volume-10

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RODI. - I. Geografia. - La maggiore, dopo Lesbo ( 1440 kmq .), e la più meridionale delle grandi Sporadi, posta a poca distanza dalla costa della Caria (Asia Minore).

E quasi tutta montuosa e il suo rilievo, che culmina nel M. Attàiro (m. 1215), si dispone a guisa di una lunga groppa declinante con una certa regolarità verso le due coste occidentali e orientali, delle quali la seconda s'apre in un seguito di più o meno ampie falcature, l'una e l'altra intagliate in terrazze. Mancano vere e proprie pianure. Il clima, di tipo mediterraneo, ricorda quello della Sicilia orientale, con un lungo periodo asciutto (da apr. a ott.) ed uno piovoso (media 1000 mm ., ma con notevoli variazioni); temperature invernali assai miti e frequenza (e non di rado violenza) di venti.

La popolazione ( $6 \mathrm{x} .79 \mathrm{x} \mathrm{ab} . ; 43$ a kmq.) è in grande maggioranza greca, con pochi musulmani ed israeliti; predomina perciò la confessione ortodossa di rito greco. L'economia dell'Isola è tipicamente agricola; tuttavia l'elemento rurale, ancora attaccato a sistemi di conduzione
ed a procedimenti tecnici arretrati, supera di poco la metà del totale degli abitanti. L'allevamento ha dimensioni modeste, con prevalenza del bestiame brado (caprini e ovini) di minori pretese. Il suolo dà cereali, patate, legumi e soprattutto olive e uva; abbastanza diffusi anche gli alberi da frutta. L'apicoltura (miele e sass) ha tradizioni lontane; la bachicoltura quasi scomparsa; tutt'altro che trascurabile la pesca. Mancano vere e proprie industrie, mentre si mantiene un discreto artigianato (tappati a Rodi, ceramiche a Lindo).

Dei centri abitati il maggiore è Rodi ( 5 I mila ab.), nel suo aspetto ancora piuttosto fortezza medioevale che centro di vita moderna, ma che ha visto svilupparsi d'assai il suo commercio durante l'occupazione italiana.

Boll. G. Gianni, Le rade italiane dell'Egeo, Firenze 1928; anon., L'Itulion R., Roma 1946.
Giuseppe Caraci
II. Storia. - R. compare nella storia del Mediterraneo già nell'età della civiltà egea. Le necropoli rodie accusano il tipo miceneo, la ceramica ha la decorazione caratteristica di quella cretesc. Ad una posteriore colonizzazione dorica riporta la
stretta relazione del dialetto rodiotto con quello arcadi co; secondo Omero. 'Tlepolemo discendente da Eracle partì da Argo per colonizzare R. I Rodiotti appaiono all'inizio dell'età storica in stretti rapporti commerciali con i vari paesi del Mediterraneo orientale: specie con l'Egitto e la Cirenaica. Da R. partirono nel sec. viI i coloni di Gela in Sicilia.

Nelle guerre greco-persiane, i Rodiotti misero la loro flotta a disposizione del Gran Re: nel 480 a. C. combatterono a Salonicco con la flotta persiana. La formazione della Confederazione marittima ateniese costrinse i Rodiotti ad adattivi, ma poi dissidi economici li allontanarono. Contro l'estilità ateniese gli abitanti dei tre centri principali dell'Isola verso il 408 a. C. si riunirono e fondarono la città di R., che munirono di un grande porto artificiale, e con la decadenza di Atene il nuovo porto diventò il principale scalo del Mediterraneo orientale. Le lotte tra le città greche nel sec. iv determinarono la floridczza di R. per co. due secoli. Le flotte rodiotte con grande cura tenevano sgombri i mari dai pirati ed assicuravano la libertà delle comunicazioni con la Siria, l'Egitta e la Grecia; la moneta rodiotta fu apprezzatissima in tutto il Levante per la bontà della loga ed il valore costante. Si formarono a R. per l'attività marinareaca consuetudini (Lex Rhodia) che divennero un testo sicuro e influirono più tardi anche sul Diritto romano. La preoccupazione commerciale indusse i Rodiotti ad una politica di equilibrio in mezzo alle lotte del sec. Iv. Dopo la battaglia del Granico, i Rodiotti si sottomisero ad Alessandro. Dopo la sua scomparsa nelle lotte tra i diadochi e poi tra le monarchie ellenistiche, R. cereb di mantenersi neutrale, appoggiando i Tolomei d'Egitto ed i Seleucidi di Siria contro i re di Macedonia: nel 305 respinsero l'assedio di Demetrio Poliorcete. Il sec. III a. C. fu forse l'epoca della massima fioritura della civiltà rodiotta. Artisti e letterati accorrevano a R. come alla città più adatta alle loro attività : le sue scuole ebbero nel III e nel II sec. a. C. maestri illustri. Nel sec. III all'entrata del porto fu eretta quella statua colossale, del Sole, di 33 metri di altezza, rimasta famosa nell'antichità sebbene già crollasse in un terremoto verso il 225 ; le sue rovine esistettero sino alla conquista araba. Alla fine del sec. II a. C. incomincia la crisi della politica di R. La Repubblica rodiotta giudicò prudente appoggiarsi alla potenza romana che sfruttò abilmente l'amicizia di R. e depprima la favori, ma quando i Rodiotti potessero continuare nel loro gioco di equilibrio tra Roma e Macedonia, abbandonò i pericolosi amici e contro di essi favorì il porto di Delo. R. rimase però a lungo rinomata presso

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le classi ricche di Roma, la clara Rhodos, dove occorreva recarsi per perfezionare la propria cultura. Nelle guerre civili del sec. I a. C., R. riprese la sua vecchia politica: appoggiò Pompeo contro Cesare, poi Antonio contro Ottaviano. La dichiarazione di autonomia e libertà concessale da Antonio fu poi ritirata da Claudor; la riconoscese Nerone, la ritirò Vespasiano. A diverse riprese R. fu rovinata dai terremoti: dall'ultimo del 155 d. C. più non si rialzò.

La storia dell'Isola nell'età medinevale si inizia con i tentativi ripetuti dei governatori arabi della Siria di impadronirsene: nel 654, nell'807, ecc. L'Isola faceva parte di un governatorato provinciale speciale. Le Crociate mettono in evidenza l'importanza dell'Isola: a R. sverna nel 1099 una flotta veneziana; nel 1123 i Veneziani in urto con il boulous Giovanni II Comneno la saccheggiano. Il porto diventa tappa delle merinerie italiane. Dopo la IV Crociata e lo sfacimento dell'Impero bizantino, il governatore bizantino Leone Gabala vi creò una signoria indipendente, ma poi l'autorità del basileo di Nicea fu riconosciuta. Nel 1256 Michele VIII Palcologo occupò l'Isola, ma egli ed il suo successore Andronico II non riuscirono più a rendere effettivo il loro possesso; intanto a R. trovavano ripetutamente rifugio commercianti e pirati genovesi, greci, turchi. Nel 1306 il gran maestro dell'Ordine di S. Giovanni, che desiderava lasciare la sede provvisoria dell'Ordine di Cipro, accettò la proposta del genovese Vignolo de' Vignoli di conquistare l'isola di R. ed una spedizione partì da Limisso il 22 giugno 1306, occupò Castelrosso, sbarcò nell'Isola. L'occupazione andò a rilento. Ma superate alcune difficoltà in pratica l'Ordine si connalderò come proprietario di R. L'organizzazione centrale dell'Ordine per la sua attività di guerra, come per le costruzioni di mura e castelli nell'Isola, doveva attingere alle casse delle commende e dei priorati d'Occidente: il commercio finanziario avveniva per mezzo delle grandi banche fiorentine, i Bardi, i Peruzzi, gli Acciaioli, come nel Quattrocento per mezzo dei Medici.

La politica dei grandi maestri mirò, a più riprese, a fare di R. un vero principato senza punto riuscirvi; del resto i cavalieri preferivano il soggiorno nelle case d'Occidente dove vivevano liberamente anziché a R., nel convento, dove la vita era, per quanto con molte attenuazioni, conventuale e disciplinata. Tuttavia, durante i due secoli della residenza a R., i cavalieri mostrarono una bella attività di guerra contro i musulmani o con spedizioni proprie nei mari e sulle coste dei mari dell'Egitto e di Siria o partecipando a spedizioni con altre potenze alleate che davano assai preoccupazioni ai musulmani.

Il papa Clemente VI avrebbe voluto che l'Ordine abbandonasse R. e si trasportasse a Smirne per potere svolgere un'azione bellicosa contro i Turchi. I cavalieri rifiutarono. A diverse riprese vennero compiuti attacchi a R., come nel 1440 e nel 1444. Quando Maometto II ebbe occupato Costantinopoli, incominciò a pensare ai cavalieri di R. Solo però nel 1479 riusci a preparare una grande spedizione contro l'Isola : nel dic. si ebbero i primi sbarchi, nel maggio 1480 una flotta di 160 navi approdò a R. con 100.000 uomini. Il gran maestro Pietro d'Aubusson aveva rafforzato le difese. Il numero dei cavalieri presenti nel convento era stato portato da 335 a 450 .

L'assedio durò dal 23 maggio al 17 ag. 1480. Gli assalti furono numerosi, ma alla fine i generali turchi disperando di riuscire abbandonarono l'impresa. Il sultano turco Bajazet ed il sultano d'Egitto acconsentirono a trattati di pace ed accordi commerciali. Ai lavori di fortificazione di R. dedicò grandi cure il gran maestro Fabrizio del Carretto (1513-21) che chiamò a R. architetti italiani tra i quali il vicentino Basilio della Scola.
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(fr). Alinarii
Root - Finestra d'una casa nella via dei Cavalieri (sec. xv) - Rodi.

Il nuovo sultano Solimano nel 1521 decise di attaccare a fondo R.: il gran maestro Filippo Villiers de l'Isle Adam iniziò di urgenza i preparativi per resistere, ma ed l'Imperatore Carlo V, né Leone X, né Adriano VI furono in grado di dare all'Ordine quel sollecito appoggio che gli era necessario. L'esercito di Solimano, che incominciò a sbarcare nel giugno 1522 , iniziò l'assedio il 28 luglio. Si parlava di 200.000 uomini : alla difesa di R. risultarono presenti ca. 600 cavalieri, poi fra mercenari, marinai genovesi e veneziani vi erano non più di 7000 uomini. Dopo l'attacco del 17 dic. in cui i Turchi riuscirono ad installarsi nel sistema difensivo della città, il gran maestro si rassegnò a trattare la capitolazione. Il 20 dic. Solimano presentò le sue condizioni : i cavalieri entro 12 giorni avrebbero abbandonato R.; gli abitanti avevano tempo tre anni per abbandonare l'Isola. Il 24 dic. entrarono in città le prime truppe turche; il giorno di Natale il gran maestro si recò a rendere omaggio al Sultano ed il $1^{\circ}$ genn. partì da R. con i 180 cavalieri superstiti e 3000 rodiotti che preferivano l'esilio. R. rimase provincia dell'Impero turco sino alla guerra italeturca del 1911-12. Il 3 maggio 1912 un corpo d'occupazione italiano sotto il generale Ameglio sbarcò nell'Isola, il 17 maggio costruisse il presidio turco alla rosa. Il Trattato di Londra del 1915 riconobbe all'Italia il dominio dell'Isola e cosi di nuovo il Trattato di pace di Losanna del 1923. L'occupazione italiana segnò per l'Isola una fase di rifiorimento dopo i quattro secoli di abbandono: e si chiuse con la conquista inglese del 1942. Dopo la seconda guerra mondiale l'Italia dovette rinunciare a R. ed al Dodecaneso a favore della Grecia.

BibL.: per l'antichità è da vedere l'opera fondamentale di Ch. Blinkenberg-K. F. Kirch, Exploration archéol. de Rhodes, 6 voll., Copensghen 1903-11, poi le ricerche sistematiche degli archeol. ital. in Clara Rhodos, Studi e documenti, Bergamo 1927 sgg.: per la parte medioevale vedi A. Gabriel, La cité de Rhodes. Parigi 1921: per l'installamento dei cavalieri a R. vedi H. Petit, Die Anfänge der Hospitaliter auf Rhodes, Monaco 1908; opere d'insieme: C. Torr, Rhodes in modern times, Cambridge 1887; F. de Belabre, Rhodes of the Knights, Oxford 1908; S. Zervos, Rhodes, Parigi 1920; W. Deonna, L'ile de Rhodes et son passé, Parigi 1928; e, inoltre le opere relative all'Ordine degli Ospitalieri; cf. anche L. Livi, Prime linee per una storia demografica di R., Firenze 1944; sulla cultura V. J. Flynn, The intellectual life of fifteenth century Rhodes, in Traditio, a (1944), p. 239 sga.

Francesco Cognasso
III. L'arcidiocesi di R. - Già vescovato alla fine del sec. III, R. era divenuta nel sec. VII metropoli di 11 suffraganei ridotti nel sec. x a 10. L'arcivescovato latino fu fondato nel 1328 , durò fino al 1546

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(da J. Charbonngave. Les scolpistres de R., Parigi 1818, tss. 79;
Rodin, Auguste. - Il papa Benedetto XV (1915).
avendo sotto di sé le sedi di Milos, Nicaria, Carpathos, Chios, Tinos e Mycone.

Sotto la dominazione turca (15221912) il numero dei cattolici fu scarso; la loro cura spirituale è stata affidata stabilmente ai Francescani dal 1719 fino ad oggi. La S. Sede eresse la prefettura apostolica nel 1897 ed elevò questa alla dignità di arcivescovato nel 1928. Dopo la fine della seconda guerra mondiale R. con tutto il Dodecaneso (v.) fu incorporata alla Grecia, che purtroppo s'impadroni anche della
Cattedrale cattolica, sede dell'arcivescovo latino.
Nel Concilio di Firenze erano presenti il metropolita greco Natanaele e l'arcivescovo latino Andrea Chrysoberges di R.; questi, dell'Ordine dei Frati Predicatori, greco di nascita e convertito, si acquistò grandissimi meriti per la causa dell'Unione come teologo del Concilio e come legato pontificio per l'esecuzione del Concilio in Oriente - Vedi tav. LIX.

Bibl.: G. Hofmann, Rhodos, in LThK, VIII, 865; S. Vailhé, Rhodes, in Cath. Enc., XIII, 24-25; N. Capparna, Le synodicon de l'Eglise de Rhodes au XIIIe siècle, in Echos d'Orient, 53 (1934), pp. 196-217. Giorgio Hofmann

RODIN, AUGUSTE. - Scultore, n. a Parigi il 12 nov. 1840, m. a Meudon il 7 nov. 1917, una delle più notevoli personalità dell'arte moderna francese.

Contemporaneo dei maggiori pittori del gruppo degli impressionisti (v.) R., proseguendo sulla via già iniziata dal Rude e proseguita dal Carpeaux verso un accentuato pittoricismo nel modellato delle masse plastiche, giunge ad una resa rapida, telvolta appena allusiva delle forme in movimento. Il R. ottiene con ciò effetti di sorprendente efficacia rendendo la molteplicità delle espressioni e dei sentimenti. Tuttavia certa enfasi, di cui sono intrise figurazioni dense di significati anche letterari, fa spesse intendere come la sua stessa modellazione a violenti tumultuosi contrasti d'ombre e luce sia talvolta in relazione a pose retoriche di un temperamento estroso, eccessivo, teatrale e certo troppo sicuro di sé. E tuttavia innegabile che R. disponga di una tecnica personalissima che varca i confini del virtuosismo. Anche per questo la sua personalità di artista veramente dotto, robusto ed estremamente abile, ha attratto alcune fra le maggiori personalità artistiche del suo tempo, sulla formazione del cui gusto egli ha decisamente influito.

Fra le sue prime opere improntate ad uno stile personale è la maschera dell'Homme au nez cassé che fu esposta al Salon del 1864, suscitando violentissimo scandalo. Scandalo che doveva rinnovarsi trentaquattro anni più tardi quando fra accesissime polemiche fu esposto l'abbozzo del monumento a Balzac, per noi una delle cose migliori del R., fra le quali si pongono anche, invece del troppo famoso gruppo dei Borghesi di Calais, della Porta dell'inferno, o dello stesso Pensatore, più volte replicato e molto imitato, alcuni ritratti eccezionalmente belli e qualche disegno.

Bibl.: A. Springer-C. Ricci, Manuale di storia dell'arte, V, Bergamo 1932, pp. 398-400; A. M. Brizio, Ottocento e Novecento, Torino 1939, pp. 463-68. Emilio Lavagnino

RODOLFO di Biberach. - Mistico francescano,
n. sull'inizio del sec. xiv a Biberach (Ulm, Württemberg), m. nel 1360.

Esercitò grande influsso nel sec. xiv con le sue opere di mistica: De septem itineribus aeternitatis (80 codd.; in tedesco cod. 278 di Einsiedeln); De septem donis Spiritus Sancti ( 21 codd.; queste due opere sono state stampate ripetutamente sotto il nome e insieme con le opere di s. Bonaventura); Undecim Sermones super Canticum Canticorum (cod. A W 35 dell'abbazia di S. Pietro a Salisburgo e cod. B IX 23 della Biblioteca comunale di Basilea); De officio Cherubyn (Theologische Quartalschrift, 88 [1906], pp. 411-36); De excellenti pracrogativa benedictae Virginis (è una copia di una predica nel cod. I, $2^{\circ}, 148,6^{\circ}$ della Biblioteca dell'Università di Breslavia).

Bibl.: Sbaralea, III, p. 59; Catalogo dei manoscr., in S. Bonaventura, Opera omnia, V. Quaracchi (Sar, p. xL: VII, ivi 1895, p. xVI; X, ivi 1902, p. 23; K. Rahner, La doctrine du sens spirituel au moyen dge, in Rcc. d'asectique et de mystique, 14 (1933), pp. 283-99.

RODOLFO di Ems. - Poeta epico tedesco, d'origine svizzera, n. verso il 1200, m. intorno al 1254 in Italia al seguito di Corrado IV, il migliore tra gli imitatori di Goffredo di Strasburgo.

Tra le sue opere, che si distinguono soprattutto per un alto grado di purezza morale e per singolare grazia ed eleganza di forma, meritano menzione la novella Der gute Gerhard, glorificazione dell'umiltà cristiana, il racconto ascetico Barlann und Josaphat, storia della conversione al cristianesimo del principe indiano Josaphat per opera del saggio Barlasm, la Weltchronik, storia del mondo dalla creazione alla morte di Salomone, in cui i singoli avvenimenti vengono presentati come l'incarnazione della volontà divina nella preparazione all'avvento di Cristo, e che fu uno dei libri più diffusi di quel tempo, anzi, fino alla Riforma, la fonte principale della conoscenza della Bibbia per il ceto laico.

Bibl.: G. Ehrismann, Studien über R. o. E., in Sitzungsb. der Heidelberger Abad, der Wissenschaften, Heidelberg 1919.

Bruno Vignola
RODOLFO I
d'Asburgo, re di Germania. - N. il $1^{\circ}$ maggio 1218 , conte di Habsburg nell'Argovia e di Klburg (presso Zurigo) e signore di gran parte dell'Alsazia, era il più potente principe dell'antica Ducato di Svevia non più ricostituito dopo la morte dell' ultimo Hohenstaufen; uomo * di grande affare e magnanimo e prô in arme e bene avventuroso in battaglia, molto ridottato dagli Alamanni e dagli Italiani" (Giovanni Villani, Cron.,VII, 53).

Ebbe la fortuna di riuscire a ristabilire il Regno di Germania. Morto il pretendente Riccar-
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(da J. Charbonngave. Les scolpistres de R., Parigi 1818, tss. 89;
Rodin, Auguste - Uno dei * borghesi di Calais * (1886) - Parigi, Museo Rodin.

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do di Cornovaglia (a apr. 1272), Alfonso di Castiglia suo avversario pretese che Gregorio X riconoscesse i suoi diritti e proibisse una nuova elezione. Ma il Papa rispose che i suoi diritti rimanevano ancora controversi e che si doveva sentire il pensiero degli elettori che si sapeva contrario; per conto suo Carlo d'Angio favoriva suo nipote Filippo III re di Francia per il trono di Germania. Gli elettori cominciarono a preoccuparsi della nuova elezione nell'estate 1272; e sul principio del 1273 Wernero di Eppenstein, arcivescovo di Magonza, si adoperò a mettere d'accordo principi ecclesiastici e laici, ed allora Federico burgravio di Norimberga patrocinò la parte di R. suo amico. Questi infatti riusci eletto il $1^{\circ}$ ott. 1273 a Francoforte e fu coronato ad Aquisgrana il 24. Gregorio X, al quale R. aveva partecipato la sua nomina, lo riconobbe ufficialmente come re il 20 sett. 1274 dopo avere invitato Alfonso ed Ottocaro II di Boemia a riconoscerlo; poi si incontrò con lui a Losanna nell'ott. 1275 ed accettò il giuramento di aiuto nel temperare i possessi della Chiesa da Radiofani a Ceprano, l'Eserato, la Pentapoli, Ancona, Spoleto, Bertinoro e vicinanze, i beni matildini ed i diritti sulla Sicilia : tutto ciò insomma che avevano giurato Lodovico il Pio e Ottone I. Oltre a questo R. prese dalle mani del Papa la Croce per la difesa di Terrasanta con la promessa della coronazione imperiale. Ma R. non scese in Italia nonostante le ripetute promesse, preoccupato di assicurare in Germania la propria potenza insieme con quella della sua famiglia (cf. Dante, Purg., VI, 97 sgg.; VII, 91-96). Incontrò in questo soprattutto l'opposizione di Ottocaro II re di Boemia. Questi era riuscito ad allargare il suo dominio sui ducati sud-orientali, avvicinandosi sino ai confini del Friuli; R. nel giugno 1276 gli mosse guerra, assediò Vienna e con l'aiuto di Mainardo del Tirolo e di Alberto di Gorizia occupò l'Austria, la Stiria, la Carinzia, costringendo Ottocaro a prestargli giuramento di fedeltà nel nov. Avendo nel 1278 Ottocaro rotto i patti, R. gli mosse di nuovo guerra, nel giugno, lo sconfisse e l'uccise ( 26 ag.) ed invase la Boemia e la Moravia; poi nel 1281 assegnò al figlio Alberto l'Austria e la Stiria e nel 1286 a Mainardo la Carinzia.
R. non intendeva però rinunciare ai diritti sull'Italia, dove Carlo d'Angiò, re di Napoli, esercitava una fattiva preponderanza, ed in particolare a Roma come senatore e in Toscana come vicario. Papa Gregorio si adoperò a creare un'intesa fra i due, per cui Carlo ebbe l'investitura imperiale per la Provenza e Forcalquier e R. diede in sposa a Carlo Martello, figlio di Carlo, sua figlia Clemenza nel 1280. Più restio si mostrò R. nel cedere al Papa la Romagna dove continuavano ad esercitare il potere i suoi vicari e solo nel 1278 Niccolò III (v.) riusci a metterci il suo rettore che fu Bertoldo Orsini, dopo aver costretto R. all'osservanza di quanto aveva più volte promesso. In compenso R. riusciva a rivendicare a sé i vicariati di Toscana e Lombardia.
R. trovò invece aperta opposizione nella Dieta di Francoforte nel maggio 1291 da parte dei principi tedeschi quando volle designare re di Germania suo figlio Alberto; di là egli passò a Spira dove m. il 15 luglio 1291.

Bibl.: O. Redlich, Rudolf v. Habsburg, Innsbruck 1903 (fondamentale); F. M. Mayer-R. F. Kaindl, Gesch. v. Kulturgesch. Deutschösterreichs. I. Vienna 1929, pp. 89-98; H. Hantsch, Die Entwicklung Österreich-Ungarns zur Grosimacht, Friburgo i. Br. 1933, pp. 9-22; E. Tzonek, Kirchengesch. Österreizhs, I Innsbruck 1936, pp. 238-46; H. Hantsch, Gesch. Österreizhs $2^{2}$ ed., ivi 1948, pp. 90-129. Pio Paschin
RODOLFO il Glabro. - Benedettino, n. in Borgogna verso il 985 . Entrò giovanissimo nel chiostro di St-Germain d'Auxerre.

Irrequieto e insofferente della disciplina, prese a vagare da un'abbazia all'altra. Così ca. il 1029 dal monastero di S. Benigno di Digione, dove si era trasferito nel 1015, venne in Italia per la consacrazione del monastero di Susa, con l'ab. Guglielmo di Volpiano, del quale scrisse poi la vita, che è la sua opera migliore e più completa (Acta SS. Ianuarii, I, Parigi 1863, pp. 57-64; MGH, Scriptores, IV, pp. 653-58; PL 142, 697-720). Nel 1030
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(let. Bildershie d. O. Nationalbibliothek)
Rodolfo I d'Abburgo, re di Gerolshia - Storia in bronzo (sec. xvI) di R. I. facente parte del ceponafio di Massimiliano I. Innsbruck, Hofkirche.
passò a Cluny; nel 1035 era di nuovo a St-Germain e vi rimase fino alla morte ( $1046-47$ ).

Durante la dimora a Cluny scrisse in un latino assai rozzo la sua opera Historiarum libri quinque, iniziata già a St-Germain per consiglio dell'ab. Guglielmo e continuata per impulso di Odilone. Quest'opera, che abbraccia il periodo dal 900 al 1044, nonostante la prolissità e confusione e le frequenti inesattezze, è tuttavia assai preziosa per la conoscenza della storia europea agli inizi del sec. XI, costituendo per molti avvenimenti d'Italia, Germania, e specialmente Francia, l'unica fonte.

Bibl.: ed. di Histor. R. V, in MGH, Scriptores, VII, pp. 48-72, incompleta ma con introduzione critica di G. Waitz; la migliore ed. critica è di M. Prou, in Collection de textes, XV, Parigi 1886; E. Sackur, Studien über R. G., in Neues Archiv d. Gesellschafi dtt. deut. Geschichte, 14 (1889), pp. 377-418; E. Gebbar, L'état d'âme d'un moine de l'an 1000, le chroniqueur R. G., in Revue des deux mondes, 107 (1891), pp. 600-28; E. Petit, R. G., in Revue historique, 48 (1892), pp. 283-99; K. Grund, Die Anschauungen des R. G., Greifswald 1910. Stanislao Majerelli

RODOLFO II d'Abburgo, imperatore. - Figlio di Massimiliano II e della infanta Maria, sorella del re di Spagna Filippo II, n. a Vienna il 18 luglio 1552, m. nel Castello di Praga il 20 genn. 1612.

Successo sul trono al padre nel 1576, adottò quella politica di restaurazione cattolica a cui attendevano tutti i congiunti di Asburgo. Al fratello Ernesto affidò il go-

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verno dell'Austria, nel Tirolo governava lo zio Ferdinando, in Stiria e Carineia il cugino Ferdinando, figlio dello zio Carlo : non riusci ad imporre loro né la sua autorità né il suo prestigio morale. Temperamento di studioso, sognatore, melanconico, stabili la sua residenza nel castello di Praga dove si occupava di astronomia e di alchimia, ricercando la pietra filosofale. Sebbene svogliatamente, si dovette occupare molto della guerra con i Turchi padroni di parte dell'Ungheria: solo il Trattato di SilveTorok del 1606 ristabilì una certa tranquillità sui confini meridionali. Riguardo ai protestanti adottò la massima prudenza così nell'Impero come nei suoi Stati di Boemia e d'Ungheria. Nel 1609 accordò ai protestanti di Boemia una certa libertà religiosa con le famose Lettere di Maestà. La mancanza di una politica ferma diede pretesto ai fratelli e cugini di dichiarare nel 1607 in un loro convegno a Vienna che R. era incapace di regnare : fu riconosciuto il fratello più giovane Mattia, il quale fu eletto re di Boemia e poi re del Romani.

BibL.: A. Gendely, Rudolf II. und seine Zeit, Praga 1862-65: $2^{2}$ ed. ivi 1868; F. Bezold, Kaiser Rudolf II. und die Heilige Liga, Monaco 1876; R. Mayer, Kaiser Rudolf II. und die Nachfolgefrage. Brüs 1907; J. B. Novák, Rudolf II. a jeho pód, Praga 1932. Altre bibl. in E. Préclin - V. L. Tapié, Le XVIIe siècle, $2^{\circ}$ ed., Parigi 1949. pp. 114-15.

Francesco Cagnasso

## RODOLFO de LANGO (Longo) CAMPO. -

Filosofo, autore di un commento ancora inedito all'Anticlaudianus di Alano di Lilla (v.), composto verosimilmente intorno al 1216 , mentre R. insegnava a Montpellier, e certamente prima del 1225 .

Questo commento è importante come documento per dimostrare la penetrazione dell'aristotelismo nell'Occidente latino al principio del sec. xim e l'influsso esercitato dalla scuola di Chartres e specialmente dal suo ultimo rappresentante, Guglielmo.

Birl.: M. Baumgarten, Die Philos. des Alanos, in Beitr. z. Gesch. d. Philos. d. Mittelal., II, iv, Münster 1896, pp. 10, 75, 93; M. Grabmann, Gesch. d. schol. Methode, II, Friburgo in Br. 1911. pp. 48-54; id., Handschriftl. Forschungen u. Mitteilungen z. Schrifttum d. Wills. des Canches u. Bearbeit. seiner wissenschaftl. Werke, in Bayer. Abad. d. Wissenschaften. Philos.-hist. Abteil., 10 (1935), pp. 31-39.

Bruno Nardi
RODOTÀ, PIETRO POMPILIO. - Di famiglia italosibanese, n. nel 1707 in S. Benedetto Ullano (Cosenza, ora nell'eparchia di Lungro), m. a Roma (secondo comunicazioni di mons. St. Le Grelle, dell'Archivio Vaticano) il 15 maggio 1770. Fu educato nel Collegio greco di S. Atanasio in Roma e presto nominato scrittore di greco nella Biblioteca Vaticana ( $1^{\circ}$ genn. 1736).

La fama di lui, però, è dovuta alla storia Dell'origine, progresso e stato presente del rito greco in Italia osservato dai greci, monaci basiliani e albanesi ( 3 voll., Roma 1738 1763), intrapresa per ordine. Dice il R. che da alcuni anni Benedetto XIV gli aveva ordinato di scrivere questo lavoro che, per quanto scabroso e malagevole, egli intraprese incoraggiato dal card. Passionei. Valendosi degli archivi di Roma lasciò un'opera alla quale tuttora ricorrono coloro che si occupano di questo argomento. L'opera del R. ha bisogno di essere rifusa alla luce di nuovi documenti per dare un'idea chiara e completa dell'origine del rito greco in Italia, della sua espansione e del suo, più o meno naturale, decadimento fino alla quasi totale sparizione, tra il sec. xviri e xix, da ogni parte del territorio italiano, dove ora sussistono solo le due eparchie degli italo-albanesi, il monastero esarchico di Grottaferrata e i Collegi bizantini in Roma, tuttora rigogliosi ed efficienti per la provvidenziale assistenza della S. Sede.

BibL.: V. Dorsa, Su gli Albanesi, ricerche e pensieri, Napoli 1847; Roma e l'Oriente, rivista di Grottaferrata, 1910 agg.; G. Petrotta, Popolo, lingua e letter. albanese, Palermo 1931; C. GattiC. Korolevskii, I riti e le Chiese orientali, Roma 1942; Pastor, XV, v, indice; C. Korolevskii, Notizie su P. P. R., in Bollettino di Grottaferrata, 4 (1950), 236-46.

Gactano Petrotta
RODRIGUEZ, Alonso. - Gesuita, scrittore di ascetica, n. a Valladolid ca. il 15 apr. 1538 , m. a Siviglia il 21 febbr. 1616.

Entrato nell'Ordine nel 1557, insegnò parecchi anni teologia morale nel Collegio di Monterrey, dove fu anche rettore; indi passò 30 anni nella carica di maestro dei novizi e rettore del noviziato a Mostilla.

L'opera, che rese la sua fama cosi diffusa fino ai nostri giorni, è Ejerzisto de perfección y virtudes cristianas ( 3 voll., Siviglia 1609), ripubblicato innumerevoli volte, tradotta in molte lingue (la prima vers. it. è del 1617; riadattata al CIC nel 1910) e ultimamente anche concordata con il CIC. La diffusione dell'opera è paragonabile soltanto a quella dell'Initazione di Cristo, del Combattimento spirituale di L. Scupoli, della Filotea di s. Francesco di Sales. Pio XI nella sua lettera apost. ai superiori generali degli Istituti religiosi, del 19 marzo 1924 (AAS, 16 [1924], p. 142), mette come terzo autore da leggersi dai novizi, dopo s. Bernardo e s. Bonaventura, il R., facendo coro, in questo, alla stima universale di cui il R. ha goduto da parte anche di molti santi e di tutti i fondatori di istituti religiosi.

Carattere distintivo dell'opera è la lindura dello stile, la chiarezza e la spontaneità del conversare, la solidità con cui l'autore costruisce l'edificio della perfezione sul terreno della vita pratica, presentando le virtù come in azione, senza artifici drammatici, ma con la semplice constatazione di ciò che avviene nella vita. Qualche difetto non manca, e cioè qualche esagerazione, qualche non esatta applicazione dei testi scritturali, parecchi esempi, che non reggono ad una critica storica profonda.

BibL.: Sommervogel, VI, 1946-63; N. S13; E. Reyero, El grande exacta español, p. A. R., Valladolid 1916; A. de Vansal, Un maître de la vie spirituelle, in Etudes, 150 (1917), pp. 297-321; A. Pottier, Louis Lallement et les grands spirituel de son temps, I, Parigi 1927, p. 237 sgg.; C. A. Kneller, A. R., der Aszet, in Zeitschr. für Assene und Mystik, 9 (1934), pp. 289-306 (dove l'ascetica del R. viene paragonata a quella di altre scuole e difesa da accuse recenti, specialmente di H. Bremond).

Celestino Testore

## ROERMOND: v. RUREMONDA.

ROGACCI, BENEDEtTo. - Letterato e scrittore ascetico gesuita, n. il 18 marzo 1646 a Ragusa (Dalmazia), m. a Roma l'8 febbr. 1719.

Entrato nell'Ordine nel 1661, fu dal 1677 al 1679 segretario del generale Oliva. In quel tempo compose il poemetto De terrae motu, quo Epidaurus in Dalmatia anno 1667 prostrata est, dedicato a Cosimo II di Toscana; dal 1679 al 1692 fu maestro di retorica al noviziato di S. Andrea a Roma indi predicatore degli esercizi spirituali. Eminente scrittore ascetico, compose alcune operette che gli diedero fama : Euthimia e della tranquillità dell'anima (Roma 1690); tradusse in latino la Vita del ven. Francesco Suárez (1694); Dell'Uno necessario, cioè del vivere puramente per Dio (Roma 1697 e 1708); Il Cristiano raggiustato nei concetti e costumi (ivi 1711).

Bibl.: G. Volpi, Bema ragguaglio dello solo del P. B. R., Venezia 1725; G. Roson, Vita del P. B. R., Padova 1931.

## R0GAZIONI (Litaniae maiores et minores).

Processioni indette dalla Chiesa per implorare l'aiuto celeste; sono ordinarie quelle che occorrono ogni anno, e straordinarie se indette in tempi di calamità (p. es., quelle ordinate da s. Gregorio nel 590 e 603). Le ordinarie si distinguono in maggiori e minori; le prime sono di origine romana, le altre romano-gallicana. Si facevano a primavera e si trovavano già in uso presso i pagani. Sono ispirate allo stesso bisogno e allo stesso sentimento con riti simili per lustrare e benedire i campi coltivati.
r. Le R. del 25 apr. sono chiamate "maggiori" già in una formula d'invito del 598 (Lib. Pont., II, 36) non in confronto a quelle gallicane dette minori, ma in contrapposizione alle altre romane meno solenni o importanti o antiche. Sostituirono le processioni pagane per implorare siuto per una buona riuscita delle semine, specialmente contro il pericolo della ruggine dei cereali. A Roma erano in uso due processioni, quella dei « Robigalia» ([v.], urbani) e quella degli «Ambarsalia» ([v.], rurali),

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G. Beleth, nel Rationale divinorum officiorum, cap. 123, dice che papa Liberio (352366) ha sostituito i a Robigalia " pagani con le r. cristiane nello stesso giorno. La processione delle r. cristiane detta a litania quae maior ab omnibus appellatur" (Gregorio) aveva lo stesso itinerario: secondo il Gregoriano cominciava dalla chiesa di S. Lorenzo in Lucina, si faceva la prima stazione a S. Valentino nei pressi di Fonte Milvio, da dove si piegava a sinistra per il Vaticano, si faceva una terza stazione ad una croce oggi indeterminabile per finire con la Messa nella basilica di S. Pietro.
2. Le R. minori hanno origine nelle Gallie e se ne fa autore s. Mamerto vescovo di Vienne (m. ca. il 470), ma in realtà esse sono la continuazione degli antichi a Ambarvalia", che ricevettero nuovo impulso da Mamerto, quando la sua diocesi soffrì grandi calamità (incendio, terremoto, guerra, cattivo raccolto), come dice s. Sidonio Apollinare (Epist., V, 14 e VIII, 11).

La prima diocesi che segul l'esempio di s. Mamerto fu Clermont, sotto lo stesso s. Sidonio Apollinare, poi Arles al tempo di s. Cesario; frattanto il Concilio di Orlicans (311, con. 25) prescrive la processione, detta a Rogationes ", per tutta la Gallia, nei tre giorni prima della Ascensione con digiuno e cessazione dai lavori servili. Dalla Francia le r. passarono nella Spagna, dove invece che prima dell'Ascensione si facevano nella settimana dopo Pentecoste, corrispondenti così meglio all'antica disciplina di non digiunare nella Quinquagesima dopo Pasqua (Concilio di Gerona del 517, can. a); similmente si facevano r. nei primi giorni di nov. (ibid., can. 3; Concilio di Toledo, 632) e all'equinozio dell'autunno. In Inghilterra le r. furono introdotte dal Concilio di Cloveshoe del 747 (can. 16). Milano e una Chiesa non identificata dell'alta Italia, del sec. viI-viII, le celebravano nelle tre ferie che seguono la domenica dopo l'Ascensione. In Germania s'introdussero dopo il Concilio di Magonza dell'813. Nello stesso tempo, sotto Leone III (795-816), la liturgia romana adottò le r. franche, ma non come un'istituzione da rimovarsi annualmente; finalmente gli Ordines Romani tardi XIII, 25 e XIV, 49. 52 le contengono, in grazia di un compromesso: il digiuno fu abolito e fu solo conservata la processione triduana con la Messa delle litanie maggiori.

Oggi le litanie maggiori come quelle minori hanno la stessa liturgia, eccettuate le chiese stazionali: durante la processione, dal sec. 12 si cantano le litanie dei santi; in origine si recitavano salmi ( $n^{\prime} \mathrm{c}$ forse un indice il salmo 69) con collotte intercalate e si aggiungevano formole di genere litanico (Kyrre eleison; te rogamus, audi nos); in fine la Messa stazionale. Durante il percorso, in un'altra chiesa o cappella, si faceva una breve sosta, per cantare una antifona in onore del santo titolare, col versetto o la colletta relativa; uso accennato già nei Sacramentari gotico e gallicano antico (a Milano, ad es., si visitavano nel primo giorno 13 chiese, 11 nel secondo, 12 nel terzo). A Genova e a Milano, anche oggi, come anticamente a Vercelli, a Rouen in Francia si aggiunge una specie di - Ordo Missae Catecumenorum" composto di Introito, Collette, Epistola, Graduale e Vangelo.

Del carattere penitenziale delle r. gallicane è rimasto solo il colore violacco del piviale (nella processione) e della pianeta (nella Messa). Le r. gallicane duravano quasi un intero giorno e avevano carattere di severa penitenza (i partecipanti andavano a piedi nudi, vestiti di cilicio e cosparso il capo di cenere). A Milano fino a pochi anni fa erano giorni di astinenza e di digiuno; anche oggi, nel primo giorno, si apre la funzione con la benedizione e l'imposizione delle ceneri come nel medioevo anche in Francia (Tours) e in Germania (Salisburgo e Münster); la Messa si dice con paramenti neri. Nell'antico Lezionario di Luxeuil si prescrivevano lunghe lezioni, come, ad es., nel primo giorno a Terza gli ultimi 10 capp. di s. Matteo, a Sesta la $1^{\text {a }}$ lettera di s. Pietro, a Nona
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(fol. Marconi)
Rogazionisti - Santuario e Istituto S. Antonio - Messina, Casa madre dei R.
tutto il libro di Tobia. Le r. avevano nel medioevo ed hanno conservato finora uno dei primi posti fra le devozioni popolari.

Bull.: H. Leclercq, Marc (procession de saint), in DACL. N. 1740-41 id., Rogations, ibid., XIV, 2439-60; C. Cambiaso, Le r. genovesi antiche, in Riv. dioces., genovese, 1915, pp. 123221; L. De Bruyne, L'origine des processions de la chandelaur et des rogations à propos d'un sermon inédit, in Rev. bénéd., 34 (1922), 14-26; L. Duchesne, Origines du culte chrétien. Parigi 1925, pp. 304-306; L. Eisenhofer, Handbuch der kath. Liturgik, I, Friburgo 1932, pp. 333-37; I. Schuster, Liber Sacramentorum, IV, Torino-Roma 1933, pp. 119-36; E. Moeller, Litanies majeures et rogations, in Les quest. liturg. et paroissial., 23 (1938), pp. 73-91; M. Righetti, Man. di stor. liturg., II, Milano 1940, pp. 203-207, 398-401; P. Borella, Le litanie triduane ambrosiane, in Ambrosius, 21 (1945), p. 40 sgg.; E. Carretón, Las rogativas, in Liturgia (Burgos), 6 (1931), pp. 63-71. Pietro Siffrin

ROGAZIONISTI. - Congregazione religiosa di sacerdoti fondata in Messina, accanto a quella delle "Figlie del Divino Zelo" (v.), dal can. Annibale M. Di Francia (v.), coadiuvato dal p. F. Vitale, e approvata dall'arcivescovo di Messina il 6 ag. 1926. Oggi conta ca. 200 membri e una ventina di case in Italia e all'estero.

I R. diffondono tra i fedeli la "Pia Unione della Rogazione Evangelica " (eretta l'8 dic. 1900) con il relativo periodico mensile Rogate ergo, edito in Trani dal genn. 1938, e, tra gli ecclesiastici, la Sacra alleanza (istituita il 22 nov. 1897); assistono ed educano i fanciulli orfani e mantengono, specialmente attraverso la devozione del "Pane di s. Antonio" (v. antonio di padova), migliaia di bambini in istituti modernamente attrezzati; p. es., gli orfanotrofi antoniani maschili, i Villaggi del fanciullo (quello di Bari è il primo del genere a regime latino), gli istituti per sordomuti e per ciechi.

I R. inoltre pubblicano vari altri periodici di propaganda sacra, ad es.: Dio e il Prussimo (che ha raggiunto talora le 700.000 copie), l'Araldo di r. Antonio ( 150.000 copie), il Villaggio del fanciullo, la La voce dell'orfano. Lampejos.

Bull.: F. Vitale, Il can. Annibale M. Di Francia nella vita e nelle opere, ivi 1939; Felice da Porretta, Vita popolare del can. Annibale M. Di Francia, ivi 1941; G. Germier, Il can. Annibale M. Di Francia, Napoli 1948; A. Gemelli, La pedagogia rogazionista, ivi 1951; T. T'usino, Il can. Annibale M. Di Francia, Portici 1951. Giovanni Carbotti

ROGEL (ebr. 'En-rághēl "fonte del gualcherato" o "del passante "?). - Nome di una fonte delimitante, a sud dell'antica città di Gerusalemme, il territorio della tribù di Giuda da quello di Beniamin (Ios. 15, 7; 18, 6) vicino a 'Ebhen haz-Zöbeleth ("pietra serpentina ", da abl "sdrucciolare, serpeggiare ") e dove Adonia, figlio di David, cospirò contro il padre per farsi proclamare re (I Reg. 1, 9).

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(da M. Lopelmann, Die Liederhandeshrift des Cardinals de R., Gottings 1801, tar. (ra pp. 26 e 17) Rohan, famiglia, - Frontespizio con miniatura e ballata di Alain Chartier e stemma della casa di R. Miniatura di Scuola francese del sec. XV - Straburgo, ma. 78 B. 17. I. $22^{7}$.

E identificato con Bir Ajjüb ("pozzo di Giobbe") a sud-est di Gerusalemme, un po' al sud della confluenza tra la valle di Hinnóm e quella del Cedron. Il pozzo, profondo ca. 40 m ., poté essere denominato "fonte" per il fatto che durante le piogge invernali straripa trasformandosi quasi in "fonte».

Il nome di ez-Zu'ejleh, che sembra conservare la traccia di haz-Zóbeleth, applicato dagli Arabi all'erta rocciosa e sdrucciolevole che di fronte alla "fontana della Vergine" (v. gihon) conduce al villaggio di Silwân, non può presentare difficoltà per l'identificazione di R. con Bir Ajjüb, giacché nei tempi antichi il nome di haz-Zóbeleth poté essere dato alla ripida e sdrucciolevole discesa che dall'estremità sud del villaggio conduceva direttamente a Bir Ajjüb.

Bibl.: L. H. Vincent, Jérusalem antique. I, Parigi 1912, pp. 134-41. Donato Baldi

ROGERS, John. - Ritenuto il "protomartire protestante" sotto Maria Tudor, n. a Birmingham nel 1500, m. a Londra il 4 febbr. 1555.

Canonico di S. Paolo a Londra, approfittando della rivoluzione religiosa sotto Enrico VIII, contrasse matrimonio ed ebbe 10 figli. Pubblick, probabilmente a Wittemberg (ove fu pastore) sotto lo pseudonimo di Tommaso Matthew, l'edizione della Bibbia, detta di Matthew (abile combinazione delle versioni del Tyndale e del Coverdale). Sotto Edoardo VI divenne protestante e fu ritenuto uno dei migliori teologi d'Inghilterra. Sotto Maria Tudor, citato il 22 genn. 1555 dinanzi a un tribunale ecclesiastico, presieduto dal vescovo Gardiner (v.), avendo
rifiutato di sottomettersi alla Chiesa, fu condannato al rogo, in forza delle leggi contro il lollardismo, che erano state rimesse in vigore da un recente decreto del Parlamento.

L'enorme diffusione del Martirologio del Foxe valse a creare intorno al suo nome, nella Chiesa anglicana, una aureola di martirio.

Bibl.: G. Burnet, Histoire de la réformation anglaise, trad. franc., II, Londra 1685, p. 450 sgg. Leone Cristiani

ROHAN, famiglia. - Originaria della Bretagna, risalente ad Alain visconte di R. (Morbihan), documentato nel 1105. Durante il Regno di Luigi XII divenne assai potente Pierre de R. (m. nel 1513), rivale del card. d'Amboise.

Henti, duca di R., n. nel 1579 nel castello di Blain, in Bretagna, fu assai presto alla testa di bande di ugonotti in lotta con i cattolici. Dopo la Pace di Vervins viaggiò a lungo per conoscere popoli e paesi completando la sua cultura classica. Il suo autore preferito era Plutarco e sognava di copiare gli eroi antichi. Enrico IV ebbe per lui simpatia e lo sposò con Margherita di Béthune, figlia del suo ministro Sully; così lo fece duca e pari di Francia (1603). Nominato governatore di St-Jean-d'Angély, ne approfitto, dopo la morte di Enrico IV, per creare un centro dell'organizzazione militare ugonotta. All'Assemblea degli ugonotti di Soumur si fece rappresentante entusiasta ed ardente dell'opposizione alla Reggente. Però mostrava desiderio di una conciliazione e sapeva assicurarsi vantaggi trattando con la Corte. Nel 1615 , nella sollevazione degli ugonotti indetto dall'Assemblea di Mimes, fu comandante degli insorti nella Linguadoca e Guienna; dopo la Pace di Ludun, nella ripresa d'armi, il R. fu di nuovo in prima linea. Fu all'Assemblea di La Rochelle del 1620; all'assedio di Montauban negoziò con il Luynes, ma mentre gli altri capi si arrendevano alle lusinghe regie, egli rimase in campo con il Condé, fino alla Pace di Montpellier. Quando il Richelieu violò il trattato, il R. corse le province meridionali spingendole alla guerra. Era d'accordo con il duca di Buckingham, ma non esitò a fare alleanza con il Re di Spagna che gli promise un'alta pensione. Dopo la Pace di Alais (1629), convinto che Richelieu fosse deciso a distruggere la potenza ugonotta, usci dal Regno e si ritirò a Venezia e poi a Padova. Nel 1634 il Richelieu lo richiamò al servizio del Re e lo incaricó della lotta con l'Imperatore in Valtellina. Lasciato senza armi e denaro nel 1637 , abbandonò la Svizzera e si recò in Alsazia presso Bernardo di Sassonia-Weimar. Ferito all'attacco di Rheinfelden, m. il 13 apr. 1638 a Königsfeld e fu sepolto a St-Pierre di Ginevra.

Bibl.: l'attività letteraria di Henri di R. comprende lettere, discorsi, trattati, memorie. Dei Mémoires si hanno le edizioni moderne nelle collezioni del Peittot e di Michaud-Poupault. A cura di Zurlauben (Ginevra 1728) sono editi i Mémoires et Lettres... sur la guerre de la Valtelline. Però i Mémoires della Valtellina furono scritti dal segretario del Duca. Scritti interessanti del R. sono Le parfait capitaine (1636); De l'intérêt des princes et Etats de la chrétientd (1638); Traité de la guerre (1640). Per le sue vicende cf. H. de la Garde, Le duc de R. et les protestants sous Louis XIII, Parigi 1884; A. Langel, Henri de R., ivi 1889. L'opera più recente è G. Serr, H. de R. Son rôle dans le parti protestant (1610-16), Aix en Provence 1946.

Francesco Cognasso
Armand Gaston di R.-Soubise, cardinale, n. a Parigi il 26 ag. 1674; fu canonico a Strasburgo, dottore alla Sorbona nel 1699; nel 1701 fu nominato coadiutore del card. Fürstenberg vescovo di Strasburgo e gli successe il 10 apr. 1704. Su proposta di Luigi XIV fu creato cardinale da Clemente XI il 18 maggio 1712 e nel 1713 fu nominato grande elemosiniere; nel 1722 entrò a far parte del consiglio di reggenza e coronò re Luigi XV. Partecipò a quattro conclavi. Principe ricco e generoso, redunò una celebre biblioteca e fu accademico di Francia. Fu difensore della bolla Unigenitus (v.) in contrasto con l'arvivescovo di Parigi card. de Nosilles (v.), del quale accettò la tardiva ritrattazione. Morl a Parigi il 19 luglio 1749 e dopo di lui, per tutto il secolo, rimasero nella sua famiglia il cardinalato ed il vescovato di Strasburgo.

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![img-34.jpeg](img-34.jpeg)

In alto a sinistra: LA VIA CRUCIS sul Monte Filéremo - Rodi. In alto a destra: LA. CATTEDRALE, ricostruita sulle forme di quella distrutta nel 1836 - Rodi. In basso a sinistra: SANTUARIO sul monte Filéremo - Rodi. In basso a destra: BALUARDO X. GIORGIO O D'ALVERNIA (opera cavalleresca) - Rodi.

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![img-35.jpeg](img-35.jpeg)

In alto: PARTE PIÙ ANTICA DEL FORO, nello sfondo il Tabularium.
In basso: VEDUTA DEL FORO. In primo piano: casa delle Vestali e tempio di Vesta; nello sfondo il Palatino.

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Bibl.: F. N. Le Roy de Ste-Croix, Les quatre cardinaux de R., Strasburgo 1880; Pasine, XV-XVI, passim; P. F. Thomas, La querelle de l'Unigenitus, Parigi 1950, passim. Pietro Sannazzaro

Armand di R.-Soubise, n. a Parigi il $1^{\circ}$ dic. 1717 , canonico di Strasburgo e rettore dell'Università di Parigi (1779); come vescovo titolare di Tolamaide divenne coadiutore di Strasburgo nel 1742 e cardinale il 10 apr. 1747 dietro presentazione di Carlo Edoardo Stuart; divenne vescovo di Strasburgo il 19 luglio 1749, grande elemosiniere e mentiro dell'Accademia; mori a Saverne il 28 giugno 1756 a 39 anni.

Louis Constantin, che gli successe nel vescovato il 23 sett. 1756, apparteneva al ramo principesco di Gué menée; n. il 24 maggio 1697, era stato cavaliere di Malta. Fu creato cardinale da Clemente XIII il 23 nov. 1761; divenne grande clemosiniere e mori a Parigi l'11 marzo 1779. Suo fratello Armand, canonico di Strasburgo, fu creato cardinale, mori il 28 ag. 1762.

Louis-Réné-Edouard di R.-Soubise, n. il 25 sett. 1734, divenne coadiutore di Strasburgo quale vescovo titolare di Canopo il 24 marzo 1760; accademico di Francia nel 1761, nel 1772 fu inviato ambasciatore di Francia a Vienna donde fu richiamato nel 1774 per la sua condotta fastosa e mondana. Fu nominato grande elemosiniere e creato cardinale da Pio VI il $1^{\circ}$ giugno 1778; divenne vescovo di Strasburgo nel 1779. Abbindolato dall'avventuriero Cagliostro e dalla pseudo-contessa de La Motte Valois, per guadagnarsi il favore di Maria Antonietta che lo disprezzava, ebbe le prime parti nell'affiare della collana, per cui fu arrestato pubblicamente, condotto nella Bastiglia, poi esiliato da Parigi nel 1786. Rientrò in diocesi e nel 1789 fu deputato del clero agli Stati Generali. Avversò la Rivoluzione, rifiutò la Costituzione civile del clero (1790) e trovò rifugio nella parte germanica della sua diocesi, facendosi grande protettore degli emigrati francesi e conducendo miglior condotta che per il passato. In obbedienza al Concordato del 1801 rinunciò alla diocesi. Morì ad Ettenheim il 16 febbr. 1803.

Louis-François-Auguste, principe di Léon, duca di R.-Chabot, cardinale, n. il 29 febbr. 1788 a Parigi, m. l'8 febbr. 1833 a Chenecey (Doubs). Da Napoleone fu nominato dapprima cianbellano della sorella Paolina, quindi di Carolina Murat. Dopo la restaurazione fu a fianco del duca di Angouléme. Successe al padre nel nov. 1816 come pari di Francia e duca di R.-Chabot. La perdita della moglie, contessa di Sérent, in circostanze particolarmente dolorose, lo scosse e lo indusse ad entrare nel 1819 nel Seminario di S. Sulpizio; fu ordinato sacerdote nel 1822 e divenne vicario generale di Parigi. Nel 1823 fu a Roma come conclavista del card. de la Fare; tentò di ottenere la porpora cardinalizia, ma Leone XII, anche per la giovane età del candidato, non volle accondiscendere. Invece nel giugno 1828 lo preconizzò arcivescovo di Auch e poi lo strasferì il 15 dic. dello stesso anno alla sede di Besançon. Pio VIII lo creò cardinale il 5 luglio 1830. Mentre a Parigi attendeva l'imposizione del berretto rosso, scoppiò la Rivoluzione di luglio, che portò al trono Luigi Filippo. Scampato alla furia popolare che lo accusava sostenitore dei Borboni, si recò in Belgio ed in Svizzera; e si rivolse al card. Odescalchi, di cui era amico, perché lo difendesse presso il Pontefice nella campagna di diffamazione condotta nei suoi riguardi dall'ambasciatore di Francia presso la S. Sede. Nel dic. 1830 venne a Roma per partecipare al Conclave ed insieme con l'Odescalchi contribuì all'elezione di Mauro Cappellari, Gregorio XVI, nel suo primo Concistoro tenuto il 28 febbr. 1831, gli conferì il titolo della S.ma Trinità dei Monti. Dichiarato decaduto dalla Camera dei Pari per aver rifiutato il giuramento al nuovo Re, ritornò nella sua diocesi nel maggio 1832 e morì non ancora quarantacinquenne mentre provvedeva agli ammalati di colera.

Bibl.: anon., Notice chronologique sur le card. de R., Besançon 1832; A. Robert - E. Bourloton - G. Cougey, Léon, in Dictionnaire des parlementaires frangais, IV, Parigi