RROCCHIALI: v. LIBRI PAR ROCCHIALI.
REGISTRI PONTIFICI. - S'intendono per r. i libri nei quali la cancelleria faceva copiare per me moria le lettere che essa spediva.
Il nome gesta o regesta era già stato usato per i commentari dell'età romana, in cui il senato e i consoli, poi gli imperatori, le autorità imperiali delle province e i re barbarici, conservavano la copia degli atti da loro emanati. Speciali impiegati curavano la tenuta di questi libri, ma non si deve pensare ad una vera e propria registrazione, regolare e completa, come è concepita nell'età moderna; gli atti erano copiati in ordine cronologico non sempre rigoroso e spesso vi erano inserite notizie d'interesse amministrativo e copie di lettere ricevute. Ad essi attinsero i compilatori delle grandi raccolte giuridiche romane; dai registri della corte di Teodorico derivano le Variae di Cassiodoro, che ebbero piuttosto uno scopo didattico.
A questa tradizione si ricollega l'uso dei r. presso i papi: ad essi pure attinsero principalmente le antiche collezioni canoniche, ad es., la Collectio Dionysiana, la Quesnelliana, quella detta di Frisinga, la Collectio Avellana e più tardi la Collectio canonum di Deusdedit, che indica esplicitamente la fonte dei singoli frammenti. Le copie dei documenti estrarre dai r. in forma ufficiale sono state ritenute sempre di valore pubblico.
I. Prima di Innocenzo III (1198). - L'esistenza di r. p. nel sec. Iv è concordemente ammessa, ma non se ne ha una testimonianza perentoria. Un autorevole studio recente (Silva-Tarouca) ha dimostrato l'inconsistenza di quelle che fino ad allora erano considerate prove ineccepibili dell'esistenza dei r., cioè le menzioni littera uniformis, et alia manu e a pari, riferite in una lettera di papa Liberio ( 355 ) e in altre di vari papi del secc. iv-v; però è certo che deriva dal r. la tradizione manoscritta delle lettere di s. Leone Magno.
Risale così a s. Leone I (440-61) la più antica testimonianza dei r. Sembra (Silva-Tarouca) che essi fossero costituiti, invece che da rotoli o da libri, da una serie di polittici, in cui le lettere erano raggruppate secondo i destinatari : imperatore, vescovi distinti per regione, cioè Italia, Gallia et Hispania, Orient, ecc. Si conserva poi un numero rilevante di lettere di s. Gregorio Magno che derivano dai suoi r. Sono ca. 850 lettere tramandate da tre collezioni che risalgono ai secc. viII-IX, d'indole e di estensione diverse; si sa che nel sec. IX esistevano nell'Archivio Laterano 14 rotoli di papiro che corrispondevano ai 14 anni di pontificato, cominciando però ciascuno con l'inizio dell'indizione, cioè col sett. Non è certo (Posner) che l'insieme delle tre collezioni rappresenti l'intero r.; del resto non si sa come fossero tenuti allora i r., quali lettere contenessero e se si conservassero anche, accanto ad essi, minute o copie singole di lettere spedite. Testimonianze di scrittori e di canonisti assicurano l'esistenza di r. per alcuni papi dei secc. viI e viII. Per il
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(Int. Enc. Catt.)
Registri Pontifici - Incipit del 1. VII del Registrum di Innocenzo III (1198-1216) - Archivio Vaticano, Reg. Vat. 5, f. 495.
sec. ix, oltre i frammenti dei r. di Leone IV, Giovanni VIII e Stefano VI contenuti in collezioni canoniche, resta la copia di 314 lettere relative agli ultimi sei anni di Giovanni VIII (872-82) in un codice scritto a Montecassino nel sec. xi, ora conservato nell'Archivio Vaticano. Esse derivano dal r. e sono ordinate per indizioni, come il r. di Gregorio Magno; sembra che il r. originale fosse diviso in tre parti, di cui solo le ultime due sono attestate nel codice Vaticano. Si discute (Steinacker) se questa copia del sec. xi riproduca integralmente l'originale o contenga solo una scelta di lettere fatta per uno scopo particolare. Mancano testimonianze per il sec. x e per la prima metà dell'xi; dopo una lacuna di quasi due secoli si ha nella Collectio Britannica un certo numero di decretali estratte dai r. di Alessandro II (ro6r-73).
Il primo r. originale rimasto è quello di Gregorio VII (1073-85), conservato nell'Archivio Vaticano. Contiene 381 lettere ed è diviso in libri secondo gli anni del pontificato, non più secondo le indizioni : tale partizione sarà poi sempre osservata nei secoli seguenti. In esso, a somiglianza degli antichi commentarii, si trovano inserite anche notizie, ad es., relative a concili del tempo, e il famoso testo noto come Dictatus Papae. Per Urbano II (ro88-99), Pasquale II (ro99-1118) e Gelasio II (1118-19) si hanno solo menzioni ed estratti. Un frammento del r. dell'antipapa Anacleto II, con 38 lettere appartenenti la maggior parte al maggio 1130, si conserva a Montecassino in copia del sec. xili. Il r. di Alessandro III (1159-81) era diviso in 22 libri raggruppati in quattro volumi (Holtzmann); molti r. del sec. xir si conservavano ancora nella Cancelleria di Onorio III (1216-27), ma si sono poi perduti.
II. Da Innocenzo III (1198). - Con il 1198 cominciano i r. conservati nell'Archivio Vaticano; la serie non è completa perché molti volumi sono andati perduti ed alcuni sono dispersi in varie biblioteche. Per il sec. xili sono riuniti in una serie unica (Reg. Vaticana) che giunge, con lacune, fino all'anno 1597 (voll. 2042); per il sec. xiv sussiste, accanto alla precedente, una seconda serie (Reg. Avenionensia) formata dai r. dei papi di Avignone e di
alcuni antipapi fino all'anno 1415 (voll. 349); con il 1389 s'inizia una terza serie (Reg. Lateranensia), che giunge fino al 1897 (voll. 2467). Si conservano poi nell'Archivio Vaticano i r. dei segretari, che spedivano bolle e brevi : i r. della Secretaria Camerae, voll. 222 dal 1470 al 1796; i r. più antichi dei brevi nell'Arm. XXXIX (sec. xv); i r. dei Brescia Lateranensia, voll. 852 dal 1490 al 1800; la grande serie della Segreteria dei Brevi, voll. 3660 divisi in vari gruppi per materie, dal 1566 al 1846 . L'n gruppo a parte è costituito dai r. dei Brevia seu epistolae ad principes, voll. 292 dal 1560 al 1836 (volumi anteriori si trovano negli Arm. XLIV-XLV). Oltre i r. delle lettere si conservano i r. delle Suppliche, voll. 7365 (1342-1899).
In tanta varietà di serie sorgono molteplici problemi sui loro rapporti e, innanzi tutto, sul carattere di ciascuna di esse e dei singoli r., sulle modalità della registrazione e sulla provenienza dei vari gruppi dai diversi uffici od organi che, nell'evoluzione della Curia, si sono venuti aggiungendo all'ufficio più antico, la Cancelleria, nell'emanazione e nella registrazione dei documenti pontifici.
Almeno per il sec. xili, appena una parte delle lettere spedite si trova inserita nei r. : anche questo è un problema non bene spiegato finora, che investe il significato stesso di $*$ r. *. Si è pensato (Hockel) che si registrassero di regola i documenti che interessavano la Curia, e, per gli altri, si procedesse solo a richiesta degli interessati, ma il fatto non è provato. Lo studio accurato dei r. di Innocenzo III (Kempf) ha messo in evidenza che essi, nella loro formazione, presentano insieme il carattere di "libro d'ufficio *, di " raccolta di lettere d'interesse storico " e di " raccolta di decretali *. Nei secoli tardi, invece, prevale un concetto più rigoroso : ciascun ufficio o anche certi particolari impiegati conservano la copia dei documenti spediti con presunzione di regolarità e di completezza, pur seguendo criteri e modalità diverse.
Altri problemi, ricchi di conseguenze per lo storico, sono se le lettere siano state copiate nei r. dagli originali o dalle minute, se prima della spedizione o dopo; talvolta le stesse minute erano conservate in pacchi o rilegate in volumi con valore di r.
C'è dunque diversità fra r. dello stesso pontificato e un'evoluzione nel concetto della registrazione, nel quadro tuttavia di una persistenza tenace di forme tradizionali.
I Reg. Vaticana ( $=$ RV.) costituiscono la serie più antica e più importante. I volumi sono ordinati secondo la successione dei papi e, per ogni pontificato, in gruppi cronologici; ma la composizione della serie è ineguale, perché fu formato nel sec. xvir mettendo insieme gruppi di r. che appartenevano ad uffici diversi. I primi 3 voll. sono in certo senso estranei alla serie : il RV. i è copia del r. di Giovanni VIII (v. sopra), il RV. 2 e l'originale di Gregorio VII (id.; v. riproduzioni alle v. Gregorio vir e papa) e il RV. 3 è copia moderna del precedente. Con il RV. 4 comincia la serie più o meno regolare, con le lettere distinte secondo gli anni di ciascun pontificato. Per il sec. xili e grande parte del xiv i r. sono attribuiti nel loro insieme alla Cancelleria; però alcuni, isolati o a gruppi, appartenevano alla Camera Apostolica, che interveniva nella spedizione e nella registrazione delle lettere di particolare interesse amministrativo o politico. Le lettere della Cancelleria vennero poi distinte per classi secondo il contenuto (litterae communei); quelle della Camera vennero dette litterae secretae; litterae de curia si trovano tanto nella Cancelleria quanto nella Camera. Alla metà del sec. xiv estrano in funzione, nell'àmbito della Camera Apostolica, i segretari, che ebbero presto r. propri.
Gran parte dei r. del tempo avignonese non sono originali, ma copie ufficiali contemporanee, eseguite in bella forma e su pergamena, dei r. originali cartacei che oggi formano la serie dei Reg. Avenionensia; però un certo numero di voll., cartacei e originali, appartengono addirittura a quella serie. Pochi altri dei secc. xiv-xv appartengono invece ai Reg. Lateranensia.
Molti volumi dei secc. xili-xiv hanno un carattere speciale o non sono veri r. : il RV. 6 è il R. super negotio Romani Imperii di Innocenzo III; i RV. 29 A, 30 A e 33-36 contengono lettere segrete di particolari notai pontifici da Urbano IV a Onorio IV (1261-87); il RV. 46 A
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è un copiario; il RV. 62 è una raccolta di lettere relative ai Tartari (1198-1355); i tredici voll. RV. 244 A-N sono costituiti da minute originali da Clemente VI (1342-52) a Gregorio XI (1370-78); i RV. 328-309 sono della Camera Apostolica ma non contengono lettere pontificie; il RV. 532 contiene lettere segrete spedite sub signeto.
I r. da Martino V (1417-31) in poi sono più regolari e segnano un progresso nel sistema della registrazione; sono tutti cartacei ed appartengono o alla Camera Apostolica (p. ex., i voll. Officiorum) o a segretari determinati (p. ex., di Poggio Bracciolini) o a segretari in comune, o, dopo il 1487 , alla segreteria istituita in collegio. La serie regolare termina con s. Pio V (1572); gli ultimi tre voll. sono misti e giungono al $y^{\circ}$ anno di Clemente VIII (15921605). Un prospetto cronologico dei voll. è pubblicato in Sussidi per la consultazione dell'Archivio Vaticano, (Studi e testi, 45), Roma 1926, pp. 49-123.
1 Reg. Aventonensia sono cartacei ed originali nel senso più stretto; cominciano con Giovanni XXII (13161334), probabilmente r. anteriori sono andati perduti. La formazione attuale dei volumi è irregolare, e spesso vi sono inseriti elementi estranei; i singoli libri furono copisti in miglior forma in volumi pergamenacei che oggi fanno parte dei Reg. Vaticano (v. sopra), però la corrispondenza tra i volumi cartacei (stato attuale) e quelli in pergamena non è assoluta. Nei primi volumi le singole lettere sono annullate con tratti di penna, eseguiti a mano a mano che procedeva la copia; nell'insieme questi $r$. sono più autorevoli delle copie perché il testo è più corretto specialmente nella grafia dei nomi propri. Contengono litterae communes e litterae secretos.
1 Reg. Lateranensia contengono le lettere spedite dalla Cancelleria e costituivano il Registrum commune; sono la continuazione delle litterae communes dei Reg. Avenionensia in stretta relazione, per l'oggetto delle lettere, con i r. delle Suppliche. La serie è omogenea ed uniforme; i r. sono tutti cartacei e dello stesso formato, le lettere sono raggruppate per materia. Molti volumi sono andati perduti nel sacco di Roma e più ancora nel trasporto a Parigi ordinato da Napoleone; si calcola che la consistenza attuale rappresenti poco più della metà e per alcuni pontificati giunga ad appena un terzo di quella originaria. Per notizie particolari sulle serie più recenti, v. K. A. Fink (cf. bibl.).
III. Edizioni. - I r. p. entrano nella storiografia moderna con gli Annales ecclesiastici del card. Baronio (15781583) e dei suoi continuatori. L'apertura dell'Archivio Vaticano nel 1881 ha determinato in ogni nazione l'interesse per lo studio del r., che fino a tutto il sec. xiv costituiscono la fonte più importante per la storia europea. La ricerca si è svolta secondo due direttive: pubblicazione sistematica e generale delle lettere, per intero o in forma abbreviata, e pubblicazione limitata a quelle che interessano un determinato paese. Nel primo senso si sono resi benemeriti specialmente: i Monumenta Germaniae historica per i r. di Gregorio I, Giovanni VIII, Gregorio VII ed estratti dei r. del sec. xiri; la Scuola Francese di Roma per i r. dei secc. xiri e xiv fino al 1378. Gli altri istituti storici di Roma si sono dedicati piuttosto a pubblicazioni d'interesse nazionale. Un prospetto generale delle edizioni dei r. per ciascun papa si trova nell'opera di K. A. Fink (cf. bibl.). - Vedi tav. XXXIV.
Bac., una trattazione generale sui r. p. in H. Bresslau, Handbuch der Urhundenlehre, I, $2^{2}$ ed., Lipsia 1912, pp. 104-24, dove sono indicati gli studi particolari precedenti. Ad essi aggiungi: E. Caspar, Studien zum Register Gregors VII., in Neues Archiv, 38 (1913), pp. 143-226; R. v. Heckel, Untersuch. zu den Registern Innocenz III., in Hist. Jahrbuch, 40 (1920), pp. 1-43; E. Posner, Das Register Gregors I., in Neues Archiv, 41 (1922), pp. 243-315; W. M. Peitz, Regestum d. Innocentii III Papae super negotia Romani Imperii (Reg. Vat. 6), Roma 1927 (ed. fototip., con introd.): C. Silva-Taruuca, Sulle antiche lettere dei papi, in Gregorianum, 12 (1931), pp. 3-56, 349-415, 547-98; H. Steinacker, Das Register Papst Yahwens VIII., Ein Beitrag zum Problem des älteren päpstl. Registerwesens, in Miscell. d'estudis literaris, historics i linguistics, Barcellona 1936 (estr.); diversi articoli di F. Bock e G. Opitz, in Quellen und Forsch. aus itallen. Arch. u. Biblioth., 28 (1937-38); 29 (1938-39); 30 (1940); F. Bock, Einfuhrung in das Registerwesen des Anigmenesischen Papsttums, in Quellen u. Forsch., cit., 31 (1941), con 39 tavv.; F. Kempf, Das Register Innocenz III. (Miscell. Hist. Pontif., 9), Roma 1945;
F. Bock, Amontationes zum Register Gregors VII., in Studi Gregoriani, I, Roma 1947, pp. 281-306; M. Giusti, I r. vaticani e gli uffici da cui presengono, in Miscell. archivist. A. Mercati, (Studi e testi, 165), Città del Vaticano 1952, p. 383 seg. Per notizie sui r. conservati nell'Arch. Vatic., sulla loro conoscenza, sullo stato delle edd. e sugli indici di ciascuna serie, v. K. A. Fink, Das Vatikanische Archiv, Einführung in die Bestände und ihre Erforschung, 27 ed., Roma 1951.
REGISTRO DO ARAGUAIa, PRELATURA «mullus» di. - Suffraganea di Cuiabá, dello Stato di Matto Grosso, in Brasile.
E stata eretta il 12 maggio 1914 ed affidata ai Salesiani di S. G. Bosco. Conta 8 parrocchie, con 14 sacerdoti salesiani. In ogni parrocchia vi è una casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Ne fu primo amministratore apostolico mons. Antonio Malan.
Bac.: Ann. Pont. 1932, p. 642: O Brasil católico 1047. Juiz de Fora 1947, p. 481.
Vitrmio Battezzati
REGNO. - Periodico quadrimestrale, ampiamente ed elegantemente illustrato, sorto ad Assisi nel 1942 per opera della «Pro Civitate christiana", sotto la direzione di don Giov. Rossi, come rivista di alti studi cristiani.
Intende glorificare la manifestazione divina di Gesù nella cultura e nell'arte moderna, raccogliendo intorno all'argomento i più noti scrittori e artisti italiani. Cessata nel 1943, riprese nel 1945 con un fascicolo animale, per tornare nel 1952 alla frequenza primitiva. L'orizzonte abbracciato è anche diventato più ampio, perché si arricchì della cooperazione di autori, poeti e artisti di tutte il mondo, euspicio della fraternità universale dei popoli in Cristo.
Celestino Testore
REGNO DI DIO. - Espressione biblica, che riveste duplice senso, astratto e concreto : dominazione o signoria di Dio, e territorio o società ove si esercita tale signoria o principato. Ciò corrisponde al duplice uso del termine Szoùzis già nel greco classico : "regalità ", dignità, potere regio e, per derivazione, "regno ", territorio. Le parole ebraiche che i Settanta hanno reso con Szoùzis hanno il senso piuttosto astratto ("regalità»; cf. G. von Rad, Bañàcús, im Alt. Test., in Theol. Wört. zum Neuen Test., I, Stoccarda 1932, p. 569 ).
Nel Vecchio Testamento, l'espressione «R. di D.» o l'equivalente "regno tuo, suo, mio" riferito a Dio, si trova raramente: in Tob. 13, 1; Dan. 3, 54, 100; Ps. 144 (145), 11, 12, 13; Ps. 102 (103), 19; 21 (22), 29 (s del Signore è il regno» simile espressione in Abit. 21), Dap. 6,4 (i re sono ministri della regia autorità di Dio; dubbie è ibid. 10, 10). L'idea però che Dio è re penetra tutta la Bibbia. Dio è re di tutta la terra (Ps. 48 [47], 3. 8). Regna su tutte le nazioni libid. 9; 95 [96], 10). La regalità di Jahweh è celebrata in salmi molto antichi (ad es., 23 [24], 7-8). Un intero gruppo di salmi ( $95-98$ [96-99]) esalta la regalità di Jahweh. L'idea di tale regalità non si può connettere con una festa (di origine preesilica) dell'intronizzazione di Jahweh (teoria di S. Mowinckel) né con una festa annua dell'Alleanza (teoria di M. Weiser).
Il R. di D. è promesso per il futuro: Dio regnerà da Sion, nell'Israele restaurato (Is. 24, 23; 52, 7; Don. 7, 14; Ps. 2; 71 [72]; 109 [110]); "l'idea del Regno divino si integra perfettamente nella prospettiva messianica" (J. Bonsirven).
Nella bocca di Gesù R. di D. (detto da Matteo "Regno dei cieli» conforme all'uso giudaico) ha il senso predominante di sovranità, ma anche il senso concreto di Regno come società. Il Regno è interiore e insieme sociale, insieme presente e futuro.
Il R. di D. si realizza in diverse fasi. «Il R. di D. è qui»: Mc. 1, 15 (piuttosto che «è vicino», cf. J. Bonsirven, Les enseignements de Jésus Christ, Parigi 1946, p. 45). Con questo (cf. anche Le. 10, 9; 11, 20) Gesù annunzia e fa annunziare dai discepoli che il Regno è già venuto : esso è già in mezzo al popolo ( $L c .17,21$ ). Pure esso è una realtà in divenire, che continuamente
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deve realizzarsi (ibid. 11, 2: "venga il tuo Regno"; Mt. 13: le parabole del Regno suppongono una futura lenta espansione del R. di D. : crescita della buona semente, penetrazione del lievito, granellino di senape che diventa albero; cf. Mc. 4, 26-29: semente che germina e cresce all'insaputa dell'uomo).
Il Regno avrà una fase definitiva, finale, di ricompensa (Mt. 25, 34 : preparato per gli eletti; ibid. 13, 43 e 26, 29 : il Regno del Padre). La fase definitiva del Regno sarà inaugurata con la venuta del Figlio dell'uomo (v. PARUSIA; cf. Mt. 16, 28; Lc. 9, 27; Mc. 9, 1 : il ritorno del Cristo come re-giudice prima della morte di alcuni presenti è da intendersi della distruzione di Gerusalemme).
Il R. di D., nelle tre fasi descritte, è spirituale ed interiore, e insieme esteriore o sociale. E spirituale per le condizioni necessarie per entrarvi (Mt. 4, 17; Mc. 10, 15 : ricevere il Regno come un fanciullo, per entrarvi), per l'aspetto di dottrina che esso riveste (parola del Regno, Mt. 13, 19; "mistero del Regno", Mc. 4, 11), per la sua inseparabilità dai beni di salvezza che esso procura, o in cui anzi consiste (M. Meinertz, Theologie des Neuen Testamentes, I, Bonn 1950, pp. 39-56) : perdono dei peccati, liberazione o salvezza, redenzione, filiazione divina, vita nuova, perfezione della vita sulla visione futura di Dio. Questi sono beni di ordine spirituale, non di ordine temporale o nazionale (M. Meinertz, ibid., p. 52 sg.), benché destinati in primo luogo al popolo eletto. L'universalità del R. di D. si ricollega intimamente alla sua spiritualità; essa appare però di più nell'aspetto esteriore o sociale del Regno.
Il Regno è anche una società: Gesù fondando la Chiesa (v.) dà le chiavi del R. di D. a Pietro (Mt. 16, 19), descrive il Regno come una collettività di uomini buoni e cattivi (parabola del loglio: ibid. 13, 24-30 e 36-43), come un convito cui tutti sono invitati (ibid. 22, 1-10). Non si può senz'altro identificare R. di D. e Chiesa (M. Meinertz, ibid., p. 70); ma dal momento che il Regno ha aspetto insieme presente e futuro, che esso opera già nel tempo presente, portatrice del Regno può essere solo la Chiesa. Le relazioni tra il Regno e la Chiesa si possono esprimere (con Y. de La Brière [v. bibl.], col. 1248) cosí : la Chiesa costituisce il R. di D. sotto l'aspetto esterno e sociale, procura il Regno nel suo aspetto interiore, lo prepara nel suo aspetto escatologico. celeste.
Le genuina dottrina di Gesù sul Regno, quale risulta dai testi, è falsata sia dalla "scuola liberale", per cui Gesù avrebbe predicato un regno presente, ma solo interiore, sia dagli escatologisti, secondo cui Gesù avrebbe avuto in vista solo il Regno della fine dei tempi, predicando un messianismo apocalittico e illudendosi sulla prossima venuta del Regno (F. M. Braun, Jésus, histoire et critique, Parigi-Tournai 1947, p. 85). Recentemente però anche critici protestanti tendono ad ammettere sia il carattere futuro del Regno (e della Chiesa), negato dalla scuola liberale, sia l'aspetto presente, negato dalla scuola escatologica, e scorgono tra la Chiesa e il Regno un rapporto di reciproca appartenenza.
Il R. di D., oggetto della catechesi primitiva (cf. Act. 19, 8; 20, 25; 28, 23, 31 ; testi riguardanti la predicazione di s. Paolo), ha poco rilievo nelle lettere paoline: per lo più appare come un bene dei tempi della consumazione (come eredità I Cor. 6, 9-10; 15, 50; Col. 5, 21); è già però incominciato, perché Paolo con altri lavora per esso (Col. 4, 11). Il R. di D. si identifica con il Regno di Cristo (M. Meinertz, op. cit., II, pp. 109 sg., 159), ha avuto inizio con Gesù e ha la sua manifestazione visibile nella Chiesa (ibid., p. 234). In s. Giovanni il R. di D., che nella tradizione sinottica aveva avuto parte fondamentale, è nominato solo due volte (Is. 3, 3, 5, ove non manca l'accento escatologico); ha l'equivalente nel concetto di "Vita" (M. Meinertz, ibid., pp. 282, 316).
Bias, M.-J. Lagrange, Le Royaume de Dieu dans l'Ancien Test. in Rev. bibl., 17 (1908), pp. 36-61; Y. de la Brière, Eglise, in DFC, I (1911), coll. 1219-1301; J. B. Frey, Royaume de Dieu, in DB, V (1912), coll. 1237-27; K. L. Schmidt, Baysäcke, in Theol. Wörterb. zum Neuen Test., I, Stoccarda 1932, pp. 582-92; A. Médebiellc, Eglise, in DBs, II (1934), coll. 403-99. 814-36; F. M. Braun, Nuovi aspetti del problema della Chiesa,
Brescia 1943, passim, specie p. 155; L. Cerfaux, La theol. de l'Eglise suivant et Paul, Parigi 1948; M. Meinertz, Das Gottesreich, in Theol. des Neuen Test., I, Bonn 1950, pp. 27-146 (specialmente pp. 27-38, 36-69, 69-79); H. J. Kraus, Die Königshirtschaft Gottes im Alt. Test., Tufunga 1951; J. Bunsirven, Eigene de Dieu, Messianisme, in Theol. de Nouv. Test., Parigi 1951, pp. 52-71.
Silverio Zedda
REGOLARI. - Numeri convenzionali ed invariabili che servivano per trovare certe date; si avevano tre specie di r., ossia i r. solari (regulares solis), i r. lunari (regulares lunae) ed i r. della Pasqua (regulares Paschae).
Aggiunti alla cifra delle concorrenti dell'anno, i r. solari, che erano dodici, davano la feria del primo del mese; i r. lunari, invece, servivano per trovare l'età della luna al primo giorno di ciascun mese, secondo la formola: epitta $=\mathrm{r}$. lunare $=$ età della luna; i r. della Pasqua, poi, in numero di sette, corrispondenti alle lettere feriali (v. lettera domenicale), venivano adoperati per conoscere in che giorno cadeva il siv della luna di marzo, cioè il cosiddetto terminus paschalis, necessario per stabilire la data della Pasqua.
Bias, v. Epitta.
Niccolò Dei Re
REGOLAZIONE (in biologia). - Si considera con questo termine uno dei fenomeni fondamentali dei viventi, per cui un organismo tende a «regolare» le eventuali modificazioni anatomiche e fisiologiche, cosí da riportarsi alla integrità iniziale.
Il termine è stato introdotto in embriologia (Driesch) per indicare la proprietà di parti embrionali (blastomeri isolati) che si sviluppano, anziché in una parte di individuo, in individui completi. Cosí le prime cellule di un germe che riunite insieme avrebbero data una sola unità, isolate si regolano, e ognuna produce, oltre alla parte che avrebbe normalmente data, anche le altre, cosí da dar origine ad un individuo completo. Sperimentalmente questo fenomeno è stato prodotto in un gran numero di animali riuscendo ad ottenere, ad es., nelle meduse, sedici individui da un solo uovo (Zzia). La r. dei blastomerri di un singolo uovo avviene anche spontaneamente in molti animali e nell'uomo. Tale è il caso dei gemelli monocoriali umani, perfettamente identici e, naturalmente, dello stesso sesso. Ma vi sono casi in cui il fenomeno è la normale regola di riproduzione: un esempio tra i mammiferi è la tetusia, un armadillo, che normalmente partorisce sino a 12 embrioni monovulari (poliembrionia), e tra gli insetti alcuni imenotteri che detengono il primato con la produzione di migliaia di individui da un solo uovo (Litomastix). Per i problemi che possono sorgere in rapporto alla specie umana vedi la voce animazione.
Cosí è stato sperimentalmente dimostrato che la r. si effettua anche in senso inverso: se cioè si fondono due uova (esperienze nel tritone) si forma un solo individuo: un solo individuo che può avere due padri e due madri!
La r. che nei primi stadi di sviluppo può essere completa (vi sono uova in cui ciò non avviene per la precoce differenziazione delle parti ovulari : uova a musaico) va, con lo sviluppo, limitandosi ai soli fenomeni rigenerativi; e questi sono di norma maggiori nei bassi gradini della scala dei viventi e si limitano nei più elevati, riducendosi nei mammiferi e nell'uomo a possibilità rigenerative localizzate e ai fenomeni di cicatrizazione. Nelle piante la possibilità di riproduzione di individui da parti del corpo (talee, barbatelle, ecc.) è possibile, ma nelle piante non vi è una stretta individualità e ogni gemma ha il valore potenziale di un individuo. Negli animali inferiori (celenterati, vermi, ecc.) vi è sovente la possibilità della riproduzione vegetativa, ma essa è diversa da quella vegetale ora citata perché non è in relazione ad unità preesistenti quali le gemme delle piante. La formazione di gemme è un modo attivo di riproduzione che dimostra la totipotenza di gruppi cellulari anche nel corpo dell'animale adulto e differenziato. Di particolare interesse è la riproduzione di più individui da un solo individuo mediante la reazione di questo in più parti, come può essere praticata in un lombrico. Qui la rigenerazione è il processo che permette alle varie parti di riacquistare le parti mancanti.
Nei vertebrati, la rigenerazione non permette nell'adulto di ricostituire più individui da un individuo, ma
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permette la riparazione anche di organi complessi quali la coda e gli arti dei tritoni, la coda delle lucertole, ecc. Questo processo rigenerativo che permette la r. dell'individuo menomato diviene sempre più limitato salendo la scala zoologica e cosi nell'uomo la rigenerazione è solo parziale (ghiamdole connettive, tessuto osseo, ecc.) mentre prevale la cicatrizazione, che, se da un lato è anch'esso un fenomeno rigenerativo, dall'altro è un fenomeno che si oppone alla rigenerazione. Cosi, se ad un tritone a cui si sia amputata la coda si cuciono i lembi, cosi da favorire la cicatrizzzazione, non si ha più la rigenerazione della coda. Fenomeni regolativi si hanno anche nel campo fisiologico, quando, alterate le condizioni morfologiche che non permetterebbero una normale funzione, si riequilibra l'attività fisiologica con la messa in atto di processi vicarianti.
Il fenomeno della r. sembra rispondere perfettamente ad un principio finalista che porti all'armonia anatomica e funzionale dell'unità organica. Tuttavia molti autori, basandosi su fatti che sembrano contrastare questo principio, hanno voluto escludere la finalità della r. Gli esempi sono molti, basti pensare alle formazioni bicefale e ai gemelli siamesi, più o meno uniti anatomicamente, e ai fenomeni della iperrigenerazione. Sia nelle mostruosità doppie sia nelle iperrigenerazioni la r. non ha portato certo ad un equilibrio. Ma basta ciò per escludere un principio finalista nella r. ? Sembra di no, perché in questi casi vi è la ragione del mancato equilibrio raggiunto: l'organismo tende sempre con la r. a questo equilibrio, ma se le condizioni materiali non lo permettono ciò non si può esplicare. Cosi nei casi delle formazioni doppie si sa che ciò è dovuto alla imparziale separazione dei blastomeri; nelle iperrigenerazioni, quale, ad es., la rigenerazione plurima di arti, si sa che fattori sperimentali o accidentali hanno provocato una suddivisione del blastema rigenerativo. Cosi nelle forme superiori, pur essendovi la tendenza alla r., essa si presenta assai modesta, ma ciò in relazione all'elevato grado di differenziamento citologico che limita le possibilità riproduttive e pluripotenziali delle cellule.
E stato detto che la r. non è un fenomeno limitato ai viventi : anche nel mondo inanimato vi sarebbero fenomeni regolativi. Cosi un cristallo rotto, immerso nella soluzione madre, finisce per riparare la ferita. Ma in realtà si tratta di un processo profondamente diverso : nel cristallo si tratta di sovrapposizione di molecole che dalla soluzione madre si depositano con ordine sulle molecole ordinate del cristallo, con un fenomeno di giustepposizione che può essere considerato simile all'assenamento ordinato di palline in una scatoletta; nella rigenerazione dei viventi la parte si forma per intrinseca attività secondo un piano intrinsecamente determinato.
BILL: C. Castrossi, Biologia e zoologia generale, Roma 1938; B. Durken, Biologia dello sviluppo e olismo, trad. it., Firenze 1943. Alberto Stefanelli
REGULAE GANCELLARIAE APOSTOLICAE. - Erano un complesso di norme date o confermate da ciascun pontefice alla Cancelleria (v.) Apostolica e riguardanti la determinazione dell'oggetto delle lettere apostoliche, la spedizione delle medesime, l'ampiezza delle concessioni, le condizioni e le clausole.
Erano divise in quattro specie o classi : expeditoriae, quelle che prescrivevano la forma da osservarsi nel disbrigo degli affari e delle pratiche; reservatoriae, cioè quelle che trattavano i benefici, il loro conferimento, la loro riserva; revocatoriae, quelle che rendevano nulle le facoltà concesse dal pontefice precedente; iudiciariae, quelle che definivano la procedura da osservarsi. Si aggiungevano le r. che fissavano i diritti e i doveri del vice-cancelliere. Esse avevano valore di legge durante il pontificato, in cui erano emanate. Direttamente obbligavano la Cancelleria, ma di conseguenza legavano anche i tribunali nell'emettere il giudizio circa la concessione pontificia, specialmente in caso di obrezione o di subrezione di rescritti (v. asscrittio). Per sé cessavano alla morte del romano pontefice. Dal tempo di Urbano VIII (1623-44) obbligavano anche prima della loro promulgazione, dal momento
dell'approvazione accordata dal nuovo pontefice; ma ciò solo per quanto si riferiva al valore degli atti, non certo in merito alle pene.
La promulgazione era fatta con la comunicazione alla Cancelleria stessa ed un tempo le r. erano scritte nel Liber Cancelleriae. Le regole direttive o di spedizione date per gli officiali conservavano il loro vigore, non solo nella Cancelleria ma in tutti i dicasteri, uffici e tribunali. Per uso degli officiali vi erano inoltre le Summae dictaminis ed i Libri Cancellariae. Le prime davano le regole per scrivere; gli altri formivano le formole da usarsi, le Costituzioni circa l'ordinamento della Curia romana ed anche qualche costituzione sulla riserva dei benefici; però riguardavano più che altre l'ordinamento della stessa Cancelleria, le competenze degli officiali, l'aspetto formale delle lettere; tuttavia trattavano anche le materie connesse intimamente alle stesse R. C. A.
Già prima di Giovanni XXII (1316-34) furono fissate alcune R. C. A. Tuttavia la prima collezione di esse fu fatta da Giovanni XXII e riformata da Gregorio XI (1379-78) e corretta poi da Urbano VI (1378-89). Durante lo scisma occidentale furono introdotte numerose $r$., anche molto diverse fra di loro. Invece dal tempo di Eugenio IV (1431-47) e di Niccolò V (1447-55) furono fissate le r. in forma un po' stabile, sebbene in seguito non mancassero cambiamenti.
Tutte le R. C. A. emanate dal pontificato di Giovanni XXII a quello di Niccolò V furono pubblicate; di alcuni altri pontefici furono solo stampate, come Clemente XI (1700), Clemente XII (1730), Clemente XIV (1769) e Pio VI (1775). Non furono più cambiate dopo Clemente XII. Obbligavano dal momento della promulgazione; con Urbano VIII, come si è detto, presero ad obbligare dal momento dell'approvazione, prima della promulgazione. Anzi dopo Pio VI (1775-99), all'inizio del nuovo pontificato non furono più promulgate. Alcuni governi mossero difficoltà ad alcune di queste r. e non le ricevettero; altri ottennero deroghe con concordati. La riforma delle R. C. A. fu decretata da Pio X, il 29 sett. 1908, insieme con le formole delle bolle del conferimento dei benefici e di quelle che costituivano le diocesi ed i Capitoli (Ordo servantus in S. Congregationibus..., parte $2^{a}$, cap. 9, art. 1: AAS, I [1909], p. 103). Le Formulae bullarum furono poi confermate l'8 dic. 1910; la Nova Regula Cancellariae fu stabilita il 15 apr. 1910 (AAS, 2 [1910], pp. 939, 287). Dopo il CIC, in base al can. 6, n. 6 le R. C. A. furono abrogate. Rimangono in vigore solo in quanto sono conservate e riformate nel Codice di diritto canonico. Cosi i cann. 36-62 in molte parti ritengono ed in altre cambiano le $R . C . A$. in materia di concessione di rescritti; cosi i cann. $396 \S 1,1431,1435,1486$ e 1487 , dopo averle abrogate, determinano le norme da osservarsi nella riserva dei benefici; ed i cann. 1446-47 rinnovano le antiche $r$. della prescrizione annuale e triennale. Vale inoltre anche per la Cancelleria quanto è prescritto nel can. 243 § 1, per cui gli affari debbono essere trattati secondo le norme generali e particolari, che il pontefice regnante abbia eventualmente a prescrivere. Perciò il modo di procedere dei dicasteri romani è determinato dalle leggi generali della Chiesa, dalle regole speciali di ciascun dicastero, dalla consuetudine e dalla prassi stessa. Il loro complesso forma quello che viene chiamato Stylus Romanae Curiae. Fuori del campo giuridico le R. C. A. hanno avuto un certo influsso anche come principi riflessi (v.) adoperati per risolvere i dubbi di coscienza.
BILL: E. Orienthel, R. C. A. Die päpstl. Kanzleiregeln von Johannes XXII. bis Nicolaus V., Innsbruck 1888; F. Teige, Beiträge zum päpstlichen Kanzleiuszen des 15. und 16. Jahrb. II, in Mittheil. des Instituts für Osterv. Geschichtsforschung. 17 (1896), pp. 415-40; E. Goller, Die Kommentatoren der päpstl. Kanzleiregeln vom Ende des 15. bis zum Beginn des 17. Jahrhunderts, in Arch. für hathol. Kirchenrecht, 85 (1905), pp. 441-60; 86 (1906), pp. 21-34, 259-65; V. Bertoccetti, Le regole canon. di diritto, Roma 1939; A. van Hove, De rescriptis, MalinesRoma 1936, pp. 17-20; id., Prolegomena, Malines-Roma 1945. pp. 377-80. Giuseppe Palazzini
REGULA MAGISTRI. - Regola monastica di autore ignoto (non ignaro di lettere e un po' troppo
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astratto nella formulazione dei precetti disciplinari), la cui datazione oscilla fra gli inizi del sec. v e il sec. vir, così chiamata perché espressa in forma dialogica tra un discipulus, che all'inizio di ogni capitolo propone un argomento, e un magister (figura alquanto diversa dall'abate), che risponde sviluppando i vari punti della Regola.
Riprodotta parzialmente nella Concordia Regularam di Benedetto d'Aniane e ricordata nei Commentaria in Regulam s. Benedicti di Smaragdo, essa fu ritenuta a lungo di origine franca: di recente però M. Cappuyns (L'auteur de la R. M. Cassiodore, in Recherches de théol. ancienne et médiév., 15 [1948], pp. 209-68) ha sostanato la tesi che ne sia autore Cassiodoro e che rappresenti la Regola del Vivarium. A parte questa teoria, l'importanza della R. M. sta nel fatto che i capp. s-re presentano tali analogie e consonanze verbali con il prologo e i capp. r-7 della Regola di s. Benedetto da postulare un rapporto di dipendenza : si discute però sulla priorita dell'una o dell'altra. La disputa ebbe inizio dalle ricerche di A. Génestout sul testo della Regola benedettina: il suo primo articolo sull'argomento (La Règle du Maitre et la Règle de st Benoll, in Revue d'ascét. et de myst., 21 [1940], pp. 51112) è tuttavia posteriore ad altri sullo stesso tema, per aver egli comunicato in precedenza ad alcuni studiosi il suo pensiero. Alla soluzione del problema recherà probabilmente valido contributo l'edizione critica della $R$. $M$. in corso di preparazione.
Bibl.: testo in PL 88, 943-1052. Una chiara e documentata sintesi della disputa sui rapporti con la Regola benedettina si deve a E. Franceschini, La polemica sull'originalità della Regola di s. Benedetto, in Aevum, 23 (1949), pp. 52-72. Si aggiunga H. Vanderhoeven, Règle du Maitre. Statistiques et manuscrits, in Scriptorium, 3 (1949), pp. 246-54; E. Franceschini, Regola Benedictt, Neotorici magistri, R. M., in Liber Floridus, Mittellatrenische Studien Paul Lehmann... gewidmet, St. Ottilien 1930, pp. 95-119. Alessandro Pratesi
REICHENAU. - Detta "Augia dives ", isola sul lago di Costanza, riunita alla terraferma mediante una diga; oggi appartiene al Baden. Fu sede di una storica abbazia benedettina.
Carlo Martello nell'anno 724 donò al vescovo Pirmino l'isola di Sindlezzeisan situata sul Reno presso il lago di Costanza. Pirmino vi fondò un monastero benedettino detto poi "Augia dives" (R.). Il testo autentico del diploma di Carlo Magno è stato restituito da K. Brandi da un falso del sec. xir (Die Gründung der Abtei R., I, Monaco di Baviera 1925, p. 10 sgg.). Pirmino si occupò anche della fondazione di Hornbuch, dove morì nel 754 ; l'epitaffio è conservato da Rabano Mauro (MGH, Poëzie latini aesi Carolini, II, p. 224). Sulla sua figura v. 1. Perez, S. Pimouio, in Boletin de la R. Academia de la historia, 77 (1920), p. 132 sgg.; G. Jecker, St. Firmins Herkunft und Mission in der Kultur der Abtei R., I, Monaco di Baviera 1925, pp. 19, 36; id., Die Heimat des hl. Pirmins, des Apostel der Alamannen, in Beiträge zur Geschichte des alten Mönchtums und des Benediktinerordens. XIII, Münster 1927.
Successore di Pirmino a R. nel 727 fu Heddo che introdusse la Regola benedettina; nel 734 fu eletto vescovo di Strasburgo. Seguirono gli abati Kebe (734-36), Arnefrido (736-48), Sidonio (746-60), Giovanni (760-82), Pietro (782-86), Waldo (786-806), che fu anche vescovo di Pavia e di Basilea; Haito (806-23), pure vescovo di Basilea. Carlo Magno fece a R. due ricche donazioni quando la visitò nel 780 e nell'813.
Lo sviluppo della costituzione monastica di R. fino alla riforma dell'817 è stato studiato da M. Rothenhäusler e C. Beyerle (Die Regel des heil. Benedikt, das Gesetz des Inselklosters und seine Verviorklichung, nei Beiträge cit., pp. 263-315). Altri privilegi concessero Ludovico il Pio

(da Die Kultur der Abtei R., Monaco 1925, p. 263).
ReicheNau - Il lago di Costanza con la penisoletta di R.
e Carlo il Calvo che fu sepolto nella chiesa monastica di Mittelzell. Ebbe l'immunità dalla autorità secolare, la iurisdictio fori e l'esenzione dalla giurisdizione episcopale. Altri abati furono Erlebaldo (823-38) che avrebbe avuto dal vescovo Ratoldo le reliquie di s. Marco; Walafrido Strabone ( $8_{4} 6-49$ ), uno dei più sospicui intelletti dell'età carolingia; Hatto III (891-913) fondò Oborzell e divenne arcivescovo di Magonza; Heribrecht ottenne le reliquie dette "del Sangue". Ruodman (972-83), Witigowo (983-97), Immo (1006-1008). Berno cluniacense (1008-48) e Ermanno Contratto rinnovarono lo scriptorium. Il papa Gregorio V (996-99) conferì all'abbazia privilegi, come gli imperatori Ottoni. Notevole la bolla di Innocenzo II del 22 marzo 1207 sui possedimenti e i diritti dell'abbazia. La grande prosperità condusse al rilassamento della Regola e alla decadenza; l'abbazia venne incorporata nel 1521 alla diocesi di Costanza, i cui vescovi divennero abati commendatari di R.; il personale venne ridotto a dodici monaci compreso il priore. Nel 1737 furono aboliti i novizi. Il monastero fu secolarizzato nel 1802. La produzione letteraria dell'abbazia fu molto attiva e feconda e si diffuse in tutta la Germania e anche in Italia. Basti ricordare l'Evangelario di s. Ausfriedo nel Museo arcivescovile di Utrecht, quello dell'Imperatore Ottone nella cattedrale di Aquisgrana, il manoscritto dei Vangeli offerto dal canonico Illinus al duomo di Colonia, il Sacrumentario dell'abbazia di S. Massimino a Treviri, oggi a Parigi (Bibl. nation., Cod. lat. 18005); la maggior parte dei manoscritti donati dall'imperatore Enrico II al duomo di Bamberga. L'apogeo di R. fu sotto la dinastia degli Ottoni.
La scuola di R. ebbe tra i suoi maestri ed allievi più illustri Waldo, Haito, Erlebaldo, Wetti, Hatto, Reginberto e Walafrido Strabone; morto quest'ultimo nell'849 comunicò a declinare il periodo fiorente della scuola. Lo sviluppo della liturgia in R. e i suoi rapporti con quella romana, le sue reliquie, ecc. furono esposti da A. Manser e C. Beyerle, Aus dem liturgischen Leben der R., nei Beiträge cit. (pp. 316-437). I poeti furono Walafrido Strabone e Ennenrich d'Eltwangen, Burcardo, Ruotperto, l'ab. Bernone, Ermanno Contratto (A. Bergmann, Die Dichtung der R. im Mittelalter, nei Beiträge cit., pp. 711-55). Dallo scriptorium di R. uscirono Walafrido Strabone (839849), Hatto III (891-913), arcivescovo di Magonza, l'ab. Immo. s. Meinrado come di Zollern (861), fondatore di S. Maria di Einsiedeln, Ermanno Contratto (1054). Famosa la Biblioteca di R. e la scuola di miniatura, donde il codice di Egberto (H. Sierp, Walafrid Strabo Gedicht über dem Gartenbau, podma de cultura arborum, nei Beiträge cit., pp. 756-72). Le opere principali storiche sono gli annali dei primi tempi e le opere di Ermanno Contratto e del suo allievo Bertoldo (J. R. Dieterich, Die Geschichtschreibung der R., nei Beiträge cit., pp. 773-801). L'attività di Reginberto e dei suoi allievi nella trascri-
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(da Die Kultur der Abtei R., Monaco 1825, p. 737) ReichenaU - Carmen de gestis Witigacantis obatis, di Purcardo. Miniatura della scuola di R. - Karlsruhe, Biblioteca, Cod. Aug. CCV, f. 72 .
zione dei manoscritti fu studiata da K. Preisendanz, Aus Bücherei und Schreibstube der R., nei Beiträge cit., pp. 657683. Il gruppo più considerevole di manoscritti della dispersa Biblioteca di R. è conservato in quella di Karlsruhe (A. Holder, Die Reichenauer Handschriften beschrieben und erläutert, I, Lipsia 1906; II, ivi 1914; III, ivi 1918).
Tra i manoscritti sono notevoli i fragmenta che hanno fornito le formulae Augienses (MGH, Leges, V. Berlino 1886, XXI-XXIII, p. 347); inni antichi (F. J. Mone, Lateinische Hymnen des Mittelalters, I, pp. 97, 111, 183, 218; II, p. 450 . III, p. 430). Un sacramentario seguito da un frammento palinsesto del Salterio gallicano; il Sacramentario del sec. vi fu ricostruito in 54 pagine da G. Mohlberg (Fragments palimpsestes d'un Sacramentaire gélasien de R., in Revue d'histoire ecclésiast., 11 [1910], pp. 471-82; v. anche A. Dold, Das Palimpsestiacramentar in Codex Augiensis, CXI, Ein Messbuch ältester Struktur aus dem Alpengebiet, Beuron 1925). Il codice dell'Apocalisse nella Biblioteca di Bamberga (A II, 42), l'Evangeliario di Gerone, arcivescovo di Colonia, ora nella Biblioteca di Darmstadt (n. 1948); il Salterio di Egberto arcivescovo di Treviri a Cividale; l'Evangelario dell'abbazia di Poussay ora a Parigi (Bibliothèque nation., lat. 10514); l'Evangeliario di Egberto ora nella Biblioteca municipale di Treviri contiene 51 illustrazioni della vita di Cristo (sull'attività dello Scrittorio di R. cf. G. Baesecke, Das Schriftum von R., in Beiträge zur Geschichte der deutschen Sprache u. Literatur, 51 [1927], pp. 206-22. H. Wölfflin, Die Bamberger Apohalypse, eine Reichenauer Bilderhandschrift vom Jahre 1000, $2^{\mathrm{a}}$ ed., Monaco di Baviera 1921; F. Kraus, Die Miniaturen des Codex Egberti in der Stadtbibliothek zu Trier, Friburgo in Br. 1884; S. Beissel, Die Bilder der Handschrift des Kaisers Otto im Münster zu Aachen, Aquisgrana 1886; J. K. Hecht, Der romanische Kirchenbau des Bodenseegebietes, Basilea 1928; A. Schmidt, Die Miniaturen des Gerohodex. Ein Reichenauer Evangelistar des X. Jahrhunderts, Lipsia 1924; id., Die Reichenauer Hs. CXC der Stadtbibliotheh zu Leipzig, ivi 1927; J. Sauer, Die geschichtlichen Beziehungen der R. zu Italien und zum Osten. Studien zum Kunst des Ostens, Vienna 1923; A. Goldschmidt, Die deutsche Buchmalerei, II, Die Ottonische Buchmalerei, Firener-Monaco 1928. Sul complesso dei manoscritti di R.: A. Holder, Die Reichenauer Handschriften berschrieben und erläutert, I. Die Pergamenthandschriften, Lipsia 1906; II. Die Papierhandschriften. Fragmenta,
Nachträge, ivi 1911; III. Grundstach der Bibliothek: Die alten Kataloge. Zengnisse zur Bibliotheksgeschichte gesammelt und bearbeitet von Karl Preisendanz, 1918). I tre villaggi di Oberzell, Mittelzell e Unterzell o Niderzell (da "cella") contengono notevoli chiese. Nel centro dell'Isola è la Cattedrale dedicata prima alla Beata Vergine, poi a s. Marco. Fu eretta dall'ab. Eddone e dedicata nell'816; fu affrescata nel 985 ; alla metà del sec. xI venne ingrandita. Nel Tesoro vi è il Reliquiarso di s. Marco (m. i. $20 \times 0,42$ della prima metà del sec. xiv), cassa rettangolare con tetto, tutta ricoperta di foglie d'argento dorato con scene della vita di Cristo e due episodi relativi alla storia delle reliquie di s. Marco e della loro traslazione a R.
A nord-est dell'Isola, Egino, vescovo di Verona, fondò nel 799 la chiesa dei SS. Pietro e Paolo, che però nella forma romanica attuale risale all'inizio del sec. xir. È divisa da colonne in tre navate; sotto l'altare maggiore vi è la tomba di Egino. Nel 1880 nella chiesa di S. Giorgio a Oberzell, nell'isola di R., si scoprì che essa era stata tutta affrescata al tempo dell'ab. Witigowo ( 985 -97); vi si notano: medaglioni con Profeti; I Dodici Apostoli; Risurrezione di Lazzaro, Guarigione dell'emorzoissa; Risurrezione del figlio dello vedoca di Naim e della figlia di Giavra; Guarigione del lebbroso; Esoccismo di Gerosa; Guarigione dell'olvopica; Tempesta sul luogo di Galilea; Guarigione del cieco noto. Per le pitture, v. J. Sauer, Die Monumentalmalerei der R. (pp. 902-55). Per le costruzioni sacre di R., v. O. Grüber, Die Kirchenbauten der R., nei Beiträge cit., pp. 821-71); K. Grüber ha studiato la Reich. Plastik bis zum Anfang des Mittelalters nei Beiträge cit. (pp. 872-901). Il Tesoro conserva un reliquiario in argento dorato che avrebbe contenuto particelle del sangue del Redentore, portate dall'Oriente in dono a Carlo Magno; un manoscritto conservato a Karlsruhe (Codex Augiensis, 84), della fine del sec. x o dell'xi, ne racconta le vicende; ma il Reliquiario non è anteriore al sec. xir : al rovescio una iscrizione greca dice: «Signore, soccorri Ilarione Igirithon tuo servitore ed egimeno del tuo monastero" (A. Heisenberg, Das Kreuzreliquiar der R., in Sitzungsberichte der bayer. Abad. der Wissenschaft; Philos. und philolog. und hist. Klasse, 1926; K. Künstle, Die Kunst des Klosters R. im IX. und X. Jahrhunderte und der neuentedeckte harolingische Gemäldezyklus zu Goldbach bei Oberlingen, Friburgo in Br. 1906; id., R.. Seine berühmtesten Abte, Lehrer und Theologen, ivi 1924; Cottineau, II, 2427-30). Enrico Jesi
REICHENSPERGER. FAMIGLIA. - AUGUST, uomo politico tedesco, n. il 22 marzo 1808 a Coblenza, m. ivi il 16 luglio 1895 , fratello di Peter R.
Entrò nel 1830 nella magistratura come uditore al Tribunale superiore regionale di Münster e vi raggiunse il grado di consigliere di Corte d'appello a Colonia, che mantenne dal 1849 al 1875 . Fin dalla prima gioventù, da buon renano, ebbe in particolare avversione il dominio della Prussia e fu portato ad appoggiare in pieno la causa cattolica quando nel 1837 le autorità prussiane imprigionarono l'arcivescovo di Colonia Drosze-Vischering. Deputato all'Assemblea nazionale di Francoforte nel 1848, divenne vice-presidente del gruppo cattolico ed appoggiò il programma grande-tedesco. Poi fece parte ripetutamente della Dieta prussiana, dove si adoperò per la formazione di una compatta falange di azione dei deputati cattolici, vi prese la parola più volte e si oppose alla legislazione sul matrimonio civile. Di particolare rilievo fu l'attività da lui svolta durante il Kulturkampf. Membro eminente del centro, nel 1877, assente Windthorst, lo sostituì come capo-gruppo.
Bist., I. Pastor, A. R., a voll.. Friburgo in Br. 1899; F. S. Kraus, Essays, II. Sammlung, Berlino 1901, pp. 367-426; H. Öncken, A. R., in Historische Zeitschrift, 88 (1902), pp. 247-63.
Peter, uomo politico tedesco, n. il 28 maggio 1810 a Coblenza, m. il 31 dic. 1892 a Berlino. Abbracciò nel 1836 la carriera del magistrato e fu assessore presso il Tribunale regionale di Coblenza, quindi ad Elberfeld.
Promosso in seguito (1850) consigliere di Corte di
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appello a Colonia, divenne nel 1839 consigliere del Tribunale supremo a Berlino, dove rimase fino al 1879 , quando andò in pensione. Nel frattempo aveva iniziato la sua carriera politica: fu nel 1848 membro del preparlamento di Francoforte e deputato della Diet