614).
Bibl.: Sommervogel, VI, coll. 1371-82; B. Duhr, Gesch. der Jesuiten in den Ländern deutscher Zunge, II, II, Friburgo in Br. 1913, pp. 417-23.
Celestino Testore
RADET, Etienne. - Generale francese, n. il 19 dic. 1762 a Stenay (Lorena), m. il 28 sett. 1825 a Varennes. Dopo lo scoppio della Rivoluzione Francese entrò nella gendarmeria.
Di sentimenti monarchici e fervido cattolico, tentò il 23 giugno 1791 di liberare la famiglia reale arrestata a Varennes. Organizzò la gendarmeria in Piemonte, in Corsica ed a Genova. Nel regno di Napoli diede la caccia a Michele Pezza, detto Fra' Diavolo. Quale generale, comandante supremo della gendarmeria nell'ex-Stato della Chiesa, ebbe l'ordine di arrestare Pio VII. Infatti la notte del 3 al 6 luglio 1809 R. con una schiera di armati diede la scalata al Quirinale e, giunto sul far del giorno al cospetto del Papa, gli notificò l'ordine dell'Imperatore di rinunciare al dominio temporale. Al reciso rifiuto di Pio VII, R. gli comunicò il mandato di arresto. Pio VII dovette salire su una carrozza insieme a R., che l'accompagnò fino a Firenze. Ritornato a Roma R. ebbe il titolo di barone.
Durante i Cento Giorni fu nominato ispettore generale della gendarmeria. Al ritorno di Luigi XVIII fu arrestato e condannato da un tribunale militare a 9 anni di prigionia, ma fu graziato nel dic. 1818.
Bibl.: A. Combier, Mémoires du géneral R., Parigi 1892; L. Madelin, La Rome de Napoléon. La domination française à Rome de 1616 à 1614, Parigi 1906, passim: I. Rioussi, Napoleone e Pio VII, I, Torino 1906, passim.
Silvio Furlani
RADEWIJNS, Florentius: v. florentiUS RADEWIJNS.
RADIAZIONI. - Con il nome generico di r. si può indicare sia il flusso di particelle o corpuscoli sia quello di onde elettromagnetiche : si ha cioè una r. corpuscolare e una r. elettrom. Le sostanze radioattive naturali emettono r. corpuscolari $\alpha, \beta$ e onde elettrom. $\gamma$. Tutti i corpi incandescenti emettono r. elettrom.; allo stesso tipo di r. appartengono pure le onde hertziane e i raggi X.
I. Corpuscoli. - L'energia E dei corpuscoli dipende dalla loro massa $m$ e dalla loro velocità $v\left(E=1 / 2 \mathrm{~m} . \mathrm{v}^{2}\right)$. La velocità $v$ dei corpuscoli non può superare la velocità c della luce; quando $v$ è poco inferiore a c l'energia risulta rappresentata da una formula diversa da quella indicata. Le r. corpuscolari possono essere costituite da elettroni emessi da sostanze radioattive oppure accelerati da opportune differenze di potenziale: la loro energia è misurata dalla carica e moltiplicata per il potenziale acceleratore V ossia in eV (elettron volt). Gli ioni hanno
una carica eguale o multipla di quella dell'elettrone (ad es., protoni e deutoni hanno carica e; le $\alpha, \alpha$ e ecc.); r. corpuscolari costituite da $\alpha$ accelerate hanno quindi una energia doppia di quella degli elettroni accelerati con la stessa differenza di potenziale. Le $\alpha$ delle sostanze radioattive naturali hanno energie di alcuni milioni di eV ; i corpuscoli che fanno parte della r. cosmica arrivano ad energie superiori ai miliardi di eV ; con le moderne macchine acceleratrici (ciclotroni, betatroni, bevatroni, ecc.) si possono accelerare corpuscoli sino ad energie di milioni e miliardi di eV .
II. Onde elettromagnetiche. - Tutte le onde elettrom. hanno in comune la velocità di propagazione c che nel vuoto è di ca. $300.000 \mathrm{~km} / \mathrm{sec}$. Si differenziano invece per la lunghezza d'onda $\lambda$ e per la frequenza $\nu$. Essendo $\lambda \nu=\mathrm{c}$, alle maggiori lunghezze d'onda corrispondono le minori frequenze e viceversa. Classificate in ordine crescente di $\lambda$ le onde elettrom. comprendono: a) onde elettrom. dei raggi cosmici; b) r. $\gamma$ emesse dalle sostanze radioattive; c) r. X prodotte negli speciali tubi dall'urto degli elettroni eccelenti contro la materia; d) r. ultraviolette, visibili, infrarosse emesse da tutti i corpi incandescenti; le r. elettrom. percepibili con il senso della vista sono le più importanti e le più anticamente note in quanto utilizzate per questa primaria funzione, ma dal punto di vista fisico non si differenziano, a parte le $\lambda$ e le $\nu$, dalle altre r. elettrom.; e) le onde hertziane ottenute per la prima volta da Hertz ed oggi largamente usate nelle radiocomunicazioni di ogni genere.
Si usa dire "spettro» di una r. l'estensione delle $\lambda$ che la compongono. Un corpo solido e liquido incandescente emette uno spettro continuo ossia le r. da esso emesse comprendono tutte le $\lambda$ possibili. Spettro visibile è l'insieme delle r. percepibili dall'occhio umano. Esso abbraccia tutte le $\lambda$ da $0,4 \mathrm{a} 0,8$ micron ( 1 micron $=1 / 1000$ di mm .). Le r. visibili di diverso $\lambda$ sono percepite dall'occhio con diverse sensazioni di colore. Come fra 0,4 e o, 8 micron esistono infinite $\lambda$ cosi esistono infiniti colori; essi sono stati classificati da Newton in 7 regioni convenzionali (rosso, aranciato, giallo, verde, azzurro, indaco, violetto). Lo stesso Newton ha potuto dimostrare che la luce bianca solare è costituita di r. di tutti i colori, scomponendo la stessa luce mediante un prisma.
Le r. elettrom. costituiscono una forma di energia (energia raggiante) che si propaga con la velocità c. Quando si controlla o si misura tale energia, essa appare concentrata in tanti granuli di energia detti «quanti» o "quanta», il cui valore dipende dalle $\nu$ e precisamente $\mathrm{E}=\mathrm{h} . \mathrm{v}$, essendo h una costante universale (costante di Planck) eguale a $6,6.10^{-27}$ erg. sec. L'energia dei quanti dipende quindi dalla $v$ della r. alla quale appartengono. Tale energia si suole misurare in eV ; hanno energia dell'ordine di i eV i quanti di luce visibile, mentre i quanti delle r. X arrivano dai 100.000 eV ai 10 milioni di eV (ossia a 10 MeV ).
Nel caso di corpi solidi o liquidi incandescenti la distribuzione spettrale dell'energia raggiante emessa dipende soprattutto dalla temperatura del corpo. Tale distribuzione spettrale è indicata in figura per le diverse temperature assolute $T$ del corpo emittente (si può ritenere che $3000^{\circ} \mathrm{K}$ sia la T del filamento di una lampadina, $6000^{\circ} \mathrm{K}$ la T della superficie del sole, $600.000^{\circ} \mathrm{K}$ quella del globo incandescente di una bomba atomica). Da notare che il massimo delle tre curve cade rispettivamente nella regione infrarossa, visibile, ed X dello spettro. Più esattamente la legge di Wien stabilisce che il " $\lambda$ massimo " $(\lambda \mathrm{m})$ è inversamente proporzionale alla T ossia $\lambda_{0}=2900 / \mathrm{T}$ ( 2900 micron gradi $=$ costante di Wien). Ad es., per il sole l'energia raggiante presenta un massimo per $\lambda=2900: 6000=0,48$ micron che corrisponde alla luce giallo-verde. L'energia totale emessa (per tutte le lunghezze d'onda) risulta proporzionale alla $4^{a}$ potenza della T (ossia a $\mathrm{T}^{2}$ ). Un $\mathrm{cm}^{2}$ della bomba atomica supposta ad una T cento volte maggiore del sole, emette un'energia $\mathrm{coa}^{2}=100$ milioni di volte maggiore di $1 \mathrm{~cm}^{2}$ di sole. I corpi gassosi incandescenti emettono uno spettro discontinuo ossia r. appartenenti ad alcune $\lambda$; ad es., i vapori di sodio emettono nello spettro visibile solo r.
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gialle di $\lambda=0,589$ micron, l'idrogeno emette 4 r . visibili di colore rosso, azzurro, indaco, violetto (con $\lambda=0,656$; $0,486 ; 0,434 ; 0,410$ micron).
III. Rivelazione delle r. - Le r. si rivelano in base agli effetti da esse prodotti. L'occhio è il rivelatore naturale delle r. elettrom. che costituiscono lo spettro visibile. In generale se un corpo assorbe una r. qualsiasi trasforma l'energia di essa in calore, ossia può rivelare la r. stessa mediante il suo riscaldamento (coppia termoelettrica). In qualche caso la r. incidente provoca una fuoriossita di elettroni (effetto fotoelettrico) utilizzato nella cella fotoelettrica oggi largamente usato nel cinema sonoro, nella televisione ecc. Le r. elettrom. e le corpuscolari possono, infine, produrre fluorescenza, fosforescenza, ionizzazione, annerimento di emulsioni fotografiche ed altri effetti fisico-chimici.
Tito Frensini
RADIC, Ante. - Uomo politico croato, n. a Trebarjevo Desno l'ri giugno 1868, m. a Zagabria il ro febbr. 1919. Dopo gli studi a Zagabria e Vienna divenne professore ginnasiale.
Dal 1903 al 1909 fu segretario della Matica Hruatsha a Zagabria, dove nella lotta tra i " vecchi "ed i " giovani " fu un aspro avversario di questi ultimi. Nel 1904 fondó insieme al fratello Stjepan il Partito contadino popolare croato, grazie al quale riusci per tre volte eletto deputato. Animatore della rivista Dom ("Focolare") per i contadini, ne compilava egli stesso la maggior parte degli articoli sostenendovi l'ideale del focolare domestico e della lotta per i diritti sociali e politici della categoria, spina dorsale del popolo e conservatrice del patrimonio "autoctono", contro l'altro estraneo della gospoda (nobiltà e borghesia), influenzando cosi profondamente lo sviluppo della intera vita nazionale croata.
Scrisse Zivot t. j. smrt hrvatskoga preporoda (Zagabria 1899), e in collaborazione col fratello Sto je i tto hoće hrvatska pučka seljačka stranka? (ivi 1908), nonché numerosi altri saggi ed articoli di carattere politico, cultu-rile-politico, filologico, e specialmente etnografico e folcloristico; fondamentale Osnova za sobiranje i proućavanje grodje o narodnom životu (2 ed. Zagabria 1929). L'Opera omnia di A. R. è uscita in 19 voll. a Zagabria 1936-38.
Rm.: R. Horvcz. Ideologijo Hrvaishoe seljačkog pokreta, Zagabria 1923; J. Horvat, Politička povijest Hruatshe I, ivi 1936; B. Murad, Zivot, rad i misli dr. A. Radic, ivi 1937. P. Prendović, Die Kroaten u. ihre Bauernbewegung, Vienna-Lipsia 1940.
Ivan Vitezić
RADIC, Stjepan. - Uomo politico croato, fratello di Ante, n. a Trebarjevo Desno l'ri giugno 1871, m. a Zagabria l'8 ag. 1928. Ancora studente fu più volte arrestato ed infine allontanato dall'Università di Zagabria (1895) per ragioni politiche.
Studiò quindi a Praga, e poi dal 1897 al '99 a Parigi, ove si laureò in scienze politiche discutendo la tesi su Le Croatie actuelle et les Slaves du Sud (Parigi 1899). Visitò varie volte i principali centri europei (Parigi, Londra, Vienna, Praga e Mosca), come pure innumerevoli villaggi della Croazia sempre facendo propaganda delle sue idee sociali e politiche. Con il fratello Ante fondò il Partito contadino popolare croato (1904), che ben presto divenne la più forte corrente politica. Nel 1919 inviò alla Conferenza della pace in Versailles un memoriale chiedendo anche per i Croati il diritto di autodecisione. Pur essendo credente, nei rapporti verso la Chiesa non seppe mostrarsi immune da forti tendenze laicistiche. Dapprima nella lotta contro gli Ungheresi e poi dopo il 1918 contro l'ege. monia ed il centralismo serbo, R. si affermò come temibile avversario politico, sicché il 20 giugno 1928 venne ferito mortalmente nel Parlamento di Belgrado dal deputato serbo Puniša Račić. Fu anche fecondo scrittore politico sociale.
Rm.: A. Hiber, R., Zagabria 1925; M. Nehajev, S. R., in Hrvaisho Kola, 9 (1928), pp. 5-24; G. Solari-Bozzi, La Yugoslavia sotto la dittatura, Roma 1933; S. Pribitchévitch, La dictature du roi Alexandre, Parigi 1933; J. Horvat, Politićko povijest Hruatshe 1918-19, Zagabria 1938; D. Mitrany, Mard against the Peasant, Londra 1951.
RADICALISMO. - Usualmente il termine serve a indicare l'atteggiamento di quei movimenti ideologici e politici, i quali, riannodandosi alla concezione agnostica, individualistica e democratica, di cui si nutri la Rivoluzione Francese, si sono proposti la riforma totale del regime esistente, applicando fino alle loro ultime conseguenze i principi da quella sostenuti e divulgati. Finché si rimane unicamente sul piano storico, è difficile estrarre dai programmi dei partiti, che si sono denominati radicali, il significato proprio della loro denominazione, tanto è vizio il loro atteggiamento pratico, adattato alle condizioni sociali dei paesi, nei quali hanno svolto la loro attività. Altro è il r. inglese, altro quello francese e altro quello italiano.
Tuttavia, rifacendosi alla derivazione etimologica, si possono determinare alcuni elementi comuni, i quali, integrati con alcuni dati storici, possono fornire un concetto alquanto approssimativo. R., "da radice", nella sua accezione più generale significa un atteggiamento spirituale e pratico, del quale fanno parte, da un lato l'opposizione irriducibile a un dato ordine esistente e dall'altra il proposito di rovesciarlo per riformarlo, applicando sino alle ultime conseguenze uno schema ideale e astratto. In questo senso di opposizione al passato, alla quale sovente si associa un linguaggio eccessivo nella critica, e di tendenza estremista al rinnovamento, il r. può avere come termine qualsiasi attività umana, e perciò si è potuto parlare di un r. religioso, economico, sociale e così via.
Nondimeno l'oggetto proprio e specifico, cui il r. viene riferito, è l'ordine sociale, verso il quale esso si volge con spirito di critica implacabile, per abbatterne senza residui le istituzioni, sulle quali si è appoggiato o si appoggia, e trasformarlo fin dalle fondamenta. Il significato ricavato dall'etimologia rimane, dunque, fondamentale al r. filosofico e politico. Esso si avvicina all'estremismo e con questo sovente si confonde, sebbene ne rimanga distinto per la tendenza ad ottenere le riforme invocate mediante l'azione legale, come per la stessa ragione si distingue ancora più nettamente dalle correnti rivoluzionarie. Il r. potrebbe definire in modo più sintetico un riformismo eccessivo e intransigente.
La sua origine storica giova a mettere in luce i principi, ai quali si è ispirata la sua azione: il r. filosofico, che fornì poi il modello a movimenti eguali, sebbene non identici, nel continente, nacque in Inghilterra, dietro l'influsso esercitato in quel paese dalla Rivoluzione Francese e dalle correnti ideologiche che vi si riannodano. Si ritiene che il nome sia dovuto al Bentham, il quale postulava una riforma radicale delle istituzioni, per rompere l'economia delle classi dirigenti e immettere il popolo alla partecipazione della cosa pubblica. La teoria da lui abbozzata, che ha come fondamento l'utilitarismo, cosi consono alla mentalità mercantilistica inglese del tempo vittoriano, è individualistica, non conoscendo come principio della vita sociale se non l'interesse individuale, misura e criterio dell'azione del potere pubblico, il cui unico scopo consiste nel provvedere all'interesse del maggior numero. Inoltre essa è liberale e democratica, in quanto esige una più attiva partecipazione del popolo alla vita pubblica e patrocina l'introduzione del suffragio universale.
Le note distintive del r. filosofico, così denominato perché ebbe una formulazione teorica, cui si ricollegano, oltre al nome del Bentham, quelli di Giacomo Mill, di Maucaulay, Grote, Molesworth e altri, la maggior parte rielaboratori indipendenti dei principi del caposcuola, si ritrovarono in quello politico. Già in Inghilterra, sceso dal piano ideologico a quello sociale, esso creò un movimento politico che, oltre a conquistare parecchi delle
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classi dirigenti e ad ottenere forti affermazioni nelle ar. ringhe parlamentari, si diffuse nelle piazze, per agitare l'opinione pubblica mediante i comizi. A suo attivo sono da ascrivece parecchie importanti riforme : la soppressione dei divieti contro le coalizioni operaie nel 1824 e 1825 ; l'emancipazione dei cattolici nel 1829 ; la grande riforma elettorale nel 1832 .
Il r. continentale si modella su quello inglese, dal quale riceve i motivi. Esso può essere considerato come l'ala estrema del liberalismo (v.), dal quale attinge le direttive ideologiche e le tendenze pratiche, sospingendole però agli estremi, nella compilazione dei suoi programmi e nella loro attuazione. Un punto comune, che merita speciale menzione, è quello della separazione della Chiesa e dello Stato, secondo il nuovo diritto introdotto dalla Rivoluzione Francese. Per il conseguimento di questo scopo, così in Francia come in Italia e negli altri paesi, il r. prese un atteggiamento anticlericale intransigente, che lo fece diventare oppressore e persecutore della Chiesa e delle sue istituzioni. I partiti politici, che presero il nome di radicali, divennero rifugio e strumento docile della massoneria, con la quale si confusero. R., democristismo assoluto, massoneria, riformismo socialista non di rado sono stati in pratica sinonimi.
Sebbene alcuni movimenti politici e regimi sociali più recenti abbiano alcuni caratteri propri del r. (ad es., disprezzo del passato e volontà riformatrice condotta fino agli ultimi limiti), non si possono, tuttavia, denominare radicali, se non secondo il significato più generale del termine. Nazismo, fascismo, comunismo non sono un r. in senso storico, poiché mancano dei presupposti individualistici, liberali, democratici e umanitari, sui quali si fondò l'ideologia e l'azione del r. classico.
Il r. al presente non sopravvive quasi (occorre però fare delle eccezioni, ad es., in Francia), se non quale atteggiamento personale eccessivo e intransigente, che accompagna i temperamenti passionali, il cui opposto è la mentalità reazionaria attaccata tenacemente al passato. Movimenti ancora più radicali lo hanno soppiantato, facendo proprie alcune delle istanze popolari, per le quali a suo tempo ebbe a battersi, e l'anticlericalismo che sempre lo distinse. La sua critica sta nel suo atteggiamento e nei suoi principi ispiratori.
Nella vita sociale non si può prescindere dalle esperienze del passato, facendo di esse tabula rana, poiché il suo progresso consiste nello sviluppo ulteriore delle conquiste umane già fatte. Come la natura così la società, della quale è un effetto, non procede per salti, ma per successive acquisizioni, che ne perfezionano la struttura. Le pretese estremiste del r. urtano poi contro il libero progresso delle istituzioni sociali, al quale ripugna l'autoritarismo della legge, che è una specie di assolutismo legale; gli schemi astratti, infine, vanno costantemente saggiati con le possibilità offerte dalla vita reale, alla quale deve sempre badare ogni prudente azione politica.
I principi del r. sono derivati dall' agnostizismo razionalistico dell'illuminismo, riversatosi nella corrente liberale, e pertanto, come atteggiamento estremista di questo indirizzo ideologico e politico, vanno soggetti a tutte le riserve e le critiche ad esso mosse dalla dottrina sociale cattolica (v. liberalismo).
Brid.: R. Calamandrei, Logica del r. italiano, Firenze 1895; E. Iblévy, La formation du radicalisme philosophique, 3 voll., Parigi 1901-1904; R. Murti, Il partito radicale e il r. italiano, Roma 1913; N. M. Fovel, Il partito radicale nell'ora presente, ivi 1914; A. La Fegna, Il r. sociale, Milano 1919; G. Perticone, Gruppi e partiti politici nella vita pubblica italiana, Modena 1938, pp. 212-22; G. De Ruggiero, Storia del liberalismo europeo, Bari 1945, pp. 97-113. Cf. inoltre S. Maccoby, English radicalism (1833-86), Londra 1938 e M. R. Adams, Studies in the literary backgrounds of English radicalism, Lancaster 1947.
RADICATI, Alberto. - Conte di Passerano e Cocconato, n. a Torino nel 1698, m. all'Aia il 24 ott. 1734. Fu consigliere per diversi anni di Vittorio Amedeo II per tutte le questioni riguardanti la politica ecclesiastica, che informò alle concezioni di un rigido giurisdizionalismo. Tale atteggiamento, al-
lorché si giunse ad un accordo fra il governo pontificio e quello di Torino, lo costrinse ad allontanarsi dalla patria per rifugiarsi dapprima a Londra e, successivamente, in Olanda, ove trascorse gli ultimi anni della sua vita.
Nelle sue opere, specialmente nel Recueil des pièces curieuses sur les matières les plus intéressantes (Rotterdam 1736), ripropone l'ideale dell'antica Chiesa cristiana, come l'unico atto ad ispirare una vera riforma delle istituzioni ecclesiastiche, ed elabora una concezione democratica, intesa come l'esigenza dell'assoluta eguaglianza di tutti gli uomini (abolizione della famiglia, comunione dei beni, ecc.). Fra le altre opere del R. si ricordano: History of abdication of Victor Amédée II (Londra 1732); A philosophical dissertation upon death (ivi 1732); Twelve discourses concerning religion and government inscribed to all lovers of truth and liberty (ivi 1734).
Brid.: P. Gobetti, Ritoramento senza eroi, Torino 1926; A. Alberti, A. R. di Passerano, ivi 1931.
Mario d'Addio
RADICIOTTI, Giuseppe. - Musicologo, n. a Jesi il 25 genn. 1859, m. a Tivoli il 4 apr. 1931. Studiò all'Università di Roma, dove fu poi professore nelle scuole secondarie; nel 1895 passò nel Liceo di Tivoli.
Ricercatore sagace, e critico di storia della musica, in particolare per ciò che riguarda le Marche, pubblicò numerosi ed importanti studi sulla musica ad i musicisti di quella regione, primi fra tutti G. Rossini e G. B. Pergolesi, a cui dedicò le sue opere migliori. Oltre varie monografie sulla storia del teatro, emergono: L'arte musicale in Tivoli nei sect. XVI-XVII e XVIII (Tivoli 1907); I musicisti marchigiani dal sec. XVI al XIX (Roma 1909); G. B. Pergolesi, ivi 1910; $2^{\text {a }}$ ed. Milano 1935); Rossini (Genova 1914; $2^{\text {a }}$ ed. Roma 1927); La Cappella musicale del Duomo di Pesaro (Torino 1914); G. Rossini, Vita documentata, opere ed influenza sull'arte, biografia monumentale in 3 voll. (Tivoli 1927-29).
Brid.: L. Parigi, R. G., in La critica musicale, i (1918), p. 76 sgg.; V. Scotti, R., in Boll. bibliogr. muscale, 6 (1931), p. 127 sgg.
Luisa Cervelli
RADIESTESIA. - Denominazione di un gruppo particolare di fenomeni di chiaroveggenza (v.) diretta in cui la conoscenza dell'evento o dell'ente ricercato avviene per il rapporto che si stabilisce direttamente tra questo e il soggetto percipiente e con l'uso di particolari strumenti rivelatori: la bacchetta o forzina e il pendolo.
La denominazione, usata nella presunzione che i fenomeni siano da attribuirsi a ipotetiche radiazioni o movimenti endulatori emessi indistintamente da ogni corpo, potrebbe anche addirsi a ogni fenomeno di chiaroveggenza; in pratica, però, il termine viene usato limitatamente per indicare la suddetta forma di rivelazione di fatti e cose con la bacchetta (rabdomanzia : $\beta \dot{\alpha} \beta \delta \mathrm{s}$ verga, $\mu \alpha v \tau \varepsilon i \alpha=$ divinazione) o col pendolo.
L'oggetto della ricerca dell'attività rabdomanica o pendolare (l'uso del pendolo per le ricerche radiestetiche va sostituendosi a quello della bacchetta, per la maggiore comodità di uso, varietà ed esattezza d'indicazioni), è assai vario ed è rappresentato da qualsiasi entità occulta a qualunque regno di natura appartenga, non esclusa qualità o quantità o ubicazione, anche nei riguardi dell'uomo, per il quale viene applicata anche come teste di diagnosi di sede e di natura, mezzo per la determinazione dei rimedi più adatti, per indagare perfino le interne condizioni psichiche e circostanze biologiche e sociali (sentimenti, rapporti di consanguineità, responsabilità, ecc.).
Soggetto della r., può essere più o meno ogni uomo; si ammette da vari autori che anche viventi di grado inferiore, animali o vegetali, siano capaci di regolare il loro comportamento in rapporto alle facoltà radiestetiche di cui sarebbero dotati.
Per uno studio particolareggiato del metodo della ricerca radiestesica si rimanda alle opere specializzate, da studiare con spirito critico essendo largamente piene di precetti empirici, regole e conclusioni non motivate con
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severo metodo scientifico, fatti non documentati sufficientemente o di ambigua interpretazione. Gli strumenti comunemente usati sono la bacchetta o verga; ramoscello di nocciolo, simo, canna d'India (esclusi i legni resinosi o di olivo), stecche di balena, rettilino o piegati a V o Y, ottenuti con due elementi uniti insieme da un legaccio vegetale; o il pendolo, piccola massa del peso dai 30 ai 70 grammi, di materia varia (legno, osso, sostanze plastiche, metallo, eventualmente anche l'orologio, ecc.) sospesa a una catenella o filo (seta, lino, canapa) della lunghezza di 30-80 centimetri, secondo la particolare sensibilità dello sperimentatore e l'oggetto della ricerca. I movimenti di tali strumenti : imolcarsi o abbassarsi della punta della bacchetta nelle mani dell'operatore; oscillazioni pendolari o circolari, destrorse o sinistrorse, o ellittiche del pendolo, sarebbero indicative della presenza, la profondita, la natura, le particolari caratteristiche dell'oggetto della ricerca, secondo un codice interpretativo, spesso prive di una razionale giustificazione, empiricamente stabilito e spesso assai vario, nelle risposte più circostanziate, dall'uno all'altro sperimentatore. Le stesse molteplici modalità e prevideuce dettate, indispensabili per la buona riuscita degli esperimenti, più che regole scientifiche razionalmente motivate, appaiono precetti empirici e personali.
Circe l'interpretazione dei fenomeni, uno degli esponenti della r., l'abate Mermet (v. bibl.), pone come postulati fondamentali che : a) tutti i corpi, senza eccezione, emettono costantemente onde o radiazioni; b) il corpo umano, entrambi in questi campi d'influenza, è sede di reazioni nervose, specie di correnti che s'incanalano per la mano destra; c) se si tiene in mano un oggetto adatto, verga o pendolo, il flusso invisibile si manifesta per mezzo dei movimenti ch'esso imprime a tale ago indicatore. Tali postulati, per i cultori di r., vogliono avere anche il significato di ipotesi esplicative dei fenomeni. La causa immediata del muoversi degli strumenti rivelatori durante le ricerche sarebbe rappresentata dalle contrazioni involontarie muscolari del soggetto operante, provocate dalle scaricarsi delle presunte radiazioni sul suo sistema nervoso e non già da spostamenti automatici della bacchetta o del pendolo per una diretta sollecitazione delle forze emananti dall'oggetto della ricerca.
Non è possibile dare un assoluto giudizio sui valore della r. in rapporto alla soggettività dei metodi e alla discutibile certezza dei risultati ottenuti. Prassi si margini dall'osculto e del magico, praticata spesso da persone prive di salda preparazione dottrinale e incapaci di una severa critica obbiettiva, viene spesso inquinata da ignoranza, fanatismo, leggerezza, falsificazione. Un tale giudizio vale particolarmente per le forme più straordinarie e impressionanti di applicazioni della r., quali la ricerca di persone o di loro qualità dall'indagine radiestesica dello scrittura o della fotografia, di persone o di cose in rapporto al responso pendolare su carte topografiche, ecc.; attività in cui, a spiegazione dei risultati, non può neppure invocarsi la presunta azione radiante diretta dell'oggetto sul soggetto operante. In tali casi, se i fatti sono realmente documentabili, parrebbe più probabile ammettere l'intervento di fattori di ordine preternaturale, particolarmente dove si tratti della rivelazione di eventi futuri liberi (v. metapsichica). Un contegno più affermativo sembra potersi assumere nei riguardi dei fatti minori e più usuali, quali le ricerche idriche o minerarie del sottosuolo.
Del resto bisogna convenire che esiste tutta una serie di casi pratici in cui può documentarsi la realtà dei fatti ascerni, e abili sperimentatori, di cui non può assolutamente negarsi la perfetta buona fede e correttezza scientifica, riescono realmente nell'assunto pratico delle loro ricerche, sia che si tratti di profonde vene di acqua o di giacimenti minerali o del ritrovamento di cose o persone o anche della diagnosi di condizioni morbose dell'organismo umano. Trattandosi, però, di particolari qualità extrasensoriali non ordinarie a tutti gli uomini (extra sensory perception o effetto ESP, secondo la denominazione adottata dalla Duke University di Durham nella Carolina del Nord per il potere conoscitivo cui sono legati in genere i fenomeni di chiaroveggenza), anche se presenti in tutti
in embrione e capaci di esser sviluppate con l'esercizio, si comprende come la verifica e la dimostrazione dei fatti non possa assumere il piano di svolgimento delle comuni esperienze scientifiche e lasci largo adito a dubbi e interpretazioni contraddittorie.
La storia della r. si perde nei tempi più antichi, confondendosi con i riti magici orientali e con le pratiche divinatorie dell'antichità pagana. Uno studio ordinato e con serietà d'intenti sulla rabidomanzia probabilmente non può spingersi anteriormente al sec. xvI, con l'opera dell'abate L. di Vallemont: La physique occulte ou traité de la baguette divinatoire, Parigi 1693. Nel 1913 il pendolo riapparve ufficialmente sulla scena della r. per opera del Mermet al Congresso radiestesico di Parigi. Attualmente, particolarmente in Germania, Francia, Svizzera, esistono migliaia di radiestesisti riuniti in associazioni nazionali e che si raccolgono in periodici congressi.
La disciplina cattolica non condanna né proibisce la pratica della r. salvo che essa, per la particolare forma con cui venga praticata o i determinati fini cui voglia tendere (p. es., la divinazione del futuro o il raggiungimento di risultati umanamente impossibili), scantoni nella superstizione (v.). Per motivi di decenza o di prestigio o per evitare occasione di scandali, la Chiesa proibisce ai chierici e ai religiosi la pratica di quelle forme di r. che abbiano per oggetto circostanze e qualità di persone umane (diagnosi e cura delle malattie, indagini su dati intellettuali e morali, durata della vita, circostanze e tempo della morte, ecc.: decreto del S. Ufficio, 10 maggio 1942, AAS, 34 [1942], p. 148, e i commenti di A. Willvoll e J. Creusen, in Periodica de re morali canonica et liturgica, 31 [1942], p. 280 e sgg.).
Bibl.: C. Klinckowstroem, Bibliogr. der Wünschelrute, Monaco 1911: H. Mager, Les moyens de découvrir les eaux souterraines et de les capter, Parigi 1912: F. Behme, Die Wünschelrute, Hannover 1914-16: M. Bendikt, Leitfaden der Rutenlehre, Ber-lino-Vienna 1916: id., Ruten- und Pendel-Lehre, ivi 1917: P. Landesque, Hydrologie et hydroscopie, Parigi 1920: H. Mager, Les baguettes des ouvriers et les forces de la nature, ivi 1920: Th. Barret-Besterman, The divining rod, Londra 1926: E. Bosset, Essai de théorie du pendule, Parigi 1927: D. Castelli, La r., Firenze 1929; C. Klinckowstroem - R. Maltzann, Handb. der Wünschelrute, Berlino 1931: I Congres. ital. di rabd., Atti, Verona 1931: I Congres. georabitico di studi ed esperim., Atti, Rimini 1932: II Congresso internaz. di rabd. e geofisica, Atti, Verona 1932-33: L. Ghia, Ipotesi sulla rabd. e sulle bacchette selezionatrici colorate, Parma 1932: H. Mager, Les nouvelles méthodes de prospection, Parigi 1932: J. Mermet, Comment j'opère pour découvrir souvent, métaux, corps cachés et maladies de près ou à distance, St. Prex 1932: M. La Stella, R., Milano 1933: G. Calligaris, Telepatia e radio. Onde cerebrali, ivi 1934: J. Chantereins-G. Savoire, Ondes et radiations humaines, Strasburgo 1934: H. Mager, Une nowv. science: la radiophysique, Parigi 1934: C. Voillaume, Essai sur les rayonnements de l'homme et des êtres vivants, ivi 1934: H. Mellin, La radioethicite domestique et agricole, Niort 1936: L. Chaumery - A. Belisal, Traité expérimental de physique radiestatique, Parigi 1939: V. Peretti, La r. e le sue rivelazioni attraverso i colori e i fiori, Brescia 1942: S. Rosario, In difesa del pendolo, Viterbo 1943: M. Grassi, R., Brescia 1946: R. Strattesi, Ricerche nel sottosuolo. Manuale di r. e geofisica, ivi 1947: D. Castelli, L'uomo, la bacchetta, il pendolo, ivi 1948: A. Grandori, Prodigi del pendolo, 24 ed., Milano 1948: P. Zampa, Le meraviglie d'una scienza nuova, Brescia 1949.
Giuseppe De Ninno
RADINI TEDESCHI, CARlo. - Organizzatore cattolico, n. a Piacenza nel 1829 , m. ivi il 23 marzo 1908. Di nobile famiglia, conservò e trasmise alla numerosa figliolanza le più belle tradizioni; fu padre di Giacomo (v.).
Tenne con onore a Piacenza uffici pubblici e si acquistò molte benemerenze nell'Azione Cattolica, segnalandosi in modo speciale nella difesa legale delle Opere Pie; presiedette infatti per parecchi anni la Sezione dell'Opera dei Congressi cattolici, dedicata appunto a potrocinare le fondazioni e i legati di beneficenza e di culto, sia in sede giudiziaria, come in contenzioso amministrativo, e ciò in particolare dopo la promulgazione della settaria legge Crispi del luglio 1890. Nelle principali diocesi si costituiscono collegi per consulenza e assistenza legale di Curie vescovili, fabbricerie e confraternite, onde
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(da A. Grossi Bandi, Il. T. G. Roma. IviL. antoporto)
RADINI TEDESCHI, GIACOMO - RITATO.
lora fra le più crucianti nei rapporti tra la S. Sede e lo Stato italiano.
Bibl.: F. Olgiati, La storia della Azione Cattolica Italiana, $2^{2}$ ed., Milano 1922, passim. Agostino Vian
RADINI TEDESCHI, GIACOMO. - Vescovo, n. a Piacenza il 12 luglio 1857 da Carlo e da Luisa Fantini, m. a Bergamo il 22 ag. 1914.
Laureatosi a Roma, in teologia ed in diritto canonico, nell'Università Gregoriana, fu chiamato da Leone XIII nella Segreteria di Stato nel 1890 , vi rimase fino al ' 96 quale minutante dei brevi e due volte fu inviato quale ablegato a Vienna e a Parigi. Nominato canonico del Capitolo Vaticano, svolse a Roma multiforme attività nel ministero sacerdotale e nella predicazione, nell'Azione Cattolica, nei pellegrinaggi a Lourdes e a Gerusalemme (v. pellegrinaggio, III. Opere modrroe dei p.), manifestazioni nazionali ed estere per il giubileo del 1900 ed in quello dell'Immacolata nel 1904. Eco di queste sue attività sono ancora i seguenti opuscoli : Il problema scolastico odierno (Roma 1913); Jerusalem (ivi 1904); Lourdes: reminiscenze (Rocca S. Casciano 1891); Chiesa e Stato in ordine ai concordati (Milano 1887).
Nel genn. 1903 fu nominato vescovo di Bergamo, dove fece obbligo a tutti i parroci di accogliere l'azione dei laici secondo le nuove norme pontificie. Nell'indirizzo economico appoggiò pienamente gli studi del Toniolo e l'opera del Medolago e nella politica segul le tendenze conciliarrici propugnando la concordia degli animi. Attuò ottime riforme ecclesiastiche, cominciando dal governo del Seminario. Anche nella cultura e nella norme del clero in cura d'anime attuò sagge innovazioni, promosse l'incremento della liturgia, la riforma della musica sacra, la propaganda missionaria. Nel 1910 radunò il Sinodo diocesano, che non si teneva a Bergamo dal 1724 e da cui uscirono costituzioni assai elogiate.
Bibl.: C. Salotti, In memoria di R. T., Roma 1914; A. Grossi Gondi, Mont. G. M. R. T., vescovo di Bergamo, (vi 1914; A. Roncalli, In memoria di mont. G. M. R. T., Bergamo 1916; F. Olgiati, La storia dell'Azione Cattolica Italiana, $2^{2}$ ed., Milano 1922, passim; E. Vercesi, Il movimento cattolico in Italia, Firenze 1923, passim; F. Vistalli, Mont. conte G. R. T., vescovo di Bergamo, Milano 1935. Agostino Vian
RADIOATTIVITA. - Gli atomi, secondo il suggestivo modello proposto da Rutherford, sono costituiti da un nucleo e da elettroni (e.) satelliti. E i nuclei risultano a loro volta formati da protoni (p.) e neutroni (n.), particelle quasi equivalenti dal punto di vista della massa, ma con una carica elementare positiva le prime ed elettricamente neutre le altre.
Il contenuto di p. e di n. caratterizza un nucleo. Il numero Z dei p. si chiama numero atomico del nucleo
(o dell'atomo al quale il nucleo appartiene). Il numero totale $M$ dei nucleoni $(p \div n)$ si definisce numero di massa del nucleo. I n. saranno quindi M-Z. Tra i nuclei esistenti in natura se ne conoscono 230 stabili ed una quarantina instabili o radioattivi. Si dicono radioattive quelle sostanze che sono capaci di emettere spontaneamente radiazioni (corpuscoli o onde elettromagnetiche) rivelate da alcuni loro effetti, come l'annerimento di emulsioni fotografiche, la fluorescenza di alcune sostanze, la ionizzazione dell'aria e dei gas.
La scoperta dei fenomeni radioattivi da parte di H. Becquerel nel 1896 ricorda la scoperta dei raggi X da parte di Roentgen. Anche qui è per caso che Becquerel trova che sali di uranio (U) lasciati su una scatola chiusa di lastre fotografiche arrivano ad impressionarle anche attraverso il cartone della scatola. Più tardi Pierre e Marie Curie, per rivelare la r. di una sostanza e misurarne l'intensità, usano un elettroscopio e deducono l'intensità radioattiva della sostanza dalla rapidità con la quale scarica l'elettroscopio. I Curie riescono cosi a precisare che gli effetti sono proporzionali alla quantita di U presente e successivamente riescono ad isolare dalla pechblenda due nuovi elementi molto più radioattivi che furono chiamati l'uno polonio (Pa), in onore del paese di origine di Marie Curie, e l'altro radio (Ra) come a dire l'elemento più tipicamente radioattivo. Il Ra è un mulione di volte più radioattivo dell'U, ossia un reg di Ra scarica l'elettroscopio nello stesso tempo di 1 kg di U .
L'iniziativa degli studi sulla r. passa successivamente alla scuola di Cambridge diretta da Rutherford, il quale poté stabilire che le sostanze radioattive emettono tre tipi di radiazioni, una delle quali, come la luce e i raggi X, non subisce alcuna deviazione da parte di campi elettrici o magnetici : essa fu chiamata radiazione 7 e risultò costituita da fotoni di grande energia, ossia da onde elettromagnetiche di lunghezza d'onda eguale a quella dei raggi X. Le altre due radiazioni furono dette $x$ e $\beta$. Il senso e il valore delle deviazione dei raggi $x$ in campo elettrico e in campo magnetico provò ch'essi sono corpuscoli con carica positiva eguale al doppio di quella degli e., e con una massa di 4 m . u. (l'unità di massa m. u. rappresenta $1 / 16$ della massa dell'atomo di O ). Le $\alpha$ risultano quindi particelle con $Z=2$ e $M=4$ e si identificano quindi con nuclei di elio ${ }_{4} \mathrm{He}^{4}$. Le radiazioni $\beta$ sono pure corpuscoli e si identificano con l'e. come carica (che è una carica elementare negativa) e come massa ( $1 / 1840$ di m. u.) che è in molti casi trascurabile. Poiché queste radiazioni e e $\beta$ sono di origine nucleare è facile intendere le seguenti leggi dovute a Soddy e Fajans sulle disintegrazioni radioattive : 1) per l'emissione di una $\alpha$ un nucleo si trasforma nel nucleo di un altro elemento di numero atomico $Z$ diminuito di 2 e di numero di massa $M$ diminuito di 4 ; 2) per l'emissione di una particella $\beta$ un nucleo si trasforma in quello di un altro elemento avente $Z$ aumentato di 1 ed $M$ invariato. La prima di queste leggi è senz'altro evidente dato che una $x^{2^{2}}$ equivale a $2 p+2 n$; ad esempio per il ${ }_{28} \mathrm{Ra}^{226}$ si ha :
$$
{ }_{28} \mathrm{Ra}^{226} \longrightarrow{ }_{2} \mathrm{x}^{4}+{ }_{28} \mathrm{Em}^{226}
$$
Per l'origine nucleare dei $\beta$ bisogna ammettere che nel nucleo un n. si scinda in p. ed e.; il p. resta nel nucleo, al posto del n., mentre l'e. viene espulso. La variazione di massa del nucleo è trascurabile (M, somma dei p. e n. resta invariato), ma la sua carica positiva aumenta di una unità elementare.
Sono radioattivi i nuclei dei tre seguenti isotopi del potassio ( $\mathrm{Z}=19$ ), samario ( $\mathrm{Z}=62$ ), lutezio ( $\mathrm{Z}=71$ ); ${ }_{16} \mathrm{~K}^{20}$, ${ }_{25} \mathrm{Sm}^{140},{ }_{17} \mathrm{Lu}^{170} ; \mathrm{K}, 6 \mathrm{~m}$. Lu sono tre elementi ciascuno con due o più isotopi stabili; gli altri nuclei radioattivi (una quarantina) appartengono tutti agli elementi più pesanti e precisamente al tallio (81), piombo (82), bismuto (83), che hanno pure isotopi stabili, e al polonio (84), emanazione (86), radio (88), attinio (89), torio (90), protoattinio (91), uranio (92) che hanno solo isotopi radioattivi. Questi nuclei radioattivi si possono raggruppare in tre - famiglie \& radioattive le quali hanno come capostipiti i tre nuclei $\mathrm{U}^{225}, \mathrm{U}^{230}$. Th ${ }^{232}$ dai quali gli altri si ottengono per successive disintegrazioni $\beta$ e $\alpha$. Rienchiamo una di
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queste famiglie, quella dell's $\mathrm{U}^{236}$ (in parentesi il tipo di r. con la quale si passa dall'uno all'altro nucleo) :
$\mathrm{U}^{236}(\alpha) \mathrm{Th}^{234}(\beta) \mathrm{Pn}^{234}(\beta) \mathrm{U}^{234}(\alpha) \mathrm{Th}^{23}(\alpha) \mathrm{Ra}^{53}(\alpha) \mathrm{Em}^{232}(\alpha)$ $\mathrm{Pn}^{234}(\alpha) \mathrm{Pb}^{244}(\beta) \mathrm{Bi}^{234}(\beta) \mathrm{Po}^{244}(\alpha) \mathrm{Pb}^{246}(\beta) \mathrm{Bi}^{248}(\beta) \mathrm{Po}^{248}(\beta)$ $\mathrm{Pb}^{260}$.
Le tre famiglie hanno come ultimo discendente un isotopo stabile del Pb che per $\mathrm{I}^{\prime} \mathrm{U}^{235}$ è rispettivamente $\mathrm{Pb}^{260} \mathrm{e}^{\mathrm{Pb}^{260}}$.
Si puo osservare che i nuclei di una stessa famiglia devono avere numeri di massa che differiscono per un multiplo di 4 in quanto le variazioni di $M$ avvengono solo in conseguenza dell'emissione di una $\alpha^{2}$. Oltre le soprad dette tre famiglie radioattive, ne potrebbe esistere quindi una quarta, discendente da un capostipite con $M=233$ oppure 237 che però non si trova in natura. I nuclei radioattivi di essa sono stati fabbricati artificialmente da Seaborg al laboratorio di Berkeley in California.
Ogni nucleo radioattivo è caratterizzato da una costante radioattiva; essa è la frazione di nuclei che si disintegrano nell'unità di tempo ( 1 sec ); ad es., la costante radioattiva del $\mathrm{Ra}^{236}$ è di $1,38 .10^{-11} / \mathrm{sec}$. Questa piccola frazione ha un significato solo se riferita ad un grandissimo numero di nuclei per i quali il concetto di probabilità di un evento si avvicina alla sicurezza di una legge matematica.
Si può portare questa analogia: se la vita media degli uomini è di 50 anni, la probabilità media di morte di un uomo in un anno è di 1:50. Non si può però asserire né che un dato individuo morirà proprio allo scadere dei 50 anni, né che su 50 uomini presenti al $1^{\circ}$ genn. uno e solamente uno sarà morto entro il successivo 31 dic.; ma estendendo le osservazioni a 50.000 uomini la previsione di 1000 morti in un anno potrà essere fatta con un errore probabile del solo $3 \%$; e su 50 milioni di uomini la previsione di 1 milione di morti annui ha un errore probabile ridotto al $0,1 \%$.
Ricordando che il numero di Avogadro (numero di atomi contenuti in M gr di sostanza) è $6.10^{23}$, si ottiene che 1 gr di $\mathrm{Ra}^{232}$ contiene $6.10^{23}: 226=2,66.10^{21}$ nuclei; le disintegrazioni per secondo (dps) sono $2,66 .10^{21}, 1,38$. $10^{-11}=37$ miliardi con un errore probabile del solo $0,0005 \%$. L'unità di r. detta "curie" è definita appunto come la r. di una sostanza nella quale avvengono $37.10^{2}$ dps. La vita media (ingl. "means life") di una sostanza radioattiva, come nel caso della mortalità umana, è l'inverso della probabilità di disintegrazione per unità di tempo, ossia l'inverso della costante radioattiva; il periodo T (ingl. "half life") rappresenta invece il tempo necessario per la disintegrazione di una metà di una data sostanza radioattiva; si può dimostrare che T è circa eguale ai $60 /$ /cm della vita media. Diamo alcuni dati caratteristici di alcune sostanze radioattive ( $\mathrm{a} .=$ anni; $\mathrm{d} .=$ giorni) :
| Elemento | Z | M | T | peso di i curie |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| U | 92 | 238 | $4.10^{2} \mathrm{a}$. | Kg 2500 |
| U | 92 | 235 | $0,7.10^{2} \mathrm{a}$. | Kg 440 |
| Th | 90 | 232 | $13.10^{2} \mathrm{a}$. | Kg 8000 |
| Ra | 88 | 226 | 16000 . | gr 1 |
| Em | 86 | 222 | 3,8 d. | mg 0,00065 |
| Po | 84 | 214 | 0,0001 sec | mg 0,000 |
| Po | 84 | 211 | 0,005 sec | mg 0,000 |
| Sm | 62 | 152 | $140.10^{2} \mathrm{a}$. | Kg 90.000 |
| K | 10 | 40 | $0,45.10^{2} \mathrm{a}$. | Kg 250 |
Si possono ottenere sostanze radioattive artificiali bombardando i nuclei naturali (radioattivi o no) con corpuscoli o fotoni di sufficiente energia. Sono stati soprattutto usati, in ordine di tempo, prima le $\alpha$ delle sostanze radioattive naturali (Rutherford), poi p., d., $\alpha$ accelerati da speciali macchine (acceleratori lineari, ciclotroni ecc.) e infine i n. dei quali si possono oggi ottenere fasci intensissimi mediante le pile atomiche. Con il bombardamento dei nuclei con neutroni si sono ottenuti centinaia di nuovi nuclei radioattivi i quali presentano rarissimamente r. $\alpha$, spesso r. $\beta$, e inoltre altre forme di r. che costituiscono nell'emissione di p., d., n., elettroni positivi.
Per lo studio della r. si usano ancora largamente le emulsioni fotografiche con una tecnica speciale sviluppata soprattutto da Powell. Gli effetti di ionizzazione dei gas sono sfruttati in strumenti rivelatori, molto più sensibili degli elettroscopi, detti contatori di Geiger e Müller, camere a nebbia o di Wilson, camere di ionizzazione. Questi strumenti permettono di registrare il passaggio anche di una sola radiazione elementare e di misurare l'energia da essa posseduta.
Per la bibl. cf. nucleo atomico.
Tito Franzini
RADIOCOMUNICAZIONI. - I. Prodromi. La base scientifica di questo mezzo di trasmissioni varie si trova, come è noto, nella previsione di Maxwell della possibilità di produrre onde elettromagnetiche che si propagano con la velocità della luce (v. elettrologia; maXwell, James Clark) e nella loro realizzazione sperimentale ad opera di H. Hertz. Ma la tecnica per il passaggio dalla teoria alle esigenze pratiche lasciava prevedere tali difficoltà che nessuno osò avventurarsi prima che alcune esperienze conclusive del ventunenne G. Marconi avessero decisamente dimostrato che quelle difficoltà erano, almeno in larga misura, superabili. Infatti, dopo i risultati di Hertz, in tutti i laboratori fisici del mondo si erano realizzati piccoli dispositivi per produrre onde elettromagnetiche e osservarne il propagarsi, limitato in generale allo spazio di un'aula scolastica o di un corridoio; ma nessuno era stato tanto fantasioso da pensare di poter fondare su quel debole fenomeno criteri sistematici di telegrafia a distanza. Anzi, anche durante le prime esperienze di Marconi, illustri intenditori di onde elettromagnetiche si pronunciarono senza riserve contro quella possibilità quando venne loro prospettata.
Le maggiori difficoltà che in generale si opponevano all'idea del passaggio dalle delicate esperienze di laboratorio alle applicazioni pratiche consistevano: 1) nel fatto che la densità dell'energia della radiazione che si propaga per onde sferiche, aventi al centro il dispositivo emittente, si attenuano molto rapidamente, cioè propor zionalmente al quadrato della distanza; 2) nel fatto che le onde tendono a propagarsi rettilineamente e quindi non possono seguire la curvatura della terra.
Ma già nelle esperienze del 1895 , con la geniale inserzione del dispositivo elettrico oscillante fra un'antenna, costituita di un lungo conduttore rettilineo verticale, da una parte, e la terra dall'altra, e l'analoga inserzione nel dispositivo ricevente, Marconi aveva ridotto al minimo quelle difficoltà. Le onde, ormai non più sferiche ma prevalentemente cilindriche intorno all'antenna, attenuavano la loro densità di energia solo più proporzionalmente alla distanza; inoltre esse si propagavano rimanendo, in un certo senso, con la loro base agganciate alle superfici terrestri; quindi ne seguivano la curvatura e le anfrattussità. Fu così che Marconi poté dimostrare che con quella disposizione si potevano ricevere segnali anche dietro una collina e a distanze di qualche chilometro. La radiotelegrafia era quindi possibile.
II. L'epoca delle grandi lunghezze d'onda. - Nelle esperienze ricordate, l'adozione dell'antenna e del collegamento con la terra nei sistemi trasmittenti e riceventi, aumentandone la capacità, avevano automaticamente portato le lunghezze d'onda dai consueti valori dell'ordine del metro a valori dell'ordine dei cento metri. I progressi in questo senso condussero alla fine del 1901 alla nota prima trasmissione della lettera $s$ dell'alfabeto telegrafico Morse (tre punti) dalla stazione di Poldu (Inghilterra) a S. Giovanni di Terranova. Essa dimostrò in modo indubbio che, con onde di conveniente lunghezza, la curvatura della terra non costituiva un insormontabile ostacolo alle trasmissioni.
Da allora si attese ovunque, oltre che al perfezionamento delle singole parti dei sistemi emittenti e riceventi, alle costruzioni di impianti con lunghezze di onda sem-
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pre maggiori (fino a 20.000 km .) e con antenne sempre più alte (fino a più di 300 metri) alle quali dovevano naturalmente associarsi analoghe potenze di radiazione. Ma i risultati pratici, per quanto già notevoli, non corrisposero mai alle speranze, perché, nelle trasmissioni a grandissima distanza, esistevano ancora misteriose incertezze che impedivano la regolarita dei radioservizi.
Fu ancora Marconi ad apportare un po' di luce nella grave questione. Egli fin dal 1902 aveva osservato, sperimentando, che non si riscontravano differenze di intensità nei segnali che si ricevevano di giorno e di notte quando provenivano da distanze inferiori agli 800 km ., ma che di giorno venivano a mancare totalmente i segnali da distanze superiori ai 1000 km ., mentre di notte essi giungevano normali fino da distanze di 2500 km . e ancor decifrabili da distanze di 3500 .
Era dunque la luce del sole che apportava le perturbazioni. In quello stesso tempo egli aveva osservato che su una distanza di 244 km . i segnali notturni potevano emettersi con una antenna di 12 m ., mentre per ottenere segnali diurni di eguale intensità occorreva un antenna di ben 185 m . Infine, rilevando che spesso un bastimento non poteva comunicare con una stazione vicino, mentre comunicava regolarmente con una stazione lontana, scopriva l'esistenza di quelle che ora