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Lorenzo de Mattis; S. Cecilia de Pantaleis; S. Nicola de Portiis; S. Angelo a domo Egidii de Poco; S. Nicola de Praefectis; S. Stefano Rapignanu; S. Salvatore de Rogeriis; S. Lorenzo dominae Rosae; S. Andrea Milonis Saraceni; S. Nicola de Tofis; S. Stefano Vagaudae.

Altre chiese ancora ricevevano l'appellativo dalle reliquie che contenevano, così S. Giovanni e S. Silvestro de capite; S. Lorenzo ad eraticulam; S. Agapito, S. Maria, S. Pietro ad vincula.

Molte chiese appartenevano a scholae o nazioni: S. Maria schola Saxonum poi S. Maria in Saxia; S. Salvatore scholae Francorum, S. Michele schola Frisonum, S. Giustino schola Langobardorum (per le scholae, v. VAVICANO); S. Stefano de Ungariis, S. Cesario, S. Gregorio de Graecis; S. Salvatore, S.ma Trinità Scottorum; S. Gregorio, S. Giacomo de Armenis; S. Andrea, S. Tommaso de Hispanis. Anche gli ospiai hanno dato origine al nome di alcune chiese come S. Lucia in xenodochio Aniciorum; S. Maria in xenodochio Firmis; S. Abbarico in xenodochio Valeriorum; S. Stefano de orphanotrophio o de schola cantoris; S. Nicola de hospitali.

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Roma - Piazza del Popolo su discano di G. Valadier (1816-20). In fondo: le chiese di S. Maria dei Miracoli (1678) e S. Maria in Montesanto (1672), al centro l'obelisco di Ramesse II (sec. xir a. C.) innalzato nel 1383 - Roma.

Non poche altre chiese assunsero cognomi dalle corporazioni, come S. Andrea de aquarizariis; S. Benedetto de caccabariis; S. Nicola de culcarariis; S. Maria de combiatoribus; S. Biagio de circlariis; S. Maria de ferrariis; S. Nicola de forbitoriis, S. Andrea de funariis; S. Andrea de marnavariis, S. Lorenzo de mondezariis; S. Andrea de mortarariis; S. Stefano de vaccinariis. Alcune chiese derivarono la loro denominazione da luoghi ecclesiastici, come S. Nicola de capella papae; S. Benedetto de clausura; S. Agata in diaconia; S. Maria in episcopio; S. Agata, S. Maria in monasterio.

Per le diaconie v. la voce relativa.
V. Basiliche e chiese secondo l'epoca della loro fondazione. - Nella biografia di s. Silvestro tra le fondazioni costantiniane, oltre la basilica Costantiniana del Laterano, viene indicata quella in Palatio Seasoniano $n$, trasformazione di un'aula antica a metà del sec. iv in basilica cristiana che dalla lista delle donazioni è collegata con la dinastia Costantiniana (R. Krautheimer, Corpus Basilicarum christianorum Roman. Città del Vaticano 1937, pp. 165-94). Il titolo di Equizio è indicato nelle sottoscrizioni del Sinodo del 499; si ha invece titulus S. Silvestri in un frammento detto Laurenziano di un catalogo di papi dell'inizio del sec. vi (Lib. Pont., I, p. 46; R. Vielhard, Les origines du titre de St-Martin aux Monts, Roma 1931). Eusebio è il nome del "conditor tituli", nel Martirulagio gerominiano, e un'iscrizione in suo onore si lesse ancora da P. Ugonio (Stationi, ecc., Roma 1588, f. 259). La chiesa fu restaurata dai papi Zaccaria (Lib. Pont., I, p. 435), Adriano I (ibid., p. 508); ebbe doni da Leone III (ibid., II, pp. II e 21), da Gregorio IV (ibid., p. 76) è da Niccolò I (ibid., p. 154). Fu riconsacrata da Gregorio IX (V. Forcella, Iscrizioni delle chiese di R., X, Roma 1877, p. 407); poi da Niccolò IV (E. Milntz, Les arts à la cour des Papes, I, Parigi 1878, p. 143). L'attuale fu ricostruita tra il 1711-50. Masco (336) fondò la basilica a iuxta Pallucinae (Lib. Pont., I, p. 202) che porta ancora il suo titolo. Giulio I (337-52), a testimonianza del Catalogo, detto Liberiano, eresse in R. "basilicam Iuliam quae est regione VII iuxta forum divi Traiani" (MGH, Auct. antiquiss., IX, Chronica minora, Berlino 1892, p. 78; cf. R. Krautheimer, op. cit., p. 79). Damaso (366-84) fondo la basilica presso il teatro di Pompeo e gli "stabula factionis prasinae" (Lib. pont., I, pp. 212; G. B. De Rossi, Inscript. christ., II, I, Roma 1888, p. 134). Al tempo di Siricio (385-98) viene eretta la basilica Pudenziana; vengono compiuti lavori in quella di S. Clemente (A. Petrignani, La basilica di S. Pudenziana in R., Roma 1934). Il titulus Vestinae venne fondato da Innocenzo I ([401-17] R. Vielliard, Saint Vital, in Riv. di arch. crist., 12 [1935], pp. 103-18).
S. Sabino, fondata dal presbitero Pietro d'Illiria al tempo di Celestino I (422-32). come attestano l'iscrizione musiva nell'interno della parete d'ingresso e il Lib. Pont. (I, p. 235), che l'indica compiuta sotto Sisto III (432-40), è titolo nel Sinodo del 499; l'epitafio di un "presbyter Basilius tituli Sabinae" è in S. Paolo fuori le mura (A. Silvagni, Inscriptiones Christ., nuova serie, II, Roma 1935, n. 5154). Restaurata e abbellita da Leone III ([795-816] Lib. Pont. II, p. 20), e da Eugenio II ([824-27] ibid., p. 69). Onnrio III la concesse all'Ordine dei Frati Predicatori. Fu modificata e danneggiata nel 1559 e 1585 . Fu restaurata in pristino per inxiativa del p. M. Gillet quando nel 1936 decise di riportarvi la Curia generalizia del suo Ordine, affidando la direzione dei lavori al p. M. D. Darsy che ne ha dato una prima limpida relazione (DACL., XV, 1, coll. 218-38). Il papu Sissu lctio $(468-83)$ eresse una basilica alla martire libiana, presso il "palatium Licinianum" (Lil. Pont., I, p. 240; v. anche E. Donckel, Studien über den Kultus der hl. Bibiana, in Rön. Quartalschr., 43 [1935]; id., Der Kultus der hl. Bibiana in Rom. in Rec. di arch. christ., 15 [1937]), ed anche S. Andrea in Catolurbano sull'Euqui-
lino; un goto di nome Valila adatto a chiesa cristiana la basilica eretta dal console Giunio Rasso nel sec. iv. Il musaico absidale rappresentava Gesù Cristo tra gli Apostoli (G. B. De Rossi, Inscr. chr., II, 1, Roma 1888, p. 436; Lib. Pont., I, p. 249; G. Lugli e T. Ashby, La basilica di Giunio Basso, in Riv. di arch. crist., 8 [1932], pp. 221-53; R. Krautheimer, Corpus, cit., pp. 64-65). Anche S. Stefano "in Caelio Monte" fu fondata dal papa Simplicio (Lib. Pont., I, p. 249), decorata da Giovanni I (523-26) e da Felice IV ([526-30] G. B. De Rossi, Inscr. christ., II, 1, p. 152, nn. 29, 32). Papa Teodoro (642-49) vi trasferì i corpi dei martiri Primo e Feliciano (Lib. Pont., I, p. 332). Rinnovata da Adriano I ([772-95] ibid., p. 510), ebbe doni da Leone III ([795-816] ibid., II, pp. 20-31), Gregorio IV (ibid., II, p. 76) e Leone IV (ibid., II, p. 119). Divenne titolo presbiteriale dopo il rooo. Innocenzo II la restaurò (ibid., II, p. 384). Gregorio XIII nel 1573 la concesse al Collegio ungarico (R. Krautheimer, S. Stefano rateado a R. e la chiesa del S. Sepulcro a Gerusalemme, in Riv. di arch. crist., 12 [1935], pp. 51-102; P. F. Kehr, Italia Pontificia, I, Berlino 1906, p. 42 ; E. Mâle, La mosalque de S. Stefano Rotondo a Rome, in Seritti in onore di Bartolomeo Nogara, Città del Vaticano 1937, pp. 237-52). Simmaco (498-514) eresse l'oratorio dei SS. Cosmo e Damiano presso S. Maria, costrui dai fondamenti la basilica dei SS. Silvestri e Martino ai Monti, fece una scalea dietro l'abside dei SS. Giovanni e Paolo (Lib. Pont., I, p. 262). Sotto Simmaco si ha il Sinodo del 499 in cui sottoscrivono i presbiteri dei vari titoli. L'elenco del 499 fa conoscere i seguenti tituli: di Bizante, di Pammachio, di Emiliana, di Clemente, degli Apostoli, di Equizio, di Prassede (iscriz. del 491 in Bull. arch.crist., $4^{a}$ serie, I [1882], p. 65), di Eusebio, di Pudente, di Vestina, di Gaio, di Ciriaco, di Marcello, di Lucina, di Damaso o di S. Lorenzo, di Marco, di Anastasia, Fasciofa, Crescentiana, Tigrida, Matteo, Romano, Sabina, Prisca, Giulio, Cecilia, Crisogono. Il titulus Aemilianae del 499 è stato identificato con quello dei SS. Quattro Coronati del Sinodo del 595 (A. Muñoz, Il restauro della chiesa e del chiostro dei SS. Quattro Coronati, Roma 1914). Il titulus Anastasia figura nel 499. Nel primo stadio S. Anastasia ebbe nave unica con transetto e abside semicircolare decorata da Damaso (G. B. De Rossi, Inscr. Chr., II, 1, pp. 24 e 150); in un secondo tempo furono aggiunte le due navatelle; nel terzo appartiene il restauro di Leone III (795-816). La nuova facciata è del 1634-40, l'ultimo grande restauro del 1721 1722 (R. Krautheimer, S. Anastasia, in Corpus, cit., pp. 4363). Il titulus Byzantis si è ritenuto lo stesso che quello di Pammachio, il che non è provato, e si è identificato con

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quello dei SS. Giovanni e Paolo del 595 (J. P. Kirsch, Die römischen Titelkirchen, Paderborn 1918, pp. 26-33). Il titulus Callisti è stato identificato con il * titulus Iulii et Callisti * del 595, cioè con S. Maria in Trastevere (J. P. Kirsch, op. cit., p. 104 sgg.). Il titolo di Cecilia nel Trastevere diviene titulus S. Cacciliae nel Sinodo del 595 (bibl. in R. Krautheimer, Corpus, cit., pp. 95-112). S. Cirineo in Theemis fu eretto su terreno pubblico e certo non prima del sec. Iv; esso stava verso il padiglione sudovest del Ministero delle finanze (R. Krautheimer, Corpus cit., pp. 115-17). Il titulus Clementis era antico al tempo di s. Girolamo il quale scrive che a nominis eius (Clementis) memoriam usque hodie Romae extracta ecclesia custodit (De viris ill., 15); sul * domonicum Clementis v. G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., 1863, p. 25, e 1874, p. 159; per il resto R. Krautheimer, Corpus, cit., pp. 118 - 36 .

Il titulus Crescentianae si è identificato con S. Sisto del 595 (J.P. Kirsch, cit., p. 111 sgg.). S. Crisogono figura tra i * tituli * nel 499; è * titulus S. Chrisogoni * nel 595 (bibl. in R. Krautheimer, Corpus, cit., pp. 144-64).

Il Titulus Fasciolae ha la sua più antica iscrizione in una epigrafe dell'a. 377 (G. B. De Rossi, Inscript. christ., I, Roma 1837-61, n. 262; Cinnamius, Opus lector de Fasciola; J. B. Kirsch, op. cit., pp. 90-94). Il titulus Gai diviene di S. Susanna nel Sinodo del 595 ; è detto ad duas domos iuxta Diocletianae * nel Murtisologico gerominiano all'11 ag. (natale s. Susannae). Nel Sinodo del 499 Benedetto e Severo firmarono come presbiteri del titulus Gai*. E indicato *iuxta S. Quiriacum nella biografia di Sergio I (687-701) che ne fu prete titolare, la restaurò a l'arricchì (Lib. Pont., I, pp. 371, 375; G. B. De Rossi, in Bull. arch. crist., $2^{\text {a }}$ serie, 1 [1870], pp. 89112; L. Duchesne, in Melanges d'arch. et d'hist., 36 [1918], p. 33 sgg.). Il titulus Lucione, con S. Lorenzo in Lucina (J. P. Kirsch, op. cit., pp. 80-84). Il titulus Marcelli, diventa *S. Marcelli * nel Sinodo del 595 (G. Albarelli, Il titolo di S. Marcello in Via Lata e la scoperta di un antico battistero, in N. Bull. di arch. crist., 19 [1913], pp. 109-29; J. P. Kirsch, op. cit., pp. 77-80). Il titulus Marci diviene nel 595 *S. Marci * (J. P. Kirsch, op. cit., pp. 87-90; A. Fervua, La basilica di S. Marco, in Cic. Catt., 1948, III, pp. 503-13). Il titulus Matthaei (Kl. Hense, S. Matteo in Merulana, in Miscellanea Ehrle, II [Studi e testi, 38], Roma 1924, pp. 404-14; pianta in S. Du Péroe-Lafrery, 1577 ; G. B. Noll, 1748, tav. 15, n. 28), fu riconsacrata il 25 marzo itio da Pasquale II; l'altare fu restaurato dal presbitero Anastasio (P. Fr. Kehr, Italia Pont., cit., I, p. 39). Il titulus Nicomelis con i SS. Marcellino e Pietro in Via Merulana nel Sinodo del 595 (J. P. Kirsch, op. cit., pp. 54-58). Il titulus Priscue appare già in un epitafio del 491, la chiesa attuale è al di sopra di un mitreo (A. Ferrua, Il mitreo sotto la chiesa di S. Prisca, in Bull. arch. com. di Roma, 68 [1940], pp. 59-86. Il titulus Sabinae è certo anteriore al presbitero Pietro che costruì la Basilica (oggi S. Sabina) al tempo di papa Celestino (422-32) altrimenti egli sarebbe stato il * conditor tituli * e questo avrebbe preso il suo nome (v. sanna, santa). Il titulus Tigriidae del 499 è stato identificato con la S. Balbina del 595 (J. P. Kirsch. op. cit., pp. 94-96). Il titolo di S. Balbina appare per la prima volta nel Sinodo del 595 dove firmarono due presbiteri; un frammento epigrafico dello stesso secolo lo ricorda pure: TT. SCE Ra (G. B. De Rossi, Roma sotterr., III, Roma 1877, p. 515. Per la bibl. v. R. Krautheimer, Corpus, cit., p. 84 sgg.).

Fellco IV ( 526 - 30 ) eresse la basilica dei SS. Cosma e Damiano presso il a templum urbis Romae * (bibl. in R. Krautheimer, Corpus, cit., pp. 137-43). Gregorio Maiono ( 590 -604) dedicò alla martire Agata la chiesa dei Goti situata nella Suburra eretta già da Ricimero tra il 459470 (Lib. Pont., I, p. 312; Dialoghi, III, 30; Registr. epist., in MGH. Epist., I, Lipsia 1891, p. 233). A questo Papa si ricollega anche S. Saba: Giovanni dincono (Vita s. Gregorii, I, 9: PL 75, 66) scrisse che s. Silvia, madre di s. Gregorio,
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(fol. R. N. Harvath
Roma - Il Portico della chiesa di S. Gioacchino, che fu costruita in occasione del gubileo di Leone XIII ( 1898 ). Disegno degli architetti R. Inganni e Lorenzo M. de Rossi.
dimorò nel luogo detto Cella Nova, denominazione che ricorre nella biografia di Stefano III (768-72), Adriano I (772-95), Leone III (795-816) e Gregorio IV (P. F. Kehr, Italia Pont., I, Berlino 1906, p. 118; G. B. Cannizzaro, in Bull. d'Arte, 9 [1915], pp. 129-35). Dopo i monaci latini vi furono greci. Nella chiesa sono affreschi dei secc. vi-xit (P. Styger, Die Malereien in der Basilica auf dem kleinen Acentin in Rom, in Röm. Quartalschrift, 28 [1914], p. 53 sgg.; Wilpert, Mussiken, tavv. 169-71; A. Steinhuber, Geschichte des Collegium German.-Hungarihum in Rom, I, $2^{\text {a }}$ ed., Friburgo in Br. 1906, p. 113; G. Lestocquoy, Notes sur l'Eglise de St-Sabas, in Riv. arch. crist., 6 [1929], pp. 213-47). L'edificio fu rifatto dai monaci cluniacensi ai quali Lucio II assegnò il monastero con bolla dell' 11 genn. 1145. Passò ai Cistercensi nel 1503; con Gregorio XIII nel 1573 fu unito a quello di S. Apollinare per la fondazione del Collegio Germanico Ungarico; dal 1932 è parrocchia affidata ai Gesuiti.

Bonifacio IV (608-15) ottenne dall'imperatore Foca la trasformazione del Pantheon in chiesa dedicata a s. Maria * ad Martyres * (Lib. Pont., I, p. 317). Ononio I (625-38) rifece la chiesa dei SS. Quattro Coronati. Trasformò la curia del Senato nella chiesa di S. Adriano, poi diaconia (Lib. Pont., I, p. 324; M. Dattoli, Appunti per la storia di S. Adriano nell'età moderna, in Archivio della soc. rom. di st. patria, 43 [1920], pp. 323-53). Giovanni III (640642) eresse vicino al Battistero Lateranense, la chiesa in onore dei martiri Venanzio, Anastasio, Mauro, ecc. (Lib. Pont., I, p. 330). Leone II (628-83) costruì la chiesa di S. Paolo presso S. Bibiana (ibid., p. 360), e la chiesa di S. Sebastiano e S. Giorgio * in velum aureum *, oggi S. Giorgio in Velabro. Viene indicata nella biografia di papa Zaccaria quale diaconia. Lo stesso papa Leone II restaurò S. Lorenzo in Lucina (ibid., p. 363). Benedetto II (684-85) restaurò la chiesa di S. Maria ad martyres e di S. Lorenzo in Lucina (ibid., p. 363). Sergio I (687-701) fece l'ambone e il ciborio in SS. Cosma e Damiano, dove riparò la cupola del vestibolo; pose un ciborio marmoreo in S. Susanna e restaurò la basilica di S. Eufemia al vico Patricio (ibid., pp. 375-76). Il papa Giovanni VII (705-707) rinnovò S. Maria Antiqua (ibid., p. 385). Sininnio (708) restaurò le mura della città (ibid., p. 388), lavoro continuato dal successore Gregorio II ([715-31] ibid., p. 396). Gregorio II (775-31) rinnovò l'ospizio dei vecchi dietro S. Maria Maggiore e vi fondò un monastero che prese il nome dal vicino oratorio dei SS. Cosma e Damiano (ibid., p. 397), restaurò la chiesa di S. Croce in Gerusalemme, erigendovi l'ambone marmoreo; trasformò la sua casa materna in monastero di S. Agata (R. Krautheimer, Corpus, cit., p. 13, n. 4). A quell'epoca il Tevere straripò invadendo la zona dal Ponte Milvio all'attuale Piazza S. Pietro e dall'altra sponda giunse fino alla basilica di S. Marco (Lib. Pont., I, pp. 399 e 411, nota 14). S.Eustachio è nominata la pri-

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Roma - Interno della chiesa di S. Leone Magno offerta al s. padre Pio XII dagli
Uomini di Azione Cattolica Italiana (1952) - Roma.
ma volta nel 715-31 quando Gregorio II fondò lo * xenodochium in platana * (ibid., pp. 440, 456, n. 5; R. Krautheimer, Corpus, cit., p. 216).

Gregorio III (731-41) pose nell'oratorio del Presepe in S. Maria Maggiore, da lui restaurata, un'immagine d'oro della Madonna con il Salvatore; restaurò e abbellì la chiesa di S. Crisogono, istituendovi il monastero dei SS. Stefano, Lorenzo e Crisogono; restaurò i monasteri presso la Basilica Lateranense, la basilica di S. Maria ad martyres; trasformò in basilica l'oratorio di S. Maria in Aquiro; rinnovò la chiesa dei SS. Marcellino e Pietro presso il Laterano; restaurò le mura della città (Lib. Pont., I, pp. 418-20). Adriano I (772-95) restaurò S. Prisca, S. Clemente, S. Pudenziana; trasformò la a statio annonae * in S. Maria in Cosmedin (ibid., p. 404 sgg.); ricostrul S. Giovanni ante Portam Latinam, chiesa dunque anteriore edificata in onore dell'Evangelista che ivi avrebbe subito il martirio dell'olio bollente (ibid., p. 508); di nuovo ricostruita nel 1191 da Celestino III (P. Styger, La decorazione a fresco del XII sec. della chiesa di S. Giovanni ante Portam Latinam, in Studi romani, 2 [1914], pp. 260-328; R. Krautheimer, An Oriental Basilica in Roma, in American journal of archaeology, 11 [1936], p. 485 sgg.). Pasquale I (817-24) ricostrul S. Cecilia, S. Prassede, S. Maria in Domnica.
S. Alessio sull'Aventino: in origine il monastero fu dedicato al martire Bonifacio, e la sua Basilica è indicata nell'elenco dell'itinerario de locis tra quelle urbane (R. Valentini e G. Zucchetti, Codice topografico della città di R., II, Roma 1942, p. 130). Al tempo di Leone III (795816) è notata tra le diaconie (Lib. Pont., II, p. 39, n. 42). Il papa Benedetto VII nel 977 concesse gli edifici a Sergio metropolita greco; allora vi si introdusse il culto di s. Alessio e il monastero assunse anche la denominazione di Blachernae come quello di Costantinopoli. S. Cesario * in Palatio *, edificio romano sul Palatino trasformato in chiesa, nominata la prima volta nel sec. IX (Ch. Hülsen, Die Kirchen des heiligen Caesarius in Rom, in Miscellanea Ebris, cit., II, p. 377 sgg.; R. Krautheimer, Corpus, cit., p. 113).

Leone III (795-816) costrui il quadriportico alla * basilica Apostolorum * in Via Lata (Lib. Pont., II, p. 28); offrì ca. l'a. 806 ricchi donativi a tutte le chiese, oratòri, cappelle, monasteri, ospizi della città (v. CATALOGHI). Un oratorio di S. Barbara martire * in Subura * è nominato solo in Stefano IV (816-17) e mai altrove (Lib. Pont., II, p. 50). Leone IV (847-55) rinnovò i SS. Quattro Coronati, costrui S. Maria Nova sulla Via Sacra, restaurò e offrì doni a molte chiese (ibid., p. 112 sgg.). Niccolò I (858-67) adornò S. Maria Nova. Pasquale II rifece le basiliche di S. Clemente e dei SS. Quattro Coronati, dedicò S. Adriano al Foro e la chiesa di S. Maria in Monticelli (ibid., p. 305). Caulteto II (11191124) ricostrul dopo la Dieta di Worms la cappella di S. Nicola, distrutta nel 1733 per la nuova facciata della

Basilica Lateranense (ibid., pp. 378-79; G. B. De Rossi, Dell'immagine di Urbano II papa e delle altre antiche pitture nell'oratorio di S. Nicola entro il Palazzo Lateranense, Roma 1881); e restaurò S. Maria in Cosmedin. Lucto II nel 1144-45 rinnovò e abbellì S. Croce in Gerusalemme (Lib. Pont., II, p. 385). Adriano IV (1154-59) restaurò SS. Giovanni e Paolo e S. Giovanni a Porta Latina rifatta e dedicata nel 1191 dal papa Celestino III. Alessandro III (1161) trasformò S. Maria Nova, la quale fu restaurata da Osorio III (1216-1227). Sotto Bonifacio VIII (1298-1303) il card. Castani fece eseguire il tabernacolo e il candelabro pasquale in S. Maria in Cosmedin.
VI. Le chiese stabiane. - 1. S. Maria Maggiore. - Il Liber Pontificalis attribuisce a Liberio (352-56) la costruzione della basilica "nomini suo iuxta macellum Libiae" (Lib. Pont., I, pp. 208-209); Ammiano Marcellino, ca. il 790 (Revum Gestarum libri, 27, 3. 13), s. Girolamo nel suo Chronicon e Rufino (nella versione della Illet. ecel. di Eusebio,
in CB, IX, 17, 1017) ricordano la Basilica Siciniui dove avvenne una tumultuosa strage da parte di Ursino competitore di Damaso (PL 27, 694); lo scrittore ebreo Isacco, ca. il 370 . riferendo la stessa strage dice che il popolo era adunato nella basilica di Liberio (E. Caspar, Kleinere Beiträge zur älteren Papstgeschichte, 5. Der Prozess des Papstes Damasus und die ränische-bischöfliche Gerichtsarbeit, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, Neue Folge, 47 [1928, x], p. 184).

Il papa Sisto III "fecit basilicam sanctae Mariae quae ab antiquis Liberi cognominabatur, iuxta macellum Libiae" (Lib. Pont., I, pp. 232, 235). Il suo nome è ancora nell'arco di trionfo: "Xystus episcopus Plebi Dei", e un'iscrizione metrica nell'interno, sopra l'ingresso cominciava: "Virgo Maria tibi Xystus nova tecto dicavi" (G. B. De Rossi, Inscript. christ., II, Roma 1888, pp. 71, n. 42; 98, n. 6; 139, n. 28). L'arco trionfale è la glorificazione della divina maternità della B. Vergine; i musaicı rappresentano: l'Annunciazione, il sogno di Giuseppe, l'adorazione dei Magi, la presentazione al Tempio, l'arrivo di Gesù presso Afrodisio, la strage degli Innocenti; nel centro è il trono divino con le "insignia Christi ", tra i due Principi degli Apostoli acclamanti. Nei musaici della navata sono 28 scene del Vecchio Testamento riferentisi ad Abramo, Giacobbe, Mosè e Giosuè. Il Martirologio geronimiano addita al 5 ag. la dedica della Basilica: dedicatio S. Mariae, Nel sec. vi una Flavia Xunthippe fece una fondazione, ed una copia del sec. 12 di detto documento la dice basilica "Sanctae Dei Genitricis, q(uac) a(ppellatur) ad Praesepe ", titolo che appare già nella biografia del papa Teodoro (642-49, Lib. Pont., I, p. 331; H. Grisar, S. Maria ad Praesepe, in Analecta Romana, I, Roma 1899, p. 577; id., S. Maria ad Praesepe, la Betlemme di Roma, in Civ. Catt., 1895, iv, pp. 467 sgg.; id., Origine dei presepi in Roma, ibid., 1908, iv, pp. 702 sgg.). Nell'Itinerario de locis è detta Sca Maria Major (G. B. De Rossi, Roma sotterr., I, Roma 1864, p. 143); nelle biografie di Adriano I e di Pasquale I torna la denominazione ad Praesepe (Lib. Pont., I, p. 500; II, pp. 60, 67). Ma lo stesso papa Adriano in una lettera a Carlo Magno, ricordando l'opera di Sisto III per la Basilica, chiama questa «S. Dei genitricis Mariae cognomento Maioris quae et ad praesepe dicitur». Nel 1169 Giovanni Diacono descrive ancora la decorazione delJ'abside (PL 194, 1527) che verrà demolita al tempo del papa Niccolò IV (1288-92), il quale costruisce un nuovo transetto e una nuova abside. Nel musaico absidale fatto eseguire al tempo del papa Niccolò IV dal card. G. Colonna, per opera del francescano Giacomo Torrizi, è rappresentata l'incoronazione della Madonna e intorno il card. Colonna, s. Giovanni Battista e s. Giovanni Evangelista, s. Antonio, il papa Niccolò IV, s. Pietro, s. Paolo e s. Francesco. Sotto, tra le finestre la dormitio della B. Vergine, il Presepe, l'Annunciazione, s. Girolamo,

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l'Epifania, la Presentazione e s. Mattia. Alla fine del sec. xili Filippo Rusuti decorò in musaico la facciata, oggi dietro quella di Benedetto XIV. In alto è il Salvatore tra quattro angeli e i simboli dei quattro Evangelisti, al di sotto la B. Vergine, s. Paolo, s. Giacomo, s. Girolamo, dall'altra s. Giovanni Battista, s. Pietro, s. Andrea, s. Mattia. Nella zona inferiore, il Gaddi raffigurò le visioni della Madonna al papa Liberio e al patrizio Giovanni, il patrixio che riferisce la visione al Papa; quindi il miracolo della neve e il papa Liberio col clero e il patrizio Giovanni mentre traccia nella neve la pianta della Basilica. Ca. il 1450 il card. G. d'Estouteville compie nuovi lavori nella Basilica (J. Marx, Quatre Documents relatifs a Guillaume d'Estouteville, in Mélanges d'arch. et d'hist., 35 [1915], p. 51 sgg.). I due papi Borgia, Callisto III (1455-58) e Alessandro VI (1492-1503), rinnovarono il soffitto, coprendo in parte i musaici dell'arco trionfale. O. Panvinio descrive lo stato della Basilica prima del 1568, in cui si distinguevano ancora i versi di Sisto III nell'interno sopra l'ingresso (Le sette chiese di R., Roma 1570, p. 300). Il card. D. Pinelli nel 1593 pose decorazioni in stucco tra i pilastri e restaurò i musaici; Sisto V e Paolo V per la costruzione delle cappelle del S.mo Sacramento e della Madonna, tolsoro colonne e distrussero specchi in musaico; Benedetto XIV nel 1750 compi riparazioni nel tetto, ripuli i musaici e ridusse le colonne a dimensioni uguali; fece il nuovo baldacchino all'Altare maggiore, la facciata e la sistemazione dietro l'abside e rifese il Palazzo, che era stato costruito da Niccolo V. La Confessione aperta dinanzi all'Altare maggiore fu fatta eseguire dal papa Pio IX che davanti è rappresentato genuftesso (F. M. Fabi Montani, La confessione della Basilica Liberiana, Roma 1867). Nel 1931 il papa Pio XI, nel centenario del Concilio di Efeso, restituì all'antica forma l'arco trionfale e rimise in luce il transetto. Ulteriori restauri sono stati eseguiti a cura del regnante Pontefice. Nella Basilica furono sepolti i papi Onorio III (1216-27), Niccolò IV (1288-92), s. Pio V (1566-72); Sisto V (1585-90); Clemente VIII (1592-1605); Paolo V (1605-21); Clemente IX (1670-76). Sulla Grotta di Betlemme riprodotta nella Basilica, cf. G. Biasiotti, La riproduzione della grotta di Betlem nella basilica di S. Maria Maggiore, in Dissertazioni della Pont. Accad. rom. diarch., 20 serie, 15 (1921), pp. 95-110; sulle reliquie dette della culla: G. Cozza Luzzi e G. Lais, Le memorie Liberiane dell'infanzia di N. S. Gesú Cristo, Roma 1894; H. Grisar, La culla del divin Bambino, in Civ. Cutt., 1895, 1, p. 209 sgg. Intorno a S. Maria Maggiore furono i seguenti monasteri per il servizio della Basilica: l'oratorio dei SS. Cosma e Damiano detto ad S. Mariam Majorem e ad praesepe, è ricordato la prima volta nella biografia di papa Simonaco ( $349^{8-514}$ ) Lib. Pont., I); ivi fu il Gerocomium post absidam S. Genitricis ad praesepem, fondato sotto Gregorio II (715-31), convertito poi in monastero e arricchito di doni da Leone III (795-816); fu distrutto sotto Sisto V; S. Andrea in assaio o in Exaiolo, ricordato nel 998-99 nelle carte di S. Prassede, da una bolla di Benedetto VII dell'8 febbr. 1024; divenne filiale come attestano le bolle di Celestino III del 4 genn. 1192 e di Innocenzo IV del 19 marzo 1244; ivi si costruì l'ospedale de Piscina o piscinaia rimasto fino al sec. xv. S. Adriano, ricordato come monastero nella biografia di Leone III fu distrutto sotto Niccolò V per la costruzione del Palazzo annesso alla Basilica. S. Andrea in massa Iuliana. Era alla sommità del clious Suburanus presso S. Vito. È menzionato nella biografia di Leone III (795-816) e nelle carte di S. Prassede del 998-99 si parla di un archipredicheo di detto monastero, che ritorna più volte nel Regesto Sublacense (anni 1005, 1015, 1051). Sembra abbandonato dopo il sec. xili e sostituito da S. Andrea de fractis, fondato nel 1270 dal card. Ottobono reciprete di S. Maria Maggiore. È menzionato in bolle di Niccolò IV del 27 genn. 1290 e di Benedetto XI del 9 genn. 1304; Eugenio IV nel 1433 la unì a S. Paolo fuori le mura, mentre i beni andarono al Capitolo Liberiano (L. Duchesne, Les monastères desservants de Ste Marie Majoure in Mélanges d'arch. et d'hist. 27 [1897], pp. 479-91).
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(Int. Brunner)
Roma - Musaici nella cappella dei SS. Francesco e Caterina nella chiesa di S. Leone Majno. Cartoni di Adriana Venturini Norte, esecuzione dei fratelli Cassio (1932) - Roma.

Bibl.: P. De Angelis, Basilicae S. Mariae Maioris de Urbe a Liberio Papa I usque ad Paulum V, Roma 1621; A. Valentini, La patriarcale Basilica Liberiana illustrata, Roma 1839; H. Grisar, S. Maria Maggiore, detta S. Maria ad Praesepe, in Roma, in Civ. Cutt., 1895, iv, p. 467 sgg.; id., Pregi artistici della Basilica di S. Maria Maggiore, in R., ibid., 1898, ill, p. 720 sgg.; iv, p. 467 sgg.; ibid., 1899, v, pp. 214-15; id., Per la storia della Basilica suddetta, ibid., 1899, v, p. 216 sgg.; G. Ferri, Le carte dell'Archivio liberiano dal sec. X al XV, in Archivia Soc. rom. di storia patria, 27 (1904), pp. 147 sgg., 441 sgg.; 28 (1905), pp. 23 sgg., 119 sgg.; D. Taccone Gallucci, Monografia della Basilica di S. Maria Maggiore, Grottaferrata 1911; G. Biasiotti, La Basilica esquilina di S. Maria ed il Palazzo apostolico - apud S. Mariam Maiorem-, Roma 1911; id., La basilica di S. Maria Maggiore a R., prima delle innovazioni del sec. XVI, in Mélanges d'arch. et d'histoire, 35 (1915), pp. 13-40; id., La basilica di S. Maria Maggiore. L'antica fabbrica, in Bollettino d'arte del Ministero della pubblica istrazione, 30 (1915), pp. 20-32, 136-48; id., Le basiliche romane di S. Maria Maggiore e di S. Martino ai Monti nei disegni degli Uffizi di Firenze, in Atti della Pont. Accad. rom. di arch., 2 s serie, 13 (1918), pp. 249-61; id., Una descrizione della basilica di S. Maria Maggiore nel sec. XII, in Atti del III Congresso internaz. di Studi Romani, Roma 1935; P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, I, Berlino 1906, pp. 3-28; Wilpert, Mosaiken, tavv. 53-74, v. anche indice; id., La proclamazione efesina e i musaici della basilica di S. Maria Maggiore, in Analecta Sacra Tarraconensia, 7 (1931), pp. 197-213; B. Biagetti, Splendori d'arte antica nella Basilica Liberiana rimovellati dal sommo pontefice Pio XI, in Illustrazione Vaticana, 2 (1931), 15 marzo, pp. 26-32; 31 marzo, pp. 27-33; id., Indagini intorno all'antica abside della basilica di S. Maria Maggiore, in Rendiconti della Pont. Accad. rom. di archeol., 9 (1933); id., Osservazioni sui musaici della navata centrale nella basilica di S. Maria Maggiore in R., ibid., 13 (1938); id., Intorno ai musaici della navata centrale nella Basilica Liberiana di S. Maria Maggiore, ibid., 15 (1940); G. Astorri, Nuove osservazioni sulla tecnica dei musaici romani della basilica di S. Maria Maggiore, in Riv. di arch. cristiana, 11 (1934), p. 24 sgg.; L. De Bruyvo, Nuove ricerche iconografiche sui musaici dell'arco trionfale di S. Maria Maggiore, in Riv. di archeol. crist., 13 (1936), pp. 239-69; id., Intorno ai musaici della navata di S. Maria Maggiore, ibid., 15 (1938), pp. 281-318; A. Ferrus, S. Maria Maggiore e la «Basilica Sec. cinini», in Civ. Cutt., 1938, III, pp. 53-61; A. Schuchert, S. Maria Maggiore zu Rom. Die Gründungsgeschichte der Basilika und die

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ursprïngliche Apisianlage, Città del Vaticano 1939; E. Lavagnino, S. Maria Maggiore, Roma 2. d.
2. Le chiese mariane minori secondo i catologhi antichi. R. ha anche il primato del maggior numero di chiese dedicate alla Madre di Dio, fino dai primi secoli del medioevo. Infatti si annoverano le seguenti chiese mariane fino al sec. xvı.
S. Maria degli Angeli, iniziata da Pio IV nel 156 nelle Terme di Diocleziano. S. Maria de Anima: ricordata nel Catalogo del 1492, fu terminata sotto Alessandro VI; è oggi la chiesa nazionale dei Tedeschi (J. Schmidlin. Geschichte der deutschen Nationalbirche S. Maria dell'Anima, Friburgo in Br. 1906). S. Maria Antiqua al Foro Romano : adattata in un precedente edificio romano, con affreschi della fine del sec. v e sgg., abbellita specie da Giovanni I ([705-707] H. Grisar, S. Maria Antiqua, in Cte. Catt., 16* serie, 1896, v1, p. 458 sgg.; 1901, 1, p. 228 sgg.; 1901, iv, p. 491 sgg.; G. Wilpert, S. Maria Antiqua, in L'Arte, 13 [1910], pp. 1-20; 81-107; id., Mosaiken, II, passim, e IV. tavr. 133-35; 142-46; 151-66, 1-5; 167-68; 177,4, 87; 192-201; 215,2,5; W. De Grüneisen, Ste Marie Antique, Roma 1911; E. Tea, La basilica di S. Maria Antiqua, Milano 1937). S. Maria e de aacu acreo e : chiesa ad oriente del Foro di Nerva (Ch. Hülsen, Le chiese di R. nel medioevo, Roma 1927, p. 312). S. Maria Annunziata del Collegio Romano: eretta da Vittoria della Tella, nipote di Paolo IV, aveva l'ingresso in via S. Ignazio; è ricordata nel Catalogo dello Spagnolo. Fu demolita tra il 1649-54 per la nuova chiesa di S. Ignazio. S. Maria Annunziata delta la Nunziatella: posta al terzo miglio della Via Ardeatina; un'iscrizione ivi esistente è del tempo di Onorio III ed ha la data del 12 ag. 1220. S. Maria «de aquaricarins» è ricordata nell'elenco di Cencio Camerario, doveva essere presso Piazza Navona (Ch. Hülsen, op. cit., p. 316). S. Maria «in Aquino»: tuttora esistente nella Piazza degli Orfani è ricordata per la prima volta nella biografia di Gregorio III come S. Maria a Ciro (Lib. Pont., I, pp. 419, 424, n. 24; P. Fr. Kehr, Italia Pontificia, I, Berlino 1906, p. 85). S. Maria «de Archa Noe» (L. Duchesne, S. Maria in Paro. S. Maria in Macello, in Mélanges d'arch. et d'hist., 35 [1905], p. 153). S. Maria «de Armentes: ricordata in un documento dell'Archivio di S. Pietro del 13 apr. 1325 (Bullarium Vatic., II, p. 34). Il card. Ehrle la localizzi all'angolo sud orientale della Basilica Costantiniana (F. Ehrle, Ricerche su alcune antiche chiese del Borgo di S. Pietro, in Dissertaz. della Pont. Accad. rom. di arch., 2* serie, 11 [1907], p. 52). S. Maria «de Arcidnibus»: è ricordata nella bolla di Giovanni XII dell'8 marzo 962. S. Maria «de Astarins»: denominazione derivata dalla famiglia Astalli; un documento del 9 maggio 1337 ricorda un suo presbitero, fu demolita per la costruzione della chiesa del Gesù (P. Tacchi Venturi, in Studi e documenti di storia e diritto, 21 [1989], p. 314). S. Maria «de Aventino», oggi S. Maria del Priorato; vi fu annesso il monastero benedettino fondato da Alberico nel 989 che fu tra le venti abbazie romane (P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, pp. 116-17). S. Maria «de cacabarils»: dai cacabi o caldaie; la bolla di Urbano II del 1186 la ricorda tra le filiali di S. Lorenzo in Damaso. S. Maria "de cacchabellis»: ad occidente del Celio; è ricordata nel Catalogo di Torino e nella bolla di Onorio III del 25 febbr. 1217 (Ch. Hülsen, Le Chiese, cit., p. 316). S. Maria "de camulatoribus": nella zona tra Piazza delle Carrette, via S. Pietro in Vincoli e via del Colosseo. E ricordata come S. Maria «in cundiatore» in una bolla di Adriano IV del 18 marzo 1116 (P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, p. 14, n. 24; p. 48, n. 5). S. Maria «de cannella»: al tempo di Pasquale II (1099-1118) era alle dipendenze della chiesa di S. Marcello. Il nome deriva dai condotti dell'acqua Vergine; era nella strada tra il Corso e il Quirinale e fu demolita da Paolo V (P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, p. 76; id., Römischen Analehten. S. Maria de cannella, in Quellen und Forschungen aus italienisch. Archiven und Bibliotheken, 14 [1911], pp. 27-32). S. Maria in Camiptelli: esisteva sulla Piazza omonima nel sec. xili, ma con facciata verso la torre del Melangolo; è segnata nella pianta di L. Bufalini del 1551 e di S. Du Pérac-Lafrery del 1577; l'attuale edificio è del 1661. E una diaconia.
(C. Cecchelli, S. Maria in Portico, Roma s. d.). S. Maria in campo Carlei, detta più tardi «Spoglia Christi» o "in campo Carleo prope Forum Nervae», appare nel Liber anniversariorum del Salvatore, e sotto il nome del Salvatore è segnata nella pianta di Roma di L. Bufalini del 1551; fu demolita nel 1684 (Ch. Hülsen, Le Chiese, cit., p. 319). S. Maria in campo a bosio Gnegoen: è nel Catalogo di Cencio già senza clero; non si è identificata. S. Maria «de Cannapara»: ad occidente del Foro Romano; appare nei Cataloghi dei sect. xiv-xiv: è indicata nelle piante di Roma di L. Bufalini e anche in quelle di Nolli del 1748. S. Maria «in Capitolo»: v. aracobli, in Enc. Crit., I, coll. 1751-53. S. Maria in capella: appare nel Catalogo di Torino, una lapide atresta che fu dedicata nel rogo; nel 1540 fu data alla compagnia dei fabbricanti di "cuppelle" o bariletti (Ch. Hülsen, Le Chiese, cit., pp. 322-23). S. Maria «in capet portici»: ad ovest del portico di S. Pietro in Vaticano, è ricordata quale diaconia nelle biografie di Stefano II ([752-57] Lib. Pont., I, p. 456, n. 6) e di Adriano I ([772-95] ibid., p. 520, n. 80; P. Fr. Kehr, Itolia Pont., I, p. 150). S. Maria «de castro S. Pauli»: è ricordata nel Catalogo di Torino; si trovava dentro il "Castrom S. Pauli" creato dal papa Giovanni VIII ( 880 -867) era abbandonata nel 1300. S. Maria «in Caterina»: è la chiesa oggi detta S. Caterina della Rota; è menzionata nei Mirabilia e nella bolla di Urbano III del 1186, dove è indicata tra le filiali di S. Lorenzo in Damaso (C. Cecchelli, Note su chiese e case romane specialmente del medioevo, in Bull. della Commissione archeol. munie. di R., 65 [1937], pp. 240-42). S. Maria «cella l'arrizo»: «de Tiflensis»: si trovava dove è ora S. Luigi dei Francesi, apparteneva all'abbazia di Farfa; è ricordata per la prima volta nel Regesto Perfense in un documento del 998: «acclesia S. Mariae sita Romae regione nona in thermis Alexandrinis" (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 326-27). S. Maria «de curte in Campitello»: è ora nell'interno del monastero di Tor de' Specchi; è ricordata fin dal tempo di Bonifacio VIII; fu parrocchia fino a tutto il sec. xv, venne poi incorporata nelle costruzioni delle monache di Tor de' Specchi; è detta anche dell'Annunziata o di S. Francesca Romana (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., p. 329). S. Maria "de Concertione": nel Catalogo di s. Pio V è indicata tra Monte Citorio e S. Biagio di Monte Citorio. S. Maria "de curte Pracfecti": è citata nella bolla di Urbano III del 1186; non identificata. S. Maria "de Consolatione": chiesa consacrata presso quella della Grazie il 3 nov. 1472; ricordata nei Cataloghi del 1492 e dello Spagnolo. S. Maria in Cosshedin: diaconia eretta da Adriano I ([1772-95] Lib. Pont., I, p. 507; G. B. Giovende, La bolla. lica di S. Maria in Cosmedin, Roma 1927). S. Maria "De cRypta Pincta": era tra le filiali di S. Lorenzo in Damaso nella bolla di Urbano III del 1186; si trovava dove è oggi la Piazza omonima; il cognome deriva dei sotterranei delle costruzioni della cavea del Teatro di Pompeo (Ch. Hülsen, Le Chiese, cit., pp. 328-29). S. Maria «in curte donne Micine»: tra la parte occidentale del Campidoglio e Piazza Montanara. Domna Miccina appartenne ad una famiglia romana del sec. XI o XII : la chiesa è ricordata nell'Anonimo Maglinbecchiano ed è scomparsa nel sec. xv. (R. Lanciani, in Bull. della Commissione archeol. munie. di R., 45 [1917], p. 186). S. Maria «de episcopio»: sul versante occidentale dell'Aventino; chiesa ricordata nei Cataloghi di Torino e di N. Signorili, il primo la indica già senza porte e senza servizio. Scomparsa dal sec. xv (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., p. 322, n. 41). S. Maria "domas Bertae": presso l'antica Via di Porta Leone; la chiesa è ricordata in un documento del 1258 (L. Schiaparelli, in Arch. Soc. rom. di st. patria, 25 [1902], p. 29); nella prima metà del sec. xvir ne restavano le vestigia. S. Maria "domase Rosae»: eretta tra le rovine del Circo Flaminio, vi fu annesso un monastero ricordato nella bolla di Celestino III del 4 ott. 1192. Fu una delle venti abbazie e detta S. Maria «in Castro aureo»; in suo luogo il card. D. Cesi eresse nel 1564 l'attuale S. Caterina dei Funari (G. Marchetti Longhi, in Memorie dei Lincei, $5^{\circ}$ serie, 16 [1923], p. 668 sgg.). S. Maria «in Dominica» o della Navicella (da un'antica nave votiva marmorea

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(bd. Emit)
Roma - Il pino centenario del Campidoglio, caduto nella notte
dell 30 apr. 1031 .
nella piazza antistante). Diaconia ricordata già nella biografia di Leone III (795-816; Lib. Pont., II, pp. 9, 14, 16, 19). S. Maria «domo Iohannis Bovis o Bobonis».
S. Maria * in Falcone»: forse sotto Monte Mario, presso Villa Madama; ricordata in un atto del 12 apr. 1483 (P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, p. 168 n. 16; Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 332-33). S. Maria * de FerraRios": chiesa presso il Colosseo, scomparsa nel sec. xv. Appare in un atto del 1205 e nella bolla di Innocenzo IV del 18 marzo 1254 (G. Gatti, in Bull. della Commissione archeol. com. di R., 23 [1895], p. 124 sgg.). S. Maria *de Flumine»: era presso Monte Cenci; la bolla di Urbano III del 1186 la pone tra le filiali di S. Lorenzo in Damaso. Fu dissacrata il $1^{\circ}$ febbr. 1573 (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 333-35). S. Maria * in Formosa * : scomparsa; fu pure tra le filiali di S. Lorenzo in Damaso (ibid., p. 335). S. Maria * in Foro»: dov'era il foro di Augusto (ibid.). S. Maria * de fovea * : oggi S. Giovanni Desollato; la chiesa fu data da Innocenzo VIII con bolla del 23 ag. 1490 alla compagnia della Misericordia dei Fiorentini (ibid., pp. 335-36). S. Maria *de Gradellis»: presso S. Maria in Cosmedin. Dal Catalogo del 1492 in poi è detta S. Maria Egiziaca (ibid., pp. 336-38). S. Maria *de Guinizo *: nel versante occidentale del Campidoglio. Ricordata già nel Catalogo di Torino (ibid., pp. 338339). S. Maria * de inferno *: eretta nel sec. xiv sopra S. Maria Antiqua. Demolita all'inizio del 1900 (ibid. pp. 339-400). S. Maria "inter duo" o "duas": tra due antiche strade romane presso il Colosseo (ibid., p. 340). S. Maria * in Iulia * : chiesa e monastero ricordata già nelle biografie di Leone III; filiale di S. Lorenzo in Damaso fu poi detta S. Anna de' Funari o de' Palegnami e demolita nel 1887 (ibid., pp. 240-41). S. Maria Lauretana: al Foro Traiano, oggi della Madonna di Loreto. Fondata dalla Compagnia dei Fornari nel 1507; è nei Cataloghi del 1555, di Pio IV e di s. Pio V. S. Maria «de Lutara»: oratorio e monastero ricordato nella biografia di Leone III (Lib. Pont., II, p. 45, n. 103). Non identificato (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., p. 341).
S. Maria *de Macello»: verso la piazza Montanara (ibid., pp. 341-42). S. Maria et S. Blasi1: forse è la stessa di S. Benedetto in Thermis (ibid., p. 378). S. Ma-
ria Maggiore: v. sopra. S. Maria * in Malurenta * : presso Piazza Navona; per la prima volta appare nel Catalogo di Cennio Camerario, già senza clero; scomparsa nel sec. xvı (ibid., pp. 342-43). S. Maria *de manu * : alle pendici del Palatino, verso il Circo Massimo. Appare in un atto del 20 dic. 1215 , poi detta S. Maria dei Cerchi (ibid., pp. 343-44). S. Maria *de Maxima *: chiesa o monastero, oggi S. Ambrogio della Massima. Già nella biografia di Leone III (ibid., pp. 344-45). S. Maria * ad Martyres * o Rotunda o S. Maria della Rotonda: il Pantheon trasformato da Bonifacio IV (Lib. Pont., I, p. 363; P. Fr. Kehr., Italia Pontif., I, p. 99). S. Maria *Medianae * : oratorio ricordato nella biografia di Leone III (795-816; Lib. Pont., II, p. 42, n. 70) fu presso il portico della basilica di S. Pietro in Vaticano (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., p. 345). S. Maria * de Metrio*: presso l'arco di Costantino, all'inizio della Sacra Via; la bolla di Alessandro IV del 9 apr. 1256 indica già esistente la chiesa di cui gli avanzi sono poco oltre la "meta sudante" verso l'altura del Palatino (ibid., pp. 345-46). S. Maria * in Minerva * o "sopra Minervam": è già nell'itinerario di Einsiedeln. Passata dal Senato e dal popolo romano ai Frati Predicatori confermata con bolla di Giovanni XXI del 3 nov. 1276 (J. Berthier, L'église de la Minerve à Rome, Roma 1910; R. Spinelli, S. Maria sopra Minerva, ivi 1924). S. Maria dei Miracoli: presso il Tevere. Al principio del sec. xvI era una cappella dedicata alla Madonna negli archi delle Mura Aureliane presso Piazza del Popolo. L'Arciconfraternita di S. Giacomo degli Incurabili eresse nel 1525 un oratorio per collocarvi l'immagine che fu trasferita nella chiesa attuale nella Piazza del Popolo nel 1664. S. Maria * in Monastero *: è ricordata in un placito di Benedetto VII del 1014 (Regestum Farfense, III, p. 199, n. 492). Era davanti a S. Pietro in Vincoli; demolita nel sec. xvi (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 347-48). S. Maria "in Monasterio Michaelis": è già nella biografia di Leone III; era presso i SS. Quattro Coronati (ibid., p. 348). S. Maria *de Monteroos *: appare tra le filiali di S. Lorenzo in Damaso nella bolla di Urbano III del 1186; la denominazione proviene dalla famiglia Monteroni, senese, che la fonda come un ospizio pellegrini (ibid., pp. 348-49). S. Maria * in Monticellis *: è della regione Arenula; fu consacrata da Pasquale II (1099-1118; Lib. Pont., II, p. 305), e poi da Innocenzo II il 6 maggio 1143 (P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, p. 96; Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 350-51). S. Maria * in Monticello * o * de Monte Iohannis Ronannis * : appare nella bolla di Alessandro III del 21 febbr. 1178 poi in quella di Urbano III del 1186 tra le filiali di S. Lorenzo in Damaso. Fu detta anche "S. Maria de monte Giordano". Profanata all'inizio del sec. xx (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 350-51). S. Maria "montis Balneanapolis": sul versante occidentale del Quirinale. Ricordata nel Catalogo del 1555 presso la chiesa di S. Agata al Quirinale. Era sul posto dell'attuale SS. Domenico e Sisto (ibid., p. 351). S. Maria "Montis Serrati": sorta nel sec. xvi sul luogo d'un ospedale catalano con cappella di S. Nicola. La chiesa appare nei Cataloghi dello Spagnolo del 1555 e di s. Pio V. S. Maria Nova: diaconia fondata da Leone IV tra le rovine del tempio di Venere e Roma. Rifatta da Onorio III e nel 1615 (P. Lugano, S. Maria Nova, Roma s. d.; P. Fedele, Il "Tabularium S. Mariae Novae" in Arch. Soc. rom. st. patria, 23 [1900], p. 171 sgg.; A. Prandi, Vicende edilizie della basilica di S. Maria Nova, in Rendiconti della Pont. Accad. rom. di arch., 13 [1938], p. 197 sgg.)
S. Maria *de Oblationario * : cappella che appare in un privilegio di Pasquale II, Onorio II, Innocenzo II con adiacente cimitero per pellegrini tra la Porta Asinaria (S. Giovanni) e la basilica di S. Croce; forse più tardi detta "de Spazolaris" (P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, p. 32; Ch. Hülsen, Le chiese, cit., p. 352). S. Maria "de Oliva": sembra fosse in Trastevere dove è ora S. Apollonia; vi era annesso un monastero femminile di S. Francesco; ricordata nel Catalogo di s. Pio V. S. Maria dell'Orto: eretta nel 1488 in Trastevere presso S. Cecilia. Vi si istituì la Compagnia di S. Maria dell'Orto

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1'8 sett. 1492. Si trova nei Cataloghi del 1555, di Pio IV e di s. Pio V. S. Maria della Pace : fondata sotto Sisto IV col titolo di S. Maria della Virtù dove era la chiesa di S. Andrea degli Acquari. S. Maria in Palazzolo: in quella cesta del Gianicolo prospicente il Vaticano. Chiesa scomparsa nel sec. xv; appare soggetta a S. Pietro in Vaticano dal sec. xi (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 352 353). S. Maria « in Pallava»: chiesa sul Palatino prospicente l'arco di Costantino con monastero del sec. x. Appartenne al monastero di Montecassino. Denominazione dal Palladism. Contiene affreschi della fine del sec. x e della fine del sec. xit, editi da G. Wilpert, Mosaiken, tavv. 224-25. E detta anche di S. Sebastiano; passò nel 1630 in patronato ai Barberini (P. Fedele, in Archivio Soc. rom. di st. patria, 26 [1903], pp. 343-80; Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 353-55). S. Maria « in Parvi»: è ricordata in un'epigrafe del ro88. Sembra fosse ad ovest della Via Appia (ibid., pp. 355-56). S. Mabia "In Peregrino". Fu presso S. Angelo in Pescheria. E nel Catalogo di Parigi e di N. Signorili. Scomparsa (ibid., p. 356). S. Maria « in Petrocinto»: fu tra l'angolo della Via della Bocca della Verità e Via dei Cerchi. E nel Catalogo di Cencio Camerario. Nel 1614 fu concessa alla Compagnia degli Scarpinelli e dedicata a s. Aniano ibid., pp. 356-57). S. Maria « ad Pineam»: in Trastevere, v. S. Maria in Cappella. S. Maria della Pieta : con ospedale per poveri stranieri e per malati di mente : "senodochium insanorum" lo chiama l'Anonimo Spagnolo. Nel sec. xvir fu concesso alla Compagnia dei Bergamaschi che eressero l'attuale chiesa in Piazza Colonna. S. Maria «De Populo»: è ricordata nel 1263 da una iscrizione. Rifatta sotto Sisto IV (P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, p. 86; Ch. Hülsen, Le chiese, cit., p. 358; E. Lavagnino, S. Maria del Popolo, Roma 1923). S. Maria «de Porta»: attestata nel Catalogo di Parigi e in quello di Torino che la pone nella zona Nomentana; ma già senza personale. Non appare più nel 1492 (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., p. 359). S. Maria «de Porticu»: una tradizione attribuisce alla nobile Galla figlia di Simmaco l'erezione di un santuario matiano nel proprio Palazzo. La denominazione "porticus" viene dal "porticus Gallatorum". Nel 1630 il papa Alessandro VII fece trasportare l'immagine della Madonna ivi venerata in S. Maria in Campitelli, detta da allora S. Maria «in Porticu in Campitelli» (F. Ferraironi, S. Maria in Campitelli, Roma s. d.). Fu consacrata da Gregorio VII l'8 luglio 1073 (G. B. De Rossi, Inscript. christ., II, i, Roma 1888, p. 436; P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, p. 110; L. Pasquali, S. Maria in Portico nella storia di R. dal sec. VI al XX, Roma 1902; Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 359-60). S. Maria «de Posterula»: quasi incontro all'albergo dell'Orso demolita alla fine del sec. xix. Fu detta anche S. Maria "ad Flumen". Appare già nel Catalogo di Cencio Camerario (Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 360-61). S. Maria «de Publico»: è presso S. Carlo a Catinari; annoverata nella bolla di Urbano III nel 1186 tra le filiali di S. Lorenzo in Damaso. E detta anche "de Publico" in Publicolis " (ibid., p. 361). S. Maria "Puritatis": del Collegio dei caudatari dei cardinali, fondata sotto Clemente VII nel Borgo Nuovo. E ricordata nel Catalogo di s. Pio V. S. Maria "De Puteo Probae" o "In Campo": fra S. Vitale e S. Agata alla Suburra. Vi fu annesso un ospedale per gli Albanesi. Appare già nel Catalogo di Parigi; era già in rovina nel Catalogo di s. Pio V (ibid., p. 362).
S. Maria « Regina Coeli»: fu in Piazza S. Pietro, ricordata nel Catalogo del 1492 e di Pio IV. S. Maria dello Riposo: sulla Via Aurelia. S. Maria Rotonda: v. S. Maria «ad Martyres». S. Maria «in Saxia», oggi S. Spirito in Saxia. Fondata nel 727 dal re Ina; rifatta da Leone IV (Lib. Pont., II, p. 128). Con bolla di Innocenzo III del 13 marzo 1198 divenne filiale di S. Pietro in Vaticano (P. Fr. Kehr, Italia Pont., I, pp. 143-51). Ch. Hülsen, Le chiese, cit., pp. 363-64). S. Maria «de Scala»: con annesso monastero, oggi S. Maria della Scala, eretta nel 1592. S. Maria «Secundicenti»: è citata nel Catalogo di Cencio C