volume-10

Back to Volumes
sec. xvir sintomi di decadenza dal

## Page 299

punto di vista politico ed economico. Nel 1806 le truppe francesi diedero il colpo finale alla Repubblica di R., che poi al Congresso di Vienna (1813) venne unita alla Dalmazia austriaca; sciolto l'Impero austro-ungarico (1918) R. entrò a far parte del nuovo Regno dei Serbi Croati e Sloveni (dopo Jugoslavia).
R., cosiddetta "Atene della Croazia ", fu la patria di molti uomini illustri, fra i quali eccellono il commediografo Marin Držić ed il celebre poeta Ivan Gundulić (Gondola). R. ha dato anche il famoso matematico ed astronomo Ruggero Boščkovic̆ gesuita ( $[\mathrm{v} .]$ sec. xviri). E noto anche il pittore Niccolò da R. (N. Božidarexić). Consideravoli i monumenti storici ed artistici, prime le mura con le torri, il magnifico palazzo dei rettori, il palazzo della dogana ("Divona"), i chiostri dei Francescani e dei Domenicani, le chiese di S. Salvatore e di S. Biagio (Sv. Visho, patrono della città), il Duomo dedicato alla Vergine S.ma e le due belle fontane attribuite all'architetto napoletano Onofrio de la Cava. Nelle chiese di R. si trovano quadri di Tiziano (o almeno della sua scuola), di Del Sarto, di Pordenone e di Palma il Vecchio. Fra le sue istituzioni molto antiche vanno ricordate la farmacia presso i Francescani, fondata nel 1317, ed un orfanotrofio per i bambini illegittimi (1432).

La diocesi di R. sembra creata contemporaneamente alla creazione della nuova città, nel sec. vir. E difatti i vescovi di R. si consideravano sempre successori di quelli di Epidauro. Ma la prima esplicita menzione l'abbiamo negli atti dei Sinodi provinciali di Spalato, nel 925 e 928; quale suffraganca di Spolato, fu allora creata anche la nuova diocesi di Cattaro (croato Kotor). Nel 1022, per concessione di Benedetto VIII, R. divenne sede metropolitana, ma causa le proteste del metropolita di Spalato nel ro6o R. è di nuovo suffraganca di Spalato, e non fu definitivamente metropoli che nel 1120, sotto il papa Callisto II, quando ebbe soggette con Antivari io suffraganee, inclusa la Bosnia. Le proteste e latte continuavano, finché sotto Innocenzo III fu ricostituita la metropoli di Antivari, e si ebbero così in Dalmazia quattro arcivescovati: Spalato, R., Zara e Antivari. Nel 1828 Leone XII creò l'unica metropoli di Zara ma unì a R. le antiche diocesi di Stagno (croato Ston) e di Curzola (croato Korčula). Nel 1932 l'isola di Lagosta (croato Lastava) veniva sottoposta all'arcivescovo di Zara.

Dei più conosciuti e meritevoli arcivescovi di R. vanno ricordati Giovanni Dominici (1408-19), Gianangelo Medici (1545-49, più tardi papa Pio IV) ed il noto studioso e diplomatico pontificio Lodovico Beccadelli (1555-64).

Attualmente la diocesi di R. è tutta compresa nella Repubblica federale croata. Nella città sede sono il Semi-
nario vescovile e due scuole filosofico-teologiche, francescana e domenicana. - Vedi tav. XX.

Bibl.: fonti : Monum. Ragusina, Libri Reformationum (13011396), ed. J. Goleich, 5 voll., in Monum. spectantia hist. Slavorum meridionalium, Zagabria 1879-97; J. Goleich - Z. Thallóczy, Diplomatarium relationum Rošpabll. Ragusinae cum regno Hungariae (1338-1684), Budapest 1887; V. Mahulev - M. Suffay, Isprace za odvolaj Dubrovnika prema Veneriji (1226-1625), in Starijve Jug. ak., 30 (1902), pp. 355-52 e 31 (1902), pp. 1-257; G. Cremonnik, Istoriski spomenizi dubrovačkog arhiva, 3^ serie, I. Kancolariski i notariski Apisi, 1278-1303, Belgrado, Srp. Kr. ak. 1932; J. Radonic, Acta et diplomata Ragusina, I, I e II, ivi 1934. Studi: D. Farlati, Illyricum sacrum, VI, Venezia 1880 (con le Accessiones et correctiones), ed. F. Bulic, Spalato 1910; J. Chr. Engel, Gesch. des Freistaates R., Vienna 1897; G. Goleich, Dells vviluppo civile di R., considerato ne' suoi monum. istor. ed artist., Ragusa 1884; K. Voinović, Crhica i drčaca a dubrovačkoj republici, in Rad Jug. ak., 119 (1894), pp. 52-142 e 121 (1895), pp. 1-91; Z. Villari, The Republic of R., Londra 1904; S. Stanojević, Borba za samostalnost baziolične crhice u Sernanjićckoj drčaci, Belgrado 1912; B. Cvjetković, Dubrovačka diplomacija, I, Ragusa 1923; M. Medini, Starijve dubrovačke, Ragusa 1935; K. Dragunović, Opis tematizan Katoličko Crhive u Jugoslavji, Sarajevo 1939; M. Barada, Dalmatia superior, in Rad Jug. ak., 270 (1949), pp. 93-113.

Antonio Matanić.-
RAGUZZINI, Filippo. - Architetto, n. a Benevento ca. il 1680, m. a Roma nel febbr. 1771.

Euna figura di artista che negli ultimi tempi ha assunto notevole importanza e della quale la critica ha sottolineato i meriti, risollevandolo dalla dimenticanza del passato, causata in gran parte dalle polemiche suscitate dalle sue costruzioni in Roma, al tempo di Benedetto XIII che lo protesse, insieme a molti altri artigiani e capomastri di Benevento. Egli appare sempre più il primo architetto del Settecento che inserì in modo diverso dal socruso barocco l'urbanistica e l'architettura minore, che dalle opere di lui ebbero vivo e singolare sviluppo. Sue opere fondamentali in Roma sono la sistemazione della Piazza di S. Ignazio con i caratteristici edifici di gusto squisitamente settecentesco, ma razionalmente ideati per sfruttare al massimo il luogo ristretto, di fronte alla grande facciata seicentesca della chiesa: l'ospedale di S. Gallicano, sviluppato orizzontalmente, con l'elegante prospetto della cappella, al centro.

Altre opere più o meno certe sono: la Madonna della Quercia, la sistemazione di S. Sisto Vecchio sempre a Roma. Recentemente è stata rintracciata anche la sua attività a Benevento. - Vedi tav. XXI.

Bibl.: M. Loret, L'architetto R. e il rococó in Roma, in Bollett. d'arte, 27 (1933-34), pp. 313-21; M. Rotili, F. R. e il rococó romano, Roma 1951 (con bibl. completa e nuove notizie biografiche).

Valerio Marioni
![img-41.jpeg](img-41.jpeg)
(fot. Berner)
Ragusa (Dubrovnik), diocesi di - Mona. Stepinac porta la reliquia di s. Biagio durante la processione annuale in onore del santo Patrono (1941).

RAHAB (ebr. Rāhābh). - Merettice di Gerico, che accolse e nascose due esploratori mandati da Giosuè (v.), accampato al di là del Giordano.

Impressionata per quanto si narrava degli Ebrei usciti dall'Egitto e convinta che Dio avesse decretato il loro dominio sulla Palestina, protesse le due spie, sviando le ricerche dei suoi concittadini. In ricompensa ottenne il giuramento di essere risparmiata insieme alla sua famiglia nel giorno dell'occupazione; soddisfece alla condizione pattuita (nastro rosso alla finestra) e la promessa fu mantenuta (Ios. 2, 2-21; 6, 1725). Convertita alla religione israelitica, sposò Salmon della tribù di Giuda ed ebbe per figlio Booz, futuro sposo di Ruth (Ruth 4, 21; Mt. 1, 5). La sua fede fu lodata in scritti del Nuovo Testamento (Hebr. 11, 31; Iac. 2, 25).

In Ps. 86, 4 e Is. 30, 7 R. è il nome simbolico dell'Egitto. Altrove (Ps. 88, 10 sg.; Iob 9, 13; 26, 12 sg.; Is. 51, 9) indica un mostro, che personifica la superbia e la ribellione a Dio; oggi si suole scorgere in tali testi un riferimento letterario al mito

## Page 300

![img-42.jpeg](img-42.jpeg)
(par carivita di morte, Giorgio Riegatti; RaHMANI, IONAZIO EPREM II - Ritratto.
Propaganda a Roma, sacerdote il 12 apr. 1873, fu consacrato vescovo di Edessa il 2 nov. 1887, eletto patriarca nel Sinodo di Mardin il 13 sett. 1898.

Pastore di attività straordinaria, fondò chiese, scuole, seminari, case religiose, orfanotrofi e tipografie, difese e conforto il suo gregge specialmente durante la guerra 1914-17, lavorò con successo al ritorno dei dissidenti ( 1 patriarca, 5 vescovi, 30 sacerdoti o religiosi, migliaia di fedeli). Come vescovo, fu l'anima del Sinodo nazionale di Sciarfa (1888).

Con la pubblicazione e traduzione di parecchi scritti siriaci inediti, e specialmente dell'apocrifo Testamentum Domini (Magonza 1899), R. si acquistò la stima dei dotti europei. Fra i libri liturgici, rifusi secondo il testo degli antichi manoscritti che egli aveva esaminato e copiato nelle biblioteche d'Europa e acquistato in Oriente, si citano il Rituale (1914-22) e il Messale (1922). Fondò una rivista mensile araba (Documenti d'Oriente) dal 1926 e coronó i suoi lavori scientifici con l'opera riccamente documentata, sebbene non scevra di inesattezze, Les liturgies orientales et occidentales étudiées séparément et comparées entre elles (Beirut 1929). Importanti sono ancora: Acta ss. confessorum Guriae et Shamonae exarata Syriaca lingua a Theophilo Edesseno a. Chr. 297 (Roma 1899); S. Ephraemi Hymni de Virginitate (Sciarfa 1906); Studia Syriaca seu Collectio documentorum hactenus ineditorum ( 5 fascc., ivi 1904 -s. d.).

BibL.: G. Stété, Un grand patriarche: Sa Béatitude Mgr I. E. R., Beirut 1929; I. Armalct, Il dolore da lontano e da vicino, in Documenti d'Oriente (in arabo), 4 (1929), no. 6 e 7 (con una biografia completa); A. Rücker, I. E. R., in Oriens christianus, $3^{\circ}$ serie, 3-4 (1930). pp. 279-82. Simon Jargy

RAIBOLINI, Francesco: v. FRANCIA, RAIBOLINI FRANCESCO detto il.

RAIFFAISEN, Friedrich Wilhelm. - Ideatore e organizzatore di cooperative agrarie di credito, n. ad Hamm a. d. Sieg il 30 marzo 1818, m. a Neuwied l'11 marzo 1888.

È stato il primo a intuire e a creare l'organizzazione cooperativa di credito e quella agraria che, assieme a quello istituite da H. Schulze-Delitzsch per gli operai e i piccoli commercianti di città, si sono affermate sempre più vittoriosamente anche in Austria, Svizzera e Italia. Dopo alcuni anni nella carriera militare, il R. entrò nella pubblica amministrazione svolgendovi per ca. 20 anni funzioni di borgomastro in alcune piccole città. Questo ufficio pubblico mise il R. in contatto diretto delle popolazioni, specialmente agricole, di cui conobbe le esigenze divenute particolarmente difficili in seguito alla carestia del 1846-47. Per superare tali tristi condizioni degli agricoltori, aggravate anche dal cattivo uso del credito e dall'usura, il R. ideó e fondò, contribuendo con le proprie
risorse, a Meyerbusch e Heddersdorf nel 1846-47 la prima cassa mutua agraria di credito e, in seguito, in altri centri, società di soccorso e istituti di credito che assunsero la fisionomia di cooperative. Il R., infatti, intendeva, mediante tali organismi, rafforzare i rapporti sociali tra gli abitanti dei vari centri rurali, in un primo momento, al fine di rinnovare, in seguito, le condizioni morali del popolo stesso. Pertanto, il R. concepì tali istituzioni in modo che l'attività di ognuna di esse fosse ristretta in un limitato spazio di territorio, affinché i loro membri potessero ben apprezzarsi, condizione, questa, fondamentale per la sicurezza del credito; inoltre, volle esclusa ogni speculazione ed accentuata, invece, la mutualità. L'apporto del R. a questo movimento cooperativistico non fu soltanto materiale ma principalmente intellettuale, e si concreta nella pubblicazione dal 1878 di un periodico : Landwirthschaftliches Gemeinschaftsblatt e nell'opera Die Darlehensvereine ( $7^{\text {a }}$ ed., Neuwied 1889 ).

Bibl.: V. Krebs, Aus dem Leben F. W. R., $2^{\circ}$ ed., Neuwed 1922; E. L. Seelmann-Eggebert, F. W. R., Stoccarda 1028; A. M. Ratti, s. v. in Enc. Ital., XXVIII, pp. 785-86; R. Dalla Volta, s. v. in Nuovo Digesto, N. p. 1071. Francesco Ercolani

RAIGARH-AMBIKAPUR, diocesi di. - Eretta il 13 dic. 1951, è situata nell'India nord-orientale con i distretti civili di R. e di Surguja, dismembrati dalla diocesi di Ranchi (v.), e il piccolo ex-regno di Sarangarh, dismembrato dalla diocesi di Nagpur e civilmente appartenente al distretto di R.

La diocesi prende il nome dalla città di R., con 20.000 ab., all'estremità meridionale e centro più popolato e dalla cittadina di A., posta nel centro con 8500 ab . E suffraganea dell'arcidiocesi di Calcutta. Ha una superficie di kmq. 34.325 , e confina con le diocesi di Ranchi, Allahabad, Nagpur, Sambalpur e la prefettura apostolica di Jabalpur. Vi sono 65.828 cattolici e 8998 catecumeni e ca. 8000 protestanti. Il resto della popolazione, 1.549 .780 ab., è costituita da indù e animisti in eguale proporzione. Vi lavorano 20 Padri e 4 scolastici della Compagnia di Gesù, 21 suore, 83 catechisti. Funzionano già 116 scuole elementari, 7 medie ed una scuola superiore, 5 collegi per fanciulle e 5 per ragazzi. Le relazioni missionarie sono 6 , le chiese con annesso presbiterio 5 , le cappelle 100. Non mancano opere sociali e caritative con dispensati, ambulatori e catecumensiti, né associazioni pie.

Bibl.: Arch. di Prop. Fide, pos. n. 36, prot. n. 4796/21; AAS, 34 (1922). pp. 393-95. Pompeo Borgna

RAIMONDI, GIOVANNI TIMOLZONE. - Primo vicario apostolico di Hongkong, n. a Milano nel 1827, m. a Hongkong nel 1894. Fratello di Antonio, naturalista ed esploratore del Perù, dopo aver partecipato, da chierico, alle barricate del 1848, entrò, nel 1850 , nel nascente Seminario delle missioni, c, destinato alla Melanesia e alla Micronesia, fece parte del primo drappello di partenti, nel 1852.

Lavorò nell'isola di Woodlark fino al 1855 , poi, reduce dalle isole per malattia, a Manila e a Borneo. Passato ad Hongkong nel 1858 , vi rimase fino alla morte, prima semplice missionario, poi vice-prefetto e vice-procuratore di Propaganda (1860-67), prefetto e procuratore (1867-74), vescovo-vicario apostolico. A Hongkong sviluppò assai le scuole e costrui la nuova Cattedrale. Anche all'apostolato sulla terraferma puramente cinese, annessa alla colonia di Hongkong, egli dette vigoroso impulso, prima esplorando il terreno e poi visitandone ogni anno le stazioni missionarie, e non trascurò di regolare tutta l'attività della missione, indicendo due sinodi e pubblicando un volume di Monita per uso dei suoi missionari. Lettere-relazioni sue furono pubblicate sul Museo delle Missioni cattoliche di Torino, su L'osservatore lombardo di Brescia e sul Cattolico di Milano, poi sulle Missioni cattoliche; copiosissimo il suo epistolario inedito.

## Page 301

Birl.: MC. 1804, pp. 540, 588; per il primo periodo della vita; G. B. Tragella. Le Missioni Estere di Milano nel quadro degli avvenimenti contemporanei, Milano 1950.

Giovanni B. Tragella
RAIMONDI, Pietro. - Musicista, n. a Roma il 20 dic. 1786 , m. il 30 ott. 1853.

Studiò a Napoli nel Conservatorio della Pietà de' Turchini e vi fu insegnante dal 1825 al 1832 ; indi fu direttore dei reali teatri dal 1824 al 1832 ; passò poi a Palermo, quale direttore del Conservatorio dal 1832 al 1852 , quando fu nominato ( 12 dic.) maestro della Cappella Giulia nella basilica di S. Pietro in Vaticano. Oltre 48 spartiti per il teatro e le opere didattiche, scrisse 13 oratori, fra cui la applauditissima trilogia Giuseppe (Putifarre, Giuseppe, Giacobbe), e il Mosè al Sinai; una Salmodia Ducidica a $4,5,6,7$ ed 8 voci senz'accompagnamento, che la morte dell'autore troncò al VI vol. Scrisse ancora 2 grandi messe a 2 orchestre separate a 8 parti reali, varie composizioni per la Cappella Giulia (messe, salmi, inni per S. Pietro) ed un requiem a 4,8 e 16 voci, opere tutte in cui sfoggiò le ricche qualità di felice compositore e di abile contrappuntista.

Bibl.: F. Cicconetti, Memoric intorno a P. R., Roma 1867. Luisa Cervelli
RAIMONDO da Capua, beato. - N. a Capua ca. il 1330, da nobile famiglia discendente da Pier delle Vigne, m. a Norimberga nel sett. 1399. Studiò a Bologna, ove entrò nell'Ordine dei Domenicani, e fu lettore dal 1338 al 1362 colà e a Roma.

Nel 1363 passò quindi a Montepulciano come direttore spirituale del Convento di S. Agnese. Nel 1367 fu fatto priore del Convento della Minerva in Roma, donde andò poi in Toscana per altri incarichi affidatigli dal Capitolo generale, fra cui primo la direzione spirituale della giovane mantellata Caterina da Siena (1374), che guidò con somma prodeana e devozione più da discepolo, che da maestro. Collaborando con la Santa al ritorno del Papa da Avignone in Roma, la accompagnò alla Corte francese di Gregorio XI (1376) e quindi a Roma, ove, felice d'esserle ancora al fianco, venne incaricato nuovamente del priorato della Minerva (1378) durante il quale ufficio Urbano VI lo inviò come suo legato a Carlo V di Francia.

Fedele alla vergine senese anche dopo morta, difese con lei papa Prignano pur durante lo scisma occidentale (1378-1417). Dopo un anno di provincialato in Lombardia, nel 1380 R. da C. fu eletto generale dell'Ordine domenicano, che dieci anni dopo egli iniziò a riformare secondo le esigenze conosciute nelle sue visite ai vari conventi d'Italia, di Germania e di Ungheria, nominando suo vicario per la Germania Corrado di Prussia e per l'Italia Giovanni Dominici di Venezia. Morì a Norimberga durante la visita a quel convento. Di capitale importanza per la storia cateriniana è la Legenda che di lei compose nel 1393 e che fu pubblicata per la prima volta in Firenze nel 1477 (vers. it. Siena 1934). Leone XIII confermò il suo culto il 15 maggio del 1899 , con festa al 5 ott.

Delle sue opere sono pubblicate: De reformatione religiosa, Roma 1581; Opuscola et litterae, ivi 1895; Registrum litterarum, ivi 1937.

Bibl.: H. M. Cornier, Il b. R. da C., Roma 1900: R. Morties, Histoire des Multres Généraux de l'Ordre des Frères Prêcheurs. III, Parigi 1907, pp. 491-686; Fr. Valli, La mentalità agiografica del p. R. d. C., in La Diana, 8 (1933. III e IV); Fontes Vitae s. Catterinae Senensis historici, a cura di H. M. Laurent e F. Valli, Siena 1936.

Carlo Callovini
RAIMONDO Giordano. - Francese, canonico regolare dell'Ordine di S. Agostino, al quale si ascrisse dopo una scapestrata gioventù, "licentiatus in decretis -, prevosto di Uzès (Gard) nei 1377 e poi abate di Selles-sur-Cher (Bourges), m. ca. il 1381.

Col nome di Idiota pubblicò: Contemplationes de miserabili cursu vitae praesentis, in 5 trattati, e un'ampia serie di altre Contemplationes su vari argomenti ascetici; principale: Contemplationes de amore divino. Tra le edizioni più antiche di queste Contemplationes sono quelle di Parigi del 1519 e 1535.
![img-0.jpeg](img-0.jpeg)

Raimondo da Capua, beato - Il b. R. in atto di scrivere, affresco di F. Vanni (1363-1619) - Siena, chiesa di S. Caterina, cappella di S. Caterina.
G. Heidenberg di Trittenheim (Trithemius, m. nel 1517), G. Genebrard (m. nel 1597) e altri autori; credettero che l'Idiota vivesse nei secc. IX-x; ma è ormai certo che viveva ancora nel 1381 . Il suo vero nome e la sua età sono stati scoperti dal gesuita Teofilo Raynaud (m. nel 1663) che poté così ripubblicare tutte le opere dell'Idiota sotto il suo vero nome in 3 successive edd.: Lione 1632 e 1638 ; Parigi 1654.

Bibl.: R. Bellarmino, De scriptoribus ecclesiant., Lione 1663, pp. 340-50; T. Raynaud, De Raynando Jordano, in Opera omnia, XI. ivi 1663, pp. 37-66; P. Pourrat, La spiritualite chrétienne. II, Parigi 1939, pp. 461-39; E. Piovesan, Un mistico ignoto del XII sec. R. Jordanos, detto "l'Idiotu", in Vita cristiana, 17 (1948), pp. 335-49. 429-39.

Felice da Mareto
RAIMONDO Martini. - Teologo e missionario domenicano, n. a Subirats (Catalogna) nel 1220 ca., m. a Barcellona dopo il luglio del 1286. Religioso dal 1236 , fu inviato, con un gruppo di confratelli, a Tunisi per fondarvi una scuola di arabo (1250). Il 27 marzo 1264, a Barcellona, il re Giacomo di Aragona gli affidò l'incarico di esaminare gli scritti degli Ebrei. Dal 1268 al 1269 fu di nuovo missionario presso i Mori, a Tunisi. Nel 1281 insegnò ebraico a Barcellona.

Profondo conoscitore delle lingue e del mondo arabo ed ebraico, dedicò tutta la sua vita alla loro conversione. A tale scopo scrisse varie opere: Explanatio symboli Apostolorum, terminata nel 1257 (ed. da J. March nel 1908, v. op. cit. in bibl.), dove spiega il Credo, con costante riferimento agli Ebrei e ai Saraceni; Capistrum Judaeorum, scritto nel 1267 (ms. Bologna, Bibl. Univ., cod. Lat. 1675; Parigi, Bibl. naz., cod. Lat. 3643), dà la prova delle profezie messianiche e conforta le obiezioni dei rabbini; Pugio fidei adversus Mauros et Iudaeos, terminato nel 1278 (Ortona 1518, Basilea 1550, Francoforte 1561), una specie di Summa apologetica. Quanto alla dottrina, R. nell'Esplanatio sembra ispirarsi più a s. Agostino e ad Abelardo, nel Pugio invece si ispira a s. Tommaso e precisamente alla Summa contra Gentiles, che alle volte riproduce alla lettera.

## Page 302

![img-1.jpeg](img-1.jpeg)

Raimondo Nonnato, santo - Particolare della Produazione di s. R. di Carlo Saraceni (ca. 1614) - Roma, Curia generalizas dei PF. Mercedari.

Birl.: Quétif-Echard, I, pp. 396-98; J. March, R. M. y la seva Explanatio Symboli Apostolorum, in Anuari del Institud d'estudis catalans, Barcellona 1908, pp. 443-96; H. Sancho, La Explanatio Symboli apostolorum de R. M., in La ciencia tomista, o (1917), pp. 394-408; A. Berthier, Un maître orientaliste du XIIIe siècle: R. M., in Arch. Fr. Praed., 6 (1936), pp. 267-311; S. Liebermann, $A$ fere words on some 3 ewsish legends, customs and literary sources found in Karaite and Christian words, Gerusalemme 1939, pp. 43-91; F. Cavallera, L'Explanatio Symboli de R. M., in Studia Mediaev. in honorem R. Martin, Bruges 1949, pp. 201-20.

Alfonso D'Amato
RAIMONDO NONNATO, santo. - Le notizie biografiche e sul culto di s. R. sono di origine tardiva e assai incerte. Dal modo insolito con cui vide la luce, R. si ebbe l'appellativo di N. Oriundo da Portell in Catalogna, a ca. 20 anni d'età (1220) si scrisse all'Ordine, allora appena fondato, dei Mercedari.

Si dedicò tutto alla liberazione e conversione degli schiavi, specialmente in terra spagnola occupata dai Mori. Dopo una missione a Roma per patrocinare una causa del suo Ordine, R. N. passò in Algeria per la redenzione di altri infedeli prigionieri. Rimasto ostaggio egli stesso in loro favore, mentre in Spagna si raccoglievano le offerte per la sua ed altrui liberazione, R. N. sopportò eroicamente inauditi tormenti, fra cui celebre anche la perforazione delle labbra. Per la fama di tanta sua virtù Gregorio IX pensò di innalzarlo alla dignità cardinalizia (1239) e a volerlo per consigliere in Roma. Mentre per obbedienza R. N. si incamminava alla volta dell'Urbe, morì a Cardona, venendo poi sepolto nella chiesetta di S. Nicola, che per il suo culto fu presto trasformata in santuario. Il giorno probabile della sua morte ( 31 ag. 1240) venne fissato come data della festa, che però solo su ordine di Alessandro VII, nel 1657, venne inserita nel Martirologio romano; Innocenzo XI nel 1667 ne estese la festa a tutta la Chiesa.

Birl.: Acta SS. Augusti, VI, Anversa 1743, pp. 729-76; M. Sancho, Vita di s. R. N. (vers. it.), Cagliari 1933: Martyr. Romanum, p. 371.

Carlo Callovini
RAIMONDO PALMERIO (PALMIERI, PALMA-
RIO), santo. - Pellegrino, n. ca. il 1140 a Piacenza,
m. ivi il 28 luglio 1200. A 12 anni si diede al lavoro del calzolaio; a 14, morto il padre, pellegrino in Palestina con la madre, che mori nel ritorno.

Rientrato in patria, si sposò e, ripreso l'antico mestiere, fece della sua bottega una scuola di perfezione cristiana. In un anno perdette cinque figli. Avutone un sesto, l'offrì alla vita religiosa. Perduta anche la moglie, andò pellegrino a Compostella, in Francia e a Roma. Tornato in patria, fondò un ospedale e si dedico all'assistenza delle vedove, degli orfani e dei carcerati. Fu araldo di pace nella lotta tra Piacenza e Cremona, affrontando persecuzioni e carcere. S'adopero per far cessare le tenzoni sanguinose in uso tra i giovani.

Birl.: BHL, 1901; Acta SS. Inhi, VI, Venezia 1749, pp. 638-63; M. P. Campi, Vita di s. R. P., Piacenza 1618; O. Rinaldi, Ann. ecclesiastici, Colonia 1646, n. 1200, p. 51; C. Molinari, Compendio della vita di s. R. P., Piacenza 1899.

Fobce da Maroto
RAIMONDO de PEÑAFORT, santo. - Domenicano, n. a Barcellona nel 1175, m. ivi il 6 genn. 1273. Studiò e poi insegnò retorica e logica a Barcellona. Quindi studiò a Bologna (1210-16), ove fu promosso dottore in diritto nel 1216. Ritornato a Barcellona per volontà del suo vescovo (1219) e nominato canonico penitenziere e poi proposto del Capitolo cattedrale, entro poco tempo dopo nell'Ordine domenicano (1222). Ebbe una parte notevole nella fondazione dell'Ordine della Mercede, per il quale compilò gran parte delle Costituzioni e ne ottenne l'approvazione (1235).

Accompagnò e aiutò il card. Giovanni di Abbeville nella sua legazione in Spagna (1229) ed ebbe poi l'incarico dal Papa di una predicazione nelle province di Arles e di Narbona in favore della spedizione di Maiorca contro i mori. Gregorio IX lo nominò suo confessore, cappellano e penitenziere e gli affidò la compilazione della nuova raccolta autentica di Decretali che fu ufficialmente promulgata da lui nel 1234 ( 5 sett.) e presentata alle Università di Parigi e Bologna (v. corpus ruris canonici). In questo stesso periodo, a nome del Papa diede numerose risposte a consultazioni giuridiche, che vanno sotto il nome di Dubitalia, edite dallo Schulte (Dic canonischen Handschriften... Praga 1868, p. 98 sgg.). Rifiutò l'arcivescovato di Tarragona. Eletto maestro generale dell'Ordine ( 23 maggio 1238), accettò molto a malmenore; compilò una redazione delle Costituzioni domenicane, che fondamentalmente sono rimaste fino alla revisione del 1924. Nel 1240 rinunciò all'ufficio di maestro generale per dedicarsi alla conversione degli Ebrei e dei Mori nella Spagna e nell'Africa. Per opera sua fu fondata una scuola di arabo a Tunisi ( 1250 ) e una di ebraico a Murcia (le prime del genere) per preparare adeguatamente i missionari. Insistette perché s. Tommaso d'Aquino scrivesse la Summa contra Gentiles. Canonizzato nel 1601. Festa il 23 genn.

Fra le sue opere bisogna ricordare: la Summa iuris (conservata parzialmente nel ms. della Biblioteca Vaticana Borgh. 261), scritta a Bologna (1216-19), che è un manuale di diritto, compilato secondo l'ordine del Decreto e del I libro delle Compilazioni di Decretali (ed. J. Rius, Barcellona 1945); più nota è la Summa de poenitentia, che ebbe una larga diffusione. E una ottima guida per i
![img-2.jpeg](img-2.jpeg)
(IM. Alinari)
Raimondo de Peñafort, santo. Affresco del Beato Angelico - Firenze, convento di S. Marco.

## Page 303

confessori, molto pratica e utile per correggere e dirigere ogni categoria di penitenti. Le tre prime parti di quest'opera sembrano scritte a Barcellona, tra il 1222-28 o 1229, certo non terminate prima del 1227, e pubblicate prima del 1234; la quarta parte (de matrimonio) è stata compilata verso il 1235-38 ed è un rifacimento della Summa de matrimonio di Tancredi. Scrisse anche delle glosse al Decretum (cf. St. Kuttner, Repertorium der Kammistil... I, Città del Vaticano 1937, pp. 20 sgg., 106 sgg., 438-52). L'influsso esercitato da R. d. P. con la sua Summa de poenitentia è manifesto nelle numerosissime edizioni, nelle glosse che vi furono aggiunte, nelle compilazioni che se ne fecero e che portano il nome di Summulae de summa s. Raymundi o Summulae abbrevistae s. Raymundi. Meno importante è la Summa pastorale, specie di manuale per i vescovi o arcidiaconi nella visita della diocesi, edita da L. Delisle (Catalogue des manuscrits, I, Parigi 1849, pp. 592-649).

BIBL.: Acta SS. Iumurti, I. Patiai-Roma 1868, pp. 404-29; A. Dossan, Etudes sur les temps primitifs de l'Ordre de St Dominoque, S. R. de P., I, Liunc 1885; H. Denille, Die Constitutionen des Predigerordens zu den Reduclion B. von P., in Arch. für Littor. u. Kirchengeschichte des M. A., 2 (1889), pp. 230-64; F. BaloneC. Paban, Raymundiana seu documenta quae pertinent ad s. R. de P. situm et scripta (Mosum, O. P. hist., 6, 1 e 11), Roma-Stoccarda 1889-1901; E. Vacas Galindo, S. R. de P. fundador de la Orden de la Merced, ivi 1919; B. Altaner, Die Domindanermissionen des 25. Jahrhunderts, Habelschmurdt 1924, pp. 81-114; A. Teetnert, La Summa de Pecnitintia de S. R. de P., in Ephem. theol. Lemanienec, 5 (1928), pp. 49-72; J. M. de Carganos, L'ubra literaria de s. R. de P., in Sulleti del sctè centenari de les Decretals, Barcellona 1934, p. 8 sgs.: V. M. Schwertner - C. M. Antony, S. R. of P., Milwaukee 1935; A. Walz, S. R. de P. auctoritas in re poenitentiali, in Angelicum, 12 (1933), pp. 346396; A. Teetaert, s. v. in DThC, XIII, 11, coll. 1806-23. Alfonso D'Amato
RAIMONDO SEBOND (DE SIBIDDA). - Medico, filosofo e teologo spagnolo, professò a Tolosa ove morì il 29 apr. 1436.

A Tolosa compose, negli ultimi due anni di sua vita, il Liber creaturarum, stampato ca. il 1484 col titolo Theologia naturalis. In quest'opera, ispirata alla dottrina di Raimondo Lullo (v.), l'autore vuole insegnare all'uomo a leggere nei due libri che Dio stesso gli ha posto innanzi : il libro della natura e la S. Scrittura. Entrambi questi libri dànno all'uomo certa conoscenza, facile a procurarsi in poco tempo, intorno alle sue origini e al suo destino, e rendono inutile ogni altra scienza. A cagione di alcune affermazioni ardite il prologo dell'opera fu censurato dal Concilio di Trento e fu soppresso nelle edizioni posteriori. Per l'esaltazione che vi si fa dell'esperienza (v.) e il discredito che vi si getta sul metodo della Scolastica, l'opera attirò l'attenzione di M. Montaigne (v.) che la fece oggetto di un'ampia esposizione e di una apologia nel famoso cap. 12 del II l. dei suoi Essais.

BibL.: G. Compayré, De R. S. et de theologiae naturalis libro, Parigi 1874; J. H. Probst, Le lullisme de R. de S., Tolosa 1912; T. Carreras y Arion, Orig. de la Slas. de R. Sibiuda (Sabunde), Barcellona 1928; Fr. J. Altés Escriba, R. S. y su sistema apologético, ivi 1930.

RAINALLUCCI (RAINALDUCCI), PIETRO, ANTIPAPA. - Frate minore, incauto fautore di Ludovico IV di Baviera(v.) e antipapa sotto il nome di Niccolò V, n. da umile famiglia a Corvaro (Rieti) nella seconda metà del sec. XIII, m. ad Avignone il 16 ott. 1333.

Abbandonata la moglie, Giovanna Mattei (fatto sfruttato poi dai suoi avversari), entrò nell'Ordine francescano ed abitò a lungo il convento d'Aracoeli. Tra gli scrittori contemporanei, chi ne fa un religioso santo e un autentico apostolo, chi al contrario lo presenta come un perfetto ipocrita di dubbia reputazione. Comunque sia, il R. ebbe il grave torto di accettare il sommo pontificato da Ludovico di Baviera in contrapposizione a Giovanni XXII (v.). Fu eletto da un collegio di 13 elettori scelti dal clero romano, senza la partecipazione di alcun cardinale, il 12 maggio 1328, e ricevette da Ludovico il nome di Niccolò V. Il 15 maggio, prima di essere incoronato ( 22 maggio), creò sei cardinali, poi si mise all'opera
per formarsi una curia e una corte che furono lungi dal praticare quella perfetta povertà di cui il R. era stato prima assertore. Niccolò V creò in tutto 9 cardinali (Eubel, I, pp. 16-17) e ca. una ventina di vescovi scelti principalmente tra gli Eremitani di S. Agostino e i Minori, questi ultimi in agitazione contro Giovanni XXII (v. MlChele de Cesebis). Lo scisma si estese da Roma a Milano dappertutto ove il partito tedesco era operante, grazie alla predicazione fonetica di religiosi appartenenti ai due Ordini già ricordati e a quello domenicano; fu accettato perfino in Sicilia.

Il giorno in cui Ludovico di Baviera fu cacciato da Roma (4 ag. 1328), Niccolò V lo dovette seguire; dopo aver soggiornato qualche mese a Viterbo e peregrinato per il Patrimonio di S. Pietro, raggiunse Ludovico a Pisa il 2 genn. 1329. Quivi, l'8 genn. concesse un'indulgenza ai nemici di Giovanni XXII confermandone la sentenza di deposizione già decretata il 18 apr. e il 13 dic. dell'anno precedente da Ludovico di Baviera, e il 19 febbr. si prestò a compiere nella Cattedrale pisana la disgustosa cerimonia della condanna, come eretico, e della degradazione di Giovanni XXII, rappresentato da un fantoccio vestito pontificalmente. La defezione di Azzone Visconti avendo costretto Ludovico ad accorrere in Alta Italia (11 apr. 1329), Niccolò V si trovò solo a Pisa, abbandonato da tutti i suoi sostenitori, eccetto il card. Paolo di Viterbo; per salvarlo il conte Bonifacio di Donoratico le nascose nel suo castello di Burgaro, ma di là lo ricondusse a Pisa all'avvicinarsi d'un esercito fiorentino. Sappito la notizia della presenza in Pisa di Niccolò V, Giovanni XXII chiese al conte la sua consegna ( 10 maggio 1330). Si intavolarono subito le trattative : il Papa s'impegnò a garantirne la vita e a concedergli il perdono e una pensione. Dopo l'abiura fatta alla presenza dell'arcivescovo di Pisa e del vescovo di Lucca ( 25 luglio), il 4 ag. il R. salpò per Marsiglia e il 24 raggiunse Avignone. Il 25 comparve al Concistoro vestito da frate minore con una corda al collo : rinnovata l'abiura (il R. si chiama "antipapa": Baluzius, I, p. 148), il Papa gli perdonò e in seguito lo trattò con molta liberalità. Passò gli ultimi tre anni della sua vita, nella penitenza, in un appartamento dello stesso Palazzo pontificio. Fu sepolto nella chiesa dei Francescani di Avignone.

BibL.: le testimonianze contemporanee: Wadding, Annales, VII, p. 72 sgg.; S. Baluzius, Vitae paparum Avenionemium, ed. G. Mollat, I. Parigi 1916, pp. 143-91; H. ivi 1928, pp. 196-210 (le note); III, ivi 1921, pp. 433-30; L. Oliger, Documenta inedita ad historiam Praticellorum spectantia, estratto dall'Arch. Franc. hist., Quaracchi 1913, p. 72. Per il Ballarism, K. Eubel, Der Registerband des Gegenpapstes Nikolaus V., in Archivalische Zeitschrift, macro.serio. 4 (1893), pp. 123-212; O. Mollat, Jean XXIII(1316-34), Lettres communes, VII, Parigi 1919, pp. 393-413; VIII, ivi 1924, pp. 383-402; A. Mercati, Supplementi al Registro dell'antipapa Niccolò V., in Suacidi per la consultazione dell'Archivio Vaticano (Studi e testi, 134), Città del Vaticano 1947, pp. 59-76; K. Eubel, Der Gegenpapst Nikolaus V. und seine Hierarchie, in Historisches Jahrbuch, 12 (1891), pp. 277-308; G. Mollat, Miscellanea Avenionemia (elezione e corte), in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 44 (1927), pp. 3-10; id., Les Papes d'Avignon 1303-76, 9* ad. Parigi [1930], pp. 339-47.
A. Pietro Frutaz

RAJABURI, vicariato apostolico di. - E situato sul golfo del Siam ed è costituito da cinque province civili, delle quali, originariamente, tre furono distaccate dal vicariato apost. di Bangkok e le altre due dalla diocesi di Malacca (Birmania).

I primi missionari della Società di S. Giovanni Bosco giunsero nel Siam nel 1947 e si stabilirono in varie stazioni come collaboratori dei Padri delle Missioni Estere di Parigi. Il 30 giugno 1930 le suddette cinque province furono erette in missione sui iuris con il nome di R. Questa fu elevata in prefettura ap. il 28 maggio 1934 e a vicariato apost. il 3 apr. 1941, affidato ai Salesiani.

Su una superficie di 118.000 kmq , la popolazione è di 2.549 .739 ab., in maggioranza Siamesi, con una notevole percentuale di Cinesi. Secondo i dati statistici del 1930-31, vi sono 11.173 cattolici con 55 catecumeni; 3000 protestanti; 380.000 maomettani; 1.870 .000 buddhisti; 289.033 animisti. Vi lavorano 30 sacerdoti, di cui

## Page 304

3 siamesi; 11 fratelli coadiutori; 55 suore. Vi sono 3 vicariati foranei; 12 stazioni primarie e 8 stazioni secondarie; 19 edifici sacri; 2 farmacie; 2 orfanotrofi; 13 scuole elementari; 5 scuole medie; una scuola superiore; 19 catechisti; 109 maestri. Vi fioriscono varie confraternite religioes e associazioni di Azione Cattolica. Nuove stazioni missionarie sono in via di organizzazione e l'opera di evangelizzazione lascia presagire lieti sviluppi. L'ordinario risiede a Bang Nok Nhuek.

Bibl.: Arch. della S. Congr. de Prop. Fide. Prospectus Status Missionis, 1250-51, pos. prot. n. 3752/51; id., Relazione con sommario, pos. prot. n. 699/41; id., Relazione con sommario, pos. prot. 2001.34; MC, pp. 268-69; AAS, 23 (1931), pp. 115-16; 27 (1931), pp. 266-67; 33 (1941), pp. 383-84. Edoardo Pecorain

RÁKÓCZI. - Nobile famiglia ungherese, probabilmente di origine boema, i cui membri furono ripetutamente principi di Transilvania.

Ne furono i più eminenti rappresentanti : Sigismondo (1544-1608), eletto principe di Transilvania nel 1607, rinunciò l'anno successivo in favore di Gabriele Báthory; Giorgio I (1593-1648), principe di Transilvania nel 1630 , si allés con Gustavo Adolfo di Svezia contro l'Impero, conquistò quasi tutto il Regno di Ungheria e con la Pace di Linz (1645) costrinse l'Imperatore a riconoscere ai protestanti libertà di culto nelle terre della corona di S. Stefano; Glosepte II (1621-60), principe di Transilvania nel 1642, aspirò al trono di Polonia e morì in seguito alle ferite riportate in combattimento contro i Turchi; Francesco I (1643-76), passò dal protestantesimo al cattolicesmo, fu eletto principe di Transilvania, ma non regnò; Francesco II (1676-1735), si pose, dopo lo scoppio della guerra di successione spagnola, a capo del movimento di indipendenza magiara; eletto nel 1704 principe di Transilvania e nel 1705 di tutta l'Ungheria, ebbe l'appoggio di Luigi XIV, ma ripetutamente sconfitto dagli Asburgo, si rifugiò in Polonia, poi in Inghilterra ed in Francia. Nel 1717 richiese l'appoggio dei Turchi, allora in guerra contro l'Imperatore. Stabilitosi nel 1720 nell'Impero ottomano, vi risiedette fino alla morte: è l'eroe nazionale magiaro; Giuseppe (1700-1738) fu pretendente alla corona d'Ungheria durante la guerra turco-austriaca del 1737-38. La famiglia si estinse nel 1756.

Bibl.: G. Miskolczy, R., in Enc. Ital., XXVIII, pp. 794-95; A. Szilágyi, Georg R. I im dreissigjährigen Kriege (1610-20), Budapest 1883; C. L. Vöbling, Carl X. Gustaf och Georg R. II, Lund 1891; E. Horn, François R. II, prince de Transylvanie, Parigi 1906; L. Jlengelmüller, Franz R. und sein Kampf für Ungarns Freiheit (1703-11), Stoccarda 1913; L. Makkai, Hist. de Transylvanie, Parigi 1946, passim; E. Pillias, Etudes sur François II R., ivi 1939; id., Josepha-Charlotte, la dernière des R., in Rev. d'hist. comparée, nuova varie, 2 (1947), pp. 208-18; id., Les derniers d'une grande famille. Joseph et Georges R., ibid., 6 (1948), pp. 214-23.

RALEIGH, diocesi di. - Città e diocesi nello Stato della North Carolina (Stati Uniti d'America).

La diocesi di R. comprende tutto lo Stato del North Carolina, cioè una superficie di 52.349 miglia quadrate con una popolazione totale (censimento del 1950) di 4.051 .740 ab., dei quali soltanto 22.067 sono cattolici. Vi sono nella diocesi 167 sacerdoti, dei quali 77 sono religiosi, di 16 congregazioni diverse, 89 parrocchie, 5 cappelle, 33 missioni, 91 stazioni, 20 congregazioni femminili ( 327 suore), 30 seminaristi, I collegio, 5 ospedali ed I orfanotrofio.
R. fu eretta come vicariato apostolico del North Carolina, il 3 marzo 1868 per smembramento di Charlestown, South Carolina. Il b. Pio X, in data 8 giugno 1910, ne staccò 8 contee per formare l'abbazia a nullius e di Belmont che fu eretta canonicamente il 18 ott. 1910. Il vicariato apostolico del North Carolina fu elevato a diocesi con sede a R., con la cost. apost. Omnium Ecclesiarum sollicitudo di Pio XI, del 12 dic. 1924. E suffraganea di Baltimora.

Bibl.: AAS, 17 (1923), pp. 171-73; The Official Catholic Directors, Nuova York 1950, pp. 488-91. Gastone Carrière

RALLIS, Georgio Alessandro. - Giureconsulto e politico, n. a Costantinopoli nel 1804. Fece gli studi superiori a Vienna e Parigi, dove fu pure
maestro di retorica. Ritornato in Grecia, fu incaricato dal suo governo di alcune missioni politiche a Tebe e Atene.

Dell'Università di questa ultima fu due volte rettore $(1838,1868)$ ed ebbe la cattedra di diritto. Presiedette pure ai dicasteri governativi della Giustizia (1841, 1848, 1857), dell'Economia (1841) e degli Esteri (1848). Con la nomina di direttore dell'Areopago ( 1850 ) ricominciò di nuovo la sua carriera di insegnante di diritto, nella quale, con qualche interruzione, continuò fino alla morte (1883) sopravvenutagli in Austria.

Molte sono le sue ordinazioni e diversi gli organismi giuridici non in Grecia mentre egli diresse il Ministero della giustizia, e moltissime le sue pregiate pubblicazioni: ad es., l'Enchiridion di diritto romano (Atene 1836), opera della giovinezza, e quella più matura sul progetto di legge sulla mendicità (ivi 1878-79). In collaborazione con Potlia M. pubblicò Codici greci (in greco, ivi 1844) con molte edizioni posteriori, ed è rimasta classica l'opera dei due Ordinatio sanctorum canonum Ecclesiae orthodoxiae orientalis (in greco, ivi 1852-56).

Bibl.: D. A. Demetriades, s. v. in Mę̧ó̀x, 'Ei̇̀̀̇̇x, 'Eүкцкд̇̀́̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇̇

## Page 305

(Malines 1828-29) contengono gli atti del vescovato di Malines, il III (ivi 1839 ) quelli di Gand, il IV (ivi 1838 ) quelli di Anversa. Infine il de R. s'interessò molto alla storia dell'antica Università di Lovanio e scrisse ottimi profili dei suoi principali teologi.

Bibl.: V. De Buck, Monstjeucur de R., Recteur maenifique de l'Universitd de Louvain, in Etudes religieuses, 7 (1865), pp. 163191, 338-76 e 422-42; J. J. Thonissen, s. v. in Biographie nationale, V. Bruxelles 1876, pp. 630-70; V. Brants, P. F. de R., in Annuaire de l'Académie royale de Belgique, 38 (1866), pp. 103194; Hurter, V. coll. 1288-90; H. Delehaye, L'oeuvre des Bollandistes 1613-1913, ivi 1920, pp. 183-87; P. Pecters, L'oeuvre des Bollandistes, ivi 1942, pp. 86-90. Edmondo Lamalle

RAMA (ebr. hā-Rāmāh «l'altura»). - Nome di diverse località bibliche situate in collina.
I. R. nella tribù di Beniamin (Ios. 18, 25) sulla via Gerusalemme-Bethel (Iudc. 4, 5), a nord di Gabaa (Indc. 19, 13; I Sam. 25, 6), posto avanzato a sud del Regno d'Israele e fortificato dal re Bazsa ( $I$ Reg. 15, 17; II Par. 15, 1-6). Dopo la caduta di Gerusalemme divenne centro di raccolta dei prigionieri deportati in Babilonia (Ier. 41, 1). Ripopolata dopo l'esilio dai Beniaminiti (Eod. 2, 26; Neb. 11, 33), non era che porcus viculus all'epoca di s. Girolamo (PL 25, 1354). L'indicazione di Eusebio (Onom., 144, 14), a 6 miglia al nord di Aelia, risponde all'odorno villaggio di er-Rām, 9 km . a nord della via Gerusalemme-Naplusa.
2. R. in Nephthali (Ios. 19, 36) è il villaggio di erRamah, al $25^{\circ} \mathrm{km}$. della via da Safed ad Aeri. Nel 1930, fra i resti di abitazioni giudaiche, vi fu scoperta una iscrizione alla memoria di Rabbí 'Elí' ezer bar 'Te'âdār, che vi aveva costruito una locanda.
3. R. in Aser (Ios. 19, 28) era nelle vicinanze di Tiro; è di incerta identificazione. E stato proposto sia Ramjah all'est di Rās en-Naqūrah, sia Hirbet er-Rāmaḥ a est di el-Bassah.
4. R. patria, residenza e luogo di sepoltura del profeta Samuele (I Sam. 1, 1 : Rāmātthajim; negli altri passi, 1, 19; 2, 11; 7, 17; 8,4; 15, 34; 16, 13; 19, 18; 22, 23; 25, 1 sempre Rāmāh e con l'accusativo di moto Rāmāthah). I Settanta trascrivono 'Aquxbyla (in 19, 18; 20, 1 'Paıx) da cui 'Aquxbyla dei Vangeli (v. ahrsayes). Fra le tante località proposte per la patria di Samuele, la più probabile è quella già attestata da Eusebio (Onom., 144, 28) e da s. Girolamo (Epist., 108: PL 22, 883), e cioè il villaggio di Renta, 13 km . a nord-est di Ladda e 40 da Gerusalemme. Questa tradizione s'accorda con l'itinerario di Saul alla ricerca delle asine e con l'incontro con il profeta nella sua casa di R. La forma duale Rā̄wāthajim allude alle due alture su cui si estende il villaggio.

Bibl.: L. Heidet, s. v. in DB, V, coll. 944-51; W. F. Albright, The Ramah of Samuel, in Journal of the Palestine Oriental Society, 7 (1927), pp. 109-11; A. Fernandez, La patria del profeta Samuel, in Biblica, 12 (1931), pp. 119-23; F. - M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, pp. 427-28. Donato Baldi

RĀMA. - R., come Kṛ̣̣na (v.), fu un eroe mortale, che meritò di essere considerato un'incarnazione (avatāra) del dio Viṣnu per il suo valore e le sue straordinarie virtù. Apparteneva alla dinastia solare, che aveva per capostipite Iksvāku e si gloriava di discendere da Vivasvat, il Sole; giunse al trono dopo una lunga serie di peripezie che sono argomento del Rāmāyana (v.) o Geste di Rāma.

Non si sa quando l'ammirazione per l'eroe cominciò a trasformarsi in venerazione per il dio fatto uomo. Nelle parti del Rāma̧yana riconosciute apocrife, che appartengono ca. al sec. it d. C., l'apoteosi di R. è già un fatto compiuto, ma non si ha notizia di un vero e propio culto reso alle immagini di R. e Sītā, fino al sec. xit. Dettero un vigoroso impulso alla diffusione del ramaismo, le riforme attuate dal brahmano Rāmānanda (sec. xivi) in seno al vigouismo. Egli sostituì il culto di R. e Sītā a quello, assai men nobile e puro, di Kṛ̣na (v.) e della sua amante Rādhā; si servì dei dialetti neo-indiani, per rendere accessibili al popolo le dottrine del ramaismo e abolì le distinzioni castali nell'ordine da lui istituito. Per opera sua e dei suoi discepoli, che furon 13, fra i quali una donna,

Padmavātī, il ramaismo si estese a tutta l'India, non senza scismi causati da dissensi dogmatici. Uno dei più importanti è quello che divide anche oggi i ramaiii del nord (vadahalai) dai meridionali (tenhalai). I primi credono che per conseguire il mokṣa (v.), sia necessaria la bhakti, la latria. Non basta cercare rifugio in Dio (R. Visnu) per ottenere la salvezza; bisogna meritarla con l'osservanza delle pratiche religiose, la condotta morale e l'esercicio dello Yoga. I secondi credono invece che Dio salvi spontaneamente le anime predisposte a ricevere la sua grazia, e sia perciò sufficiente la prapatti, la dedizione a lui. I vadahalai prendono esempio dallo scimmiotto che si aggrappa alla madre per essere da lei portato in salvo, mentre i tenhalai fanno come il gattino che si abbandona, inerte, alla madre per farsi trasportare in luogo sicuro.

Bibl.: E. W. Hopkins, The religions of India, Boston e Londra 1898, p. 500 sgg.; R. G. Bhandarkar, Vaizpavism, Saztism a minor religious system (Grundriss der inds-ar. Phil., III, 6), Strasburgo 1913, p. 46 sgg. Ferdinando Belloni Filippi

RAMADĀN: v. ISLĀM.
RĀMAKRṢNA PARAMAHAMSA. - Il suo vero nome è Gadādhar Chatterji, n. da una povera famiglia brahmanica ad Hoogly nel Bengala il 20 febbr. 1834 (secondo altri, il 18 febbr. 1836) e m. il 15 marzo 1886.

All'età di 17 anni dopo la morte del padre accompagnò a Dakṣinesvar presso Calcutta il fratello maggiore Pandit Rām Kumār, che doveva essere sacerdote in un tempio in onore della dea Kāli, venerata come la madre divina da una seria induista. Gadādhar fu il suo assistente. Dotato di una forte memoria riusci a procurarsi una larga cultura religiosa ed ebbe manifestazioni esteriori di una religiosità non comune. Per ricondurlo alla vita normale lo sposarono ad una ragazza di sei anni; questa, però, secondo l'usanza indù doveva essere lasciata nella casa paterna fino all'età di 11 o 12 anni. In quel tempo una brahmana Sanyāsin! gli inseguì la disciplina dello Yoga secondo la scuola Sāktya. Ma la sua guida spirituale fu un certo Tutā-puri, che lo istruì nel Vedanta di Sankara e lo iniziò alla vita del Sanyāsi, portandolo al più alto grado di Samādhi. Fece poi i voti di assoluta rinunzia e celibato, dimenticando di essere già sposato, e dal suo Guru ebbe il nome di R. L'epiteto di Paramahomsa, cioè «signo celeste», gli fu dato più tardi dei suoi devoti.

Le estasi e le pretese visioni di Kṛ̣na stesso divennero sempre più frequenti sì da insidiare seriamente le sua salute. Con grande scandalo dei suoi devoti si mise allora a praticare l'ascetica musulmana e poi si volse al cristianesimo mostrando un intenso amore a Gesù. Egli rimaneva però sempre un perfetto hindu e le sue esperienze religiose pretendevano di dimostrare che tutte le religioni sono vere ed atte a condurre gli spiriti verso la divinità. L'intensità delle sue manifestazioni religiose e l'amore verso i poveri gli procurarono molti discepoli, che ne raccolsero i dialoghi e i discorsi e per iniziativa di Narendra Nāth, conosciuto sotto il nome di Vivekānanda, formarono la associazione religiosa, chiamata «R. Mission», che oggi è una delle più potenti organizzazioni missionare dell'hinduismo.

Bibl.: Max Muller, R.: his Life and Sayings, Londra 1898; P. C. Mozumdar, R. P., Calcutta 1910; M. N. Gupta, The Gospel of sri R., Madras 1912; Swamy Vivekānanda, My Master, Calcutta 1911; da varie fonti: Life of sri R., complied from various authentic sources, Mayavati Himalayas 1925; Sri R.'s Teachings, 2 voll., ivi 1916 e 1920; J. N. Farquhar, Modern Religions movements in India, Londra 1929; Romain Rolland, Prophets of the New India, ivi 1930.

Cirillo Bernardo
RĀMĀYANA. - Vālmīki, l'autore del R., fu il primo poeta indiano che compose un poema d'arte (kāvya) su motivi dell'epica popolare, nel sec. III o IV a. C. Nel corso di cinque secoli (fino ca. alla metà del sec. II) il testo sanscrito subì aggiunte e interpolazioni, raggiungendo l'attuale estensione di 24.000 distici.

## Page 306

![img-3.jpeg](img-3.jpeg)

Ramazzotti. Angelo - Ritratto.
Sono apocrifi il I e il VII l., nei quali soltanto l'croe Rāma è riguardato come un'incarnazione di Visnu. Il contenuto del R. originario è il seguente: Das'aratha, re del Kosala (Oudh), aveva tre mogli e quattro figli, il maggiore dei quali, Rāma, nato da Kaus'alyā, stava per essere associato al padre nella reggenza col titolo di yusvarāa o principe ereditario, quando Kaikerv̄, la più giovane delle mogli di Das'aratha, facendo appello a una promessa del re che aveva giurato di appagare due desideri di lei, tuttora inespressi, ottenne che alla successione al trono fosse destinato suo figlio Bharata, e Rāma fosse mandato in esilio per la durata di quattordici anni. Accompagnato dalla fedele consorte Sītā e dal fratellastro Lakṣmana, Rāma si rifugio nella foresta Dandaka, dove Bharata, deludendo le ambizioni materne, andò a supplicarlo di occupare il trono vacante per la morte del padre, ucciso dal cordoglio. Riuscite vane le preghiere, egli accettò di governare in nome del fratellastro, fino al suo ritorno. Rāma aveva intrapreso una lotta vittoriosa contro gli spiriti maligni, che infestavano la foresta, attirandosi l'odio del demonio Rāvana, signore di Lañka (Ceylon), il quale riuscl a rapire Sītā portandola seco nell'isola. Rāma chiese aiuto agli scimmí, suoi alleati, il più ardito dei quali varcò con un salto l'oceano, raggiunse Lañka e portò a Sītā il salut