te, in etnologia, secondarie. Il p. Schmide segnala la p. nel ciclo culturale, detto da lui del patriarcato libero. Del divorzio, dell'accrescersi della poligamia successiva e simultanea e della p., risenti primoramente e principalmente la donna, che fu avvilita ad un livello sconosciuto alle civiltà primitive e anche posteriori.
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BibL.: H. Westermarck, Origine du mariage dans l'espèce humaine, vers. franc. di H. De Varignia, Parigi 1895, cap. 4: Fr. X. Kortkeiner, De polythotono universo et quibusliom eius formis apud Hebraeos finitimonae genter notiatis, Innsbruck 1908, pp. 129 sg., 240 sg.; W. Schmidt-W. Koppers, Völker und Kulturen, Ratisbona 1924, pp. 244 sg., 345; H. König, Das Recht der Polareolher, in Anthropos, 1928-29, p. 140; G. Furlani, La religione babilonese-ustiva, Bologna 1929, I, p. 176.; II, p. 354 sg.; M. Granet, Fêtes et chansons anciennes de la Chine, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1929, p. 287; P. L. Schram, Le mariage chez les T'ou-jen du Kan-sou (Chine), nella collezione Varieties analogiques, n. 58, Sciengai 1932, p. 130 sg.; R. Mohr, Untersuchungen über Sexualethik ost-und zentralafrikanischer Volksstämme, in Anthropos, 1958, p. 785; id., Ricerche sull'etica sessuale di alcune popolazioni dell'Africa centrale ed orientale, nell'Arch. per l'antropol. e l'etnolog., LXX, Firenze 1940, pp. 277-78; R. Bissutti, I popoli dell'India, in Razze e popoli della terra, II, Torino 1941, p. 598; L. Vannicelli, La famiglia cinese, Milano 1943, pp. 211, 220, 378; W. Koppers, Zum Ursprung des Mysteriewesens im Lichte von Völkerkunde und Indologie, in Eranos-Jahrbuch 1944, Zurigo 1945, pp. 219 sg., 264 sg. e passim; A. Ballini, Le religioni dell'Indio, in Stor. delle relig., diretta da P. TurchiVenturi, I, Torino 1949, p. 438; G. Furlani, La religione degli Hittiti, ibid., p. 230; W. Schmidt, Geist und Ethos des Menschen der Urkultur, in Wissenschaft und Weltbild. 2 (1949), fasc. 1-3.
Luigi Vannicelli
PROSTRAZIONE (oponeivrons). - E l'atto di buttarsi a terra toccandola con la fronte, segno della più profonda umiliazione e sottomissione.
Atto naturale che si riscontra nei diversi culti antichi, nella religione ebraica, nei rituali delle corti orientali. La S. Scrittura ne parla (Gen. 42,6; 43, 26, 28; Jos. 5, 15). Così i Magi venerarono Gesù Bambino (Mt. 2, 11); così lo stesso Gesù pregò nell'orto (Mt. 26, 39); cosi l'Apocalisse presenta gli anziani in adorazione (Apoc. 5,14; 19, 4). La p., in gran voga nell'antica corte persiana, non era ignorata a Roma (Svetonio, Anl. Vitell., 2,5). Tertulliano la conosce come attitudine in una preghiera urgente (Adv. Marcianem, 3, 18). Anche la corte bizantina l'adottò nel suo cerimoniale e di qui entrò nella liturgia orientale, poi anche in quella occidentale. Il primo testimonio certo per la liturgia romana, molto tardo, si trova nel Brevierium ecclesiastici ordinis, composto ca. il 790 80o, di origine franco-monastica, ove appare come ossequio all'altare all'inizio della Messa (M. Andrieu, Les Ordines romani du haut moyen dge, III, Lovanio 1951, Ordo XVII, n. 25, p. 179). L'attuale liturgia romana l'usa nel Venerdì Santo (Andrieu, Ordo XXIII del sec. viII, ibid., p. 271) all'inizio delle sacre funzioni e nelle solenni consacrazioni e benedizioni personali mentre si cantano o si recitano le litanie.
BibL.: L. Eisenhofer, Handbuch der hath. Liturgik. I, Frtburgo in Br. 1932, pp. 234-35; A. Alföldi, Die Ausgestaltung des monarchischen Zeremonielts am röm. Kaiserhof, in Mitteilungen d. deutsch. arch. Inst.; röm. Abt., 49 (1934), pp. 1-118 (studio fondamentale sul cerimoniale di corte romano e bizantino, che ebbe un largo influsso su quello papale e vescovile e di qui nella liturgia); Th. Klauser, Abendländische Liturgiegeschichte, Bonn 1949, pp. 12-13; J. A. Jungmann, Missarum sollemnia, 20 ed., I, Vienna 1949, pp. 51-52; II, ivi, v. indice alle voci $\pi 5922 / 27$ (1950), prostratio; M. Andrieu, Le Pontifical Romain au moyen dge, IV, Città del Vaticano 1941, v. indice alle voci : prosternere (se), prostratus, prostratio, che permettono di farsi un'idea del largo uso della p. nella liturgia medievale.
Giuseppe Löw
PROTAGORA: v. SOFISTI.
PROTASIO, santo martire: v. GERVASIO E PROTASIO, santi, martiri.
PROTERIO, santo. - Sconosciuto dai Martirologi latini, è commemorato dai greci il 28 febbr. Fu eletto patriarca di Alessandria dopo il Concilio di Calcedonia in cui l'eretico Dioscoro fu deposto (451).
I fautori di quest'ultimo però suscitarono continui disordini nella città, repressi dall'imperatore Marciano. P. inviò al papa s. Leone Magno nel 454 una professione di fede e nel 456 tenne un Sinodo contro alcuni vescovi, presbiteri e monaci eutichiani. Alla morte di Marciano (457), Timoteo Eluro, nell'assenza del prefetto di Alessandria, occupò la sede e si fece consacrare vescovo da due eretici. P. si rifugiò nel Battistero dove i seguaci di Timoteo lo raggiunsero e lo trucidarono insieme con sei chierici. Il suo
corpo, ignominiosamente portato in giro per la città, fu bruciato e le ceneri disperse.
BibL.: Mansi, VII, coll. 524-30: Acta SS. Februarii, III, Parigi 1865, pp. 735-42; Synus, Constantiung., coll. 493-95; Flicho-Martin-Frutas, IV, pp. 275-77. Agostino Amore
PROTESI. - Come "diaconico", è termine che serve a indicare, nell'architettura bizantina o da essa derivata, una delle due abnidi minori che fiancheggiano la mediana sempre poligonale (v. PASTEPHORIOS).
Emilio Lavagnino
PROTESTANTESIMO. - Il termine " p . " entra nella storia, il 19 apr. 1529, quando la dicta di Spira confermò il decreto della dicta di Worms contro Lutero e proibì rigorosamente la soppressione della Messa e l'uso della violenza sotto il pretesto religioso (condanna implicita dell'affare Pack). Gli Stati, già passati al luteranesimo allora, presentarono una solenne "protesta", trasformata poi, il 25 , in "strumento d'appello". Le firme dei "protestatari " comprendevano 5 principi : Giovanni elettore di Sassonia, Filippo langravio di Assia, Giorgio di BrandeburgoAnsbach, i duchi Ernesto e Francesco di Luneburg (insieme), il principe Wolfango d'Anbalt e le 14 città : Nördlingen, Strasburgo, Norimberga, Ulma, Costanza, Lindau, Memmingen, Kempten, Heilbronn, Reutlingen, Isny, S. Gallo, Wissemburg, Windsheim. Fin dal 22 apr. una lega segreta raccolse un certo numero di coloro che furono da quel momento chiamati "protestanti".
I. Signiflcatto attuale del termine e caratteri. stiche. - In seguito il termine assume ben altro significato. Infatti Bossuet, nella sua Histoire des coristions des Eglises protestantes, Parigi 1688, lo riferi a tutte la Chiese formatesi in seguito alla ribellione di Lutero, fuori della Chiesa cattolica, e distinse quattro principali gruppi di Chiese : luterane, calviniste, zwingliane, anglicane. Oggi lo zwinglianesimo può essere considerato quasi del tutto assorbito nel calvinismo e rimane la divisione tripartita. Però buona parte degli anglicani rifiuta la denominazione di "protestanti", mentre nei soli Stati Uniti sono pullulate non meno di 250 denominazioni protestanti diverse. Praticamente si ritengono oggi protestanti tutti coloro che, pur riallacciandosi in qualche maniera a Cristo, non appartengono alla Chiesa cattolica né alle Chiese separate d'Oriente, costituendo uno dei tre grandi rami del cristianesimo nel mondo. I punti comuni a tutte le branche protestanti possono ridursi a tre principali : la «riforma", soprattutto negli ambienti calvinisti, fu : a) antipapale; b) biblica; c) mistico-bileista.
1. La "riforma" antipapale. - Attaccò violentemente il primato del Papa, "l'Anticristo in persona" e di Roma, "la prostituta di Babilonia". Su questo punto non c'è differenza né di tono né di acidità, tra Lutero, Zwingli e Calvino. E vero però che contribuirono efficacemente alla rivolta protestante la decadenza del papato, attraverso il conflitto Bonifacio VIII Filippo il Bello e la "Cattività di Babilonia " in Avignone, il Grande Scisma, la lotta tra il Papa e il Concilio, e soprattutto la "secolarizzazione" dei pontefici del Rinascimento, da Siato IV a Leone X. Troppa politica, troppo lusso, esagerato fiscalismo, eccessiva mondanità, cattivi esempi nella Curia romana, proprio al momento in cui, a causa della concentrazione dei poteri nei monarchi, dell'affievolirsi della feudalità, dello sviluppo del commercio, del sorgere del capitalismo dei banchieri, della fioritura delle arti e delle lettere, nel movimento rinascimentale, il nazionalismo era in continua ascesa e frantumava l'unità dei cristiani.
2. La "riforma" biblica. - Era necessario infatti opporre a quella del papa un'altra autorità indiscutibile e questa poteva esser solo la Bibbia. Si risalì alle origini del cristianesimo per realizzare quella "riforma ", di cui Lutero, Zwingli e Calvino aspiravano ad essere i protagonisti. Si ebbe pure l'abilità di sbandierare un termine esplosivo: la riforma, e si accusò la Chiesa d'aver non soltanto corrotto la disciplina, ma d'aver mutato anche la
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Proteztantesimo - L'Editto di Nantes (13 apr. 1298). Incisione esposta alla mostra allestita nella Bibliotheque d'histoire du
dotttrina. Di qui ebbe origine quel malinteso, dal quale non è stato possibile, fino a questo momento, uscire. Fin dal 1515 , Lutero, parlando degli abusi, diceva in un discorso preparato per il priore dei Premostratensi di Leitzkau: "Ci sono grandi scandali, è vero; occorre denunziarli, occorre porvi rimedio, ma i vizi di cui voi parlate sono visibili a tutti. Purtroppo c'è un male, una peste incomparabilmente più dannosa e più crudele: il silenzio organizzato sulla Parola di verità o la sua adulterazione... di questo male nessuno si avvede, non lo si teme, non se ne sente il terrore" (Luthers Werke, ed. Weimar, I, 10-17, con la data inesatta del 1512). Qui è individuato il punto cruciale dell'opposizione tra p. e cattolicesimo. Il p. respinge l'autorità della Chiesa di definire e di imporre infallibilmente, in nome di Dio stesso dogmi di fede e pretende sistematicamente di provare, mediante la Bibbia, che la Chiesa cattolica è caduta nell'errore e che lo Spirito Santo ha dato la missione primitiva proprio agli uomini della "riforma".
La "riforma", nelle sue innumerevoli divisioni sul vero senso della Bibbia, è unanime nel dichiarare che la Bibbia è l'unica regola di fede e che se la Bibbia è stata trasmessa alla Chiesa, non è tuttavia la Chiesa che ne garantisce la verità. La Bibbia, per il protestante, dice tutto, contiene tutto, spiega tutto, è chiara in tutto ciò che è necessario alla salvezza, è, in una parola, sufficiente a se stessa. Calvino formulò questa tesi in termini recisi nella sua Institution chrétienne (I. I, cap. 7, § 3) : "Quanto all'obiezione che queste canaglie dei cattolici ci fanno, da chi, donde e come noi trarremo la persuasione che la Scrittura proviene da Dio, è come se qualcuno si mettesse a ricercare da dove noi apprendiamo a distinguere la luce dalle tenebre, il bianco dal nero, il dolce dall'amaro. La Scrittura, infatti, ha ben il modo di manifestarsi, in maniera, anzi, cosi notoria e infallibile, come le cose bianche e nere possono manifestare i loro colori e le cose
dolci e amare manifestare il loro sapore ${ }^{\text {. }}$. E al paragrafo successivo, spiegò ancor più il suo pensiero: "Questa Parola non produrrà fede nel cuore degli uomini, se non è suggellata dalla testimonianza interiore dello Spirito Santo". In ultima analisi il p. dà a ciascun individuo ciò che nega alla Chiesa. Ne viene di conseguenza: 1) la Chiesa di Gesù Cristo, visibile e gerarchica, può errare; il suo insegnamento non è garantito dalle promesse di Gesù Cristo, suo Fondatore, anzi può corrompere il deposito della fede, che le è stato affidato: 2) spetta a uno qualunque, sia pure assistito dal testimonium Spiritus Sancti, ritrovare la parola di Dio perduta dalla Chiesa; 3) una volta ritrovata la pura dottrina del Cristo, è possibile conservarla nella sua riconquistata perfezione sottraendola alle variazioni del senso individuale. Le continue "variazioni" dei protestanti dimostrano che il loro stesso principio appare falso, a giudicare dai frutti che ne son derivati.
3. La "riforma" mistico-fideista. - Essa ha preteso trarre dalla Bibbia, con il pretesto di restaurare la pura dottrina cristiana, il suo dogma centrale della giustificazione per la sola fede: "Da questo articolo - diceva Lutero - non si può nulla detrarre, dovesse pure crollare il cielo e la terra" (Articolo di Smalcalda, 1537). Questa dottrina si dice mistica, nel senso che Lutero e i suoi seguaci trovarono in essa una consolazione, che costitui per molti un'incantevole seduzione. Con Calvino, la dottrina cosi consolante della giustificazione per la sola fede, opera esclusiva di Dio senz'alcun concorso umano, assunse la forma metafisica della predestinazione. Il sentirsi e il sapersi predestinato produce un'ebbrezza indiciibile; tutto diventa non necessario dopo una tale certezza. Si ebbe cosi una dottrina semplice, mistica, consolante, che opponeva alla corruzione, derivata dal peccato originale e che ciascuno poteva sperimentare in se stesso, la bontà infinita di un Dio, il quale salva quelli che vuole e soltanto quelli che vuole, infondendo in loro la
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Protestantesimo - Benedizione della tavola in una famiglia protestante. Incisione di A. Bosse (see. xvili), esposta alla mostra allestita nella Bibliothèque d'histoire du protestantisme français (1932) - Parigi.
fede e imputando loro la giustificazione. E sufficiente ora un accenno ai caratteri derivati della "riforma". In genere, essa fu assoggettata allo Stato per impedire il moltiplicarsi delle sète prodotte dal principio del s libero esame biblico»; fu antimonastica, perché il principio della giustificazione per la sola fede sopprimeva ogni nozione di merito personale, di ricerca della santità per mezzo dei voti religiosi e la pratica dei consigli evangelici. I principi, interessati a conservare nel loro Stato l'unità delle credenze, ebbero cosi una felice occasione per mettere le mani nei beni dei monasteri. La "riforma" fu anche antiscolastica, perché era biblica, e respingeva l'intromissione della ragione umana nel campo della religione. Ciò non impedl, tuttavia, il successivo formarsi di una scolastica protestante, nei secc. xvil-xviII. La "riforma ", infine, fu antisacramentaria e antiliturgica, col sopprimere del tutto la Messa, centro della liturgia cristiana, col ridurre i Sacramenti da sette a due (Battesimo e Cena), svuotandoli inoltre della loro efficacia e considerandoli come semplici segni " eccitativi" della fede giustificante, col sopprimere il culto dei santi e delle immagini e, presso i calvinisti, anche il calendario liturgico.
II. Evoluzione storica. - 1. Mezzi di espansione. - Lo sviluppo del p. fu favorito da un complesso di fattori convergenti. E da ricordare l'impiego della stampa e l'uso sempre crescente della lettura.
La stampa favorl largamente la rapida diffusione delle opere altisonanti di Lutero, poi di quelle di Zwingli e soprattutto di Calvino. Nell'apr. 1520 l'appello di Lutero alla nobiltà tedesca raggiunse in una settimana 4000 copie. Assai più che le grandi opere dei "riformatori", furono i libriccini, largamente diffusi nelle città e nelle campagne dai furbi colportori, tra specchi e nastri, a propagare le nuove idee. "Non si conoscerà mai abbastanza - dice H . Hauser - quale importanza ebbero i colportori e i grandi mercati del libro che funzionarono a Francoforte, a Lione, persino in Spagna, a Medina del Campo, dove il materiale che usciva dalle tipografie di Lione a Parigi arrivava a tonnellate" (La naissance du protestantisme, Parigi 1940, p. 58). Accanto al libro, occorre citare il canto, quello dei Lieder protestanti o quello dei salmi di Marot (v.). Altro mezzo di espansione di primaria importanza, la predicazione; il fatto doloroso che convien notare è che i novatori furono, in gran parte, dei religiosi, dei preti, dei " predicatori ", spesso di grado. Se Calvino, avviato al sacerdosio, provvisto di beneficio parrocchiale, in Piccardia, non fu mai sacerdote, tra i * riformatori *, Lutero a Wittemberga, Lang a Erfurt, Enrico da Zütphen a Brema, Link ad Altenburg, Güttel a Eizleben, Stiefeld a Esslingen furono tutti agostiniani; Eberlin de Günzburg a Ulma, E. de Kettenbach ugualmente a Ulma, Kempen ad Amburgo, Briesmann a
Kottbus e a Königsberg, Mykonius a Gotha e Weimar, tutti francescani. Tra i domenicani, Bucero - rifornio "Strasburgo; Urbano Rhegus, già carmelitano, fece proseliti ad Augusta; i benedettini Ambrogio Blarer e Ficolampadio a Basilea. In Svizzera Ulrico Zwingli apparteneva al clero secolare; tra i predicatori più illustri non vanno dimenticati lernardino Ochino (v.), già generale dei Cappuccini, ed il canonico regolare Pietro Martire Vermigli, l'antico nunzio Pier Paolo Vergerio (v.), vescovo di Ca podistria, il card. Odet de Châtillon (v.), che sposò in sottana rossa e berretta cardinalizia, il vescovo di Troyes, Caracciolo, deluso per non essere stato creato cardinale.
Influirono nella rivolta protestante i principi laici, desiderosi di dominare sulle anime oltre che sui corpi, ed ecclesiastici, smaniosi di secolarizzarsi per fondare una dinastia (tipico il caso del gran maestro dell'Ordine Teutonico nel 1525) e un considerevole numero di vescoviprincipi tedeschi. Fu, inoltre, a causa dei notabili delle città, che il luteranesimo poté diffondersi e che il calvinismo riusci a insediarsi a Ginevra e lo zwinglianesimo a Zurigo. Occorre anche ricordare tra i promotori della "riforma ", per tutt'altre ragioni che per motivi religiosi, Gustavo Wass, in Danimarca, Enrico VIII (soprattutto scismatico), Edoardo VI e, in maniera decisiva, Elisabetta in Inghilterra. Dopo la protesta del 1529, si può dire che il principio che penetra dovunque e s'impone a tutti e il cuius regio, lucius et religio. Però le Chiese nazionali o costituite, come si dice in Inghilterra, sono lontane dall'essere tutto il p. Nei paesi stessi protestanti, e anche in territorio rimasto cattolico, sorsero dappertutto sète che Lutero chiamò degli Schwarmgeister, cioè gli esaltati, i fanatici, mentre Calvino li denominò bizzarri deliranti e in Inghilterra furono detti non-conformisti o dissenzienti. Sono da ricordare gli anabattisti di Tommaso Münzer (v.), i seguaci di Carlostadio (v.), e Schwenkfeldiani, i ribelli di Münster e molti altri. Essi si rivolsero ai contadini scontenti e li spinsero alla ribellione contro i loro signori (così nacque la guerra dei contadini [15241525]), oppure sconvolsero un'intera città, Münster (1534) sotto Giovanni di Leyda e i suoi seguaci. In Francia, e soprattutto in Inghilterra, artigiani, " meccanici " (come furono chiamati in Francia), ossia cardatori di lana, tessitori, espressero il loro malcontento in una rivolta religiosa. Fattori economici, sociali, morali, politici interferirono dappertutto e senza stasi con i fattori intellettuali, teologici e mistici.
2. Guerre di religione. - Questa espressione tendenziosa è stata coniata nel sec. xviri, al tempo cioè in cui i "filosofi " sentivano il bisogno di far credere che le religioni rivelate non servivano che a mettere gli uni contro gli altri, a scatenare guerre civili o internazionali,
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per concludere che per la pace dell'umanità si doveva aderire alla sola religione naturale o, meglio ancora, non avere religione alcuna, infine praticare una tolleranza equivalente al totale indifferentismo religioso. Le guerre di religione elibero in Germania, al loro tempo, il nome di Guerre di Smalcalda : prima guerra (1546-47), chiusasi con la vittoria dell'Imperatore e con lo sfaldamento della Lega di Smalcalda; seconda guerra (1551-52), che ebbe per risultato la disfatta dello stesso imperatore Carlo V. Esse sboccarono nella Pace di Augusta (1553), che rese legale la coesistenza in Germania del cattolicesimo con il luteranesimo. Le guerre di religione in Francia, dalla Congiura di Amboise nel 1560 all'Editto di Nantes (v.) nel 1598, furono comunemente chiamate nei documenti del tempo guerre o rivolte. Si ebbero in tutto 8 rivolte. L'Editto di Nantes vi pose fine, dando al calvinismo uno statuto di tolleranza politico-legale.
Ma occorre sottolineare che il fattore religioso, pur essendo presente in queste guerre, non elibe nel complesso che una importanza secondaria. In Germania si trattava soprattutto dell'indipendenza dei principi di fronte all'autorità dell'imperatore, e lo prova soprattutto il fatto che nella prima guerra un principe luterano, Maurizio di Sassonia, era alleato dell'imperatore cattolico Carlo V, mentre nella seconda, tradendo l'Imperatore, fu alleato del re cattolico di Francia. Quanto alle 8 "rivolte" di Francia, tra il 1560 e il 1598 , non è meno evidente che furono guerre di sovrani, troppo giovani per imporre la loro autorità di fronte alle grandi famiglie in lotta: Guisa da una parte, Châtillon e Borbone dall'altra. A maggior ragione, la lunga e nefasta guerra dei Trent'anni ( $1618-48$ ), fu, in origine, una guerra di egemonia imperiale contro i principi luterani e, dopo che Richelieu ebbe il potere, fu una guerra di rivalità tra le case di Francia e d'Austria. In Inghilterra le guerre civili sotto Carlo I furono intraprese contro l'assolutismo del Re e per la supremazia legale del Parlamento.
3. Evoluzione teologica. - Tutta l'evoluzione teologica del p. è dominata dall'esercizio del libero esame. Tuttavia, cosa non segnalata abbastanza, il libero esame è stato costantemente respinto da tutti i maestri della «riforma». Secondo la loro concezione, la ragione umana, completamente corrotta dal peccato originale, non poteva se non rimanere nell'errore. In ogni caso, nulla poteva dire sulla costruzione della dottrina cristiana. Tutto doveva prevenire dalla S. Scrittura e dallo Spirito Santo. Ma i fatti erano in contraddizione con le parole. Diceva Lutero: la Bibbia afferma la tale cosa, io non conosco la Bibbia che mediante lo Spirito Santo, non mediante la mia ragione. Anche Carlostadio, poi Münzer, Zwingli, Schwenkfeld, Farel, Calvino si espressero, alla loro volta, come Lutero; ne segui che su taluni punti essenziali lo Spirito Santo non diceva a uno quello che aveva detto all'altro. Ciascuno voleva leggere la Bibbia a suo modo, però ciascuno la spiegava come gli piaceva. L'appello allo Spirito Santo non fu che un pretesto, una convinzione soggettiva di fatto, non rimase che il libero esame di ciascuno (per i principali conflitti dottrinali determinati dal libero esame v. lutero, martin, V). In tutti i contrasti si sentì duramente la mancanza di una autorità capace di risolvere i problemi, in nome di Gesù Cristo, e di restaurare l'unità, e si giunse fino alla creazione di confessioni separate, rompendo qualsiasi unione tra il luteranesimo e il calvinismo, a maggior ragione con lo zwinglianesimo. Ma altre sètte, assai più lontane dalla "Confessione di Augusta" (1530), pullularono ed ebbero come comune rifugio la Polonia, la Transilvania, più tardi l'Olanda: i battisti (v.), i sociniani o antistituitari. In seno al calvinismo si verificarono analoghe divisioni. La questione dei «supralapsari» (gomaristi) e degli «infralapsari» (arminiani [v.]) sulla predestinazione fu particolarmente aspra. Dai puritani e presbiteriani, nella Secola e in Inghilterra, scaturirono gli indipendenti e i congregazionalisti. Gruppi di vita effimera si avvicendarono in un secolo o due, come i familisti di Niclaes (1570), i chiliesi, che ricomporvero più tardi in America con il nome di irvingiani (v.), avventisti (v.), mormorii (v.). Dopo la guerra dei Trent'anni i latitudinari e gli
crastiani sono la prova del disorientamento degli spiriti. Contro le loro deviazioni, il luteranesimo ufficiale si irrigidì in una ortodossia formalista e completamente scolastica. Ma un risveglio di pietà luterana, di ritorno alla Bibbia e al canto religioso, si ebbe, a partire dal 17 io, con il pietismo ([v.] Spener, Frank). In Inghilterra si sviluppò il metodismo (v.) di J. Wesley, analogo al pietismo germanico. Ma le deviazioni non cessarono: quacquetti (v.), shakers (v.), battèmisti, swedenborgiani (v.), haugériti, fratelli moravi.
A cominciare dal 1770, il filosofismo (AufMärung) introdusse il razionalismo nelle sette protestanti. Lessing, Herder, Jacobi, Pestalozzi furono degli idealisti che più o meno misero nell'ombra il dogma. Il romanticismo (v.) si espresse nei sistemi di Schleiermacher e Novalis (v.). Ma soprattutto durante il sec. xix il razionalismo (v.) semino le maggiori rovine negli ambienti protestanti, luterani o calvinisti. E sufficiente nominare David Strauss (v.), Cristiano Baur, Alberto Ritschl (v.), Adolfo Harnack (v.), ai quali si devono aggiungere i numerosi esegeti, che cercarono di togliere alle Bibbia ogni carattere sopratututurale. In Francia, tali tendenze, conglobate nel nome di liberalismo, furono rappresentate da A. Réville (v.), Steeg, Ménégoz, Sabatier (v.), Jundt, Massebiau, Frank Pusset. Su tutti emerse come capo Augusto Sabatier. Il trionfo del liberalismo proseguì fino al 1910, quando si verificò un completo capovolgimento di situazione, fino ad arrivare alle posizioni protestanti attuali.
4. Influsso del protestantesimo: a) sull'economia politica: gli storici sono concordi nell'attribuire al calvinismo, soprattutto nella sua forma puritana e presbiteriana, un influsso notevalissimo nello sviluppo del capitalismo (v.). La Chiesa aveva condannato il prestito a interesse: Lutero si era mantenuto fedele a tale condanna: per lui Fuggerei (banca Fugger di Augusta) è sinonimo di Wucherei (usura). Calvino, invece, a Ginevra, fu più condiscendente; sostitui all'ascesi monastica quella del capo-famiglia, infaticabile, parco, severo con gli altri come con se stesso. Si giunse, cosi, a considerare come una benedizione del cielo e quasi un segno di predestinazione la riuscita negli affari. In tal modo nacque, come si esprime lo Hauser (op. cit., p. 83), il «capitalismo protestante». "Si potrebbe ritenere-aggiunge-che l'Olanda, la Zelanda, la Frisia non avrebbero visto nascere in seno ad esse i capitali del commercio internazionale, se non fossero state protestanti" (p. 84). Similmente in Inghilterra, prima, e in America, poi, il calvinismo favorì sotto varie forme i commerci più immorali, come quello dell'alcool e soprattutto quello degli schiavi. "L'ascesi protestante - conclude lo stesso autore - finì col fare una ben strana confusione tra la salvezza nel cielo e la ricchezza sulla terra. Il puritanesimo venne cosi ad identificarsi con capitalismo" (p. 83). 8) Nell'arte: due atteggiamenti assai diversi vanno notati : i luterani permisero le immagini e salvarono almeno i capolavori dell'architettura e della scultura medievali (lo stesso si dica degli anglicani), i calvinisti all'opposto combatterono contro le immagini sacre e persino contro la Croce, apportarono mutilazioni, dovunque poterono giungere, alle antiche cattedrali; numerosi monumenti cattolici in Francia conservano ancora i segni della loro furia iconoclasta. Tuttavia, in terra protestante, progredirono la musica e il canto. E sufficiente ricordere Sebastiano Bach (1685-1730), la cui gloria eccezionale tuttavia non riusci ad ecclissare quella del suo contemporaneo, Giorgio Federico Händel (1683-1759). Ambedue appartenevano ai gruppi pietisti ortodossi.
III. Espansione geografica e statistica. - Il p. si è sviluppato in prevalenza nei paesi anglosassoni e nelle regioni scandinave. Esso ha risparmiato i paesi «latini». Altrettanto nel Nuovo Mondo : l'America latina è rimasta nella quasi totalità cattolica, mentre il p. si è diffuso negli Stati Uniti. Quanto alle cifre, la loro esattezza è molto approssimativa, ed offrono un rapporto comparativo piuttosto che una statistica esatta.
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1. L'anglicanesimo. Conta ca. 35.000 .000 di adepti, cosi distribuiti: 20.000 .000 in Inghilterra, 10.000 .000 nei Domini (Canadá, Sud-Africa, Australia, Nuova Zelanda ecc.), 5.000 .000 negli Stati Uniti (Nuova-York e soprattutto in Pennsylvania). Continuano in essa le tre tendenze tradizionali: High Church, Broad Church, Low Church : è recente (1951) il fatto di ca. 2000 ministri anglicani che accettano l'autorità del papa, ma vogliono rientrare nella Chiesa romana solo collettivamente. - 2. Il luteranesimo: gli si attribuisce la cifra, indubbiamente esagerata, di 84.000 .000 di aderenti : ca. 40.000 .000 in Germania, 6.000 .000 in Svezia, 2.500 .000 in Norvegia, 3.000 .000 in Danimarca, 3.000 .000 in Finlandia, 250.000 in Alsazia (Francia) e tutti gli altri negli Stati Uniti o in terra di missione. - 3. La Chiesa riformata (calvinista). Conta tra i 40 e i 45.000 .000 di membri, dei quali 3.000 .000 in Svizzera (zwingliani compresi), e il resto nella Scozia, in Inghilterra, negli Stati Uniti, nei paesi di missione, ca. 750.000 in Francia. - 4. I metodisti o uesleyani. Si attribuiscono 35.000 .000 di correligionari, residenti parte in Inghilterra, parte negli Stati Uniti e in terra di missione. - 5. I presbiteriani. Contano 15.000 .000 di membri tra la Scozia, gli Stati Uniti e i luoghi di missione. - 6. I battisti. Sono 13.000 .000 , ma, aggiungendo i fanciulli che essi escludono dalle loro statistiche, raggiungono la cifra di 35.000 .000 . 7. I congregazionalisti. Oscillano tra i 6 e i 7.000 .000 , compresi i fanciulli. S'aggiunga la moltitudine notevolissima di piccole sètte, delle quali alcune, come, p. es., la Christian scieuce o i mormoni, appena si possono dire cristiane. Sommando le cifre esposte, si avrebbe un totale di 256.000 .000 : cifra indubbiamente esagerata, poiché il numero dei protestanti non oltrepassa in realta i 200.000 .000 , di cui 120.000 .000 in Europa, 60.000 .000 negli Stati Uniti, 7.000 .000 in Asia, 6.000 .000 in Austratia e Oceania, 4.000 .000 in Africa, 1.500 .00 nell'America del Sud.
In confronto, la più recente statistica cattolica, quella fatta dal can. Rupp nel 1949, riconosce alla Chiesa romana 422.000 .000 di fedeli, anche se un certo numero di essi sono cattolici di nome e di battesimo, senza una regolare pratica della fede. Ma lo stesso vale per i protestanti, dei quali moltissimi non praticano affatto. La Chiesa ortodossa avrebbe all'incirca 200 milioni di membri, anch'essi più o meno praticanti. Il gesuita p. Noldenoff dopo uno studio approfondito, riduceva i cristiani effettivi a 350 milioni (invece degli 800 nominali), dei quali 200 di cattolici, 50-60 di ortodossi praticanti, 60-70 di protestanti fedeli.
IV. Tendenze attuali. - Come si è osservato, da 40 anni si sta manifestando nei diversi rami del p. un profondo cambiamento. I tempi del liberalismo sembrano tramontati. Come la Chiesa romana, obbedendo al b. Pio X, ha eliminato il modernismo (v.), cosi, e forse sotto l'influsso del suo esempio, il razionalismo è stato combattuto negli ambienti protestanti con esito ineguale, ma indubbio. Si osserva in seno al p. di oggi un doppio movimento, interno ed esterno. Il primo è ritenuto dai protestanti stessi come un ritorno al sec. xvi, dal triplice punto di vista dogmatico, liturgico e disciplinare. Il secondo, comunemente chiamato movimento ecumenico o movimento verso l'unità, potrebbe essere denominato, in opposizione al precedente, rinnegamento o ritrattazione del sec. xvi.
1. Ritorno al sec. XVI. - Tale espressione è dovuta al pastore francese George Casalis (Positions protestantes, Parigi 1947). Egli denuncia, in primo luogo, nel p. del sec. xix e fino alla guerra del 1914 "tutte le forme dell'individualismo, del razionalismo, del sentimentalismo e l'incarnazione di questa anarchia spirituale in un certo numero di scuole teologiche e di frazioni opposte alla Chiesa *. Cosi per il passato; ma, aggiunge, in seno a tale disgregazione e a tali incertezze mortali, ora si è manifestato un movimento dottrinale e spirituale assai
preciso fin dall'ultima guerra (1914-18) e si afferma oggi, di giorno in giorno, come la corrente fresca e dominante della nostra Chiesa: (ibid., p. 23). L'iniziatore di questo rinnovamento del p. in Francia e in Svizzera fu il prof. Auguste Lecerf. Il fattore decisivo, però, fu la creazione del neo-calvinismo, avvenuta verso il 1930 per opera di Karl Barth, teologo risoluto e combattivo, il quale ha orientato le Chiese riformate verso una restaurazione della dottrina calvinista pura, incluso il predestinazianismo da più di un secolo abbandonato dai calvinisti (cf. H. Roux, in Protestantisme français, Parigi 1945, pp. 189-97). Tra i rappresentanti più eminenti di tale restaurazione, si devono citare il predicatore Pierre Maury, il liturgista di Saussure (movimento di Cluny), i pastori Casalis, Chapal, Bosc, Jousselin, Yann Roullet, Hébert Roux, M. Goguel, e, soprattutto, Marc Boegner, presidente della Fedeesione delle chiese protestanti di Francia. Organi del movimento sono le riviste Foi et Vie, Hic et Nunc, Le Semeur, e le cdirioni Je sers. Una delle più sorprendenti espressioni delle nuove tendenze fu la riunione, tenuta a Laine nell'age. 1938, di una "assemblea costituente", di cui facevano parte i delegati di quattro chiese: riformata, riformata evangelica, libera e metodista. Questo quattro Chiese assumere il nome di "Chiesa riformata di Francia". L'assemblea pubblicò una dichiarazione nella quale, a giudizio del pastore Casalis, si poteva lamentare "un po' di pathos piattista", "un certo abuso delle formule cristiano-sociali e e un preambolo dal quale risultava l'avversione a ogni "conformismo dottrinale", specie, cioè, di lassismo teologico. Ma la dichiarazione accettava niente meno che: a) l'autorità sovrana delle Scritture come regola di fede e di vita; b) il simbolo degli Apostoli, i simboli ecumenici e la confessione di fede di La Rochelle (1570). Per il pastore Casalis, il libero esame non deve essere che la sottomissione totale alla Parola di Dio, contenuta nella Scrittura (Positions prot., pp. 33-38). Nel 1934 Karl Barth intitolava una conferenza di vasto risonanza niente meno che : Miseria e grandezza della Chiesa evangelica. Gli facevano cco, nel 1946, il pastore Casalis: "La nostra chiesa come ogni Chiesa, in Francia, non raccoglie che un numero limitatissimo di uomini e donne : la maggioranza del popolo le sfugge" (op. cit., p. 49).
2. Ecumenismo o ritrattazione del sec. XVI. - La seconda caratteristica di tutto il p. odierno, è una indiscussa ritrattazione del sec. xvi, per quanto non lo si voglia confessare apertamente. L'ecumenismo, in realtà, è appunto questo (v. ECOsctantoso).
Per misurare la vastità del movimento è sufficiente gettare uno sguardo sui membri, che hanno costituito il Consiglio ecumenico delle Chiese, riunito in Francia dal 30 genn. al $1^{\circ}$ febbr. 1951. Vi parteciparono il dott. G. Bell, vescovo anglicano di Chichester, presidente del Comitato esecutivo, il dott. G. Fry, presidente delle Chiesa luterana degli Stati Uniti, il dott. E. Berggrer, già vescovo luterano di Oslo, il dott. Marc Boegner, presidente della Federazione protestante di Francia, il dott. B. Oznam, vescovo della Chiesa metodista degli Stati Uniti, Melle S. Chakko, della Chiesa sira ortodossa nelle Indie, il rev. L.E. Cooke, segretario generale dell'Unione congregazionalista d'Inghilterra, il rev. N. Goodall, congregazionalista, M. K. G. Grubb, anglicano, M. M. Karabinis, archimandrita della Chiesa greca di Parigi, M. A. Koechlin, presidente della Federazione delle chiese protestanti di Svizzera, M. M. Niemailer, presidente della Chiesa luterana di Hesse-Nassau, M. Panteleimon, metropolitano di Edessa (patriarcato di Costantinopoli), il rev. G. Sisco, segretario generale della Chiesa-unita del Canadà, la signora Leslie Swain, già presidente della Convenzione battista degli Stati Uniti, M. C. Taft, della Chiesa protestante episcopale degli Stati Uniti, il prof. T. M. Taylor, della Chiesa di Scozia.
Complessivamente, nel febbr. 1951, il movimento ecumenico per l'unione comprendeva 158 chiese (diffuse in 43 paesi dei cinque continenti) che fanno capo alle confessioni anglicana, ortodossa, dei vecchi cattolici, protestante, cioè : riformata, presbiteriana, metodista, battista, congregazionalista, ecc.
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libri: fonti: si rimanda a quelle indicate alle voci lutero: calvino: Ewingli: inoltre: C. Fabricius, Corpus confessionum. Lipsia 1928 sgg.; O. Sbede, Sotiren und Parquillen aus der Reformationszeit. Hannover 1836-38; P. Bolan, Abonamento reformatinnis Lutherame, Ratisbona 1883-84; Th. di Bera, Histoire des églises réformées au royaume de France, Parigi 1883-89; Archito fur Reformationsgeschichte. Texte und Untersuchungen, dal 1904; H. Heuser, Les sources de l'Histoire de France, XVIIr siècle, Parigi 1209 sgg.; B. Kidd, Documents illustratius of continental Reformation, Oxford 1910. Studi: E. e Em. Haag. La France protestante, Parigi 1877; The American Church History Series, 13 voll., Nueva York 1893-1901 (il I vol. porta una copiosa bibl., pp. 443 513); P. Imbari de la Tour, Les origines de la réforme, Parigi 1905. sgg.; W. R. W. Stephens, History of the English Church, 9 voll., Londra 1910; J. W. V. Wand, A History of the modern Church, ivi 1530; A. Dufourcu, Histoire moderne de l'Eglise, Parigi 1933; H. Hauser, La naissance du protestantisme, Parigi 1940; Protestantisme franguis, ivi 1945 (opera di un gruppo di pastori protestanti con conclusioni del p. Daniélou); Positions protestantes, ivi 1946 (opera di un gruppo di pastori protestanti e di pp. Domenicani); A. Fliche-V. Martin, Hist. de l'Eglise, XVI e XVII, ivi 1048-50; S. Pesca, Cartolicesimo e p. nell'interpretazione dell'antico cristianesimo, Catania 1951. Si segnalano anche i numerosi scritti del Bossuet, in particolare la Histoire des variations, il cui valore non è sminuito dal tempo. Si vedano anche i periodici: Fui et Vie (protest.), le pubblicazioni dell'edirista $N$ are (protest.) e la rivista cattolica Irénikan. Vedi anche bibl. alle voci calvino: lutero: siforini.
Leone Cristiani
V. In Italia. - 1. Periodo delle origini. - Le condizioni politico-religiose non erano in Italia le medesime in rapporto alla propaganda protestante e occorre notare che se non erano minori che altrove gli abusi nella vita e disciplina religiosa, erano però maggiori e migliori gli elementi che potevano contrastarli e sostenere lo spirito cattolico (v. siforina cattolica). Non mancavano in ogni modo di influire sullo spirito pubblico quell'insofferenza che era provocata dallo spirito di novità propria del tempo e quella reazione contro i mali che erano comunemente lamentati in tutta l'Europa cristiana. Se Lutero ebbe ammiratori da principio, come li ebbe poi anche Calvino, il riformismo italiano pretendeva però di procedere per vie sue, pur senza estraniarsi del tutto dalle correnti comuni.
a) Le correnti. - Difficile classificare i protestanti italiani del primo secolo, tuttavia si possono notare diverse correnti. Una si formò attorno allo spagnolo Juan de Valdes (v.); ai suoi insegnamenti si rifa il Trattato att. lizzimo del Beneficio di Jesu Cristo Crocifisso di fra' Benedetto da Mantova, redatto in elegante italiano da Marcantonio Flaminio (v.). Il Beneficio divulgò le idee del Valdes con la stampa, come l'Ochino le diffuse con la predicazione. Il luteranesimo irruppe in Italia da Venezia, ove Baldassare Altieri e Baldo Lupetino (sio di Flacio Illirico) tenevano rapporti con i capi della «riforma»; furono condannati il minorita luterano Girolamo Galateo ( 1530 ) e Bartolomeo Fonsio ( 1538 ), traduttore di Lutero. Il movimento passò a Padova con gli studenti tedeschi, in Istria, conquistando Pier Paolo Vergerio (v.), a Bassano provocando l'apostasia di Francesco Negri, autore della Tragedia del libero arbitrio, che con l'Actio in Pontifices Romanus del Palczio (v.) e il Pasquillus esteticus del Curione diffuse in Italia i motivi polemici di Lutero. Per la maggior parte però dei protestanti italiani Ginevra divenne presto la capitale spirituale, ove si rifugiarono al momento del pericolo. Al calvinismo s'ispirò Giacomo Aconcio nelle opere: Il dialogo nel quale si scunprono le notitio che usano i lutherani e la Somma brevissima della dottrina cristiana. Per l'influsso di Michele Sorveto si diffuse (soprattutto tra gli artigiani) in Italia l'anabattismo; seguaci della setta se ne trovano in Piemonte, Lombardia, Toscana, Veneto, i quali tennero convegni a Vicenza (1549) e a Venezia (1550).
b) I mezzi di propaganda. - In parecchie città d'Italia fu una cellula protestante. Per quanto i casi di Brescia, Bergamo, Vicenza, della Valrellina denuncino una minuta propaganda fra il popolo, numerose furono le defezioni fra gli ecclesiastici e le persone colte. Gli stessi mezzi
di diffusione ne manifestano il carattere aristocratico. Il primo mezzo fu la stampa, che diffuse in Italia clandestinamente le opere degli eresiarchi d'oltr'alpe; Venezia divenne uno dei principali empori di libri protestanti, come lamentava Girolamo Querini e come scriveva Lutero a Zwingli. I libri venivano mandati anche a chi non li voleva: come ai Gesuiti di S. Maria in Strada, che ricevedero due casse contenenti, sotto alcuni libri cattolici, tutti libri protestanti. Nella prima metà del Cinquecento si moltiplicarono in Italia i decreti contro la stampa ereticola, finché nel 1549 si arrivò a un primo Indice; si ebbero anche pubblici rischi di libri; ma tali misure non furono sempre efficaci, perché i libri riuscivano a circolare magari con titoli, autori, copertine, spedizioni diversi, in modo che per scoprirne l'errore occorreva leggerne almeno una parte. Secondo mezzo furono le conversazioni e i circoli. A capo di questi, clandestini o quasi, c'era sempre un eretico occulto molto abile. I frequentatori erano sempre persone di carattere inquieto, critici aspri, demolitori, oppositori per sistema e pertanto uomini di immatura capacità critica, sentimentali ed estremisti per temperamento. Il terzo mezzo fu la predicazione, con la quale si tentò di inoculare nelle masse il nuovo spirito. I più celebri predicatori furono: Girolamo Galateo, Pietro Martire Vermigli, Bartolomeo Della Pergola, Baldo Lupetino, Giulio Terenziano, Gian Battista Pallavicini, Giuliano da Colle, Agostino Mainardi, soprattutto Bernardino Ochino. L'ausserità della vita, l'ingegno diatima, l'abilità nel non scoprirsi, permise ad alcuni di predicare a lungo per tutta l'Italia.
c) I centri principali. - Il centro più importante fu quello di Napoli. Il Valdes, nella sua casa sulla riviera di Chiaia, formò un gruppo di discepoli entusiasti o di simpatizzanti: Scipione Capece, Galeazzo Caracciolo di Vico, don Ferrante Brancaccio, Pietro Agosto di Caserta, Giovanni Berardino Bonifazio di Oria, Scipione e Giovanni Antonio Lentulo di Lecce, Valentino Gentile, Giulio Cesare Pascale, Matteo e Alessandro Cardoini, Bernardino Ochino, Pietro Carnessochi, Pietro Martire Vermigli, Jacopo Bonfadio, Marcantonio Flaminio, e tra le donne di alta condizione Giulia Gonzaga duchessa di Fondi, Vittorio Colonna marchesa di Fescara, Castanza d'Avalos duchessa di Amalfi, Dorotea Gonzaga marchesa di Bitonto, Roberta Carafa principessa di Maddaloni, Maria di Aragona moglie del principe Ascanio Colonna, Isabella Colonna principessa di Bisignano, Maria Cardona principessa di Sulmona, Isabella Villamari principessa di Molfetta, Caterina Cibo duchessa di Camerina e Isabella Briseña Manrique, spagnola.
Fra coloro che si ricredettero vanno ricordati la Colonna e il Flaminio. A Modena fecero circolo interno a Ludovico Castelvetro e a Valentino Filippo Giovanni Grillenzoni, Gabriele Faloppi, Francesco da Porto. L'accusa di Annibal Caro nel 1553 provocò la fuga del Castelvetro. A Ferrara, la duchessa Renata di Francia ospitò a corte nel 1556 Calvino, Luigi Du Tillet e il poeta Marot; cercò di difendere il novatore faentino Faino Faini, finanziò l'Ochino, tenne presso di sé le figlie di Olimpia Morata. Morto. In marito, Ercole II, sospetta all' Inquisizione, tornò in Francia e nel suo castello di Montargis (Loiret) si manifestò apertamente ugonotta. Nel gruppo di Lucca primeggiava Pietro Martire Vermigli, canonico regolare che nel 1541, divenuto priore di S. Frediano a Lucca, vi organizzò una scuola cbiamandovi eretici occulti: Paolo Lazio (per il latino), Celso Martirengo (per il greco), Emanuele Tremellio (per l'ebraico); guadagnò alle sue idee diciotto religiosi, che alla domenica diffondevano nella campagna le idee che il Vermigli inseguava dal pulpito della Cattedrale.
Chieri, con il giurista riformato Matteo Gribaldi Mofa, divenne centro della propaganda in Piemonte; ivi Celio Curione fu iniziato all'eresia dal predicatore carmelitano Giambattista Pallavicino, protestante occulto, e le discussioni religiose si tenevano da tempo, per cui Chieri ebbe titolo di piccola Ginevra; presso Calvino si trovarono rifugiati, in certi momenti, perfino quaranta chieresi sottrattisi all'Inquisizione. A Bergamo gli artigiani conquistati alle nuove dottrine, nella domenica si sparge-
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vano ad insegnarle ai contadini. A Brescia nel 1528 si organizzó un'inchiesta per scoprire gli aderenti al circolo luterano della città. Passarono al protestantesimo i bresciani Celso Martinengo, conte di Barco, Vincenzo de' conti Maggi, Francesco Stella nipote del medico Bartolomeo, Girolamo Donzelino, Ippolito Chizzola e lo storico Jacopo Bonfadio. Anche nel territorio vi dovettero essere non rari eretici, se Baldassare Altieri, segretario di Hawel, riparò in territorio bresciano per sfuggire all'arresto e se il Vergeria poté cavalcare di paese in paese nella diocesi di Brecies, seguita da cento "humiliati" tutti a cavallo.
Gruppo attivo fu pure quello di Vicenza, dove il Curione influenzò il Moreto, che vi teneva scuola fin dal 1536. Prima del 1536 si era parlato molto di riforma nella villa di Gian Giorgio Trissino. A Vicenza nel 1546 e anni seguenti si incontrarono il Tizzano, Valentino Gentile, Gribaldi, Alciati, Ochino, Biandrata, Camillo Renato, Francesco Negri, Niccolò Paruta, Giulio Ghirlanda, Francesco di Rovigo, Lelio Socini e un Pigafetta di Vicenza, per cui si sospetto che le adunanze si tenessero nella casa di quest'ultimo. Nel 1550 vi si tennero ancora adunanze anabattiste, numerose e segrete. Nel 1551 uno del gruppo, il Manelfi, rivelò in un Costituto del 12 nov. le adunanze di Vicenza e i più in vista ripararono nel cantone dei Grigioni. Ma gli anabattisti non scomparvero del tutto, perché il Gribaldi, nel 1552 , inviava ai «fratelli di Vicenza " l'annuncio dell'esecuzione del Serveto. Indizi di anabattisti italiani si hanno più tardi, nel 1560 e nel 1573 : poi più nulla.
d) L'esodo degli eretici italiani. - Da principio si pensò di rimanere in patria, vivendo apparentemente da cattolici, per preparare la sperata apostasia italiana e attirare a con obliquo artificio " (la frase à di Ochino) le anime al p. Si può dire però che essi rimasero quasi tutti in Italia fino al 1542 . In questo anno avvenne l'abbandono dell'Italia di due più noti, Bernardino Ochino e Pier Martire Vermigli con due dei suoi più intimi collaboratori : Celso Martinengo e Tremellio. Nel 1546 se ne andò Valentino Gentile; nel 1549 il vescovo di Capodistria, Pier Paolo Vergerio; nel 1551 il márchese Caracciolo e la Manrique; nel 1555 il Gribaldi e il marchese d'Oria; nel 1557 il Castelvetro; nel 1558 Renata di Francia; nel 1574 Fausto Socino e altri. In molte città estere formarono le comunità italiane, a capo delle quali furono messi ex frati ed ex preti, le capacità pastorali dei quali, frutto della educazione cattolica, permisero loro di svolgere un " pastorato" a volte notevole, per durata e influenza, come quello del Mainardi a Chiavenna.
e) La dimora degli italiani protestanti all'estero. In seno alle comunita protestanti italiane scoppiarono molto spesso litigi causati dal radicalismo religioso, dalla insofferenza di disciplina e di legami, dai fatali malcontenti e dagli inevitabili bisogni di tutti i fuorusciti di ogni tempo. Gli eretici italiani fuggiaschi, stranieri dappertutto, senza patria, senza chiesa propria, finirono quasi tutti miseramente : senza discepoli, intolleranti d'ogni imposizione, emigrarono dalla Svizzera verso la Polonia e l'Ungheria, formandovi gruppi di anabattisti italiani; altri, con a capo il Vermigli e l'Ochino, si portarono in Inghilterra. Nascosti in patria e randagi all'estero, furono mal tollerati dai riformati per la loro insubordinazione. Nell'episcopato italiano alcuni furono sospettati d'eresia e, come il card. Morone, persino sottoposti a processo a torto. Furono deposti dall'ufficio un Centanni o Zantani, vescovo di Limisso a Cipro, e Vittore Soranze vescovo di Bergamo e, più noto di tutti, Pier Paolo Vergerio, già ricordato. Questi, dopo l'apostasia pretese di tener un predominio sugli italiani all'estero. Il tentativo fallì perché gli italiani non volevano un altro papa e perché il Vergerio, superbo, instabile, non aveva qualità di capo. Dopo il Concilio di Trento non si può parlare di movimento protestante in Italia. Degli eretici italiani rimasti in patria molti si convertirono, come fra' Sisto da Siena dei Minori, che tornò alla fede sinceramente e scrisse molte opere in servizio della Chiesa. Nessuno degli eretici italiani all'estero si convertí, eccetto il Biandrata in Ungheria. In ultima analisi gli eretici italiani non conclusero nulla, né come dogmatizzanti né come riformatori.
2. Il p. in Italia nel 1600 e nel 1700. - Con la fine della seconda generazione protestante, la diffusione del p. era finita. Per l'accentuata reazione della Riforma cattolica, per esaurimento interno, in Italia non si parlò più di propaganda protestante. Solo pochi episodi documentano la presenza dei novatori in Italia. I valdesi, nelle loro valli di Savona e Piemonte, si sforzano di mantenersi e diffondersi. I moti della Valcellina, nel primo ventennio del 1600, rappresentano il tentativo dei riformati svizzeri di conquistare la vallata, rimasta in definitiva cattolica per viva reazione degli abit