rews, vescovo di Chichester, con la Tortura Torti (Londra 1609), a cui risposero due confratelli del cardinale. La controversia gallicana (1610-12) ebbe origine dalla pubblicazione postuma e anonima dell'opera del giurista cattolico Guglielmo Barclay: De potestate papae (Londra 1609), ove l'autore propugnava l'assoluta indipendenza del potere civile da quello ecclesiastico, negando al Romano Pontefice qualunque potere, anche indiretto, sulle cose temporali: nella sua requisitoria antipapale il Barclay attaccava in modo particolare il De Romano Pontefice del B. Il cardinale confutò magi-
## Page 611
stralmente l'opera del defunto giurista, dando nuovi chiarimenti sulla dottrina del potere indiretto, che egli riteneva la migliore espressione della dottrina cattolica in materia. L'opera del B., presentata al Parlamento di Parigi, fu proibita il 10 nov. 1610. Il tempestivo intervento di Paolo V e una lettera del B. alla reggente Maria de' Medici riuscirono a farne sospendere l'esecuzione. Intanto il figlio di Barclay scrisse un libro in difesa dell'opera del padre, a cui rispose un confratello di s. R.
Nell'ultimo decennio il cardinale continuò ad essere - il facchino delle Congregazioni Romane - (cosi era chiamato il B. dai colleghi) sostenendo ulteriori fatiche per il bene della Chiesa: l'amministrazione della diocesi di Montepulciano (1607-11), il protettorato laborioso e fecondo dei Celestini (conciliando i due rami di Francia e Italia), la partecipazione attiva ai famosi processi di Galileo (v.), Giordano Bruno (v.) e Campanella (v.), l'appoggio prestato a s. Francesco di Sales per l'approvazione delle Visitandine (1616), la difesa della dottrina dell'Immacolata Concezione (1616-17). Dopo aver partecipato al Concilio, da cui uscì il 9 febbr. 1612 Gregorio XV, il B., fiaccato dagli anni e dalle fatiche, ottenne di ritirarsi a S. Andrea del Quirinale, ove, visitato dal Pontefice e dai colleghi, piamente mori.
Ritenuto santo da tutti, la sua causa di beatificazione ebbe inizio l'anno dopo la morte e non si concluse che nel 1923. Il ritardo è dovuto a un complesso di circostanze storiche, tre cui emergono le animosità delle corti gallicane e il non breve periodo in cui la Compagnia fu soppressa. L'eroicità delle virtù dell'insigne cardinale, riconosciuta a voce, ma non ufficialmente, da Benedetto XIV, fu proclamata da Benedetto XV nel luglio 1920. Beatificato nel 1923 e canonizzato il 29 giugno 1930 da Pio XI ebbe, il 17 sett. 1931, il titolo di dottore della Chiesa.
Orere. - Autore straordinariamente fecondo, il B. toccò quasi tutti gli argomenti della scienza ecclesiastica.
1. Controversia teologica. - Il suo capolavoro sono le Disputationes de controversiis christianae fidei adversus

(per cortesia del p. Archivista della Pont. Univ. Gregoriana) Roberto Bellarmino, santo - Lettera con la quale il B. offre le sue Disputationes alla Biblioteca del Collegio Romano ( 12 dic. 1608). Roma, Archivio della Pont. Univ. Gregoriana.
huius temporis haereticos ( 3 voll., Ingolstadt 1586-93; $2^{\text {a }}$ ed. riveduta dall'autore, 4 voll., Venezia 1596 , che fu il modello di tutte le seguenti, molto numerose, di cui le più apprezzate sono: Parigi 1608, Praga 1721, Roma 1832-33), in cui svolge tutta la dottrina controversa tra cattolici e protestanti, in un piano semplice e completo : I. Cateто: 1. Parola di Dio, rivelata (Ispirazione), scritta (Bibbia) e tramandata oralmente (Tradizione); 2. Verbo Incarnato, Capo della Chiesa: Trinità, Incarnazione, Unione Ipostatica, scienza umana di Cristo, discesa all'inferno; mediazione di Cristo; 3. il Sommo Pontefice, Vicario di Cristo: primato del romano pontefice, il papa e l'anticristo, l'infallibilità, potere del papa in temporalibus. - II. Chiesa: 1. riunita in Concilio e dispersa nel mondo; 2. membri della Chiesa militante (chierici, monaci, laici); 3. Chiesa sofferente: purgatorio; 4. Chiesa trionfante (felicità e culto dei santi, culto delle immagini e delle reliquie, pratiche di pietà verso i santi). - III. Sacramenti: 1. in genere; 2. in specie (Battesimo e Ciresima; Eucaristia reale presenza, sacramento, sacrificio; Penitenza ed Estrema Unzione, Ordine e Matrimonio). IV. Grazia: 1. stato primitivo dell'uomo; 2. peccato originale; 3. restaurazione per opera di Cristo (comunicazione della Grazia; predestinazione; Grazia e libero arbitrio); 4. giustificazione e merito.
Il B., in occasione dei numerosi dibattiti religiosi, di cui fu pars magna, sviluppò, in ulteriori scritti, punti particolari toccati o abbozzati nell'opera maggiore. I principali sono: De exemptione clericorum (Parigi 1599), che in seguito fu incorporato al De membris Ecclesiae nelle Controversiae; De indulgentiis et iubilaeo (Colonia 1599) redatto in preparazione del giubileo del 1600 . Particolarmente interessanti, per la storia della Chiesa e della teologia, sono le risposte del B. agli attacchi diretti contro Roma nelle varie circostanze, cui si è accennato sopra: Indicium de libro Concordiae (Ingolstadt 1585) fonte critica al celebre libro simbolico del luteranesimo; De translatione imperii Romani a Graecis ad Francos (Anversa 1589): risposte a Flacio Blírico, che negava la traslazione dell'impero fatta per autorità pontificia; in occasione dell'interdetto su Venezia s. R. rispose al Sarpi e compagni con 4 opuscoli in lingua italiana, poi tradotti in latino.
2. Esegesi. - In omnes Psalmos dilucida expustio (Roma 1611); più di 30 sono le successive edizioni: sebbene non immune da alcuni errori d'interpretazione letteraria (il B. era un autodidatta in lingua ebraica), tuttavia questa dotta expustio, soffusa di intima pietà, contribuì a fare conoscere al clero il valore dottrinale e ascetico del Salterio; De editione latina vulgata, quo sensu a Concilio Tridentino definitum id, ut ea pro authentica habeatur (postuma, Würzburg 1749).
3. Ascetica. - Numerosi opuscoli rivelano l'intenso suo fervore: De ascensione mentis in Deum (Roma 1615); De aeterna felicitate sanctorum (ivi 1616); De gemitu columbae seu de bono lacrymarum (ivi 1616); De septem verbis a Christo in Cruce probatis (Anversa 1618); De arte bene moriendi (Roma 1620); De cognitione Dei (postumo, Lovanio 1861).
Per quelle persone, cui Dio ha data maggior responsabilità sociale, il Santo dettò precise norme per la santificazione personale e per il buon governo della Chiesa e dello Stato: De officio primario Summi Pontificis et eiusdem Pontificis responsiones (in appendice alle Epistolae familiares); Admonitio ad episcopum Thesenensem, nepotem suum, quae necessaria sint episcopo qui vere salutem suam aeternam in toto ponere velit (Parigi 1616); De officio principis christiani (Roma e Anversa 1619), dedicato al principe Ladislao, figlio del re polacco Sigismondo III.
4. Oratoria. - S. R. fu un predicatore assiduo, che non curò tanto l'eleganza dello stile quanto la vigoria del ragionamento e la solidità del contenuto dottrinale : Conciones habitae Lovanii (Colonia 1615); Exhortationes domesticae (postumo; Bruxelles 1899). Il p. Tromp cura ora gli Opera oratoria postuma ( 10 voll., Roma 1940 sgg.: sono già usciti vari volumi).
5. Storia. - De scriptoribus ecclesiasticis (Roma 1613) : elenco degli autori cristiani dalle origini al 1500.
## Page 612

(per cariscia del p.Aristocla della Pont. Univ. Gregoriana) Roberto Bellarmino, santo - Una pagina delle Disputationes de controversiis christianae fidei adversus huius temporis haereticus. II, Venezia 1590, coll. 373-74 con correzioni autografe del B. Si tratta dell'esemplare ricordato nella lettera del 1608 - Roma, Archivio della Pont. Univ. Gregoriana.
Dietro istanza di Muzio Vitelleschi, allora assistente di Italia, il B. scrisse l'Autobiografia (1613), come documentazione per la storia della Compagnia di Gesù : questa narrazione, che riflette il candore del Santo, fu un'arma in mano agli avversari. Recognitio librorum omnium R. B. (ivi 1607) : una specie di retractationes di tutta la produzione scientifica.
6. Catechetica. - Largamente diffuse furono le sue opere: Dottrina cristiana breve (Roma 1597); Dichiarazione più copiosa della dottrina cristiana (ivi 1598). Per altre opere edite e inedite v. X. le Bachelet, Anctarium Bellarminianum, Parigi 1913.
Le Opera omnia ebbero le seguenti principali edizioni : 7 voll., Colonia 1619-20; Parigi 1619, Venezia 1722-29; 8 voll., Napoli 1836-62; 12 voll., Parigi 1870-74.
Valutazione. - S. R. B., che per acume di ingegno (come risulta dal suo atteggiamento personale nella controversia de auxiliis) e per sensibilità teologica (era ben capace di creare nuove teorie, ad es., sulla Grazia, sul potere del papa) poteva essere un secondo card. Gaetano, preferi un'altra via. Pur riconoscendo l'alto valore della speculazione medioevale (è una favola la sua opposizione alla scolastica), in particolare di quella tomistica, tuttavia, da uomo sensibile ai problemi dell'ora, intui che dopo gli attacchi del protestantesimo occorreva respingere l'avversario sullo stesso campo e con le stesse armi. Il contatto diretto avuto, nel fior degli anni, a Lovanio con l'eresia protestante, nelle sue varie forme e derivazioni, contribui a dare al suo poderoso ingegno quell'insospettato successo.
II B., servito da un particolare senso di concretezza, combatté il protestantesimo della seconda generazione,
che per una specie di ripiegamento su se stesso aveva cercato di dare alle esperienze personali di Lutero e di Calvino un apparato di prove, tratte dalla Scrittura e dai primi scrittori ecclesiastici, che avrebbero dovuto giustificarle agli occhi dei numerosi seguaci. Pertanto nelle Controversiae del B. non si deve cercare il Lutero della storia, quello dalle profonde e talora sincere commozioni interiori, ma il Lutero ormai fissato in lineamenti a lui imposti dagli ammiratori della seconda ora. Il teologo del Collegio Romano lottò contro il luteranesimo freddo e togaso di Melantone, soprattutto di Martino Chemnitz, del quale si diceva: si Martinus [Cheminitz] non fuisset, Martinus [Lutherus] non stetisset.
La sua lotta fu piena e volle essere tale, per far ripiegare il nemico su tutta la linea. I suoi predecessori avevano risposto a questa e a quella difficoltà, il B. volle rispondere a tutte e pertanto la sua opera è una vera summa di tutte le controversie antiprotestantiche. Il metodo seguito rispecchia le esigenze del momento, di quella particolare struttura mentale che l'umanesimo e la «Riforma» avevano creato e diffuso in tutta Europa: Scrittura, documenti, storia, non sillogismi, non speculazioni o litigi di scuola. La tattica bellarminiana ebbe presente questa psicologia del controddittore e pertanto le sue risposte sono dosate e pertinenti. Dopo l'esposizione della dottrina protestante attinta a fonti dirette (nessun cattolico, forse, nel' 300 lesse, a Lovanio, più opere eretiche del B.) e fatta con ampiezza non usuale (onde alcuni cattolici si scandalizzarono) anche se le parti non sempre appaiono ben articolate, l'autore oppone l'inseguimento cattolico, che attinge dai testi biblici, interpretati letteralmente dalla patristica, di cui, per l'epoca, mostra ampia e profonda conoscenza. La Scrittura non è presa nel suo significato pieno e complesso, come le può fare il biblialo moderno, che ha di tutta la Rivoluzione scritta una conoscenza organica, ma è usata come locus theologicus, nel senso di Melchior Cano, come argomento ad hoc. Con lo stesso criterio attinge dai Padri, di cui cita il testo caratteristico, che risponde a quella particolare negazione; il contesto è trascurato. Della ragione il B. fece quell'uso che poteva interessare e muovere una mente protestante : mise in luce l'aspetto morale della dottrina cattolica, il suo intimo nesso con la vita reale, con l'esigenza di una logica naturale e incontrovertibile. Per quanto oggi sembri povero e scarno questo bagaglio del grande controversista del sec. xvı, è da ricordare che ottenne lo scopo desiderato, poiché il successo fu immediato, largo e duraturo. I protestanti implicitamente riconobbero che la risposta era superiore all'attacco : ad Heidelberg nel 1600 si fondò un Collegium antibellarminianum e per mezzo secolo l'opera del Santo fu il bersaglio principale della polemica anticattolica : più di 200 opere si scrissero contro le Controversiae.
I cattolici sentirono tutta la fierezza di avere un tale difensore: sono noti i lusinghieri giudizi del card. Baronio e di s. Francesco di Sales. Lodi non puramente convenzionali, poiché tutta la teologia dei secc. xvit-xix, in parte del secolo nostro, è tributaria, nella sua struttura fondamentale, del metodo instaurato dal B.
La sua opera e il suo metodo hanno inciso profondamente nella storia della Chiesa e della teologia, le sue dottrine sul Papa e sui Sacramenti (p. ex., sull'epus operatum) hanno arrischito la tradizione dottrinale del cattolicesimo, i suoi opuscoli spirituali hanno nutrito la pietà di tante anime, il suo catechismo, ispirato alla concretezza mentale del popolo, ha istruito per secoli tanta parte della cristianità, la sua dedizione a Cristo e al suo Corpo Mistico fu tale, da essere esempio più ammirabile che imitabile.
Bibl.: sulla vita: J. Fulgatti, Vita del card. B., Roma 1624; D. Bartoli, Dalla vita di R. card. B., ivi 1678 ; J. B. Coudect, Le vèn. R. B., 2 voll., Parigi 1893; P. Tacchi Venturi, Esame delle nuove accuse contre R. B., Roma 1923; J. Brodrick, The life and Work of M. Robert B., Londra 1928; A. Finachi, S. R. B., Roma 1930; P. Dudon, B. (saint), in DHG. VII, Parigi 1034, coll. 798-824. Sulle opere e il pensiero: X. le Bachelet, s. r. in DThC. II, coll. 560-99; J. de la Servière, La thèol. de B., $2^{\text {e }}$ ed., Parigi 1909; G. Demanici, La genesi, le vicende e i giudizi delle controversie bellarminiane, in Gregorianum, 2 (1921), pp. 517 542; J.M. Dalmau, B. y la nociún de sacrificio, ibid., pp. 543-78; A. Vaccari, Note del ven. B. sul Genesi, ibid., pp. 579-88;
## Page 613
F. Segarra, S.R.B. y el primado del Romano Pontefice, in Raxin y Fe, 90-93 (1930), pp. 5-21; L. Izaga, Ideas políticas de s. R. B., ibid., pp. 12-28, 118-37; E. Raitz v. Fronte, Die accettish. Schriften des Kard. B., in Zeitschr. für Assess und Mystik, 5 (1930), pp. 212-33; J. Gommel, Die Lehre des Kard. B. über Kirche und Staat, in: Scholastik, 5 (1930), pp. 327-79; J. Brodrick, B. doctor of the universal Church, in The month, 1931, pp. 401-91; X. le Bachelet, B. et Giordano Brama, in Gregorianum, 14 (1933), pp. 193-210; F. X. Arnold, Die Staatstlehre des Kard. B., Monaco 1934; A. Bernier, Un cardinal humaniste, s: Robert Bellarmin et la musique liturgique, Montreal 1933; E.A. Ryan, The histor. scholarship of S. B., Nuove York 1936; M. Grabmann, Stor. della teol. cati., trad. it., $2^{\circ}$ ed., Milano 1939, pp. 227-28; V. de Montschoud, La place de st R. B. dans la théologie, in Mélanges théolog., Parigi 1946, pp. 129-37. Antonio Piolanti
ROBERTO CECCHETTO da Nove. - Predicatore cappuccino, n. a Nove il 18 nov. 1869, m. a Udine il 23 ag. 1939. Fattosi cappuccino (professione solenne nel 1902), iniziò subito la sua predicazione in Italia e all'estero, la quale durò 30 anni.
Preciso e aggiornato negli argomenti, segul con passione problemi e studi sociali e filosofici per cogliere il buono e l'utile da opporre agli errori del tempo, fondendo il pensiero in forme inimitabili di maschia eloquenza. Pubblicò numerosi articoli, discorsi, conferenze, panegirici, un manuale di oratoria (Vicenza 1933, riedito sotto il titolo Ministerium verbi l'anno seguente) e Le piccole virtù (2 voll., ivt 1933-37).
Stoll: G. Crisostomo da Cittadella, Biblioteca dei Fr. Min. Capp. della presiincia veneta, Padova 1944, pp. 232-44. Giovanni Crisostomo da Cittadella
ROBERTO PULLEYN (Robertus Pullus). - Teologo e cardinale, n. in Inghilterra nella seconda metà del sec. xi, m. a Roma tra il sett. e il dic. del 1146. Arcidiscono di Rochester, maestro di teologia a Oxford (1133), poi a Parigi (ca. 1140; cf. s. Bernardo, Ep., 205: PL 182, 372). Verso il 1144 fu creato cardinale e cancelliere della Chiesa Romana.
Gli sono attribuiti : Sermones, Commentaria in Apoc. et in Psalmos, De contemptu mundi, ma la fama teologica è dovuta ai Sententiarum libri VIII (PL 186, 6391010) scritti prima del 1142 , in cui tratta tutto il dogma. Inferiore per l'ordine e l'erudizione patristica ad Abelardo e Pier Lombardo, l'opera del Pullo eccelle per certa vigoria dialettica, per il rispetto al Magistero della Chiesa, per qualche atteggiamento personale, ad es., sulle prove dell'esistenza e sull'essenza di Dio, sulla natura del peccato originale, che contro l'opinione allora comune ritiene non consistere nella concupiscenza, sui rapporti tra il potere religioso e civile.
Bibl.: E. Amann, s. v. in DThC, XIII, coll. 2723-54; F. Pelster, Einige Angaben über Leben und Schriften des Robertus Pullus, Kardinals und Kanzlers der vöo. Kirche, in Scholastik, 12 (1937), pp. 239-47; A. Landgraf, Literarhister. Bemerkungen zu den Sentenzen des Robertus Pullus, in Traditio, 1 (1943), pp. 210-22; J. De Ghellinck, Le mouvement théol. du XIIe siecle, $2^{\circ}$ ed., Bruges-Parigi 1948, pp. 181-82 e passim. Antonio Piolanti
ROBERTSON, William. - Storico, n. a Borthwick (Midlothian) in Scozia il 19 sett. 1721, m. a Grange House (Edimburgo) I' 11 giugno 1793.
Ministro presbiteriano, ebbe ampi riconoscimenti per la sua History of Scotland, che gli frutto la carica di principal della Università di Edimburgo (1768).
In ogni sua opera v'è sforzo continuo di comprensione, spesso una notevole penetrazione, sempre dignità di stile e accuratezza di preparazione. Nella sua formazione culturale confluiscono indubbiamente i motivi più diffusi dell'illuminismo (il suo debito verso Voltaire e Montesquieu, per certe impostazioni di problemi, ed i criteri interpretativi, è evidente) ma la sua fede religiosa, la sua posizione politica, e soprattutto l'ambiente della Select Society (di cui facevan parte, fra l'altro, A. Smith e D. Hume) vi ebbero un peso assai più importante. Le sue opere sono : The history of Scotland during the reigns of queen Mary and of king fames VI until his accession to the Crown of England (2 voll., Londra 1759),
che affermò la sua fama di storico e fu assai discussa, perché troppo tenera per alcuni, troppo dura per altri, nei riguardi di Maria Stuarda; The history of the reign of the emperor Charles V ( 3 voll., ivi 1769, che fu posta all'Indice il 31 genn. 1777 per la sua visione protestantica sul cattolicesimo e il Pontificato romano), la cui introduzione (View of the progress of society in Europe from the subversion of the Roman Empire to the beginning of the sixteenth century) è il primo, vigoroso tentativo di una visione organica del medioevo, visto tuttavia essenzialmente come lenta ed oscura preparazione dell'Europa moderna; The history of America (2 voll. Londra 1777). limitata all'espansione spagnola e portoghese, ampliata con la storia delle prime colonie inglesi nell'edizione postuma del 1796; An historical disquisition concerning the knowledge which the ancients had of India (ivi 1791). Ed. completa delle opere a cura di D. Stewart, 12 voll. (ivi 1817).
Bibl.: L. Stephen, Hist. of English thought in the XVIII cent., I, $3^{\circ}$ ed., Londra 1902, p. 446 sgg.; Th. P. Peardon, The transition in English histow. writing (1780-1830), Nuova York 1933; R. Pascal, Property and Society. The scatish hister, school of the XVIII cent., in The modern quart., 1 (1938), p. 167 sgg. Sull'opera storica: J. R. Black, The art of history, Londra 1923, p. 117 sgg.; B. Porr, W. R. als Historiker und Geschichtspbilsoph. Phil. Diss., Münster 1929; G. Falco, La polemica sul medineca, I. Torino 1932, pp. 147-89; E. Fuster, Storia della storiografia nod., trad. it., II, Napoli 1944, pp. 40-42 e passim; F. Meinecke, Die Entstehung des Historismus, 2 ed., Monaco 1946, pp. 241-47; G. Falco, introd. s. W. Robertson, I progressi della civiltà europea dalla caduta dell'Impero rom. agli inizi del sec. XVI, trad. it., Torino 1931, pp. 12-222 (cf. D. Cantimori, in Società, 8 [1952], pp. 250-54). Francesco Scarale
ROBESPIERRE, MAXIMILIEN-MARIE-IsIDORE. Uomo politico, uno dei protagonisti della Rivoluzione Francese, n. ad Arras il 6 maggio 1758, ghigliottinato a Parigi il 28 luglio 1794. Trascorse la giovinezza in provincia, coltivando le lettere ed esercitando l'avvocatura; eletto nel 1789 deputato agli Stati Generali, per il temperamento serio e freddo, l'eloquenza greve e sentenziosa, non acquistò eccessive simpatie. Conquistò tuttavia lentamente l'Assemblea e la Société des amis de la Constitution, poi Club des Jacobins, e ne divenne presidente il 24 marzo 1790 .
Già nel 1789 sostenne il suffragio universale, l'assoluta uguaglianza dei diritti, la difesa degli Ebrei, degli uomini di colore, degli schiavi; raccomandò l'assistenza agli ecclesiastici poveri, combatté i privilegi della nobiltà, con un'azione tutta tesa alla più larga e intransigente attuazione e difesa dei "principi" della Rivoluzione e delle sue "conquiste": in tal senso tenne alcune centinaia di discorsi fra il 1789 ed il 1791 . Nominato il 5 ott. 1790 presidente del Tribunale di Versailles, il 15 maggio 1791 accusatore pubblico presso quello di Parigi, sostenne risolutamente l'esclusione dei "costituenti" dalla Assemblea legislativa: s'oppose, dopo Varemes, al ristabilimento del Re nelle prerogative regali. Combatté la politica bellicosa dei girondini, che avrebbe diviso la Francia e portato alla solidarietà europea contro la Rivoluzione; di fronte al pericolo dell'invasione, fu l'anima del movimento che chiese la destituzione di Luigi XVI e la convocazione della Convenzione (luglio 1792). L'11 ag. divenne membro del Consiglio generale della Comune e ne accentuò la funzione autogonistica nei riguardi dell'Assemblea, che ne subì la pressione : il 17 rifiutò la presidenza del Tribunale rivoluzionario; il 5 sett. fu eletto da Parigi in testa ai suoi rappresentanti alla Convenzione, che vide il suo lungo duello con la Gironda. Volle il pronto giudizio di Luigi XVI, per ragioni di salute pubblica. Dal 31 maggio al 2 giugno diresse l'insurrezione contro i girondini: il 27 luglio entrò, vittorioso, nel Comitato di Salute Pubblica. La situazione della Francia era disastrosa : le frontiere aperte all'Europa coalizzata, i realisti trionfanti in Vanden, Corsica, Tolone; in armi i girondini in Normandia e Provenza, mentre s'acuiva la crisi economica, aggravata da voci p source di congiure e tradimenti. R. ed il Comitato riuscirono a fronteggiarla me-
## Page 614

(do L. Gualine, Les ipnistoires de la Révolution, Parigi 1858, p. 51) RoBESPIERRE, MAXIMILIEN - MARIEIrmang - R. in posd alla tribuna. disegno dal vero (autore ignoto)- Parigi, Biblioteca nazionale, Gabinetto
diante il Terrore: alla fine del 1793 le armate rivoluzionarie erano all'offensiva, l'ordine sostanzialmente ristabilito, ma a prezzo di un'azione spietata in tutti i campi. Stroncata l'opposizione con l'invio alla ghigliottina dell'estrema sinistra (hebertisti) il 24 marzo 1793, dei moderati(Danton, Desmoulins) il 3 apr. Si volse poi verso coloro che della Rivoluzione avevano fatto un "lucroso mestiere». Il 9 termidoro ( 27 luglio 1794), con l'alleanza della Montagna, staccatasi da R., e della Pianura, la maggioranza è perduta per il Comitato di Salute Pubblica
ed i suoi membri vengono arrestati. La Comune, insorta, li libera; ma le truppe della Convenzione irrompono all'Hôtel de Ville, e R., che ha tentato di suicidarsi, è giustiziato il giorno seguente con i suoi fedeli.
Convinto che l'uguaglianza civile e politica fosse inconciliabile con un regime di eccessiva disuguaglianza sociale, R. tendeva ad una democrazia di piccoli proprietari e di artigiani indipendenti, avversando le tendenza socialisteggianti o comunisteggianti dell'estrema sinistra. Nel campo religioso, combatté la sistematica scristianizzazione della Francia, perché portava all'ateismo, atteggiamento "aristocratico" e pericoloso per la morale pubblica e privata : donde i numerosi interventi in tema di libertà dei culti, tentò la sostituzione del culto dell'Easere Supremo e della Natura - religione "civica", "patriottica" con molte risonanze russoiane - alla religione tradizionale, per liquidare insieme le resistenze di quest'ultima e recuperare a vantaggio dello Stato rivoluzionario il radicato sentimento religioso del popolo. Tentativo di scarso successo, nato, come la separazione della Chiesa dallo Stato, dal fallimento sempre più irrimediabile della politica religiosa della Costituente dell'89. L'opera di R. troppo era incentrata nella sua persona; non fu compresa da quegli stessi per cui lavorava.
Biel.: opere: Oeuvres complètes de M. R., a cura della - Soc. des Etudes Robespierristes ", ancora in corso : voll. I-IV, VI, Parigi 1912-30. Per edd. precedenti o parziali cf. repertori cit. sotto. Studi : oltre i più importanti lavori generali e speciali sulla Rivoluzione (cf. P. Caron, Manuel pratique pour l'étude de la Rév. Franc., nuova ed., Parigi 1947, G. Walter, Rép. de l'hist. de la Rév. Franc. (1000-1940), t. I : Personnes, Parigi 1941, pp. 427-75 (ricco, ma non completo). v. E. Hamel, Hist. de R. d'après des papiers de famille..., 3 voll., Parigi 1863-67, da integrare con ricerche più recenti: G. Walter, R., 3 voll., Parigi 1936-40; J. M. Thompson, R., 2* ed., Oxford 1939; fondamentali le ricerche di A. Mathiez, raccolte in parte in Etudes robespierristes, 2 voll., ivi 1897 e 1918; Autour de R., ivi 1929. Sul pensiero sociale e relig. cf. inoltre: A. Mathiez, La Récal. et l'Eglise, ivi 1910; id., La politique sociale de R., in Annales révolutionnaires, 6 (1913), pp. 331-63; M. Leroy, Hist. des idées soc. en France de Montesquieu à R., Parigi 1946; A. Cobban, The political ideas of M. R. during the period of the convention in English hist. review, 1946, pp. 45-86; R. Korigold, R. ed il quarto Etate, trad. it., Torino 1947. Francesco Natale
ROBIGALIA. - Festa del 25 apr. nella religione romana. La divinità cui è dedicata è Robigus o Robigo, maschile secondo gli eruditi, femminile secondo i poeti, inseparabile, comunque dalla " ruggine "del frumento.
La festa è celebrata dal flumen Quirinalis, che sacrifica le interiora di un cane e di una pecora in un boschetto sacro, fuori della città, sulla Via Cloudia. Separata per il più stretto intervallo dai Florales, la festa fa parte di tutto un ciclo di solennità agrarie che determinano il carattere sacrale del mese di apr.
Bist.,: V. Warde Fowler, Rumor Jstitiale, Londra 1899, p. 88 sg.; G. Wissowa, Religion und Kultus der Rumer, $2^{2}$ ed., Monaco 1912, p. 196; J. Frazer, The Fasti of Ovid, III, Londra 1929, p. 406 seg. Angelo Brehch
ROBOAM. - Re di Giuda per 17 anni (932-915 a. C.), figlio e successore di Salomone (v.). All'inizio del suo regno avvenne lo scisma delle tribù settentrionali con la fondazione del Regno autonomo di Israele per opera di Ieroboam I (v.).
Per assicurarsi la fedeltà delle tribù settentrionali, che già dagli ultimi anni di Salomone nutrivano prevenzioni ostili verso la dinastia davidica, per degli aggravi fiscali, convocò in Sichem i rappresentanti delle tribù d'Israele; alla richiesta di alleggiamenti fiscali R. chiese tre giorni per rispondere; quindi, dietro il consiglio degli inesperti giovani suoi coetanei, dimostrò intransigente durezza (I Reg. 12, 4-14). Allora i settentrionali ripudiando la dinastia davidica elessero a re l'ophraimta Ieroboam (v.), richiamato dall'Egitto, ove si era rifugiato per fuggire la persecuzione di Salomone. Avendo R. spedito ai rivoltosi, per ricondurli all'obbedienza, quell'Adoniram che era stato esattore dei lavori di servitu negli ultimi anni di David e per tutto il regno di Salomone (II Sam. 20, 24; I Reg. 4, 6; 5, 13), il messo reale fu lapidato dal popolo furente.
R. qualche tempo dopo progettò una riconquista armata: ma fu dissuaso dalla guerra fratricida, per ordine di Dio, dal profeta Semeia. Così la nazione israelita rimase per sempre divisa in due regni. A R. restò fedele la sola tribù di Giuda, che però incorporava praticamente anche la tribù di Simeone e parte di Beniamin, con un piccolo territorio limitato alla parte meridionale della Cisgiordania; le altre dieci tribù, sotto Ieroboam, formarono il nuovo Regno settentrionale, detto anche "d'Israele" o "di Ephraim" o "del casato di Giuseppe".
Al quinto anno del regno di R. si collega l'incursione in Palestina del faraone Sesac (Sosenq), fondatore della XXII dinastia (943-924 a. C.), avvenuta ca. l'a. 926 a. C. (a. 18-19 di Sesac). Ne rimane memoria anche nell'iscrizione della parete del tempio di Amon a Karnak, l'antica Tebe. Secondo il racconto biblico il Faraone s'impadronì dei tesori del Tempio di Gerusalemme, della casa reale e di molti altri oggetti preziosi, tra cui gli scudi d'oro di Salomone, al punto che R. fu

(fol. Exc. Catt.) ROBOAM - R. conclamato re e innalzato sullo scudo. Miniatura del sec. XII nel cod. Vat. greco 333 ( $\mathrm{f}, 98^{\circ}$ ) contenente il Libro dei Re - Biblioteca Vaticana.
## Page 615
poi costretto a sostituirli con altri di rame (I Reg. 12). In seguito all'invasione egiziana, R. fortificò numerose località del suo regno, tra cui Lachis e Azecha, e pose a capo dei rispettivi presidi i suoi figli (II Par. 12, 5-12: ma la sequela dei fatti non sembra essere secondo l'ordine cronologico).
Come Ieroboam I, di cui rimase sempre nemico, ma in minor misura, R. si discostó dalla purezza della religione jalsvistica e permise che fossero eretti "altari e cippi e pali sacri sopra ogni colle elevato e sotto ogni albore rigoglioso e che i qédhélim (volg. effeminati) vi tenessero i loro abominevoli riti (I Reg. 14, 22-24).
BibL.: F. Vigouroux, La Bible et les découvertes modernes, III, $6^{\circ}$ ed., Pariai 1696, pp. 407-27; A. Pohl, Historia populi Istó̀l inde a divisione regni..., Roma 1933, pp. 31-42: G. Ricciotti, Storia d'Itraele, I, Torino 1934, pp. 371-79; I. Schuster-G. B. Holzsmmut, Nomade di storia biblica, trad. it., I, Torino 1942, pp. $76 \pm-67$.
Gaetano Stano
ROBORTELLO, Francesco. - Umanista, n. a Udine il 9 sett. 1516 , m. a Padova il 18 marzo 1567. Dopo avere studiato a Bologna, tenne cattedra di eloquenza greca e latina a Lucca, Pisa, Venezia, Padova, Bologna ed infine nuovamente a Padova dal 1564 fino alla morte.
Appartiene a quel gruppo di maestri che mettevano al di sopra della lingua volgare lo studio della lingua latina ed al culto per l'eloquenza univano la passione per l'edizione critica dei testi. Si deve a lui il primo commento integrale della Poetica di Aristotele (Firenze 1548), da lui considerata come opera scientifica intesa a riconoscere le leggi della poesia e a ridurre le arti - per l'innana) trattate "confusamente e indeterminatamente" - a un criterio rigorosamente razionale. Notevoli specialmente le pagine sull'ufficio della poesia - ch'egli considera sotto un profilo essenzialmente edonistico -, sulla catarsi, sui rapporti tra storia e poesia. Oltre le numerose edizioni di classici greci e latini, lasciò dissertazioni critiche (De facultate historica, 1548; De vita et victu populi Romani sub imperatoribus Ctes. Augustis, 1559).
BibL.: G. G. Liruti, Letterati del Friuli, II, Venezia 1761, pp. 413-83; E. Alindoli, L'orazione di F. R. per la morte del Guidissimo, in La Rinascita, 5 (1942), pp. 372-406; T. Bozza, Scritt. polit. ital. dal 1330 al 1650 , Roma 1949, p. 34 sge.: G. Toffacco, Le line dell'Umanstina, Milano-Torino 1920, pp. 29-45; id., Il Cinquecento, $4^{\circ}$ ed., Milano 1930, pp. 474-79.
Gioacchino Papanıti
ROBUSTI, JACOPO : v. TINTORETTO.
ROCABERTI DE PERELADA, JUAN TOMÁs. Arcivescovo, $38^{\circ}$ generale dei Domenicani, n. di nobile famiglia a Perelada (Catalogna) ca. il 1624, m. a Madrid il 13 giugno 1699.
Fu maestro di teologia nell'Università di Valenza e provinciale di Aragona nel 1664. Durante il suo generalato ottenne la beatificazione e la canonizzazione di vari religiosi del suo Ordine, tra cui s. Rosa da Lima. Arcivescovo di Valenza ( 1676 ), ne fu due volte viceré, e nel 1695 ebbe la carica di inquisitore generale di Spagna.
Scrisse: Alimento espiritual (Barcellona 1668); Teologia mistica (ivi 1669); De Rom. Pontif. auctoritate ( 3 voll., Valenza 1691-94), opera contro il gallicanesimo che fu proibita in Francia; Biblioth. max. pontif. (21 voll., Roma 1695-99), raccolta dei più importanti scritti di canonisti e teologi, a riprova dei principi sull'infallibilità e superiorità del papa, esposti nell'opera precedente.
BibL.: A. Lopez, s. v. in Biografia ecclesiastica, XXII, Madrid 1864, pp. 783-93; Hurter, IV, pp. 375-81; D. A. Mortier, Hist. des maîtres généraux de l'Ordie des Frères Prêcheurs, VII, Parigi 1914, pp. 82-159.
Renata Orazi Ausenda
ROCABERTI y SOLIER : v. IPPOLITA di GESÚ.
ROCCA, Angelo. - Vescovo ed erudito, n. a Rocca Contrada (Arcevia) nel 1545, m. a Roma l'8 apr. 1620. Entrò a sette anni fra gli Eremitani di S. Agostino a Camerino ed ebbe una solida formazione umanistica, filosofica e teologica.
Dottore in teologia a Padova nel 1577 ed incorporato a quella Facoltà, fu nominato nel 1579 segretario del suo
Ordine. Quindi Sisto V lo mise alla testa della Tipografia vaticana la quale doveva curare le edizioni della Bibbia e dei Padri. Ebbe parte nella preparazione della stampa della Volgata, ma Sisto V procedette di suo arbitrio ed invano il R. tentò di scusarlo. Ebbe poi parte sotto Gregorio XIV nell'edizione che fu pubblicata da Clemente VIII ed attese alla stampa o ristampa di opere, fra le quali quelle di G. Biel, di Egidio Colonna, di Agostino Trionfo e di alcune di s. Bonaventura. Sacrista pontificio nel 1595, fu nominato vescovo titolare di Tagasse il 31 genn. 1605. Ebbe agio di radunare una sceltissima biblioteca che nel 1614 dispose dovesse appartenere al convento di S. Agostino di Roma. Da lui ebbe il nome di Angelica; fornita di rendite proprie sotto il governo di un prefetto e di un teologo agostiniani, fu poi ingrandita con l'accessione di quelle di Luca Holstenio, del card. Noris (m. 1704) e del card. Passionei; dopo le soppressioni del1873 entrò a far parte del patrimonio nazionale.
Oltre alle edizioni delle opere altrui il R. pubblicò : Bibliotheca Apostolica Vaticana (Roma 1591); De canonizatione sanctarum (ivi 1601 e 1610); De campanis (ivi 1612) ed altre comprese (ma non tutte) in Opera Omnia, 2 voll. (ivi 1719 e poi 1745). Cfr. G. Novaes, Dissertazioni storico-critiche, Roma 1822, vol. II, p. 69.
Bibl.: I. Celani, Biblioteca Angelica, Firenze 1911; A. D. Per ni, Bibl. Augustiniana, III, ivi 1935, pp. 126-33 con bibl. Pio Peschini
ROCCE. - Sono cosi denominati gli aggregati di uno o più minerali, facenti parte della litosfera come unità geologiche indipendenti.
Possono originarsi o dalla consolidazione di masse fuse naturali dette magmi (r. eruttive o ignee) o dal deposito di materiali in sospensione o in soluzione (r. sedimentarie) o per trasformazione di r. eruttive o sedimentarie (r. metamorphiche).
Le r. eruttive si distinguono, in base alle condizioni di giacitura e di formazione, in r. intrusive (plutoniche, abissali), in r. ipoabissali, nella maggior parte filoniane, e in r. vulcaniche o effusive. Le più moderne classificazioni delle r. eruttive, dovute a A. Johannsen, E. Tröger, P. Niggli, C. Andreotta, sono basate sul criterio quantitativo della percentuale dei minerali tipici presenti.
Le r. sedimentarie possono formarsi per deposito di frammenti di r. preesistenti o per deposito di sostanze disciolte o per accumulo di resti inorganici di organismi; si hanno cosi le r. clastiche o di origine meccanica, le r. di origine chimica e le r. organogene.
Il complesso delle azioni che determinano la frantumazione meccanica delle r. e le trasformazioni chimiche da cui prendono origine le soluzioni o le sospensioni colloidali prende il nome di alterazione : essa è dovuta in gran parte agli agenti atmosferici, ma in molti casi i materiali che sono destinati a formare le r. sedimentarie possono formarsi anche per azioni endogene.
Le r. metamorfiche, dette anche scisti cristallini a causa del motivo strutturale prevalente, rappresentano il prodotto della trasformazione e ricristallizzazione, con eventuale cambiamento di fase di materiale eruttivo (ortoscisti) o sedimentario (parascisti) per mutate condizioni chimico-fisiche. Concorrono alla trasformazione la temperatura, la pressione, le azioni meccaniche.
In stretta relazione al processo genetico le r. presentano strutture caratteristiche. Così le r. intrusive presentano per lo più struttura granulare; le r. effusive possono presentare struttura porfirica oppure vetrosa; le r. sedimentarie struttura clastica, granulare, saccaroide, concrezionare. Le r. metamorfiche offrono una grande varietà di strutture, includendo in questo termine anche il significato di "tessitura": tipica la granoblastica e le strutture parallele a elementi orientati delle r. metamorfiche per metamorfismo dinamico o tettoniti.
Bibl.: W. Eitel, Grundlagen der Physikalisch-chemischen Petrographie, Berlino 1923; U. Grubenmann - P. Niggli, Die Gesteinsmetamorphose, ivi 1924; H. Rosenbusch - E. A. Wülfing, Mikroskopische Physiographie der Mineralien und Gesteine, Smocarda 1930; R. A. Daly, Igneous rocks and the depths of the earth,
## Page 616

Rocchetto - R. pieghettato con pizzo.
Nuova York 1933; A. Johannsen, A descriptiva patrographie of the Igneous Rocks, Chicago 1937: F. W. Barth - C. W. Correns P. Eskola, Die Entstehung der Gesteine, Berlino 1939.
Mario Fornaseri
ROCCHETTO (camisia, alba romana, succa, saroth, sarcotium, sarcos, rocchettum, diminutivo del basso latino roccus "abito "). - E una veste di lino bianco portata dal papa, dai cardinali, dai vescovi e dai prelati come distintivo della loro dignità.
E una forma di camice ridotto con le maniche lunghe e strette ornate di pizzo sovrapposto alla seta bianca, rossa o violacea, a differenza della cotta che ha le maniche larghe e corte. Il r. non si porta da solo, ma con la mozzetta, la mantelletta o la cappa nel coro, nelle processioni, nelle prediche ecc. Per la celebrazione della Messa e per l'amministrazione dei Sacramenti è necessario sovrapporre al r. il camice o la cotta.
La prima notizia di un "camice et cingulum", prima di indossare l'alba propriamente detta, si trova nell'Ordo Romanus VIII, I, I e II, 2.4 del sec. IX (M. Andrieu, Les Ordines Romani, II, Lovanio 1948, pp. 310-17, 321). Era in uso presso i Franchi indossare fra le profane e le sacre una veste intermedia ("une sorte d'écran "), una manica, per coprire gli indumenti profani; già nel sec. VII, anche lo pseudo-Germano ( $E p$., II) accenna alle "manicae" della liturgia gallicana "ne appareat vile vestimentum" (M. Andrieu, loc. cit., 313 n. 1). L'uso gallicano o franco si propagò dappertutto; in Inghilterra (can. 46), sotto Edgario (m. 975), fu sancito nei Sinodi di Treviri del 1238 e di Colonia di 1260 (can. 7).] Questa] camicia si portava da tutti i chierici, persino dai campanari. A Roma il r. venne in uso con la recezione del Messale e Pontificale germanico, ma vi divenne ben presto una prerogativa del clero superiore; già il Concilio Lateranense IV (del 1215) raccomandò ai vescovi secolari di portare anche fuori della chiesa "superindumenta linea"; il neoeletto papa (cf. Ordo Gregorii X [1271-76]: M. Andrieu, Le Pontifical, II. Città del Vaticano 1940, p. 527; Ordo Romanus XIII, 3 e XIV, 10: PL 78, 1106 e 1127) portava quest'indumento. Il r. è consegnato al neove-
scovo, se presente a Roma, dal papa stesso (Coerem. episc., 1. I, cap. 1, n. 2.). Nel medioevo, fino al sec. xili, il r. era una tunica senza ornamenti scendente fino ai talloni e legato alla cintura; dal sec. xiv e xv s'incominciò ad accorciarlo per arrivare nel sec. xvi-xvii fin sopra le ginocchia omettendo la cintura, nel sec. xvin poi arrivò a coprire appena le anche ma era riccamente guarnito di merletti o pieghettato. Il nome "r." occorre già a Roma nel sec. xiv.
Bibb.: I. Braun, Handbuch der Poramentik, Friburgo 1912, pp. 201-203; M. Righetti, Man. di stuc. liturg., vol. I, 2^ ed., Milano 1950, pp. 498-99. Pietro Siffan
ROCCO, santo. - Giovane pellegrino, n. a. Montpellier e m. ad Anglería (Angera, sulla riva orientale del Lago Maggiore) nel sec. xiv; invocato dal sec. xv assieme con s. Sebastiano, di cui a mano a mano oscurò la fama di taumaturgo, quale protettore contro la peste. Festa il 16 ag.
I. Dati biografici. - Nonostante gli Acta breviora e la Vita s. Rochi di Francesco Diedo (v. sotto in bibl.), si è all'oscuro, sia per la cronologia come per parte della biografia del Santo, tanto che si è giunti sino all'assurdo di negarne la personalita storica. Le date 1295 e 1327 per la nascita e la morte fornite, non si sa su quale fondamento, dal Diedo non convengono con i fatti narrati nella Vita. Nel 1921, P. Guerrini additava il 1355 ca. come la probabile data di morte; di recente, dopo un'accurata analisi degli Acta breviam. A. Maurino e A. Fliche proposero per la nascita e la morte, il primo, il 1345 e il 1377 ; il secondo, il 1350 e il 1378 -79. Si è pure detto che il nome R. fosse una trasformazione del cognome dell'antica famiglia di Montpellier dei Roctch o Rog (Rubeus) cui avrebbe appartenuto R., senonché il nome di R. non è affatto ignoto all'onomastica medioevale. Un vescovo di Autun del principio del sec. vil si chiamava "Racho", o "Rocco" e la sua festa si celebrava il 28 genn. (cf. L. Duchesne, Fastes épisc. de l'ancien. Gaule, II, Parigi 1910, p. 179; V. Leroquais, Les breviaires, V, indice, p. 261); un Salterio di Treviso della metà ca. del sec. xili registra al $1^{\circ}$ luglio la festa "s. Rochi conf." (cf. V. Leroquais, Les premiers, II, p. 99); l'ed. recente (Roma 1936) della Passio b. Petri Parentii dell'inizio del sec. xili parla di un giovane "nomine Rochus" (cf. P. Paschini, Notarella su s. R., in Rie. di storia della Chiesa in Italia, 4 [1950], p. 248).
Negli Acta, debitamente sceverati dai luoghi comuni agiografici, i seguenti dati biografici sembrano veramente attendibili. Orfano in giovane età, R., do-po...aver distribuito in elemosine il patrimonio paterno, lascio Montpellier per un pellegrinaggio a Roma; giunto ad Acquapendente, si pose al servizio degli appestati che, primi, ne esperimentarono la taumaturgica potenza; di là si 'recò a Cesena per compiere lo stesso ufficio caritativo. Da Cesena riprese la via di Borma ove guarì un cardinale che poi lo presentd al Papa. Nell'Urbe R. si trat-

(frt. Enc. Catt.)
Rocco, santo - Status lignes policromata ( $200,2 \mathrm{xv}$ ), proveniceto del locorretto - Acquapendente, chiesa di S. Caterina.
## Page 617

(fot. Alinari)

(fot. Anderson)
(fot. Minari)
In alto: MORTE DI S. ROCCO di J. Tintoretto (sec. xvi) - Venezia, chiesa di S. Rocco. In basso a sinistra: S. SEBASTIANO E S. ROCCO. Tavola di Domenico Ghirlandaio (sec. xv) - Pisa, Museo civico. In basso a destra: S. ROCCO E L'ANGELO. Affresco di B. Luini (primo quarto del sec. xvi), nel santuario della Madonna dei Miracoli - Saronno.
## Page 618

(1st. Alinari)
(Ist. R. Lōsblt)
In alto a sinistra: DECORAZIONE della Biblioteca di Palazzo Sagredo (sec. xvili) - Venezia. In alto a destra: DECORAZIONE in maiolica con motivi di gusto cinese (sec. xvili) - Napoli, Palazzo di Capodimonte. In basso a sinistra: TOLETTA DELLA REGINA (sec. xvili) - Torino, Palazzo reale. In basso a destra: INGINOCCHIATOIO CON BALDACCHINO (1750) - Einsiedeln, Abbazia.
## Page 619
## 13rtruslubouirue fhalou ra 3n Elitam (anti) (hoth) Lomra fietlem Epudimic Bipud póm pignili mi interzfficio Cincid cioidem QHipo.

(fot. Enc. Catt.)
Rocco, santo - Frontespizio della Vita S. Nochi di Franccoco Dudo, nonostante il titolo stampato (cf. Gesamtkatalog, VII, n. 8332. Judice generale degli Incauadali, II, n. 3427) edita a Magonza per i tipi di Pietro da Friedberg; 1404-95 - Esemplare della Biblioteca Vaticana.
tenne per 1re ann dedicandosi ai poveri e agli appestati; quindi si recó, sempre per gli identici motivi caritativi, a Rimini, a Novara e poi a Piacenza, dove, colto dallo stesso male, si allontano dalla cilia e visse alcun tempo in un luogo silvestre; guarito riprese la via della patria, ma ad Angera fu arrestato per sospetto di spionaggio e mori in prigione dopo 5 anni di reclusione. Riconosciutane l'identità dopo morte, venne sepolto onoratamente. Il sito del sepolcro non è indicato.
II. Culto. - Il biografo Jean Pin parla di una canonizzazione, ma a tutt'oggi non se ne ha conferma; se ciò è accaduto, si deve pensare che tale canonizzazione sia stata fatta dagli antipapi Clemente VII o piuttosto Benedetto XIII; certo è che nel 1590 Sisto V aveva in mente di canonizzarlo "overo di levarlo dal numero delli Santi " come attesta un dispaccio dell'ambasciatore veneto Alberto Badoer (cf. P. Paschini, art. cit., p. 249). Nel 1629 la S. Congregazione dei Riti concesse Ufficio e Messa di s. R. per le chiese erette in suo onore.
A Montpellier, R. non fu oggetto di culto prima del 1410 , poiché in quell'anno in occasione di una pestilenza, si invoca soltanto s. Sebastiano; però nel 1421 si ha notizia di una cappella in onore di R., colà esistente, e nel 1440 ca. della celebrazione della sua festa il 16 ag. In Avignone nel 1437 il pittore Pierre de la Barre deve dipingere un'ancona in cui deve figurare anche l' "ymago s. Roqui». In Francia. Messali e Salteri del sec. xv (il più antico è un Salterio-innario di Maguelone, inizio o prima metà del sec. xv: il Calendario reca di prima mano al 16 ag. "sancte Roc [sic]": V. Leroquais, Les psautiers, I, p. 278) registrano dapprima come aggiunta poi inserita nel testo, la festa di R. il cui nome figura pure in Libri d'Ore; nei Breviari non compare. In Germania si conservano statue lignee di R. del sec. xv, tra cui quella di Obersimonswald nella Selva Nera del 1430 ca. (cf. K. Künstle, op. cit. in bibl., II, p. 515). In Italia il culto
di R. prende uno straordinario sviluppo nella seconda metà del sec. xv, proprio in occasione di violente pestilenza: 1476 a Gemona (cf. G. Marchetti, op. cit. in bibl., p. 5); 1477 a Venezia; 1478-79 a Brescia. Nel 1485 ha luogo la misteriosa traslazione delle reliquie a Venezia; da questo momento la città di S. Marco con la sua chiesa di S. R. e la sontuosa scuola di S. R. (sec. xvi), centro artistico e caritativo secondo lo spirito del Santo, diventa il focolare irradiatore del culto al grande taumaturgo, che si estende ovunque la potenza veneta si faceva sentire. Numezose confraternite, ospedali, cappelle e chiese sorsero in suo onore in tutta l'Europa e il 16 ag. divenne in più d'un luogo festa votiva, celebrata con solenni festeggiamenti popolari. A Roma la chiesa di S. R., presso il porto di Ripetta, risale agli albori del sec. xvi. In quanto alla processione in onore di R. che ebbe luogo, secondo il Diedo, a Costanza nel 1414, in occasione del Concilio, per motivi storici pare debbasi riferire a quello di Ferrara (genn. 1439). La festa di R. al 16 ag. figura in varie edizioni del Missale Romanum, anteriori alla riforma di s. Pio V, a cominciare da quella di Venezia del 1505 (cf. R. Lippe, Missale Romanum Mediolani 1474, II, Londra 1907 [H. Brodskato Society, 33], pp. 225-26; A. Ebner, Iter Italicum, Friburgo in Br. 1896, p. 231, ricorda un solo messale manoscritto [sec. xvi] con la festa del Santo).
III. Iconografia. - Altra testimonianza del culto popolare di R. è il ricco materiale iconografico che lo riguarda. R. è raffigurato da pellegrino, d'aspetto giovanile, con la gamba sinistra (meno di frequente la destra), scoperta, recante un bubbone tumefatto e anche una piaga purulenta, che il Santo addita con la sua destra. Accanto gli sta il cane con un pane in bocca, allusione al pane, che, secondo gli Acta, il cane del nobile Gottardo gli recava quotidianamente mentre giaceva ammalato nei pressi di Piacenza. Spesso è in compagnia di un angelo che, giusta gli Acta, apparve al Santo per annunciargli la guarigione e poi la morte, e di altri santi tra i quali s. Sebastiano, protettore degli appestati dal sec. viI in poi, e facente parte dei quinque famosiores sancti contra pestem titulares con s. R., s. Antonio, s. Adriano e s. Cristoforo (cf. Anal. Boll., 60 [1942], p. 239). Oltre le statue conservate nel Museo di Grenoble (inizio sec. xv), ad Acquapendente (sec. xv) e Obersimonswald ( 1430 ca.), si ricordano, tra le moltissime che si potrebbero citare, elencate dal Künstler, Ceroni (S. R., Roma 1927), Fliche (St-R., Parigi 1930), e Bessodes (S. R., Torino 1931), solo le opere pittoriche o scultorie dei seguenti artisti; per il sec. xv: Crivelli (Venezia), Ghirlandaio (Pisa), Bergognone (Milano), i fratelli Rodari (Como); per il sec. xvi: Pordenone, Tiziano, Tintoretto (Venezia); per il sec. xviI: Van Dyck (Senlis), Guido Reni (Bologna), Rubens (Alost), Preti, Baciocia (Roma); per il sec.xviri: Thapolo, Marchiori (Venezia); per il sec. xix: Mariani(Roma), Baussan, Marsal (Montpellier). - Vedi tav. LVII.

(fot. Alinari)
Rocco, santo - S. R. Particolare del portale del fianco sud. opera di T. e G. Rodari (1491) - Como, Cattedrale.
## Page 620
Bibl.: fonti: a) letterarie: unica fonte antica sono i citati Acta breviara (Acta SS. Angusti, III, Anversa 1737, pp. 407-10, il commentarius, pp. 380-99, è del p. Giov. Pien), privi di dati cronologici, redatti su vaghe notizie orali probabilmente agli inizi del sec. xv a Piacenza, ove il Santo soggiornò per alcun tempo. Jean Phelipot, nel 1494, li tradusse in francese introducendovi alcune varianti. A questi Acta si ispirò, manipolandoli a suo talento, F. Diedo, patrizio veneto e capitano di Brescia negli anni 1478-79, autore della citata Vita s. Rochl (Acta SS., cit., pp. 400-407), pubblicata in latino