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ni all'Università cattolica di Washington, diede incremento al movimento cattolico ed attese alla risoluzione di importanti problemi, dimostrando grande equilibrio e prudenza.

Creato cardinale da Leone XIII il 29 nov. 1895, nel 1896 divenne arciprete della Basilica Leteranense e nel 1897 prefetto della Congregazione degli Studi. Ebbe notevole parte al Conclave del 1903 e fu tra i principali sostenitori dell'elezione al pontificato del card. Giuseppe Sarto.

Tra le sue pubblicazioni sono da ricordare: Della memoria umana (Roma 1883); Enchiridion Philosophiae (ivi 1884); In Summam theologicam Divi Thomae Aquinatis protectiones ( 5 voll., ivi dal 1884-97); De Concordatis (Roma 1888); Loyalty to Church and State (Baltimora 1895); De habitibus doctrina sancti Thomae Aquinatis (Roma 1897). Come teologo ebbe il merito di attingere il pensiero di s. Tommaso alla sue fonti, presentandone talora interpretazioni personali. I suoi trattati, oggi dimenticati per l'oscurità e la mancanza di documentazione, servirono per due decenni a diffondere il tomismo in vari ambienti ecclesiastici.

BibL.: anon., Album della : Vero Roma, Roma 1894, p. 101; G. Berthelet, Storia e rivoluzioni sul Conclave del 1012, Torino 1904, p. 45; Euc. Eur. Am., LIV, p. 713; anon., Gli eletrori del Papa, Roma 1903, p. 30. Mario de Camillis

SATORNILO (Saturninus). - Gnostico di Antiochia, contemporaneo di Basilide. Secondo la sua dottrina il mondo è stato creato da sette angeli (trasformazione di una tradizione giudaica che parlava di una collaborazione di angeli nell'opera di Dio).

L'apparizione della luce, che è probabilmente identificata con Cristo, crea negli angeli il desiderio di formare una immagine della immagine splendente; ma gli angeli non riescono a creare un uomo diritto, la loro opera è un verme che serpeggia. Allora l'immagine celeste manda una scintilla della sua luce nei corpi, che diventano così esseri vivi e diritti. Anche qui è supposta una tradizione giudaica, che distingueva nettamente nella creazione dell'uomo la formazione del corpo umano dalla sua vivificazione, rispettivamente dalla sua posizione eretta. Nella morte la parte celeste (scintillum) ritorna al cielo, mentre il corpo si dissolve nei suoi elementi. Ma la dottrina di S. è stata più complicata e nei racconti dei Padri non chiara. Il Padre incognito avrebbe creato quattro ordini di angeli, ma poi si parla anche di un quinto gruppo, i principes, che sono forse gli angeli dei popoli, e fra i quali è messo anche l'angelo dei Giudei, il loro Dio. Gesù sarebbe venuto per distruggere questo Dio dei Giudei. I suoi aderenti sono coloro che hanno ricevuta la scintilla della vita. La propagazione ed il matrimonio sarebbero opera di Satana, che del resto avrebbe ispirato insieme con gli angeli, creatori del mondo, le profezie del Vecchio Testamento. La tendenza antigiudaica, anticosmica, antiprofetica ed ascetica di questa gnosi è evidente. Forse S. è stato combattuto da s. Ignazio.

BibL.: fonti: Ireneo, Haer., I, 28 (p. 196, nella ed. di W. Harvey, I, Cambridge 1852, 24; I, $2^{\circ}$ ed. A. Stieren, Lipsia 1848); Ippolito, Ref., VII, 28; Tertulliano, De anima, 23:

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Saturinino (Sernin), vescovo di Tolosa, santo, martire - Scena del martirio, raffigurata sul reliquiario del Santo (sec. xili).

Thilassr., 31: Epifanio. Haer., 23. Sul problema che il corpo di Adamo non poteva stare diritto v. la dottrina analoga presso i mandel (p. es., Ginco, p. 108 sg., ed. Lidzbarski, L-paia 1925), e l'articolo di Antovitzer, in Festbritt anledning of Prof. D. Simoncest's 70 aorige fidelidog, Copenhagen 1923, p. 112 sg. Erik Peterson
SATU MARE (Sathmar, Satu(L)-Mare, ungh. SaEtMÁR), Diocesi di. - Detta anche Gran Varadino (rom. Oradaa Mare, ungh. Nagyvárad, ted. GrosaWardein). Diocesi latina situata fra la pianura ungherese e l'altopiano di Transilvania, ungherese anch'esso politicamente dal 1000 e aggregato nel 1918 alla Romania.

La diocesi di Gran Varadino (Nagyvárad) iniziata ca. il 1077 ebbe il suo primo vescovo nel 1103 . Nel 1930 in virtù del Concordato fra la S. Sede e la Romania le venne unita S. M. (eretta il 12 ag. 1804) e diventò suffraganea di Bucarest. Nagyvárad apparteneva alla Transilvania durante il periodo di mezza indipendenza del principato protestante sotto vassallaggio turco, terminato con gli Asburgo alla fine del sec. zvil. Nel secolo seguente venne riallacciata all'Ungheria dipendendo dalla sede di Strigonia e poi (1852) di Kalocsa. La diocesi greco-cattolica romena istituita nel 1777 ad Oradea (v.) fu al principio una specie di vicariato per i fedeli di rito bizantino. Durante il regime romeno il vescovo cattolico di rito romeno rimase ad Oradea Mare mentre il vescovo latino fissò la residenza a S. M., la quale è già menzionata in un documento pontificio del 1216 in favore di monaci orientali che vi avevano possedimenti fino alla "Dissa ".

Nel giugno 1941, con la riannessione della Transilvania settentrionale all'Ungheria, S. M. venne separata da Gran Varadino e sottomessa direttamente alla S. Sede, ma nell'apr. 1948 veniva restituita a Oradea Mare. L'ultimo suo vescovo, mons. Giovanni Scheffer, è attualmente (1952) in prigione perseguitato dai comunisti. Prima
della persecuzione le statistiche davano ca. 200.000 fedeli e 121 parrocchie su più di 1.500 .000 ab.

Bibl.: J. Scheffler, Sat(b)mar, in LTaK. IX, col. 191. Federico Taillez
SATURNINO, santo, martire. - E commemorato nella Depositio martyrum il 29 nov, come sepolto nel cimitero di Trasone sulla Via Salaria nuova. Alla stessa data e luogo lo ricordano gli Itinerari del sec. viI ed i Sacramentari.

Sul suo sepolcro, che papa Damaso orno con un carme, fu edificata una basilica. Non esiste oggi Passio alcuna di S. sebbene il carme damasiano ne faccia supporre l'esistenza; alcune notizie, leggendarie però, sono contenute nella Passio Marcelli (BHL, 5234). Dal carme damasiano si ricava che era cartaginese e che durante la persecuzione di Decio fu sottoposto alla tortura (CSEL, III, 529). Cacciato in esilio, venne a Roma dove subì il martirio, probabilmente nella persecuzione di Valeriano.

Bibl.: Martyr. Hieronymianum, p. 626 sg.; H. Delchere, Etude sur le légendier romain, Bruxelles 1936, p. 49 sg.; A. Ferrus, S. S. martire cartaginese-romano, in Civ. Catt., 1939, II, pp. 436445; Martyr. Romanom, p. 554; R. Valentini-G. Zucchetti, Codice topogr. della città di Roma, II, ivi 1942, pp. 28. 38, 60; A. Ferrus, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 188-90. Agostino Amore
SATURNINO (Sernin), vescovo di Tolosa, santo, martire. - Protovescovo tolosano della metà del sec. III. Festa il 29 nov.

Secondo la Historia passionis (BHL, 7495-99), scritta agli inizi del sec. v. S. avrebbe raggiunto la sua sede nel 250 (cf. anche Gregorio di Tours, Hist. Francorum, I, 30 : ed. W. Arnd-B. Krusch, in MGH, Script. rerum Mercs., I, p. 48) e sarebbe stato messo a morte in occasione di un tumulto di popolo, adunato sul Capitolium per un sacrificio. Avvistato mentre transitava nelle vicinanze per recarsi nella sua piccola chiesa, fu preso e condotto innanzi all'ara del sacrificio cui rifiutò di prendere parte.

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Fu allora legato al toro da immolare che, pungolato, si slanciò per la scalinata del Capitolium trascinando furiosamente il povero vescovo che ebbe subito la testa fracassata. Lo scempio del cadavere cessò quando si ruppe la corda che lo teneva legato all'animale; raccolto da due pie donne, ebbe sepoltura in una profonda fossa. Nella $2^{a}$ metà del sec. Iv il vescovo Ilario ne ricercò il sepolcro e costrui sul luogo un oratorio; i suoi successori Silvio ed Esuperio elevarono a poca distanza una sontuosa basilica, rifatta nel 570 dal duca Launebode (cf. Venanzio Fortunato, Carmina, II, 11 : PL 88, 99). L'odierna vasta basilica di St-Sernin, iniziata nel sec. XI (Urbano II ne consacrò il coro e l'altare maggiore nel rog6), fu terminata nel sec. xili (cf. A. Auriol - R. Rey, La basilique de St-Sernin de Toulouse, ivi 1930).

Non si conosce l'anno (si pensa che il 250 si riferisca al martirio [Duchesne, Griffe ecc.]) né il giorno della morte di s. S., nonostante che il Martirologio geronimiano e in seguito il Romano pongano il suo dies natalis al s8 nov., giorno natalizio del celebre martire romano omonimo. Nei libri liturgici romani S. non compare c'è però nel Sacramentario gregoriano adrinoso del cod. Ottob. Ist. 313 (ed. H. A. Wilson, Londra 1915, p. 292) un Prefazio per s. S. romano che si deve riferire al tolosano. E invece ricordato al 29 nov. nell'Orazionale esigotico (fine sec. viI-inizio sec. viII: ed. J. Vives, Barcellona 1946, pp. 26-28), nel Liber mozarabicus Sacramentorum (ed. M. Férotin, Parigi 1912, coll. 29-33), nei calendari mozarabici (ed. M. Férotin, Le liber Ordinum, ivi 1904, pp. 488-89) e, all'inizio dell'Avvento, nel Missale Gothicum (sec. viII; ed. H. M. Bannister, Londra 1917, pp. 39-40), cui va aggiunta la benedizione episcopale per la festa di s. S., ritrovata da G. Morin (Un recueil gallican inédit de "Benedictiones episcopales" en usage a Freising aux VIIe-IXe siècles, in Rev. bénéd., 29 [1912], pp. 187-88). Per i libri liturgici tolosani e delle regioni circonvicine posteriori al sec. ix, cf. V. Leroquais, Les Sacramentaires..., III, Parigi 1924, p. 412 (indice); id., Les Bréviaires..., V, Parigi 1934 (indice), dove la festa della "revelatio" è ricordata al 25 giugno; si tratta evidentemente della traslazione del 1258 , poiché il Martirologio geronimiano assegna al 30 ott. la traslazione del corpo di s. S. all'inizio del sec. v, per opera di Esuperio, in seguito a rescritto imperiale, fatto ricordato al $1^{\circ}$ nov. nel Sacramentario mozarabico (ed. M. Férotin, coll. 460-64; cf. P. Batiffol, Un souvenir du royaume soisi goth de Toulouse [412-507] dans une messe mozarabe, in Etudes de liturgie et d'archéol. chrétienne, Parigi 1919, pp. 180-92 e Griffe, 1951) e nei calendari mozarabici (ed. M. Férotin, Le liber Ordinum, cit., pp. 482-85). Varie città della Gallia possedevano reliquie di S. Tutto ciò che si racconta su di lui, oltre le poche notizie sul martirio e sul sepolcro contenute nella Historia passionis, è leggendario, ivi comprese l'apostolicità della sua missione, ricordata da s. Cesario d'Arles (cf. Libellus de mysterio Sanctae Trinitatis, 17 : ed. G. Morin, II, Mar. redsous 1942, p. 179) e la sua origine orientale accennate nel Missale Gothicum per una contaminazione con una orazione relativa a Cristo.

Bibl.: Martyr. Hieronymianum, pp. 577-78, 626-28; Martyr. Romanum, p. 554; Tillernont. III, pp. 292-302, 697-98; L. Duchesne, Les Fastes ép. de l'ancienne Gaule, I, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Parigi 1907, pp. 26, 306; L. Saltet, Le commencement de la légende de st Saturnin, in Bull. de littérature ecclés. [Tolosa] 1922, pp. 30-60; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Bruxelles 1933, pp. 67, 345-46, passim; E. Griffe, La Gaule chrétienne a l'époque Romaine, I, Parigi-Tolosa 1947, pp. 73, 101-105, passim; B. De Gaiffort, A propos d'un passage du "Missale Gothicum". St Saturnin de Toulouse venait-il d'Orient?, in Anal. Bolland., 66 (1948), pp. 23-28; E. Griffe, La date du martyre de st Saturnin de Toulouse (à l'occasion du XVIIe cent.), in Bull. de littérature ecclés. [Tolosa] 1950, pp. 129-35; id., Une messe du Ve siècle en l'honneur de st Saturnin de Toulouse, in Rev. du moyen âge latin, 7 (1951), pp. 5-18.
A. Pietro Frutaz

SATURNINO, DATIVO, FELICE e compagni, santi, martiri. - Sono commemorati nel Martirologio romano l'ir febbr.

Il loro latercolo proviene da Usuardo, che per primo li introdusse nel suo Martirologio. S. Agostino però attesta
che la loro festa in Africa si celebrava il giorno 12 (PL 43,643 ), ma anche questo era il dies natalis di alcuni soltanto, perché altri morirono in diversi giorni in carcere o di fame o per le ferite riportate durante la tortura degli interrogatori. Nel Martirologio geroniminno infatti sono commemorati in diversi giorni. Esisterttero gli atti originali del processo, ma oggi sono perduti; se ne possiede una redazione del sec. v rifatta da un donatista con intenti apertamente polemici.

Dopo il primo Editto di Diocleziano, 49 cristiani di Abitine, tra i quali donne e bambini, guidati dal presbitero S., si erano riuniti in una casa privata per celebrare la liturgia. Sorpresi dalle guardie furono arrestati e, dopo un interrogatorio sommario sul posto, furono inviati a Cartagine al tribunale del proconsole Anullino. Quivi furono singolarmente interrogati e sottoposti alla tortura, ma tutti unanimamente confessarono la fede resistendo eroicamente a tutti i tormenti. Rinchiusi in carcere, vi furono lasciati perire di fame e di stenti.

BibL.: Acta SS. Debraarii, II, Parigi 1864, pp. 515-19; H. Delehaye, Les passions des martyrs et les genres littéraires, Bruxelles 1921, pp. 114-17; id., Les origines du culte des martyrs, ivi 1933, p. 386 sg.; P. Franchi de' Cavalieri, La Fiasia dei martiri abitimensi, in Note agiografiche, VIII (Studi e testi, 65). Città del Vaticano 1935, pp. 3-71; Martyr. Romanum, p. 57 sg.

Agostino Amore
SATURNO e SATURNALIA. - Per la tradizione letteraria romana non vi è dubbio intorno alla identità tra il dio romano Saturnus e il dio greco Kronos: tutti i miti di quest'ultimo vengono automaticamente proiettati sul primo. Bisogna dire, ad ogni modo, che a S., a differenza degli antichi dèi romani, si sacrificava a capo scoperto (Graeco ritu) e che un rapporto antico tra i due dèi non è escluso. Ciò che è certo, è che le origini del culto romano di S. risalgono a tempi ben più antichi della cultura ellenistica romana. La sua festa, Saturnalia, figura già nel calendario arcaico e il tempio di Saturno, ai piedi del Campidoglio, costruito sul luogo di una più antica ara Saturni, fu dedicato già nel 497 a. C. In questo tempio, al di fuori del quale nessun altro luogo di culto del dio è noto, si custodiva l'erario dello Stato.

Come Giano, Pico e Fauno, anche Saturno figurava nella tradizione leggendaria romana come un antichissimo, anzi come il primo re del Lazio. Sul piano umano della leggenda il suo regno aveva gli stessi caratteri di "età aurea" che la mitologia greca attribuisce, sul piano divino, all'età di Kronos. D'altra parte a S. si faceva risalire l'introduzione dell'agricoltura, ciò che è in accordo con il carattere ctonio e specificamente agrario attribuito al dio nella letteratura e nelle raffigurazioni tardive. Tale carattere è spesso sostenuto, per S., anche da studiosi moderni che, malgrado la differenza di valore della prima vocale, vogliono far derivare il suo nome dal verbo serere (part. satus), "seminare».

Per il carattere del dio è una fonte più sicura ciò che si conosce intorno alla sua festa. I Saturnalia sono fissati al 17 dic., ma in pratica, nei tempi storici, si prolungano per tre, quattro e anche cinque giorni. Il tratto specifico della festa è la libertà provvisoria concessa agli schiavi che, in quei giorni, vivono su un piano di aguaglianza con i padroni o vengono addirittura serviti da questi : mitologicamente quest'uso si spiega con il ricordo dell'età aurea sotto il regno di S., in cui non vi erano differenze di classe. Si sleggeva, a sorte, un "re dei Saturnalia». Non si poteva, in quei giorni, citare nessuno davanti alla legge. All'immagine cultuale di S. si levavano, per la durata della festa, le carene (compedes) che essa portava, come gli schiavi, continuamente. I Saturnalia, data la loro posizione calendariale, immediatamente precedente al solstizio invernale, avevano anche un carattere di capodanno: si scambiavano auguri e candele, la cui luce evidentemente alludeva alla luce solare che stava per rinascere. Con ciò i Saturnalia, come analoghe feste invernali gioiose ed augurali in zona germanica, costituir-

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(1) A sinistra: RITRATTO DEL PRINCIPE TOMMASO. Tela di A. van Dyck (sec. xviI) - Torino, Pinacoteca. I destra: RITRATTO DEL PRINCIPE EUGENIO. Tela di G. van Scuppen (sec. xviII) - Torino, Pinacoteca.

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(Inl. Alluari)
In alto: BAT'T'AGLIA DI TORINO ( 8 sett. 1706). Tela di G. Huchtenburg (sec. xviII) - Torino, Museo nazionale del Risorgimento italiano. In basso: CARLO EMANUELE I RICEVE GLI ULTIMI SACRAMENTI. Tela di Niccolò Barabino (sec. xix) - Genova, Galleria comunale.

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(per cortesia di M. W. Babinson).
Sauly Ste-Marie, diocesi di - Veduta d'una parte del porto (1948). Port-Arthur, Ontario, Canadà.
scono un precedente delle forme popolari del Natale cristiano.

Mentre la tradizione letteraria attribuisce a S. come sposa Ops (identificata con Rhea), che risulta invece legata, nel culto originario, a Conso, al fianco di Saturno va messa Lua Saturni, una dea cui venivano offerte le armi catturate al nemico distrutto: la distruzione è implicita anche nel nome stesso della dea.

Il materiale epigrafico non offre informazioni dirette sul culto di S. che, evidentemente, aveva poca parte nel culto privato: nella maggior parte delle iscrizioni (soprattutto africane) il nome di S. è soltanto una interpretatio Romana e in realtà si tratta di divinità non romane identificate con S.

Bibl.: W. W. Fowler, Roman festivals, Londra 1899, p. 268 sgg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, $2^{2}$ ed., Monaco 1912, p. 204 sgg.; Thulin, Saturnus, in Pauls-Wissowa, II A, 1, coll. 218-23; N. Nilsson, Saturnalia, ibid., coll. 201-11, Angelo Brolich

SAUL (ebr. Sā̉ $\bar{a} l$ " ottenuto con la preghiera «). Primo re d'Israele (ca. il 1040-1000 a. C.). Con suo padre Cis ( $Q i \bar{s}$ ), della tribù di Beniamin, abitava in Gabaa. Andò a consultare Samuele (v.) per ritrovare le asine smarritte; il veggente intuì in questo uomo dalla prestanza eccezionale il re acelto da Dio. Accompagnandolo al ritorno, gli comunicò la sua vocazione di primo re d'Israele.

Israele era di nuovo caduto sotto il dominio filisteo (I Sam. 10, 5; 13, 3); S. fu scelto da Dio come liberatore e fu unto in segreto da Samuele, ormai vecchio, quale duce ( $u \bar{a} g h i \bar{d} h$ ) d'Israele (ibid. 9, 16 sg .). Convocate poi le tribù a Maspha, Samuele elesse re con il tiro delle sorti S., che tutti acclamarono, ad eccezione di pochi che S. finse di ignorare. Modestamente ritorno ai suoi campi, aspettando che le circostanze lo costringessero ad assumere il comando degli uomini d'Israele (ibid. 9, 1-10, 16). Da sua moglie Achinoam S. ebbe i figli Gionata (v.), Abinadab, Iessui, Melchisua e Esbaal - Isboseth (v.), oltre le figlie Merob e Michel (iv.) ibid. 14, 49; 31, 2; I Par. 8, 33). Dalla concubina Rcapha ebbe i figli Armoni e Miphiboseth (v.). Suo cugino Abner (v.), figlio di Ner fratello di Cis, era un valoroso capo militare.

Quando gli abitanti di Iabes inviarono a chiedere aiuto in Gabaa contro gli Ammoniti, S. chiamò il popolo alle armi e a Bezec in Ephraim organizzò le truppe; il nemico, attaccato di sorpresa prima dell'alba, fu sgominemico, attaccato di sorpresa prima dell'alba, fu sgominato. Samuele profittò dell'entusiasmo popolare per intronizzare il re a Galgal e trasmettergli la sua autorità (I Sam. 11-12). Secondo Act. 13, j21, il regno di S. durò 40 anni. S. organizzo ed equipaggiò un esercito permanente (I Sam. 13, 2. 19-22), un terzo del quale affidò al suo giovane figlio Gionata. Una sortita di Gionata spinse i Filistei alla rivincita; gli Israeliti temevano l'imminente offensiva filistea, aspettando Samuele a Galgal per l'offerta di un sacrificio prima della battaglia; ma dopo 7 giorni di vana attesa, S. ordinò che si compisse il sacrificio; arrivato, Samuele gli rimproverò la sua mancanza di fede e gli predisse in punizione l'esclusione dei suoi figli dal trono (ibid. 13, 3-14). Sconfisse, per l'eroismo di Gionata, i Filistei presso Machmas, ma per la sua imprudenza non sfrutto appieno la vittoria; i Filistei ripresero vigore, specie nella valle di Secho, ove David abbatté Goliath (ibid. 13, 15-14, 46; 17, 1-18, 4). La lotta contro i Filistei non ebbe soste. S. combatté anche Moab, Ammon, Edom e Soba (ibid. 14, 47. 52). Tra l'altro, S. ebbe ordine da Samuele di annientare gli Amaleciti (v.), votati all'anatema (v. Hrmexi), persone e beni; ma dopo la vittoria risparmiò il re Agag (v.) e le bestie migliori dei loro armenti. In punizione di questo secondo fallo, S. fu rigettato da Dio dal trono di Israele (ibid. 15, 1-15). Docile al comando divino, Samuele si recò a Betlemme per ungervi re, ad insaputa di S., il pastore adolescente David (v.).

Dopo la riprovazione dovuta ai suoi due falli, S. cadde di errore in errore. Minato da nevrastenia, colto da crisi furiose, chiamò alla sua corte David, che suonando l'arpa lo calmava. Lo fece suo scudiero e suo genero (ibid. 16, 14-23; 18, 17-30). Ma, accecato da morbosa invidia per le acclamazioni che riscuoteva David, S. tentò due volte di trafiggerlo con la sua lancia, e lo costrinse a fuggire e nascondersi; lo mandò infine a guerreggiare alla testa di mille uomini, sperando sbarazzarsi in tal modo di lui, ma David vinse dovunque; mentre S. lo inseguiva per ucciderlo, due volte David lo sorprese nel sonno, ma lo risparmiò magnanimamente; infine S. si riconcilio con lui (ibid. 19, 1-27, 12). Essendo imminente un decisivo attacco dei Filistei nella pianura di Iezreel, non avendo potuto ottenere un responso da Dio, S. consultò una negromante a Endor, la quale evocò l'ombra di Samuele, che predisse la sconfitta (ibid. 28, 8-23). Il giorno dopo Israele fu sgominato dai Filistei ad Aphoc sul Gelboe, e con molti altri caddero 3 figli di S. (Gionata, Abinadab, Melchisua); S. si gettò sulla sua lancia (ibid. 29, 1; 31, 1-13). David lo pianse molto (II Sam. 1, 1-27). Un altro figlio di S.. Isboseth (v.), sostenuto da Abner, regnerà poi due anni su Israele.

Il nome S. fu portato anche da un re di Edom (Gen. 36, 37), da un antenato di Samuele, della famiglia levitica di Caath (I Par. 6, 24; questo S. è probabilmente identico a Iohel di I Par. 6, 36), e infine da s. Paolo (Act. 7, 57-13, 9), beniaminita come il re S. - Vedi tav. CXXX.

Bibl.: L. Desnoyers, Hist. du peuple hobreu, II. S. et David, Parigi 1930, pp. 33-141. Clemente Morin

SAULT Ste-MARIE, diocesi di. - Città e diocesi nella provincia di Ontario, Canadà. La diocesi di S. S.-M., suffraganea di Kingston, fu eretta il 16 sett. 1904. Al momento della fondazione la diocesi aveva 26.964 cattolici (dei quali 20.090 di lingua francese), 50 chiese, 3 ospedali, 30 parrocchie e 50 missioni.

I Francescani furono i primi missionari nella regione di Nipissing col p. Guillaume Poublain (1622) ed il p. Jacques de la Foyer (1624). I gesuiti Isacco Jogues (canonizzato) e Carlo Raymbault furono mandati dai loro superiori a S. S.-M. e nel 1668 i gesuiti fondarono la missione di S. S.-M. Il principale apostolo degli «Al-

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gonchini a a Nippising e alla Baia Giorgiana fu il padre Claudio Pijart, S. J. (v. anche marquette, diocesi di).

Oggi la diocesi di S. S.-M., la cui sede vescovile è a North Bay (Ontario), conta una popolazione cattolica di 127.063 ab. disseminati su un territorio di 25.000 kmq . I cattolici d'origine britannica sono 21.134 e quelli di origine francese 63.148 . I sacerdoti diocesani sono 106 ed i religiosi 62 (gesuiti, redentoristi, resurrezionisti). Vi sono inoltre 72 chiese, 4 collegi, 8 ospedali, 3 scuole industriali per indigeni e 9 congregazioni femminili.

BibL.: Le Canada ecclésiastique, 1930, Montréal 1930, pp. 459468; A. Melancon, s. v. in Cath. Enc., XIII, pp. 487-88; Th. Roemer, The Cath. Church in the U. S., St. Louis-Londra 1930, p. 37 sgg.; J. A. S. Plouffe, La situation du français dans l'Ontario Nord, in Vie francaise, ag.-sett. 1951, pp. 10-30.

Gastone Carrière
SAUVE, Charles. - Scrittore ascetico, n. il 18 ott. 1848 a Fontaine-Milon (diocesi d'Angers), m. a Saumur l'i i marzo 1925. Nel 1872 fu ordinato sacerdote ed entrò tra i Sulpizianti.

Nel Seminario maggiore di Digione insegnò (dal 1875) successivamente filosofia, teologia dogmatica e morale. Cacciatone dai decreti di Combes (1904), dimorò in Alsazia, Spagna, infine, tornato in Francia, a Lourdes e a Saumur presso il santuario di N. D. des Ardithors già caro a J. J. Olier. Edificava tutti per le sue virtù e la sua rassegnazione nelle lunghe malattie.

Pubblicò (a Parigi) molti volumi, teologicamente sodi, ma di forma alquanto prolissa, sull'intimo significato ascetico dei dogmi e delle devozioni cattoliche: Dieu intime: la Sainte Trinité; Jésus intime; L'ange et l'homme intimes; Etats intimes; Le Sacré-Coeur intime; Le culte du Sacré-Coeur; Les Litanies du Sacré-Coeur; Marie intime; St Joseph intime; L'évangile intime: le culte des mystères et des paroles de Jésus; L'Enchavistie intime; Le prêtre intime; Lourdes intime; Rome intime; Le religieux intime. In un breve laudativo (1908), Pio X rilevò nell'opera di S. "capiam pondusque rerum, integritatem sententiarum, calidum caritate quodam modo orationis genus a.

Michele Ruggero Jeuné
SAVANNAH-ATLANTA, DIOCESI di. - Città e diocesi nello Stato di Georgia, Stati Uniti d'America.

La diocesi, che conta una popolazione totale di $3.444 .57^{8} \mathrm{ab}$. dei quali soltanto 32.409 sono cattolici, copre una superficie di 58.980 migliaq. Vi sono 143 sacerdoti diocesani, 93 religiosi di 9 congregazioni diverse, 44 parrocchie, 48 cappelle, 29 missioni, 40 stazioni, 27 fratelli, 306 religiose di 15 congregazioni diverse, 19 seminaristi, 3 orfanotrofi, 4 ospedali.

La diocesi di S. fu creata da Pio IX il 19 luglio 1850 e comprese tutto lo Stato di Georgia e la parte est della Florida sino al fiume Appalachicola. La parte situata nello Stato di Florida fu smembrata nel 1857 per formare il vicariato apost. di Florida, che divenne poi la diocesi di S. Agostino nel 1870. Il nome della diocesi fu mutato da Pio XI nel 1937 in quello di S.-A. E suffraganea di Baltimora.

BibL.: The Official Cath. Direct., Nuova York 1952; J. Keiley, s. v. in Cath. Enc., XIII, p. 488; G. J. Shea, Hist. of the Cath. Church in the U. S., IV, Nuova York 1892, pp. 92 sg., 451 sg.; Th. Roemer, The Cath. Church in the United States, St-Louis-Londra 1950, p. 228.

Gastone Carrière
SAVELLI, Domenico. - Cardinale, n. a Speloncato (Aiaccio) il 15 sett. 1792, m. a Roma il 30 ag. 1864.

Studiò nel Seminario di Aiaccio dimostrando fin da allora coraggio ed energia col promuovere e dirigere la resistenza del suo paesello contro una banda di insorti (1815). Si trasferì a Roma ed alla Sapienza conseguì la laurea in diritto canonico e civile. Svolse quindi pratica amministrativa alla Congregazione del Concilio e resse le delegazioni di Rieti, Frosinone, Perugia e Macerata. Chie. cico di Camera nel 1845, nella vacanza della Sede fu nominato dai cardinali commissario straordinario nelle Romagne. Ebbe incarichi di fiducia da Pio IX. Nel 1847 fu governatore di Roma, e nel ministero Ferretti (dic. 1847-febbr. 1848) ministro di Polizia, dimostrandosi assai
rigido con i liberali. Sempre nel 1848 divenne vice carmeriengo di S. R. Chiesa. Nell' 'apr. 1849, lo stesso Pontefice, da Gaeta, lo incaricò di restaurare il Governo pontificio nelle Marche e nel giugno successivo lo costituì commissario straordinario, fino a quando dai cardd. Altieri, Vannicelli Casoni e Della Genga, del cosid detto "tramvirato rosso", fu di nuovo chiamato al Ministero dell'interno e della polizia.

Il 7 marzo 1853 venne creato cardinale diacono ed il 4 luglio fu preposto alla Consulta di Stato per le Finanze, e vi dimostrò tanta oculatezza da portare il dissestato bilancio governativo al pareggio. Nel 1859 lasciò la carica per divergenze finanziarie con il Pontefice ed il card. Antonelli.

BibL.: S. Ciccolini, Intorno a D. S. card. diacono di S. Mario in Apatra, Roma 1865; D. Spadoni, s. v. in Dic. del Risorg. naz., IV, Milano 1937, p. 217.

Mario de Camilla
SAVELLI, FAMIGLIA. - Compare nella storia con Aimerico che fu padre di Cencio, camerario papale, e cardinale di S. Lucia in Silice nel 1192, poi papa Onorio III (v.); contemporaneamente un altro Cencio S. era cardinale prete di S. Lorenzo in Lucina dal 1191, fu consacrato vescovo di Porto da Onorio III nel 1217, e morì nell'anno seguente. Erroncamente furono assegnati (cf. Eubel, I, p. 2 sgg.) a questa famiglia un Tommaso card. di S. Sabina (1216-43) ed un Bertrando legato in Francia (m. nel 1223).

I S. successero nel 1568 ai Pierleoni nel possesso del teatro di Marcello (Monte Savello); ebbero dimora presso S. Sabina sull'Aventino che incastellarono, e esse in Parione (vicolo S.); fuori città ebbero dominio su Albano, Castelgandolfo, Ariccia e luoghi circostanti, a Rignano, Cesano (Civita Castellana), Scrofano, Turrita (Nepi), Castelleone e Monteverde (Sabina), Palombara.

Ebbero le loro sepolture all'Aracoeli ed a S. Alessio sull'Aventino.

Luca S. nipote di Onorio III, senatore di Roma, fu a capo della sollevazione popolare del 1234 per cui fu scomunicato e dimesso dall'ufficio da Gregorio IX. Morì nel 1266 e fu sepolto all'Aracoeli. Figli suoi e di Vanna Aldobrandesca furono Giacomo, cardinal diacono di Urbano IV il 17 dic. 1261 e poi papa Onorio IV (v.), PANDOLFO, podestà di Viterbo nel 1275 e senatore di Roma, che fu a fianco di Onorio nell'assicurare la tranquillità e l'ordine; Giovanni che fu a Viterbo custode del Conclave nel 1270 e da Gregorio X creato maresciallo della Chiesa e custode del conclave; servì pure Carlo d'Angiò e ne ebbe la conrea di Venafro.

Nelle lotte di Bonifacio VIII i S. parteggiarono per i Colonna; ma nel sec. xiv stettero per la Chiesa e parteciparono al governo dell'Urbe: Giacomo fu senatore e vicario di re Roberto d'Angio; così suo figlio Giovanni che compare anche come maresciallo della Chiesa. Paolo fu uomo d'armi e morì a Venezia nel 1405.

La famiglia S. rientrò nel S. Collegio con GIOVANNI Battista, il quale, creato cardinale diacono da Sisto IV il 15 maggio 1480 nonostante l'opposizione degli Orsini, fu legato di Perugia il 16 giugno 1480 ed inviato a Genova ( 2 dic. 1480 - 30 giugno 1481) in occasione delle discordie di quella città e della preparazione della flotta contro il Turco. Messo in Castel S. Angelo il 21 giugno 1482 e tenuto come ostaggio nelle controversie del Papa con i Colonna, insieme con il card. Prospero Colonna, non ne usci che il 15 nov. 1483. Fu poi sotto Innocenzo VIII legato in Ancona (1484) ed a Spoleto (31 ag. 1492). Nel Conclave di Alessandro VII parteggiò per il Borgia ed ebbe in commenda il vescovato di Maiorca (31 ag. 1492-27 marzo 1493) e la legazione di Bologna. Morì a Castel Gandolfo il 18 sett. 1498 e fu sepolto all'Aracoeli; suo fratello MARIANO aveva comandato le milizie papali sotto Sisto IV.

Giovanni Battista di Palombara combatté per Clemente VII contro i Colonna e fu viceré dell'Abruzzo per Carlo V; sotto Paolo III combatté contro Perugia, fu capo della cavalleria contro Ascanio Colonna e fu con le truppe papali in Germania nel 1546; morì a Firenze nel

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(per coecizia della Direzione dello Opere Sottotitani)
Savio, Domenico, beato - Ritratto
rientratito sul disegno di Carlo Tismaria, condizcepolo del Beato e riprodotto nella prima edizione della vita scritta da d. Bosco nel 1829. Dipinto di Mario Caffaro - Torino.
1574). Legato nella Marca nel 1557, fu da Paolo IV chiamato a far parte dell'Inquisizione dell'ott. 1557 (Pastor, V, pp. 484 e 487). Con Pio IV nel 1560 cominciò ad essere vicario di Roma, attese alla fondazione del Seminario Romano ed all'esecuzione delle riforme ordinate dal Concilio di Trento; ed in questo compito continuò sotto Pio V che l'ebbe in particolare considerazione e sotto Gregorio XIII. Morì vescovo di Porto il 5 dic. 1587.

Silvio S. da Ariceia, già cubiculario di Gregorio XIII, vescovo di Rossano poi patriarca di Costantinopoli (28 marzo 1594) e vicelegato d'Avignone, fu creato cardinale da Clemente VIII il 3 giugno 1596, ma il 22 genn. 1599 era già morto.

Giulio del ramo di Albano, nunzio in Savoia, fu creato cardinale da Paolo V il 2 dic. 1615 ; legato a Bologna nel 1619; per nomina del Re di Spagna ebbe l'arcivescovato di Salerno il 28 genn. 1630 e lo tenne sino al 15 sett. 1642 ; intanto era diventato vescovo di Frascati il 28 marzo 1639; morì in Curia nel luglio 1644.

Suo nipote Fabrizio, che era arcivescovo di Salerno in seguito alla rinuncia dello zio ( 15 sett. 1642), fu creato cardinale il 7 ott. 1647 , poi legato a Bologna ( 15 genn. 1648); mori in Curia il 26 febbr. 1659. Ultimo dei cardinali S. fu Paolo, creato il 14 genn. 1664, che mori in Curia l'1 s sett. 1685. Con suo fratello Giulio che mori nel 1712, a 87 anni, si spegneva la famiglia in tutti i suoi rami; sua figlia Margherita ne portò i beni ed i diritti negli Sforza-Cesarini. Però per debiti i S. avevano dovuto vendere Castel Gandolfo alla Camera Apostolica nel dic. 1596 (Pastor, XI, p. 625) e Albano nel 1650 ai Panfili, l'Ariccia ai Chigi nel 1661. In grazia del loro ufficio di marescialli tenevano la « Corte Savella» per cui giudicavano i laici rei di colpe non gravi e vi tenevano giudici, notai e pochi sbirri. Per modificare il regime carcerario, Innocenzo X aveva tolto ai S. la corte con le relative carceri fra Monserrato e Via Giulia nel 1652 e vi costrui le Carceri nuove che furono compiute da Alessandro VII nel 1655 e con ciò la Corte Savella cessò di esistere. L'ufficio di maresciallo passò ai Chigi nel 1712.

Bibl.: Moroni, LXI, pp. 204-308; Eubel, I-IV, passim; Pastor, II-XIV, v. indici.

Pio Paschini
SAVERIANO, santo, martire: v. CORONATI, QUATTRO SANTI.

SAVIGNY, Friedrich Karl von. - Giurista, n. a Francoforte sul Meno il 21 febbr. 1779, m. a Berlino il 25 ott. 1861. Studiò nell'Università di Marburgo e l'anno dopo la laurea, nella stessa Università,
conseguì la libera docenza. Dal 1808 insegnò all'Università di Berlino, che allora si fondava, e vi tenne la cattedra di Diritto romano fino al 1842 . Dopo aver atteso per alcuni anni alla riforma legislativa affidatagli dal governo prussiano, dedicò il resto della sua vita all'attività scientifica.

Il S. fu il principale esponente della « scuola storica» sorta in opposizione all'indirizzo ed al metodo giusnaturalistico circa l'interpretazione del diritto. S. contrastò strenuamente la formulazione di un codice civile analogo a quello che Napoleone aveva dato alla Francia (v. la sua opera Vom Beruf unserer Zeit für Gesetzgebung und Rechtswissenschaft [Heidelberg 1814], in polemica con il Thibaut che aveva sostenuto la necessità di un codice civile generale per la Germania). Il diritto, secondo il suo pensiero, non può essere frutto di arbitrio legislativo, né può venire dogmatizzato in una codificazione, in quanto nasce dal popolo, portando di questo le caratteristiche morali e intellettuali e continuamente evolvendosi e perfezionandosi; grande importanza assume dunque l'istituto consuetudinario, come maggiormente rispondente ad una regolazione di rapporti in continua evoluzione. L'analisi delle fonti antiche e medievali, di cui il S. fu un appassionato studioso, risente del suo metodo scarsamente critico, che deriva da una costante e reverenziale devozione per i testi giustinianei. La scienza moderna considera superata la concezione del S., ma guarda a lui come al fondatore della storia del diritto.

Opere principali : Das Recht des Besitzes, Marburgo 1803 ( $7^{\mathrm{a}}$ ed., Vienna 1865); Gesch. des röm. Rechts im Mittelalter, 6 voll., Heidelberg $1813-31$ ( $2^{\mathrm{a}}$ ed., 1834-51; trad. it. di E. Bollati, Torino 1854-57); Systeme des heutigen röm. Rechts, Berlino 1840-49 (trad. it. di V. Scialoja : Sistema del dir. romano attuale, Torino 1886-88); Fermischte Schriften, Lipsia 1850; Das Obligationenrecht als Theil des heutigen römischen Rechts, 2 voll., Berlino 1851-53 (trad. it. di G. Pacchioni, Le obbligazioni, Torino 1912-15); Juristische Methodenlehre (postuma, Stoccarda 1931).

Bibl.: E. de Laboulaye, Essai sur la vie et les doctrines de F. de S., Parigi 1842: F. Rudorff, F. K. v. S.: Erinnerung an sein Leben u. Wirhen, in Zeitsche f. Rechtsgesch., 5 (1862), p. 1 sgg.; A. Stoll, F. K. von S. Ein Bild seines Lebens mit einer Sammlungsiner Briefe, 2 voll., Berlino 1927-29. Altra bibl. in J. Körner, Bibl. Handbuch des deutsch. Schrifttums, Berna 1949, p. 335.
M. Teresa de Simone-Niqueea

SAVINO, santo, martire. - E commemorato nel Martirologio romano il 30 dic., ma secondo la Passio, avvalorata da alcuni codici del Martirologio geraninizieno, mori il 7 dello stesso mese.

Il suo culto era molto diffuso nell'antichità: la sua immagine si trova nei musaici di S. Apollinare nuovo, e dalle lettere di s. Gregorio Magno si ricava che le sue reliquie erano molto ricercate. Durante la persecuzione di Diocleziano, S. fu arrestato e condotto al tribunale del governatore Venustiano; questi, dopo averlo interrogato e vedendolo fermo nella fede, gli fece tagliare le mani e lo chiuse in carcere. Affidato quindi al tribu-
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(da G. Celi, It p. Fidele Sario, Roma 1917)
Savio, Fedele, - Rilratto.

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Savola, casa di - Arme d'origine: d'oro all'aquila di nero con ali spiccute e volo abbassato. Sigillo di sepolcro con figura giacente in alabastro gessoso che si ritiene sia Tommaso II di S. (m. nel 1259), opera della fine del scc. xiv e inizio sec. xv - Aosta, coro dello Cattedrale.
no di Spoleto, fu in questa città sottoposto ad aspri tormenti in seguito ai quali mori. Sul suo sepolcro, a due miglia da Spoleto, sorse una basilica. La Passio, molto favolosa e scritta a Roma tra la fine del sec. v e l'inizio del vi, lo fa vescovo di Spoleto, ma non consta di questa sua qualità.

Bibl.: F. Lanzoni, La Passio s. S., in Römische Quartalschr., 17 (1903), pp. 1-26; Lanzoni, p. 439 sg.; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, Bruxelles 1933, p. 317; Martyr. Hieronyminisme, p. 638; Martyr. Romanum, p. 609.

Agostino Amone
SAVIO, Domenico, beato. - Giovane dell'Oratorio salesiano torinese, n. a Riva di Chieri il 2 apr. 1842, m. a Mandonio di Asti il 9 marzo 1857.

Accolto nel 1854 da d. Bosco nel suo oratorio di Valdocco (Torino), vi seppe portare a piena fioritura la pietà attinta in famiglia. Nulla di straordinario nella sua condotta; ma un'osservanza esatta della disciplina, costante applicazione allo studio, amabilità con i compagni, provvidi consigli per richiamarli alla pietà e alla scrotà, fuga di ogni anche minima colpa, amore intenso alla purezza e all'Eucaristia; fu così uno dei frutti più belli cresciuti alla direzione di d. Bosco. Passato a Mondonio per rinfrancare la salute, fu presto trapiantato in cielo. Fu beatificato nel 1950, il 5 marzo, giorno fissato per la sua festa.

Bibl.: AAS, 6 (1914), p. 114 sgg.; 23 (1933), p. 439 sgg.; 42 (1950), pp. 242-47; s. Giov. Bosco, Il servo di Dio D. S., 1* ed., Torino 1849; $3^{2}$ ed., ivi 1861 (in numerose altre edd. e tradd.); C. Saluti, D. S., Torino 1915; A. Caviglia, La vita di S. D., prefaz. in S. D. e d. Bosco (Opere e scritti editi e inediti d. d. Bosco, 4), ivi 1943.

Celestino Testore
SAVIO, Fedele. - Gesuita, storico, n. a Saluzzo il 31 genn. 1848, m. a Roma il 18 febbr. 1916.
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(per cortesia di mens. A. P. Frutaz)
Savola, casa di - Sigillo grande in cera verde, con controsigillo in cera rossa del conte Edoardo che regnò dal 1323 al 1329. La figura equestre e il controsigillo (zo[ul]sso[ue] cosese sabaub[ies]) recano l'arme (croce d'argento in campo rosso (nel sigillo il fondo figura ingraticolato a losanghe sulle quali sono riprodotte croci), assunta da Amedeo V il Grande che regnò dal 1283 al 1323.

Proprietà di mons. A. P. Frutaz.

Entrato già sacerdote nell'Ordine il 6 nov. 1873 , insegnò storia prima nel Collegio della Visitazione a Monaco Principato, poi all'Istituto sociale di Torino; nel periodo 1893-94 fu aggregato agli scrittori della Civiltà Cattolica; indi, tornato a Torino, attese all'insegnamento e alla pubblicazione delle sue opere, finché nel 1906 fu chiamato alla cattedra di storia ecclesiastica nella Università Gregoriana.

I numerosi lavori storici pubblicati vertono sopra la storia d'Italia e la storia della Chiesa; tra i primi sono da ricordare: Studi storici sul march. Guglielmo III di Monferrato ed i suoi figli (Torino 1865); I primi Conti di Savoia (ivi 1887); Le famiglie della Rovere e Tana, parenti di s. Luigi Gonzaga (Pisa 1890); I conti di Ventimiglia nei secc. XI, XII e XIII (Genova 1894); tra i secondi, assai numerosi, si citano: Dell'origine dell'abbazia di S. Michele della Chiesa detta la Sagra di S. Michele (Torino 1888); Il papa Vigilio (Roma 1888); Il papa Zosimo, il Concilio di Torino e le origini del primato pontificio (ivi 1906); Il $3^{\circ}$ Centenario del curd. Baronia, Roma 1907; La questione di papa Liberio (ivi 1908); Nuovi studi sulla questione del papa Liberio (ivi 1911); Punti controversi nella questione di papa Liberio (ivi 1911); L'apparizione della Croce e la conversione di Costantino Magno, Roma 1913; ma soprattutto va ricordata l'opera capitale : Gli antichi vescovi d'Italia delle origini al 1300, descritti per regioni: I. Il Piemonte, Torino 1898; II. parte $1^{\circ}$. Milano, Firenze 1913; postumi, parte $2^{\circ}$, vol. I. Bergamo, Brescia, Como, Bergamo 1929; vol. II. Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, ivi 1932. A cui si possono aggiungere studi sulle leggende di s. Siro, dei ss. Faustino e Giovita; Nazario e Celso; Fedele, Alessandro, Carpoforo e altri martiri, ecc.; e i testi scolastici di Storia d'Italia e Storia della Chiesa per le Scuole superiori e inferori.

Bibl.: [L. Profumo], Necrologio in Civ. Cult., 1916, I, pp. 625-27; G. Celi, Il p. F.S. el' opora sua negli studistorici, in Civ. Cult., 1917, 1, pp. 678-91; it, pp. 34-49, 294-321 (estratto a parte).

Celestino Testore
SAVOIA, CASA di. - Compare nella storia d'Italia occidentale al principio del sec. xi. I suoi primi domini feudali si trovano nelle vallate alpine: sul versante orientale, in Val d'Aosta; sul versante occidentale, nelle valli della Moriana, della Savoia ed anche nel Viennese. Il primo rappresentante della dinastia è il conte Umberto detto poi Biancamano. Tutti i tentativi per rintracciare gli ascendenti di lui sono falliti; probabilmente era un feudatario legato con varie dinastie feudali della regione. Dopo la morte di Rodolfo III, ultimo re di Borgogna (m. nel 1032), aiutò l'imperatore Corrado II nell'acquisto del Regno respingendo i com-

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(da F. Capuino, Il conte Ferde, Tofino 108, pp. 11429)
Savola, casa di - La Madonna di Losanna tra l'arme di Amedeo VI e il collare dei Cavalieri del Collare nella forma primitiva con il regr. Disegno del 1382 nell'atto di istituzione da parte del conte Amedeo VI di una Messa nella cattedrale di Losanna - Torino, Archivio di Stato.
petitori. Grazie alla fedeltà all'Impero, Oddone, figlio di Umberto, ricevette da Enrico III il governo della Marca di Torino ed il consenso per il matrimonio con Adelaide erede della Casa marchionale locale. Per il dissidio tra gli imperatori ed i conti di S. questi trovarono presso difficoltà grave per conservare la Marca: i rapporti tra i S. e gli imperatori della Casa Staufer furono, durante tutto il sec. xir, o di freddezza o di ostilità. I conti di S. si atteggiavano ad assoluta indipendenza e seppero legarsi con le Case di Francia e d'Inghilterra e procurarsi appoggi cordiali contro l'Impero.

La crisi politica del sec. xili in seguito alla lotta tra Papato ed Impero permise ai S. di acquistare importanza notevole nelle relazioni internazionali cosi tra papi ed imperatori come tra re di Francia e di Inghilterra. Nella politica di espansione dei S. si precisano nel sec. xili tre direttive: nella valle padana, nell'altopiano elvetico, nella valle rodanica. Apparentemente la loro politica ba un semplice carattere patrimoniale. In Italia essi affermano i loro diritti di proprietà su tutti i territori che due secoli prima avevano fatto parte della Marca di Torino e di cui essi avevano conservato soltanto alcuni punti in Val di Susa e tra Chisone e Pellice; miravano ad arrivare a Torino vincendo le pretese del Comune locale, del vescovo, del marchese di Monferrato. Oltre monti il programma è di trasformare lentamente in possesso territoriale continuo e compatto quella rete di diritti feudali, di protettorati monetisti ed ecclesiastici, già formatasi con lo scopo meno confessato di ricostituire l'unità burgundica tra il Reno ed il Rodano che solo essi potevano tentare da quella Savoia che era il principale incrocio di via. Così le Alpi per i S. non sono linea di confine, ma centro vero e punto unificatore della loro attività. Pur senza disdegnare l'uso delle armi, essi affidano la loro avanzata nei tre teatri preferibilmente ad un'abile politica di contrattazioni matrimoniali, di cessioni, di infeudazioni da parte di principi, vescovi, abati; spesso facendo assegnamento su volontar:e dedizioni delle popolazioni che in essi non vedono figure di tiranni crudeli e sfruttatori, ma principi rudi, semplici, disposti ad accordare protezione contro i principi violenti, contro l'indisciplina territoriale. Dovunque i S. urtano contro sspre resistenze. In Italia a questi Signori che scendono dalle Alpi si oppongono prima i marchesi di Saluzzo e di Monferrato, i conti di Piemonte di Casa d'Angiò, poi i Visconti di Milano. Sull'altopiano elvetico, dopo i duchi di Zahringen, i conti di S. urtano nei conti di Kyburg e quindi nei conti di Habsburg. Così nella vallata rodanica l'opposizione più tenace è quella dei Delfini del Viennese. Da Federico II in Italia ottengono le due città di Torino e di Ivrea (1248): i possessi delle vallate delle due Dore tendono a collegarsi. Si riperdono le due città, ma si riacquistano : Torino definitivamente nel 1281, Ivrea alcuni decenni dópo. Sul Rodano si assorbe la Bresse, si occhieggia alla imperiale Lione ambita purtroppo dalla monarchia di Parigi. Sul-
l'altopiano elvetico ci si radica nel Vallese e nel Vaud di fronte agli Absburgo. E tutto ciò superando gli inevitabili dissidi famigliari, le minorita dei principi spesso non brevi, come quelle di Umberto III e di Tommaso I. Nel 1263 con Bonifacio figlio di Amedeo IV si spegne il ramo primogenito: la contra passa successivamente ai fratelli cadetti di Amedeo IV, Pietro II, poi Filippo I. Nel 1283 l'eredità dei S. è raccolta da un nipote. Amedeo V. che stacca i domini di Piemonte per il figlio del fratello Tommaso già morto, Filippo, detto di Acaia per il principato porzatogli in dote dalla consorte Isabella di Villebardouin; così crea per il fratello Ludovico il comitato di Vaud. Tre dinastie, dunque, tre centri di attività e di espansione.

Quando, nel 1418 , il duca di S. unifica tutti i domini della Casa, la potenza sabauda dimostra i progressi di poco più di un secolo. Modesti sull'altopiano elvetico attorno al lago di Ginevra; sul Rodano, ai Delfini del Viennese si sono sostituiti i re di Francia e l'avanzata a sud verso il mare per raggiungere la felice connessione di Nizza pare impossibile. Prodigioso invece l'ampliamente nella regione padana: i marchesi di Saluzzo e di Monferrato sono stati rinchiusi nella breve cerchia dei loro vecchi domini, i Visconti di Milano sono stati ricacciati indietro sulla linea della Sesia, i domini degli Angiò sono scomparsi. Lo Stato sabaudo di Piemonte ora comprende citta floride: Ivrea, Chieri, Biella, Monduvi, Cuneo, Fossano, Savigliano. Pú che uno Stato è un complesso di città e territori che obbediscono allo stesso Signore. Amedeo VIII (v.) nel 1418 ha ottenuto dall'imperatore Sigismondo il titolo di Duca ed occupa un posto distinto tra i principi europei; del Ducato milanese riesce ad ottenere Vercelli e tutto il suo territorio sino alla Sesia e di qui guarda alla
linea del Ticino e medita come ottenere per adozione o successione il Ducato di Milano intero. La sua abdicazione gli permette di offrirsi al Concilio di Basilea come candidato al soglio papale e, riuscito ora a diventare papa, Felice V (v.) si industria a servire gli interessi della famiglia e del paese nella questione di Milano. Alla metà del sec. xv il processo di fortuna e di sviluppo della dinastia sabauda si interrompe. In Francia, la monarchia, chiusa la guerra con l'Inghilterra, può riprenderela sua vecchia politica di espansione in Italia. I S. sono troppo deboli per resistere da soli; si appoggiano ai duchi di Borgogna, ma dopo il crollo della potenza di Carlo il Temerario non hanno più sostegni. Amedeo IX lascia il governo alla consorte Iolanda di Francia;
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(da G. Gusti Camojoni, Dic. araldico, in ed. Milano 1951, p. 271
Savola, casa di - Grande arme dei Reali di S. per quarti di alleanza, di pretesa e di padronanza, dopo il 1718 , ripresa da Vittorio Emanuele I, alla restaurazione (1812), e conservata immutata da Vittorio Emanuele II e dai suoi successori. Nel primo gran quarto, che è di pretesa, contro impurtato: I di Gerusalemme, II Lusignano e Cipro, III Armenia, IV Lussemburgo. Nel secondo gran quarto, partito ed intestato in punta: I Fettlalia, II Samonia, II Sogria. Nel terzo gran quarto partito: I Chablais, II Aasia. Nel quarto gran quarto semitroncato partito: I Piemonte, II Ginevra, III Monferrato. Innestato in punta fra il terzo e il quarto gran quarto per Nizza; sul tutto uno scudetto di Savoia antica e sopra il tutto del tutto in cuore dell'egida di Savoia moderna. Nel punto d'onore sul tutto di Sardegna.

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Via Mer Brackit, Le chabres de Ripaille, Parial PBL, Iur. e p. 703 Savola, casa di - Lato del castello di Ripaille, abitato da Amedeo VIII e dai suoi Cavalieri di S. Maurizio.
i figli che lo seguono, Filiberto I e Carlo I, salgono al trono minorenni con possibilità limitate. Nel 1496 un nuovo ramo della famiglia sale al potere: Filiberto II detto il Senza Terra, figlio cadetto di Ludovico. Anni tristi per l'Italia e per i S.

Nel 1536 Francesco I risolutamente decise l'occupazione del Du