volume-10

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, 99, 63-64).

Il lessico semitico postcristiano ha accolto dalla Bibbia il nome S.: arabo lajțān, siríaco sāțānā, etiopico rajètān. Nel Corano S̉ajtān e Iblis ("m Ssājblōes) sono sinonimi, S. è talora l'angelo (unico) decaduto per non aver voluto adorare Adamo (sárah, 2, 32), altre volte è uno dei ginn (18, 48); fece peccare Adamo e ne inganna i discendenti, eccetto i credenti, che lo scacciano lapidandolo (2, 32-34; 15, 28-42); è il nemico dell'uomo ( 35,6 ); i tentati da S. ricorrono ad Allāh (7, 199-201; 23, 99).

Bibs.: s. jēsormio; inavolo: H. Dahm, Die bösen Geister im A. T., Tubinga-Lipsia 1904: A. Iriku, Die Dämonen und

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![img-4.jpeg](img-4.jpeg)
(Col. Aliwati)
SPOSALIZIO DI S. FRANCESCO CON LA POVERTÀ.
Particolare della pala di Borgo S. Sepolcro - Chantilly, Museo Condé.

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![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(1) A sinistra: COLLOQUIO DI SAUL CON SAMUELE (I Sam. 15, 12-30). Arazzo fiammingo (sec. xvi) - Pienza, Museo civico. A destra: APPARIZIONE DELL'OMBRA DI SAMUELE A SAUL (I Sam. 28, 7-20). Dipinto di S. Rosa (sec. xvit) - Parigi, Louvre.

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ihre Abwehr im A. T., Lipsia 1912; H. L. Strack-P. Billerbeck, Kommentar zum N. T. aus Talmud u. Midrasch, I. Monaco 1922, pp. 136-44; III, ivi 1926, pp. 109-10, 203, 604; IV, ivi 1928, pp. 201-32; H. Kaupel, Die Dämonen im A. T., Augusta 1930 (aprile: pp. 81-139); B. Rignac, L'Antichrist, Gembloux 1932, pp. 193-220, 314-16, 388-98; G. De Libero, S., Torino 1934; J. Bonsirvon, Le judaïsme palestinien au temps de 7.-C., I. Parigi 1933, pp. 239-46; A. Cohen, Il Talmud, trad. it., Rom. 1935, pp. 84-89, 312-22; A. Brock-Utne, "Der Feind." Die altization. Satansgestalt im Lichte der sozialen Verhältnisse des Nahen Orients, in Klin, 28 (1935), pp. 219-27; E. G. Closen, Der "Dämon Sünde ... Gen. 4, 7, in Biblica, 16 (1935), pp. 431 442; P. Osam, "Adversarius... diabolus iumquam leo rugiens" (I Pi. 3, 6-11), in Verbum Domini, 16 (1936), pp. 166-73; H. Torczyncz, How Satan came into the world, in The Expository Times, 48 (1936-57), pp. 563-65; A. Stolz, Theologie der Mystik, Ratisbona 1936, pp. 64-81, e trad. it., Brescia 1940, pp. 58-73 (o L'impero di S. I). B. Callois, Les Démons du Midi, in Revue de l'hist. des religions, 115 (1937, 1), pp. 142-73, e 116 (1937, 11), pp. 54-83, 143-86; J. V. Georgescu, Satan in profezia lui Zacharia, Bucarest 1938; A. Lode, Les origines de la figure de Satan, ses fonctions à la cour céleste, in Mélanges syriens offerts à M. R. Dussaud, II, Parigi 1939, pp. 649-60; W. H. A. Lueroyd, The envy of the Devil in Wisdom 1, 14, in The Expos. Times, 51 (19391940), p. 395 sg.; A.-M. Duharte, Les Sages d'Israël, Parigi 1946, pp. 12, 67-72, 84, 93 sg.; D. J. Saunders, The Devil and the Divinity of Christ, in Theological Studies, 9 (1948), pp. 536-53; B. Noack, Satanas und Sateria. Untersuchungen zur neutestam. Dämonologin, Copenhagen 1948; M. Zerwuls, Vidi Satanam sicut fulgur de caelo cidentem (Le. 10, 17-10), in Verbum Domini, 26 (1948), pp. 110-14; id., "In Berlzehoh, principe daemonisnem", Le. 11, 14-18, ibid., 29 (1951), pp. 44-48; R. R. Schärf, Die Gestalt des Satans im Alten Testament, Zurigo 1948; F. Zaman, Indales daemonum in scriptis prophetarum, in Verbum Domini, 27 (1949), pp. 257-64, 321-33, e 28 (1950), pp. 18-28; E. Fascher, Jesus and the Satan. Eine Studie zur Auslegung der Versuchsorgan schichte (Hollische Manographien, 11), Halle 1949; W. Bieder, Die Vorstellung von der Hältenfahrt Jesu Cbrici, Zurigo 1949; G. Manacorda, Z. (Quaderni dell'" Angelicum "), Milano 1950; U. Urrutia, El diablo. Su naturaleza, su poder y su intervención en el mundo, $2^{\circ}$ ed., Messico 1950; J. O. Smit, Serpens aut daemonium? (Gen. 4, 7), in Miscellanea... A. Miller, Roma 1951, pp. 9497 (il demonio Râbisu = il peccato); J. Guillet, Thèmes bibliques, Parigi 1951, pp. 130-40 ("Les puissances sataniques"). - S. nell'antichità cristiana: J. Rivière, Mort et démon chez les Pères, in Revue des sciences religieuses, 10 (1930), pp. 577-621; id., Le dogme de la Rédemption. Etudes critiques et documents, I, Lavanio 1931; id., Le dogme de la Rédemption chez st Augustin, $3^{\circ}$ ed., Parigi 1933; id., Rôle du démon au jugement particulier, in Bulletin de littér. ecclésiastique, 1947, pp. 49-56; H. Rahner, Pompa diaboli, in Zeitschrift f. hath. Theologie, 55 (1931), pp. 239-37; S. Tavares Bettoncourt, Doctrina ascetica Origenis seu quid decuerit de ratione animae humanae cum daemonibus (Studia Angelinians, 16), Roma 1946; H. J. Schoeps, Aus früholoristlicher Zeit, Tubinga 1950, pp. 38-81 ("Die Dämonologie der Pseudodlementinen 3; L. Bouyer, La vie de st Antoine, Essai sur la spiritualité du monachisme primitif, St-Wandrille 1950; D. Lépin, Die Tugendlehre des hl. Ambrosius, Sarnen 1951, pp. 16-19, 24-25 (immagine di S. nell'anima). - S. nell'Islâm: E. Beck, Erschaffung des Menschen u. Ränderfall in Koren, in Miscellanea... A. Miller, Roma 1951, pp. (486-503), 487, 493-99.

Antonino Romeo
SATANISMO. - Stato di ciò che è satanico, cioè sottoposto all'azione di Satana, o consacrato all'antagonista di Dio, o pervaso dal suo spirito. Il termine assume uno dei tre significati : impero di Satana sul mondo, culto reso a Satana, sequela-imitazione della sua ribellione a Dio; ognuno di essi deve essere illustrato, poiché spesso fu ed è negato o ignorato o frainteso.
I. L'impero di Satana sul mondo. - Mediante il peccato (opposto alla volontà di Dio), la carne (opposta allo spirito di Dio) e la legge puramente esteriore (opposta alla fede interiore, cui si aggancia la Grazia di Dio), è affermato spesso da Gesù e da s. Paolo. Satana, capo (6 ágysav) di questo mondo (Io. 12, 31; 14, 30; 16, 11), tale si manifesta già quando tenta Gesù (Mt. 4, 8-10; Le. 4, 6-13) nel vano tentativo di assoggettarsi anche lui, l'unico in cui «non ha nulla» (Io. 14, 30; 17, 16). E addirittura «il dio di questo mondo» (II Cor. 4, 4), mondo sottratto al vero Dio suo creatore, divenuto preda della corruzione e della morte. Lo avviluppa librandosi nell'aria, donde regge tutti i comandi (Eph. 2, 1; 6, 12). Ciò durerà fino alla restaurazione finale, quando Cristo vittorioso ricon-
segnerà il regno a Dio Padre dopo aver annientato ogni principato e ogni autorità e potenza... tutti i nemici (I Cor. 15, 24). Pur rispettando l'ordine romano (Io. 19, 11), Gesù e i suoi sono in lotta con il mondo della potenza e della ricchezza, che li odia e perseguita (Io. 15, 18-23); nonostante l'infinito amore di Dio che gli ha mandato il suo Unigenito, il mondo rimane figlio di Satana (Io. 3, 16-18; 8, 44-48) che è tenebra e morte, mentre Dio è luce e vita (Is. 9, 2; Le. 1, 79; Io. 1, 4-10; Eph. 5, 8, 14). Satana estende il suo dominio non solo sui *suni angeli" (Mt. 25, 41; Apoc. 12, 7), ma su tutti gli uomini infestati dal male, "figli della ribellione" (Eph. 2, 2; 5,6 ), tutti racchiusi nell'infedeltà, sotto il peccato * (Rom. 11, 32; Gal. 3, 22); tutti sono sotto il peccato * e "tutto il mondo è debitore di pena a Dio" (Rom. 3, 9.19). In questo suo regno" (Le. 11, 13), fin dal primo peccato, l'originale, Satana fa dilagare il peccato, e la morte che ne consegue, su tutti (Rom. 5, 12-14; I Tim. 2, 14), e l'umanità soggiace al suo malefico influsso; vi ha fortezze e alture levantesi contro la conoscenza di Dio" (II Cor. 10, 4-5); l'intero mondo giace nel maligno ( $\varepsilon$ т $\tau \tilde{\omega} \pi \sigma \sigma \varepsilon \tilde{\omega} \sigma \varepsilon \tau \alpha$ : I Io. 3, 19); perché è nemico irriducibile della luce il suo peccato è irremissibile (Io. 1, 5, 9-11; 15, 22-24; 17, 9; Mt. 12, 32). E più che un impero; è quasi un corpo mistico, come, echeggiando s. Agostino, afferma s. Gregorio M. (Hom. 16 in Ex.; cf. Moral., IV, 14); "Certe iniquorum omnium caput diabolus est; et huius capitis membra sunt omnes iniqui».

Cristo fonda il Regno di Dio in opposizione al regno di Satana. I due regni si oppongono come il sì e il no, come la vita e la morte, il bene e il male, la luce e le tenebre; loro fine e funzione è di annientarsi a vicenda. Iddio ha liberato i suoi eletti «dal potere delle tenebre trasferendoli nel Regno del Figlio suo Unigenito" (Col. 1, 13). I due regni non sono statici, ma si realizzano, ogni istante, nel mutuo combattimento. Le due avverse "città" ("Una est Dei, altera diaboli») si fondano su due amori opposti : l'io, Iddio (s. Agostino, De civ. Dei, XIV, 18 e XXI, 1). Questa " Weltanschauung" cristiana fu genialmente ribadita nel sec. xix dai card. Pie e Newman (L. Bouyer, Newman, Parigi 1952, p. 256). Solo l'odio ha fatto identificare Satana con questo o quel personaggio; nessun uomo è Satana, che è essenzialmente invisibile, universale, duraturo; ma Satana si deve ravvisare in potenze occulte, perché opera nel "mistero" (II Thess. 2, 7) senza far trapelare i suoi scopi, i suoi piani, i suoi successi; è il padrone stabile di tutte le risorse del mondo; è umanamente invincibile; con astuzia sovrumana fa applaudire da tutti le sue consegne seducendo e addormentando le masse con promesse di pace e godimento (Mt. 24, 38 sg.; I Thess. 5, 3). Più che in fatti spettacolari, la presenza e l'azione satanica è insita, con silenzioso dinamismo, nella vita consueta (Mt. 6, 13; 13, 23-28), onde il combattimento spirituale del cristiano dev'essere incessante (Eph. 6, 11-18). Il s. più profondo e capillare è l'apoteosi dell'uomo, con riduzione della religione e morale a cosa libera. La società è "ridotta a puro automatismo" sotto l'irresistibile impostura e oppressione, irradiate con una propaganda massiccia che distruge la decantata libertà (Radiomessaggio natal. di Pio XII, 24 dic. 1952, nn. 40-46), e, dopo avere abbattuto la cattolicità, applica inesorabile le "due false vie" del collettivismo e dell'individualismo che conducono l'umanità all'annientamento, prima morale poi fisico (Radiomessaggio natal. di Pio XII, 24 dic. 1952, nn. 12-30).

Sicché questo mondo, sede di Satana, è in qualche modo l'inferno. L'espulsione del peccatore dal paradiso protettore (Gen. 3, 22) corrisponde all'intrinseca esigenza del peccato, che pone sotto la sovranità di Satana; il ritorno al paradiso (Le. 24, 43) sarà il termine della Redenzione, descritto spesso come risurrezione alla vita spiri-tuale-celeste (I Cor. 15, 20-54). Poiché in realtà non si dà un ordine del mondo naturalmente buono, privo del Cristo l'uomo è preda di Satana. Ricongiungersi a Dio nella sua Grazia e gloria (Rom. 8, 28-30) implica la liberazione dal "ius tyrannicum" che spetta "non immerito" al nemico antico (s. Leone M., Serme 22 in Matte., 3), l'esodo dal cosmo da lui dominato. Poiché, secondo i

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ss. Dottori e i platonici, tutte le cose corporali sono dominate da sostanze spirituali " (s. Tommaso, Sum. Theol., 1 a, 110, 1 ad 3), il diavolo esercita un influsso sugli uomini ed anche sulle creature materiali che sono in loro uso, sì che queste diventino occasione di peccato. La Redenzione è perciò un dramma cosmico (Rom. 8, 19-23; Apoc. 12-33), che si risolverà con il trionfo della sovranità assoluta di Dio sull'impero satanico spezzato (I Cor. 15, 22-57; Apoc. 20, 1-21,4). La discesa agli inferi (regno della morte), la risurrezione dai morti e l'ascensione al cielo furono tappe con cui il Verbo Incarnato dové redimere l'uomo dal peccato e dal mondo di Satana.

Tre verità appartengono alla fede (E. Hugon, Tractatus Dogm., I, 3a ed., Parigi 1926, p. 759): i demòni combattono gli uomini, li tentano, talora li invadono. La grande attività di Satana sta nella tentazione (v.) multiforme e incessante: sicché s. Paolo lo definisce "colui che tenta" ( 6 meцрг̆сыи: I Thess. 3, 5) : tenta, cioè sottopone alla prova (seduzione o violenza, piacere o dolore, ebbrezza o abbattimento, potenziamento o rinnegamento dell'io), per compromettere o impedire o arrestare l'ascesa delle anime (cf. la visione di s. Antonio nella Vita, 65-66, di s. Atanasio: PG 26, 935 e 938). Perciò il mondo, in cui imperversa il Maligno, è un maledetto groviglio di scandali (Mt. 18, 7; Lc. 17, 1) cioè d'inciampi, ostacoli e trappolo, cause di caduta e di rovina. Ufficio proprio di Satana è tentare "ut noosat, in peccatum praecipitando... si homo aliquando sic tentet, hoc agit in quantum est minister diaboli "; almeno indirettamente è causa di tutti i nostri peccati (s. Tommaso, Sum. Theol., 17, 114, 2-3). S. Tommaso (ibid., 17, 114, 4) afferma che i demòni possono sedurre gli uomini compiendo miracoli (in senso largo: "che eccedono le possibilità e la comprensione dell'uomo"), come i maghi del Faraone "per virtù satanica" produssero serpenti e rane (Ex. 7, 11-8, 7). Tali prodigi si moltiplicheranno per opera dell'Anticristo (II Thess. 2,9). Tali portenti satanici consistono principalmente nell'indestazione (di persone o di cose), nell'ossessione o possessione. La possessione diabolica (v.) è come l'abitazione di un demonio all'interno del corpo umano, che muove "quasi ab intrinseco"; come osserva il Rituale Romantico, ne sono indizi l'uso e la comprensione di lingue ignote, la conoscenza di cose occulte o distanti, la forza muscolare inconsueta. Il Vangelo descrive molte liberazioni di indemoniati compiute da Gesù con il solo comando (Mc. 1, 34; 9, 24; Lc. 8, 30; 11, 14-26). Gesù dà come caratteristica del Regno di Dio da lui fondato l'espulsione di Satana e dei suoi demòni (Mt. 12, 28; Lc. 10, 17; 11, 20) e trasmette questo carisma esorcistico ai suoi Apostoli, alla sua Chiesa (Mt. 10, 1; Mc. 16, 17). Gli Apostoli espellevano a loro volta gli "spiriti immondi" (Act. 5, 16; 19, 12-16), e la Chiesa si gloriava di questo vittorioso potere su Satana: "Quid into opere manifestius? Quid hac probatione fidelius?" (Tertulliano, Apol., 23). Spesso praticato fu il "patto con il diavolo", sottoscritto con il proprio sangue, in cui si dà l'anima, in cambio di longevità, ricchezza, potenza, come nella leggenda di Tenfilo, amministratore (sec. v) della Chiesa di Adana in Cilicia (F. Nau, Revue de l'Orient Chrétien, 1910, pp. 125-32), volgarizzata dalla Leggenda aurea di Giacomo da Varazze, da Rosvita e Rutelwuf, affine è la leggenda di Cipriano (Calderòn, El mago de los prodigios); il mito di Faust è la versione più nota del patto satanico. Posta la sovranità di Satana sull'umanità irredenta ("articolo di fede»: A. Stoici, gli antichi apologisti propendevano a considerare tutte le religioni e le mistiche non cristiane, anche quelle più elevate, come artifici e macchinazioni diaboliche (Tertulliano, De Corona, 15: "Agnoscamus ingenia diaboli, idcirco quaedam de divinis affectantis, ut nos de suorum fide confundat et iudicet "). Oggi, "mediante la bontà puramente naturale, il principe di questo mondo cerca di incatenare gli uomini per conservarli più sicuramente sotto il suo dominio, cioè lontani dalla vera Chiesa di Cristo" (Stoîs, op. cit. in bibl., p. 66).
II. Culto di Satana. - Chi non crede in Satana non ammette, naturalmente, il s. La più pericolosa vittoria di Satana è l'aver scosso o abolito negli uomini la fede nel suo potere. "Molto rari sono, tra i cristiani del nostro
tempo, quelli che credono realmente al diavolo" (H.-I. Marrou, in Satan [Etudes Carmél., Parigi 1948], p. 28; cf. p. 96). E Satana non ha mai regnato da padrone cosi incontestato come da quando non appare corporalmente, con le corna. "La più bella furberia di Satana è di persuaderci che non esiste", diceva Baudelaire, esperto in s. Ma non meno pericolosa è la superstizione sovrapposta alla fede. La credulità indisciplinata, sbrigliando la fantasia nel campo doppiamente misterioso delle forze sovrumane e del male, adultera il concetto di Satana nemico di Dio e dei giusti, per farne una divinità malvagia da servire o da conciliarsi nell'interesse personale. Donde derivano, nel mondo pagano, offerte per placarlo, e le mille pratiche apotropaiche tuttora persistenti. Il culto del serpente (Mac Culloch, Croote, Welsford, Serpent-worship, in Enc. of Rel. and Ethics, XII 1920], pp. 399-423), largamente esercitato nel mondo antico: Egitto, Oriente semitico (cf. Dan. 14, 22-27), Delfi, interpretato dai Padri come s. (Crisostomo, Hom. 29 in Ep. I ad Cor., 1), si diffuse da est a ovest, da sud a nord; nel 1387 il re di Polonia fece uccidere i molti serpenti adorati nel suo Regno. Talora l'ottimismo cristiano burlava il diavolo "stupido" (A.M. Weiss, op. cit. in bibl., pp. 413-15). Ma generalmente la superstizione esaspera il timore di Satana; talora si sforza di ingannarlo, di ammansirlo o di costringerlo a servire; in vari casi spinge il peccatore a sostituirlo a Dio compiendone senza ritengo le opere: blasfema parodia del culto divino, fussuria, sovversione. Questo s. pieno è caratterizzato dalla volontà del male per il male, dall'inversione totale del bene in male e viceversa, dall'odio attivo, a nome della libertà assoluta, contro ogni legge religiosa e morale, odio non spiegabile con la psicologia umana.

Presso gli gnostici antichi ofiti o naasseni (Ireneo, Adv. Huer., I, 24 e 30, 7-8; Tertulliano, Proescr. 47), Satana, identificato con il serpente del paradiso, è esaltato per aver rivendicato i diritti dell'uomo rivelando a Adamo la "gnosi" del bene e del male, insegnando la ribellione al comando tirannico del Creatore. A tale dottrina si accostò Marcione (Ireneo, I, 27, 2). I Cainiti (Ireneo, I, 31) esaltavano come liberatori i grandi ribelli a Dio: Caino, Easù, Sodoma, Core, soprattutto Giuda che merita culto divino per aver affrancato l'umanità da Gesù. Questi e altri gnostici erano organizzati in gruppi strettamente segreti (Tertulliano, Adv. Valentin., 1); tali "sinagoghe di Satana" (Apoc. 2, 9, 3, 9), perpetuatesi, spiegano il rapido propagarsi, nel medioevo, del disciplinato e segretissimo movimento cataro-albigese (v.). Il manicheismo esaltò Satana al grado supremo consentito del dualismo; come risulta dai Kephdlaia (capp. 27 e 6) di Mani scoperti nel 1931 a Medinet Maedi (Egitto) in traduzione copta subdymimica, il "Re" o "Principe delle tenebre" è il principio precosmico, increato e onnipotente, da cui l'universo è risultato; è uguale a Dio, ma non è divinizzato; non vi è vero s., poiché offrirgli sacrifici o omaggi divini è peccato grave nel Khuastuanif (formulario manicheo di confessione).

Il culto di Satana (talora con il nome di Satanael, Sammael) fu praticato da una parte di Messaliani; poi, tra le sette gnostico-dualistiche medievali (Catari-Albigesi, Bogomili, Pauliciani) emersero i "Luciferiani", settari diffusi a piccoli gruppi in tutto l'Occidente. Sul culto di Satanael, dio decaduto, padre di Caino, la cui ira è tremenda, presso i Bogomili di Bulgaria (sec. 21), cf. Eutimio Zigobeno, Panaglia dogm., 27, 6-20: PG 130, 1293-1316. Nel 1022 furono condannati al rogo i canonici di SainteCroix (Orléans) perché "adorabant diabolum", e simili orrori sono poi spesso denunciati (PL 141, 71-72; 142, 659-60; 155, 2011). Gioacchino di Flora (Exposit. in Apoc., Venezia 1527, p. 130 b) attribuisce ai Patarini riunioni notturne oscene, e Alano di Lilla ai Catari (PL 210, 366). Mathieu Paris (Chrom., ad a. 1236) dice che Milane era il rifugio di tutte le eresie, tra cui i Luciferiani (MGH, Script., XXVIII, p. 134). Nella prima metà del sec. xili la Germania fu invasa dal s., e contro i Luciferiani procedette con rigore Corrado di Marburgo del 1214 al 1233 (a Hildescheim, 1224, fu condannato il prevosto premostratense Enrico Minneke); la bolla Vax in Rama di Gregorio IX (13 giugno 1233) diretta a Sigefrido anzve-

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scovo di Magonza, a Corrado vescovo di Hildesheim, e al magister Corrado di Marburgo, descrive gli orrendi riti d'iniziazione nelle assemblee in cui appare Satana; ma i vescovi renani accusarono Corrado di Marburgo di avere estorto dagli accusati la confessione di delitti inesistenti (MGH, Script., XXIII, pp. 931-32, ove Alberico di Tre Fontane dice portata in Renania da un maestro di Tolosa "infidelitas illa de cultu Luciferi "); poi Gregorio IX addolcì la procedura. Nel sec. xiv tale s. è segnalato come frequente in Austria, Boemia e dintorni, con orgie e riti blasfemi. Per lo più i partecipanti a tal culto intendevano proteggersi da Satana, potente demurgo che, sconfitto da Gesù, muoceva agli uomini. Anche i Templari (v.) furono accusati di s. nel processo che li condannò.

Oggi ancora i Kurdi Yazidi (ca. 60.000) del monte Sing̃ār (Alta Mesopotamia), musulmani sunniti šāfíiti, adorano Iblīs ("diavolo") che, secondo l'Islām, si dannò per amore geloso, esclusivo, dell'idea pura di Dio. I loro libri sacri, Kolāb al-Qafnok ("libro della rivelazione") e malufē-rāf ("libro nero") insegnano che Iblīs (come il martire Hallāğ, suppliziato nel 922 a Baghdad dagli šíiti) si danno par pure amore, rifiutando ogni premio; arcangelo caduto, fu perdonato, e Dio gli lasciò il governo del mondo e la trasmigrazione delle anime; è chiamato Melek T'ál'āa ("l'angolo perone", perché ricuperò i colori spirituali.

Nel medioevo abbonda la letteratura demonologica, in cui la magia o stregoneria, reputata commercio con Satana, era considerata, più che una superstizione, una eresia, la più grave di tutte. Mentre s. Alberto M., s. Tommaso, Scoto, respingevano per lo più i prodigi stregoneschi, Jo. Nider nel suo Formicarius (1437) divulgò le fantasie sul sabbato delle streghe. Contro Gersonc, G. Biel negava l'azione satanica sulla terra. Oltre la lotta spirituale contro Satana descritta nel multiforme Ars Moriendi (v.), oltre il Manuale dell'inquisitore di Bernard Gui (v.) e di altri (ed. G. Mollet, Parigi 1926), oltre i vari terrificanti racconti che circolavano (Gilles de Raiz, o Barbe-bleu, nel sec. xv), la stampa divulgò subito anche opere teologiche : traduzioni di Michele Psellos, Sull'energia o operazione dei demoni (PG 122, 819-82); Ulrich Molitor di Costanza, De Lamis et pythonicis mulieribus (Lipsia 1495; trad. Des sortidres et des denineresses, Parigi 1926, Nourry), diffusissimo già in mos.; Giacomo di Teramo (v. Bellal); Jacob Sprenger, Malleus maleficarum (Strasburgo 1486) ampliato da Henr. Institoris (Colonia 1489) sviluppato fino ai 4 voll. di Lione 1669 (in tedesco : 3 voll., Berlino 1906; in inglese : Clay in Bungay 1928); G. F. Pico della Mirandola, Strix sive de ludificatione daemonum dialogi III, nunc primum in Germania erati (Strasburgo 1612; trad. di Furino Furini, La strega ovvero degli inganni dei demoni, Milano 1864). Il Malleus maleficarum dei domenicani J. Sprenger (inquisitore in Renania) e H. Institoris (inquisitore dell'Alta Germania) fu il manuale dell'artisatanismo europeo; ebbe 28 ediz. tra il 1486 e il 1600 . I papi, dopo le decretali di Giovanni XXIII, intervennero con molte bolle per incoraggiare gli inquisitori a reprimere il s., da Innocenzo VIII (Summis desiderantes, 6 dic. 1484) e Alessandro VI (Cum acceperimus, 1494) fino a Paolo V (Omnipotentis Dei, 1623); ma Urbano VIII (1623-44) raccomanda la moderazione ai giudici degli accusati di s., e il suo esempio sarà seguito dai presuli e concili locali.

Nel sec. xvi è diffusa l'ossessione del s., tra cattolici e protestanti, nel volgo come nelle classi colte; religione invertita o antireligione che dilaga in seno alla cristianità, il s. invade come tema l'arte e la letteratura. Satana si presenta con moltitudini di fedeli; il suo culto ha i suoi iniziati, ministri e pontefici; molte donne (le streghel) ne furon vittime sul rogo. Si arricchisce la serie dei trattati demonologici; Samuele Casini (1505); Vincenzo Dodo (1506); Bernardo di Como (1508); Jo. Trithemius (1508); Jac. van Hoogstraeten (1510). Tra il 1511 e 1520 scrissero Pedro de Giruelo, Silvestro Mazzolini, e soprattutto Bartolomeo Spina (Quaestio de strygibus et lamiiis, Apologiae tres de lamiiis); intorno al 1550 Arnaldo Albertini, Alfonso de Castro (De impietate sortilegum)), altri. Nel 1579 Jean Bodin (v.) pubblica De la démonononie des sorciers diffuso in tutta Europa (ital., Venezia 1591; lat., Francoforte 1603); rapido successo ebbe anche il De confessionibus
maleficarum et sagarum (1589) di Peter Binsfeld, coadiutore di Treviri. L'ultimo decennio del sec. xvi vede le analoghe opere di Jean Boguet (1591), Franz Agricola (1596), Nicolas Remi (1595), e dei gesuiti Greg. de Valencia (1595) e Martin Del Rio (1599). L'immensa letteratura sull'angoscioso tema, abbracciante varie migliaia di opere (enumerate da J. Graesse, Bibliotheca magica et pneumatica, Lipsia 1843; R. Yve-Plessis, Parigi 1900, elenca ca. 2000 opere solo in francese), alimentava la psicosi del s., attestata anche dalla pittura (Jer. Bosch, i Breughel, Bouts, Cranach, A. Dürer, Grien, Cambiaso, Hier. Cock, Fries, Huys, Luca da Leida, Giretta, ecc., e il sempre rinnovantesi motivo dell'Ars moriendi, della Danza macabra, del Giudizio). Alcuni protestavano contro il fanatismo che accusava di s. tanti infelici : il benedettino Guglielmo Edeline (1454), il carmelitano Jo. de Beetz (1486), Jo. Wier (1564), ed altri, che contribuirono a mitigare la legislazione. Decisivo fu l'influsso dei gesuiti Adam Tanner (1626) e F. von Spee suo discepolo nel lenire la criminologia antisatanica del tempo, basata su pregiudizi, sostenuti anche dai medici, alchimisti e astrologi (C. Agrippa, G. Cardano, Paracelso, A. Paré, ecc.). Di solito non si processavano i maghi o indovini, ma solo le streghe e i fattucchieri, che gettavano sorti, e coloro che confessavano un patto o relazione con Satana. Su 400 giudicati (in maggioranza donne) nella contea di Namur (Belgio) tra il 1500 e il 1650 , 149 furono bruciati, 49 assolti, 96 condannati all'esilio o pene minori, di 106 si ignora la sentenza (E. Brouettel. Nel 1682 Luigi XIV fece cessare in Francia i processi di stregoneria; anche nelle altre nazioni cattoliche era finita l'èra del s. Il colpo di grazia ai pregiudizi popolari in proposito fu dato da Scipione Maffei, in lunghe polemiche sostenute nella $2^{a}$ metà del sec. xviri.

Il culto del s. si concentra nelle "messe nere ", nefande orgie miste a profanazioni eucaristiche, presiedute possibilmente da sacerdoti traviati, derivazione dell'antico "sabbato", con pratiche grottesche che ricordano formole e riti massonici; D. A. F. de Sade (1740-1814), steo deificatore della natura, descrive orgie sataniche con ostie consacrate; in Francia furono stampati messali del satanico culto (F. Boutet, op. cit. in bibl., pp. 159-207). J. K. Huysmans (Lé-Bas, Parigi 1891, cap. 19) le descrive, come poi J. Bois (Le satanisme et la magie, vi 1896, pp. 200-43) e Ramón del Valle - Incián (1870-1935). Huysmans aveva frequentato fautori del s. e aveva in mano gli scritti di Jean-Antoine Boullan ( $v$ r. nel 1893), sacerdote apostata, "spada di Dio " per liberare la Chiesa romana; queste carte furono date, dall'amico di Huysmans, Léon Leclaire, al noto islamista Louis Massignon che, il 14 luglio 1930, le depositò alla Biblioteca Vaticana. Covo segreto di s. è certamente la massoneria, la quale eredita fede e costumi dello gnosticismo cainita (A. M. Weiss, op. cit. in bibl., pp. 452-54), specialmente nel suo "rito egiziano" (Miurāim), come risulta da molti documenti fin dal 1797 (v. barbuel) e dalle numerose condanne ecclesiastiche, specie l'encicl. Humanum genus (1885). Léo Taxil (v.) fece, dal 1885 al 1895, rivelazioni clamorose sul s. praticato nelle logge, ma nel 1897 dichiarò cinicamente che tutto era stato da lui inventato. La propaganda massonica menò di ciò gran trionfo: tutto il s. attribuitole poggiava sulla mistificazione! E.S. Hartland e H. Grüber sostengono che il s. moderno è un puro inganno di L. Taxil e di Huysmans. Ma, non escludendo l'ipotesi che la commedia inscenata da L. Taxil fosse stata predisposta dalle logge massoniche, il mistificatore inventò solo i dettagli sensazionali e pittoreschi, il romanzo di mia Diana Vaughan, ecc., ma la sostanza del s. massonico rimaneva quella già ben nota prima di L. Taxil, ed è riconosciuta reale da provetti massoni, quale il fisico Pasquale Barreca (I rituali massonici scozzesi di L. Taxil. Loro veridicità, Reggio Cal. 1932). La massoneria, unica nello spirito e nelle leggi fondamentali, è l'antiChiesa internazionale (E. Jouin); dal " papato massonico" (P. Barreca, op. cit., p. 138), invisibile, ignoto agli stessi iniziati comuni, dipendono i destini dei popoli; nessuno, nelle " masse ", sa ciò che avviene o avverrà fra un giorno, nessuno è conscio di influire su nulla; oppure da 160 anni risulta una direttiva di marcia costante, che tende al "progresso " incontrollabile, alla religione della natura,

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esclusa ogni religione o morale positiva. La lotta è condotta solo contro il cattolicesimo, caduto il quale il cristianesimo non sarà più che un simbolo o un ricordo. Lo spiritismooccultismo e la teosofia (De Libero, op. cit. in bibl., pp. 254290) sono la religione e la filosofia naturista promossa dalla massoneria. Il s. massonico si manifesta principalmente nella rituale profanazione delle ostie consacrate. A Friburgo di Svizzera (Rue Grand' Fontaine, 41) chiunque può visitare, in una vasta grotta, oggi cappella di adorazione riparatrice, gli arnesi che servivano ai satanici riti. Ai nostri giorni, non mancano satanisti famigerati, tutti promotori più o meno aperti della massoneria. Il 2 dic. 1947 è morto a Brighton (Inghilterra), di oltre 70 anni. Aleister Crowley, immondo maestro di magia nera, che aveva fondato le riviste Gnosis e Lucifer; nel suo tempio satanico di Londra vige un rituale apposito e si cantano "l'inno a Pan" e le "Collette per la messa gnostica", composti da Crowley; sulla sua tomba i discepoli li cantano, insieme a formole diaboliche e a "l'inno a Satana" di Carducci. Il 29 marzo 1948 è morto Harry Price, metapsichico, demonologo, segretario perpetuo del Council for peychicol investigation dell'Università di Londra, che in un rapporto dichiarava: "In tutte le zone di Londra, centinaia di uomini e donne, di elevata cultura e di distinte famiglie, adorano Satana e gli rendono un culto permanente; la magia nera, la stregoneria, l'evocazione diabolica, queste tre forme di 'superstizione medievale' sono praticate oggi a Londra su una scala e con una licenza sconosciute al medioevo ".
III. Rieellione satanica. - Sacrilega sfida a Dio, "affermazione eroica dell'io, che difende nella sua assoluta integrità " (U. Dettore), è una posa di ribellione reli-gioso-morale e di "rischio " mortale, un guato di sentimenti perversi nella lotta contro il limite e la costrizione, in voga presso molti "libertini" e scrittori decadenti; ha molti contatti con il "titanismo "odierno. J. K. Huysmana definiva il s. "la gioia proibita di trasferire a Satana gli omaggi e le preghiere dovute a Dio...; commettere, per oltraggiare più gravemente Cristo, i peccati che egli ha più espressamente maledetti: la contaminazione del culto e l'orgia carnale ". Perfino teologi cattolici, per adulare la volontà o libertà umana non più rispecchiante l'unica volontà divina, osano accarezzare "il rischio del peccato", asserendo che "la sola assicurazione totale contro il male sarebbe l'inazione" (G. Didier, in Nouv. Rev. Théol., 85 [1953], p. 11). Dante descrisse con teologica precisione l'agitarsi dell'«imperador del doloroso regno ", la sconfitta del "vermo "immane prigioniero della terra : traditore abierto, mostro la cui sofferenza non commuove, il Lucifero dantesco è un tipo unico. Dopo T. Tasso e G. B. Marino, Milton, seguito da molti fino a V. Hugo e P. Valéry, ne farà un ribelle prometeico, in cui sopravvive tragica l'antica bellezza, grandioso nel suo crollo (Chateaubriand, Le génie du christ., IV, 9 12, ed. 1854, I, pp. 298-301 e 308-10, lo loda); ma tale "eroe", per Dante, è Capaneo.

Mentre lo gnosticismo assumeva il nome di "illuminismo", il libertinismo francese ed europeo, spalleggiato dall'antireligione inglese (H. Cherbury, J. Toland, M. Tindal, ecc.) poi dai "filosofi " come Voltaire, è s. che già nel 1700 prepara la Rivoluzione (P. Hazard, La crise de la conscience européenne: 1680-1715, 3 voll., Parigi 1935); gli ultimi rumorosi libertini furono i massoni Cagliostro (m. nel 1795) e Casanova (m. nel 1798).

Rappresentante dell'irriducibile "no" è il positivismo umanitario che sgretola ogni fede e ogni morale. Dopo l'illuminismo dei "filosofi " e la proteiforme massoneria (Saint-Martin), ne è promotore il socialismo di Saint-Simon, Enfantin, Marx, Blanqui, Proudhon ("Dio è il male"), i cui periodici in varie lingue si intitolavano Satana, Lucifero, L'Anticristo, L'Ateo, Il Ladro, L'Asino, ecc.; affini per finalità sono l'anarchia (M. Stirner) e il nichilismo (v.), l'ateismo militante del laicismo (Guyau, Fouillée, Berthelot, Binet-Sangle, Buisson, Couchoud).

Il contrasto tra Dio e Satana, risolto con la fede biblica da Milton e da Klopstock, appare già vittoria della satanica volontà di potenza nel Faustus di C. Marlowe (1804), e diventa una "mistica" simbolica nel geniale

Faust di Goethe : il s. è "lo spirito che sempre nega, forza che sempre fa il male, ma è costretto a servire il bene " (prologo). Razionalismo umanitario sono le evocazioni sataniche di Lessing, Elon (1824) di A. de Vigny, The Loves of the Angels (1823) di T. Moore, La chute d'un ange (1838) di Lamartine. Come Guevara seguito da Lesuge e Casotte, vari scrittori usano il tema per la satira dei costumi (Béranger, Scribe), o per fantasie da scettici (G. Sand, Balasc, Flaubert, Longfellow). Con William Blake (Marriage of Heaven and Hell, 1790) appare un s. metafisico, che inneggia all'insurrezione "sacra" dell'uomo contro l'ho. Ma l'iniziatore dell'esaltazione piena di Satana è G. Byron nel Manfredi (1817), e più nel Caino (1821), ove si esalta il superuomo tenebroso, sconfitto per aver avuto compassione dell'uomo. Shelley canta Prometeo liberuto, la rivalsa dell'incatenato dal furore di Giove; più apertamente blasfemo è il Faust di Lenau (1836); eversivo e libidinoso è Il dêmone (1939) di M. Lermentov. Baudelaire (1857) invece Satana "il più belde e il più grande degli angeli ", vittima della gelosia divina. Simbolo di sfida antidivina e di riscossa dell'uomo, il vinto di ieri è acclamato vincitore di oggi da J. Michelet (La sorcière, 1862), che, con Quinet, predica "il ritorno del regno di Satana" (Histoire universelle, introd.). Nel 1843 Sainte-Beuve definiva de Sade e Byron "i due maggiori ispiratori dei moderni ". V. Hugo in La Su de Satana (1886) esprime la sua fede democratica: Dio e Satana saranno eguali mediante l'angelo Libertà oriundo da entrambi. G. Carducci, Inno a Satana (otl. 1863) glorifica in Satana la forza vitale e il progresso moderno ( "Satana ha vinto! "). Il Lucifero (1887) di M. Rapisardi dice a Prometeo: "Levati, il gran Tiranno è spento". Simile è l'idea di A. France, La révolte des anges (1914). In Isidore Ducasse (Chants de Maldoror, 1868, riediti 1927), il s. è furente. Oggi, dopo e più di A. Gide (m. nel 1951), ne sono esponenti J.-P. Sartre, A. Camus (Les justes, Parigi 1950; L'homme révolté, ivi 1951).

Voci isolate di protesta si levano contro il s. che si afferma nel mondo attraverso l'apoteosi dell'uomo e delle sue illimitate possibilità, mentre le rivoluzioni distruggono le tradizioni, le filosofie minano ogni fede positiva, il materialismo economico produce l'individualismo sfrenato. Thomas Carlyle (1795-1881) in Sartor resortus: The Life and Opinions of Herr Teufelsdröckh (1833-34) ben identifica il s. con il culto di se stesso (Selftoorship), con "l'eterno no" (Everlasting no); reagisce contro il moderno s., narrando la conversione dell'immaginario professore tedesco Diogene Teufelsdröckh, "filosofo del vestito " cioè della forma inappuntabile, che però considera le istituzioni e i costumi semplici vestiti dallo spirito umano, di valore contingente; ma deluso dalle molte esperienze, studi e viaggi, ritrova la felicità tornando alla fede ingenua dell'infanzia. Al principio divino, e all'amore fattivo verso tutti si rifacevano anche i romantici tedeschi (Körner, F. Schlegel, Hauff, T. A. Hoffmann, A. Chamisso). Gilt Wilhelm Meister, il giovane eroe goethiano (1795-96), dopo molto peregrinazioni aveva trovato la gioia nel quotidiano lavoro per gli altri; e Jean Paul Richter (Quintus Fixlein, 1796; Titan, 1803) reagiva contro l'apoteosi dell'uomo condannando il classicismo filo-ellenico, l'estetica della pura forma propria dell'illuminismo. Come nel Tannhäuser di R. Wagner (1845), Venere si identifica a Satana nella leggenda romantica di G. Prati, Satana e le Grazie (1855), che descrive la degenerazione di tre uomini (un sacerdote, un magistrato, un guerriero), riscattatisi dal pentimento e da Dio strappati a Satana. Gli scrittori russi del sec. xix denunciarono il progredire del s. moderno, anzitutto N. Gogol (Anime morte) e più F. Dostojewskij in varie opere, specie in Demoni (1872), ove in Stavroghin, che combatte Dio, appare il mistero del male amato e fomentato per sé, con assoluto disinteresse, e Shigalev profetizza: "L'antica concezione del mondo scomparirà, e soprattutto l'antica morale. Gli uomini si uniranno per trarre dalla vita tutti i godimenti possibili, ma in questo mondo soltanto. Lo spirito umano si innalzerà ad un orgoglio satanico, e l'umanità sarà deificata. Trionfando costantemente sulla natura con la scienza e la volontà, l'uomo proverà per ciò una gioia che sostituirà

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in lui le speranze dei beni futuri. Ognuno si rassegnerà alla morte con tranquilla fierezza, come un Dio; si soterrà dal lamentarsi della brevità della vita e amerà i suoi fratelli di un amore disinteressato». Tale "età dell'oro" è stata descritta in anticipo da A. Huxley, The brave nera world (trad. it., Il migliore dei mondi, Milano 1934). Ne studia i prodromi Denis de Rougemont in La part du diable (1942), ove ben rileva che «le premier tour du Diable est son incognito». Si battono per fermare l'avanzata del s., documentandola, i cattolici H. Hello, Barbey d'Aurevilly, L. Bley, G. Bernanos (Sous le soleil de Satan, Monsieur Oulné), G. Papini (Gog, 1930; Il libro nero, 1931), G. Rendi (Satan auf der Erde, 1934), W. Umbricht.

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Antonino Romeo

- SATIRE MÉNIPPÉE - Libello politico francese in forma di satira, il cui titolo fu ripreso dall'omonima opera varroniana. Fu pubblicato per la prima volta a Tours nel 1594.

La $S . M$. non fu opera di un solo, bensì di un gruppo di borghesi parigini, capeggiato da un consigliere ecclesiastico al Parlamento, J. Gillot. Gli appartenenti al gruppo erano tutti aderenti al partito dei moderati, e pertanto oppositori della Lega, ritenuta strumento d'intrusione straniera nelle cose di Francia. Fine politico del libello era la riconciliazione nazionale sotto l'autorità di Enrico IV. Lo spunto satirico era stato tratto dagli Stati Generali del 1593, ove erano emersi l'intrigo spagnolo e lorenese, nonché gl'interni dissensi che minavano il partito della Lega. La parte essenziale dell'opera, che è una vivace mescolanza di versi e prosa, è costituita dalle arringhe degli oratori ai detti Stati Generali. Di tali oratori, quelli del $1^{\circ}$ e del $2^{\circ}$ Stato vi sono tratteggiati quasi comicamente, in una cornice aspramente satirica del costume politico e sociale dell'epoca. Nell'arringa del rappresentante del $3^{\circ}$ Stato, M. d'Aubray, si risolve la tesi del libello, attraverso la parola di un uomo intelligente e di buon cuore, che profila un quadro sen-
titamente vissuto delle miserie di Parigi e lancia un caldo appello alla concordia nazionale.

Tale satira ha superato in successo ogni altra produzione politico-letteraria francese del sec. XVI, pur non senza suscitare aspre critiche di carattere politico e morale.

Bbac.: ed. princeps, di J. Metzger, Tours 1294; ed. di Ch. Labitte, con notizie sugli autori, Parigi 1811; ed. critica a cura di J. Franck, Oppeln 1884; F. Giroux, La composition de l. m., Lyon 1904.

## Romano Romeo

SATIRI e SILENI (Sátriou, Súqvol). - Figure mitologiche di secondo piano, ma tra le più diffuse nell'arte, nella letteratura e nelle credenze popolari della Grecia. Già presso gli antichi, in età tarde, non si faceva una netta distinzione tra Satiri e Sileni; ed alcuni moderni, oltre ad adoperare spesso l'un termine per l'altro, fanno derivare entrambi da un unico tipo originario. Ma sembra impossibile non ritenere il contrario (come già faceva Pausania, I, 23, 5), giacché oltre alla diversità da due nomi (peraltro di incerta etimologia), essi corrispondono a due ben distinti tipi animaleschi.

I Sileni, infatti, ritenuti comunemente di origine tracia, sono i primi ad apparire nell'arte (vaso François, metà vi sec. a. C.) e forse nella letteratura (Inno omerico a Venere, 265); essi sono genii teriomorfi di natura cavallina : viso largo completamente coperto di barba, lunghi capelli arruffati da cui spuntano orecchie di cavallo, naso rincagnato, lunga e folta coda di cavallo, zoccolo senza fenditura. Tutto ciò giustifica il loro appellativo íctous - cavalli, dato loro dagli antichi (Inno orfico, 48, 4) e la loro assimilazione ai Contauri (anch'essi di origine tracia). Di natura lasciva e itifallici, vivono rincorrendo le ninfe "con cui si uniscono amorosamente nel fondo di mirabili grotte" (Inno omerico, loc. cit.) e, a simiglianza di queste, erano considerati genii dell'acqua. Già nel citato vaso François i Sileni appaiono al seguito di Dioniso, e più tardi, assieme a Satiri, Menadi, Baccanti, ecc., prenderanno sempre parte ai cortei orgiastici di questo dio. Sulle relazioni con Dioniso il mito conosceva, si potrebbe dire, un archetipo : il Sileno, vecchio bonario, padre dei Satiri, che aveva allevato Dioniso nell'Attica; al contrario degli altri Sileni, egli era amico degli uomini, erudito e dotato di virtù profetica che esercitava però solo in stato di ubriachezza. In seguito i Sileni furono rappresentati calvi e si andarono sempre più umanizzando mentre le loro caratteristiche ferine rimasero appena accennate.

I Satiri compaiono nell'arte verso la metà del sec. v a. C., ma erano già noti nella letteratura (Esiodo, presso Strabone, X, 47 I li fa discendere dall'urgolico Foroneo assieme alle Ninfe ed ai Coreti). Anch'essi genii teriomorfi, ma di natura caprina, sono originari del Peloponneso, forse dell'Arcadia, patria dell'antichissimo dio Pan, dalle forme di capra, dal quale con ogni probabilità presero le loro caratteristiche : corna, unghie forcute, piccola coda, abitanti nei boschi, di natura spiccatamente lasciva ed avversa agli uomini ed ai loro armenti; gli antichi li chiamarono 'tó́you - capri ed il loro nome dorico 'tírupos; ha lo stesso significato. Anche i Satiri furono associati aussi presto al culto di Dioniso.

La fusione di Satiri e Sileni avvenne nella tragedia attica (v sec.), allorché anche ai Satiri furono attribuite le caratteristiche equine dei Sileni; fusione che poi passò all'arte e divenne comune, rendendo sinonimi i due termini (cf. Esichio: Súxpos (Sátriou), così, p. es., il celebre Marsia ora è chiamato sileno, ora satiro, e perfino il "dramma satiresco" si designò talora con "dramma silenico" (Platone, Conc., 215 bl.

Cesare D'Onofrio
SATIRO, santo. - Fratello di s. Ambrogio, n. verso il 334. Fu avvocato e prefetto di provincia.

Quando Ambrogio fu eletto vescovo di Milano, affidò a lui l'amministrazione dei beni familiari. Per riscuotere del denaro da un certo Prospero, si recò in Africa, ma al ritorno fece naufragio ed a stento poté salvarsi. Volla allora ricevere il Battesimo, essendo ancora catecumeno,

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(da Ambrosiano, recitit di storia arch. ed arte pobbt. nel XVI senn. della nascita di s. Ambrogio. Milano 1807, rev. 181 Satiro, canto - Il naufragio di s. S., di G. B. Tiepolo (ca. 1737). Affresco nella basilica di S. Ambrogio - Milano.
ma poiché il vescovo del luogo era luciferiano, lo rifiutò aspettando tempi e luogo migliori. Ritornato a Milano, si ammalò gravemente e poco dopo mori, probabilmente nel 377-78, e fu sepolto presso il sepolcro del martire Vittore. S. Ambrogio recitò in suo onore due discorsi, nei quali esalta le virtù del fratello ed accenna ai pochi dati che si conoscono della sua vita. Nel Martirologio romano è commemorato il 17 sett.

BibL.: s. Ambrogio, De excessu fratris, in PL 16, 1345-1414; Acta XX. Septembris, V, Anversa 1755, pp. 485-505; F. Savio, Gli antichi voci. d'Italia. La Lombardia: I. Milano, Firenze 1913, pp. 738-42, 892-922; Martyr. Hieronymianum, p. 516; Martyr. Romanum, p. 403.

- SATIS COGNITUM s. - Enciclica di Leone XIII (30 giugno 1896) sull'unità della Chiesa (Acta Leonis XIII, XVI, Roma 1897, pp. 157-210; parzialmente in Denz-U, 1954-62).

Esordisce accennando al duplice errore di quelli che negano la visibilità della Chiesa rifugiandosi nella sua soprannaturalità o la considerano soltanto visibile come un'istituzione comune, ricusandole la qualifica di regolatrice delle comunicazioni divine. La Chiesa, afferma il Pontefice, è una società simultaneamente esterna ed interna, visibile ed invisibile, umana e divina (teandrismo) come il suo esemplare e capo, Gesù Cristo. Questa divina istituzione, cui ripugna qualunque nestorianesimo (sola visibilità) e monofisismo ecclesiozogico (sola invisibilità), è, ad imitazione di Cristo, di cui è il prolungamento, a unica $n$, e pertanto gode della unità della fede (magistere), del culto (ministero) e del regime (governo giurisdizionale). Perché il governo interno della Chiesa fosse dotato di perfetta unità, Cristo stabili il primato del Romano Pontefice, che non distrugge o sminuisce il potere episcopale, ma lo unifica, lo difende e lo avvalora.

L'enciclica illustra, tra l'altro, punti importanti della ecclesiologia, l'intima struttura teandrica della Chiesa, la sua unità, il magistero e la sua necessità e importanza, il primato romano e il suo rapporto con l'episcopato.

BibL.: S. Tromp, Corpus Christi quod est Ecclesia, $2^{\circ}$ ed., Roma 1946; E. Hocedex, L'hist. de la théol. au XIXe siecle, III, Bruxelles-Parigi 1947, pp. 388-89. Antonio Piolanti

SATOLLI, Francesco. - Cardinale, n. a Marselano, arcidiocesi di Perugia, il 21 luglio 1839, m. a Roma l'8 genn. 1910. Studiò nel Seminario di Perugia e conseguita la laurea in filosofia alla Sapienza ebbe la nomina a priore parroco di Maraciano.

Leone XIII nel 1880 lo chiamò a Roma come professore di teologia dogmatica al Seminario romano e al Collegio Urbano di Propaganda Fide e fu uno dei collaboratori del Pontefice nella restaurazione del tomismo nelle scuole cattoliche. Tenne inoltre lezioni di diritto pubblico ecclesiastico alla Pontificia accademia dei nobili ecclesiastici di cui divenne presidente nel 1886. Eletto nel 1888 arcivescovo titolare di Lepanto, fu inviato nel 1892 all'insugurazione dell'Esposizione mondiale di Chicago, in occasione del centenario colombiano. Nominato nello stesso anno primo delegato apostolico negli Stati Uniti d'America, visitò numerose diocesi, tenne apprezzate lezioni all'Università cattolica di Washington, diede incremento al movimento cattolico ed attese alla risoluzione di importanti problemi, dimostrando grande equilibrio e prudenza.

Creato cardinale da Leone XIII il 29 nov. 1895, nel 1896 divenne arciprete della Basilica Leteranense e nel 1897 prefetto della Congregazione degli Studi. Ebbe notevole parte al Conclave del 1903 e fu tra i principali sostenitori dell'elezione al p