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le morì presto. Sotto il figlio di Rusas, Argiatis II (714-ca.680) lentamente l'Urartu si risollevò dalla doppia disfatta al nord e al sud del paese, e diventò nemico temibile di Sennacherib (v.).

Nell'ovest S. affrontò la Frigia sotto Mida all'apogeo della sua potenza, alleata dell'Urartu. La politica sistematica di S. mirava ad eliminare i re vassalli, riducendo tutta la regione in un sistema di province assire. B. Landsberger pensa che molte delle "rivolte" narrate negli "Annali " di S. sarebbero stati puri pretesti fabbricati dal servizio segreto di S., attivissimo; cosi S. avrebbe liquidato persino i vassalli più fedeli. S. si affermò specialmente nel Tauro ricco di miniere, dove vinse nel 718 Kiakki di Sinuhti e diede il paese a Matti di Atuna (Tiana). Nel 715 prese nel Tauro 20 città, di cui Mida si era impossessato. Altre imprese ristabilirono l'ordine, o servirono a fondare province assire più a nord: nella Commagene, Melitene, Comans. Diede il colpo decisivo alla Frigia nel 711 : il governatore assiro di Qué (Cilicia di oggi) invase la Frigia, che si sottomise; Mida pagò il tributo. In tale occasione S. venne in contatto con i Greci, sulla costa. Sottomise anche Cipro, come attesta una stele là trovata.

Le spedizioni di S. nella Frigia e nella Palestina, che interessano più da vicino la storia biblica, sono più controverse in molti particolari. Sembra che S. portasse a termine l'assedio di Samaria (722). Altri dubitano di questo, come per ragioni cronologiche E. R. Thiele, che in uno studio serio, ristabilendo l'autorità storica dei libri dei Re, sostiene che Salmanssar V (v.) espugnò la città. La grande deportazione degli Israeliti avvenne solo dopo il 720 , allorquando, a quanto sembra, Jaubí di Hámäb (usurpatore che depose Enièl sempre fedele vassallo d'Assiria) tentò d'imitare Merodach-Baladan, che si aggiudicò la vittoria di Dór per opera degli Elamiti. Si alleò con Hanunu di Gaza e gli si aggiunsero i rivoltoai delle province già costituite: Arpad, Simirra, Damasco, Samerina. Ebbe luogo allora la seconda battaglia di Qarqur (per la prima, dell'853, v. salsmanasr III) e, non essendo arrivati a tempo Hanunu e il $26^{\prime} e$ del faraone Sabaka (che allora aveva per la prima volta conquistato il delta d'Egitto), gli allestì furono vinti. L'armata assira penetrò nel sud, nella pianura palestinese. Si fece un'altra battaglia presso Rapiba (Raphia) : Hanunu fu preso vivo ed il $26^{\prime} e$ del faraone, battuto, si ritirò in Egitto. Con la spedizione del 715 sembra abbia voluto assicurarsi la via commerciale transgiordanica, fino allo Jemen. S. rice-
vette tributo dagli Haippa, Tamud, Ibadidi, Marsimani, di Samsi regina della regione desertica dell'Arabia settentrionale, e di It'amar di Saba.

Menzionata nella Bibbia è un'altra spedizione punitiva contro un " greco ", avventuriero, originario di Cipro, che aveva ucciso Abi-miti, tributario fedele di S. Sembra che partecipò a quelle ribellione anche Ezechia, re di Giuda, oltre alla Filistea, Edom e Moab. Al sopravvenire del turizmu di S. caddero Gath, Ašdod e Ašdudimmu (probabilmente la «marina» di Ašdod). Il "greco" si rifugiò dal faraone etiopico, il quale però, volendo consolidare il delta recentemente riconquistato, e per non guastare le buone relazioni con S., lo rimandò in catene a lui.

Non è senza significato per la storia futura che quel Re potente dovette morire in una spedizione militare, con probabilità in Tabal, nel Tauro, dove si scontrò con Ešpai di Kullum, probabilmente un capo cimmerico (altri pensano all'est). Il suo regno, che iniziò tutta un'età di splendore anche culturale, letterario ed artistico, pone una questione importante: forse proseguendo una politica di riavvicinamento con l'Urartu avrebbe evitata la tragedia dell'Assiria. Un'età di prosperità e di gusto artistico ci hanno rivelato anche i ruderi, messi in luce dagli Americani, di Horsābād, che fu la residenza da lui ideata e forse seguita da lui anche nei particolari della costruzione.

Biss., la bibl. fondamentale si trova in Ancient Near Eastern Texts relating to the Old Tsst., Princeton 1930, pp. 284-87 (scelta dei testi più importanti ad opera di A. L. Oppenheim). Inoltre: A. T. Olmstead, Western Asia in the days of S. of Assyria, Nuova York 1908; F. Thurau-Dangin, Une relation de la huitième campagne de S., Parigi 1912; E. Forrez, Die Provinzialtseilung des assyrischen Reiches, Lipsia 1921; S. Smith, Cambridge ancient history, III, Cambridge 1923, pp. 43-60; C. F. Lehmann-Haupt, Armenien einst und jetzt, II, Berlino 1926, pp. 289-342 (fondamentale sull'Urartu); A. T. Olmstead, The text of S.'s annals, in American jourr, of sem. long., 47 (1931), pp. 258-80 (correzioni all'ella, di H. G. Lie, Parigi 1920); A. Goetze, Kleinasien (Handb. der Altertumswiss., 3, 1, 3), Monaco 1933, pp. 189-92 (storia frigia); E. Unger, S. von Assyrien, der Soln Tiglatpilsers III, Istanbul 1933, pp. 16-22 (la nascita di S.); G. Loud, Khorsabad, 2 voll., Chicago 1936 (scavi di Duc-karrukōr); P. Naster, U Asie Mineure et l'Amyrie aux VIIIe et VIIe siècles avant X-C., Lovanio 1938, pp. 29-68; S. Mazzarino, Fra Oriente ed Occidente, Firenze 1937 (contatti con i Greci); B. Landsberger, San'al, Ankara 1948, pp. 72-83 (i vassalli in Cilicia); E. R. Thiele, The mysterious numbers of the Hebreo kings, Chicago 1951, pp 121-28; I. M. D'iskonor, testi assiri sull'Urartu, in Vestnik drevnej istorii, 1951, fasc. 2-3 (in russo, la più completa collezione, d'importanza anche per l'amministrazione assira); M. E. L. Mallowan, in Illustrated London news, 221 (1952), 25 ag., pp. 924-96 (i nuovi testi). Pietro Nober

SARKANDER, Johann, beato. - Martire del sigillo della Confessione, n. a Skotschau (ai confini della Slesia austriaca) il 20 dic. 1576, m. in carcere a Olmütz il 17 marzo 1620.

Ordinato sacerdote esercitò il ministero in vari luoghi della diocesi di Olmütz, finché nel 1616 fu eletto parroco a Holleschau in Moravia. Là il barone Ladislao Poppel di Lobkowitz aveva ridato ai cattolici le chiese tolte loro dagli ussiti, e ai Gesuiti la casa di adunanza dei Fratelli Boemi. Il S., aiutato dai Padri, rianimò e rinfervorò il suo gregge, operando molte conversioni. La guerra dei 30 anni lo costrinse nel 1619 a rifugiarsi in Polonia per sfuggire alle persecuzioni dei protestanti; tornato dopo qualche mese nella sua parrocchia, riuscì a persuadere le truppe polacche, accorse in aiuto dell'Imperatore, a risparmiare il paese; ma questo gli attirò addosso l'accusa di avere egli stesso chiamate quelle truppe straniere; perciò arrestato, condotto a Olmütz e processato da una commissione di ussiti, gli fu ordinato di manifestare chi aveva chiamato i Polacchi, che cosa egli aveva fatto segretamente in Polonia, che cosa gli era stato confidato in confessione dal Lobkowitz, suo penitente. Il S. negò di aver avuto a che fare riguardo alla venuta delle truppe straniere; ma si rifiutò di tradire il segreto della Confessione. Né valsero a smuoverlo le più orribili torture inflittegli, che dopo un mese di languore lo condussero alla tomba. Il popolo lo venerò immediatamente come santo e ne chiese la beatificazione. Il processo aperto sotto Benedetto XIV e interrotto, fu ripreso

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(lat. Eur. Cutt)
Sannelli, Maria Gennaro, venerabile - Riratto conservato nella Casa generalizia dei Redentoristi Roma.

SARMIENTO, Martin. - Benedettino spagnolo, n. a Villafranca del Bierzo il 6 marzo 1695, m. a Madrid il 7 dic. 1772.

Fu il miglior discepolo del p. Feijóo e uno dei suoi più ardenti sostenitori. Critico acerbo dei mali dell'alta società e oracolo della corte di Filippo II, ebbe rapporti culturali con Linneo e il Muratori e lasciò, inediti, un centinaio di trattati su quasi tutte le scienze (specialmente di botanica, fisica, pedagogia e sociologia) e letterari. A S. si deve la prima storia della letteratura in Spagna (Memorias para la historia de la poesia y poetas españoles, ed. postuma, Madrid 1775).

BibL.: M. Gesta y Leceta, Indice de una colección manuscrito de obras de M. S., Madrid 1888; A. López Peláez, El gran Gallego, La Coruña 1892; id., Los escritos de S. y el siglo de Feijóo, ivi 1901: J. M. Chacón y Calvo. El p. S. y el paoma del Cid, in Rev. Fil. Esp., 21 (1934), p. 142 sgg. Anscario Mundó y Marest

SARNELLI, Maria Gennaro, venerabile. Predicatore e scrittore ascetico, primogenito dei baroni di Ciorani, n. a Napoli il 12 sett. 1702, m. ivi il 30 giugno 1744. Avviato agli studi universitari, diventò avvocato. Più tardi, preso l'abito ecclesiastico, frequentò il Collegio dei Cinesi eretto da M. Ripa. Sacerdote nel 1732, si aggregò alle Missioni apostoliche napoletane, e nel 1733 entrò a Scala nella Congregazione fondata da s. Alfonso M. de Liguori, di cui fu discepolo infaticabile. Visse quasi sempre a Napoli, dedicandosi ai poveri della strada, ai malati degli ospedali, alla conversione dei peccatori.

Zelante restauratore sociale, avolse iniziative tra incomprensioni e sacrifici. Combatté il sentimentalismo e il formalismo nella vita cristiana, educando il popolo alla meditazione privata e pubblica delle verità eterne. Proseguendo la bonifica morale iniziata da s. Francesco de Geronimo, lottò su basi anche giuridiche contro lo sfrenato meretricio e provocò l'intervento del re Carlo di Borbone, che nel 1738 fece radunare le peccatrici in un quartiere a parte. Fu poi un pioniere della Lega antiblasfema, mobilitando vescovi e magistrati a sradicare l'insolente linguaggio. Accompagnò la triplice campagna con predicazioni e libri, dei quali meritano di essere ancora letti il Mondo santificato (1738), il Mondo riformato (1739), il Cristiano santificato (1739), l'Anima illuminata (1740), l'Ecclesiastico santificato (1741), ecc. L'Anima desolata (1740) e la Discrezione degli spiriti (1741) han carattere mistico. Tutte le sue opere si trovano raccolte in una collezione di 14 volumi (Napoli 1848-51), di cui alcuni tradotti in altre lingue, come Le glorie e grandezze della divina Madre (ivi 1739). E sepolto a Napoli, nella chiesa di S. Antonio a Tarsia. Pio X nel 1906 proclamò l'eroicità delle sue virtù.

Bibl.: s. Alfonso M. de' Liguori, Compendio della vita del servo di Dio G. M. S., Napoli 1752; G. Sparano, Memorie isto-
riche per illustrare... gli atti della Congr. delle Apostoliche Missioni, II, Napoli 1768, pp. 343-46; R. Giovine, Vita del gran servo di Dio p. G. M. S., Napoli 1858; F. Dumortier, Le venin. serv. de Dieu le p. 7. M. S., Parigi 1886 (trad. it. Napoli 1889); Neapolit. beatif. et ramosis. p. 7. M. S. positio, Roma 1889; M. De Mede. meester, Bibliographie générale des écrivains rédemptoristes, II, Lovanio 1935, pp. 373-77; III, ivi 1939, p. 379. Oreste Gregorio

SARON (ebr. haï-Šärōn, gr. 6 Sapúo, lat. Saronas). - 1. Nome biblico del tratto della piana palestinese che si estende sul litorale dal Carmelo fino a Gialli, decantata per la sua fertilità (Is. 35,2), per l'abbondanza dei pascoli (Is. 65,10; I Par. 27,29), per i prati fioriti di narcisi e anemoni (Cant. 2,1).

Nell'antichità la zona alluvionale fra il Carmelo e Cesarea emulava, per le falte boscaglie e mucchie, la gloria del Libano e del Carmelo (Is. 35,2) e per questa ragione S. è tradotto per 6820465 (ibid. 65,10), nome adottato anche da Flavio Giuseppe (Bell. Ind., I, 13,2; Antip. Ind., XIV, 13,1) e da Strabone (XVI, 2,27). Ai feraci campi, innaffuti da numerose correnti d'acqua, che si estendono dal Nahr es-Zerqâ sino al Nahr el-'Auğá', dove la piana si dilata all'interno sino a 20 km ., è applicato il nome di S., tradotto "6 таб̄̄os (Cant. 2,1). Euscbio (On., 163,2) precisa che a Caesarea Palaestina usque ad oppidum loppe omnis terra quae cernitur, dicitur Saronas e. Dopo un lungo abbandono in cui la piana era divenuta paludosa, oggi, nello Stato d'Israele, essa ha riacquistato la proverbiale magnificenza. Da Tel Aviv a Caila sono sorti numerosi villaggi agricoli e sul terreno bonificato si estendono rigogliosi agrumeti, uliveti, vigneti, orti, e l'industria razionale dei narcisi e anemoni.
2. Città cananea, conquistata da Thutmosis III (srn, n. 25), è ricordata nelle lettere di el-'Amōrnah (iunīno, 241,4); ne è incerta la situazione geografica, se cioè corrisponda ad una città della piana costiera conquistata da Giosuè (Jas. 12,18), o ad una località della Galilea fra il Tabar e il Lago di Tiberiade, che conserva il nome Hirbet Sarōnah, a sud-ovest di el-Alymah, e nelle cui vicinanze è risorta la colonia ebraica di Sarona.
3. Regione di pastorizia in Transgiordania (I Par. 5, 16), distinta dal Galaad e dal Basan, ricordata nella stele di Mesa (lin. 12), probabilmente sinonimo di milōr (e pianura e).

Bibl.: P.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I, Parigi 1933, pp. 96, 415; M. Noth, Der Asfban der Palästinalist Tasmasi III, in Zeitschrift des Deutschen Palästina Vereins, 61 (1938), p. 37, n. 6.

Donato Boldi
SARPI, Paolo. - N. a Venezia il 14 ag. 1552, m. ivi il 14 genn. 1623. Già a 18 anni si distinse a Mantova nelle dispute; nel 1575 entrò nell'Ordine dei Serviti e nel 1579 aveva già la carica di provinciale. Nel 1585 venne a Roma come procuratore generale del suo Ordine. Le vere cause della sua inimicizia mortale verso la Curia romana e la Compagnia di Gesù non sono state ancora abbastanza esplorate : ma è certo che nel 1593 la nomina del S. a vescovo di Milapotamos favorita dal card. Santori, e più tardi le nomine ai vescovati di Caorle e Nona, furono respinte a Roma. Urtavano i suoi rapporti con i protestanti e specialmente con il Bedell, cappellano dell'ambasciatore inglese a Venezia, Wotton.
P. S. cominciò a far parlare molto di sé quando, il 28 genn. 1606, divenuto teologo di Stato della Repubblica di Venezia, con lo stipendio annuale di 200 e poi di 400 fiorini, fu consigliere della Repubblica nella lotta contro papa Paolo V : e con moltissimi pareri, dei quali solo una piccola parte è stampata, sosteneva che le censure inflitte dal Papa a Venezia, e in special modo l'interdetto, non fossero validi; appoggiò la Repubblica nella resistenza al Papa, fu con i giuristi Mennocchio e Pellegrino e con l'exgesuita Marsiglio, protagonista nella propaganda antipapale.

Ristabilita la pace tra il Papa e Venezia, la Repubblica continuò a proteggere lo scomunicato S., che il Papa avrebbe voluto veder consegnato all'Inquisizione romana.

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Quando il 5 ott. 1607, vittima di un attentato, fu ferito da tre pugnalate alla testa, si indicò come mandante il nunzio Gessi; non è però dimostrato che la cosa fosse voluta da Roma.

Protetto dalla Repubblica, il S. continuò la sua lotta contro il Papato con altri mezzi : consigliò ed aiutò gli inviati del calvinista Du Plessis Mornay e del protestante tedesco Dohna, che volevano introdurre a Venezia il protestantesimo: ma li deluse, rifiutando di convertirsi. Negli anni 1612-13, sotto l'influsso degli scritti gallicani contro il Concilio di Trento del Gentillet, del Ranchin, del Thou e del Gillot, progettò di assestare un colpo al Papato della Centroriforma, con una sua Istoria del Concilio Tridentino. In gioventù aveva conosciuto a Mantova Camillo Olivo ex segretario del card. Ercole Gonzaga, inoltre a Venezia l'ex-ambasciatore francese al Concilio, Ferrier; aveva raccolto da molto tempo, oltre a racconti verbali, anche note scritte, e l'Archivio di Stato di Venezia era a sua piena disposizione. Ciò malgrado, le fonti per la sua Istoria del Concilio Tridentino sono relativamente povere. Le lacune delle fonti furono riempite con una certa fantasia.

Ai pregi formali dell'opera, concisione e precisione magistrale del linguaggio ed esposizione avvincente, fanno riscontro numerosi errori nei particolari; e la menda maggiore è lo spirito antipapale nascosto con cura, ma affiorante in ogni pagina.

La Istoria è in realtà un atto di accusa contro la Curia romana: fu stampata nel 1619 a Londra dall'apostata Marcantonio de Dominis (v.), difficilmente all'insaputa del S. Sebbene fosse stata posta il 22 nov. 1619 all'Indice dei libri proibiti, dieci anni dopo la sua apparizione era già tradotta in cinque lingue, molto letta e spesso stampata malgrado le confutazioni del Pallavicino. Durante il Risorgimento se ne fecero almeno tre ristampe.

Il S. credette di non essere protestante né irreligioso. La sua opera si spiega con il suo concetto di Chiesa, fortemente influenzato dal gallicanesimo (concetto che continua la linea di Marsilio da Padova), e specialmente con il suo odio profondo verso il Papato e l'Ordine dei Gesuiti. Egli fu un nemico intelligente, e perciò pericoloso, del papato della Riforma cattolica.

Boll.: Opere, 5 voll., Helmstadt [in realtà Verona] 17611768: Lettere ai protestanti, ed. M. B. Busnelli, 2 voll., Bari 1931: Istoria del Concilio Tridentino, ed. G. Gambavin, 3 voll., ivi 1935: Istoria dell'Interdetto e altri scritti, ed. M. B. Busnelli e G. Gambarin, ivi 1940: Scritti filosofici e teologici editi e inediti, ed. R. Amerio, ivi 1951: cf. inoltre P. Savio, Per l'Epistolario di P. S., in Actum, 10 (1936), pp. 1-104; 11 (1937), pp. 3-74, 272-322; 13 (1939), pp. 558-622; 14 (1940), pp. 3-84; 16 (1942), pp. 3-43: 103-38; R. Taucci, Intorno alle lettere di fra P. S. ad Antonio Foscariui, Firenze 1939. Sulle vecchie biografie cf. R. Morghen, s. v. in Euc. Ital., XXX, p. 877 sgg.; E. Amann, s. v. in DTSC, XIV, col. 1113 sgg.; la più recente G. Getto, P. S., Pisa 1941. Contro la valorizzazione di A. Luzio, Fra P. S., in Rivista storica ital., 45 (1928), pp. 1-23 : cf. A. Mercati, Interno a fra P. S., in Civ. catt., 1928, it. p. 527 sgg. Sulla posizione di S. nel conflitto tra Paolo V e Venezia: Pastor, XII. Sul valore storico della Istoria del Conc. Trid. e i lavori critici di St. Ehaes, cf. H. Jedin, Das Konzil von Trient, ein Uberblick über die Erforschung seiner Geschichte, Roma 1948, p. 82 sgg. Sul concetto sbagliato della Chiesa cf. V. Buffon, Chiesa di Cristo e Chiesa romana nelle Opere e nelle lettere di fra P. S., Lovanio 1941. Sui ritratti : F. A. Yates, P. S.'s History of the Council of Trent, in Journal of the Warburg and Contuuld Institutes, 7 (1944), pp. 123-43.

Hubert Jedin
SARSINA, Diocesi di. - Città e diocesi in provincia di Forli; suffraganea di Ravenna, nella Romagna. Ha una estensione di 620 kmq . e una popolazione di 26.000 ab . tutti cattolici, con 52 parrocchie, distribuite in 8 vicariati, 62 sacerdoti diocesani e 11 case religiose femminili con 44 professe (Ann. Pont. 1952, p. 369).
S. viene ricordata fra le città dell'antica Umbria; occupata dai Romani nel 266 a. C., conservò una certa autonomia e molto probabilmente appartenne al numero delle città confederate; divenuta - municipium s, fu ascritta alla tribù s Pupinia s; al municipio presiedevano i «quattuorviri iure dicundo»; fu di valido aiuto ai Romani fornendo in abbondanza armi e soldati, specie nelle battaglie contro i Galli nel 225 a. C. (Polibio, II,
![img-36.jpeg](img-36.jpeg)
(da C. Franecison, Chiese e Statu mi connotti di fra' P. S. [pro manutertipio], Vicenza DIE, tav. I)
SARPI, PAOLO - Ritratto. L'originale reca a lato la scritta a Ipsissima P. Pauli Veneti viri ad miraculum docti integrj iusti obdorniantis in domino effigies - - Venezia, collezione privata.
24) e contro Annibale a Canne nel 216 a. C. (Silio Italico, X, 250-59). Nel 254 a. C. nasceva a S. Plauto; a lui è dedicata la piazza maggiore della città.

Da vari indizi sembra che la religione cristiana vi sia stata portata dai discepoli immediati di s. Apollinare, verso la fine del sec. II. Il primo vescovo di cui si ha notizia è s. Vinicio, che resse la diocesi al principio del 300 . Noi secoli di passaggio dal dominio romano a quello feudale il territorio di S. prese il nome di Bobbio, appellativo che presso alcuni storici sarà occasione di equivoci con la diocesi omonima lombarda, suffraganea di Genova, eretta nel 1014. Mentre Narsete governava l'Italia a nome dell'Imperatore d'Oriente (553-67), veniva creata la contea di Bobbio e ne fu investito il vescovo. Durante la cattività avignonese S. fu occupata da Neri della Fagiuola, nel 1386 da Pino e Cecco Ordelaffi; nel 1406 era data in feudo ai Malateuta di Cesena; usurpata da Cesare Borgia veniva dai Veneziani restituita a Giulio II; nel 1519 fu data ad Alberto Pio signore di Carpi, poi alla famiglia Aldobrandini e quindi ai DoriaPamphily; nel 1860 passava definitivamente al Regno d'Italia. La diocesi per vari secoli molto estesa, subì, specie negli ultimi tempi, diverse restrizioni; molte parrocchie le furono volte a più riprese, dopo la erezione della diocesi di Borgo S. Sepolcro (1515). Nel 1824 da Leone XII fu unita alla diocesi di Bertinoro e nel 1850 altre 17 parrocchie venivano stralciate per formare la nuova diocesi di Modigliana. Pio IX poi nel 1853 ordinò lo smembramento di S. da Bertinoro e Pio X nel 1908 restituil le 17 parrocchie aggregate a Modigliana.

Tra i vescovi, oltre a s. Vinicio, meritano di essere ricordati : Benno (770-815) a cui si attribuisce la costruzione dell'attuale Cattedrale; Uberto I (1025-50) che ottenne vari privilegi e concessioni di terre dall'imperatore Corrado II; Alberico (1176-1221), che ebbe molti possedimenti dall'imperatore Federico II; Carlo Bovio (16351646) a cui si deve la prima costruzione del Seminario (1643); Gian Battista Braschi (1699-1718) uomo di profonda e vasta cultura.

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Esiste in S. un Museo archeologico che è senza dubbio fra i più importanti della regione; vi si conservano resti del periodo preromano e romano. Da scavi recenti poi (1927-29), in una località vicinissima (Pian di Bezze), dove si è trovata una necropoli romana, sono venuti alla luce in ottimo stato diversi mausolei con cuspide piramidale curvilinea, scoperta questa di interesse nazionale, poiché in tutto il territorio della penisola solo a S. si è conservato questo tipo di architettura romana, se si eccernta Aquileia dove già da tempo erano stati messi in luce numerosi cippi sepolcrali, di piccole dimensioni però, con coronamento a forma di cuspide a piramide curvilinea. Uno di questi mausolei eretto alla memoria di "Aulus Murcia Obulaccus" è stato ricomposto all'aperto in un bel ripiano all'ingresso della città; risulta di tre corpi struttivi: un imbasamento, una edicola centrale prôstila distila, una cuspide piramidale a spigoli curvi ; il tutto raggiunge l'altezza di ca. 9 m . Interessante è pure la Cattedrale a tre navate in stile romanico-bizantino della fine del sec. viII, che, modificata più volte all'interno, mostra però all'esterno la sua struttura originale. Vi si conserva una parte di ambone, pregevole opera di scultura romanica, altre sculture e dipinti di varie epoche.

L'archivio vescovile ricco di preziosi documenti e manoscritti, conservato un tempo nella rocca di Ciola, ha subito più volte danni, specie nel sec. xvi e ultimamente nel 1944, in seguito al furore delle armi belliche; la stessa cittadina, incendiata per oltre metà da rappresaglia nemica, è stata fra le più provate della "linea gotica". Quasi a ricordare e valorizzare queste dolorose vicende, è sorta in S. l'«Opera di carità Linea Gotica», iniziativa di carità e di suffragi eretta canonicamente in fondazione di culto il 4 nov. 1948 e riconosciuta dallo Stato come ente morale il 31 ag. 1951.

Fra i santuari va ricordata una cappella della Cattedrale dedicata a s. Vicinio, primo vescovo, venerato come patrono della diocesi; qui sono conservati i resti mortali del Santo e la cosiddetta "catena di s. Vicinio ", suo strumento di penitenza.

Vari monasteri, retti dai Camaldolesi, fiorirono un tempo nella diocesi : tra questi sono da ricordare quello di S. Salvatore in Summano, da s. Pio V unito in perpetuo alla mensa vescovile; di S. Ambrogio di Ranchio; di S. Giovanni " inter ambas Para " (cioè fra i due torrenti Para) detto anche "Cella di S. Alberico ", dall'eremo del Santo; di S. Maria in Trivio. - Vedi tav. CXXVIII.

Bibl.: Ughelli, II, pp. 651-76; Moroni, LVI, pp. 201-17; Cappelletti, II, pp. 481-523; Lanzoni, pp. 503-504; Eubel, I, p. 436; II, p. 254; III, pp. 311-12; IV, p. 306; V, p. 346. G. B. Braschi, Relatio statur Eccl. Sarcinatensis, Roma 1704; id., De Eccl. Sarsinat. (ms. ined. in una copia di G. B. Mami nell'Arch. vescon.); F. Antonini, Delle antichità di S. e dei costumi romani..., $2^{2}$ ed., Faenza 1769; P. F. Kehr, Italia pontif., V, Berlino 1911, pp. 116-26; L. Testi, I due amici e l'antichita, città di S., $2^{\circ}$ ed., Faenza 1910; id., S. Vicinio... nella sica e tradiz., $2^{\circ}$ ed., Rocca S. Casciano 1926; id., La Chiesa di S., Modena 1939; A. Alessandri, I montisipi romani di S. e di Mésaniola, Milano 1928; S. Aurigemma, Mausolei di S. a guglia piramidale, in Palladio, 1937, pp. 41-52. Corrado Balducci

SARTI, Emiliano. - Erudito, n. a Roma nel 1795, m. ivi nel 1849. Fu scrittore per la lingua ebraica nella Biblioteca Vaticana e professore alla Sapienza.

Scarsa la sua produzione letteraria; ebbe però il merito di raccogliere molti testi epigrafici che in parte pubblicò. Le sue schede passarono al suo amico G. Pelliccioni professore in Bologna e da questi a G. B. De Rossi; ora sono nella Biblioteca Vaticana. Principale nucleo della raccolta è formato dalle iscrizioni trovate negli scavi Cartoni nella zona ostiense presso la cappelletta di S. Ercolano, fra il 1824-25; ora molte sono nel Museo Lateranense, altre in quello Capitolino; alcune epigrafi provengono dagli scavi ostiensi del card. B. Pacca, pure del 1825; altre dalla Lipsanoteca del Vicariato. Iscrizioni cristiane furono edite da lui in collaborazione con G. Settele nel 1840, quale appendice all'opera di F. L. Dionisi : Monumenta sacra Basilicae Vaticanae Cryptarum (Roma 1773). Collaborò col Mommsen per il CIL.

Bibl.: G. Pelliccioni, E. S. ed alcuni frammenti postumi degli studi di lui, Bologna 1881; CIL, VI, pp. Lxxi, 120; XIV,
p. xxx: A. Silvagni. Inocripi, chriat. urbis Romae, nuova serie, I, Roma 1922, p. LVI.

Gioscchino Mancini
SARTIGES, Eugène de. - Diplomatico, n. a Ganntt il 18 genn. 1808, m. a Parigi il 3 ott. 1892.

Iniziò la carriera diplomatica nel 1830 a Roma come uditore dell'ambasciata; fu poi plenipotenziario dell'Impero francese a Washington e all'Aia, quindi (dall'ott. 1862 al nov. 1863) presso la corte di Torino, ove mostrò molto tatto nella questione dell's Aunis». Sulla nave francese di tal nome, il preletto di Genova aveva fatto arrestare il brigante La Gola, su cui pendeva una severa condanna; il governo imperiale ne voleva l'immediata liberazione. Dopo lunghe trattative, il brigante venne sottoposto a nuovo processo, condannato alla pena capitale e successivamente graziato, giusta gli impegni fra Vittorio Emanuele II e Napoleone III. Poche settimane più tardi il S. fu inviato ambasciatore a Roma ove riuscì discaro a Pio IX ed al card. Antonelli. Insistette a lungo presso il proprio governo per il ritiro delle truppe francesi dallo Stato pontificio e indusse l'Imperatore e il ministro degli Esteri, Drouyn de Lhuys, a stipulare con il governo italiano la Convenzione di settembre (v.).

Negli anni successivi il S., che era legato a filo doppio con i Comitati segreti novatori, reiterò i propri rapporti a Parigi in senso sfavorevole al governo pontificio. Nel 1867, al momento dell'invasione garibaldina nel Lazio, premeditatamente si trovava in congedo e non ebbe parte in quelle vicende: dichiarò però che se si fosse trovato a Roma non avrebbe richiesto l'intervento delle forze imperiali come aveva fatto il suo incaricato d'affari Armand (v.), Ai primi del 1868 venne richiamato in patria, con il pretesto della sua nomina a senatore. Con la caduta del secondo Impero (1870), si ritrasse a vita privata.

Bibl.: L. Mordini, s. v. in Dizion. del riourg. nac., IV, p. 212 : E. Michel, Aunis, ibid., I, p. 63; id., Concessione di settembre, ibid., I, pp. 265-67, con ult. bibl. Per l'atteggiamento nel 1867 cf. P. Dalls Torre, L'anno di Mentana, Torino 1938, cang. 1-111, v. vi, passim. Sull'opera precedente in Torino e Roma cf. P. Pirri, Pio IX e Vist. Emanuele II dal loro carteggio privato II, Roma 1951, v. indici.

Renzo U. Montini
SARTORIO, Giulio Aristide. - Pittore, n. a Roma l'11 febbr. 1860, m. ivi 3 ott. 1932.

Scolaro del padre Raffaele, il S. fece larghe esperienze nei musei e nelle gallerie romane, sebbene crescesse e s'affermasse fra il 1880 e il 'go in quel fervido ambiente intellettuale romano ove le pose letterarie dannunziane e le indagini veristiche stranamente si accoppiavano. I soggetti dei suoi primi quadri, successivi ad una fugace esperienza alla Fortuna, quali Malaria del 1882 esposto a Roma, i Figli di Caino esposto a Parigi nel 1889, e quindi la Gorgona e gli Eroi e la Diana di Efeso, esposti all'Internazionale di Venezia del 1897 ed ora nella Galleria romana d'arte moderna, mostrano il frutto di quegli orientamenti del gusto. Ma il S., che ha lasciato il meglio di sé in alcuni paesaggi della campagna romana, tentò anche la grande composizione e non scio nel fregio della Camera dei deputati con la Storia d'Italia dai Comuni al Risorgimento, ma in dipinti di carattere sacro, quali Cristo benedicente l'umanità nella chiesa di Luminico ed i cartoni per i musaici della cattedrale di Messina, opera quest'ultima interrotta dalla morte del pittore.

Bibl.: A. M. Comanducci, I pittori ital. dell'ivo, Milano 1934, pp. 649-51. Emilio Lavagnino

SARUG (ebr. Sêrûgh). - Discendente di Sem, presentato come figlio di Reu e padre di Nachor; quindi sarebbe stato proavo di Abramo (Gen. 11, 20-23; I Por. 1, 26). E ricordato anche nella genealogia di Gesù, che si legge in $L c .3,35$.

Mentre nel testo ebraico è detto che S. divenne padre a 30 anni e che visse 230 anni, nella versione greca gli si assegnano 120 anni in più, facendolo diventare padre a 130 anni.

Angelo Penna
SARVIA (ebr. Sêrûjiâh, "ferita»?, "profumata con storace»?). - Sorella o meglio sorellastra (cf. II Sam. 16, 9; 19, 21) di David (v.), ricordata solo come madre di Ioab, Asael, Abisal (v.).

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Strano che questi tre fratelli vengano sempre (ca. 20 volte) chiamati con il nome della madre e non (come voleva l'uso) del padre, che pure era ben conosciuto (ibid. 2, 32; Fl. Giuseppe ne sa il nome: Sur). Fra le molte ipotesi, la più verosimile è che si volesse mettere in risalto la parentela con David.

Gino Bressan
SARZANA: v. LUNI (LA SPEZIA), sARZANA E BRUGNATO, diocesi di.

SASKATOON, diocesi di. - Diocesi c città nella provincia di Saskatchewan nel Canada occidentale.

La diocesi ha una popolazione di 150.052 ab., dei quali 28.862 cattolici, distribuiti in 35 parrocchie e 44 cappeile servite da 22 sacerdoti diocesani e 39 regolari; ha i seminario, 21 comunità religiose maschili e 19 femminili; 3 ospedali, I collegio e I casa per vecchi (Ann. Pont. 1952, p. 369).

La diocesi di S. fu creata da Pio XI con la cost. apost. Ecclesiarum omnium cura del 3 giugno 1933, per smembramento dalle diocesi di Prince Albert S. e di Regina. La prima parrocchia di S. fu la parrocchia di S. Paolo, eretta nel luogo acquistato nel 1901 dal p. J. H. Eymard. La diocesi è suffraganea di Regina e per i fedeli interni di rito bizantino vi è l'esarcato apostolico di Saskatchewan.

Bibl.: A. G. Morice. Hist. de l'Eglise cath. dans l'Ouest canadiens, III, Montréal 1912, pp. 171-72; AAS, 26 (1934), pp. 624-27; Le Canada ecclésiast., Montréal 1952.

Gastone Carrière
SASSABASAR (cbr. Šéßaşar). - Personaggio che ebbe parte importante nel primo rimpatrio dei Giudei esuli dalla Babilonide alla terra d'Israele: ricevette da Ciro gli arredi sacri restituiti per il Tempio di Gerusalemme e fu a capo della prima carovana che ritornò in patria (Esd. 1, 11; 5, 14-16). Le strette interferenze nel racconto biblico tra S. e Zorobabel (v.) hanno fatto sorgere la questione se siano due personaggi distinti ovvero una sola e identica persona, come sembra aver ritenuto Flavio Giuseppe (Aetiq. Iud., XI, 1, 3) e tuttora ritiene la maggior parte degli esegeti.
S. sarebbe un altro nome caldeo o assiro (probabilmente Samal-bal-asur, "Samaš protegga il figlio ", oppure Sin-bal-asur, "Sin [la dea Luna] protegga il figlio") di Zorobabel. La supposta identità si fonda sui seguenti dati : S. è detto "principe di Giuda", titolo che spetta anche a Zorobabel, figlio d'un figlio del re Ioachin (I Pur. 3, 17-19); S. è costituito da Ciro pehāh, ossia "governatore" (Esd. 5, 14), e Zorobabel ha il titolo di "governatore di Giuda" nell'anno $2^{\circ}$ di Dario (Agg. 1, 11); all'uno e all'altro vengono attribuite quasi le identiche parti direttive nel rimpatrio degli esuli (Esd. 1, 8-11 e 2, 2; 3. 2; 4, 2); S. mette le fondamenta del Tempio di Gerusalemme (ibid. 5, 16), ed anche Zorobabel ne intraprende la ricostruzione una prima ed una seconda volta (ibid. 3, 8 sgg.; 5, 2 sgg.; Agg. 1, 14; Zach. 4, 9). Contro l'identificazione vi sono tuttavia difficoltà : anzitutto nei documenti non è detto mai espressamente che S. e Zorobabel siano una stessa persona; inoltre l'uno e l'altro nome sono di origine schiettamente babilonese: è bensì frequente il caso di Giudei in Babilonia con doppio nome (cf. Dan. 1, 7), ma sorprende che un giudeo avesse due nomi ambedue babilonesi. L'identificazione dunque, sebbene molto probabile, non è fuori d'ogni dubbio; e alcuni (F. Kaulen, J. Nikel, Meyer, A. Vaccari) ritengono che S. fosse il predecessore di Zorobabel, ossia colui che ebbe in un primo tempo le parti direttive nell'azione di rimpatrio dei Giudei. Ma è assolutamente infondata l'opinione di P. Riessler, che li identifica ambedue con Neemia (Bibl. Zeitscbrift. 2 [1904], p. 15 sgg.).
Bibl.: F. X. Kugler, Von Moses bis Paulus, Münster in V. 1922, p. 204 sgg.; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, Torino 1933.
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(da A. Uphnam Pope, A Survey of Primus art, IV, Oxford 1531, p. 1i1A) SAssanIDI - Naqf-i-Rustam, investitura di Ardash. Rilievo rupestre (ca. 230 d. C.).
p. 106 sgg.: I. Schuster-G. B. Holzammer, Mamuale di storia biblica, I, ivi 1930, pp. 971-73. Gaetano Stano

SASSANDRA, vicariato apostolico di. - E situato nella parte sudoccidentale della Costa d'Avorio. Fu eretto in vicariato apost. il 9 apr. 1940 con territorio distaccato dal vicariato apost. della Costa d'Avorio, al quale contemporaneamente fu data l'attuale denominazione di Abidjan. E affidato alla Società delle Missioni africane.

Ha una superficie di kmq. 112.000 in gran parte ricoperta da foreste. La popolazione è di ca. 700.000 abitanti divisi in 18 tribù, tutti animisti, con lingue proprie. Commercianti musulmani cercano di fare proseliti ed hanno guadagnato già circa 60.000 adepti. Essi costituiscono un vero pericolo perché appoggiati dalle grandi case di commercio e spesso anche dalle autorità. Quasi ovunque si parla il basulé. La missione è divisa in 17 distretti, che formano le stazioni principali e in 121 stazioni secondarie. I cattolici sono 24.451, i catecumeni 9494, i protestanti 8062 . I missionari sono 31 di cui quattro indigeni. Suore 14, catechisti 124. Scuole elementari 60, medie 17, normali 1. Dispensari 4 e orfanotrofi 4. I costumi ancestrali e le difficoltà economiche rendono i progressi della religione molto lenti.

Biel.: Archivio della S. Congr. Prop. Fide, Relazioni, pop. prot. nn. 3934/30, 4210/31; MC, 1930, p. 103; AAS, 32 (1940), pp. 476-77. Saverio Paventi

SASSANIDI. - Capostipite della dinastia della Persia o Irān sarebbe stato un certo Sassan di cui nulla si conosce con certezza, mentre vero fondatore si può ritenere Ardashir (Artakhashatr) nell'anno 208 d. C.
I. Organizzazione dello Stato. - L'avvento dei S. fu diversamente valutato. Per gli storici romani non rappresentarono che un nemico più potente dei Romani. In realtà con i S. appare un nuovo spirito nella compagine iranica. Le principali caratteristiche del sistema statale iranico-sassanide sono una forte centralizzazione del potere e la creazione di una religione di Stato.

La società fu divisa in quattro classi : 1) gli addetti al culto (Sarocdin); 2) i guerrieri (artéshtárdn); 3) la burocrazia (dibhérdn); 4) il popolo (contadini, vástryóshán e gli artigiani, hutukhshan). Ogni classe comprendeva diverse suddivisioni, cui era preposto un capo, assistito da un impiegato per il censimento della sua classe, da un ispettore per controllare le entrate o punire i trasgressori e, infine, da un istruttore "per istruire ciascuno fin dall'infanzia in un mestiere o in una scienza e metterlo in condizioni di guadagnare tranquillamente la vita (Lettera di Tansar).
II. La religione di Stato. - La religione di Stato dell'Impero sassanide fu lo zoroastrismo. Ardashir I ordinò che fossero raccolti e ordinati i resti sparsi del-

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(ptt. G. Hatter)
Sassari, diocesi di - Interno di S. Maria - Sassari.
l'Avesta del tempo degli Arsacidi, che furono poi resi canonici e obbligatori. L'Avesta sassanide primitiva ebbe, in seguito, diverse amplificazioni: l'influenza ellenistica e specialmente quella indiana, sono di data recente. Il resto dell'Avesta disparve in gran parte al tempo della conquista islamica, e non ne restano che pochi frammenti. Nell'Impero sassanide si trovano anche altre religioni, come il giudaismo, il cristianesimo e il manicheismo, le quali subirono, a diversi intervalli, persecuzioni più o meno violente nell'intento di ridurle alla religione di Stato. Per le persecuzioni anticristiane: v. persia.
III. Arte. - Nel campo architettonico i S. hanno lasciato notevoli tracce. Gli edifici sono costruiti in mattoni rivestiti di stucchi scolpiti o dipinti. La scultura sassanide, come l'architettura, glorifica la potenza divina della maestà reale ( $v$ re dei re, compagno delle stelle, fratello del sole e della luna $v$, oppure $v$ uomo immortale tra gli dèi e un dio illustrissimo tra gli uomini $v$ ). Rimangono ancor oggi bassorilievi stagliati nelle rocce. Basta ricordare i bassorilievi ordinati dal re Sapore a Nagshai Rustam a nord di Persepoli, sotto una delle tombe degli Achemenidi, per commemorare la vittoria sui Romani (260). L'equilibrio della composizione, la nobiltà delle attitudini e la flessuosità dei modelli costituiscono il merito artistico di questa strana arte rupestre. Anche le arti industriali sono bene rappresentate. Si tratta di cesellature di vasi e piatti, di pitture di tessuti, ecc. che riproducono, con fine arte, scene di caccia, di vita campestre e di altri motivi di decorazione varia. La numismatica ha pure un considerevole valore artistico.
IV. Letteratura. - L'İrān sassanide produsse certamente molto anche nel campo letterario, ma relativamente poco ci è pervenuto. La maggior parte sono trattati religiosi, iscrizioni; mentre meno rappresentata è la letteratura persiana in lingua pahlavī o medio-persiano. Particolare interesse ha un'operetta in prosa che narra la nascita e le avventure del focolare della dinastia sassanide, Ardashir.

BibL.: E. W. West, Grundriss der iranisch. Philologie, II, Strasburgo 1004, pp. 1-129; J. Labourt, Le Christianisme dans l'Empire perse sous la Dymatia sassanide (104-630), Parigi 1904; E. Herzfeld, Am Tur von Ailen, Berlino 1920; id., Pailholi: nomion, and inscriptions of the Early Hist. of the Sasanian Empire, I-II, ivi 1924; V. F. Büchner, Sassanides, in Enrre. de l'Islam, IV, Leida-Parigi 1034, pp. 185-89; A. Christensen, L'Iran sous les Sarsanides, Copanaghais 1944; G. Edward Browne, A liter. Hist. of Persia, I, Cambridge 1051; F. M. Paraja, Islamologie, Roma 1951; N. Turchi, Le religioni del mondo, $2^{\circ}$ ed., ivi 1952, p. 189 sg.

Mortusano Roncaglio
SASSARI, diocesi di. - Ha una popolazione di 149.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 39 parrocchie servite da 110 sacerdoti diocesani e 48 regolari; ha un seminario, io comunità religiose maschili e I femminile (Ann. Pont. 1952, p. 370).

Chiamata anche "Turritana", dalla prima residenza del vescovo, che fu la Turris Libisnnis, porto e antica colonia romana. Titoli epigrafici e notevoli avanzi archeologici ne rivelano l'importanza. E credibile che nell'età costantiniana vi esistesse una comunità cristiana organizzata, ma il primo vescovo storicamente certo è Felix de Turribus che il $1^{\circ}$ febbr. 384 intervenne alla Conferenza di Cartagine, sotto Unnerico re dei Vandali. La diocesi (Turritana civitas) ricompare poi nel Registro di s. Gregorio Magno (590) il quale faceva pervenire le suppliche del vescovo Mariniano all'esarca d'Africa e, per mezzo del suo apocrisario, alla corte di Costantinopoli. Si sa che il grande Pontefice sollecitava il magister militum e il defensor perché provvedessero ad allontanare i pericoli dell'invasione.

L'iscrizione bizantina d'un poderoso architrave marmoreo scoperta nel 1927, presso ruderi dell'antica città, ora nella navata sinistra della basilica di S. Gavino, esalta l'eroica vittoria navale riportata nelle acque di Torres sui Longobardi ed altri barbari, tra il 680 e il 717 , secondo l'opinione dei critici, o, secondo la tradizione manoscritta accettabile, nel 695 . Agli inizi del sec. viII orde di Arabi, vinta la resistenza bizantina, già padroni effettivi delle coste d'Africa e di Spagna, cominciano a razziare le città costiere della Surdegna che tuttavia non riuscivano mai a dominare stabilmente. Torres, fra le città più tormentate, cominciò a declinare forse nel sec. viII.

Appena superato il periodo barbarico, dopo la sconfitta del re pirata Mugahid, fu eretta, tra il sec. xi e il xir, la Basilica cattedrale a gloria di s. Gavino e dei compagni martiri, che è la prima, per ampiezza, delle chiese medievali e uno dei più grandiosi monumenti dell'albeggiante evoluzione romanica dell'arte. E a tre navate, quella centrale è sostenuta da sei pilastri di pietra da taglio e 22 colonne monolitiche provenienti dalle rovine di edifici romani e, come lasciano pensare elementi decorativi romanico-bizantini, dalla vecchia chiesa cristiana di Turris. Particolare molto importante, che razissimamente si trova in chiese italiane, è quello delle due absidi terminali della navata centrale, e sono molte le differenze planimetriche delle due absidi pure opposte di S. Pietro in Civate (Como) e di S. Pietro in Grado presso Pisa.

Nella diocesi avevano dimora i Benedettini di Montecassino, i Vallombrosani, i Camaldolesi e i Cistercensi. Nel 1073 in una lettera di Gregorio VII compare con il titolo di arcivescovo Costantino di Castro, promosso dalla cattedrale di Bosa. Dal metropolita turritano dipendevano le sedi vescovili di Ampurias, Bisarcio, Castro, Bosa, Ottana, Ploaghe, Torres, villaggi che prendevano il nome di città.

Nel territorio della diocesi di Torres s'erano frattanto organizzate avanti il 1000, con il titolo di cappelle, cure, pievanie, ca. 40 comunità cristiane. La più popolosa era la pievania di S. Nicola di S., a 20 km . ca. da Torres, con la bella chiesa romanica (secc. xi-xil). Attorno ad essa si costituì il comune autonomo, con statuti propri, che divenne poi il centro della diocesi. Di fatto vi dimorava, per maggiore sicurezza ed esigenze pastorali (s propter guerrarum et piratorum pericula s), il vescovo. La chiesa pievaniale il 24 sett. 1278 fu smembrata in 5 parrocchie.

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Il 5 apr. 144 con bolla Super universas di Eugenio IV l'arcivescovo Pietro Spano ottenne il trasferimento della sede dalla basilica di S. Gavino alla chiesa di S. Nicola di S. Questa fu ampliata e trasformata, con la facciata in barocco grandioso del 1714. E stata restaurata recentemente. Con bolla Arguun repationus dell's dic. 1503. Giulio Il aggregava alla metropolitana di S. la diocesi di Ploaghe e di Torres, la cui Cattedrale è una fra le più complete e leggiadre costruzioni di artisti toscani del sec. xiv. Passarono sotto la dipendenza dell'arcivescovo di S. le grandi abbazie della S.ma 'Trinità di Saccargia, camaldolese, gioiello di architettura, e S. Maria di Paulis, cistercense.

Nel territorio della diocesi restano pure S. Michele di Plaiano, non ancora restaurata, e S. Michele di Salvenero, entrambe vallombrosane. Le unioni accennate furono realizzate sotto l'arcivescovo Salvatore Alepus (15241566). Nato in Valenza, e nominato appena ventenne amministratore apostolico, partecipò attivamente al Concilio di Trento. Si rivolse a s. Ignazio di Loyola per ottenere alcuni padri e aprire uno "Studio» in S. Visitò ripetutamente la diocesi e tenne sinodi, iniziandovi le informe disciplinari approvate nei primi due periodi conciliari a Trento. Provvide a migliorare la liturgia solenne della basilica di Torres, ristampando l'Ufficio proprio di s. Gavino, volgarizzato nel sec. xv in un poemetto che resta come il migliore della letteratura dialettale sarda.

BibL.: I. F. Fara, De rebus Sardois, Cagliari 1580 (altra ed. ivi 1838); P. Tola, Cadra diplom. Sardiniae, Torino 1833; D. Filia, La Sardegna cristiana, 3 voll., Sassari 1909-29; Lanzoni, II, p. 673 sgg.: B. R. Motta, Studi cagliaritani di stes. e filol., 1, Cagliari 1927. V. anche D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna, dal sec. XI al sec. XIV, Cagliari 1907; A. Saba, Montecassino e la Sardegna modinen., Montecassino 1927; A. Era, Per la storia dell'Univ. turciana, in Studi sassaresi, 19 (1941), pp. 57-91; id., Un antio tibro di ordinanze del Comune di S., ibid., 21 (1948), pp. 261-91.

SassERATH, Rainer. - Conventuale, teologo moralista, n. a Holtzheim presso Reuss il 20 ag. 1696, m. a Colonia tra il 1771 e il 1775 . Entrò nel 1712 nell'Ordine dei Frati Minori Conventuali a Colonia, nella cui Università, conseguita la laurea in teologia il 22 genn. 1744, insegnò per moltissimi anni teologia morale. Fu ministro provinciale di Germania e definitivo generale.

Lasciò tra l'altro un Directorium confessariorum; ma la sua fama è legata all'opera principale della sua vita: Cursus theologiae moralis tripartitus, che ebbe ripetute edizioni lui stesso ancora vivente ( $2^{\circ}$ ed., 3 tt ., Colonia 1760 ; $4^{\circ}$ ed., 4 voll., Augusta 1771). L'opera è divisa in tre parti : 1) De actibus humanis, legibus, conscientia, peccatis, censuris et virtutibus theologicis; 2) De virtute religionis, de iustitia et iure, de contractibus; 3) De Sacramentis in genere et in specie et de indulgentiis. La divisione dei trat-
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Sassari, diocesi di - Antica fontana di Rosello (1605) - Sassari.
tati da lui adottata, pare per la prima volta, è tuttora usata più o meno in quasi tutti i manuali di teologia morale. E unanimamente riconosciuta e lodata la chiarezza e la solidità dell'opera e l'equilibrio dell'autore, classificato tra i più rappresentativi probabilisti.

BibL.: oltre alle indicazioni bibliografiche di vari trattati di teologia morale, cf. Hurter, V. coll. 232-33; D. Sparacio, Frammenti bio-bibliografici di scrittori ed autori minori concerniali, Assisi 1931, pp. 169-70.

SASSETTA, Stefano di Giovanni di Consolo, detto il. - Pittore senese n. nel 1392, m. il $1^{\circ}$ apr. 1450.

La sua prima opera documentata, eseguita tra il 10 luglio 1423 e il dic. 1426, consisteva in un grande trittico recante al centro il Trionfo del S.mo Sacramento sormontato dall'Incoronazione della Vergine e nei laterali S. Antonio Abate e S. Tommaso d'Aquino sormontati dall'Annunciazione; il tutto collegato da pilastri coi Quattro sr. Patroni di Siena e coi Quattro Dottori della Chiesa, da cuspidi, e munito di predella con l'Ultima Cena e Storiette di s. Antonio e s. Tommaso. Il complesso fu smembrato e disperso nel 1816, e se ne conservano solo alcune parti secondarie a Siena, Budapest, Vaticano e Barnard Castle. Tra il 1430 e il 1432 il S. dipinse per il duomo di Siena la Madonna delle Neci, poi emigrata a Chiusdino e quindi (1936) nella collezione Contini Bonacossi di Firenze; del 1433 è il Crocifisso per la chiesa di S. Martino di Siena, distrutto nel 1826 e di cui si conservano i capicroce e la storietta di base nella collezione Chigi Saracini di Siena. A quest'epoca, o poco più tardi, appartengono il Polittico per la chiesa di S. Domenico di Cortona e varie Madonne (Museo di Grosseto, Pinacoteca di Siena ecc.). Il capolavoro dell'ultimo periodo del S. è il grande polittico eseguito per i Francescani di Borgo S. Sepolcro (1444); smembrato nel 1752, disperso nel 1810 si è potuto idealmente ricostruire con assoluta sicurezza solo dopo il recentissimo (1931) riavvenimento in una collezione privata francese di tre scomparti : una Madonna con angioli musicanti, un S. Antonio da Padova e un S. Giovanni Evangelista, a cui si affiancavano le figure dei Battista e del b. Ranieri Rasini nella collezione Berenson alla quale appartiene anche il pannello centrale del tergo, con S. Francesco in estasi, originariamente fiancheggiato da otto Storiette di s. Francesco (una ora nel Museo Condè a Chantilly e le altre nella National Gallery di Londra). L'Incoronazione di Maria sopra la Porta Romana di Siena, opera compiuta alla morte del S. da Sano di Pietro, andò distrutta nel 1944, ma se ne salvò la parte autografa, cioè una Gloria d'Angeli musicanti nel sottarco. Varie opere, tra le quali la notissima Natività di Maria nella Collegiata di Asciano e un trittico (1436) nella basilica dell'Osservanza di Siena, che un tempo venivano considerate tra le più significative del S., sono state recentemente attribuite a una ignota personalità, affine al S., denominata il "Maestro dell'Osservanza ".

Il S. è il più grande pittore senese del sec. xv. Ancorché formatosi a Siena, probabilmente nella cerchia dei pittori tardogotici (Gualtieri di Giovanni da Pisa, Nicola da Naldo, Benedetto di Bindo ecc.), dovette avere una precoce e non superficiale conoscenza dei modi non solo di Gentile da Fabriano e di Masolino, ma dello stesso Masaccio, del Brunelleschi e di Donatello. Lo dimostra la costante ricerca di una plastica tridimensionalità e di una spazialità concreta che si ravviso fin dalle sue prime opere. Tuttavia il S. non può dirsi totalmente artista del Rinascimento, perché l'amore ingenuo per il particolare finemente elaborato e l'inclina. zione quasi mistica al sogno, il gusto squisitamente decorativo e le tendenze astrattive tutte proprie dello spirito senese gli impedirono di r