etti anche negli acattolici, perché sono sempre Sacramenti della Chiesa; ma è solo la Chiesa cattolica che vigila sul loro carattere sacro, sulla loro inviolabilità; per questo essa non ammette il divorzio (v.) che è un vero attentato al Sacramento del matrimonio, né permette la violazione del segreto confessionale: ciò, invece, doveva farsi in certi casi nella Chiesa russa fin dall'epoca di Pietro il Grande. La Chiesa cattolica fa tutto quanto sta in suo potere affinché l'azione benefica dei Sacramenti raggiunga il maggior numero di anime sparse in tutto il mondo: la sua cattolicità è un aspetto della sua s. Nella Chiesa cattolica l'Eucariatia, fonte di ogni s., è l'oggetto di un culto intenso e perpetuo; essa è il centro vivente della vita soprannaturale del cattolico fervente. Tutto ciò manca, ordinariamente, ai protestanti. Presso gli Orientali non uniti c'è ancora la vera Comunione, ma fuori della Messa il culto del S.mo Sacramento quasi scompare per il prevalere del culto delle isoni e delle reliquie, la Comunione frequente è rarissima. La Chiesa è santa, inoltre, perché osserva e fa valere la legge divina naturale; anche perché non si è ataccata dalla Chiesa dei primi tempi, ossia per la sua apostolicità.
Per ben comprendere quali sono i fattori vitali della s. d. C., occorre non perdere di vista l'eterna opposizione esistente tra la s. e l'empietà, tra la Chiesa e le "porte dell'inferno". L'empietà cosciente, radicale, formale, odia e combatte tutto ciò che nelle comunità cristiane è voluto da Dio come strumento di santificazione, e favorisce tutto ciò che può nuocere alla vita soprannaturale, alla s. Secondo quanto Gesù Cristo ha predetto (Mr. 16, 18; Le. 31, 32), le potenze dell'inferno si scagliano principalmente, anzi, unicamente, contro la Chiesa fondata su Pietro; nelle confessioni dissidenti l'empietà non attacca che quanto c'è ancora di santo, di cattolico. In tutti i tempi e in ogni luogo, l'ateismo militante e l'immoralità più varia hanno condotto una guerra senza quartiere contro il papato, alleandosi in pari tempo con tutte le religioni o confessioni cristiane nella lotta contro la S. Sede. Attualmente la guerra contro "il Vaticano "è il punto centrale e dominante di tutta l'azione antropologica dell'ateismo che favorisce con tutti i mezzi lo spirito antiromano degli acattolici. La tragedia di certe confessioni cristiane dissidenti consiste nel fatto che, mentre da una parte condividono con il cattolicesimo l'onore di essere perseguitate dall'irreligione, dall'altra, ad essa si uniscono nella lotta contro la Chiesa.
III. Obiezioni. - 1. La Chiesa cattolica non è santa perché tollera grandi peccatori. Si risponde che la Chiesa non è santa soprattutto per le azioni umane dei suoi membri, ma in quanto è istituzione e società perfetta, che con i suoi principi santificatori si oppone al cattivo uso della libertà. In questo modo, la Chiesa è santa nel senso che conduce alla perfezione coloro che le si mostrano docili; assicura le ascensioni spirituali, educa e trasforma coloro che non le fanno opposizione. La Chiesa nascente santificata dalla forza del suo Fondatore ebbe debolezze e difetti in mezzo agli stessi Apostoli, dai quali uscì persino Giuda. La Chiesa con tutti i suoi mezzi di santificazione è la mano di Dio che si piega verso l'umanità decaduta per rialzarla e salvarla. La Chiesa è una madre infinitamente buona, piena d'amore, la quale fa tutto il possibile per salvare i suoi figli che sono deboli e peccatori.
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2. Nella Chiesa cattolica tutto scaturisce dal papa; ma molti * papi furono grandi peccatori, incapaci di dare agli altri una santità che essi non possedevano affatto.
Che ci siano stati papi indegni, lo si ammette. Ma negli ambienti anticattolici si esagera assai, sia quanto al numero sia quanto alle loro debolezze; e, quel che più conta, ci si inganna completamente vedendo in certi papi indegni quasi un elemento imputabile al cattolicesimo; la verità sta proprio dalla parte opposta. I cattivi papi erano le creature di un cesaro-papismo principesco o imperiale, il risultato di un indebolimento momentaneo del papato, una infiltrazione di principi opposti ai principi cattolici. Man mano che l'idea cattolica di un papato indipendente si affermò nei conclavi, il livello morale dei papi automaticamente si innalzò. Inoltre, la santità-grazia deriva non dal papa, ma da Cristo-Capo e dal suo Spirito santificatore; il papa non è che uno strumento di cui si serve Dio per manifestare la sua volontà e comunicare la sua Grazia. La santità non viene dai superiori ecclesiastici, ma dall'obbedienza verso Dio, che agisce mediante le loro persone. Numerosi sono i santi che divennero tali con l'obbedienza a superiori imprudenti, di vedute corte e di comune valore morale. L'obbedienza ai papi, anche se imperfetti, dà a coloro che la compiono lumi soprannaturali e suscita in essi slanci di santità.
3. I dissidenti, in particolare gli Orientali, hanno molti santi, persino taumaturghi; perciò la santità non è una nota distintiva della cattolicità.
Si concede valentieri che in mezzo ai dissidenti ci siano stati asceti di intensa vita soprannaturale; ma tali asceti non si nutrivano di dottrine anti-romane, ma di elementi del cattolicesimo ancora rimasti nelle chiese separate (dogni cattolici, Sacramenti, riti anteriori alla separazione, scritti dei Padri della Chiesa); erano pertanto in buona fede, praticavano la religione nell'impossibilità di conoscere la vera Chiesa; per questo, la Grazia di CristoCapo, che è la Grazia della Chiesa cattolica, non li abbandonava; tali santi dissidenti riconosceranno in Cielo che la Chiesa cattolica è la loro madre.
Bim., oltre i trattati classici De Ecclesia di G. B. Franzelin, A. Strault, G. Muncunill, R. Schultes, H. Dieckmann, M. d'Herbigny, A. M. Vellico, T. Zapelena e i noti studi sul *Corpo Mistico * di G. Anger, E. Mura, F. Jürgensmeier, G. Fucke, cf. A. de Poulpiquet, L'Eglise cath., Parigi 1923, pp. 142-248; A. Michel, Sainteté, in DThC, XIV, coll. 841-70; S. Tyvkiewicz, La sainteté de l'Eglise, in Nouv. rev. théol., 63 (1936), pp. 449479; G. Thils, Les notes de l'Eglise dans l'apologet. depuis la Reforme, Gembloux 1937; A. J. Festugière, Le sainteté, Parigi 1942; R. Flus, La s. cattolica, trad. it., Torino 1943; S. Tyvkiewicz, La sainteté de l'Eglise christoconforme, Roma 1949 (punto di vista speciale); R. Gorrigou-Lagrange, La sainteté de l'Eglise, in M. Brillat - M. Nédoncelle, Apologétique, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1948, pp. 623-64 (con bibl.); G. Philips, La S. Chiesa catt., trad. it., Roma 1949, pp. 54-62.
Staniolao Tyvzkiewicz
SANTITÀ DI CRISTO E DI MARIA. - I. Prospetto storico. - 1. S. di Cristo. - Il Nuovo Testamento applica formalmente a Gesù l'aggettivo "santo" (8710c; Lc. 1, 35; Act. 3, 14; 4, 27, 30; Hebr. 7, 26) ed anche il sostantivo ( $6870 \mathrm{~g}$ ) i dèmoni riconobbero in lui «il Santo " per eccellenza (Mc. 1, 24); lo stesso titolo gli dà l'Apoc. 3, 7.
Il termine "santo" non solleva che un minimo lembo su tutto ciò che della s. di Cristo riferisce la S. Scrittura; attenersi ad un criterio esclusivamente lessicografico non permette di cogliere l'elemento essenziale della questione. La s. del Messia appare già nel Vecchio Testamento. Egli è il Cristo, cioè l'Urto, il consacrato (Dan. 9, 25-26; Ps. 2, 2), il giusto (Is. 53, 11), ripieno di Spirito Santo (Is. 11, 2; 42, 1; 61, 1-2). Il Nuovo Testamento consacra in maniera esplicita questi dati essenziali (Mt. 1, 20; Lc. 1, 35 : concezione di Cristo. Mt. 5, 16 e luoghi paralleli sinottici; Act. 10, 38 : suo Battesimo; Lc. 4, 18 : suo ministero). Gesù affermò recisamente che è senza peccato (Io. 8, 46; 14, 30); affermazione espressa astrattamente in II Cor. 5, 21; Hebr. 4, 15; I Io. 3, 5 e I Pt. 2. 22. Egli è colui nel quale tutti gli altri sono, e vengono chiamati, santi (I Cor. 1, 2; Phil. 1, 1).
Espressa sotto varie forme nella Scrittura, la s. di
Cristo risplende in tutta la sua vita (L. de Grandmaison, Jésus-Christ, II, 180 ed., Parigi 1931, pp. 79121); non trova detrattori, tranne che negli scribi e nei farisei (i quali l'accusarono di golosità [Mt. 11, 19], di illegalità, particolarmente di violazione del sabato [Io. 3, 18; 9, 16] e di bestemmia [Mc. 2. 7; Mt. 26, 27; Io. 5, 18]; anni arrivarono persino a chiamarlo indemonicto [Io. 7, 20; 8, 48-49; 10, 20; cf. Mt. 12, 24]) e in alcuni neo-protestanti liberali (DThC, VIII, coll. 1381-82).
Il fatto della s. di Cristo è non soltanto dottrina della Chiesa, ma patrimonio della civiltà : l'ammettono anche coloro che non credono in Cristo. Tale concordia, perfetta sin dalle origini, dispensa dall'addurre le testimonianze dei Concili (Efesino, can. 10, Denz-U, 122; Calcedonense, ibid., 148; cf. 711) e dei Padri.
2. S. di Maria. - La s. di Maria, invece, ha avuto fin dai primi secoli forti attacchi da parte degli eretici e alcune incertezze presso gli scrittori ecclesiastici, e intorno ad essa, come, del resto, intorno a molti altri punti della teologia mariana, ci fu un vero e proprio sviluppo, di cui occorre esaminare le tappe.. Il Nuova Testamento, cesi chiaro intorno alla s. di Cristo, è meno esplicito intorno a quella di Maria. I testi principali sono: Lc. 1, 28 (207531709671; - gratia plena ${ }^{3}$ ); 1, 35 ( $=$ Spiritus Sanctus superveniet in te et virtus Altissimi obumbrabit tibi "), 1.45-48 («beata, quae credidisti...»). Le obiezioni contro la s. di Maria sono state tratte dai seguenti testi: Lc. 2, 35 ("tuam ipsius animam pertransibit gladius *, intesa con vera aberrazione esegetica nel senso che la spada predetta da Simeone altro non sarebbe che un dubbio nell'anima di Maria); Lc. 2.48 (" Fili, quid fecisti nobis sic?", in cui si vuol trovare un ingiustificato rimprovero); Io. 2, 3-4 ("quid tibi et mihi est. mulier ", cf. F.-M. Braun, La Mère de Jésus dans l'oeuvre de st Jean, in Recue Thomiste, 50 [1930], pp. 446-52); Mt. 12. 47 ("Ecce Mater tua et fratres tui foris stant quaerentes te * (non risulta affatto che la Vergine avesse gli stessi sentimenti e partecipasse al progetto dei \& fratelli di Gesù"); in ultimo, Lc. 8.20-21. Questo testo conferma positivamente la s. di M., se si tiene conto di due osservazioni: il solo Luca riporta tale testo: "Benedetti piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica *. Ora, è lo stesso Luca a riferire (anche qui, solo) e con insistenza, che Maria ha la beatitudine soprannaturale della fede (Lc. 1,45: "Beata colei che ha creduto *; cf. 1.42 e 48 : come pure 2.19 e 51 ).
Sulla base dei dati impliciti della Scrittura avviene lentamente e non senza scosse lo sviluppo dogmatico. Lo studio fondamentale su questo argomento è quello di G. Jouassard (Le problème de la sainteté de Marie depuis les origines de la patristique jusqu'au Concile d'Ephèse, in Bulletin de la Société française d'études mariales, 5 [1947], pp. 13-28) al quale conviene aggiungere lo studio del periodo post-efesino, fatto dallo stesso autore (Marie à travers la patristique, in H. de Manoir, Maria, I, Parigi 1949, pp. 139-53).
Dalla fine dell'èra apostolica agli ultimi testi di s. Ireneo chiaramente favorevoli alla s. di Maria (G. Jouassard, Marie, p. 73). Era, quello, il periodo nel quale i pagani e i Giudei tentavano di gettare il discredito sulla persona di Gesù con calunnie assai volgari intorno a Maria (detta quaestuaria). Forse i primi sviluppi del Vangelo di Giacomo si potrebbero considerare come delle reazioni indirette a tali attacchi.
Tertulliano li combatté direttamente ed energicamente (De spectaculis, cap. 30: PL 1, 662; CSEL, XX, 29), senza tuttavia affermare in pieno la perfezione della s. di Maria: ritenne di scoprire in lei qualche ombra di incredulità (Adv. Marc., IV, cap. 19: PL 2, 404-406, CSEL, XX.VII, 482-83; De carne Christi, cap. 7: PL 2, 766-69). Analoghe affermazioni si trovano in Origene, il quale, tuttavia, mostra immensa stima per Maria (C. Vagaggini, Maria nelle opere di Origene, Roma 1942, pp. 136-71 e G. Jouassard, Le problème de la sainteté, cit., pp. 17-19), in s. Cirillo d'Alessandria, in s. Basilio (con qualche riserva), in Anfibichio di Iconio, in maniera molto viva presso s. Giovanni Chisatomo e, persino, presso s. Efrem (ibid., pp. 19-20). S. Epifanio non si lasciò trarre
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da tale corrente (ibid., p. 20). S. Atanasio, a quanto risulta da un suo scritto sulla verginità (di cui è pervenuta una versione copta, ed. e trad. in Le Musicon, 42 [1929], pp. 197-275) esalta Maria come il modello delle vergini.
Questa descrizione cadde sotto gli occhi di s. Ambrogio, tre anni dopo la sua elevazione all'episcopato: se ne impossessò (De virg. ad Marcellinum, II, cap. 2, nn. 6-18: PL 16, 108 sgg.), ponendo cosi fine, con la sua autorità, alle incertezze degli Occidentali, rimasti fino a quel momento oscillanti come i Greci (Jouassard, Le problème de la sainteté, cit., pp. 21-22). S. Agostino adoperò espressioni ancora più chiare : «Per l'onore del Signore, non voglio nemmeno che si ponga la questione intorno a Maria quando si tratta di peccato * (De natura et Gratia, 42 : PL 44, 267; CSEL, LX, 263-64).
Nondimeno, trascinato dalla sua concezione troppo rigorista del peccato originale e dall'impero polemico contro Pelagio che insegnava non soltanto Maria, ma tutti gli uomini nascere senza peccato originale, respinge l'idea di Immacolata Concezione. Il testo compromet. tente che ha lasciato su questo argomento (Opus imperfectum adv. Julianum, IV, cap. 122: PL 45, 1418 sgg.) è stato interpretato da tutti gli autori antichi come una negazione del privilegio mariano. E cosi l'Occidente, dopo aver preceduto l'Oriente nell'affermare la perfezione della s. attuale di Maria, doveva poi restargli indietro; l'Oriente cominciò a riconoscere la s. originale di Maria già verso la fine del periodo patristico (cf. Jouassard, Marie, pp. 139-52).
I dubbi sorti intorno alla s. di Maria dipendono dalle seguenti cause: ambiguità di certi testi biblici, esagerazioni polemiche (Tertulliano), ricerca di effetti brillanti presso i predicatori (cf. il Crisostomo), ragionamenti impostati sull'analogia con i difetti degli Apostoli, interpretazione teologica troppo stretta del principio che Cristo è «l'unico santo». L'esplicitazione della dottrina della s. di Maria è legata a quella della sua verginità ( $x$.) che la coscienza cristiana ha affermato più rapidamente. Essa è connessa anche con lo sviluppo dell'ascetismo e della sua forma più perfetta: la verginità. Gli asceti intuirono, per una specie di connaturalità mistica, la forza spirituale della verginità di Maria e riconobbero in lei il perfetto modello della s.
II. SINTESI TEOLOGICA. - Tra la s. di Cristo e la s. di Maria vi sono analogie profonde. Occorre pertanto esaminare parallelamente questi due punti, in modo da precisare nello stesso tempo somiglianze e differenze. Tale esposizione si limita al concetto stesso di s. e non tocca affatto i problemi ad essa connessi : Grazia, virtù e doni (cf. E. Campana, Maria nel dogma, 64 ed., Torino 1943, pp. 505-54; G. Alastruey, Mariologia, I, Valladolid 1934, pp. 175-442; G. Roschini, Mariologia,

(fot. Barbu Castille)
Santo Domingo - Altare della Patria, dove riposano i resti di Duarte Sánchez y Mella - Ciudad Trujillo.
111, Roma 1947, pp. 7-190). Si esaminano successivamente i quattro aspetti della s. che comporta due piani (essere ed agire) e due aspetti (positiva e negativa).
Dei quattro aspetti, il più profondo è la consacrazione (ontologica positiva). Ma altro è la s. di Cristo che è l'unzione sostanziale della divinità stessa e si risolve nella sua personalità divina, altro la s. di Maria che è accidentale. E cadere in un certo equivoco chiamare quest'ultima, per analogia, una "s. sostanziale " o "quasi-sostanziale" (J. M. Bover, Soterologia mariana, Madrid 1946, pp. 345-53).
T'utte le questioni relative alla s. di Cristo e di Maria dipendono da questo piano ontologico o vanno poste in funzione di esso.
I problemi relativi alla s. di Cristo possono essere ridotti a quattro principali: se l'unione ipostatica è formalmente santificante; quale sia il principio formale della santificazione sostanziale; se debba essere concepita come fisica o come morale; se sia infinita (cf. Juan Barbiano [m. nel 1676], De gratia et sanctitate univiae Christi [1658], ms. dell'Università di Salamanca, n. 975, 110 ff. [cf. n. 974, 72 ff.]; è la monografia più completa intorno al problema: A. Michel, in DThC. VIII, coll. 1275-79; A. Moren, La santitud de la humanitas de Christo en la teologia de los siglos XVI y XVII, in Estnd. ecl., 25 [1951], pp. 33-62).
Per analogia sono stati posti gli stessi problemi intorno a Maria. Anche qui il più importante è il primo: se la divina maternità sia formalmente santificante (J. M. Delgado Varela, Maternidad formalmente sanctificante: origen y desenvolvimento de la controversia, in Estudios Marianos, 8 [1949], pp. 132-84). Mentre la maggior parte dei teologici ritengono che l'unione ipostatica santifica formalmente Cristo, la dottrina di una santificazione formale di Maria a causa della sua divina maternità, indipendentemente dalla Grazia, rimane un'opinione isolata.
Si parla, sia per Cristo che per Maria, di una pienezza di Grazia, che rende i loro atti accetti a Dio e regola la loro s. positiva nell'ordine operativo; tale pienezza, però, non va intesa nella stessa misura; è assoluta in Cristo, in quanto è la più grande possibile nell'ordine creato da Dio; è relativa in Maria, cioè proporzionata alla sua dignità di Madre di Dio e degli uomini.
La maternità divina è alla Grazia di Maria ciò che l'unione ipostatica è alla Grazia di Cristo. Ma anche qui l'analogia comporta profonde differenze. La maternità divina richiede la pienezza di s. secondo una necessità morale; l'unione ipostatica, invece, secondo una necessità fisica; l'unione ipostatica, infatti, è principio adeguato della pienezza di Grazia. la maternità divina è soltanto titolo alla pienezza di Grazia. La qual differenza è connessa ad un'altra. Nel primo istante Maria ricevette la pienezza di Grazia a causa della divina maternità, che essa era chiamata a realizzare nel futuro; in Cristo, fin dal primo istante, la Grazia fiorì dall'interno, dalla divinità, nella quale la sua umanità sussisteva.
Sull'aspetto ontologico negativo (preservazione dal peccato originale contratto in Adamo dal genere umano) la differenza è pure notevole. Maria è concepita in maniera comune da un padre e da una madre, che hanno contratto la macchia originale. Dio deve intervenire formalmente per preservarla da tale macchia. Al contrario la concezione immacolata di Cristo è una conseguenza normale della generazione verginale e che non richiede un intervento formalmente preservatore di Dio. Cosi, l'Immacolata Concezione di Maria prepara quella di Cristo che è più perfetta, poiché esclude qualsiasi legame, anche estrinseco e mediato, con i peccatori e con il peccato.
L'impeccabilità di Cristo è metafisica, assoluta : assunta personalmente dal Verbo Divino, l'umanità di Cristo non poteva peccare in alcuna maniera. Questo punto
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è stato raramente contestato (cf. DThC, VIII, col. 1275). Il modo, secondo il quale si realizza tale impeccabilità, è più discusso (ibid., VIII, coll. 1290-1308). Si potrebbe distinguere cosi ciò che è comunemente ammesso: il Cristo è impeccabile radicalmente, in virtù dell'unione ipostatica; formalmente, in virtù della pienezza di Grazia. Al contrario, limpeccabilità di Maria (cf. Concilio di Trento, sess. VI, cap. 23; Denz-U, 833) non è assoluta: non poggia cioè su ripugnanza metafisica intrinseca tra Dio e il peccato, ma sull'esigenza di purezza assoluta richiesta per la divina maternità. Si discute sul grado di tale impeccabilità nelle varie fasi della vita di Maria. Sotto tutti gli aspetti è necessario, perciò, distinguere la sovraeminente s. di Maria e la trascendente s. di Cristo, 'Tutto ciò che è stato qui esposto riguarda la s. di Cristo secondo l'umanità. Occorre aggiungere che Gesù è persona divina e che, pertanto, possiede in maniera intrinseca e formale la s. stessa di Dio.
Biel.: 1. S. di Cristo: Salmanticensi, Cortus theol. de Incarnatione, disp. 12-13, 14* ed., Parigi 1879, pp. 322-28; E. Richard, Impeccabilite, in DThC, VII, coll. 1278-80; A. Michel, Téius, ibid., VIII, coll. 1274-92; C. V. Heris, Le Mystère du Christ, Parisi 1927, pp. 68-113; R. Garrigou-Lagrange, Le Sauveur, Juvice 1933, pp. 146-67; P. Viqué, La psychologie du Christ, in G. Bardi-A. Trieste, Encyclopedie populaire des connaissances christologiques, Parigi 1947, pp. 481-88; J. Rohof, La sainteté substantielle du Christ dans la théologie scolastique, Friburgo in Svizzera 1952, S. di Maria; V. A. Michel, The sociology of st. John Donnsterne, Turidhout 1930, pp. 126-37; A. Paonazmenta, La mariologia di s. Ambrosio, Milano 1932, pp. 373-488; E. Dublanche, Marie, in DThC, 1N. coll. 2413-23; G. Folgarait, La teol. matrioma di s. Bernardino da Siena, Milano 1930, pp. 171-252; B. Reragnan, De Mariae plenitudine gratiae, in Marismann, 3 (1941), pp. 162-23; E. Chio1ini. Mariologia s. Bonaventurae, Roma 1941, pp. 153-68; Estudios Marismos, 3 (1946), pp. 11-342 (numerosi articoli sui diversi aspetti della Grazia di Maria); J. M. Bover, Como concibon los s. Padres... 2. Efficacia soutificndora de la maternidad virginal, ibid., 8 (1949), pp. 231-36; B. Costa, La mariologia di s. Antonio da Paduca, Padova 1950, pp. 77-128; G. Roschini, Mariologia di s. Tommion, Roma 1930, pp. 103-251; A. Müller, Um die Grundlunzu der Mariologie, in Décus Thomas (Friburgo), 29 (1951), pp. 338-401; G. Soll, Die Mariologie der Kappaducier, § 9 : Die Sündelusigkeit Maricus, in Theol. Quarfuluth., 131 (1951), pp. 443-51; C. Journat, Saintéte de Marie et s. de l'Eglise, in Bull. de la Soc. franç. d'études mariales, 10 (1952). Renato Laurentin
SANTO. - Dal latino sanctus (sancire), il suo significato etimologico è «inviolabile». Prima che la parola prendesse l'attuale significato, di persona cioè che in vita praticò tutte le virtù in grado eroico riconosciute come tali mediante un processo canonico da parte dell'autorità ecclesiastica, ebbe diverse significazioni sia nel linguaggio classico come in quello cristiano.
Presso i pagani la voce fu usata per designare tutto ciò ch'era consacrato alla divinità o riguardava il culto degli dèi ed in qualsiasi modo fosse sotto la protezione dei medesimi. Erano perciò s. gli dèi stessi, le loro immagini, i templi, i sacerdoti, le mura della città ecc. Sempre secondo l'etimologia, la parola fu usata anche per designare tutto ciò che godeva della protezione dell'autorità costituita, ed in modo particolare fu attribuita alle persone che in virtù delle cariche pubbliche godevano il privilegio personale di inviolabilità : primo fra tutti era s. l'imperatore. Per estensione poi fu chiamato s. colui la cui condotta morale, nella vita pubblica e privata, era irreprensibile, superiore ad ogni sospetto, manifestando cioè una perfezione morale; era perciò s. chi fosse vissuto nell'innocenza, nella castimonia, nella fedeltà ai doveri familiari, nella purità dei costumi. Queste qualità morali infatti derivavano ed erano il frutto della pietà verso gli dèi e quindi in ultima analisi le persone che le possedevano godevano della protezione degli dèi. Perché assimilati alla divinità erano s. anche le anime dei trapassati, i «mani».
Anche presso i primitivi cristiani la parola fu usata nel senso etimologico sia in forza dell'uso comune dell'ambiente in cui vivevano sia perché cosi era usata dalla S. Scrittura. La parola infatti era promiscuamente attribuita sia a Dio come alle sue creature, uomini e cose, che avessero in qualsiasi modo relazione con Dio. Questa relazione poteva essere esterna ed occasionale per le cose (oggetti necessari al culto, libri liturgici, ecc.), sia interna

(pre cartezia di mons. A. P. Frutaz)
Santo Domingo, arcidiocesi di - Mausoleo di Colombo a Ciudad Trujillo, capitale della Repubblica dominicana.
e continua per le persone consacrate al culto di Dio. Cosi si vede come nel Nuovo Testamento e nei Padri Apostolici i fedeli tutti indistintamente, senza attenzione alle loro qualità morali personali, ma solo perché battezzati, sono chiamati s. : essi appartengono a Cristo. figlio di Dio, dal quale sono stati redenti e nz formano il Corpo Mistico; sono il nuovo popolo eletto, gli eredi delle promesse fatte al popolo ebraico. A poco a poco però la parola fu sempre più specificamente attribuita per designare coloro che veramente erano cristiani cattolici, per distinguerli dai seguaci delle varie sètte eretiche o scismatiche: quelli sono s. perché hanno il sigillo di Dio che servono nella purità della fede e della dottrina. Costoro dopo morte godono della beatitudine eterna perché in vita aderirono a Cristo e diedero testimonianza al suo Vangelo e quindi sono s. Ma tra questi testimoni del Cristo un posto speciale lo occupano i martiri che hanno suggellato con il sangue la loro testimonianza ed il loro attaccamento a Cristo. Nei primi secoli della Chiesa, quindi, s. non indica una perfezione morale personale, ma è attribuito collettivamente a persone che hanno speciali relazioni con Dio. Come qualificativo individuale la voce s. fu attribuita dapprincipio a persone costituite in dignità ecclesiastica, in modo particolare ai vescovi e poi non mano al clero inferiore; ciò però non indica nessuna qualità morale, è il significato etimologico della parola. Soltanto verso il sec. iv alla parola si annette anche un senso di perfezione morale, dopo però aver avuto un senso laudativo comune. I primi ad esser chiamati s. nella nuova accezione sono i martiri, il cui ricordo e commemorazione annuale acquista quello che poi sarà chiamato il culto dei s.
Biel.: H. Delehaye, Sanctus, Bruxelles 1927, pp. 1-73; H. Lecheres, Saint, in DACL, XV, pp. 273-462. Agostino Amore
## SANTO DEI SANTI: $v$, TEMPIO DI GERDIALEMME.
SANTO DOMINGO (Ciudad Trujillo), arcidiocesi di, - Arcidiocesi nelle Antille, una delle
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sedi più antiche delle Americhe, che abbraccia tutta l'Isola di quel nome meno la parte della Repubblica di Haiti. Porta anche il nome di Ciudad Truijllo dalla capitale politica ed ecclesiastica.
Ha una superficie di 49.543 kmq . con una popolazione di 2.185 .000 ab. dei quali 2.165 .000 cattolici : conta 66 parrocchie, servite da 44 sacerdoti diocesani e 133 regolari; ha un seminario, 25 comunità religiose maschili e 38 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 367).
L'Isola fu visitata da Cristoforo Colombo e il 6 genn. 1494 vi celebrò la prima Messa il vicario apostolico fr. Bernardo Boyl. Nel 1508 il papa Giulio II creò la sede metropolitana di Jaragua con le due suffraganee : La Vega e Lares de Guijaba, ma tre anni dopo, soppressa quella metropolitana, vi sorsero le due di S. D. e La Vega, suffraganee di Siviglia in Spagna. Leone X, nel 1528, volle fossero fuse le due diocesi in quella di S. D. che Paolo III nel 1548 elevò a metropolitana. L'Ordinario conserva il titolo di primate delle Indie. La Cattedrale fu iniziata nel 1514, ma nel 1540 furono sospesi i lavori per la partenza dell'architetto A. Rodriguez per il Perù. Tra i cimeli è da notare il quadro dell'Immacolata Concezione del Velasquez e il grande monumento sepulcrale di Cristoforo Colombo. - Vedi tav. CXXII.
BibL.: G. Gonzalez, Davila, Teatro de los... iglesias de España. I. Salamanca 1618, p. 225 .
Giuseppe M. Pou y Martı
SAN TOMMASO, diOCESI di. - Diocesi e isola omonima nella Guinea portoghese (Africa). La diocesi ha una superficie di 964 kmq . con una popolazione di 60.540 ab. dei quali 36.149 cattolici; conta 10 parrocchie servite da 8 sacerdoti regolari e 1 diocesano (Ann. Pont. 1952, p. 367).
Il territorio di questa diocesi è costituito dalle isole portoghesi di S. T. e Principe nel golfo di Guinea ed è suffraganea di Loanda (bolla Solemnibus conventionibus, 4 sett. 1940). Vacante dal sec. xix, ma non estinta, è provvista nella persona dell'arcivescovo di Loanda che la governa per mezzo di un vicario generale.
Il 17 giugno 1532 Giovanni III, re del Portogallo, affidò a d. Martino del Portogallo di chiedere al S. Padre l'erezione della diocesi di S. T., che sarebbe stata costituita dalle isole di S. T., S. Antão, Ferdinando del Pó, S. Elena e Buon Anno (Ano Bom) e dalla terra ferma da S. Giorgio della Mina, dove finiva la diocesi del Capo Verde, fino al Capo di Buona Speranza. Il Re pregava ancora la S. Sede di annettere alla mensa vescovile della nuova diocesi il monastero cistercense di S. Giovanni di Tarsouca. Il 31 genn. 1533 Clemente VII deferiva la richiesta del Re ma, soltanto in parte, le bolle non furono spedite in tempo. Ma Paolo IV con la bolla Aequum reputamus ( 3 nov. 1534) eseguiva tutte le determinazioni del suo predecessore quanto all'erezione della cattedrale di S. T. La diocesi era costituita dal territorio continentale dal fiume di S. Andrea, vicino al Capo delle Palme, nella costa di Guinea, ove finiva la diocesi di Capo Verde, fino al Capo di Buona Speranza ed inoltre fino al Capo degli Aghi; dalle isole di S. T., S. Antão, Ferdinando de 1 Pó, S. Elena e Buon Anno (Ano Bom) e dalla parte dell'Oceano compresa all'Occidente fra due parallele, una dalla foce del fiume di S. Andrea, l'altra dal Capo degli Aghi, con tutte le isole già scoperte o che dovessero essere scoperte in futuro. La diocesi era suffraganea di Funchal e aveva 12 canonici e 5 dignità. Più tardi furono smembrati da questa diocesi i vescovati del Congo e Angola ormai soppressi con la costituzione delle nuove diocesi (bolla Solemnibus conventionibus).
BibL.: AAS, 22 (1941), pp.14-18; F. De Almeida, Hist. da Igreja em Portugal, III, 1, Coimbra 1918, p. 97 sgg.; A Concordata e O acordo missionario, ed. Luanda 1940, p. 64.
Carmo da Silva
SAN TOMMASO DI MELIAPOR, diOCESI di. - Nell'India, suffraganea di Coa. Fu eretta nel 1606 e prende il nome dal luogo in cui l'apostolo s. Tommaso, secondo la tradizione, fu sepolto dopo il suo martirio e in cui sorse la Cattedrale dedicata alla sua memoria.
La località di «S. Thomé de M.» (Meliapor in lingua tamil equivale a città dei pavoni), è ora por-
zione della città di Madras. Originariamente la diocesi di M. era parte integrale di quella di Coccino, dalla quale fu poi separata, ricevendo i seguenti territori : costa dei Pescatori, costa di Coromandel, Bihar, Orissa, Bengala e l'antico Pegu. Per il Concordato del 23 giugno 1886 e le susseguenti note, la diocesi venne a constare di due sezioni ininterrotte di territorio; il vescovo ebbe inoltre giurisdizione ordinaria anche sopra parecchie chiese e congregazioni esenti, disseminate nel sud-India e nel Bengala. I profondi cambiamenti avvenuti nel Portogallo e nella vita religiosa dell'India, specialmente dopo la prima guerra mondiale, resero difficile l'esecuzione del suddetto Concordato, di modo che, con la Convenzione dell'1 1 apr. 1929, l'estensione della diocesi fu limitata a due territori separati e distinti, quello di S. Thomé - situato nel distretto civile di Chingleput tra il fiume Cooum a nord e il fiume Palar a sud, la baia di Bengala a est e il distretto del nord-Arcot a ovest - e quello di Tanjore, a ca. trecento miglia di distanza dal primo, con l'aggiunta del due taluh di Alangudi e Tirumayan nel vecchio Stato di Pudukkottah, di parte del taluh di Nannilam, dei taluh di Mayavaram e Shiyali e di parte del taluh di Chidambaram nel sud-Arcot.
Ha una superficie di 14.130 kmq . ed una popolazione di 3.000 .000 di ab., dei quali 120.000 cattolici. E divisa in 7 vicariati che comprendono 63 parrocchie, 2 stazioni primarie con un totale di 124 sacerdoti, tutti indiani, e 438 religiose di diversi istituti. Ha 2 seminari, il maggiore e il minore, 1 collegio universitario e scuole di tutti i gradi assai frequentate, 39 istituzioni caritative e sociali.
In virtù dell'accordo del 18 luglio 1950 tra la S. Sede e il Portogallo, le diocesi di Coccino e S. T. di M. cessavano di appartenere al Patronato portoghese e passavano dalla dipendenza della S. Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari a quella della S. Congregazione di Propaganda. Per decreto di Propaganda del 13 nov. 1952 la parte della diocesi di S. T. di M. compresa nel distretto civile di Chingleput, veniva incorporata alla circoscrizione ecclesiastica di Madras, che assumeva il nome di arcidiocesi di Madras-Meliapor, mentre con la restante parte si erigeva la nuova diocesi di Tanjore.
BibL.: AAS, 21 (1929), pp. 337-41; 42 (1930), pp. 811-12. Pompeo Borgna
SANTORALE. - E quella parte del Messale (v.) e del Breviario (v.), chiamata anche Proprium de sanctis, che contiene i formulari propri per la Messa e l'Ufficio di alcune feste a data fissa di N. Signore, non inserite nel Temporale, come, ad es., il Precisocissimo Sangue ( $1^{\circ}$ luglio) e la Trasfigurazione ( 6 ag.), delle feste della Croce, di Maria Sima, degli Angeli, dei Santi, degli anniversari della dedicazione delle chiese e della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. La storia del rito di ognuna di queste solennità è trattata nella voce calendario della chiesa universale (per le feste della Madonna v. maria santissima, IV. Nella liturgia; tutti i santi ricordati nel S. hanno voce propria nell'Enc. Catt.); il numero e il rito delle feste proprie a una diocesi o a un Ordine o congregazione religiosa sono determinati dai loro libri liturgici (v.), se si tratta di una liturgia speciale, oppure dai Propri. Parte integrante del S. è il Commune Sanctorum (v.), in cui sono raccolti i formulari liturgici comuni a determinate categorie di santi.
L'origine e il graduale arricchimento del S. segnano le stesse tappe della diffusione del culto dei Martiri (v. martirio e martire), dei Confessori (v. canonizzazione, II. La c. nella storia; conoscore), delle suete vergini e non vergini. Nell'antichità e nell'alto medioevo ogni Chiesa aveva il suo S. in cui figuravano i santi locali, soprattutto martiri, e quei santi più celebri il cui culto ebbe presto un carattere universale, sia per la loro sovreminente personalità come Maria S.ma, i principi degli Apostoli, s. Giovanni Apostolo, s. Andrea, s. Tommaso, s. Stefano, s. Giovanni Battista, sia per la loro taumatur-
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gica potenza, come, ad es., i ss. Cosma e Damiano, s. Martino di Tours e altri. Istruttivi al riguardo sono i S. primitivi delle Chiese di Roma, di Napoli, delle liturgie gallicana, mozarabica e ambrosiana. In quanto al S. romano c'è da osservare che al sustrato primitivo molto ridotto sono state aggiunte nuove feste dal compilatore del Sacramentario gelasiano antico e da quello del Sacramentario gregoriano. Queste due liste di feste proprie sono poi state fuse insieme ca. il 750 dal compilatore del Gelasiano del sec. VIII, il quale, a sua volta, aggiunse qualche altro santo allora assai venerato, come ad es. gli Apostoli che non ebbero culto in Occidente nell'antichità. Questo nuovo S. rielaborato cinquant'anni dopo da Alcuino e dai liturgisti franchi del sec. IX, accolto poi nel Messale e nel Breviario della Curia (fine sec. xII, inizio sec. xili) e accresciuto per influsso dell'Ordine Francescano, costituisce dalla riforma di s. Pio V il sustrato dell'odierno S. dei libri liturgici della Chiesa romana.
In origine il S. non voleva essere altro che un completamento del Temporale (v.), tanto è vero che nei libri liturgici antichi, ad eccezione del Sacramentario gelasiano primitivo, le due parti erano fuse in un tutto armonico con rare feste dei santi nei periodi, come l'Avvento, la Quaresima e il Tempo pasquale, in cui più intensa e sentita era la liturgia del Temporale. Dal tardo medioevo in poi, nonostante la riforma di s. Pio V, il S. ebbe un tale sviluppo da soffocare il Temporale; si deve al b. Pio X il merito di aver riportato con la bolla Discus afflatu ( $1^{\circ}$ nov. 1911 ) il S. alla sua primigenia funzione e di aver ridato al Temporale i suoi classici lineamenti.
Ecco ora, mese per mese, le feste dell'attuale S. romano anteriori alla metà del sec. ix; tra parentesi sono indicate le fonti con le seguenti sigle: DE. = Depositio episcoporum (v.); DM. = Depositio martyrum (sec. Iv: ed. R. Valentini-G. Zucchetti, Roma 1942); L. = cosiddetto Sacramentario leoniano (sec. v-vi : ed. C. L. Feltoe, Cambridge 1896); G. = Sacramentario gelasiano antico (fine sec. v-metà sec. viII, data del codice: ed. H. A. Wilson, Oxford 1894); Gr. = Sacramentario gregoriano del tipo del codice di Padova (sec. viI-ix, data del codice : ed. K. Mohlberg, Münster in V. 1927); G. viII = Sacramentario gelasiano del sec. VIII (vari tipi sec. viII-IX, cf. sotto De Puniet); GrA. = Sacramentario gregoriano adrianeo (fine sec. viII : ed. H. Lietzmann, (vi 1921); Kl. =Capitolari romani del sec. viI (ed. Th. Klauser, Das römische Capitulare Etnangeliorum, (vi 1935); Kl. 740, 750 =Capitolari romani del 740 e 750 ca. (ed. cit.); Kl. viI. =Capitolari del tipo del Sacramentario gelasiano del sec. VIII (ed. cit.; v. evangeliario).
Genu.: 14 Felix (G. Gr. Kl.); 16 Marcellus (DE. G. Gr. Kl.); 18 Prisca (Gr. Kl.); 19 (20) Marius Audifax Abachue (G.); 20 Fabianus et Sebastianus (DM. G. Gr. Kl.); 21 Agnes (DM. G. Gr. Kl.); 22 Vincentius (Gr. Kl.) Anastasius (KI. 740); 23 Emerentiana (G. viII); 25 Conversio S. Pauli (G. viII); 28 Agnes (G. Gr. Kl.); 30 Martius (KI. 740, al $1^{\circ}$ genn.). - Febbr.: 2 Purificatio B. M. V. (sec. viI : G. Gr. Kl.); 5 Agatha (G. Gr. Kl.); 14 Valentinus (G. Gr. Kl.); 22 Cathedra S. Petri (DM. G. viII); 24 Matthias (sec. Ix). - Marzo: 7 Perpetua et Felicitas (DM. G. G. viII); 12 Gregorius (KI. 740. G. viII); 21 Benedictus (all' 11 luglio: G. viII); Annuntiatio B. M. V. (sec. viI : G. Gr. Kl.). - Apr.: 11 Leo I (G. viII); 14 Tiburtius (L.) Valerianus et Maximus (Gr. Kl.); 22 Gaius (DE.); 23 Georgius (KI. 740. G. viII); 25 Letania maior (Gr.); 28 Vitalis (Gr. Kl.). - Maggio : $1^{\circ}$ Philippus et Jacobus (G. Gr. Kl.); Iuvenalis (G.). Alexander Eventius et Theodulus (Gr. Kl.). Inventio S. Crucis (sec. viI: G.); 6 Ioannes ante portam Latinam (Gr.); 10 Gordianus (Gr. Kl.) et Epimachus (GrA.); 12 Nereus Achilleus et Pancratius (G. Kl.); 19 Fudentiana (Potentiana: Kl.); 25 Urbanus (Gr. Kl. 740); 31 Petronilla (sec. viII). - Gingno: 2 Marcellinus et Petrus (G. Gr. Kl.); 9 Primus et Felicianus (KI. 740. G. viII); 12 Basilides (KI. 740. G. viII). Cyrinus Nabor et Nuzarius (G. G. viII); 15 Vitus (G.); 18 Marcus et Marcellianus (G. Gr. Kl.); 19 Gervasius et Portasius (G. Gr. Kl.); 23-24 Vigil. (G. Gr. Kl.). - Ioannes Baptista (L. G. Gr. Kl.); 26 Ioannes et Paulus (L. G. Gr. Kl.); 28 Leo (KI. 740. GrA. [in origine
traslazione di Leone I, oggi trasportata al 3 luglio, è invece la festa di Leone [I]); 28-29 Vigil. (G. Gr. Kl.) - Petrus et Paulus (DM. L. G. Gr. Kl.); 30 Paulus (L. G. Gr. Kl.). Luglio: 2 Processus et Martinianus (Gr. Kl.); 6 Octava Apostolorum (G. Gr. Kl.); 10 Septem Fratres (Gr. Kl.; Felix Philippus Vitalis Martialis Silanus Alexander Ianusrius : DM. L.); 21 (20) Praxedis (KI. 740, Kl. viII); 23 Apollinaris (KI. Kl. viII); 25 Iacobus (G. viII); 28 (29) Simplicius Faustinus et Beatrix (G. Gr. Kl.), Felix (Gr. Kl.); 30 Abdon et Sennon (DM. G. Gr. Kl.). Ap.: $1^{\circ}$ Macchabaei (G.). Statio ad S. Petrum ad vincula (KI. 740 G. viII); 2 Stephanus (DE. L. Gr. Kl.); 6 Xistus Felicissimus et Agapitus (DM. L. [G. solo Sixtus], Gr. Kl.); 7 Donatus (G.); 8 Cyriacus (DM. Gr. Kl.); 9-10 Vigil. Laurentius (DM. [sola festa], L. G. Gr. Kl.); 11 Tiburtius (G. Gr. Kl.); 13 Hippolytus (DM. L. G. Gr. Kl.); 14 Eusebius (Gr. Kl.); 14-15 Vigil. (G. viII. GrA.) Assumprio B. M. V. - (sec. viI : G. Gr. Kl.); 17 Octava S. Laurentii (G.); 18 Agapitus (G. Gr. Kl.); 22 Timotheus (DM. Gr. Kl.), Octava Assumptionis (sec. Ix); 24 Bartholomaeus (G. viII); 28 Augustinus (G. viII); 28 Hermes (DM. G. Gr. Kl.); 29 Sabina (Gr. Kl.), Decollatio Ioannis Baptistae (sec. viI G., al 30 Gr. Kl.), Felix et Aclauctus (L. Gr. Kl.). - Sett.: 8 Nativitas B. M. V. (sec. viI : G. Gr. Kl.); Hadrianus (Gr. Kl.); 9 Gorgonius (DM. G.); 11 Protus et Hyacinthus (DM. Gr. Kl.); 14 Exaltatio S. Crucis (sec. viI : G. Kl. 740 [il Gr. ad erucem salutandam, senza Messa]), Cornelius et Cyprianus (DM [solo Cyprianus], L. G. Gr. Kl.); 15 Nicomedes (Gr. Kl.); 16 Euphemia (L. Gr. Kl.) Lucia(KI. GrA.) et Geminianus (G. viI, GrA.); 20 Eustachius (KI. 750); 20-21 Vigil.-Matthaeus (G.viII); 22 Mauritius et Socii (G. viII); 27 Cosmas et Damianus (G. Gr. Kl.); 29 Dedicatio S. Michaelis (L. G. Gr. Kl.); 30 Hieronymus (G. viII). - Ott.: I Remigius (G. viII); 7 Marcus (DE. Gr. Kl.); Sergius et Bacchus (sec. viII fine), Marcellus et Apuleius (G.); 13 Callistus (DM. Gr. Kl.); 18 Lucas (G. viII); 25 Chrysantus et Daria (G. [al 29 nov.], Kl. 740); 27-28 Vigil. - Simon et Iudas (G. viII). - Nov.: $1^{\circ}$ Omnes Sancti (Lezionario di Alcuino); 8 IV coronati (DM. L. G. Gr. Kl.); 9 Theodorus (Gr. Kl.); 11 Mennas Martinus (Gr. Kl.); 22 Caecilia (L. G. Gr. Kl.); 23 Clemens Felicitas (L. G. Gr. Kl.); 24 Chrysogonus (L. Gr. Kl.); 29 Saturninus (DM. G. Gr. Kl.); 29-30 Vigil. (G. Gr. Kl.) - Andreas (L. G. Gr. Kl.). - Dic.: 11 Damasus (G. viII); 13 Lucia (Gr. Kl.); 21 Thomas (G.); 25 Anastasio (L. G. viII); 26 Stephanus (G. Gr. Kl.); 27 Ioannes (L. G. Gr. Kl.); 28 Innocentes (L. G. Gr. Kl.); 31 Silvester (DE. Gr. Kl.).
BibL.: oltre le opere ricordate nelle voci carlomagno, X. Riforma della liturgia; libri liturgici; messale; sacramentario, cf. A. H. Kellner, L'anno secl. e le feste dei Santi, $2^{\circ}$ ed., Roma 1914, p. 181 sgg.; J. P. Kirsch, Der studerömische christliche Festholender im Altertum. Münster in V. 1924; A. Baumstark, Munde Romanum, Eindhoven 1929, pp. 205-28; G. Lefebvre, L'année liturgique, in R. Aigrain, Liturgia, Parigi 1930, pp. 834635; V. Leroquais, Les bréciaires mis. des bibl. publ. de France, I. Mlson 1934, pp. LxxxviI-xxviI; P. De Punier, Le Sacramentaire romain de Gellone, estratto dalle Eph. lit., 1924-38, Roma [1938]; E. Donckel, Ausserrömische Heilige in Rom. Von den Anfängen unter Liberius bis Leo IV. (847), Lussemburgo 1938; E. Bourque, Etude sur les Sacramentaires romains. Città del Vaticano 1948; P. Bruylants, Les oraisons du Missel romain, 2 voll., Levanto 1952.
A. Pietro Prunz
Nei Riti orientali. - I riti orientali hanno oggi un S. ben separato dal Temporale, eccetto due : il rito armeno e quello siro-orientale.
Nel rito armeno solamente sette feste cadono in un giorno fisso di un mese determinato: Natale, Epifania, Purificazione, Annunziazione, Natività, Presentazione, Concezione della Madonna; i santi sono celebrati in un lunedi, martedi, giovedi o sabato di una settimana determinata di uno dei cicli che formano l'anno liturgico. Se una settimana di un ciclo viene spostata, la commemorazione dei santi segue lo spostamento. Quel sistema sembra essere stato sempre in uso nella Chiesa armena (cf. C. Tondini dei Quarenghi, Etude sur le calendrier liturgique de la nation arménienne, in Bessarione, fasc. 90 [1906], pp. 275294; fasce. 91-92 [1906], pp. 71-114).
La stesso principio si osserva presso i Caldei e i Nestoriani, per le poche feste dei santi che celebrano
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(presso i cattolici 23); il venerdì è riservato ad esse. I cattolici hanno aggiunto 26 feste, comprese quelle del Signore e quelle della Madonna, a una data fissa del calendario civile (cf. per i nestoriani, A. J. Maclean, East Syrian daily Officer, Londra 1894, pp. 264-83).
Negli altri riti orientali il S. occupa tutti o quasi tutti i giorni del calendario civile; i mesi di marzo e apr., tempo di Quaresima e Pasqua, sono meno abbondanti. Ammette diversi santi in un giorno e determina il grado della loro solennità.
A. Baumstark ha tracciato alcune linee generali sulla formazione del S., che possono valere anche per l'Occidente: il primo nucleo sarebbe dei martiri e dei vescovi locali; esso sarebbe stato aumentato dagli anniversari della deposizione delle reliquie e della dedica delle chiese; prima del sec. vii alcuni grandi santi (megalomartiri) erano già celebrati universalmente; feste concomitanti si raggruppano intorno al Natale. Epifania, festa dei ss. Pietro e Paolo, ecc.; finalmente si sviluppa il ciclo mariologico.
Ciascuna Chiesa ha il suo S. proprio. E da notare presso le comunità cattoliche orientali la tendenza si aumentare sempre di più il S. e che la Chiesa malabarese, dopo il Sinodo di Diamper (1599), ha, a diverse riprese, uniformato interamente il suo S. a quello romano.
Bibl.: N. Nilles, Kaleud. manuale utriusque Ecclesiae orient. et occident., s voll., Innsbruck 1896-97; A. Baumstark, Liturgic comparée, Chevenogne 1939, pp. 187-203. Alfonso Rave
SANTORI (Santorio), Giulio Antonio. - Cardinale, n. il 6 giugno 1532 a Caserta, m. il 28 maggio 1602 a Roma. Studio a Napoli diritto civile, divenne avvocato, ma, rinunziando al mondo, entrò nel clero.
Fu dapprima vicario generale del card. Alfonso Ca rafa, arcivescovo di Napoli, poi arcivescovo di S. Severina in Calabria ( 6 maggio 1566) e finalmente cardinale di Curia il 17 maggio 1570 , dove per 32 anni ebbe importanti mansioni relative non soltanto all'Occidente ma anche all'Oriente (prefetto della Congregas. di Propaganda Fide. confondatore con Gregorio xili del Collegio Greco di S. Atanasio [1577]). Fu due volte vicino alla tiara nei Conclavi da cui uscirono Sisto V e Clemente VIII.
Di vasta cultura, consigliere di sette Papi, oltre a numerosi opuscoli liturgici, storici e giuridici, lasciò intorno alla sua vita e ai suoi uffici minute notizie assai importanti: l'Autobiografia; il Diario concistoriale, i Libri delle mie private udienze; nel campo della liturgia si applicò al rifacimento del Rituale (v. RITUALE ROMANO).
Bibl.: edd.: l'Autobiografia fu pubblicata da G. Gagnoni Autobiografia di mons. G. A. S., card. di S. Severina, in Arch. Rom. di st. patria, 12 (1889), pp. 327-72; 13 (1890), pp. 151-206; il Diario da P. Tacchi Venturi: Diario concistoriale di G. A. S. card. di S. Severina, in Studi e docem. di stor. e dir., 23 (1902), pp. 297-346; 24 (1903), pp. 73-192; 25 (1904), pp. 90-135; dei Libri ritrovati dal Pastor nell'Arch. segreto pontif. sono citati alcuni passi importanti nel vol. VIII, pp. 620-22. Studi : C. Korolevskij, in Stendion, 5 (1928); 8 (1931): J. Mercier, Santorin. in DTbC, XIV, coll. 1104-1105; Pastor, VIII, IX-X, passim, v. indice. Giorgio Hofmann
SANTORINO (Thera), diocesi di. - Vescovato dell'isola omonima nel Mare Egeo, fondato già nel sec. Iv. Dopo l'occupazione di S. da parte dei Latini nel sec. xili il vescovato greco cessò ( 1566 ) e fu fondato quello latino che esiste ancor oggi (suffraganeo di Naxos) accanto alla metropolia greca. I cattolici erano 700 nel 1624, con 4 parrocchie e il monastero di Domenicane fondato verso la fine del sec. xvı, ma oggi il loro numero è assai diminuito; nel 1951 erano 186 su 10.850 ab.; le chiese 11, I parrocchia, I congregazione maschile e 2 femminili (Ann. Pont. 1932, p. 368).
Bibl.: P. Zerfenis, 'Agricciarosis Cavtog(vo), Erenupolis (Sira) 1923; G. Hofmann, Vescovadi cattolici della Grecia, V: Thera (Santorins), in Orientalia cleristiana analecta, n. 130, Roma 1941. Giorgio Hofmann
SANTOS, diocesi di. - Suffraganea di S. Paulo, nello Stato omonimo, in Brasile.
Ha una superficie di kmq. 18.999 e una popolazione di 377.000 ab., di cui 300.000 cattolici, con 26 parrocchie, servite da 25 sacerdoti diocesani e 28 sacerdoti regolari. Vi sono 7 comunità maschili e 16 femminili.
Eretta dal papa Pio XI il 4 luglio 1924, con la cost. apost. Ubi praesules, per smembramento dell'areidiocesi di S. Paolo; suo primo vescovo fu mons. José Maria Pereira Lara. Ha un seminario preparatorio. Titolare della diocesi è N. S. dell' Apparizione (Abarecida). Il papa Pio XI, con lettera apost. dell'8 luglio 1925, eresse a priorato conventuale il monastero benedettino della B. M. Vergine in S.
Bibl.: AAS, 17 (1925), pp. 498-500, 530-31; O Brasil católico 1947, Juiz de Fora 1947, p. 341; Ann. Pont. 1951, p. 368.
SANTUCCI, Carlo. - Organizzatore cattolico, avvocato e senatore, n. a Roma il 9 febbr. 1849, m. ivi il 29 luglio 1932.
Avvocato di valore, difese efficacemente Ordini religiosi e opere pie contro l'applicazione delle leggi eversive. Nel 1885 entrò a far parte del Consiglio dell'Ordine degli avvocati, rimanendovi fino al 1924, spesso con funzioni di presidente. Consigliere provinciale ( 1877 ), consigliere comunale di Roma (1886), nel 1916 fu nominato presidente del Banco di Roma, e mantenne tale carica per sette anni. Presiedette pure, per alcuni anni, l'Unione romana per le elezioni amministrative; e successe al conte Gentiloni nella presidenza dell'Unione elettorale cattolica (v.). Costituisisi dopo la guerra il Partito popolare italiano vi entrò a far parte e fu nominato senatore nell'ott. 1919.
Notevoli, fra i suoi discorsi, quelli in Consiglio comunale sul monumento a Giordano Bruno (1888); quello sull'insegnamento religioso nelle scuole elementari (1893) e quello in onore della S. Croce offesa in un pubblico funerale ( 1894 ), ed altri improntati a sentimento patriottico: p. es., per l'entrata dell'Italia nell'ultima guerra di indipendenza (1915). Ebbe in quell'anno dal papa Benedetto XV l'incarico di recarsi a Berna per ottenere dal governo svizzero l'opptalità dei feriti più gravi italiani e austriaci. Nell'Azione Cattolica, fu tra i fondatori del Circolo S. Pietro della Gioventù Cattolica Italiana. Appartenne pure al Comitato laziale dell'Opera dei Congressi cattolici, e nel sett. del 1900 tenne la presidenza effettiva del XVII Congresso nazionale in Roma. Deve ricordarsi il suo fervido apostolato nel Terz'ordine francescano. Lasciò un cospicuo documento della sua attività francescana nel libro: Manuale completo del Terz'ordine. Fu anche socio della Società di S. Vincenzo de' Paoli.
Bibl.: E. Martire, Un terziario romano, C. S., Roma 1951. Agostino Vian
SANTUCCI, Pietro da Manfredonia. - Monaco celestino, abate del monastero di S. Spirito della M