e) e di 9385 di rito ucraino. I non cattolici sono 42.739 . I sacerdoti diocesani latini sono 29 e 19; religiosi orientali (Redentoristi); essi esercitano il sacro ministero nelle 34 chiese, 41 missioni, 27 posti. Vi sono inoltre nella diocesi 7 ospedali, I scuola per indigeni e 17 istituti femminili.
BibL.: A. G. Morice, Histoire de l'Eglise catholique dans l'Ouest canadien, III, Montréal 1913, pp. 96 sg., 192 sg.; Pio XII, Duo sotto divisionae plebis regimini, in AAS, 41 (1949), pp. 18-20; Le Canada ecclésiastique 1930, Montréal 1950, pp. 599-606.
Gastone Carrière
SAN PAOLO DI MINNESOTA (SAINT PAUL M.), arcidocesi di. - Città ed arcidiocesi nello Stato del Minnesota, U.S.A. Nel 1849 i territori del nord
dell'Iowa divennero i territori del Minnesota. Una simile divisione ecclesiastica ebbe luogo dopo il VII Concilio provinciale di Baltimora ( $5-13$ maggio 1849) quando si domandò alla S. Sede l'crezione di una diocesi nel villaggio di S. P.
Oggi la diocesi copre una superficie di 16.050 migliaq. (comparate a 166.000 nel 1850), con una popolazione totale di 1.587 .568 ab., di cui 345.700 cattolici. Vi sono 565 sacerdoti ( 82 religiosi di 8 congregazioni diverse), 290 parrocchie, 129 cappelle, 21 missioni, 33 congregazioni femminili, 2 seminari, 2 collegi, 4 orfanotrofi ed asili, 6 ospedali. La provincia ecclesiastica di S. P. di M. è composta dalle seguenti diocesi : Bismarck, N. Dak; Crookston, Minnesota; Duluth, Minn.; Fargo, N. Dak.; Rapid City, S. Dak.; St. Cloud, Minn.; Sioux Falls, S. Dak; Winona, Minn.
La diocesi risulta dallo smembramento di Dubuque e di Milwaukee avvenuto il 19 luglio 1850 . S. P. fu smembrata il 12 febbr. 1875 per formare il vicariato apost. del nord del Minnesota, il 12 ag. 1879 per l'crezione del vicariato apost. di Dakota ed il 3 ott. 1889 per la formazione della diocesi di Winona. S. P. era allora suffraganea di S. Luigi e divenne poi suffraganea di Milwaukee sino al 4 maggio 1888, data della sua elezione ad arcidiocesi. La provincia di S. P. aveva soltanto il vicariato apost. del nord del Minnesota come suffraganea, ma l'anno seguente il vicariato apost. del Minnesota fu soppresso e venneio erette le nuove diocesi di S. Clodoaldo, Duluth, Winnona, Jamestown (oggi Fargo, dal 1807).
La città di S. P. fu fondata verso il 1830 . Il p. Luciano Galtier vi edificò una cappella, aperta l'11 nov. 1841 sotto il patrocinio di s. Paolo. Il primo vescovo di S. P. fu mons. Giuseppe Cerato, vicario generale di Dubuque, nominato il 23 luglio 1850 . Al momento della sua morte (1857) la diocesi contava 50.000 cattolici, 29 chiese, 35 stazioni e 20 sacerdoti.
BibL.: J. G. Shea, Hist. of the Cath. Church in the U. S., IV, Nuova York 1892, pp. 138-62, 646-53; F. J. Schaefer, Saint Paul, in Cath. Enc., XIII, pp. 366-69; The Official cath. directory 1936, Nuova York 1950, pp. 190-96; Th. Rocmer, The Cath. Church in the U. S., St. Louis-Londra 1950, pp. 226, 283 sge. Gastone Carriere
SAN PEDRO SULA, vicariato apostolicO di. È situato nella parte settentrionale dell'Honduras (v.).
Fu eretto con decreto della S. Congr. di Propaganda il 2 febbr. 1916, allorché fu creata la provincia ecclesiastica di Tegucigalpa. L'erezione, però, fu eseguita nel 1921.
Ha una superficie di kmq. 35.260 con una popolazione di 187.566 ab. di cui 171.185 cattolici. Missionari lazzariati 15 , fratelli 1 , suore 20. Stazioni primarie 8 , secondarie 5 , chiese 20, cappelle 41, scuole elementari 4.
BibL.: GM, p. 298; MC, 1950, pp. 25-26. Saverio Paventi
SAN PELLEGRINO LAZIOSI NEGLI ALTO ACRE E ALTO PURÚS, PRELATURA di. - Suffraganea di Belém do Pará, nel territorio di Acre (Amazzoni), in Brasile.
Ha una superficie di 100.000 kmq., con 100.000 ab., tutti cattolici. Eretta il 4 ott. 1919 con bolla apostolica Universae regimen, in seguito a smembramento della diocesi di Amazzoni ed affidata ai Servi di Maria, conta 5 parrocchie, con 8 sacerdoti regolari. Vi sono comunità di Suore Serve di Maria Riparatrice.
Residenza: Sena Madureira, Alto Acre (Brasile).
BibL.: Ann. Pont. 1931, p. 634; O Brasil Católico 1937, Juiz de Fora 1947, p. 490.
Virginio Battezzati
SAN PIETRO DI MUENSTER. - Abbazia nullius e città della provincia di Saskatchewan, Canadà.
Il monastero dei Benedettini (Congregazione ame-rico-cassinese) fu fondato nel 1892 a Wetaug, Illinois (Stati Uniti), sotto il nome di Cluny e fu poi trasferito nel Canadà nel 1903, sotto il nome di S. P. L'abbazia fu eretta nel 1911 ed elevata ad abbazia nullius per smembramento di S. Alberto il 6 maggio 1921, per i cattolici di origine tedesca.
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L'abbazia conta oggi un abate, 34 sacerdoti religiosi, 13 chiese con sacerdote residente, 19 cappelle, 1 collegio, 2 ospedali e 11.500 cattolici. Il clero è esclusivamente composto da Benedettini. Vi sono inoltre due Congregazioni femminili: Orsoline di Germania e Suore di S. Elisabetta.
Bibl.: Benedetto XV. Eximia S. Benedicti Ordinis, 6 mag. en 1921, in AAS, 13 (1921), pp. 290-93; Le Canada ecclésiastique 1930, Montréal 1950, pp. 577-79. Gastone Carrière
SAN PIETRO e FORT-DE-FRANCE (MAR. nICA), diocesi di. - Comprende l'isola della Martinica, che fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1502 durante il suo quarto viaggio, ma non fu mai occupata dagli Spagnoli.
Nel 1635 fu occupata e colonizzata dai Francesi. Nel medesimo anno i Domenicani iniziarono la missione partendo dalla Guadalupa. Nel 1646 vi sopraggiunsero i Cappuccini, il cui centro di missione fu S. Cristoforo. I Gesuiti, arrivati due anni più tardi, nel 1651 ottennero la facoltà di preferto apostolico per il Superiore delle missioni soggette alla Francia nelle isole e paesi di terraferma dell'America centrale; i prefetti dei Domenicani e dei Cappuccini però della Guadalupe ritennero la loro giurisdizione sulla Martinica. Unitamente ai religiosi lavoravano pure sacerdoti secolari francesi e irlandesi (nel 1667 si calcolavano a 12.000 gli irlandesi rifugiatisi durante la persecuzione di Cromwell alle Piccole Antille). Verso la fine del sec. xvir tutta l'Isola era cattolica. Dopo in scandalo del p. Antonio de La Valette i Gesuiti nel 1764 furono espulsi dall'Isola. Nelle guerre francoinglesi durante il sec. xviri la Martinica passò a più riprese nelle mani degli Inglesi. Tutti i sacerdoti rimasini furono sottoposti ad un prefetto apostolico unico, il p. Francesco Agostino Trepsac, già prefetto apostolico della Guadalupe ( 5 giugno 1794).
Alcuni sacerdoti francesi, deportati a Caienna durante la Rivoluzione, potevano trasferirsi alla Martinica, accrescendo così il numero del clero. Dopo il Trattato di Parigi (1814) e in seguito alla riapertura del Seminario di S. Spirito, Propaganda affidò la Martinica a quest'ultimo, rimettendo la scelta del prefetto al Superiore generale (1819). In base al Concordato con la Francia, il 27 sett. 1830 fu eretta la diocesi di S. P. della Martinica come suffraganea di Bordeaux; tre anni più tardi ( 12 sett. 1853) la sede fu trasferita da Fort-de-France a St-Pierre, indi però restituita al luogo primitivo nel 1902, essendo St-Pierre completamente distrutta per l'eruzione del vulcano Mont Pelé. Dopo la revoca del Concordato (1909), Martinica fu sottoposta alla giurisdizione di Propaganda, la quale la affidò alla Congregazione di S. Spirito (4 marzo 1912). Il numero degli abitanti è attualmente di 261.595 , di cui 259.000 cattolici; tra i 93 sacerdoti soltanto 17 sono notivi del paese.
BibL.: anon., Chronique des missions confiées à la Congrégation du St-Esprit. Aperçu bist. et exercice 1930-31, Parigi 1932, pp. 32-49; J.Jonin, Le clergé colonial de 1813 à 1850 , TolosaParigi 1936, pp. 80-98. Nicola Kowalsky
SAN PIETRO e MIQUELON, PREFETURA apostolica delle Isole di. - Comprende un piccolo gruppo di isole, appartenenti alla Francia, che si trovano al sud di Terranova.
Fin dal principio del sec. xvir quelle Isole furono un centro per la pesca, visitato specialmente da francesi. I pescatori costruirono una cappella a St-Pierre nel 1689 ed un'altra a M. Le guerre tra la Francia e l'Inghilterra fecero conoscere agli abitanti gli orrori di varie invasioni e deportazioni da parte dei protestanti inglesi. L'assistenza religiosa era assicurata da sacerdoti secolari o regolari, specialmente dai cappellani del \& Battello del Re + durante la stagione della pesca.
Nell'udienza pontificia del 26 maggio 1763 la S. Sede concedette al Re di Francia quattro prefetture apostoliche del clero secolare per le isole S. Domingo, Martinica, Caienna, S. P. e M. Il primo prefetto apostolico (che abbia raggiunto la sede) per S. P. e M. fu Giuliano Becquet, che con il viceprefetto G. B. Paradis fu nominato
nel 1767 (udienza pontificia del 3 maggio) cappellano generale delle Colonie francesi e vicario generale di Québec. In seguito la Società dello Spirito Santo assicurò il ministero nella prefettura con alunni del Seminario dello Spirito Santo fino al 1793, e di nuovo a partire dal 1816 dopo che il Trattato di Parigi (1814) aveva restituito le Isole alla Francia. La missione fu restaurata dal prefetto apostolico M. Ollivier nominato il 13 giugno 1818. Con lettera del 4 marzo 1912 al superiore gen. degli Spiritani, Propaganda traffidò la prefettura alle cure dei medesimi.
La superficie delle Isole è di 241 kmq . con 4354 ab. di cui 4350 cattolici. Missionari 6, fratelli 2, suore 34, scuole elementari 4 , medie 3. Stazioni primarie 3 , secondarie 1 , chiese 3 , cappelle 1 .
Bibl.: anon., Chronique des Missions confiées à la Congrég. du St-Esprit. Aperçu histor. et exercice 1930-31, Parigi 1932, pp. 18-20; GM, pp. 285-86. Saverio Paventi
SAN SALVATORE (SAN SALVADOR), diOCESI di. Città e diocesi, capitale della Repubblica di El Salvador nell'America centrale.
Ha una superficie di 11.317 kmq . con una popolazione di 718.000 ab. dei quali 715.000 cattolici distribuiti in 48 parrocchie servite da 54 sacerdoti diocesani e 70 regolari; ha un seminario, 13 comunità religiose maschili e 27 femminili (Ann. Pont. 1951, p. 359).
Difficile fu l'evangelizzazione di questa regione abitata prima dagli Aztecas di Cuscatlán; soltanto nel 1524 essi furono assoggettati alla Spagna dal capitano Alvarado; allora si ebbero missionari e chiese, dipendenti da Guatemala. Nel 1811 sorse nella città di El Salvador il primo moto di indipendenza dalla Spagna, ma solo nel 1824 la città fece parte della Repubblica dell'America centrale ciò che produsse confusione nella questione religiosa. Proclamatasi infine indipendente nel 1839 , si trattò con la S. Sede dell'erezione della diocesi nella capitale. La diocesi fu eretta dal papa Gregorio XVI il 28 sett. 1842, e comprende tutti i sette dipartimenti dello Stato. Il b. papa Pio X l' 11 febbr. 1913 la elevò a metropolitana.
La chiesa cattedrale incominciata nel 1881 e terminata nel 1888 e un edificio magnifico, ispirato all'architettura ispano-coloniale, meno gli archi che sono acuti.
Bibl.: P. Gams, Series episcop. Eccles. Cath., Ratisbona 1873, p. 165; anon., s. v. in Enc. Eur. Am., LIII, pp. 1052-59. Giuseppe M. Pou y Marti
SAN SALVATORE DELLA BAIA, arcidIOCESI di. - Città e arcidiocesi nello Stato di Bahia, Brasile. E la sede primaziale del paese e metropoli della provincia ecclesiastica di S. Salvador, che include i vescovati di Barra do Rio Grande, Caetité, Ilhéus, Bonfim e Amargosa. L'arcidiocesi ha approssimativamente 57.297 kmq . con una popolazione di 1.471 .905 ab. dei quali 1.138 .563 cattolici distribuiti in 103 parrocchie, servite da 91 sacerdoti diocesani e 158 regolari; ha due seminari; 18 comunità religiose maschili e 40 femminili. Patrono è s. Francesco Saverio; festa il 3 dic.
La città di Salvador è ai $12^{\circ} 55^{\prime} 48^{\prime \prime}$ lat. sud $38^{\circ} 01^{\prime} 06^{\prime \prime}$ long. ovest Gr. ed ha 380.000 ab . E sede del governo dello Stato, centro commerciale, intellettuale, politico e militare, sbocco per l'esportazione dei prodotti della regione, che è ricca in cacao, cocco, arance, cereali, e scalo per alcune compagnie di navigazione brasiliane, americane ed europee. La città si distingue nettamente in bassa ed alta, cioè la zona commerciale che si contrappone a quella residenziale ed amministrativa. Nonostante le modificazioni urbanistiche, Salvador è la capitale brasiliana che più conserva le linee coloniali.
Storia. - La corona portoghese, riacquistata la regione dal feudatario, fondò la città del Salvador alla baia di Tutti i Santi, per stabilirvi la sede del governo centrale del Brasile. Con il primo governatore sbarcarono i primi gesuiti che il Nuovo Mondo vide ( 29 marzo 1549). Quarant'anni dopo la città contava già 800 famiglie e si costituiva a grande emporio commerciale, causa l'espor-
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tazione di zucchero. Questo progresso non ebbe sosta poi, grazie alla presenza dei governatori. Ciò nondimeno, nel 1624, la città fu preda degli Olandesi che, appena si stabilirono tra le sue mura, furono scacciati con l'arrivo di potenti mezzi provenienti dal Portogallo e dalla Spagna. Nuovo attacco e ritirata degli Olandesi si verificò nel 1638 , dopo di che, con poche eccezioni, la città poté godere di una lunga tranquillità. Ma nel 1763 dovette trasmettere a Rio de Janeiro le prerogative ricevute nel 1715 in qualità di capitale del vice-reame del Brasile, il che segnó il suo tramonto politico coloniale, quantunque ritenesse un grande influsso religioso e intellettuale. Salvador fu l'ultimo caposaldo della reazione portoghese all'indipendenza brasiliana, che si consacró vittoriosa nella battaglia del 2 luglio 1823 .
Il papa Giulio III con la bolla Super speculo militantis Ecclesiae del 25 febbr. 1551 elevò Salvador a diocesi, sottomettendola alla metropoli di Lisbona. Durante quest'epoca essa ebbe i seguenti vescovi: Pedro Fernandes Sardinha (1551-56); Pedro Leitão (1559-73); Antonio Barreiros (1575-96); Constantino Barradas (1603-17); Marco Texeira (celebre nella difesa della città contro i Flamminghi, 1622-24); Miguel Pereira (non raggiunse la diocesi, 1629-30); Pedro da Silva Sampaio (1634-49); Estevão dos Santos (1672). Innocenzo XI con la bolla Inter pastorali officii curas, del 16 nov. 1676 , costituì una provincia ecclesiastica con metropoli a Salvador, che oltre le diocesi di Rio e Olinda, allora erette, abbracciò quelle africane di S. Tomé e di Angola. L'arcidiocesi fu da allora retta dai seguenti pastori: Gaspar Barata de Mendonça ( 1677 , ha governato per mezzo di delegati); João da Madre de Deus (1683-86); Manuel da Resurreição (1688-91); João Francisco de Oliveira (1697-1700); Sebastião Monteiro da Vide (sdunò un Sinodo provinciale [1707] che fissò le regole canoniche nella colonia, 1702-22); José Fialho (1739); José Botelho de Matos, (1741-60, quando fu dimesso per essersi ricusato di procedere alla sospensione dei Gesuiti ordinata dal Pombal); Manuel de Sta. Inez (1771); Joaquim Borges de Figueirôa (1773-78); Antonio di S. José (1779); Antonio Correia (1781-1802); José de Sta. Escolastica (1803-14); Francisco de S. Damaso Abreu Vieira (fondò il Seminario e assunse per primo il titolo di primate del Brasile, 1815-16); Vicente da Soledade (1820-23); Romualdo Antonio de Seixas (grande politico, 1828-60); Manuel Joaquim da Silveira (1861-74); Joaquim Gonçalves de Azevedo (1874-79); Luiz Antonio dos Santos (1880-89); Antonio Macedo Costa (1889-90); Jeronimo Tomé da Silva (1891-1924); Augusto Alvaro da Silva (1925).
Nell'arcidiocesi sono celebri l'abbazia benedettina di Mosteiro S. Bento, fondata nel 1581; il convento e la chiesa di S. Francesco, famosa per le sue dorature e preziosità artistiche. Come opera di arte coloniale (v. 2042IIcE, III, Arte sacra) si dovrebbero ricordare quasi tutte le antiche chiese della città, e particolarmente quelle di Conceição da Praia, Graça e Vitoria, ove abbondano le sculture in legno, sempre di gusto barocco portoghese; né si può dimenticare il Museo religioso conservato nella Cattedrale.
Bial.: L. M. Jordão, Bullar. Patrou. Portugalliae, II, Lisbona 1868, p. 162; P. B. Gams, Series episcop., Ratisbona 1873, p. 162; R. Galanti, Histor. da Brasil, S. Paolo 1911; J. B. Lehmann, O Brasil católico 1947, Juiz de Fora 1947, pp. 381-97; Eubel, III, p. 308; IV, p. 329; V, pp. 341-42. Maurilio Cesar de Lima
SAN SALVATORE DI MESSINA. - E il monastero più importante di quelli greci dell'Italia meridionale. Fu fondato "in lingua Phari» da Ruggero II il Normanno, che ne affidò il compito a s. Bartolomeo di Simeri (v.). Questi, dopo averne gettato le fondamenta verso il 1122, vi inviò dal Patirion di Rossano il suo discepolo Luca, con 12 monaci, la metà dei codici e delle reliquie e una buona somma di danaro. La costruzione del cenobio fu terminata nel 1132; ma il re Ruggero II ne aveva emanato la Costituzione fin dal maggio del 1131, arricchendolo di privilegi e di donazioni, elevandolo

(101, Galucos)
San Sebastiano, diocesi di - Chiesa del Buon Pastore (18821890) - S. Sebastiano.
alla dignità di archimandritato e sottoponendo alla sua giurisdizione 40 monasteri greci, di cui 14 in Calabria. Nel 1134 l'archimandrita Luca ne raccolse le norme statutarie nel suo Typikon. La sua potenza si accrebbe enormemente con successive donazioni e l'archimandrita più volte tenne testa, per motivi giurisdizionali, all'arcivescovo di Messina. Seguì le vicende del monachesimo greco in Italia.
Il Bessarione tentò inutilmente di rialzarne le sorti. Carlo V lo trasformò in castello, trasferendolo sulla spiaggia del Peloro. La Biblioteca, ricca di preziosi codici greci, fu spogliata nel periodo vicereale; se ne sono salvati solo 70 codici, che attualmente si trovano nella Biblioteca universitaria.
Bibl.: oltre il Bios di s. Bartolomeo di Simeri, in Acta;SS. Septembris, VIII, Parigi 1865, pp. 810-26, importantissimo il cod. Vat. Ist. Ecrit, che nei suoi 500 fl. contiene "bolle e diplomi per l'archimandrita di Messina dal sec. XI al 1536 "; R. Pirri, Sicilia Sacra, Leida 1723; F. Mettanga, Il Mon. del S. S. dei Greci dell'Acroterio di Messina, in Atti di R. Accad. Peloritana, 3 (1887), pp. 63-102; M. Scaduto, Il monachismo basil. nella Sicilia medievale, Roma 1947. Per i codici greci, Spaglio dei codici greci dei Mon. d. S. S., in Atti dell'Acc. Peloritana, 14 (18991900), pp. 339-51; G. Fraccaroli, Dei codd. Greci, ecc., in Studi ital. d. filol. neoclass., 5 (1897), pp. 487-514; S. Rossi, Catal. dei codd. greci ecc., in Arch. itor. Mess., 2-5 (1901-1904); A. Mancini, Codices granci somiat. Mess. S. S., Messina 1907. Per altra bibl. cf. Boll. d. badia greca di Grottaferrata, nuova serie, 5 (1951), pp. 73-76.
Francesco Russo
SAN SEBASTIANO, diOCESI di. - Città e diocesi della Spagna. Ha una superficie di 1885 kmq . con una popolazione di 374.040 ab. dei quali 373.954
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cattolici, distribuiti in 158 parrocchie servite da 559 sacerdoti diocesani e 338 regolari; ha due seminari, 62 comunità religiose maschili e 167 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 360 ).
Chiamata «Donostia» in lingua basca, città del golfo di Biscaglia nell'estremo nord-ovest della penisola iberica, capoluogo della provincia civile di Guipuzcoa, alla fine del fiume Urumca e tra le baie Zuresiáa e La Concha. La credettero alcuni, senza solido fondamento, d'origine romana, invece la prima notizia sicura è del sec. XI, cioè nel diploma del re di Navarra Sancho III il Grande del 1014, dove si fa donazione delle parrocchie di S. Maria e S. Vincenzo. Più importante è quello del re Sancho VI il Saggio della metà del secolo seguente sopra il "foro" o i privilegi della città. Questa passò nel 1200 con tutto il territorio guipuzcoano sotto la corona di Castiglia.
E noto che S. S. e la regione vicina appartennero anticamente alla diocesi di Calahorra e vi restò unita fino al Concordato del 1851 , in cui venne riconosciuta la nuova sede episcopale di Victoria, avente giurisdizione su tutte le tre province basche: Alava, Viscaglia e Guipuzcoa, i cui capoluoghi sono Victoria, Bilbao e S. S.; ma l'inaugurazione del vescovato si ritardò fino al 28 apr. 1862. Cresciuta però straordinariamente la popolazione delle due ultime città, papa Pio XII con la cost. apost. Quo commodius del 2 nov. 1949 distaccò dalla diocesi di Victoria il territorio della provincia civile di Guipuzcoa comprendente 150 parrocchie, dandole per patrono s. Ignazio di Loyola, fissandone la sede in S. S. ed elevando a dignità di cattedrale la chiesa dedicata a Gesù Pastor Bueno (AAS, 42 [1950], pp. 534-39). Di detta chiesa, la prima pietra fu messa nel 1881, ma soltanto nel 1897 fu consacrata, e ultimata nel 1899 . Altre chiese sono: la chiesa di S. Maria, ricostruita nel 1764; è a tre navate con una abside larga quanto la chiesa stessa (m. 35 per 32 di lunghezza). La più antica chiesa è quella di S. Vincente iniziata nel 1507 e trasformata nel 1750; è a tre navate molto alte. Il convento di S. Telmo fu fondato nel 1534 da Alonso de Idiaquez; nel portale è la statua del domenicano s. Pietro Gonzalez Telmo; il chiostro contiene la Biblioteca, il Museo di pittura, di archeologia e di etnografia basca. Il Palazzo del Mar è occupato dal Museo oceanografico.
La diocesi è suffraganea di Burgos. Sono da ricordare i tre santuari: la Madonna del Coro, patrona della città; la Vergine di Aranzazu, patrona della provincia; ad Aspetria, a 54 km . da S. S. il santuario di S. Ignazio di Loyola (v. loyola, santuario di).
Bibl.: A. Pirala, Provincias vascongadas en España ecc.. Barcellona 1883; C. Echegaray, Las provincias vascongadas a fines de la edad media, San Sebastiano 1882.
Giuseppe M. Pou y Marti
SAN SEBASTIANO DE RIO DE JANEIRO, abcdiocesi di. - Nel distretto federale del Brasile. Fa capo alla provincia ecclesiastica omonima, che comprende anche le diocesi di Niteroi, Espirito Santo, Barra do Piraí, Campos e Valença. L'arcidiocesi occupa un'area di 1350 kmq., con ca. 2.000 .000 di ab. Conta 105 parrocchie, 250 sacerdoti diocesani e 286 regolari, 65 comunità religiose maschili e 145 femminili, il Seminario maggiore e minore, una università cattolica, numerosi collegi diretti dai religiosi ed altri centri di cultura, opere sociali, ecc. Il patrono è s. Sebastiano.
I. Storia. - La Bahia di Rio fu scoperta il $1^{\circ}$ genn. 1502 dagli esploratori portoghesi, tra i quali si trovava il Vespucci, che la credettero foce di un grande fiume (Fiume di Gennaio). Malgrado la bellezza, la ricchezza della contrada, l'eccellente porto che essa offriva, non vi fu fondata alcuna colonia dagli scopritori se non quando si avvertì la costituzione di una repubblica ugonotta con emigrati francesi, capitanati da Niccolò di Villegsignon, che si erano alleati agli indiani e usufruivano largamente dei vantaggi commerciali della regione. Mossi dallo zelo
religioso e patriottico, i Portoghesi combatterono e finalmente scacciarono i Francesi, erigendovi poi un villaggio ( 1567 ) che in onore del Santo, la cui festa si celebrava nel giorno della vittoria, e in onore del re del Portogallo, si chiamò S. S. I gesuiti che accompagnavano la spedizione e che diressero le prime costruzioni si dedicavano all'istruzione dei selvaggi e riuscirono poco dopo a stabilire un collegio nel centro della nascente città, il cui primo rettore fu il celebre p. Manuel da Nóbrega.
Rio, che nel 1572 era già sede del governo meridionale del Brasile, tre anni dopo veniva scelta come sede di una prelatura nullius (bolla In supereminenti militantis Ecclesiae del 19 luglio 1575); innalzata il 16 nov. 1676 a diocesi suffraganea di Salvador (bolla Romani Pontificis pastoralis sollicitudo), abbracciando il suo territorio tutto il sud ed un po' dell'ovest brasiliano, fino alla grande spartizione fatta con il motu proprio Candor lucis aeternae del 6 dic. 1745 , che diede origine alle diocesi di S. Paolo, Mariana e alle prelature nullus di Cuiabá e Goiaz. Per motivi politici, però, poco tempo dopo questa divisione, Rio riacquistava tutte le regioni da S. Caterina al Rio de la Plata, che furono rette da un vicario generale, fino alla creazione della diocesi di Porto Alegre, già nel 1848. Nel 1763, Rio divenne la capitale dello Stato del Brasile, cioè sede dei viceré, che molto fecero per la sua prosperità, e più tardi si trasformò in metropoli portoghese, ospitando durante tredici anni la dinastia e il governo che Napoleone scacciò da Lisbona.
Al pari dei radicali miglioramenti che la città subì negli ultimi 40 anni, si verificò un crescente progresso religioso della diocesi, che la bolla Ad universas orbis ecclesias del 27 apr. 1892 eresse in metropoli della provincia ecclesiastica del Brasile meridionale, essendo allora il suo rimanente territorio suddiviso con la creazione delle diocesi di Petrópolis (adesso a Niteroi) e di Espirito Santo. I fatti di maggior riflesso religioso verificatisi a Rio negli ultimi anni sono stati il Congresso Eucaristico nazionale del centenario (1922), l'incoronazione della Madonna Apa-

(16a P. Fáze, Brasil, in Orbis Terrarum, Berlioz-Juergen e. a.) San Sebastiano do Rio de Janeiro, arcidiocesi di - Mornmento a Cristo Redentore, sul Corcovado - Rio de Janeiro.
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San Sepolcro, diocesi di - Altar Maggiore della chiesa di S. Francesco (1304) - S. Sepolcro.
(fot. Alinari)
recida proclamata regina del Brasile (1931), l'inaugurazione dell'immagine di Cristo Redentore sulla cima della montagna detta Corcovado (1931) ed il primo Concilio plenario brasiliano (1939).
Il primo vescovo di Rio fu Manuel Pereira, che però rinunzió prima di andare in diocesi; seguirono José Barros de Alarcao (1680-1700); Francisco de S. Jeronimo (1702-21); José Antonio de Guadalupe (1725-40), ecc., fino a João Echerard (primo arcivescovo, 1894-97); Joaquim Arcoverde de Albuquerque Cavalcanti (1897-1930), primo cardinale; seguito dal card. Sebastiano Leme da Silveira Cintra (1930-42) e dal presente card. Jaime de Barros Camara (1943). Tra i laici cattolici più rappresentativi negli ultimi anni si ricordano: Carlos di Laet (1928), letterato e polemista; Jonatas Serrano (1944) storico; Alceu de Amoroso Lima, letterato e sociologo.
Nell'arcidiocesi esistono l'abbazia di S. Benedetto ed il convento di S. Antonio, che esercitarono non poco influsso scientifico e religioso nella vita della città. Vi sono pure gli antichi monasteri delle monache carmelitane (S. Teresa) e francescane (Ajuda). La città conserva qualche vecchio monumento coloniale; oltre l'acquedotto degli Arcos, le reliquie di alcune fortezze, il Palazzo dei viceré e quelli degli imperatori, Rio ha anche chiese costruite in tipico stile coloniale (v. brasile, III. Arte sacra), come la Cattedrale, S. Cruz dos Militares, S. Antonio, S. Bento, S. Francisco de Paula, Gloria do Outeiro, Rosario e Lapa; fra tutte però primeggia la splendida Candelaria.
Bib.: L. M. Jordão, Bullarium Patronatus Portugalliae, Lisbona 1868; R. Galanti, Hist. do Brasil, S. Paolo 1911; J. F. da Rocha Pombo, Hist. do Brasil, Rio s. d.; Mgr. Alves, Bispos e archebispos do Rio de Janeiro, in Zernal do Conureio, edicao comemorativo do ano jubilar, Rio de Janeiro 1925, p. 325 sgg.; J. B. Lehmann, s. v. in O Brasil católico 1927, Juiz de Fora 1947, pp. 398-417. Maurilio Cesar de Lima
II. Il centro di studi. - Rio è anche il centro di studi più importante del Brasile. Notevole è il Museo di storia naturale e la Biblioteca nazionale.
1. Il Seminario. - Fondato nel 1739, chiuso nel 1904, riaperto come minore nel 1924, e come maggiore nel 1944, è una fiorente istituzione, con nuova sede, di cui mons. J. de Barros Camara pose la prima pietra il 15 sett. 1944.
2. L'Universitd cattolica. - L'idea di una Università cattolica, alimentata dal card. Leme (1930-42), ebbe una prima realizzazione con l'Istituto cattolico di studi superiori, inaugurato il 24 maggio 1932. Nel 1939 l'episcopato brasiliano, adunato nel I Concilio plenario, ne diede annunzio al paese con lettera pastorale collettiva. Il 21 giugno 1940 fu costituito l'ente fondatore (Sociedade
civil \& Faculdades Católicas s) richiesto dalla legge brasiliana; il 30 ott. successivo (decr. 6409) il governo concesse l'autorizzazione per le Facoltà di filosofia (e lettere) e di diritto, solennemente inaugurate il 15 marzo 1941; nel 1943 si aggiunse la Scuola di servizio sociale.
Dopo cinque anni di funzionamento, il governo emise il decreto costitutivo dell'v Universidade Católica do Rio de Janeiro e (decr. 8681, del 15 genn. 1946) e quello di approvazione degli Statuti (decr. 21.968, in data 21 ott. 1946). L'eresione canonica, con titolo di università pontificia, si ebbe mediante il decr. Laeta caelo della S. Congreg. dei Seminari e delle Università, 20 genn. 1947 (AAS, 40 [1948], p. 43 sg.). Nello stesso anno si aggregò all'Università l'Istituto sociale, fondato nel 1927; nel 1948 si eressero la Scuola politecnica e l'Istituto di diritto comparato.
L'Università ha sede nel s bairro de Botafogo s; ne è gran cancelliere il cardinale arcivescovo. La direzione è affidata ai Gesuiti (organizzatore e primo rettore fu il p. Leonel Franca, m. nel 1948). Periodici: Verbom, rivista trimestrale di cultura superiore; Anuário, per la vita, organizzazione e attività dell'Università; Coleção Sercir, per la divulgazione delle scienze sociali. - Vedi tav. CXVI.
Bibl.: Anuário do Pont. Univ. Caril. do Rio de Janeiro, Rio de Janeiro 1951. Igino Cecchetti
SAN SEPOLCRO, diOCESI di. - In Toscana, nella provincia di Arezzo. La diocesi di Borgo S. S. conta una superficie di 2160 kmq . con una popolazione di 60.000 ab. dei quali 54.600 cattolici, distribuiti in 136 parrocchie, servite da 102 sacerdoti diocesani e 18 regolari; ha un seminario, 6 comunità religiose maschili e 22 femminili (Ann. Pont. 1932, p. 360 ).
Un privilegio di Benedetto VIII del 1013, in favore del monastero di S. S., costituisce la prima memoria storica sull'origine della chiesa e città di Borgo S. S. Il monastero sorse indubbiamente sul finire del sec. x o agli inizi dell' xi, sopra l'oratorio di S. Leonardo, eretto nel 934 dai pellegrini Arcano ed Egidio di ritorno da Gerusalemme, donde avevano tratto reliquie del S. Sepolcro. Dapprima posseduto dai monaci di S. Benedetto, passò ai Camafdolesi nel secolo seguente e diede origine al formarsi d'un tipico e prospero borgo d'intorno. Monastero e borgo furono sotto la giurisdizione del vescovo di Città di Castello con cui lungo tempo e tenacemente ebbero a lottare per la libertà, finché Leone X il 2 sett. del 1515 vi ereò la diocesi nominandone primo vescovo l'abate Galeotto de Gratianis e dotandola delle terre e dei beni di numerose abbazie tra cui insigne quella di S. Bartolomeo de Subcastello (Badia di Succastelli). Da quel tempo è suffraginea di Firenze. Tra i vescovi di S. S. degni di menzione: N. Tornabuoni (1560), teologo e controversista; D. Bussotti (1638), ex generale dei Serviti e teologo; G. L. Tilli (1704), fondatore del Seminario.
Tra i monumenti sacri della città va ricordata la Cattedrale con l'antica facciata, dove tuttavia dal sec. xit si sono succeduti continui rifacimenti; S. Francesco del sec. xill, pregevole per l'altare e il coro di grande valore artistico. L'Archivio dell'antica abbazia andò distrutto nel 1353. Una parte delle carte posteriori è raccolta nell'Archivio della Curia vescovile.
Bibl.: Ughelli, III, p. 195; L. Coleschi, Stor. della città di S. S., Città di Castello 1886; P. Fr. Kehr, Italia Pontif., IV. Berlino 1909. Seralino Prete
SAN SEVERINO (Septempeda), diOCESI di. Città e diocesi nelle Marche, provincia di Macerata, sulla destra del fiume Potenza.
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Ha una superficie di 45 kmq . con una popolazione di 20.000 ab . tutti cattolici, distribuiti in 29 parrocchie servite da 45 sacerdoti diocesani e 31 regolari: ha un seminario, 4 comunità religiose maschili e 7 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 361).
È l'antica "Septempeda", in località abitata, come dimostrano vari ritrovamenti, fin dal periodo paleoneolitico; si dice fondata dai Greco-siculi, o, secondo altri, da popolazioni sabine. Dopo la conquista romana del Piceno ( 486 a. C.) Septempeda divenne colonia, poi municipio; ebbe notevole importanza per la sua posizione nell'incrocio di vie con la Flaminia, onde viene ricordata dai geografi e negli antichi Itinerari. In seguito alla distruzione di Totila (545), gli abitanti si raccolsero sul vicino colle detto Montenero, nel quale fu edificato il Castello di S. S., dal nome del vescovo, ultimo della serie primitiva. Questi, secondo una tradizione, sarebbe stato uno degli Si vescovi consacrati dal papa Vigilio (537-55); mori nel 543 e di lui si fa menzione nel Martirologio romano 1'8 giugno: in Piceno sancti Severini episcopi Septempedani. Si ha una Vita ss. Severini et Victorini di anonimo, composta tra il vi-Ix sec., nella quale Severino appare vescovo, Vittorino eremita. E certa l'esistenza storica di questo vescovo nella prima metà del sec. vi. Benedetto XIV, nella cost. Suprema Pastoris del 22 apr. 1748, ricorda che S. S. ebbe fin dai primi tempi i suoi vescovi tra i quali, nel sec. vi Sanctus Severinus... virtutibus et signis clarus. La fede cristiana fu predicata in S. S. secondo alcuni da s. Apollinare, ma con maggior verosimiglianza da s. Marone, che avrebbe guarito dall'idropisia il procuratore romano. S. S. ebbe i suoi martiri: Ippolito e Giustino. Passata sotto la diocesi di Camerino, vi rimase fino al 1586 , quando Sisto V, con la bolla Suprema dispositione del 26 nov. di detto anno, vi ristabil la diocesi elevando il Castello a grado di città e la collegiata a cattedrale; primo vescovo: Orazio Marzari vicentino. Tuttavia lo stesso Sisto V, avendo voluto dichiarare Fermo arcidiocesi, con la bolla Universis orbis ecclesia del 24 maggio 1589 comprese S. S. fra le suffraganee della nuova arcidiocesi. S. S. subì vari domini

(bt. Alinari)
Sanseverino, diocesi di - Madonna con il Bambino e un donatore. Dipinto del Pintoricchio (fine del sec. XV) - Sanseverino.
che si succedettero nella regione; quello degli Smeducci fino al 1426; ebbe per pochi anni la signoria di Francesco Sforza, e finalmente, sotto varie forme, passò alla definitiva dipendenza della Chiesa, sostenendo lotte civili tra i Gentili e i Caccialupi (prima metà del sec. XVI); fece parte della delegazione apostolica di Macerata e seguì le vicende del resto delle Marche. Il vescovo di S. S., dal 20 febbr. 1920, ha l'amministrazione perpetua di Treja (v.), tenuta, già nel passato, dal vescovo di Camerino.
La cattedrale di S. S., dapprima nell'antica chiesa dedicata al Santo, sul Castello, dopo vari contrasti, con la bolla di Pio VII Cathedrales Ecclesias del 22 maggio 1821, fu trasferita nella chiesa di S. Agostino (nella parte più recente della città, detta il "Borgo") e consacrata il 28 giugno 1827. La diocesi provvede in sede alla formazione del clero con il Seminario minore (in fabbricato moderno) e con il Seminario regionale di Fano. Un piccolo seminario per i chierici del territorio, con il sussidio dei cittadini, si ebbe in S. S. per concessione del vescovo di Camerino, Berardo Buongiovanni, fin dal sec. xv.
La diocesi comprende due comuni della provincia di Macerata (S. S. e Poggio S. Vicino) con 29 parrocchie, delle quali 4 urbane, le altre distribuite nelle localita : Aliforni, Colleluce, S. Elena, Serrone, Ugliano (Poggio S. Vicino). In S. S. vi sono vari istituti di educazione ed istruzione, un orfanotrofio. Vi hanno sede alcune comunità maschili: Cistercensi, Minori Francescani, Cappuccini, Figli della Provvidenza (don Orione); e femminili : Clarisse, Benedettine, Suore Convittrici del Bambin Gesù, Figlie della Carità, della Provvidenza, Cieche Sacramentine. Patrono della città e della diocesi è s. Severino.
Montinenti. - S. S. è interessante per chiese e opere d'arte, alcune di notevole importanza: S. Lorenzo in Doliolo, antichissima, la cui prima costruzione risale al
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sec. viII-IX; il Duomo vecchio (S. Severino), la prima chiesa del Castello, del sec. x, rifatta e rimaneggiata più volte : facciata del ' 300 con campanile romanico-ogivale, coevo, chiostro del ' 400 ; il Duomo nuovo, già S. Maria Maddalena, poi (1260) S. Agostino, rinnovata nell'interno nel 1776 e 1827 ; campanile simile a quello del Duomo vecchio; nella sacrestia, la celebre Madonna della Pace, capolavoro del Pinturicchio; S. Maria del Mercato o S. Domenico, fondata, si crede, dallo stesso Santo, interno rinnovato nel '600; S. Maria del Glorioso (da Grilieluso), ricostruzione rinascimentale con cupola ottagonale: vi si venera un'immagine della Madonna (la Pietà), che nel 1519 verso lacrime, onde il titolo "delle lacrime»; S. Maria dei Lumi, dai lumi o splendori derivati da un'immagine della Vergine (sec. xvI); le Grotte di S. Eustachio, con resti di un'antica chiesa di S. Eustachio di Domora (sec. xi), e altre. Il Palazzo comunale è del '700, con ricca pinacoteca, nella quale si conservano opere di Salimbeni, di Vittore Crivelli, di Nicola da Foligno (l'Alunno), di Allegretto Nuzi, ecc.
Paracoxanici. - Si ricordano s. Pacifico (1633-1721); della nobile famiglia Divini, dei Minori Osservanti riformati, il cui sepolcro è meta di pellegrinaggi; i bb. Masseo, Pacifico, Domenico, detto da Leonessa, nati nel territorio della diocesi, le bb. Marchesina Luzio e Camilla Gentili; e altri. Nella chiesa della S.ma Trinità, in parrocchia di S. Anna di Frontale, si conserva il corpo di s. Domenico Loricato, monaco di Fonte Avellana, m. a Frontale nel ro6o.
A S. S. fiori tra il sec. xiv e il xv. un'importante scuola pittorica dei fratelli sanseverinati Lorenzo (n. nel 1374) e Jacopo Salimbeni; vi nacquero anche i due pittori L. d'Alessandro, del ' 500 ; Domenico Indivini (sec. xvI), ottimo intagliatore in legno; Ercole Rosa, scultore (1846-93); gli scienziati Bartolomeo Eustachio, celebre per scoperte anatomiche (m. nel 1573); Eustachio Indivini, ottico, matematico (m. nel 1685); F. Panfilo, autore del noto poema De laudibus Piceni; Ireneo Aleandri, architetto (1795-1885), autore del famoso ponte dell'Ariccia (Castelli Romani) e del monumentale Sferisterio di Macerata, ecc.; il p. Giovanni Severano.
Bibl.: Plinio, Natur, hist., III, 18; Strabone, Geographica, cap. 241; Ughelli, II, coll. 764-70; Cappelletti, III, pp. 729-30; Lanzoni, I, pp. 362, 302-93; Moroni, XLIX, pp. 99-100; LXV, pp. 11-43; G. Colucci, Dell'antica città di Septempeda, in Antichità Picene, IV, Fermo 1786: O. 'Turchi, De Ecclesiae Camerinensis Pontificibus libri VI, tive Camerinum sacrum, Roma 1762, pp. xxix, xxx, xli, 99, 168; C. Gentili, De Ecc. Septempedana libri III, 3 voll., Macerata 1836-38; S. Servanai-Collio, Relax. storica sulla chiesa di S. Lorenzo in S. S., Macerata 1838; id., Un giorno di devozione in S. S., ecc., ivi 1843 ; id., Memorie al aequanti vesc. nati in S. S. dopo il sec. XIII raccolte e pubbl...., ivi 1843 ; id., Avanzi di antiche dipinture scoperte nella chiesa di S. Domenico in S. S. Marche, ivi 1890: D. Valentini, Saggio di bibl. star. della città di S. S. nelle Marche, Sanseverino 1875; V. E. Aleandri, Il duomo antico di S. S. delle Marche, San Severino 1905; Eubel, III, p. 298; IV, pp. 312, 355-56.
Carlo Carletti
SANSEVERINO, Federico. - Cardinale, n. a Napoli verso il 1450 dal condottiero Roberto S., m. a Roma nel 1516 .
Creato cardinale da Innocenzo VIII il 3 luglio 1489 , per influsso di Ludovico il Moro mantenne spiriti secolareschi e continuò a menare vita mondana. Partecipò al Conclave del 1492, in cui votò per il futuro Alessandro VI, avendone ricevuto promesse di pingui benefici. Seguace nelle alterne vicende del potente card. Ascanio Sforza, fu, con lo stesso, patrocinatore della politica filo-francese, anche in contrasto con l'opera del Pontefice. Nel 1512, ribellatosi apertamente a Giulio II, fu uno dei quattro cardinali firmatari dell'intimazione del Conciliabolo di Pisa, al quale però non prese personalmente parte, partecipando invece attivamente all'azione militare che contemporaneamente Luigi XII di Francia aveva intrapreso contro gli Stati Pontifici. Spogliato della dignità cardinalizia e scomunicato, cadde prigioniero dei fiorentini. Leone X lo reintegrò nel primiero stato, dopo che egli con gli altri tre ebbe fatto abiura degli errori e ritrattato
i canoni del Conciliabolo pisano e ricevuta una congrua penitenza.
Sotto lo stesso Pontefice fu ufficialmente il protettore di Francia, di cui curò gli interessi. Di vita fastosa, accumulò le prebende di vari vescovati e canonicati, ed era stimato uno dei più ricchi cardinali di curia.
Bibl.: Moroni, LXI, p. 51; Pastor, III-IV, v. indice; A. Remundet, La Courile gallicae de Pise-Milan, Parigi 1922. Piero Sannazzaro
SANSEVERINO, Gaetano. - Filosofo neoscolastico, n. a Napoli il 7 ag. 1811, m. ivi il 16 nov. 1865. Ordinato sacerdote, fu nominato bibliotecario della R. Biblioteca di Napoli. Fondò nel 1840 la Biblioteca cattolica, destinata a far conoscere le opere più significative, italiane ed estere, in difesa del pensiero cattolico, e la rivista Scienza e fede per facilitare ed estendere la nuova corrente di idee. Nel 1846 fu chiamato nel Liceo arcivescovile alla cattedra di filosofia, che conservò fino alla morte, aggiugendovi un'Accademia di filosofia tomista per lo studio più accurato e profondo della dottrina di s. Tommaso.
Frutto dei suoi studi e del suo insegnamento sono varie opere pregevoli, fra cui principale la Philosophia christiana cum antiqua et nova comparata, di cui pubblicò nel 1862 i primi 5 voll., mentre il VI fu compiuto, dopo la sua morte e secondo il suo indirizzo, dall'alunno N. Signoriello (v.). Con acume e profondità raccoglie il vero senso della dottrina scolastica, la riallaccia con il pensiero dei Padri e dei più illustri filosofi e la mette a confronto con i moderni sistemi contrari, traendone solidi ed efficaci motivi per confutarli. Per il suo insegnamento, le sue opere e gli ottimi discepoli che seppe formare (Prisco, Signoriello e Talamo) è considerato uno dei principali restauratori della filosofia scolastica in Italia. (v. scolastica).
Bibl.: Hurter, V. col. 1197; D. Lamis, L'anticaunno del neotomicon in Italia, in Rr. di Pisa, neoc., 4 (1912), pp. 1-19; A. Masnovo, Il neotomicno in Itulio, Milano 1923, pp. 118-25; P. Dezza, Alle origini del neotomicno, Milano 1940, pp. 74-76; P. Nadden, Le origini del neotomicno e la scuola napoletana di G. S., in Storia della filosofia, II, Salerno 1040, pp. 354-62. Paolo Dezza
SANSEVERINO, Lucio. - Cardinale, n. a Napoli nel 1565 dai principi di Bisignano, m. a Salerno il 25 dic. 1623.
Arcivescovo di Rossano dal 1592, si segnalò per lo zelo pastorale nel promuovere la riforma tridentina tra il clero. Trasferito alla sede salernitana (1612), vi compì la visita pastorale, celebrò il Sinodo e il Concilio provinciale (1615). Per la sua abilità, nel 1619 fu inviato nunzio nei Paesi Bassi, ricevendo in premio per l'opera svolta il cardinalato nel 1621. Partecipò al Conclave del 1623, in cui fu uno dei papabili essendo stimato da tutti e distinguendosi per vita immacolata e grande dottrina. Morì in seguito ai disagi sofferti durante il Conclave.
Bibl.: A. Cauchie - R. Maerc, Recueil des instruct. génér. aux nonces de Flandre (1596-1635), Bruxelles 1904, v. indice; Pastor, XIII, v. indice; L. van Mouthoock, Correspons. des nonces Gr. coaldo, Morra, S., Roma 1937, passim. Piero Sannazzaro
SAN SEVERO. - Diocesi e città in provincia di Foggia. Ha una superficie di ca. 706 kmq , con una popolazione di 79.607 ab. dei quali 79.208 cattolici, distribuiti in 13 parrocchie, servite da 56 sacerdoti diocesani e 18 regolari; ha il Seminario, 3 comunità religiose maschili e 7 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 361). E suffraganea di Benevento; la Cattedrale è dedicata all'Assunta.
Storia. - La diocesi di S. S., sorta in epoca recente, continua l'antica sede di Civitate, la Teano Apula posta a dieci chilometri al di là del ponte sul Frentone. La prima notizia di questa diocesi precedente si ha nel sec. xI, ma con ogni probabilità dovette esistere almeno un secolo prima. Nel 1062 infatti Amelgerio sottoscrive al Sinodo
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provinciale tenuto a Benevento dall'arcivescovo Uldarico, ed occupa il primo posto. L'importanza del vescovo civitatense rispecchia l'autorità che la cittadina stessa andrà acquistando sempre più sotto i Normanni, grazie anche al prestigio conferitole dall'essere scelta a capitale della Capitanata nel Consiglio di Melfi e di essere rimasta tale fino al Regno di Guglielmo II. Dei successori di Amelgerio si sa che Ruggero intervenne al Concilio provinciale di S. Milone (1073), Landolfo a quello di Melfi celebrato da Urbano II (ro92) e Roberto al Concilio Lateranense nel 1179. Alla morte del vescovo Giacomo Caracciolo (1425-39), Civitate venne unita da Eugenio IV a Lucera, ma poco dopo Sisto IV le restituiva l'indipendenza nominandovi Nicola nel 1478. Nonostante tale riconoscimento, le condizioni della città erano e divennero sempre più precarie. Abbandonata dai suoi abitanti, in parte emigrati verso la nuova Manfredonia, in parte fuggiti durante la dura egemonia dei Carafa di Napoli e le guerre sanguinose, essa cadde nello squallore e nella miseria. Nel 1580 Gregorio XIII, che era stato vescovo della vicina Vieste, evidentemente a conoscenza dello stato miserando della città, con bolla del 9 marzo trasferi la cattedra a S. S. con tutti i privilegi.
Prima di essere elevata a sede episcopale, S. S. fu mercato molto fiorente sotto i Normanni e possesso dei Benedettini di Torremaggiore e dei Templari. Il primo vescovo sanscverino fu nel 1581 l'aquilano Martino de Martinis, traslato da Fano. Il successore Germano Malaspina ligure ( 1583 ), poi nunzio di Clemente VIII in Polonia, ottante da Sisto V che i perpetui beneficiati del Capitolo fossero aumentati a quattro. Sono da ricordarsi degli altri Fabrizio Varallo (1606), che, eletto cardinale, si dimise nel 1615 e fu seguito da Vincenzo Caputo di Ruvn; e Francesco Venturi (1625) già referendario di Segnatura molto apprezzato da Gregorio XV, che per i contrasti e le inimicizie si ritirò a Firenze come arcidiocono della metropolitana. Carlo Felice de Matta cremonese ( 1678 ) riformò il clero, edificò il Seminario e il Palazzo vescovile in località S. Paolo e iniziò quell'opera di difesa dei diritti e privilegi della sua Chiesa, proseguita poi energicamente dal successore Carlo Francesco Giocoli di S. Arcangelo (1703), presule benemerito per aver favorito gli Ordini religiosi e grandi opere di restauro e abbellimento all'episcopio, al Seminario e alla Cattedrale. Trasferito a Capaccio nel 1717 da Clemente IX, venne chiamato a succedergli il priore agostiniano Adeodato Summantico di Foggia, di carattere rigido, che oltre a varie opere di pubblica utilità ha legato il suo nome al Sinodo del 1720 , nel quale eliminò molti degli abusi radicati da anni e tuttavia destinati a ripetersi per lungo tempo ancora. E da notare infine che l'ipotesi sostenuta da taluno circa l'unione a S. S. dell'arcipretura di Dragonara è puramente aleatoria, non essendovi alcun documento o fatto che autorizzi almeno a supporlo.
Monumenti. - E mirabile la rinascita di S. S. dopo le terribili prove sofferte dalla natura e dagli uomini: distrutta da Federico II e quasi rasa dal terremoto del 1627, nuove scosse nel 1638 e nel 1688 infersero gravi danni agli edifici ricostruiti, finché nel 1799 ebbe a subire un'altra tremenda distruzione nel sacco dei Francesi. Per questa ragione gli edifici sacri sono tutti moderni e poco resta di antico. La Cattedrale non serba niente della sua origine medievale, quando era semplice parrocchia sotto il titolo di S. Maria della Strada. Sorta in unica navata, ebbe le due laterali nel 1583, dopo il trasferimento della cattedra civitatense. La coeva chiesa di S. Severino ha conservato invece la facciata romanica sul fianco destro, con l'archivolto del portale ornato e il bel rosone sormontato da un trittico di pietra, e le antiche bifore incastrate nella parte inferiore del campanile. Da segnalare pure la facciata barocca della chiesa di S. Lorenzo o delle Benedettine (1712) e l'interno grazioso del S. Nicola, eretto tra il 1730 e il 1779.
BibL.: Ughelli, VIII, p. 338 sgg.; Moroni, 65, pp. 44-48; P. B. Gams, Series episcop., Ratisbona 1872, p. 925; Eubel, III, p. 298; Cottinesu, II, col. 2891; L. Rubino, La chiesa di S. Antonio Abate in S.S., ivi 1907; M. Fraccacreta, Teatro storico-poetico

(101. Ecc. Catt.)
Sansone - S. che uccide il leone. Stoffa d'origine sira (sec. viII). Biblioteca Vaticana, Museo sacro.
della Capitanata, I, Napoli-Lucera 1828, pp. 189-92; II, ivi 1829 , p. 48 sgg.; F. De Ambrosio, La città di S. S. in Capitanata. Mem. stor., Napoli 1875, pp. 13-17 e 98 sgg.; E. Nessi, S. S., in C. Pensa, Capitanata, Cerignola 1930; M. Fuiano, La battaglia di Civitate (1033), in Arch. stor. pugliese, 2 (1949), pp. 124-33.
Pasquale Testini
SANSONE. - Ultimo dei giudici israeliti, figlio di Manue (Mänōah) della tribù di Dan, nativo di Saraa (ebr. Sor'ah, oggi Sar'ah, ca. 25 km . a ovest di Gerusalemme), le cui gesta contro i Filistei sono narrate in Iudc. 13-16. Il nome è connesso con šémeš a sole $=$: ebr. Šimšōn; ma la forma più antica era con $a:$ gr. $\Sigma \alpha \mu \dot{\omega} \omega \nu$, Volg. Sampson; cf. accad. šamšānu e Šamaš, divinità solare, e c. Era dotato di forza straordinaria, che vien messa in relazione con il «nazizzato» a cui S. si dedicò per voto dei genitori (Iudc. 13, 5). Il nazireato importava tra l'altro l'astensione dal taglio dei capelli : S. possedeva la sua forza come dono straordinario di Dio, in quanto appunto osservava il voto.
Manifestò la sua forza fin da giovane, in occasione di avventure tra i Filistei (tra i quali si scelse la moglie, nonostante le riluttanze dei genitori) : sbranò un leone, per difendersi uccise da solo 30 uomini, bruciò le messi mature dei Filistei mandandovi degli sciacalli legati a coppie con una fiaccola accesa legata alla coda; di nuovo per difendersi uccise un gran numero di nemici (Iudc. 14, 1-15, 8). I Filistei allora fecero una spedizione per