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. Nel sec. xvir, oltre i provvedimenti pastorali (censure canoniche, crezione di nuove diocesi, ammonizioni, istruzioni), la Chiesa spesso ricorse all'intervento del braccio secolare ed insisté nella rigorosa applicazione delle sanzioni penali. Nel 1721 il S. Sinodo istituì la carica di missionario sinodale ed invitò i capi del r. alle dispute, garantendo loro l'incolumità personale, ma senza successo.

Nella seconda metà del sec. xvir anche l'autorità ecclesiastica mitigò la sua intransigenza verso il r. Nel 1800 il S. Sinodo, su proposta del metropolita Platone di Mosca, decise che i raskolniki, ritornando all'unione con la Chiesa ufficiale, potessero conservare le loro particolarità rituali, avere i propri sacerdoti, ma non i vescovi. Per questa forma di unione il metropolita Platone foggiò il nome di edinovërie ("una fede "). Nel sec. xix la Chiesa intensificò l'attività propagandistica in mezzo al r. e dal

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1866 in poi sorsero anche numerose confraternite per l'aiuto morale e materiale dei missionari. Tra il 1841 ed il 1891 tornarono alla Chiesa 311.279 raskolniki, ma la maggioranza di essi preferì piuttosto la semplice adesione alla Chiesa ufficiale che la forma dell'edinovdrie. Nel 1908 l'edinovdrie contava 444.407 fedeli e 415 chiese. Con il creatore della tolleranza per il r. da parte del governo, le adesioni alla Chiesa ufficiale divennero meno numerose (4000-6000 all'anno), ma più sincere. Però continuavano anche le delusioni dei fedeli della Chiesa ufficiale verso il r. Specialmente subito dopo l'Editto di tolleranza (a. 1905) parecchie migliaia ne passarono apertamente al r. Dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917 il r. fu perseguitato insieme alla Chiesa ufficiale. Ma neppure sotto la persecuzione comune è stata fatta l'unione.
VI. Valutazione. - L'atteggiamento negativo o polemico nella letteratura sul r. non soltanto cedette nel decorso del sec. xix allo studio più oggettivo, ma si manifestarono anche tendenze ad idealizzare troppo il r., vedendo in esso più il movimento sociale-politico che quello religioso. Il r. fu certamente dall'inizio un movimento essenzialmente religioso, benché con il tempo assumesse anche alcuni aspetti di reazione contro le innovazioni nella vita sociale e culturale russa. Esso è la più grave crisi interna della Chiesa russa, quasi ugualmente dannosa per ambedue le parti. Con il r. la Chiesa ufficiale perse una parte considerevole dei suoi fedeli, pronti a sacrificarsi fino alla morte per le loro convinzioni religiose. Questo elemento profondamente attaccato alla pietà e alla morale tradizionale avrebbe potuto servire da filtro contro il razionalismo, che nel sec. xviri, insieme con il progresso tecnico, incominciò a penetrare in Russia dall'Europa occidentale. L'alleanza della Chiesa con l'amministrazione statale nel combattere il r. nocque assai al prestigio dell'autorità ecclesiastica e diminuì il suo influsso sulla vita religiosa popolare. D'altra parte i raskolniki, isolati dalla società civile e religiosa, si chiusero nel loro conservatorismo esagerato, opponendosi anche al sano progresso culturale e religioso. In tal modo preziose energie spirituali s'inaridirono nel formalismo sterile o si sprecarono nelle lotte intestine, che frantumarono il r. in numerose sette, in alcune delle quali restava assai poco di cristianesimo. Per il suo rigorismo morale ed ascetico il r. può essere paragonato al giansenismo; però ne differisce completamente nel suo contenuto dogmatico. La Chiesa cattolica è per il r. priva di verità e di grazia come quella ufficiale russa. Quanto al numero effettivo dei raskolniki non si hanno statistiche precise e sicure. Per evitare il gravoso controllo poliziesco molti non si dichiaravano tali apertamente e i dati raccolti dall'amministrazione statale non si pubblicavano interamente. Nel 1904 l'alto procuratore del S. Sinodo ne indicava per tutta la Russia 1.984.172 di tutte le denominazioni, osservando che questa cifra era incompleta. Secondo i raskolniki stessi, la cifra allora sarebbe stata ben superiore ai 10 milioni.

Brec.: N. Subbotin, Materialy dla istorii rashola za pervne vremia jego suflestvovania, I-IX, Mosca 1875-95; id., Istorija tak nazyvačenogo Austrijebogo ili Bdlohrniachago svjačlenstva, (vi 1825-99; A. Prugovin, R. Sehtautstvo. I. Bibliografija starosbrijodtestva i jego razvetoleni), ivi 1887; P. Smirnov, Istorija vankago rashola starosbrijodstva, $2^{2}$ ed., Pietroburgo 1893; A. Boroadin, Protopop Avvahum, ivi 1900; V. Skvorcov, Edinovdrie, jego vozadzuzzenie i suRnost', Tula 1901; A. Palmieri, La Chiesa russa, Firenze 1908, pp. 397-460; Sodinóniin b. jurijenvchago protopopa Avvahuma Petrova, Mosca 1916: Pamiatniki istorii starosbrijodtestva XVII v., Leningrado 1927; P. Pascal, La vie de l'archiprétre Avvahum écrite par lui-même, Parigi 1938; id., Avvahum et les débuts du r., ivi 1938 (con bibl. aggiornata).

Giuseppe Olèr

RÄSS, Andreas. - Vescovo di Strasburgo, n. a Sigolsheim (Alsazia superiore) il 6 apr. 1794, m. a Strasburgo il 17 nov. 1887.

Ordinato sacerdote nel 1816, fu parecchi anni professore nel Seminario minore di Magonza; poi nel 1825 rettore e professore di teologia dogmatica nel Seminario maggiore di Strasburgo. Eletto coadiutore del vescovo di Strasburgo il 5 ag. 1840 , consacrato il 14 febbr. 1841, gli successe nel 1842.

Vigilò assiduamente alla retta formazione del clero; al Concilio Vaticano si mostrò strenuo difensore della infallibilità e come scrittore esercitò un influsso straordinario sulle intelligenze, deviate allora dalle teorie dell'illuminismo, specialmente con la fondazione, nel 1821, con il collega Nic. Weis, del periodico Katholik. Delle sue numerose opere, le più degne di ricordo sono: Leben der Väter und Märtyrer (vers. dell'opera di A. Butler; 20 voll., $1823-26 ; 2^{2}$ ed., 23 voll., 1838-40), riassunte poi in Leben der Heiligen Gottes ( 4 voll., 1826-27); Bibliothek der katholischen Kanzelberedsamkeit ( 18 voll., 1829-36); alla diffusione dello spirito missionario cooperò con gli Annalen der Verbeitung des Glaubens (versione degli Annales de la Propagation de la Foi); la sua opera principale resta: Die Convertiten seit der Reformation (fino al 1800; in voll., Friburgo in Br. 1866-80), con indice e tre volumi di supplemento.

BibL. : [J. Grüber], A. R., in Deutscher Episcopat in Lebensbildern, I, iv, Würzburg 1873; id., A. R., Strasburgo 1903; E. Hauviller, Un prélat germonisateur dans l'Alsace française, Mgr R. évêque de Strasbourg, in Revue histor., 79 (1937), pp. 98 120; F. Schnabel, Storia religiosa della Germania nell'Ottocento, trad. it., Brescia 1944 (v. indice). Celestino Testore

RÄS SAMRAH: v. iGARIT.
RASSEGNA DI MORALE E DIRITTO - Periodico trimestrale, istituito a Roma nel 1935, sotto la direzione di mons. Silvio Romani con la cooperazione dei migliori giuristi.

Ebbe lo scopo di trattare scientificamente tutte le questioni che interessano direttamente o indirettamente gli studiosi di scienze morali, sociali e giuridiche, nei diversi campi : civile, canonico, diritto pubblico, diritto privato, commerciale, concordatario, comparato. Comprende articoli di sintesi, note e discussioni, studi particolari, commentari di morale e di diritto, recensioni e segnalazioni di opere, ed è affiancato da quaderni su particolari questioni; inoltre dà in appendice un corso di teologia morale, di commento e di propedeutica al CIC. La pubblicazione cessò nel 1940.

## Celestino Testore

RASSEGNA DI STORIA E BIBLIOGRAFIA SCOLOPICA. - Rivista edita a cura del p. Leodegario Picanyol, archivista generale dell'Ordine delle Scuole Pie. Esce due volte all'anno e contiene studi sulla storia e bibliografia dell'Ordine.

Sorta nel 1937, venne sospesa per cinque anni (19451949), durante i quali fu sostituita da L'Eco dei nostri centenari. Finora sono usciti 18 quaderni.

Affiancato alla Rassegna è l'Archicum Scholarum Piarum, con periodicità annuale, che comprende tre sezioni : Acta Ordinis, Collectanea documentorum, Palaestra varia. Nella prima rubrica vengono pubblicati gli atti dei singoli Capitoli generali. Dell'Archicum sono usciti finora 11 fascc. Lo stesso p. Picanyol cura l'edizione delle Ephemerides Calasanctionae, periodico bimensile che costituisce l'organo ufficiale della Curia generalizia delle Scuole Pie: sono state pubblicate fino al 1951 venti annate.

## Leodegario Picanyol

RASSEGNA GREGORIANA. - Periodico mensile, istituito a Roma nel 1902 sotto la direzione mons. C. Respighi, p. A. De Santi e del maestro R. Casimiri, in ossequio al breve di Leone XIII (17 maggio 1901) all'abate di Solesmes.

Lo scopo era di promuovere la conoscenza e lo studio serio e accurato delle melodie gregoriane e cooperare così al loro ritorno nelle funzioni sacre. Rassegna non di alta

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erudizione, ma di divulgazione e utilità pratica, offri studi sulle melodie, note liturgiche, una compiuta bibliografia delle pubblicazioni concernenti la liturgia, saggi di canto gregoriano e di musica di accompagnamento in chiesa, notizie del movimento di restaurazione della musica sacra. Sospese la pubblicazione con la fine del 1914.

Celestino Testore
RASSEGNA NAZIONALE. - Periodico di cultura, sorto a Firenze il $1^{\circ}$ luglio 1879 , con un preciso atteggiamento, come espressione dell'elemento conservatore, ritenuto più adatto a combattere l'empietà di parte della stampa e avviare le coscienze al serio giovamento della patria.

Mensile da principio, diventò presto bimestrale per tornare poi mensile negli ultimi anni. Organo importante della cultura italiana in tutti i campi : letteratura, filosofia e religione, si distinse per saggi e studi storici, artistici e critici; ma soprattutto nel voler promuovere e rinvigorire le tendenze e le forze cattoliche e nello stesso tempo liberali d'Italia. Ne dettò il programma Augusto Conti e vi collaborarono persone tra le più autorevoli, come E. Pi stelli, F. Tocco, G. Lasinio, F. Scerbo, G. Mazzoni, F. Ramorino, F. Crispolti, S. Rumor, S. Giovannozzi, ecc. Nel campo politico si occupò specialmente nel sostenere la partecipazione dei cattolici alla vita politica della nazione e nel patrocinare la soluzione della Questione Romana (per vie non sempre esatte, come nel caso di mons. Bonomelli [v.]), e nel campo religioso volle promuovere un certo accordo tra la scienza e la fede, che però voleva un cattolicismo mobile e progressivo, come, p. es., quello espresso da A. Fogazzaro nei suoi romanzi.

Nel 1922 la $R$. si trasferì a Roma e prese a staccarsi gradualmente dal programma primitivo per abbracciare vie nuove, che a poco a poco la resero una pubblicazione assai diversa da quella di prima. Cessò di comparire con il 1944 .

Celestino Testore
RASSLER, Christoph. - Gesuita moralista, n. a Costanza il 12 ag. 1654, m. a Roma il 16 lug'io 1723.

Dopo lunghi anni d'insegnamento della filosofia, della dogmatica e soprattutto della morale, fu chiamato a Roma come revisore generale dei libri e prefetto degli studi al Collegio Germanico. Nella grande controversia sulla liceità dell'uso delle opinioni probabili sostenne e difese un probabilismo moderato nell'opera: Controversia theologica tripartita de recto usu opinionum probabilium, in confutazione dell'opera del generale Tirso González; ma i censori ne proibirono la stampa; né egli, per quanto insistesse, riusci ad ottenere il permesso di pubblicarla; solo dopo la morte del generale (pare però che già se ne
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(da E. Lo Gatto, L'opera del genio italiano all'estero. Gli artisti in Russia, II, Roma 202, loc. 77; Rastrelli, Bartolomeo Francesco - Il complesso degli edifici centrali del monastero Smolnyi - Pietroburgo, oggi Leningrado.
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fosse cominciata la stampa a Dillingen nel 1693 ; ma fu interrotta e l'opera non usci) porè svolgere le sue idee in un'altra opera : Norma recti (Ingolstadt 1713) che costituisce la sua opera principale. In questa pare incline all'equiprobabilismo; ma con ciò, contro l'asserzione dell'Astrain, seguito dal Pastor, non ne lo si può considerare come il fondatore.

Bibl.: Sommervogel, VI, 1641-44; J. von Döllinger-Fr. H. Reusch, Gesch. der Monaktrettigkeiten, I, Nördlingen 1889, p. 236 sgg.; II, iei 1889, pp. 169 sgg., 100 sg.; A. Schmitt, Probabilismus und supplierte Turizdibtion, in Zeitschr. für hath. Theologie, 39 (1915), pp. 48-64; A. Astrain, Historia de la C. de 7. en la asistencia de España, VI, Madrid 1920, pp. 235-39; Pastor, XIV, it, p. 464; B. Duhr, Gesch. der Teauton in den Ländern deutsch. Zunge, III, Monaco-Ratisbona 1921, p. 11 sgg.

Celestino Testore
RASTRELLI, Bartolomeo Francesco. - Architetto, figlio del famoso scultore Carlo R., n. a Parigi ca. il 1700, m. a Pietroburgo (Leningrado) nel 1771.

Seguì il padre in Russia all'età di quindici anni, prendendo parte in molti lavori ed imprese paterne. Completò la propria educazione artistica in lunghi soggiorni in Francia ed in Italia. Durante i vent'anni del regno elisabettiano fu, si può dire, l'ideatore e coordinatore di tutte le costruzioni religiose e civili della Russia. Profondo conoscitore dello stile nazionale russo, seppe fonderlo con il barocco occidentale, creando un suo stile speciale che fu detto "barocco R. "

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Sono suoi capolavori : il Palazzo d'inverno, quello di Tzarskoc Selo, i Palazzi Razumovskij, Stroganov e Vorontsov, il convento Smolnij di Pietroburgo, la cattedrale di S. Andrea a Kiev. Nel Palazzo d'inverno si notano le tracce del soggiorno romano dell'artista nelle proporzioni grandiose e solenni dell'edificio, specialmente nelle due ali laterali, sporgenti. Moltissimi sono i palazzi privati costruiti dal R., famosi per le facciate adorne di ricchissime colonne e pilastri.

L'architettrata religiosa russa subì anche l'influsso dell'arte rastrelliana, rinnovandosi nelle sue tendenze principali. R. seppe trarre ispirazione dalle chiese occidentali, pure conservando alle nuove cattedrali russe il loro carattere tradizionale e nazionale, le cinque cupole e le altre particolarità architettoniche e decorative. Suo capolavoro del genere fu il convento Smolni), costruito a scopo di pio ritiro per gli esercisi spirituali. Importante è pure la citata cattedrale di S. Andrea a Kiev, costruita nel 1744 e consacrata nel 1767 ; sormontata da cupola a quattro lanternoni, lussuosamente decorata nell'interno, è un saggio del barocco trapiantato sul suolo russo.
R. fece epoca nello sviluppo artistico di tutta la Russia; alla sua scuola si formarono molti architetti russi, che sappero degnamente continuare la sua opera, diffondendo in Russia l'arte e la cultura occidentali.

Bib.: A. Benois, Tzarskoc Selo sotto Elisabetta (in russo), Pietroburgo 1910; E. Lo Gatto, Gli artisti ital. in Russia, I. Roma 1934; M. Gibellino Krasceninnicowa, Storia dell'arte russo, II. ivi 1937.

Maria Gibellino Krasceninnicowa
RATDOLT, Erhard. - Tipografo e libraio tedesco, n. ad Augsburg nel 1447, m. in patria nel 1527 o 1528 .

Giovinetto, nel 1462 si recò a Venezia dove rimase sino al 1486 , dapprima associato con Bernardo a Maler * (Pictor) e Pietro Lóslein (1476-78), poi da solo (1480-86). Dal 1486 , ritornato in patria su invito del vescovo Johann von Werdenberg, continuò a stampare fino al 1522.

Figura preminente fra i tipogratì del sec. xv, usò caratteri eleganti e diede impulso al libro ornato di belle e ricche cornici e graziosi capilettera silografici, talvolta impressi a più colori. La sua produzione annovera libri di matematica, astronomia, storia, ma riguarda prevalentemente libri liturgici (breviari e messali) che forniva a numerose diocesi, sempre stampati con vero senso d'arte. Fra le sue stampe vanno ricordate: le edizioni, latina e italiana, del Kolendarium di G. Müller di Königsberg detto Regiomontano (Venezia 1476) ritenuto il primo libro con frontespizio; l'Ars moriendi del Capranica (Venezia 1478); l'editio princeps della Geometria di Euclide (ivi 1482), primo libro con figure geometriche; la Chronica Hangarorum di G. Thierocz (Augusta 1488) con incisioni silografiche di ritratti e scene di battaglia.

Bibs.: G. R. Redgrave, E. R. and his work at Venice, Londra 1899; O. Vada, E. R. e i più antichi fragi tipograf. nelle stampe del sec. XV, in I' Arte della stampa, 38 (1908), pp. 172-74; K. Schottenleber, Die liturgisch. Druckwerke E. R. aus dagsburg 1463-1322, Mains 1922; R. Diehl, E. R. Ein deutscher Meisterdrucker des XV. und XVI. Jahrb., in Philobiblon, 6 (1933), pp. 91-96, 123-128, 133-61; K. Otily, Eine gefälschte Ratdaltzulumabel, in Grotzberg Jahrb., 8 (1933), 53-61; C. D. McMurtrie, E. R. the father of typograph. decoration, Chicago 1936; R. Diehl, E. R., in Altmeister der Druckschrift, 1940, pp. 41-50.

Giannotto Avazzi
RATERIO di Verona. - Vescovo e teologo, n. presso Liegi nell'890 ca., m. a Namur il 25 apr. 974.
I. Vita. - Crebbe alla scuola di Ilduino, abate di Lobbes, con cui scese in Italia nel 926; nell'ag. del 952 fu eletto vescovo di Verona. Il governo di questa diocesi gli costò innumerevoli sacrifici e amarezze. Caduto in disgrazia di Ugo di Provenza, fu da lui imprigionato nella torre di Walberto a Pavia, dove stette fino all'ag. 937.

Uscito dal carcere, lasciò l'Italia e dopo molte peregrinazioni e vicende dolorose trovò rifugio, alla fine del 944 o sul principio del 945 , presso i suoi monaci a Lobbes. Ben presto però, insofferente di quiete e più ancora desideroso di porre un freno ai mali che aveva notato nella sua
diocesi, ritornò a Verona nel 946 . Vi stette solo due anni, poiché, combattuto da nuovi violenti nemici, dovette andarsene nel 948 . Dopo altre peregrinazioni, il 21 sett. 953 fu eletto vescovo di Liegi. Ma avendo anche qui preso a inveire - acquo mordacius -, contro il malcostume, sul principio nel 955 fu espulso dalla sede. Allora fu eletto abate d'un monastero (forse quello di Alma), che dipendeva da Lobbes. Nel 961 fu ricondotto da Ottone a Verona, dove rimase fino al 968 . Nel luglio o ag. di quell'anno, stretto da troppi nemici e ormai vecchio, rinunciò alla dignità e, ritiratosi a Namur, vi mori dopo pochi anni.
R. appartiene al numero dei grandi riformatori; ma il suo principale errore consistette forse nel pretendere l'immediata attuazione del suo programma di riforma: volle ottenere una radicale e totale trasformazione in un tempo troppo breve e cambiare quasi per incanto, e con modi forse troppo risoluti, uno stato di cose inveterato.
II. Overe. - I numerosi scritti di R., editi dai fratelli Ballerini (Verona 1775) e ristampati dal Migne (PL 136), sono lo specchio della sua anima e del suo tempo; si segnalano i principali: Proeloquiorum libri sex (PL 136, 145344) : è l'opera maggiore, scritta durante la prigionia pavese ( 935 -37), in cui R. passa in rassegna tutti gli stati della vita umana, mostrandone i difetti e indicando i rimedi offerti dal Vangelo: è notevole per la storia, la teologia morale e la dottrina dei rapporti tra Chiesa e Stato; Excerptum ex dialogo confessionali (ibid. 393-444): esame di coscienza molto interessante per la storia della psicologia religiosa; Exhortatio et preces (ibid. 444-50): belle preghiere in preparazione alla Messa; Decreta de clericis a Milone ordinatis (ibid. 477-78): il 12 febbr. 963. R. dichiarò nulle le ordinazioni del vescovo intruso Milone, ma per il turbamento causato tra il clero revocò la dichiarazione; Libellus cleri Veronensis nomine inscriptus ad Romanam Ecclesiam (ibid. 479-82) : sottopone il caso precedente al Papa; Itinerarium Rotherii Romam euntis (ibid. 579-600): programma di riforme fatto noto al clero veronese prima
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Ratesio di Verona - Manoscritto proveniente da Verona, contenente i Canoni del Concilio Costantinopolitano IV (a. 969), con portillo autografo di R. e minore di sue lettere. Il foglio $1^{\circ}$ contiene le epistole 17 e 18 - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 4965, I. $1^{\circ}$.

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di recarsi al Concilio, che doveva essere adunato a Roma alla fine del 966 : chiara affermazione del primato del Papa (ibid. 582); Epistolae (ibid. 643-88, altre in Studi e documenti di storia e diritto, 24 [1903], pp. 51-72; v. ora l'ed. di F. Weiglef importante per la storia; Sermones (PL 136, 689-758), di cui uno descrive la disciplina penitenziale del tempo (ibid. 714-19).

Bias.: A. Vogel, Rutherius von Verona und das zehnte Jahrh., 2 voll., Jena 1834; G. Pavani, Un vescovo belga in Italia, Torino 1920 (con bibl.) ; G. Monticelli, R. vescovo di Verona, Milano 1938; Manziius, II, pp. 34-52; E. Amano, v. v. in DTSC, XIII, II, coll. 1679-88; F. Weigel, Zur Gesch. des Bischofs Ruther von V., in Deutsches Archiv, 1942, pp. 346-86; G. Tampieri, I doveri morali di ciascun stato di vita secondo i - Proeloguia - di R. di V., Bagnacavallo 1943; F. Weigle, Die Briefe des Bischofs Ruther von V., in MGH, Die Briefe der deutschen Kaiserzeit, I, Die Briefe des Bischofs Ruther v. Verona, Weimar 1949; A. Viscardi, Stor. della letter. : Le origini, Milano 1950, p. 69. Giuseppe Pavani

RATIO STUDIORUM. - E il codice scolastico e pedagogico della Compagnia di Gesù, composto nel sec. XVI e in parte ancora in vigore, per governare l'attività insegnante dell'Ordine dalle facoltà superiori di teologia e filosofia alle prime classi umanistiche.
I. Origine e storia. - S. Ignazio escluse dapprima l'insegnamento dall'attività dell'Ordine, volle però che i giovani candidati facessero precedere, agli studi ecclesiastici, studi letterari approfonditi di latino e greco. Fu regola per i collegi riservati agli studenti della Compagnia e del 1546 (Gandia) e 1548 (Messina) e per i collegi aperti a tutti nelle città che li offrirono a gara. Ad essi s. Ignazio volle dare un'organizzazione e un prototipo. Questo si ebbe nel Collegio Romano ( 1551 per le lettere, 1553 per filosofia e teologia); quella, dopo un
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(da A. P. Farrell, The Jesolt code of liberal education, Milwaukee 1538, tsw. 1)
Ratio Studiorum - Verbale della commissione dei e Padri della Provincia di Milano, incaricati di esaminare la R. S., proposta della Commissione romana ( 16 luglio 1586).
piano primitivo di organizzazione completa, di cui sono indizio le Constitutiones collegiorum del segretario G. A. de Polanco (Mon. Hist. S. 3. Mon. Paedagogica, Madrid 1901) non potuto realizzare per mancanza di esperienza, ebbe i suoi principi direttivi raccolti nella parte $4^{a}$ delle Costituzioni (prima redazione 1550 , definitiva 1555 ). Tali principi si possono ridurre metodologicamente all'adozione del metodo parigino (divisione di classi, programmi, esercitazioni, guida del maestro) e degli ideali umanistici secondo le esigenze dei tempi, per gli studi letterari, e del metodo scolastico con opportuni aggiornamenti per le scienze ecclesiastiche. Pedagogicamente volle raggiungere uno sviluppo armonico dell'educazione intellettuale e morale traendo risorsa dai mezzi umani e spirituali della religione; mentre nell'ordine ideale (progetti per una università) la teologia restò la regina delle scienze quale facoltà suprema a cui si dirigevano le inferiori o da cui ricevevano norma le collaterali. Se ne occuparono Gir. Nadal a Messina e in vari collegi d'Europa, Giac. Ledesma al Collegio Romano, con progetti vari, e delegati dei generali con ordinazioni particolari nelle province. Dopo alcune direttive del Borgia (1569), Claudio Acquaviva per incarico dei suoi elettori preparò dal 1581 un disegno per ordinare gli studi. Due commissioni prepararono per il 1586 la prima R. s. in due parti, una sulle norme da tenersi in teologia circa le questioni disputabili, la seconda di proposte concrete per l'ordinamento e i programmi delle classi. Inviata in cosme alla province, sulla base delle osservazioni si compilò nel 1591 una seconda $R$. più ampia, più teorica e accompagnata anche da modelli di lezioni per le scuole umanistiche. Questa fu applicata per tre anni e i risultati e suggerimenti richiesti dall'esperienza trasmessi a Roma. Dopo nuovi esami si preparò un nuovo testo più breve sotto forma di regole; stampato nel 1599 , venne promulgato con valore di legge per tutti i collegi dell'Ordine. Era il risultato di 50 anni di insegnamento in tutta Europa, collaborandovi gli uomini più insigni dell'Ordine, quali Bellarmino, Suárez, Azor, Benci, Tursellini, Tucci.

Rimase in vigore fino alla soppressione (1773) con qualche parziale adattamento, subendo l'attacco della filosofia illuminista e dei nuovi indirizzi scolastici nel sec. xviri. Restaurato l'Ordine nel 1814 e ripresa l'attività insegnante, la $R$. venne modificata dal generale G. F. Roothaan che la promulgò nel 1832 . Valse soprattutto per gli studi ecclesiastici, mentre per quelli letterari si dovettero adottare metodi e programmi imposti dai governi delle varie nazioni, mantenendo fede, al possibile, ai principi animatori antichi. Altre modifiche apportarono i generali successivi, 'mentre oggi è allo studio una nuova $R$. sulla base della cost. pontificia Deus scientiarum Dominus.
II. Compobrigue della R. - La R. del 1599, non essendo trattato teorico, fu presentata sotto forma di regole per quanti dovevano occuparsi dell'insegnamento. Secondo il metodo centralizzato di governo l'insegnamento è sottoposto nelle singole province al Provinciale. Le sue regole riguardano il governo complessivo, la formazione dei professori, la vigilanza sulla dottrina; i metodi, i sussidi didattici, le vacanze ecc. Nei vari collegi il Rettore ha la responsabilità delle scuole (Regola del Rettore) ed è coadiuvato da un Prefetto degli studi (Regola del Prefetto negli studi) per l'andamento pratico delle scuole. Regole generali comuni a tutti i professori di facoltà superiori, e in particolare ai professori di S. Scrittura, di ebraico, di teologia scolastica, di casi di coscienza (teologia morale), di filosofia, di filosofia morale, di matematica. Gli studi letterari sono alle dipendenze di un proprio prefetto degli studi inferiori con norme speciali per gli esami scritti e i premi. I professori hanno regole comuni, e regole speciali sono date poi ai professori di retorica, umanità e delle tre classi di grammatica. Seguono regole per i bidelli, gli alunni esterni e per le varie accademie. Per ogni complesso di queste regole un paragrafo iniziale ne fissa gli scopi spirituali, pedagogici, didattici, e seguono prescrizioni particolari sui programmi, metodi, ecc.
III. Principi pedagogici. - Acquaviva non intese compiere opera teorica, né essere innovatore. Di fatto i Gesuiti ebbero principi teorici ed innovarono nel campo

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![img-14.jpeg](img-14.jpeg)

A sinistra: FACCIATA DELLA CAPPELLA DELLOSPEDALE DI S. GALLICANO - Roma. In alto a destra: PALAZZETTI A PIAZZA S. IGNAZIO - Roma. In bono a destra: FACCIATA DELL'OSPEDALE DI S. GALLICANO - Roma.

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![img-15.jpeg](img-15.jpeg)

A sinistra: CAPPELLA DELL'AIPARIZIONE. Disegno di A. Biagini (1951) - Roma, chiesa di S. Andrea delle Fratte. A destra: LA VERGINE APPARE AD ALFONSO RATISBONNE il 20 genn. 1842 - Roma, chiesa di S. Andrea delle Fratte.

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![img-16.jpeg](img-16.jpeg)
(da Romische Quartalschrift, 6 [1882], tav. 2)
Ratissoma, diocesi di - Iscrizione sepolurale del sec. IV-v conservata nel Museum des historischen Vereins.
dell'insegnamento ed educazione. Ficero proprio, per la parte letteraria, l'ideale umanistico assumendo quanto di positivo i nuovi indirizzi avevano prodotto in Italia e all'estero. Si attennero al metodo parigino di classi con programmi fissi e mete stabilite da raggiungere, ma per l'umanità e la retorica lasciarono al professore iniziativa personale moderando gii eccessi del modo italiano. La R. volle organizzare l'insegnamento letterario dando tre anni alla grammatica, uno all'umanità, uno alla retorica; distribuendo la filosofia in tre anni con studi di matematica e fisica; la teologia in quattro e accompagnando la scolastica con la Bibbia, l'elastico e i casi di coscienza. Volle dare un indirizzo unitario e subordinò al latino, il greco, la lingua vernacola, la storia e la geografia, come apporti alla migliore comprensione degli autori; volle far presa su tutte le facoltà dell'uomo giovandosi soprattutto per gli adolescenti del senso agonistico di emulazione, dei premi e sviluppò l'arte del dire con recitazioni pubbliche in prosa e versi e le rappresentazioni teatrali assurte ad importanza altissima; cercò di curare i migliori con le accademie e l'avvio ad uno studio e composizioni personali, mirò alla formazione dei caratteri e ad una convinta vita cristiana mediante le Congregazioni mariane, divenute presto l'anima dei collegi. Il professore, per lo più unico in ogni classe, divenne propulsore della vita intellettuale e morale. Con la prelezione tenuta in latino introduceva nella conoscenza della grammatica e poi degli autori, tra i quali primeggiò Cicerone, espressione compiuta dell'ideale oratorio; con le esercitazioni pratiche quotidiane e settimanali ne saggiava i progressi; con le composizioni spingeva al lavoro personale basato sul canone dell'imitazione dei classici, mentre saggi del profitto si avevano nelle pubbliche dispute, declamazioni e accademie. Risultati si videro nella richiesta continua di collegi e con la posizione preminente dei Gesuiti nell'insegnamento fino alla Rivoluzione francese. Accuse e battaglie furono mosse contro la ristrettezza degli insegnamenti a paragone dell'ampliamento degli studi e della cultura generale, e contro la pedagogia soprattutto per l'emulazione, i premi e le punizioni. Sta di fatto che la R., limitata come ogni cosa umana, doveva adattarsi alle esigenze nuove non restando ferma sull'ideale cinquecentesco; essa non si basa esclusivamente su emulazione o interesse e fu molto mite nelle punizioni. Di fronte ad una scuola enciclopedica dà esempio di un sano approfondimento e di seria preparazione alla vita e si basa su una conoscenza dell'uomo che le fa promuovereuntipo umanistico sempre attuale.

Brec.: odd.; R. atque institutio s., Roma 1286, ivi 1291, Napoli 1299; G. M. Pachtler, R. S. et Institut, scholast. per Germaniam olim vigentes, 4 voll., Berlino $1887-94$ (la migliore ed. con le tre
R. e altri documenti); Monem. Paedagogica S. 7., Madrid 1901; M. Barbera, La R. i. e la IV Parte delle Costituz. della C.d.G., Padova 1942. Opere: A. Schimberg, I'education morale dans les Colliges de la C.d.J. en France sous l'Ancien Régime, Parigi 1913; G. B. Herman, La pädagogce des Jésuites au XVIe siecle, Lovanio 1914; E. Bauminchaus, Geist der Gesellschaft Jesu und ihr pädagogisches Werb, Feldkirch 1931; A. Farrell, The Jesuit Code of liberal Education, Development and scope of the R. S., Milwaukee 1938; P. de Leturia, De Constitutionibus Collegiorum S. 7. 7. A. de Polanco ac de eorum influen in Constit. S. 7., in Arch. Hist. S. 7., 7 (1928), pp. 1-30; id., Come la Compagnia di G. divenne Ordine insegnante, in Gregorianum, 12 (1940), pp. 320-82; J. Schrincher, Die Erzielung in den 7 stuiteninternaten des 16. Jahrb., Friburgo in Br. 1940; A. Fortua, Gli studi del latino e la Compagnia di Gesù, in Il $4^{\circ}$ centen. della costituzione della C. di Gesù, Milano 1941, pp. 47-63; P. Bailly, Colliges, in Delattres, Les établissements des Jésuites en France, I, Bruges 1949, coll. 1294-1303. Angelo Martini

RATISBONA (Regensburg), diocesi di. - Città e diocesi della Germania, suffraganea di Monaco e Frisinga.

Ha una superficie di 12.193 kmq . con una popolazione di 1.471 .938 ab . dei quali 1.224 .190 cattolici; conta 541 parrocchie servite da 1304 sacerdoti diocesani e 263 regolari; ha un seminario, 42 comunità religiose maschili e 402 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 335).

Fu eretta già nel sec. viri alle dipendenze della metropoli di Aquileia. I primi vescovi sono Emmerano, Ruperto, Lupo, Rotario, Erardo, tutti giunti da fuori. S. Bonifacio organizzò la diocesi erigendone la sede presso la chiesa principale della città, S. Pietro; i vescovi furono scelti a turno tra clero e monaci del monastero di S. Emmerano. S. Wolfgang cambiò l'ordine elettorale nel 973, separando nettamente la dignità dell'abate di S. Emmerano dalla dignità di vescovo. Nel 790 R. divenne suffraganea di Salisburgo. Il territorio della diocesi, almeno per la parte bavarese, è fondato, probabilmente, sulla divisione fatta dal duca Teodoro e mai cambiata all'infuori dell'allargamento verso nord e nord-est, dovuto alla colonizzazione e alla cristianizzazione del Nordgau, dell'Egerland e della Boemia. A questi territori vennero aggiunti, ai tempi dei Carolingi, i monasteri di Chammünster, Pfaffmünster, Wörth, Metten, Münster, Münchmünster, Engelbrechtsmünster, Berg nel Donaugau. Nei secc. vir e ix ebbero luogo le prime erezioni di parrocchie. Nella prima metà del sec. xir furono uniti alla diocesi anche i monasteri di Prüfening, Endorf, Reichenbach, Malleenderf, Biburg, Waldsassen, Walderbach, Windberg e Speinshart. Il più antico registro diocesano ( 1438 ) contiene 444 parrocchie. I quattro arcipresbiterati di Regensburg, Wörth, Pondorf e Chammünster furono tenuti sempre da canonici. La diocesi ottenne nel 1309 il suo primo vicario generale e nel 1314 il primo vescovo ausiliare. Dei 35
![img-17.jpeg](img-17.jpeg)
(da Enc. Inst., 3.2.VIII, tav. 187 in basali
Ratisbona, diocesi di - Veduta di S. Ulrico (1230), oggi Museo, con il Duomo.

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canonici (1503) due terzi dovettero appartenere a famiglie nobili : i rimanenti furono scelti tra letterati. I primi statuti sinodali sono del 1330 e del 1377 , i primi stampati del 1512. Dopo il 1583 i sinodi non ebbero più luogo. Essi sono sostituiti dalle cosiddette Costituzioni diocesane, la prima volta nel 1588 . Il più antico messale di R. è dal 1485 . Nel 1611 Wolfgang v. Hausen sostituisce quello di R. con il "Missale Romanum ", aggiungendo un "Proprium" diocesano. Nel 1480 viene stampato a R. il primo Breviario. L'educazione del clero, nel tardo medioevo, non segue indirizzi sempre costanti e unitari; nel ' 500 essa venne affidata ai Gesuiti. Il seminario fu eretto solo da Anton Ignaz v. Fugger e Max von Torring (1789). Nella riforma luterana la parte di Ansbach passò nel 1529 al protestantesimo, R. stessa divenne protestante nel 1542 e la parte della Oberpfalz e Waldsassen nel 1556, ma tornarono al cattolicesimo nel 1624.

Dei 67 vescovi meritano essere menzionati in particolare Gaubaldo (739-61), sotto il quale s. Emmerano fu canonizzato, Sinberta (768-91), amico di Carlomagno, mori nella campagna contro gli Avari. Sotto Baturich (817-47) is principi boemi ricevettero il Battesimo. Durante la lotta per le investiture, Ottone v. Riedenburg (1061-89) fu amico di Enrico IV. S. Alberto Magno (1260-62) rinunciò dopo due anni di governo. Leone di Tundorf (1262-77) iniziò la costruzione della Cattedrale. Il valido lavoro di riforma contro il luteranesimo fu compiuto da Filippo di Baviera (1579-98), creato cardinale nel 1597, e dal vescovo ausiliare Jakob Miller. Albert v. Torring (1613-49) vide tornare il cattolicesimo in tutto il territorio della Oberpfalz e PfalzNeuburg. Un tipico principe vescovo dell'epoca è K. Th. von Dahlberg (1803-17). L' 8 sett. 1821 fu eretto, in base al Concordato bavarese del 1817 e alla Bolla di Circoscrizione del 1818, il Landeshistum con la Metropoli di Monaco. Tra i vescovi recenti sono noti principalmente Michael v. Sailer (1829-32), autore di notevoli scritti ascetici, Anton Henle (1906-17) e dal 1917 Michael Buchberger.

Bibl.: L. Hochwarth, Catal. Episc. Bat. fino al 1339 in A. F. Oefsle, Scriptores rerum Boicarum, I, Augusta 1763; J. Lipf, Gesch. der Bisch. v. R. (fino al 1684), Ratisbona 1852; id., Oberhirtl. Ver-
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(per cortesia della dott.ss. L. von Willebens)
Ratisbona, diocesi di - Profeti e martiri. Affreschi nel coro della chiesa del monastero di S. Georg (ca. 1170) - Prüfening presso R.
ordmungen fur d. B.Reg., ivi 1833; Cottineau, II, 2406-2409; Eidol., I, 413-14: II, 220-21: III, 282; IV, 291; V, 327 328.

Bruno Wuestenberg
Archeologia. -
Nel 1839 fu trovata in R. l'iscrizione sepolcrale cristiana di una "Sarmanna quiescenti in pace martyribus sociata" (CIL, III, 5972; A. Ebner, Die ältesten Denkmale des Christentums in Regensburg, in Römische Quartalschrift, 6 [1892], pp. 154-79, e tav. 9); essa si conserva nei "Museum des historischen Vereins " di R. La bella espressione si ricollega con quelle che si leggono in due iscrizioni cristiane di Treviri: "qui meruit Sanctorum sociari sepulcris" e "meruit Sanctorum esse consortem" (F. X. Kraus. Die christlichen Inschriften der Rheinlande, I. Friburgo in Br. 1892, pp. 89 e 135). Enrico Josi

RATISBONNE (FRATELLI). - I. - ThEODORE-MARIE, n. a Strasburgo il 28 genn. 1802, m. a Parigi il 10 genn. 1884.

Figlio di un banchiere ebreo, giurista, battezzato nel 1827, sacerdote nel 1831, passò parecchi anni nel Seminario di Strasburgo e dal 1840 visse a Parigi. Quivi fondò nel 1843 con suo fratello Alfonso la Congregazione delle Figlie e dei Missionari di Nostra Signora di Sion.

Tra le sue molte opere, le migliori sono: Histoire de st Bernard et de son siecle (2 voll., Parigi 1840; 11 ed. ivi 1903); Manuel de la mère chrétienne (ivi 1859; 11 ed. ivi 1864); Nouveau manuel des mères chrétiennes (ivi 1870; $22^{\circ}$ ed. ivi 1926); Méditations de st Bernard sur la vie présente et future (ivi 1864); Le Pape (ivi 1870); La question juive (ivi 1868).

II. - AlphonsE-MARIE, fratello del precedente, n. a Strasburgo il $1^{\circ}$ maggio 1812, m. ad Ain Karim (presso Gerusalemme) il 6 maggio 1884.

Avvocato, banchiere, libero pensatore, accrebbe la sua ostilità al cattolicesimo in seguito alla conversione del fratello. Ma il 20 genn. 1842, a Roma, nella chiesa di S. Andrea delle Fratte, ebbe la celebre visione di Maria S.ma del Miracolo, cui segul la sua conversione. Sacerdote nel 1847 , appartenne qualche tempo alla Compagnia di Gesù, che lasciò con il permesso di Pio IX per passare alla Congregazione fondata dal fratello. Nel 1855 parti per Gerusalemme, dove nel 1856 fondò per le figlie di Nostra Signora di Sion il convento del Litorizatos o dell's Ecce homo». A Gerusalemme rimase fino al termine della vita, tranne una breve parentesi a Roma, per devozione alla Madonna del Miracolo, a cui doveva la conversione.

Opere principali: Conversion de M. M.-A. R., racontée par lui-même (Le Mans 1842); Lettre de M. M.A. R. sur sa conversion (Lione 1842); Inauguration du sanctuaire de l's Ecce Homo" à Jérusalem (Parigi 1842). - Vedi tav. XXII.

Bibl.: Ch. Barbier, Les deux fondateurs de l'Archiconf. des mères chrétiennes, Meaux 1884; anon., Le p. M.-Th. R., 2 voll., Parigi 1903; anon., La conversione miracolosa alla fede cattolica di A.M.R., tratta dai processi autentici formati a Roma nel 1842 , Roma 1892.

Gennaro Moretti
RATPERTO di San Gallo. - Scrittore tedesco, nativo di Zurigo, vissuto nella seconda metà del sec. IX, m. verso l'895.

Compose in latino la cronaca del suo monastero dalle origini all' 883 , diffondendosi specialmente sulle lotte sostenute fino all'817 per la libera elezione dell'abate e la subordinazione al re, contro i diritti dei vescovi di Co-

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(da Le B. P. Marri-Tèm.lete R. II. Parisi [56] Rattobonne (Fratteli) - Ritratto di Alphonse R.
stanza. Scrisse anche rime metriche e ritmiche in volgare, una delle quali, in onore di s. Gallo, ci pervenne soltanto in una traduzione latina eseguita al principio del sec. XI "allo scopo di non lasciarla cadere in dimenticanza". La cronaca di R. fu continuata da Eccheardo IV fino al 971 nei suoi Casus S. Galli. Bibl.: Manitius, I, pp. 606-607; J. M. Clark, The Abbey of St. Gall, Cambridge 1926, pp. 173 sgg., 240 sgg. Bruno Vignola

RATRAMNO di CORbIE. - Teologo benedettino, n. all'inizio del sec. IX, m. ca. l'875. Monaco a Corbic verso l'825, fu discepolo di Pascasio Radberto (v.), di Gottescalco di Orbais e amico di Lupo Servato di Ferrières (v.). Partecipò attivamente alle controversie religiose del suo tempo, acquistandosi buona fama di teologo (PL 121, 9-346).

Il De Proedestinatione Dei libri duo (850) è un attacco caustico, in occasione di una consulta di Carlo il Calvo, contro la dottrina di Incmaro di Reims (v.) a favore del predestinazionismo di Gottescalco di Orbais. Il De nativitate Christi, pur affermando il dogma della verginità perpetua di Maria, ne presenta una spiegazione (per uteri unnam) respinta da P. Radberto e contraria alla tradizione cattolica. Di maggior valore è il Contra Graecorum apposito libri quattuor, a proposito della consultazione fatta da papa Niccolò I ai vescovi sui nuovi atteggiamenti dell'Oriente dopo la rivolta di Fozio (867). R. difende con erudizione e acutezza il Filioque, il celibato ecclesiastico e il primato del papa. L'Epistola de cynocephalis (cf. anche MGH, Epistolae, VI, pp. 149-61 : con oltre lettere) è una originale risposta a Rimberto, futuro arcivescovo di Brema, sui mostri di cui parla s. Agostino nel De Civitate Dei [16, 8], Nel De Anima (ed. A. Wilmer, in Rev. béméd., 24 [1931], pp. 207-33), diretto a Carlo il Calvo, dimostra la spiritualità dell'anima con argomenti personali, che ne compromettono l'unione sostanziale con il corpo; l'opera fu attaccata nell'ambiente teologico di Incmaro di Reims. Perduto è il libro sulla legittimità dell'espressione liturgica Te trias debta unaque pascinus (cf. Incmaro di Reims, De una et trias debate: PL 125, 475, combatte la giustificazione pubblicata da R.). R. è soprattutto celebre per il trattato De Corpore et Sanguine Domini, scritto (dopo l'856) dietro domanda di Carlo il Calvo e a lui dedicato, forse come contropartita all'opera omonima di P. Radberto, o, più probabilmente, come personale soluzione al problema eucaristico emergente da due contrastanti correnti teologiche idealmente ricostruite : gli uni affermavano che nell'Eucaristia tutto avviene manifestamente, senza figura o velo esterno, onde il Corpo di Cristo è palpabile, soggetto alla corruzione (concezione materialistica, che precludeva allo stercoranismo) altri invece ritenevano che queste realtà sono contenute sotto il velo del mistero per cui una cosa appare ai sensi e un'altra è creduta dalla fede (concezione spiritualistica). R., più che P. Radberto (v.), sembra attaccare una teoria grossolana, diffusa forse tra i fedeli, e pertanto egli inclina verso la concezione spiritualistica, lasciandosi talora sfuggire affermazioni che sembrano compromettere la reale presenza. Però un esame circostanziato permette di asserire che R. è rimasto nella linea dell'artodossia, poiché ammette una vera e invisibile mutazione dagli elementi eucaristici, per cui divengono, dopo la Consacrazione, una realtà totalmente diversa, ossia
il Corpo e il Sangue di Cristo, anzi talora dice espressamente che la sostanza del pane e quella del vino divengono substantia del Corpo e del Sangue del Signore (PL 121. 140); afferma inoltre, con particolare insistenza, la realtà oggettiva delle specie esterne e, sotto questo punto di vista, la sua dottrina è superiore a quella di P. Radberto, sebbene rimanga inferiore nello stabilire l'identità sostanziale del Corpo eucaristico di Cristo con quello storico; infatti, pur incidentalmente affermandola, è costantemente preoccupato di dimostrarne la diversità accidentale (nel senso della futura questione scolastica del modus praesentiae).

Quest'oscurità di linguaggio fu l'occasione dell'oscillante giudizio che i posteri diedero del suo insegnamento eucaristico. Già al sec. x Erigero di Lobbes (v.) vide in R. un avversario di Pascasio e nel sec. xI la sua opera, sotto il nome di Scoto Eriugena, fu accolta da Berengario di Tours (v.) e respinta come eretica dagli scrittori antiberengariani. Nel secolo seguente Sigeberto di Gembloux ritenne R. difensore della fede eucaristica, e come tale fu lodato dal Tritemio (sec. xv) e da s. G. Fischer (sec. xvi). Con l'edizione di Ecolampadio (Basilea 1532) cominciò l'accaparramento protestante, che provocò l'inserzione dell'opera nell'Indice del Concilio di Trento (1559); reagirono nel 1571 i teologi di Lovanio (detti duacenses) e soprattutto il Boileau, che ne difese con erudizione e scume l'artodossia (1712). La teologia odierna è stata sfavorevole a R. soprattutto dopo il Geiselmann, seguito dal Guadel, Amann e Peltier (v. bibl.). Una convincente riabilitazione è stata fatta dal p. Glinzzo (v. bibl.).

Bibl.: A. Nägln. Ratramnus und die bl. Eucharistie. Vienna 1902; J. Geiselmann. Die Eucharistielehre der Vorscholastik, Paderborn 1926, pp. 147-50 e passim; A. Guadel. La Messe diene l'Egl. lat., in DThC. X, col. 964 sge.; H. Peltier, Ratramne, ibid., XIII, coll. 1780-87; Fliche-Martin-Frutes, VI, p. 328 sgg.; C. Glinzzo, Le dotte, della camera, eucarist. in P. Radberto e R. monaci di Corbia, Palermo 1942, pp. 81-189, con bibl.; I. De Ghellinck, Le mouvement théol. au XIIe siec., 2* ed., Bruges, Parigi 1948, p. 27 e passim. Antonio Piolanti

RATTAZZI, Urbano. - Statista piemontese, n. in Alessandria il 20 giugno 1808, m. il 5 giugno 1873 a Frosinone. Esercitò dapprima con successo l'avvocatura; eletto deputato il 17 apr. 1848, sedette a sinistra nella Camera subalpina.

Fu relatore delle leggi per l'unione della Lombardia al Piemonte e sostenne allora l'idea della convocazione di un'assemblea costituente gradita ai lombardi, non al Cavour e ad altri piemontesi. Ministro nel gabinetto Casati (27 luglio-8 ag. 1848) passò quindi alla opposizione : tornò al governo con il ministero Gioberti (16 dic. 1848) ed ebbe gli Interni con il gabinetto Chiodo (febbr. 1852). Dopo l'abdicazione di Carlo Alberto si adoperò a formare un gruppo di centro-sinistra nella Camera : fin da allora il R., fedelissimo alla dinastia, assumeva il difficile compito di conciliare il principio monarchico con la democrazia parlamentare. Sostenne il ministero d'Azeglio dopo il proclama di Moncalieri, quando le leggi Siccardi nel 1850, con l'abrogazione del foro ecclesiastico e il divieto di nuovi acquisti di beni per gli enti morali senza il consenso dell'autorità civile, favorivano, a tutto danno per la Chiesa, una coalizione di forze e di interessi liberali-laicisti. Si giunse in tal modo alla fusione del centro sinistro della Camera con il centro destro che si raccoglieva attorno al Cavour : fu il "connubio ". Il R. salì alla vicepresidenza, poi alla presidenza della Camera; fu ministro di Grazia e giustizia nel 1853 e dell'Interno nel 1855. Il 28 nov. 1854 aveva presentato alla Camera un disegno di legge per l'abolizione delle corporazioni religiose, eccettuate quelle che avevano compiti educativi e di assistenza. Respiuta la proposta del senatore vescovo Nazari di Calabiana, che offriva in nome del clero una somma per coprire le spese del culto, liberandone lo Stato: vinta la resistenza dell'opinione cattolica e del Re stesso dal prevalente indirizzo, la legge passò alla Camera ed al Senato e si ebbe un nuovo ministero di Cavour e R. : la legge dei frati fu l'occasione per una non certo fruttuosa affermazione di principio, nella quale lo Stato traeva, contro le intime convinzioni della gran massa del popolo credente e catto-

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lico, e quindi in senso intrinsecamente antiliberale, tutte le conseguenze della dottrina della sopraffazione del potere civile su quello ecclesiastico, e riprendeva la tradizione del giurisdizionalismo più rigido, ispirandosi ai modelli dell'assolutismo giuseppinista. Venuto in urto con il Cavour, R. ritornò sulla scena politica con il ministero La Marmora nel luglio 1859 e incarnò un indirizzo amministrativo accentratore, nella legge comunale e provinciale, che passò con il suo nome e si estese via via con le annessioni alle nuove province del Regno d'Italia. Lasciato il potere al Cavour nel 1860 , fu ancora presidente della Camera. Caduto il ministero Ricasoli nel marzo 1862 , il R. si trovò al governo fra le impazienze del Partito d'azione e le angustie create dalla situazione economica e politica del nuovo Stato. Dopo un primo incidente con i garibaldini a Sarnico, il R. tentò di arrestare Garibaldi in Sicilia, ma i suoi redini non furono eseguiti e si ebbe Aspromonte. Fallito una iniziativa diplomatica presso il governo francese per risolvere la Questione di Roma, il R. si dimise il $1^{\circ}$ dic. 1862 . Nell'apr. 1867 toccò di nuovo al R. il difficile compito di affrontare Garibaldi : anche questa volta l'iniziativa garibaldina, da lui stesso copertamente provocata e favorita all'inizio, e poi invano raffrenata, fini per travolgerlo, concludendosi nella catastrofe di Mentana (v.). Notevole la discussione che si era avuta in Parlamento per la liquidazione dell'asse ecclesiastico, mentre il R. era al governo il R. si rivelò buon tattico, ma privo di scrupoli, liberandosi da un precioso collaboratore, F. Ferrara. Negli ultimi anni della sua vita il R. si evolve ancora dal piemontesismo verso un atteggiamento più apertamente "italiano "tanto da attirare le simpatie dei meridionali e siciliani verso la Sinistra giovine (De Sanctis lo defini «il più italiano dei piemontesi ").

Al R. già il Cavour rimproverava una certa debolezza di carattere e mancanza di iniziativa; e di questa debolezza gli fanno carico gli storici più autorevoli, riconoscendo però che a lui si deve l'instaurazione del regime parlamentare in Piemonte e la creazione di quel centro sinistro che rese possibile, attraverso il "connubio", la fortuna politica del Cavour stesso

BibL.: cf. i discorsi del R., raccolti dallo Scovazzi a cura della Camera dei deputati (8 voll., Roma 1876 -Sal: lettere sue nei carteggi di Cavour, di M. Castelli, di B. Ricasoli, di A. La Marmora, ecc. Quelle pubblicate dalla moglie (M. S. Wyse Bonaparte) in R. et son temps. Documents inédits. Corrèspondence. Souvenirs intimes (2 voll., Parigi 1881), non dànno affidamento, essendo mutilate e evitate. Manca una seria biografia, utili tuttavia : A. Morelli, R., saggio politico, Padova 1874; A. Corbelli, A. La Marmora e U. R., in Carteggi di A. La Marmora, Torino 1929; A. Luzio, Aspromonte e Mentana, Firenze 1935; P. Dalla Torre, L'anno di Mentana, Torino 1938