a (1530-51), poeta, che prese parte al Concilio di Trento; il card. Guglielmo Sirleto (1566-69), uno dei più insigni cardinali del sec. xvi; Matteo Guerra da Cosenza (1576-78), che si distinse al Concilio di Trento; Reginaldo Coppola d'Altomonte, domenicano (1797-1810).
Nel 1818 il papa Pio VII uni S. M. neque principaliter a Bisignano; da allora il vescovo risiede sei mesi dell'anno in ciascuna delle diocesi.
BibL.: G. Pinthona, Nomina aetistitum civitatis S. M., ms. del 1675 presso il Capitolo di S. M.: C. Petta, Episcoporum qui Miserapolit. Cathedrae praefiore sympsis histor., ms. del Capitolo; G. Fiore, Calabria illusts., II, Napoli 1743, pp. 326-27; L. Pagano, Bisennano e S. M., in Enc. dell'Ecclesiont. IV, ivi 1842, pp. 424-32; S. Cristofaro, Cronist. d. S. M. Argentano, Cosenza 1802, 1900, 1932; G. Minasi, Le chiese di Calabria, Napoli 1896, pp. 271-74; P. Fabre-L. Duchesne, Liber Coniunm. II, Parigi 1910 (v. indice); anon., La disc. di S. M. Argentano e Bisignano, Napoli 1910; Eubel. I, 325-26; II, 204; III, 251252; IV, 251; Corineau, I, col. 661; F. Russo, I v. Martiri Argentanesi, Grottaferrata 1952 (cf. le osservazioni di F. Halkin, in Anal. Bolland., 70 [1932], pp. 377-78). Francesco Russo
SAN MARINO. - Uno dei più piccoli ( 60,57 $\mathrm{kmq}$.) ed il più antico (almeno dal sec. Ix) Stato indipendente d'Europa.
I. Geografia. - Il suo territorio, chiuso fra le province di Forlì e di Pesaro-Urbino, è costituito da una serie di colline dominate dall'acuta cresta del Titano ( 749 m .), sulle quali trovano posto le colture (cereali, vite, olivo) che formano, con l'allevamento (bovini e suini) e l'attività artigiana (ceramiche), la base dell'economia locale. La popolazione ammonta a 12.300 ab., dei quali 1830 nella capitale S. M., che sorge a 643 m . d'altezza.
La Repubblica, che è unita all'Italia da trattati di amicizia e da convenzioni economiche, è retta da due Capitani reggenti, eletti ogni sei mesi, che governano coadiuvati da alcuni Consigli e Congressi, anch'essi elettivi e di frequente rinnovati. Il territorio è amministrativamente diviso in 10 castelli.
BibL.: C. Ricci, La Repubblica di S. M., Bergamo 1903; C. T. I., Emilia e Romagna (Guida d'Italia), Milano 1935.
Giuseppe Caraci
II. Storia. - La leggenda del sec. in-2 fa risalire le origini della Repubblica del Titano a s. Marino (v.), tagliapietre proveniente dall'isola di Arbe, il quale, insieme con il suo compagno Leone, sarebbe approdato, verso la metà del sec. iv, sulla spiaggia di Rimini per lavorare al restauro del porto e delle mura devastate dai Liburni; ma poi, per il duro lavoro e per sfuggire, egli cristiano, alla persecuzione di Diocleziano, si ritirò con Leone in uno speco del monte, ove non tardarono a seguirlo altri compagni di lavoro e di fede. Una nobildonna riminese, Felicita, donò a Marino il monte per averla egli convertita alla fede di Cristo.
S. Gaudenzio, vescovo di Rimini, avrebbe conferito a Marino il diaconato. Il romitaggio si trasformò in una piccole comunità religiosa indipendente e ben presto sulla sommità del monte fu eretto un sacello in onore di s. Pietro e un monastero, intorno a cui si moltiplicarono gli abituri, primo nucleo della futura città di S. M.
Le invasioni barbariche, che desolarono l'Italia, rispettarono S. M., che, per la sua inaccessibile posizione e per la sua squallida povertà, nulla offriva ai predoni. Ma le successive incursioni dei Saraceni, dei Magiari e dei Normanni costrinsero i Sammarinesi a rafforzare le loro naturali difese costruendo le tre torri, la Rocca o Guaia, la Cesta o Fratta e la Montale, che, congiunte da solide mura, resero inespugnabile il nascente baluardo della libertà. Essi allargarono anche il primitivo dominio a spese dei conti Carpegna e dei monaci di S. Gregorio in Conno.
Si costituiva intanto l'Arengo, o assemblea dei capi famiglia, e si scrissero gli Statuti, di cui il più antico che si sia conservato risale al 1295; l'ultimo è del 1599 e, nelle sue linee fondamentali, è tuttora in vigore.
I primi pericoli che S. M. dovette superare vennero
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San Marino - La Cattedrale, su disegno dell'arch. D. Serra (1826-38). San Marino.
dai vescovi feudatari delle sedi vicine di Rimini e di Montefeltro, i quali avanzavano diritti di signoria sul Titano, la cui indipendenza fu riconosciuta dalla S. Sede nel 1291. Anche il vescovo-conte feretrano, che aveva insistito a lungo nelle sue pretese territoriali, vi rinunciò definitivamente nel 1368 . Verso la metà del sec. xv dovette difendersi contro Sigismondo Malatesta, che aveva tentato di scalare la Rocca. Si unì allora con Pio II, con Federico duca di Urbino e con Alfonso di Arzgona, re di Napoli. Alla fine della guerra vittoriosa ebbe in premio Fiorentino, Montegiardino, Serravalle e Faetano.
L'Arengo dei capi famiglia fu sostituito a metà del ' 400 col Gran Consiglio chiuso, composto di sessanta cittadini. Cesare Borgia, duca di Romagna, tenne nel 1503, per ca. sei mesi, la Repubblica del Titano. Dopo un quarantennio il papa Paolo III inviò cinquecento soldati per impossessarsi di S. M., ma l'indipendenza sanmarinese ne usci incolume e superò ogni posteriore insidia.
Il Gran Consiglio restrinse a 45 il numero dei suoi membri e i nobili vi ottennero vari privilegi; ne nacque un regime aristocratico-oligarchico, l'amministrazione della giustizia fu affidata a un giudice forestiero, il commissario delle leggi; fu ristretto il diritto d'asilo; fu emanato un Editto (1707), che puniva gli oziosi con l'esilio perpetuo.
Quando Urbano VIII aggregò il Ducato d'Urbino allo Stato della Chiesa (1631), riconfermò l'indipendenza di S. M., cui accordò protezione e privilegi doganali. Nel sec. xviII il card. Giulio Alberoni, legato pontificio per la Romagna, improvvisamente (1739), occupò la Repubblica del Titano che gli dava tanta noia quale "macchia" nel mezzo dello Stato pontificio, per annetterla allo Stato della Chiesa. La fiera resistenza degli abitanti, unita alla loro prudente arte diplomatica, costrinse le truppe papali a ritirarsi il 5 febbr. 1740 , giorno che tuttora si solennizza: Clemente XII ordinò che fossero restituite a S. M. le tradizionali franchigie, e stipulò un trattato di perpetua amicizia. Quando il card. Luigi Valenti Gonzaga, legato nella Romagna, tornò ad assediare S. M. (1786), incontrò la disapprovazione di Pio VI e la libertà della Repubblica fu salva: se ne commemora il ricordo il giorno del santo Patrono (V domenica dopo Pasqua).
Napoleone, conquistata la Lombardia, chiese a S. M. il permesso di passare per il suo territorio e offri cannoni, frumento e parte dei territori conquistati negli Stati vicini. Per suggerimento del cittadino Antonio Onofri, il Consiglio accettava, pagandoli, mille quintali di grano, a causa della carestia che infieriva, ma ricusava i territori offerti. Anche il Metternich faceva riconoscere nel Congresso di Vienna l'esistenza legittima di S. M.
Durante il Risorgimento d'Italia lo Stato del Titano offri larga ospitalità agli esuli italiani. Anche Garibaldi sperimentó l'ospitalità di S. M. quando, inseguito dai Francesi e dagli Austriaci, sconfinò nel suo territorio ( 31 luglio 1849), ove scrisse la sua legione. Due anni dopo (giugno 1851), per aver protratto l'asilo ad alcuni deputati della Costituente romana. S. M. fu occupata dalle forze austro-pontificie: il suo territorio fu sgomberato solo in seguito alla consegna dei rifugiati politici.
Negli eventi del 1859-60, S. M. si mantenne neutrale; formatasi l'unità italiana, godette di una pace incontrastata, attendendo a darsi leggi ed ordinamenti conformi ai nuovi bisogni dei suoi cittadini.
Speculatori forestieri tentarono di impiantarvi una casa da giuoco, una nuova Montecarlo (1868), accompagnando la loro domanda con larghe offerte, tra cui la costruzione di una ferrovia per Rimini, ma i Capitani reggenti risposero che nella Repubblica sarebbe cessata quell'onestà di cui era tanto fiera. La prova fu ritentata invano nel 1879. Solo nel 1949 il governo di S. M., sebbene a malincuore, dovette ricorrere all'espediente finanziario della casa da giuoco, che venne però chiusa definitivamente due anni dopo.
Un trattato di amicizia e di buon vicinato esiste tra la Repubblica e l'Italia: stipulato il 22 marzo 1862, fu rinnovato nel 1877, nel 1897, nel 1914 e nel 1948. La pacifica rivoluzione democratica del 25 marzo 1906 ripristinò il primitivo sistema di elezione al Generale Consiglio Principe, senza distinzione di categorie tra nobili e plebei, rinnovabile di un terzo ogni tre anni. Nel sett. 1920 fu adottato il suffragio universale con la rappresentanza proporzionale.
Gli avvenimenti della penisola si ripercuotono sovente nella piccola Repubblica. Nel 1915 essa interruppe i rapporti diplomatici con i due Imperi centrali, e una schiera di suoi volontari combotté a fianco dell'esercito italiano. Pure sul Titano si affermò il fascismo, che vi tramontò come altrove il 25 luglio 1943; le libertà tradizionali vennero restaurate. Anche nella seconda guerra mondiale numerosi furono i profughi (ca. 100 mils) che vi si rifugiarono. Vi si accamparono, dopo i Tedeschi, gli Alleati.
Biol.: M. Delfico, Mem. stor. della Rep. di S. M., Milano 1804 (ristampa a cura di G. Pannella e L. Savorini, in Opere complete, I. Teramo 1901); G. B. Fascioli, La Repubblica di S. M., Firenze 1875; G. Ricciardi, Cenni intorno alla storia e alle istituzioni della Repubblica di S. M., Napoli 1877; id., La Repubblica di S. M. e l'Italia, ivi 1871; J. T. Bonet, A freah of freedom, or the Republic of S. M., Londra 1879; A. Cucati, La Repubblica di S. M., Milano 1881; C. Malagola, Il card. Alberoni e la Repubblica di S. M., Bologna 1886; L. de Montalbo, A. Astravdo, A. Calati di Bicilo, Dizionario bibliografico e iconografico della Repubblica di S. M., Parigi 1898; C. Amici, Die Republik S. M., Augusta 1899; C. Ricci, La Repubblica di S. M., Bergamo 1903; T. Giannini, La leggenda di S. M., Firenze 1903; E. Camuncoli, La Serenissima Repubblica di S. M., Roma 1931; O. Guerrieri, La Repubblica di S. M., Firenze 1939; F. Balzinelli, La Repubblica di S. M. e gli statuti del 1350-53, in Libertas perpetua, 1940, pp. 152-299; 1941, pp. 66-112; P. Franciosi, Garibaldi e la Repubblica di S. M., Firenze 1949.
Angelo Ferrari
III. Condizione giuridica della Chiesa. - Pur avendo da parte sua un rappresentante diplomatico presso la S. Sede, con il rango di Ministro, la Repubblica di S. M. non ha accreditato presso il proprio governo un rappresentante diplomatico della S. Sede ed ecclesiasticamente è soggetta alla giurisdizione di due diocesi italiane, Rimini e Montefeltro.
Il territorio si trova infatti al confine tra la regione conciliare romagnola e quella marchigiana. La maggior parte però è compresa in quest'ultima regione conciliare, formando parte del territorio della diocesi di Montefeltro con un vicariato foraneo proprio (S. M.) comprendente
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In alto a sinistra: ESTERNO DEL PALAZZO DEL PRINCIPE, o del Governo, riedificato dall'architetto Azzurri nel 1894 sugli avanzi del sec. xili - San Marino. In alto a destra: LA «I PENNA» (alt. m. 745), DETTA LA ROCCA O GUAITA, costruita nel sec. xiv, poi rifatta e restaurata - San Marino. In basso: VEDUTA DEL MONTE TITANO (alt. m. 749) - San Marino.
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In alto a sinistra: AVENIDA CENTRAL I di Rio de Janeiro. In alto a destra: SANTUARIO Di N. S. DELLA PENHA - Rio de Janeiro. In basso: PANORAMA di Rio de Janeiro.
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(da T.C.I., L.210, Milano 1213, fig. 15)
San Martino al Monte Cimino - Interno della badia (sec. xili).
le parrocchie di S. Marino, di Acquaviva, dedicata a s. Andrea Apostolo, di S. Giovanni sotto le Penne, di Borgomaggiore, dedicata a s. Antimo e Marino, di Chiesanuova, dedicata a s. Giovanni Battista, di Domagnano, dedicata a s. Michele Arcangelo, di Ferentino, dedicata a s. Bartolomeo apostolo, e di Montegiardino, dedicata a s. Lorenzo martire. Due sole parrocchie fanno parte della diocesi di Rimini e quindi della regione conciliare remagnola e sono comprese nel vicariato foraneo di Vorucchio: Falciano, dedicata a s. Pietro apostolo, e Serravalle, dedicata a s. Andrea apostolo.
Come è noto la Repubblica non possiede un codice civile proprio (c'è solo il Codice penale promulgato nel 1878); in materia di diritto civile e di diritto pubblico le leggi fondamentali sono contenute nel II e IV i. degli Statuti del sec. xv1, basati sul diritto romano e sul diritto canonico. Quest'ultimo regola perciò quasi tutto quanto riguarda i rapporti tra autorità civile e religiosa e quanto riguarda il diritto matrimoniale. La legislazione successiva però, pur non mutando sostanzialmente i rapporti, ha risentito di nuovi orientamenti politici o giurisprudenziali, non sempre favorevoli alla Chiesa. In questi ultimi tempi è da ricordare fra l'altro il favore accordato dai tribunali sanmarnesi a divorzisti italiani, che in base al Trattato di amicizia e buon vicinato della Repubblica con il Regno d'Italia, 31 marzo 1939 (art. 5, nn. 1 e 7, § 11), ricorrevano là per ottenere annullamenti matrimoniali da far delibare in Italia. Il governo socialcomunista, prevalso nelle elezioni politiche del 3 sett. 1943 , 11 marzo 1945, 27 febbr. 1949, ha poi fatto progetti per l'introduzione del matrimonio civile, finora però non trasformati in legge.
Bibl.: E. Ruffini, L'art. 34 del Concordato e la convenzione italo-sammarinese del 1939, in Il dir. ecclesiast., 54 (1943), pp. 30-38; L. Marmo, Il giudizio di delibaz. nella contena. tra l'Italia e S. M. e l'art. 34 del Concordato, ibid., p. 256-29; anon., S. M., in Enc. Eur. Am., LIII, p. 867 sgg.; anon., Il matrimonio civile nella Rep. di S. M., in Riv. del dir. matrimoniale ital., 16 (1949), pp. $33^{1-32}$.
Pietro Palazzini
IV. Antz. - La città è circondata dalle antiche mura - iniziate nel sec. xiri, successivamente ampliate e re-
staurate di recente - che terminano alle tre torri o "penne" della Guaita, della Fratta e del Montale, oltre le quali lo strapiombo del monte rendeva superflua ogni fortificazione: poste su tre creste lungo il crinale, le tre torri dànno caratteristico aspetto al profilo del monte; esse sono l'emblema della Repubblica, che le ha rappresentate nel suo stemma.
La città ha vie strette e ripide e - tranne pochi palazzotti del ' 500 e del ' 600 - semplici case in cui ogni elemento antico è stato accuratamente valorizzato. Unico monumento medievale superstite è la chiesa di S. Francesco, trecentesca, rimaneggiata in varie epoche e trasformata internamente nel ' 700 , nella quale restano un interessante frammento dell'antica decorazione ad affresco (di scuola riminese del tardo Trecento) e qualche pala d'altare (di scuola umbra del Quattrocento, di Girolamo da Cotignola, del Guercino). Conservava probabilmente carattere romanico l'antica pieve dedicata al santo fondatore, posta nel luogo più alto della città, che fu demolita al principio dell'Ottocento per la costruzione di una più vasta basilica, compiuta nel 1838 dall'architetto Serra di Bologna in forme neoclassiche; accanto ad essa, del tutto trasformato, è l'antico sacello di S. Pietro, la cui fondazione è attribuita dalla tradizione allo stesso s. Marino. Nel 1884 fu terminata la costruzione del nuovo Palazzo comunale, su disegno dell'architetto romano F. Azzurri, ispirato a modelli medievali, riflesso delle tendenze metricistiche del tempo. La città possiede anche un piccolo museo, costituito da materiale di vario carattere, ma con alcuni pezzi notevoli; e la Biblioteca, importante per la storia locale e per la storia del Risorgimento italiano. - Vedi tav. CXV.
1 Bibl.: M. Delfico, Mem. stor. d. Repub. di S. M., Firenze 1842; M. Tattori, Ricordi stor. d. Repub. di S. M., ivi 1893; C. Ricci, La Rep. di S. M., Bergamo 1903; De Liveri di Valdausa, Libro d'oro dello Rep. di S. M., Foligno 1914; G. Zani, Le fortificaz. del monte Titano, Napoli 1933; O. Guerrieri, La Repub. di S. M., Firenze 1936.
Emma Zocca
SAN MARTINO AL MONTE CIMINO. Abbazia «nullius» fondata nel sec. xiri, in provincia di Viterbo. Sin dall' 838 si ha notizia dell'esistenza in questa località di una chiesa dello stesso titolo dipendente dal monastero di Farfa.
Verso il 1045 i monaci benedettini dopo essersi resi indipendenti da quella potente abbazia, ricostruironola chiesa; un secolo appresso però il monastero si trovava in piena decadenza, tanto che Eugenio III lo affidò ai Cistercensi provenienti da S. Sulpizio presso Belley in Savoia. Non avendo giovato neppure questo provvedimento a riportare l'abbazia in condizioni di prosperità, Innocenzo III ne impose la cessione ai Cistercensi di Pointigny che avevano una regola più severa, accordando ad essi grandi privilegi e concessioni (1207). A quest'ultimo periodo risale la chiesa attuale costruita sotto il governo dell'abate Pietro con l'appoggio del card. Raniero Capocci, vescovo di Viterbo, e consacrata verso il 1230 .
Dopo un periodo di grande splendore l'abbazia venne cretta in commenda nel 1378 e nel 1645 fu posta da Innocenzo X sotto il patronato dei Pamphili che costruirono accanto alla chiesa il palazzo baronale, demolendo o trasformando gran parte delle costruzioni monastiche e rinnovando la chiesa stessa secondo il gusto barocco. Restauri compiuti nel 1911-12 hanno ricondotto il tempio alle forme originarie, conservando delle parti non originali le cuspidi dei campanili, probabile aggiunta trecentesca. L'ordinario di Viterbo dal 2 maggio 1936 ha unito in perpetuo il titolo di abate di S. M.
La chiesa rappresenta una forma gotica più progredita nei confronti delle altre cistercensi sorte nel Lazio secondo il modello di Fossanova (v.), essendo risultato di un nuovo diretto apporto delle correnti d'oltraipe, specialmente della scuola borgognona. Caratteristica la posizione a destra anziché a sinistra delle rimanenti costruzioni, come è consueto negli altri monasteri dell'Ordine, per conservare edifici preesistenti. La facciata, fiancheggiata dai due campanili e superiormente aperta quasi
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completamente a giorno da un grande finestrone ovigale nel quale è innestato il rosone che segna, col contorno esterno, l'andamento della volta della navata, mostra una stretta affinità con le opere coeve francesi. I medesimi influssi si notano nell'interno per l'icnografia a croce egizia terminante con abside pentagonale sostenuta da poderosi contrafforti, tra i quali si aprono due ordini di finestre, tranne nei lati estremi che presentano solo la finestra superiore. Caratteristico è anche l'innesto del campanile-tiburio centrale (rimasto appena all'inizio) sulla crociera, di cui risulta più stretto cosi da raccordarsi ai piloni angolari mediante nervature incrociate. Lungo la navata principale, divisa in quattro campate, a ciascuna delle quali ne corrispondono due nelle laterali, si alternano colonne e pilastri rettangolari a cui sono addossate semicolonne, particolarità anche questa che si nota nelle altre chiese cistercensi del Lazio. L'insieme produce un effetto imponente e solenne, non solo per la grandiosita delle proporzioni, ma anche per lo slancio verticale che anima tutta la composizione.
Delle altre costruzioni monastiche rimangono solo avanzi del chiostro romanico appartenente alla chiesa primitiva del sec. xi, della sala capitolare a tre navate e del refettorio diviso in due navate da pilastri polistili, coevi invece alla chiesa attuale.
Bibl.: P. Egidi, L'abbasin benedett. di S. M. al C.. in Riv. benedett., I (1906), pp. 579-90; 2 (1907), pp. 161-99, 481-552; A. Muñoz, Monum. di architett. gotica nel Lazio, in Vita d'arte, sett. 1911, pp. 73-103; P. Toesca, Storia dell'arte ital. Il medio cto. Torino 1926, p. 681; A. M. Bessone Aureli, L'abbasia gotica di S. M. al C., in Le Vie d'Italia, 1933, pp. 862-64. Mario Zocca
SAN MICHELE, diocesi di. - Città e diocesi della provincia omonima nel Salvador (America Centrale).
Ha una superficie di 11.466 kmq . con una popolazione di 560.000 ab . quasi tutti cattolici; conta 24 parrocchie servite da 19 sacerdoti diocesani; ha un seminario; I comunità religiosa maschile e 3 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 358 ). La diocesi di S. M. fu creata dal b. Pio X l'1 1 febbr. 1913, quale suffraganea di S. Salvatore. Primo vescovo fu mons. J. Duenas y Argumedo.
Bibl.: anon., s. v. in Cath. Enc., Supplement, p. 675; AAS, 3 (1913), p. 95.
Enrico Josi
SAN MICHELE DE SUCUMBIOS, PREFETtURA APOSTOLICA di. - E situata nelle regioni nordorientali dell'Ecuador ed affidata ai Carmelitani scalzi.
Il territorio faceva parte del, vicariato apost. del Napo (v.), che confinava con la Colombia. Nel 1916 i governi dell'Ecuador e della Colombia fissarono i confini tra i due paesi. Si rendeva quindi necessario far coincidere i confini civili ed ecclesiastici. Il 16 apr. 1924 Propaganda cedette al vicariato apost. di Napo la zona della prefettura apost. del Caquetá passata all'Ecuador ed eresse in prefettura apost. di S. M. de S. la parte settentrionale del Napo compresa tra il Rio Sucumbios e il limite politico con la Colombia a nord est e Rio Aguarico e Rio Napo a sud ovest.
Ha una superficie di kmq. 67.120 con una popolazione di 13.200 cattolici e 2500 pagani. Vi sono 4 missionari e 4 suore. Scuole elementari 11.
Bibl.: Arch. di Prop. Fide, pos. prot. n. 671/24; AAS, 16 (1924), pp. 269-70; MC, 1930, p. 50. Saverio Paventi
SANMICHELI, Michele. - Architetto, figlio di Giovanni architetto militare, probabilmente oriundo ticinese, n. a Verona nel 1484, m. ivi nel 1559.
Nel 1509 è capomastro nel duomo di Orvieto, come aiuto dello zio Bartolomeo; opera sua sono : il pinnacolo maggiore della facciata, in cui sullo schema gotico armonizzante con il rimanente dell'edificio si innestano motivi rinascimentali, e l'altare della cappella dei Re Magi, di impostazione classicheggiante. Pure ad Orvieto eresse la cappella Petrucci nella chiesa di S. Domenico che per sobrietà di linee richiama opere di G. da Sangallo. A

SANMICHELI, MICHELE - Altare della capnella Pellegrini - Verona, chiesa di S. Bernardino.
Montefiascone innalzò la grandiosa Cattedrale, caratteristica per l'associazione di due campanili con la pianta ottagona coperta da grande cupola e per la poderosa struttura basamentale, quasi a fortilizio.
Ritornato nel 1523 nella sua città nativa, vi svolse una fecondissima attività architettonica: sua prima opera fu la cappella Pellegrini in S. Bernardino, concepita come edificio a sé stante secondo l'esempio raffaellesco, e che - per la pianta circolare coperta da cupola a lacunari e per l'adozione degli ordini architettonici - mostra una piena aderenza alle forme ed alle proporzioni classiche alle quali si atterrà in tutta la sua produzione artistica. Per la chiesa di S. Giorgio in Braida eresse la cupola sopra alto tamburo con grandi finestre centinate e diede inizio al campanile, rimasto incompiuto al primo ordine, al quale avrebbero dovuto sovrapporsene tre altri, analogamente a quello da lui disegnato per il Duomo (interretto pur esso alla parte inferiore). A Venezia costrui la chiesa ed il convento di S. Biagio alla Giudecca, demoliti nello scorso secolo.
Di nuovo a Verona diede infine i disegni per la cappella del Lazzaretto ( 1548 ) e per la chiesa della Madonna di Campagna iniziata lo stesso anno della morte e compiuta da altri, modificando il progetto originario. In ambedue queste opere il S. attesta la sua predilezione per la pianta centrale e per le proporzioni classiche.
Vastissima anche fu la sua attività nell'edilizia civile svoltasi anch'essa prevalentemente a Verona, ove sono da ricordare i Palazzi Pompei, Bevilacqua e Canossa; notevole anche il Palazzo Grimani a Venezia, nelle cui facciate dominano sempre gli ordini architettonici.
Ma la fama principale del S. rimane affidata alle opere di architettura militare, sparse non solo nel Veneto, ma anche nel Mediterraneo orientale dove ebbe importanti incarichi di fortificazioni per la Repubblica Veneta introducendo nuove concezioni in questo campo. E però soprattutto a Verona che il S. ha lasciato le sue opere più famose: la Porta Palio e la Porta Nuova, capolavori nel loro genere. Si può anzi affermare che Verona deve principalmente al S. l'impronta rinascimentale che domina in tutta la sua architettura.
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Bibl.: G. Vasari, Le vite... (ed. Milanesi), VI, Firenze 1879, pp. 341-66; T. Temansa, Vite ecc., Venezia 1778, pp. 151-97; Venturi, XI, III, Milano 1940, pp. 224-310. Mario Zocra
SAN MINIATO, diOcesi di. - Città di Toscana, diocesi dal 1622; suffraganca di Firenze. La sua circoscrizione, che si estende su territorio collinoso e pianeggiante delle vallate dell'Elsa, dell'Evola, dell'Arno e dell'Era, ha limitrofe le diocesi di Firenze, di Pisa, di Pistoia, di Pescia e di Volterra. Prima della sua erezione a diocesi, in S. M. risiedeva un vicario generale del vescovo di Lucca, per ovviare alla difficoltà che clero e fedeli potessero incontrare nelle comunicazioni con tale curia vescovile, sita in territorio politicamente diverso del dominio fiorentino, cui S. M. era soggetta. La sua superficie è di ca. 600 kmq .: la popolazione, che è di 133.000 anime, è distribuita in 102 parrocchie, a loro volta raggruppate in 8 vicariati foranei. Sacerdoti 145; case religiose maschili 5 ; femminili 45 . Ha un seminario diocesano. Il patrono della diocesi è s. Genesio; la sua festa ricorre il 25 ag.
I. Storia civile. - La città di S. M., che deve la sua origine forse a Ottone I o al longobardo Desiderio ed era terra già cinta di mura nel sec. xil, sorge su fiorente collina fra la confluenza dell'Elsa e dell'Arno. La domina la rocca antica, opera di Corrado di Spira, danneggiata nell'ultima guerra. In essa Pier delle Vigne fu fatto "abbacinare" dall'imperatore Federico. In età più remota gli abitanti di S. M. distrussero in una "faida" il borgo di S. Genesio: la loro terra fu incendiata dai Lucchesi. Successivamente protetta e visitata da Ot tone IV. Arrigo II e Federico II, fu sede di un giudice tedesco, degli appelli, di corte imperiale e di vicario dell'Impero; di qui l'appellativo di S. M. al Tedesco, che durà fino a tempi recenti. In regime comunale fu retta da un podestà, da un capitano del popolo e da dodici buonomini. La sua posizione, che la faceva atta all'offesa e alla difesa, la rese sempre attiva e presente nelle combattute vicende fra guelfi e ghibellini. Ora fu con la lega guelfa, ora fu centro di lega ghibellina. Fu contro i ghibellini di Arezzo; i suoi uomini combatterono a Montaperti; a Campaldino furono dalla parte dei guelfi fiorentini. Posta a distanza intermedia fra Pisa e Firenze, subì più di una volta le conseguenze delle ostilità fra le due città rivali : più spesso appoggiandosi ai guelfi fiorentini, finché nel 1389 non divenne per sempre soggetta a Firenze. Costituito il Granducato, S. M. fu parte di esso ad ebbe da esso accrescimento e, per opera dei Medici, la sua elevazione a città. Nel 1838 Leopoldo II vi istituì un tribunale collegiale e la fece residenza di un commissario granducale. Annessa la Toscana al Regno d'Italia, fu sede di circondario della provincia di Firenze. E nota, come istituzione culturale, la sua Accademia degli Euteleti.
II. Storia religiosa. - La chiesa eretta nel 738 da dodici devoti in onore di s. Miniato martire, donde il nome al luogo, era in origine soggetta alla chiesa plebana di S. Genesio, situata a breve distanza, presso Vico Wallari. Tale pieve, che apparteneva alla giurisdizione dei vescovi di Lucca, vide nel 1074 un sinodo contro i simoniaci, ivi convocato dal vescovo Anselmo. Celestino III concesse alla pieve di S. Genesio la sua protezione, confermó ad essa i possessi, vietò che si erigessero nuove chiese nel suo territorio, e diede facoltà di celebrare gli uffici divini in caso di interdetto generale. Ma S. M. tendeva ad affermare la sua autonomia. Fra i fasti religiosi di S. M. in questa età va ricordato il passaggio di s. Francesco, che i terrazzani accolsero con grandi onori incontrandolo nel 121 in luogo detto Catena, e a cui fecero donazioni che facilitarono il sorgere di un convento francescano. E nella chiesa di S. Francesco i maggiorenti di S. M. si recavano poi solennemente ad offerta il giorno sacro al Santo eponimo della città. Intanto nel 1248 la pieve di S. Genesio veniva presa e distrutta ad opera di sanminiatesi e gli onori

(Int. Enii)
San Miniato. diocesi di - Torre dell'antico castello, ore campanile della Cattedrale. A destra il Santuario del Crocifisso (1718). San Miniato.
e il titolo di tale chiesa plebana venivano trasferiti nella chiesa di S. Maria, sita nel castello di S. M. I fiorentini, dopo la conquista di Pisa, avvenuta nel 1408, meditavano di sollecitare l'erezione in vescovato del castello; ma il progetto non ebbe seguito. Stabilitosi però il dominio dei Medici, Clemente VII al proposito della chiesa plebana di S. Genesio in S. M. concesse onori e privilegi, anche giurisdizionali, pur non essendo costituito prelato nullius. Fu per l'istanza di Maria Maddalena d'Austria, vedova di Cosimo II, che con bolla del 5 dic. 1622 Gregorio XV, dismembrando, oltre il territorio del castello, Fucecchio e la pieve di S. Maria a Monte (e cioè tutto il territorio politicamente soggetto a Firenze), dalla diocesi di Lucca, eresse a cattedrale la chiesa di S. Maria e Genesio sotto il titolo di S. M. ed elevò il castello a città; assegnando alla nuova diocesi 118 parrocchie. Il primo vescovo fu mons. Noris, a cui si deve il primo Sinodo diocesano, celebrato nel 1628. A lui successe nella cattedra vescovile mons. Pichi, che celebrò nel 1650 il secondo Sinodo e non trascurò l'erezione del Seminario. Fra i vescovi che gli successero, va ricordato il barnabita Antonio Morigia, che passo poi alla cattedra arcivescovile di Firenze, e quindi creato cardinale fu trasferito a Roma, arciprete di S. Maria Maggiore. Il vesc. mons. Visdomini Contigiani fu zelantissimo nel promuovere la disciplina ecclesiastica e celebrò tre sinodi diocesani, nel 1683, 1690 e 1699. Il vescovo mons. Poggi costrui il santuario del S.mo Crocifisso, anche oggi veneratissimo dai sanminiatesi, ampliò il Seminario, eresse un ospedale per i poveri e l'arciconfraternita della Misericordia. Al vescovo mons. Falcini si deve l'ottavo Sinodo diocesano, tenuto nel 1919: l'ultimo Sinodo fu celebrato nel 1936 da mons. Giubbi, il quale provvide pure a nuovi ampliamenti del Seminario diocesano. Nel 1944 ebbe il dolore di vedere funestata la sua Cattedrale da un luttuoso eccidio di guerra.
III. Personaggi illustri. - Deve fra questi annoverarsi il vescovo mons. Pio Del Corona, domenicano dottissimo, forbito scrittore ed oratore. A lui si debbono diverse opere di contenuto teologico. Molto ammirato per le sue virtù : oggi è in corso il processo diocesano per la sua beatificazione. Fra i laici, cristiano di provate virtù e filosofo insigne fu Augusto Conti, che fu professore nell'Università di Firenze e lasciò opere filosofiche, conformi ai principi religiosi da lui professati.
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Bibl.: G. Lami, Hadoeporicon 1. in Delicias eruditorum, 1741, p. 87 sgg.; G. B. Gucci, Stor. della citta di S. M. in Toscana, Palmira 1747; Cappelletti, XVII, p. 305 sgg.; G. Rondoni, Mem. stor. di S. M. al Tedesco, S. Miniato 1876; G. Piombanti, Guida della citta di S. M., iv, 1804; G. Rondoni, Uno sguardo alla Rocca e alla storia di S. M. al Tedesco, Castelfiorentino 1904; id., Deliberaz. municipali relazioni al Risorgim. nacion. (Arch. comun. di S. M. al Tedesco), Torino 1912; F. M. Galli Angelini, Agostino da Collo, connestabile di S. M., Castelfiorentino 1919. Emilio Sanesi
SANNAZARO, Jacopo. - Poeta, n. a Napoli il 28 luglio 1456 , m. ivi il 24 apr. 1530 . Fu dell'Accademia del Pontano con il nome di Azio Sincero; visse nella corte degli Aragonesi fedelissimo all'infante Federico, che nel 1501, alla caduta della monarchia, seguì nell'esilio e non abbandonò fino alla morte (1504) di lui. Allora se ne tornò alla sua villa di Mergellina. Fu seppellito nella chiesetta attigua, nella tomba che s'era fatto preparare e che tuttora si conserva.
Ciò che pur v'è di singolare nella sua figura di letterato non rappresenta però un'eccezione; rientra anzi in una tradizione alla quale, su diversi piani, egualmente appartengono il Boiardo e il Castiglione. Come quelli fu insieme umanista e gentiluomo; ebbe del latino il sentimento quasi religioso degli umanisti; ma partecipò i gusti e le curiosità del profano mondo della corte, ch'era anche il suo mondo, e a questi venne incontro con l'opera della penna, segnatamente nei famosi Gliommeri, bizzarri componimenti in versi volgari; una specie di frontale, vero "gomitolo" (tale il significato della parola) o groviglio di argomenti tra loro disparatissimi, e talora in tono di indovinello, tenuti insieme dalla scherzo. Tra queste sue concessioni al gusto profano la più fortunata fu l'Arcadia, storia di Azio Sincero (il suo pseudonimo), che per fuggire le pene d'un mal corrisposto amore migra a cercare ablio e pace nel paese dei pastori, con uno dei quali si confida, ricevendone in cambio confidenze non meno penose. Poi un bel giorno, ispirato da un sogno e guidato da una ninfa, s'immerge nelle viscere della terra, raggiunge per quella via il nativo Sebeto e qui trova la notizia che la fanciulla, cagione dei suoi affanni, è morta. Questo, nella prima redazione del 1485 , costituita di dieci egloghe e dieci prose, la quale girò a lungo manoscritta. Nel 1501 la mise alle stampe, arricchita di due egloghe e due prose. Che cos'è dunque l'Arcadia? È probabile che da prima il S. pensasse, come già il Boccaccio nel Ninfale Fiesolano, o anche nel Filocolo, di prender le mosse da vecchi noti spunti classici, e allegorizzare negli svolgimenti le vicende del mondo cortigiano. E in effetti questo fece, perché di siffatte allusioni il libro è pieno fino al pettegolezzo. Senonché egli era veramente umanista; e perciò questo materiale classico che nei suoi predecessori, specie nel Boccaccio, perdeva subito di serietà e, inquinato di toni petrarcheschi e provenzaleggianti, poteva finire in una magari inconsapevole caricatura di se stesso, con lui conserva fino in fondo la sua dignità e il suo fascino. Egli aveva un bel pensare che scriveva in volgare e che il suo pubblico a questa cultura era estraneo; i poeti latini continuavano a suggerirgli via via le loro reminiscenze, ed egli non poteva fare a meno di cesellarle con una prosa che risulta senza dubbio artificiosa, ma che finisce anche con l'essere la più vicina alla buona tradizione toscana che mai si fosse scritta a Napoli. Nella storia della letteratura volgare nell'Italia meridionale la prosa dell'Arcadia rappresenta un colpo di scena. Insomma, ne venne fuori un'opera strana, composita, raffinata, morbida e fredda a un tempo, e il primo ad avvertirvi dentro un contrasto tra intenzioni e cultura, tra forma e contenuto, probabilmente fu proprio lui, il S. E forse l'espresse già nelle parole "mal sicura è quella fama che non ha altro argomento che il giudizio del volgo \%. Con tutto ciò l'opera ebbe una fortuna enorme: fu tradotta in tutti i nascenti volgari, rappresentò in tutto il mondo il Rinascimento italiano. Non è da sorprendersene: senza saperlo, in pieno classicismo, con l'anticipo di qualche decennio, essa precorreva le tendenze dell'età classicistica. Perfetta-

(da G. B. Orispe, Vita di J.S., Roma 1922) Sannazaro, Jacopo - Ritratto. Inciomite.
mente in armonia con la propria estetica, il S. si sentì invece nel De partu Virginis, dove si trattava di ricondurre la lingua di Virgilio alla glorificazione del presepe cristiano. Quando la grande bucolica in tre libri e ca. un migliaio di versi fu compiuta, nel 1513 , Leone X per mano del Bembo ne complimentò l'autore cosi: "Non aspettavamo con ansia la tua opera, e gnobiliamo ora di vederla compiuta. Essa ci sarebbe stata cara in ogni tempo; ma ci è in questo particolarmente cara. Noi abbiamo bisogno di scrittori come te, oggi che s'impugna iniquo stile la tradizione cristiana $\%$. Certo grande è la distanza fra la semplicità del racconto evangelico e il fulgore dell'evocazione sannazariana, arricchita da intrusioni mitologiche; Cristo che si raduna d'ottorno gli angeli può somigliare a Giove; la Letizia che scende sulla terra può assomigliare a Mercurio; può sorprendere che a profetare il Batt. simo di Gesù sia introdotto Proteo, e che la profezia sia evocata proprio dal cerulo re Giordano. Tuttavia in questo fiorito e caldo alessandrinismo bisogna andar cauti a parlare di stonatura. Quanto a parlare di insincerità, sarebbe ridicolo. La pietà che di qui traspira ha una sua gentilezza inconfondibile: la gentilezza del Rinascimento umanistico. Il S. scrisse anche egloghe piscatorie, ed elencic a Cassandra Marchese ed epigrammi, taluni dei quali non sembrerebbero di questo mite gentiluomo, tanto suonano amari.
BibL.: la bibl. più completa fino al 1949 è data da V. Rossi, Il Quattrocento, Milano 1933, pp. 526-27, e della continuazione di A. Vallone, Supplemento bibliografico 1930-49, ivi 1940, pp. 2111 xvili. La più recente edizione dell'Arcadia è quella di E. Carrara, Torino 1926: del De parte Virginis, di A. Altamura, Napoli 1948. Cf. inoltre G. Folena, La crisi linguistica del Quattrocento e l' Arcadia * di I. S., Firenze 1952.
Giuseppe Toffanin
SAN NICOLA DE LOS ARROYOS, DIOCESI di.
- Città e diocesi nella provincia di Buenos Aires in Argentina, della quale non si hanno notizie circa i dati statistici.
Il papa Pio XII con la cost. apost. Maxime quidem iuout del 3 marzo 1947 la eresse a diocesi smembrandola dell'arcidiocesi di La Plata e dalla diocesi di Mercedes, quale suffraganea dell'arcidiocesi di Buenos Aires, ed elevando la chiesa di S. Nicola da Bari al grado e dignità di cattedrale.
BibL.: AAS, 39 (1947), pp. 383-85.
Enrico Jori
SAN PAOLO DEL BRASILE (São Paulo), ARCIDIOCESI di. - Nello Stato di S. Paulo, in Brasile. E metropoli di provincia ecclesiastica che abbraccia ben 14 suffraganee, cioè tutte le diocesi dello Stato : Botucatú, Campinas, Ribeirão Preto, S. Carlos do Pinhal, Taubaté, Santos, Sorocaba, Broganga, Cafelandia, Assis, Jaboticabal, Rio Preto, Lorena e Piracicaba.
L'arcidiocesi ha una superficie di $9146 \mathrm{~kmq}$. e 2.935 .000 ab. dei quali 2.641 .000 cattolici divisi fra 140 parrocchie. Vi sono 197 sacerdoti diocesani e 577 regolari; 81 comunità religiose maschili e 182 femminili. A S. P. si trovano alcuni istituti di preparazione teologica dei religiosi, un grande seminario centrale per la provincia e un seminario preparatorio : il Seminario minore è in una località vicina. Nella città vi sono molti collegi cattolici per i due sessi e una università cattolica (v. sotto). Sotto la giurisdizione degli arcivescovi di S. P. è pure la basilica
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della Madonna Aparecida, quantunque compresa nei confini della diocesi di Taubaté, Patrono s. Paolo, festa 25 genn.
Come città S. P. sorge ai $32^{\circ} 32^{\prime} 42^{\prime \prime}$ di lat. sud e ai $46^{\circ} 34^{\prime} 30^{\prime \prime}$ di long. ovest Gr., esattamente sotto il tropico del Capricorno, a 815 m . sul livello del mare. E tra le più grandi città americane, con una fisionomia prettamente cosmopolita; è certamente la più grande città industriale latino-americana ed importantissimo centro politico, bancario e commerciale, nodo stradale per le comunicazioni fra Rio de Janeiro e il sud e fra il mare (Santos) e l'estremo ovest brasiliano, e inoltre base aerea civile e militare e sede di regione militare. Il suo decisivo incremento incomincio 20-30 anni fa, al pari della massima produzione del caffè e quale metropoli del primo Stato della Federazione. Oggi la sua popolazione è di 1.200 .000 ab.; il perimetro urbano aumenta sempre (si costruivano 3 case per ogni ora di lavoro, secondo le statistiche del 1936-37) e la città si caratterizza per i grattacieli, i cavalcavia ed una attività febbrile che anima le sue piazze e strade.
1. Storia. - Le origini di S. P. risalgono al primitivo Collegio dei Gesuiti che il provinciale M. da Nobrega fece edificare da José de Anchieta e dai suoi compagni nelle pianure dette Pirniiminga, il 25 genn. 1354, per la conversione e istruzione degli Indiani. Ma la primitiva riduzione "fu sin della culla oggetto della cupidigia dei Portoghesi e mammaluchi, che intendevano assoggettare i nutivi quali schiavi, adoperando calunnie e intrighi conrmi Gesuiti, ed infine la guerra che condusse gli Indiani alla potente confederazione dei Tamoyos, che collegava parecchie tribù e i Francesi di Villepignon (v. san seBastiano di rio de janeiro), per espellere i Portoghesi. Per allontanare questa sciagura fu necessario l'eroico coraggio del pp. Nobrega e Anchieta, che si consegnarono ai selvaggi come ostaggi, affinché si ottenesse un pacifico componimento (1563). Per lo stesso motivo queste liti iniziali fra i coloni e i Gesuiti proseguirono fino alla soppressione dell'Ordine nei Domini portoghesi (1759): poco prima ebbero un tragico epilogo nella distruzione delle floridissime " riduzioni" del Paraguay (1756). I paulisti però non percorrevano l'entro terra con il solo fine di procacciarsi schiavi: essi organizzarono le famose spedizioni dette bandeiras, che esplorarono massimamente il territorio centro-ovest brasiliano, dove scoprirono ricche miniere d'oro ed edificarono i primitivi nuclei di molte odierne città, facendo man mano indietreggiare la linea di Tordesillas ( 1493 ), che stabiliva il limite con i possedimenti spagnoli. Intanto la città di S. P., esente dagli attacchi dei corsari che infestavano la costa, si rendeva importante centro agricolo, capitale

Iper cortena di mons. A. P. Fruhizi San paolo del Brasile, arcidiccesi di E Esterno della chiesa della Madonna del Carmine, in stile coloniale, benedetta il $1^{\circ}$ apr. 1934, appartenente ai Carmalitani dell'antica Oportvenza.
di provincia (1709) e poi sede di una diocesi stabilita con il motu proprio Candor lucis aeternae del 6 dic. 1745. Dai preludi dell'indipendenza, che si proclamò nei pressi della città ( 7 sett. 1822), S. P. diventò centro politico di primo ordine nella vita della nazione, sia durante la Reggenza (1831-40), sia nelle campagne in favore dell'abolizione della schiavitù (1888), sia nella proclamazione della Repubblica (1889) e sia negli ultimi tempi.
Dalla sua erezione in diocesi S. P. conta i seguenti vescovi: Bernardo Rodriguez Nogueira (1745-48); Antonio da Madre de Deus Galvijo (1750-64); Manuel da Resurrecico (1771-89); Mateus de Abreu Pereira (17971824); Manuel Joaquim Gonçalves de Andrade (1827-47); Antonio Joaquim de Melo (1852-61); Sebastião Pinto do Rego (1863-68); Lino Deodato de Carvalho (1873-94); Joaquim Arcoverde de Albuquerque Cavalcanti (1894-97); Antonio Candio de Alvarenga (1897-1903); José Camargo Barros (1904-1906); Duarte Leopoldo e Silva (1907-1908). Allora per la Dioecesium nimiam amplitudinem del 7 giugno 1908 ebbe le prerogative di metropoli con la spartizione del suo territorio ove furono create varie sedi vescovili. Poi ebbe come arcivescovi: Duarte Leopoldo e Silva (1908-38); José Gaspar de Afonseca e Silva (19391943); card. Carlos Carmelo de Vasconcelos Mota (dal 1944).
L'odierna vita cattolica dell'arcidiocesi ha avuto splendide manifestazioni nel IV Congresso eucaristico nazionale (1942), nelle opere sociali, negli esercizi spirituali delle Congregazioni mariane e nell'Università cattolica di recentissima fondazione (1945). Nello sviluppo della vita religiosa degli scorsi secoli ebbero non poco influsso l'abbazia di S. Benedetto e il convento del Carmine, che oggi occupano nuove ed artistiche sedi. Sono pur pregevoli alcune chiese moderne ed antiche della città e delle località vicine (Itú), la Curia arcivescovile, che ospita un interessante Museo religioso. L'opera di architettura e di scultura che a ragione è il vanto dell'arcidiocesi e della città, è la grandiosa Cattedrale in stile ogivale del '200, tuttora in costruzione: una volta finita, sarà uno dei più notevoli monumenti religiosi del Nuovo Mondo.
Biol.: J. M. Jordán, Bull. Patronatus Portugaliae, Lishona 1868; R. Galanti, Hist. do Brasil, S. Paolo 1911; H. F. da Rocha Pomba, Hist. do Brasil, Rio de J. s. d.: J. B. Lehmann, $O$ Brasil católico, Juiz de Fora 1947, pp. 33-80.
Maurilio Cesar de Lima
II. Il centro di studi. - S. P. è anche un centro culturale fiorente, e i suoi istituti scientifici, d'istruzione e di educazione sono tra i più stimati del paese.
1. Il Seminario. - Dichiarato Centrale in seguito alle deliberazioni della Congregazio e plenaria del 7 luglio 1932, accoglie, dal 1934, gli alunni di filosofia e teologia di oltre venti diocesi del medio Brasile; è sottoposto ad una Commissione episcopale di vigilanza e retto (CIC, can. 1357 § 4) da speciali norme della S. Sede, emanate il 25 marzo 1936. Il nuovo edificio fu inaugurato il 19 marzo 1934, sulla storica collina di Ipiranga (onde il nome di Seminário Central da Imaculada Conceisão do Ipiranga). La sua Faculdade teológica N. Sra. da Assunção, che ha iniziato i corsi accademici il 7 marzo 1950, è una delle Facoltà aggregate alla Pontificia università 'cattolica di S. P. Il Seminário Menor Metropolitano do Imaculado Coraçāo de Maria, che da oltre 40 anni, diretto dai Premostratensi dell'abbazia di Averbode (Belgio), funzionava in Pirapora do Bom Jesus, ha avuto anch'esso una nuova magnifica sede in São Roque, inaugurata il 25 marzo 1949; è affidato al clero diocesano.
2. L'Università cattolica. - Decisa subito dopo il IV Congresso eucaristico nazionale del 1942 dall'episcopato dello Stato di S. P., la sua realizzazione fu attuata dall'Ente fondatore S. P. (Fundação São Paulo), eretto il 10 ott. 1945, il cui presidente è di diritto il metropolita. Con il decr. legge 22 ag. 1946 (n. 9632 ) che ne approvava gli Statuti, veniva riconosciuta come università libera "equiparata" a quelle dello Stato. Nell'anno seguente si è avuta l'erezione canonica, con il conferimento del titolo di "Pontificia" (decr. della S. Cooge dei Semin. e delle Univ. degli Studi Miro bonorum,
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25 genn. 1947: AAS, 39 [1947], p. 134 sg .), e la relativa approvazione degli Statuti ecclesiastici (11 febbr. 1947). Ne è gran cancelliere l'arcivescovo di S. P.
Presenta un aspetto giuridico alquanto singolare per un certo suo carattere federativo, che rispetta la personalità giuridica e l'autonomia economica dei singoli enti. Si compone infatti di tre categorie di Facoltà o istituzioni : incorporate, ossia amministrate e mantenute direttamente dalla Fondazione S. P., ente fondatore della Università; aggregate, quelle che, riconosciute dal governo federale, fanno parte della Università senza essere da essa mantenute, rimanendo di proprietà e sotto la direzione delle rispettive società fondatrici e sostenitrici; complementari, qualunque altra istituzione di carattere culturale e tecnico, "legate alla vita o ai fini della Università" : a) sono incorporate: la Facoltà Paulista di diritto (fondata il 10 ott. 1945, e riconosciuta con decr. governativo 17 dic. 1948), con sede in S. P.; la Facoltà di filosofia, scienze e lettere di S. Bento, in S. P., fondata dai Benedettini il 13 giugno 1908 e riconosciuta il 12 nov. 1940, la quale, affiliata già all'Università di Lovanio, fu nel 1946 ceduta alla Fondazione S. P.; b) sono aggregate: la Facoltà femminile di filosofia, scienze e lettere dell'Istituto Sedes Sapientiae, fondata nel 1932 dalle Canonichesse di S. Agostino, in S. P.; le tre Facoltà di Campinas : filosofia, scienze e lettere (1941), diritto (1932), scienze economiche (1941), erette e mantenute dalla Sociedade Campineira de Educacão e Instrucão (diocesi di Campinas); la Facoltà di ingegneria industriale, eretta a S. P., nel 1946, dalla Fondazione di Scienze applicate; la Facoltà di studi economici, fondata nel 1938 dal Liceo Cuore di Gesù, e riconosciuta il 15 luglio 1948; la Facoltà di teologia N. S. dell'Assunzione del Seminario centrale (v. sopra) ; c) sono istituzioni complementari: la Scuola di servizio sociale, fondata nel 1936 dal Centro di studi e azione sociale; la Scuola di giornalismo Caspar Libero, eretta nel 1947 dalla Fondazione omonima; d) funzionano poi sotto gli auspici della Universitd: la Facoltà di medicina di Sorocaba, e la Facoltà di odontologia di Campinas, fondate nel 1949. Complesso considerevole, che al giovane Ateneo conferisce molta importanza. Per le due Facoltà incorporate di S. P. è stata inaugurata il 22 ag. 1950 una nuova ampia sede. Stemma della Università : "Sapientia - et augebitur scientia".
BibL.: Seminario : Regulam, do Semin. Central da Imaculada Conceição de Ipiranga, S. Paolo 1945; C. card. de Vasconcellos Motta, Carta Circular 23 dic. 1938 (nuovo Sem. minore), ivi 1948. Università Cattolica: C. card. de Vasconcellos Motta, Instituição e glorificação da Pontifícia Universidade Católica de S. Paulo (terza lettera pastorale sull'Univ.), S. Paolo 1947; i vari Annuari dell'Università.
Igino Cecchetti
SAN PAOLO DELL'ALBERTA, diOCESI di. Città e diocesi nella provincia dell'Alberta (Canadà). La prima missione a S. P. fu stabilita dal p. J. A. Therien, O.M.I., sotto il nome di St-Paul-des-Métis. Il Therien partì da Edmonton per la sua nuova missione l'8 luglio 1896.
La diocesi di S. P. fu eretta da Pio XII il 17 luglio 1948 per smembramento dell'arcidiocesi di Edmonton, Alberta. La diocesi copre una superficie di 45.000 kmq . con una popolazione cattolica (1941) di 24.795 ab. di rito latino (dei quali 10.599 sono di lingua francese e 2309 di lingua inglese) e di 9385 di rito ucraino. I non cattolici sono 42.739 . I sacerdoti diocesani latini sono 29 e 19; religiosi orientali (Redentoristi); essi esercitano il sacro ministero nelle 34 chiese, 41 missioni, 27 posti. Vi sono inoltre nella diocesi 7 ospedali, I scuola per indigeni e 17 istituti femm