ovi alcune varianti. A questi Acta si ispirò, manipolandoli a suo talento, F. Diedo, patrizio veneto e capitano di Brescia negli anni 1478-79, autore della citata Vita s. Rochl (Acta SS., cit., pp. 400-407), pubblicata in latino e in italiano nel 1479 (Brescia [Milano, Simone Magniagel), cf. Gesamthatalog der Wragendruche, VII, Lipsia 1938, nn. 8329, 8334; altro edd. nn. 8330-32; Indice generale degli incunaboli delle bibl. d'Italia, II, Roma 1948, n. 3422, altre edd. nn. 3406-28). In questa Vita, composta a scopo di edificazione, compaiono per la prima volta le date di nascita e di morte di R. (1295-1327) e il miracolo di Costanza. Degli Acta e da Diedo, più dai primi che dal secondo, dipendono le vite pubblicate a Vienna (1482), Colonia (1483), Norimberga (1484), Lovanio (1485), Venezia (1498 ca., di Albi. florius Herculus: cf. Indice, cit., I, Roma 1943, n. 237) e quella notevole di Jean Pin (Parigi e Venezia 1516), alle quali si deve aggiungere l'uno del prete Pier Capretto, composto nel 1489 sulla scorta degli Acta di Diedo e di una fonte non identiflenta (cf. l'ed. di G. Marchetti, L'inno di prete Capretto a s. R., Gemona 1932). La vita di Diedo divenne in seguito la fonte preferita di tutti i biografi, anche recenti, di R. (cf. elenco di vite, in U. Chevalier, Rêpert, des sources bistur. du mayen âge, Biobibliage., II, Parigi 1907, coll. 4013-17), b) liturgiche: Martyr. Romanum, p. 343; V. Leroquais, Les sacramentaires et missels des bib. pub. de France, Parigi 1924 (v. indice, III, p. 460); id., Les livres d'Houres mss. de la Bibl. nat., ivi 1927 (v. indice, II, p. 446); id., Les psautiers latins mss..., Mâcon 1940-41 (v. indice, II, p. 482). Studi: M. Luthard, La vie, légende et miracles de mgr st Roch, par Tchan Pheliput, rééditée avec notes sur l'édition de 1494, Parigi-Monquillier 1917; P. Guerrini, S. R. Appunti crit. intorno a una divaz. popol., in La scuola catt., 49 (1921), pp. 214 234; K. Künstle, Ihmogr. der christ. Kunst, II, Ihm. der Heiligen, Friburgo in Br. 1926, pp. 314-16; A. Maurino, S. R. di Montpellier: Confronci stor., Torino 1936; id., Le vere date della vita di s. R. e del suo culto, in La Scuola catt., 73 (1947), pp. 311-13; A. Fliche, Le problème de St Roch, in Anal. Bull., 68 (1950), pp. 343-6I.
A. Pietro Frutaz
ROCCO, Arturo. - Giurista, n. a Napoli il 26 dic. 1876, m. a Roma il $1^{\circ}$ apr. 1942. Fu professore di diritto penale e di diritto processuale penale nelle Università di Urbino (1900-1902), Ferrara (19021907), Cagliari (1907-1909), Sassari (1909-11), Siena (1911-16), Napoli (1916-24), Milano (1924-29) e Roma (1929-42). Fondatore e direttore della Scuola superiore di perfezionamento in diritto penale presso l'Università di Roma; presidente della Commissione e membro del Comitato ministeriale per la redazione del progetto preliminare e di quello definitivo del codice penale.
Merito precipuo del R. è di avere, primo in Italia, fissato alla scienza del diritto penale, fin dalla prelezione al corso di diritto e procedura penale letta nella Università di Sassari il 15 genn. 1910, la sua essenziale fisionomia di disciplina normativa; che analizza, cioè, le norme e i principi del diritto positivo. Probabilmente questo programma restò più enunciato che trasfuso in risultati concreti : movendo sulle orme della dottrina germanica, il R. sviluppò, infatti, in lavori successivi e maggiori (soprattutto nell'Oggetto del reato) un concettualismo di pretta marca tedesca, che giustificò, almeno in parte, le critiche, da taluno rivoltegli, di liberazione soltanto apparente dalla visuale giusnaturalistica. Comunque il suo pensiero ha esercitato per vari decenni un'influenza notevolissima sulla dottrina penalistica italiana.
L'opera di legislatore del R. rispecchia fedelmente i motivi della sua opera di studioso, fin quasi a confonderli. Donde quella preoccupazione costante di s scientificità che rappresenta indubbiamente, con la casistica minutiosa cui ha condotto, uno dei difetti principali del vigente codice penale.
Opere principali: Amnistia, indulto e grazia nel dir. pen. rom., Torino 1899; La riparazione alle vittime di errori giudiziari, Napoli 1905; Tratt. della cosa giudicata come causa d'estinz. dell'azione penale, Modena 1909; Il problema e il metodo della scienza del d. pen., Milano 1910; L'oggetto del reato e della tutela giuridica penale, Torino
1913; Lezioni di dir. pen., Roma 1930-34; Le dottrine generali del dir. pen., ivi 1934; Scienza ital. e scienza tedesca del dir. pen., Torino 1936. Marcello Gallo
ROCCO da Cesinale. - Arcivescovo, n. a Cesinale dalla famiglia Cocchia il 30 apr. 1830, m. a Chieti il 19 dic. 1900.
Cappuccino nel 1846, sacerdote nel 1853 , fu teologo al Concilio Vaticano e procuratore generale delle missioni dell'Ordine negli anni 1870-72; negli anni 1874-83 fu vescovo titolare e delegato apostolico di S. Domingo, Haiti e Venezuela. Nell'ag. 1876 mons. Cocchia si recò a Caracas e coi suoi modi persuasivi e conciliativi riusci a scongiurare il pericolo dello scisma da parte della Repubblica.
A S. Domingo scoprì nella Cattedrale il 10 sett. 1877 le ceneri di Cristoforo Colombo. Il vescovo provò l'autenticità delle reliquie in pubblicazioni spagnole, e anche in un libro italiano: C. Colombo e le sue ceneri (Chieti 1892). Nel 1878 fu nominato arcivescovo titolare; nel 1883 arcivescovo di Otranto; negli anni 1887-1900 di Chieti.
La sua opera più importante è la Storia delle missioni dei Cappuccini dagli inizi al 1700 (3 voll., I. Parigi 1867; II e III, Roma 1872-73). Alcuni pochi materiali per un IV vol. sono raccolti nel periodico Anal. Ord., 24 (1908), p. 43 sgg. e l'indice delle persone in Collectanea Franciscana, 9 (1939), p. 540 sgg. e 10 (1940), p. 83 sgg. Altre opere: Atti pastorali (Chieti 1899); Synodus Diocesana di S. Domingo (1878); Synodus Diocesana di Chieti (ivi 1894).
Bibl.: Adelhelm Jann, O.F.M.Cap., P. Rochus e Cvimalen. s. Missionsgeschichte, in Seraphisches Weltuporlular, Allottirg 1928, pp. 223-29, 289-321; Necrologium, in Anal. Cap., 17 (1901), pp. 117 e 136; M. D'Alessandro, Mon. R. Cucchio, Milano 1901 (anche in Annali Franc., 32 [1901], p. 84 sgg.).
ROCHELLE, LA: v. LA ROCHELLE.
ROCHESTER, diOCESI di. - Diocesi e città nello Stato di Nuova York (U.S.A.). Suffraganea di Nuova York, ha una superficie di 708 r migliaq. con 934.08 : ab., dei quali 320.700 cattolici. Vi sono 423 sacerdoti, dei quali 87 religiosi appartenenti a 10 congregazioni diverse, 173 parrocchie e 47 cappelle, 16 congregazioni femminili 1347 suore, 2 seminari diocesani, I collegio, I orfanotrofio e 4 ospedali.
La diocesi fu eretta il 24 genn. 1868 per smembramento della diocesi di Buffalo (Nuova York). Il primo vescovo, mons. Bernardo Ma Quaid, che divenne poi un campione dell'educazione cattolica, fu consacrato il 12 luglio 1868. Quando prese possesso della sua diocesi vi erano 60 chiese, 38 sacerdoti fra i quali 7 redentoristi; alla sua morte (1909), dopo 40 anni di attività, la diocesi era fiorente di chiese e parrocchie e di opere di beneficenza, e la popolazione cattolica salita a 121.000 . Quest'accrescimento è dovuto all'immigrazione irlandese, tedesca, francese, polacca, italiana, lituana e rutenz. Il vescovo volle dare, nei limiti del possibile, a questi immigrati, sacerdoti, che parlassero la loro lingua materna; insisté anche molto per la creazione di scuole cattoliche ed iniziò nel 1891 l'erezione di un seminario maggiore al quale Leone XIII concesse la facoltà di dare i gradi accademici in filosofia e teologia.
Bibl.: F. J. Zwierlein, s. v. in Cath. Enc., XIII, pp. 102-104; The Official cath. directory 1950, Nuova York 1950, pp. 501-502. Gastone Carriere
ROCKFORD, DIOCESI di. - Diocesi e città nello Stato di Illinois (U. S. A.)
La superficie della diocesi, suffraganea di Chicago, è di 6475 miglia quadrate con una popolazione totale (ricensimento 1950) di 610.424 ab. dei quali 79.102 sono oggi (1951) cattolici; 226 sacerdoti, dei quali 77 sono religiosi (Mississari del S. Cuore, Conventuali, Premontratosi, Agostiniani, Benedettini, Servi di Maria), esercitano il sacro ministero nelle 89 parrocchie, 18 cappelle e 12 missioni. Vi sono inoltre 25 congregazioni femminili con 616 suore, 37 seminaristi, 3 scolasticati, 8 ospedali ed I orfanotrofio.
La diocesi di R. fu eretta da Pio X il 27 sett. 1908 per la parte nord ovest dello Stato di Illinois. Smembrata
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da Chicago, la diocesi è in gran parte popolata da oriundi tedeschi ed irlandesi. Il primo vescovo fu mons. Pietro Jacomo Muldoon, ausiliare di Chicago, che prese posseso della sua sede il 15 dic. 1908. La storia primitiva della diocesi si confonde con quella di Chicago (v.).
Bibl.: Cath. Euc., XIII, p. 105; AAS, I (1909), pp. 201-202; The Official catholic directory, 1950, Nuova York 1950, pp. 306509.
Gastone Carrière
ROCKHAMPTON, DIOCESI di. - Situata nello Stato del Queensland (Australia), fu eretta il 29 dic. 1882 con territorio distaccato dalla diocesi di Brisbane e costituita suffraganea di Sydney.
Il ro maggio 1887 fu dichiarata suffraganea di Brisbane. Il resto del territorio del Queensland era stato già eretto in vicariato apost. di Queensland il 30 genn. 1877 e il 10 maggio 1887 cambiò il nome in quello di Cook (v. Cairns) con una piccola modifica di confini con il vicariato apost. di Kimberley (v.). Il 12 febbr. 1930 ne fu distaccata in parte la nuova diocesi di Townsville.
Il territorio ha una superficie di kmq. 300.000 con una popolazione di ca. 150.236 ab . di cui cattolici 30.256 e 120.000 protestanti, sacerdoti 74 , fratelli 25 , suore 312 , parrocchie 35. L'organizzazione scolastica è bene sviluppata come anche le opere di carità e di azione cattolica.
Bibl.: Acta Iesuis PP. XIII, III, Roma 1884, pp. 184-86; VII, ivi 1888, pp. 90-91; 96-97; AAS, 22 (1930), pp. 312-13; Arch. di Prop. Fide, Relaz. anmale 1951, pos. prot. n. 5431/51, Saverio Pavoni
ROCOCÓ. - Termine venuto in uso in Francia nel 1700 per indicare, insieme all'altro di «rocaille» un particolare genere di decorazione - incrostazioni di conchiglie, imitazioni di rocce, arabeschi bizzarri - di cui s'adornavano, sotto Luigi XIV e soprattutto sotto Luigi XV, costruzioni rustiche (bagni, grotte, fontane) e suppellettili. Oggi, in una accezione più larga, con il termine r. si indica la civiltà figurativa del ' 700 ,

Rococo - Facciata delle basilica di S. Croce in Gerusalemme Opera di D. Gregorini e P. Passalacqua (1743) - Roma.

(1st. Alinarit)
Rococo - Interno della chiesa di S. Lorenzo, con rivestimenti in marmi policromi di G. Guarini (1687) - Torino.
che, svolgendosi dal barocco, ne accentua la bizzarria ed il dinamismo curvilineo, in una ricerca di grazia, di levità, di effetti decorativi : ad essi, più che l'architettura, la quale spesso ripete le forme del secolo precedente, concorrono pittura e scultura e soprattutto le cosiddette arti minori, nei particolari più minuti dell'arredamento, che, affidati ad artisti qualificati, vengono raffinatamente intonati con l'ambiente.
1. Architettura. - Forme r. vengono realizzate, sin dal terzo decennio del '600, dal Borromini (15991667), operante in Roma in gara con il Bernini. Il suo stile si diffonde in Italia e all'estero, donde torna da noi arricchito di elementi francesi (Piemonte, Liguria, Lombardia) e spagnoli (Italia meridionale).
Centro molto attivo del r. fu il Piemonte, dove operarono il padre teatino modenese Guarino Guarini (16241685), seguace del Borromini, il messinese F. Juvara (16761736), B. Alfieri e G. B. Planteri. A Roma e a Napoli il r. si divide il campo con le risorgenti forme classicheggianti (rappresentate da A. Galilei, da L. Vanvitelli e, in parte, da F. Fuga) e spesso appare fuso con quelle, come nella facciata di S. Croce in Gerusalemme (D. Gregorini, P. Passalacqua), classica nell'unico ordine delle monumentali lesene corinzie, ma r. nell'andamento curvilineo e nel vivace frastaglio del coronamento. Caratteri particolari assume il r. nella Sicilia e nelle Puglie; qui da un lato fiorisce fin dal '600, alimentata da influssi spagnoli, la trita decorazione "plateresca" (dallo spagnolo platero, cesellatore), con centro a Lecce, dove la pietra locale offre un materiale adatto; dall'altro architetti geniali, come G. B. Vaccarini, ricostruttore di Catania dopo il terremoto del 1693, e P. Picarole (Siracusa, Duomo), affermano un senso di grazia e di misura. Le forme strutturali rimangono quelle del barocco : specialmente nelle facciate delle chiese, con andamento curvilineo e ordini sovrapposti (per lo più due : Roma, chiesa della Maddalena di G. Sardi [1680-1753], Madonna della Quercia
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(let. Bildarchiv d. B. Nationalbibliothek)
Rococo - Adorazione dei Magi. Intaglio in legno del 1747. Wilhering. chiesa abbaziale.
di F. Raguzzini; tre ordini sovrapposti in Sicilia e nell'Italia meridionale : Ragusa, S. Giorgio; Catania, Duomo) di cui il superiore certe volte raccordato all'inferiore con volute; e spesso è soltanto il rivestimento decorativo (nel quale si usa con grande frequenza lo stucco) a conferire l'impronta r. Nell'interno delle chiese un'unica aula circolare (Torino, cappella della S. Sindone dei Guarini) o ellittica o semicircolare (Carignano, Duomo di B. Alfieri) sostituisce la tradizionale disposizione a navate già in parte abbandonata nel ' 600 : cappelle e nicchie animano i contorni con funzione spesso di raccordo ad un perimetro esterno quadrangolare (Torino, S. Lorenzo dei Teatini, dei Guarini) creando effetti di mossa e pittoresca scenografia a cui concorre la dovizia dei marmi colorati, delle sculture, degli stucchi, dei bronzi. La parte degli scultori è spesso prevalente come nella cappella del Monte della Pietà in Roma, interamente rivestita di rilievi, e negli oratori palermitani dove il Serpotta profonde la grazia dei suoi stucchi.
Nell'architettura civile l'uso delle decorazioni di stucco, poco costose, permette anche alle case di abitazione multipla di agghindarsi con una impronta r. Adeguandosi alle esigenze di una vita più pratica ed intima, anche i palazzi nobiliari si articolano in appartamenti, sostituendo ai solenni saloni seicenteschi stanze piccole e numerose alle quali nelle facciate corrisponde l'infittirsi delle aperture; il che, con il movimento sinuoso delle cortine murarie ed il disegno vario e sottile delle sagomature, conferisce un aspetto aggraziato e leggero. A Roma sono esempi di edilizia r. il Palazzo Doria Pamphilj (G. Valvassori), la piazza S. Ignazio disposta come uno scenario (F. Raguzzini), la scalinata della Trinità dei Monti
(F. De Sanctis). In Piemonte si cita il Palazzo Carignano a Torino (Guarini), dall'ampia fronte sinuosa, e la Pa lazzina di caccia a Stupinigi (Juvara), con il tetto a mansarda come i castelli francesi e quattro ali innestate a reggera in un corpo centrale ovale. Nell'Italia meridionale i palazzi hanno spesso un aspetto gaio e brillante al quale non sono estranei influssi francesi: si cita l'elegantissimo cortile del Palazzo Bonagia a Palermo.
In Francia il r., più che attraverso l'architettura (nella quale i discepoli di Mansart: Robert de Corte, Boffrand, Jacques Gabriel, ripetono le forme misurate e solenni del gran secolo) si esprime nella sistemazione e nella decorazione degli interni specialmente di edilizia civile. Negli hâtels divenuti meno monumentali, più comodi e più luminosi, con la collaborazione di scultori di genio come J. B. Lemoyne, gli Adams, gli Siodto, Guibert, si creano ambienti di squisita eleganza come il salone ovale dell'Hôtel Soubise a Parigi o gli ambienti del Petit Trianon a Versailles, nei quali si snodano - in stucco - motivi flessuosi di nastri e di ghirlande, di erbe e di fiori, di amori e di ninfe.
L'architettura r. ebbe fioritura rigogliosa nei paesi germanici particolarmente a Vienna, a Dresda, a Potsdam. Nell'edilizia religiosa si seguono modelli italiani, in quella civile, invece, operano per lo più influssi francesi, portati da R. de Corte, da F. Cuvillier e da altri architetti e artisti francesi esuli in seguito alle guerre religiose. Rinnovatasi dopo la liberazione dalla minaccia turca (1685), Vienna, che fin dal 'bao accoglie influssi italiani, impronta il suo r. allo stile, sobrio negli esterni ad elegantissimo negli interni, di L. von Hildebrandt (nato a Genova e allievo di Carlo Fontana), autore del Palazzo Kinsky e del Palazzo Belvedere; ma risente anche del gusto francese importato da J. N. Jadot, che costruisce il Palazzo dell'Accademia delle scienze. A Dresda, meta di architetti francesi e italiani, il r. si esprime per altro nelle forme pompose del padiglione dello Zwinger (M. D. Poppelmann), in quelle pesanti della Frauenkirche e nella bizzarra scenografia della Hofkirche (G. Chiaveri). A Potsdam, infine, il padiglione di Sans-souci, cretto da Federico il Grande su propri disegni (arch. G. W. von Knobeldorff) si ispira al Grand Trianon. Una menzione a parte meritano i castelli: il più grandioso, quello di Würzburg (arch. D. Neumann, affrescato dal Tiepolo) è tipico esempio del fastoso r. tedesco.
In Spagna, dopo le stravaganze dello stile "churrigueresco" - seio in parte impuriabili a J. de Churriguera, morto nel 1725 - quali si vedono nel portale dell'Ospizio a Madrid e nel Palazzo di S. Telmo a Siviglia, un ritorno alla misura è segnato dall'avvento di F. Juvara a cui Filippo V affida la costruzione del Palazzo reale di Madrid (terminato da G. B. Sacchetti). Su quella linea di stile lavora, tra gli altri, Ventura Rodriguez.
II. Decorazione e Abrepasserro. - Accanto allo stucco e al marmo, uno dei materiali più usati per la decorazione è la ceramica, la cui lavorazione, perfezionata dalla scoperta della pasta dura (ai primi del '700 a Meissen in Sassonia), si diffonde a Venezia, a Doccia (Ginori), a Capodimonte (Napoli), mentre si intensifica a Delft e a Sèvres (sotto la direzione dello scultore Falconet), per la fabbricazione non soltanto di statuine e di vasellame, ma anche di pannelli e di arredi, come nel Palazzo giapponese di Dresda che Augusto II aveva immaginato tutto decorato di ceramiche olandesi o nel Primo Trianon (oggi distrutto), detto appunto il Trianon di porcellana. Grande impulso ebbe pure l'arte della toppezzeria specialmente in Francia, modello a tutta l'Europa per gli arazzi di Beauvais e di Gobelins tratti da composizioni di Boucher, di Fragonard, di Coypel. In Italia ebbero rinomanza le manifatture dei Medici, quella di Torino, a cui collaborarono i pittori dei Savoia (il veneto G. B. Crosato, il napoletano F. De Mura, il francese Pêcheux, il torinese Beaumont) e la manifattura di Napoli che usò spesso modelli francesi.
Nel campo della decorazione e dell'arredamento è in testa la Francia con il decoratore J. A. Meissonnier, torinese, "dessinateur... du Roi"; con C. Cressent, ebsnista, scultore, cesellatore, creatore di squisiti mobili
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(fri. Alivari)
Rococo - Calice in argento (sec. sviti). Firenze, Museo degli argenti.
Luigi XV; con la diffusione del gusto esotico ed in particolare delle lasche cinesi, prima importate, poi abilmente imitate dai fratelli Martin nella decorazione dei mobili e soprattutto delle portantine; con la lavorazione dei bronzi per i quali crano apprezzatissimi i Caffieri, dei ferri battuti (bellissime le griller di Versailles e della Piazza Stanislao a Nancy), dei metalli preziosi, delle gemme.
Il gusto francese si diffonde particolarmente in Germania, nella decorazione di Sans-souci, opera di artisti svizzeri seguaci di Robert de Cette, nonché negli interni della Baviera (Castelli di Schleissheim e di Nimphenburg; Teatro di Monaco) dove lavora F. Cuvilliès, autore del «Civil Baukunst Werk» (1738). In Italia, mentre la decorazione piemontese (Palazzi di Carignano, SaluzzoPa esana, dell'Accademia filarmonica, Palazzo reale a Torino; castelli di Moncalieri, di Rivoli, di Stupinigi) risente influssi francesi, anche nei mobili dei Piffetti, intarsiati d'avorio, di madreperla, di tartaruga, di metalli, quella veneziana, nei casini e nei ridotti della città e nelle fastose ville del Brenta, esprime un proprio stile nei mobili intagliati del Brustolon, in quelli laccati con fiori e figure e ornati di incastri di specchi, nei motivi esotici dei pannelli, degli arazzi e degli splendidi broccati (le «cineserie»), nei vetri di Murano.
Elegante e misurata in Austria, improntata alla Francia, ma non senza un forte colore locale in Russia sotto la zarina Elisabetta (Caterina II favorisce invece una ripresa di classicismo), la decorazione r. ha un accento autonomo in Inghilterra, specialmente nel mobilio, con spiccata tendenza al linearismo e alla semplicità nei tre periodi della regina Anna, del Chippendale, dello Scheraton - Vedi tav. LVIII.
Bibl.: C. Gurlitt, Gesch. des Barachstiles und des Raboko in Deutschland, Stoccarda 1889; J. Guérin, La chinoiserie en Europe au XVIIIe siècle, Parigi 1911; H. Clouzot, L'ameublement français sous Louis XV, ivi 1912; R. Sedlmaier, Grundlagen der Røkoko-Genamentih in Frankreich, Strasburgo 1917; A. Springer, Die Kunst der Renaissance im Norden. Barock und Rokoko, Stoccarda 1920; A. Foulner, Bayerisches Røkoko, Monaco 1923; A. Michel, Hist. de l'art, VII, Parigi 1924-25; H. Popp, Die Architektur der Barock-und Rohokozzit in Deutschland und der Schweiz,
Stoccarda 1924; G. Morazzoni, Il Settecento ital., Milano 1932; G. De Logu, La scultura ital. del '600 e del '700, Firenze 1932; id., L'ar-hit. ital. del '600 e del '700, ivi 1935; A. De Rinaldo, L'arte in Roma dal '600 al ' 500 , Bologna 1948; V. Golzio, Il Sessmoto e il Settecento, Torino 1950. Amalia Mezzetti
RODE, JOHANNES. - Riformatore monastico, n. a Treviri ca. il $1385, \mathrm{~m}$. di peste a Montabaur il $1^{\circ}$ dic. 1439.
Studiò a Heidelberg dal 1404; nel 1409 vi fu decano della Facoltà delle arti, poi baccelliere in teologia (1410), rettore dell'Università (1413). Entrò nel 1416 a Treviri nella certosa di S. Albano e nel 1419 ne divenne priore.
Insediato, con dispensa pontificia, abate benedettino di S. Mattia a Treviri, fece rifiorire questa e le tre altre abbozie benedettine della città. Il Concilio di Basilea lo nominò (4 luglio 1434) visitatore generale delle province di Treviri e di Colonia, e dal 1433 anche delle diocesi di Magonza, Spira, Worms e Strasburgo. Riformò Clus e Bursfeld, le Benedettine di Marienberg sopra Boppard; visitò Hornbech, Stein al Reno, S. Gallo e Reichenau. R. non si staccò mai da S. Mattia.
Lasciò le Constitutiones per S. Mattia (abbozzo e stesura definitiva) e per Marienberg; De bona regimine abbata (ed. da B. Pec, Bibliotheca ascetica, I, Ratisbona 1723, pp. 157-204); e si conservano manoscritti : Exercicium noviciorum, Exercicium breve de columnis septem, Exercicium bonum de Passione Domini, e Sermones pronunciati al Concilio di Basilea e durante le visite ai monasteri.
Bibl.: V. Reglich, 7. R. von St. Mathias bei Trier, ein deutscher Reformabt der 15. Jahrhunderts, Münster 1923; U. Beckière, Jean R., abbé de St-Mathias de Trèves (1422-36), in Rev. lit. et monast., 15 (1929-30), pp. 197-209; P. Volk, Abt 7. R. von St. Mathias-Trier und die Anfänge der Bursfelder Kongregation, in P. Volk, Fünfhundert Jahre Bursfelder Kongreg., Münster 1950, pp. 19-22.
Paolo Volk
RODESIA. - I. Geocrafia. - E il nome dato alla grande ( 1,1 milioni di kmq.) regione sud-africana interna compresa fra il medio Limpopo (Transvaal) a S., il Mozambico e il Niassa ad E., il Tanganica e il Congo Belga a N., l'Angola e il Beciuana ad O. Il nome deriva da quello di Cecil Rhodes (1833-1902), che riuscì ad estendere, fino dal 1890 , l'influenza britannica su questi territori, di cui aveva scoperto la straordinaria ricchezza ed intuito il sicuro avvenire.
La R. non forma un'unica, ma due distinte unità politiche : la R. settentrionale e la R. meridionale, separate dal corso del medio Zambesi, da Sambala a Zumbo. La prima è estesa quasi il doppio della seconda e risulta in complesso da un altopiano elevato in media oltre i 1000 m ., in cui si aprono vaste aree depresse (corsi dello Zambesi, dei suoi affluenti Kafue e Luangwa, e del ChambesiLuapula), mentre le zone più settentrionali si innalzano fino oltre i 2600 m . La R. meridionale, chiusa fra il Kalahari ed i Monti Inyangani, è anch'essa formata da una serie di altopiani, che nella zona centrale si mantengono sui 1200 m . di altezza. Il clima ha carattere subequatoriale (ma temperato dall'altezza), più accentuato nella R. settentrionale, dove le piogge sono anche più copiose e meno favorevoli le condizioni di vita dei bianchi per la presenza di aree infestate dalla malaria e dalla mosca tse-tse.
La recente colonizzazione della R. ne ha rivelato sempre più chiaramente le immense e varie risorse. L'agricoltura ha buone prospettive, sia per i cereali, quanto, e più, per il caffè, tabacco, il cotone, le arachidi e le piante da frutto. Anche la silvicoltura può dare buoni utili, ma più ancora ne assicura l'allevamento ( 0,7 mi lioni di capi bovini, nella R. meridionale), che consente già una larga esportazione di carne. Ma la vera ricchezza delle due R. è nel sottosuolo, che racchiude carbone, oro, ferro, argento, amianto, tungsteno, platino, cromo (R. meridionale), rame, zinco, piombo, vanadio, stagno, manganese (R. settentrionale), ecc., in quantità e con ubicazioni tali, da rendere prevedibili a non lunga scadenza uno sviluppo industriale di proporzioni grandiose. Di fatto, le industrie sono già in piena attività (acciaierie, raf-
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Rodesia - 1) Confini di Stato o di colonia: 2) confini di circoscrizione ecclesiastica; 3) ferrovie.
finerie, prodotti chimici, fertilizzanti, tessili, ecc.), ma una loro più razionale espansione è condizionata dalla soluzio.ne dei due essenziali problemi della R.: l'afflusso di braccia e la disponibilità di adeguati sbocchi alla produzione.
La popolazione indigena è costituita da negri-bantu, in maggioranza pagani. Gli Europei sono meno di 150 mila, dei quali appena 22 mila nella R. settentrionale. I centri abitati sono ancora radi e piccoli : solo Salisbury e Bulawayo nella R. meridionale oltrepassano i 50 mila ab.
La R. settentrionale è un protettorato con un governatore di nomina imperiale, che è a capo di due consigli, uno legislativo e uno esecutivo, in parte elettivi; la R. meridionale, che è colonia dal 1923 e gode di maggiore autonomia, tende verso la costituzione di un Dominion a cui finirebbero per aggregarsi, oltre la R. settentrionale, anche altre unità dell'Africa centro meridionale britannica.
| Colonie | Superficie <br> Rmq. | Popo- <br> lazione <br> (in rooo <br> ab.) | densità <br> a kmq. | Capoluogo <br> e sua popolazione <br> (in rooo ab.) |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
| R. settentrionale | 751.980 | 1.866 | 2 | Lusaka (3) |
| R. meridionale | 389.347 | 2.095 | 5 | Salisbury (70) |
| Le due R. | [1.141.327] | 3.961 | 3 | - |
Bibl.: A. Macmillan, Rhodesia and eastern Africa, Londra 1931; W. Robertson, Zambesi Days, ivi 1936; W. D. Gale, Heritage of Rhodes, ivi 1930; D. Braad, Rhodesia and NymaIand. Economic Survey, ivi 1951. Giuseppe Caraci
II. Storia. - L'odierna R. meridionale, nella seconda metà del sec. xix, quando cioè quella parte dell'Africa co-
minciò ad interessare gli europei, faceva parte del regno indigeno dei Matabele e costituiva una zona oltremodo importante per l'ulteriore espansione britannica nel continente nero. Una sua occupazione da parte dei Boeri avrebbe infatti infranto il sogno britannico di unire la colonia del Capo ed il protettorato della Bectuania con i territori inglesi dell'Africa orientale ed avrebbe isolato i possedimenti britannici dell'estremità meridionale del continente. Nel timore che i Boeri del Transvaal potessero invadere il Matabeleland, Cecil Rhodes, per mezzo di un suo emissario, Moffat, concluse nel 1888 con Lubengula, re dei Matabele, un trattato in virtù del quale il sovrano indigeno si impegnò a non cedere i propri territori ad altri senza il consenso inglese. Subito l'anno dopo il Rhodes ottenne dal governo britannico il riconoscimento della Compagnia britannica del SudAfrica (British South Africa Company), di cui fu uno dei direttori, ed il suo scopo era lo sfruttamento e l'amministrazione del Matabeleland e del Mashonaland. La sua sfera d'attività veniva vagamente determinata nella regione a nord della colonia del Capo e ad occidente dei domini portoghesi dell'Africa orientale, ma fin dal 1891 la Compagnia estese la propria influenza a settentrione del fiume Zambesi, e quindi nell'odierna R. settentrionale. Dopo la grande rivolta dei Matabele nel 1896, nelle R. si sviluppò la colonizzazione bianca, favorita dalle ricchezze minerarie e dalla fertilità del suolo. Scaduta nel 1915 la concessione della British South Africa Company, questa a causa dello scoppio della prima guerra mondiale fu prorogata di altri dieci anni, finché nel 1923 e nel 1924 le due R. ebbero lo status coloniale. In seguito la R. meridionale conseguì una rilevante autonomia politica, che avvicinò la sua condizione a quella di un Dominion del Commonwealth e nel 1948 il primo ministro, sir Godfrey Huggins, partecipò alla conferenza dei primi ministri del Commonwealth a Londra. La R. settentrionale, i cui confini furono esattamente determinati nel 1911, passò pure essa alle dirette dipendenze della Corona, rappresentata da un governatore generale, coadiuvato nella sua azione amministratrice da un consiglio esecutivo. La scoperta nel 1931 di giacimenti, particolarmente ricchi, di rame contribuì a favorire l'immigrazione bianca e pose in prima linea la necessità di adeguate misure per la popolazione indigena, sia dal punto di vista di una sua partecipazione al governo della regione, sia da quello di una favorevole legislazione sociale. Attualmente nelle due R. viene patrocinata la loro unione con il territorio di Niassa. Nel 1944 fu creato pertanto il Consiglio dell'Africa centrale (Central African Council), composto dai governatori dei tre territori, dal primo ministro della R. meridionale e da nove membri (tre per ogni territorio). Nel febbr. 1949 in una conferenza tra rappresentanti dei tre territori si parlò estesamente della possibilità di procedere alla creazione di una federazione sul modello australiano.
Bibl.: A. Brusa, Le R. nell'Euralriva di domani, Milano 1941, con bibl.; C. Currey, The British Commonwealth since 1912, I. Sydney-Londra 1950, pp. 400-403; II, ivi 1951, pp. 152158; C. Giglio, La politica africana dell'Inghilterra nel XIX sec., Padova 1950, pp. 259-76.
Silvio Furlani
III. Evangelizzazione. - Il primo missionario nella R. meridionale attuale, cioè nel Regno di Monomotapa, fu il gesuita Gonçalo da Silveira nel
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1560 , che riusci a convertire il principe regnante e alcuni capi. Il 15 marzo del 1561 cadde vittima degli intrighi dei maomettani della corte. Una spedizione di vendetta intrapresa nel 1571 dai Portoghesi falli. Dal 1577 i Domenicani del convento di Mozambico portarono la missione anche nel Regno di Monomotapa. Nel 1607 vi si unirono i Gesuiti. Nel 1628 si ebbe una guerra tra i Portoghesi e il Monomotapa, vinta dai primi condotti dal domenicano Luiz do Espiritu Santo, ma nel 1633 i Portoghesi e i Domenicani furono di nuovo massacrati. Nel 1652 i Domenicani riuscirono di nuovo a battezzare il principe regnante, ma né i Domenicani né i Gesuiti poterono impiantare il cristianesimo in modo stabile nel territorio del Monomotapa, e nel sec. xvir la missione ebbe fine a causa delle complicazioni politiche e la soppressione della Compagnia di Gesù.
La recente attività missionaria della R. s'iniziò nel corso del sec. xix, nel sud dal 1879 per opera dei Gesuiti, nell'ost per mezzo dei Padri Bianchi dal 1895 . Infatti nel 1879 fu affidata ai Gesuiti la missione dello Zambesi che comprendeva l'attuale R. meridionale e settentrionale, la parte settentrionale del Bechuanaland ed i territori sullo Zambesi dell'Africa orientale portoghese. Con grandi sacrifici, dopo un lavoro di più di dieci anni riuscirono a fissarsi nella R. meridionale. Nel 1893 il territorio fu occupato dagli Inglesi, che sedarono nel 1896 anche le insurrezioni dei Matabele e dei Mashonas. La nuova situazione permise all'apostolato progressi maggiori. Più tardi si unirono i Trappisti di Mariannhill, che fondarono un centro missionario in Triashill, e i Gesuiti polacchi che eressero le loro stazioni nella R. settentrionale, partendo da Brokenhill. Nel 1915 la Missione dello Zambesi fu elevata a prefettura apostolica, nel 1927 la parte settentrionale fu smembrata come prefettura apostolica di Brokenhill. Nel 1931 la prefettura dello Zambesi fu eretta a vicariato apostolico con il nome di Salisbury e ai Padri di Mariannhill fu ceduta la parte occidentale come missione di Bulawayo. Ai Gesuiti polacchi di Brokenhill si aggiunsero nel 1931 i Cappuccini irlandesi e nel 1938 i Conventuali italiani. Nella parte meridionale di Salisbury nel 1938 la Società missionaria svizzera di Betlemme entrò nel campo missionario.
Dal 1895 nella R. settentrionale presso la tribù dei Babemba lavorarono i Padri Bianchi. Mons. Giuseppe Dupont riusci ad ottenere grandi successi, anzi fu eletto capo degl'indigeni. Aiutato da catechisti ben formati fondò cristianità fiorenti. Nel 1913 il Babembaland fu smembrato dal vicariato di Niassa ed eretto in vicariato apostolico di Bangweolo, diviso di nuovo nel 1933 e nel 1937. L'attuale divisione ecclesiastica della R. è la seguente : R. meridionale: Bulawayo, 1931 Missio sui iuris, 1932 prefettura apostolica, 1937 vicariato apostolico affidato alla Congregazione dei Missionari di Mariannhill; Fort Victoria, 1946 prefettura apostolica, 1950 vicariato apo-

Rodesia - Parziale veduta di Bulawayo.

(Int. Vides)
stolico affidato alla Società delle Missioni estere di Betlemme (Svizzera); Salisbury, 1879 missione, con il nome di Zambesi, 1915 prefettura apostolica, 1927 nome di Salisbury, 1931 vicariato apostolico affidato ai Gesuiti. R. settentrionale: Kasama, 1913 vicariato apostolico di Banguelo, 1952 con il nome di Kasama, affidato ai Padri Bianchi; Fort Rosebery, 1952 prefettura apostolica; Fort Jameson, 1937 prefettura apostolica affidata ai Missionari d'Africa; Livingstone, 1936 prefettura apostolica con il nome di Victoria Falls, 1950 vicariato apostolico affidato ai Cappuccini; Lusaka, 1927 prefettura apostolica con il nome di Brokenhill, 1946 nome di Lusaka, 1950 vicariato apostolico affidato ai Gesuiti; Abercorn, 1913 Missio sui iuris dei Lwangwa, 1937 vicariato apostolico affidato ai Missionari di Africa, 1951 nome di Abercorn; Ndola, 1938 prefettura apostolica, 1949 vicariato apostolico affidato ai Minori Conventuali.
Biss.: L. Kilger, Die erste Mission unter den Bantustämmen Ostafrikas, Münster 1917; I. Beckmann, Cenni storici sulla missione dello Zambesi, in Betlemme, 44 (1939), pp. 333-38, 362-66; H. Pineau, Evdane Roi des Brigands, ugr Dupont, Parigi 1937.
Giovanni Remmerskirchen
RODEZ, diocesi di. - Città e diocesi nel dipartimento di Aveyron (Francia). La diocesi si estende nell'antica regione di Rouergue e nel dipartimento attuale di Aveyron. Ha una superficie di $8743 \mathrm{kmq}$. una popolazione di 507.000 cattolici, distribuiti in 650 parrocchie, servite da 908 sacerdoti diocesani e 27 regolari; ha un gran seminario e 4 piccoli seminari; 8 comunità religiose maschili e 35 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 240).
R. è stata capitale di provincia fino dai tempi gallo-romani, quale capoluogo della "civitas Rutenorum" che faceva parte dell'Aquitania prima. Non c'è dubbio che la sua funzione di metropoli risalga fino all' epoca gallica, poiché essa fu al centro del paese dei Ruteni liberi, che resisterono a Cesare anche dopo Alesia (i Ruteni provinciali,
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Rodez. diocezt di - Abside della Cattedrale (sec. xiv-xv) - Rodez.
quelli dell'Albigese, erano stati sottomessi fin dal 121 a. C.). Sulla sua collina dai fianchi scoscesi, dominanti un anello formato dall'Aveyron, la città occupava un'area perfettamente adatta per un "oppidum ". Una volta poco popolata, divenne invece sovrapopolata nel sec. xvir, mentre il dipartimento oggi, ad una ascensione economica sicura, congiunge un'inquietante depopolazione.
Situato in una regione di difficile accesso, con deficienti vie di comunicazione con l'esterno fino alla metà del sec. xix, il Rouergue e la sua capitale non sono stati teatro di avvenimenti militari molto notevoli; ma fu parecchie volte una frontiera, un luogo di passaggio duramente conteso dai Merovingi ai Visigoti, dai Carolingi ai duchi di Aquitania, specialmente durante la guerra dei Cento anni, prima e dopo la cessione agli Inglesi.
I confini della contea di R. (distinti da quella di Rouergue, riunita a quella di Tolosa) andarono diminuendo con il crescere della potenza dei signori; Raimondo di StGilles, partendo per la Crociata, l'aveva promessa a Riccardo visconte di Millau, promessa mutata in vendita nel 1112. Dopo un periodo di prosperità, in cui si distinse in special modo proteggendo i trovatori, la prima dinastia dei conti di R. si estinse con Enrico II nel 1304 e la contea passò alla famiglia d'Armagnac, avendo la sua ereditiera Cecilia sposato il conte Bernardo. Forti dei loro domini i d'Armagnac condussero una politica di fiera indipendenza, adatta allo stato d'animo dei loro sudditi, ma che ha lasciato in essi alcune tracce. Il conte Giovanni, nel 1368 , si mise alla testa dei signori della Guascogna per protestare contro l'imposta del focatico e il ricorso a Carlo V contro il Re d'Inghilterra servì di punto di partenza per liberare la provincia, ceduta agli Inglesi a Bretigny ( 1360 ). R. fu la prima città del Mezzogiorno a scuotere il giogo, bel titolo di gloria per la sua dinastia. Ma il connectabile Bernardo VII, dopo aver dominato la Francia a capo dei suoi "Armagnac", pori tragicamente nel 1418 quando i Borgognoni occuparono Parigi. Ancor più triste fu la fine della sua famiglia. Giovanni V mori pugnalato durante la presa di Lectoure (1742). La contea passò alla famiglia d'Albret e fu riunita alla corona dopo l'avvento al trono di Enrico IV nel 1607. Il dominio feudalizzato dell'ultimo funzionario carolingio sovrasta la metà della città, cioè il "bourg", costruito intorno al suo castello di corte comitale presso l'antico cimitero suburbano di St-Amans; il vescovo era sovrano nella "cité", formatasi intorno alla Cattedrale e al Palazzo episcopale, certo sul posto stesso dell'antica città gallo-romana. Tra le due metà, separate da mura, bennosto provviste dai loro capi rispettivi di privilegi comunali (il "bourg" nel 1195, la "cité" nel 1218), le liti furono frequenti e spesso anche sanguinose. La "riforma" ne intaccò molto la parte meridionale e le guerre di reli-
gione vi cagionarono danni irreparabili. Anche la Rivoluzione non risparmiò le sue chiese e ne modificò non solo il regime giuridico e amministrativo, ma anche quello economico e sociale.
L'introduzione del cristianesimo nella regione viene attribuito a s. Amanzin. Sidonio Apollinare in una lettera del 473 (VII, 6) venne a consacrarvi una chiesa. Successore di Amanzio fu Quinziano, il quale intervenne ai Concili di Agde ( 506 ) e di Orléans ( 511 ), di cui poi divenne vescovo (Gregorio di Tours, Hist. Fram., II, 36; III, 2, 12, 13; IV, 3, 35). Dalmazio fu ai Concili di Clermont (535) e di Orléans, mori nel 580 ; gli successero Teodoro, m. nel 584 ; Innocenzo già conte del Geraudan; Vero, presente ai Concili di Parigi ( 614 ) e di Clichy (627); poi Aredio e Feraldo, ricordati in un documento di Conques dell'838; Elizachar, che fondò il monastero di Vabres (it nov. 862). Ainuzo, presente al Concilio di l'onthion nell'876. La regione fu devastata dai Saraceni e dai Normanni nei secc. Ix e x; ma nel Sinodo riunito nel 1030 dal vescovo Arnaldo nella pianura di St-Félix, sotto R., risplendono la Maestà di Notre-Dame della cattedrale, la statua d'oro di S. Fede di Conques, ancora conservata, i reliquiari di S. Amanzin, di S. Mario di Vabres, di S. Saturnino del monastero. Ugo di R., fratello del conte, protegge in modo speciale i Cistercensi e le loro numerose fondazioni; Loe-Dieu (1134), Sylvanès (1136), Nonenque (1145), Beaulieu (1144), Bonneval (1161), Bonnecombe (1167). Il francescano Viviano di Boyer (1247-74) dà prova di mella autorità, sia contro laici, talvolta ancora sospetti di allogasismo, sia verso la progressiva invadenza del potere reale. Il suo successore, Raimondo di Calmont, concede importanti statuti sinodali e nel 1277 pone la prima pietra della nuova Cattedrale gotica. Il vescovo Bernardo (1336-39).

Rodez, diocezt di - La Vergine Annunziata. Scultura dell'inizio del sec. xVI - Rodez, Museo Fensille.
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(fol. Archiriz P'bataingatigatig.
Rodez, diocesi di - Interno dell antica chiesa (sec. xi) di Conques (Aveyron).
cardinale dal 1338, fu in corrispondenza con Petrarca. I vescovi dei secc. xiv e xv proseguirono i lavori della Cattedrale, rispettando perfettamente la continuità del piano iniziale. Il b. Francesco d'Estaing (1501-29), appartenente ad una delle più grandi famiglie del Rouergue, compì nella sua diocesi un'opera che ha lasciato durevoli impronte, quali la riforma del Capitolo, del clero, dei monasteri, la revisione del calendario, l'istituzione della festa degli Angeli custodi. Egli fece erigere da A. Salvanh il famoso campanile finito nel 1526 , mirabile opera di robustezza e di slancio, in cui i pilastri con i loro fregi si collegano armoniosamente con ghirlande d'ovuli e modiglioni classici, sorreggendo a 87 m . di altezza la statua della Vergine accompagnata da 4 angeli incensanti. In tutto il Rouergue rimangono opere d'arte che testimoniano la sua devozione e il suo gusto artistico che va dal sentimentalismo talvolta tenoro, talvolta esasperato della fine del sec. xv fino ai primi accenti dell'arte nuova conosciuta in Italia (C. Belmon, Le bienheureux François d'Estaing évêque de R., 1460-1529, Rodez 1924).
Il suo successore, Giorgio d'Armagnac, della famiglia comitale, fu vescovo di R. dal 1529 al '62 e di Vabres dal 1536 al '47; quindi ambasciatore di Francesco I a Venezia e poi a Roma cardinale nel 1544; egli incoraggiò ancor più l'umanesimo e terminò la Cattedrale; portano il suo stemma i pilastri gotici della facciata occidentale; curioso piccolo edificio di stile rinascimentale a frontoni e mensole, precoce lavoro di un iniziatore, il can. architetto G. Philandrier, commentatore di Vitruvio. Purtroppo però in quel tempo il calvinismo si propagò nella parte meridionale del dipartimento. I vescovi successivi furono tre Corneillan, Giacomo (1562-82), Francesco e Bernardino ( $1614-15$ ), poi H. de Préfixe, già precettore di Luigi XIV, L. Abelly, G. Le Voyer de Palmy (1666-82) che fondò ospedali e seminari; poi G. M. Champion de Cicé (1776-81) e il card. G. C. E. Bourret (1871-96), amico personale di Leone XIII. Come altrove, i vescovi dovettero prendere la direzione della «civitas * durante il torbido periodo delle grandi invasioni e dare alle loro
diocesi i confini della provincia romana. Con insignificanti modificazioni da parte di Quercy (e il distacco del cantone di St-Antonin, unito al Tarn-et-Garonne nel 1808), i confini sono gli stessi di quelli del dipartimento. Ma il potere civile contese a lungo il capoluogo all'autorità ecclesiastica. Il conte di R., successore della contea serrata tra i possedimenti reali e i loro capoluoghi di giurisdizione, Millau, per l'alta Marca, Villefranche, sede prima del siniscalco, poi presidiale per la bassa Marca, non occupava che il centro dell'antica Rouergue. Dopo il 1607 R. i soltanto una città episcopale ed il vescovo assume il titolo di conte.
Dall'età più antica l'autorità ecclesiastica occupò una posizione molto forte nel Rouergue. Se la troppo grande espansione della diocesi giustificò il suo smembramento sotto Giovanni XXII, che nel 1317 distacca la parte meridionale del Tarn per creare la diocesi di Vabres. R., anche così amputata, costituì una circoscrizione molto estesa con 475 parrocchie e 66 annessi nel 1771. Il Concordato del 1801 riunì le due diocesi a quella di Cahors, ma nel 1817 quella di R. venne riconosciuta. Il papa Pio IX con decreto del 21 maggio 1875 ristabilì l'antico titolo soppresso di Vabres in favore dei vescovi di R.
L'interno della Cattedrale ha il coro fatto eseguire dal vescovo F. d'Estaing; la cappella della Pietà dal can. G. Roux; del Philandrier sono la tribuna e la cappella dell'Agonia; sull'altare maggiore è una Madonna del sec. xiv. La chiesa di S. Amanzio è un edificio romanico, ricostruito nel sec. xvili, di cui conserva la pianta e i materiali antichi; vi fu aggiunta una facciata e un campanile classico; ma terminante a freccia, opera del cappuccino p. Cassagnes. L'interno ha una serie di - retablos - in legno dorato e policromato dei secc. xvir-xvii. Nella chiesa del S. Cuore, eretta nel 1898 , si è cercato d'imitare la chiesa abbaziale di Conques. Un bell'esempio di architettura religiosa è la cappella dell'antico Collegio dei Gesuiti, fondato dal card. d'Armagnac nel 1562 (L. Saltet, Un t'émoignage de 2620 sur le Collège des Jésuites de R., in Bulletin de littérature ecclés., 39 [1938], pp. 204-27).
Paese essenzialmente religioso, il Rouergue abbonda in abbazie, nella maggior parte cistercensi, riorganizzate dal card. Bourret, come Bonnecombe, Bonneval, Nonsmque. Ancor prima della Rivoluzione erano scomparse o secolarizzate le antiche abbazie benedettine di Nant, Vabres, Conques e l'abbazia femminile del monastero di S. Saturnino sotto R. Essa è stata sostituita da una fioritura di conventi più recenti e da parecchie case madri di nuovi istituti religiosi quali le Suore della S. Famiglia di Villefranche (S. Emilia de Rodat. 1816), suore domenicane di Notre-Dame du Rosaire de Monteils (1849), Orsoline di Malet (1806), suore di S. Giuseppe di Clairvaux (1824), di S. Domenico di Gramont (1843), ecc.
Numerosi sono i santuari, specie dedicati alla B. Vergine, come Notre-Dame di Ceignac, il più rinomato, e altri come quelli di Fontcourrieu presso Marcillac, Fraysse presso Bournazel, Treize-Pierres presso Villefranche, Lez près Mur-de-Barrez, Grandvabre e Gironde, Peyrusse e Romette, Estables e Lenne, Orient e La Salvage, Bergounhoux e St-Chely, Notre-Dame-des-Buis * a St-Geniez, "de-la-Négrette * a Espalion, Notre-Dame de l'Espinasse a Millau, della Misericordia a St-Affrique, Notre-Dame de Pitié a R. e a Réguists. Il pellegrinaggio di Sta Tarcissa a Rodelle è ancora molto frequentato, mentre quello di Sta Fede a Conques è divenuto puramente artistico. A R. ebbero i natali i cardinali arcivescovi di Parigi D. A. Affre, caduto sulle barricate nel 1848, e G. Verdier; lo storico Amant-Alexis Montcil (1769-1850) autore della Histoire des Français des divers Etats états aux cinq derniers siècles (1828 sgg).
Nella Cappella del Battistero si conserva un sarcofago cristiano proveniente dalla chiesa della Maddalena; sul fronte è il Signore docente tra otto Apostoli; ai fianchi, da un lato, Cristo docente tra due Apostoli e dall'altro un edificio sormontato dal signum Christi tra due santi, l'uno dei quali fa il gesto di acclamazione (E. Le Blant, Sarcephages chrétiens de la Gaule, Parigi 1886, tav. 22). Il Museo a Maurice Fenaille * ha raccolto numerose vestigia delle notevoli ricchezze artistiche dell'antico Rouergue,
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(da F. Camaria, Allente l'enziano, Vencine 1595)
Rodi - Il Porto di R. (incisione del sec. xvil).
sfuggite ai vandali coscienti e incoscienti, agli antiquari e agli amatori. Notevoli il Cristo romanico e le colonnette dell'altare di Deusdedit, la cui tavola si conserva nella Cattedrale; il Cristo del sec. sv proveniente da Bonnecombe; la Vergine Annunziata del sec. xvı. La presentazione dell'antica scuola di oreficeria non è proporzionale alla sua importanza. Le collezioni di archeologia preistorica e gallo-romana (terrecotte sigillate della «Graufensenque») sono molto abbondanti. Il Museo dedicato allo scultore Denys Puech conterrà tutte le arti plastiche antiche e moderne.
Boll. L. C. P. Bosc, Mém. pour servir d'l'histoire du Rouergue, Rodez 1797; M. A. F. Gsugal, Etudes historiques sur le Rouergue, ivi 1858-59; H. Affre, Lettres sur l'histoire de R., ivi 1874; id., Dist. des institutions, moeurs et coutumes du Rouergue..., ivi 1903; F. Fusier, Culte et pikeriunges à la Ste Vierge dans le Rouergue, 2 voll., ivi 1893-94; L. Duchesne, Postes episcopaux de l'ancienne Gaule, II, $2^{\circ}$ ed. Parigi 1910, p. 40; P. Benoit, Le vieux R., Rodez 1912; id., R. autrefois, aujourd'hui, ivi 1933; C. Belmon, Le bienheureux François d'Estaing, évêque de R., ivi 1924; A. Sabatic, L'église et le paraisse de St-Amius de R., ivi 1944; E. Mâle, Arts et artistes au mayen âge, ivi 1927; C. Coudere, s. v. in Bibliographic historique du Rouergue, Rodez 1932; B. Reyz, L'art gothique du midi de la France, Parigi 1934; H. Bousquet, Histoire des évêques de R. Edition anoutrée par T.-L. Rigol, Rodez 1935-38; id., La Vierge dans l'art rouergat, dans NotreDame en Rouergue, ivi 1981; J. Gazave, Rouergue, ivi 1937; B. de Goulojac, Histoire de l'aritiverie en Rouergue, ivi 1938; L. Bousquet, Apercu sur le culte et l'art marial en Rouergue, in Revue de Rouergue, 5 (1951), pp. 164-79. 294-313; Cottincau, II, coll. 2491-92; Guide de la France chrétienne et missionnaire, 1946-49, Parigi 1948, passim; A. Bion-R. Pouget, Aspects de la vie catholique dans l'Annuaire économique de l'Abeyrou, ivi 1952.
Giacomo Bousquet
RODI. - I. Geografia. - La maggiore, dopo Lesbo ( 1440 kmq .), e la più meridionale delle grandi Sporadi, posta a poca distanza dalla costa della Caria (Asia Minore).
E quasi tutta montuosa e il suo rilievo, che culmina nel M. Attàiro (m. 1215), si dispone a g