Bibl.: G. Waitz, Über die Herausgabe und Bearbeitung von Regesten, in Historische Zeitschrift, 40 (1878), pp. 280-93; F. Kehr, Über den Plan einer britischen Ausgabe der Papsturkunden bis Innoeens III., in Nachricht. der bünigl. Gesellsch. d. Wissensch. zu Göttingen, Philol.-histor. Klasse, 1896, fasc. II, pp. 1-12; E. Bernheim, Lehrbuch der historischen Methode und der Geschichtsphilosophie, $4^{2}$ ed., Lipsia 1903, pp. 516-21; H. Bresalau, Handbuch der Urkundenlehre für Deutschland und Italien, I, $2^{2}$ ed., Lipsia 1912, pp. 101 sg., 103 nota 2; A. Hessel, Zur Geschichte der Regesten, in Archiv für Urkundenforschung, 10, 11 (1928), pp. 217-25; A. de Boüard, Manuel de diplomatique française et pontificale, I : Diplomatique générale, Parigi 1929, pp. 190-219.
Alessandro Pratesi
REGGENTE. - Nella Curia romana ha questo titolo il prelato superiore della Penitenzieria apostolica (v. tribunali ecclesiastici, I. Penitenzieria apostolica), della Cancelleria (v.) apostolica e, fino a poco tempo fa, della Dataria apostolica (v.), dove ora il prelato superiore ha il titolo di sotto-datario, mentre è vacante l'ufficio di r. Giovanni Sessolo
REGGIANINI, Luigi. - Vescovo, n. a Modena nel luglio 1775, m. ivi nel genn. 1848.
Appena sacerdote promosse una Congregazione

(let. Ene. Catt.)
Regesto - Titolo apposto nel sec. xvit al Liber genniugraphus sive clerononialis ecclesiae Fartensis, compilato da Gregorio da Catino. Il codice e del sec. xivvi - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. $\mathbf{2 4 8 7}, \mathrm{I}^{-1} \mathbf{1}^{2}$.
di giovani ecclesiastici per impartire l'insegnamento catechistico nelle scuole e più tardi una Pia Unione per soccorrere i religiosi dell'uno e dell'altro clero, durante i terbidi della invasione francese e del governo napoleonico.
Venuta meno la necessità di tale assistenza, indirizzò l'attività dell'Unione a predicare gli esercizi ignaziani a pro degli indigenti. Nel 1818 fondò l'Istituto delle Figlie di Gesù per l'istruzione delle giovinette povere, con particolare riguardo alle sordonnate, e lo diresse per oltre un decennio. Altra iniziativa del R. fu la pubblicazione di un periodico, intitolato Memorie di morale, di religione e di letteratura, con il quale si proponeva di combattere il pensiero liberale ed anticristiano, a tutela dei diritti della Chiesa e dell'autorità pontificia. Direttore spirituale, poi rettore del Seminario modenese e confessore dei principi estensi dal 1814 alla morte, nel 1838 venne eletto da Gregorio XVI vescovo di Modena, e dedicò le maggiori cure del suo ministero episcopale alla formazione del giovane clero e alle opere benefiche, tra cui principalmente una casa di ricovero per sacerdoti, che non poté peraltro vedere inaugurata prima della morte. La stipulazione del Concordato del 1841 fra la S. Sede e il governo estense lo spinse ad attuare con indefessa alacrità i patti concordatari : curò l'istituzione del Foro ecclesiastico ed assunse personalmente la presidenza della Commissione amministratrice dei benefici ecclesiastici e delle fabbricerie. Del duca Francesco V, che gli era particolarmente affezionato, fu discreto e illuminato consigliere, per cui esercitò un'influenza rilevante nella politica modenese del suo tempo. La sua scomparsa suscitò universale rimpianto ed i funerali si risolsero in un'autentica apoteosi del pio presule.
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(Fat. Fotacelerc. Torino)
Reggio Calabria, arcibiccesi di - Facciata del Duomo (sec. xx) su disegno di p. Carmelo Angiolini - Reggio Calabria.
Biel.: T. Bayard de Volo, Vita di Francesco V duca di Modena, IV, Modena 1882, pp. 132-39; P. B. Casoli, La Chiesa negli Stati estensi e il vescovo di Modena L. R., Milano 1902. Renzo U. Montini
REGGIO, Isacco Samuele. - Ebraicista, n. a Gorizia nel 1784, m. ivi nel 1855. Dal 18 ro professore di storia e geografia in quel Liceo, dal 1846 rabbino onorario in successione al padre Abramo, R. è un autentico rappresentante dell'illuminismo.
Scrisse in ebraico: Sull'origine divina della Legge (Vienna 1818). Pubblico un Pentateuco con traduzione italiana e un commento razionalistico (ivi 1821). L'opera principale è La Torsh e la filosofia (in ebraico, ivi 1827), in cui tratta dell'utilità di unire la religione alla filosofia. Molte idee furono da lui svolte in forma di lettere e raccolte in un epistolario. Curò l'edizione di opere di Elia Delmedigo e di Leone da Modena. Fu redattore di varie riviste. Fece una versione poetica del libro di Isaia (1831).
Biel.: M. Seligsohn, s. v. in 7erc. Eur., X, p. 360 sgg.; S. Maiseis, s. v. in 76d. Lex., IV, col. 1300 sg. Eugenio Zolli
REGGIO CALABRIA, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città capoluogo della provincia omonima. Ha una superficie di ca. 660 kmq ., con una popolazione di 212.960 ab. dei quali 211.960 cattolici distribuiti in 100 parrocchie con 157 sacerdoti diocesani e 34 regolari; 8 comunità religiose maschili e 43 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 336).
La città di R. C., alle falde meridionali dell'Aspromonte, sullo stretto di Messina, più volte distrutta da terremoti, l'ultimo dei quali nel 1908, è stata sempre ricostruita, più grande di prima. A parte le origini favolose e le vicende sotto gli Enotri e gli Ausoni, R. fu certo colonia calcidese fin dalla metà del sec. viII a. C. e si sviluppò sino ad essere una delle più importanti repubbliche della Magna Grecia. Dopo la seconda guerra punica, passò sotto il dominio dei Romani, che vi dedussero la colonia, col nome di Rhegium 7 ulii. Ma la sua posizione la fece un ponte tra Occidente e Oriente; le sue iscrizioni latine, scrive P. Orsi, si equivalgono a quelle greche. Alla caduta dell'Impero passò ai Goti e poco dopo ai Bizantini, che vi stettero con alterne vicende fino al ro6o, pur tra frequenti scorrerie di saraceni, che nei secc. ix e x varie volte la saccheggiarano e distrussero. I primi Normanni stabilirono a S. Marco e a Mileto le sedi delle loro contee e gli Svevi non ne valutarono la posizione strategica, sicché R. decadde fino al sec. xVI, quando comincia la sua rinascita.
Gli storici regionali e locali attribuiscono la sua prima evangelizzazione a s. Paolo che vi rimase però un giorno, secondo Act. 28. 13. Gli atti dei martiri, s. Stefano di Nicea primo vescovo di R., che avrebbe subito il martirio insieme con Suera, presunto vescovo di Locri, e le ss. ver-
gini Perpetua, Felicita e Agnese, non sono anteriori al sec. x. Tuttavia R. non tardò ad accogliere la fede di Cristo, sì da essere citata anche da s. Girolamo.
Non si conosce alcun nome autentico di vescovi prima del sec. vi. Il Marco - episcopus Calabriac -, che prese parte al Concilio di Nicea del 723, non era vescovo di R., perché Calabria era allora la penisola salentina; ed è anacronistico quell'Ilario, che nel 439 tenne un sinodo contro il vescovo di Umbriatico. Il Lanzoni rigetta anche l'esistenza di quel Sininnio, ricordato per il 532 nella vita di s. Placido di Leone Ostiense, tarda e favolosa. Nel Registro di S. Gregorio M., si ha finalmente un Lucio, anteriore al 590, un Bonifacio, che ebbe molto da dire con il suo clero, dal 592 al 602, e infine un Paolino, vescovo di Tauriano, che ne ebbe provvisoriamente l'amministrazione. Alcuni successori dei secc. virviti figurano nei concili ecumenici di quei tempi e il vescovo Giovanni fu legato del papa Agatona al Concilio di Costantinopoli del 680. Al Concilio Niceno II del 787 si ha ancora il vescovo Costantino, che firma in greco come semplice vescovo. In quel tempo gli imperatori iconoclasti avevano già sottratto a Roma tutti i vescovati della Calabria per sottometterli al patriarcato di Costantinopoli. Per opera loro fu creata la provincia ecclesiastica calabrese, con R. per metropoli di tutte le altre sedi della regione.
Difatti nelle prime Notitiae gruecne episcopatioum, del tempo di Leone l'Armeno (813-20), la metropolia di R., detta Eparchia della Calabria, comprende tutte le diocesi calabresi, cioè Bivona, Tauriano, Locri, Rossano, Squillace, Tropea, Amantea, Crotone, Cosenza, Nicotera, Bisignano, Nicastro e Cassano. Ma al tempo di Leone VI il Filosofo (886-902) fu creata la nuova metropolia di S. Severina, con cinque minuscole suffraganee. Altra veriazione si ebbe sotto i Normanni: Mileto subentra a Tauriano e Vibona e diventa immediatamente soggetta; Amantea viene incorporata a Tropea; Nicotera è inserita nel territorio di Mileto per essere ricostituita solo nei 1392; Rossano acquista l'autonomia e Cosenza, suffraganea di R. nei documenti greci, di Salerno in quelli latini, finisce per diventare metropoli con Martirano, di recente fondazione, per suffraganea. R. ebbe invece aggregate due piccole diocesi greche, fondate in quel tempo, Oppido e Bova, comprese prima nel suo stesso territorio; più tardi fu fondata la diocesi di Catanzaro, a scapito di Squillace, e ugualmente sottomessa a R. I diritti metropolitani su tutte queste diocesi furono confermati da Alessandro III con bolla del 1165 (Ughelli, IX, p. 235; PL 200, 400). Nel 1818, Nicotera fu unita in perpetuum a Tropea, Bisignano a S. Marco e dichiarata immediatamente soggetta alla S. Sede; infine Catanzaro fu dichiarata arcidiocesi nel 1927.
Nel territorio di R. fiorirono molti monasteri greci, celebri fra tutti quelli di S. Nicola Calimizzi, di S. Maria Trapezomata, di S. Aniceto, di S. Salvatore di Castaneto, di S. Antonio de Archi, di S. Maria de Terreti, ecc. che protrassero la loro esistenza fino al sec. xVI. Il manochitano calabro-greco ebbe degni rappresentanti nei ss. Cipriano, Cosma, Vitale e Arsenio di R., s. Tommaso di Terreti e soprattutto s. Elia di R., detto lo Speleota, la cui fama raggiunse anche l'Oriente.
R. fu una delle prime diocesi della Calabria ad essere latinizzata dai Normanni; ma in città e nel territorio elementi greci sopravvissero a lungo e numerosi anche nei secc. xVI e zVII, come risulta dalle visite pastorali del tempo, specialmente da quelle di Annibale d'Afflitto verso il 1600 . I Francescani vi misero piede fin dal 1221; seguirono i Domenicani, che nel sec. xvi vi aprirono uno studio, i Carmelitani, gli Agostiniani, i Minimi e i Gesuiti che vi ebbero un fiorentissimo collegio. Il movimento cappuccino fu iniziato in Calabria, contemporaneamente a Matteo da Bascia, dai due osservanti reggini i pp. Ludovico Cumi e Bernardino Molizzi, detto il
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Giorgio. Ecclesiastici di gran fama furono: Matteo Saraceni, francescano e arcivescovo di Rossano nel sec. xv, inquisitore del Regno di Napoli; Giuseppe Morisani, dotrissimo storico e archeologo; il p. Cesare De Cara (v.), gesuita; Antonio De Lorenzo, storico ecclesiastico e civile.
Monumenti antichi di R. sono stati distrutti dai terremoti : si sono salvati in parte il Castello e il santuario della Consolazione. Sono invece moderne: la bellissima Cattedrale con pulpito originale e statue di Francesco Ierace da Polistena: la chiesa della Vittoria, in stile neoclassico, del Piacentini, al quale si deve anche il Palazzo del Museo nazionale della Magna Grecia; infine il grandioso Seminario regionale, che accoglie quasi tutti i chierici della Calabria, dopo l'incendio di quello di Catanzaro.
R. ha una lunga e gloriosa serie di prelati santi, zelanti e dotti. Da ricordare s. Cirillo, basiliano, la cui fama di santità attirò da Ravenna s. Leone, che poi fu fatto vescovo di Catania. Nel sec. xI in un documento greco l'arcivescovo Nicola di R. vien detto "metropolita della Calabria e della Sicilia" forse perché nella vicina isola la gerarchia ecclesiastica era stata quasi annientata dai Saraceni ed egli avrà avuto da Costantinopoli il compito di vegliare sulle Chiese al di là dallo stretto. Nel sec. xvi fu arcivescovo di R. Gaspare Ricciulli del Fosso di Rogliano, dei Minimi, che fu al Concilio di Trento e morì in concetto di santità. Anche il suo successore, Annibale d'Afflitto da Palermo, ebbe fama di santo e riformò il clero e il popolo. Il benedettino Rangerio fu il primo cardinale preposto all'arcidiocesi dal 1091 al 1121 ; Lando o Landone, consigliere di Federico II, utilizzato dai papi in delicate missioni; il francescano fra' Gentile; Tommaso Ruffo, figlio di Pietro, conte di Catanzaro, carissimo ad Innocenzo IV; Pietro Filomarini, napoletano; Pietro Isvales, spagnolo, card. di S. Ciriaco; Ag. Trivulzio, pure card.; Gir. Centeglie; Giov. Andrea Morreale e Gennaro Portanova, ultimo presule reggino insignito della porpora (m. nel 1908); Antonio Lanza (v.). - Vedi tav. XXXII.
Bim.: Ughclli, IX, coll. 421-36; G. Fiore, Calabria illustrata, II, Napoli 1743, pp. 287-95; A. Ferrante, Additamento ad Ughellium de archicpiccopic Bloginis, ivi 1757; D. SpanibBalsm, Storia di R. C., II, ivi 1857, pp. 233-33; Horvellis Syncedemus et notitiae Graecae episcopotnnm. Berlino 1866; A. De Lorenzo, Mem. da servire alla storia sacra e civile di R. e di Calabria, Reggio Calabria 1879-79; id., Variazione della topografia religiosa e civile dell' arcidiocesi di R. C., Reggio Calabria 1880; id., Monografie di storia reggina e calabrese, ivi 1888; id., Un terzo manipolo di monografie e memorie reggine e calabresi, Siena 1899; G. Minasi, Le chiese di Calabria, Napoli 1896; id., Regesti pont. per l'arcivescovo di R., in Riv. st. calabrese, 11 (1003), pp. 193-208; C. Guarna-Logoteta, Cronaca dei vescovi e arciv. di R. C., ibid., 7 (1898-99); L. Duchesne, Les Evêchés d'Italie et l'invasion lombarde, in Mélanges, d'arch. et d'hist., 22 (1002), p. 109 sgg.; R. Cotroneo, Storia della cattedrale di R. C., Napoli 1903; F. Lanzoni, La prima introduzione dell'episcopato e del cristianesimo nella Lucania e nei Brusi, in Arch. stor. calabrese, 5 (1917), pp. 3-25; Lanzoni, I, pp. 209-50; P. De Nova, Conventi di monaci e di monache in R. nel mediarco e nell'età moderna, in Bruttino, 10 (1940), p. 3 sgg.; id., L'antica cattedrale, ibid., 20 (1941), p. 7 sgg.; A. Lapinski, Calabria bizantina, in Arch. stor. Calabria Lucania, 13 (1946), p. 79 sgg.
Francesco Russo
REGGIO EMILIA, Diocesi di. - Si estende per 1982 kmq. e conta 349.000 cattolici su 349.500 ab. : 450 chiese, 256 parrocchie, 393 sacerdoti diocesani e 63 regolari; ha 3 seminari, 7 comunità religiose maschili e 14 femminili. Confina con le diocesi di Guastalla, Carpi, Modena, Apuania, Pontremoli, Parma ed è suffraganea di Modena. Patrono della diocesi : primario, s. Prospero, vescovo di R. tra il sec. iv ed il v, ed aequo principaliter i martiri Crisanto e Daria, le cui reliquie furono traslate a R. nel 947. Compatrono è s. Venerio.
I. Storia. - La fondazione della città è attribuita secondo alcuni ai Liguri o agli Etruschi, secondo altri ai Galli Bqi o ai Romani. Il Forum Lepidi Regii ha la stessa origine delle altre città similari, fondate ab imis o romanizzata sull'asse di quella via condotta dal console romano M. Emilio Lepido nel 187 a. C. Dopo la caduta dell'Impero romano (476), R. subì la dominazione di Odoacre e dei Goti; sotto i Longobardi diventò sede di

(let. Exit)
Reggio Emilia, diocesi di - Facciata della chiesa di S. Prospero, di G. B. Cattani ( $1748-53$ ) e torre ottagonale (primi del sec.xvi). Reggio Emilia.
un duca (569-90); ritornò all'Impero d'Oriente nel 590 e nel 599 nuovamente ai Longobardi (599-773), finché venne assoggettata da Carlomagno, il quale, nel 781 , confermò i diritti del vescovo, determinando i confini della diocesi. Quando e per opera di chi il cristianesimo sia penetrato nel Reggiano non si sa. Per R. il monumento cristiano più antico è l'iscrizione di Navarra, dell'anno 487 o 510 (CIL, XI, n. 1019). I cataloghi dei vescovi reggiani, nella parte antica, non meritano fede (cf. A. Mercati [v. bibl.], p. 11). Partendo dalla prima data certa della presenza di un vescovo in R., l'anno 451 , si può ritenere che R. sia stata eretta a sede vescovile nella seconda metà del sec. iv (A. Mercati [v. bibl.], pp. 10-12), se non già nella prima metà di questo sec. (cf. Lanzoni, p. 443). Nel suo costituirsi, anche R. si trovò soggetta al metropolita milanese. Nella seconda metà del sec. v, secondo una lettera del 29 maggio 482 di papa Simplicio a Giovanni arcivescovo di Ravenna, R. è suffraganea di detta città. Il 22 ag. 1583, Gregorio XIII elevò Bologna a metropoli, le assoggettò pure R. che, nel 1855 , passò sotto la sede metropolitana di Modena, allora eretta. I confini della diocesi, determinati, in origine, da Carlomagno nel 781 e poi da Ottone I, nel suo diploma del 2 apr. 962 , subirono più volte mutamenti e furono notevolmente ridotti per le erezioni o a favore di altre diocesi (A. Cerlini, I confini carolingi della diocesi di R., in Studi di storia, di letteratura e d'arte in onore di N. Campanini, Reggio Emilia 1921, pp. 235-42).
Il vescovo di R. ebbe poteri comitali sulla città grazie alle concessioni di Ottone I e di Corrado II (1027); ma questa si costituì ben presto a comune e nel 1137 sono ricordati 7 suoi consoli; aderì alla Lega Lombarda nel 1168 e partecipò alla Pace di Costanza nel 1183. Cominciarono ben presto le contese con le circostanti città e le lotte intestine, nelle quali ebbero larga parte le grandi famiglie e condussero al dominio forestiero. Col 1409 R. passò sotto gli Estensi che la tennero sino al 1796; eccettuati gli anni 1512-23 in cui stette sotto il diretto dominio della S. Sede. Dopo la Rivoluzione gli Estensi tennero R. dal 1814 al 1859.
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(fot. V'aini)
Reggio Emlili, diocesi di - I busti argentei dei ss. Crisanto e Daria, di B. Ipani (ca. 1538) - Reggio Emilia, Cattedrale.
Tra i personaggi ecclesiastici più segnalati R. ha s. Alberto degli Avogadri, nativo di Gualtirolum (m. nel 1214), patriarca latino di Gerusalemme; il card. Pighini di Arceto (m. nel 1533), legato pontificio al Concilio di Trento; il card. Domenico Toschi di Castellarano ( 1620 ), giurista autore delle conclusioni legali; il card. Giacomo Corradi (m. nel 1666). Tra gli artisti, gli uomini illustri e gli scienziati: Matteo Maria Boiardo (v.), Ludovico Ariosto (v.), il Correggio (v.), Bartolomeo Spani (m. nel 1539), Prospero Spani-Sogari (m. nel 1584), Guido Panciroli (m. nel 1599), Antonio Vallisneri (m. nel 1777), Lazzaro Spallanzani (m. nel 1799), Carlo Zucchi (m. nel 1863), Giovanni (m. nel 1875) e Antonio Fontanesi (m. nel 1882), Angelo Secchi (m. nel 1878), il paletnologo Gaetano Chierici (m. nel 1886), Alfonso (m. nel 1873) e Gaetano Chierici (m. nel 1920), pittori.
II. Istituti di cultura. - Ca. il 1040, per opera di Sichelmo, fu aperto uno Studium anche a R. A questo Studio, come a quello di Droco a Parma, accorsero scolari di molte parti d'Italia e dall'estero. In tale scuola si insegnava a comprendere direttamente i capolavori di retorica (v. bibl. della voce sichelmo). L'evoluzione da Studio tenuto da ecclesiastici a Studio laico, sempre controllato dal vescovo, pare sia stata lenta e sembra che il Comune si accel'asse l'onere della retribuzione dei maestri. Nell'insegnamento si succedettero magistri o doctores tali da far pensare ad una forte tradizione giuridica locale. Basti ricordare Giuliano da Sesso, Accursio giudice, Bernardo Talenti, Guido da Suzzara, Giovanni del Bondeno, Guido da Baiso e Pangratino, i quali vi insegnarono contemporaneamente. Per il largo benefico influsso della vicina Bologna con la sua scuola, anche la scuola capitolare ed ecclesiastica reggiana divenne un organismo universitario, fondato su una universitas scholarium, con il corrispondente collegio di dottori. Malgrado interruzioni, più o meno brevi, dovute prima a scarsità finanziarie del Comune, poi al tramonto di questo, ed in seguito ad altre circostanze, lo Studium Regiense era sopravvissuto e s'era da poco sistemato nella parte più bassa e meno antica del Palazzo Busetti; ma, nel 1772, il duca Francesco III di Modena, riordinata l'Università di questa città, lo soppresse a favore di essa.
La principale Biblioteca di R. è la civica, Iistituita nel 1796, la quale possiede : 161.925 volumi, 450 incunaboli, 324 edizioni aldine ed oltre 400 manoscritti, di cui numerosi codici umanistici, edizioni ariostee, la quasi totalità dei manoscritti di L. Spallanzani e il preziosissimo codice Ferrarini. Delle altre biblioteche sono da menzionare: la Capitolare, con l'Archivio capitolare, con documenti sulla Chiesa e la diocesi reggiana; del Seminario urbano, con incunaboli e manoscritti. A R. si ha pure
il Museo civico o, meglio, più musei, radunati nel Museo di storia naturale - L. Spallanzani s; la Galleria Fontanesi, con opere di Bartolomeo e Giacomo Maineri, frammenti correggeschi, tele di A. Tiarini e dei pittori reggiani A. Fontanesi, A. Chierici, Luca da R. e d'altri; il Museo di paletnologia +G. Chierici s; un Gabinetto di numismatica, con monete greche, romane e medievali; il Museo dell'arte industriale reggiana antica, specie della serica introdotta a R. nel 1502; la Galleria, ora civica, costituita da Luigi Parmeggiani in un moderno palazzo di stile gotico francese del sec. xv, con un portale in architettura ispano-moresca del ' 500 ivi portato da Valenza, e che contiene pitture di "primitivi" spagnoli, un Redeviore del Greco, quadri italiani e fiamminghi, sculture gotiche, mobili francesi, stoffe, merletti, armi, costumi, argenterie, strumenti musicali, avori e oggetti in bronzo e cristallo.
III. Monumenti. - Ridottissimi sono gli antichi chiostri delle Grazie e del Corpus Domini in città [A. Fulloni [v. bibl.], pp. 2324, 27-28]. La maggiore e più antica chiesa è il Duomo, fondato ca. l'anno 857 , totalmente rifatto nella seconda metà del sec. xili; edificio romanico con facciata vivacemente dipinta in ogni sua parte, come attestano frammenti tuttora visibili, deturpati nel sec. xvi; le cappelle, specie quella del S.mo Sacramento, contengono opere di B. e P. Spani, ai quali spetta la grande statua della Madonna, in rame sbalzato, nel lato facciale del tiburio ottagonale sovrastante alla facciata, e le marmoree statue di Adamo ed Eva, sopra la porta maggiore. Al Duomo segue la basilica di S. Prospero (la facciata di G. B. Cattani, tra il 1748-53), opera di L. Corti di Viano e Matteo fiorentino, nella prima metà del sec. xvi sulla Basilica primitiva (più ristretta). A questa Basilica era annesso un monastero dei Benedettini, distrutto nel 1351 o 1356. L'incompiuta torre ottagonale, in pietra, a fianco della facciata, è anch'essa della prima metà del sec. xvi. Sono ancora da ricordare : il santuario della Madonna della Ghiara, in stile del tardo Rinascimento, con affreschi e tele del Guercino, di A. Tiarini, L. Spada, Luca da Reggio ed altri; il tempio dei SS. Pietro e Prospero, fotto ricostruire dai Benedettini, su disegno di Giulio della Torre, negli anni 1586-89; la chiesa di S. Girolamo, opera di G. Vigarani; la chiesa di S. Agostino, ricostruita dallo stesso negli anni 1561-66; in sostituzione di quella eretta in stile lombardo nella prima metà del sec. xv, opera di A. Casotti e di cui resta l'abside ottagonale e la torre conica in cotto: le chiese di S. Giorgio e l'oratorio del Cristo, la chiesa di S. Giovanni Ev., con affreschi di T. Sandrini, di S. Badalocchio, di P. Guidotti e con una Pietà attribuita a G. Mazzoni. Tra i monumenti sacri più importanti, in provincia, vi sono: la chiesa di S. Maria di Castello a Toano, a tre navate, d'architettura romanica dell'epoca matildica (incendiata nella seconda guerra mondiale e completamente restaurata e riconsacrata il 15 ag. 1951) e la chiesa matildica, pure a tre navate, di S. Maria presso il Seminario di Marola, che fu consacrata dal vescovo Alberto nel 1151; nonché l'oratorio matildico di Beles di Gombio, a 10 km . da Cesina. - Vedi tav. XXXIII.
Bibl.: per le origini: M. Corradi-Cervi, Municipium Forum Lepidi Regii, in Emilia romana, I. Firenze 1941, pp. 41-71; per la storia: C. Tacoli, Alcune mem. istor. più rimarcabili della città di R. di Lambardia, Reggio Em. 1742, pp. 254-496; id., D'alcune mem. stor. della città di R. di L., Parma 1748; id.,Delle mem. stor. di R. di L., Cerpi 1765; G. Tiraboschi, Mem. stor. medenosi, I-V. Modena 1793-95; U. Bassi, R. E. alla fine del sec. XVIII, Reggio Em. 1895; A. Balletti, Storia di R. nell'E., ivi 1925; G. Saccani, Alcune caseruac. e Nuove osservac. sulla storia di R. del prof. A. Balletti, ivi 1926. Per la storia della diocesi: E. Cottafavi, I Seminari della diocesi di R. nell'E., Reggio Em. 1900; G. Saccani, I vescovi di R. E.-Cronotassi, 2 e ed., ivi 1902; Lanzoni, pp. 442-44; A. Mercati, Saggi di storia e letteratura, I. Roma 1951, pp. 9-16 e passim. Per l'Università e le Accademie: G. Tiraboschi, Biblioteca medenese, I. Modena 1781, pp. 30-32; N. Campanini, L'insegnamento pubblico a R. durante il medioevo,
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in Provincia di R., 3 (1927), pp. 239-43, 273-76, 302-306; L. Tondelli, Lo Studio di Sichefmo a R. nel sec. XI, in Studi e doc. della R. Dep. di stor. patr. per l'Emilia e la Romagna, 1 (1927), pp. 25-33: U. Gualazzini, Ricerche sulle scuole preuniversitarie del medisecu, Milano 1943, pp. 59-62, 265-72, 367-701. Per gli uomini illustri: G. Tirobonchi, Notizie di pittori, scultori, incisori e architetti nati negli Stati del serentic, signor duca di Modena, Modena 1786; F. Malaguzzi-Valeri, Notizie di artisti reggioni (1300-1600), Reggio Em. 1892. Per i monumenti: T. Malaguzzi-Valeri, La pittura reggiana nel '400, in Rassegna d'arte, 1903, pp. 143-52; G. Ferrari, La Cattedrale di R. Em., ibid., 1904, pp. 165-67; L. Magnani, Pr. Spani, detto il Clemente, in Cras. d'arte, 4 (1927), pp. 59-80, 146-68, 231-53; G. Pecchini, Guida di R. d'Em. e prov., $2^{\circ}$ ed., Reggio Em. [1931]; A. Fulloni, La Gall. Parmeggiani di R. E., in Le vie d'Italia, 1932, p. 327 sgg.; N. Mercati, Prescrizioni pel culto divino nella diocesi di R. E. del vescovo card. M. Cereni, Reggio Emilia 1933: A. Fulloni, R. E., Bergamo 1934; F. S. Gatta, Liber grossus autogono Comunis Regii, Reggio E., 1944; N. Campanini, Canassa, $3^{\circ}$ ed., ivi [1951].
Bruno Leoni
REGIFUGIUM. - Festa dell'antica religione romana, in data del 24 febbr., data singolare in quanto giorno pari e immediatamente successivo ai Terminalia che chiudono l'anno sacrale, precedendo la serie dei giorni intercalari.
La tradizione romana concepiva la festa come commemorazione della cacciata dei re, ma evidentemente si trattava di una fuga rituale eseguita dal re. Da notare il parallelismo della data con il 24 marzo e il 24 maggio, in cui l'annotazione calendariale $Q$ (uando) $R$ (ex) $C$ (omitiavit) $F(a i)$ allude ugualmente a una funzione del re.
Bibl.: G. Wissowa, Religion und Kultur der Römer, $2^{\circ}$ ed., Monaco 1912, p. 436; J. Frazer, The Fasti of Ovid, II, Londra 1929, p. 495 sgg.; F. Altheim, A history of roman religion, ivi 1938, p. 171.
Angelo Brelich
REGINA, ARCIDIOCESI di. - Nella parte sud-est della provincia di Saskatchewan (Canadà).
La popolazione cattolica è di $69.889 \mathrm{ab}$. Vi sono 91 parrocchie e 126 missioni. Il clero è composto di 98 preti diocesani e 76 religiosi.
Il primo sacerdote che penetrò nella regione fu l'ab. Joseph-Norbert Provencher, missionario a St-Boniface, nel marzo 1819, che visitò le rive del fiume Qu'Appelle. L'ab. Belcourt lo sostituì nel 1886 e l'ab. Rischot fondò l'attuale parrocchia di Lebret, dove poco dopo gli successero gli Oblati di Maria Immacolata.

(fot. Vaisel)
Reggio Emilia, diocesi di - Navata centrale dell'insigne basilica di S. Prospero (primi del sec. xvi) - Reggio Emilia.
La piccola città, chiamata R. in onore della Regina Vittoria, fu eretta nel 1881; e in seguito divenne capitale della provincia. Nel 1883 fu costruita la prima chiesa parrocchiale. Anche con le vicine missioni, la parrocchia contava appena qualche centinaia di cattolici.
R. fu elevata a diocesi il 14 marzo 1910, ad arcidiocesi il 4 dic. 1913. Ha oggi come suffragante le diocesi di Prince Albert, Gravelbourg, Saskatoon e l'abbazia nullus di S. Pietro di Münster. I vescovi furono mons. OlivierElazar Mathieu (1911-29), James Charles Mc Guigan (1920-34), Peter Joseph Monahan (1935-47) e dal 1947 Michael Cornelius O'Neill.
BibL.: AAS, 2 (1910), p. 410; 8 (1916), p. 89; A. G. Morice, Hist. de l'Eglise cathol. dans l'Ouest Canadien, Montréal 1912; Le Canada exclésiait. 1930, ivi 1950, pp. 246-81.
Germano Lesage
"REGINA CAELI", - Antifona maggiore con cui la Chiesa saluta e prega la S.ma Vergine associandola al trionfo della Risurrezione per la quale essa è divenuta la Regina del cielo e l'interceditrice universale. La R. c. si recita al termine dell'Ufficio divino durante il tempo pasquale (da Compieta del Sabato Santo a Nona del sabato dopo Pentecoste). L'autore è ignoto, ma viene attribuita a papa Gregorio V (sec. x).
Si compone di quattro stichi a ritmo accentuativo, dei quali i primi due con rima baciata (a, a) e con l'accento tonico principale sulla $1^{0}, 4^{0} \mathrm{e} 7^{0}$ (il quia del $2^{\circ}$ verso è da considerarsi come anacrusio ovviamente), il terzo equivale a due quaternari accoppiati con assonanza (esit. isit); il quarto, un settenario con accento sulla $1^{\circ}$ e sulla $6^{\circ}$, fa a sé. In tal maniera l'Alleluia, al termine d'ogni verso, si considera come un ritornello che serve a fondere il breve carme in un'unica rima.
Nell'antichità fu usata come antifona processionale; poi come antifona pasquale ai cantici evangelici (Benedictus e Magnificat), uso rimasto nell'Ufficio votivo de S. Maria in sabbato; quindi come antifona mariana al termine dell'Ufficio divino, dapprima (secondo la testimonianza di Giovanni da Parma, del 1249) presso i Francescani, poi, nel 1350 (ad Avignone, sotto Clemente VI), nel Breviario della Curia romana. L'uso vigente fu regolato dalla riforma di Pio V (1568). Come antifona al Magnificat dell'ottava di Pasqua, la R. c. si ritrova nell' Antifonario di S. Pietro (sec. xit) edito da I. M. Tommasi (Opera omnia, ed. A. F. Vezzesi, IV, Roma 1749, p. 100). Con tropo (come a commento) si ha nell'Antifonario del convento di Rivoli, in uso fino alla Rivoluzione Francese (cf. S. Bäumer, Hist. du Brév., I, Parigi 1905, p. 422 sg.), e nel cod. 314 del monastero di Engelberg (fol. 74; cf. K. Young, The Drama of the medieval Church, I, Oxford 1933, p. 662).
La melodia gregoriana originale, del sec. x, è di $1^{\circ}$ tono, meno ricca ma devota; quella in uso, di $6^{\circ}$ tono, facile e solenne, tenera e gioiosa, è del sec. xiII: nella sua forma semplificata, del sec. xvir. Secondo la leggenda (Durando, Ration. div. off., VI, 89, 3) la R. c. sarebbe stata cantata da tre voci angeliche mentre un angelo sull'alto della Mole Adriana sinfonderava la spada insanguinata al termine della litania septiformis ordinata da s. Gregorio Magno per la liberazione dalla peste del popolo romano (cf. Divina Commedia, Par., XXIII, 127129; Benedetto XIV dispose che la R. c. sostituisse la recita dell'Angelus (v.) durante il tempo pasquale ( 20 apr. 1742; cf. AAS, 25 [1933], p. 71 sg.).
Bibl.: I. I. Bourassé, Summa aurea de laudibus B. V. Mariae, Parigi 1866 (cf. indice, n. 5994, XIII, col. 1189); H. A. Daniel, Thesaurus hymnologicus, II, Lipsia 1855, p. 319 sg.; anon., Anticmo pascale à la Ste Vierge (R. c.), in Rev. du chant gregor., 1 (1802-93), pp. 103-105; G. Mercati, Appunti per la storia del Brév. rom., in Rassegna gregor., 3 (1903), p. 437 sg.; H. Thurstonm, The R. c., in The Month, 121 (1913, I), pp. 384-88; F. Beringer, Les Indulgences, I, $4^{\circ}$ ed., Parigi 1825, pp. 221-24; L. Molien, La prière de l'Eglise: Messe et Office, ivi 1947, p. 512 sg. Per vari inni medievali con lo stesso inizio di R. c., cf. U. Chevalier, Repert. hymnologicum, II, Lovanio-Bruxelles 1921, p. 455.
Igino Cecchetti
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## QVESTIOTHEOLOGICA.
## HISTORICA.
ET
## IVRIS PONTIFICII.
QVEE FVERIT MENS CONCILII Tridentinicirca Gratiamefficacem, of fientiam Citediam.
Iuxta Exemplar. impreffum anno M. DC. VII. partholicae. Aesimptl. 244/45. Semincenir de. Thentisim propfum-1.20min. Anno M. DC. XLIV.
(fol. Enc. Cati.)
Reginald Antonin - Frontegnizio della Quaestio theologica historica, ed. del 1644 - Roma, esemplare della Biblioteca nazionale.
REGINALD Antonin. - Teologo e polemista domenicano, n. ad Albi nel 1606 , m. a Tolosa il 12 apr. 1676; al secolo Antoine Ravaille. Religioso ad Avignone (1624), insegnò filosofia e teologia nei conventi di Avignone e di Tolosa, dal 1671 ebbe la cattedra di teologia all'Università di Tolosa. Prese parte a Roma alla disputa De Anziliis (1652-53). Fu superiore della provincia riformata di Tolosa ( $1653-57$ ).
Di intelligenza acuta, erudito ed eloquente, fu molto stimato dai contemporanei e polemizzò a lungo con i Gesuiti (particolarmente con il p. Annat) sul problema della Grazia. Di carattere focoso, talora oltrepassò i limiti della convenienza. Pubblicò anonima la prima opera: Quaestio theologica historica... quae fuerit mens Concilii Tridentini circa Gratiam efficacem et scientiam median (datandola Venezia 1607, invece di Tolosa 1644 forse per sfuggire al decreto di Paolo V). Alla risposta dei Gesuiti replicò con le Theses apologeticae (Parigi 1644). Scrisse pure: Dissertatio de cathechismi romani auctoritate (Tolosa 1748); Doctrinae D. Thomae A. tria principia cum suis consequentios (3 voll., ivi 1670); De mente S. Concilii Tridentini circa Gratiam seipsa efficacem (Anversa 1706).
Biol.: J. J. Percin. Monumenta conv. Tolosani O. P., I. Tolosa 1693, pp. 169-73; Quétif-Echard, II, pp. 661-63; A. Mortier, Histoire des maîtres généraux de l'Ordre des Prères Prélevers, VII, Parigi 1914, pp. 61-66; M. M. Gorce, s. v. in DThC, XIII, coll. 2104-14. Alfonso D'Amato
REGINALDO da Piperno. - Teologo domenicano, n. a Piperno (Frosinone), m. ad Anagni nel 1290. Religioso a Napoli, studiò a Roma, dove si incontrò con s. Tommaso (1259), con il quale strinse intima amicizia. Da quel momento fu non solo l'amanuense, ma il confidente, il confessore, l'amico più caro del s. Dottore.
Accompagnò l'Aquinate in tutti i suoi viaggi : ad Orvieto (1261-65), a Roma (1265-67), a Viterbo (1267-68),
a Parigi (1269-72), a Napoli (1272-74) e poi a Fossanova, dove con commozione ne tesse l'elogio funebre. A lui il Santo dedicò vari libri (Ad fratrem Reginoldum, socium suum carissimum) e lasciò in eredità le proprie opere. Probabilmente R. fu anche il successore dell'Aquinate alla cattedra di teologia nello Studio di Napoli. Erede non solo materiale, ma anche intellettuale del grande maestro, con gli appunti presi a scuola e con quelli lasciati dall'Autore completò il Commento al Vangelo di s. Giovanni, alle Epistole di s. Paolo e al De Anima di Aristotele, lasciato incompleto dal Dottore Angelico. E pure l'autore del Supplementum alla $3^{a}$ parte della Summa Theologiae.
Biol.: P. Mandonnet, Des écrits authentiques de st Thomas d'A., Friburgo 1920, pp. 38-41; I. Tourisano, Discopoli e biografi di s. Tommaso, in S. Tommaso d'A. Miscellanea storicoartistica. Roma 1924. pp. 111-20; M. Grishnnen, Dei Ricibe des hl. Thomas v. A., Münster in V. 1931, pp. 66-99; A. Walz, S. Tommaso d'A., Roma 1943, passim. Alfonso D'Amato
REGINALDO di Saint-Gilles, beato. - N. a St-Gilles nel 1183 , m. il $1^{\circ}$ febbr. 1220. Nel 1206 era già professore di diritto canonico a Parigi.
Dopo 5 anni di permanenza colà, R. diventò decano dell'Istituto di St-Aignan di Orléans. Al principio del 1218, trovandosi a Roma, si fece discepolo di s. Domenico e lo coadiuvò nella fondazione del convento di Bologna e di Parigi, ove morì in concetto di santità. Il suo culto venne ratificato nel 1875 , con titolo di beato. Festa il 12 febbr.
Biol.: L. Baunard, Le b. Reginold de St-Aignan de l'Ordre des Prères Prélevers, Orléans, 1863; H. Chr. Scaehen, Der heilige Dominilun, s. 1. 1927, pp. 253-56: A. Walz, Compendium historiae Ordinis Proedicatorum. $2^{\circ}$ ed., Roma 1947, pp. 443-49. Carlo Callovint
REGINONE di Prüm. - N. ad Altripp (Prussia renana), entrò nel monastero benedettino di Prüm (diocesi di Treviri), dove fu promosso abate (892); ma, scacciato dai conti Gerardo e Matfred, emigrò a

(fol. Enc. Cati.)
Reginone di Prüm - Incipit dell'Honylia in spsodo dicendo, di R. di P. (dal codice attribuita a s. Leone Magno) - Biblioteca Vaticana, cod. Reg. lat. 325, f. $72^{\mathrm{r}}$ (sec. xv-xvi).
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S. Martino di Treviri (899) e fini i suoi giorni a S. Massimino (915). Si occupò di diritto canonico, di musica sacra e di storia.
L'opera sua più celebre: De synodalibus causis et disciplinis ecclesiasticis, scritta ca. il goo, è una guida per i vescovi in visita pastorale. Il primo libro espone il metodo di interrogare il clero come testimone della vita parrocchiale; il secondo è un interrogatorio dei laici, dove i testi canonici, raccolti a prova della esposizione della materia, costituiscono una collezione molto preziosa e intruiscono soprattutto sulla storia dei Sacramenti. L'ed. di F. G. A. Wasserechleben (Lipsia 1840) è la sola a contenere il testo autentico. Scrisse, inoltre: Epistola de harmonica institutione (in M. Gerbert, Script. eccles. de musica sacra, II, St. Blosien 1784, p. 230); Tonarius, antifonario (in E. de Coussemaker, Script. de musica medii aevi, II, Parigi 1863, pp. 1-73); Chronicon, dall'inizio dell'era cristiana al 996 , diviso in due voll.: De temporibus Dominicae incarnationis e De gestis regum Francorum (741-906) : dall' 89 a l'autore è originale (la miglior ed. è quella di Fr. Kurze, Hannover 1891, in MGH, Scriptores rerum German. in usum schol., L).
Bib.: prefazione al Chronicon, cdito da Fr. Kurze; P. Schulz, Die Glaubwürdigkeit des Abts Regius von Prüm, Amburgo 1804 (dimensus che la cronologia è talura errata). P. Fournier, L'oeuvre canonique de Réginon de Prüm, in Bibl. de l'Ecole des Chartes, 81 (1920), pp. 3-46; G. Labrus, Hist. des calles, canoniques en Oeiribus depuis les fausses dièestales jusqu'au dicres de Gratien, I, Parigi 1931, pp. 244-68.
Guglielmo Mollat
REGIONE CONCILIARE. - E il nome attribuito alle circoscrizioni nelle quali è stata divisa l'Italia dal decr. 15 febbr. 1919 della S. Congr. Concistoriale ai fini delle riunioni periodiche dei vari Ordinari.
Il predetto documento stabiliva che in Italia, in luogo del Concilio provinciale (v. conferenze, II) si riunisse ogni venti anni un concilio plenario regionale; esso fu seguito dalla circolare del 22 marzo 1919, che modificava in parte le regioni: l'Emilia venne distinta dalla Romagna e il Lazio venne diviso in due regioni, superiore (Regione Cimina) e inferiore, mentre la diocesi di Lipari venne aggiunta alla regione sicula. Per il Veneto, la Lombardia e la Liguria nulla fu cambiato, perché, coincidendo in esse la provincia ecclesiastica con la regione, le disposizioni sul Concilio provinciale continuavano ad aver valore. Per il Piemonte, che è diviso in due province ecclesiastiche, si lasciò in facoltà dei vescovi di tenere, con l'assenso apostolico, il Concilio plenario regionale oppure il Concilio provinciale. La circolare inoltre espressamente notava che per l'Italia le Conferenze vescovili dovevano continuare ad essere annuali e non quinquennali, come per il mondo prescrive il can. 291 § 1 del CIC.
Un nuovo e importante accentramento, con lievi modifiche alla regione, fu quello operato da Pio XI con il motu proprio Qua Cura dell'8 dic. 1938 (AAS, 30 [1938], p. 410 sgg.), con il quale vennero creati diciotto tribunali ecclesiastici regionali di primo grado (Torino, Milano, Genova, Modena, Venezia, Bologna, Firenze, Perugia, Fermo, Vicariato di Roma, Chieti, Benevento, Salerno, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Cagliari) e dieci tribunali regionali di appello (Milano, Genova, Torino, Bologna, Venezia, Firenze, S. Romana Rota, Benevento, Napoli, Vicariato di Roma) con competenza esclusiva sulle cause di nullità matrimoniale. Ulteriori Normae, emanate il 10 luglio 1940 dalla S. Congr. dei Sacramenti (AAS, 32 [1940], p. 304), regolano il funzionamento dei tribunali regionali.
Bib.: Loonis XIII Acta, VIII, Roma 1889, pp. 184-90; Ann. Post. 1937, pp. 1197-98; A. Pugliese, Le nuove norme sui tribunali ecclesiastici regionali, in Rivista del Diritto matrimoniale italiana, 8 (1941), pp. 97-108; P. Sartori, Enchiridion Canonicum, Roma 1947, pp. 46-48, 323-24.
Agostino Pugliese
REGIONI. - La nuova Carta costituzionale italiana proclama che la Repubblica è «una e indivisibile», ma «riconosce e promuove le autonomie lo-
cali * e tra esse le regionali (art. 115 sgg.). Lo * Stato regionale * si pone pertanto in un piano intermedio tra lo Stato federale e lo Stato a semplice decentramento amministrativo, essendo riconosciute le r. come enti autonomi e con proprie funzioni.
Le r. hanno indubbiamente rilevanza costituzionale perché previste, disciplinate e garantite dalla Costituzione e anche con possibilità d'azione avanti la Corte costituzionale (art. 134) e perché fornite di alcune attribuzioni parziali relative allo stesso ordinamento costituzionale dello Stato (come la partecipazione all'elezione del presidente della Repubblica, art. 83, oltre l'iniziativa legislativa, art. 121).
Fonti normative regionali sono: 1) Statuti. Ogni r. si dà il proprio statuto (deliberato dal consiglio regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti), approvato con legge della Repubblica; statuti "speciali " previsti per alcune r. (Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, TrentinoAlto Adige e, in futuro, Friuli-Venezia Giulia) sono adottati con leggi "costituzionali " (non sono quindi manifestazioni di autonomia, ma atti giuridicamente propri dello Stato; statuti cioè "dati " alle r., e non " posti "dalle stesse, come invece gli altri menzionati per primi). 2) Leggi regionali. In ordine al proprio ordinamento ed alle circoscrizioni comunali in esse ricomprese, e particolarmente su : polizia locale urbana e rurale; fiere e mercati; beneficenza pubblica ed assistenza sanitaria e ospedaliera; istruzione artigiana e professionale e assistenza scolastica; musei e biblioteche di enti locali; urbanistica; turismo e industria alberghiera; tramvie e linee automobilistiche di interesse regionale; navigazione e porti lacuali; acque minerali e termali; cave e torbiere; caccia; pesca nelle acque interne; agricoltura e foreste; artigianato ed altre materie indicate da leggi costituzionali. Più ampia è l'autonomia delle r. a statuto speciale. 3) Decreto-legge e de-creti-legislativi regionali (che sembrano implicitamente previsti dall'art. 134, ma la cui legittimità è controversa). 4) Regolamenti regionali in analogia a quelli generali dello Stato; essi possono tra l'altro riguardare l'esecuzione, oltre che delle leggi regionali, anche di quelle nazionali, se queste la demandino alla r. con apposite disposizioni.
Le r., previste dalla costituzione, sono 19 : Piemonte, Val d'Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi e Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna.
Le r. hanno, con un demanio e patrimonio proprio, anche un'« autonomia finanziaria ", determinata da leggi della Repubblica, che la "coordinano con la finanza dello Stato, delle province e dei comuni $\%$. Non possono però istituire dazi d'importazione o esportazione o transito tra di loro; adottare provvedimenti che ostacoline in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose; limitare il diritto dei cittadini ad esercitare in qualunque parte del territorio nazionale la loro professione, impiego o lavoro.
Sono organi della r: 1) il Consiglio regionale, eletto secondo il sistema fissato con legge dello Stato ed avente una speciale tutela penale (cf. art. 283 Cod. pen. nella nuova redazione fissata con legge del 1947). 2) La Giunta eletta dal Consiglio nel suo seno; essa è l'organo esecutivo della r. 3) Il presidente della Giunta, nominato anch'esso dal Consiglio, rappresenta la r., promulga leggi e regolamenti regionali, dirige le funzioni amministrative, delegate dallo Stato alle r., conformandosi alle istruzioni del governo centrale.
Nella r. sono anche costituiti (con emananda legge dello Stato) organi di giustizia amministrativa di primo grado (con eventuali sezioni distaccate in località diverse del copoluogo), in sostituzione delle attuali Giunte provinciali amministrative in sede giurisdizionale.
Il Presidente della r. siciliana partecipa al Consiglio dei ministri, nelle materie che interessano la r., con voto deliberativo (con voto soltanto consultivo i Presidenti della Sardegna, della Valle d'Aosta, del Trentino-Alto Adige).
L'autonomia più vasta è quella siciliana. Il relativo
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statuto (che ha presentato sin dall'origine ed anche in seguito, per qualche riguardo, delicati problemi di legittimità costituzionale) è stato elaborato ed approvato dalla Consulta (provvisoria) locale, sottoposto successivamente all'esame della Consulta nazionale, emanato con regio decreto legge 15 maggio 1946, n. 455 ed è entrato infine a «far parte delle leggi costituzionali della Repubblica ai sensi ed agli effetti dell'art. 116 della Costituzione" (legge cost. 26 febbr. 1948 n. 2); vale per la Sicilia, con le Isole Eolie, Pelagie, Ustica e Pantelleria. Sono organi della r. siciliana l'Assemblea (che corrisponde al "Consiglio" delle altre), il Presidente e la Giunta, che sono eletti nell'Assemblea e che unitamente formano il governo della r. Oltre che una più vasta autonomia legislativa la Sicilia ha speciali organi giurisdizionali ed amministrativi (Consiglio di giustizia amministrativa per l'esercizio delle funzioni consultive e giurisdizionali proprie delle sezioni del Consiglio di Stato. Sezione di controllo e sezione giurisdizionale della Corte dei conti; Alta corte costituzionale).
La Consulta nazionale aveva proposto al governo di estendere alla Sardegna lo Statuto siciliano, ma la Consulta sarda (provvisoria), invitata dal governo nazionale a formulare un proprio progetto, lo discusse e rielaborò nella competente sede costituente e lo adottò con legge costituzionale 26 febbr. 1948, n. 3.
La Val d'Aosta ha avuto un suo ordinamento amministrativo con un decreto legislativo del 1945; ad esso ed alle successive integrazioni si ispira con alcuni sviluppi lo Statuto adottato con legge costituzionale 26 febbr. 1948 n. 4. Il territorio della Valle è posto fuori della linea doganale e costituisce zona franca. La lingua francese è parificata all'italiana; gli atti ufficiali possono essere redatti nell'una o nell'altra, eccettuati i provvedimenti dell'autorità giudiziaria, che sono redatti nella lingua italiana. Le amministrazioni statali assumono in servizio nella Valle funzionari originari del luogo o che conoscono la lingua francese. Il presidente della Giunta provvede al mantenimento dell'ordine pubblico, per delega o secondo le disposizioni del governo della Repubblica, verso il quale è responsabile, mediante reparti di polizia dello Stato e di polizia locale. Nel capoluogo è costituita una commissione di coordinamento, composta da un rappresentante del Ministero dell'interno, che la presiede, un rappresentante del Ministero delle finanze e un altro della Valle, per esercitare il controllo di legittimità sugli atti amministrativi degli enti locali e promuovere l'eventuale riesame degli atti stessi. La Giunta giurisdizionale amministrativa esercita le attribuzioni di competenza delle analoghe giunte provinciali, in materia di ricorsi amministrativi e di contenzioso tributario.
La disciplina dell'autonomia del Trentino-Alto Adige ha avuto la sua formulazione, tenendo conto dell'intesa politica De Gasperi-Gruber (Parigi, sett. 1946) rivolta a porre su basi di soddisfazione reciproca, salva la sovranità dell'Italia, le relazioni dei popoli italiano e tedesco. Presidente e vice-presidente del Consiglio regionale devono essere rispettivamente un italiano e un tedesco nel primo biennio e l'inverso nel secondo; la composizione della Giunta deve adeguarsi alla composizione dei gruppi linguistici, quali sono rappresentati nel Consiglio. Fermo il principio che la lingua ufficiale è l'italiana, l'uso di quella tedesca nella vita pubblica (in conformità anche dell'art. 6 della Costituzione, che prevede la tutela della minoranze linguistiche) è legalmente garantito; la r. è a sua volta tenuta a garantire l'insegnamento del ladino nelle scuole elementari delle località dove esso è parlato.
BibL.: v. i commenti della Costituzione (in specie la monografia di G. Miele nel vol. II del Commentario sistematico alla Costituzione italiana, diretto da P. Calamandrei e A. Levi, Firenze 1950, con bibl. (altra bibl. in F. Pergolesi, Diritto costituzionale, $7^{4}$ ed., Bologna 1949); L. Sturzo, Le r., Firenze 1921; id., Il regionalismo, autonomie regionali e il mezzogiorno, Roma 1944. Tra i periodici, per articoli vari, Corriere amministrativo. Nuova var. segna, Foro padano, Rivista amministrativa, ecc. Per la giurisprudenza degli organi speciali della Sicilia: Giurisprudenza
siciliana. Il diritto pubblico della regione siciliana. Per una raccolta di testi (siciliani) : cf. Piramio Leto, Codice dell'autonomia, Palermo 1949, con quadro prospettico comparato degli statuti speciali.
Ferruccio Pergolesi
"REGIS SUPERNI NUNTIA". - Inno dei Vespri e del Mattutino nella festa di s. Teresa di Gesù, composto da Urbano VIII nel 1629 quando ne estese la festa alla Chiesa universale.
L'inno rievoca in forma classica i due momenti più significativi della vita della Santa: il poema del suo amore per Gesù e il desiderio, fin dai giovani anni, di partire missionaria nei paesi degli infedeli e suggellare col sangue la sua missione.
BibL.: Acta SS. Octobris, VIII, Bruxelles 1853, p. 127; C. Albin, La poétie du Sréviaire, Lione e. s. pp. 369-68; A. Mitra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, p. 234.
Siverio Mattei
## REGISTRI PARROCCHIALI: v. LIBRI PAR ROCCHIALI.
REGISTRI PONTIFICI. - S'intendono per r. i libri nei quali la cancelleria faceva copiare per me moria le lettere che essa spediva.
Il nome gesta o regesta era già stato usato per i commentari dell'età roman