filosofia e la teologia cattolica.
Pietro Nober
RÉVILLE, Jean. - Teologo protestante francese, n. il 6 nov. 1854 a Rotterdam, m. il 5 maggio 1908 a Parigi.
Figlio di Albert R., pastore protestante e colto studioso di storia delle religioni. Si laureò in teologia a a Parigi nel 1886 con la tesi La Religion à Rome au temps des Sévères (Parigi 1886), che è una delle sue più importanti opere; divenne nello stesso anno docente di storia ecclesiastica alla Sorbona. Dal 1894 al 1907 insegnò anche patristica alla facoltà teologica protestante. Dicesse dal 1884 la Revue de l'histoire des religions e renne, dopo la morte del padre (1907), la cattedra di lui al Collège de France. Studiò la dottrina filoniana del Logos: Le Logos d'après Philos d'Alexandrie (Ginevra 1877); La doctrine du Logos dans le V'F Evangile et dans les
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oeuvres de Philon (Parigi 1881); segul l'evoluzione dell'episcopato dalle origini fino ai tempi di Ignazio d'Antiochia (Les origines de l'Episcopat, Parigi 1894); pubblicò un gran numero di articoli sulla storia del cristianesimo primitivo. Razionalista avanzato come il padre, allegorista ad oltranza, la sua posizione estremista si riverbera anche sulle opere storiche.
BibL.: P. Alphandery, 7. R.; E. De Faye, L'oeuvre historique et scientifique de 7ans R., in Revue de l'histoire des religions, 57 (1908), pp. 280-82, 283-92; L. Fillion, s. v. in DB, V (1922), col. 1084.
Silvio Furlaun
## REVISTA ECLESIASTICA BRASILEIRA. -
Fra le riviste teologiche dell'America latina, germogliate nell'ultimo tempo - come Christus (Mexico), Ciencia y Fe (S. Miguel, F. C. P., Argentina), Estudios (Santiago de Chile), Ecclesiastica Xaveriana (Bogotá), Revista biblica con sección litúrgica (adesso: Villa Calzada, Argentina), Revista de teologia (La Plata, Argentina) ed altre - è non solo la più voluminosa, ma anche la più importante.
E s fatta dal clero per il clero s, nello stesso tempo scientifico e pratica, ed oltre ad articoli e recensioni teologiche dedica molto spazio alle varie "documentazioni e ecclesiastiche. La rivista va dal t. I (1941) senza interruzione. La direzione era in origine presso i Francescani del convento de S. António di Rio de Janeiro; passò poi al loro convento in Petrópolis, dove sempre fu edita da Vozes.
Pietro Nober
REVIVISCENZA DEI MERITI. - Il merito è il diritto al premio eterno (visione beatifica), acquistato con opere buone fatte in stato di Grazia (v. MERITO DELl'UOMO). Le opere dei fedeli, rispetto al premio eterno, si dicono "vive" se sono state poste in stato di Grazia, "morte", se in stato di peccato, "mortificate" se, fatte in stato di Grazia, hanno perduto ogni rapporto con il premio eterno, per un susseguente peccato mortale.
Si dicono pertanto rivivere (reviviscentia meritorum) le opere "mortificate" quando il cristiano, riacquistato con un atto di pentimento (v. restrzisza) lo stato di Grazia, è in condizione di godere dei precedenti diritti al premio eterno (meriti). Il fatto della r. dei m. è oggi comunemente ammesso, perché fondato, almeno implicitamente, su testi della Scrittura (Ex. 18, 21; 33, 12; Isel. 2, 18; Gal. 3, 4; Hebr. 6, 10; soprattutto la parabola del figliolo prodigo [Lc. 15, 11-32], che viene ristabilito in tutti i suoi precedenti diritti) e in affermazioni esplicite dei Padri che, commentando la stessa parabola, vi rilevarono una restitutio in integrum dei meriti perduti per il peccato, fatta per una specie di ius postlimini, degna della misericordia e larghezza divina. La tradizione patristica (Epifanio, Haeres., 59, 2: PG 41, 1049; s. Giovanni Crisostomo, In Ep. ad Gal., 3, 2: PL 61, 650; s. Girolamo, In Gal., 3, 2: PL 26, 350) e teologica (s. Tommaso, Sum. Theol., $3^{2}$, q. 89, a. 5), ha avuta una definitiva conferma nel Concilio di Trento, sess. VI, cap. 16 (Denz-U 809).
Sul modo e la proporzione di tale restitutio vige una secolare controversia. Il Suárez (Relatio de reviviscentia meritorum, in Opuscola theologica sex, Madrid 1599) seguito da numerosi teologi (Vasquez, Lugo, Ripalda, Platel, Esparza, Palmieri, Pesch, De Augustinis, Soase, Galtier) ritenne che la restituzione sia assolutamente integrale con l'aggiunta di un incrementum dovuto all'atto buono, con cui il peccatore ritorna a Dio. S. Tommaso invece sostenne (Sum. Theol., $3^{2}$, q. 89, a. 2) che la r. dei m. è proporzionata al grado di carità con cui il peccatore risorge. Il pensiero dell'Aquinate ebbe diverse interpretazioni : il Billoi (De Sacramentis, II, $5^{2}$ ed., Roma 1927, pp. 115-16) afferma che la r. avviene in proporzione dell'attuale fervore ma per un duplice titolo, cioè non solo per l'atto di risorgere dal peccato, ma anche in vista dei meriti precedenti, dai quali al beato proverrà un godimento speciale (praemium accidentale) per averli compiuti, anche se di fatto non influiscono nell'aumentargli la gloria (praemium essentiale). Secondo Domenico Soto
(IV Sent., d. 16, q. 2, a. 2) e il Billuart (De Sacramentis, diss. 3, a. 5) i meriti sono restituiti in duplice misura; se, p. es., uno risorge dal peccato con il grado 20 di fervore, la r. dei m. avviene nella proporzione di 40 gradi, 20 per l'attuale fervore, 20 per i precedenti meriti. Poiché queste opinioni sembrano aliene dalla mente di s. Tommaso e la seconda ligia ad una concezione matematica del soprannaturale, sembra più giusta l'interpretazione del De Letter (De ratione meriti sec. s. Thamam, Roma 1939, p. 95 sgg.) e del Boyer (De Pneustentia, Roma 1942, pp. 282-83), secondo i quali i meriti precedenti, rimanendo obiettivamente in acceptione Dei (cf. Sum. Theol., $3^{2}$, q. 89, a. 5) influiscono al momento della giustificazione, in modo che il peccatore risorga con fervore proporzionato alla quantita e alla perfezione dei meriti precedenti.
BibL.: R. Marino, La r. dei m. nella dottina del Dottore Angelico, in Gregorianum, 13 (1932), pp. 75-108; A. Michel, Rhetuiscence des mérios, in DThC, XIII, 11, coll 2634-44; A. Jodire, La r. dei m. in G. Biel, in Scuola Cati., 66 (1958), pp. 430-42; A. Piolanti, De Sacramentis, $4^{2}$ ed., Roma 1951, pp. 372-73.
REVIVISCENZA DEI SACRAMENTI. - Nella teologia moderna, un Sacramento che, sebbene validamente ricevuto, non ha prodotto la Grazia per causa di una indisposizione morale (mancanza dello stato di Grazia o dell'attrizione), e in seguito, tolto l'impedimento morale, conferisce la Grazia in virtù del rito amministrato in antecedenza, si dice che rivive.
Da questo principio, si deduce che per la r. si devono verificare diverse condizioni : 1) da parte del soggetto, la rimozione dell'obice o indisposizione morale; 2) da parte del Sacramento : o) che sia valido e infruttuoso (validum et informe), ossia senza l'effetto soprannaturale che è la Grazia perché se il Sacramento è invalido, non esiste e ciò che non esiste non agisce; se è poi fruttuoso, non è più il caso della r., ma della collazione immediata della Grazia; b) che il rito esterno (materia e forma del Sacramento) sia passato, perché se rimane ancora il segno sacramentale (p. es., se uno si pente di peccati mortali prima che il rito della Cresima sia finito), non si ha la r., ma il conferimento ordinario della Grazia; c) che il rito esterno, già terminato, lasci nell'anima qualche effetto, perché la r. importa un'efficienza vera e propria del rito esterno, che sarebbe incorcepibile, se questo nel momento in cui è amministrato non lasciasse qualche impronta o vestigio onnologico: solamente una realtà esistente può produrre un effetto; 3) da parte di Dio si esige che egli voglia conferire la Grazia anche per questa via straordinaria.
Pertanto la r. è solo di quei Sacramenti, nei quali si attuano le predette condizioni; poiché tre si verificano in tutti i Sacramenti (recentuata la Penitenza): la rimozione dell'impedimento morale, la validità del Sacramento informe, la cessazione del rito esterno, occorre cercare se anche le altre due (la permanenza di un qualche effetto e la volontà di Dio di dare la Grazia per via straordinaria) si realizzino. La permanenza di un effetto reale (il carattere) si verifica nel Battesimo, nella Cresima e nell'Ordine; così pure la volontà positiva di Dio di conferire la Grazia per via eccezionale si desume dal fatto che in caso contrario non potrebbe essere rimesso il peccato originale in colui che riceva indegnamente il Battesimo (in questo senso già si espressero s. Agostino e s. Fulgenzio: cf. Rouet de Journel, Enchiridion Patristicum, nn. 1621, 2269; s. Gregorio Magno: cf. Denz-U. 249) e che nella Cresima e nell'Ordine i fedeli rimarrebbero privi di quelle Grazie che sono moralmente necessarie all'adempimento dei doveri del loro stato.
Anche quanto all'Estrema Unzione e al Matrimonio, mentre da una parte si rileva il perseverare di una "interior unctio" e di un "vinculum coniugale", che incidono nell'animo (infatti in ogni atto volontariamente posto si verifica una modificazione dell'anima), dall'altra si deduce la volontà divina, poiché nell'ipotesi che non si avesse la r., i fedeli rimarrebbero privi di siuti necessari nel momento della morte e nella vita coniugale.
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(per concessinur dell'Istituto centrale del restauro - Roma).
IL REDENTORE, attribuito a Jacobello da Fiore (sec. xv). A sinistra: prima del restauro; a destra: dopo il restauro - Giovinazzo, Cattedrale.
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PORTA DELLA CHIESA DELL'ABBAZIA DI MONTECASSINO, fusa a Costantinopoli nel ro66; le targhe con le scritte sono del sec. xir. A sinistra: dopo il bombardamento del 15 febbr. 1944; a destra: dopo il restauro.
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Soltanto la Penitenza e l'Eucaristia non possono probabilmente rivivere; la prima perché, secondo l'opinione più probabile, non può essere sacramento "valido e informe", l'altra perché derogherebbe alla norma dell'agire divino. Infatti, nell'ipotesi della r. dell'Eucaristia, un fedele che per tutta la vita riceve sacrilegamente la Comunione, alle fine, per un semplice atto di attrizione, emesso nel Sacramento della Penitenza, riceverebbe tanti aumenti della Grazia, quanti furono i sacrilegi commessi : la ripugnanza di questa illazione è evidente.
I. Sacramento che rivivono producono la Grazia "ex opere operato" (v. SACRAMENTI). Si discute se tale produzione avvenga per causalità fisica o morale; sembra più probabile la dottrina tomista di una efficienza fisica, tanto più che nei cinque Sacramenti che rivivono, si riscontra un elemento ontologico (carattere o modificazione reale dell'anima), che può divenire strumento fisico di Dio, causa principale della Grazia.
Nel 1925 il Marin-Sola diede una più elaborata spiegazione teologica della r., partendo dal principio tomista del carattere battesimale come "potenza recettiva" in ordine agli altri Sacramenti. Ogni amministrazione sacramentale, validamente fatta, implica, secondo il principio posto, un'attuazione della "potentia receptiva", che rimane pertanto ontologicamente modificata. Tale modificazione segue la natura del Sacramento ricevuto: perpetua nei Sacramenti non iterabili (Battesimo, Crasima, Ordine), temporanea nell'Estrema Unzione e nel Matrimonio, momentanea nella Penitenza e nell'Eucaristia. Cosi si spiegherebbe perché i tre Sacramenti del carattere rivivono sempre: l'Estrema Unzione e il Matrimonio soltanto nella stessa malattia o durante lo stesso vincolo contugale: gli ultimi due mai. Questa teoria, pur presentando lati deboli, è stata accolta da distinti teologi.
BibL.: s. Tommaso, Sum. Theol., 3. q. 69, 22. 9-10; s. Alfonso de' Liguori, Theol. mor., III, n. 87, 427; ed. Gaudé, pp. 66. 421; F. Marm-Sola, Proponitor nova solutio ad conciliandum causalitatem physicam Sacramentorum cum corum reviviscentia, in Dima Thomai Priberamitis, 3 (1925), p. 49 sgg.; G. van Noort, De Sacramentis, I. Hilversum in Olanda 1927, pp. 61-65; A. Hayral, De revivise. Sacramentarum fictione recedente, in Angelicum, 4 (1927), pp. 51 sgg., 292 sgg.: J. B. Umberg, De revivise. Sacramentarum ratione - rsi et Sacramentum", in Period. de re morali, 1928, p. 17 sgg.; L. Billot, De Sacramentis, I, 70 ed., Roma 1931, pp. 102-11; I. Connell, De Sacramentis, I, Bruges 1933, pp. 85-89; F. Dickamp, Theol. Dagmat. Manuale, IV, Roma 1934, pp. 67-68; A. Michel, Revivisence des Sacraments, in DThC, XIII, coll. 2618-29; C. Cipriani, De revivise. Sacramentorum apud principaliares Thamistas O. P., Siena 1645; G. Saraggi, R. della Penitenza nelle borche conseguenze della posizione scatista, in Palestra del clero, 26 (1947, II), pp. 31-364; L. Lercher, F. Lainer, Instis. Theol. Dagmat., IV, II, parte 2* Innsbruck 1949, pp. 142-44 (si ammette la probabilità della r. del Sacramento della Penitenza); A. Piolanti, De Sacramentis, I. 4* ed., Roma 1951, pp. 83-85.
Antonio Piolanti
REVOCAZIONE. - Nel diritto della Chiesa il termine ha un unico significato e si concreta esclusivamente in un atto compiuto dalla competente autorità legislativa o amministrativa allo scopo di abrogare norme giuridiche o disposizioni amministrative esistenti; nella legislazione civile assume invece una duplice accezione: l'una riflette tutti gli atti di chi è legittimamente interessato a revocare direttamente o giudizialmente un determinato negozio o contratto; l'altra richiama un mezzo straordinario di impugnazione delle sentenze e cioè un istituto di natura processuale.
In vari canoni il CIC si richiama all'istituto della revocatio. Trattando dell'abrogazione della legge, il can. 22 stabilisce che la legge canonica cessa di avere vigore, fra l'altro, per abrogazione espressa, quando cioè la nuova legge dica espressamente che la precedente è abrogata. E vero che nel predetto canone non viene esplicitamente adoperata la parola revocatio, ma che ad essa si sia voluto fare richiamo si desume in maniera indubbia dal successivo can. 23: In dubio revocatio legis praeexistentis non praesumitur. Altri casi di revocatio si hanno in tema di
privilegio e di rescritto. Difatti il can. 60 § i enumera fra i casi principali di cessazione di un privilegio, la revoca notificata alla persona interessata: rescriptum. per peculiorem superioris actum revocatum, perdurat usque dum revocatio ei, qui illud obtinuit, significetur; come anche nel can. 71 si parla della revoca dei privilegi contenuti nello stesso CIC solo nel caso di una successiva legge generale. I rescritti che, come i privilegi, sono di regola perpetui, cessano anche essi per r., qualora l'autorità concedente ritenga che la concessione dal rescritto contenuta più non risponda al bene del singolo o ai criteri di retta amministrazione ecclesiastica. Altri casi di richiamo dell'istituto della r. sono quelli relativi alla impossibilità di revoca della donazione fatta alle chiese propter ingratum praelati vel rectoris animum (can. 1036 § 4) e la revoca del giuspatronato da parte della Sede Apostolica (can. 1470 § i, n. 2).
Anche il Cod. civ. ital. contempla vari casi di r. Tra quelli degni di maggiore rilievo sono la revoca del mandato (art. 1728 § 2), per cui detto contratto si estingue, qualora il mandante lo faccia cessare mediante recesso unilaterale. Quanto al modo di attuarla, la revoca può essere espressa o tacita (art. 1724).
La donazione può essere revocata per due motivi, tassativamente stabiliti nel Cod. civ. (art. 800) e cioè per ingratitudine o per sopravvenienza di figli. Ambedue le cause di r. hanno termini perentori agli effetti della proposizione della domanda: la prima deve essere proposta dal donante o dai suoi eredi entro l'anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la r.; l'altra entro cinque anni dal giorno della nascita dell'ultimo figlio o discendente legittimo ovvero della notizia dell'esistenza del figlio o discendente, ovvero dell'avvenuta riconoscimento del figlio naturale.
Ancora da ricordare la r. totale o parziale da parte del testatore di un testamento. La revoca in base all'art. 680 Cod. civ. può farsi "soltanto con un nuovo testamento o con un atto ricevuto da notaio in presenza di due testimoni in cui il testatore personalmente dichiara di revocare in tutto od in parte la disposizione anteriore». Un caso peculiare di r. ape legis del testamento si ha, a norma dell'art. 687, per la sopravvenienza di figli, quali legittimari.
Il Cod. di proc. civ. contempla poi l'istituto della r. come mezzo straordinario di impugnativa, proponibileper motivi tassativamente previsti, davanti allo stesso giudice della sentenza di cui si chiede l'annullamento, quando, non essendo questa più soggetta ad altre impugnazioni che consentano una indagine di fatto, l'ingiustizia della decisione non potrebbe essere altrimenti riparata. Tale istituto risponde a quello della revisione nell'ambito del diritto processuale penale (art. 553 e sgg.) ed a quello della restitutio in integrum (v.) nella procedura canonica (can. 1902 e sgg.). L'art. 595 Cod. proc. civ. enumera i casi specifici che consentono tale impugnativa: e cioè 1) se la sentenza è effetto del dolo di una delle parti in danno dell'altra; 2) se si è giudicato in base a prove riconosciute o comunque dichiarate false dopo la sentenza, oppure che la parte soccombente ignorava essere state riconosciute o dichiarate tali prima dalla sentenza; 3) se dopo la sentenza è stato rinvenuto un documento decisivo che la parte soccombente non aveva potuto produrre; 4) se la sentenza è effetto di un errore di fatto risultante dalle prove acquisite al processo; 5) se la sentenza è contraria ad altra precedente avente fra le parti autorità di cosa giudicata, purché non abbia pronunziato sulla relativa eccezione; 6) se la sentenza è effetto del dolo del giudice accertato con sentenza passata in giudicato. Contro la sentenza di r. ricorrono, come è ovvio, gli ordinari mezzi di impugnazione: si esclude invece da taluni scrittori che essa possa in linea di massima essere soggetta a nuova impugnativa per r. e ciò per soddisfare l'esigenza fondamentale della certezza del diritto.
Bux.: F. Roberti, De processibus, Roma 1926, p. 252 sgg.; L. Mortara, Man. della procedura civile, Torino 1929, p. 160 sgg.; V. Del Giudice, Istit. di dir. can., Milano 1936, passim; V. Abisso, Dir. e pratica processuale cin., Genova 1942, p. 324 sgg.; F. Messineo, Man. di dir. civ. e commer., III, Padova 1943, passim.
Giuseppe Spinelli
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REVUE APOLOGÉTIQUE. - Periodico mensile fondato a Parigi nel 1905 dal 'sulpiziano Jean Guibert, direttore del Seminario dell'Istituto cattolico della città, per offrire specialmente al clero e agli studiosi il modo di controbattere con esattezza e vigore le difficoltà lanciate dagli avversari.
Il titolo primitivo fu: Revue pratique d'apologétique, che meglio ne individuava il tipo; dopo la prima guerra mondiale prese il titolo più universale di Revue d'apologétique, perché, senza cessare di essere pratica, volle preoccuparsi meno della utilità immediata, ma più della formazione generale. Però nel 1939, con il titolo di Nouvelle revue apologétique riprese almeno in parte, il tipo primitivo, constatando che i direttori di opere pastorali e i giovani preti hanno più bisogno di articoli brevi, precisi, chiari, sulle grandi questioni religiose presenti che non di articoli più lunghi e di studi più specializzati. Il periodico cesso conla seconda guerra mondiale.
Celestino Testore
REVUE AUGUSTINIENNE. - Rivista mensile degli Agostiniani dell'Assunzione, pubblicato a Parigi dal 15 marzo 1902 al 15 dic. 1910, in 3 voll. annuali.
Redatta prevalentemente dai professori assunzionisti di Lovanio, la rivista in breve tempo seppe conquistarsi un falto pubblico non solo in Francia, ma anche all'estero, assicurando nella grande famiglia spirituale di s. Agostino la presenza del pensiero cattolico nella vita moderna e trattando dei problemi posti dalla filosofia, dalla teologia, dalla morale, dalla letteratura, dalla vita, storia ed arte cristiana. Per ciascuno di tali argomenti, un documentato Bollettino ricordava, ogni mese, la dottrina ed il giudizio della Chiesa nelle idee e nei fatti del mondo contemporaneo. Il numero terminava con la rubrica degli articoli segnalati, nella quale erano analizzati in gran copia riviste francesi ed estere.
Devide Falsioni
REVUE BÉNÉDICTINE. - Periodico iniziato nel 1884 dall'abbazia di Maredsous (Belgio) con il titolo quasi ascetico di Messager des fidèles e lo scopo di riaccostare i fedeli alla Chiesa, facendone loro conoscere meglio le tradizioni, le dottrine e i riti.
A poco a poco, senza trascurare questo scopo primitivo, il periodico accentuò il carattere di dotte ricerche, finché nel 1910, facendosi trimestrale, iniziò decisamente la via dei lavori strettamente scientifici, allargando e approfondendo il suo campo di studio, che presead abbracciare la patrologia, la storia ecclesiastica, la liturgia, la critica storica. Oltre agli articoli, alle note e documenti inediti, alle riviste di libri, i fascicoli presentano due bollettini bibliografici, l'uno di storia benedettina, l'altro di antica letteratura cristiana.
Celestino Testore
REVUE BIBLIQUE. - Rivista trimestrale, sorta a Parigi nel 1893, per opera del domenicano p. Lagrange (v.), e pubblicata per cura della «Scuola pratica di studi biblici», istituita nel convento domenicano di S. Stefano a Gerusalemme.
Tratta scientificamente di tutte le materie che servono ad apportare una migliore, più profonda e più esatta conoscenza dei Libri sacri e dei loro autori, dell'ambiente in cui vissero e operarono; delle varie vicende del popolo ebraico e dei popoli antichi che con esso vennero a contatto, dei loro usi, costumi, lingua, letteratura, iscrizioni, monumenti, rovine archeologiche. Quindi spedizioni e ricerche particolari sulla geografia della Palestina; studi su testi e documenti antichi riscoperti, recensioni di opere sull'argomento. La rivista, oltre agli articoli e l'esame delle pubblicazioni, contiene bollettini ricchi di notizie sui vari argomenti ed è affiancata da un'ampia collezione di Etudes bibliques.
Celestino Testore
REVUE CATHOLIQUE DES INSTITUTIONS ET DU DROIT. - Rivista dapprima mensile, poi bimensile, fondata dal gesuita J. Sambin (1820-92) e dal senatore Lucien-Brun, uscita a Grenoble nel 1873.
Lo scopo cui mirava era di mostrare, contro i malefici effetti della Rivoluzione Francese, quale parte la religione debba avere nelle istituzioni civili e politiche e quali conseguenze siano derivate alla società dalla sua assenza. Si volevano perciò studiare alla luce della dottrina religiosa e del buon senso le istituzioni costituzionali, parlamentari, giudiziarie, economiche, industriali, ecc., non trascurando la storia di esse e le lezioni che ne derivano.
La rivista cessò nel 1940 a cagione della seconda guerra mondiale.
Celestino Testore
REVUE D'ASCETIQUE ET DE MYSTIQUE. - Rivista bimestrale, fondata a Tolosa nel 1920 dal p. J. de Guibert, allo scopo di studiare scientificamente sotto tutti gli aspetti la spiritualità.
Mira, perciò, a sviluppare la speculazione teologica intorno all'argomento; tratta le questioni storiche concernenti le persone, le varie correnti, i testi ascetici; offre documentazioni inedite, s'interessa della psicologia generale e speciale, soprattutto della psicologia religiosa. I fascicoli contengono anche una speciale cronaca di notizie sul progresso scientifico e pratico e le diverse orientazioni dell'ascetica e della mistica, aggiungendo un bollettino bibliografico delle opere e studi ascetici e mistici, pubblicati a parte o in periodici.
Celestino Testore
## REVUE DE L'HISTOIRE DES RELIGIONS. -
Fondata a Parigi da M. Vernes nel 1880 e successivamente diretta da J. Reville ed ora da R. Dussaud con E. Dhorme e H. Ch. Puech.
Esce con periodicità trimestrale e pubblica articoli originali, recensioni e notiziario relativi alla materia e bollettini critici delle varie religioni.
L'indirizzo ne è puramente storico con esclusione di ogni scritto che presenti un carattere polemico o dogmatico. Già iniziata dall'editore E. Leroux, ora è edita dalle Presses Universitaires de France. Vi hanno collaborato e vi collaborano i più noti specialisti della materia.
Nicola Turchi
REVUE DE L'ORIENT CHRÉTIEN. - Rivista scientifica che abbraccia le questioni intorno all'Oriente cristiano, che ebbe inizio nel 1896 a Parigi come "Supplemento" trimestrale della R. d. l'O. C. di carattere popolare.
Fin dal primo momento vi collaborarono illustri orientalisti, fra i quali Carra de Vaux, Chabot, Graffin, Nau, Scheil. Non sempre è stata uguale la periodicità della rivista, specie negli anni delle guerre mondiali. L'ultimo fascicolo apparso (1946) chiude il vol. XXX e la $3^{a}$ serie.
Ignazio Oitiz de Urbina
REVUE DE PHILOSOPHIE. - Periodico fondato a Parigi dal marista p. E. Peillaube, per promuovere gli studi filosofici ancorati alla filosofia di s. Tommaso, ma arricchiti di quanto le conquiste moderne in tutti i campi delle scienze, specialmente psicologiche, possono apportare in elementi chiarificatori.
Con questo si voleva rendere il periodico uno dei grandi organi filosofici, con cui far acquistare alla filosofia cattolica diritto di cittadinanza nel mondo intellettuale e penetrazione in ambienti fino allora refrattari. Alla morte del fondatore, la pubblicazione fu ripresa e riorganizzata dai professori di filosofia dell'Istituto cattolico di Parigi.
Celestino Testore
REVUE DES JEUNES. - Organo d'informazione e d'azione del pensiero cattolico e francese, diretto dai Domenicani.
Fu fondato a Kain (Belgio) nel 1909 dal p. M. Barge con il nome di Revue de la jeunesse. Sospeso dopo 5 anni, riprese subito con il p. Sertillanges, come R. d. j. Negli anni 1929-32 ebbe il nome di La nouvelle r. d. j. Nel biennio 1939-40 uscì in a serie di guerra, insieme con
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la Revue intellectuelle, continuando poi da solo dalla fine del 1940 al 1945 (nuova serie), anno in cui fu definitivamente sospeso. Ha lasciato il nome alle edizioni $L a$ R. d. j., ancora attiva.
Pur nelle successive modificazioni di titolo, la R. d. j. ebbe sempre come oggetto la gioventii da preparare alla attività di domani e seppe con articoli, spesso magistrali, iniziarla alle benemerenze della spiritualità e alle bellezze della dottrina cattolica.
Abele Redigonda
REVUE DES LECTURES. - Periodico mensile, iniziato nel 1908 dall'ab. Luigi Bethléem (18611940), come pubblicazione affiancatrice della sua attività di recensore morale di romanzi francesi.
Ebbe da principio il titolo di Roman-Revue (1908-12) poi di Guide des lectures (1913-14); interrotto per la prima guerra mondiale, riprese nel 1920 con il nuovo titolo R. des I. Ma all'inizio del 1947 si fuse con il periodico similare Cahiers des livres, uscendo con il II fasc. del 1947 sotto il titolo di Litres et lectures.
Lo scopo del periodico battagliero era di risanare il campo della narrativa e del teatro, mettendo in guardia i cattolici inesperti o indifferenti e dando rilievo nello stesso tempo a quanto di buono o almeno di passabile si andava pubblicando sull'argomento. A poco a poco il campo di revisione si allargò, interessandosi anche di pubblicazioni di teologia, di filosofia, di storia civile ed ecclesiastica, agiografia e ascetica, ma soprattutto di giornali, riviste e periodici.
Celestino Testore
## REVUE DES QUESTIONS HISTORIQUES.
- Periodico sorto a Parigi nel 1866 per cura del marchese G. du Fresne de Beaucourt, allo scopo di promuovere e di approfondire lo studio delle questioni storiche ancora dibattute o non completamente chiarite e di dare un lavoro di revisione storica di fronte alla congiura imperante contro la verità.
Il programma tracciato fin dal primo fascicolo fu costantemente mantenuto e sempre tenuto all'altezza di studi critici profondi condotti sui documenti, affiancati da bollettini bibliografici ricchi di opere e seri d'intonazione. Ebbe a subire alcune interruzioni : 1919-22; 19321933, ma si riprese ogni volta, sempre fedele alla sua tradizione. Vi scrissero autori di fama; p. es. L. Duchesne, Fustel de Coulanges, G. Kurth, H. Didon, ecc. Cessò per la seconda guerra mondiale.
Celestino Testore
## REVUE DES QUESTIONS SCIENTIFI-
QUES. - Rivista trimestrale, sorta a Lovanio nel 1877 a cura della "Société scientifique de Bruxelles", fondata nel 1875 per promuovere lo studio delle scienze matematiche, fisiche, naturali, mediche ed economiche e per mostrarne l'armonia con gli insegnamenti della filosofia cristiana e della religione rivelata.
Tutte le scienze vi sono rappresentate; e fra le questioni sviluppate con una cura tutta particolare vi sono quelle in cui è ingaggiata la lotta tra l'incredulità e la fede. Ogni fascicolo, oltre agli articoli su argomenti moderni trattati con maggior ampiezza, contiene varietà scientifiche, esame critico di opere e una rivista dei periodici in cui sono riassunte le scoperte scientifiche recenti.
Celestino Testore
REVUE DES RELIGIONS. - Periodico fondato ad Amiens, edito a Parigi dal sac. Z. Peisson, quale contributo cattolico allo studio della mitologia e delle religioni comparate sviluppatosi nella seconda metà del sec. xix grazie ai progressi delle ricerche della mitologia comparata e dell'etnologia.
Nel 1897 si fuse con la rivista belga Le Muséon, che aggiunse nel titolo : et la R. d. r., e si pubblicò a Lovanio sotto la direzione dell'orientalista mons. Ch. de Harlez. Nel igoo Le Muséon iniziò la sua $2^{2}$ serie con il sottotitolo: études philologiques, historiques et religieuses, che sostitul l'altro.
Nicola Turchi
REVUE DES SCIENCES PHILOSOPHIQUES ET THÉOLOGIQUES. - Periodico fondato nel 1907 da un gruppo di domenicani francesi, professori nella Facoltà di filosofia e teologia del Saulchoir (Etiolles, Seine et Oise).
Si propone di rendere nota e di giudicare obbiettivamente tutta la produzione in materia di filosofia e di teologia, per mezzo di Bulletins informativi e critici nello stesso tempo, delle spoglie sistematico di un centinaio di riviste francesi e straniere, e di articoli originali volti soprattutto ai problemi più attuali di filosofia e di teologia. Assai utili sono gli indici annuali.
Tommaso Camelot
REVUE DES SCIENCES RELIGIEUSES. Periodico trimestrale pubblicato e per la maggior parte redatto dai professori della Facoltà di teologia di Strasbourg, fondato nel 1921 con l'intento di sostituire il Bulletin d'ancienne littérature et d'archéologie chrétienne, sospeso durante la prima guerra mondiale, ma impostato in realtà con indirizzo diverso.
Rimasta interrotta dopo il n. 20 (1940), a causa della guerra, la rivista è apparsa di nuovo nel 1947, pubblicando nel volume di quell'anno l'indice di tutte le annate precedenti. Con il n. 22 (1948) ha ripreso le sue normali rubriche: articoli originali, documenti inediti, cronache, note e comunicazioni, rendiconti bibliografici. Oltre a problemi di teologia positiva, vengono trattati argomenti di filosofia, storia delle religioni, teologia dogmatica, pastorale e morale, diritto canonico, liturgia, esegesi.
Alessandro Pratesi
REVUE D'HISTOIRE DE L'ÉGLISE DE FRANCE. - Rivista trimestrale di critica storica su problemi connessi con lo sviluppo del pensiero religioso e le vicende della gerarchia ecclesiastica nel territorio della Francia, organo della "Société d'histoire ecclésiastique de la France".
Fu fondata nel 1910 da A. Vogt e uscì dapprima in fascicoli bimestrali, che dovevano essere dedicati ciascuno a una diocesi. Nel 1913 il fondatore si affiancò nella direzione V. Carrière, che impresse al periodico un nuovo impulso, abbandonando il difficile progetto originario. La prima guerra mondiale costrinse a sospendere le pubblicazioni negli anni fra il 1915 e il 1919 : con il 1920 la rivista tornò ad uscire diretta dal solo V. Carrière, e, dopo la morte di quest'ultimo (1946), da P. Marot. Un indice complessivo delle annate 1910-30 fu pubblicato in un volume a parte da U. Roziès (Parigi 1932). Fra gli articoli pubblicati sono particolarmente notevoli vari studi di carattere metodologico.
Alessandro Pratesi
REVUE D'HISTOIRE DES MISSIONS. - Nel 1924 il gesuita p. Giovanni Battista Piolet fondò l'associazione degli «Amis des Missions» e come organo di essa la R. d'h. d. M. La redazione fu affidata a Giorgio Goyau, membro dell'Accademia francese.
Scopo era lo studio della storia missionaria, specialmente quella delle missioni francesi, per destare l'interesse delle classi colte per l'opera missionaria della Chiesa per ragioni nazionali e religiose. Nel medesimo tempo era intento di Goyau assicurare alla storia missionaria il posto conveniente nella storia universale e culturale della Francia. La R. d'h. d. M. fu pubblicata quattro volte all'anno fino al 1939. Poi dall'anno $17^{\circ}$ (1940) fu unita con la rivista Etudes missionnaires, pubblicata parimenti dagli "Amis des Missions" dal 1933, con il titolo Revue des missions; però cessò la pubblicazione, a causa della guerra, già nel medesimo anno 1940. La Neue Zeitschrift für Missionswissenschaft, Nouvelle Revue de Science missionnaire, supplisce in parte la R. d'h. d. M.
Giovanni Rommerskirchen
REVUE D'HISTOIRE ECGLÉSIASTIQUE. Rivista pubblicata dall'Università cattolica di Lovanio, fondata nel 1900 da A. Cauchie e P. Ladeuze, con il programma di riesaminare la storia esterna
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ed interna di tutti i popoli cristiani e di esporre i diversi elementi del metodo storico dal punto di vista della storia ecclesiastica (cf. R. d'h. e., I [1900], p. 28 sg .). E in materia il periodico scientifico più completo.
Ogni annata si compone di quattro fascicoli in cui figurano articoli, recensioni critiche, cronache, bibliografia. Quest'ultima, che comprende oltre a libri e ad articoli anche le principali recensioni relative ad essi, è stampata, a partire dal 1902, in un volume a parte, e raccoglie ogni anno dagli 8000 ai 10.000 lavori. Con il 1952 la raccolta della $R$. d'h. e. conta 91 voll.
Edoardo Massaux
REVUE D'HISTOIRE ET DE LITTÉRATURE RELIGIEUSES. - Fondata a Parigi nel 1896, con l'assidua collaborazione del modernista A. Loisy, ha avuto per suo principale obiettivo la storia del cristianesimo e d'Israele, la letteratura biblica e cristiana, le religioni e filosofie religiose del mondo antico.
Pubblicò articoli di fondo, cronache e resoconti sempre mantenendosi dal punto di vista storico e critico. Vi collaborarono L. Duchesne, P. Lejay, F. Cumont, J. Zeiller, van den Gheyn, S. Reinach. Sospese la pubblicazione nel 1910 in coincidenza con la repressione del modernismo e la riprese, con lo stesso programma, l'anno stesso, come "nuova serie", sotto la direzione di A. Loisy, per cessare definitivamente nel 1922 dopo aver pubblicato altri sette volumi.
Nicola Turchi
REVUE INTERNATIONALE DES SOCIÉTÉS SECRETES. - Rivista mensile sorta a Parigi nel 1912, con l'intento di precisare l'azione delle società segrete (massoneria e adepti sotto i più vari nomi) mediante una abbondante documentazione internazionale.
Si volle di fronte alla massoneria non più restare sulla difensiva, ma passare alla battaglia, opponendo pubblicazioni a pubblicazioni, come altri opponeva scuole a scuole, associazioni ad associazioni, ecc. Il materiale documentario che dimostra l'invadenza della setta in tutte le posizioni chiave e i suoi propositi anticattolici e antireligiosi è accompagnato da articoli, da confutazioni, da elenchi di opere antimassoniche, da una specie di indice, o meglio cronaca degli avvenimenti massonici, distribuiti secondo le varie nazioni.
Celestino Testore
REVUE MABILLON. - Rivista trimestrale, dal nome del maurino Jean Mabillon, fondata nel 1905 e diretta da J.-M. Besse (v.) della badia di S. Martino di Ligugé (Vienne).
Durante l'esilio in seguito alla soppressione delle Congregazioni religiose in Francia (1901), la direzione risiedette nel Belgio a Chevetogne. Dopo il ritorno in Francia e la morte di d. Besse, la rivista fu continuata dai Benedettini della badia di Ligugé.
Sono usciti, con la sola interruzione del 1914-20, 41 voll. ( 166 fasce.) in 3 serie (voll. 1-10 [1905-20]; 11-25 [1921-35]; 26-41 [1936-51]). Con la rivista viene pubblicata la collezione Archives de la France monastique, di cui sono usciti più di 40 voll., alcuni dei quali continuano le opere e gli studi monastici dei Benedettini maurini francesi, interrotti per la Rivoluzione Francese. La rivista è l'organo per gli studi di storia monastica, liturgia, archeologia, ecc. Dalla $3^{a}$ serie il programma si è allargato a comprendere anche le origini della vita monastica e del medioevo. Nel 1924, per dare maggiore sviluppo a questi studi, si è costituita la «Société Mabillon pour le développement des études d'histoire monastique en France».
Pietro Siffrin
REVUE NÉO-SCOLASTIQUE. - Rivista trimestrale, fondata a Lovanio nel 1894 dal futuro card. Desiré Mercier, e pubblicata dalla "Società filosofica di Lovanio", quale organo della "Scuola di
filosofia " istituita in quella Università per desiderio di Leone XIII.
La rivista s'interessa della varie branche speciali dell'insegnamento filosofico, e anche delle scienze fisiche, biologiche, politiche e sociali, badando alle sintesi che esse preparano e accostandole alle dottrine tradizionali. Vuole quindi essere organo di ricerche e discussioni, di documentazione e di critica; e inoltre di informazione, raccogliendo nelle cronache le notizie interessanti il suo campo e dando un denso repertorio bibliografico di tutta la letteratura filosofica.
Concluso, con il numero di ag. 1940-ag. 1945, il vol. XXXIII e i cinquant'anni di esistenza, continuò dal 1946 con il nuovo titolo di Revue philosophique de Louvain.
Celestino Testore
REVUE THOMISTE. - Rivista dottrinale di teologia e filosofia tomista, sorta a Parigi nel 1893 per opera del domenicano p. Tommaso Coconnier.
Ha lo scopo non solo di esporre e difendere, in un linguaggio accessibile al nostro tempo, le dottrine di s. Tommaso, ma di mettere la scienza ecclesiastica a contatto con le scienze moderne, approfittando delle meravigliose nuove scoperte e degli ampi sviluppi delle teorie recenti, per apportare alla speculazione nuova luce e cooperare alla grande sintesi cattolica delle cognizioni umane.
Celestino Testore
"REX GLORIOSE MARTYRUM . - Inno delle Lodi nel Comune di più martiri fuori del tempo pasquale, d'autore ignoto, appartenente all'antico gruppo irlandese. Quelli che vi esaltano la vittoria dei martiri chiedono a loro volta perdono delle proprie colpe.
BibL.: U. Chevalier, Poésic liturgique. Rythme et histoire, Parigi 1893, p. 118; C. Albin, La poésic du Bréviaire, Lione s. a., pp. 412-14; V. Terreno, Gli inni dell' Uffario divino, Mondovj 1932, p. 316 .
Silverio Mattei
"REX SEMPITERNE CAELITUM". - Inno del Mattutino nel tempo pasquale, d'autore ignoto del sec. v, di evidente imitazione ambrosiana.
I correttori del sec. xvir lo hanno molto rimaneggiato. Il canto è diretto a Cristo, re eterno e creatore di tutte le cose, che in Adamo ha plasmato l'uomo a sua immagine e somiglianza e, dopo il peccato, lo redime assumendone le forme e col Battesimo lo salva dopo averlo redento. La Croce e il Sangue di Cristo dànno al Battesimo la sua divina potenza e la sua fecondità.
BibL.: G. S. Piment, Les hymnes du Bréviaire romain, III, Parigi 1884, pp. 93-100; C. Albin, La poésie du Bréviaire, Lione s. a., pp. 176-80; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano, Napoli 1947, pp. 116-18.
Silverio Mattei
REYES, vicariato apostolico di. - E situato nella Bolivia e fu cretto il $1^{\circ}$ sett. 1942 con territorio distaccato dal vicariato apost. del Beni. E affidato ai Redentoristi.
Ha una superficie di ca. 60.000 kmq . ed una popolazione di ca. 18.000 ab. di cui quasi 16.400 cattolici. Gli altri sono pagani. I missionari sono 10 che assistono le 4 stazioni principali ed 8 stazioni secondarie. Vi sono 3 chiese, 10 cappelle e due scuole.
BibL.: MC, 1930, p. 35 .
Saverio Paventi
REYKJAVIK. - Capitale dell'Islanda; il suo nome significa "baia del fumo" a causa delle sorgenti termali i cui fitti vapori spesso oscurano l'atmosfera. In posizione pittoresca sulla riva meridionale del Faxa Fiorá, sulle coste occidentali dell'Isola, la città si estende in una depressione tra due colline, in una zona che, se è desolata e misera, resta tuttavia sempre sgombra dai ghiacci.
$R$., sita nel luogo di più antico insediamento dell'Islanda, era, al principio del sec. xix, un villaggio di modestissime possibilità, con appena 300 ab.; questo numero è salito sino a superare i 33.000 nel 1951. Lo sviluppo della città è dovuto all'urbanesimo, vivendo in
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essa un quarto dell'intera popolazione islandese. Il clima è abbastanza mite, variando la media annua della temperatura dai $3^{\circ}$ a $10^{\circ}$ ca. R. è il primo tra i porti del SO ed è, come gli altri, attrezzato soprattutto per la pesca del merluzzo, in posizione favorevole rispetto ai distretti di pesca di NO e di SE e rispetto alle zone agricole dell'interno, anch'esse situate in prevalenza nella parte SO dell'Isola. Attraverso questo porto, reso recentemente più sicuro da adeguate attrezzature, passa tutto il commercio estero dell'Islanda. Unita con linee regolari all'Europa e all'America, R. assiste ad un aumento delle relazioni di traffico e di cultura con il resto del mondo, oltre che ad un intensificato movimento turistico. A R. hanno sede l'Università, il Museo nazionale di antichità, la Biblioteca, il Museo d'arte, un teatro nazionale. La città, già sede di prefettura apostolica dal 1923, è, dal 1929, sede di vicariato apostolico (per la storia v. isLanda). C'è anche un vescovo protestante: la Costituzione, pur considerando culto statale quello luterano, assicura la libertà religiosa.
Bibl.: P. Thorkelsson, Guide Islandais-Francaise, Reykjavik 1913: H. Jonsson, Islands Grografi, Cristianis 1924: R. Luzi, Sviloggo cconom. dell'Islando, in Danimanca e Islanda, Roma 1942.
Gastone Imbrighi
REYMONT, Wladyslaw Stanislaw. - Scrittore polacco, n. a Kobiele Wielkie il 7 maggio 1867, m. a Varsavia il 5 dic. 1925. Premio Nobel nel 1924.
Ebbe una giovinezza irrequieta e avventurosa, fu agronomo, aspirante monaco, ferroviere, attore; più tardi viaggiò in Inghilterra, Francia e Italia, raccogliendo un vasto materiale di osservazioni umane che improntano la sua opera di una potente vitalità. Realista e al tempo stesso pervaso da un senso epico della natura e della vita, egli introduce con le sue narrazioni nei mondi più diversi : il convento (Pialgraymha do YossejGóry * Pellegrinaggio a Caestochowa *) e il teatro (Fermenty, Komediantha); la grande città industriale (Ziemia obiecana * Terra promessa *) e il villaggio dei contadini (Chlapy, * I contadini *, e alcune novelle). In ogni ambiente, con serena e a volte spietata obiettività, il R. vede l'anima umana, eguale in tutti gli strati sociali; ne analizza le poche virtù e i molti errori, ponendo accanto a figure nobilissime la massa con le sue passioni e le sue cupidige. Ziemia obiecana è un atto di accusa contro le macchina e l'industrializzazione, romanzo a sfondo sociale, come lo sono le altre opere del R. Vibrano in esse una grande pietosa simpatia per la fatica e la miseria e il compianto per la scarsa fraternità umana, ma soprattutto per i conculcati diritti dello spirito. Nei Chlopy, protagonista è l'intero villaggio di Lipce, la cui vita si identifica con quella della campagna, si da farne il poema della terra. Altre opere notevoli del R. sono: Spraxiadlizcie (s E giusto ${ }^{\text {) }}$; Z ziemi Chelmskiej (trad. con il titolo: *I missionari della frusta *); Za frontem (*Dal fronte ).
Bial.: ed.: S. R., Pisma (*Scritti *), 45 voll., Cracovia 1932. Tradd. : E giusto, trad. Lo Gatto, Roma 1925; La morte del bosco, trad. Grumska, Torino 1931: Terra promessa, trad. Maffezzoli, Milano 1933: I contadini, trad. A. Beniamino, 4 voll., Firenze 1934. Studi: Z. Falkowski, W. S. R., Poznan 1924: L. Kociemski, W. S. R., Roma 1925: E. Lo Gatto, R., in Studi di letterati, sluze, I, ivi 1927, pp. 49-79; P. Cardinali, I contadini, Roma 1944.
Marina Bersano Begcy
REZAYEH dei Caldei (= Urmia). - La sede vescovile data già del sec. III. La città fu sede di un vescovo cattolico caldeo dal 1560 al 1647.
La sede cattolica di R. fu ristabilita nel 1890.
Il vescovo è metropolita dei Caldei della Persia. Cattolici 3373, chiese 26, sacerdoti 12.
Bibl.: Statistica con cenui storici, Città del Vaticano 1932, p. 244; Ann. Pont. 1932, p. 415.
Guigliolmo De Vries

(da Le vie d'Italia e del mondo, 6 [1526], p. 229)
Reykjavik - Veduta del quartiere intorno al porto.
REZIA (Rhaetia et Vindelicia). - Provincia romana dal 15 a. C. fino alla metà del sec. vi.
I confini della R. cambiarono più volte nella storia; approssimativamente era costituita dagli altopiani bavaresi fra le alpi e il Danubio, fino all'Eno (Inn) ad est e fin oltre il lago di Costanza ad ovest. Inoltre vi appartenne la parte centrale alpina compresa grosso modo fra una linea da Kufstein nella Valle dell'Eno alla Val Pusteria presso Brunico: la vallata dell'Isarco fino a Chiusa di Bressanone, Val Venosta, Val Engadina e la parte orientale della Svizzera. Vi abitarono varie tribù celtiche, la più importante i Vindelici, verso il Danubio, i Breuni intorno al valico del Brennero, che da essi prende il nome, nei Grigioni i Suaneles ed altri. Fra le popolazioni celtiche erano frammiste parti maggiori o minori di popoli più antichi, illirici, forse etruschi, ed altri, con lingua, religione e cultura differenti; ma sui particolari gli studiosi non vanno d'accordo.
Questa vasta regione era per Roma di una straordinaria importanza, dato che attraverso essa correvano le vie di comunicazioni più antiche e frequentate; si pensi ai grandi valichi dello Spluga, della Resia, del Brennero. Da quando poi le frontiere romane erano state portate fino al Reno superiore, il possesso della R. con i suoi valichi era diventata necessità. In dure, ma fortunate campagne ( 15 a. C.), tutta la regione fu sottomessa all'Impero; le operazioni, che compresero perfino una battaglia navale sul lago di Costanza, furono dirette dai figliastri di Augusto, Druso e Tiberio. Sotto il regno di quest'ultimo la R. fu sistemata in provincia, con la sede del procuratore in Augusta, città fondata da Augusto : Augusta Vindelicorum. Le antiche vie alpine furono ricostruite : così la Via Claudia Augusta, che da Ponte di Druso, oggi Bolzano, valica il passo della Resia e il Frenpass, per arrivare ad Augusta ed al Danubio; la via più breve, ma più difficile ed impervia, del Brennero, da Ponte di Druso, Brennero, Veldidena (oggi Witten presso Innsbruck) e la Porta Claudia, oggi Scharnitzer Klause (dove si ammirano ancora le rovine delle fortificazioni romane), fino ad Augusta; o la via dallo Spluga alla valle superiore del Reno, a Coira e oltre.
Questa vasta zona era scarsamente popolata : erano soltanto tre i comuni con diritto di città : Augusta, Campodunam, oggi Kempten im Allgäu, e Brigantium, oggi Bregenz nel Vorarlberg. Marco Aurelio, in vista della crescente pressione germanica verso il Danubio, dislocò una legione nel punto più critico, sul Dánubio, a Castro Regina, oggi Ratisbona, Inoltre, i confini della R. furono avanzati in territorio germanico con la costruzione e la fortificazione del limes che attraverso il Giura di Svevia e di Franconia fino al Meno doveva garantire la sicurezza della vallata superiore del Reno. Diocleziano poi, sempre per ragioni militari, divise la R. in due : la Rhaetia prima, la parte più esposta, cioè gli altopiani bavaresi, e la Rhaetia secunda, ossia la parte interna, alpina. Per quest'ultima fu creata la sede di governo a Curia (Coira, Chur). Ma dalla metà
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del sec. v, per le continue irruzioni delle popolazioni germaniche, molto favorite anche dalla lenta immigrazione nella R. sin dal sec. II, la R. prima cessò di esistere. La R. seconda invece continuò a fare parte integrale dei regni italici di Odoacre e di Teodórico, finché nella seconda metà del sec. vi l'occupazione definitiva da parte dei Bavari e degli Alamanni segnò la cessazione definitiva della R. nel senso classico della parola. L'opera colonizzatrice romana si dimostrò nella R. meno efficace che quella, p. es., del vicino Norico. L'interno alpino con le tribù dure e isolate rimase più attaccato alla religione e agli usi stavici. Qua e là in tutta le regioni furono ritrovati resti di antichi culti che si mostrano, come del resto spesso nelle province romane più esposte, soltanto esternamente romanizzati. Nei secc. III-IV furono anche importanti i soliti culti orientali (Isis, Mithras).
Questo al cristianesimo, le notizie sicure sono assai scarse. Nel territorio della R. esistevano tre vescovati: Augusta, sorta come sede vescovile forse verso l'inizio del sec. IV; Coira, con un primo vescovo conosciuto, Asinio, nel 451; e Sabiona, con un primo vescovo noto, s. Ingenuino, 572-77. Dalla vita di s. Severino, l'ipostolo del Norico (m. nel 480 ), si conosce anche un abatevescovo Valentino, missionario che morì a Malles, presso Merano, nella seconda metà del sec. v, ed è venerato come apostolo della R. occidentale, con quale fondamento storico, non è dato sapere. Ad ogni modo, la cristianizzazione stabile di tutta la regione appartiene all'epoca merovingia e carolingia (secc. VII-viII) e riguarda le popolazioni germaniche. V. baviera; svizzera.
Bibl.: F. Wagner, Die Römer in Bayern, $4^{2}$ ed., Monaco 1928; M.Rosenvireff, Gesellschaft u. Wirtschaft im rö̈m. Kaiserreich, Lipsia 1929-31; R. Heuberger, Rätien im Altertum und Prühmittelalter, Innsbruck 1932; E. Mowald - E. Meyer, Die römische Schweiz, Zurigo 1940; K. Prümm, Religionsgeschichtl. Handbuch für den Raum der altchristl. Umwelt, Friburgo 1943, pp. 767-700 e passim, con ricca bibl.; P. Romanelli, s. v. in Enc. Ital., XXIX, pp. 189-90; O. Vasella, Rätien, in LThK, VIII, coll. 643-44. Giuseppe Löw
REZZARA, Niccolò. - Organizzatore cattolico, n. a Chiuppano (Vicenza) nel 1848, m. a Bergamo il 6 febbr. 1915. A Vicenza insegnò nelle scuole medie dal 1869 al 1877 e fu attivissimo organizzatore di circoli g