a superficie di $4033,37 \mathrm{kmq}$. e una popolazione di 176.687 ab. dei quali 168.109 cattolici, distribuiti in 30 parrocchie, servite da 7 sacerdoti diocesani e 21 regolari; ha 4 comunità religiose maschili e a femminili (Ann. Pont. 1932, p. 365).
Purtroppo non si ha alcuna notizia esplicita dei primi lavori apostolici nelle isole di C. V. Fra' Ferdinando della Soledade (Hist. serafica, III, p. 340) parla dei frati del suo Ordine che avrebbero lavorato nel Capo Verde nel 1462 ma in modo tale che riesce difficile scoprire se si tratta delle isole del Capo Verde o della costa di Capo Verde (Senegal). Nel maggio del 1532 Giovanni III inoltrò domanda alla S. Sede tramite D. Martino del Portogallo per la costituzione di vari vescovati fra cui uno nella isola di S. nel Capo Verde. Il Re per provvedere al mantenimento del vescovo chiedeva che alla mensa vescovile s'annettesse il monastero cistercense di S. Pietru delle Aquile della diocesi di Lamego. Clemente VIII con la bolla Pro excellenti ( 31 genn. 1553) costituiva la diocesi di Capo Verde, smembrando dalla diocesi di Funchal tutte le isole di Capo Verde ed il territorio costiero dal fiume Gambia fino al Capo delle Paine. Il prelato era suffraganeo di Funchal, elevata allora a metropolitana. Il primo vescovo nominato ma non insediato fu D. Braz Neto. Solo nel 1550 la diocesi ebbe il suo vescovo nella persona di Giovanni Parvi, francese di origine, canonico e arcidiacono della cattedrale di Evora, eletto vescovo nel
1538. Con la bolla Solemnis conventionibus fu smembrato dalla diocesi il territorio della Guinea portoghese eretto in missione sui turís (4 sett. 1940).
BibL.: F. De Almeida, Hist. da Igreja em Portugal, III, parte 1*, pp. 49-50; Eubel, IV, p. 206; V, p. 224; AAS, 33 (1941), p. 15 sge.
Carmo da Silva
## SANTIAGO (SAN GIACOMO) DI COMPOSTEL-
LA (DI GALIZIA), ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi della Spagna, situata nell'estrema parte nord-occidentale della Galizia, comprende quasi tutta la provincia civile della Coruña, inclusa la sua capitale, gran parte di quella di Pontevedra, pure con la sua capitale, e 3 parrocchie di quella di Orense; confina con le diocesi di Mondonedo, Lugo, Orense e Tuy, le quali sono insieme con Oviedo le sue suffraganee.
Ha una superficie di $8336 \mathrm{kmq}$. con una popolazione di 1.154 .000 ab. dei quali 1.153 .000 cattolici, distribuiti in 1021 parrocchie, servite da 931 sacerdoti diocesani e 156 regolari; ha due seminari, 20 comunità religiose maschili e 88 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 365).
Ca. l'anno 830 si scoprì nel territorio di Amaca (diocesi di Iria Flavia) una tomba d'età romana che si ritenne essere quella dell'apostolo s. Giacomo maggiore. Una stella avrebbe indicato il luogo Campus stellae, donde il nome che poi, unito a quello di s. Giacomo sotto Urbano II (1095), formò il nuovo nome della diocesi e della città. Si narrava che il santo era apparso nella battaglia di Clarijo nell'834 e avrebbe messo in fuga i Mori e si riconosceva perciò in lui il cavaliere "matamoro" uccisore dei Mori. La conchiglia di s. Giacomo sarebbe divenuta insegna dei pellegrini, secondo la leggenda derivata da quelle conchiglie (pecten jacobens) che avrebbero coperto un cavaliere della famiglia Pimentel e il suo cavallo, nel passare un tratto di mare presso Comifa, quando sarebbe stato traslato il corpo dell'Apostolo. Nel 1175 il papa Alessandro III confermò gli statuti dell'Ordine militare di Santiago. Santiago è il patrono della nazione spagnola; e il grido di guerra degli Spagnoli fu un tempo Santiago!
S. di C. è il centro più antico e celebre di pellegrinaggio di tutta la Spagna. Il culto di s. Giacomo si sviluppa sempre più nel sec. x e ingigantisce nel xir, dopo che gli abati cluniaceosi avevano organizzato i grandi pellegrinaggi verso la Galizia; lungo le strade principali che ivi conducevano sorsero ospizi e oraròri dedicati all'Apostolo. Ancora oggi l'affluenza dei pellegrini è notevole. specie nella seconda quindicina di luglio e soprattutto quando il 25 luglio (festa dell'Apostolo) cade di domenica, in cui si lucra il giubileo. Tra i pellegrini si annovera anche s. Francesco d'Assisi che ha in S. una chiesa a lui dedicata, a tre navate, eretta nel 1742 da S. Rodriguez; l'annesso convento di S. Francesco fu fondato dal Santo stesso e contiene la tomba del suo costruttore Cotolay (m. nel 1238), discepolo del Santo; oggi è adibito a Seminario delle Missioni di Terra Santa e del Marocco; un monumento in onore di s. Francesco è nella piazza omonima.
La diocesi fu creata nel sec. IX e fu elevata a metropolitana da papa Callisto II nel 1120, unendovi anche Merida.
L'odierna Cattedrale che sostituisce l'antica, saccheggiata ed incendiata dai Saraceni d'Almanzor (997), fu iniziata nel 1073 dal vescovo Diego Pelaza e il suo altare maggiore venne consacrato nel 1105. E a croce latina con tre navate in stile romanico bizantino; è lunga 97 m . per 20 m . di larghezza. Non tutte le parti sono antiche, essendosi nel corso del tempo aggiunte alcune opere, che però non hanno alterato le linee principali. Gli architetti furono Bernardo Gutierrez, tesoriere di questa Cattedrale e cancelliere del re Alfonso VII, Roberto e Matteo. L'architettura nel suo complesso ricorda molto S. Sernin di Tolosa. Una parte della basilica fu consacrata dall'arcivescovo Diego Gelmires nel 1103; l'insieme nel 1211. Il titolare è l'apostolo s. Giacomo; la sua festa è al 25 luglio per la traslazione; per l'apparizione il 23 maggio. La dedica della Cattedrale (l'ultima nel 1211) si commemora il lunedì dopo la Domenica in Albis.
La chiesa cattedrale conserva nella sua cripta le re-
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Santiago di Compostella, arcidlocesi di - Facciata della Cattedrale (1738-47) - Santiago.
liquie dell'apostolo s. Giacomo racchiuse in una ricchissima urna d'argento e molte indulgenze plenarie sono state concesse dai Papi ai pellegrini, durante gli anni ordinari. Essa ha pure il titolo di "Apostolica", i suoi capitolari sono cappellani d'onore del re e le dignità usano per privilegio apostolico la mitra nelle processioni e incensazioni dell'altare nelle funzioni vesperali. Un uso particolarissimo di questa chiesa è il cosiddetto "bretafumeiro", cioè il colossale incensiere che, mosso da parecchi uomini con un sistema di potenti corde, gira per tutta la navata principale, profumando la chiesa intera; questo rito proviene dal medioevo. Un'altra particolarità è il "ballo dei giganti" davanti all'immagine di s. Giacomo nella cappella Maggiore dopo la funzione mattutina della festa principale.
La facciata ovest, opera di F. Casas y Novoa, detta dell'Obradoro (1731), è preceduta da una grande scalea a doppia rampa del 1606 che immette nel portico (de la Gloria), opera di Maestro Matteo (1168-83), adorna di rilievi leggermente policromati aggiunti nel 1651; i tre grandi archi rappresentano la Chiesa cattolica, quella "ex gentibus "e quella "ex circumcisione». Nel centro si trova il gruppo di s. Giacomo tra due re genuflessi, poi la statua dei suoi discepoli Atanasio e Teodoro, ai lati altre statue; quindi la capilla del Dean con timpano che presenta l'adorazione dei Magi (sec. xiv). Nel lato sud è la porta detta "de las Platerias" del sec. xI, che immette nel transetto. E decorata con statue di profeti e di santi, opere d'uno scultore tolosano della fine del sec. xI. All'angolo sud-est si erge la torre dell'orologio alta 72 m ., iniziata nel 1316 e finita nel 1680; la campana maggiore ha un diametro di m. 2,50 .
La facciata ad oriente contiene la "puerta Santa" che si apre negli anni giubilari, fiancheggiata da 24 statue in
granito di profeti e santi; alla sua sinistra si trova la "puerta Real" in stile classico (1606). A nord si apre la "puerta de la parroquia" o "de la Asabacheria" opera di V. Rodriguez (1765-70); per mezzo di grandi arcate comunica con il Palazzo arcivescovile.
La "capilla mayor" fu rifatta nel sec. xvir; contiene una statua assisa di s. Giacomo, la cui pellegrina è in argento incrostato di diamanti e pietre preziose (1765); un altro gruppo ligneo rappresenta l'Apostolo con 4 re genuflessi, opera di P. Del Valle (1667); inoltre la statua equestre dell'Apostolo di M. De Prado (1677) che spesso viene portata in processione. Intorno a questa cappella se ne aprono altre, come quella del Pilar (1691-1726) con la tomba dell'arcivescovo F. A. Monroy (1721), la "capilla del Espiritu Santo" con i sepolcri dell'arcivescovo A. de Moscoso (1383), del card. Pedro Varela (1574); la "capilla de la Corticela", antica parrocchia degli stranieri, con tomba del card. Eanes (1342); la cappella detta "de la Comunion" con i sepolcri degli arcivescovi Lope de Mendoza (m. nel 1451) e Rajee (m. nel 1772), la cappella del "Cristo de Burgos" con le tombe del suo fondatore arcivescovo Carrillo (1667) e del card. Garcia Cuesta (1873). Presso il transetto si trova il grandioso chiostro che forma un quadrilatero di 59 m . di lato; fu eretto tra il 1521-80 da J. De Alava e G. de Hontañon in stile gotico fiorito.
Questa chiesa ha un tesoro ricchissimo di reliquie, immagini e paramenti: la statua d'argento dorato del titolare (sec. xv) e il busto reliquiario dello stesso Santo (sec. xvi); frontali preziosissimi d'argento della cappella maggiore della Solitudine; altissimo ostensorio d'argento con pietre preziose; diverse croci del sec. xili; immagini, pure d'argento, di s. Pietro e s. Paolo. Nella cappella delle Reliquie si venera il cranio dell'apostolo s. Giacomo il Minore e si conservano i sepolcri dei sovrani Ferdinando II, Berenguela, Alfonso VII e Alfonso IX. Nell'Archivio capitolare ben ordinato vi sono diplomi di quasi tutti i sovrani spagnoli del tempo di Alfonso II il Casto e di parecchi romani pontefici.
Ad occidente della Cattedrale e sotto le scale si apre la "Catedral Vieja" contemporanea però all'altro edificio perché iniziata alla fine del sec. xI e rafforzata per sostenere il portico della Gloria del Maestro Matteo. E a forma di croce con archi cetti da grandi pilastri con capitelli riccamente decorati. A nord sorge il Palazzo arcivescovile costruito nel sec. xvir; sull'antico palazzo di Gelmirez, primo arcivescovo di Compostella (1120-49), i cui maestosi avarzi (xII e xIII sec.) costituiscono un monumento capitale dell'architettura civile spagnola. Il Museo archeologico annesso alla Basilica contiene frammenti di architettura e scultura delle parti demolite e 108 preziosi avarzi.
Altre chiese notevoli sono: la chiesa di S. Maria del Camino, del sec. xviri; la chiesa di S. Felix de Solovio, che conserva il portale del sec. xir e la tomba del card. Lopez Gonzalez del sec. xv, mentre il resto è del sec. xviri. La chiesa di S. Martino eretta nel 1590 da M. Lopez, è adorna di 15 statue e preceduta da una scalea; l'interno, a 3 navate, fu ultimato nel 1647 da M. De Prado. La chiesa di S. Agostino è del 1648 a tre navate e cupola con facciata neo-classica. La chiesa di S. Maria Salomé è del sec. xir con facciata del xv. La chiesa di S. Susanna è del sec. xir; quella del Pilar del sec. xvir.
Il Seminario fu fondato nel 1829 dall'arcivescovo p. Raffaele Veles, cappuccino. Era stato collocato nel collegio eretto dall'arcivescovo Giovanni di S. Clemente nel sec. xvi; ma essendo questo insufficiente il card. Garcia Cuesta nel 1868 lo trasferi al monastero benedettino di S. Martino Pinaris ed è veramente grandioso. Si regge con le Costituzioni dategli dal card. Herrera l'8 luglio 1827. E pontificio.
Il "Colegio de S. Jeronimo", oggi scuola normale, fu fondato nel 1501 e rifatto nel 1665 ; ha annesso un chiostro; il Collegio "de Fonseca" (1544), con torre del 1601, ospita oggi la Facoltà di farmacia. Nel Collegio "de los Remedios" la cappella del 1671 contiene la tomba del card. Martin de Herrera. Il Collegio "de Sanclemente" fu fondato dall'arcivescovo omonimo nel 1601; è oggi occupato dalla Scuola di arti e mestieri. Il convento
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di S. Domingo, oggi ridotto a ospizio, ha annessa una chiesa a tre navate del sec. xiv. L's Hospital Real " fu fatto erigere dai re cattolici per i pellegrini tra il 1501 1511, è opera di E. de Egas, ma la facciata fu rifatta nel 1678; la preziosa cappella è in stile ogivale con cupola. L's Hospital de S. Roch "pure per pellegrini, e del sec. xvi. Nel sobborgo detto "de Horres" si eleva la chiesa di S. Maria del Real de Sar del sec. xit, già dei Templari. La facciata primitiva fu sostituita nel 1732 ; ne resta il portale romanico; all'esterno anche i contrafforti sono del sec. xviII; l'interno è a tre navate con triplice abside; il sontuoso chiostro annesso è attribuito a Maestro Matteo, è a colonnine binate e pilastri con ricca decorazione, contiene tombe dei priori dal sec. xill al xv e una vasca battesimale monolitica in granito (C. Sanches Rivera, La iglesia de Santa Maria lo Real de Sar, Santiago 1920). Sulla strada tra S. e Orense si trova il monastero di Osera, fondato dai Cistercensi nel 1135; fu distrutto da un incendio nel 1352 e ricostruito nel secolo successivo; fu detto l'Escoriale della Galizia. La chiesa ha una facciata classica con torri barocche; è a tre navate e conserva cupola e abside romaniche, resti di pitture murali e capitelli istoriati.
Nella diocesi vi sono l'insigne collegiata della città della Coruña e l'ex collegiata di S. Maria Iria Flavia. Da questa diocesi dipende la chiesa dell'Incaruszione di Madrid, del Regio Patronato, fondata nel 1611 dalla regina Margherita d'Austria, moglie di Filippo III, con un monastero di monache agostiniane. La giurisdizione spirituale appartiene all'arcivescovo di S.
Hanno illustrato questa sede compostellana moltissimi prelati, insigni per virtù, sangue e lettere: tra essi non pochi cardinali.
Bibs.: Eubel, I, pp. 199-200; II, p. 148; III, p. 169; IV, p. 126; Cottincau, I, col. 851. Sul culto di s. Giacomo in Spagna: Louns XIII Acta, IV, Roma 1885, pp. 159-72; L. Duchesne, St-Jacques en Galice, in Annales du Midi, 12 (1900), pp. 145-80, riassunto in Anal. Balland., 19 (1900), p. 353; Synax. Constantinop., 639-43; J. S. Stone, The cult of S., Londra 1927; J. Vieilliard, Guide du pelcrie de St-Jacques, Parigi 1938; L. Vazquez de Parga-J. M. Lacarra-J. Uria Riu, Les peregrinaciones a S. de C., 3 voll., Madrid 1948-49; B. Kötting, Peregrinatio religiosa, Wallfahrten in der Autike u. das Pilgerwesen in der alten Kirche, Münster in V. 1950. Su S. de C.: A. Lopez Ferreiro, Historia de la iglesia de S. de C., 10 voll., Santiago da C. 1898-1908; Z. García Villada, Historia eccles. de España, I, 1, Madrid 1920, pp. 27 sgg., 79 sgg. Solf'arte: E. Mâle, L'art religieux en France du XIIe siècle, 4* ed., Parigi 1940, pp. 288-97; B. Llorca, Hist. de la Iglesia católica, I. Madrid 1950, pp. 121-27; G. Pillement, Les cathédrales d'Espagne, 2 voll., Parigi 1951. Enrico Josi-Giuseppe M. Pou y Marti
SANTIAGO DI GUBA (SAN JACOBUS), DIOCESI di. - Nella parte più orientale dell'Isola di questo nome nelle Antille, all'ingresso del golfo del Messico.
Ha una superficie di 37.000 kmq . con una popolazione di 1.500 .000 ab. dei quali 1.473 .000 cattolici, distribuiti in 30 parrocchie servite da 37 sacerdoti diocesani e 51 regolari, ha un seminario, 13 comunità religiose maschili e 23 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 366). La diocesi fu creata dal papa Adriano VI il 28 apr. 1522 e fu elevata a metropolitana dal papa Pio VII il 24 nov. 1803. Sue suffragance sono le diocesi di Camugney e di Cienfuegos.
L'Isola fu scoperta da Cristoforo Colombo nel suo primo viaggio, il 27 ott. 1492. Occupata dal governatore Ocampo nel 1508, fu organizzata tre anni dopo politicamente e religiosamente; il primo vescovo fu il francescano Giovanni de Ubita, a cui successe nel 1537 M. Rodriguez de Salamanca. Fu unico diocesi fino al 1787, quando le fu amembrata la parte più occidentale dell'Isola, cioè l'Avana. La Cattedrale, uno dei più antichi templi dell'Isola, non offre le proporzioni e bellezze che corrisponderebbero alla sua importanza; lo stile è il solito dell'architettura spagnola coloniale con le due torri quadrilatere.
Ha avuto una serie di illustri vescovi, tra i quali dal 1831 il francescano C. Alameda y Brea, più tardi cardinale, e il suo successore nel 1850 , s. Antonio M. Claret, fondatore dei Claretiani, recentemente canonizzato.
Bibl.: E. Bacardi, Crónicas de S. de Cuba, Barcellona 1909; AAS, 17 (1925), pp. 289-90; Eubcl. IV, p. 206; V, p. 222. Giuseppe M. Pou y Marti
## SANTIFICAZIONE : v. GIUSTIFICAZIONE.
SANTIFICAZIONE DEI SENSI. - Antico rito eucaristico, consistente nell'accostare le specie cucaristiche alla fronte e agli occhi.
Nell'epitaffio di Pectorio (inizio del sec. III) si accenna al pane dell'Eucaristia posto sulla palma della mano del fedele che si comunica, e cosi pure all'ottimo vino e all'uso di accostare le labbra al Calice consacrato, sostenuto dal diacono. S. Cirillo di Gerusalemme (Catechesi, 23; Mist. 5) dice : "E quando hai ancora le labbra bagnate dal Sangue di Cristo, toccati con le mani la bocca, e, passandole sugli occhi, sulla fronte e sugli altri sensi, santificali" (PG 33, 1126). Per accogliere sulle palma concava della destra l'Ostia, s'incrocia di sotto la palma della mano sinistra a guisa di un trono. Il rito della s. dei s. è noto anche a Giovanni Damasceno, a Cirillo Alessandrino, a Teodoro Balsamon. La s. dei s. veniva praticata a scopo curativo da Gorgonia, sorella di Gregorio Nazianzeno. Tale uso trae le sue origini dal folklore religioso ebraico, dove viene praticato con il vino del calice della benedizione all'uscita del sabato, allo scopo di ottenere salute fisica e anche benessere economico; Talmúd Babilonese, Bērākhāth 44 b e Sabbāth 113 b presso diversi autori recenti fra cui : Shemtob Gaguuie, Keter Shēm Tēb, Cairunan 1934, p. 482 sgg.
Eugenio Zolli

(Int. Roisio)
Santiago di Compostella, arcidocesi di - Urna reliquiario argentea di s. Giacomo apostolo (sec. xvi), con le lampade offerte dal condottiero Consalvo di Cordova (sec. xvi) - Santiago, Cattedrale.
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(Int. Bldarchie d. 8. Nationalbibliothek)
Sant'IPPOLITO, diocesi di - Veduta di Dürnstein, chiesa dell'ex abbayia dei Canonici Reg. di S. Agostino, costruita da J. Mungzenast (1721 25).
SANTIFICAZIONE DELLA FESTA: v. PRECETTO FESTIVO.
SANTIMONIALE. - Da sanctimonia (sanctus più la desinenza monia); in Cicerone, Pro Quinto, 17, 55 e in Tacito, Ann., III, 69, significa purezza, illibatezza, riferibile a costumi umani. Il cristianesimo ha derivato dal sostantivo l'epiteto sanctimonialis, riferito alle vergini consacrate a Dio le quali sono in modo particolare votate all'esercizio di quelle virtù.
Bibl.: Cod. Inst., IX, t. 13; s. Agostino, De Civ. Dei, I, 16.
SANT'IPPOLITO (Sankt Pölten), diocesi di. - Città e diocesi nell'Austria inferiore occidentale, suffraganea di Vienna.
La diocesi ha 10.450 kmq . di superficie con 630.600 ab. di cui soltanto ca. 23.000 non cattolici; 4 II parrocchie distribuite in 26 decanati, con numeroso clero regolare, un seminario maggiore e tre minori. Tutti gli ordini più importanti sono rappresentati nella diocesi; da notare la casa madre delle Dame inglesi di Sankt Pölten, fondata nel 1706 in un nobile palazzo barocco, che esercita con le sue 13 case un profondo influsso educativo.
S. I. è la romana "Aelium Cetium" sopravvissuta nella città di Theissa (dal vicino fiume) del 799, che prese poi l'attuale nome dal monastero di S. Ippolito, fondato nel 748 e ricostruito dopo le devastazioni magiare nel 955 . Con diritto di città nel 1159 e 1338, S. I. ebbe la massima fioritura culturale nel sec. xviri, come patria di sommi artisti, quali gli architetti G. Prandtauer e Munggenast e i pittori D. Gran e B. Altomonte che vi lasciarono la loro impronta in innumerevoli opere ecclesiastiche e profane. Nel 1081 il monastero di S. I. passò ai Canonici Regolari di S. Agostino che vi rimasero fino ai tempi di Giuseppe II. Questi, proseguendo la sua ricostruzione amministrativa ecclesiastica, vi trasferì nel 1774 la sede della diocesi di WienerNeustadt; la chiesa del soppresso monastero divenne cattedrale (Maria Assunta); i vasti edifici conventuali divennero il Palazzo vescovile. Pio VI con bolla del 28 genn. 1774 sanzionò il provvedimento imperiale, con il quale cessò nel territorio austriaco la giurisdizione di Passavia.
La cattedrale risale al 1150, ma fu ricostruita con elementi gotici dopo il 1267 e ridotta in grandiose forme barocche dal Prandtauer, con affreschi del Gran e dell'Altomonte. Sotto la cappella laterale gotica del Rosario si è scoperta da poco una grandiosa costruzione romana.
Tra le 8 grandi abbazie in diocesi, sono da nominare Melk, Göttweig, Seitenstetten (Benedettini), Lilienfeld, e Zwettl (Cistercensi); fra i monumenti più notevoli l'ex Certosa di Gaming, l'ex chiesa abbaziale dei Canonici Regolari a Dürnstein, alcune chiese dell'antica città di Krems, il Santuario di Maria Taferl sul Danubio. Vedi tav. CXX.
Bibl.: Cottinesu, II, 2854; C. Greinz, s. v. Sankt Pölten, in LTbK, VIII, 354-55; M. Riesenhuber, Die bircbl. Kunstdenkmälcr des Bistums St. P., St. Pölten 1923; v. inoltre ilDücesan-Schenastismus, pubblicaz. off. annuale. Giuseppe Läm
SANTISSIMA ASSUNZIONE DEL PARAGUAY, ARCIDIOCESI della. Detta anche semplicemente, prima del 1929, "del Paraguay" perché comprendeva tutto il territorio della Repubblica omonima, situata tra la Bolivia, l'Argentina e il Brasile.
Ha una superficie di 7458 kmq . con una popolazione di 700.000 ab. dei quali 695.000 cattolici, distribuiti in 44 parrocchie, servite da 48 sacerdoti diocesani e 80 regolari; ha un seminario, 12 comunità religiose maschili e 22 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 366 ).
La diocesi fu creata dal papa Paolo III nel 1547 con il titolo di Paraguay e fu suffraganea di Buenos Aires dal 1865. Il Paraguay, scoperto nel 1526 da Sebastiano Caboto e conquistato dagli Spagnoli nel 1536, era abitato dai guaranies, battezzati e colonizzati dai Missionari gesuiti dal 1610 al 1767. Dipendeva politicamente ed ecclesiasticamente dalla Plata, oggi Argentina. Il 5 maggio 1929 Pio XI, con la cost. apost. Universi Dominici Gregis, creò per smembramento le diocesi della Concessión e di Villarrica, dichiarandole suffraganee della nuova metropolitana della S.ma Assunzione elevata a tal grado in pari tempo.
Bibl.: D. de Azara, Descriptiön del Pargamey y historia del Rio de la Pla:a, 2 voll., Asunción 1806; A. Rasooul, Les jésuites au Paraguay, 2ed., Parigi 1907; P. Pantells, Hist. de la Compañia de Jesús en la provincia del Paraguay, Madrid 1914; AAS, 21 (1929), p. 688; 22 (1930), pp. 5-8. Giuseppe M. Pou y Marti
SANTISSIMA CONCEZIONE (Concertión), arcidiocesi di. - Città e arcidiccesi del Cile, nella provincia di Conception, Arauco e Bio-Bio, nell'America meridionale.
Ha una superficie di 26.000 kmq ., con una popolazione di 535.000 ab., dai quali 530.000 cattolici; conta 42 parrocchie servite da 63 sacerdoti diocesani e 62 regolari; ha 1 seminario, 15 comunità religiose maschili e 30 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 366). La diocesi fu creata con bolla di Pio IV il 22 maggio 1563; negli anni dal 1818 al 1852 la sede di S. C. fu vacante; il 20 maggio 1939, il papa Pio XII con la cost. apost. Quo provinciarum la elevò a metropolitana, assegnandole come suffraganee le diocesi di Chillán, Puerto Montt, Punta Arenas, S. Carlo di Ancud, Temuco e Valdivia. Nella diocesi sono molte comunità di Francescani, Domenicani, Agostiniani, Cappuccini, Gesuiti, Salesiani, Redentoristi e altrettante comunità femminili, che reggono diversi collegi. Vi è inoltre il Seminario conciliare.
Bibl.: Eubel, IV, p. 158; V. p. 167; AAS, 31 (1930), pp. 338-40; F. M. Rudge, Conception, in Cath. Enc., IV, p. 190; anon., Conception, in Enc. Eur. Am., XIV, p. 926. Enrico Josi
SANTISSIMA CONCEZIONE DI ARAGUAJA, prelatUBA di. - Suffraganea di Belém do Pará, nello Stato di Pará, in Brasile.
Già missione domenicana, divenne prelatura nel 1911. Ha una popolazione di 20.000 ab., di cui 15.000 cattolici. Conta 2 parrocchie, con un sacerdote diocesano e 4 regolari, 2 comunità religiose maschili ed una femminile. Titolare della prelatura è Nostra Signora dell'Immacolata Concezione di Lourdes.
Bibl.: Ann. Pont., 1931, p. 636; O Brasil Católico 1947, Juiz de Fora 1947, p. 487.
Virginio Battezzati
SANTISSIMA TRINITÀ di CAVA DEI TIRRENI, BADIA della. - Abbazia nullua, immediatamente soggetta. In una superficie di 180 kmq . comprende 21.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 17 parrocchie, servite da 27 sacerdoti diocesani e 31 rego-
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lari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 10 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 645). Fondata nel roio da s. Alferio (v.), nobile salernitano, nell'interno e nelle adiacenze di una grotta, Cava divenne potentissima con una congregazione religiosa, Ordo Cucensis henedesimo, che diffuse i principi della grande riforma cluniacense.
Principi longobardi e normanni, i pontefici Gregorio VII, Lucio III, Innocenzo III concessero agli abati privilegi eccezionali che contribuirono al suo meraviglioso sviluppo (ebbe nella sua giurisdizione fino a 29 abbazie e 91 pricrati, che si estendevano fino in Sicilia). Nel 1394 il cenobio fu elevato a dignità vescovile, ma nel 1465 la badia e il vescovato furono dati in commenda e cominciò per la Congregazione un rapido processo di decadenza, fino all'estinzione completa. Nel 1496 l'abate commendatario Oliviero Carafa affidò l'abbazia alla Congr. riformata di S. Giustina di Padova e da allora i monaci furono uniti alla Congr. Cassinese. Nel 1517 fu reintegrata la cattedra episcopale, ma non più unita alla badia (v. cava e sanno). Dalla fine del sec. xvı cominciò ad accogliere giovani studiosi e dopo il 1860 divenne sede di un seminario vescovile e di un collegio.
Nella seconda metà del sec. xvin la chiesa e alcune parti del convento furono ampliate e ricostruite in seguito alla rovina di una roccia sovrastante che coinvolse i locali della badia fra cui anche la biblioteca, ma delle originarie costruzioni dei secc. xI e xII restano cospicui avanzi. Nella cripta, adorna di interessanti affreschi del sec. xiv e cosparsa di sepolcri, una lapide ricorda Teodorico antipapa col nome di Silvestro III, relegato da Pasquale II nella badia dove mori (1102). Accanto alla cripta e la cappella di S. Germano vescovo di Auserze (1180). Nel piccolo chiostro sono raccolti marmi romani e medievali e bassorilievi quattrocenteschi; nella Pinacoteca di-

(da E. A. Lowe, Scriptura Bonccentana, II, Oxford ESt, tav. 216) Santissima Trinità di Cava de' Tirreni, Basta della - Benedietus Berenato. De Septem egellis (cs. 1227). La miniatura rappresenta l'autore che offre l'opera all'abate Balsamo. Il codice è uscito dalio - Scriptorium' dell'abbazia, cod. Cav. 18, fol. $401^{2}$.
[^0]pinti, incisioni, stampe e una preziosa collezione di monete longobarde e normanne. Il monastero annovera, oltre i tre santi che un pio biografo designa come successori immediati di Alferio: Leone, Pietro I e Costabile, i 86. abati Simeone, Falcone, Marino, Benincasa, Pietro II, Balsamo, Leonardo e Leone (1124-95); ospitò personaggi illustri quali T. Tasso, Filangieri, Giannone e fu amministrato da insigni abati: Sangrino, Mansi, De Blasi. Soppresso come comunità monastica in seguito alla legge 7 luglio 1866, fu dichiarato monumento nazionale ( 7 ag. 1867) e affidato in custodia all'abate pro tempore.
Bial.: fonti: Annales Cacenses (ms. Cava 3, fl. 97f-1317): ed. in MGH, Scriptores, III, p. 186 sgg.; Codex diplomaticus Cacensis, a cura di M. Marcaldi, M. Schiani, S. De Stefano, I. Napoli 1873; II-VIII, Milano, Pisa, Napoli 1873-93. Studi: P. Guillaume, Essai bistor. sur l'abbaye de Cava, Cava de' Tirreni 1877; G. Greve, Une abbaye béndéiz. aux environs de Salerne. Parigi 1880; S. Di Stefano, La Badia della S.ma Trinità di C. d. T., Badia di Cava 1903; E. Martini, Il diritto feudale e l'abate di Cava nel secolo XI, in Riv. stor. benedett., 3 (1908), pp. 201-32; G. Colavolpe, La Congres. Cavense nell'ottavo centes. della sua fondac., Cava dei Tirreni 1923; G. Pecbertino, I longobardi nell'Italia merid., Napoli s. a., pp. 486-91; Cottineau, I, coll. 635-37.
Felice De Filippis
Lo scriptorium*, la Biblioteca, l'Archivio.L'abbazia della S. T. di C. d. T. fu uno dei centri di diffusione più attivi della scrittura beneventana; sebbene il Lowe tenda a circoscriverne l'importanza entro limiti alquanto ristretti, è innegabile che gli esempi conservati attestano tale perfezione, già a pochi anni di distanza dalla fondazione del centro monastico (ms. Cav. 3, della metà del sec. xI), da postulare l'esistenza di una scuola fiorente, la quale manifesta una tradizione così tenace da offrire esempi di questa scrittura nella sua fase migliore ancora alla fine del sec. xili (ms. Cav. 19, del 1280). Bellissimi esemplari rimangono anche del periodo gotico, come i manoscritti vergati da Guido (mas. Cav. 25 e 26, anni 1316-31), notevoli anche per le miniature; e si ha notizia che l'abate Mainerio (1351-52) chiamò presso lo scriptorium Cacense miniaturisti toscani. Da ricordare tra gli amanuensi di questo centro anche Giovanni Capuono, cui si deve il ms. Cuc. 24, del 1293, e Rainaldo, che stilò un compendio della Bibbia (inizio del sec. xiv) oggi perduto. La circostanza che i codici rimasti di questo centro non siano molto numerosi (esclusa ormai è l'origine cavense del Liber Pontificalis, cod. Vat. lat. 3746; controversa quella dell'Initazione di Cristo, Parigi, Bibl. naz., lat. 13599) non è sufficiente a sminuirne l'importanza; tanto più che molti esemplari possono essersi perduti nel crollo del sec. xviII.
La Biblioteca conta oggi alcuni codici membranacei e altri cartacei, non molto numerosi ma di notevole importanza: i «pezzi» più notevoli, peraltro, come la famosa Bibbia del sec. Ix, non sono prodotti a Cava. Vi sono inoltre 120 incunaboli.
L'Archivio, ricchissimo, comprende anche documenti affluiti all'abbazia come munimina dei suoi estesi possessi o ad essa affidati come luogo sicuro, al di fuori delle lotte continue che hanno agitato il territorio circostante per lunghi secoli : vi si trovano perciò carte di molto anteriori alla fondazione dell'abbazia stessa e interessantissime per la storia dell'età longobarda e normanna. Gli 8 grossi voll. finora pubblicati del Codex diplomaticus Cacensis non ne comprendono che una minima parte. - Vedi tav. CXXI.
Bial.: P. F. Kehr, Papsturkunden in Salerno, La Cava und Neapel, in Nachrichten der b. Gmelisch. der Wissmach. zu Göttingen, Philal.-bist., Klasse, 1900, facs. II, pp. 198-269; E. A. Lowe [Lowe], The Beneventan script, Oxford 1913, pp. 31 sg., 69. 337 sg.; P. F. Kehr, Italia Pontif., VIII, Berlino 1935, p. 309 sgg.; L. Mattei-Cerasoli, Codices Cacenses, I, Cava dei Tirreni 1935: id., Guido stor. e bibl. d. arch. e d. bibliot. d'Ital.: Badia della S. T. di C., Roma 1937.
SANTISSIMA VERGINE MARIA DI EIN-
SIEDELN. - Abbazia nullius nel cantone di Schwyz nel centro della Svizzera.
Gli inizi del culto della Madonna sotto il titolo di - Unsere liebe Frau von E. + risalgono al ix sec. Nel luogo dell'odierno santuario abitò sin dall'838 l'ere-
[^0]: (da E. A. Lowe, Scriptura Boncentana, II, Oxford ESt, tav. 216) Santissima Trinità di Cava de' Tirreni, Basta della - Benedietus Berenato. De Septem egellis (cs. 1227). La miniatura rappresenta l'autore che offre l'opera all'abate Balsamo. Il codice è uscito dalio - Scriptorium' dell'abbazia, cod. Cav. 18, fol. $401^{2}$.
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(da E. nell'anno del suo millennio 101, ter, in Santissima Vergine Maria di Einsiedeln - La Vergine degli eremiti. Statua del sec. xv, venerata nella santa cappella della chiesa abbaziale - Einsiedeln.
mita s. Meinrado (Meginrat), monaco di Reichenau presso Costanza (abbazia consacrata alla Madonna), il quale, dopo un periodo di insegnamento in un monastero presso il lago di Zurigo, spinto dal desiderio di solitudine, si era ritirato nella valle alpina, dove visse fino all'86r. In seguito, presso la sua cella si stabilirono altri eremiti, tra i quali il vescovo Benno di Metz. Intorno al 930 Eberardo, già previsto di Strasburgo, radunò gli eremiti in un monastero; nel 934 ne ebbe il riconoscimento e notevoli donazioni da parte del Re. Nel 948 il vescovo Corrado di Costanza consacrò in onore della Madonna la prima chiesa che racchiudeva la cella dis. Meinrado trasformata in cappella e dedicata dallo stesso Corrado, il 14 sett., al S.mo Salvatore. Già nel xiri sec. il popolo cominciò a pellegrinare a questa cappella ed a venerarvi un simulacro di Maria S.ma; nel secolo seguente si ha notizia di miracoli avvenuti e dell'affermarsi della credenza che la cappella fosse stata consacrata dal Signore stesso. Le prove tratte da bolle pontificie e dagli annali del monastero a conferma di questa tradizione incontrano però molte critiche. I pellegrinaggi avevano luogo specialmente quando la festa della "Consacrazione angelica" ( 14 sett.) cadeva di domenica (v. dedicazione, D. angelica). Si parla di un concorso fino a duecento mila pellegrini tanto nel xv come nel xvili sec. Anche ai nostri giorni si hanno pellegrinaggi collettivi dalla Svizzera e dall'estero, oltre a numerosi pellegrinaggi individuali. Il sacro simulacro, venerato oggi, data dal 1400 . Il colore originale del volto e delle mani nel corso dei secoli restò annerito per il fumo delle candele votive della piccola cappella. Le feste principali sono quelle della Madonna
di E. (16 luglio) e dell'Assunta. Un particolare del culto mariano in E. è costituito dal canto solenne della Salve Regina, praticato ogni giorno dopo il vespro fin dal 1548. All'assistenza spirituale dei pellegrini si dedicano i monaci dell'abbazia benedettina che conta (1952) 126 sacerdoti, ro professi non sacerdoti e 59 conversi; un'ottantina tra sacerdoti e conversi si trova però occupata altrove, specialmente in istituti e scuole della Svizzera e all'estero. Il monastero odierno, costruito nel 1700 , e la sua basilica, consacrata nel 1733 , sono noverati fra le costruzioni più notevoli del barocco al nord delle Alpi.
Pio X con motu-proprio del 7 maggio 1907 la dichiarò abbazia nullius. Pio XII con la cost. apost. Insignis Einsiedlensis del 13 dic. 1947 riconfermo il privilegio concesso in perpetuo all'abate pro tempore e tutti i diritti, potestà e privilegi propri delle prelature nullius, derogando espressamente al prescritto del can. 319,2 del CIC (AAS. 40 [1948], pp. 142-43).
Bibl.: Annales Einsiedlenses, ed. G. H. Periz, in MGH, Scriptores. III. Hannover 1839, pp. 142-49; A. Kuhn, Der jetzige Stiftbau, 2*ed., Einsiedeln 1912; I. Moser, Die Kulturarbeit des Stiles Einsiedeln, ivi 1913; L. Brehler, E. und sein Areliteler, Moosbrugget 1924; anon., E. nell'anno del suo millennio, Einsiedeln 1924; Cotincas, II. coll. 1034-30. Teodoro Schwegler
SANTITA. - Separazione dal profano, considerata in Dio o nelle creature. Come attributo di Dio, è la stessa essenza divina in quanto trascendente, infinita perfezione. I teologi distinguono in Dio la s. ontologica (Dio Sommo Bene cui tutto tende) e la s. morale (Dio in quanto ama se stesso Sommo Bene).
La s. importa l'assenza completa della colpa. Si distingue pure una s. ontologica e morale nelle creature. La prima si dice di esse per rispetto a Dio, in quanto nel loro essere sono a lui consacrate: "santo" equivale allora a "sacro". Tali sono tutte le cose o le persone segregate dagli usi profani e dedicate alla Divinità (come gli altari, gli oggetti del culto, i religiosi). La s. morale invece non compete che ad esseri liberi; e si ha nella loro conformità di volontà con la divina.
Nell'ordine morale suprannaturale, la s. importa inoltre una trasformazione interiore, prodotta dall'abito infuso della Grazia (v.) santificante, dalle virtù e i doni (v.). L'anima viene assimilata a Dio ed è a lui unita come emica. Ha i diritti di figlia adottiva ed è partecipe dell'eredità divina con una speciale inabitazione (v.) della S.ma Trinità. Tale s.

(fot. Marizater)
Santissima Vergine Maria di Einsiedeln - Interno della navata vista dal coro ( $1^{*}$ metà del sec. xvili) - Einsiedeln.
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ha gradi più alti quanto maggiormente cresce la perfezione (v.) dell'anima.
Tutti i fedeli sono chiamati alla s., almeno in modo generale. Tale verita consta dalla S. Scrittura (Mt. 5. 48; L.c. 14, 25; Phil. 4, 8; I Cor. 7, 29-31; Eph. 1, 4; II Tim. 3, 10; I Pt. 1, 15; I Io. 2, 15; Apoc. 22, 11), dai ss. Padri (s. Agostino, Sermo 9b, 7: PL 38, 588; s. Basilio, Sermo de renunciatione saeculi: PG 31, 628), dalla costante tradizione (cf. Pio XI: AAS, 13 [1922], pp. 49-63). Iddio infatti non può non volere per tutti quel che è pienezza di bontà, compimento della sua volontà, divina somiglianza, imitazione di Cristo (cf. O. Zimmermann, Jazerià, $2^{2}$ ed., Friburgo in Br. 1929, § 48, p. 255). Non tutti però sono chiamati allo stesso grado di s.; Iddio infatti non concede a tutti le medesime grazie (cf. Sum. Theol., 15-200, q. 112 a. 4; F. Suárez, De Gratiis, 1. 1N, cap. 6, n. 9), né tutti hanno le stesse disposizioni, preparazione e corrispondenza (cf. Pio XI, loc. cit., p. 55). Potendo però tutti raggiungere quella perfezione che Iddio vuole da loro, viene dai Padri ripreso come grave tentazione il dubitare della possibilità della s. (cf. J. Alvarez, Opera spiritualia, I, Lione 1608, 3,1; Pseudo Macario, De orat., n. 12: PG 34, 861).
La Chiesa, avendo da Cristo il mandato di magistero, propone in più modi quale sia la maniera più sicura per raggiungere concretamente la s., specialmente in documenti particolari concernenti la spiritualità cristiana, nell'approvazione delle Costituzioni di Ordini religiosi, nel canonizzare i santi, nel condannare errori.
Un questo magistero risulta che la s. consiste praticamente nell'esercizio delle virtù in grado eroico. A ciò si richiede che il fedele compia molti atti di tutte le virtù cristiane (chi peccasse contro una, pur avendo le altre, non può essere santo) in un grado superiore a quello comune dei buoni, abitualmente, anche in circostanze ardue, tra difficoltà ed impedimenti, e costantemente. Per quanto tempo? Certo per uno spazio di tempo abbastanza prolungato (P. Lambertini [Benedetto XIV], De beatijicatione ecc., 1. III, cap. 39, n. 5). Alcuni lo calcolano, approssimativamente, di dieci anni. Non si può avere virtù eroica e quindi s. senza l'uso di mortificazione (v.) sia interna che esterna.
Le virtù in grado eroico non differiscono da quelle comuni, se non di grado. Gli abiti virtuosi infusi e acquisiti sono infatti i medesimi, e la prontezza, facilità ed alacrità proprie di chi agisce eroicamente non sono differenze essenziali ma qualitative (Sum. Theol., 30, q. 7 a. 2; P. Suárez, In 3 divi Th., q. 7, a. 2). Per la s. non si richiede la contemplazione infusa (P. I.ambertini, loc. cit., 26, n. 8). Nelle condizioni attuali dell'umanità, decaduta per il peccato originale, la s. non esclude qualche caduta in peccati veniali di fragilità (Denz-U, 833). I santi però vi cadono meno che gli altri, con minor volontarietà, e man mano che progrediscono nella perfezione aumentano di purezza. Tale desiderio di purità li conduce a praticare la confessione frequente. Molti santi si confessarono quotidianamente. Così s. Caterina da Siena, Caterina di Svezia, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio, Pietro Claver, Carlo Borromeo, Luigi Bertrando, Alfonso de' Liguori, s. Leonardo da Portonourizio (cf. B. SaintJure, Connoissance de N.-S. J.-C., III, cap. 10, § 9).
La s. nasce da un duplice principio, divino ed umano. Iddio dà la Grazia, e l'uomo la cooperazione. Non mancando mai Iddio da parte sua, per raggiungere la s. occorre la più attiva cooperazione umana, contrariamente a quanto dicevano i quietisti e semiquietisti i quali conducevano ad una passività erronea e perniciosa (Denz-U, 471, 1221). Bisogna saper unire passività, ossia docilità alla condotta dello Spirito Santo, con attività. E utile un certo metodo di vita ascetico, che ordini i mezzi da usare per raggiungere progressivamente le varie virtù.
La teologia spirituale insegna vari metodi. secondo la diversità delle vocazioni, delle vie che conducono a Dio, delle varie indoli e stati d'evoluzione delle anime. Tra i mezzi più utili per raggiungere la s. va raccomandato
soprattutto agli inizi l'uso di una buona direzione spirituale la quale dovrà condurre le anime ad una vita di preghiera, ossia di elevazione a Dio nelle più svariate forme; ad una vita intensa sacramentale, con la pratica accurata della penitenza e della S.ma Eucaristia; ed infine ad una vita di mortificazione e di abnegazione, con le quali il fedele riesce a compiere gli sforzi necessari alla s. ed a superare gli ostacoli. Tra i mezzi sempre raccomandati dai santi è importante l'abitudine del raccoglimento, del silenzio e del ritiro, con la fuga delle vanità mondane, che permettono l'elevazione alle cose celesti e la considerazione dei valori eterni. In generale i maestri di spirito consigliano di iniziare il lavoro della propria santificazione al più presto, nel periodo della giovinezza (F. Charmot, La direction spirituelle, Parigi 1934, pp. 30-56).
Pur essendo tutti chiamati alla s. e dovendo perciò ciascuno desiderarla, vi sono tenuti in modo speciale i religiosi e gli ecclesiastici (CIC, cann. 124-26). Gli ultimi pontefici hanno in modo particolare illustrato la natura della s. sacerdotale, dimostrando che, in virtù dell'ufficio e dell'Ordine sacro, i sacerdoti devono risplendere dinanzi ai fedeli, puri d'egni colpa e con virtù non mediocri.
Nella s. si raggiunge il massimo bene. L'individuo è da essa reso buono, ricolmo di santi pensieri e desideri, di santo amore, pronto alle più grandi imprese, ricco di una bellezza superiore, felice già in terra con il pregustare alcunché delle gioie celesti, con intimi giubili provenienti dall'inabitazione di Dio in lui, con il possesso della vera libertà e sicurezza, e perciò della pace. La s. irradia poi, in favore del prossimo; perché nessuno soccorre l'umanità più dei santi. Il santo aiuta, sopporta, perdona, invita al bene. I perfetti fanno nascere sul loro passaggio nuovi esempi virtuosi. Dio per merito loro resta placato e fa scendere più grazie sul genere umano. Infine la s. realizza una maggior gloria di Dio. Il santo attua la gloria di Dio, obiettivamente, in quanto è un suo capolavoro, ossia un effetto dell'attività divina creatrice e redentrice; e soggettivamente, giacché tutto il suo essere si consuma nella fede, nel servizio, nell'amore di Dio. Il santo è come un cantico alla divina bontà. Le sette domande o petizioni del Pater noster hanno nel santo la pienezza maggiore di attuazione. Perciò la s., portando al massimo la figliolanza divina, è la vera ed intima amicizia con Dio, e vien lodata dalla Scrittura come la perla preziosa, il tesoro nascosto, il Regno di Dio (O. Zimmermann, op. cit., § 32, pp. 276-78).
Bib.: J. Müller, Uber den Begriff der Heiligkeit, in Zeitschr. für hath. Theol., 20 (1896), p. 471 sgg.; H. Delehaye, Sanctus, Bruxelles 1927, pp. 234-61; P. Remy, Le sens du mot sainteté, in Etudes franciscaines, 49 (1937), pp. 464-74; B. Remec, De sanctitate et gratia, Lubiana 1940; F. Cagna, De peocesse canonizationis, Roma 1940; Gabriele diS. Maddalena, Normes actuelles dila s., in Etudes carmélitaines, 28 (1949), pp. 173-89; G. Rambaldi, Spiritualità del clero, in Civ. Catt., 1950, 11, pp. 12-23, 288-304.
Arnaldo M. Lanz
SANTITÀ DELLA CHIESA. - Una delle proprietà della Chiesa, da cui tutte le altre in certo modo promanano. La s. d. C. è una verità di fede, formulata già nel più antico Simbolo di fede, detto Apostolico, tanto nella redazione orientale che in quella latina. Il II Concilio ecumenico (Costantinopoli, a. 381) l'ha solennemente proclamato dogma (Denz-U, 86).
I. Documenti della Rivelazione. - La s. d. C. predetta già dal Vecchio Testamento (Ps. 71, 7; Is.2, 2; Ier. 31, 31 sgg.; Ez. 11, 27-20) viene riaffermata nel Nuovo.
Gesù Cristo. Fondatore e Capo della Chiesa (Io. 10, 36; Act. 13, 35), come Dio, è la s. infinita. la s. sussistente, che coincide con ciò che è il fondamento ultimo di ogni s.: la pienezza dell'Essere divino. l'atto puro. Chi fondò la Chiesa nei suoi elementi essenziali, chi formò gli Apostoli, che sono la gerarchia della Chiesa, chi insegnò le verità dogmatiche e morali, possiede tale inasauribile s. che scaturisce dall'Unione Ipostatica e si spande sulla Chiesa, che è opera sua. Santo è il suo Vangelo che non si deve esporre agli impuri (Mt. 7, 6); santa è la sua verità, Santificali nella verità, la tua pa-
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rola è verità ( (Ia. 17, 17); «La grazia e la verità sono venute mediante Gesù Cristo" (ibid. 1, 17). Da Gesù Cristo scaturisce, mediante la gerarchia e il ministero sacerdotale, il "perfezionamento dei santi" (Eph. 4, 12). Cristo-Capo santifica la Chiesa-Corpo (ibid. 5, 26; Hebr. 2, 11). La Chiesa è una "nozione santa" (I Pt. 2, 9). Tale flusso costante delle grazie avviene mediante lo Spirito Santo, anima della Chiesa, il quale distribuisce i tesori della vita soprannaturale, ispira i pastori di anime perché le loro parole e azioni siano santificatrici, custodisce la Chiesa nell'integrità della sua costituzione e della sua dottrina.
I Padri e i Dottori della Chiesa esaltano con eloquenza la s. della Sposa di Cristo, soprattutto s. Cipriano (De unitate Ecclesiae, cap. 6: PL 4, 502: "Adulterari non potest sponsa Christi "), s. Agostino ("Sanctum Ecclesiam, matrem vestram... honorate, diligite, praedicate". Serm., 214, II: PL 38, 1071).
II. Natura della s. D. C. - La s. d. C., per quanto misteriosa nella sua essenza, non è solamente una proprietà, ma anche una "nota", che permette di riconoscere fra tutte l'unica vera Chiesa di Cristo. Occorre però distinguere tra la s. dei principi (strumenti e mezzi di santificazione) o s. "attiva" e la s. dei membri della Chiesa o s. "passiva".
Perché la Chiesa possa essere chiamata santa nei suoi membri, non è necessario che la maggior parte dei suoi figli vivano una intensissima vita soprannaturale, è sufficiente che i membri, che vivono seriamente la vita cristiana, costituiscano un numero considerevole e che fioriscano in essa, sempre, anime di una s. eroica. La storia ha registrato sempre accanto ai tiepidi un rilevante numero di cattolici appartenenti a tutte le categorie sociali, insigni per fede e per virtù, anzi un discreto numero di veri santi. Purtroppo il male e i difetti spesso fanno più rumore che il bene e la virtù. Ciò rende meno facile porre sotto gli occhi dei dissidenti la s. d. C. considerata nella vita dei suoi membri. Conviene invece insistere sulla s. dei principi (nel senso largo del termine) che attingono l'essenza stessa del cattolicesimo e ad esso direttamente o indirettamente si riferiscono.
La Chiesa è santa nella sua natura, nella sua costituzione. Cristo ha voluto che il Corpo Mistico sia a lui conforme, e quindi, in tutta la sua estensione, continuatore dell'opera di salvezza (Ia. 20, 21 e 17, 18). Se nel Capo la divinità abbia corporalmente, altrettanto deve avvenire in tutto il corpo; la Chiesa è un solo corpo (umano, sociale, visibile, a tutti accessibile) e un solo spirito (Eph. $4,4-6$ ). Mediante la conformità al Verbo Incarnato essa raggiunge la massima partecipazione alla vita divina (II Pt. 1, 4). La Chiesa è dunque santa, perché, sempre fedele alla sua costituzione umano-divina, ha sempre suscitato dal suo seno numerosi martiri, "testimoni " di tale costituzione. Fuori della Chiesa, invece, non si trova nulla di simile; tanto le denominazioni protestantiche quanto le comunità dissidenti orientali non formano un corpo, del quale si possa dire che è divino e perfettamente umano, e una sola società perfetta.
La Chiesa è santa nei suoi dogmi che sono tutti "generatori di pietà" (Tanquerey) specialmente quelli respinti dalle confessioni dissidenti. Tale, p. es., è il dogma dell'Immacolata Concezione (v.) di Maria, che è l'espressione di una verità, che da secoli nutre la pietà cattolica; il dogma del Purgatorio (v.) che santifica i fedeli ispirando loro sentimenti di ammirazione per la sapienza, la giustizia e la misericordia di Dio e mette in evidenza la verità tanto salutare che lo "stato di via" (status viae) finisce con la morte e che dopo non è più possibile né meritare né convertirsi. Altrettanto occorre dire di molti altri punti di dottrina specificamente cattolica, ai quali i dissidenti altro non sanno opporre che negazioni sterili per la santificazione.
Le verità definite del primato (v.) e dell'infallibilità (v.) pontificia esigono uno spirito di obbedienza generosa, libera da ogni considerazione umana, fondata su una vita intensa di fede. Ora, per testimonianza concorde di tutti i maestri di spirito, anche di quelli separati dalla
Chiesa cattolica, l'obbedienza è virtù base, indispensabile, che dà consistenza a tutte le altre, preserva dalle illusioni e conduce direttamente alla santità. L'obbedienza dà origine all'umiltà, altra virtù fondamentale, la quale dispone l'anima all'infusione della Grazia santificante. Presso gli acattolici, niente rimane che possa sostituire l'efficace influsso esercitato dall'obbedienza al romano pontefice. Non rimangono che divisioni sempre più profonde, infuochimento progressivo dello spirito di carità. Fuori del cattolicesimo, l'esercizio della virtù dell'obbedienza in tutta la sua pienezza evangelica è impossibile, non essendoci un'autorità che abbia il diritto di esigerla.
I Sacramenti (v.) sono riti istituiti dal Salvatore come mezzi di santificazione; possono produrre i loro effetti anche negli acattolici, perché sono sempre Sacramenti della Chiesa; ma è solo la Chiesa cattolica che vigila sul loro carattere sacro, sulla loro inviolabilità; per questo essa non ammette il divorzio (v.) che è un vero attentato al Sacramento del matrimonio, né permette la violazione del segreto confessionale: ciò, invece,