un intervento di un certo rilievo, cosi da dover impegnare la responsabilità del medico riguardo sia alle indicazioni e controindicazioni di essa, sia alla conservazione e scelta del s., sia all'esecuzione tecnica.

Il problema principale al momento attuale è quello della scelta del s.; questa è regolata dalla norma che : * il s. del recettore non deve contenere anticorpi che agiscano sui globuli rossi del donatore».

Landsteiner infatti nel 1900 e qualche anno più tardi Jansky e Moss scoprirono i ben noti a gruppi sanguigni a classificando tutti gli uomini in 4 gruppi : A, B, AB, O (zero) secondo la presenza o l'assenza di determinati "antigeni" (agglutinogeni) contenuti nelle loro emazie e di determinati "anticorpi" (agglutinine) presenti nel loro plasma. Qualora la scelta del donatore non venga fatta appropriatamente si può determinare nel s. del ricevente un eventuale incontro tra agglutinogeno e agglutinina dello stesso nome (ad es. : globuli rossi del donatore con agglutinogeno A e plasma del ricevente con agglutinina anti-A) donde gravi reazioni e finanche pericolo per la vita del paziente. Da qui l'assoluta necessità di determinare con ogni cura l'appartenenza ai differenti gruppi del donatore e del ricevitore e tener conto delle rispettive tolleranze prima di praticare una trasfusione. Attualmente i gruppi sanguigni sono notevolmente aumentati di numero, sia per la scoperta di nuovi sistemi (MNS, P, Kell-Cellano, Rh, Lutheran, Leway, Jobbins, ecc.), sia per la individualizzazione di numerosi sottogruppi. In pratica però dal punto di vista trasfusionale hanno importanza solo il sistema ABO e il sistema Rh scoperto da Landsteiner-Wiener nel 1940. L'importanza di tale fattore Rh è divenuta oggi così grande che dal punto di vista legale si ritiene doveroso per un medico trasfondere s. Rh negativo in molti casi e specialmente nelle giovani donne, dal momento che una eventuale trasfusione con s. Rh positivo potrebbe determinare gravi alterazioni in caso di gravidanza a carico del feto, qualora questo presenti nel s. le caratteristiche di un Rh positivo di origine paterna. In taluni di questi casi, se
il feto giunge a termine, il neonato presenta le caratteristiche di una particolare malattia: l'«eritroblastosi fetale», che viene appunto curata unicamente con la cosiddetta "exanguino-trasfusione" o sostituzione totale del s. (v. PATERNITÀ, ricerca della).

Nella scelta del donatore, oltre all'incompatibilità di gruppo, va tenuto presente il pericolo di trasmettere con la trasfusione alcune malattie: come la malaria, la sifilide e specialmente l'epatite epidemica (purtroppo spesso inevitabile, a meno di non usare s. sterilizzato con radium o raggi fortemente ionizzati).

Circa i pericoli della trasfusione si deve tenere sempre presente la possibilità di insorgenza di reazioni locali e generali anche dopo la scelta del gruppo appropriato. La percentuale di mortalità varia notevolmente a seconda degli autori: Tranck dà una percentuale di $1 / 300$, Bazzocchi e Bendandi $1 / 2500$; Domenici non ha avuto nessun caso di morte su 10.500 casi.

Dalla maggior parte dei giuristi la trasfusione viene oggi considerata un atto beitto, anche senza il consenso del donatore, purché si debba in tal modo salvare una persona da un "pericolo attuale di danno grave, non altrimenti evitabile». Tuttavia la legge, ad es., in Italia, prevede che si debba implicare la responsabilità del medico in caso di: esecuzione con controindicazioni (gravi lesioni cardiache, renali, epatiche...), mancata esecuzione in corso di indicazioni assolute (emorragia intensa), errata scelta del s., errori di tecnica (D. M. 203000/2 del 3 giugno 1935 e del 13 dic. 1937).

Dal punto di vista morale la donazione di una porzione del proprio s. deve considerarsi lecita purché l'entità della sottrazione non sia tale da porre in pericolo la vita o da recare grave danno alla salute del donatore (v. AUTILABIONE). In determinate circostanze, rappresentando l'unica possibilità di salvare un individuo dalla morte, il rifiutare, senza il motivo di un proprio grave danno, la donazione di un'equa parte del proprio s. rappresenta grave colpa contro la carità. D'altra parte il medico non può sottrarre s. a un individuo, o in quantità maggiore di quanto egli sappia, per servirsene a scopo di trasfusione, senza il consenso di lui.

Bib.: V. Formentano, La t. del s. nella pratica medica: gruppi sanguigni, indicazioni, tecnica, i servizi per la trasfusione, Milano 1935; id., Note di tecnica e di assistenza nella pratica della t. di s., in Il sangue, 1939; G. Bazzocchi-G. Bendandi, La t. di s., Milano 1948; R. Monteleone, Medicina d'urgenza, $3^{a}$ ed., Rome 1949; G. Bosio, Il fattore Rheus nelle recenti scoperte e studi sul s., in Civ. Catt., 1920, iv, pp. 326-37; A. Fornara, Revani progressi (1943-50) della medicina legale delle t. di s., in Minerva medica, 19 maggio 1930; G. Morganti, Genetica del fattore Rh, in Riv. fit. sier. ital. (sec. II), apr.-giugno 1920: F. Tarsitano, I recenti progressi nella conoscenza dei sistemi gruppespecifici e la ricerca della paternità, in Minerva medica, 19 maggio 1920.

Alessandro Marollo

## SANGUE PREZIOSISSIMO DI N. S. GESÚ

GRISTO. - Festa che ha per oggetto il *Sangue Preziosissimo" che Cristo ha versato per la salvezza del genere umano (v. Redenzione; unione ipostatica); essa sta in stretta relazione con le feste del Corpus Domini e del S. Cuore.

La virtù salvifica di questo S. P. è stata esaltata da tutta la letteratura cristiana dall'antichità sino ai nostri giorni; non fa quindi meraviglia che questo S. P. sia diventato, a cominciare dal basso medioevo, oggetto di particolare devozione che d'altronde era la naturale conseguenza della devozione all'umanità di Cristo, divulgata da s. Bernardo di Clairvaux, s. Bonaventura. s. Gertrude la Grande ed altri. Ne sono testimoni: 1) gli inni, le prose, le sequenze e le orazioni, recensite da U. Chevalier (Repertorium Aymnologicum, VI, Bruxelles 1920, p. 86 [indice]), tra cui va ricordata la cantilena di autore anonimo, ma attribuita talvolta a s. Bernardo o s. Bonaventura: Salve caput cruentatum (Chevalier, op. cit., n. 17846); 2) le miniature, pitture, vetrate, sculture raffiguranti stregeli che raccolgono in calici il S. che sgorga dal contato e dalle mani e dai piedi di Cristo Crocifisso; il * bagno " mistico nel S. di Cristo; la "fons salutis»; i a mulini * e i a torchi * mistici.

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(per cartone di mons. A. P. Tratig)
Sankt Florian - Panorama.
Contribuirono pure alla diffusione di questa devozione: 1) la leggenda del Graal (cf. la Quête du Graal: secc. xir-xiII); 2) le "reliquie" del "S. di Cristo" che hanno dato luogo a feste liturgiche in loro onore sin dal sec. xir-xiir. Tra le più celebri reliquie di questo genere si annoverano quelle di Mantova, di Bruges (chiesa dei secc. xir e xiv) e di Fécamp (caratteristico il canto litanico in onore del S. P. composto in questo monastero).

Più tardi si ebbe una festa liturgica propria per il S. P. che veniva celebrata in date diverse. Una delle prime concessioni della S. Sede di un ufficio De Sanguine Christi è quella data nel 1582 alla diocesi di Valencia (Spagna). Nel sec. xvin, le concessioni di Messa e Ufficio per la festa del S. P. si moltiplicarono; ad es., fu concessa alla diocesi di Sarzana ( 16 dic. 1747) per il giorno dopo la S.ma Trinità; ai Passionisti, a varie diocesi e a tutto il Portogallo (1794) per la feria vi dopo la iv domenica di Quaresima; alla diocesi di Breslavia (1778) per la $3^{a}$ feria vi di marzo, e a varie altre diocesi o congregazioni religiose che ottennero di celebrarla nel corrente del mese di marzo o della Quaresima. A Roma, la devozione al S. P. era particolarmente praticata nella chiesa di S. Nicola in carcere, sede dell'arciconfraternita del "Prezioso S. ", istituita nel sec. xviri. Ma l'apostolo più zelante della devozione al S. P. e di conseguenza il propagatore della festa del S. P., nel primo trentennio del sec. xix, fu il b. Gaspare del Bufalo (v.) che ottenne di poterla celebrare nelle case della sua Congregazione con rito doppio di seconda classe la $1^{a}$ domenica di luglio con ottava (26 marzo 1822; concessione rinnovata gli anni seguenti a richiesta di diverse diocesi e famiglie religiose). Fu poi don Giovanni Merlini, $3^{\circ}$ superiore generale dei Missionari del P. S., dopo il b. Gaspare, che suggerì a Pio IX, esiliato a Gaeta, di far voto di estenderla a tutta la Chiesa, qualora potesse rientrare a Roma. Esaudito, Pio IX, con il decreto Redempti sumus del 10 ag. 1849 (Archivio della S. Congr. dei Riti: Decreta ann. 1848-49, fol. 209) stabili che fosse celebrata la prima domenica di luglio con rito doppio di seconda classe. Pio X, nel 1914, la fissò con lo stesso rito al $1^{\circ}$ luglio e Pio XI, a ricordo del XIX Centenario della Redenzione, le assegnò il rito doppio di prima classe, ritoccandone leggermente l'ufficiatura (25 apr. 1934: AAS, 26 [1934], pp. 539-60; cf. anche 27 [1935], pp. 81-89). In quanto al Sermone di s. Giovanni Crisostomo, che si legge nel II Notturno, di dubbia autenticità secondo taluni critizi, ci sono ottimi argomenti per ritenere che sia proprio di lui. Da notare infine che la Messa e l'Ufficio del S. P., tuttora in uso, furono composti per ordine di Benedetto xiv
e sono gli stessi che furono concessi con rito doppio di prima classe nel 1747 alla diocesi di Sarzana (Archivio della S. Congr. dei Riti: Decreta ann. 1743-47, fol. 335).

Bibl.: S. Bäumer, Hist. du Bréciaire, II, Parigi 1905, pp. 233, 410; K. Koutner, Praktischer Brevier-Kommentar, II. Breslavia 1924, pp. 186-92; F. G. Holweck, Calendarium liturgicum Festorum Dei et Dei Matris Mariae, I thidelbis 1925, p. 423 (indice); P. Brama, Die euehureitischen W'ander des Mittelalters, Breslavia 1938; M. Viebert, L'Yacharisie dans l'art, II. Grenoble-Parigi 1946, pp. 145-84 (con splendide illustrazioni); Baudot et Chaussin, Vies des Saintes et des Bendeureux selon l'ordre du Calendrier, VII. Juillet, Parigi 1940, pp. 30-42 (con hdd.). Sul sermone di s. Giovanni Crisostomo, cf. St. Haidacher, Eine wahdamente Rede des hl. Chrysostomos an die Neugetanften, in Zeitschr. f. huth. Theol., 28 (1904), pp. 168193; G. Morin, Etudes, textes et documents, Marod-sous-Parigi 1913, pp. 405-06. A. Pietro Frutaz

SANGUINETI. SEbASTIANO. - Canonista, n. a Genova il 12 ott. 1829, m. a Roma il 27 genn. 1893.

Entrò nella Compagnia di Gesù il 23 sett. del 1847 e fu prefetto degli studi nel Seminario americano a Roma; indi professore di storia ecclesiastica e successivamente di diritto canonico al Collegio Romano. Fu consultore della commissione incaricata di preparare il Concilio Vaticano, nel quale fece anche da teologo pontificio. Insegnò poi teologia a Roehampton in Inghilterra e, dopo alcuni anni, riprese l'insegnamento di diritto canonico nell' Università Gregoriana e di diritto ecclesiastico nella Pont. Accademia di storia e filosofia. Fu consultore di varie congregazioni.

Oltre ad alcuni piccoli lavori di ascetica, storia e sacra eloquenza, scrisse varie opere di notevole rilievo scientifico: De sede Romana b. Petri Principis Apostalorum commentarius historicus criticus (Roma 1867); La Compagnia di Gesù e la sua legale esistenza nella Chiesa, ivi 1882; e, più importante di tutte, Iuris ecclesiastici privati Institutiones ad Decretalium enarcationem dispositae (ivi 1884; nuova ed. 1890 ).

Bibl.: Humer, V, II, col. 1776; Sommervogel, VII, coll. 270-71; necrologio, in Studi e docum. di Stor. e di dir., 13 (1893), pp. 239-41. Cosimo Petino

SAN JUAN BATISTA: v. tabasco.
SANKT FLORIAN. - Abbazia dei Canonici Regolari Lateranensi della Congregazione austriaca presso Lina (Austria superiore).

L'abbazia è situata al margine di un'altura, sul posto della sepoltura del martire s. Floriano e compagni (m.
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(bst. Bildarchiv d. G. Nationalbibliothek)
Sankt Florian - Prospettiva di Ippolito Sconzani (1724). Pitture di Bart. Altomonte - S. F., Sala maggiore.

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(fol. Bidarchio d. G. Natioualbildutheki)
Sankt Lambrecht - Veduta del monastero costruito da D. Sciassia di Rovereto, iniziato nel 1639 .
nel 304). Cella, forse, dal tempo merovingio, monastero da tcmpi di Carlomagno, sotto l'immediata proprietà dei vescovi di Passavia, ai quali allora (e fino al 1778) appartava la regione. Il vescovo s. Altmanno affidò il monastero nel ro7: ai Canonici Regolari e ad esso ben presto furono unite molte parrocchie. Celebre la reclusa Wilbirgis che visse entrata presso la chiesa dal 1248 alla morte, nel 1289 (Vita dell'abate contemporaneo, Eytreuck, in H. Pez, Script. rer. Austr., II, Lipsia 1725, pp. 216-75). Durante il medioevo fu anche meta di molti pellegrinaggi alla tomba del Santo martire. Il monastero ha una propria facoltà teologica, conta 33 parrocchie incorporate e continua la sua tradizionale vocazione sacra e culturale.

Da fama a S. F. il grandioso complesso della sua costruzione barocca, fra i più begli esempi dell'arte ecclesiastica monumentale. La chiesa, dedicata a Maria Assunta, conserva vestigia preromuniche (cripta forse dal sec. 1x) e gotiche (dedica della Basilica gotica nel 1291); fu poi ricostruita e decorata in un barocco esuberante, ma dignitoso, sin dal 1686, per opera di A. C. Carlone (la sua opera massima), continuata dopo la sua morte (1708) da G. Prandtauer (costruttore di Melk), con modificazioni ancora più geniali. Si lavorò fin verso la metà del sec. xvir con il contributo di numerosi artisti italiani e indigeni tra cui i due Altomonte. Nella chiesa è da notare soprattutto l'organo, del grande costruttore F. Krisman (1779-83); A. Bruckner vi funse da organista ( $1845-55$; v. sotto). Le due sacrestie, gioielli di barocco, sono ricche di preziosi parati sacri. Fra le costruzioni più ammirate lo scalone del Prandtauer (1706-13); le sale terrena e superiore, con grandiosi affreschi e marmi preziosi; la Biblioteca ( $1744-50$ ) con ca. 120.000 voll. tra cui 885 manoscritti sin dal sec. ix e più di 800 incunaboli; gli appartamenti imperiali, una serie di 16 vani splendidamente ammobiliati, servirono a Pio VI nel suo viaggio a Vienna; grandi raccolte di arte, pitture, monete ecc.

L'abbazia si pregia quasi di continuo di membri eletti per scienza sacra e profana; ma una sua gloria singolare le viene dal compositore e organista A. Bruckner, che per testamento volle esservi sepolto; spesso S. F. è centro di celebrazioni musicali anche internazionali.

Da notare infine la sistemazione, sempre nei sotterranei della chiesa, di ca. 6000 scheletri che si credono provenienti o dal cimitero romano di Laureacum (distanze 7 km .) e più verosimilmente da un campo di battaglia dell'epoca delle migrazioni barbariche.

Bibl.: J. Hollnsteiner, s. v. in LThK, IV, coll. 43-44: E. Tomek, Kirchengesch, Österreichs, I. Innsbruck 1925, passim; Die bildende Kunst in Österreich, 5 voll., a cura di K. Ginhart, Badon 1935-38 (v. indici); J. Ziebermarr, Naricum, Bayern u. Österreich, Monaco 1944, pp. 17-31, 229-47; Cottineau, II,
pp. 2679-80; E. Schaffran, Kunstgesch. Österreichs, Vienna 1948 (v. indici); J. Kirchner - E. Doberer, Stift St. Florian, ivi 1948. Giuseppe Löw

SANKT LAMBRECHT. - Abbazia benedettina, nella Stiria superiore, nella diocesi di Seckau.

Sulla chiesina di S. Lamberto il conte Marquardo di Eppenstein progettò l'erezione di un'abbazia per l'incivilimento del paese. Soltanto il figlio, Enrico III, duca di Carinzia, poté nel 1102-1103 realizzare l'idea. I monaci vennero, pare, da Sankt Blasien (Selva Nera). Nel 1109 Pasquale II prese l'abbazia sotto la protezione particolare della S. Sede, per cui gli abati ne derivarono diritti quasi vescovili sopra i vasti territori che ben presto costituirono la dotazione dell'abbazia. Fra questi da notare le distese immense di Aflenz (Alta Stiria); di qui la fondazione del santuario di Mariazell (v.) e di Piber e Köflach (Media Stiria); territori cui l'abbazia dedicò per secoli tutte le cure pastorali e culturali. L'epoca della massima fioritura di S. L. furono i secc. xiv-xvi.
S. L. forma un complesso monumentale e paesistico straordinariamente pittoresco. La chiesa è gotica, il convento prebarocco. La basilica romanica primitiva fu ricostruita nelle forme di una Hallenkirche (la più grande chiesa della Stiria) dal 1311-86; l'arredamento però è barocco (stalli, costali, altari). Nelle vicinanze sorsero (sec. xii) la rotonda del Korner (ossario) con grande cripta e, dopo il 1424 , la chiesa «plebana» di S. Pietro, armonioso esterno e interno gotico, col suo arredamento intatto. Il monastero fu poi ricostruito sin dal 1693 con sontuosità.

Una caratteristica unica di S. L. è il suo Museo ornitologico, fondato dal p. Biagio Hanf.

Bibl.: O. Wonisch, s. v. in LThK, VI, pp. 353-54; P. F. Kehr - B. Brackmann, Germania pont., I, Berlino 1911 pp. 101-
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(fol. Bildarchio d. G. Natioualbilduthek)
Sankt Paul im Lavantraa. - Chiesa abbaziale fondata nel 1191; elite a croce della seconda metà del sec. xiv, alteri, pulpito e banconi barocchi, altare maggiore del 1880.

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(par cortesia del a. C., Law, radicalarista)
Sankt Peter e Nonnberg - Veduta di Salisburgo: in primo mano la cattedrale, nello sfondo il complesso abbaziale di S. P. Disegno a colori (1533), conservata nella biblioteca di S. P.

1021 O. Wonisch, Das Benediktinerstift St. L., ivı 1928; id., St. L. Quellen und Abhandlungen, Graz 1928; Cottinesu, II, pp. 27332736; E. Schaffran, Kunstgeschichte Österreichs, Vienna 1948 (o. indici).

Giuseppe Löw
SANKT PAUL IM LAVANTTAL. - Abbazia benedettina nella diocesi di Gurk, in Carinzia.

Sopra una collina che domina la vasta vallata della Lavant, si ergeva alla fine del sec. x il castello di Lavant, con una chiesina di S. Egidio. Il conte Engelberto I di Sponheim, eseguendo la volontà della mrdre, contessa Riccarda, che vi aveva già costruita una chiesa di S. Paolo, vi chiamò nel ro91 da Hirsau un gruppo di monaci benedettini per fondarvi una nuova abbazia; la chiesa fu dedicata nel ro93. L'attuale Basilica romanica è del tipo architettonico di Hirsau, raro esempio che scampò alle solite successive trasformazioni stilistiche; dopo l'incendio del 1347 furono rifatte le vòlle e fu nuovamente dedicata nel 1375 : è a tre navate con transetto, tre absidi e cripta (da secoli murata). Le vòlle posteriori gotiche furono affrescate dai maestri M. e F. Pacher ( $1470-80$ ). L'arredamento attuale è in gran parte barocco. Recentemente, sotto strati di imbiancatura, furono scoperti pregevoli affreschi del sec. xiii-xv. Intorno alla chiesa, sempre sopra la collina, sono raggruppati gli edifici monastici, in parte medievali, ma rimaneggiati all'epoca barocca. Giuseppe II soppresse il monastero nel 1782.

Soppressa, nel 1802, anche la celebre abbazia di Sankt Blasien, nella Selva Nera, Francesco I offrì come nuova sede l'abbazia di S. P., dove, infatti, nel 1809 si trasferì l'abate Beda Rotter con i monaci e con quasi tutte le ricchezze culturali ed artistiche di Sankt Blasien. A S. P. fu istituito un ginnasio nel 1810 , con convitto e collezioni impareggiabili di libri, manoscritti (codice di opere di s. Ambrogio, del sec. v, Sacramentario di Reichenau del sec. x), tesori di archivio, molte opere inedite dei monaci sanblasiani, cimeli sacri e profani preziosissimi.

BibL.: Cottinesu, II, coll. 2838-39; Th. Raschl, s. v. in LThK, VIII, coll. 17-18; P. Lindner, Monasticon metropolis Salisburgensis, Brogenc 1907, passim; B. Schroll, Fontes ver. Austr., I, Vienna 1849, p. 294; A. Jaksch, Monumenta hist. ducatus Carinthiae, III-IV, Klagenfurt 1904-1906; Die bildende Kunst in Österreich, 3 voll., a cura di K. Ombart, I, Baden 1935, p. 138 (v. indici); E. Schaffran, Kunstgeschichte Österreichs, Vienna 1948 (v. indici).

Giuseppe Löw
SANKT PETER e NONNBERG. - Sono le due più antiche abbazie benedettine di tutto il territorio tedesco, fondate ambedue da s. Ruperto, intorno al 690-95, a Iuvavum, l'attuale città di Salisburgo (v.); S. P. per monaci, ora arciabbazia, N. per monache.

Questa fondazione gemellare, storicamente e spiritualmente, è inseparabile. Nella mente del fondatore il monastero femminile doveva aiutare a sostenere il lavoro di cultura e civilizzazione dei monaci come fece anche più tardi. Seguirono ambedue la Regola di s. Benedetto, per lo meno dal sec.viri.
I. SANKT PETER - Secondo lo stile del tempo l'abate fu insieme anche vescovo della diocesi dal 739. La sua elezione come abate spettò al Capitolo monastico. Anche i possedimenti furono comuni. Il primo monastero con la chiesa era situato immediatamente sotto i dirupi del monte del futuro castello (Hohensalsburg), sotto la protezione del vicino "castellum superior ", diventato sede delle monache. Entro quei dirupi si trovano le cosiddette "catecombe", grotte naturali, e in parte artificialmente allargate, credute rifugio dei primi cristiani, anzi, luogo del martirio del supposto s. Massimo. Ma qualche relazione di continuità con il cristianesimo dell'età romana può essere esistita. Nel 984 l'arcivescovato fu separato dall'abbazia, nel 1074 l'elezione dell'arcivescovo, divenuto anche principe dell'Impero, passò al Capitolo della cattedrale. Corrado II
(1 106-47), principe arcivescovo, si costrinl la propria residenza presso la Cattedrale, lasciando la vecchia ai monaci come monastero, presso il quale, sotto di lui, ne fu eretto anche un altro per monache, dovuto fino al 1583.
L'abbazia di S. P. ebbe un proprio scrittorio, fiorente soprattutto nei secc. viIt-IX e XI-STI, e rimase per la città e per l'arcidiocesi fonte continua di vita spirituale. Dal 1617 con il ginnasio e soprattutto dal 1623 con l'Università i Benedettini dominarono la cultura del paese. Dal 1641 al 1808 S. P. fu anche sede della Congregazione benedettina salisburghese. Le soppressioni alla fine del sec. xvili lasciarono indisturbata l'abbazia; la chiusura dell'Università ( 1810 ) e la soppressione della Congregazione propria ( 1808 ) limitarono il suo influsso. Rimase però sempre il centro intellettuale e culturale più eminente. L'abate W. Hauthaler (1901-22), celebre storico e studioso, diede forte impulso alla vita esterna e interna del monastero. Nel 1923-25 fu costruita una nuova ala, per il "Collegium Benedictinum", specie di convitto per giovani monaci benedettini che frequentano la Facoltà teologica e filosofica di Salisburgo. Molto ammirato il grandioso Crocifisso nell'atrio, dovuto a J. Adlhart. Nel 1927 S. P. fu elevata ad arciabbazia. Vi ha sede l'Istituto liturgico austriaco, sotto il patronato dell'episcopato; vi si unisce anche la Commissione liturgica; la chiesa abbaziale è nota per le classiche esecuzioni della liturgia, spesso trasmesse per radio. Benedettini sono per maggior parte i professori delle due Facoltà della nascente Univ. cattolica.

Aris. - S. P. è un mirabile complesso di edifici, di cortili, con fontane, cappelle, monumenti, sorti nel corso dei secoli. La chiesa primitiva (situata direttamente sotto i dirupi) fu abbastanza presto trasportata sul posto attuale, più sicuro. Dopo l'incendio del 1127 fu ricostruita nel 1130-43, romanica. E sul tipo sassone, a tre navate, con grande coro, diviso dal "lectorium". Nel 1622 fu innalzato un transetto con cupola rialzata nel 1757, quando fu ricostruita la parte superiore del campanile romanico (alto 70 m .). Successivamente ( 1758 -83) ebbe inizio la decorazione dell'interno secondo il gusto artistico di allora, in una specie di rococò (B. Zöpfl), pur lasciando intatta la struttura romanica dell'edificio. Le tele dei 16 altari, tutti della stessa età, sono di J. M. Schmidt ("Kremserschmidt "). Notevole l'atrio, ancora romanico, con il portale rococò e la cancellata monumentale (1768) di Ph. Hinterascher. Si conserva in un altare laterale una statua in pietra artificiale (Steingross), della prima metà del sec. xv, tipico prodotto salisburghese (Maria Säul). La chiesa conserva anche la tomba di s. Vitale, grande plastica del maestro Hans (1497), e la tomba-memoria di s. Ruperto (1444), con altare (1741). Dell'antico chiostro esiste soltanto una parte, con la cappella di s. Vito (1391).

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Notissimo il cimitero di S. P., con giro di arcate intorno ( 1626 ) e con una quantita di monumenti di ogni stile e tempo. Vi si trovano le cappelle della S. Croce, sul posto della chiesa primitiva, ricostruita nel 1710, quella romanica di S. Caterina, quella gotica di S. Margherita ( $1483-91$ ) e nelle cosiddette catacombe, le cappelle di s. Geltrude (1178), di s. Massimo, e di s. Egidio sul luogo dove si dice pregasse s. Ruperto. Il monastero custodisce la grande Biblioteca (più di 80.000 voll.) e il prezioso Archivio con molte pergamene e codici miniati. Provenienti dalla scuola di miniatura dell'abbazia sono il Salterio detto di s. Erentrude (ora a Monaco) del sec. xit, l'Antifonario proprio di S. P. (1150 ca.), e la Bibbia detto di Erlangen, dal luogo dove si conserva. Notevolissimo il - Salzburger Verbrüderungsbuch - iniziale nel sec. viII, per la comunicazione di preghiera e di buone opere, con migliaia di notizie. Vi è inoltre il Tesoro, con pezzi pregevolissimi, sin dal sec. xi, pianete romaniche, gotiche, barocche; un medagliere, e altre collezioni d'arte.

Bibl.: Th. C. v. Karajan, Das Verbrüderungsbuch des Stiftes St. P. an Salzburg aus dem 8.-12. Jahrh., Vienna 1821; H. Tausch, Bewaldtinisches Nöschtum in Österreich., ivi 1940. Per l'arte v. H. Tietze, Osterr. Kunsttopogr., Vienna 1913; F. Martin, Stift S. P., Vienna-Augusta 1927; Cortineau, II, 2942-44.
II. NONNBERG. - Intitolato a s. Maria e s. Erentrude, si trova sul posto del castellum superius, donato dal duca Teodone a s. Ruperto, sulla collina ora detta N. S. Ruperto prepose alla nuova fondazione la propria parente s. Erentrude. Ben presto la dotazione si accrebbe di molto, con donazioni di imperatori, principi, nobili. N. fu sempre un vero faro di luce grazie alle sue scuole femminili. La badessa, data anche l'importanza economica del monastero, ebbe sede e voce insieme con i prelati, nella Dieta del principato arcivescovile, ed ottenne (1242) il diritto delle insegne pontificali : faldistorio, pastorale, corona principessa, che ancora si conservano. Fino al sec. xviri a N. erano ammesse solo nobili. Da questa abbazia furono anche fondate o riformate altre abbasie femminili.

Oggi N. forma un insieme irregolare, ma quanto mai pittoresco, sulla collina sud-occidentale della città. Durante il sec. xi chiesa e convento furono ricostruiti: nella cripta romanica sta il mausoleo di s. Erentrude e s. Regintrude. Dopo un incendio (1423) chiesa e monastero furono ricostruiti, in forme gotiche, conservando pochi resti romanici. La cripta attuale è quella gotica, l'ultima grande cripta costruita oltr'alpe. La chiesa conserva molte opere d'arte, romaniche, gotiche e barocche; celebri gli offreschi nell'antico coro delle monache, del 1150 'es. L'epoca barocca portò modifiche in tutto il complesso architettonico.

Il pezzo più raro del Tesoro è il faldistorio del 1242, opera di avorio, oro, filigrana, tratti di pittura, che non ha riscontro; il relativo pastorale in avorio e altri pastorali, reliquari preziosi, sculture, tappezzerie, ecc. Nel convento si conserva ancora un Crocifisso del sec. xili; poi il grandioso Crocifisso, del sec. xiv, dell'antica cattedrale di Salisburgo, di una sorprendente espressività; un altare gotico del 1460 , anch'esso della vecchia Cattedrale, e resti di un grande altare o ancona dello scultore Veit Stoss (fine sec. xv). - Vedi tav. CXIV.

Bibl.: cf. H. Tietze, Osterr. Kunsttopogr., Vienna 1911; P. Buberl, Romanische Wandmalerein in N., ivi 1910; Cottineau, II, 2089; v. bibl. alla voce salisburgo. Giuseppe Löw

SANKT PÖLTEN: v. SANT'IPPOLITO.
SAN LEONE. - Città della Calabria, detta anticamente Leonia, presso Crotone, fu sede di una minuscola diocesi, nella metropolia di S. Severina. Se ne ignorano le origini.

Non ricorre il nome di nessun vescovo di S. L. prima del 1300 , ma dell'esistenza del vescovato si ha notizia nelle Rationes Camerne Apostolicae (VII, f. 85) fin dal 1282. Fu soppressa da s. Pio V il 7 nov. del 1571 e il territorio aggregato a S. Severina.

Bibl.: G. Tisro, Calabria illustrato, II, Napoli 1743, pp. 282-83; G. Minasi, Le chiese di Calabria, ivi 1896, p. 261; D. Tuscano-Gollucci, Regesti dei Rom. Pontif. alle chiese di Calabria, Roma 1902, p. 283; F. Russo, La Metropolia di S. Severina, ivi 1948 .

Francesco Russo

SAN LUIGI (SAINT LOUIS), ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città nello Stato di Missouri (U.S.A.). L'arcidiocesi copre una superfice di 27.092 migliaq. con una popolazione totale di 2.133 .857 ab. e di 446.423 cattolici. Vi sono 1001 sacerdoti ( 449 religiosi di 17 congregazioni), 278 parrocchie, 42 congr. femminili, 2 seminari, 13 scolasticati, 6 collegi ed università, fra le quali la fiorente Università di S. L. diretta dai padri gesuiti, 8 orfanotrofi ed asili, 16 ospedali, 10 case per vecchi.

La città di S. L. fu fondata nel 1764 da Pietro Liguest Laclède, francese di Luisiana. Col Trattato di Parigi, la Spagna prese possesso di tutta la Luisiana all'ovest del fiume Mississippi. In conseguenza, S. L. fu sotto la giurisdizione di Santiago di Cuba; vi erano 2 sacerdoti nel territorio, un recelletto ed un gesuita. I Padri cappuccini vi giunsero nel 1772; la prima chiesa fu aperta nel 1770.

Nell'a. 1800 la Luisiana tornò di nuovo alla Francia e tre anni depo fu data agli Stati Uniti. Perciò S. L. passò successivamente sotto la guida del vicariato apost. del Canadà (1658-74), della diocesi di Quebec (1674-1759), di Santiago di Cuba (1759-87), Havana (1787-93) e Luisiana e Florida (1793-1826). La parte situata ad est del Mississippi appartenne al vicariato apost. del Canadà (1658-74), alla prefettura apostolica del 13 Stati dell'Unione (1784-89), alla diocesi di Baltimore (1789-1808), e poi a quella di Bardstown (1808-34).

La fondazione della diocesi ebbe luogo il 14 luglio 1826, per smembramento della Luisiana tra le due nuove di Nuova Orleans e S. L. Il primo vescovo fu mons. G. Rosati, italiano. Col moltiplicarsi delle province ecclesiastiche, S. L. divenne arcidiocesi il 28 luglio 1847 , e nel 1849 le diocesi di Dubuque, Nashville, Chicago e Milwaukee erano sue suffraganee. Il primo arcivescovo fu mons. Pietro Ricardo Kenrick. Prima del 1843 vi erano soltanto 3 chiese nella città e 39 nell'intera diocesi; alla sua morte vi erano 58 parrocchie in S. L. e 108 fuori la città. Durante la sua vita 16 nuove sedi vescovili furono smembrate da S. L. : Little Rock (1843), Santa Fé e S. Paolo (1850), Leavenworth (1851), Alton e Omaha (1857), Gren Bay, La Crosse, S. Giuseppe, Denver (1868), Kansas City (1880), Davenport (1881), Wichita, Concordia, Cheyenne e Lincoln (1887). Oggi la provincia di S. L. è composta di Kansas City (Mo.); Kansas City (Kans.); S. Giuseppe Salina (Kans.); Wichita (Kans.).

Bibl.: J. G. Shen, Ifisi, of the Cath. Church in the U. S., III, Nuova York 1890, pp. 681-96; IV, ivi 1892, pp. 213-24; S.J. Tanerath, s. v. in Cath. Enc., XIII, p. 327 sg.; Th. Roemer, The Cath. Church in the U. S., St-Louis-Londry 1950, pp. 167. 208 sg.: The Official cath. directory, Nuova York 1920, pp. 178-89. Gastone Carriere

SAN LUIGI DE CAGERES (SÃo Luiz de C.), diocesi di. - Nello Stato di Mato Grosso, Brasile, suffraganea dell'arcidiocesi di Cuiabá.

La sua superficie è di 300.000 kmq . e si estende per un territorio assai ricco ma poco esplorato ed abitato con una popolazione di 50.000 ab., dei quali 45.000 cattolici. Ha quattro grandi parrocchie amministrate dagli unici religiosi esistenti nella diocesi, del Terz'ordine Regolare Francescano; inoltre vi sono le Suore dell'Immacolata di Albi. Parono s. Luigi, re di Francia.

La più antica città che si trova sui confini della diocesi è il Mato Grosso, già Vila Bela de S.ma Trinidada, fondata nel 1754 e presto divenuta capitale della provincia a causa delle miniere d'oro ivi trovate e per la posizione strategica nelle vicinanze delle frontiere spagnole. Il suo quarto governatore, Luia Albuquerque de Melo Pereira e Cazeres, fece parecchie importanti opere per il bene della sua provincia : fondò molti nuclei, tra i quali Vila Maria, il 18 ott. 1782, nome che si cambiò per l'attuale S. L. de C. in omaggio a quel governatore. La storia religiosa della diocesi è identica a quella di Cuiabá, fino all'erezione di questa chiesa come metropoli, avvenuta il 10 marzo 1910. Dal suo territorio si staccarono le prefature di Porto Velho (1925) e Guajarà-Mirin (1929). Il primo vescovo di S. L. de C., Modesto Augusto Vieira,

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(do P. Fias, Brasil, in Orbis Firturina, Bitsina-Entigo s. a.) San Luigi del Maragnano (Sáo Luiz do Maranhāo), arcidiocesi di - Esterno della Cattedrale (sec. xvir).
rinunziò prima di prendere il possesso. Dal 1915 la diocesi è retta da mons. Lodovico Maria Galibert del Terz'ordine Regolare, spirito veramente missionario che ha dovuto lottare contro le più grandi difficoltà, specie per la mancanza di clero e di mezzi.

BibL.: AAS, 2 (1910), p. 290; R. Galanti, Hist. do Brasil, III, S. Paolo 1911, p. 247; J. B. Lehmann, O Brasil catol. 1917, Juiz de Fora 1947, pp. 231-32. Maurilio Cesar de Lima
SAN LUIGI DEL MARAGNANO (SĀo Luiz de Maranhāo), arcidiocesi di. - Nello Stato di Marahão, in Brasile. E la metropoli della provincia ecclesiastica omonima che annovera come suffraganee le diocesi di Teresina, Caxias del Nord, Oeiras, Parnaiba, ed in più le prelature nullius di Rom Jesus do Piauhy, S. José do Grajahù e Pinheiro.

L'arcidiocesi ha approssimativamente $20.33^{6} \mathrm{kmq}$. con 800.000 ab. dei quali 780.000 cattolici distribuiti in 43 parrocchie, servite da 33 sacerdoti diocesani e 20 regolari; ha un seminario, 5 comunità religiose maschili e 9 femminili. Patrono s. Luigi di Francia; festa 25 ag.

La città di S. L. si trova ai $2^{\circ} 31^{\prime} 42^{\prime \prime}$ lat. S. e $44^{\circ} 16^{\prime} 42^{\prime \prime}$ long. W. Gr., conta ca. 60.000 ab. E capitale dello Stato, centro commerciale ed intellettuale. E porto di cabotaggio adoperato in favore del proprio Stato, e di quello vicino di Piauí, principalmente per l'esportazione di cereali, cuoi e prodotti dell'utilissima palma babassù.

Storia. - La costa del Maranhão fu forse visitata da Pizon prima che Cabral scoprisse il Brasile (v.). Nel ' 500 i tentativi portoghesi per colonizzare la regione da feudatari andarono ripetutamente in fumo. Più fortuna ebbero i Francesi, che dopo alcune esplorazioni si allearono agli indigeni e si decisero alla costituzione della Francia equinossiale, il che fu effettuato da una forte spedizione sotto gli ordini di Carlo des Vaux e Francesco de Rosilly. Con i conquistatori venivano 4 Cappuccini, ai quali si aggiunsero più tardi 12 altri che edificarono due chiese e un convento, incominciando subito l'opera
di evangelizzazione dei selvaggi. I Portoghesi però attaccarono e vinsero gli invasori sullo scorcio del 1614 firmando con essi un armistizio che fu poi rotto con la totale espulsione dei Francesi nel 1620. Dal 1624 per ragioni topografiche il governo del Maranhão venne separato da quello del Brasile. Ma presto si accese un'ardente lotta di lunghi periodi tra i Gesuiti e i coloni intorno alla schiavitù degli Indiani. In questa lite, che assunse grandi proporzioni, si distinse il celebre oratore e politico gesuita Vieira. Il Maranhão non fu esente dalla dominazione olandese (v. olinda e recife), né gli mancarono occasioni di sommosse, come quella del 1682-85 contro il monopolio commerciale e quella del 1838 per motivi di politica interna (v. caxias del. maragnano) E curioso che il Maranhão non abbia ricevuto senza difficoltà l'indipendenza brasiliana.

La diocesi fu eretta con la bolla Super universas del 30 ag. 1677 come suffraganea della metropoli di Lisbona, facendo parte della provincia ecclesiastica del Brasile soltanto nel 1827. Il vasto territorio della diocesi fu successivamente smembrato in favore dei nuovi vescovati di Belem (1719) e delle altre circoscrizioni che ora vi sono sottoposte, da quando la costituzione apost. Hationi cangrati del ro febbr. 1922 innalzò la chiesa di S. L. alla categoria di metropolitana.

Tra i pastori del Maranhão non mancò chi venne a seri scontri con le autorità civili, chi prese parte alla reazione portoghese contro l'emancipazione del Brasile e chi finalmente si distinse per il suo zelo e la sua virtù. Ecco il loro elenco: Antonio de Sta Maria (1677, non ha preso possesso); Gregorio dos Anjos (16791689); Francisco de Lima (1690); Timoteo do Sacramento (1691-1700); José del Gorte (1717-23); Manuel da Cruz (1738); Francisco de Santiago (1747-52); Antonio de S. José (1756-78); Jacinto Carolos da Silveira (1779); José Domenico Jesus (1780); Antonio de Padua e Bellas (1783-90); Joaquim Ferreira de Carvalho (17931801); Luiz de Brito Homen (1802-13); Joaquim de N. S. de Nazaré (1820-23); Marcos Antonio de Sousa (1826-42); Carlos de S. José (1844-50); Manuel Joaquim de Silveira (1851-61); Luiz da Conceição Saraiva (1861-76); Antonio Candido de Alvarenga (1878-98); Antonio Xisto Albano (1901-1905); Santino da Silva Coutinho (1906); Francisco de Paula e Silva (1907-18); Helvécio Gomes de Oliveira(1918-22); Otaviano Pereira de Albuquerque(192333); Carlos Carmeio de Vasconcellos Mota (1935-1944). L'attuale arcivescovo è mons. G. de Medeiros Delgado.

Come edifici di arte coloniale sono notevoli la Cattedrale, l'Arcivescovado, il Governatorato ed alcune chiese.

BibL.: L. M. Jordão, Bull. patron. Portogalline, II, Lisbona 1868, p. 172; R. Galanti, Hist. do Brasil, S. Paolo 1911; F. De Paula e Silva, Apeintamentos para a hist. eritioias, do Maranhāo, Baia 1922; AAS, 14 (1922), p. 331 ; J. B. Lehmann, O Brasil católico, Juiz de Fora 1947, p. 353 sec. Maurilio Cesar de Lima
SAN LUIGI DEL SENEGAL, PREFETTURA APOSTOLICA di. - Sulle coste dell'Africa occidentale dal sec. XVI si succedettero saltuariamente vari missionari, ma del loro lavoro agli inizi del sec. XIX non rimaneva quasi più nulla. Nel 1763 vi erano solo le due stazioni di Saint-Louis e Gorée, erette in prefettura apost. del Senegal.

Nel 1847, il vicario apost. delle Due Guinee fissò la sua sede a Dakar. L'8 febbr. 1863 fu staccato dal vicariato apost. delle Due Guinee il vicariato apost. di Senegambia (v. DAKAR) che aveva per limite meridionale il fiume Nuñez, confinando con il vicariato apost. di Sierra Leone eretto il 20 marzo 1855 . Dal 19 ag. 1873 fino ad oggi la prefettura apost. di S. Luigi ed il vicariato apost. di Dakar sono governati dal medesimo Ordinario, con sede a Dakar. Il io marzo 1915 le fu aggiunta la Mauritania e il 27 genn. 1936 prese il nome di S. L. del S. Le statistiche sono incluse in quelle del vicariato di Dakar.

Bibl. GM, 241; AAS, 7 (1915), pp. 148-49; 28 (1936), pp. $282-85$.

SAN LUIGI (SAN LUIS) DI ARGENTINA, DIOcesi di. - Città e diocesi della provincia omonima nella Repubblica Argentina.

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Ha una superficie di 70.000 kmq . con una popolazione di 180.000 ab. dei quali 177.300 cattolici; conta 13 parrocchie, servite da 31 sacerdoti diocesani e 9 regolari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 7 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 357). La diocesi fu cretta dal papa Pio XI con la cost. unust. Nobilis Argentinae nutionis del 20 apr. 1934, quale suffraganca dell'arcidiocesi di S. Giovanni di Cuyo. La Cattedrale è dedicata all'Immacolata Concezione.

BibL.: AAS, 27 (1935), pp. 258, 261.
Enrico Josi
SAN LUIGI (SAN LUIS) POTOSI, diOcesi di. Diocesi e città capitale dello Stato omonimo del Messico.

Su una superficie di 12.000 kmq . conta una popolazione di 420.589 ab. dei quali 419.803 cattolici distribuiti in 55 parrocchie servite da 160 sacerdoti diocesani e 4 regolari; ha un seminario, 6 comunità religiose maschili e 43 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 357). La diocesi fu cretta da Pio IX nel 1854, quale suffraganca di Linares, oggi Monterrey.

BibL.: J. Montes de Oca y Obregón, s. v. in Cath. Enc., XIII, p. 448 .

Enrico Josi
SAN MARCO ARGENTANO e BISIGNANO, diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Cosenza (Calabria) dipendente dalla metropolitana di Catanzaro. La popolazione è di 145.000 ab. quasi tutti cat-1olici, distribuiti in 72 parrocchie servite da 97 sacerdoti diocesani e 20 regolari; ha 4 comunità religiose maschili e 15 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 357 ).

E leggenda che la città di S. M. in Val di Crati presso Cosenza abbia accolto i profughi di Sibari; meno discutibile che sia l'erede dell'antica "Argentanum"; priva di fondamento l'asserzione dei vecchi storici regionali che abbia ricevuto la fede dall'evangelista a. Marco, da cui avrebbe ereditato il nome; c'è invece del fondamento sull'esistenza e sul martirio dei santi argentanesi Sena. toro, Cassiodoro, Viatore e della loro madre Dominata, le cui reliquie erano venerate nella Cattedrale, da dove furono trasportate in parte nella chiesa della S.ma Trinità di Venosa. Il Delehaye, seguito dal Lanzaoni, ritiene trattarsi di una leggenda originata dall'iscrizione del sarcofago di Cassiodoro. In realtà S. M. si affaccia alla storia verso il iobe, quando Roberto il Guiscardo ne fece il centro delle sue scorrerie in Val di Crati. Egli stesso vi eresse la sede vescovile verso il ro8o e ne ottenne conferma dal Papa. E perciò da escludere che sia l'erede di Tempas, di cui si perdono le memorie alla fine del sec. viII, o di Malvito (v.), che continua ad esistere fino alla metà del sec. xim. E vero però che quando questa diocesi fu soppressa, il suo territorio fu assorbito da S. M.

In diocesi sorgevano le due potentissime abbazie benedettine di Cetraro, data a Montecassino da Sicelgaita nel 1086, e S. Maria de Matina, fondata dalla stessa Sicelgaita nel 1066 e passata poi ai Cistercensi nel 1185. A S. Sosti era il monastero di S. Ciriaco e nelle montagne il santuario della Madonna del Pettoruto, che sembra di origine basiliana. In città erano poi i conventi dei Francescani, dei Minimi e dei Cappuccini, che ebbero anche case a Cetraro, a Belvedere e in altri luoghi.

Tra gli uomini che si distinsero per virtù, oltre ai ricordati martiri argentanesi, sono degni di menzione: s. Ciriazo di Buonvicino, asceta basiliano dei secc. xixII; s. Daniele di Belvedere, francescano, che morì martire a Ceuta nel 1227 a capo di una schiera di altri sei francescani calabresi; Albensio Rossi da Cetraro, eremita del sec. xvir, la cui memoria è viva in Roma nella edicola in musaico di Porta Angelica; Anselmo da S. M., cappuccino; Matteo da Cetraro, riformato, ecc. Tra i presuli insigni di questa sede si ricordano: Tommaso (1321-48), già abate cistercense di S. Maria de Matina; Goffredo de Castro ( $1473-84$ ) che da Sisto IV ebbe l'incarico di condurre un'inchiesta su s. Francesco di Paola in vista della conferma apostolica del suo Ordine; Rutilio Zeno (1484-1513) e Luigi de Amato (1513-18),
umanisti; Coriolano Martirano di Cosenza (1530-51), poeta, che prese parte al Concilio di Trento; il card. Guglielmo Sirleto (1566-69), uno dei più insigni cardinali del sec. xvi; Matteo Guerra da Cosenza (1576-78), che si distinse al Concilio di Trento; Reginaldo Coppola d'Altomonte, domenicano (1797-1810).

Nel 1