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anza sia genetica che diagnostica); infine, secondo Bleuler, la capacità di regolare, sul tono dello stato affettivo, tutto il patrimonio ideativo (capacità quindi di sintonizzare con l'ambiente anche in condizioni piuttosto gravi). Considerata la p. m.-d. come una malattia costituzionale ed ereditaria, appare la sua notevole differenza dalle altre psicosi endogene o esogene e viene ribadito un criterio unitario di fronte a mani-
festazioni cliniche diverse. Tuttavia, pur ammettendo tali aspetti genetici, resta oscura la natura del substrato biologico, il decorso periodico della malattia e la ragione d'inizio di tali periodi.

La frequenza della p. m.-d. in individui senza precedenti famigliari è del $0,4 \%$; la probabilità per i figli con un genitore affetto sale al $32,2 \%$, se infermi ambedue i genitori al $38,8 \%$; non si è ancora d'accordo sul tipo dell'ereditarietà, se cioè sia dominante o recessiva (su tale argomento si consultino i lavori del Luxemburger). Si parla di una costituzione (v.) manisco depressiva di tipo picnico (presente nel $64 \%$ secondo Kretschmer), brevilineo o megalosplancnico (Pende), in cui, oltre le particolari note antroponutriche, appare una ben netta vivacita del tono affettivo e labilità dell'umore.

L'analisi psicopatologica del soggetto mostra, come sintomi fondamentali: la disforia depressiva o euforica (ossia l'alterazione dell'umore nei suoi estremi limiti), l'acceleramento o il ritardo dell'ideazione (si passa dalla fuga delle idee al mutismo assoluto) e la facilità o l'intelezion delle attività psichiche e fisiche; tra i sintomi accessori o secondari troviamo le idee deliranti in rapporto con l'alterazione dell'umore, le allucinazioni visive o auditive, i sintomi psicogeni, nevrastesici e connessesci e, comunemente, insonnia. E tipica di tale malattia l'assenza di qualsiasi sintomo residuo nei periodi di remissione.

Clinicamente appaiono, quali più importanti, due quadri : il maniacale e il depressivo. Il periodo maniacale è caratterizzato da un inizio brusco, con o senza segni premonitori (insonnia, inquietudine) con gravità variabile (il grado più lieve è l'ipomania) da cui successivamente si passa ai disturbi fondamentali : l'esaltazione, l'eccitamento, l'agitazione e l'iperfunzione delle attività psichiche. In questo periodo si notano un'espressione fisionomica dare con labilità mimica e frequenti gesticolazioni, un umore euforico, con ottimismo e allegria di fronte a tutte le situazioni. A volte l'agitazione porta a episodi furiosi, in cui il malato diviene aggressivo; contemporaneamente i processi psichici sono divenuti più celeri e sono aumentate la rapidità percettiva, la memoria ("ipermnesia maniacale") e l'agilità mentale. Questo rapido succedersi di pensieri e ricordi conduce a un'inftenabile lagorrea ( $=$ fuga d'idee»). La condotta si modifica e all'iperattività fisica può aggiungersi l'immoralità sessuale. Possono essere presenti idee deliranti sempre mutevoli e allucinazioni. Il periodo maniacale ha durata variabile, in media ca. 6 mesi, spesso di meno nelle persone giovani; a volte diviene cronico. E frequente il passaggio a un periodo depressivo.

Il periodo melancolico ha un inizio in genere lento in cui vengono accusati disturbi digestivi, insonnia, tendenze alla tristezza e inquietudine, per passare poi all'abbandono dell'attività professionale e sociale. Come per la forma maniacale, esistono diversi gradi, il più lieve dei quali è chiamato ipomelancolia. La fase melancolica o depressiva è caratterizzata da un atteggiamento mimico di profonda tristezza, pensoso, con crisi di pianto; il soggetto si lamenta e perde l'interesse per quanto lo circonda; le funzioni psichiche sono depresse e i pensieri vengono esposti con lentezza e voce monotona, pur restando integre le funzioni intellettive. La condotta viene modificata dalla convinzione di incapacità e inutilità e spesso vi è rifiuto all'alimentazione e suicidio. Rare sono le allucinazioni, mentre più frequenti sono le idee deliranti, soprattutto quelle di colpevolezza, di indignità, di rovina ed ipocondriache. La durata, in media, va da sei mesi a un paio d'anni nell'età avanzata. Esistono, poi, accanto a questi quadri tipici, forme mixte : quali la melancolia ansiosa, le stupore melancolico, la depressione assessiva, le cui denominazioni indicano di per sé gli elementi psicopatologici fondamentali che le costituiscono.

I periodi sopradescritti possono presentarsi una volta sola nella vita, ma, quasi sempre, si ripetono successivamente. Nel $75 \%$ si trova la psicosi circolare, cioè l'alternarsi di periodi maniacali a quelli melancolici. Nel restante $25 \%$, la psicosi ha un decorso monosintomatico; in questi casi, le forme depressive sono circa il $20 \%$ e le forme maniacali il $5 \%$.

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La diagnosi è facile nei casi conclamati per gli elementi costituzionali e clinici. Nei casi limite, il decorso è spesso decisivo. Il ricovero in reparti psichiatrici è assolutamente necessario nei casi gravi e spesso conveniente nei casi di media gravita, per i possibili e spesso imprevisti tentativi di suicidio (s repius melancolicus s). La terapia dà spesso risultati brillanti, specie per le forme depressive; il metodo elettivo è l'elettro-schockterapia.

Boll.: E. Kraepelin, Lehrbuch der Psychiatrie, $8^{2}$ ed., Lipsia 1922; G. Bonito, Handb. Gettinbrunb., VI, Berlino 1930; M. Gozzano, Compendio di psichiatria, Yormo 1947; A. Vallejo Nagera, Tratado de Propositria, Bercellona 1940, pp. 436-42, 712 sec .; 588 sec ., 1024 sec .; 11. Bless, Manuale di psichiatria pastorale, Torino 1950, pp. 127-29.

Luisandro Canestrini
Impurabilità morale. - L'individuo affetto da p. m.-d., nel corso del periodo maniacale o melancolico, è da considerare un vero malato di mente, privo della facoltà di intendere rettamente e di dirigere i propri atti con libers motivazione; in rapporto a ciò la sua responsabilità morale e giuridica è abolita, salva sempre un'eventuale imputabilita in causa. Nei periodi intervallari, le particolari note del suo temperamento e della sua indole a sfondo neuropatico e la possibile persistenza di alterazioni psichiche nel campo affettivo e ideativo, possono determinare una maggiore o minore riduzione delle sue facoltà d'intendere e di volere e corrispondentemente della sua responsabilità (v. psicopatiche personalita).

Boll.: A. Vermeersch, Theologie moralis principia, etc., Roma 1922, pp. 91 sge.; R. de Smets, Pcliopatologia e direzione spirituale, Brescia 1930, passim; L. Mialosycrto, Moral medica en los sacramentos de la Iglesia, Madrid 1941; A. Niedermeyer, Handbuch der speziellen Pustoralmedizien, 6 v.dl., Vienna 1948-51, v indice, vol. VI, pp. $336-37$.

Giuseppe de Ninno
PSICOSI OSSESSIVA. - Dalle classificazioni più moderne inclusa nel gruppo delle psiconevrosi; prende il nome dal complesso sintomatico tipico: idee coatte od ossessive, rappresentate da una serie di singole parole o cifre, di rappresentazioni e di impulsi che si insinuano nel campo della coscienza con un meccanismo non sempre identificabile, dotato di forza elementare ed irresistibile.

La psiconevrosi ossessiva è caratterizzata dal rapporto dell's in e cosciente verso tali idee; il malato, infatti, al contrario di ciò che avviene nelle forme deliranti e demenziali, avverte l'assurdità di tali manifestazioni e le critica, pur non riuscendo a liberarsene. Siamo, quindi, di fronte a un contenuto di coscienza estraneo alla volontà (psichismo parassita) e a una reazione psichica di difesa che tenta di allontanarlo (psichismo di difesa). In passato l'idea ossessiva non veniva distinta dall'idea delirante, del paranoico (v. Parangia); acquista un valore nosografico a sé per opera del Griesinger e del Westphal (1887), che le definisce «idea coatta», e del Donath (1897) che introduce il termine di anancasmo (dal greco ávà $\gamma \omega \eta$ $=$ necessità, fatalità). Diverse furono, all'inizio, le opinioni riguardanti l'origine emotiva o intellettiva delle idee coatte; attualmente si accetta la possibilità che l'idea ossessiva compaia come un'intrusione primitiva (psichismo parassita) nella sfera intellettiva, senza essere necessariamente accompagnata da una reazione affettiva. Janet ha parlato di "psicastenia", attribuendo il disturbo ossessivo a una particolare labilità psichica. Gli autori tedeschi posgono il gruppo delle idee coatte nel capitolo della nervosità o astenia nervosa costituzionale (Schultze), ammettendo pertanto un fattore ereditario nel meccanismo d'origine dei disturbi; tale fattore è, a sua volta, interpretato in maniere diverse : Kraepelin e altri affermano trattarsi di un'ereditarietà specifica, altri autori intravedono rapporti ereditari con le personalità disforiche, con la psicosi maniacco-depressiva (v.), con la schizofrenia (v.) (Bleuler) e anche (Fuchs) con l'epilessia (v.).

Alla base della personalità ossessiva si nota l'accentuazione di una proprietà psicologica, che costituisce normalmente una componente importante della psiche: la - tendenza a permanere e fissarsi » degli atti mentali; accentuazione che determina abitudini di eccessiva scrupolosità, tenacia, pedanteria, caratteristiche che costituiscono il
"tipo perseveratorio n. Tale tipo per se stesso non è che una particolare figura psicologica, estranea alla patologia; naturalmente se le caratteristiche suddette sono al servizio di un'attività intellettiva normale possono trasformarsi in qualità socialmente utili, altrimenti, in individui intellettualmente poco dotati, la tendenza a perseverare dà lungo a pedantesche e sterili manifestazioni. A volte le caratteristiche del "tipo perseveratorio " sono talmente accentuate da assumere l'aspetto di creatori e gradatamente sfumano nelle veta "personalità anancastica (v. oltre). Secondo una concezione prettamente neurologica il meccanismo della coazione e dell'iterazione viene avvicinato a quello della balbucie e del tics, "spasmo del pensiero" (Stern).

I seguaci della teoria psicogenetica, che ha dato negli ultimi anni il maggior contributo alla comprensione dei disturbi coattivi, ritengono invece trattarsi di un difetto di integrazione della tendenza istintiva a permanere e fissarsi degli atti mentali; la quale non riuscendo ad adattarsi ed armonizzarsi in una più matura e complessa realtà psicologica, rimane isolata e finisce con il fissarsi a contenuti psichici diversi, producendo cosi il quadro ossessivo. Toti fautori di quest'ultima tendenza a costante lo sforzo diretto all'interpretazione simbolica del contenuto anancastico, attraverso un'analisi condotta con i metodi della psicodinamica freudiana. Ancora da parte di autori psicanalisti il meccanismo di insorgenza dell'idea coatta viene spiegato come un desiderio di evitare pensieri spiacevoli; per giungere a ciò i malati penserebbero continuamente a qualcosa di diverso, finché questa persistente polarizzazione del pensiero assumerebbe il carattere della coazione.

Una fisionomia a parte appare nel gruppo delle fobie: in esse il sentimento di repugnanza e di terrore, che i soggetti presentano verso certi oggetti od animali o per particolari situazioni, ha il carattere di una forte reazione emotiva, tale da riportare continuamente alla coscienza, in maniera ossessiva, il contenuto della fobia.

Dal punto di vista della sintomatologia, le idee ossessive vanno considerate secondo le loro qualità intrinseche e il comportamento del malato.

Rispetto alle qualità intrinseche, si distinguono : 1) immagini coatte, ripetizioni iterative specialmente di rappresentazioni attiche o uditive (versi, brani musicali, scene a contenuto sessuale, di eccidi, ecc.). 2) Idee coatte. - a) prive di reale carica affettiva, p. es., coazione a compiere continuamente calcoli inutili, a enumerare date storiche, a porsi domande assurde e puerili che non possono aver risposta (perché l'uomo ha due gambe?, perché gli alberi sono verdi?, ecc.); 8) che rivercono una carica affettiva più o meno accentuata, p. es. dubbio di aver lasciato aperto il rubinetto del gas, di aver dimenticato la chiave nella serratura, di non aver restituito completamente una somma, di non aver fatto una confessione esauriente, ecc. 3) Impulsi coatti. - a) "primari " se compaiono indipendentemente da una idea, p. es., toccare ripetutamente oggetti, compiere rituali complicati e senza scopo (frequentemente osservati nei bambini psicopatici); b) a secondari " se seguono alla comparsa di una idea coatta primitiva, p. es., impulsi a bestemmiare o a compiere atti scorretti in ambienti in cui tali atti contrastino vivamente, come in chiesa o in società; impulsi a uccidere una persona cara, a suicidarsi, ecc. In alcuni casi l'azione coatta ha l'evidente compito di por termine allo stato angoscioso, suscitato dall'idea ossessiva. Così, p. es., nel caso di un ammalato di Westphal, che assalito dal dubbio di aver firmato ogni pezzo di carta che vedeva e associando a ciò subito il timore che qualcuno potesse abusare della sua firma, risolveva lo stato di engoscia che lo assaliva, solamente stracciando tutti i fogli di carta che aveva intorno, pur essendo perfettamente cosciente dell'assurdità del suo comportamento.

Quanto al comportamento del soggetto, esso varia in rapporto allo psichismo di difesa e alle reazioni affettive eventualmente presenti: 1) Il malato accetta passivamente la coazione con una fatalistica rassegnazione, adattandosi al disturbi; la critica che egli manifesta ha sovente l'apparenza di un riconoscimento puramente formale; il

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malato, in altre parole, non cerca di resistere alla coazione e questa non provoca alcuna reazione di angoscia; egli esegue i cerimoniali ripete gesti e parole considerando ciò inevitabile. Ne deriva frequentemente un comportamento asociale ed egoistico, in quanto tutto viene subordinato all'esecuzione delle coazioni; il malato minimizza le sue manifestazioni, non ricorre mai al medico, ma vi è condotto dai familiari, che sono spesso costretti a prender parte ai più strani cerimoniali per soddisfare gli impulsi ossessivi del congiunto. Si parla allora di "personalità anancastica " che alcuni autori classificano tra le psicosi, ed in effetti la sintomatologia suggerisce spesso quella di un "difetto "schizofrenico. 2) Il malato dispone di un vivace ed intimo psichismo di difesa ed è profondamente cosciente del disturbo; egli soffre angosciosamente per le idee parassite che lo assillano, che assorbono le sue energie psichiche, escludendo cosi interessi più vitali e reali. L'angoscia deriva soprattutto dalla sensazione di impotenza a controllare l'idea coatta e dal dubbio eventuale di cedere all'impulso ossessivo. A volte, come si è visto, le idee ossessive hanno un contenuto riprovevole che può, di per se stesso, spaventare il paziente; in tali casi l'angoscia può apparire, in un primo tempo, non tanto legata al carattere parassitario della coazione, quanto a ciò che essa rappresenta e alla paura di poter eseguire l'impulso biasimevole. Questa categoria di malati, al contrario della precedente, richiede spesso l'aiuto dello psichiatra.

Nei riguardi del decorso, la p. o. inizia in genere in giovane età ed evolve piuttosto rapidamente; non è raro constatare nell'anamnesi un avvenimento esterno che precede il disturbo ossessivo ed agisce verso di esso come fattore scatenante. Il decorso, a prescindere dalla terapia, varia secondo la gravità dei sintomi; esistono forme lievi della durata di qualche mese e forme più gravi in cui gli episodi morbosi si succedono l'un l'altro come nella vera "personalità anancastica", senza speranza di remissione o di arresto della sintomatologia.

La malattia, dal lato della diagnosi, va differenziata soprattutto con alcune forme di schizofrenia; esistono inoltre episodi coatti a ricorrenza periodica, con forte componente depressiva, che vanno considerati come forme distiniche (Bonhoeffer; v. psicosi manlaco depressivi). Frequente è la presenza di disturbi ossessivi nel multiforme quadro della neurastenia. Dall'idea coatta va distinta, infine, la «idea dominante», accompagnata sempre da un forte carica di ansia primaria.

Quale trattamento curativo va applicata la psicoterapia secondo le diverse teorie etiopatogenetiche. In alcuni casi, molto gravi, può essere tentata la elettro-shock-terapia, con il metodo dell'«annichilimento" (Bini-Bazzi); in genere il sintomo scompare soltanto temporaneamente. La psico-chirurgia (leucotomia prefrontale), per l'incertezza dei risultati ed il frequente deterioramento della personalità cui può dar luogo, va sconsigliata dal lato medico e in linea generale appare dubbiamente lecita sotto l'aspetto morale.

BibL.: C. Westphal, Uber Zwangsvorstellungen (Arch. Psych. u. Nervenkrank., VIII, 1887, 734; P. Janet, Les obsessions et la psychasténie, Parigi 1903; K. Bonhoeffer, Uber die Beziehung der Zwangsvorstellungen zum Manlich-Depressiven (Mschr. f. Psychiatrie, 33, 1913, 354); E. Jones, Notes on the psychoanalisis, Londra 1913; E. Kraepelin, Psychiatrie, Lipsia 1915; K. Schneider, Die Lehre vom Zwangsdenken in den letzten zwölf Jahren (Zeitschr f. Neur. Ref., 17, 1918, 114); O. Binswanger e E. Siemerling, Lehrbuch der Psychiatrie, Jena 1920; O. Bumke, Lehrbuch der Geistiokrankheiten, Monaco 1942; E. e M. Bleuler, Lehrbuch der Psychiatrie, Berlino 1943; C. Alexander, Indications for psychoanalitic therapy, in Bull. New T'ork Acad. Med., 30, 1944, 319; D. K. Henderson-R. D. Gillespie, A text-baoh of psychiatry, Londra 1944; K. Schneider, Die psychopathischen Persönlichbeten, Vienna 1946; L. Bini e T. Bazzi, Le psiconevrosi, Roma 1949.

Mannuccio Mannucci
Imputabilità morale. - L'infermo di p. o. non può essere considerato un malato mentale nel senso stretto della parola, essendo normalmente dotato di retta comprensione, normale potere critico, capacità di atti liberamente voluti. Ciò non ostante, nei particolari momenti in cui è dominato dall'idea ossessiva e dall'impulso coatto,
non può considerarsi capace di un deliberato consenso, in rapporto all'irresistibile potere determinante dell'idea carica di tonalità affettiva, perseverantemente incastrata nel corso del pensiero e per la naturale tendenza che ogni idea ha a tramutarli in atto (A. Eymicu, op. cit. in bibl.). In rapporto a ciò, la sua responsabilità morale e giuridica è di solito fortemente diminuita, spesso totalmente abolita; su tal punto, più che un criterio generale di giudizio, vale lo studio del singolo caso in rapporto all'intensità, alla perseveranza, alla cronicità del disturbo (v. rascoreliche personalita). In linea generale è conveniente tranquiliare il soggetto nei riguardi dell'imputabilitá dei suoi pensieri ossessivi e dei suoi impulsi coatti, senza però scaricarlo completamente e genericamente della responsabilità di tutto ciò che passa per la sua mente o da lui è operato.

BibL.: v. la voce psicosi manlaco-depressiva; A. Eymicu, Le gouvernement de soi-même. L'art de vouloir, Parigi 1935, pp. 41 sgg.

## PSICOSI TOSSINFETTIVE. - Sindromi ment

tali che insorgono nel corso di malattie generali e di malattie infettive non particolarmente localizzate al sistema nervoso, rapportabili all'azione di autotossine (insufficenza renale, insufficenza epatica, stati carenziali, endocrinopatie, ecc.) e di tossine batteriche (malattie febbrili in genere).

Così delimitate le p. t. corrispondono alle "psicosi sintomatiche "di Bonhoeffer e non comprendono le "tossifrenie", o psicosi da intossicazioni esogene (alcool, stupefacenti, intossicazioni professionali: fosforo, piombo, ecc.) avvicinabili ad esse per alcune aspetti patogenetici e clinici. Le psicosi sintomatiche e le tossifrenie hanno una base causale comune (etiologia tossica in senso lato) estranea alla costituzione individuale; da ciò la denominazione di psicosi esogene (o acquisite secondo Bleuler) per distinguerle dalle endogene (cioè intimamente legate a fattori costituzionali). Però nel quadro morboso provocato da un tossico si intravede sempre un'innegabile, seppur diversamente valutata, influenza di fattori endogeni, per cui non tutti gli autori concordano nell'accettare una definizione del genere. Detta interferenza si deduce dal piccolo numero di casi in cui interviene una psicosi sintomatica in confronto all'alta percentuale con cui si presenta la malattia generale che l'ha prodotta; inoltre dalla diversità dei quadri psichici che una stessa causa può provocare e dalla varietà degli agenti morbosi che possono scatenare una stessa sindrome psichica. In altre parole una determinata causa traumatica, tossica, infettiva, a parità di condizioni (cioè intensità, durata, ecc.) provoca una psicosi solo in alcuni individui (che appaiono perciò costituzionalmente predisposti) ed i sintomi presentati da un individuo possono essere molto diversi da quelli presentati da un altro, mentre gli stessi sintomi possono presentarsi per effetto di ben distinto cause morbose : ciò starebbe a significare che lo sviluppo e le manifestazioni cliniche di una psicosi sintomatica sono ampiamente condizionate da fattori individuali (predisposizione costituzionale). Così, una lieve elevazione febbrile scatena in alcuni un violento delirio, mentre molti tollerano elevate temperature senza presentare alcun sintomo; l'intossicazione alcoolica acuta (ubriachezza) può manifestarsi con modalità molto diverse (euforia, depressione, eccitamento, torpore), mentre un delirio alcoolico, uno urenico, uno tifico, possono essere talvolta indistinguibili. L'influenza di una predisposizione costituzionale, risulta ancor più evidente dalla osservazione in alcuni individui di uno stesso quadro psichico che si presenta più volte nel corso della loro vita per effetto di agenti morbosi diversi. Alcune volte è riconoscibile una predisposizione "reattiva" famigliare nel senso che in più membri di una famiglia si osserva l'insorgenza di psicosi sintomatiche che possono assumere anche un aspetto simile.

Il ruolo dei fattori endogeni ed esogeni ha dato luogo alle più diverse interpretazioni e classificazioni delle p. t. e costituisce uno dei problemi centrali della psichiatria. Alcuni autori ammettono una predisposizione acquisita nel corso della vita per effetto di malattie precedenti che

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avrebbero preparato il terreno alla psicosi sintomatica, ma ciò non è ammissibile in tutti i casi.

Bonhoeffer spiega la mancanza di relazione tra causa ed effetto (ossia tra agente morboso e sintoma) con la sua "teoria della reazione esogena", le intossicazioni o le infezioni darebbero origine a tossine metaboliche ("metatossina" di Kraepelin) non specifiche all'episodio morboso iniziale, tossine che rappresenterebbero le dirette causali delle "sindromi o tipi elettivi della reazione esogena". I quadri psichici cosi denominati non sono, per questo, patognomonic di una determinata forma morbosa, ma sono comuni al gruppo totale delle psicosi esogene e molto differenti da quelli che si osservano nelle psicosi endogene (cioè legate a fattori costituzionali). I tipi elettivi di reazione esogena, secondo Bonhoeffer, sono : l'obnubilazione, il delirio acuto, l'amenza, l'allucinosi, gli stati erepuscolari amnesici, ecc. L'influenza dei fattori endogeni sullo sviluppo e le manifestazioni cliniche delle psicosi sintomatiche è invece secondo altri abbastanza importante per invalidare la classificazione delle psicosi secondo causa esogena ed endogene e alcuni (Kleist) propongono una classificazione secondo il tipo dei sintomi.

Stertz ha tentato una soluzione del problema, proponendo una classificazione su elementi causali e sintomatici nello stesso tempo; egli riconosce, nella sintomatologia psichica provocata da cause esogene, sintomi fondamentali (ad obbligati) e sintomi accessori (e facoltativi). Mentre i primi sarebbero direttamente causati dall'agente morboso, gli altri invece deriverebbero da una predisposizione costituzionale patologica resasi manifesta per effetto dell'agente morboso. E da osservare che i sintomi fondamentali od obbligati di Stertz sono gli stessi che Bonhoeffer descrive come elettivi della reazione esogena e secondo la classificazione sintomatica di Kleist sarebbero i sintomi "eteronimi". I sintomi facoltativi di Stertz sono invece quclli che caratterizzano le psicosi endogene e che secondo la classificazione sintomatica di Kleist sarebbero sintomi somonimi .

I sintomi più frequenti e più importanti delle p. t. sono : il disturbo della coscienza, il delirio, l'alterazione psicomotoria. Questi sintomi possono presentarsi in varie gradazioni e combinazioni, dando origine cosi alle varie sindromi (stupoross, delirante, amenziale, ecc.) descritte dagli autori come tipiche di queste affezioni. Il disturbo della coscienza è di solito il sintomo cardinale : il malato appare "confuso", privo di concentrazione attentiva e di possibilità di critica, completamente disorientato; le associazioni sono rallentate e scorrette e si ha la formazione di convinzioni deliranti, alimentate da illusioni e da allucinazioni. Il delirio è frammentario e variabile, di solito a contenuto terrifico (visioni psurose, urla bestiali, ecc.) e desta una profonda alterazione dei meccanismi psicomotori che può manifestarsi in un aumento dell'impulso motorio fino ad una agitazione violentissima, in un rallentamento fino all'arresto totale. Sono questi i sintomi che predominano nelle sindromi descritte come "elettive della reazione esogena" di Bonhoeffer.

La prognosi è di solito legata a quella della malattia generale e alla guarigione di questa segue, infatti, nella maggioranza dei casi, la scomparsa della sintomatologia psichica. Talvolta, però, residuano forme psicopatiche (stati post-psicotici) di durata più o meno lunga. La terapia deve essere essenzialmente rivolta contro la malattia generale.

Bias.: E. Kraepelin, Lehrbuch der Psychiatrie, $8^{4}$ ed., Lipsia 1922: O. Bunike, Handb. d. Geisteskranbh., Berlino 1930; D. K. Henderson - R. D. Gillespie, A text-buch of psychiatry, Londra 1944; A. V. Rogers, Tratado de psiquiatría, Barcelona 1949.

## PSICOSOMATICA, MEDICINA. - Alla base

della m. p. è la concezione che stati emotivi possono condizionare particolari manifestazioni somatiche di carattere generale (fenomeni vasospastici, di ipertono della muscolatura liscia, fatti secretivi ed edemigeni, ecc.) a livello dei vari organi e apparati : il carattere cronico della tensione emotiva, con le con-
seguenti reazioni somatiche, sarebbe in grado di determinare quadri patologici ben definiti, noti alla medicina generale.

Una tale possibilità e stata sempre, più o meno genericamente ammessa in medicina e trova antecedenti fin nelle teorie ippocratiche, dalle quali era anzi ampiamente sostenuta. La moderna m. p. vuole stabilire più precisamente i rapporti tra le due sfere, psichica e somatica, dell'organismo umano; i suoi presupposti storici si inseriscono in quella vasta corrente di psicologia medica, iniziata nei primi decenni del secolo dalla psicanalisi (v.). "Assennare genericamente alle emozioni nei termini vaghi di ansietà, di tensione emotiva, di squilibrio emotivo, ecc., oggi non è più permesso; il contenuto attuale di un'emozione deve essere studiato con i metodi più progrediti della psicologia dinamica e messo in rapporto con le reazioni somatiche" (Alexander).

Come la psicanalisi, e forse più di questa, in quanto considera in modo particolare malattie organiche nella loro motivazione psicogenetica, la m. p. è in polemica con l'indirizzo positivista della medicina, che trovò nel sec. xix la massima espressione nei concetti organicisti dell'anatomopatologo Virchow. La "psichiatria di guerra" determinò il primo impulso dalla m. p. e quasi contemporaneamente comparve il termine di "psychosomatic" coniato dal Draper, mutato poi in quello corrente di "psicosomatico. . Nel 1913 fu pubblicato il libro di Cannon: Variazioni somatiche nel dolore, fame, paura, ira. Da allora la tendenza psicosomatica si diffonde con rapidità, specialmente negli U.S.A. e sorge un'abbandante letteratura in proposito. Nel 1933 la Dunbar raccoglie il vario materiale bibliografico nel suo volume Emozioni e variazioni somatiche, considerato libro fondamentale per l'informazione e l'orientamento in questa nuova tendenza. Nella m. p. si incontrano due tendenze di differente impostazione: secondo alcuni "le malattie che rientrano nella categoria psicosomatica hanno caratteristiche ben distinte da quelle malattie primitivamente riportabili ad altre larghe categorie etiologiche ", esse consistono in "un'alterazione fisica la cui natura può essere valutata solamente quando i disturbi emotivi sono indagati in aggiunta a quelli fisici" (Halliday). Secondo altri, tutte le malattie sono psicosomatiche, mentre lo stesso termine "psicosomatico" e inadeguato (viene già suggerito quello di "medicina integrale"), poiché tende a perpetuare la contrapposizione dei due poli, psiche e corpo, essendo invece biologicamente più esatto parlare della psiche come di una forza vitale inconscia che condiziona parallelamente ambedue le sfere dell'unità vivente (Draper). Si tratta, comunque, di differenze di poco rilievo per ciò che riguarda la condotta terapeutica.

Sostanzialmente, quindi, il metodo psicosomatico affronta i più comuni processi patologici, che sono oggetto della medicina generale, accompagnando agli esami fisici di consueto uso uno studio in profondità della personalità del soggetto. Ciò andrebbe sempre fatto, secondo il Draper e gli altri autori che considerano psicosomatiche tutte le malattie; mentre, come s'è visto, Halliday limiterebbe in genere l'indagine psicologica soltanto a quei casi che rispondono a determinate caratteristiche. L'orientamento psicosomatico è tuttora in evoluzione e non sempre vengono rigorosamente distinte quelle malattie che hanno un significato "funzionale" da tutti e da tempo riconosciuto, dalle altre malattie che sono prettamente organiche nelle loro manifestazioni, e la cui psicogenesi può essere messa in luce soltanto dopo accurate indagini. Tuttavia vi sono criteri generali nel comportamento di queste ultime affezioni, che possono indirizzare nella diagnosi. Per Halliday le malattie psicosomatiche rispondono a sei requisiti fondamentali : 1) emozione quale fattore scatenante, 2) tipo di personalità, 3) variabilità dell'incidenza del sesso nelle varie malattie, 4) tendenza all'associazione con altre malattie psicosomatiche, 5) eredità famigliare per lo stesso disturbo o disturbi simili, 6) decorso fisico. Lo stesso autore sottolinea inoltre l'importanza dell'ambiente sociale come causa di ripercussioni, dapprima psichiche e quindi somatiche.

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Nei riguardi delle vie attraverso cui si stabilisce il rapporto psicosomatico e il conflitto psichico si scarica su un determinato organo, i vari autori concordano nel sostenere che le cariche emotive trovano la loro strada attraverso il sistema neurovegetativo (v.) e le sue correlazioni dismocfaliche; acquisizione questa, del resto, anteriore alla m. p. Nei riguardi, poi, del problema della specificità della localizzazione in un determinato organo piuttosto che in un altro, Alexander spiega come ai sintomi che interessano le funzioni della vita di relazione (motilità volontaria e appercezione sensitiva) si possa attribuire un significato simbolico di conversione, come avviene nell'isterismo. Non cosi a quelli che rientrano nel dominio del sistema neurovegetativo (cioè a carico degli organi viscerali); per questi, oggetto della m. p., si potrebbe spesso stabilire un rapporto tra organo malato e fase dello sviluppo psichico cui è regredita la personalità del paziente.

Altri autori, invece, spiegano che l'azione dei fattori emotivi potrebbe scaricarsi maggiormente su quell'organo che costituzionalmente o per precedenti processi psicologici costituisse un " locus minoris resistentiae ". Così, secondo il primo meccanismo di produzione, a dire dell'Alexander, nel caso dell'ulcera peptica, p. es., ritenuta malattia tipicamente psicosomatica, la base psichica consisterebbe nel desiderio inconscio di essere amati, che coincide, secondo gli schemi psicanalitici, con il desiderio di essere nutriti. Lo stimolo psichico inconscio, per mezzo del sistema neurovegetativo, agirebbe sulle condizioni vascolari, secretive, muscolari dello stomaco, che cosi arriverebbe a comportarsi come se stesse assumendo o fosse in procinto di assumere cibo. Tale disturbo cronico funzionale sarebbe d'importanza essenziale nel determinare la formazione della lesione organica, cioè dell'ulcera.

Il trattamento delle malattie psicosomatiche è soprattutto centrato sulla psicoterapia (v.); accertata la psicogenesi del disturbo, occorre giungere alla diagnosi di fondo, cioè a quella psichiatrica, e risolvere il conflitto psichico del soggetto. Il metodo seguito è quello psicanalitico, date, appunto, le premesse teoriche della m. p. Naturalmente la psicoterapia non esclude, anzi si accompagna con successo alla terapia medica generale.

A parte le riserve che possono farsi sull'impostazione patogenetica e curativa a base prettamente psicanalitica dell'attuale m. p., nella sostanza non può negarsi la profonda verità e la fecondità delle applicazioni pratiche di essa.

BinL: W. B. Cannon, Bodily changes in pain, lounger, fear and rage, $2^{\circ}$ ed., Nuova York 1920; H. F. Dunbar, Emotion and bodily changes, $2^{\text {e }}$ ed., ivi 1947; id., Mind and body : Psychosomatic medicine, ivr 1947; P. Tournier, La medicina individuale, Roma 1947; F. Alexander, M. p., Firenze 1951.

Mannuccio Mannucci
PSICOTECNICA. - La p. è come la sintesi di tutto quello che, puntando sul fattore umano, è stato fatto da medici, psicologi, sociologi, per migliorare quantitativamente e qualitativamente la produzione e rendere il lavoro non dannoso, non faticoso e possibilmente gradito. Può essere dunque definita : la scienza che gradua le attitudini psicologiche e fisiologiche dell'uomo, allo scopo di ottenere la migliore sua utilizzazione al compito lavorativo.

Può considerarsi fondatore della p. Bernardo Ramazzini, professore all'Università di Padova (sec. xvili), il quale nel De morbis artificum diatriba ha messo in evidenza le relazioni che intercorrono tra lavoro e condizioni di lavoro ed ha studiato il rischio professionale con la compilazione della monografia della professione. Si è dovuto tuttavia attendere lo sviluppo delle grandi industrie, perché gli spiriti si orientassero risolutamente verso l'esame sistematico del fattore umano del lavoro.

Ad Helmholtz, W. Wundt, Mac Caell, Kraepelin spetta il merito di aver stabilito, nella seconda metà del secolo scorso, le basi sperimentali che servissero allo studio delle attitudini; in seguito la p. ha fatto rapidi progressi principalmente per opera del Myers in Inghilterra, Moede e Rupp in Germania, Viteless negli Stati Uniti d'America, Pieron, Lahy, Fontègne in Francia; Claparède e

Walter in Svizzera; Dabie e Wautriche in Belgio; Gatti, Gemelli, Marzi, Ponzo, Banissoni, Dragotti, Boganelli in Italia.

I fini particolari che la p. si propone di raggiungere sono i seguenti : guidare nella scelta del lavoro il giovane che aspira ad una occupazione, l'adulto che si trova a cambiare mestiere, il minozato che ha perduto in parte la propria capacità lavorativa; graduare le attitudini in ordine alla utilizzazione lavorativa di chi aspira ad una occupazione; cooperare all'organizzazione scientifica del lavoro (v. sotto). In tal modo la p. costituisce la base dell'orientamento professionale, contribuisce al buon rendimento lavorativo, dirige la lotta contro gli infortuni sul lavoro riferibile al fattore umano, contribuisce alla elevazione materiale e spirituale del lavoratore.

Per raggiungere i suoi fini la p. si serve di reattivi e fonda le sue deduzioni sul metodo statistico. Per quel che riguarda i testi, si distinguono testi analitici ed analogici; con i primi vengono analizzate le attitudini fondamentali, innate; con i secondi si mettono in evidenza, più che altro, le capacità acquisite. Essi possono essere costituiti da questionari oppure da macchinari.

Il metodo statistico attuato dalla p. si fonda sulla compilazione dei profili psicofisiologici del mestiere o professione e sull'analisi fattoriale. I profili psicofisiologici campione servono come matrice di confronto per giudicare se un determinato soggetto possegga determinati requisiti psicofisiologici; il risultato degli esami viene confrontato con i dati che risultano dal profilo e il soggetto viene classificato in relazione al gradino in cui sale nella scala dei valori. Sono necessari tanti profili quanti sono i mestieri o le professioni; però in caso di mestieri o professioni affini può valere uno stesso profilo. La compilazione del profilo psicofisiologico campione richiede una somma di accorgimenti e di operazioni dai quali dipende, in gran parte, la riuscita della valutazione psicotecnica. Si comincia con l'accertare quali siano le operazioni tipiche di un dato mestiere o di una data professione e qualiattività psicofisiologiche fondamentali si richiedano per la esecuzione del rispettivo compito lavorativo e si prescelgono i testi ritenuti idonei a mettere in luce le attitudini stesse. Si esaminano quindi, con i testi prescelti, non meno di 300 individui del mestiere o della professione cui si riferisce il profilo da compilare e si attribuisce all'esito di ciascun esame un punto di merito che costituisce la valutazione bruta. Qui ha inizio l'elaborazione statistica. Si dispongono in seriazione le votazioni brute, prova per prova, e si osserva se si ottiene la curva naturale a campana di Gauss, che depone per la selettività del reattivo. Si effettua quindi la divisione decifica della seriazione e si ottengono dieci valori per ogni prova, di cui il primo e decimo indicano rispettivamente risultati cattivi ed ottimi; il $2^{\circ}-3^{\circ}$ e l' $8^{\circ}-9^{\circ}$ risultati mediocri e buoni; il $4^{\circ}, 5^{\circ}, 6^{\circ}$ e $7^{\circ}$ risultati medi.

Ma questo non autorizza a ritenere definitivi i risultati stessi; è necessario controllare se i testi hanno detto la verità e graduare il loro valore selettivo. A tal fine la massa esaminata viene suddivisa in due sottogruppi, di cui il primo comprende gli individui che dai superiori immediati sono classificati "di piena soddisfazione", il secondo gli altri che "hanno lasciato in qualche modo a desiderare", tecnicamente s'intende, nell'espletamento delle loro mansioni. Ciò fatto le due masse vengono messe a confronto fra loro e si studia in qual modo i due gruppi si differenziano dal punto di vista psicofisiologico. Se la loro differenziazione è notevole, se cioè i classificati migliori per rendimento si dispongono tutti o quasi tutti nel gruppo di quelli che sono stati classificati psicotecnicamente migliori, e viceversa si dispongono nel gruppo dei peggiori (psicotecnicamente) tutti o quasi tutti quelli che hanno lasciato in qualche modo a desiderare, ciò vuol dire che le prove sono riuscite effettivamente selettive; in caso contrario esse mancano di selettività.

Può essere utilizzata a questo scopo la formula dell'indice di attendibilità:

$$
i .=\frac{M_{1}-M_{2}}{\sqrt[n]{-\frac{\sigma_{1}^{2}}{n_{1}}+\frac{\sigma_{2}^{2}}{n_{2}}}}
$$

dove $i$. significa indice di attendibilità; $\mathrm{M}_{1}$ e $\mathrm{M}_{2}$ rappre-

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sentano le medie della votazione riportata dagli elementi del primo e del secondo sottogruppo; o) e o) sono gli scarti quadratici (variabilità) della votazione; $n_{1}$ e $n_{2}$ indicano il numero di individui appartenenti al primo e al secondo sottogruppo che sono stati esaminati.

Riscuotono fiducia le prove il cui indice di attendibilità è superiore a 2.99 , purché il suo errore probabile moltiplicato tre sia inferiore alla differenza delle medie. Migliori sono gli indici di attendibilità espressi da cifre più elevate. L'errore probabile può essere calcolato con la formula: $\mathrm{Cd}=06745 \sqrt{n_{1}}+\frac{n_{2}^{2}}{n_{2}}$. Adesso è possibile trarre conclusioni in ordine ai requisiti da risolvere: hanno detto la verità i testi che nel risultato degli esami hanno dato un indice di attendibilità che riscuote fiducia; offrono fiducia maggiore le prove ad indice di attendibilità più elevate, le prove ad indice di attendibilità infido devono essere scartate. Eliminate le prove che non servono, rimangono quelle selettive i cui risultati decilmente divisi e affiancati dagli indici di attendibilità, formano il profilo psicobiologico professionale campione della categoria esaminata.

Un altro metodo per controllare l'attendibilità della prova consiste nel calcolo delle percentuali di frequenza che cadono nei singoli decili nei due sottogruppi; se la prova riscuote fiducia si ha un addensamento nei decili inferiori dei soggetti classificati di non piena soddisfazione e un addensamento nei decili superiori di quelli classificati di piena soddisfazione. Il grafico che esprime il comportamento dei due sottogruppi è rappresentato da due tracciati che si tagliano ad $X$.

Disponendo del profilo psicohsiologico di determinati mestieri o professioni, non è difficile classificare una persona rispetto ad essi. Praticamente la valutazione avviene nel seguente modo: dopo l'esame del soggetto con testi selezionati si attribuisce un voto ai risultati dei singoli esami; si verifica poi a quale decile la votazione corrisponda e si sostituisce il voto bruto con il voto ponderato del decile. Valendo attribuire un voto sintetico alla personalità psicothsiologica dell'esaminato, si moltiplica il decile per il numero che esprime l'importanza, cioè il peso della prova (indice di attendibilità in funzione di coefficiente di valutazione), si fa la somma dei prodotti, si divide il risultato per la somma dei pesi e si moltiplica il tutto per cento. Le votazioni complessive inferiori a 400-500 indicano insufficienza. La formula della valutazione è la seguente: $\mathrm{V}=\frac{\Sigma(\mathrm{DP})}{\Sigma \mathrm{P}}$. 100, dove V è il voto finale, D significa decile, P significa indice di attendibilità o peso, $\Sigma$ significa sommatoria.

L'analisi fatturiale delle attitudini umane, inaugurata dallo Spearman nel 1904, si fonda sul fatto che una data attività si mostra legata, per gradi diversi, ad una serie di altre attività. Spearman ha ritenuto che questo fatto non si possa spiegare che a condizioni di ammettere che ciascuna misura di ciascuna attività rappresenta una somma di diverse parti (fattori) indipendenti le une dalle altre, alcune delle quali sono comuni a parecchie attività, mentre al contrario, altre sono strettamente specifiche, ossia proprie di una determinata attività. Una analisi statistica matematica approfondita permette di risolvere questo fattore e di determinare il grado di "saturazione" in ciascuna specie di attività di ciascun fattore (Gemelli).

Il compito della p. è dunque vasto e delicato e richiede attrezzatura e competenza. Precisamente a proposito di competenza si discute se la p. debba essere esercitato dallo psicologo, dall'ingegnere o dal medico. E chiaro che il medico psicologo più di tutti si trova in condizioni di esprimere un giudizio conclusivo sulla personalità umana nel suo complesso; ciò non toglie che egli si giovi della cooperazione di esperti nel campo del lavoro e delle scienze sociali.

Bom.: I. M. Laby, La selection psychophysiologique des travailleurs, Parigi 1927; M. Fossati, Il rendimento del motore umano, Torino 1930; K. J. Holzinger - F. Swineford - H. Harman,

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La p. e l'orientamento professionale. - La p. come base dell'orientamento professionale entra nel campo della pedagogia e importa un gruppo di questioni e di applicazioni, che non vanno trascurate.

1. Dove e a chi impartire l'orientamento professionale. - Si applica anzitutto a favore dei giovani per indirizzarli alle professioni manuali e intellettuali, conlucenti alle loro attitudini. Il luogo più adatto a questo scopo è naturalmente la scuola.

Si è discusso se l'orientamento professionale debba essere effettuato nelle scuole elementari, in quelle medie, in quelle di avviamento professionale, ecc. Si obietta, p. es., che il ragazzo delle scuole elementari si trova in periodi di maturazione e di trasformazione, per cui egli è molto diverso da quello che diverrà più tardi; che nelle scuole medie e nelle scuole professionali lo studente ha già scelto praticamente la sua carriera degli studi o della professione. Ma tutte queste obiezioni concepiscono l'opera di orientamento sotto una forma di esame o di una serie di prove attuabili in un determinato momento della vita scolastica. Tale opera invece deve cominciare durante lo svolgersi delle scuole elementari, continuare nelle scuole tecniche o classiche, svilupparsi ulteriormente nei corsi universitari. Se si può convenire che vi sono periodi della vita scolastica durante i quali le possibilità di scelta sono maggiori, non si può fare a meno di constatare che queste ri mangono ancora assai ampie anche quando lo studente ha già scelto una Facoltà nell'ambito universitario. Le Facoltà di medicina, di giurisprudenza, di lettere ecc. offrono disparatissimi campi di scelta professionale o di studio. In talune università americane gli studenti della Facoltà medica vengono affidati, a gruppi, a singoli professori della scuola i quali li aiutano e li guidano nella loro scelta.

L'orientamento professionale trova inoltre applicazione negli adulti quando per motivi d'indole diversa, oppure in seguito a malattie ed infortuni invalidanti, devono cambiare occupazione. In questi ultimi casi la valutazione psicotecnica delle attitudini residue offre possibilità di restituire ad un lavoro proficuo molti individui che sarebbero altrimenti condannati ad una vita di osto snervante e di ovviare all'inconveniente che minorati fisici siano immessi in mansioni cui non sono adatti.

Particolare importanza ha assunto in questi ultimi anni l'orientamento professionale dei mutilati di guerra. Si tratta spesso di orientare alla qualificazione individui che mai avevano avuto un'istruzione professionale, di indirizzare verso nuove attività quelli che per la loro mutilazione non si trovano in grado di riprendere l'antico lavoro, di avviare verso nuovi procedimenti di lavoro quelli che riprendono il mestiere di prima, ma devono fare intervenire supplenze e compensi alle attitudini minorate.

Il Bacci ha illustrato un particolare aspetto dell'orientamento professionale in rapporto alla rieducazione dei minorati traviati o in via di traviamento. Dopo avere ricordato che il periodo che va dai 13 ai 21 anni è alla

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fase più delicata dell'esistenza individuale, fa presente che durante l'adolescenza e la prima giovinezza il pericolo maggiore è rappresentato, oltre che dalla eventuale influenza di un ambiente corrotto, dalle difficoltà che l'individuo può incontrare nella ricerca del mezzo adatto per la soddisfazione dei propri bisogni, nell'ambito della normale vita sociale. Guai se il giovane, che è proteso verso la soluzione dei problemi della sua esistenza, non trova un indirizzo giusto. E indiscutibile che il lavoro è uno strumento pedagogico di grande importanza; però assegnare ad un soggetto traviato o in via di traviamento un lavoro, senza esaminare a fondo se possa essere per lui il più adatto, significa la possibilità di un insuccesso con il rischio di aggravare la situazione. Il lavoro imposto che non piace non ha alcun effetto pedagogico, anche se durante il periodo di ricovero possa sembrare raggiunto lo scopo.

Il Boganelli ha segnalato ultimamente un altro aspetto dell'orientamento professionale. Egli ha dimostrato che per infortunarsi di meno non basta essere dotati di buone attitudini lavorative, ma è necessario possedere anche buone attitudini anti-infortunio. Nell'orientamento professionale si deve dunque tener conto delle attitudini individuali sotto ambedue gli aspetti.
2. Valore sociale dell'orientamento professionale. - Ciò premesso è facile persuadersi del valore sociale dell'orientamento professionale. Mentre l'individuo dall'essere indirizzato ad attività verso cui possiede le dovute attitudini trae modo di migliorare le proprie condizioni materiali e spirituali (può guadagnare di più, infortunarsi di meno, gustare la gioia del lavoro), la società trae vantaggio, perché migliorando la produzione aumenta il benessere pubblico; si risparmia molto danaro che dovrebbe essere devoluto per sussidi, pensioni, opere per invalidi del lavoro; i cittadini soddisfatti del prop