fu danneggiato prima dai protestanti e poi durante la Rivoluzione Francese; sul lato nord si eleva per 43 m . la torre campanaria ottagona in mattoni. Dell'antico episcopio resta una torre del sec. xv e un portale della fine del sec. xvir. La diocesi fu unita a Tolosa nel 1801.
Boc.: Eubel, II, p. 246; III, p. 304; IV, p. 296; G. Musser, Les églises romanes de R., Caen 1906; E. Harot, Armorial des évêques de R., Tolosa 1908; J. Adler, Le diocèse de R. au XVIIIsiècle, iv 1912. Enrico Josi
RIEZ. - Antica diocesi nel dipartimento delle Basse Alpi, in Francia. Città ligure, fu poi la capitale dei Reli, donde il nome «Regium», da cui l'attuale. Fu colonia di diritto latino sotto Augusto. Il primo vescovo noto è Prospero, predecessore di s. Massimo (434-60); a cui successe Fausto (462-95), già abate di Lerins.
R. fu saccheggiata dai Sassoni nel 572; gli abitanti e il vescovo abbandonarono la città che ancora soffrì nelle incursioni saracene dal 793 all'875; il vescovo Edolo trasferì poco dopo la sede sulla collina nella cappella di S. Massimo, dove si trasferirono anche gli abitanti. Tra i suoi presuli si ricordano i cardd. Pietro Després nel 1318 e Guido Bentivoglio. La diocesi, suffraganea di Aix, fu soppressa nel 1790; nel 1801 il suo territorio fu unito alla sede di Digne, il cui vescovo dal 1916 porta anche il titolo di R. Il vescovo Augier (1096-1130) fece ricostruire la Cattedrale e il Battistero; la prima, Notre-Dame-de-la-Sède, andò in rovina nel sec. xv; presso la chiesa attuale restano alcune campate gotiche. Il Battistero era sul tipo provenzale e ligure, un edificio quadrilatero all'esterno, sormontato da una torre ottagona crollata durante le incursioni saracene. L'interno è un ottagono di m. 9,25 x 8,40 con quattro absidine e un deambulatorio circolare; otto colonne romane di granito del Varo sostengono la cupola. Il piano è stato rialzato posteriormente e le basi delle colonne sono in parte interrotte. Il Battistero fu abbandonato alla fine del sec. xvi e gli abitanti lo chiamarono Pantheon; ceduto alla Confraternita dei sorti, venne consacrato al loro patrono s. Chiaro; poi passò ai Penitenri Bianchi; attualmente è ridotto a museo archeologico. Sul colle S. Massimo la cappella, rifatta nel 1857 , conserva una abside romanica con deambulatorio sostenuto da sei colonne corinzie. Dalla
carte di Peiresc risulta che nel musaico pavimentale della cattedrale di R. era l'immagine di Costantino a cavallo passante sul corpo di un viato; la scena era accompagnata dal distico: Rex Constantinus, leprosus, virque benignus, est factus sanus, sacro baptismate tactus. Si ricordava cioè la leggenda dell'Imperatore mondato dalla lebbra attraverso il Battesimo (R. Mowat, Monalque de R. offrant l'image de Constantin, in Bull. de la Soc. des antiquaires de France, 1885, pp. 68-71).
Bist.: Eubel, I, p. 420; II, p. 246; III, pp. 301-302; IV, p. 294; M. Provence, Catalogue du musée lapidaire de R., Riex 1932; J. Hubert, Rech. sur la topographie religieuse des cités de la Gaule du IVe au IXe siècle, in Comptes-rendus de l'Acad. des inseript. et belles bèfr., 1943, p. 314; E. Donnadieu, Le baptistère de R. (Basses-Alpes), ses dispositions intérieures et les influences orient. de sa conpole, ibid., 1950, pp. 139-67.
Enrico Josi
RIFLESSIONE. - E l'atto per cui il pensiero prende esplicita coscienza di sé, considerando le proprie attività, i propri oggetti e contenuti. La r. opera pertanto un «ritorno" (reflectere, ripiegare) della vita cosciente su di sé.
Come definita, la r. è attività specifica della conoscenza intellettiva (cf. s. Tommaso, De verit., q. 10, a. 9 ; solo le sostanze spirituali "redeunt ad essentiam suam reditione completa e); tuttavia essa non sembra del tutto assente dalle forme inferiori di coscienza, in quanto una iniziale r. va congiunta con la stessa attenzione (v.); Laibniz definisce appunto la r. "une attention à ce qui est en nous" (Nouv. Ess., pref., ed. Flammarion, Parigi s. d., p. 13). Ma, mentre nelle funzioni della vita sensitive r. è piuttosto il semplice persistere dell'attenzione cosciente sui dati, ha carattere prevalentemente passivo e direzione oggettiva cioè volta ai soli contenuti, nella vita intellettiva invece la r. si presenta come attività nuova, ha carattere di spontaneità e si volge, oltre che agli oggetti, alle strutture del soggetto in quanto tali. La r. intellettiva si qualifica pertanto secondo le varie direzioni e i diversi contenuti dell'esperienza immediata, che ne costituiscono l'oggetto. Se si volge alle forme e ai processi della coscienza, per determinarne le leggi psichiche, la r. è detta propriamente introspezione ("retrospezione" se prende in considerazione gli elementi passati della coscienza): l'introspezione (o r. psicologica) esamina gli atti e le strutture della coscienza: delle sensazioni, dei sentimenti, del pensiero; il sorgere, l'evolversi, il cessare delle varie funzioni; le loro condizioni, cause, circostanze, modalità, finalità, rapporti, ecc. Se invece si esplica nella direzione dei contenuti mentali, la r. è detta oggettiva (cf. Ch. Wolff, Psycbologia empirica, § 257; la terminologia non è però universalmente costante: da alcuni il termine r. si vorrebbe riservato al ripiegamento della coscienza sui propri atti : r. aggettiva; cf. A. Lalande [op.cit. in bibl.]). La r. oggettiva è analisi e penetrazione del pensiero nelle struture logico-ontologiche degli oggetti. Essa ricerca gli elementi e il significato, sul piano dell'essere, dei dati di coscienza (il loro valore di necessità-contingenza, principio-causa-effetto, esistenza-possibilità, ecc.: r. ontologica); oppure le condizioni e proprietà dei contenuti mentali in quanto oggetti del pensiero (il loro valore di universalità-singolarità, opposizione, contraddittorietà, soggetto-predicato, ecc.: r. logica) : è alla r. logica che sono dovute le "secundae intentiones" della scoltatica, "quae non inveniuntur in rerum natura, sed considerationem rationis consequuntur" (s. Tommaso, In Met. Arist., lect. 4o, ed. Cathala, n. 547).
Oltre il significato filosofico va notato l'uso corrente di r. come esame previo a un giudizio (v.) o a un'azione, per valutarne, sul piano pratico o morale, l'opportunità, le conseguenze, gli effetti. E in questo senso, principalmente, che si parla di carattere e temperamento "riflessivo ", opposto a "impulsivo ".
Nella storia del pensiero r. ha avuto ulteriori riferimenti sistematici. In Locke (v.) r. "è la conoscenza che l'anima acquista delle proprie diverse operazioni e dei loro procedimenti" (Essay, I, II, cap. 1, § 4): ad essa sono dovute tutte le idee concernenti gli stati interni del
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soggetto : pensare, percepire, dubitare, ecc. : più che r. propriamente detta, la r. lockiana equivale quindi all'esperienza interna. Hume (v.) chiama «impressioni di r. e gli stati di coscienza (desiderio, avversione, timore, ecc.) derivanti non da cause esterne ma dalle idee già presenti in noi (Treatise on human nature, parte $1^{2}$, sez. $2^{\circ}$ ). In Kant (v.) la r. mira a scoprire le condizioni soggettive della conoscenza: «r. trascendentale» è pertanto «l'atto con cui, confrontando le rappresentazioni con la facoltà conoscitiva, si determina se esse appartengono all'intelletto puro o all'intuizione sensibile» (Kritik d. r. Vernunft, parte $2^{2}$, 1. II, cap. 3, Append.). In Hegel (v.) r., con significato metafisico, è «la relazione dello spirito a sé e e la coscienza costituisce il grado della r. dello spirito (Encyclop., § 413). In Gioberti (v.) r. è il secondo momento della conoscenza umana che fa proprio l'oggetto dell'intiuto ( $x^{1}$ 'ente crea l'esistente $x$ ), attivamente lo esprime, e lo attualizza e sviluppa nella conoscenza delle cose (cf. Protologia, I, Torino-Parigi 1858, p. 153). In Husserl (v.) r. è «la condizione universale del metodo fenomenologico». Per essa gli avvenimenti interiori (Erlebnisse, presenti, passati e anche futuri) cadono sotto lo s sguardo " e l'«osservazione" dell'io. L'intera corrente di Erlebnisse (e anche la r. in quanto essa stessa Erlebnis) può a questo modo venir sottoposta a studio scientifico, diventa «afferrabile» e analizzabile e e si rivela innanzitutto appartenente all's io puro s, in quanto questo può dirigere su essa il suo sguardo (E. Husserl, Ideen zu ein. reiner Phänomenologie, I, sez. $3^{2}$, cap. 2, § 77 sgg.; trad. it., Torino 1950, pp. 231-50).
Indipendentemente da queste accezioni sistematiche, la r. ha un significato essenziale nella vita dello spirito. E per essa che si afferma, sul piano fenomenologico, l'attualità dell'io (v.) come soggetto autocosciente : soltanto attraverso la r. la vita interiore si fa oggetto di una cosciente contemplazione, e gli stati psichici si chiariscono e definiscono nelle loro strutture, significato, relazioni, entrando nel dominio attivo del soggetto (l'esperienza immediata ha una propria intrinseca presenza all'io, come sua attuazione ed attività, ma è presenza non pienamente posseduta). La r. è pertanto la via per cui lo spirito realizza la vera autorivelazione e il possesso di sé. Essa è quindi condizione essenziale della filosofia come scienza del soggetto e dell'oggetto, e di ogni altro sapere teoretico che si ponga oltre l'immediatezza dell'esperienza. Il valore della r. in una teoria della conoscenza (v.) era già rilevato da s. Tommaso che riferisce l'unica possibile conoscenza della verità, come conformità del pensiero all'essere, alla r. che l'intelletto opera su di sé e sulle condizioni sogget-tivo-oggettive dei suoi atti : «secundum hoc cognoscit veritatem intellectus secundum quod supra seipsum reflectitur" (De verit., q. $1^{6}$, a. 9; cf. Sum. Theol., $1^{4}$, q. 85 , a. 2 ; q. 12, a. 2, ad 1).
In rapporto poi all'azione, la r., come previa considerazione e deliberazione sul valore morale dell'atto, è elemento da cui si commisura il suo stesso significato etico-personale. In questo senso la r. si pone quindi, nei gradi vari della sua intensità e profondità, come intrinseca condizione dell'operare umano. Di qui anche il suo significato pedagogico: il richiamo alla consapevolezza e responsabilità dei propri atti, base della formazione umana del fanciullo, non è se non richiamo a una r. cosciente sui principi dell'azione, sulla sua conformità alla norma (v.) e sulle sue risonanze individuali, personali, sociali.
Bint.: oltre le opere citate, v., per indicazioni generali: S. H. Hodgson, The philosophy of reflexion, a voll., Oxford 1878 ; R. Euler, Übeilegung, in Wörterbuch d. philos. Begriffe, III, $4^{4}$ ed., Berlino 1930, pp. 289-91; A. Rosmini, Nuovo saggio, sez. 54, cap. 3, § 488 sgg., ed. naz., IV, Roma 1934, p. 63 sgg.; C.
Ranzoli, s. v. in Dixion. di scienze filos., $4^{4}$ ed., Milano 1943, pp. 1093-95 (bibl.); A. Lalande, Réflexion, in Vocab. technique et crit. de la philos., $5^{4}$ ed., Parigi 1947, pp. 884-86; A. Guzzo, L'io e la ragione, parte $3^{4}$, cap. 5, Brescia 1947, pp. 152-66. V. anche psicologica.
Ugo Viglino
RIFORMA GATTOLICA. - La R. c. del sec. xVI è il ritorno della Chiesa a un ideale di vita cristiana mediante l'intimo rinnovamento. Essa è premessa alla restaurazione cattolica, con cui la Chiesa intimamente rinnovata si rivolge al mondo esteriore, per sostenersi contro il protestantesimo e riguadagnare il terreno perduto a causa di esso. La riforma protestante non ha prodotto la R. c., ma la ha favorita indirettamente contro la propria volontà.
I. Origine della R. c. - Dopo i vari tentativi dei Concili di Costanza e di Basilea, di realizzare la riforma della Chiesa ritenuta necessaria da molto tempo, mutandone la costituzione e specialmente tenendo periodicamente concili generali che avessero superiorità sul papato, parecchi pontefici del sec. xv. Pio II, Sisto IV, Alessandro VI disposero una riforma della Curia Romana e della Chiesa in generale ma senza effetto. La vera R. c. non cominciò in capite ma in membris, quindi non dall'alto, ma dal basso, cioè attraverso l'autoriforma dei suoi membri. Specialmente gli Ordini dei Mendianti lavorarono a ripristinare la severità della Regola nei loro conventi, ed essendo essi i grandi curatori di anime, operarono sulle masse con i loro grandi predicatori. Dall'Ordine dei Francescani uscirono Bernardino da Siena, Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca; inoltre Francesco di Paola fondò i Minimi; dalla Congregazione domenicana di S. Marco uscirono Antonino da Firenze e il Savonarola; fra i Tedeschi dello stesso Ordine ebbero grande efficacia gli scrittori popolari Nider e Herold; presso gli Agostiniani sergono le Congregazioni per la Riforma a Leccato, a S. Giovanni a Carbocara e la Congregazione lombarda; presso i Carmelitani la Congregazione mantovana. Nell'Ordine dei Benedettini si formarono le Congregazioni di S. Giustina, Valladolid, Chézal-Benoit e Bursvelde, presso i Canonici Agostiniani la Congregazione di Windesheim, dalla quale uscì lo Standoncà, il riformatore di S. Vittore a Parigi. Tutte queste riforme degli Ordini del tardo medioevo sono state molto importanti per la conservazione del vero spirito cristiano tanto nei conventi che al di fuori di essi. In particolare la Certosa di Colonia fu il punto di partenza della R. c. in Germania.
Non mancarono i vescovi solanti che lavoravano con tutte le forze nelle loro diocesi contro gli abusi più radicati. L'episcopato italiano presenta uomini come Lorenzo Giustiniani, Antonino da Firenze, Bertini di Foligno, Barozzi di Padova; in Francia i sinodi provinciali di Sena nel 1485 e il convento riformato di Tours nel 1495 iniziarono la riforma del clero secolare. Dagli atti delle visite alle diocesi inglesi si ricava che anche colà la vita religiosa non languiva affatto; l'episcopato tedesco presenta una lunga schiera di vescovi riformatori, come Hewen e Randegg a Costanza, Ramung a Spira, Scherenberg a Würzburg, Zollern ad Augusta; e alcuni principi tedeschi usarono privilegi papali per favorire la riforma della Chiesa, come, p. es., i duchi di Sassonia per la riforma dei conventi nel 1485 . Il sec. xv non fu affatto un periodo di decadenza religiosa come volle rappresentarlo il primo protestantesimo, bensì un'epoca religiosamente viva, anzi inquieta. E la riforma protestante usò tale irrequietezza per i propri scopi.
La devotio moderna fondata nei Paesi Bassi da G. Groote tendeva a modellare la vita religiosa sull'esempio di Cristo, e da essa uscirono i Fratres vitae communis, comunità di pii luici senza voti, che si diffusero nei Paesi Bassi e nella Germania del nord.
Il rinnovamento ebbe perciò le sue origini nelle basi sovrannaturali della Chiesa stessa. L'impulso decisivo partì dall'Italia e dalla Spagna. La terribile fine del Savonarola non impedl che il suo invito a penitenza fosse ascoltato da molti. Indipendentemente da lui si formarono
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in Italia centri di riforma: Bernardino da Feltre fondò a Vicenza nel 1494 l'oratorio di S. Girolamo. A Genova lo segui il laico Ettore Vernazza con l'oratorio del Divino Amore (v. coservioria del divino amore).
L'Oratorio al principio del sec. xVI si stabili a Roma, e da esso uscirono Gaetano da Thiene e Gian Pietro Carafa, fondatori dell'Ordine dei Teatini. A Venezia un gruppo di giovani nobili, quasi tutti laici, si diede a vita severamente religiosa; due di essi, il Quirini e il Giustiniani, entrarono a Camaldoli, e nel 1513 redassero per Leone X un vasto memoriale sulla riforma, il più importante del periodo precedente alla R. c. propriamente detta. Apparteneva a quel gruppo anche Gasparo Contarini (v.) che, nel 1516, ancora laico, scrisse il De officio episcopi che presentava l'ideale del vescovo apostolo. All'inaugurazione del V Concilio Lateranense, il generale agostiniano Egidio da Viterbo sostenne come base della R. c. che : Homines per sacra immutare fas est, non sacra per homines.
L'autosantificazione e l'apostolato furono i principi basilari su cui in anni di guerra e di miseria Girolamo Miani (v.) e Anton Maria Zaccaria (v.), ambedue ancora laici, fondarono gli Ordini dei Somaschi e dei Barnabiti.
La R. c. fiori nella Spagna dallo slancio di tutto il popolo, che aveva combattuto vittoriosamente per la liberazione del paese dai Mori, vittoria coronata dalla conquista di Granata sotto Ferdinando e Isabella. Con l'appoggio di Isabella spicgarono il loro zelo di riforma Ximenes de Cisneros e Talavera; a Valladolid, ad Alcalá ed a Salamanca fiorirono gli studi religiosi e specialmente scolastici; dalla scuola di Francisco de Vitoria uscirono i grandi teologi, che la Spagna inviò a Trento. La conversione del gentiluomo basco Iñigo de Loyola a Manresa e i suoi Exercitio Spiritusfio erano destinati a dare il più grande impulso alla R. c.
II. Inizi della R. c. a Roma (1534-63). - Le singole, riforme si possono paragonare a rivoletti che, scorrendo da vari lati e tendenti alla stessa meta, non si potevano riunire in un unico fiume finché il Papato, raggiunto da essi, non li coordinasse. Da parte cattolica si desiderava la riforma, prima ancora che nel nord cominciasse l'apostasia. Però è innegabile che quest'ultima contribuì a che la necessità di una riforma radicale della Chiesa nel suo stesso cuore, a Roma, non solo venisse riconosciuta, in teoria, ma anche attuata praticamente. Adriano VI, pieno di zelo, regnò troppo poco, perché il suo pontificato potesse arrecare un mutamento effettivo. Clemente VII, sebbene personalmente irreprensibile, non fece nulla di serio per la R. c. e il Concilio. Soltanto Paolo III inquadrò la riforma nel suo programma e cominciò a realizzarla chiamando nel S. Collegio alcuni inflessibili fautori del partito della riforma, come il Contarini, il Carafa, il Pole, il Sadeleto, e più tardi il Cervini, il Morone, il Cortese ed altri, iniziando cosil la trasformazione del Collegio stesso. Poiché il Concilio tardava a riunirsi per ragioni specialmente politiche, il Pontefice, influenzato dalla deputazione per la R. c. convocata alla fine del 1536 , e dal suo Consilium de emendauda Ecclesia, riformò le autorità curiali : pur non raggiungendo i risultati voluti dai migliori, eliminò man mano i maggiori inconvenienti con una più grande severità anzitutto nella scelta dei cardinali e dei vescovi. L'attività di Gian Matteo Giberti a Verona fu presa ad esempio da altri vescovi; si sentiva ora quali gravi abusi fossero la trascuratezza dell'obbligo di residenza e la cumulatio beneficiorum; e se non si ebbe subito l'abolizione piena, questa venne nondimeno riconosciuta indispensabile. L'incremento alla R. c. nell'Ordine dei Mendicanti, dato da superiori come Scripando e Audet, e specialmente l'approvazione della Compagnia di Gesù, furono passi ulteriori verso la R. c.
Vennero in seguito ad accelerare la R. c. i decreti del Concilio di Trento; in special modo quello sull'obbligo di residenza dei vescovi e dei parroci (sess. VI) combatté una serie di gravi inconvenienti, ma il loro effetto dapprima fu limitato, perché non andavano in vigore mancando la convalida pontificia. E i tentativi dei
vescovi di Spagna e di Portogallo, di applicare spontaneamente singoli decreti come quello sulla riforma dei capitoli esenti, fecero sì che Giulio III pensasse di dare esecuzione ai decreti del Concilio di Trento con una grande bolla sulla R. c.; e per conseguenza come leggi papali sulla R. c. Però Giulio III morì prima della pubblicazione della bolla Lices ab initio.
Il pontificato di Paolo IV diede decisivo impulso alla R. c. a Roma-città e nella Curia romana : l'elemento riformatore nel Collegio dei cardinali venne rafforzato con l'elezione di uomini religiosissimi come il Ghisileri, lo Scorti e il Reumano; la prassi delle dispense fu più rigidamente regolata, si procedette severamente contro gli "apostati" degli Ordini religiosi e negli oltraggi alla religione.
La reazione al regime del Carafa sotto Pio IV non mise più in pericolo la vittoria delle idee di riforma. Pio IV continuò le direttive di Paolo III, convocando nel 1561-63 per la terza volta il Concilio di Trento.
La R. c. fu favorita non soltanto dalla promulgazione dei decreti a Trento, ma dall'aver il papato stesso curato l'esecuzione dei decreti, impedendo ciò che era successo nel V Concilio Lateranense, che essi rimanessero lettera morta.
III. Realizzazione della R. c. (1563-1620). La volontà dei pontefici di realizzare la R. c. si mostrò non soltanto nel fatto che Pio IV sanzionò i decreti del Concilio di Trento senza farvi mutamenti (con la bolla Benedictus Deus del 26 genn. 1564), ma anche nell'insediamento di una congregazione di cardinali che doveva sorvegliare le esecuzioni dei decreti e dar ad essi, dal 2 ag. 1564 , l'interpretazione autentica nei casi dubbi, cosa prima riservata alla S. Sede. Non fu meno importante che il nipote del Pontefice, Carlo Borromeo, nella sua attività apostolica come arcivescovo di Milano, avesse dato l'esempio di un vescovo riformatore ed avesse fornito con i decreti dei Sinodi provinciali di Milano del 1565 e 1569 un modello di applicazione pratica dei decreti di Trento ai bisogni concreti delle diocesi. L'esempio vivente del Borromeo non fu meno importante ai fini della R. c., dei decreti stessi.
I successori di Pio IV, Pio V e Gregorio XIII curarono inflessibilmente l'effettuazione della R. c. e ne fecero una consuetudo. Pio V specialmente adempi ai compiti affidati dal Concilio al Papato : nel 1567 apparve il Catechismus Romanus, manuale dogmatico-morale per i parroci; nel 1568 il Breviarium Romanum riformato, nel 1570 il Missale Romanum, opere tutte che posero fine all'architrio nel campo liturgico e dettero una maggiore unità. Numerosi sinodi provinciali e diocesani in Italia, nella Spagna, in Francia, in Germania, in Polonia curarono l'applicazione dei decreti di Trento : a creare sacerdoti sorsero i seminari, primo di tutti quello di Rieti nel 1564 , seguito dal Seminarium Romanum nel 1565; nel 1584 sorse il Collegium Romanum, una università centrale diretta dai Gesuiti. I nunzi apostolici curarono sempre più, accanto ai loro compiti diplomatici, l'incremento della R. c.: il loro numero fu aceresciuto, le nunziature di Colonia, Brüssel e Graz furono conseguenze della R. c. Accanto ai nunzi regolari ci furono quelli straordinari, come Ninguarda e Porzia nella Germania del sud e in Austria.
Sisto V seguì i suoi predecessori e completò l'opera riformando l'amministrazione ecclesiastica, di cui a Trento si era taciuto, a bella posta, e fondando 15 congregazioni fisse di cardinali, come supreme autorità amministrative.
Mentre il Papato si poneva alla testa della R. c., esso riuniva al tempo stesso e coordinava tutte le tendenze cattoliche esistenti, cosi che formassero un sol fiume possente. Tale interno incremento fu utile alla posizione stessa del papato e ne accrebbe l'autorità morale. Nel 1600,
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al culmine della R. c., il Pontefice era assai più influente e aveva una potenza assai più grande che cento anni prima. Roma era adesso al centro del mondo cattolico : nel tardo medioevo vi accorrevano i cacciatori di prebende alla ricerca di benefici, adesso vi giungono giovani di tutti i paesi, per prepararai alla cura delle anime, e per studiare nelle università e nei collegi nazionali sorgenti via via. Una nuova fioritura della scolastica a Roma, a Salamanca, a Coimbra, con nomi come Bellarmino e Suárez, si aggiunge ai primi grandi successi della teologia positiva e della storia della Chiesa : vedi, p. es., Melchior Cano e Baronio.
Truppe ausiliarie del papato nell'esecuzione della R. c. sono gli Ordini religiosi con a capo la Compagnia di Gesù, i collegi della quale invadono l'intero mondo cattolico come una fitta rete, e divengono semenzai di zelanti laici cattolici; i Teatini, da cui provengono molti valenti vescovi; i Cappuccini che operano sulle masse come missionari; non si devono dimenticare gli antichi Ordini adesso profondamente rinnovati, che non lo cadono al nuovi per zelo e per successo. Il nuovo spirito della R. c. si manifesta in un grande numero di animosi vescovi, fra i quali Carlo Borromeo, Tommaso di Villanova e Francesco di Sales salirono agli onori degli altari. Accanto ad essi i grandi curatori di anime Filippo Neri, Giovanni d'Avila e Pietro Canisio; Teresa di Avila e Giovanni della Croce uniscono all'attività apostolica la contemplazione mistica. Questi Santi infusero spirito vivificante alle leggi e dettero forza alla R. c.
La R. c. continuò viva e operante sino al sec. xvir e xviri, specialmente nei paesi invasi dal protestantesimo. Il suo massimo fiorire tuttavia si ebbe nel ' 600 . Rafforzata intimamente, la Chiesa contrattaccó il protestantesimo e tentò di riguadagnare a sé i paesi sottratti; dalla R. c. uscì così la Controriforma, detta anche spesso restaurazione cattolica.
Biel.: sul concetto: H. Jedin, Katholische Reformation oder Gegeneformation?, Lucerna 1947. Sguardo d'insieme: L. Cristiani, L'Eglise à l'époque du Concile de Trente, Parigi 1948; K. Eder, Geschichte der Kirche im Zeitalter des konfessionellen Abnilstismus, Vienna 1949. Sulle origini: H. Jedin, Storia del Concilio di Trento, I, trad. it., Brescia 1949. Ricco materiale nel Pastor, V-X. Ricerche speciali : R. Post, De moderne dertie, Amsterdam 1940; H. Nottarp, Die Brüder vom gemeinsamen Leben, in Zeitschrift der Savigny-Stiftung für Rechtsgeschichte, hanonistische Abteilung, 32 (1943), pp. 384-418. Per l'Italia: P. Paschini, Tre ricerche sulla storia della Chiesa nel Cinquecento, Roma 1942; P. Brezzi, Le riforme cattoliche dei secc. XV e XVI, ivi 1942; M. Petruccchi, La Controriforma in Italia, ivi 1947; A. Cistellini, Figure della riforma pretridentina, Brescia 1948; P. Tacchi Venturi, Storia della Compagnia di Gesù in Italia, I, Roma 1950; I, II, ivi 1950; II, 1, ivi 1949; II, II, ivi 1951. Per la Spagna, le note di P. Laturia negli Estudios eclesiásticos, 8 (1924), pp. 97-114; M. Batallion, Erasme en Espagne, Parigi 1937; V. Beltrán de Heredia, Historia de la Provincia de España, 1470-1530, Roma 1939; id., Las corrientes de espiritualidad entre los Dominicos de Castilla durante la prima mitad del siglo XV, Salamanca 1941. Per la Francia: A. Renaudet, Préréforme et humanisme à Paris, Parigi 1916; P. Imbart de la Tour, Les origines de la Réforme, II, $2^{\circ}$ ed., Milan 1944. Per l'Inghilterra: F. A. Gasquet, The eve of the Reformation, Londra 1900; Ph. Hughes, Rome and the counterreformation in England, ivi 1942. Per la Germania: J. Greven, Die Kölner Kartause und die Anfänge der katholischen Reform in Deutschland, Münster 1935; J. Lorte, Die Reformation in Deutschland, $2^{\circ}$ ed., I, Friburgo in Br. 1941, p. 69 sgg.; II, ivi 1941, p. 82 sgg.; W. Lipgens, Kard. Johannes Grupper und die Anfänge der katholischen Reform in Deutschland, Münster in V. 1931. Sulla R. c. a Roma: St. Ehses, Kirchliche Reformarbeiten unter Paul III. vor dem Trienter Konzel, in Röm. Quartalschrift, 15 (1901), pp. 133 sgg.; 327 sgg.; H. Jedin, Kirchenreform und Konzilsgedanke, 1530-39, in Historisches Jahrbuch, 34 (1934), pp. 401-31; id., Concilio e riforma nel pensiero del card. B. Guldizzoni, in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 2 (1948), pp. 33-60.
## RIFORMA PROTESTANTE: v. PROTESTAN-
TESIMO.
RIFORMISMO. - Il r. non è una teoria né si appoggia a una particolare ideologia, ma un atteggiamento pratico, che riguarda il metodo da seguire nel promuovere il progresso delle istituzioni sociali. In opposizione alle tendenze rivoluzionarie, le quali
considerano l'ordine esistente come sorpassato o cattivo in tutti i suoi elementi e quindi si propongono di rovesciarlo con la violenza, per crearne uno del tutto diverso, il r. lo ritiene sostanzialmente buono, sebbene difettoso in parecchi aspetti, e conseguentemente si prefigge di ottenerne il miglioramento mediante riforme graduali e metodiche. Preso in questo senso, esso è un atteggiamento coevo allo spirito umano, il quale nelle correnti moderate rifugge dagli estremi del conservatorismo angusto e del rivoluzionarismo sovvertitore. Può pertanto riferirsi a qualsiasi istituzione sociale, in seno alla quale l'ansia del progresso e la volontà di correggerne i difetti conduce a promuovere riforme di struttura, lasciando sussistere quanto di buono esse contengono. Si sono avute, p. es., vivaci correnti riformiste nella Chiesa stessa, particolarmente nei tempi di decadenza disciplinare o del costume ecclesiastico, quali furono quelle diramatesi da Cluny e il movimento che si contrappose alla "riforma" protestante, che sotto Paolo III portò alla convocazione del Concilio di Trento.
Tuttavia dal sec. xix in poi il r. ha acquistato un significato schiettamente politico. Storicamente si può considerare come riformista il movimento ideologico e sociale azionato dall'illuminismo (v.), che tanto influì sull'atteggiamento spirituale e pratico del sec. xvir. La proclamazione e la divulgazione dei cosiddetti principi riformatori scatenò, è vero, una delle più grandi rivoluzioni mondiali, e nondimeno, se si eccettua il settore religioso, la loro applicazione non sovvertì del tutto l'ordine sociale, avendo tanto la dichiarazione dei diritti dell'uomo quanto la susseguente costituzione repubblicana mantenuto, sia pure sopra un piano razionalistico e agnostico, i diritti fondamentali dell'individuo, compreso quello di proprietà. Contro quest'ordine, in parte vecchio e in parte nuovo, si scagliarono le correnti rivoluzionarie.
Il secolo del r. fu il sec. xix. Il Bentham ne introdusse il termine nella scienza politica e da allora si denominarono riformiste le correnti moderate dei più disparati indirizzi politici. Durante il Risorgimento italiano furono tali i neoguelfi e il Gioberti, che diede al r. una base storicista, mentre al lato opposto, con atteggiamento rivoluzionario, si schierarono i radicali e i mazziniani. La tendenza penetrò nello stesso socialismo, operandovi la divisione tra comunismo rivoluzionario, al quale rimasero legate le correnti più accese e più ligie ai principi del puro marxismo, e socialismo riformista, alieno dall'uso della violenza. La lotta tra le due tendenze ebbe riflessi non solo sulla politica interna ma anche sul piano esterno nelle varie internazionali (v. internazioNaLe). Dalla storia si deduce, dunque, che il r. non è legato a nessuna particolare ideologia, ma può penetrare in tutte indistintamente o come elemento moderatore o come principio propulsore. E moderatore nelle correnti a tendenza rivoluzionaria, diventa propulsore in quelle conservatrici.
L'atteggiamento della Chiesa di fronte al problema sociale potrebbe molto bene essere definito riformista, sebbene il termine non sia di uso. Essa, infatti, riconosce che l'ordine sociale esistente non è perfetto e ha quindi bisogno di profonde innovazioni, che lo rendano più adatto a rispondere alle esigenze della vita moderna, con la creazione di nuove istituzioni e l'adozione di più adeguati provvedimenti, particolarmente riguardo all'organizzazione e retribuzione del lavoro e alla distribuzione più razionale della proprietà, per attenuare nei limiti del possibile le disparità sociali. Tuttavia ritiene che i miglioramenti auspicati non debbano essere conseguiti con la rivoluzione, ma con una sana e progressiva evoluzione. Autorevole espressione di questo atteggiamento è l'insegnamento di Pio XII nel discorso agli operai del 13 giugno 1943: «Non nella rivoluzione, ma in una evo-
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(da A. Spicka, Storia sintetica del papato lettone, in Il mande d'oggi, Lettonia, Roma (60), Ior. 5, figg. 2.6)
Riga, arcidiocesi di - Una via della vecchia città.
luzione concorde sta la salvezza e la giustizia $\%$. La violenza non fa che accumulare odi e rovine; "solo una evoluzione progressiva e prudente, coraggiosa e consentanza alla natura, illuminata e guidata dalle sante norme cristiane di giustizia e di equità, può condurre al compimento dei desideri e dei bisogni onesti dell'operaio" (AAS, 35 [1943], pp. 174-75).
Bibl.: v. discocrazia: liberalismo: questioni sociali: socialismo.
Antonio Messineo
RIFUGIO, citta di. - Una delle leggi mosaiche riferite all'epoca della permanenza nelle "steppe di Moab" (Num. 21, I sgg.; 35, I sgg.) prescrive per il futuro insediamento d'Israele nelle sue terre la scelta delle "città levitiche" (ibid. 35, 15) e tra esse di sei città, tre a est e tre a ovest del Giordano, che avessero il diritto di asilo (v.) per i responsabili di omicidio involontario (ibid. 35,9 sgg.). Chi trovandosi in tale condizione fosse riuscito a entrare nel recinto di dette città libere, doveva essere protetto e sottratto alla vendetta del sangue, "in modo che non morisse prima di comparire in giudizio" (v. 12). Si tratta di omicidio involontario: in caso diverso la legge stessa sanciva la pena di morte (vv. 1618), regolandone l'applicazione per il caso della vendetta, che, dovendo essere applicata previo giudizio, veniva in sostanza a essere solo una esecuzione della sentenza (v. 19 sgg.).
Nel Deuteronomio si narrano le prime
applicazioni della legge: per la regione a est del Giordano furono fissate le città di Bosor (v.) in Ruben, Ramoth Galaad in Gad e Golan in Manasse (Dent. 4, 41-43). Mosè ricordò poi l'obbligo di scegliere altre tre città nella parte ovest del Giordano (ibid. 19, 1-14), soggiungendo nuovi casi pratici di applicazione della legge: le città scelte di qua del Giordano furono Cedes in Nephrhali, Sichem in Ephraim e Hebron in Giuda (Ios. 20, 1-9).
Questa disposizione è una delle singolarità ammirabili che elevano la legge mosaica, per spirito di moderatezza e umanità, al disopra di tutti gli altri codici dell'antichità. L'istinto della vendetta del sangue, cosi potente nei popoli primitivi e in particolare tra i Semiti (anche oggi tra certe tribù beduine essa è come un dovere, che sarebbe viltà non adempiere) non poteva essere subito sradicato: Mosè in certo modo lo disciplinò, prescrivendo che essa avvenisse previo giudizio. Istituendo l'asilo presso l'altare per l'epoca del deserto (Ex. 21, 12-14), e, resosi questo insufficiente, nelle c. di r., vi pose un freno, che molte volte ne annullava gli effetti (cf. Num. 35, 25; ecc.).
Bibl.: J. Weismann, Talion und öffentliche Strafe im mos. Recht, in Festschrift Ad. Wach, Lipsia 1913, pp. 64-86; E. N. Hadad, Die Blutrrache in Palästina, in Zeits. deats. Pal. Vereins, 40 (1917), pp. 222-32; N. M. Nikolsks, Das Asylrecht in Israel, in Zeitschr. f. altt. Wissensch., 48 (1930), pp. 146-75; M. Löhr, Das Asylwesen im Alt. Teol., Halle 1930; in generale cf. R. Thurmond, in Reallex. der Vorgesch., I, pp. 250-55. Giovanni Rinaldi
RIGA, ARCIDIOCESI di. - Arcidiocesi e città capitale della Lettonia sulle rive della Daugava.
Ha una superficie di 64.000 kmq . con una popolazione di $1.950 .502 \mathrm{ab}$. dei quali 476.963 cattolici; conta 126 parrocchie e 166 chiese; ha 1 seminario (Ann. Pont. 1952, p. 338).
Sullo stato attuale di devastazione dell'arcidiocesi v. LETTONIA.
Fondata nel 1201 dal vescovo Alberto di Livonia fu subito creata sede vescovile e nel 1235 sede arcivescovile; dopo essere decaduta nel 1522 per il passaggio al protestantesimo, fu ristabilita il 22 sett. 1918, separandola dall'arcidiocesi di Mohilev. Con decreto della S. Congr. Concistoriale del 25 ott. 1923 fu eretta ad arcivescovato e il papa Pio XI con la cost. apost. Plurimum sane dell'8 maggio 1937 la erigeva a metropolitana, assegnandole quale suffraganea la diocesi di Liepaja, smembrata dall'arcidiocesi di R. con la cost. apost. Aeternam animarum salus dell'8 maggio 1937 ed elevando la Cattedrale alla dignità di metropolitana.
R. è sede dell'Università lettone (Latvijas Universi-

(da S. Grande, Russia Europea, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, in Terra e Nazioni, Milano (626, p. 259)
Riga, arcidiocesi di - Facciata della Cattedrale.
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tate), fondata nel 1919; conta 11 facoltà; la Biblioteca universitaria contiene oltre 200.000 voll.; vi è pure la Biblioteca statale (1919) con ca. 500.000 voll. e quella civica (1524) con molti manoscritti e incunaboli. Vi è inoltre il Museo civico d'arte (1816) e il Museo storico (1920) con materiale archeologico, etnografico, storico e numismatico.
BibL.: AAS, 15 (1923), pp. 383-86; 29 (1927), pp. 387-88; anon., n. v. in Catb. Enc., Suppl., p. 640. Enrico Joni
RIGAUD (Rigaldus), Eudes (Odo). - Teologo francescano e arcivescovo di Rouen, n. a Brie-Compte-Robert o a Courquetain (Ile-de-France), m. a Rouen il 2 luglio 1275. Fu discepolo di Alessandro di Hales (v.), baccelliere ca. il 1240-45, maestro reggente della Scuola francescana di Parigi (1245-48).
Collaborò alla Expositio regulae quatuor Magistrorum (1242), scrisse un commentario sui primi tre libri delle Sentenze del Lombardo (il quarto a lui attribuito è sputrio), un buon numero di Quaestiones disputatae e diverse prediche. Le sue opere teologiche, ancora inedite, sono di grande importanza ed ebbero notevole influenza. Dal 1248 al 1275 governò l'arcidiocesi di Rouen con saggezza e zelo pastorale. Era amico e consigliere di s. Luigi, re di Francia, e lo accompagnò anche a Tunisi, durante la Crociata del 1270. Nel 1274 partecipò al II Concilio di Lione. Il suo diario, ossia il Regestum visitationum (ed. Th. Bonnin, Rouen 1832), oltre ad essere la testimonianza della sua molteplice attività è anche lo specchio della vita spirituale dell'epoca e per questo di grande valore storico.
BibL.: R. Ménimée, E. R., frère mineur, in Rev. d'hist. franctic., 8 (1931), pp. 127-68; O. Lottin, Une question disputée d'O. R. sur le libre arbitre, in Rev. thomiste, 36 (1931), pp. 886 893; B. Pergamo, Il desiderio innato nelle questioni inedite di O. Rigaldi, in Studi francesi., 32 (1935), pp. 414-36; 33 (1936), pp. 76-108; F. Pelster, Beiträge zur Erforschung des schriftl. Nachlasses O. Rigaldi, in Scholastik, 11 (1936), pp. 518-42; B. Pergamo, De quaestionibus ineditis O. Rigaldi, in Arch. Fran. cisc. hist., 29 (1936), pp. 1-54, 308-64; P. Andrieu-Guitrancourt, L'architologue E. R., Parigi 1938; V. Henawinet, Eudes de Rome, E. R. et la Somme d'Alexandre de Hales, in Arch. Francius. hist., 33 (1940), pp. 3-54; O. Lottin, Psychologie et morale aux XIXet XILIr siècle, I, Lovanio-Gembloux 1942; II, ivi 1948 (v. indice); Alexandri de Hales, Summa theologica, IV, Prolegomena, Quaracchi 1948, pp. cCExviII-ccXXxiv con ampia bibl.; K. Lynch, The alleged fourth book on the Sentences of Odo R., in Franciscan studies, 9 (1949), pp. 87-143; L. Oliger, Expositio quatuor Magistrorum super regulam Prairum. Minorum, Roma 1950.
Gedeone Gál
RIGAUD (Rigaldi), Jean (Johannes). - Teologo francescano, n. nella diocesi di Limoges, m. ad Avignone prima del 16 sett. 1323. Entrò nell'Ordine quando, come riferisce lui stesso, erano ancora in vita molti frati che conobbero s. Antonio di Padova. Fu penitenziere apostolico; il 21 febbr. 1317 venne nominato vescovo di Tréguier (Bretagna).
Scrisse: Vita b. Antonii, una delle fonti principali della vita del Santo (ed. F. M. d'Araules [Delorme], La vie de st Antoine de Padoue, Bordeaux-Brive 1899; trad. it., Quaracchi 1902), Formula confessionum, dedicata a B. Frédol, vescovo di Frascati; Compendium theologiae pauperis, ed. a Basilea 1591, sotto il nome di s. Bonaventura, senza la lunga serie degli schemi di sermoni domenicali e quaresimali che lo seguono nei manoscritti. L'opera è una compilazione basata principalmente sul Compendium theologicae veritatis di Ugo di Strasburgo. R. nel suo Compendio rimanda alla sua Expositio Missae e dice di avere scritto anche sermoni domenicali. Queste due opere non sono ancora state ritrovate.
BibL.: C. Eubel, Bull. Francisc., V, Roma 1898, n. 250. p. 107; B. Kruitwagen, Narratiuncula de indulgentia Portiunculae ex libro - Compendium Theologiae pauperis - depromptio, in Arch. Francisc. hist., 2 (1909), pp. 407-11; L. Oliger, Chronica, ibid., 13 (1922), p. 245 sgg.; M. Grabmann, Mittelalterliches Geistesleben, Monaco 1926, pp. 179-81; A. Tversert, La - Formale Confessionum - du frère mineur 7. R., in Misc. A. de Meyer, II, Lovanio 1946, pp. 651-76.
Gedeone Gál
RIGENERAZIONE (TEOLOGIA). - Principale ef-
fetto positivo della giustificazione, attuantesi nel Battesimo (v. battesimo; misteri; orfici misteri; palingenesia; sincretismo).
RIGENERAZIONE (SCIENZA). - Una delle proprietà generali degli organismi viventi è la regolazione (v.), proprietà che permette la preservazione dell'unità dell'organismo, ovvero dell'individuo. I fenomeni di r. sono uno degli aspetti di questa proprietà.
Durante le fasi di sviluppo di un organismo e nel successivo periodo dell'adulto e della senescenza, sino alla morte, continuamente vengono fisiologicamente a distruggersi cellule e parti, e di continuo l'organismo le ricostituisce mediante una r. fisiologica sempre adeguata allo stadio del ciclo vitale. Così pure cause accidentali o traumatiche possono vedere più o meno profondamente un organismo, e questo, se la lesione ne permette la vita, in grado più o meno grande secondo la posizione per gli animali nella scala zoologica, rigenera la parte o, con un processo rigenerativo più limitato, la ripara con la cicatrizazione.
Vanno pertanto distinte le r. fisiologiche da quelle traumatiche. R. e cicatrizazione sono due aspetti di uno stesso processo di riparazione, e anche la cicatrizazione, come la r., comporta la r. di connettivo e di epitelio; tuttavia, negli organismi dotati di grande proprietà rigenerativa la cicatrizazione rappresenta un processo antagonista della r. dell'organo: se ad una salamandra acquaiola si taglia la coda essa viene rigenerata, ma se, dopo l'amputazione, si cuciomo i lambi cutanei, così da accelerare la cicatrizazione, non si ha più la r. di una nuova coda.
Pur essendo i processi rigenerativi degli animali, in linea generale, tanto maggiori quanto più in basso si trovano nella scala zoologica, pur vi sono notevoli eccezioni per cui animali di gruppi inferiori, sia degli invertebrati come dei vertebrati, ne presentano assai scarsi. Cosi si osserva che le forme dotate di vaste proprietà rigenerative, ad es., della coda e degli arti, sovente presentano una grande facilità di autotomia di questi organi, come gli arti dei decapodi o la coda delle lucertole.
I fenomeni rigenerativi, che portano alla reintegrazione dell'individuo minorato, appaiono come tipicamente finalistici. Tuttavia alcune condizioni possono apparentemente porre in dubbio questo concetto. Note a questo proposito sono le r. multipli, per cui al posto di un organo asportato se ne rigenerano più d'una, cosi che la funzionalità rimane fortemente compromessa. Ben noti sono i casi di r. multipla degli arti di anfibi, della coda di lucertole, della lente cristallina dell'occhio di tritoni, ecc.
Nella r. fisiologica, quale può essere considerata come esempio la continua formazione dell'epidermide (anche nell'uomo), man mano che gli strati più esterni correificano e si disquamano, si trova nel tessuto uno strato o una zona con carattere embrionale che continuamente, mediante riproduzioni cellulari, riforma il nuovo tessuto. Si chiamano, queste, zone germinali o cambiali.
Nella r. traumatica si considerano, secondo gli ormai classici concetti del Morgan, due condizioni : l'epimorfosi e la morfallassi. Nel primo caso si attiva nella regione crunata del moncone un tessuto a carattere embrionale, che, per moltiplicazione cellulare, riproduce l'organo asportato; nel secondo caso, invece, sono le cellule vecchie che si riordinano, si differenziano e riacquistero proprietà riproduttive. In ogni caso, l'organo che si riproduce con tali processi non risegue il meccanismo embrionale con cui si è formato la prima volta. Un caso particolare della r. è quello della eteromorfosi per cui al posto di un organo se ne rigenera un altro; tipico esempio è quello dei gamberi (Palemon) che al posto di un occhio rigenerano una antenna.
Come si è detto, più si sale la scala zoologica, più limitati sono i processi rigenerativi; questo va messo in relazione alla condizione antagonista tra differenziamento e r., differenziamento che è sempre maggiore salendo la scala zoologica.
Nei mammiferi e nell'uomo tali processi sono ridotti
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a r. fisiologiche a carico dei tessuti labili, quali gli epiteli, alcune ghiandole e il sangue, mentre la r. traumatica si riscontra solo per il tessuto osseo, a carico del periostio, dei connettivi in genere e degli epiteli con processi di cicatriceazione. A carico del tessuto nervoso non si ha la r. di cellule, mentre invece possono rigenerare le fibre, specie quelle a percorso periferico nei nervi. Nei centri si ha r. di nevroglia.
I processi rigenerativi di alcuni animali e di molte piante collegano questo processo con la riproduzione e precisamente con la riproduzione vegetativa. Tali sono i casi di divisione o di scissiparità dei protozoi, degli anellidi, di molti celenterati, ecc. Questo può essere un processo naturale con cui alcune forme si riproducono, oltre che col meccanismo sessuale (v. riproduzione), come può verificarsi anche traumaticamente e accidentalmente. Cosi se tagliano in due un lombrico, una parte rigenera la testa e l'altra la parte caudale e si "regolano" due individui completi. Un altro caso di r. è la ricostituzione. E scato descritto da Wilson nelle spugne: se si passa una spugna al setaccio, isolando così le varie cellule, e si raccolgono su un supporto, esse si riaggregano, in gran parte muoiono, ma quelle che sopravvivono, dotate di potenze multiple, ricostituiscono il nuovo corpo animale.
Bibl.: Ch. Cluik. Individuality in organism. Chicago 1915; A. Perroncito, R. e trapianti, Torino 1917; M. Abeloos, La régénération et les problemes de la morphogenèse, Parigi 1922; E. Korscholt, Regeneration und Transplantation, Berlino 1927; G. Cotronei, Biologia e zoologia generale, Roma 1942.
Alberto Stefanelli
RIGHETTI, IgINo. - Promotore, fondatore e primo presidente (1933) del Movimento laureati di Azione Cattolica (v.), n. a Riccione il 3 marzo 1904, m. a Roma il 17 marzo 1939.
Fu uno dei più valorosi rappresentanti della rinnovata attività del laicato cattolico nel periodo che vide l'affermazione del fascismo in Italia e l'opposizione del regime alle organizzazioni giovanili cattoliche. Reggenze della FUCI (v.) nel 1925, in un momento di gravi difficoltà per la Federazione dopo il Congresso di Bologna, e poi presidente, non solo diede largo impulso all'attività della FUCI ma le impose, con feconda azione personale, quel carattere che ha poi qualificato la FUCI stessa per il suo impegno culturale e formativo. Fra le sue opere vanno ricordate, oltre al Movimento laureati, l'organizzazione della Pasqua universitaria, i Convegni dei laureati, che per un certo periodo hanno tenuto il luogo delle settimane sociali dei cattolici italiani, le Settimane di cultura religiosa a Camaldoli, l'editrice Studium; fra le idee, l'affermazione della necessità e la promozione di attività culturali qualificate e impegnative da parte del1'A. C. Queste idee sono ampiamente illustrate nei suoi scritti che arricchiscono il foglio ufficiale della FUCI, Azione fucina, da lui fondato nel 1928, e la rivista Studium (v.) da lui portata ad autorevole voce della cultura cattolica.
Biel.: G. Dore, Giandomenico Pini, Todi 1936, passim; Il Movimento laureati di Azione Cattolica, notizie e documenti, Roma 1947; A. Baroni, I. R., Roma 1948. Silvio Golzio
RIGNANO FLAMINIO. - Al xxvi miglio della Via Flaminia, adagiato ai piedi del Soratte, si distende R. F. che, con la denominazione di Castrum Rinianum, è ricordato in un documento del 964; nel 1116 figura quale territorio appartenente alla chiesa di S. Cecilia in Trastevere.
R. F. ha due insigni monumenti paleocristiani : un cimitero sotterraneo ad occidente dell'abitato e una antica chiesa ad oriente. Il cimitero cristiano venne in luce nel 1651 sulla sinistra della Via Flaminia in un'area detta di S. Laurenziano, appartenente alla chiesa collegiata di R., dedicata ai ss. Vincenzo e Anastasio. Vi si rinvennero allora tre gallerie cimiteriali cristiane con sepolcri intatti, come risulta da un manoscritto dell'Archivio

Rignano Flaminio - Pianta del cimitero sotterraneo (sec. iv). Da un disegno del sec. xvili. conservato nell'Archivio di R. F.
di detta collegiata. Nel 1702 vi si recò il custode delle reliquie mons. M. A. Boldetti il quale vi osservò «una cappella rotonda piena di sepolcri e... alcune sagre picture». Il cimitero venne poi sterrato nel 1745 dal vicario foraneo G. B. Tomai e nel 1746 dai fossori del Sacrista. Alla fine del sec. xvili, fu sacrificata una parte del cimitero per costruire un oratorio in onore di s. Teodora patrona della famiglia Savelli, e un piazzale antisiante. Nel 1857 vi si recò G. B. De Rossi il quale trascrisse e pubblicò le iscrizioni datate graffite sui loculi ormai aperti e violati, contenenti le date dal 336 al 424. Una relazione del Sacrista è nel cod. Vat. lat. 9023, f. 38. Nel 1908 e nel 1946 il cimitero fu restaurato dalla Pont. Commissione di archeologia sacra. Ad oriente dell'abitato, alle scoscese pendici di un colle, si erge la chiesa in onore dei ss. Abbondio e Abbondanzio. L'edificio si compone di due parti distinte: la prima è a grossi blocchi di tufo squadrati provenienti da un precedente edificio; la seconda è in muratura a cortina; in ciascuna delle due parti sono inseriti frammenti marmorei, cippi, basi, capitelli e un arco di tabernacolo con la caratteristica decorazione del sec. viit a treccia. Un cippo posto da un'Attlia Marcella alla memoria del marito C. Clodio Fabato (CIL, XI, 1, 3963) contiene tre esametri di singolare concetto che sono stati ritenuti da alcuni come cristiani e che si vedono ripetuti in un cippo trovato a Niebla, presso Siviglia in Spagna (CIL, II, suppl., p. 856 , n. 591). Nella congiunzione delle due parti si elevò un alto campanile a tre piani con bifore, del sec. xi. L'interno è ad unica navata; tre pilastri con capitelli ornati con una croce greca sostengono tre archi acuti; le pareti f