volume-10

Back to Volumes
cante per la morte del padre, ucciso dal cordoglio. Riuscite vane le preghiere, egli accettò di governare in nome del fratellastro, fino al suo ritorno. Rāma aveva intrapreso una lotta vittoriosa contro gli spiriti maligni, che infestavano la foresta, attirandosi l'odio del demonio Rāvana, signore di Lañka (Ceylon), il quale riuscl a rapire Sītā portandola seco nell'isola. Rāma chiese aiuto agli scimmí, suoi alleati, il più ardito dei quali varcò con un salto l'oceano, raggiunse Lañka e portò a Sītā il saluto di Rāma. Un ponte immenso fu poi costruito dagli scimmí, su cui l'esercito scimmiesco, guidato da Rāma, passò il mare, e conquistò Lañka, Rāvaṇa fu ucciso da Rāma, che, ritornato in patria con la moglie liberata, regnò felicemente per lungo tempo.

Il patetico e il meraviglioso sono le note dominanti del poema che gode tuttora in India immensa popolarità. Tradotto in quasi tutti i dialetti neo-indiani, fu rielaborato da Tulsi Dās (1332-1623) sotto il titolo di Rāmcaritmānas: - Lago delle geste di Rāma s. Questo rifacimento in hindi orientale, è diventato un libro sacro per i Ramalti di ogni classe sociale, i quali dalla eroica fermezza di Rāma nelle sventure, traggono conforto ai mali dell'esistenza. Portati sulla scena, i casi di Rāma attirano le folle, specialmente in occasione di feste sacre in onore di Rāma- Viṣnu. L'eroico scimmiotto Hanumat è un personaggio favorito del teatro popolare.

Bibl.: M. Winternitz, Geschichte der indischen Litteratur,

I. Lipsia 1908, pp. 404-40; Enc. of Rel. and Eth., X, pp. 574-578. Ferdinando Belloni Filippi

RAMAZZINI, Bernardino. - N. a Carpi (Modena) il 3 nov. 1633, m. a Padova il 5 nov. 1714.

Studiò sotto la guida dei Gesuiti, quindi fu a Parma per compiervi gli studi filosofici e medici addottorandosi nel 1659. Trasferitosi a Roma, esercitò negli ospedali sotto la guida di A. M. Rossi; in seguito, fu medico condotto a Canino e poi a Marta; esercitò poi la medicina a Modena, ove nel 1682, fu eletto professore primario di medicina teorica nell'Università. Dal 1700 insegnò nella seconda cattedra di medicina pratica nell'Università di Padova. Divenuto quasi cieco, non interruppe però mai i suoi studi, aiutato dai suoi nipoti nel leggere e nello scrivere. Nel 1708, nominato dal Senato veneto rettore del Collegio medico, fu promosso alla prima cattedra di medicina pratica.

Membro di diverse accademie, esplicò la sua poderosa attività scientifica soprattutto nella clinica medica, nell'epidemiologia, nella fisica. Per primo detto notizia dei pozzi artesiani con la memoria De fontium Mutinensium admiranda scaturigine (Modena 1691), tradotta poi in inglese; studiò il petrolio di Montezubo, anche dal punto di vista terapeutico e antisettico, e studio gli effetti della china. Precursore dell'opera di Borelli sulla pressione, inventò il barometro obliquo a mercurio; nel suo discorso Antiguitatis et nositatis studio medicus perfici, allernio l'importanza degli studi storico-medici. Nella sua opera fondamentale, il De morbis artificum (1700), subito tradotta in tedesco, il R. percorre di oltre due secoli la moderna igiene sociale per la tutela della salute dei lavoratori nei mestieri pericolosi e ingrati, prevenendo cosi le moderne provvidenze nel campo dell'igiene e della medicina sociale.

Bibl.: P. Capparoni, Profili bio-bibliogr. di medici e naturalisti celebri ital. dal sec. XVI al sec. XVIII. II. Roma 1028, p. 73; E. Sega. B. R. e il «De morbis artificum diatriba», in Atti del I Convegno interuniversit. di st. della medic., Ferrara 1942, p. 43; A. Pazzini, St. della medic., II, Milano 1947, p. 288 sge.

Gustavo Maria Apolloni
RAMAZZOTTI, Angelo. - N. a Milano il 3 ag. 1800, m. a Venezia il 24 sett. 1861, Fondatore dell'Istituto delle Missioni Estere di Milano e patriarca di Venezia.

Laureatosi in giurisprudenza a Pavia, dopo qualche anno di pratica forense intraprendeva gli studi teologici e veniva ordinato sacerdote, passando quasi subito alla Congregazione dei Missionari Oblati del Collegio di Rho (1829), per dedicarsi alle missioni al popolo e agli esercizi al clero. Pacificatore delle popolazioni nelle borgate lombarde, negli anni $1848-49$, e fondatore di opere assistenziali per gli orfani di guerra, offriva una sua casa in Saronno per aprirvi il Seminario delle Missioni dell'Oceania. Eletto vescovo di Pavia il 29 maggio 1850 e, il 4 febbr. 1858 , patriarca di Venezia, continuò la sua assistenza diligente e fattiva all'Istituto missionario da lui fondato. Per venire incontro ad un desiderio espressogli dal S. Padre aveva anzi presentato ( 1853 ) il progetto di un seminario generale per le missioni risultante di istituti provinciali, con proprie missioni. Non per questo accudiva con minore zelo e profitto alla cura pastorale del suo ufficio, nell'una e poi nell'altra diocesi. Molte delle sue opere ed iniziative sono sopravvissute sino ad oggi. Per assicurare la regolarità in ogni settore del suo governo, tenne due sinodi, uno diocesano e l'altro provinciale, che gli meritarono la più calda approvazione di Roma.

Uomo di elettissime virtù - non pochi lo ritenevano per santo - fu designato da Pio IX per ricevere la porpora cardinalizia nel Concistoro del sett. 1861, ma egli moriva in quello stesso mese.

Bibl.: P. Cagliaroli, Vita di S. E. Rev.ma mons. A. R., patriarca di Venezia, Rovigo 1862; G. B. Tragello, Le Missioni Estere di Milano nel quadro degli assonimenti contemporanei, I. Milano 1950.

Giovanni B. Tragella
RAMBERTO dei Primadizzi. - Teologo demenicano, n. a Bologna, m. a Castello (Venezia) l' 8 nov.

## Page 307

![img-4.jpeg](img-4.jpeg)

In alto: ESTERNO DELLA CATTEDRALE di Ragusa (1706-60). In basso: CHIESA DELL'ANNUNZIATA. Ricostruita nel 1772, al posto di una chiesa romanica, su disegno di G. B. Cascione da Palermo - Comiso.

## Page 308

![img-5.jpeg](img-5.jpeg)
(per cortesia di nous. A. P. Frutas)
![img-6.jpeg](img-6.jpeg)
(for coriesio di nous. A. P. Frutas)
(fol. Enit)
In alto: PANORAMA. In basso a sinistra: ESTERNO DEL PALAZZO DEI RETTORI (sec. xv). In basso a destra: LA FONTANA DI ONOFRIO. Opera di Onofrio di Giordano (1438). La calotta fu aggiunta dopo il terremoto del 1667 . A destra la chiesa di S. Salvatore ( 1520 ).

## Page 309

1308. Religioso nella città natale, studiò a Bologna e a Parigi; fu discepolo di s. Tommaso.

Maestro in teologia, insegnò a Parigi e a Bologna, dove fu pure consultore del S. Ufficio (1288-91, 1299-1303). Partecipò al Capitolo generale di Palencia (1291) e si dichiarò in favore del maestro generale Munio di Zamora, che Niccolò IV voleva deporre. Il zo febbr. 1308 fu nominato vescovo di Castello. Licenziato a Parigi, dovette scrivere un commento alle Sentenze e forse, come maestro, lasciò dei Quodlibeta; non se ne ha tuttavia notizia alcuna. Di lui si conserva solo l'Apologeticum veritatis contra corruptionm. Con questa opera, scritta probabilmente a Parigi, R. ribatte tutte le critiche che Guglielmo de la Ware aveva mosse a s. Tommaso, non risparmiando altri antitemisti, quali Enrico di Gand, Matteo d'Acquasparta, Egidio Romano.

BibL.: ed.: Apologeticum veritatis contra corruptionum, ed. J. P. Müller (Studi e testi, 108). Città del Vaticano 1943 (con biografia). Studi: G. Fantuzzi, Notizie degli scrittori bolognesi, VII. Bologna 1789, pp. 133-32; F. Ehde, Der Kampf um die Lehre des M. Thomas v. Aquin.... in Zeitschrift für huth. Theol., 37 (1913), pp. 293-98; M. Grabmann, Mittelalterliches Geistesleben, I. Monaco 1926, pp. 348-54 Alfonso D'Amato

RAMBONA, ABBAZIA di: v. DITTICO; MACERATA.
RAMESSES (Ramses) : v. phithom.
RAMIÈRE, Henry. - Gesuita, teologo, n. a Castres (diocesi di Albi) il 10 luglio 1821, m. a Tolosa il 3 penn. 1884.

Professore di filosofia e teologia nello scolasticato di Vals, poi di filosofia del diritto e di teologia all'Istituto cattolico di Tolosa. Suo merito principale fu di avere ereditato dal p. Gautrelet l'« Apostolato della preghiera» nel 1861 e di averlo sviluppato e diffuso in quasi tutto il mondo, specialmente con il Messager du S. Coeur, da lui fondato, lo stesso anno, e diretto fino alla morte. Assistette al Concilio Vaticano, come teologo del vescovo di Beauvais, e pubblicò a Roma un Bulletin du Concile ( 36 nn .: 16 dic. 1869 -20 ag. 1870), in cui si possono seguire le controversie intorno alla infallibilità, che difese vivamente con vari scritti apologetici. Molti articoli diede al periodico Etudes, di cui fu direttore dal 1870 al 1873 , contro il liberalismo, e ad altri periodici intorno ad argomenti di attualità. Restano ancora il meglio delle sue opere le pubblicazioni intorno alla Lega e alla devozione del S. Cuore: Les espérances de l'Eglise (Tolosa 1861); L'Apocolai de la prière (ivi 1859) che ebbe molte edizioni, sempre meglio rivedute, e molte traduzioni; e i tre volumi postumi derivati da suoi articoli sul Messager e ordinati dal p. E. Laborde: Le mois du S. Coeur de Jésus (ivi 1890); Le Coeur de Jésus et la divinisation du chrétien (ivi 1891); Le règne social du S. Coeur (ivi 1892).

Biel.: E. Regnault, Neurologia, in Messager du S. Coeur, 29 (1884), pp. 279 sgg., 330 sgg.; C. Parra, P. Galtier, B. Rameyer, P. Dudon, Le rée. p. H. R., Tolosa 1934. Celestino Testore

RAMLEH. - Città della Palestina a sud-est di Giaffa. Dagli scrittori arabi viene attribuita la fondazione della città al califfo umajjade Sulajmān (716), che ebbe l'intenzione di creare una capitale araba della Palestina. Vi abitavano in prevalenza musulmani, ma anche ebrei e cristiani. Il minareto costruito in quel tempo fu condotto a termine con le colonne che i cristiani avevano preparate per la loro chiesa. Di questo tempo rimane una cisterna a vòlta chiamata popolarmente di S. Elena.

Nel sec. xir i Crociati ritennero la città per Arimatea (v.) e le attribuirono una grande antichità. Sulle rovine di un antico edificio eressero la grande basilica
![img-7.jpeg](img-7.jpeg)
(ftt. Laboratorio Zincografico Terra Santa)
RamleH - Veduta.
di S. Giovanni, ottimamente conservata fino ad oggi, sebbene ridotta in moschea. Siccome R. era un punto importante sulla via Giaffa-Gerusalemme, che non poteva essere percorsa in un sol giorno, tanto più che i pellegrini desideravano visitare anche la vicina Lidda (v.), i Francescani già nel 1395 vi costruirono un Ospizio, che è rimasto in funzione fino ai nostri tempi. Si può dire che quasi tutti i pellegrini di Terra Santa (v. Pellegrinaggio) vi prendessero alloggio. Nel 1799 Napoleone, impegnato nell'assedio di Giaffa, vi mise il suo quartiere generale e dopo la sua partenza i Turchi si vendicarono distruggendo l'edificio. R. ha la sua torre di vedetta, chiamata «del 40 ", costruita nel 1318. La città nel 1948 passò allo Stato d'Israele e degli attuali 13 mila ab. la grande maggioranza è ebrea.

BibL.: G. Le Strange, Palestine under the Moslems, Londra 1890, pp. 303-308; E. Castellani, Catalogo dei firmani concernenti le proprietà della Custodia di Terra Santa, Gerusalemme 1922, p. 166 (indice); C. Esdat, Les monuments des Croisès, II, Parigi 1928, pp. 329-32; B. Bagatti, Il Museo della Flagellazione, Gerusalemme 1930, nn. 114-16; P. Hitti, History of the Arabs, Londra 1943, p. 220; Status descriptivus Custodiae Terrae Sanctae, Gerusalemme 1951, pp. 104-107. Bellarmino Bagatti

RAMMOLLIMENTO CEREBRALE. - Il concetto di r. c. è abbastanza preciso e definito da un punto di vista anatomo-patologico, molto meno invece da un punto di vista patogenetico e clinico. Si intende per r. c. un'alterazione della sostanza cerebrale che compare a focolai di varia grandezza, talvolta unici, più spesso multipli, talvolta così diffusi da interessare il cervello in toto.

Il r. non è un'alterazione esclusiva e peculiare della sostanza cerebrale, potendo interessare anche gli altri organi, e consiste essenzialmente in un focolaio di necrosi cui segue generalmente un processo riparativo, per il quale gli elementi cellulari distrutti vengono eliminati e sostituiti con tessuto fibroso di riempimento. La sede, la grandezza, l'unicità o la molteplicità, lo stadio, recente o tardivo in cui si osserva, rendono molto diverso il quadro del r. c. Un focolaio recente appare ad occhio nudo come una zona di varia grandezza a limiti indistinti, di colore bianco-giallastro (r. bianco o necrosi ischemica) o tendente al bruno (r. rosso o infarto enorragico) di consistenza molle o comunque diminuita rispetto al circostante tessuto sano. La parte centrale si colliqua, "si rammollisce», mentre alla periferia si forma un tessuto fibroso-cicatriziale che può circondare ed isolare dal resto del parenchima la parte colliquata (formazione di una cisti) o eliminarla o sostituirla (sclerosi). La sclerosi rappresenta l'esito di un processo reattivo del tessuto di sostegno o gliale ( 4 reazione gliale ) nei confronti della zona rammollita.

Per quanto sia tuttora oggetto di discussione il mec-

## Page 310

canismo con cui si forma, il r. c. può, per semplicità, essere attribuito ad un disturbo del circolo sanguigno che comporti una diminuzione dell'afflusso ematico alla sostanza cerebrale: l'area interessata risente del difetto di nutrizione e va in necrosi. Il r. c. è, per questo, sizpannaggio delle malattie che interessano i vasi cerebrali e fra queste soprattutto l'arteriosclerosi di cui rappresenta la manifestazione più tipica e aperta. L'arteriosclerosi dei vasi cerebrali consiste in un'alterazione delle pareti vasali che comporta la formazione di isole di sostanze grasse (degenerazione grassa), la deposizione di sali di calcio (ateromi), le perdita del tessuto elastico con neoformazione secondaria di tessuto connettivo (sclerosi). I vasi diventato rigidi, duri, il loro lume sempre meno pervio per il sovrapporsi di placche ateromatose o per la formazione di trombi. La diminuzione dell'apporto di sangue al parenchima cerebrale può essere brusca ed estesa (come per l'occlusione trombotica di una grossa arteria), e si hanno allora i grossi r. che interessano larghe aree di tessuto cerebrale, mentre l'occlusione più o meno completa e graduale dei piccoli vasi, diffusa a volte a tutto il cervello, comporta la formazione di piccoli diffusi rammollimenti multipli, di piccole aree di atrofia intorno ai vasi ("stato lacunare ").

La sintomatologia clinica è essenzialmente neurologica (v. nervose, malattie) e psichica; quest'ultima è più pronunciata e tipica nei r. multipli dell'arteriosclerosi generalizzata. I sintomi neurologici sono in stretto rapporto con la sede del r.: frequenti le emiplegie, le emianopsie, le afasie. Molto spesso i focolai di r. sono bilaterali ed allora si hanno alcuni sintomi nettamente indicativi di una lesione bilaterale e che rendono molto probabile per questo la diagnosi. Tra questi si citano la facies amimica con crisi di pianto e riso spastico, le turbe della fonazione e della deglutizione, l'andatura a piccoli passi ("sindrome pseudo-bulbare "). Questi disturbi si instaurano in genere gradualmente e vanno soggetti ad aggravamenti ed a remissioni parziali.

La sintomatologia psichica costituisce il quadro della "demenza arteriosclerotica" i cui segni principali sono l'iperemotività ed il decadimento delle funzioni intellettive; il malato appare impressionabile, irritabile, facile al pianto, frequentemente angustiato e depresso, anche per la consapevolezza del suo stato. La memoria di conservazione è elettivamente disturbata, il ricordo delle acquisizioni recenti è perduto, mentre i fatti remoti possono essere ricordati nei minuti particolari.

La diagnosi non presenta in genere difficoltà: la gradualità con cui si instaura fa spesso (ma non sempre) distinguere una paralisi da rammollimento trombotico da quelle improvvise e drammatiche dovute alle emorragie cerebrali (latus apoplettico). La demenza arteriosclerotica si distingue dalla demenza senile per la contemporanea presenza dei segni neurologici e perché quest'ultima si presenta con un decadimento globale ed uguale di tutte le funzioni psichiche.

Bra...: K. Wilson, Neurology, Londra 1936; R. Grinker. Neurology, Baltimore 1944; A. Ceconi, Medicina interna, I, Torino 1944.

Ramo (Ramus, de la Ramée), Pierie. - Umanista francese, n. nel 1515 a Cuth (Soissons) e perito il $3^{\circ}$ giorno della strage di S. Bartolomeo ( 26 ag. 1572).

Nutrito di studi classici, si disgustò presto della filosofia aristotelica ancora predominante. La lettura di Senofonte e di Platone lo innamorò del metodo socratico. Appena ventenne si addottorò in artibus (1536) con una disputa in cui prese a sostenere che "quaecumque ab Aristotele dicta essent, commentitia essent ". Insegnò dapprima nel Collegio di Mans a Parigi, poi aprì una propria scuola al Collegio dell'Ave Maria, per l'insegnamento della retorica, accompagnato dalla lettura e commento dei classici greci e latini. All'insegnamento della retorica ricondusse ben presto, sull'esempio di Lorenzo Valla e di Lodovico Vives, quello della dialettica che egli s'adoprò a liberare dal formalismo scolastico. Nel 1543 pubblicò a

Parigi le Dialecticae partitiones (ripubblicate poi nel 1553 col nuovo titolo Institutionum dialecticarum II, III) e le Aristotelicae animadversiones. Attaccati da Pietro di Perim della Sorbona e dal giurista portoghese Antonio di Govea, i due scritti furono censurati dalla facoltà di teologia e soppressi con decreto reale del $1^{\circ}$ marzo 1544 , mentre l'Università chiedeva per l'autore di essi la galera. Sospeso dell'insegnamento, fu incaricato di riordinare il Collegio di Presles, che sotto la sua direzione divenne uno dei più fiorenti dell'Università parigina, si che ben presto egli divenne bersaglio di nuove accuse. Con la protezione del card. di Lorena, fu creata per lui una cattedra al Collège Royal (1551), ove pronunziò la celebre prolusione Pro philosophica disciplina dinanzi a duemila ascoltatori. Da questa cattedra egli prese a trattare, una dopo l'altra, tutte le arti liberali, la filosofia naturale e la metafisica. Nel 1554 fu attaccato da Giacomo Charpentier, che scrisse le sue Animadversiones in II, III institutionum dialecticarum P. Rami, e nel 1566 le Orationes contra Rammm; lo Charpentier fu il suo più implacabile nemico.

II R. ritiene la logica aristotelica artificiosa, e, dotato com'è di spirito umanistico, si propone un ritorno alla logica naturale, innata in tutti gli uomini e rappresentata dal metodo socratico nei dialoghi di Platone. Al centro di questa dialettica sta la domanda, cioè il problema che l'uomo via via è condotto a porsi intorno a un determinato argomento e che risolve per mezzo della ricerca (l'inventio con i suoi loci communes) e del giudizio che si esplica nei suoi tre gradi : il sillogismo, il sistema, la riduzione di tutte le scienze a Dio. Questa riforma umanistica della dialettica tende a sostituire all'« analitica - aristotelica la ciceroniana - invenzione - oratoria. Con l'esercizio appunto del parlare e dello scrivere la logica naturale si perfesiona e diviene arte.

Nel 1561 il R. aderiva al calvinismo. Durante la prima guerra di religione, costretto ad abbondonare Parigi, vi ritornò dopo la Pace d'Amboise (1563), per riprendere le lezioni al Collège Royal. Durante la seconda guerra civile si rifugiò presso il principe di Condé. Minacciato di rappresaglie, lasciò la Francia ( 1568 ) e si diede a visitare le università riformate della Svizzera e della Germania. Ritornato a Parigi si trovò cacciato dalla direzione del Collegio di Presles e destituito dall'insegnamento al Collège Royal. Invano ricorse al card. di Lorena, invano sperò d'essere accolto a Ginevra ove il Bezza era troppo sospettoso dello spirito d'indipendenza che il R. dimostrò anche nella Defensio pro Aristotele (Losanna 1571), contro il rissoso teologo protestante Jakob Schenk. Il suo assassinio è dovuto alla denuncia dello Charpentier.

BibL.: per la vita, le opere e le dottrine del R., v. quanto ne scrive Teofilo Basonio nell'ed. da lui curata dell'opera postuma del R., Commentariarum ae rel. christ. II. quatuor, Frascadette sul Meno 1576; G. Rigollot, nella Nouv. biogr. univers., XLI coll. 570-76; Ch. Waddington, De P. R. vita, scriptis, philosophia, Parigi 1849; id., R. sa vie, ses écrits et ses opinions, ivi 1855 (elenco dei 50 scritti del R.); Ch. Desmaze, P. R. prof. au Cell. de France, sa vie, ses écrits, sa mort, ivi 1864; P. Lobstein, P. R. als Theolog, Strasburgo 1878; M. Guggenheim, Beitr. zur Biogr. des P. R., in Zeitschr. f. Philos., 121 (1903), pp. 140-53; E. P. Graves, P. R. and the educational reformation in the 16th century, Londra 1912: E. Rosen, The R.-Rheticus correspondence, in Journal of the hist. of ideas, I (1940), pp. 363-68.

Bruno Nardi
RAMOTH in GALAAd. - Città levitica e di rifugio nella tribù di Gad (Deut. 4, 13; Ios. 20, 8; 21, 38; 1 Par. 6, 66), capoluogo del distretto salomonico a nord e a sud del Jarmūk (I Reg. 4, 13), causa di aspre lotte fra Israeliti ed Aramet, che a lungo se ne contesero il possesso strategico (ibid. 22, 3-24; II Reg. 8, 28; 9, 1-14).

Il sito indicato da Eusebio presso Iaboc, 15 miglia ad ovest di Filadelfia ('Ammān), probabilmente es-Salṭ o Hirbet Gille'ad, non conviene con i dati biblici che suppongono una località più a nord, nel 'Aglūn. L'identificazione con il villaggio di er-Remṭah, 10 km . a sud di Der's, attuale frontiera fra il Regno hâkimita di Giordania e la Siria, abbandonata per mancanza di prove archeologiche in favore dell'imponente tell di Ḥosn 'Aglūn, 16 km .

## Page 311

a sud-ovest di er-Rentah, è stata di nuovo ripresentata con solide prove archeologiche e topografiche. Il sito antico di R. sarebbe non il villaggio di er-Rentah, ma Tell Ramit, 7 km . più a sud. Si erge in mezzo ad ampia pianura, atta a guerre con carri, all'incrocio delle strade tra 'Ammán e Damasco, presenta nel nome arabo il ricordo dell'antico nome biblico e reperti archeologici del Periodo del ferro.

Bibl.: A. Fernandez, Problemas de topographia palestinese. Barcelona 1936, p. 97; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, p. 430. L'identificazione con Tell Ramit e proposta da N. Glueck, Ramot-Gilend, in Bulletin of American Schools of oriental research, 92 (1942), p. 10, e in Annual of American Schools of oriental research, XXIV, Nuova Haven 1951, pp. $96-99$.

Donato Baldi
RAMPEGOLO (de Rampegolis, Rampegolus, Rampelogi, Rampalogi, Rampazoli), Antonio. - Teologo e predicatore agostiniano n. a Genova verso il 1360 , m. dopo il 1423 .

Ordinato sacerdote nel 1384, dal 1388 in poi insegnò teologia nei conventi di Padova, Bologna e Napoli, dove fu anche reggente degli studi; sembra che abbia preso parte al Concilio di Costanza (1414-18).

Opere: Figuras Bibliorum, ad uso dei predicatori, molte volte stampate nei secc. xv-avi e, dopo le correzioni ordinate sotto Clemente VIII, ancora nel Seicento: De pugno spirituali; Quadragesimale (Napoli 1496); Opus cenuum conscientiae; Sermones.

BibL.: L. Hain, Repertorium bibliograph., II, Parigi 1938, no. 13677-691; O. Rey, Antoine de Rampegolis, in DB. I, col. 710; D. A. Perini, Bibliographia Augustin., III, Firenze 1932, pp. 111-13.

David Gutierrez
RAMPOLLA DEL TINDARO, Mariano. Cardinale, n. il 17 ag. 1843 a Polizzi (Cefalù, Sicilia), m. il 16 dic. 1913 a Roma. Entrato nel Seminario Vaticano nel 1856, passò nel nov. 1861 al Collegio Capranica; sacerdote nel 1866, frequentò poi la Pontificia accademia dei nobili ecclesiastici. Laureatosi in utroque iure nel 1870 , fu addetto alla Congregazione degli Affari Ecclesiastici straordinari, ove per la conoscenza delle lingue orientali diede dimostrazione di vasta cultura e di attitudine alla carriera diplomatica.

Nel 1875 Pio IX lo inviò in Spagna consigliere di quella nunziatura retta da Giovanni Simeoni. Nominato quest'ultimo, alla morte dell'Antonelli, cardinale segretario di Stato, R. rimase in nunziatura come incaricato d'affari sino al 1877 , in un periodo oltremodo difficile per la Chiesa cattolica. Richiamato a Roma, fu segretario alla Congregazione di Propaganda per il rito orientale. Posto termine allo scisma armeno, fu preconizzato nel dic. 1882 arcivescovo titolare di Eracles e ritornò a Madrid quale nunzio fino al 1887, quando Leone XIII, il 27 maggio, lo creò cardinale ed il 3 giugno lo nominò suo segretario di Stato. Nella lettera che quello stesso giorno il Pontefice gli indirizzò, si richiamava l'attenzione del R. sul problema della libertà della S. Sede, libertà considerata inscindibile dal riconoscimento di una vera sovranità. Le misurate parole di Leone XIII persuasero R., pur convinto degli immensi ostacoli da parte di determinati ambienti e sfere politiche italiane, a non opporre un esplicito a fin de non recevoir» ad eventuali sondaggi governativi. Nel 1891 egli anzi si mostrò favorevole a contatti, iniziati per il tramite di mons. Della Chiesa e del conte De Bojani, con il Gabinetto del marchese Di Rudinl per risolvere diverse questioni particolari, connesse a nomine episcopali. Tali tentative parvero preludere ad un componimento amichevole tra il Regno d'Italia e la S. Sede, ma un'improvvisa levata di scudi della massoneria, determinata da un inconsulto atto di provocazione di pellegrini francesi i quali avevano apposto sui registri dei visitatori del Pantheon scritte inneggianti al Papa, sollevò in tutta Italia un'ondata antichirscale, che soffocava sul nascere ogni tentativo in proposito.

Aggravò i pericoli della situazione l'isolamento politico
![img-8.jpeg](img-8.jpeg)

Ilot. Feliri;
Rampolla del Tindaro, Mariano. Ritratto.
della S. Sede di fronteall'Italia, alleata con l'Austria-Ungheria e con la Germania, ciò che mosse il R., appoggiato dal Pontefice, a normalizzare i rapporti con la Francia repubblicana ed in particolare ad inserirele forze cattoliche nella vita politica della nazione, dalla quale erano rimaste avulse dal 1870 , a causa della loro pregiudiziale monarchica. Questo ralliement, dettato dalla necessità di salvaguardare la S. Sede contro l'anticlericalismo italiano e tendente forse anche a modificare a proprio favore l'indifferenza asburgica verso il papato, fu interpretato invece dalle sfere governative viennesi come una presa di posizione contro le potenze della Triplice Alleanza. E fu appunto il timore di un papa \& francese a a determinare Francesco Giuseppe a far porre dal card. Fuzyna, vescovo di Cracovia, il vero all'elezione al pontificato di R. nel Conclave dell'ag. 1903.

Sotto il pontificato di Pio X, R., non più segretario di Stato, esplisò il lavoro nelle congregazioni, di cui faceva parte. La crisi nei rapporti franco-vaticani, dopo la «separazione» del 1905, fece di lui nuovamente uno dei candidati più sicuri alla tiara, come si rileva da documenti diplomatici austriaci dell'epoca.

L'attività politica e diplomatica del R. come segretario di Stato è inscindibile da quella del Pontefice. Rimane pertanto difficile definire a chiare linee i limiti della sua azione. Fedele alle direttive di Leone XIII, egli cercò di assicurare l'indipendenza della S. Sede mediante un realistico inserimento del Vaticano nella comunità internazionale con l'intento di salvaguardare i diritti del magistero cattolico nel mondo

Mente apertissima a seguire gli sviluppi delle scienze sacre, vi contribuì anche con studi critici personali; scimatissimo dai dotti il volume S. Melania Giuniore, Roma 1905 (dal cod. Escorial., a. II. 9); Di un catalogo cimiteriale romano, in Atti II congresso intera. Archeol. crist., Roma 1902 (dal cod. Escorial., S. 3.27).

Bibl.: C. Crispolti-G. Aureli, La politica di Leone XIII da Luigi Galimberti a Mariano R., Roma 1912; P. Sinopoli di Giunto, Il card. M. R. d. T., ivi 1923; R. Cerretti, Il card. M. R. d. T., ivi 1929; E. Soderini, Il pontificato di Leone XIII, 3 voll., Milano 1932-33, passim; A. Luzio, Il card. R. e il marchese di Rudinl, in La nuova ontologia, 319 (1938), pp. 16-43; id., La questione romana e il card. R., in Chiesa e Stato. Studi storici e giuridici per il decennale della conciliazione tra la S. Sede e l'Italia, I; Studi storici, Milano 1939, pp. 443-79; F. EngelJancsi, Zwei Studien zur Geschichte des österreichischen Vetorechtes. II: Uber eine Kandidatur Kardinal Rampollus für die Nachfolge Pius' X, in Festschrift zur Feier des zweihundertjährigen Bestandes des Haus - Hof - und Staatsarchies, II, Vienna 1951, pp. 293-300.

Silvio Furlani
RAMSES ( $«$ Rā' lo ha generato ") II. - Faraone della XIX dinastia, figlio di Seti I (Sethos) e della regina Tewe, regnò per 67 anni dal 1299 al 1233 a. C. (cf. Pl. Giuseppe, C. Apion., I, 15, 26, 32).

Continuò l'opera di rivendicazione dell'Egitto sui territori della Palestina e della Siria, iniziata dal padre, servendosi anche forse di mercenari lici, dardani, misi, sordi ecc.; vinse una famosa battaglia a Cades (Qidla) sull'Oronte contro il re hittita Muniflu (Muratall), probabilmente la prima battaglia manovrata ricordata dalla storia; essa è esaltata, insieme col sovrano, nel poema egiziano di Pentaur, di cui sono superstiti papiri e una iscrizione. Malgrado la meritata vittoria, R. II non riuscì a domare il paese cosi conquistato, se non dopo altri

## Page 312

![img-9.jpeg](img-9.jpeg)
(da Encyclopidie photographique de l'art, Le Nuitè du Caire. Ed. Tels. Bib. tav. 127, Ramses II - Busto di R. II.

16 anni di guerre contro i ribelli, finché fece (1290) un trattato di pace e di amicizia col nuovo re hittita Hattušil, trattato di cui rimane il testo geroglifico in una iscrizione del tempio di Amón a Karnak e in un'altra nel santuario funerario del tempio suo ad "Adb el-Qumah e insieme il testo cuneiforme in una tavoletta di Boghaskóy. Il patto fu suggellato dal matrimonio di R. II con una figlia di Hattusil; gli scultori del portico di Abú Simbel riproduisero la scena dell'incontro del suocero col genero in questa occasione. R. II fu sepolto nella valle dei Re a Bibán el-Mulük; ma la sua salma è attualmente al Museo del Cairo. Innumerevoli e grandiosi sono i monumenti da lui innalzati in ogni parte dell'Egitto: splendido, tra gli altri, il Ramesseo di Tebe.

Secondo molti esegeti R. II si identifica con il + re nuovo + che iniziò l'oppressione degli Israeliti esuli in Egitto (Ex. 1, 8-22) e la cui figlia introdusse Mosè alla sua corte (ibid. 2, 9-10); avrebbe lui fatto costruire dagli Ebrei le città di R. (Pr-R'misvi) e Phithom ( $[\mathrm{v}]$; ibid. 1, 11-14). Morto lui a dopo molto tempo a (ibid. 2, 23), il suo successore Merneptah (v.) sarebbe il faraone dell'esodo (v.), contro il quale Mosè eseguil la missione divina di liberare Israele (ibid. 3, 10-15, 19).

BibL.: S. Langdon-A. Gardiner. The treaty between Hathidel and R. II, in Yourn. Egypt. Archeol., 6 (1920), pp. 179-203; I. H. Breasted, Hist. d'Egypte, trad. franc., II, Bruxelles 1926, p. 433 sg.; id., Ancient Records of Egypt, III, Chicago 1927, p. 102 sgg.; P. Bovier la Pierre, Précis de l'hist. d'Egypte, I, Parigi 1932, p. 138 sgg.; E. Drioton-J. Vandier, L'Egypte, ivi 1946, p. 405 sgg.; P. Gilbert, Esquisse d'une hist. de l'Egypte ancienne et de sa culture, Bruxelles 1949, p. 68 sgg. Aristide Càlderini

RANCAGUA, diOCESI di. - Città e diocesi nelle province civili di O'Higgins e di Colchagua, Cile (America del Sud).

La diocesi copre un territorio di 15.590 miglia q. ed ha una popolazione totale di 310.000 ab . dei quali 280.000 cattolici; conta 209 chiese, 44 parrocchie, 47 sacerdoti diocesani, 17 seminaristi, 48 sacerdoti religiosi.

La diocesi di Santiago del Cile, eretta da Pio IV nel 1561 come suffraganea di Lima, venne elevata a metropolitana da Gregorio XVI nel 1840. Da questa, il 18 ott. 1925 , Pio XI con la cost. Apostolici muneris dismem-
brando le due provincie civili di O'Higgins e di Colchagua creò la diocesi di R.; la chiesa di S. Croce a R. venne elevata a cattedrale.

BibL.: AAS, 18 (1926), p. 202; Ann. Pont. 1952, p. 334; v. anche sANTIAGO, ARCHIOCESI di. Gastone Carrière

RANGE, ARMAND de: v. BOUTHILLER DE RANGE, ARMAND-JEAN de.

RANCHI, diOCESI di. - Più spesso chiamata missione di Chota Nagpur dal nome di una delle sue principali regioni, fu distaccata dall'arcidiocesi di Calcutta (India), di cui è suffraganea, eretta in diocesi il 25 maggio 1927 ed affidata ai Gesuiti.

Situata nell'India nord-orientale ad ovest di Calcutta, abbraccia il territorio di tre Stati, cioè il Bihar, il Madhya Pradsh e l'Orissa, con una superficie di kmq. 107.488 ed una popolazione di ca. 8 milioni di ab., di cui 3.525 .000 induisti, 3.542 .000 animisti, 400.000 maomettani, 160.000 protestanti. I cattolici sono 354.230 , i catecumeni 17.250 . Ha 51 quasi parrocchie o distretti e più di 1000 stazioni secondarie. I sacerdoti sono 172 : 124 esteri e 48 indiani; le suore 240 : 66 estere e 174 indiane. Vi è un Seminario maggiore e uno minore. I catechisti sono 592. L'istruzione viene impartita in 841 scuole elementari, 51 scuole medie, 15 scuole superiori, 2 collegi universitari, 18 scuole professionali, 6 scuole normali. Vi sono anche 6 ospedali, 32 dispensari ed una tipografia, dove, tra l'altro, si pubblicano due periodici mensili con discreta tiratura. Fioriscono varie associazioni pie, di Azione Cattolica e le congregazioni mariane.

Ca. 70 anni fa vi erano appena 2 mila cattolici. Chi diede la spinta al movimento di conversione fu il p. Lievens, gesuita belga, che, in 8 anni, conquistò alla Chiesa 60 mila individui. Questi e il confratello P. Hoffman, fondando nel 1909 la Chotanagpur Catholic Cooperative Credit Society, riuscirono a sollevare il livello economico degli aborigeni. Oltre la suddetta cooperativa, che raduna attualmente 23 mila padri di famiglia in 700 gruppi, funziona un Catholic Labour Bureau, specie di ufficio di collocamento, e una Grains Bank con molte succursali, capaci di fornire il riso agli agricoltori anche in tempo di fame e di carestie.

Il 14 giugno 1951 da essa fu distaccata una zona per formare in parte la diocesi di Sambalpur (v.) e il 13 dic. 1951 un'altra zona per la erezione della diocesi di RaigarhAmbikapur. Nella medesima data la diocesi di R. è passata al clero indigena.

BibL.: Anon., India and its Missions, Nuova York 1923, passim; AAS, 19 (1927), pp. 375-76. Pompeo Borgna

RANDI, Lorenzo Ilarione. - Cardinale, n. a Bagnacavallo (Faenza) il 18 luglio 1818, m. a Roma il 20 dic. 1887. Entrato in prelatura per darsi alla carriera amministrativa statale, vi si affermò brillantemente, grazie anche alla protezione del card. Antonelli, ed ebbe il merito d'avviare a rapida soluzione l'arduo problema dell'apertura d'una buona rete ferroviaria nello Stato pontificio.

Commissario straordinario e delegato apostolico nelle Marche e nelle provincie di Pesaro ed Urbino (1856), seppe con abilità ed astuzia sventare, specialmente ad Ancona, ogni conato rivoluzionario nel fortunoso 1839.

L'opera svolta in frangenti tanto difficili ne rese agevole l'ascesa alle cariche di vice-camerlengo di S. Romana Chiesa, di governatore di Roma e di direttore generale di polizia (giugno 1866); al R. si dovette, così, la salvaguardia dell'ordine pubblico nella crisi dell'autunno 1867 con il completo fallimento delle vaste trame pseudoinsurrecionali allora ordite, mentre nel corso degli avvenimenti estremi del 1870 rimase fedele e vigile al suo posto sino all'ultima ora della mattina del 20 sett., trasferendo le carte più gelose del dicastero cui era preposto.

Pio IX, nel Concistoro del 15 marzo 1875, lo creò cardinale in petto e lo pubblicò il successivo 17 sett. col titolo diaconsie di S. Maria in Cosmedin.

Valente e profondo cultore di numismatica, trascorse gli ultimi anni a Palazzo Taverna completando quella

## Page 313

sua preziosa raccolta di monete e medaglie pontificia che, acquisita da Leone XIII nel 1901, rinnovò il Gabinetto numismatico della Biblioteca Vaticana, le cui collezioni erano già state in gran parte disperse nel corso delle occupazioni giacobina e napoleonica.

Bisc.: L. Texte, Préface au Conclave, Parigi 1877; L. Balduzzi, Degli studi e degli affici dell'em. sig. card. L. I. R., Luco 1890; Moroni, LXXXVIII, p. 78 . Sulla figura e sull'opera cf. G.G. Franco, I Crociati al S. Pietro. Storia e scese storiche della guerra di Roma l'anno 1667, 3 voll., Roma 1869-70, v. indice; R. De Cesare, Il Conclave di Lrono XIII e il futuro Conclave. Ciná di Castello 1888, pp. 160, 165, 180; R. De Cesare, Roma e lo Stato del papa dal ritorno di Pio IX al co sett., II, Roma 1907, p. 263 ; A. Vigevano, La fine dell' iserctio pontif., ivi 1920; R. von Schibacr, Rom. Briefe (1062-63), Stoccarda-Berlino 1920, v. indice; P. Dalla Torre, L'anno di Mentona, Torino 1928, pp. 18, 179-244 e passim; N. Negro, Seconda Roma (1630170), Milano 1943, v. indice.
Paolo Dalla Torre
RANIERO GIORDANI da Pisa. - Teologo domenicano, n. a Rivalto, m. a Pisa nel 1348. Studio a Parigi, insegnò a Pisa e in altri conventi del suo Ordine.

Assiduo studioso e buon conoscitore di s. Tommaso, scrisse la Pantheologia, che è il più antico dizionario di teologia. La materia è esposta in ordine alfabetico; raccolta da vari scrittori, ha tuttavia una unità dottrinale per la elaborazione intelligente dell'autore. L'opera, iniziata nel 1331, è di evidente ispirazione tomista; notevole è pure l'influsso di s. Bonaventura e di Alessandro di Hales. Essa ebbe presto larga rivoluzione; la $1^{\text {a }}$ ed. conosciuta è quella di Norimberga del 1474 con il titolo: Summa et nucleus theologiae, cui seguirono molte altre (Magnusis 1477, Norimberga 1486, Colonia 1486, Lione 1519, ecc.). Gli si attribuiscono anche due opuscoli: De fortuna e De sortibus.

BibL.: Quóir-Echard, I, pp. 632-36; soun., Cronaca del convento di S. Caterino dell'Ordine dei Predicatori in Pisa con l'aggiunta di documenti che illustrano la istoria pisana, in Arch. stor. ital., 6 (1848, 11), pp. 343-46; M. Grabmann, Mittelalterliches Geistesleben, I, Monaco 1926, p. 390 sgg.; M.-H. Laurent, Fabio Vigili et les Bibliothèques de Bologne au début du XVIè siècle, Ciná del Vaticano 1943, pp. 113, 146. Alfonso D'Ansato

RANKE, LEOPOLI von. - Storico, n. a Wiche (Turingia) il 21 dic. 1785, da famiglia di pastori protestanti, m. a Berlino il 23 maggio 1886.

Entrato a 18 anni nell'Università di Lipsia, dimostrò interesse per le questioni di ermeneutica biblica e soprattutto per la filologia. Laureatosi nel 1817 , nel 1818 professore di ginnasio a Francoforte s. O., pubblicò nel 1824 la $1^{a}$ parte della Gesch. der romanischen und germanischen Völkerven 1494 bis 1535 , nata dalle letture degli storici italiani del ' 390 , che gli valse nel 1825 la cattedra di storia all'Università di Berlino. Proseguendo nelle sue ricerche negli archivi, per primo riconobbe l'importanza delle Relazioni degli ambasciatori veneti, per la storia d'Europa nei secc. xvI-xviI; poi nel 1827-31, a Vienna, Venezia, Firenze, Roma raccolse un materiale enorme, da cui nacquero le ricerche sulla storia europea nell'età della Riforma e della Controriforma. Rientrato in Germania, diresse e compilò per buona parte la Historisch-politische Zeitschrift (1832-36). Lasciata la politica militante, si dedicò alla stesura delle sue opere maggiori. Nominato storiografo ufficiale prussiano nel 1841 , fondò nel 1838 la Commissione storica presso l'Accademia delle Scienze di Monaco che pubblicò, fra l'altro, gli Atti della Dieta dell'Impero. Nel 1867 iniziò la pubblicazione delle sue opere complete, pur continuando lavori originali; ritiratosi dalla cattedra, pose mano ad una Storia universale (1879) di cui apparvero, fino al 1883 , 6 voll. e che rimase interrotta alla sua morte.
R. è una delle figure significative della generazione di storici della prima metà dell'80o. Il suo ideale è uno sforzo di obiettività che si converte nella esposizione di «come le cose propriamente sono andate" (wie es eigentlich gewesen); di cui il suo richiamo deciso alla indagine d'archivio per la storia dell'Europa moderna e quindi la svalutazione delle fonti narrative, con la convinzione della possibilità di una ricostruzione "obbiettiva" dei fatti,
che superasse ogni posizione controversistica; ma non scorse chiaramente il pericolo di restringere la storia a conflitto di grandi figure di primo piano e di risolvere tutta la vicenda di un'epoca nella sua "storia diplomatica", cioè nell'attività delle Cancellerie.

Il R. preferiva narrare, più che discutere; il lavoro poneva per lui anche un problema di stile. Dal romanticismo, fin da giovane, riconobbe nelle umane vicende l'impronta, la rivelazione di Dio. Però nella esposizione dei moti religiosi e delle controversie teologiche è evidente il compunto di vista vecchio protestante. Da parte cattolica gli si contrapposero I. Döllinger, J. Janssen e L. v. Pastor.

Fra le opere più importanti si ricordano: Die römischen Päpste, ihre Kirche und ihr Staat im 16. und 17. Jahrhundert (1834-36, 3 voll., all'Indice il 16 sett. 1841); Deutsche Gesch. im Zeitalter der Reformation (1839-43, 5 voll.); Franzokische Gesch., vornehmlich im 16. und 17. Jahrh. (1852-56, 4 voll.); Englische Gesch., vornehmlich im 17. Jahrh. (1859-68, 7 voll.); Neun Bücher preussischer Gesch. (1847-48, rielaborato nel 1874); Weltgesch., iniziata nel 1879 e condotta fino alla morte di Ottone I : i voll. VIIIX, fino al 1453 , furono pubblicati postumi assieme con le celebri conferenze Über die Epochen der neueren Gesch. tenute nel 1854 a Berchtesgaden, alla presenza di Massimiliano II di Baviera.

BibL.: Sämmtliche Werke, Berlino 1867-00, 54 voll.: una nuova ed., in corso, a stata iniziata nel 1923 dalla Deutsch. Akad. d. Wissensch. Studi sul R.; la bibl. più antica in H. F. Helmalt, R. $s$ - bibliogr., Lipsia 1910. Cf. inoltre : id., L. R.s Leben und Wirken, Lipsia 1921; H. Oncken, Aus R.s Fräkzeit, Stoccarda 1922; G. Masur, R.s Begriff der Weltgesch., MonacoBerlino 1926; E. Simon, R. und Hegel, ivi 1928; J. Wach, Das Verstehen, Grundzüge einer Gesch. der hermeneutischen Theorie im 19. Jahrh., Tubinga 1933, p. 89 sgg.; F. Meinecke, Die Entstehung des Historismus, II, Monaco-Berlino 1936, pp. 632-30 e passim; E. Fueter, Storia della storiografia moderna, trad. it., II, Napoli 1944, pp. 165-80, 385-87 e passim; F. Meinecke, L'idea della ragion di Stato nella storia moderna, trad. it., II, Firenze 1944, pp. 245-65 e passim; W. Kaegi, Historische Meditationen, II, Zurigo 1946, pp. 121-71; F. Meinecke, Zur Beurteilung Rankes, in Schaffender Spiegel, Stoccarda 1948, pp. 121-46; T. H. von Lane, L. R.: the formative years, Princeton 1950; E. Kessel, R. und Burchhardt, in Archiv für Kulturgeschichte, 33 (1931), pp. 351-79; E. Ragionieri, La polemica sulla Weltgeschichte, Roma 1951, pp. 39-73 e passim; H. R. von Srbik, Geist und Geschichte vom deutsch. Humanismus, Monaco 1951, pp. 239 sgg., 360 sgg., e passim. Francesco Sando

RANOLFO d'HOMBLIBREs (Ramulphus, Arnulphus de Humblonetas, Albumeria). - Teologo e vescovo, n. in Normandia all'inizio del sec. xili, m. a Parigi il 12 nov. 1288.

Parroco di St-Gervais, nel 1272 divenne canonico di Notre-Dame e poco dopo magister theologiae e regens all'Università di Parigi. Il 27 giugno 1280 successe a Stefano Tempier nella cattedra episcopale. Durante il suo governo si acuì l'opposizione dei maestri secolari contro i regolari. R. nel nov. 1282 provocò una consultazione di 15 maestri sulla vertenza e nel 1283-86 intervenne nella questione di Egidio Romano. Legò a Notre-Dame una discreta somma per far celebrare la festa dell'Immacolata Concezione.

Scrisse: a Quodlibeta (manoscritti, Parigi, Arsenal 379); svolse argomenti De Deo, De Christo (con due utrum sul Corpo eucaristico), De Angelo, De homine puro (casistica anche sulla Confessione); 14 Sermones (manoscritti Parigi, Bibl. naz., mss. lat. 16, 481; 16, 482; 14, 947): discorsi festivi, di cui due pronunciati da vescovo.

BibL.: H. Denifle-A. Chatelain, Chartularium Univ. Parisiensis, I, Parigi 1889, pp. 509, 595, 600, 602, 603, 633; A. Noyon, L'oeuvre théologique et oratoire de Ranolphe d'H., in Recherches de science religieuse, 3 (1914), pp. 78-85 (esame particolareggiato dal contenuto delle opere); P. Glorieux, Répertoire des maîtres en théologie de Paris au XIIIe siècle, I, Parigi 1933, pp. 379-81. Antonio Podanti

RANUZZI, Angelo Maria. - Cardinale, n. a Bologna il 19 maggio 1626, m. a Fano il 27 sett. 1689. Giovanissimo intraprese la carriera ecclesiastica, si laureò in diritto sacro e civile e si distinse, per cultura ed equilibrio, in varie e delicate missioni.

## Page 314

Nominato da Clemente IX arcivescovo di Damietta in partibus, iniziò la carriera diplomatica quale nunzio presso il Duca di Savoia. Andò poi alla corte di re Michele di Polonia e quindi, nominato vescovo di Fano, fu nel 1683 da Innocenzo XI inviato nunzio presso Luigi XIV, con l'incarico di consegnare le fasce benedette per il primogenito del Delfino, ma soprattutto per evitare la rottura tra la Francia e l'Imperatore d'Austria, nel tentativo di costituire una potente lega antiturca.

Il prepotere di Luigi XIV, la questione degli articoli gellicani, la revoca dell'Editto di Nantes, la provvisione ai vescovati vacanti, il bombardamento di Genova (per il quale il R. riusci ad ottenere dal Re un congruo risarcimento per il restauro delle chiese colpite), il contrasto per l'ambasciata francese a Roma ecc., resero dura la nunziatura e fra l'altro il R. fu sottoposto, per un lungo periodo, a sorveglianza poliziesca. Creato cardinale il 2 sett. 1686 e nominato arcivescovo di Bologna, di ritorno da Parigi, m. a Fano.

Bibl.: Ch. Gérin. L'ambassade de Lavardin et la séquestration du mousc R., in Rev. des questions hist., 16 (1874); M. D'Angelo, Luigi XIV e la S. Sede, Roma 1914: Ughelli, II, p. 54: Pastor, XIV, II, v. indice.

Michelangelo Mendella
RANZANO, Pietro. - Umanista e vescovo domenicano, n. a Palermo ca. il $1420-28$, m. a Lucera (?) nel 1492. Entrò nel convento palermitano di S. Domenico (ca. 1444). Fu due volte provinciale di Sicilia (1453-59; 1463-67). Precettore e confessore di Giovanni, figlio di Ferdinando I d'Aragona, re di Napoli, fu eletto vescovo di Lucera nel sett. 1476. Negli anni 1488-90 fu legato di Ferdinando I presso Mattia Corvino, re d'Ungheria.

Scrisse gli Annales omnium temporum, opera geografica, letteraria, storica e teologica, che racchiude quasi tutta la sua produzione, e solo parzialmente pubblicata. Da ricordarsi in particolare Epitome rerum Hungaricarum (Vienna 1558), Vita s. Vincentis Ferrarii, in Acta SS. Aprilis, I, Parigi 1865, p. 481 : la prima biografia del Santo; De auctore, primordiis et progressu felicis urbis Panormi (Palermo 1737).

Bibl.: Quétil-Echard, I, pp. 876-78; [A. Bremond], Bullarium Ordinis Praedicatorum, III, Roma 1731, p. 640; V. Barcellona [A. Lo Pressi]. Memorie della vita letteraria e dei viaggi di P. R., Palermo 1761; P. A. Termini, P. R., umanista palermitano del sec. XV, ivi 1913; M. A. Coniglione, La provincia domenicana di Sicilia, Catania 1937, pp. 29-34, 38-41, 176-84, 408-10; id., P. R., O. P., palermitano, in L'eco di S. Domenico, 17 (1941), pp. 13-14, 22-23, 32-33, 46, 55-56, 67-68, 82, 92, 116; 18 (1942), pp. 22, 40, 54, 65-66, 79-81, 97-99. Abele Redigonda

RANZOLI, Cesare. - Filosofo, n. a Mantova il 13 apr. 1876, m. a Genova l'8 febbr. 1926. Fu professore di filosofia nella Università di Messina dal 1918 e in quella di Genova dal 1922.

Scolaro di Ardigo (v.), da una revisione critica del positivismo (v.) passò, attraverso l'idealismo (L'idealismo e la filosofia, Torino 1920), a una sorta di realismo tentando di unificare le opposte esigenze del soggettivismo idealistico e dell'oggettivismo realistico (Il realismo puro, opera postuma, Roma s. a. [1932]). Scrisse molto, specialmente articoli, collaborando a diverse riviste (Riv. d'Italie, Riv. di filos., Scientia, Lagos), e compilò un pregevole Dizionario di scienze filosofiche (Milano 1905; $4^{\text {a }}$ ed. postuma a cura della vedova, ivi 1943).

BibL.: G. Costa. Il pensiero di C. R., Padova 1930 (con l'elenco delle opere); F. Alboggiati, C. R. "Il realismo puro", in Giorn. crit. della filos. ital., 14 (1933), pp. 718-82; M. F. Sciacca, Il sec. XX, I, Milano 1947, pp. 112-16; II, ivi, p. 740 (con bibl.). Desiderio Gatti

RAPHAIM. - Termine descrittivo più generico della razza che all'epoca della pietra popolò la Transgiordania e alcune parti della Palestina (v. cIGANTI). I Moabiti li denominavano Emim (Deut. 2, 10 sg.); nel paese di Ammon Zomzommim o Zuzim (ibid. 2, 20 sg.; già vinti da Chodorlahomor a Ham, Gen. 14, 4); Enacim (<dal collo lungo >: Ios. 21, 22 sg., ecc.). Lo stesso termine (ebr. réphá'im) è adoperato per
gli abitanti dello Sé'ól (Is. 14, 9; 26, 14.19; Ps. 88, 11; Prov. 2, 18; Iob 26, 5). Il loro nome evoca l'idea di debolezza, il difetto di consistenza, contenuti nella radice répháh (Settanta: is720), Volg. medici, dalla radice rápha' [Ps. 87, 11]; Is. 26, 14).

Si è comunemente d'accordo sull'unica radice rápháh; mentre non si è riusciti, pare, a dare una spiegazione plausibile del suo sviluppo semantico. Secondo M.-J. Lagrange (seguito da A. Clamer, F.-M. Abel, ecc.), il termine sarebbe stato adoperato prima per una classe importante di defunti : eroi, guerrieri, dall'aspetto imponente (Is. 14, 9; cf. Ez. 32, 21-24) e perciò applicato alla razza presentitica suddetta; solo più tardi sarebbe stato esteso a tutti i defunti. Sembra più probabile quanto suggerisce P. Dhorme (v. ep. cit. in bibl.) : R. fu l'appellativo rispondente alla vita undanale dei defunti; questi però, nello stesso tempo, erano considerati, secondo le antiche concezioni babilonesi, terribili e vendicativi, capaci di rotinare i viventi con le malattie e l'ossessione. Per questo furono detti R. quegli uomini (cf. Gen. 6, 4) ai quali la Bibbia, più che la mole e la prestanza fisica, attribuisce la pervicsce ribellione a Dio, la malvagità (cf. Bar. 3, 26 sg.).

Bibl.: J.-M. Lagrange. Etudes sur les religions sémitiques, $2^{\text {a }}$ ed., Parigi 1905, pp. 378, 405 sgg.; P. Dhorme, Le séjour des morts chez les Babyloniens et les Hébreux, in Revue biblique, 16 (1907), p. 75 sg.; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, I, Parigi 1933, pp. 322-29; A. Clamer, Dontsiranome (La Ste Bible, ed. L. Pirot, 2), ivi 194