volume-10

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di esse dipende dalla validità del titolo principale.

Bib1.: F. Roberti, De processibus, II, Roma 1926, p. 91; V. Del Giudice, Istituzioni di diritto canonico, Milano 1936, p. 254; V. Abiuso, Diritto e pratica processuale civile, Genova 1942, p. 240 sgg.; V. De Villa, R. di debito, in Nuove dignite italiano, XI, p. 646 sgg.

Giuseppe Spinelli
RICOLDO da Montecroce. - Viaggiatore e apologista domenicano, n. a Firenze ca. il 1243, m. ivi il 31 ott. 1320 . Religioso in patria nel 1267, per vari anni insegnò arti liberali a Pisa (1272-87), a Prato (1287-88), Firenze (1288). Nel 1288 iniziò, per ordine di Niccolò IV, il suo viaggio in Oriente. Percorse la Palestina (a ricordo della quale si chiamò da Montecroce), la Piccola Armenia, la Turchia, la Persia, lavorando per l'unione dei giacobiti in Mossul
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Ricolno da Montecroce - Incipit della Confutatio alcarani. Codice del sec. xv restaurato - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 7317, f. 249.

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e dei nestoriani a Bagdad; disputando pure con i musulmani. Spaventato per la caduta di S. Giovanni d'Acri ( 18 maggio 1291), fuggì da Bagdad; assalito e spogliato si travesti da cammelliere e fu a Mossul e a Bagdad. Dopo dieci anni lo si ritrova a Firenze (ro ott. 1301).

Del suo viaggio R. lasciò una relazione, il Liber peregrinationis, in cui descrive con particolari i luoghi toccati in Tarrassinta, mentre è più breve nelle indicazioni topografiche del resto del viaggio fino a Bagdad. In questa seconda parte si ferma di più a descrivere la storia, gli usi, i caratteri e le credenze religiose delle popolazioni dei paesi visitati. Perla specialmente dei Mongoli, dei Tartari e dei Sabei, dei quali è il primo a fornire ampie notizie. Il Liber peregrinationis fu edito da C. M. Laurent, in Peregrinationes medii aeci quattuor (Lipsia 1864, pp. 101-41); edd. italiane di V. Fineschi (Firenze 1793), mutila, e di F. L. Polidori-F. GrottarelliL. Bianchi (Siena 1864). Notizie del viaggio di R. si trovano pure nelle sue Epistoloe $V$ ad Ecclesiam triumphantem (ed. R. Röhricht, in Archives de l'Orient latin, 2 [1884], pp. 258-96). Importante è pure, di R., l'Improbatio Alcoroni (Siviglia 1500), uno studio sull'islamismo. redatto a Firenze nel 1320 . Tradotta in greco da Demetrio Cidone (ca. il 1360) e dal greco ritradotta in latino da B. Picerno (Roma 1306), questa ritraduzione ebbe molte edizioni e fece dimenticare l'originale; fu usata anche dal Migne (PG 144, 1035-1152).

BibL.: V. Fineschi, Memorie istoriche degli uomini illustri del convento di S. Maria Novella, Firenze 1790, passim; P. Mandonnet, Fra R. de M., pèlerin en Terre Sainte et missionnaire en Orient, in Revue biblique, 2 (1893), pp. 44-61, 182-222, 284 607; A. Barge, Der Dominikanernimeh Ricaddui und seine Missionstreise nach dem Orient, in Allgemeine Missionstoritschrift, 43 (1916), pp. 27-40; U. Monneret de Villard, Il libro della Peregrinazione nelle parti dell'Oriente di frate R. da M., Roma 1948.

Allonso D'Amato

## RICONGILIAZIONE DELLA CHIESA : v. CHIESA, B., II, IV

RICONVENZIONE. - E l'azione che il convenuto propone contro l'attore, diventando cosi attore nella r. stessa. Secondo questo concetto generale, si verifica la conseguenza che nel processo promosso dall'attore viene ad inserirsi un giudizio diretto all'accentament, alla discussione e alla definizione della domanda riconvenzionale.

Ma, naturalmente, non è ammissibile una concezione della domanda riconvenzionale cosi ampia da consentire al convenuto la proposizione di qualsiasi altra domanda contro l'attore. Chi, p. es., è citato in giudizio dalla moglie per declaratoria di nullità di matrimonio non può riconvenire l'attrice per restituzione di una somma mutuata, né chi è stato citato per sfratto può proporre una causa di disconoscimento di paternità. Evidentemente non basta che il convenuto abbia da far valere una qualunque pretesa contro l'attore, ma occorre altresi che la pretesa di cui alla r. sia connessa ad un elemento obiettivo della domanda attrice, abbia cioè in comune con la medesima non pur le persone (attore e convenuto) ma anche il petitum o la causa petendi o entrambi.

Questo è il concetto di r. oggi accolto dalla dottrina canonistica, onde sostanzialmente la r. è un caso di connessione obiettiva di cause, rispettivamente proposte dall'attore e dal convenuto (can. 1567). Veramente il can. 1690, nel definire la r. come "actio quam reus coram eodem iudice in eodem iudicio instituit contra actorem ad sub'movendam vel minuendam eius petitionem", sembra restringere il concetto di r. alla eccezione di compensazione e relativa riconvenzionale. Ma questo è un caso solo, un caso tipico, che non esclude la r. anche per altre ragioni di connessione obiettiva delle azioni.

Il legislatore canonico, pensoso della brevità dei giudizi, ovvia al perpetuarsi delle liti vietando la reconventio reconventionis (can. 1690 § 2).

La r. si ammette in tutte le cause contenzilose, fatta
eccezione delle cause di spoglio, in base al principio: spoliatus ante omnia restituendus. Il can. 1691, con l'escludere la r. nelle cause criminali, dice qualche cosa che può avere soltanto un significato storico, ma non certo scientifico, poiché ormai tutti sanno che l'azione criminale è pubblica, cioè del promotore di giustizia e non delle parti lese e denuncianti, e che quindi una reconventio criminalis è semplicemente inconcepibile. Ostinandosi, però, nel ricordo storico e confondendo ancora la r. con la compensazione, il can. 1691 fa riferimento al can. 2218 § 3 , in re criminali, onde antica iniuria - ma per i soli reati di ingiuria e diffamazione - compensatur.

Gli effetti processuali della r. sono, anzitutto, che il convenuto assume rispetto ad essa la parte di attore, con i relativi obblighi processuali. La competenza del giudice, anche se ad unam causam delegato, è automaticamente prorogata, a meno che la controversia, portata in sede riconvenzionale, non competa, per limiti assoluti, ad un giudice superiore; nel qual caso tutta la causa deve essere a quest'ultimo devoluta.

La domanda riconvenzionale può essere proposta, ai sensi del can. 1630, in qualunque stadio del giudizio di primo grado, ma prima della sentenza: e questo pure è un grave inconveniente, che può essere però temperato dalla applicazione del secondo paragrafo di quello stesso canone, e cioè "Cognoscantur autem simul cum conventionali actione, hoc est pari gradu cum ea, nisi eas separatim cognoscere necessarium sit sui iudex opportunius existimaverit ". In grado di appello, invece, la r. è inammissibile (can. 1891). Qualora sorga quesiones sulla ammissibilità della domanda riconvenzionale, sarà sollevata e trattata una quaestio incidens, nella ordinaria forma degli incidenti (can. 1837 e sgg.).

Bim.: Werne-Vidal, VI, i. p. 280 sgg.; F. Roberti, De processibus, I. Roma 1940, p. 703 sgg.; T. Della Rocca, Iritus, di dir. process. canon., Torino 1946, p. 79 sgg. Corrado Bernardini

RICORSO. - Il termine è usato nei vari diritti con diversi significati, che però possono riassumerai in uno solo, cioè a mezzo di impugnazione di diritto sostanziale. Infatti il r. differisce profondamente dall'appello, che è il mezzo di impugnazione di diritto processuale e che ha come presupposto una sentenza appellabile. Il r., quale mezzo di impugnazione di diritto sostanziale, non ha, di norma, effetto sospensivo, mentre ha invece, generalmente, effetto devolutivo.
I. Il R. nel diritto processuale. - Contro le sentenze che non ammettono appello, la parte può ricorrere al tribunale supremo per eventuali vizi di diritto contenuti nella sentenza. Infatti, in quasi tutti i sistemi processuali civili (p. es., vaticano, italiano, frazioso) è concesso un solo riesame di merito e, dopo la sentenza di secondo grado, si costituisce il giudicato. Il supremo tribunale degli ordinamenti giuridici suscitati ha il compito di verificare che nei processi di merito siano state osservate le norme del diritto sia sostanziale che processuale. Data la funzione regolatrice di questo tribunale supremo, appare evidente che non si tratta di appello, in quanto esso non ha la facoltà necessaria per esaminare la causa nel merito, ma di r., onde avere una pronuncia sugli eventuali errori contenuti nella sentenza del giudice di merito.

Anche al Supremo Tribunale della Segnatura apostolica si ricorre e non ci si appella; è vero che questo tribunale ha anche facoltà decisorie di merito, come, p. es., nel caso del can. 1603 § i n. $1^{\circ}$ CIC, ma in linea di massima la Segnatura apostolica è tribunale di diritto e non di merito. Prima dell'entrata in vigore del CIC si poteva appellare non solo contro le sentenze dei giudici, ma anche contro i decreti dei giudici o dell'Ordinario, che potessero in qualche modo gravare la parte, e questo appello era detto stragiudiziale. Il CIC, invece, usa la parola appello solamente nel caso di impugnativa di sentenza, mentre chiama r. ogni impugnativa contro decreti. Vi sono quattro casi in cui il r. ha effetto sospensivo e pertanto ha elementi comuni con l'appello. Di questi quattro casi uno riguarda il diritto processuale (can. 1709 : r. contro la reiezione del libello).

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II. Il R. nel diritto amministrativo. - Benche nella Chiesa non vi sia la cosiddetta divisione dei poteri, tuttavia anche nel diritto canonico si trova l'autorità giurisdizionale, quella cioè di cui fanno parte i tribunali e l'Ordinario, e quella amministrativa, di cui fanno parte le S. Congregazioni e l'Ordinario. Nel diritto amministrativo non è ammesso nessun gravame, al di fuori del r. Contro una decisione dell'Ordinario, sia dopo un regolare processo amministrativo, sia al di fuori di questo, si deve ricorrere alla S. Congregazione competente. Infatti il CIC al can. 1601 dispone che: contro i decreti degli Ordinari non vi sia appello o r. alla S. Rota, ma che a conoscere dei r. contro tali decreti sono competenti esclusivamente le SS. Congregazioni. Il r., pertanto, presuppone una decisione amministrativa dell'Ordinario ed è rivolto contro di essa; però, salvo i casi di cui ai cano. 647 , $1465,2153,2243$ e 2287 , il r. non ha l'effetto di sospendere la decisione del vescovo. Negli altri casi il r. ha solamente effetto devolutivo. Quanto ai processi amministrativi di cui il CIC parla nel I. IV, parte $3^{\circ}$, sarà opportuno ricordare che contro il decreto definitivo vi è il solo rimedio del r. alla Sede Apostolica e che, pendente il r.. l'Ordinario non può validamente conferire ad altri in modo stabile la parrocchia o il beneficio del quale il chierico sia stato privato (can. $2146 \$ \$ 1$ e 3). Da questo canone risulta che nei casi di processi amministrativi, il r., pur non avendo effetto sospensivo, tuttavia impedisce all'Ordinario di far occupare con carattere di stabilità il posto occupato dal ricorrente rimosso.

Biel.: Werne-Vidal, V. II. pp. 903-30; F. Roberti, De processibus, Roma 1941, p. 388 sgg.; M. T. Zavoncchi, Dir. process. cito., Milano 1947, p. 150 sgg. Per riferimento al r. nel diritto amministrativo e nel diritto contenzioso, cf. O. Ranelletli, Le gnorentigie della giunizica nella pubblica amministrazione, $4^{2}$ ed., Roma 1934; L. Ragninio, Sui requisiti del r. al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, estratto da Rio, di dir. pubbl., it, Roma 1937; id., I ricorsi amministrativi, ivi 1937. Giorgio Franco

RIDOLFI, famiglia. - Famiglia entrata in Firenze nel sec. xiri, iscritta nell'Arte della lana. Si arricchi con la mercatura ed ebbe una parte grandissima nella storia della Repubblica fiorentina. Conseguì per 21 volte la suprema dignità del gonfalonierato e 52 volte il priorato.

Anteriormente al predominio mediceo, primeggia in essa il nome di Lorenzo di Antonio (1362-1442), uno dei maggiori fiorentini del tempo suo, paragonato dal biografo Vespasiano da Bistecci per le sue civili virtù «a quelli antiqui romani», savio politico adoperato dalla Repubblica in innumeri cariche e ambascerie, professore di diritto civile e canonico nello Studio fiorentino, autore di opere giuridiche più volte ristampate nel sec. xv, come il trattato De usuris. Per il Concilio di Pisa scrisse, richiestone, un Consilium pro collegio cardinalium contra antiquipar.

Durante il predominio mediceo, anche in questa famiglia vi fu chi si schierò contro i Medici, come Giovanbattista di Luigi (1448-1514), uno dei principali seguaci del Savonarola, e chi parteggiò per loro, come Niccolò (1444-97), fratello del suddetto, decapitato per aver preso parte a una congiura per rimettere i Medici in patria dopo la cocciata del '94. Piero di Niccolò ebbe in moglie Contessina figlia di Lorenzo il Magnifico, e da questi nuovi vincoli di sangue trassero i R. nuova grandezza. Oltre i personaggi ora nominati, e quelli trattati qui sotto in articoli particolari, sono principalmente da ricordare di questa famiglia : Antonio di Lorenzo, molto adoperato negli uffici e nelle ambascerie; Bernardino di Lorenzo (m. nel 1275), cavaliere di S. Stefano, combatté a Lepanto e fu ammiraglio della flotta toscana; il card. Ottavio (1586-1624). Nel sec. xix, Cosimo di Luigi (1794-1865) fu benemerito delle scienze agrarie, presidente del Consiglio dei ministri di Toscana nel 1848 , poi senatore del Regno d'Italia.

Biel.: G. Canacci, La famiglia R. di Piazza, Firenze 1889. Cf inoltre: Eubel, III, passim. Su Cosimo: S. Camerani, Cosimo R. e l'avvento al potere del ministero Guerrazzi-Moniznelli, in Arch. stor. ital., 102 (1944), pp. 114-21; id., I diari inediti di Cosimo R., in Leonardo, 16 (1947), p. 289 sgg.; R. Cessi, La mis-
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(per cortesia del marchese tivolo)
Ridolfi, Niccolò - Ritratto Opera di Sebastiano del Piombo. Firenze, Palazzo Ridolfi.
siano di Cosimo R. a Parigi e a Londra nel 1848, in Rendiconti Accad. Lincei, Classe scienze morali, 8* serie, 2 (1947), pp. 429-72; R. Ciampini, Due campagnoli dell'800: Lambruschini e R., Firenze 1947.

Pio Paschini
RIDOLFI, Niccolò. - Cardinale, n. a Firenze il 16 luglio 1501, da Piero e da Contessina de' Medici figlia di Lorenzo il Magnifico, fu avviato alla carriera ecclesiastica subito che il card. Giovanni de' Medici, suo zio, fu assunto al papato col nome di Leone X.

Nel 1517, a soli 16 anni, ebbe la porpora cardinalizia col titolo dei SS. Vito e Modesto, che cambiò in seguito nella diaconia di S. Maria in Cosmedin e finalmente nell'altra di S. Maria in Via Lara. Nel 1518 ebbe la prepositura di Prato, il vescovato di Orvieto nel 1520; ma fu sotto il pontificato dell'altro suo consanguineo, Clemente VII, che cominciò per lui la pioggia dei benefici : al vescovato di Orvieto si aggiunsero quelli di Vicenza nel ' 24 , di Forlì nel '26, di Viterbo nel '32, di Imola nel '33; gli arcivescovati di Firenze nel ' 24 e di Salerno nel '33. Questi benefici, e altri minori, assicurarono enormi entrate al R., che ne fece larga parte ai letterati di cui amava circondarsi. Eletto legato del Patrimonio (1524), fu poi inviato a tener fermi gli animi dei Fiorentini(1527); ma la sua andata sortl contrario effetto ai desideri del Papa, perché il R., per parentele, per amicizie, per inclinazione alle antiche libertà, mostrò piuttosto favore che rigore verso chi operava contro il principato mediceo e l'inviso governo del card. Passerini. Ribellatasi la città ai Medici, dopo il sacco di Roma, il R. fu del ristretto numero dei cardinali che a Parma, essendo il Papa assediato in Castel S. Angelo, si occuparono degli affari della Chiesa. Come cardinale e come parente, durante l'assedio di Firenze da parte degli eserciti popali e imperiali, fu dalla parte del Papa, essendo anche sdegnato contro la sfrenata fazione che aveva in mano la città. Ma quando questa venne sotto la tirannide di Alessandro, si schierò contro il duca con i patrioti esuli, tacitamente mentre il Papa visse, apertamente dopo la morte di lui. Ucciso Alessandro e suc-

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(da p. Gailernio Furlong Cordif, Cartografia Jysuitica del Rio de lo Plato, Bucors dirrs Bill, col. 6b21, (ar. 8)
Riduzioni - Carta delle missioni della Compagnia di Gesù nel Paraguay con le r., compilata da I. Quiroga (1749).
cessogli Cosimo, insieme ai cardd. Salviati e Gaddi mosse con un esercito verso Firenze per opporsi a tale elezione, facendo valere, coi Salviati e con gli Strozzi, i suoi diritti di ultimo discendente legittimo di quel ramo de' Medici che aveva signoreggiato la patria. Ma mentre egli, per tradizioni familiari e per le idee repubblicane che gli venivano dai suoi studi umanistici, voleva sinceramente rendere a Firenze la libertà e il Consiglio grande, il Salviati pensava ai vantaggi che gli potevano derivare dalla sua parentela con Cosimo. Cosí, essendo i cardinali disuniti, la spedizione falli. Non per questo il R. si arrese, e da Roma, sotto i benevoli occhi di Paolo III, continuò ad insidiare il principato di Cosimo. Dopo la morte di Paolo III, il R. fu tra i papabili, nonostante l'opposizione imperiale. Favorito dai cardinali di parte francese, sarebbe stato facilmente eletto se i Farnese, arbitri del conclave, avessero seguito le raccomandazioni del defunto Pontefice. Invece parvero volgere al R. soltanto dopo che questi fu uscito di conclave per una indisposizione. Richiamato con promesse certe, si accingeva a rientrare quando una subita morte lo colse il 31 genn. 1550 "nel momento il più prossimo alla sua elevazione" (Galluzzi, Storia, I, 7). Si parlò naturalmente di veleno, datogli da Cosimo o a da chi non aveva altro modo a impedirgli il papato" (B. Segni, Storie, XII). Ma ciò è per lo meno dubbio, anche se il famoso medico Realdo asserí pubblicamente, notomizzato il corpo, che se il veleno glielo avesse dato lui non ne sarebbe stato più certo.

Il R. fu d'animo grande e d'indole buona; quanto alla liberalità, il più degno nipote di Lorenzo il Magnifico e di Leone X. Discepolo del Lascaris, fu dottissimo, specie nelle lettere greche; di antichi codici greci e latini adunò una libreria, la più copiosa e famosa che fosse messa insieme ai suoi tempi. La sua casa, piena di artisti e di letterati, da lui provvigionati, fra cui Do-
nato Giannotti che gli dedicò il trattato Della Repubblica fiorentina, fu detta la casa della sapienza. Il Molza, il Flaminio, il Bonfadio, il Tolomei, il Berni ne cantarono le lodi. A lui indirizzo il volume delle sue Rime il Trissino, che gli era amico come la poetessa Gambara e come Michelangiofo, che per lui scolpì, non senza significato, il suo busto di Bruto. Dalla sua libreria uscirono gli autografi del Machiavelli per le famose edizioni principi del Blado. Per lui incise gemme Valerio Belli e ceselló argenti il Cellini, che lo ricordò nella Fita. In una corte non certo castigata fu di costumi nettissimi. Tanto splendore di virtù ci appare maculato da certe cessioni, non tutte disinteressate, che fece di alcuni fra gli innumeri e pingui suoi benefici; ma sembra che egli, che pur seppe mostrarsi immune da tanti vizi e abusi del tempo, da questo non sapesse del tutto affrancarsi.

Bibl.: G. Pieraccini, La stirpe de' Medici di Cefragiole. III. Firenze 1925, p. 202 sgg.; R. Ridolfi, La Bibilintica del card. N. R., in "La Bihliofilia -. 31 (1920), pp. 173-93; id., Opuscoli di storia lett. e di crudiz., Firenze 1942, pp. 104411. Roberto Ridolfi

RIDOLFI, Niccolò. - Al secolo Lucantonio, maestro generale dei Frati Predicatori, diplomatico e scrittore asce. tico, n. a Firenze nel 1578, m. a Roma il 25 maggio 1650. Ricevette l'abito domenicano (1592) in S. Maria sopra Minerva dalle mani di s. Filippo Neri, suo direttore. Fu successivamente maestro degli studenti (r609), baccelliere nel Collegio di S. Tommaso (1611), maestro in teologia (1614), docente di filosofia alla Sapienza, provinciale romano (1619-21), maestro dei SS. Palazzi Apostolici (1622), infine maestro generale del suo Ordine.

Combatté la vita privata ( 1629 ), promosse la riforma religiosa e istituì a Parigi un noviziato nazionale di formazione (1631). Per il suo spagnolismo, per aver favorito il matrimonio della principessa Olimpia Aldobrandini con Paolo Borghese e per aver parteggiato per il card. R. Ubbaldini, avverso ai Barberini, cadde in disgrazia di Urbano VIII che, sotto generiche accuse, lo sospese dall'ufficio (breve Alins a nobis), lo relegò in S. Pietro in Vincoli (1542) e lo sottopose ad un processo interminabile. Lo difestro Anna d'Austria, il Mazzarino, il duca d'Orléans, Filippo IV di Spagna. Riabilitato da Innocenzo X, morí alcuni giorni prima che potesse avvenire la probabile rielezione a Gencrale. Serisse molte lettere encicliche al suo Ordine, di cui notevole quella che inizia Videte vocationem vestram (10 genn. 1631), data alle stampe; Breve modo di far l'orazione mentale, Roma 1642.

Bibl.: Quéil-Echard, II. Parigi 1721, pp. 457-58; A. Mortier, Hist. des maîtres gén. de l'Ordre des Frères Prócheurs, ivi 1903-20, pp. 282-442. Antonino Silli

RIDOLFI, Roberto. - N. a Firenze il 18 nov. 1531, da Pagnozzo e da Maddalena Gondi, m. ivi nel 1612. Trasferitosi a Londra intorno al 1562 , fu a capo di una prospera ragione bancaria; ma il suo ingegno, le sue relazioni, le sue notevoli qualità diplomatiche lo volsero presto a cose maggiori.

Aveva il R., per i traffici del banco, comodità di corrispondere con l'estero senza destare sospetti. A lui fecero capo quei nobili inglesi che volevano restituire la patria loro alla fede cattolica, e lo elessero loro intermediario presso il Pontefice; il quale, chiaritosi dalla capacità sua (Adriani, Istoria dei suoi tempi, XXI, 4), lo dichiarò nunzio segreto: pericoloso incarico in quei tempi travagliosi. Già nel 1569, accusato di complicità nella ribellione dei Conti del nord, per avere loro pagato grosse somme, fu

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incarcerato e strettamente esaminato; ma poté, con la sua fermezza e con l'aiuto delle amicizie potenti tra i consiglieri della regina Elisabetta, persuadere i giudici della sua innocenza e giustificare i pagamenti futti come ordinarie operazioni commerciali. Prosciolto dalle accuse, strinse legami ancora più stretti con Cecil e con Walshingham, convinti che egli fosse devotissimo ad Elisabetta. Ciò lo animò a maggiori ardimenti.

A partire dal 1570 , infatti, il R. fu l'anima della congiura che porta il suo nome (e the R. plot ${ }^{2}$ ), avente per fine la deposizione di Elisabetta e l'assunzione al trono di Maria Stuart, regina di Scozia, la quale avrebbe sposato il Duca di Norfolk. E fu il R. ch'ebbe da Pio V il rischioso incarico di pubblicare in Inghilterra la famosa bolle del 25 febbr. 1570, con la quale il Papa dichiarava deposta Elisabetta e scioglieva i sudditi dai loro obblighi di fedeltà. Ricevutone do Roma ben 80 esemplari fra stampati e manoscritti, ne curò la diffusione in Londra e in vari luoghi del Regno. Riscaldatal gli animi dei cattolici inglesi per tale pubblicazione, coloro che n'erano a capo sollecitarono la conclusione delle pratiche del R., che faceva da intermediario fra loro, il Papa, Filippo II e il Duca d'Alba. Il 24 marzo 1571, per commissione ricevuta dal Duca di Norfolk e dalla Regina di Scozia, lasciò
l'Inghilterra per perfezionare gli accordi con il Papa e con il Re di Spagna. A Bruxelles, presso il Duca d'Alba, il quale avrebbe dovuto essere il braccio militare della congiura, non trovò che una grande freddezza. Il R., condottosi poi a Roma, ebbe grandi e gioiose accoglienze da Pio V. Ottenuto facilmente dal Papa quanto i suoi mandatari richiedevano, il R. passò con il carico di nuove fervide commissioni papali in Spagna. Ebbe quindi l'ordine di recarsi ancora in Fiandra presso il sempre ostile e temporeggiatore Duca d'Alba; ma quivi lo raggiunse la notizia che i principali cospiratori erano stati arrestati, compreso il Duca di Norfolk. Questi pagò con la vita, il R. con la confisca di tutti i suoi beni, ch'erano cospicui, lo sfortunato ardimento. Ridottosi nuovamente a Roma per dare relazione del suo operato, ebbe da Pio V ampio riconoscimento. Ivi il granduca di Toscana lo usò come suo agente presso la Corte papale, prima di mandarlo, nel 1572, suo ambasciatore straordinario in Spagna e in Portogallo. Tornato finalmente in patria, v'ebbe non poche cariche pubbliche e nel 1600 fu nominato senatore.

Dagli storici inglesi protestanti fu chiamato a l'arcicospiratore e, il Froude lo disse a il più scasso tizzone d'Europa a; da altri venne bollato addirittura di tradimento. Ma votare la vita e gli averi al trionfo della propria fede, per il R., cattolico e non inglese per giunta, non sembra fosse tradire, se le parole hanno un senso; e piace notare che egli fu, come si ha per più riscontri, devoto alla memoria di fra' Girolamo Savonarola. Fu pure accusato di avere il genio dellintrigo e di essersi governato con doppiezza, ma "substantially honest" lo disse il Pollen; né devono dimenticarsi le difficoltà e i continui mortali pericoli fra cui egli dovette muoversi.

Bibl.: Pastor, vol. VIII [ivi erroneamente è chiamato Ridolfo anziché Roberto], v. indice; C. Roth, R. R. e la sua congiura, in Rto. stor. degli dechimi toscani, 2 (1939), pp. 118-32; J. E. Neale, Queen Elisabeth, Londra 1934.

RIDUZIONI. - Già dall'inizio della colonizzazione spagnola in America entrò in vigore il sistema delle r., in seguito all'istruzione emanata dal Re di Spagna nel 1503, in cui si ordinava che gli indiani nomadi fossero raccolti in villaggi per ridurli cosi alla civiltà, ad un sistema di vita stabile e al cristianesimo. Ovunque gli spagnoli incontrarono tribù nomadi non unite in una sede fissa, come gli Aztechi nel Messico, gli Incas nel Perù, i Muiscas nella Colombia. Perciò i missionari tentarono di racco-
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(da G. E. Perames, De vita et moribus tridevim virorum Paraguapuram. Faveza, IVit. Ital. (ra p. B v. E)
Riduzioni - Tipo di r. Descriptio oppidi Beatae Mariae Virginis a Candelaria, apud Indos Guaranios. Stampa del 1767 - Esemplare della Biblioteca Vaticana. Roberto Ridolfi

Nella regione de la Plata e del Paraguay i Francescani erano stati i primi a predicare il Vangelo con successo, come s. Francesco Solano e Luis Bolaños, e specialmente quest'ultimo aveva fondato r. di indiani Guarani. I Gesuiti, arrivati nel 1585 nel Tucuman, nel 1387 nel Paraguay, al principio lavorarono con scarso successo tra gli indiani sia delle commende, sia nomadi. Allora il preposito generale Claudio Acquaviva e il visitatore Esteban Paez prescrissero di sostituire la pratica di missionari volanti con quella di domicili fissi per gli Indiani sottraendoli a tutti i fattori estranei. Il progetto fu approvato dalla corte spagnola con ordinanze reali di Filippo III del 1606, del 1607 e soprattutto del 1609. Il governatore del Paraguay, Hernando Arias de Saavedra, affidò ai Gesuiti tre territori da cristianizzare: uno all'avest di Asunción tra i Guaycuru, un secondo nel Paraná tra i Guarani, il terzo al nord del Paranapané tra i Guayra. La prima missione falli. Tra le tribù dei Guarani e duGuayra invece i Gesuiti riuscirono, fondando nel 1610 le prime r. Tra i Guayara del nord, fino al 1628, in r. erano stabilite, 9 delle quali però dal 1628 al 1631 furono distrutte dai Paolisti. In seguito i Gesuiti con 12.000 indiani emigrarono verso sud. Qui i Gesuiti avevano fondato dal 1610 numerose r. presso i Guarani, specialmente tra i fiumi Paraná e Uruguay e dal 1628 pure sull'altra riva dell'Uruguay tra i Tupi. Quest'ultime, pure, furono distrutte nel 1636 e 1638 dai Paolisti, dimodoché anche questi indiani si ritirarono verso ovest nelle r. dei Guarani. Cosi il territorio delle r. gesuitiche del Paraguay ebbe i suoi confini definitivi, che rimasero stabili fino all'espulsione dei Gesuiti. A scopo di difesa contro le incursioni dei Paolisti il Re di Spagna permise l'armamento degli indiani delle r., i quali dal 1641 con successo seppero difendersi contro di essi. Al loro apogeo nel 1731 le r. gesuitiche del Paraguay contavano 141.242 indiani cristiani.

La grande forza delle r. gesuitiche era il loro isolamento e la loro speciale organizzazione : la terra era proprietà del comune, escludendo tutti i non-indiani, anche gli impiegati spagnoli; la proprietà privata delle famiglie era ridotta ad un minimo. Il nutrimento, il vestito e l'alloggio erano uguali per tutti. La suprema direzione nel temporale e nello spirituale e la giurisdizione erano in mano dei missionari; per l'amministrazione temporale inferiore furono deputati organi scelti dal comune. I pro-

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dotti superflui dell'agricoltura e dell'allevamento del bestiame venivano trasportati al mercato nelle città degli spagnoli per fare le provvisioni occorrenti di metalli, sale, ecc., e per poter pagare le contribuzioni, in sé esigue, alla corona. La pianta delle singole r. era uniforme: al centro la piazza principale con la chiesa, la casa dei missionari, la scuola, i laboratori e il magazzino comune. Di là partivano in tutte le direzioni le vie rettilinee e lungo di esse erano costruite le case, di cui ogni famiglia era provvista. La religione dominava la vita pubblica come la privata. Funzioni sacre principiavano e concludevano la giornata. I giorni festivi erano celebrati con grande apparato, musica, canti sacri, dopo pranzo rappresentazioni teatrali sacre e profane. Cosi ogni r. formava una comunità compatta di indiani cristiani diretta dai missionari, con una certa organizzazione teocratica e comunista.

Alcune imperfezioni delle r., come l'esagerata tutela esercitata, spiegabile considerando i tempi e lo stato culturale degli indiani, il formalismo religioso esteriore e quello civile, già nel sec. xvin furono molto esagerate dai nemici dei Gesuiti e poi riprese nel sec. xix da scrittori protestanti come il Gothein e il Pfotenhauer. Ad onta di qualche difetto, le r. ebbero ottimi risultati nel campo dell'educazione religiosa e morale, sempre posta in prima linea, nel campo della stabilità dei popoli, della colonizzazione e della cultura. Per la Spagna le r., nonostante la relativa indipendenza, non formavano uno stato a parte; ma erano membri dell'Impero coloniale.

Consimili r. furono dai Gesuiti fondate nel corso dei secc. xvir e xviri presso i Chiquito, Chiriguani e Mojo nella Bolivia, presso i Mayna sul fiume Marañon e presso gli Otomachio sul fiume Orinoco. Nel Brasile pure si trova il sistema della r. introdotto dai Gesuiti, specialmente nel nord del Maranhāo, ove nei secc. xvir e xviri furono stabilite fiorenti r.

Seguendo l'esempio dei Gesuiti, anche i Cappuccini nel sec. xviII fondarono r. isolate dall'ambiente estraneo tra i fiumi Orinoco e Caroni nel Venezuela. Verso la fine del secolo esistevano nella regione ca. 30 r. con ca. 25.000 indiani cristiani.

Il sistema delle r. fu parimenti introdotto dai Francescani nella California, dove dal 1769 fino al 1823 avevano fondato 21 stazioni con 30.000 indiani cristiani.

Il sistema delle r. ebbe in certo qual modo un rinascimento nelle missioni africane dei secc. xix e xx, non però nella forma strettamente isolazionista delle r. gesuitiche. Così nelle missioni dei Padri dello Spirito Santo, sia nell'Africa occidentale che nell'orientale, si sono fondati villaggi cristiani; nell'Africa orientale come ripari e baluardi contro la schiavitù, nell'Occidente contro il prepotente pagamento e l'influsso stragrande dei capi pagani. Simile fu il sistema dei Gesuiti nel Congo e nella Zambesia. Nel Congo si stabilirono prima le cosiddette "Fermes-Chapelles", stazioni in vicinanza delle dimore degli indigeni come centri di scuole missionarie e di agricoltura con lo scopo di educare la gioventù al lavoro e sottrarre le nascenti comunità cristiane all'influsso e al potere dei capi pagani. Dopo che il governo belga ebbe proibito le "Fermes-Chapelles", le famiglie cristiane si raccolsero di preferenza in villaggi speciali cristiani. Nella missione della Zambesia pure si adoperò il sistema di fondazione di villaggi cristiani.

Con il progresso delle missioni, però, questo sistema fu dappertutto abbandonato a causa delle deficienze e delle difficoltà del sistema stesso, quali le frequenti scissioni nel seno delle tribù, la mancanza di zelo dei cristiani per la conversione del popolo, e i sospetti più o meno giustificati da parte dei capi e delle autorità coloniali.

Bibl.: P. Pastells - F. Mateos, Historia de la Compañia de Jesús en la Provincia del Paraguay, 7 voll., Madrid 1912-48; P. Hernandez, Organización social de las doctrinas Gvaranis, 2 voll., Barcellona 1912; L. A. Muratori, Il cristianesimo felice delle missioni de' Padri della Compagnia di Gesù nel Paraguai, Venezia 1742; E. Gothein, Der Staat der Jesuiten in Paraguay, Lipsia 1883; J. Pfotenhauer, Die Missionen der Jesuiten in Paraguay, Gütersloh 1891-92; Frodano da Rionegro, Relacidnes de las Misiones de las PP. Capuccinas en Venezuela, 2 voll., Sevilla

1918; Z. Engelhardt, Missions and Missionaries in California, 4 voll., S. Francisco 1908-15; E. Engel, Die Missionenschade der Missionäre vom Heiligen Geist auf dem afrikanischen Festland, Kinechisteden 1932; I. De Pierpont, Les Fermes-Chapelles au point de vue économique et civilisateur, in Bulletin de la Société belge d'études coloniales, maggio 1912; C. Luenn, La république communiste chrétienne des Guaranis, Parigi 1949 (con bibl.).
Giovanni Rommerskirchen
RIEDER, Karl Joseph. - Storico della Chiesa tedesca, n. a Ermendingen il 9 febbr. 1876, m. a Reichenau-Niederzell il 4 sett. 1931.

Sacerdote nel 1899 , divenne nel 1908 parroco a Scherzingen, donde passò nel 1911 a Bonndorf e nel 1924 a Reichenau-Niederzell. Si laureò in filosofia nel 1902 ed in teologia nel 1909. Dal 1910 al 1919 redasse l'Archivio diocesano di Friburgo (Freiburger Diözesan - Archiv). Scolaro di Heinrich Finke, fu incaricato nel 1901 di proseguire i regestí dei vescovi di Costanza (Regesta episcoporum Constantinusium) che continuò fino al 1480 . Dimorò a Roma negli aa. 1904-1905 e poté pubblicare le fonti romane sulla storia del vescovato di Costanza (Romische Quellen zur Konstanzer Bistumsgeschichte zur Zeit der Pajate in Avignon, 1908). Pubblicò molte opere a carattere vario, su problemi del giorno (p. es., Zur innerkirchlichen Krisis des heutigen Protestantismus, 1910) e argomenti pastorali.

Bibl.: W. Andreas, Necrologio, in Historische Zeitschrift, 146 (1932), p. 195.
Silvio Furlani
RIEDUCAZIONE MINORILE: v. MINORENNI, CORRUZIONE dei. 2. Correzione dei m.

RIEGGER, Paul Joseph Ritter von. - N. a Friburgo in Brisgovia il 29 genn. 1705, m. a Vienna il 2 dic. 1773 .

Fu professore di diritto pubblico e internazionale all'Università di Innsbruck, nella quale fu pure decano della Facoltà giuridica e rettore magnifico, por professore di diritto canonico all'Università di Vienna. Seguace della scuola del diritto naturale, nel suo insegnamento e nei suoi numerosi scritti portò la nota di un costante orientamento verso il regalismo e l'episcopalismo (ebroniano, il cui indirizzo favorì pure efficacemente alla Corte di Vienna, nella sua qualità di consigliere antico, aprendo così la via, in Austria, a quel movimento neo-regalista che si consolidò in seguito sotto il nome di giuseppinismo e del quale il R. può essere giustamente ritenuto il padre e l'antesignano.

Sono degne di nota, benché meno raccomandabili quanto ad ortodossia, le seguenti sue opere: Corpus iuris publici et ecclesiastici Germanica academicum (Vienna-Praga 1757-60); De collectionibus iuris eccl. antiqui (ivi 1757); Introductio in universum ius ecclesiasticum (in 1758), edita pure in Institutiones iurisprudentiae ecclesiasticae (ivi 17681772); De Decreto Gratiani (ivi 1760); Corpus Iuris ecclesiastici (Vienna 1764); De paenitentiis et paenis ecclesiasticis (ivi 1774-75); Synopsis iuris ecclesiastici publici et privati (ivi 1776, postumo).

Il figlio Joseph Anton Stephan fu anch'egli canonista, e fanatico promotore del giuseppinismo con l'opera e gli scritti, di cui i principali sono: Prolegomena ad ius ecclesiasticum (Vienna 1764); De collectione Decretalium Honorii III (ivi 1769); Conspectus iuris ecclesiastici (ivi 1769).

Bibl.: I. Wunder von Grünwald, Biogr. der beiden Ritter von R., Praga 1797; J. F. von Schulte, Die Gesch. der Quellen und Literatur des kan. Rechts, III, 1, Stoccarda 1880, p. 208 sgg., 261 sgg.; Hutter, V. coll. 211-13, 215 sgg.; A. van Hove, Prolegomena, $2^{2}$ ed., Malines-Roma 1945, pp. 536, 566.

Zaccaria da San Mauro
RIEHL, Alois. - Filosofo, n. a Bolzano il 27 apr. 1844, m. presso Berlino il 21 nov. 1924. Insegnò a Graz (1873), Friburgo i. B. (1887), Kiel (1896), Halle (1898) e Berlino (1905-19).
R. muove dalla filosofia di Herbart (Realistische Grundzüge, Graz 1870) ma poi si volge al criticismo (Uber Begriff und Form der Philos., Berlino 1872). Nella sua

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IL MAPPAMONDO CINESE DEL P. MATTEO RICCI ( $3^{a}$ ed. Pechino, 1602) conservato presso la Biblioteca Vaticana. Sezione riproducente l'Europa centrale, l'Asia Minore e l'Africa nord orientale.

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(fat. Mliwari)
In alto a sinistra: L'AUTUNNO E L'INVERNO. Particulare del rilievo del secondo arco del portale di S. Marco (primi del sec. xili) - Venezia. In alto a destra. GESU LAVORATORE. Opera di Enrico Manfrini (105r). Presso la «Pro Civitate Christianan di Assisi. In basso a sinistra: LAPIDAZIONE DI S. EMERENZIANA. Opera di E. Ferrata (ca. 1670) - Roma, chiesa di S. Agnese a Piazza Navona. In basso a destra: L'UCCISIONE DI ABELE. Scultura di Jacopo della Quercia (sec. xv). Formella della Porta Maggiore della basilica di S. Petronio - Bologna.

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opera più importante, Der philosoph. Kritizismus u. seine Bedeut. für die positive Wissenschaft [1, Lipsia 1876; II, parte 1* 1879, parte 2* 1887) afferma: "è giusto dire che Kant con il suo metodo ha determinato la parte del soggetto nell'esperienza e nelle conoscenze, ma è più giusto e certamente più importante dire che ha dimostrato in primo luogo la parte degli oggetti nella possibilità della conoscenza reale, cioè di valore universale e necessario" (pref. alla $2^{a}$ ed., 1907). Per R. soltanto la teoria della conoscenza e le scienze speciali sono giustificate; la dottrina del valore non è propriamente scienza, ma saggezza e arte della vita, che scopre nuovi fini per la volontà.

Altre opere: Moral und Dogma (Vienna 1871); Beiträge zur Logik (Lipsia 1892; 2* ed. 1914); Zur Einführung in die Philos. der Gegenwart (ivi 1903; 6a ed. 1921); Logik u. Erkenntnistheorie (Berlino 1907; 3ed. 1921), ecc.

Bibl.: E. Joensch. Zur Gedächtnis von A. R., in Kautzschen, 30 (1925), pp, III-xxxvi; C. Siegel, A. R., Gris 1932; E. Spranger, A. R., in Forsch. u. Fortschritte, 20 (1944), pp. 129-30. Andrea Ferro

RIEMANN, Karl Wilhelm Julius Hugo. - Musicologo, n. a Gross Mehlra il 18 luglio 1849 , m. a Lipsia il 10 luglio 1919.

Studio a Berlino, Tubinga e Lipsia; insegnò a Bamberga (1880-81), ad Amburgo (1882-90), a Sonderhausen e Wiesbaden (1892-95), poi a Lipsia dal 1901, dove fu direttore del "Collegium musicum" dal 1908.

Fondo, con la sua multiforme attività di studioso e di ricercatore, di storico e di filologo, quella che i tedeschi chiamano la "Musikwissenschaft" tale a dire "scienza musicale". Di questo è testimonio il suo volumetto Grundriss der Musikwissenschaft pubblicato nel 1908. Tra le sue più importanti pubblicazioni vanno ricordate: Handbuch d. Harmonielehre (Lipsia 1887), Geschichte d. Musiktheorie im 9.-19. Jahr. (ivi 1898), Handbuch d. Musikgeschichte (3 voll., ivi 1901-13), ecc. a cui va aggiunto il famoso Musiklexikon del 1882, aggiornato fino al 1929 (2 voll., 11* ed.) da A. Einstein, Berlino 1929.
Bim., R. Postschrift, Lipsia 1909; H. Grabner, Die Funktionstheorie H. R.t. Monaco 1923.

Luisa Cervelli
RIESSLER, Paul. - Esegeta cattolico, n. il 16 sett. 1865 a Stoccarda, nel 1898 parroco a Blaubeuren, dal 1907 al 1933 professore di Vecchio Testamento all'Università di Tubinga, m. ivi il io sett. 1935.

Si distinse per le qualità stilistiche della sua versione del Vecchio Testamento. Suo studio preferito fu la critica testuale, nella quale elaborò una teoria originale, ma non accettata dagli esegeti, secondo cui i più antichi testi del Vecchio Testamento sarebbero stati scritti in tavolette cuneiformi accadiche, con qualche "nota» aramaica; dopo l'esilio queste tavolette sarebbero state tradotte da Esdra in aramaico, ed in aramaico si sarebbero aggiunti libri più recenti. Dopo il 300 a C. quei libri si sarebbero tradotti in greco (cosiddetta "presettanta"); nel rinnovamento nazionale inaugurato dai Maccabei, durante gli anni di Ircano ( 135 -105 a. C.), si sarebbero ritradotti nel dialetto sacro del Tempio di Gerusalemme, cioè l'abraico classico; da tale traduzione sarebbe emanata la Settanta (v.). Questeoria azzardata spiega ciò che nelle versioni di R. può sembrare arbitrario.

Le sue opere sono ricche di erudizione ebraistica: Das Buch Daniel, Textkrit. Untersuchung (Stoccarda 1899); Das Buch Daniel erklärt (Vienna 1902); Kleine Propheten... (Rottenburg 1911); Der Untergang des Reiches Tuda (Münster 1912); Der Prophet Jeremias (ivi 1914); Die hl. Schrift des Alten Bundes (Magonza 1924 sgg.; $4^{2}$ ed. [in collaborazione con R. Storr che tradusse il Nuovo Testamento], 1934); Altjüdisches Schrifttum ausser-
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(ftt. Gab. fot. nce.)
Rieti, diocesi di - Codice del sec. xiv contenente le Decretali - Rieti. Biblioteca comunale.
halb der Bibel (Augusta 1928); Erklärung von Textschyie. rigkeiten des Alten Test.. ed. F. Stier, Magonza 1939.

Bibl.: F. Stier, s. v. in LThK. VIII (1936), col. 892.
Pietro Tober
RIETI, diOCESI di. Nel Lazio e nell'Abruzzo, in provincia di R., confina con le diocesi di Terni, Sabina e Poggio Mirteto, Tivoli, L'Aquila e Ascoli Piceno. Misura una superficie di 2700 kmq., con 125.000 ab., tutti cattolici, ripartiti in 172 parrocchie, con 155 sacerdoti secolari e 35 regolari, 10 congregazioni maschili e 24 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 338). Ha il seminario minore in R. e quello maggiore in Assisi, comune alle diocesi dell'Umbria.
R., detta dai Latini Reate, è situata nel centro della valle che da essa prende il nome e vanta di essere anche il centro geografico d'Italia; in una rozza lapide della piazzetta della chiesa di S. Rufo si legge: "Medium totius Italiae». Antica capitale dei Sabini, fu poi municipio romano, e, dopo le incursioni barbariche, vastadato longobardo e contea franca. Sotto Adriano I entrò a far parte dello Stato pontificio e quando Pio VII istituì le delegazioni, R. fu sede di quella omonima che comprendeva tutta la Sabina. Pino alla divisione delle province, decretata nel 1927, R. con il suo circondario dipendeva dall'Umbria.

I documenti che pretendono di far risalire la predicazione evangelica a R. con la conseguente sede vescovile all'età precostantiniana, non hanno alcun fondamento serio. E leggendaria la missione di s. Prosdocimo, preteso protorescovo di Padova, da parte del Principe degli Apostoli, Una traduzione latina (BHL, 2450) del Martirio greco di s. Eleuterio, riferisce che questi sarebbe venuto a Roma e vi avrebbe subito il martirio con la madre Anzia e che i loro corpi rapiti sarebbero stati portati a R. e

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(Isit. Emit)
Rieti, diocesi di - Palazzo Vincentini attribuito al Vignola (1 996), oggi la Prefettura - Rieti.
sepolti un miglio distante dalla città, lungo la Via Salaria in un poderetto del vescovo Primo, ove fu costruita una chiesa. La traduzione suddetta è molto probabilmente del sec. vi. Nel Martirologio geronimiano, al 24 nov. e al 6 sett. è commemorato un vescovo Eleuterio a R. e s. Gregorio Magno (Dial., IV, 12) attesta la venerazione a R. di un s. Eleuterio nella metà ca. del sec. vi. Di fatto esistette in R. una basilica di S. Eleuterio, intorno alla quale furono rinvenute iscrizioni cristiane. Ma nessuno dei ricordati testimoni dice che questo s. Eleuterio venerato a R. abbia tenuto la sede reatina.

Il primo dei vescovi reatini certamente noto è Ursus che intervenne ai Sinodi romani del 499, 501 e 502. Così è fuori di discussione l'esistenza della diocesi di R. per la fine del sec. v. Nel sec. vi si ha notizia dell'esistenza della cattedrale reatina dedicata alla Vergine. Una lettera di s. Gregorio Magno (Reg., I, 9, 49), del 598, dice che "Paulus Ecclesiae Reatinae diaconus "domanda al Papa reliquie dei ss. Ermete, Giacinto e Massimo per il fonte battesimale della basilica (cattedrale), di S. Maria. Come attesta un'iscrizione murata nella sagrestia della Confraternita delle Stimmate, la basilica attuale fu iniziata nel 1109 dal vescovo Benincasa e venne solennemente consacrata dal papa Onorio III nel 1225. Ma le primitive linee romaniche del tempio scomparvero con il restauro barocco del 1639. Nonostante i rimaneggiamenti, conservano invece la loro fisionomia romanica la cripta e il portico della Cattedrale, il campanile e il Palazzo vescovile che, per le vicende politiche dei tempi, nei secc. xir e xiri accolse, non poche volte, nelle sue sale i vescovi di Roma. Verso la fine del sec. xi a R. fu unita la diocesi di Amiterio (v.) fino al 1257, quando questa fu unita alla diocesi dell'Aquila (v.). Nel 1502 Alessandro VI tolse a R. Città Ducale che creò diocesi ma, sei anni dopo, Giulio II ristabiliva le cose.

Le carte conservate negli Archivi comunale e vescovile di R. non sono anteriori al 1225, poiché l'incendio del 1217 bruciò tutte le precedenti. Nella diocesi di R. sono da ricordare gli antichi monasteri di S. Salvatore Maggiore, dei SS. Quirico e Giulitta a Introdoco; di S. Eleuterio; di S. Giorgio; di S. Michele; dei SS. Pa-
store e Matteo. Riferendosi al più antico ed importante di detti monasteri, Pio XI, il 3 giugno 1925, uni a R. il titolo abbaziale di S. Salvatore Maggiore. Un carattere di misticismo hanno impresso alla valle di R. i santuari francescani di Greccio, Fonte Colombo, La Foresta e Poggio Bustone, che formano una croce ideale, e da loro prende il nome di Valle Santa. Tutti collegano la loro origine alla presenza di s. Francesco che scelse questi luoghi elevati per le sue ascensioni mistiche. Sono tutti ricordati nella primitiva letteratura francescana e banno una parte notevole nella storia della spiritualita dell'Ordine dei Frati Minori. Greccio viene considerato dai devoti di s. Francesco come la Betlemme del francescanesimo, avendo il Santo, nella grotta del bosco sacro, fatto rivivere al mondo cristiano, in una forma plastica, l'idillio di Betlemme. Il conventino, iniziato dallo stesso Santo, fu continuato a costruire da s. Bonaventura di Bagnoregio, ma il restauro del sec. xir vi ha impresso una semplicità e povertà che lo rende caratteristico ed inconfondibile come la sua visione panoramica di nido di rondine.

Fonte Colombo è considerato come il Sinai dell'epoca francescana, soprattutto dalla letteratura spiritualistica dell'Ordine, che vi ha visto la Regola data al fondatore come la Legge data a Mosè. Il suo nome viene forse da "Fons columbarum" come era detto la collina al tempo del Santo. Nel complesso edilizio del santuario si distinguono l'epoca di s. Francesco, di s. Bernardino da Siena e principalmente i rifacimenti del sec. vir.

La Foresta, per la sua posizione dominante, aperta al sole e riparata dai venti, dovette essere scelta dal Santo per il riposo, oltre che dello spirito, anche del corpo. Quando vi giunse s. Francesco vi era una chiesina dedicata al papa s. Fabiano. Nel 1947 è stata scoperta l'abside di detta chiesina ed in seguito la parete destra e l'intero perimetro. I resti di pitture sono stati giudicati del sec. xiv. Attualmente il complesso edilizio è sotto restauro che tende a rendere visibili i tempi delle diverse strutture. Poggio Bustone ricorda la penitenza di s. France-
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(Isit. Gub. Ist. vaci)
Rieti, diocesi di - Fonte battesimale dei primi del sec. xvI. Rieti, Battistero della Cattedrale.

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sco e le promesse fattegli da Dio per lui e per i suoi frati. Il conventino è dedicato a s. Giacomo delle Marche e porta impressa la caratteristica del laoo, anche se rifacimenti posteriori abbiano tentato di deturparla, grazie soprattutto al restauro compiuto nell'ag. 1952.

Detti santuari sono anche oggi custoditi dai Frati Minori della provincia romana, che particolarmente dal 1946, per opera di mons. Cristoforo Terzi della stessa provincia, hanno curato con amore il restauro edilizio e la sistemazione delle vie di accesso, ridonando la vita a questi luoghi di riposo spirituale, tanto cari ai devoti del santo d'Assisi.

La diocesi di R. è immediatamente soggetta alla S. Sede e ha il suo tribunale ordinario d'appello nella curia vescovile di Spoleto.

Bibl.: Marianus Victorius, De autiquitutibus Reutis libri IV (sec. xv1), cod. Vat. Barb. lat. 2406 e 2333; P. Angelotti, Desercizius della città di R., Roma 1635; F. A. Maroni, Commen. de Ecclesia et cpsicopis Reutinis, ivi 1763; G. Cappelletti, V. pp. 293-353; Moroni, LVII, pp. 210-38; P. Desantis, Notizie stor. sopra il tempio cattedrale, il capitolo, la serie dei vesc. ed i estreti monasterii di R., Rieti 1887; Eubel, I, p. 428; II, p. 244; III, p. 301; IV, p. 293; S. Marcucci, Notizie di R. e i suoi dintorni, Rieti 1908; P. F. Kehr, Italia Pontif., IV, Berlino 1909, pp. 21-28; V. Facchinetti, I santuari francescani, III: Valle Reatina, Milano 1927; Lanzoni, pp. 356-58; A. Sacchetti-Sassetti, Guida illustrata di R., Rieti 1930. Benedetto Pesci

RIEUX. - Cittadina e antica diocesi nel dipartimento dell'Alta Garonna in Francia.

La diocesi fu creata nel 1337 dal papa Giovanni XXII quale suffraganca di Tolosa. L'antica cattedrale, S. Maris, presenta un presbitero del sec. xili, con stalli artiristi del 1651; la navata è della seconda metà del sec. xiv con aggiunte del sec. xvir. Il portale adorno di statue fu danneggiato prima dai protestanti e poi durante la Rivoluzione Francese; sul lato nord si eleva per 43 m . la torre campanaria ottagona in mattoni. Dell'antico episcopio resta una torre del sec. xv e un portale della fine del sec. xvir. La diocesi fu unita a Tolo